Musica russa con Pierluigi Camicia a Roma Tor Vergata

Mercoledì 20 febbraio alle 18.00 per i concerti di Roma Sinfonietta presso l’Università di Roma “Tor Vergata” (Auditorium “Ennio Morricone”, Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1) è di scena la grande musica russa col pianista Pierluigi Camicia, che si è conquistato una solida fama internazionale con i suoi recital in Italia, Europa, America ed Estremo Oriente.

Pierluigi Camicia ha suonato alla Scala di Milano, alla Carnegie Hall di New York e in altre importanti sale in Italia, USA, Germania, Svizzera, Spagna, Francia, Polonia, Portogallo, Croazia, Cina. Rivolge particolare attenzione a repertori inusuali, in collaborazione anche con solisti e direttori di fama, cosicché i suoi concerti diventano l‘occasione di proposte musicali poliedriche e affascinanti. Si interessa anche di jazz in qualità di direttore artistico del festival di Ruvo di Puglia, che ha visto la partecipazione di Giorgio Gaslini, Uri Caine, John Taylor e altri famosi interpreti italiani e stranieri.

Le qualità interpretative e l’assoluto dominio della tastiera del Maestro Camicia, associati alla sapiente scelta dei brani in programma, promettono un concerto di grande spessore artistico, che permetterà di penetrare nell’anima e nella genialità creativa dei compositori russi dell’800. Il concerto si apre col più popolare e amato compositore russo, PëtrIl’ič Čajkovskij, di cui si ascolteranno l’incantevole Dumka, una danza tradizionale russa, e Al focolare, Barcarola, due brani tratti dalla sua più famosa raccolta pianistica, Le Stagioni. Si prosegue con Alexandr Skrjabin, di cui Camicia presenta i Cinque preludi op. 16 e la Sonata n. 4 op. 30: questi brani da un lato guardano a Chopin ma dall’altro esplorano un linguaggio musicale nuovo ed originale, tra i più personali e visionari di quegli anni di transizione tra Ottocento e Novecento. In conclusione i coloriti e suggestivi Quadri di un’esposizione di Modest Musorgskij, uno dei più geniali compositori dell’Ottocento, che, proprio perché privo di una formazione accademica in conservatorio, poté esprimere liberamente la propria personalità. Questo suo brano è oggi noto soprattutto nella scintillante orchestrazione che ne ha fatto Ravel, ma è nella sua versione autentica per pianoforte che può essere pienamente apprezzato in tutta la sua originalità.

Mauro Mariani

 

 

 

 

 

Verona diventa comune ciclabile. Il 12 aprile la consegna della bandiera gialla di FIAB

Si parte con la bandiera gialla, ma l’obiettivo sono i 5 bike-smile che attestano l’impegno dell’Amministrazione a favore della ciclabilità.

Verona aderisce a ‘Comuni ciclabili’, progetto di Fiab per premiare quelle amministrazioni che coraggiosamente mettono in pratica concrete politiche per la mobilità in bicicletta. La bandiera gialla di ‘Comune ciclabile’ verrà consegnata ufficialmente il 12 aprile, proprio in municipio, con una cerimonia a cui parteciperanno tutti gli 82 Comuni italiani che hanno aderito all’iniziativa, dei quali 18 capoluoghi di provincia (Torino, Cuneo, Brescia, Trento, Belluno, Vicenza, Pordenone, Bologna, Cesena, Ferrara, Parma, Rimini, Modena, Piacenza, Grosseto, Pisa, Pesaro Pescara, Lecce).

Nel frattempo, Fiab valuterà le azioni messe in campo dal Comune per migliorare la ciclabilità cittadina, sulla base delle quali verranno assegnati da uno a cinque bike-smile, una sorta di punteggio per quanto fatto, ma anche uno stimolo per quanto ancora da fare.

Tra i benefici per gli enti che aderiscono all’iniziativa, l’inserimento nella Guida Comuni ciclabili, che promuove le città e i territori italiani più adatti per essere vissuti e visitati in bicicletta.

Parla di “nuova sfida per l’Amministrazione” l’assessore alla Viabilità e Traffico Luca Zanotto, che ha presentato l’iniziativa insieme al presidente di Fiab Verona Corrado Marastoni.

