Concerto per organo di Finotti, Chiesa Evangelica Luterana, Roma

La serie di concerti di organo della IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti nelle chiese di Roma prosegue martedì 11 giugno 2019 alle 21.00 presso la Chiesa Evangelica Luterana di via Sicilia 70. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

L’organista Francesco Finotti suonerà l’organo realizzato nel 1930 dalla casa tedesca Steinmeyer, collocato nella cantoria sulla controfacciata della chiesa. È uno strumento moderno a trasmissione elettrica, con due tastiere e pedaliera, ottimo anche per la musica del passato. Il concerto si apre e si chiude nel nome di Johann Sebastian Bach, il più grande autore di musica per organo di tutti i tempi, di cui Finotti eseguirà la Toccata, adagio e fuga in do maggiore BWV 564 e il Concerto n. 2 in la minore BWV 593, che è la rielaborazione fatta da Bach di un Concerto di Vivaldi. Inoltre l’Andante in fa maggiore K 616 di Wolfgang Amadeus Mozart, uno dei suoi pochi brani per organo: è un breve pezzo d’occasione destinato ad un organo meccanico ma Mozart lo scrisse al culmine della sua maturità ed è un piccolo capolavoro. Seguono due delle cinquecentocinquantacinque Sonate di Domenico Scarlatti, quella in re minore K 516 e quella in sol maggiore K 125, scritte originariamente per clavicembalo, ma adatte a tutti gli strumenti a tastiera: due piccoli, scintillanti gioielli. A questi tre autori del Settecento Finotti accosta il Preludio, fuga e variazione in si minore op. 18 di César Franck, un caposaldo della letteratura organistica dell’Ottocento.

Francesco Finotti ha vinto nel 1978 il Concorso Internazionale d’Organo “Franz Liszt” di Budapest e svolge una brillante carriera di concertista che lo porta a suonare nei più importanti festival d’organo internazionali. La sua discografia comprende musiche di Schumann, Liszt, Franck, J. S. Bach, Mozart, Messiaen, Dupré, Langlais e Satie.

Martedì 11 giugno 2019, ore 21.00

Chiesa Evangelica Luterana (Via Sicilia 70)

Francesco Finotti organo

Programma:

Bach Toccata, adagio e fuga in do maggiore BWV 564

Mozart Andante in fa maggiore K 616

Scarlatti Sonata in re minore K 516

Scarlatti Sonata in sol maggiore K 125

Franck Preludio, fuga e variazione in si minore op. 18

Bach Concerto n. 2 in la minore BWV 593 da Vivaldi

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

Alexander Romanovsky alla IUC

Sabato 6 aprile alle 17.30 nell’Aula Magna dell’Università “La Sapienza”, la IUC (Istituzione Universitaria dei Concerti) presenta il pianista Alexander Romanovsky, che dedica questo concerto interamente al suo compositore preferito, Fryderyk Chopin, di cui esegue alcuni Notturni e Mazurche e le due raccolte di Studi, pagine di difficoltà tecnica pari all’intensità espressiva.

Alexander Romanovsky è nato in Ucraina nel 1984 e si è trasferito in Italia all’età di tredici anni, prendendo la cittadinanza italiana e compiendo gli studi all’Accademia Pianistica di Imola. Ha studiato anche al Royal College of Music di Londra. Di lui si è cominciato a parlare quando è stato nominato membro dell’Accademia Filarmonica a soli quindici anni, un onore concesso a quella età soltanto a Mozart prima di lui. A diciassette anni ha vinto il severissimo Concorso “Ferruccio Busoni” di Bolzano, uno dei più prestigiosi a livello mondiale, e da allora sono iniziate le sue tournée internazionali. Nel 2007 ha avuto il privilegio di suonare davanti a papa Benedetto XVI. Ora è nell’età magica che unisce la giovinezza alla maturità artistica e miete successi sia in recital solistici che insieme alle più importanti orchestre quali Royal Philharmonic di Londra, Filarmonica della Scala, Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, Orchestra Nazionale Russa, NHK Symphony Orchestra di Tokyo e New York Philharmonic, con direttori come Antonio Pappano e Valery Gergiev.

Di lui il New York Times ha scritto che è “speciale, non solo possiede tecnica straordinaria e creatività nei colori e nella fantasia, ma è anche un musicista sensibile e un lucido interprete”. Il grande direttore d’orchestra Carlo Maria Giulini l’ha definito, col suo consueto stile laconico, “un pianista di grande talento”. Ha inciso per Warner e più recentemente ha pubblicato cinque cd per Decca, acclamati da pubblico e critica.

