Bombardieri e Granata a Roma Sinfonietta

Cosimo Bombardieri

La stagione concertistica dell’Associazione Roma Sinfonietta presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” prosegue mercoledì 27 novembre 2019 alle 18.00 nell’Auditorium “E. Morricone” (Università di Roma “Tor Vergata”, Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1) con due grandi promesse della musica italiana, il direttore d’orchestra Cosimo Bombardieri e il pianista Francesco Granata, che si cimenteranno in un programma interamente beethoveniano, dove potranno far vedere quel che realmente valgono. Eseguiranno infatti tre sublimi capolavori del periodo “eroico” di Ludwig van Beethoven: Cosimo Bombardieri dirigerà l’Orchestra Roma Sinfonietta nelle due grandi ouverture Coriolano op. 62 e Egmont op. 84 e nel Concerto n. 4 per painoforte e orchestra, op. 58, con Francsco Granata come solista.

Le due ouverture furono scritte come introduzione a due grandi tragedie: il Coriolano di Shakespeare rielaborato da Collin, un poeta tedesco oggi dimenticato, e l’Egmont di Goethe. In comune hanno l’eroismo nell’accezione etica incui l’intendeva Beethoven: eroe non è chi trionfa sui campi di battaglia ma chi sacrifica sé stesso in nome di grandi principi etici. Coriolano affronta la morte per non tradire la patria, che pure è stata ingiusta con lui. Egmont lotta per la libertà dei Paesi Bassi contro l’oppressione spagnola e viene condannato a morte: ma salire sul patibolo non è per lui una sconfitta ma l’ascesa alla gloria imperitura. Per questi soggetti Beethoven scrisse una musica dai forti contrasti, che rappresetano gli opposti principi della libertà e dell’oppressione, della giustizia e della sopraffazione, dell’amore per l’umanità e dell’amore per il potere.

Francesco Granata

Il Concerto n. 4 ci rivela un’altra faccia di Beethoven. È una musica fondamentalmente serena e gioiosa, in cui Beethoven raggiunge una straordinaria libertà formale anche all’interno di un’architettura musicale ampia e complessa. Da sempre è una delle sue composizioni più amate sia dai pianisti sia dal pubblico.

Cosimo Bombardieri ha iniziato lo studio della musica a sette anni, dedicandosi con successo prima al clarinetto, poi alla composizione e alla direzione d’orchestra, in cui si è perfezionato con Francesco Lanzillotta in Italia e Stasys Domarkas in Lituania. Ha già collaborato con importanti orchestre sinfoniche e operistiche in Italia, Romania e Lituania. Un suo motivo di speciale orgoglio è aver fondato l’Orchestra giovanile “A. Sersale”, con cui ha realizzato oltre cento concerti nel sud dell’Italia con la partecipazione di artisti di calibro internazionale.

Viene invece del nord dell’Italia, precisamente da Milano, il ventunenne Francesco Granata, risultato primo assoluto in numerosi concorsi d’esecuzione pianistica e in particolare la XXXIV edizione del prestigioso Premio Venezia. Ha già suonato con importanti orchestre, tra cui Teatro La Fenice di Venezia, Orchestra dell’Università degli Studi di Milano, Orchestra dei Pomeriggi Musicali. Particolarmente intensa alla sua attività cameristica insieme a celebri gruppi e solisti.

 

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

 

Pieranunzi & C: italiani, cinesi e inglesi suonano capolavori francesi alla IUC

Gabriele Pieranunzi (foto di Grazia Lissi)

Il violinista italiano Gabriele Pieranunzi, la pianista cinese Jin Ju e il gruppo inglese Philharmonia Chamber Players si sono riuniti per un concerto dedicato alla musica francese, sabato 30 novembre 2019 alle 17.30 per la stagione della IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti nell’Aula Magna della Sapienza (Piazzale Aldo Moro 5, Roma). Sono in programma tre capolavori di Maurice Ravel, César Franck e Ernest Chausson, raramente eseguiti proprio per la difficoltà di mettere insieme gli insoliti organici strumentali necessari.

