Il concerto inaugurale di “Classica al tramonto” all’Orto Botanico di Roma

Si inaugura domenica 5 luglio 2020 il festival “Classica al tramonto”, la rassegna di musica da camera organizzata dalla IUC nel Museo Orto Botanico dell’Università “La Sapienza” (Largo Cristina di Svezia n. 24), un luogo segreto e silenzioso della città, a ridosso di Palazzo Corsini alla Lungara. La formula del festival consiste nel presentare alcuni dei migliori solisti e gruppi italiani, giovani ma già affermati. Con un concerto finale speciale dedicato al jazz.

Il primo degli otto appuntamenti, il 5 luglio alle 20.30, è affidato alla pianista Gloria Campaner, al violinista Michele Redaelli e al violoncellista Enrico Saverio Pagano.

Suoneranno di volta in volta in trio, in duo e a solo, proponendo musiche di Haydn, Respighi, Beethoven e Mozart.

Gloria Campaner, veneziana, si è affermata in alcune delle più importanti sale da concerto in Italia e all’estero (Europa, Israele, Giappone, Cina, India, Nord e Sud America, Sud Africa, ecc.) e ha già inciso per EMI e Warner. Nonostante la giovane età, già tiene corsi e masterclass in Italia ed all’estero. Dal 2018 è Direttore Artistico dell’Associazione Musicale “Bellini” (Messina) ed è ‘guest professor’ alla Nelson Mandela University di Port Elizabeth (Sudafrica).

Il ventitreenne Michele Redaelli, lombardo, è violino “di spalla” dell’Orchestra da Camera Canova, con cui ha dato decine di concerti in tutta Italia, e parallelamente svolge attività concertistica indipendente come solista. La particolarità è che i tre musicisti che suoneranno di volta in volta in trio, in duo e a solo, proponendo musiche di Haydn, Mozart, Beethoven e Respighi (un suo poco noto Notturno, particolarmente in tono con l’ambiente e l’ora).

Enrico Saverio Pagano, nato a Roma venticinque anni fa, è violoncellista e direttore d’orchestra. Nel 2014 ha fondato l’Orchestra da Camera Canova, che raduna giovani professionisti suoi coetanei, con cui ha diretto oltre sessanta concerti in Italia. Ha diretto anche all’estero e nel 2016, ad appena ventun’anni, ha debuttato negli USA. Incide per Concerto Classics. In quest’occasione ritorna al violoncello, lo strumento con cui ha iniziato la sua attività musicale.

Il concerto è dedicato principalmente a Haydn, Mozart e Beethoven, i tre grandi della cosiddetta “scuola di Vienna”. In apertura la Sonata in mi minore per violino e pianoforte K 304 di Wolfgang Amadeus Mozart, che la compose a Parigi nel 1778, a ventidue anni, giovane come gli interpreti che la eseguono oggi. Superando per primo i vecchi problemi di equilibrio e di integrazione fra i due strumenti, Mozart risolve ogni problema stilistico e formale, giungendo ad una ricerca espressiva più ricca e screziata, con un Allegro che alterna accentuazioni drammatiche e rassegnata malinconia e un Minuetto elegiaco che già anticipa Schubert.

La conclusione è con il Trio in mi maggiore per violino, violoncello e pianoforte n. 44 del 1797, un capolavoro della piena maturità di Joseph Haydn, la cui arte risplende qui in tutto il suo vigore, soprattutto nel grandioso Allegro iniziale, dal respiro quasi beethoveniano, e nel romantico Allegretto.

Tra Mozart e Haydn s’inseriscono due brani pianistici che evocano atmosfere notturne, dunque perfettamente adatti al luogo e all’ora del concerto. Di Ottorino Respighi il poco noto ma affascinante Notturno (dai 6 pezzi per pianoforte del 1905), in cui prevalgono sonorità sfumate e vaporose, un po’ impressioniste, e di Ludwig van Beethoven la celeberrima Sonata n. 14 in do diesis minore op. 27 n. 2 “Al chiaro di luna”, una delle più famose composizioni pianistiche di ogni tempo: ascoltandola, ci si può abbandonarsi alle sue sognanti e romantiche atmosfere notturne e contemporaneamente stupirsi della novità e audacia dimostrate da un ancor giovane compositore, che già si dimostrava uno dei più grandi geni della musica di ogni tempo.

Saranno rispettati scrupolosamente il distanziamento sociale, l’uso obbligatorio della mascherina e le altre norme le norme sulla prevenzione del corona virus.

È consigliato l’acquisto dei biglietti in prevendita. Potranno essere acquistati online su www.vivaticket.com o telefonando alla IUC ai numeri 06-3610051/2 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17. Se ancora disponibili, i biglietti si potranno acquistare anche la sera stessa a partire dalle ore 19.45 sul luogo del concerto.

Inoltre è necessario munirsi del biglietto del Museo Orto Botanico, acquistabile al botteghino del museo stesso al prezzo di € 4.