Entrambe le parti del suo concerto romano si concluderanno con l’esecuzione di una delle due raccolte di Studi di Chopin, prima i dodici dell’op. 10, poi gli altri dodici dell’op. 25, che crearono una tecnica pianistica rivoluzionaria e aprirono al pianoforte possibilità allora inesplorate. Ma in questi ventiquattro brevi studi oltre alla tecnica c’è anche una profonda poesia, che ne fa alcuni dei pezzi più stimolanti ed evocativi di tutto il repertorio pianistico.

Completano il concerto altri capolavori di Chopin. Per i tre Notturni op. 9 Chopin si ispirò all’arte del belcanto italiano, come indicano le lunghe e sinuose melodie, arricchite da fioriture finemente cesellate, e l’eloquio dolce, tenero e carezzevole. Le Mazurke op. 24 si ispirano invece a una danza popolare polacca, che Chopin conosceva fin dalla sua infanzia: quando era a Parigi, lontano dalla sua patria, il ritmo e le melodie di quella danza gli ispirarono delle rielaborazioni che trasformarono quella semplice musica popolare in qualcosa di assolutamente originale.

In occasione del concerto alla IUC, nei giorni 8, 9 e 19 aprile Alexander Romanovsky terrà una masterclass presso il Conservatorio “L. Refice” di Frosinone, riservata ad allievi interni ed esterni (info: tel. 0775 840060).

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

A tu per tu con…

Conoscere da vicino la canzone italiana d’autore partecipando interattivamente con i suoi protagonisti, alla ulteriore scoperta di giovani talenti: questa la mission della originale e intima rassegna ideata dalla cantautrice Grazia Di Michele che vedrà ospitare nella platea “open space” del Teatro Golden di Roma, a partire dal 23 marzo e fino al 14 aprile, un’accurata selezione di firme della musica italiana.

Morgan, Mimmo Cavallo, Carlo Marrale, Syria, Bungaro, Mariella Nava, Grazia Di Michele, Alberto Fortis e Rossana Casale daranno vita ad un programma di recital e progetti originali (alcuni dei quali inediti) nel quale ogni artista racconterà se stesso attraverso la musica e durante il quale sarà possibile interagire da vicino con l’artista.

Ad aprire le performance saranno nuove promesse della musica cantautorale italiana che si sono già distinte per le loro doti creative ed interpretative. Questi i nomi, in ordine di apparizione: Davide Valeri, Mauro Pandolfo, Francesco Rainero, Claudia Megrè, Ida Scarlato, Eleonora Betti, Giulia Pratelli, Federico D’Annunzio, Valeria Crescenzi.

La formula “unplugged”, concepita per l’occasione, si sposa perfettamente alla tipologia architettonica dello spazio-arena del Golden, nel quale il pubblico su tre lati circonda l’artista proprio in un “a tu per tu” dove parole e melodie trasportano da vicino la propria unicità in una atmosfera incantata.
“Nella tradizione cantautorale gli aspetti autobiografici e narrativi sono fondamentali – spiega Grazia Di Michele – e per questo io e Andrea Maia, direttore del Teatro, abbiamo pensato ad una serie di incontri faccia a faccia tra pubblico e artista. Ogni cantautore si esibirà per due sere nel periodo compreso fra marzo ed aprile con il repertorio che meglio illustra il proprio cammino artistico, ma anche raccontando storie e ricordando grandi autori, il tutto condito da momenti ‘happening’ nei quali dialogherà con i colleghi artisti e con il pubblico”.

“Era da molti anni che desideravo dedicare una parte della stagione del Teatro Golden alla musica – continua Maia – L’incontro fortunato con Grazia Di Michele mi ha dato la possibilità di concretizzare questo mio desiderio. Voglio ringraziare lei e tutti gli artisti che hanno aderito a questo progetto con entusiasmo e grande disponibilità”.

La rassegna si concluderà domenica 14 aprile con lo spettacolo di Max Maglione “Noi duo”, un vero e proprio “family show” ricco di canzoni, gag, cabaret, ospiti d’onore e una band musicale, il cui ricavato andrà a sostegno dell’Associazione Peter Pan Onlus, l’associazione che da anni svolge la sua attività a sostegno dei bambini malati di cancro accogliendo con alloggi gratuiti le loro famiglie per il tempo necessario alle terapie e che sarà presente in ogni serata del festival musicale.

