“Il vecchio e il mare” al Sociale di Brescia fino al 12 febbraio

 

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Ha debuttato a Brescia, al Teatro Sociale, la messinscena “Il vecchio e il mare”, basata sul romanzo di Ernest Hemingway, con regia e adattamento drammaturgico di Daniele Salvo, prodotto dal CTB di Brescia.

Un lavoro bellissimo, da vedere assolutamente, perché la forza espressiva di Hemingway che per questo lavoro specifico viene ricordata soprattutto per la realizzazione del mitico film hollywoodiano, con l’adattamento di Salvo acquista spazio, volume, forza e bellezza. Infatti, la maggior parte delle persone che ricordavamo il film, anche in sala, si aspettavano un po’ di noia, ma allo stesso tempo la curiosità di vedere come un lavoro letterario potesse diventare teatrale. L’operazione è assolutamente riuscita, dopo la già bella collaborazione del CTB con Daniele Salvo in occasione di “Macelleria Messicana” che era stato un altro successo. In scena, Graziano Piazza nel ruolo di Santiago, e Stefano Santospago nel ruolo di narratore. Il ragazzino che aiuta il vecchio Santiago e che funge da suo allievo è il bravo Luigi Bignone. Ottime le scene di Alessandro Chiti e le luci di Cesare Agnoni.

piazza3La scena è composta da un tavolaccio in salita che si apre a diventare la casa del ragazzino o di Santiago, oppure si alza a diventare mare. Le luci permettono di vedere acqua scorrere e diventare impetuosa, quel mare amico-nemico che è il senso della vita di Santiago, ma anche il suo cruccio e la sua morte dentro. La storia è nota: Santiago da tempo non pesca più nessun pesce e viene guardato come un povero vecchio ormai inutile. Il mare, la vita, gli hanno girato le spalle perché ormai alla fine dei suoi giorni. Soltanto un ragazzino può stargli vicino e dimostrargli un po’ d’affetto. Santiago non sarebbe nulla senza di lui, ma anche senza la voce narrante che gli rende giustizia, gli dà carattere e forza. Santospago è Hemingway, di cui fuma il sigaro e veste il cappello, ed è ciascuno degli spettatori che indaga il perché di una vita così, di una lotta con il pesce e con gli squali, quelli che giorno per giorno cercano di portarti via quello che hai. L’allegoria del vivere comune la cerca chiunque in ogni momento dello spettacolo, ma il lavoro è denso, mai senza appigli per tenere l’attenzione, mai retorico, mai buonista, mai fuori dagli schemi tracciati da uno dei più amati narratori del Novecento. Il tutto sottolineato dalle musiche originali di Marco Podda (suono Edoardo Chiaf, costumi di Silvia Aymonino, video di Paride Donatelli), mentre un po’ di magia si impossessa degli astanti quando il pesce che si pensa solo coda e pinna, diventa lisca davvero, ancorata alla povera barca del protagonista come lo stesso Santiago è aggrappato alla sua vita di pescatore, senza la quale non sarebbe null’altro che un’ombra, un relitto umano. Pescato il più grosso pesce della sua vita, pensa a quanto dovrà veleggiare per tornare a casa, quanto ha remato fin lì, molto fuori dai suoi soliti schemi, dalle solite rive. Pensa a quanti soldi potrà ricavare dalla vendita del pesce, che è stato costretto a inseguire e a uccidere, anch’esso così disperatamente attaccato alla vita. In fondo, però, i soldi che potrebbero permettergli un vestito nuovo e del cibo tutti i giorni, sono solo un pretesto di sogno e il senso del tutto è la fatica, l’ingiustizia, la lotta per dimostrare chi si è e cosa si vale.

Un lavoro riuscitissimo, con un Hemingway ancora vitale, pur se dal tavolato di un palcoscenico.

(foto fornite dal CTB)

Alessia Biasiolo

Italiani sulla vetta del mondo!

Due italiani ai vertici del mondo nel volo libero. Sono Aaron Durogati, che si aggiudica per la seconda volta in carriera la Coppa del Mondo di volo in parapendio, e Nicole Fedele ottima seconda nella classifica femminile della medesima gara.

La finale mondiale della PWC (Paragliding World Cup) si è disputata presso Governador Valadares, cittadina di quasi 300.000 abitanti nella valle del Rio Doce, stato di Minas Gerais (Brasile), presenti 123 piloti da 21 paesi.

Sono state disputate dieci giornate di gara, un volo cadauna, su distanze tra gli 80 e 112 chilometri. Il sito di volo prevedeva il decollo dei parapendio dall’area di Ibituruna Peak a 1123 metri d’altitudine, con un dislivello di 860 metri sopra il paesaggio circostante, relativamente piatto e contrassegnato da piccole colline ondulate di circa 200 metri.

Durogati, trentenne pilota di di Merano (Bolzano), ha costruito il successo con ottime prestazioni durante tutte le prove, vincendone una e classificandosi ora secondo, ora terzo, e comunque nei primi posti durante le restanti. Dopo di lui nella classifica finale Adrian Hachen (Svizzera) e Charles Cazaux (Francia). Aaron, noto anche per le sue performances nelle gare di hike & fly, cioè volo ed escursionismo, come la celebre X-Alps, aveva già vinto la Coppa del Mondo 2012.

Nicole Fedele di Romans d’Isonzo (Udine) non è stata da meno. Il suo parapendio ha gareggiato nelle prime posizioni durante tutta la competizione, fino a prendere il comando nella classifica generale. Solo dopo l¹ultimo giorno ed ultimo volo ha ceduto il passo alla fuori classe franco-nipponica Seiko Fukoka Naville. Terza un’altra transalpina, Laurie Genovese. Nicole aveva già vinto la Coppa del Mondo 2012 insieme ad Aaron. Detiene il record del mondo femminile di distanza con 400 km ed ha vinto un titolo europeo.

