Ottocento, il nuovo spettacolo messo in scena dal CTB di Brescia

 ph Aleksandra Pawloff 

Tornano a calcare il palcoscenico della Leonessa d’Italia Elena Bucci e Marco Sgrosso con un’intelligente lavoro che cavalca le gesta culturali italiane del secolo d’oro della nostra recente cultura, l’Ottocento che dà il titolo alla piece. Nel piccolo e accogliente teatro Santa Chiara-Mina Mezzadri di Brescia, prende così forma l’atterraggio di Mary Poppins di cui si vede la figura nera su un velo di memoria e di ricordo; quel velo che troppo spesso ci offusca, in un’era che guarda sempre all’introito che la cultura può dare, ma senza conoscerla. E,quel che è peggio, disconoscendola addirittura.

Così, arriva in teatro una coppia, che ravvia il ricordo percorrendo trame e spartiti, rapendo il pubblico di fiabesco e di nostalgia. Ripetuti gli applausi conclusivi e molte le chiamate dei due attori, meritatamente premiati per questa drammaturgia originale di cui sono autori e registi, nonché interpreti. Un lavoro colto, adatto a chi ha letto Poe, ammirato Van Gogh, è un po’ inorridito con Baudelaire, ma godibile anche per coloro che non sanno nulla di tutto ciò e ascoltano la narrazione di un periodo spumeggiante di balli, fruscianti vestiti, caffè, musica e avventurose scoperte, dentro e fuori dell’essere umano. Ecco comparire Emily Dickinson con la sua triste storia e i suoi inimitabili poemi, sullo sfondo della Parigi di Toulouse Lautrec o di Boldini, mentre Dumas e Verdi si contendono “Traviata” osservati da Cechov, Hugo, Dostoevskij e altri. Passato e presente si incrociano e si allontanano, rendendo lo spettacolo vivace, accattivante e da non perdere.

Eccellente la recitazione di Bucci e Sgrosso, capaci di non cadere nel ridondante, di interessante lo spettatore e di stimolarlo nella fantasia e nella curiosità per tutta la durata dello spettacolo.

 

Alessia Biasiolo

le due foto di scena sono di Umberto Favretto

 

Frida’s Mood

 

In occasione della Design Week milanese, fino a lunedì 23 aprile, il Grappa Store Milano ospita Frida’s Mood, un’esposizione di opere dedicate a Frida Kahlo, in cui diversi artisti hanno reinterpretato con varie tecniche la femminilità della famosa pittrice messicana.

Quadri, cianografie e lavori in paper cutting, a cui si aggiunge il Decant’Art Mazzetti d’Altavilla dedicato a Frida Kahlo, un elegante decanter in vetro soffiato e dipinto a mano con all’interno Grappa di Arneis, si fondono all’interno del Grappa Store in un mix armonico di design, arte e qualità, ricreando un’ambientazione unica che diventa un inno alle donne e racconta attraverso immagini, oggetti e parole la loro identità.

Francesca Meana, artista e promotrice di Frida’s Mood, Vincenzo Musacchio, Ludmilla Radchenko e Sylvia Sosvonska sono gli autori delle opere ospiti al Grappa Store Milano che, con creatività e talento, raccontano in modo nuovo un’artista diventata icona e ispirazione per diverse generazioni.

 

Frida’s Mood al Grappa Store Milano

Via Marghera 14 – 20129 Milano

Fino a lunedì 23 aprile

Orari: dalle 10 alle 20

 

Claudio Galletto

ModiglianaDOC è la festa del Sangiovese “di montagna”