 

 

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

 

“Classica al tramonto” della IUC a luglio nella magica cornice dell’Orto botanico di Roma

Inizia il 5 luglio l’edizione 2020 del festival Classica al tramonto, la rassegna di musica da camera che la IUC organizza ogni estate negli spazi verdi di Roma. La sede dei concerti sarà particolarmente suggestiva, il Museo Orto Botanico dell’Università “La Sapienza” (Largo Cristina di Svezia, 23a), un luogo segreto e silenzioso a ridosso di Palazzo Corsini alla Lungara. Non è cambiata invece la formula del festival, che consiste nel presentare alcuni dei migliori solisti e gruppi italiani, giovani ma già affermati. E un finale speciale col jazz.

Il primo degli otto appuntamenti è domenica 5 luglio alle 20.30 con Gloria Campaner, che si è affermata in alcune delle più importanti sale da concerto in Italia e all’estero (Europa, Israele, Giappone, Cina, India, Nord e Sud America, Sud Africa) e ha già inciso per EMI e Warner. Insieme a lei saranno il violino di Michele Redaelli e il violoncello di Enrico Saverio Pagano, rispettivamente “spalla” e direttore artistico dell’Orchestra da Camera Canova. La particolarità è che i tre musicisti suoneranno di volta in volta in trio, in duo e a solo, proponendo musiche di Haydn, Mozart, Beethoven e Respighi (un suo poco noto Notturno, particolarmente in tono con l’ambiente e l’ora).

Caravaggio Piano Quartet

Venerdì 10 luglio alle 20.30 la pianista Beatrice Cori – appena ventitreenne ma già vincitrice di vari concorsi nazionali e internazionali, tra cui il Paris International Music Competition – suona Chopin, Liszt e Debussy. Si prosegue con il Caravaggio Piano Quartet: alcuni sere si susseguono infatti due diversi interpreti. Formato da tre giovani italiani e uno spagnolo, questo quartetto ha vinto l’anno scorso il Premio Farulli nell’ambito del Premio Abbiati, assegnato dalla critica musicale italiana al miglior gruppo giovanile da camera: in programma Beethoven e Fauré.

Martedì 14 luglio alle 20.30 sono di scena la pianista Sofia Adinolfi (Premio Nazionale delle Arti per la sezione di Musica da Camera) con musiche di Bach e Beethoven e poi il Trio Enea, un gruppo giovanissimo, nato in seno all’Avos Chamber Music Project e già avviato ad una brillante carriera: suonerà il Trio op. 100 di Schubert.

Venerdì 17 luglio alle 20.30 il pianista Alessandro Simoni suona Chopin, Liszt e Stravinskij. Nella seconda parte si potranno ascoltare un Trio di Rachmaninov e un Quartetto di Schumann nell’esecuzione della violinista Mirei Yamada, del violista Luca Sanzò, della violoncellista Lara Biancalana e dei pianisti Andrea Di Marzio e Antonino Fiumara: un gruppo formato da maestri e allievi dell’Avos Chamber Music Project. Merita una segnalazione particolare la giovanissima violoncellista, che nel 2018 ha vinto a soli quattordici anni una borsa di studio per la Yehudi Menuhin School.

Conclusione giovedì 23 luglio alle 20.30 con il jazz. Il titolo “Le Cinque Voci” si riferisce ai cinque interpreti – Ada Montellanico e Ialsax Quartet – che presenteranno musiche di Monk, Corea, Konitz, Nunzi, Girotto e Pascoal. La Montellanico è cantante tra le più originali e raffinate della scena jazz italiana ed ha collaborato con artisti di fama internazionale come Jimmy Cobb, Lee Konitz, Paul McCandless, Enrico Pieranunzi ed Enrico Rava, con grande successo di critica e di pubblico. Con lei suona lo Ialsax Quartet, fondato nel 1991 da Gianni Oddi, che per molti anni è stato 1° Sax Alto dell’Orchestra della RAI di Roma e poi della PMJO.

Naturalmente saranno scrupolosamente osservate le norme sulla prevenzione del corona virus, in particolare il distanziamento sociale e l’uso della mascherina.

È consigliato l’acquisto dei biglietti in prevendita. Potranno essere acquistati on line su www.vivaticket.it o telefonando alla IUC ai numeri 06-3610051/2 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17. Se ancora disponibili I biglietti si potranno acquistare anche la sera del concerto dalle ore 19.45 all’entrato dell’Orto Botanico.

È inoltre necessario munirsi del biglietto del Museo Orto Botanico, acquistabile al prezzo di € 4 direttamente al botteghino del museo.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

Francesco Finotti protagonista del secondo appuntamento di “Organizzando”

Giovedì 25 giugno 2020 alle 21.00 presso la Chiesa Evangelica Luterana di via Sicilia 70 si svolge il secondo concerto della serie “Organizzando” della IUC. L’organista Francesco Finotti esegue musiche di Johann Sebastian Bach, Johannes Brahms e Jean Guillou.

Francesco Finotti ha vinto nel 1978 il Concorso Internazionale d’Organo “Franz Liszt” di Budapest e svolge una brillante carriera di concertista, che lo porta a suonare nei più importanti festival d’organo internazionali. La sua discografia comprende musiche di Schumann, Liszt, Franck, J. S. Bach, Mozart, Messiaen, Dupré, Langlais e Satie.