Oltre a Durogati e Fedele, facevano parte del gruppo azzurro anche Michele Boschi, Marco Busetta, Antonio Golfari, Gianni Profiti, Alberto Vitale, Christian Biasi, Franz Erlacher, Luca Donini e Joachim Oberhauser. Complessivamente i piloti italiani si sono distinti con buoni risultati parziali. In particolare Oberhauser ha vinto una task e Donini ha conseguito diversi piazzamenti.

 

Gustavo Vitali

Ludovico Maria Chierici. Alla Sala delle Grida del Palazzo della Borsa e nel foyer del Teatro Carlo Felice di Genova

La mostra ”Ludovico Maria Chierici. Un fotografo genovese di primo ‘900” voluta dalla Fondazione Ansaldo che ne ha recentemente acquisito l’intero archivio fotografico e organizzata con la collaborazione della Fondazione Teatro Carlo Felice, si sviluppa attraverso due separati percorsi.

Il primo è collocato presso la Sala delle Grida del Palazzo della Borsa, che Camera di Commercio ha voluto anche in questa occasione mettere a disposizione della Fondazione Ansaldo in virtù di una collaborazione che dura da anni, ed è costituito da circa 80 fotografie scattate fra il 1908 e il 1916, suddivise in cinque temi: Genova, il Porto di Genova, Il Mare bagna Genova, La Riviera di Levante, il Mondo di Chierici; sono immagini fresche che, scattate con una macchina fotografica stereoscopica Verascope, mostrano la formazione autodidatta di un Chierici molto giovane ma sono testimonianze importanti per la storia genovese e preziose immagini della vita di inizio secolo, con vedute cittadine o paesaggi dove le persone appaiono come comparse secondarie senza essere messe in posa.

Il secondo, monotematico, è collocato invece presso il foyer del Teatro Carlo Felice e raggruppa circa quaranta immagini degli spettacoli rappresentati in quel teatro negli anni fra il 1935 ed il 1941. Si tratta di fotografie che hanno la peculiarità di essere state scattate senza flash ma solo con l’ausilio delle luci di scena e riportano visivamente l’aspetto scenografico degli spettacoli melodrammatici di opere di Gioacchino Rossini, Giuseppe Verdi o Richard Wagner, solo per citarne alcuni.

Le fotografie esposte alla Sala delle Grida sono assolutamente inedite mentre quelle presenti al Carlo Felice furono già oggetto di una mostra, tenutasi sempre al Carlo Felice circa 25 anni fa.

La mostra, con ingresso libero, sarà aperta al pubblico alla Sala delle Grida fino al 19 Febbraio con orario 10-19 mentre la parte espositiva collocata presso il foyer del Carlo Felice rimarrà aperta fino al 6 Marzo e sarà visitabile negli orari di apertura del teatro.

Ludovico Maria Chierici (1886-1965) è un fotografo amatore genovese attivo dal primo Novecento, negli anni in cui il dibattito sulla fotografia italiana come tecnica e arte si fa sempre più vivace e inizia a coinvolgere sia fotografi professionisti che amatori. Inizia a fotografare giovanissimo tra il 1901 e il 1902, quando ancora è uno studente che frequenta il Reale Istituto Tecnico di Genova “Vittorio Emanuele II”. Le sue grandi passioni sono la musica, la fotografia e la cinematografia e sarà un amico di famiglia, Adriano Santamaria, fotografo amatore, a dargli i primi insegnamenti di tecnica, permettendogli di utilizzare la sua camera oscura. Figura di spicco nel panorama genovese, Ludovico Maria Chierici è stato membro dell’Associazione Fotografica Ligure e proprietario dalla metà degli anni Quaranta del negozio di fotografia Speich, rinominato poi “F.lli Chierici Fotografia – Cinematografia” con sede inizialmente in piazza della Meridiana e poi in via Roma.

Il Fondo Chierici, oggi conservato presso la Fondazione Ansaldo con sede in Villa Cattaneo dell’Olmo a Genova, sarà oggetto nei prossimi mesi di una completa digitalizzazione e tutte le immagini saranno rese fruibili in rete sul sito http://www.fondazioneansaldo.it; un progetto che fa parte della mission di tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio archivistico della Fondazione Ansaldo, capace di regalare alla città di Genova un’ulteriore arco di storia fatto di immagini.

 

Marina Chiappa

 

A Ferrara il Carnevale rinascimentale

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Dame, nobiluomini e cavalieri in arrivo dalla corte di Ercole I d’Este al seguito di Eleonora d’Aragona. E tutt’intorno la Ferrara di oggi a far festa con loro, alla maniera del ‘400. E’ così che anche quest’anno Ferrara vivrà il momento clou del suo Carnevale Rinascimentale: con il corteo storico animato dai figuranti del Palio che nel pomeriggio di sabato 25 febbraio percorrerà le vie e le piazze del centro cittadino. E alla testa della sfilata ci sarà proprio Eleonora, la prima duchessa di Ferrara, giunta in sposa al duca Ercole nel 1473, e oggi celebrata come madrina di questa edizione del Carnevale che animerà la città dal 23 al 26 febbraio prossimi.

Quattro giornate ricche di appuntamenti per tutte le età, fra spettacoli, conferenze, concerti, banchetti, balli in maschera, laboratori per bambini e tanti altri appuntamenti, in gran parte gratuiti, all’insegna del divertimento e della cultura, tra le sale degli antichi palazzi di corte e le vie del centro storico. Promossa come sempre dall’Amministrazione Comunale, l’edizione 2017 del Carnevale è coordinata dal Consorzio Visit Ferrara, in collaborazione con l’Ente Palio, con il patrocinio della Camera di Commercio, dell’Università di Ferrara, del MiBact Polo museale Emilia Romagna e dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio dell’Unesco; e con la partecipazione di numerosi partner istituzionali e associazioni culturali.