La piazza, la stella. La grande festa del sangiovese a Modigliana (FC) oggi ha la forza delle 12 cantine che fanno capo al gruppo “Stella dell’Appennino”, un sodalizio nato nel 2017 che punta a valorizzare la produzione “di montagna” dell’Appennino più alto dai suoli poveri di marne e arenarie. Appuntamento con “ModiglianaDOC – Sangiovese in festa” sabato 21 e domenica 22 aprile. «Siamo in piazza insieme al paese» spiega Emilio Placci dell’azienda Il Pratello «perché il Sangiovese fine ed elegante di queste montagne è diventato simbolo di tutta la comunità di Modigliana e quindi deve stare in piazza, dentro alla festa popolare che da sempre lo promuove. Con la sua gente». Con la Pro Loco che organizza la festa, ci sono infatti tutte le cantine del comune: Agrintesa, Balía di Zola, Canova San Martino in Monte, Casetta dei Frati, Castelluccio, Il Pratello, Il Teatro, La Pistona, Lu.Va., Mutiliana, Torre San Martino, Villa Papiano.

Si parte il sabato pomeriggio, ore 17, con il concorso “Amatori del Sangiovese” in piazza Don Minzoni. Alle ore 19.30 Ceningiro, la cena itinerante in giro per il centro storico del paese, tra musica e animazione. In piazza Don Minzoni sarà anche in funzione l’Osteria.

Domenica 22 si parte alle ore 8 con “Trippa a Colazione”, trippa e un bicchiere di Sangiovese come da antica tradizione locale. Dalle ore 9.30 per le vie del centro storico ci sarà il mercato di prodotti tipici e di artigianato locale. Alle 12 pranzo al Mercato Coperto, mentre in piazza Don Minzoni sarà sempre in funzione l’Osteria. Alle 14.30 aprirà anche lo stand con degustazione dei vini prodotti dalle cantine aderenti alla festa (vini che accompagneranno anche la cena itinerante del sabato e il pranzo al Mercato Coperto). Durante tutta la giornata musica e animazione.

«Il vino deve essere un racconto quotidiano, pieno di gente e storie. Di invenzioni e generazioni che si scontrano e si ritrovano. Il racconto del vino vive dentro alle giornate della gente e noi abbiamo il dovere di lasciarcelo. Solo con questa confidenza si può puntare più in alto, l’ambizione di Modigliana deve partire dalla testimonianza della gente del paese». A parlare è Luca Monduzzi, titolare insieme alla moglie Stefania Montanari dell’azienda Il Teatro. Insomma una grande festa popolare per il territorio romagnolo che è la rivelazione degli ultimi anni, sempre più apprezzato in Romagna e nel mondo e sempre più radicato tra le sue montagne, in quell’Appennino che unisce Romagna e Toscana.

 

Pierluigi Papi

“L’arte di produrre Arte. Competitività e innovazione nella Cultura e nel Turismo”

Terzo volume di una collana che si occupa de “L’Arte di produrre Arte”, “Competitività e innovazione nella Cultura e nel Turismo” fornisce un’immagine della dimensione e delle dinamiche dell’Industria Culturale e Creativa (ICC) italiana in confronto con quella di altri Paesi europei, indagando in modo particolare il comparto dell’industria culturale legato all’innovazione.

Il tema dell’innovazione, al centro di questo Rapporto riguarda quella prodotta dalla rivoluzione informatica e dalla diffusione del digitale che ha modificato sia le modalità di produrre e consumare cultura, sia il rapporto fra domanda e offerta nel settore turistico. Il volume fornisce indicazioni e riflessioni volti a migliorare le politiche pubbliche e a contribuire a rendere il tessuto imprenditoriale italiano legato alla ideazione, produzione e diffusione di contenuti culturali e creativi più solido e competitivo.

L’indagine realizzata dall’Associazione Civita sulle Industrie Culturali e Creative (ICC), al fine di procedere ad un confronto internazionale e porre in evidenza i cambiamenti strategici in atto nei principali paesi europei (Germania, Francia, Spagna e Regno Unito), ha utilizzato le definizioni di ICC e di occupazione culturale totale date dall’Eurostat che sono in linea con quelle di altre istituzioni internazionali come l’Unesco.