Jin Ju

Fa eccezione la Sonata opera postuma di Maurice Ravel, in quanto è destinata al più classico dei duo, quello violino-pianoforte. È un brano piuttosto breve, in un solo movimento, scritto nel 1897 durante il periodo finale degli studi di Ravel, che qui rivela chiaramente l’influsso del lirismo del suo maestro Gabriel Fauré. Ravel stesso la eseguì al pianoforte, insieme al celebre violinista George Enescu, ma poi la Sonata venne dimenticata e fu riscoperta solo alla fine del secolo scorso. Il concerto prosegue col Quintetto in fa minore per pianoforte e archi di César Franck, che fu eseguito per la prima volta a Parigi nel 1880 e segnò uno spartiacque nella musica da camera del tempo per la sua originalità e in particolare per il suo denso svolgimento tematico e l’armonia elaborata, che chiaramente derivano da Wagner. Ma vi si trovano anche una colorata ricerca timbrica e una piacevolezza melodica di marca chiaramente francese. Il brano dall’organico più inusuale è l’ultimo, il Concerto per violino, pianoforte e quartetto d’archi op. 21 del 1889 di Ernst Chausson, che presenta notevoli difficoltà tecniche ai due solisti. Chausson riesce qui a conciliare due influssi apparentemente inconciliabili, quello tedesco di Wagner e quello francese del suo maestro Massenet, che è forse il massimo esempio della eleganza, della grazia e della sensibilità dello stile francese. Poco dopo aver scritto questo Concerto, Chausson sarebbe morto a soli quarantaquattro anni in seguito alle ferite riportate per una caduta col velocipede.

 Philharmonia Chamber Players

Grazie al suo talento precoce Gabriele Pieranunzi si è presto imposto all’attenzione del pubblico e della critica come uno dei migliori violinisti italiani della sua generazione. Su invito del Comune di Genova ha suonato più volte il famoso Guarneri del Gesù detto “Il Cannone”, appartenuto a Paganini. Ha ottenuto grandi successi nelle principali città italiane, al Festival dei Due Mondi di Spoleto, al festival di Stresa, dove ha eseguito l’integrale delle Sonate per violino e pianoforte di Beethoven, e anche a Londra, Birminghan, Budapest, Bucarest, Belgrado, Buenos Aires, Tokyo e ancora in Svezia, Svizzera, Germania e Cina. Ha inciso il Concerto op.21 di Chausson con gli stessi musicisti con cui lo eseguirà a Roma e lo sta adesso portando in una tournée che toccherà alcune tra le principali società di concerti italiane, l’Inghilterra e la Cina. La stampa inglese ha scritto di lui: “Il violinista dal suono più dolce che si possa immaginare”. E quella svedese: “Da molti anni non si era ascoltata un’esecuzione così perfetta”.

JIn Ju è il nuovo astro del pianoforte nel panorama internazionale, valutata in Cina tra i più grandi virtuosi del suo paese e apprezzata dalla critica internazionale per la perfezione tecnica, la sensibilità appassionata e l’incredibile trasparenza dei dettagli. La critica inglese ha scritto: “Jin Ju è una dei migliori giovani pianisti che abbia sentito da anni. Il suo approccio entusiasmante e dinamico al far musica è semplicemente meraviglioso”. Si è già esibita in alcune tra le più importanti sale da concerto della Cina e a Berlino, Vienna, Mosca, Bruxelles, Oslo, Milano e Firenze e in Nuova Zelanda, Sud Africa, Taiwan. Nel 2009 ha tenuto un concerto straordinario davanti al papa Benedetto XVI e a 5000 persone nella Sala Nervi della Città del Vaticano, trasmesso in mondovisione.