Il ricco calendario del Carnevale è stato presentato in conferenza stampa dagli assessori comunali Massimo Maisto, Aldo Modonesi e Roberto Serra, assieme al presidente del Consorzio Visit Ferrara Matteo Ludergnani, al presidente dell’Ente Palio Stefano Di Brindisi e ai rappresentanti delle istituzioni e associazioni coinvolte nell’iniziativa.

Ringraziando a nome dell’Amministrazione comunale quanti hanno partecipato all’organizzazione della manifestazione il vicesindaco Maisto ha sottolineato come “in occasione del Carnevale Rinascimentale la città sappia dimostrare cosa significa davvero fare rete unendo le energie di istituzioni, associazioni e singoli appassionati, per tener alta la qualità di un evento come questo, che in un contesto di festa e allegria punta a raccontare cosa significa essere stati una capitale del Rinascimento. Il tutto cercando di attrarre in città, anche in questo periodo dell’anno, visitatori amanti della cultura, della storia e dell’enogastronomia, per far proseguire i trend turistici positivi che abbiamo registrato a Ferrara in questo ultimo anno”. “L’ampio numero di soggetti coinvolti e il ricco programma di proposte che caratterizzano questa edizione del Carnevale – ha evidenziato l’assessore con delega al Palio Modonesi – dimostra quanto grande sia stato, anche quest’anno, l’impegno di tutti per strutturare al meglio la manifestazione e quanto vincente sia stata l’idea che Ferrara ha scelto di cavalcare ormai da qualche di anno, puntando sulla forza della nostra storia e sulla nostra capacità di raccontarla e valorizzarla, anche in occasione del Carnevale, per consolidare l’attrattiva della città d’arte. La nostra volontà è quella di continuare a puntare anche su questo evento come strumento di valorizzazione del nostro patrimonio e il cambio di passo compiuto quest’anno con l’affidamento del coordinamento al Consorzio Visit va proprio in questa direzione”.

“Fare sistema: dalle parole ai fatti. Credo si possa sintetizzare così – ha dichiarato l’assessore Serra – il risultato ottenuto con questa manifestazione. Raramente, come in questa occasione, credo infatti che si sia arrivati a unire e far collaborare i protagonisti cittadini di così tanti mondi diversi, dalle istituzioni alle associazioni, dal Palio agli operatori commerciali, per un grande evento che auspichiamo porti benefici all’intera città”. “Sono oltre cinquanta – ha preannunciato Ludergnani – gli eventi che compongono il programma della manifestazione, metà dei quali gratuiti e con la possibilità di effettuare prenotazioni online dal sito del Consorzio Visit Ferrara. Madrina di questa edizione è Eleonora d’Aragona, che fece il suo ingresso a Ferrara nel luglio 1473, quando sposa di Ercole I d’Este fu accolta da una folla festante e tra la gente comparvero particolari macchine teatrali a sostegno del sole, della luna e dei pianeti che avrebbero dovuto trasmettere i loro influssi benevoli alla prima duchessa di Ferrara; ecco il motivo per cui il tema dell’edizione è proprio ‘sole, luna e pianeti'”.

L’evento d’apertura della manifestazione è in calendario per giovedì 23 febbraio alle 17 a Palazzo Roverella con la presentazione, alla presenza delle autorità, della composizione floreale in omaggio a Eleonora d’Aragona, a cura della scuola di arte floreale del Garden Club di Ferrara, cui seguirà un concerto di musica rinascimentale a cura del Conservatorio di Ferrara G. Frescobaldi. Tra le novità di questa edizione anche una serie di anteprime: il 16 febbraio alle 17 alla Pinacoteca Nazionale di Ferrara, per la presentazione del primo libro dedicato al tema dei ‘Carnevali Rinascimentali a Ferrara’ a cura di Gina Nalini Montanari (ingresso libero con possibilità di visita alla Pinacoteca); il 18 febbraio, al Museo Archeologico Nazionale, per lo spettacolo teatrale ‘Il Negromante’ di Ludovico Ariosto; e dal 16 al 19 e poi dal 23 al 26 febbraio, in piazza Trento e Trieste, per il ‘Villaggio di Carnevale’ con la vendita di prodotti carnevaleschi. Durante le quattro giornate ufficiali della manifestazione, dal 23 al 26 febbraio, ferraresi e turisti potranno invece scegliere fra: 14 appuntamenti di intrattenimento per bambini (tra merende tematiche, caccia al tesoro, uno spettacolo di burattini, laboratori ludico-didattici); 5 conferenze tematiche; 3 proiezioni gratuite al Cinema Boldini (“E ridendo l’uccise” di Florestano Vancini e “Il Mestiere delle Armi” di Olmi e una proiezione delle famose ottave della Gerusalemme Liberata “Combattimento di Tancredi e Clorinda” del Tasso recitata da attori detenuti nel carcere di Ferrara); 11 visite guidate tematiche; due balli in maschera (venerdì 24 e sabato 25); due banchetti di ispirazione rinascimentale in Castello e a Palazzo Roverella sabato 25, e due pranzi alla Contrada di San Benedetto domenica 26; oltre alla rappresentazione teatrale ‘La Fantesca’ di Gianbattista Della Porta interpretato dalla Compagnia del Vado alla Sala Estense (il 25 febbraio alle 21). Per il corteo storico dei figuranti del Palio che rappresenta l’evento principe della manifestazione, l’appuntamento è invece alle 16 di sabato 25 febbraio con la partenza da Palazzo Schifanoia e il proseguimento fino a piazza Municipale, dove la prima duchessa di Ferrara sarà omaggiata da uno scenografico spettacolo di teatro di strada, con protagonista un drago, a cura della compagnia di Modena “Teatro dei Venti”.