“Si tratta di un nuovo percorso per rendete la nostra città più a misura di bici, a vantaggio della qualità di vita dei cittadini e dell’ambiente. Con Fiab abbiamo instaurato un rapporto di collaborazione e dialogo, con confronti costanti per intervenire al meglio sul territorio – ha detto Zanotto -. Un esempio è il progetto per la pista ciclabile tra Porta Palio e Castelvecchio, una proposta di Fiab che l’amministrazione sta studiando grazie alla collaborazione e ai consigli di chi, la bicicletta, la utilizza tutto il tempo dell’anno. Ricordo anche il progetto per il collegamento della ciclopista dell’Adige fino al Chievo, una risposta al territorio ma anche a vantaggio del comparto del cicloturismo, cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi anni e che vede Verona in una posizione strategica di assoluto prestigio”.

Non solo infrastrutture. Tra le azioni ‘bikefriendly’, Zanotto ha ricordato i progetti con le scuole e una serie di interventi viabilistici per far sì che, in prossimità di istituti scolastici, i ragazzi possano muoversi a piedi o in bici in tutta sicurezza. Tra questi, la nuova pista ciclopedonale realizzata in via Bertoni e il divieto di transito istituito in vicolo Montanari durante l’orario di uscita dalle scuole. Provvedimenti questi, a tutela degli studenti degli istituti scolastici di zona Cittadella.

La cerimonia del 12 aprile darà inizio ad un intero week end dedicato alla mobilità su bici, visto che Verona è stata scelta per ospitare l’assemblea nazionale di Fiab, il 13 e 14 aprile in Gran Guardia.

Presente in conferenza il responsabile Ufficio Biciclette del Comune Andrea Bellotti.

Roberto Bolis

 

 

 

Una canzone per Amnesty. Il cd

Il cd “Voci per la libertà – Una canzone per Amnesty”, racchiude alcuni dei brani della più recente edizione, la 21esima, del festival che unisce musica di qualità e diritti umani.

L’album si apre con il vincitore per il 2018 del Premio Amnesty Italia nella sezione Big, Brunori Sas con “L’uomo nero”, e con i vincitori del Premio nella sezione Emergenti, i Pupi di Surfaro con “Gnanzou”. Non mancano due degli ospiti dell’edizione 2018: Enrico Ruggeri, con “La badante” e l’ensemble multietnico romano della Med Free Orkestra (con “L’isola di Gulliver”).

Il testo della canzone di Ruggeri merita di certo l’ascolto del disco per la musicalità decisa e facilmente orecchiabile, e il testo dolcissimo, che apre uno spaccato già indagato negli ultimi mesi dal teatro e dalle analisi neuropsichiche sulla condizione in cui vivono le badanti, da qualunque Paese provengano. In modo particolare la capacità di Ruggeri di dire la verità senza messi termine, ma anche senza renderla troppo cruda, non dovendo le canzoni occuparsi di politica in senso stretto. Il lavoro della badante non è soltanto per i soldi, o caricato della paura che la persona, una donna in questo caso, muoia lasciando senza lavoro, ma diventa anche l’unico legame affettivo in una storia personale e in una realtà globale contingente, in cui sembra che nessuno voglia più bene a nessun altro. La canzone sottolinea gesti semplici, quotidiani, come l’acquisto del profumo che più piace ad una bambina che ricorda il passato più del presente e che vive ad intermittenza, tanto come le permette il suo cervello anziano e, forse, malato.

E poi tutti i finalisti del contest 2018 per emergenti, ognuno con due canzoni: da Danilo Ruggero (che con “Agghiri ddrà” ha vinto il Premio della critica) a La Malaleche (Premio del pubblico con “Siamo migranti”), dalle Mujeres Creando (che con “E je parlo ‘e te” hanno vinto il Premio Web Social) a Eleonora Betti (con “Libera”). Sino alla semifinalista Giulia Ventisette, a cui è andato il premio under 35.

Il cd è stato prodotto dall’Associazione Voci per la Libertà con il supporto MiBAC e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”.

Altri testi delle canzoni presentano quadri drammatici dei diritti umani, visti da molte angolature, alcune delle quali rimandano all’impegno di Amnesty International a fare rispettare, nel quotidiano, i dettami della carta suprema, la Dichiarazione Universali dei Diritti dell’Uomo.