Ad aprire il concerto, intitolato “I colori dell’organo, sono due composizioni di Brahms di rarissimo ascolto, sebbene siano indubbiamente dei capolavori. La prima è il “Preludio e Fuga in la minore WoO 9” del 1856, in cui il giovane autore manifesta già la sua grande padronanza dell’organo e del contrappunto, ispirandosi chiaramente al modello di Bach ma immergendolo nello spirito e nell’armonia dell’epoca romantica. Esattamente quarant’anni dopo Brahms dava l’addio alla musica e alla vita con l’op. 122, che consiste nell’elaborazione organistica di undici corali luterani, che dimostrano in pari misura ingegno e poesia e mettono a raffronto passato e futuro: Finotti esegue il limpido e soave corale “Schmücke dich, o liebe Seele”. Simmetricamente il concerto si chiude con altre due opere di Brahms: prima un altro corale dall’op. 122 intitolato “Herzliebster Jesu” (Amatisssimo Gesù) e poi un’altra composizione giovanile, il “Preludio e Fuga in sol minore WoO 10”.

Tra questi quattro lavori di Brahms sta il “Concerto per organo in do maggiore BWV 594” di Bach, che nel 1710 trascrisse o piuttosto riscrisse genialmente per il suo strumento prediletto il Concerto per violino e orchestra d’archi di Vivaldi noto come “Grosso Mogul”.

Completa il programma una selezione di “Jeux d’Orgue op. 34”, un’opera del 1974 di Jean Guillou, per ricordare ad un anno dalla scomparsa quest’illustre esponente della grande tradizione organistica francese.

I posti per il pubblico sono necessariamente ridotti per rispettare il distanziamento sociale e le altre disposizioni per la prevenzione del coronavirus (si ricorda l’obbligo di indossare la mascherina). L’ingresso è gratuito ma è necessaria la prenotazione, telefonando dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 17 ai n. 06-3610051/2 e non oltre le ore 13 di giovedì 25 giugno 2020 (è possibile prenotare per un massimo di 4 persone, comunicando i nomi dei partecipanti).

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

Due repliche di “Presentimento” di Peppe Servillo al Teatro Tor Bella Monaca

Roma Sinfonietta riprende la sua attività dopo la forzata interruzione imposta dal corona virus con due concerti straordinari di Peppe Servillo, che sabato 20 giugno alle 17.30 e alle 21,00 porta il suo spettacolo “Presentimento” al Teatro Tor Bella Monaca (via Bruno Cirino, Roma).

Peppe Servillo e Solis String Quartet alle Grotte di Castellana

“Presentimento” è un omaggio alla canzone partenopea da parte di Peppe Servillo, una delle figure di riferimento della napoletanità contemporanea, che propone una lettura raffinata e popolare dello spirito napoletano attraverso un repertorio di classici, da Raffaele Viviani ad E. A. Mario fino a Renato Carosone.

Accompagnato dal Solis String Quartet, Peppe Servillo interpreterà alcune delle più belle canzoni napoletane di tutti i tempi. La scaletta è da brivido: Canzone appassionata, Presentimento, Palomma, M’aggia cura’, Tutta pe’ mme, Te voglio bene assaje, Mozartango, Scalinatella, ‘A serenata ‘e Pulecenella, Esta’, Che t’aggia dì, Dicitincello vuie, Tarantella segreta, So li sorbe e le nespole amare, ‘A casciaforte, Dove sta Zaza’.

“Quella del presentire – ci dice Servillo stesso – è spesso la condizione degli artisti, dei narratori, come dei poeti autori di queste canzoni che nei loro versi presentono e annunciano segreti, presenze, tradimenti, ciò che di nuovo potrebbe accadere o si vorrebbe accadesse, e lo fanno con parole che sembrano mai udite come fossero i veggenti, gli indovini della nostra vita sentimentale. La musica aggiunge senso e la parola precisa col riso e col pianto, le orchestrazioni inscenano un improvviso teatrale come se la vicenda nascesse ora col canto e annunciasse il paradiso tra sonno e veglia” E aggiunge: “Insistiamo nel ricongiungere tessere alla nostra stanza napoletana che a volte gode di una vista bellissima”.

Per questi due concerti valgono gli abbonamenti alla stagione concertistica dell’Università di Roma “Tor Vergata”. Gli abbonati dovranno assolutamente prenotare il loro posto telefonando allo 06 2010579 (lunedì – venerdì dalle 11 alle 19.30).

I biglietti si possono anche acquistare al costo di € 10,00 (€ 7,50 per gli over 65; € 5,00 per gli studenti), prenotandoli telefonicamente allo 06 2010579.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

Roma torna dal vivo con la IUC e “Organizzando”

Chiesa evangelica luterana, esterno

Dopo oltre tre mesi di totale interruzione di ogni attività musicale, la IUC è la prima a Roma e tra le prime in Italia ad offrire la possibilità di ascoltare nuovamente la musica dal vivo. Giovedì 18 giugno inizia infatti “Organizzando”, una rassegna di tre concerti per organo nella Chiesa Evangelica Luterana di Roma, in via Sicilia 70. È solo un primo passo, ma molto importante per il suo valore simbolico e come dimostrazione della possibilità di superare tutte le limitazioni imposte dall’attuale situazione.

Giovedì 18 giugno alle 21.00 apre la rassegna l’organista romana Livia Mazzanti con un omaggio a Roma: il concerto sarà intitolato “ROMA DESERTA”, ripensando ai giorni del lockdown, quando agli occhi dei pochi passanti la città si presentava nel suo aspetto più autentico. Al titolo si aggiunge una citazione di Goethe: “Tutto è come lo immaginavo, e tutto è nuovo”.