A chiudere l’intero programma di questa edizione del Carnevale sarà poi un’altra rievocazione storica, sempre in costume, dedicata ai festeggiamenti nuziali di Eleonora d’Aragona, domenica 26 febbraio alle 16,15 sempre in piazza Municipale.

Nelle giornate di sabato 25 e domenica 26, inoltre, tutti i Musei civici di Ferrara saranno a ingresso gratuito.

A disposizione dei non ferraresi sono previsti pacchetti turistici ad hoc per il Carnevale Rinascimentale a Ferrara, da 2 e 3 notti.

 

Alessandro Zangara

Un anno di CheftoChef

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Villa Guastavillani a Bologna (sede di Bologna Business School) ha ospitato, come oramai tradizione, la presentazione del ricco programma d’attività che CheftoChef emiliaromagnacuochi ha in cantiere in questo 2017, tra eventi in Italia e all’estero, progetti di formazione e di divulgazione. Attività che hanno come denominatore comune la “cucina d’autore” per la valorizzazione dei grandi prodotti gastronomici dell’Emilia Romagna, una regione ricca di tradizione e di credibilità nel Mondo grazie anche alla grande riconoscibilità e autorevolezza che hanno conquistato, meritatamente, i nostri Chef.

CheftoChef emiliaromagnacuochi è l’associazione che riunisce i cinquanta migliori chef, le cinquanta aziende compresi i più importanti Consorzi dei prodotti tipici e i gourmet di riferimento dell’Emilia Romagna. Presidente dell’Associazione, unica nel suo genere, è Massimo Spigaroli, Vice Presidenti Massimo Bottura e Paolo Teverini, Presidente Onorario Igles Corelli.

«Il 2017 è un anno importante per CheftoChef, nel quale cercheremo di organizzarci sempre al meglio e di consolidare i tanti risultati ottenuti – spiega il Presidente Spigaroli – L’Associazione unisce grandi chef e grandi produttori della regione perché è importante la sinergia e il confronto. Lo stesso confronto che sarà portato avanti anche con il mondo della formazione, perché il nostro sistema non si occupa solo di food, ma vuole migliorare l’immagine complessiva dell’Emilia Romagna e della nostra ristorazione nel suo complesso».

Numerose sono le attività in parte già pianificate e in parte che si aggiungeranno nel corso dell’anno; alcune di queste meritano sicuramente una sottolineatura particolare, come quelle che porteranno gli chef dell’associazione in giro per l’Europa per una serie di appuntamenti in Inghilterra e in Spagna, dopo la positiva esperienza di New York sul finire del 2016. Sarà Londra a ospitare, in più riprese nel corso dell’anno, 4 cene e 3 workshop assieme al Consorzio del Parmigiano-Reggiano e al Consorzio Produttori Antiche Acetaie. Il “gemellaggio” gastronomico fra Emilia Romagna e Costa Brava porterà alcuni dei migliori chef catalani a Rimini per partecipare alla quarta edizione del grande evento “Al Mèni”, il circo mercato dei sapori (17 e 18 giugno). Gli chef regionali, invece, parteciperanno al Gastronomic Forum di Girona (19, 20 e 21 novembre), rinomata e importante fiera internazionale di cucina, un progetto pioniere nel settore dell’agroalimentare e della ristorazione nato nell’ormai lontano 1999. Fra le due trasferte, gli chef italo-spagnoli saranno anche protagonisti di alcune cene a 4 mani per un confronto fra due regioni similari tra loro: figlie di un turismo costiero e marittimo, hanno saputo rilanciarsi e imporsi a livello internazionale per l’alta qualità gastronomica proposta. L’Emilia Romagna sarà così protagonista con i suoi prodotti e la sua cucina in Paesi e mercati strategici per il consolidamento delle nostre esportazioni e per la diffusione della nostra cultura enogastronomica.

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Anche in questo 2017 non mancherà il tradizionale “CENTOMANI di questa terra”, la festa dei Soci e degli amici di CheftoChef, in programma il 3 aprile a Polesine Zibello (PR), all’Antica Corte Pallavicina dei Fratelli Spigaroli. Un’intera giornata di aggiornamento e di aggregazione che permette di riunire chef, produttori, gourmet, esperti del settore agroalimentare e naturalmente giovani talenti. Il tema portante dell’evento sarà “La sfida glocal: saperi tradizionali e competenze competitive per costruire nuove opportunità”, pertanto saranno ospitati cinque approfondimenti che partendo dall’esperienza di cinque ambiti diversi – ricerca, storia, turismo, sociale, impresa – risponderanno al quesito (che darà anche il titolo al forum) “E se fossero le province a essere la leva per la crescita internazionale?”. Rinnovata la formula della giornata, che affiancherà alla parte espositiva con tutti i produttori soci presenti, cooking show con protagonisti assieme 3 chef per volta che proporranno nuovi piatti e nuovi abbinamenti, e numerosi interventi sotto forma di keynote speech per fornire spunti di riflessione in diversi ambiti gastronomici.

Proseguirà, inoltre, per tutto l’anno la collaborazione fra CheftoChef e l’Antoniano di Bologna, lungo le direttrici del progetto solidal-culturale Food for Soul ideato da Massimo Bottura, che già nel 2015, anno di Expo, aveva portato all’apertura del Refettorio Ambrosiano a Milano, sempre con le stesse finalità benefiche, e che poi nel 2016 aveva ripetuto l’esperienza anche a Rio durante le Olimpiadi brasiliane. Un progetto che mira a costituire un senso di dignità “per tutti” intorno alla tavola. Gli chef dell’Associazione si alterneranno ai fornelli per preparare da mangiare per gli ospiti bisognosi del refettorio, che sarà così aperto anche alla sera, con quello che troveranno a disposizione in cucina: prodotti freschi o vicini alla scadenza, alimenti offerti o recuperati. Legata a questa importante attività CheftoChef presenta il manifesto “Filiere professionali e di volontariato per mense sociali e una moderna gastronomia regionale al servizio di comunità integrate”. Un documento che raccoglie sinteticamente la problematica affrontata da queste esperienze innovative e che vuole essere utile per facilitare, a tutti i livelli, progettazione e gestione anche in realtà meno strutturate, ma motivate, nel rendere servizi di accoglienza efficaci e integrati.