 

Alessia Biasiolo

 

Festival Un organo per Roma

 

la Banda dei Carabinieri

Da oggi, 16 febbraio, al10 maggio sei gli appuntamenti a Roma nella Sala Accademica del Conservatorio Santa Cecilia (via dei Greci 18) e nella Basilica dei Santi Cosma e Damiano (via dei Fori Imperiali 1) – tutti a ingresso gratuito – per la sesta edizione del Festival “Un Organo per Roma” ideato da Giorgio Carnini e promosso dalla Camerata Italica in collaborazione con l’Accademia Filarmonica Romana, il Conservatorio Santa Cecilia, l’Istituzione Universitaria dei Concerti, e da quest’anno l’Associazione Nuova Consonanza (anche in virtù delle numerose prime esecuzioni in programma) e con il patrocinio della Dante Alighieri e dell’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo.

Il progetto Un organo per Roma non è solo un festival ma anche e soprattutto un movimento di opinione a cui da diversi anni gli artisti che gratuitamente prestano la loro opera, ed il pubblico stesso, partecipano per sollevare il problema della mancanza nella Capitale di un vero organo nel suo principale sito concertistico, l’Auditorium del Parco della Musica.

L’inaugurazione sabato 16 febbraio (ore 19, Conservatorio) sarà affidata alla Banda Musicale dell’Arma dei Carabinieri diretta dal Magg. Massimiliano Ciafrei, che torna al Festival, questa volta con alcuni “esperimenti” che potrebbero sembrare azzardati, come l’esecuzione del Concerto in sol minore di Poulenc, in cui l’organo dialoga non con gli archi, ma con flauti, clarinetti, ottoni, con tutta una banda!

La rassegna di quest’anno presenta, accanto ai programmi più innovativi, come l’insolito abbinamento di due contrabbassi con l’organo (2 marzo, Conservatorio)‒ in cui saranno rivisitati due celebri e divertenti brani del Maestro per eccellenza del contrabbasso, Giovanni Bottesini, vissuto nel XIX secolo ‒, anche un classico, l’integrale delle Sonate di Mendelssohn, che ascolteremo assieme ad alcune sue composizioni per soli e coro.I due appuntamenti dedicati a Mendelssohn (il 6 aprile e il 10 maggio) si terranno, anziché nella sede storica della Sala Accademica del Conservatorio Santa Cecilia, nell’antica Basilica dei Santi Cosma e Damiano, che ha un’eccezionale acustica e ormai da qualche anno ospita alcuni degli eventi del festival.

Alla fine dell’Ottocento la musica d’organo nelle chiese ‒ soprattutto in Italia ‒ era contaminata dal melodramma a tal punto che persino nel momento dell’Elevazione non era inusuale ascoltare marcette e arie d’opera. Fu dunque necessario procedere ad una pulitura, una “purificazione” del repertorio liturgico. Così nacque la riforma ceciliana, qui testimoniata dal concerto (13 aprile, Conservatorio) dedicato all’organo in Italia, in cui si ascolteranno brani “riformati” accanto a composizioni contemporanee.

Il 4 maggio il Conservatorio ospiterà Mi Buenos Aires perdido: la doppia nostalgia, un omaggio alla memoria di Luis Bacalov, in cui l’organo, assieme ad un vero complesso tipico, si cimenterà con stilemi propri del tango. Oltre alla Suite Baires 1 di Bacalov ascolteremo in prima esecuzione assoluta il melologo che dà il titolo alla serata, recitato da Andrea Giordana su testo di Cesare Mazzonis, musica di Giorgio Carnini.

In sintesi: un organo che non segue i soliti percorsi, ma che si apre ad un fare musicale più universale. Non strumento misterioso per un ascolto riservato a pochi eletti, ma veicolo di “affetti” comuni al grande pubblico. Una voce che speriamo presto possa essere ascoltata anche nel santuario cittadino della musica, che dovrebbe esserle naturale alloggio: l’Auditorium Parco della Musica.

I luoghi del Festival:

Conservatorio Santa Cecilia (via dei Greci 18) concerti alle ore 19

Basilica dei Santi Cosma e Damiano (via dei Fori Imperiali 1) concerti alle ore 18, ingresso gratuito

 

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

 

Andrea Calabresi “Sun, and Close Landscapes”

Dark Embraces dal ciclo Close Landscapes

Giovedì 21 febbraio 2019, alle ore 18, si inaugura a Roma alla MAC Maja Arte Contemporanea (via di Monserrato 30) la personale del fotografo italiano Andrea Calabresi. In mostra una selezione di quindici fotografie in bianco e nero appartenenti alle serie Close Landscapes e The Upper Half; due progetti di lunga durata, aventi per tema il paesaggio, la Luna e il Sole, in cui la tecnica fotografica analogica viene utilizzata per ottenere la massima ricchezza espressiva delle immagini.