Livia Mazzanti (foto di Peter Dimpflmeier)

Livia Mazzanti è un’organista dall’ampio orizzonte interpretativo, che spazia dal Rinascimento ai giorni nostri. È anche improvvisatrice, arte trasmessale da Giacinto Scelsi a Roma, quindi da Jean Guillou, col quale si è a lungo perfezionata a Parigi. I suoi concerti l’hanno condotta in Europa, Nord e Sud America e Medio Oriente. Le sue incisioni di opere di Schoenberg, Busoni, Hindemith, Scelsi, Guillou e la riscoperta in prima mondiale delle integrali organistiche di Rota e Castelnuovo-Tedesco, sono considerate di riferimento.

Il programma offre un’immagine musicale della Roma antica e moderna, alternando grandi compositori per organo attivi a Roma tra Seicento e Settecento e musicisti dei secoli successivi, dall’Ottocento ai nostri giorni, che hanno espresso le sensazioni suscitate in loro dalle bellezze di Roma.

Si inizia con la “Toccata sesta” del Secondo Libro di Gerolamo Frescobaldi, il più grande compositore di musica organistica del Seicento, nato a Ferrara ma vissuto per oltre quarant’anni a Roma, dove ebbe l’incarico di organista di San Pietro. Domenico Zipoli era nato a Prato, ma si trasferì giovanissimo a Roma, dove fu organista a Santa Maria in Trastevere e alla Chiesa Nuova, finché nel 1716 venne inviato dai suoi superiori (apparteneva infatti all’ordine dei Gesuiti) nelle missioni dell’America del Sud: si ascolterà uno dei brani più famosi, la “Canzona in sol minore”, pubblicata poco prima di lasciare per sempre Roma. Poi Livia Mazzanti eseguirà la “Toccata settima in re minore” di un altro grande compositore toscano trapiantato a Roma, Bernardo Pasquini, che fu organista in importanti chiese come Santa Maria Maggiore nonché “organista del Senato e del Popolo Romano” e compose anche per la grande aristocrazia, come i Borghese, i Chigi e Cristina di Svezia.

Chiesa evangelica luterana, interno

Ai tre compositori del periodo barocco Livia Mazzanti alterna tre compositori di epoche successive. Di Mario Berlinguer, nato a Roma nel 1961, esegue “Jeux d’escalier” del 2012, ispirato all’intreccio barocco delle scale di Trinità de’ Monti. Il Novecento è rappresentato da “In nomine Lucis”, composto nel 1974 da Giacinto Scelsi, che inventò una tecnica speciale per ottenere dei microtoni e degli effetti sonori che sembrerebbero preclusi a questo strumento. Il concerto si conclude con Franz Liszt, che per molti anni scelse di vivere a Roma e nel 1862 compose “Évocation à la Chapelle Sixtine”, in cui rievoca le impressioni ricevute dall’ascolto del Miserere di Allegri e dell’Ave verum di Mozart sotto gli affreschi di Michelangelo.

I posti per il pubblico saranno necessariamente ridotti per rispettare il distanziamento sociale e le altre disposizioni per la prevenzione del coronavirus (si ricorda l’obbligo di indossare la mascherina).

L’ingresso è gratuito ma è necessaria la prenotazione, telefonando al n. 06-3610051/2 entro le ore 13 di giovedì 18 giugno 2020 (è possibile prenotare per un massimo di 4 persone, comunicando i nomi dei partecipanti).

“Organizzando” proseguirà il 25 giugno e il 7 luglio con altri due concerti, sempre nella Chiesa Evangelica Luterana di via Sicilia 70, con inizio alle 21, di cui saranno protagonisti rispettivamente Francesco Finotti (musiche di Brahms, Bach e Guillou) e Daniel Matrone (musiche Bach, Saint-Saëns, Guilmant e Matrone).

L’attività estiva della IUC non si fermerà a questa rassegna organistica e proseguirà a luglio con una nuova edizione di “Classica al tramonto”, una serie di concerti da camera presso il Museo Orto Botanico dell’Università “La Sapienza.

 

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

 

Jonathan Biss domani alla IUC di Roma

Biss si esibisce regolarmente con le principali orchestre e nei teatri e festival più importanti del mondo: ha suonato con la New York Philharmonic, la Los Angeles Philharmonic, la Philadelphia Orchestra, la London Philharmonic e l’Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam. Si è esibito ai Festival di Salisburgo e Lucerna, è condirettore artistico del Marlboro Music Festival e un rinomato insegnante, scrittore e pensatore in ambito musicale.

Nel 2011 ha iniziato un progetto che si concluderà nel 2020: registrerà tutte le Sonate per pianoforte di Beethoven in nove dischi e nella stagione concertistica 2019-2020 si dedicherà interamente al grande compositore tedesco, in occasione dei 250 anni dalla nascita. Questo progetto prevede più di 50 recital in tutto il mondo, con l’interpretazione di tutte el sue Sonate per pianoforte alla Wigmore Hall di Londra e a Berkeley, cicli di più concerti a Washington, Philadelphia e Seattle e singoli concerti a Roma, Budapest, New York, Sydney e altre città.