Facendo ricorso ai dati ufficiali, si rilevano risultati meno positivi di quelli derivanti da molte delle indagini empiriche condotte in Italia. A fronte di un puntare sul terziario e sulla cultura considerata universalmente nostro vanto, ci sono pochi investimenti, e spesso è l’attività personale a fare la differenza, a fronte di riduzione delle risorse economiche e umane.

Nell’ampissimo nostro patrimonio culturale, sono moltissimi gli spazi non utilizzati per far crescere il settore e la sua importanza per l’economia nazionale e lo sviluppo locale.

Ad esempio, a proposito di occupazione culturale totale (comprensiva sia degli occupati nelle imprese dell’ICC che di tutti coloro che svolgono una funzione culturale e creativa nel settore pubblico, nel terzo settore o in uno degli altri settori dell’economia), l’indagine rileva che nel 2015 in Italia, è stata di poco superiore alle 614mila unità con un significativo aumento (+3,7%) rispetto al 2011; confrontando il dato italiano con quello di altri Paesi europei si rileva che in Germania sono circa il doppio di quelli italiani e nel Regno Unito circa l’84% in più.

L’importanza dell’ICC per l’economia di un Paese è stata analizzata sulla base di differenti indicatori. Prendendo in considerazione il contributo dell’occupazione culturale a quella totale di ciascun Paese, si ricava sia che gli altri Paesi europei fanno meglio dell’Italia, sia che l’importanza dell’ICC per tutte le economie nazionali considerate è piuttosto modesta.

Il valore più elevato è quello del Regno Unito dove nel 2015 il cultural employment contribuisce per il 3,6% alla creazione dell’occupazione totale del Paese. Il peso occupazionale dell’insieme delle attività culturali e creative è in Italia pari al 2,7%, in linea con il dato della Francia, ma inferiore a quello rilevato per la media dell’Europa a 28 (2,9%).

L’indagine ha provato a dare una risposta ad una domanda di fondo che trae origine dai dati quantitativi ufficiali: se non è la dimensione economica, quali sono le ragioni che rendono il settore culturale e creativo strategico per le economie nazionali e territoriali?

Le principali sono due.

La prima è che in tutti i Paesi l’occupazione culturale ha subito meno gli effetti della crisi.

La capacità delle industrie culturali e creative di reagire meglio agli shock negativi dei contesti, è stata diversa da Paese e Paese. Pur se in Italia, la domanda di cultura è diminuita meno di altre, la reazione del settore alla crisi ha messo in evidenza che è necessario innovare di più e allargare il mercato (interno ed estero) dei prodotti culturali ideati e realizzati in loco.

La seconda è ancora più importante dal punto di vista economico.

La rivoluzione informatica sta modificando in maniera significativa il modo di produrre cultura, consentendo di scomporre i processi produttivi, nonché di delocalizzare quelle a minor valore aggiunto. Con la scomposizione e delocalizzazione del ciclo, il mercato dei prodotti culturali e creativi si estende, assumendo una dimensione sempre più internazionale. I pochi dati ancora a disposizione rivelano che il mercato mondiale è cresciuto nell’ultimo decennio a ritmi elevati. L’export di cultural good (i prodotti culturali destinati al consumo finale) ha superato i 212 miliardi di dollari e nel periodo 2009-2013 è cresciuto del 42,5%. A queste cifre bisogna aggiungere poi l’export dei servizi culturali, di più difficile rilevazione statistica. Il dato disponibile (2012) e limitato ai Paesi più industrializzati, valuta a poco più di 100 miliardi di dollari l’export di questi servizi che per i Paesi europei e per gli USA è più elevato di quello dei cultural good.

Si tratta di dati consistenti e la nascita di un network internazionale di scambio dei prodotti intermedi per il settore culturale e creativo crea grandi potenzialità di sviluppo per l’intera industria in quanto i suoi prodotti rappresentano input per molti altri processi produttivi. Potenziando (qualitativamente e quantitativamente) le reti di interconnessione il settore potrà offrire un vantaggio competitivo a se stesso e alle attività collegate. Per l’Italia, che già presenta un saldo positivo negli scambi internazionali, si aprirebbero grandi possibilità per gli scambi internazionali di cultural good e di prodotti intermedi e di conseguenza si potenzierebbe la capacità del settore di creare reddito e occupazione qualificata.

