Le Stagioni di Joseph Haydn inaugurano i concerti pomeridiani della IUC del ciclo pomeridiano del sabato nell’Aula Magna della Sapienza

Orchestra del XVIII Secolo, foto Annelies van der Vegt

Questo “oratorio profano” del 1801 è il punto d’arrivo della musica del Settecento ed allo stesso tempo il punto di partenza dell’Ottocento e può essere visto come il simbolico passaggio di testimone tra l’anziano Haydn e il giovane Beethoven. È uno dei massimi esiti del classicismo musicale, ma fu molto amato dai romantici, che vi riconoscevano il loro stesso amore per la natura: “Le stagioni” infatti sono ricche di descrizioni sonore della natura – e in questo ricordano Vivaldi – e soprattutto sono permeate dal senso della comunione dell’uomo con la natura. I protagonisti sono tre contadini: Simon (basso), ricco d’anni e d’esperienza, e i giovani fidanzati Hanne (soprano) e Lukas (tenore). Il coro dà voce di volta in volta ai contadini, ai cacciatori e alla gente del villaggio.

L’inglese Marcus Creed, con la sua esperienza internazionale come direttore d’orchestra e come maestro di coro, è un interprete ideale del repertorio sinfonico-corale. Ha partecipato a tutti i principali festival europei quali Salisburgo, Lucerna ed Edimburgo, collaborando con complessi ed orchestre celeberrimi quali Berliner Philharmoniker, Akademie für Alte Musik, Berlin Staatsoper e Berlin Staatskapelle.

L’Orchestra del XVIII Secolo – fondata nel 1981 dal leggendario Frans Brüggen, che ne fu il direttore principale fino alla sua scomparsa nel 2014 – è uno storico rappresentante del moderno ritorno agli strumenti originali e alle prassi esecutive d’epoca: è tuttora insuperabile nel campo delle esecuzioni storicamente informate. È composta da musicisti di oltre venti nazionalità ed effettua regolarmente tournée in ogni continente. L’orchestra è basata ad Amsterdam, come Cappella Amsterdam, con cui collabora regolarmente: questo coro è rinomato per l’assoluta purezza e la totale omogeneità del suono e per l’intonazione perfetta.

Con loro un cast vocale internazionale, formato da tre dei migliori specialisti di questo repertorio. Il soprano belga Ilse Eerens canta regolarmente nei principali teatri d’opera europei (Vienna, Parigi, Londra, Bruxelles, Roma) e con grandi orchestra sinfoniche (Filarmonica di Berlino, Tokyo Metropolitan Orchestra e praticamente tutte le principali orchestre di Francia e Germania). Il tenore olandese Marcel Beekman ha un repertorio che va dal barocco ai nostri giorni e si esibisce in Europa, Usa, vicino ed estremo oriente e in Sud Africa, con grandi direttori quali William Christie, Frans Brüggen, Christophe Rousset, Sir Simon Rattle e Daniele Gatti. Il basso-baritono tedesco André Morsch è attivo nei principali teatri opera europei e svolge anche un’intensa attività concertistica con prestigiose orchestre sinfoniche ed ensemble di musica antica, tra cui Royal Concertgebouw Orchester di Amsterdam, Gewandhausorchester di Lipsia, Tonhalle Orchester di Zurigo, Beethoven Orchester di Bonn, Les Talens Lyriques e Les Arts Florissants.

Aula Magna dell’Università La Sapienza, Città Universitaria – Palazzo del Rettorato

Piazzale Aldo Moro 5, Roma

 

Mauro Mariani (anche per le foto)

 

“Un organo per Roma”, quinta edizione 2018, dedicato a Liszt

  

Andrea Baggioli 

Sabato 13 ottobre alle ore 19 nella Sala Accademica del Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” in via dei Greci 18 concerto ad ingresso gratuito del Festival “Un Organo per Roma 2018”, organizzato da Camerata Italica, IUC (Istituzione Universitaria dei Concerti) e Conservatorio “Santa Cecilia”.