I Philharmonia Chamber Players suonano in varie formazioni, a seconda delle esigenze delle musiche che eseguono. In questo concerto si presentano nella formazione di quartetto d’archi, con Fabrizio Falasca e Sarah Oates (violini), Yukiko Ogura (viola), Eric Villeminey (violoncello). Sono tutti membri della Philharmonia Orchestra di Londra, una delle migliori orchestre del Regno Unito e del mondo intero, fondata nel 1945. È stata diretta da tutti i più grandi direttori e in particolare ha avuto una relazione speciale con Richard Strauss, Arturo Toscanini, Wilhelm Furtwängler, Herbert von Karajan, Otto Klemperer, Riccardo Muti, Carlo Maria Giulini e Giuseppe Sinopoli.

Prima del concerto, alle 16.30 nella Sala Multimediale adiacente all’Aula Magna della Sapienza, con ingresso libero, si svolgerà un incontro col Maestro liutaio Claudio Rampini: sarà un viaggio attraverso gli strumenti del quartetto d’archi, che ne illustri non solo la storia, ma anche gli elementi tecnico-artistici, con particolare riferimento allo strumento che sarà poi suonato nel concerto da Gabriele Pieranunzi, un violino Ferdinando Gagliano del 1762, così che l’ascoltatore possa vivere un’esperienza più ravvicinata con gli strumenti protagonisti del concerto.

 

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

 

La Rassegna “Presepi dal Mondo” di Verona alla 36esima edizione

Quest’anno, a causa di urgenti, improrogabili lavori nell’Anfiteatro areniano, la Rassegna “Presepi dal mondo in Arena”, evento unico nel suo genere, viene temporaneamente spostata nella prestigiosa sede del Palazzo della Gran Guardia, mantenendo inalterati il suo fascino e la sua spettacolarità, oltre ad elevare ancora più il suo livello artistico.

La Rassegna, organizzata dalla Fondazione Verona per l’Arena, consiste in una ricca esposizione di presepi ed opere d’arte ispirati al tema della natività, provenienti da musei, collezioni, maestri presepisti e appassionati di tutto il mondo e, proprio per questo, offre un quadro artistico completo della tradizione presepistica intercontinentale.

L’esposizione continua ad ottenere grandi consensi e riconoscimenti ogni anno, quasi a sottolinearne il carattere di multietnicità e tolleranza tra popoli di culture diverse.

La Mostra è nel Guinness dei primati, con i suoi 400 presepi provenienti da tutto il mondo, mantenendo uno spazio espositivo molto ampio. È anche nel Guinness dei primati il suo simbolo, la Stella Cometa, ideata da Alfredo Troisi e progettata da Rinaldo Olivieri. È la più grande archiscultura del mondo, realizzata in acciaio, alta 100 metri, pesa 88 tonnellate.

Va ricordato che il successo conseguito di anno in anno dalla Rassegna ha consentito a Verona per l’ Arena di trasferire la rappresentazione della Natività in Piazza San Pietro in Vaticano, con la realizzazione de “Il Presepio in Opera”, ammirato da oltre un miliardo di persone con un’ambientazione di grande effetto, tratta da una scenografia areniana dell’opera “Elisir d’Amore” di Gaetano Donizetti. L’ambientazione teatrale si è ispirata ai valori simbolici di semplicità e di forte legame con la vita popolare, temi tanto cari al Santo Padre, il quale ha espresso vivo apprezzamento per il presepio veronese.

La Rassegna, ideata e curata da Alfredo Troisi, è realizzata con la collaborazione del Comune di Verona, della Diocesi di Verona, della Regione Veneto, della Provincia di Verona, della Camera di Commercio I.A.A, e della Conferenza Episcopale Italiana (Ufficio Nazionale per la Pastorale del Tempo Libero, Turismo, Sport e Pellegrinaggi).

Verona e Betlemme si riscoprono unite in un gemellaggio di pace; nella “città natale” per eccellenza, infatti, in occasione del Giubileo del 2000, l’UNESCO ha promosso la realizzazione del Museo Internazionale della Natività, ideato e curato da Alfredo Troisi.