Per l’Italia tutto ciò richiede un cambiamento delle politiche di sostegno al settore che devono puntare a sviluppare competenze e know-how che permettano alle imprese e alle attività di localizzarsi nelle attività a più alto valore aggiunto. Il sostegno deve essere ad ampio spettro, non solo finanziario, ed investire le attività formative, una più stretta collaborazione tra pubblico-privato, la definizione di standard e regolamentazioni internazionali e, insieme, rafforzare il ruolo di istituzioni che preservano il know-how e i contratti.

In misura ancora maggiore la rivoluzione digitale ha reso attrattivo per nuove fasce di fruitori (il “turista creativo”) sia il consumo delle tradizionali attività culturali (dalle performing art alle visite museali) che quelle attività legate alla cultura di un territorio (dalla moda al design, dall’artigianato all’industria del gusto) o all’industria della comunicazione e dell’audiovisivo (ad esempio il cineturismo).

Il Rapporto rileva, dunque, una tendenza di crescita per tali turismi creativi potenzialmente capace di sostenere l’economia di aree del Paese che non fanno parte degli attuali attrattori turistici. Se il mercato di sbocco dei beni e dei servizi culturali non è più costituito solo da “consumatori” nazionali ma da “buyer internazionali” di beni e servizi intermedi, risulta quanto mai necessario incrementare la competitività delle imprese dell’ICC rispetto a questi nuovi acquirenti.

Efficaci politiche di sostegno devono, pertanto, puntare ad una più stretta collaborazione tra pubblico e privato, tra scuola e impresa oltre che ad incentivare l’innovazione dei processi di istruzione e formazione relativi alle professioni richieste dall’ICC.

Il volume, ricerca interessante e complessa, presenta molti spunti per coloro che operano nel settore, ma anche per studenti e ricercatori, nonché per le persone che amano la cultura e vogliono documentarsi meglio su ciò che significa realmente dal punto di vista economico, non sottovalutando l’aspetto di marginalità che spesso assume negli interessi collettivi e anche politici, quando invece dovrebbe essere davvero utilizzata come un bene aziendale (dell’azienda Italia), pur se trattata con i guanti di velluto di chi sa quanto sia un bene prezioso.

 

Pietro Antonio Valentino (a cura di): “L’arte di produrre Arte. Competitività e innovazione nella Cultura e nel Turismo”, Marsilio Editori,Venezia, 2017, pagg. 308.

 

A.B.

Tiziano e la pittura del Cinquecento tra Venezia e Brescia

Alessandro Bonvicino detto il Moretto, “Sacra Famiglia con San Giovannino”, c. 1535

La grande mostra della primavera, allestita nel Museo di Santa Giulia di Brescia, sarà dedicata a Tiziano e alla pittura del Cinquecento tra Venezia e Brescia. Il progetto espositivo ruoterà infatti attorno al grande pittore veneto, in ragione innanzitutto delle sue due fondamentali imprese bresciane: il polittico realizzato per il vescovo Altobello Averoldi tra il 1520 e il 1522 nella collegiata dei Santi Nazaro e Celso, e le tre tele con le Allegorie di Brescia, realizzate molti anni dopo, negli anni sessanta del Cinquecento, per il salone della Loggia, andate poi distrutte durante l’incendio del 1575.