Il concerto è interamente dedicato a “Liszt organista e pianista”. Questo leggendario virtuoso del pianoforte fu infatti anche un grande appassionato dell’organo, sia come compositore che come esecutore. Si ascolteranno due sue composizioni, la Fantasia Weinen, Klagen, Sorgen, Zagen (tratta dal corale che apre una cantata sacra di Bach) e il Preludio (Fantasia) e Fuga su B.A.C.H., il cui soggetto principale è ricavato dalle quattro lettere del cognome del grande Johann Sebastian, che in tedesco indicano le note si bemolle, la, do, si naturale. Entrambe queste composizioni esistono in due versioni, una per pianoforte e una per organo, che si adattano perfettamente alle caratteristiche specifiche dei due strumenti.

Le due composizioni saranno eseguite in entrambe le versioni approntate da Liszt, offrendo così un’opportunità unica di fare un interessantissimo confronto e accorgersi che, nonostante le due versioni siano generate da una simile ispirazione, suonano in maniera profondamente diversa sui due strumenti. Gli interpreti sono l’organista Alberto Pavoni e il pianista Andrea Baggioli.

Alberto Pavoni

Alberto Pavoni, dopo gli studi organistici in Italia, si è perfezionato in Austria e Germania. Ha dato concerti in vari paesi europei, in estermo oriente (Giappone e Corea del sud), negli Usa, in Argentina e in Perù. Ha inciso un disco con musiche organistiche di Max Reger e registrato sue elaborazioni di musiche di Musorgskij e Schumann. Svolge anche un’intensa attività di compositore, sia di musica classica che leggera.

Andrea Baggioli, docente del Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, si dedica particolarmente alle pagine meno note del repertorio pianistico dell’Ottocento, di cui ha anche realizzato varie registrazioni e incisioni. Oltre che a Roma (IUC, Festival Nuovi Spazi Musicali, Università Roma3) e in altre città italiane, ha suonato in Germania, Spagna e Romania.

 

Mauro Mariani

(anche per le fotografie)

Al via la 74^edizione dei Concerti dell’Aula Magna alla Sapienza

Wiener concert – Verein

I concerti inaugurali del ciclo serale del martedì e di quello pomeridiano del sabato sono dedicati alla grande musica viennese. Martedì 16 ottobre, presso l’Aula Magna della Sapienza Università di Roma, il prestigioso Wiener Concert-Verein suona Mozart, Bruckner e Brahms, tre dei compositori che fecero di Vienna la capitale incontrastata della musica strumentale per oltre un secolo. Fondato da elementi dei Wiener Symphoniker (l’orchestra che compete con i Philharmoniker nella ex capitale asburgica), il gruppo completa il programma con la Serenata di Čajkovskij, che non è affatto fuori tema, perché è un omaggio a Mozart, incondizionatamente ammirato dal compositore russo.

Sabato 20 ottobre il ciclo pomeridiano si apre con Le Stagioni di Haydn, uno dei massimi capolavori dello stile musicale classico, ammirato anche dai romantici, che vi riconoscevano lo stesso loro amore per la natura. Questo monumentale “oratorio profano” sarà diretto dall’inglese Marcus Creed, uno dei più stimati ed esperti direttori di musica sinfonico-corale, ospite abituale di grandi festival come Lucerna ed Edimburgo. In questa occasione dirige il coro Cappella Amsterdam e l’Orchestra del XVIII Secolo, fondata da Frans Brüggen, pioniere della prassi esecutiva e degli strumenti originali. Il cast dei cantanti è internazionale ed formato da tre eccellenti specialisti di questo repertorio: la belga Ilse Eerens, l’olandese Marcel Beekman e il tedesco André Morsch.

Nel corso della stagione saranno festeggiati tre dei più grandi e amati concertisti italiani, per ricordare il loro debutto alla IUC, avvenuto quando erano giovanissimi, sessanta anni fa nel caso di Uto Ughi e Bruno Canino e cinquanta nel caso di Michele Campanella.