La Rassegna si sviluppa attraverso sezioni specializzate aventi carattere di autentica internazionalità. Particolarmente interessante sono quelle dedicate alle Szopki polacche, provenienti direttamente dal Museo Storico di Cracovia, e alla Repubblica Ceca. Di particolare rilievo artistico sono i Diorami, scatole magiche in cui il gioco delle luci, regolate da specchi o da corpi luminosi, dilatano la visione frontale fino a raffinate illusioni di prospettiva, i presepi in vetro di Murano e la ricca collezione privata di Antonio Romano con statue napoletane e palestinesi. È prevista la partecipazione di 54 Paesi. Naturalmente, ogni regione italiana sarà presente all’interno della Rassegna con le proprie tradizioni presepistiche, come l’Abruzzo, Calabria, Campania, l’Emilia Romagna, il Friuli-Venezia Giulia, il Lazio, la Lombardia, il Piemonte, la Puglia, la Sicilia, la Toscana, il Veneto… praticamente tutte. Le opere esposte rappresentano le peculiarità tipiche delle tradizioni locali contribuendo così ad arricchire il patrimonio artistico nazionale e testimoniano come tutti i popoli del Mondo hanno interpretato l’evento della Natività.

La Rassegna suscita nel visitatore una particolare suggestione ed emozione. Gli oggetti esposti fanno parte di due mondi, in un certo senso integrati: quello dello spettacolo – i presepi si possono infatti assimilare a delle sacre rappresentazioni fisse – e quello museografico – per certe caratteristiche scultoree di prego e per le dimensioni di alcuni personaggi scolpiti e modellati nei secoli passati. Il primo richiede luci ed ombre, suoni e colori tipici dello spettacolo, il secondo spazi ampi e luci ben dosate. Tenendo conto di questi aspetti della Rassegna, l’allestimento è realizzato con suggestivi effetti speciali, valorizzando i singoli pezzi, presentati in assenza del loro contesto originario.

Nasce così una mostra-spettacolo in cui musica, luce e proiezioni contribuiscono a creare un’atmosfera correlata con gli oggetti esposti in modo da trasformare il visitatore da semplice spettatore in attore tra sculture e cose connesse non solo con il presepio tradizionale, ma anche con l’arte.

Verona per l’Arena si è resa promotrice dell’Evento confermando il suo impegno nel diffondere l’immagine di Verona e del suo territorio sia a livello nazionale che internazionale; azione che si è sviluppata ancor più con l’accordo promozionale intercorso tra la nostra Fondazione e AMT, coinvolgendo in tale importante azione il parcheggio Centro.

Va infine ricordato che il 6 gennaio 2020 alle ore 17:30, giorno dell’Epifania, ritornerà il tradizionale e suggestivo appuntamento con lo spettacolo dell’“Arrivo dei Re Magi”, sotto la grande Stella Cometa.

Un particolare ringraziamento va rivolto a tutti gli sponsor e alla Matilde Vicenzi per il significativo sostegno offerto per il montaggio e lo smontaggio della grande Stella Cometa in Piazza Bra.

La Rassegna rimarrà aperta tutti i giorni, compresi i festivi dalle 09.00 alle 20.00, dal 16 novembre 2019 al 19 gennaio 2020.

Biglietto intero 7 €; biglietto ridotto 6 € (valido esclusivamente per le comitive di almeno 20 persone, bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni, adulti di età superiore ai 65 anni); biglietto “speciale scuole” 4 €.

R.B.

 

Tato futurista. Inventore dell’aereopittura

“Caproni 100 in acrobazia”, 1928/29

Fino al 6 dicembre, la Camera dei Deputati (Palazzo Valdina, Roma) apre le porte al pubblico che potrà ammirare la mostra dedicata a Guglielmo Sansoni, in arte Tato (Bologna 1896 – Roma 1974) artista futurista italiano, inventore e padre dell’aeropittura.

L’esposizione, curata da Salvatore Ventura su progetto e coordinamento curatoriale di Cornelia Bujin, coglie l’occasione dell’importante ricorrenza dei cento anni dell’incontro di Tato con Filippo Tommaso Marinetti, fondatore del movimento futurista. In tal senso la volontà di comunicare, attraverso la visione di alcune opere selezionate di aeropittura di Tato, quell’entusiasmo, quell’emotività e quella forza visionaria di un’epoca, grazie allo sguardo sensibile e geniale di uno dei suoi principali artisti.