L’amore di Jonathan Biss per Beethoven risale alla sua infanzia e da allora la musica di Beethoven è una presenza costante nella sua vita. Nel 2011 ha pubblicato Beethoven’s Shadow, il primo Kindle ed eBook scritto da un musicista classico. Ma non c’è solo Beethoven nella sua vita. Infatti la sua profonda curiosità musicale lo ha portato a esplorare la musica sotto diversi aspetti. Egli stesso afferma: “Sto perseguendo il significato più ampio possibile di ciò che significa essere musicista”. Tramite i concerti, l’insegnamento, la scrittura e le commissioni, si immerge in progetti che gli stanno a cuore, fra cui Late Style, un’esplorazione delle mutazioni stilistiche tipiche dei compositori – Bach, Beethoven, Brahms, Britten, Elgar, Gesualdo, Kurtág, Mozart, Schubert e Schumann – a mano a mano che si avvicinano alla fine della loro vita. Anche questo progetto ha dato vita a una pubblicazione Kindle Single, Coda. Un suo altro progetto è Schumann: Under the Influence, un’iniziativa di 30 concerti che analizza l’opera di Schumann e le sue influenze musicali, con una pubblicazione Kindle correlata.

Per il concerto del suo debutto romano Jonathan Biss ha scelto quattro Sonate che sintetizzano l’intero arco dell’arte di Beethoven, dalla giovinezza alla piena maturità.

La Sonata n. 6 in fa maggiore op. 10 n. 2 fa parte di un gruppo di tre sonate giovanili pubblicate nel 1798, che furono accolte favorevolmente, salvo alcune riserve per la loro eccessiva originalità, mentre ora vi si riconosce un’eleganza stilistica ancora settecentesca.

La Sonata n. 18 in mi bemolle maggiore op. 31 n. 3 “La caccia” appartiene al periodo successivo dell’arte di Beethoven, poco dopo che aveva scritto il famoso testamento di Heiligenstadt, in cui esprimeva l’angoscia e la disperazione del musicista per la sordità che l’aveva colpito e esprimeva la volontà di porre fine alla sua esistenza piena di dolori e incomprensioni.

La Sonata n. 10 in sol maggiore op. 14 n. 2 è un brano di piccole dimensioni e di grande bellezza, che non corrisponde alla consueta immagine di Beethoven, perché è piuttosto un momento di distensione che privilegia un canto ininterrotto, senza cesure e senza asperità.

Infine la Sonata n. 29 in si bemolle maggiore op. 106 “Hammerklavier”, pubblicata nel 1819, che è la più ampia delle trentadue di Beethoven e dell’intera storia della musica. Si può capire che sia stata criticata dai contemporanei, disorientati dalla sua insofferenza alle regole imposte dalla tradizione: ma con questa sonata così complessa (anche per i pianisti, che devono superare grandi difficoltà tecniche) Beethoven consegnò ai posteri un testamento artistico di enorme portata e di difficile interpretazione.

Si consiglia il pubblico ad informarsi se il programma subirà variazioni a seguito degli aggiornamenti dal Ministero della Sanità www.concertiiuc.it – botteghino@istituzioneuniversitariadeiconcerti.it

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia di Benjamin Ealovega)

 

I concerti di marzo al Museo del Saxofono

Anche per il mese di marzo il Museo del Saxofono di Fiumicino ha previsto e organizzato una programmazione ricca di eventi, iniziative e concerti che farà avvicinare cittadini, musicisti ed appassionati alla musica dal vivo ed alla settima arte celebrando una location unica al mondo ed uno strumento senza eguali. I visitatori potranno infatti non solo assistere ai concerti ma anche conoscere da vicino le centinaia di pezzi, divisi per varie tipologie, conservati al Museo, anche di sera, in orario straordinario, fino alle 24.00.

Il primo concerto in calendario, sabato 7 marzo, è quello di BOTTA BAND, una sorta di  “comune musicale” creata e capitanata da Alberto Botta, il mitologico batterista di Renzo Arbore e di “Quelli Della Notte” “accerchiato” dai migliori musicisti swing della capitale. Una band che ricrea l’atmosfera e lo spirito estroverso dell’epoca swing sottolineando “il lato sorridente del jazz” e proponendo un repertorio costituito dai grandi capolavori di George Gershwin, Cole Porter, Irving Berlin e Duke Ellington non lesinando incursioni nel jazz degli ruggenti anni ’20…

A seguire, il 15 marzo, avrà luogo CONVER SAX IONI, conversazioni sul saxofono con visita guidata in compagnia del direttore del Museo Attilio Berni. Racconti, aneddoti e stupefacenti strumenti si trasformano in concerto-racconto unendo storia ed edutainment per narrare le metamorfosi del più misterioso dei tubi sonori.

Sabato 21 marzo sarà la volta di  JAZZ SUITES, un concerto che vede protagonisti il saxofonista newyorkese Michael Rosen ed il pianista siciliano Seby Burgio, duo dal feeling di grande intensità, brillante e colmo di energia, emozioni, ritmo e calore. Due performer dotatissimi ed estroversi in possesso di una rara capacità di sorprendere, emozionare e divertire il pubblico.  In repertorio, oltre a classici del jazz e musiche originali dei due artisti, anche la “Empire State Suite”: opera classica “contaminata” in tre movimenti per sax alto e pianoforte di M. Rosen, in prima assoluta al Museo del Saxofono. Ad anticipare la performance, nel pomeriggio, avrà luogo una speciale masterclass con Rosen dal titolo “Aumentare la propria creatività nell’improvvisazione e nella composizione”.