Ughi debuttò alla IUC nel 1959, quando aveva letteralmente i calzoni corti, e vi è tornato spesso: eseguirà ora musiche di Brahms e altri suoi cavalli di battaglia, in duo con l’eccellente pianista Michail Lifits, che la IUC presentò per la prima volta a Roma all’indomani della sua vittoria al selettivo Concorso “Busoni” di Bolzano nel 2009. Canino suonò per la prima volta all’Aula Magna nel 1959 con I Giovani Solisti di Milano diretti da Claudio Abbado e questo è il suo concerto numero 100 alla IUC! Per l’occasione ha ideato un originale programma con tre Sonate classiche di Haydn, Mozart e Clementi e una panoramica sul repertorio americano dall’Ottocento ai nostri giorni (Gottschalk, Copland, Cage e Corea). Ugualmente legato alla IUC da un consolidato rapporto (vi debuttò nel 1968), Campanella torna con tre capolavori di Beethoven, Schubert e Schumann.

Uto Ughi

Con Canino, Campanella e Lifits, sono in tutto undici i pianisti a scendere in campo, tra i migliori dell’attuale panorama concertistico: una squadra da scudetto. Impostosi all’attenzione mondiale con la vittoria al Concorso “Busoni” nel 1993, Roberto Cominati si è affermato come uno dei più eleganti interpreti del repertorio francese e di Ravel in particolare, di cui eseguirà La Valse, Tombeau de Couperin e Jeux d’eau. Nel 2014 la georgiana Mariam Batsashvili è stata la prima donna a vincere il Concorso “Franz Liszt” di Utrecht e da allora si esibisce nelle principali sale da concerto europee. Con un personale omaggio dal titolo “Rossini allo specchio” Orazio Sciortino celebra i 150 anni dalla morte del compositore del Barbiere di Siviglia.

Debutta a Roma la trentenne francese Lise de la Salle, unanimemente considerata una delle più interessanti pianiste emergenti: sensazionale due anni fa il suo debutto con la London Symphony diretta da Pappano. È il debutto a Roma anche per il croato Ivan Krpan, vincitore nel 2017 a soli vent’anni del Concorso “Busoni”, che l’ha portato immediatamente alla ribalta internazionale. Anche Alexander Romanovsky è stato lanciato dalla vittoria al “Busoni” e ora miete successi sia in recital solistici che con le più importanti orchestre a Londra, New York, Tokyo, Mosca e Milano: dedica il suo concerto interamente a Chopin, di cui esegue l’integrale degli Studi e altre pagine. Nel 2004 Herbert Schuch si è affermato vincendo il Premio Beethoven di Vienna, e proprio Beethoven è il protagonista del suo recital, con due Sonate e le undici Bagatelle op. 119 eseguite in alternanza agli undici pezzi di Musica ricercata (1951-1953) di György Ligeti.

Un vero e proprio evento è il concerto che vede Frederic Rzewski, compositore sperimentatore e pianista dalla tecnica straordinaria, interpretare il suo capolavoro pianistico The People United Will Never Be Defeated!, composto nel 1975 e costituito da 36 variazioni su “El pueblo unido jamás será vencido”, il canto simbolo della lotta contro la dittatura cilena scritto da Sergio Ortega e portato al successo dagli Inti Illimani.

La IUC mette sul tavolo un poker di bravissime violiniste internazionali. Vincitrice nel 2007 del Concorso “Enescu” di Bucarest, l’italo-rumena Anna Tifu è stata definita da Salvatore Accardo “uno dei talenti più straordinari che mi sia capitato d’incontrare”. La tedesca Veronika Eberle a diciassette anni già debuttava al festival di Salisburgo con i Berliner Philharmoniker diretti da Sir Simon Rattle ed ora, a ventinove anni, è unanimemente considerata uno dei più grandi talenti violinistici emersi recentemente: interessante il suo progetto RumBach – Rumba con Bach che la vede al fianco del contrabbassista Edicson Ruiz e del percussionista Gonzalo Grau. La sua coetanea italiana Francesca Dego ha debuttato come solista ad appena 7 anni in California ed è oggi una concertista pienamente affermata: in Aula Magna torna insieme a due partner d’eccezione, la pianista Maria Perrotta e il cornista Martin Owen. Riccardo Chailly, Simon Rattle ed Esa Pekka-Salonen sono alcuni dei grandi direttori con cui ha collaborato la violinista monacense Carolin Widmann, eccellente interprete del repertorio classico e molto interessata anche alla musica moderna.