Con circa ventisei opere tra oli su tela, tempere su carta, dipinti su ceramica e foto originali d’epoca, incentrati sulla visione emozionale del paesaggio italiano visto da nuovi e inesplorati punti di vista come gli aerei in volo, la mostra pone l’accento proprio sul ruolo primario dell’avanguardia italiana nel fermento degli albori del Novecento, individuando il ruolo del collezionismo d’autore e dello studio scientifico, come custode del patrimonio della memoria storica e punto nodale dei nuovi processi di fruizione del “bene condiviso”.

L’avanguardia artistica italiana è uno dei più sensibili specchi della grande rivoluzione della modernità dove il dinamismo, l’aeropittura e la sperimentazione, comunicano perfettamente le inquietudini, lo stupore, le emozioni di chi per la prima volta sente il brivido della velocità, del suono registrato e vede lo spazio urbano e la terra dall’alto.

L’aeropittura si colloca in questo senso nell’ambito del secondo futurismo iniziando tuttavia ad affermarsi negli anni successivi alla prima guerra mondiale e trovando in D’Annunzio eroe-aviatore, un indubbio precursore.

“Sensazioni di volo -Terzo tempo”, 1929

L’aeropittura e il suo manifesto entusiasmo per il volo e la velocità aerea, scandisce le immagini per piani di colore riproponendo luoghi e paesaggi italiani in prospettiva aerea.

Il tema pittorico della “veduta” tra natura e modernità, si lega così al racconto delle trasformazioni dello spazio tra ruralità e urbanizzazione di un’Italia in evoluzione. Un viaggio ininterrotto agli albori del XX secolo attraverso gli occhi sensibili di Tato nella visione esaltante di un paesaggio in cui, il dinamismo di strade e ferrovie, si intreccia con la staticità metafisica d’insondabili labirinti meccanici.

Tra le opere in esposizione “Sorvolando in spirale il Colosseo (Spiralata)” 1930 esposto al Guggenheim Museum di New York nel 2014 in occasione della mostra ItalianFuturism, 1909–1944: Reconstructing the Universe, “Aeroplani + Metropoli” 1930, “Paesaggio in velocità – scivolamento d’ala” 1930, “Sport” 1930, “Avvitamento” 1930, “Sorvolando Sabaudia” 1934, “Spiralata” 1936, “ Volo notturno” 1936, “Atterrando” 1937, “Sensazioni di volo II tempo” 1929, “Il dirigibile Italia al polo Nord” 1928, “Alba futurista” 1926.

La mostra è organizzata da Civita. Il catalogo è edito da Palombi.

 

Barbara Izzo (anche per le fotografie)

 

 

 

Armonie barocche

Il 13 novembre, presso l’Università di Roma Tor Vergata di Roma, si è svolto un concerto dalla bellezza sconvolgente che presentava un ensemble barocco nell’interpretazione di uno dei giganti della musica del periodo: Antonio Vivaldi.

Fra le composizioni da sottolineare, le armonie quasi orientali del concerto per mandolino RV 425 e le raffinatezze dell’esecuzione del concerto per violoncello RV 413, eseguito con maestria dal direttore Giordano Antonelli.

Una serata dai toni vari e allo stesso tempo frizzante con strumenti poco conosciuti dal grande pubblico come la tiorba, il liuto e la chitarra barocca. Le loro peculiarità sonore hanno intrigato gli spettatori incantati dai virtuosismi vivaldiani e dalle melodie del compositore veneziano, intrecciando un vero discorso musicale fra i solisti e l’ensemble. Sotto la direzione attenta del M. Antonelli, la giovane orchestra Musica Antiqua Latina presentava, nello splendore dei colori barocchi, una esecuzione dei brani senza sbavature, fra i pizzicati degli archi e della chitarra barocca. Una vera festa musicale dei tempi andati che si potrebbe ripetere più spesso senza le illusioni effimere che talvolta ci propongono alcuni concerti d’oggi. Ascoltare le composizioni del prete veneziano è, oltre che un piacevole incontro con la musica, un vero tuffo in un’epoca che ha lasciato ancora oggi intatti i suoi valori culturali, come i colori musicali e le tonalità così varie e preponderanti che riflettono un passato sempre vivo nel nostro presente.