Alla mostra è strettamente collegata la riapertura della Pinacoteca Tosio Martinengo, finalmente nella sua sede storica di Piazza Moretto, dopo 9 anni di chiusura, nelle cui collezioni sono presenti alcuni straordinari esempi della cultura artistica di Brescia e Venezia nel Cinquecento. La connessione tra i due eventi è resa ancor più significativa dalla scelta di istituire un unico biglietto di ingresso per la visita della mostra, della Pinacoteca Tosio Martinengo e del Museo Diocesano fino al 1 luglio 2018. Il progetto è inoltre completato da un articolato itinerario di visita che comprende la Collegiata dei Santi Nazaro e Celso (dove è tutt’ora conservato il Polittico Averoldi), il santuario di Sant’Angela Merici e numerose altre chiese a Brescia e nel territorio della provincia.

Tiziano, Polittico Averoldi, c. 1520-1522

L’evento espositivo, promosso da Comune di Brescia e da Fondazione Brescia Musei e organizzato da Civita Mostre, prosegue la tradizione delle mostre dedicate ai grandi maestri della pittura antica e sarà l’occasione per valorizzare i capolavori di Tiziano, per ripercorrere l’eco suscitata dalla sua opera presso i maggiori pittori bresciani del tempo, da Girolamo Romanino al Moretto e a Giovan Girolamo Savoldo e infine per riscoprire le vicende relative alla decorazione e ai progetti di ampliamento del Palazzo della Loggia che videro coinvolto anche Andrea Palladio.

Si tratta pertanto di una iniziativa che permetterà di ripercorrere, in modo appassionante, l’influenza che il grande pittore ebbe sugli sviluppi della pittura bresciana. Il complesso Averoldi, infatti, rappresenta uno spartiacque nella storia della pittura bresciana del Cinquecento, in quanto il suo arrivo in città provocò reazioni a catena negli esponenti più ricettivi dell’arte locale.

Lo dimostra il fatto che tanto la formazione di Romanino, collocabile a partire dalla fine del primo decennio del Cinquecento, così come quella di Moretto, di poco successiva, si giocano in un rapporto costante con gli esemplari di Tiziano, conseguenza anche della giovanile frequentazione del contesto lagunare da parte dei due artisti.

Caso in parte diverso fu quello di Savoldo, per il quale il rapporto con Tiziano si stabilì solo in coincidenza con il definitivo trasferimento del pittore a Venezia, avvenuto intorno al 1515, quando l’artista aveva circa 35 anni.

Oltre che sul piano strettamente stilistico, la famigliarità degli artisti bresciani con Tiziano e con l’ambiente veneziano trova un’importante conferma nella condivisione di simili tipologie di rappresentazione, in particolare per quanto riguarda i dipinti per la devozione privata.

Per rendere chiaro questo percorso il curatore della mostra, Francesco Frangi, con il supporto di un prestigioso comitato scientifico, ha selezionato oltre cinquanta capolavori, provenienti da importanti istituzioni museali, italiane e internazionali, come la Pinacoteca di Brera, il Museo Poldi Pezzoli e le Civiche Raccolte d’Arte del Castello Sforzesco di Milano, i Musei Capitolini e la Galleria Borghese di Roma, la Galleria Palatinadi Palazzo Pitti di Firenze, l’Accademia Carrara di Bergamo, il Museo di Palazzo Bianco e di Palazzo Rosso di Genova, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, la Pinacoteca Ala Ponzone di Cremona, la Galleria Sabauda di Torino, il Museo del Prado di Madrid, il Liechtenstein Museum e il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Museo di Belle Arti di Budapest, il Museo Puškin di Mosca, la National Gallery di Washington.

Divisa in 6 sezioni, in un allestimento curato dallo studio degli architetti Giovanni Tortelli e Roberto Frassoni, la mostra consente di ripercorrere l’influenza di Tiziano sugli sviluppi della pittura bresciana e di scoprire, attraverso una sequenza di confronti ravvicinati, in che misura le sue ricerche coloristiche vennero interpretate dai maggiori protagonisti dell’arte locale.

Un’audioguida inclusa nel biglietto di ingresso è a disposizione di tutti i visitatori per arricchire il percorso di visita. Un ricco catalogo è curato da Silvana Editoriale.