TEATRO GOLDEN Via Taranto, 36 – Roma. Ingresso a biglietto unico: € 30,00 (Infoline: +39 06 70493826).

Elisabetta Castiglioni
IL PROGRAMMA
23 marzo ore 21, 24 marzo ore 17
MORGAN
Concerto per voce e piano
Opening Act Davide Valeri

29 marzo ore 21
MIMMO CAVALLO
L’INCANTAUTORE

Egidio Maggio chitarre, Marcello Ingrosso tastiere, Annamaria Lecce cori
Opening Act Mauro Pandolfo

30 marzo ore 21, 31 marzo ore 17
CARLO MARRALE
SFUMATURE DI ME. LA STORIA DEI MATIA BAZAR

Marco Dirani basso, Tommy Graziani batteria, Michele “Mecco” Guidi pianoforte
Opening Act Francesco Rainero

1 aprile ore 21, 2 aprile ore 21
SYRIA
PERCHÈ NON CANTI PIÙ

Concerto spettacolo per Gabriella Ferri
con PINO STRABIOLI
Massimo Germini chitarra
Opening Act Claudia Megrè

3 aprile ore 21, 4 aprile ore 21
BUNGARO
MAREDENTRO

Antonio Fresa pianoforte, Antonio De Luise contrabbasso,
Marco Pacassoni vibrafono/batteria/percussioni, BUNGARO chitarre
Opening Act Ida Scarlato

5 aprile ore 21, 6 aprile ore 21
MARIELLA NAVA
EPOCA

Sasà Calabrese contrabbasso, Roberto Guarino chitarre,
Salvatore Cauteruccio fisarmonica, Tato Illiano batteria
Opening Act Eleonora Betti

7 aprile ore 17, 8 aprile ore 21
GRAZIA DI MICHELE
SANTE BAMBOLE E PUTTANE

Fabiano Lelli chitarra, Andy Bartolucci batteria,
Marco Siniscalco basso, Paolo Luric pianoforte
Opening Act Giulia Pratelli

10 aprile ore 21, 11 aprile ore 21
ALBERTO FORTIS
ROMA I LOVE YOU

Concerto per voce e piano
Opening Act Federico D’Annunzio

12 aprile – Ore 21, 13 aprile – Ore 21
ROSSANA CASALE
JAZZ (TRENT’ANNI DA BRIVIDI) ACUSTICA

Emiliano Begni pianoforte, Ermanno Dodaro contrabbasso,
Francesco Consaga sax Soprano e flauto traverso, Gino Cardamone chitarra jazz
Opening Act Valeria Crescenzi

14 aprile – Ore 17
MAX MAGLIONE
NOI DUO

con Giulia Maglione
Giorgio Amendolara tastiere, Francesco Calogiuri batteria,  Ferruccio Corsi sax
Stefano Scoarughi basso, Stefano Zaccagnini chitarra

 

 

Pieranunzi, Leardini, Maio alla IUC

Mercoledì 27 febbraio alle 18 per i concerti di Roma Sinfonietta nell’Auditorium Ennio Morricone dell’Università di Roma “Tor Vergata” (Macroarea Lettere e Filosofia, via Columbia 1) suona il trio formato da Gabriele Pieranunzi, violino, Alessandra Leardini, violoncello, e Antonello Maio, pianoforte. In programma musiche di Galante, Cilea e Mendelssohn.

Di Carlo Galante sarà eseguito il recentissimo “Terzo libro di kenning” (2018), che fa parte di una serie di brani per vari organici ispirati all’arte del kenning praticata dagli antichi bardi del nord, che consisteva nel sostituire con perifrasi spesso oscure una parola concreta. In tempi moderni è stata ripresa da Tolkien e dalla Rowling nei loro romanzi e ora il compositore trentino, di cui si ricorda il “Diesirae” del Requiem per le vittime della mafia, eseguito nel 1993 nella cattedrale di Palermo, l’ha trasferta anche in ambito musicale. Segue il Trio in Re Maggiore di Francesco Cilea, autore di opere famose come “Adriana Lecouvreur” ma anche di un piccolo numero di raffinate composizioni strumentali del massimo interesse, come questo brano del 1886. Il concerto si conclude col Trio n. 1 in re minore, op. 49di Felix Mendelssohn, un capolavoro del romanticismo tedesco, che dopo la prima esecuzionefu paragonato da Schumann alle composizioni di Beethoven e Schubert per questo stesso organico.Lo stesso Schumann affermò che “Mendelssohn è il Mozart del nostro momento storico”.