Chiude il mese, sabato 28 marzo, il suggestivo SPIRITUAL WAY, concerto in sax solo del saxofonista russo Dimitri Grechi Espinoza che vede la presentazione, in prima assoluta, del suo ultimo CD “The Spiritual Way”. Una “voce di silenzio sospeso”, appena percepibile all’udito, è questa qualità del silenzio che esprime il sax di Dimitri Grechi Espinoza: uno spazio di pace che occorre creare dentro di sé prima di parlare con l’Altro, prima di dialogare con gli altri. L’artista terrà qualche ora prima del concerto un workshop su “L’importanza del suono”.

SABATO 7 MARZO 2020 – ore 21.00
BOTTA BAND
Alberto Botta (batteria), Antonella Aprea (voce), Adriano Urso (pianoforte), Giuseppe Ricciardo (sax tenore), Guido Giacomini (contrabasso)
Prima del concerto gli ospiti potranno godere di un buffet di intrattenimento.
Biglietto concerto: €15,00 – Buffet d’intrattenimento: €8,00

DOMENICA 15 MARZO 2020 ore 11.30 e ore 17.00
CONVER SAX IONI
Conversazioni sul saxofono con visita guidata in compagnia del direttore del Museo Attilio Berni.
Attilio Berni (saxofoni), Alessandro Crispolti (pianoforte)
Ingresso al museo + visita guidata : €10,00 (su prenotazione alle ore 11.30 ed alle 17.00)

SABATO 21 MARZO 2020
JAZZ SUITES
Ore 17.00
“Aumentare la propria creatività nell’improvvisazione e nella composizione”
Masterclass con Michael Rosen
Ore 21.00
Michael Rosen e Seby Burgio in concerto
Prima del concerto gli ospiti potranno godere di un buffet di intrattenimento.
Biglietti: Masterclass €20,00 – Concerto €15,00 – Buffet d’intrattenimento €8,00

SABATO 28 MARZO 2020
SPIRITUAL WAY
Ore 17.00

“L’importanza del suono”

Masterclass con Dimitri Grechi Espinoza
Ore 21.00

Dimitri Grechi Espinoza in concerto
Prima del concerto gli ospiti potranno godere di un buffet di intrattenimento.
Biglietti: Masterclass €20,00 – Concerto €12,00 – Buffet d’intrattenimento €8,00

Museo del Saxofono, via dei Molini snc (angolo via Reggiani) 00054 – Maccarese, Fiumicino (RM)

 

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

 

Margareth Dorigatti. Signa Sunt

La mostra dal titolo SIGNA SUNT con l’ultima produzione pittorica di Margareth Dorigatti, invitata a partecipare dalla curatrice Daina Maja Titonel al ciclo di mostre che la galleria MAC di Roma dedica annualmente a tematiche legate al mondo dell’Astrologia, resterà aperta fino al 28 marzo.

Se nelle precedenti esposizioni “Luna/Mond” (2016) e “DEI Colori/Giorni” (2018) la Dorigatti aveva presentato gli esiti pittorici di una ricerca legata agli astri e ai colori dei giorni, in “Signa sunt” l’artista si concentra sui dodici segni zodiacali.

Si tratta di un’affascinante occasione per scavare nel dialogo tra lo spazio percettivo, le vibrazioni della materia e l’energia che ne scaturisce. Dai tempi remoti ai giorni nostri, tali sono gli elementi che contribuiscono all’essenza del racconto di ogni segno e nelle opere della Dorigatti si percepisce la viva pulsazione che deriva dall’unione di bellezza, fantasia astrale, elementi chimici e psicologici abbinati ai singoli segni. Esse trascendono l’astrazione e vanno oltre il peso e le frequenze degli elementi stessi e in tal senso agiscono su chi le guarda.

In merito a questo lavoro osserva l’artista: “Fedele all’individualismo goethiano che nella sua Teoria dei colori si contrappone fortemente ad una visione puramente scientifica della percezione, mi preme studiare partendo dall’osservazione diretta, là dove individuo fonti di ispirazione, in questo caso gli astri ma anche e soprattutto la mia città: Roma. Cammino guardando in cielo, per terra, l’architettura e la natura presenti ovunque, in mezzo alle persone. Prendo i mezzi pubblici dove imparo molte cose, le quali, insieme a duemilasettecento anni di Storia, entrano ermeticamente nei miei quadri. Tuttavia, da pittrice è inevitabile muovermi anche nei meandri del misticismo e della fantasia, anch’essi parte integrante dell’essenza umana, quest’ultima influenzata da molte energie, alcune misteriose come le stelle.

Tendenzialmente anche i colori con le loro caratteristiche sono associati ai quattro elementi terra, acqua, fuoco e aria, percepibili non solo attraverso la vista. Gli studi di Cromatologia mi hanno insegnato che questi non hanno solo frequenze e pesi specifici, ma possono agire più o meno fortemente sugli umori e sulla salute di chi li percepisce, e strada facendo sono stati gli stessi segni dello Zodiaco con i loro simboli ad attirare oppure a scartare i colori che orientativamente avevo pensato. Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato uno sguardo sognante: la mia prima patria sono state le stelle.”