Per completare l’offerta culturale legata alla mostra, sono previste diverse attività dedicate alle scuole ma anche al pubblico adulto. Un nutrito programma didattico è stato predisposto per coinvolgere gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, attraverso visite guidate, laboratori e percorsi tematici condotti dagli operatori dei Servizi educativi di Fondazione Brescia Musei. Per il pubblico extra-scolastico sono invece previste per gli adulti visite guidate che uniscono alla mostra approfondimenti in città e sul territorio, specifiche attività per le famiglie e cicli di conferenze per tutti gli appassionati che vogliono indagare specifiche tematiche legate al Rinascimento. Lo splendore dell’epoca rinascimentale viene indagato anche attraverso altri linguaggi espressivi, grazie alla collaborazione con alcune prestigiose realtà culturali cittadine come il Centro Teatrale Bresciano e il Conservatorio di Brescia Luca Marenzio. Completa il programma la ricca rassegna di film del cinema Nuovo Eden che racconta questo straordinario periodo storico artistico.

 

Tiziano e la pittura del Cinquecento tra Venezia e Brescia

Brescia, Museo di Santa Giulia, Via Musei 81/b

Fino al 1 luglio 2018

Orari: fino al 15 giugno: mart. – merc. – ven. – sab. – dom. dalle h. 9.00 alle h.18.00; giov. dalle h. 9.00 alle h. 22.00

Dal 16 giugno al 1luglio: mart. – merc. – ven. – sab. – dom. dalle h. 10.30 alle h.19.00; giov. dalle h. 10.30 alle h. 22.00. La biglietteria chiude un’ora prima

 

Barbara Izzo

Una nave di libri

Dal 21 al 24 aprile, a bordo della Cruise Barcelona della Grimaldi Lines salperà dal porto di Civitavecchia Una Nave di Libri per Barcellona 2018, evento imperdibile che ospiterà a bordo scrittori, registi e attori in viaggio verso Barcellona.

La nave salperà il 21 aprile dal Porto di Civitavecchia, farà una tappa il giorno successivo a Porto Torres dove si imbarcherà una delegazione composta da rappresentanti istituzionali, musicisti, produttori agroalimentari  con la partecipazione dello chef algherese Cristiano Andreini che, a conclusione del progetto Suoni e parole della Sardegna in Spagna curato dalla Thorn & sun communication, daranno vita a concerti, laboratori e degustazioni per i partecipanti  alla Nave dei libri e per i  tour operator spagnoli invitati a bordo per presentare  la Sardegna e le sue ricchezze naturalistiche e culturali.
La Nave approderà a Barcellona alla vigilia della Giornata mondiale del libro. La Festa di San Giorgio nel capoluogo catalano si celebra in forma del tutto particolare: Barcellona si riempie di rose, libri, poeti e scrittori coinvolti in centinaia di eventi culturali che animano l’intera città. Durante la giornata è usanza che gli uomini regalino una rosa alle donne e ne siano contraccambiati con un libro.

“L’idea dei Catalani – sottolinea Sergio Auricchio, ideatore della Nave dei libri – di associare la Rosa, simbolo dell’amore, al Libro, simbolo della cultura, è di grande impatto emotivo”. Ma anche il viaggio sarà un evento: “Sulla Nave – aggiunge il nuovo direttore di “Leggere:tutti” Carlo Ottaviano – saliranno scrittori, poeti, attori, cantanti e musicisti dando vita a numerosi eventi sia all’andata che al ritorno e le ore di navigazione voleranno via”.

La giornata del 23 aprile, proclamata dall’Unesco Giornata mondiale del libro nella data simbolica in cui ricorre l’anniversario della morte degli scrittori Miguel de Cervantes e William Shakespeare, è molto sentita in Catalogna. La festa del Dia de Sant Jordi nacque infatti come opposizione al franchismo individuando la cultura come il migliore mezzo di lotta al fascismo.