Anche altri strumenti sono rappresentati ai massimi livelli da grandi solisti.
Narek Hakhnazaryan, vincitore del Concorso “Ciajkovskij di Mosca nel 2015, è l’astro nascente del violoncello. Martin Owen – che suona in trio con la violinista Francesca Dego e la pianista Maria Perrotta – è stato primo corno dei Berliner Philharmoniker e ora lo è presso l’orchestra londinese della BBC. Sabine Meyer è una straordinaria musicista, che Karajan volle assolutamente come primo clarinetto dei Berliner Philharmoniker, ingaggiando un memorabile braccio di ferro con l’orchestra, che per lunga tradizione non ammetteva donne nei suoi ranghi. A lei si uniscono i quattro sax e il pianoforte dell’Alliage Quintett – premiato due volte con Echo Klassic, il più ambito premio discografico tedesco – per un vivace programma che accosta L’apprendista stregone di Dukas a celebri pagine di Purcell, Borodin, Stravinskij, Milhaud e Šostakovič.

L’italiano Luca Pisaroni è una star del Metropolitan di New York ed è di casa anche nei teatri di Parigi, Londra, Berlino, Vienna e Madrid e ai festival di Salisburgo, Glyndebourne e Baden-Baden. L’anno scorso è stato finalmente “scoperto” anche dai teatri italiani, inaugurando il Rossini Opera Festival e debuttando con grande successo alla Scala, dove è stato subito riconfermato. Il suo repertorio verte principalmente su Mozart (soprattutto il Conte delle Nozze di Figaro e Leporello del Don Giovanni, ma quest’anno debutterà al Metropolitan anche nella parte del protagonista) e poi Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi e vari autori francesi. Nel suo concerto romano propone arie da camera di Rossini, Bellini e Tosti e Songs di Gershwin, Porter e del duo Rodgers & Hammerstein.

Uno dei migliori baritoni tedeschi, Otto Katzameier, interpreta Lieder eines fahrenden Gesellen di Mahler, diretti dal francese Maxime Pascal. Questo giovane direttore in fulminea ascesa, che riscuote successi a Parigi, Londra, Berlino, Buenos Aires, Hong Kong e che nel giro di pochi mesi ha debuttato alla Scala, all’Opera di Roma e al Festival dei Due Mondi di Spoleto, completa il programma con Prélude à l’aprèsmidi d’un faune di Debussy e con Punkte di Stockhausen, il brano con cui l’appena ventiquattrenne compositore s’impose come protagonista dell’avanguardia musicale del dopoguerra, qui proposto dall’Orchestra Sinfonica Siciliana nella versione realizzata nel 1962 dall’autore proprio per la compagine palermitana.

Quattro gli appuntamenti col genere più nobile della musica da camera, il quartetto d’archi: è rappresentato tutto l’arco del repertorio di questo gruppo strumentale da Mozart e Beethoven a Schubert e Brahms, al Novecento di Berg e Ravel e a una novità di Matteo D’Amico. Il Quartetto Ebène è uno dei migliori quartetti francesi e collabora spesso con solisti del calibro di Mitsuko Ushida e Gautier Capuçon. Il Quartetto Prometeo ha ottenuto numerosi riconoscimenti per la fedeltà delle sue esecuzioni e si distingue anche per il suo interesse per la musica contemporanea. Spesso indicato dalla critica come erede del mitico Quartetto Italiano, il Quartetto di Cremona dopo aver affrontato negli anni scorsi l’integrale dei Quartetti di Beethoven, torna alla IUC con un nuovo ciclo dedicato a Mozart che si concluderà la prossima stagione.