 

Bruno Bertucci

 

 

 

La raffinatezza della musica francese a “Domenica in musica” al Teatro Carlo Felice

Raffinata, sensuale ed evanescente. È la musica francese a cavallo tra Ottocento e Novecento. Una musica dai colori sfumati, come un quadro espressionista, ma anche capace di eleganti frivolezze da café-chantant. Questa repertorio unico, il cui massimo rappresentante è Debussy, è il protagonista della “Domenica in musica” n. 6, domenica 24 novembre, nel Primo foyer del Teatro Carlo Felice, alle ore 11. In programma, tre brani per violino e pianoforte: la Sonata n. 1 in La maggiore op. 13 di Gabriel Fauré, il Poème op. 15 di Ernest Chausson, e la toccante Méditation, dall’opera Thaïs, di Jules Massenet. Al violino, Roberto Sechi (Prix de Virtuosité al Conservatorio Superiore di Ginevra), e al pianoforte Dario Bonucelli (che sostituisce l’indisposto Roberto Mingarini), recentemente apprezzato alla Gog insieme al Premio Paganini Ning Feng.

Al termine del concerto, un aperitivo informale.

 

Massimo Pastorelli

Andrea Mantegna. Rivivere l’antico, costruire il moderno. Dal 12 dicembre a Torino

Andrea Mantegna: “Una sibilla e un profeta”, 1495 ca, Cincinnati Art Museum Ohio (Bequest of Mary M. Emery/Bridgeman Images

Il 12 dicembre apre a Torino, nelle sale monumentali di Palazzo Madama, una grande esposizione che vede protagonista Andrea Mantegna (Isola di Carturo 1431 – Mantova 1506), uno dei più importanti artisti del Rinascimento italiano, in grado di coniugare nelle proprie opere la passione per l’antichità classica, ardite sperimentazioni prospettiche e uno straordinario realismo nella resa della figura umana. Intorno alle sue opere si articolano le testimonianze di una stagione artistica – il Rinascimento in pianura padana, prima a Padova e poi a Mantova – capace di rivivere l’antico e di costruire il moderno.

La rassegna presenta il percorso artistico del grande pittore, dai prodigiosi esordi giovanili al riconosciuto ruolo di artista di corte dei Gonzaga, articolato in sei sezioni che evidenziano momenti particolari della sua carriera e significativi aspetti dei suoi interessi e della sua personalità artistica, illustrando al tempo stesso alcuni temi meno indagati come il rapporto di Mantegna con l’architettura e con i letterati.

Andrea Mantegna: “Baccanale con Sileno”, 1470, Metropolitan Museum of Art, New York

Viene così proposta ai visitatori un’ampia lettura della figura dell’artista, che definì il suo originalissimo linguaggio formativo sulla base della profonda e diretta conoscenza delle opere padovane di Donatello, della familiarità con i lavori di Jacopo Bellini e dei suoi figli (in particolare del geniale Giovanni), delle novità fiorentine e fiamminghe, nonché dello studio della scultura antica.

Un’attenzione specifica è dedicata al suo ruolo di artista di corte a Mantova e alle modalità con cui egli definì la fitta rete di relazioni e amicizie con scrittori e studiosi, che lo resero un riconosciuto e importante interlocutore nel panorama culturale, capace di dare forma ai valori morali ed estetici degli umanisti.