Tra coloro che hanno già confermato la loro presenza a bordo: l’”autrice rivelazione” Cristina Caboni con l’ultimo romanzo La rilegatrice di storie perdute (Garzanti); lo scrittore e politico Mario Capanna con Noi tutti (Garzanti) che individua un fil rouge tra il ‘68 e il prossimo futuro; la giornalista e nostra collaboratrice Fiorella Cappelli che intervisterà alcuni autori a bordo; Antonella Cassanelli con L’uovo del sergente (Albatros); Claudio Damiani, una delle voci più significative della poesia italiana contemporanea, che presenterà sulla Nave Cieli Celesti (Fazi) e Heroes y otros poema (Pee-Texps) all’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona; Renato Ferrari con Quota 80 (Fondazione Argentina Altobelli); Marco Belocchi e Maria Letizia Avato con Il curioso incontro delle parallele (Centro Studi Tindari Patti); Assunta Gneo con Tira fuori l’anima (Europa Edizioni); Maria Rita Guerra con il libro per grandi e piccoli Tutti i bambini sono bravi…ma i grandi non lo sanno!!! (Agra Editrice); il giornalista e scrittore Roberto Ippolito con un  libro-rivelazione, Eurosprechi (Chiarelettere); Riccardo Mazzeo che presenterà il libro scritto con Zygmunt Bauman Elogio della letteratura;   Haidar Hafez, candidato Nobel per la Pace, con Lezioni di pace. Il Corano, l’islam e il terrorismo spiegati ai miei allievi; lo scrittore e viaggiatore per gli oceani Simone Perotti con il magnifico Atlante delle isole del Mediterraneo (Bompiani); Irma Kurti,  premiata autrice albanese con In assenza di parole (Kimerik), Massimo Lugli, noto giornalista e scrittore, inviato  de la Repubblica per la cronaca nera e autore di romanzi gialli con Il criminale (Newton Compton); lo scrittore ed esperto di narrativa di viaggio Vittorio Russo con Transiberiana (Sandro Teti editore); lo scrittore  Fabio Stassi una  certezza nel panorama editoriale italiano con i suoi ultimi libri La lettrice scomparsa e Angelica e la cometa (Sellerio); la scrittrice, sceneggiatrice, paroliera Carla Vistarini (autrice di indimenticabili canzoni per Ornella Vanoni, Mia Martini, Mina e molti altri) con il suo ultimo romanzo Se ricordi il mio nome (Corbaccio) intervistata da Fiorella Cappelli.
Inoltre, sulla nave parteciperà il collettivo teatrale Voci nel deserto con gli attori che riproporranno  brani di scrittori, filosofi, poeti scritti  decine  ed anche centinaia di anni fa, ma che ancora oggi sono di drammatica attualità (“La raccolta differenziata della memoria)”.

Spazio alla musica con i concerti di Davide CasuClaudia Crabuzza e Caterinangela Fadda; il Coro polifonico di Atzara,  che si terranno tutti al Porto di Barcellona il 23 aprile (“Suoni e parole della Sardegna in Spagna”)
Infine, per festeggiare l’anniversario di Gioachino Rossini, sarà proposta un’intervista immaginaria al grande compositore, accompagnata dalla sua musica, con testi di Gianni Zagato e voce di Gino Manfredi.

NB L’iniziativa è riservata agli abbonati di Leggere:tutti; chi non lo fosse deve sottoscrivere o rinnovare l’abbonamento annuale.

 

Elisabetta Castiglioni

 

“Outside the Ivory Tower” a Milano

È stata inaugurata ieri sera al Laboratorio Formentini per l’Editoria in via Marco Formentini a Milano (17-22 aprile) la mostra ” Outside the Ivory Tower: creativity makes a better life” organizzata in occasione del Fuorisalone 2018 dal Guangzhou National Advertising Industrial Park e dalla Guangzhou Academy of Fine Arts (GAFA), che insieme formano una delle realtà più all’avanguardia del sud della Cina nell’ambito del design e dell’industria pubblicitaria, dove si integrano perfettamente sviluppo industriale, universitario e ricerca.