Il violinista Gabriele Pieranunzi si è imposto giovanisismo all’attenzione del pubblico e della critica, ottenendo una lunga serie di premi in importanti concorsi internazionali. La sua attività lo ha portato ad esibirsi nei principali centri musicali in Italia ed all’estero, tra cui Accademia di Santa Cecilia di Roma, Wigmore Hall di Londra, Herculessaal di Monaco di Baviera, Coliseum di Buenos Aires, Opera City Hall di Tokyo. Nel 2004 gli è stato conferito per chiara fama il posto di Primo violino di spalla presso il Teatro San Carlo di Napoli. Suona un violino Ferdinando Gagliano del 1762, appartenuto alla grande violinista Gioconda De Vito e gentilmente prestatogli dalla Fondazione “Pro Canale”.

La violoncellista Alessandra Leardini svolge la sua attività nel campo del solismo, della musica da camera e dell’orchestra. Numerose le sue collaborazioni con l’Orchestra Sinfonica della Rai e l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, sotto la direzione di illustri musicisti quali Prêtre, Gatti, Sinopoli, Morricone eNyman. Come solista ha eseguito numerosi concerti in Italia e all’estero.

Il pianista Antonello Maio è vincitore di numerosi primi premi in concorsi nazionali e internazionali. Collabora con diversi gruppi strumentalie ha tenuto concerti in Austria, Spagna, Svizzera, Israele, Messico, Turchia, Giappone, affrontando un vasto repertorio che va da Bach fino ai contemporanei.

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

Andrea Calabresi “Sun, and Close Landscapes”

Dark Embraces dal ciclo Close Landscapes

Giovedì 21 febbraio 2019, alle ore 18, si inaugura a Roma alla MAC Maja Arte Contemporanea (via di Monserrato 30) la personale del fotografo italiano Andrea Calabresi. In mostra una selezione di quindici fotografie in bianco e nero appartenenti alle serie Close Landscapes e The Upper Half; due progetti di lunga durata, aventi per tema il paesaggio, la Luna e il Sole, in cui la tecnica fotografica analogica viene utilizzata per ottenere la massima ricchezza espressiva delle immagini.

Di Close Landscapes (2001-2009) si espongono sei stampe vintage (formato cm 60×120) alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata, stampate dall’autore stesso. La semplice composizione delle fotografie (due bande orizzontali: terra/cielo) e l’accurata attenzione alla resa della luce naturale spingono lo spettatore ad un’intimità contemplativa che restituisce sulla pelle la suggestione del caldo o del freddo, dell’umido o della secchezza della terra e dell’aria che la sovrasta.

La serie debutta nell’autunno del 2006 a New York presso la MV Gallery di Tribeca e l’anno successivo viene presentata a Roma accompagnata da un prezioso volume con la prefazione di Arno Rafael Minkkinen il quale, a proposito di questo lavoro, osserva: “Calabresi dedica un occhio alla perpetua presenza del cielo, l’altro alla palpabile superficie della terra. Tuttavia nessuna gerarchia è mostrata o voluta. Le sue immagini sembrano invece suggerire che ciò che accade nel cielo e ciò che accade sulla terra sia egualmente affascinante. […] Le immagini parlano di eventi naturali, delle armonie e disarmonie del rapporto tra il nostro corpo terreno e la nostra mente fluttuante. […] partecipano dell’eterno dramma del desiderio di portare il paradiso sulla terra e di innalzare il nostro essere terreno verso la sacralità dell’infinito.”

“Il progetto ha due fonti di ispirazione letteraria,” – sottolinea Calabresi – “i primi versi de L’infinito di Giacomo Leopardi e il concetto del verosimile di Alessandro Manzoni. L’intento del mio lavoro è di ridurre, con un’attenta ricerca tecnica, sia l’enfasi estetica che la carica di artificiosità che il mezzo fotografico porta con sé essendo ancora legato al pittorialismo. Cerco di portare l’oggetto alla sua essenza spogliandolo delle sovrastrutture. I miei paesaggi diventano così l’opposto di una ‘veduta’, ne negano proprio la possibilità (come la famosa ‘siepe’). Questo lavoro di sottrazione consente di spostare l’attenzione dal referente alla rappresentazione rendendo le immagini evocative e consentendo agli effetti di luce, alle trame e ai toni di acquisire un valore espressivo dominante.”