MAC Maja Arte Contemporanea, via di Monserrato, 30 – 00186 Roma

orari: martedì – venerdì 15,30-20; sabato 11-13 e 15-19,30; chiuso lunedì e festivi, altri orari su appuntamento.

Mac (anche per la fotografia)

Armonie Quartet all’università Tor Vergata

Mercoledì 19 febbraio 2020 alle 18.00 nell’Auditorium “E. Morricone” (Università di Roma “Tor Vergata”, Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1) per la stagione di Roma Sinfonietta presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” suona l’Armonie Quartet, formato da Luca Vignali – uno dei migliori oboisti italiani e primo oboe solista dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, con esperienze con altri grandi orchestre come i Berliner Philharmoniker – e dalla violinista Anna Chulkina, dalla violista Gaia Orsoni e dalla violoncellista Kyung Mi Lee.

Il programma è molto vario, spaziando dall’inizio del Seicento alla fine del Novecento e presentando sia musiche scritte originariamente per questa formazione sia trascrizioni. Al centro del concerto sta il brano più famoso per questi quattro strumenti, il Quartetto in fa maggiore K 370, scritto da Wolfgang Amadeus Mozart nel 1781: questo capolavoro fu scritto evidentemente per un grande oboista, data la difficoltà della parte. Sono originali anche il Quartetto in si bemolle maggiore di Johann Christian Bach, ultimogenito dei venti figli del grande Johann Sebastian e all’epoca molto più noto e apprezzato del padre; fu anche tra gli insegnanti di Mozart e si racconta che l’allievo era talmente giovane che il maestro lo prendeva sulle sue ginocchia. Originale per questo gruppo strumentale è anche il Quartetto op. 61 di Malcolm Arnold, uno dei più apprezzati compositori inglesi contemporanei: è stato definito “una composizione melodiosa, spiritosa e geniale”.

In programma anche due trii. Il Trio in si bemolle maggiore di Franz Schubert – una delle tante composizioni lasciate incompiute da questo autore – è un piccolo capolavoro giovanile. L’Instrumentalsatz in fa maggiore BWV 1040 di Johann Sebastian Bach è un breve pezzo strumentale, che il compositore stesso dimostrò di apprezzare molto, riutilizzandolo in diversi suoi lavori vocali, sia sacri che profani.

Il resto del programma consiste in stuzzicanti trascrizioni strumentali di alcuni notissimi brani di musica vocale, ovvero “Il lamento della Ninfa” di Claudio Monteverdi, l’aria “Lascia che io Pianga” dal “Rinaldo” di Georg Friedrich Haendel e, come gran finale, la famosissima e amatissima romanza “Vissi d’arte” dalla “Tosca” di Giacomo Puccini.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

Mother fortress

Avrà luogo martedì 18 febbraio, presso il Cinema Farnese di Roma, la proiezione di MOTHER FORTRESS, il film-documentario di Maria Luisa Forenza che racconta la pericolosità quotidiana delle vite di religiosi in Siria che lottano per salvare la dignità e la sopravvivenza di esseri umani innocenti travolti dalla inarrestabile guerra.

A fronte di conflitti e massacri, il film è un elogio della Vita e dell’Essere Umano, che può diventare fonte di vita per l’altro. Queste le riflessioni scaturite da una recente e calorosamente acclamata proiezione presso The American University of Rome per il corso di Peace Studies, alla presenza della regista e di Gregory J.Polan, Abate Primate dei Benedettini (Badia Primaziale Sant’Anselmo, Aventino).

La serata al Cinema Farnese, che sarà condotta dal critico cinematografico Maurizio Di Rienzo, rientra nella V edizione di RACCONTI ITALIANI, l’iniziativa della FICE – Federazione Italiana Cinema d’Essai, che propone negli oltre 400 schermi associati una selezione dei migliori documentari di ultima produzione.

L’archeologo e accademico dei Lincei, Paolo Matthiae, scopritore dell’antica città di Ebla (2500 a.C.), farà una breve introduzione alla Siria.

MOTHER FORTRESS racconta di un’esperienza, vissuta in prima linea dall’autrice-regista (e produttrice) tesa a testimoniare non gli aspetti più drammatici del conflitto, quanto gli effetti da esso provocati all’interno di una comunità in cui le differenze religiose lasciano il posto all’aiuto umanitario mosso da uno spirito di condivisione e sorriso anche in situazioni estreme.

Dopo una carriera sviluppata attraverso documentari di stampo sociale e storico, girati in Italia e all’estero, Maria Luisa Forenza ha scelto di seguire una forma sperimentale di narrativa realistico-simbolica, pur se condizionata nelle riprese da un regime di emergenza di guerra. Nell’osservazione della realtà intesa come ‘res-documento’ tenta di andare verso un ‘oltre’, ispirandosi anche a “L’acinema” di J.F. Lyotard. La regista costruisce un’opera “per immagini e suoni” che lascia spazio a riflessioni sul senso dell’esistenza.