Sarà consolidata l’attività formativa in connessione con la programmazione della Regione Emilia-Romagna, dell’Ufficio Scolastico Regionale e dei singoli Istituti e Centri Professionali.

Per quanto attiene alle 12 “Città della gastronomia CheftoChef”, dopo l’esperienza successiva all’Expo e il consolidamento delle realtà UNESCO in regione (in primis Parma Città creativa della gastronomia, il Parco del Delta del Po e il Parco dell’Appennino Tosco-Emiliano), prosegue l’attività incentrata sulle iniziative delle singole realtà ma sempre a vocazione regionale.

Pierluigi Papi

Il coraggio di dire no. Perlasca a Brescia il 6 febbraio

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(foto di Alberto Scandolara)

Uno spettacolo come pochi. Ricordare, tramandare, le solite parole che sembrano vuote di senso, soprattutto quando la frase stantia “Ricordare per non commettere gli stessi errori” si scontra con la dura realtà degli attuali atti di violenza, spesso simili, in modo raccapricciante, a quelli raccontati in un testo indimenticabile. In scena solo un uomo. Già questo sottolinea come basti solo una persona per cambiare la vita di molte altre: la differenza, in questo caso, tra la vita e la morte nella storia di Giorgio Perlasca. Raccontata in modo assolutamente partecipe e affettuoso da Alessandro Albertin, autore di questo testo bellissimo e interprete del monologo capace di tacitare, assolutamente silenzio assoluto, intere scolaresche. Otto le repliche previste a Brescia, alle 10.30 e alle 15.00 scolastiche e stasera per “il pubblico adulto pagante” (fuori abbonamento) come lo chiama Albertin. La replica di stasera è esaurita, pertanto, in accordo con il CTB, ci sarà la possibilità di partecipare ancora a delle repliche il prossimo 6 febbraio, sia per le scuole che serale (così abbiamo saputo dall’attore). Il Teatro Santa Chiara Mina Mezzadri, di Brescia è perfetto per la rappresentazione, scelta per commemorare la Giornata della Memoria, promossa a Brescia, oltre che dal CTB, dal Comune di Brescia, dall’Associazione Familiari Caduti Strage di Piazza Loggia e dalla Provincia di Brescia, nell’ambito di un nutrito programma di iniziative. Trovo, tuttavia, senza nulla togliere a tutti i doverosi altri strumenti per raggiungere ogni sensibilità, ogni modo di ricordare e di pensare, che questo “Il coraggio di dire no”, proprio per come è stato strutturato e realizzato, colpisca corde profonde in modo massiccio e totale. Comunque, ora parliamo di teatro e di questo lavoro a cura di Michela Ottolini, che ha il patrocinio della Fondazione Giorgio Perlasca (gestita dal figlio e dalla nuora di Giorgio), in collaborazione con SPAZIO MIO Overland teatro, produzione Teatro de Gli Incamminati-Teatro di Roma.

Alessandro Albertin ha pensato di raccontare la storia di Giorgio Perlasca nel dicembre di cinque anni fa, quando ha accompagnato suo padre al cimitero del paese d’origine, Maserà, in provincia di Padova, dove l’uomo era nato nel 1943. Il padre di Albertin è sepolto a pochi metri di distanza da Giorgio Perlasca, nativo di lì, di Maserà, e probabilmente lo conosceva, lui barbiere, nel cui salone si parlava di alcune storie, di un certo uomo che aveva fatto qualcosa in Ungheria, forse aveva salvato della gente.

Giorgio Perlasca, infatti, non aveva raccontato nulla, o quasi, della sua storia assurda quanto terribilmente vera e preziosa e proprio per questo è stato nominato Giusto delle Nazioni e il suo albero è a Gerusalemme, a ricordarlo nel modo forse più consono, più elegante e silenzioso. Modo altrettanto bello per Albertin di ricordare il suo papà, in un legame di intenti e di storia che è profondo e di quella profondità vera che non smette di commuovere l’attore in scena e di convincere, così, centinaia di ragazzi delle scuole, muti a sentirlo e guardarlo, trascinati da parole, toni, luci e sentimenti in una storia che rimane dentro. Già, perché mentre nasceva il papà di Albertin, Perlasca era a Budapest, nel 1942, 1943. Si occupava di comperare bestiame da inviare in Italia per il macello. Conosceva bene e amava la bella città sul Danubio, al tempo filonazista; conosceva bene anche la stazione e i carri bestiame: lui li mandava a sud, qualcun altro li mandava a nord, diretti ai campi di sterminio.