Di Close Landscapes (2001-2009) si espongono sei stampe vintage (formato cm 60×120) alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata, stampate dall’autore stesso. La semplice composizione delle fotografie (due bande orizzontali: terra/cielo) e l’accurata attenzione alla resa della luce naturale spingono lo spettatore ad un’intimità contemplativa che restituisce sulla pelle la suggestione del caldo o del freddo, dell’umido o della secchezza della terra e dell’aria che la sovrasta.

La serie debutta nell’autunno del 2006 a New York presso la MV Gallery di Tribeca e l’anno successivo viene presentata a Roma accompagnata da un prezioso volume con la prefazione di Arno Rafael Minkkinen il quale, a proposito di questo lavoro, osserva: “Calabresi dedica un occhio alla perpetua presenza del cielo, l’altro alla palpabile superficie della terra. Tuttavia nessuna gerarchia è mostrata o voluta. Le sue immagini sembrano invece suggerire che ciò che accade nel cielo e ciò che accade sulla terra sia egualmente affascinante. […] Le immagini parlano di eventi naturali, delle armonie e disarmonie del rapporto tra il nostro corpo terreno e la nostra mente fluttuante. […] partecipano dell’eterno dramma del desiderio di portare il paradiso sulla terra e di innalzare il nostro essere terreno verso la sacralità dell’infinito.”

“Il progetto ha due fonti di ispirazione letteraria,” – sottolinea Calabresi – “i primi versi de L’infinito di Giacomo Leopardi e il concetto del verosimile di Alessandro Manzoni. L’intento del mio lavoro è di ridurre, con un’attenta ricerca tecnica, sia l’enfasi estetica che la carica di artificiosità che il mezzo fotografico porta con sé essendo ancora legato al pittorialismo. Cerco di portare l’oggetto alla sua essenza spogliandolo delle sovrastrutture. I miei paesaggi diventano così l’opposto di una ‘veduta’, ne negano proprio la possibilità (come la famosa ‘siepe’). Questo lavoro di sottrazione consente di spostare l’attenzione dal referente alla rappresentazione rendendo le immagini evocative e consentendo agli effetti di luce, alle trame e ai toni di acquisire un valore espressivo dominante.”

Dopo il successo nel 2014 della mostra Moon, la MAC Maja Arte Contemporanea presenta in questa occasione per la prima volta al pubblico, Sun, la seconda parte del progetto The Upper Half (2006-2018), esponendo otto fotografie alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata (cm 50×50) e una stampa ai pigmenti di grande formato (cm 150×190), quest’ultima in edizione unica.

In The Upper Half Andrea Calabresi rende omaggio alle sorgenti luminose per eccellenza: il Sole e la Luna; un’esplorazione dei limiti della stessa visibilità, da una parte la fonte di luce più potente che conosciamo, dall’altra il suo pallido riflesso proiettato sulla Terra dal suo satellite.

Nei grandi cieli diurni, dove il Sole illumina prepotentemente la spettacolare casualità degli eventi atmosferici, Calabresi ricerca la fusione tra la purezza di una visione infantile e la complessità del guardare propria dell’età adulta.

Con una tecnica complessa, che cerca di farsi invisibile per ricreare la semplicità del guardare con i nostri occhi, il fotografo insegue una forma di realismo percettivo dell’immagine, rifiutando qualsiasi deriva pittorica o spettacolarizzazione della visione, senza alterare la prospettiva ed esasperare i toni, proseguendo così l’intento estetico di Close Landscapes.

Andrea Calabresi nasce a Roma nel 1967. Comincia a scattare fotografie e a lavorare in camera oscura fin da bambino. Inizialmente autodidatta deve la formazione successiva a James Megargee e ad Arno Rafael Minkkinen.