“Ero in Australia, nel 2011, per un documentario quando vidi le prime immagini delle proteste della cosiddetta “Primavera araba” – racconta – È iniziato tutto in quel periodo, per curiosità intellettuale e interesse per la cronaca, ma non mi sono voluta avventurare nella ricostruzione e analisi della situazione storico-politica mediorientale: mi interessava piuttosto raccontare la resistenza umana alla guerra, la vitalità del popolo siriano, e l’identità Cristiana, che lì si è trovata a dare sostegno alla popolazione nell’ambito di una forte situazione di rischio. Sentivo che il film doveva raccontare qualcosa che proiettasse gli esseri umani nel futuro.”

È stato nel corso di alcune conferenze negli Stati Uniti, nel 2013, che ha invece avuto modo di ascoltare, conoscere e iniziare a filmare Madre Agnes, badessa del Monastero di Qarah, a nord di Damasco, che veniva a raccontare ciò che stava accadendo in Siria, e in particolare nei territori di Aleppo e Deir Ez-Zor, insidiati dal pericolo di Al Qaeda e ISIS. Nel 2014 decide di raggiungerla per conoscere la sua comunità monastica internazionale (proveniente da Antico e Nuovo Continente) e vi ritorna altre volte fra il 2015 e il 2017, seguendo un convoglio umanitario che si inoltra fino all’Eufrate per portare assistenza ai siriani sfollati e colpiti dal terrorismo.

Testimone sul campo di un attacco dell’ISIS a Qarah e al Monastero nel 2015, ricorda: “Ho filmato quello che c’era realmente ovvero la drammaticità del silenzio, dal momento che eravamo rimasti tutti muti. Ognuno in quel momento si è assunto la responsabilità della propria esistenza, una dilatazione che ho cercato di cogliere con lo spazio vuoto e con il suono”. E su quest’ultimo precisa: “I canti cristiani in arabo e francese (le principali lingue siriane, utilizzate anche nel monastero assieme a spagnolo, portoghese, inglese, latino) erano una soundtrack che scandiva la quotidiana ciclicità di meditazioni, preghiere, liturgie di monaci e monache. I giorni e le notti del monastero erano scandite da preghiere cristiane e musulmane, come un canto e controcanto che ho cercato di documentare in tutto il film.”

MOTHER FORTRESS, Menzione Speciale del Tertio Millennio Film Fest (Città del Vaticano), in Italia è stato ospitato in rassegne significative quali il Meeting di Rimini, Milano Movie Week, Festival Human Rights Nights di Bologna.

Alfredo Baldi, storico del cinema, ha dichiarato: “E’ un film anti-retorico, senza enfasi, uno sguardo assolutamente oggettivo sulla realtà, un’idea dell’immagine-sguardo, dalla semantica e dalla semiotica. La macchina da presa è assolutamente impassibile, segue i personaggi, li tallona senza nessuna emozione e proprio per questo ci dà un’enorme emozione perché fa pensare che a ogni istante possa accadere qualcosa. Il contesto è talmente drammatico…

La regista non ha quasi mai usato lo zoom. L’emozione l’ha data con le inquadrature fisse. C’è una tensione continua, ma interna nell’inquadratura, non è provocata dall’esterno. E’ stata di un rigore estremo.

E poi, non meno importante, nonostante sia girato in un convento con protagonista una suora, anzi suore e monaci, è un film assolutamente laico. La religione, pur presente dappertutto, in qualunque momento sottintesa, non viene mai presa a pretesto per giustificare qualche azione. Anche la distribuzione dei viveri alle popolazioni è fatta non in nome di Dio, ma del prossimo, e questa l’ho trovata una cosa straordinaria.”

Silvia Guidi, critico cinematografico dell’Osservatore Romano: “Un documentario straziante e bellissimo nella sua nuda essenzialità… Non c’è nessuna tesi precostituita da dimostrare, nessuna tifoseria da assecondare… il rispetto per i testimoni e la reale apertura ad ascoltare quello che raccontano non potrebbero essere più grandi.”

Alla proiezione romana, in programma alle ore 19:00, seguirà un dibattito a cui parteciperanno, oltre a Maria Luisa Forenza, storici, esperti di Mediterraneo, giornalisti, critici cinematografici.

MOTHER FORTRESS – sinossi

Madre Agnes, assieme a monaci, monache provenienti da Francia, Belgio, Portogallo, Libano, Cile, Venezuela, Colorado-USA (di cui alcuni ex-giornalisti), affronta gli effetti della guerra in Siria sul suo monastero, situato ai piedi delle montagne al confine con il Libano dove ISIS insidiosamente si nasconde.

Nonostante sia esso stesso obiettivo di attacchi, il monastero accoglie orfani, vedove, rifugiati (cristiani e sunniti), vittime di una guerra fratricida che dal 2011 ha prodotto caos e devastazione. Organizzando un convoglio di ambulanze e camion, che percorrono strade controllate da cecchini, Madre Agnes persegue la rocambolesca missione di fornire aiuti umanitari (cibo, vestiti, medicine) ai siriani rimasti intrappolati nel paese. Esplorazione non della guerra, ma della condizione umana in tempo di guerra, il film è un viaggio materiale e spirituale, una ‘storia d’amore’ con destinazione Roma dove il senso del racconto si rivela…

Martedì 18 Febbraio 2020 – Ore 19:00, Cinema Farnese, Piazza Campo De’ Fiori, 56 Roma

 

Elisabetta Castiglioni