Giorgio Perlasca era fascista: aveva combattuto come volontario durante la guerra civile spagnola, meritando una lettera-salvacondotto di Francisco Franco, da usare in caso di necessità. E così sarà. La sorte e la forza di un uomo si incontrano dopo l’8 settembre 1943: l’Italia dichiara l’armistizio. Perlasca resta senza lavoro perché la sua azienda chiude immediatamente. Gli italiani sono guardati con sospetto, compreso lui che, malgrado fosse fascista, contestava le leggi razziali e quei giochi spaventosi di molti tedeschi, e molti ungheresi delle Croci frecciate, che sparavano agli ebrei anche per strada, tanto erano da eliminare. Senza passaporto, senza lavoro, Perlasca comincia ad avere paura di fare la loro stessa fine e allora va all’ambasciata spagnola e, vantando la lettera del generalissimo, riesce ad ottenere il passaporto spagnolo e l’egida di diplomatico. Vuole fare qualcosa e, in quel momento, qualcosa significava difendere e salvare gli ebrei che chiedevano aiuto, soprattutto se ebrei spagnoli, ma anche solo perché sembrava che l’ambasciata spagnola si occupasse di loro. Inizia allora la lotta contro il tempo, contro gli ideali antiebraici, contro l’idea della razza ariana, contro la violenza gratuita, contro la propria stessa paura. Inizia la trattativa con le autorità, inizia la disperata e folle catena di giornate contro il massacro, l’invio nelle camere a gas, le uccisioni sulle rive del Danubio. Albertin in scena interpreta vari toni, vari accenti, vari personaggi. La sua bravura è sostenuta da questo testo e dalla storia che vive come se Perlasca, adesso Jorge Perlasca, fosse lui. Jorge riuscirà a salvare migliaia di vite, una delle quali Lili, bambina, che riuscirà a fare scendere dal treno diretto ad Auschwitz e che rincontrerà nel 1957, ragazza felice diretta in Canada a cercare fortuna. Saranno però due ungheresi sulla sessantina, nel 1988, a trovarlo a Maserà e a scoperchiare la verità. La coppia lo stava cercando da tempo e portava ancora in borsa il foglio di tutela che aveva salvato la vita. La firma quella di Perlasca che si era addirittura spacciato per il console di Spagna quando il vero era dovuto rientrare nel proprio Paese. Da quel momento, la storia di Giorgio si saprà e meriterà l’attenzione internazionale.

Un po’ meno quella italiana. Giorgio Perlasca era un personaggio scomodo, che non aveva rinnegato la sua appartenenza fascista, che aveva dichiarato di avere fatto tutto quanto come uomo e non come cristiano cattolico, che non era proprio così simpatico alla sinistra. Sta di fatto che di tanta gente non se ne sa più niente, con i propri dinieghi, la propria spocchia giudicante, mentre Perlasca è una luce fulgida in grado di dirci che sì, si può dire la verità, si può dire no, anche quando è difficile e scomodo e tutti dicono il contrario. Rimanere se stessi, o imparare ad esserlo, è l’insegnamento più grande che resta dal lavoro di Albertin, oltre all’insegnamento su quell’uomo straordinario della provincia di Padova. La possibilità di riconoscere le situazioni e di opporvisi se necessario. Perlasca era fascista, ma non aveva accettato le leggi razziali, pertanto la sua storia insegna che si può abbracciare un’idea ma non per questo in toto, se quello che professa è contrario alla propria etica. Insegnare a ricordare, a capire, è difficile per quanto necessario e sempre “di moda”, dal momento che ci troviamo davanti anche oggi a delle necessità e impellenze a tratti simili a quelle narrate: salvare la vita di fronte a gente che pensa qualcuno non ne abbia diritto. Pertanto, se qualcuno pensa alla Giornata della Memoria come ad un momento per lavarsi la coscienza, legga, grazie ad Albertin-Perlasca, che è il giorno di partenza per riflettere e approfondire le proprie nozioni e convinzioni in difesa della libertà e della giustizia.

 

Alessia Biasiolo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per una scuola protagonista della cultura nell’era digitale

Lunedì 30 gennaio 2016 alle ore 9.30, presso la Sala Gianfranco Imperatori dell’Associazione Civita, si terrà il convegno “Per una scuola protagonista della cultura nell’era digitale”, promosso da DiCultHer e dalla Fondazione Antonio Ruberti in collaborazione con l’Associazione Civita.

L’incontro, al quale prenderanno parte, fra gli altri, Germano Paini, Presidenza DiCultHer, Responsabile del Progetto UNITO “Innovazione e Competitività”, Gilberto Corbellini, Gianni Letta, Silvia Costa e Flavia Piccoli Nardelli, rispettivamente Presidenti della Fondazione Antonio Ruberti, Associazione Civita, Commissione Cultura del Parlamento Europeo e Commissione Cultura della Camera dei Deputati, sarà occasione per presentare le attività promosse dalla Scuola a Rete DiCultHer volte all’engagement delle fasce giovanili nel settore del patrimonio culturale.

Moderato da Carmine Marinucci, ENEA -Segretario Generale di DiCultHer, il convegno intende costituire un momento di confronto volto alla creazione di un sistema di formazione ed educazione al patrimonio culturale che vede i giovani come protagonisti, anche attraverso un uso consapevole del digitale e con approcci innovativi.

Nell’ambito dell’incontro, saranno, dunque, illustrate le seguenti iniziative:

– i risultati della Consultazione pubblica sul patrimonio culturale immateriale che ha coinvolto il mondo dell’Istruzione attraverso un questionario on line https://form.jotformeu.com/62531357611350;

– la presentazione della seconda edizione della Settimana delle Culture Digitali “Antonio Ruberti”, dedicata al Prof. Antonio Ruberti, indiscusso maestro del dialogo nei differenti campi delle Scienze ed instancabile promotore di azioni per la diffusione della cultura scientifica e storico scientifica, in programma dal 3 al 9 aprile 2017 su tutto il territorio nazionale http://www.diculther.eu/scud2017/;

– la presentazione della seconda edizione concorso nazionale “I giovani co-creano cultura digitale“ di cui alla relativa circolare MIUR http://www.diculther.eu/crowddreaming2017/

– lo stato di avanzamento della redazione delle Linee Guida per iniziative di “Alternanza Scuola Lavoro” nel settore del patrimonio culturale;

– il nuovo Format del telegiornale TG CULTHER che vede protagonisti, nella post-produzione del TG, gli studenti e i docenti del Liceo statale “Rinaldo Corso” di Correggio (Reggio Emilia) https://youtu.be/4pmNWR8ugow

Tali attività costituiscono una preziosa occasione per dare l’avvio ad un confronto incentrato sulla creazione di un sistema nazionale di formazione ed educazione al patrimonio culturale che vede i giovani come protagonisti della sua progettazione, in osservanza ai principi e ai contenuti dell’Art. 9 della nostra Costituzione.