Dopo il successo nel 2014 della mostra Moon, la MAC Maja Arte Contemporanea presenta in questa occasione per la prima volta al pubblico, Sun, la seconda parte del progetto The Upper Half (2006-2018), esponendo otto fotografie alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata (cm 50×50) e una stampa ai pigmenti di grande formato (cm 150×190), quest’ultima in edizione unica.

In The Upper Half Andrea Calabresi rende omaggio alle sorgenti luminose per eccellenza: il Sole e la Luna; un’esplorazione dei limiti della stessa visibilità, da una parte la fonte di luce più potente che conosciamo, dall’altra il suo pallido riflesso proiettato sulla Terra dal suo satellite.

Nei grandi cieli diurni, dove il Sole illumina prepotentemente la spettacolare casualità degli eventi atmosferici, Calabresi ricerca la fusione tra la purezza di una visione infantile e la complessità del guardare propria dell’età adulta.

Con una tecnica complessa, che cerca di farsi invisibile per ricreare la semplicità del guardare con i nostri occhi, il fotografo insegue una forma di realismo percettivo dell’immagine, rifiutando qualsiasi deriva pittorica o spettacolarizzazione della visione, senza alterare la prospettiva ed esasperare i toni, proseguendo così l’intento estetico di Close Landscapes.

Andrea Calabresi nasce a Roma nel 1967. Comincia a scattare fotografie e a lavorare in camera oscura fin da bambino. Inizialmente autodidatta deve la formazione successiva a James Megargee e ad Arno Rafael Minkkinen.

E’ fotografo professionista dal 1990, lavorando in vari campi, ma soprattutto in fotografia d’architettura. Nel 1996 apre a Roma un laboratorio di stampa fine art in bianco e nero e si concentra sullo studio della tecnica, i progetti artistici, la ricerca storico critica e l’insegnamento. Insegnamento che tutt’oggi svolge presso Corsi Foto Analogica, Spazio Labò, il Toscana Photographic Workshops (TPW) dal 2003 e la Syracuse University (New York) dove è visiting professor dal 2004.

Il suo lavoro artistico si incentra su progetti di lunga durata, come le vedute urbane di Domande sul senso dello spazio (1995-2002), i paesaggi di Close Landscapes (2001- 2008) e The Upper Half (2006-2018).

La mostra è nel programma della manifestazione MFR19

Mese della Fotografia a Roma, 1-31 marzo 2019

organizzata dall’associazione FARO

MACMaja (anche per l’immagine)

Gli Ottoni Sistina in concerto

 

 

Mercoledì 13 febbraio 2019 alle 18.00 la stagione di Roma Sinfonietta presso l’Università di Roma “Tor Vergata” (Auditorium “Ennio Morricone”, Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1) propone un concerto degli Ottoni Sistina, il gruppo di strumenti che completa l’organico musicale della Cappella Pontificia Sistina, dove affianca il famoso e plurisecolare coro che da cinque secoli accompagna le funzioni religiose celebrate dal papa stesso.

Sono dodici musicisti di grande talento, ognuno dei quali ha anni di collaborazionicon le più importanti orchestre italiane. In occasione del Giubileo del 2000 iniziano la loro collaborazione con il prestigioso coro della Sistina e nel 2010 sono stati scelti come gruppo di ottoni per riportare in Vaticano la tradizione delle “Trombe d’Argento”, l’inno che nei secoli passati veniva suonato durante le solenni celebrazioni presiedute dal Papa in San Pietro. Svolgono anche un’intensa attività concertistica, ottenendo ampi consensi dalla critica. Hanno inciso per la “Libreria Editrice Vaticana” e alcune loro esecuzioni dal vivo durante le celebrazioni nella Basilica di S. Pietro sono state inserite in tre cd della prestigiosa casa discografica Deutsche Grammophon, che nel 2018 ha pubblicato “The Silver Trumpets”,un cd interamente dedicato a loro, contenente la musica per ottoni eseguita durante le celebrazioni presiedute dal Santo Padre. Questo cd contiene musiche di Gabrieli, Bach, Silveri, Gounod, Longhi e Buonamente.