E’ fotografo professionista dal 1990, lavorando in vari campi, ma soprattutto in fotografia d’architettura. Nel 1996 apre a Roma un laboratorio di stampa fine art in bianco e nero e si concentra sullo studio della tecnica, i progetti artistici, la ricerca storico critica e l’insegnamento. Insegnamento che tutt’oggi svolge presso Corsi Foto Analogica, Spazio Labò, il Toscana Photographic Workshops (TPW) dal 2003 e la Syracuse University (New York) dove è visiting professor dal 2004.

Il suo lavoro artistico si incentra su progetti di lunga durata, come le vedute urbane di Domande sul senso dello spazio (1995-2002), i paesaggi di Close Landscapes (2001- 2008) e The Upper Half (2006-2018).

La mostra è nel programma della manifestazione MFR19

Mese della Fotografia a Roma, 1-31 marzo 2019

organizzata dall’associazione FARO

MACMaja (anche per l’immagine)

Simon Boccanegra al Teatro Carlo Felice fino al 19 febbraio 2019

“Simon Boccanegra”, foto di  Marcello Orselli –  ed. 2015 

Stasera, venerdì 15 febbraio, alle ore 20.00, al Teatro Carlo Felice di Genova, va in scena il Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi (libretto di Francesco Maria Piave, con aggiunte e modifiche di Arrigo Boito, tratto dal dramma Simón Bocanegra di Antonio García Gutiérrez). L’opera, andata in scena nel 2015 in occasione   dell’ inaugurazione della stagione quale omaggio al capoluogo ligure e alla sua storia, è ambientata, come è noto, nell’epoca in cui nel ‘300 Genova era Repubblica Marinara, tra lotte per il potere, amori contrastati e conflitti tra etica e politica. La versione è quella definitiva in un Prologo e tre Atti approntata da Verdi ventiquattro anni dopo l’originaria versione veneziana e andata in scena per la prima volta al Teatro alla Scala il 24 marzo 1881.

Sul podio, a dirigere l’Orchestra del Teatro Carlo Felice, Andriy Yurkevich, ucraino, Direttore musicale del Teatro Nazionale di Chisinau (Moldavia), musicista che vanta un repertorio che spazia da Mozart ai capolavori del belcanto e verdiani, con una naturale predisposizione verso i maggiori compositori russi, recentemente applaudito a Genova il 18 gennaio in occasione del Gala Jessica Pratt-Michael Spyres.

“Simon Boccanegra”, foto di  Marcello Orselli –  ed. 2015 

L’opera andrà in scena nell’allestimento del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo (prodotto nel 2016 dal Teatro Carlo Felice e dal Teatro La Fenice di Venezia) mentre la regia e le scene di Andrea De Rosa sono riprese da Luca Baracchini. “Sono rimasto fedele al testo – scrive De Rosa – cercando di esaltare quello che secondo me può esserne considerato l’elemento chiave: il mare. Per un uomo di mare come Simone è importante avere sempre un orizzonte visibile, ma il dolore e i palazzi del potere gli precludono la vista di questo orizzonte. Al mare ho attribuito un’importanza primaria rendendolo presente, in forme sempre diverse, per tutta la durata dello spettacolo.“

La messa in scena si avvale delle preziose collaborazioni di Alessandro Lai (Costumi) e di Pasquale Mari (Luci e Video Designer), che, per le sue proiezioni, ha utilizzato riprese di scorci realizzate in Liguria.

“Simon Boccanegra”, foto di  Marcello Orselli –  ed. 2015 

Sul palcoscenico si alterneranno due cast prestigiosi: il baritono Ludovic Tézier e Alberto Gazale nel ruolo di Simone, il soprano Vittoria Yeo e Angela Nisi (Amelia), il genovese Francesco Meli, Matteo Desole (Gabriele Adorno), Giorgio Giuseppini, Roman Lyulkin (Fiesco), Leon Kim (Paolo Albiati), Luciano Leoni (Pietro); Simona Marcello e Alla Gorobchenko (l’Ancella di Amelia) mentre Luisa Baldinetti mimerà il personaggio del fantasma di Maria.

In collaborazione con l’ Associazione Culturale A Cumpagna è stata attivata un’attività promozionale per la divulgazione storica dell’opera finalizzata alla visione della produzione che andrà in scena.

Sinergia con Palazzo Ducale: a partire dal 12 febbraio apertura straordinaria della Torre Grimaldina per visite guidate esclusive e riservate al pubblico dell’opera (sarà necessario esibire il titolo di accesso all’opera).