Raccogliendo la sfida sottesa alla proposta Safeguarding and enhancing Europe’s intangible Cultural Heritage – presentata dal Sen. Paolo Corsini, lo scorso 22 Aprile, all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa –  la Scuola a rete DiCultHer ritiene prioritario il coinvolgimento del giovani e i loro docenti per il sostegno ai processi di costruzione identitaria e di cittadinanza attiva europea, anche nella prospettiva di offrire un contributo all’anno europeo dedicato alla cultura (2018).

Ripartire dalla cultura come bene comune e come condivisione. È questo il messaggio forte che l’incontro odierno intende lanciare, nella convinzione che il patrimonio culturale, oltre ad abilitare processi di costruzione identitaria, di educazione alla cittadinanza e di promozione del dialogo interculturale, rappresenti, sempre di più, un volano di sviluppo oltre che una risorsa strategica con cui concorrere, anche tramite il digitale, alla creazione di nuove modalità di condivisione del sapere, nonché a conferire senso e significato a quel “progetto” iniziale di Europa così importante per il futuro della collettività.

PROGRAMMA

SALUTI

Germano Paini, Presidenza DiCultHer, Responsabile Progetto UNITO “Innovazione e Competitività”

Gilberto Corbellini, Presidente Fondazione Antonio Ruberti

Silvia Costa, Presidente Commissione Cultura Parlamento Europeo

INTERVENGONO

Alberta De Lisio (Regione Molise), Alfonso Molina (Mondo Digitale), Aldo Riggio (Italia Nostra), Altheo Valentini (Centro Studi Città di Foligno), Anna Cammalleri (Ufficio Scolastico Regione Puglia), Fabio Viola (TuoMuseo), Fabrizio Recchia (TG CultHer), Germano Paini (UNITO), Giannina Usai (ANCIM), Giovanna Boda (PCM-Dipartimento Pari Opportunità), Marco Di Paolo (DiCultHer-Molise), Maria Rosaria Iacono (Italia Nostra), Maria Vittoria Marini Clarelli (D.G. Educazione e Ricerca MiBACT), Marianna Marcucci (Invasioni Digitali), Nicola Barbuti (UNIBA), Paolo Russo (Stati Generali Innovazione),  Rosalba Giugni (Marevivo), Stefania Zardini Lacedelli (Museo Dolom.it)

MODERA

Carmine Marinucci, ENEA, Segretario Generale DiCultHer

CONCLUDONO

Gianni Letta, Presidente Associazione Civita

Flavia Piccoli Nardelli, Presidente Commissione Cultura Camera dei Deputati

Sarà possibile seguire l’evento sui social: #diculther – #scuolaprotagonistacultura @diculther @socialcivita

 

Rachele Mannocchi

 

365 giorni senza Giulio

Oggi è trascorso un anno esatto dalla scomparsa di Giulio Regeni al Cairo. Nonostante siano passati 365 giorni, la verità sull’arresto, la sparizione, la tortura e l’uccisione del giovane ricercatore italiano è ancora lontana. Per continuare a chiedere “Verità per Giulio Regeni” Amnesty International Italia ha organizzato una giornata di solidarietà e mobilitazione. Il presidente di Amnesty International Italia, Antonio Marchesi, ha scritto al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, per chiedergli di incontrare una delegazione dell’organizzazione “al fine di ricevere le molte firme raccolte dalla nostra campagna su Giulio Regeni in Italia, nonché possibilmente condividere con noi i prossimi passi che il Governo italiano intende intraprendere al fine di raggiungere tutta la verità su questa terribile vicenda che ha colpito i cuori di tutti gli italiani.”   Questa sera, nelle piazze di Roma (a San Lorenzo in Lucina) e di altre città italiane tra cui Brescia, Bergamo, Rovigo, Pesaro, Pescara, Bologna e Trento verranno accese delle fiaccole alle 19.41, l’ora in cui Giulio Regeni uscì per l’ultima volta dalla sua abitazione prima della scomparsa. Per seguire e partecipare all’iniziativa sui social media è possibile utilizzare gli hashtag #veritàpergiulioregeni e #365giornisenzagiulio.

Per firmare l’appello per chiedere “Verità per Giulio Regeni”: https://www.amnesty.it/appelli/corri-con-giulio/

Amnesty International Italia

“L’ora di ricevimento” per la regia di Placido al Sociale di Brescia

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“L’ora di ricevimento”, di Stefano Massini, prodotta dal Teatro Stabile dell’Umbria, è una divertente commedia ambientata in Francia diretta da Michele Placido e interpretata da Fabrizio Bentivoglio, con la partecipazione di Francesco Bolo Rossini, Giordano Agrusta, Arianna Ancarani, Carolina Balucani, Rabii Brahim, Vittoria Corallo, Andrea Iarlori, Balkissa Maiga, Giulia Zeetti, Marouane Zotti. Una voce cantante di Federica Vincenti, musiche originali di Luca D’Alberto, costumi di Andrea Cavalletto e scene di Marco Rossi. Bentivoglio è il professor Ardeche, insegnante di Lettere in una scuola della banlieue Les Izards, ai margini dell’area metropolitana di Tolosa. Il professore accoglie gli spettatori nella sua aula, umidiccia, un po’ ammuffita e sempre uguale, anno dopo anno, con una porta, una finestra, due file di neon sulla testa, la cattedra e i banchi per i suoi tredici allievi. Nessuno ha un cognome locale, tutti sono immigrati, la nuova generazione della nuova umanità mondiale, esempio della mescolanza della buona globalizzazione.