Proprio alcuni di questi compositori– Giovanni Gabrieli, Johann Sebastian Bach e Giovanni Battista Buonamente – saranno eseguiti nella prima parte di questo concerto, che prosegue con brani di ben diverso carattere, come la Marcia trionfale dell’Aida diVerdi, Unamericano a Parigi diGershwin e unomaggio a NinoRota, ricavato dalle sue musiche per i film di Fellini e altri grandi registi. Inoltre MrJums e Kraken, due brani di ChrisHazell, compositore inglese contemporaneo che ha ottenutograndi successi con la sua musica dedicata agli ottoni.

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

Ivan Krpan debutta a Roma con Beethoven e Liszt

Ivan Krpan (foto di Michele Lonardi)

Ivan Krpan è un giovanissimo pianista premiato in vari concorsi in Croazia, la sua patria, e in Belgio, Paesi Bassi, Germania, Russia e Italia. È stato proprio il nostro paese a consacrarlo tra i grandi, assegnandogli nel 2017 il primo premio del Concorso “Ferruccio Busoni” di Bolzano, uno dei più prestigiosi, severi e ambiti al mondo, da cui sono usciti vincitori alcuni dei più famosi pianisti di questi anni, come Martha Argerich. Sarà la IUC a farlo debuttare a Roma, martedì 12 febbraio alle 20.30 con un concerto all’Aula Magna della Sapienza (Città Universitaria, Piazzale Aldo Moro 5).

Nel 2018 e in questo primo scorcio del 2019 Ivan Krpan, che ha appena ventuno anni, ha avuto scritture in Italia, Corea del Sud, Giappone, Germania, Austria, Francia e Sudamerica. Lo scorso anno ha registrato in esclusiva per la piattaforma online Idagio il suo primo album, con brani di Schumann e Chopin, disponibile in streaming presso il sito IDAGIO.

Di Krpan la stampa italiana ha scritto: “Ha impressionato subito la maturità, la disinvoltura e l’autorevolezza con cui ha proposto un programma interpretativamente – più ancora che tecnicamente – difficile […] ha regalato un’interpretazione carica di ardore acceso, timbro controllato con rigore, cantabilità sorretta da un colore fluente e scorrevole”. E anche: “È tutt’uno con lo strumento. Immerso in esso. Senza alcun contatto col mondo esterno che non sia musica. La sua interpretazione emana dallo strumento”, “ha rivelato una personalità musicale assolutamente ben definita, rinuncia quasi programmaticamente al grande gesto romantico, all’enfasi, alla teatralità”, “un pianismo raffinato, mai superficiale”.

Quanto a lui, non è di molte parole. Ecco un florilegio di sue sintetiche dichiarazioni: “Penso che per me, come pianista, la cosa più naturale sia suonare il piano e suonarlo davanti al pubblico”. “Quando viaggi molto capisci una grande verità: non è importante in quale parte del pianeta sei, la musica è universale”. “La più grande sfida nella vita di ogni artista è realizzare e sviluppare ogni giorno di più le proprie idee”.

Per il suo debutto romano ha scelto un programma che permetterà di rendersi conto di tutte le sue doti di interprete e di virtuoso. Comincerà con la Sonata n. 27 in mi minore op. 90 e la Sonata n. 30 in mi maggiore op. 109, due opere del terzo periodo di Ludwig van Beethoven, l’autore che è stato determinante per la sua vittoria al Concorso Busoni grazie alla sua esecuzione del Concerto “Imperatore”, che ha fatto una grande impressione tanto sulla giuria che sul pubblico.

Poi renderà omaggio a Ferruccio Busoni, il musicista cui è intitolato il concorso che l’ha lanciato: eseguirà la Sonatina seconda (1912), il brano più straordinario che Busoni abbia scritto, “un lavoro di un genere veramente utopico; uno sguardo visionario”, un viaggio in regioni sonore che fino ad allora pochi compositori avevano esplorato. Concluderà il concerto con Franz Liszt, come a voler ribadire una nota affermazione di Busoni, secondo cui se Bach è l’alfa della composizione pianistica, Liszt ne è l’omega. Di quello che è stato probabilmente il più grande virtuoso del pianoforte di tutti i tempi, Krpan eseguirà Pensée des morts dalla raccolta “Armonie poetiche e religiose” e la Fantasia quasi Sonata “Après une lecture du Dante” dal secondo volume degli “Anni di pellegrinaggio”, in cui Liszt riunì le impressioni che poeti e pittori italiani avevano suscitato in lui durante i suoi viaggi nel nostro paese.

Il concerto sarà registrato da Radio Vaticana per successive trasmissioni della stessa Radio Vaticana e di altre emittenti aderenti all’ Unione Europea di Radiodiffusione.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)