Intervento musicale con cantanti solisti del Teatro Carlo Felice su arie celebri dell’opera, data e sede da definire

Reciprocità per biglietti ridotti alle mostre “Paganini Rockstar” e Monet e viceversa Simon Boccanegra

Esposizione di un costume di scena nello scalone di Palazzo Ducale

Proiezione su maxi schermo nell’atrio di Palazzo Ducale del manifesto monografico

Per maggiori informazioni consultare il sito http://www.carlofelice.it

Sinergia con Museo di Sant’Agostino: possibilità reciproca di visitare il Museo per gli spettatori dell’opera e assistere alle recite dell’opera per i visitatori del Museo a prezzo ridotto e promozionale.

SIMON BOCCANEGRA

Melodramma in un prologo e tre atti di Francesco Maria Piave

con aggiunte e modifiche di Arrigo Boito

dal dramma Simón Bocanegra di Antonio García Gutiérrez

Musica di Giuseppe Verdi

Direttore Andriy Yurkevich

Regia e scene Andrea De Rosa, ripresa da Luca Baracchini

Costumi Alessandro Lai

Light e video designer Pasquale Mari

Personaggi e interpreti principali:

Simon Boccanegra

Ludovic Tézier (15-17)

Alberto Gazale

Amelia

Vittoria Yeo (15-17)

Angela Nisi

Gabriele Adorno

Francesco Meli (15-17)

Matteo Desole

Fiesco

Giorgio Giuseppini(15-17-19)

Roman Lyulkin

Paolo Albiati

Leon Kim

Pietro

Luciano Leoni

Un’ancella di Amelia

Simona Marcello (15-16)

Alla Gorobchenko

Fantasma di Maria

Luisa Baldinetti

Allestimento

Teatro Mariinskij di San Pietroburgo

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice. Maestro del Coro Francesco Aliberti

Repliche: Sabato 16 febbraio – (F) 15.30; Domenica 17 febbraio – (C) 15.30; Martedì 19 febbraio – (B) 20.00

Marina Chiappa (anche per le fotografie)

Gli Ottoni Sistina in concerto

 

 

Mercoledì 13 febbraio 2019 alle 18.00 la stagione di Roma Sinfonietta presso l’Università di Roma “Tor Vergata” (Auditorium “Ennio Morricone”, Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1) propone un concerto degli Ottoni Sistina, il gruppo di strumenti che completa l’organico musicale della Cappella Pontificia Sistina, dove affianca il famoso e plurisecolare coro che da cinque secoli accompagna le funzioni religiose celebrate dal papa stesso.

Sono dodici musicisti di grande talento, ognuno dei quali ha anni di collaborazionicon le più importanti orchestre italiane. In occasione del Giubileo del 2000 iniziano la loro collaborazione con il prestigioso coro della Sistina e nel 2010 sono stati scelti come gruppo di ottoni per riportare in Vaticano la tradizione delle “Trombe d’Argento”, l’inno che nei secoli passati veniva suonato durante le solenni celebrazioni presiedute dal Papa in San Pietro. Svolgono anche un’intensa attività concertistica, ottenendo ampi consensi dalla critica. Hanno inciso per la “Libreria Editrice Vaticana” e alcune loro esecuzioni dal vivo durante le celebrazioni nella Basilica di S. Pietro sono state inserite in tre cd della prestigiosa casa discografica Deutsche Grammophon, che nel 2018 ha pubblicato “The Silver Trumpets”,un cd interamente dedicato a loro, contenente la musica per ottoni eseguita durante le celebrazioni presiedute dal Santo Padre. Questo cd contiene musiche di Gabrieli, Bach, Silveri, Gounod, Longhi e Buonamente.

Proprio alcuni di questi compositori– Giovanni Gabrieli, Johann Sebastian Bach e Giovanni Battista Buonamente – saranno eseguiti nella prima parte di questo concerto, che prosegue con brani di ben diverso carattere, come la Marcia trionfale dell’Aida diVerdi, Unamericano a Parigi diGershwin e unomaggio a NinoRota, ricavato dalle sue musiche per i film di Fellini e altri grandi registi. Inoltre MrJums e Kraken, due brani di ChrisHazell, compositore inglese contemporaneo che ha ottenutograndi successi con la sua musica dedicata agli ottoni.

Mauro Mariani (anche per la fotografia)