michele-placidoIl professore, nel suo monologo iniziale, si dimostra subito come professionista da anni, della scuola di insegnanti classica che ancora non ha acquisito le novità scolastiche e che, dunque, etichetta i suoi allievi. Dà a ciascuno un appellativo che non può non piacere alla platea e ai molti insegnanti e studenti presenti in sala, che ridono di scene già viste e spesso usuali nella scuola dell’obbligo. Ardeche insegna in una scuola media, di primo grado; i suoi allievi hanno circa undici anni, ma di loro sono già evidenti i segni della futura età adulta. C’è il missionario, il ragazzo sempre in fuga, quello incantato dalla finestra, insomma, ognuno con il proprio mondo che non si lascia scalfire da ciò che avviene in classe. Tanti soggetti insieme che, però, sono soli e tali restano, sia durante la lezione che dopo. A scuola i soliti eventi: il vetro infranto da una pallonata, le risate, le burle del mondo degli adulti. Il professore che sogna i problemi perché, in fondo, è terrorizzato da ciò che può succedere, originato da quel micro-macrocosmo che sono gli studenti, uno ad uno. E poi, la fatidica ora del ricevimento. L’incontro con le famiglie. La ricerca, ancora malgrado le disillusioni, di avere un interlocutore con cui discutere del bene dei bambini. Invece…

I genitori che vanno a scuola se la prendono con l’insegnante, portandosi appresso i propri vizi e scarse virtù. Gente che pensa le sia tutto dovuto dal mondo circostante, indipendentemente da dove venga, e che cerca scappatoie che la faccia per un momento sentire meno frustrata, meno numero in una società di numeri.

La commedia, molto divertente e nella quale è facile immedesimarsi, ritrae uno spaccato contemporaneo che va oltre il teatro e oltre la scuola, sottolinea, con l’ottima regia, le problematiche che devono necessariamente essere affrontate, se si vuole una società nel vero senso della parola. E che parte dalla scuola. Una scuola frustrante per tutti, perché non viene posta al centro di una strategia di progettazione del futuro, pertanto, appunto, discarica di tutti i problemi sociali, risolti e irrisolti. Chi vuole saperla più lunga del professore, l’insegnante che non ce la fa più e si lascia sopraffare da un manipolo di discoli; la madre che cerca una via d’uscita attraverso la figlia al proprio tunnel; il padre che cerca di vantare un’appartenenza culturale o religiosa, senza immaginare di avere di fronte persone come lui, che parlano la sua stessa lingua o la capiscono e che, quindi, non lo possono fare sentire diverso. E appunto, e questo è interessante, quella diversità che viene sbandierata e messa in primo piano per cercare di essere di più e meglio degli altri, sempre facile e comodo, molto di più di studiare per emergere in se stessi. Alla fine tanti interrogativi su dove, e soprattutto come, stiamo andando, ma anche una spassosa serata all’insegna del divertimento, perché niente meglio della risata ci può fare sentire più normali, ci può far prendere meno sul serio e ci può fare ricordare che chiunque non sia capace di ridere di se stesso e voglia cancellare l’ironia dal mondo, non è ancora cresciuto abbastanza.

Da vedere.

(foto U.S. CTB)

Alessia Biasiolo

Premio UBU migliore attrice 2016 a Elena Bucci

 

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Il CTB di Brescia esulta per il premio UBU come migliore attrice 2016 a Elena Bucci per gli spettacoli “La locandiera” produzione proprio del CTB, “La Canzone di Giasone e Medea” sempre produzione CTB nella Stagione di prosa 2015/16, “Macbeth Duo”, “Bimba. Inseguendo Laura Betti”.

La premiazione della trentanovesima edizione dei Premi Ubu, curata dall’Associazione Ubu per Franco Quadri, con il patrocinio e contributo del Comune di Milano e in collaborazione con Ateatro e Il tamburo di Kattrin, si è svolta il 14 gennaio scorso a Milano, negli studi Rai di Piazza Verdi, a cura di Elio Sabella.

Il Premio Ubu per il teatro – l’unico realizzato totalmente in forma di referendum, da 39 anni – è, storicamente, un riconoscimento dallo sguardo lungo, che cerca di individuare non solo il meglio che c’è, ma quello che verrà, aprendosi alle nuove prospettive. I premi sono stati decretati dai voti di una giuria di 59 referendari, tra critici e studiosi teatrali e abbracciano diversi ruoli del teatro, dalla regia agli attori e attrici, dalla scenografia alla drammaturgia contemporanea, fino allo spettacolo dell’anno e ai ‘premi speciali’, destinati a segnalare realtà trasversali, non contemplate dalle altre categorie.

“Un po’ stordita dalla mia fortuna e tra qualche capriola di gioia, ringrazio con tutto il cuore chi ha voluto darmi questo Premio, che mi incoraggia a future ardite visioni e allo stesso tempo mi evoca personalità, volti, spettacoli, progetti che sono emozionanti memorie e storie del teatro. Mi parla del mistero e della grazia del nostro mestiere e del suo gioco che sempre con stupore si rinnova mentre si innesta in una tradizione antica che si perde nel tempo. Riporta in luce il desiderio di incontrarsi e lavorare insieme in nome del valore e del piacere dell’arte nella vita di tutti e di ogni giorno.

Lo dedico quindi, grata a chi mi ha concesso di trovarmi in tanto straordinaria compagnia, a chi non c’è più ma resta nella maestria, a chi mi ha accompagnato e sostenuto fino a qui con qualità e dedizione, a chi lavora con coraggio e passione nella luce e in ombra e a chi ancora non c’è, ma porterà con sé il teatro del futuro”, ha affermato Elena Bucci.

 

Silvia Vittoriano (foto GZPictures)