Il percorso della mostra è preceduto e integrato, nella Corte Medievale di Palazzo Madama, da uno spettacolare apparato di proiezioni multimediali: ai visitatori viene proposta una esperienza immersiva nella vita, nei luoghi e nelle opere di Mantegna, così da rendere accessibili anche i capolavori che, per la loro natura o per il delicato stato di conservazione, non possono essere presenti in mostra, dalla Cappella Ovetari di Padova alla celeberrima Camera degli Sposi, dalla sua casa a Mantova al grande ciclo all’antica dei Trionfi di Cesare.

Andrea Mantegna: “Pala Trivulzio”, 1497, Castello Sforzesco, Milano

Il Piano Nobile di Palazzo Madama accoglie, quindi, l’esposizione delle opere, a partire dal grande affresco staccato proveniente dalla Cappella Ovetari, parzialmente sopravvissuto al drammatico bombardamento della seconda guerra mondiale ed esposto per la prima volta dopo un lungo e complesso restauro e dalla lunetta con Sant’Antonio e San Bernardino da Siena proveniente dal Museo Antoniano di Padova.

Il percorso espositivo non è solo monografico, ma presenta capolavori dei maggiori protagonisti del Rinascimento nell’Italia settentrionale che furono in rapporto col Mantegna, tra cui opere di Donatello, Antonello da Messina, Pisanello, Paolo Uccello, Giovanni Bellini, Cosmè Tura, Ercole de’ Roberti, Pier Jacopo Alari Bonacolsi detto l’Antico e infine il Correggio. Accanto a dipinti, disegni e stampe del Mantegna, saranno esposte opere fondamentali dei suoi contemporanei, così come sculture antiche e moderne, dettagli architettonici, bronzetti, medaglie, lettere autografe e preziosi volumi antichi a stampa e miniati.

Andrea Mantegna: “Madonna con Bambino e santi Gerolamo e Ludovico d1 Tolosa”, 1453-1454, Musée Jacquemart André, Paris

Per rendere chiaro e lineare questo tema complesso, un prestigioso comitato scientifico internazionale ha selezionato un corpus di oltre un centinaio di opere, riunito grazie a prestigiosi prestiti internazionali da alcune delle più grandi collezioni del mondo, tra cui il Victoria and Albert Museum di Londra, il Musée du Louvre e il Musée Jacquemart André di Parigi, il Metropolitan Museum di New York, il Cincinnati Art Museum, il Liechtenstein Museum di Vienna,  lo Staatliche Museum di Berlino, oltre a prestiti di numerose collezioni italiane, tra cui le Gallerie degli Uffizi, la Pinacoteca Civica del Castello Sforzesco, il Museo Poldi Pezzoli di Milano, l’Accademia Carrara di Bergamo, il Museo Antoniano e i Musei civici di Padova, la Fondazione Cini e le Gallerie dell’Accademia di Venezia, il Museo di Capodimonte di Napoli, i Musei Civici di Pavia, la Galleria Sabauda e il Museo di Antichità di Torino, i Musei Civici, il Seminario Arcivescovile e la Basilica di Sant’Andrea a Mantova.

Il comitato scientifico della mostra è composto dai curatori Sandrina Bandera e Howard Burns, con Vincenzo Farinella come consultant curator per l’antico, insiemea Laura Aldovini, Lina Bolzoni, Molly Bourne, Caroline Campbell, Marco Collareta, Andrea Di Lorenzo, Caroline Elam, David Ekserdjian, Marzia Faietti, Claudia Kryza – Gersch, Mauro Mussolin, Alessandro Nova, Neville Rowley e Filippo Trevisani. La mostra, promossa dalla Fondazione Torino Musei e da Intesa Sanpaolo, è organizzata da Civita Mostre e Musei. Il catalogo, comprendente numerosi saggi introduttivi e di approfondimento oltre alle schede scientifiche di tutte le opere in mostra,è pubblicato da Marsilio Editori.

ANDREA MANTEGNA. Rivivere l’antico, costruire il moderno.

    Palazzo Madama, Corte Medievale e Piano Nobile, Torino, Piazza Castello

Dal 12 dicembre 2019 al 4 maggio 2020, tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00.

Chiusura martedì.

 

Ombretta Roverselli (anche per le immagini)