Una possibilità di networking per aziende, agenzie, professionisti e università, che ha già all’attivo la nascita di numerosi brand e progetti di design su scala internazionale, e che guarda con crescente interesse all’industria culturale italiana in un’ottica di investimenti e partnership.

Curata dal designer e creativo Cao Xue, responsabile del Guangzhou National Advertising Industry Park, organizzata in collaborazione con TVN Media Group col patrocinio della Fondazione Italia Cina, la mostra/evento di Milano è il riflesso di un paese che attraverso il proprio design vuole far conoscere la propria cultura e aprirsi al mondo, e che sotto la spinta del piano “Made in China 2025”, sta puntando a un ripensamento della propria industria.

da sinistra: Cao Xue, Mario Zanone Poma, Rino Moffa

CAO XUE, curatore della mostra: “Milano è una città fantastica. Le stime dei visitatori attesi per il Salone del Mobile, oltre 400 mila, ci fa pensare che il design ha ormai raggiunto i numeri del fashion, e che fashion, design e innovazione si equivalgono. Milano mostra chiaramente che il design esprime la cultura di un Paese. Questa mostra vuole facilitare lo scambio tra due culture, quella italiana e quella cinese. La realtà di Guangzhou è unica e rara nel suo dialogo tra industria e ricerca accademica”.

FILIPPO FASULO, Coordinatore Scientifico Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia-Cina: “La nuova Cina punta su qualità, innovazione e industria creativa, combinando la ricerca accademica con lo sviluppo industriale. Il piano “Made in China 2025″ lanciato nel 2015, che mira a rinnovare completamente la produzione cinese con inevitabili ripercussioni sull’economia mondiale, non dovrebbe essere ignorato da nessun imprenditore italiano”.

STEFANO PIZZI, Coordinatore del Comitato Scientifico Brera-Bicocca e Docente di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Brera: “Oggi si può parlare di creatività cinese. Il nuovo disegno industriale risente dell’influenza europea, milanese in particolare. Ne emerge un concetto contemporaneo di eleganza. A Brera la comunità degli studenti cinesi è rilevante, conta 850 frequentanti su un totale di quasi 1600. Inizialmente erano solo bravi artigiani; in seguito hanno sviluppato eccellenti doti concettuali e progettuali, così come le loro capacità manuali”.

MARIO ZANONE POMA, Presidente onorario della Camera di Commercio Italo Cinese e cofondatore insieme a Cesare Romiti della Fondazione Italia-Cina: “Come ha più volte ripetuto il presidente Xi Jinping, Italia e Cina sono molto più vicine di quello che si pensi. La Cina non è solo Pechino o Shanghai. Guangzhou, da noi chiamata Canton, è  una delle città più popolose (oltre 12 milioni di abitanti), nonché la capitale del Sud della Cina,  una delle regioni più ricche per commercio e industria”.

RINO MOFFA, Editore TVN Media Group: “Il valore dell’italianità in Cina è molto alto. L’impresa della comunicazione ha valore all’estero. In Italia siamo ancora lenti a cogliere le potenzialità di questo immenso mercato. A muoversi sono i privati, mentre il pubblico ancora non funziona”.

ANDREA CROCIONI, Direttore di Pubblicità Italia: “Quello che sta accadendo in Cina andrebbe seguito. Loro riescono a fare sistema, facendo incontrare business, arte e accademia. Questo aiuta moltissimo l’industria. La Cina è il secondo mercato dell’industria pubblicitaria. In continua espansione, ma soprattutto capace di cogliere il cambiamento. Noi in Italia invece siamo troppo statici, poco propensi all’innovazione. Guardare a Guangzhou significa potersi migliorare. Perché adattarsi al cambiamento non significa rinnegare la storia”.
Studio de Angelis (anche per le fotografie)