Fa saltare tutti gli schemi il concerto del Gomalan Brass Quintet, esuberante gruppo di ottoni formato dalle prime parti di importanti orchestre italiane, che si muove con disinvoltura all’interno di un repertorio vastissimo, spaziando dal rinascimento al melodramma e alla musica contemporanea, senza disdegnare incursioni nel repertorio della musica per film.

Bach è un filo rosso che collega molti concerti della stagione. È intitolato “Bach unlimited” il concerto di Lise de la Salle, che alterna Bach in versione originale, omaggi di compositori francesi del Novecento (Poulenc, Roussel) e trascrizioni fatte da grandi compositori-pianisti del passato (Liszt, Busoni, Kempff). La violinista Veronika Eberle presenta il Bach originale della Partita n. 2 per violino solo e personalissime riletture contaminate da suggestioni sudamericane dell’uruguaiano Efrain Oscher e del venezuelano Gonzalo Grau. Roberto Cominati suona la Suite n. 2 BWV 1008 e la famosissima Toccata e Fuga in re minore BWV 565 nelle trascrizioni rispettivamente di Godowsky e Friedman, mentre Mariam Batsashvili esegue la Ciaccona in re minore trascritta da Busoni. Tanti modi diversi per ascoltare Bach, scoprendovi ogni volta qualcosa di nuovo. Il centro di questo percorso è il concerto intitolato “Variazioni su variazioni” di Rinaldo Alessandrini, che insieme agli strumentisti di Concerto Italiano presenta proprie versioni di musiche bachiane per strumento a tastiera, tra cui le celebri Variazioni Goldberg. Altro gruppo leader della prassi esecutiva storicamente informata, Concerto Köln propone il Concerto per due violini di Bach insieme ad altre musiche del Settecento inglese, tedesco e italiano, tra cui le Quattro Stagioni di Vivaldi con il violino solista di Giuliano Carmignola.

La IUC è stata la prima istituzione concertistica italiana ad inserire il jazz in una programmazione di tipo classico e anche in questa stagione si potranno ascoltare alcuni dei più grandi musicisti jazz del nostro tempo, come il sassofonista Roscoe Mitchell, figura chiave del jazz d’avanguardia, fondatore del leggendario Art Ensemble of Chicago e protagonista del free jazz. Con lui suonano due dei più eclettici musicisti italiani, il flautista Gianni Trovalusci e il percussionista Michele Rabbia. Mare Nostrum è un fortunatissimo progetto che è stato eseguito più di centocinquanta volte in oltre venti paesi e ha dato origine a due cd, il primo nel 2007 e l’altro nel 2016, accolti entrambi con eccezionale favore da pubblico e critica. Ne sono artefici l’italiano Paolo Fresu (tromba), il francese Richard Galliano (fisarmonica) e lo svedese Jan Lundgren (pianoforte), tre irresistibili musicisti – costantemente tra i più richiesti in Europa – convinti che il futuro del jazz possa essere garantito soltanto dall’apertura alle altre culture musicali. Da non perdere Edmar Castañeda e Gabriele Mirabassi, che tessono un dialogo profondo fra armonie e suggestioni della dimensione jazz latina: uno suona l’arpa llanera caratteristica della sua terra, la Colombia, attingendo alla musica tradizionale sudamericana, l’altro suona il clarinetto come pochi al mondo.

Jazz e classica si mescolano nell’omaggio a Leonard Bernstein per il centenario della nascita: il clarinettista Alessandro Carbonare e la Ials Jazz Big Band di Gianni Oddi alternano Bernstein, Gershwin ed Ellington (una stuzzicante versione di Sophisticated Lady preparata da Salvatore Sciarrino) a Carl Philipp Emanuel Bach e Stravinskij.

Ispirandosi all’incompiuto poema Hérodiade di Mallarmé, Matteo D’Amico ha composto Scène d’Hérodiade, che avrà la prima esecuzione assoluta nel concerto del Quartetto Prometeo. Orazio Sciortino presenta un’altra novità assoluta, Quasi walzer di Fabio Massimo Capogrosso, compositore italiano tra i più interessanti della nuova generazione, già applaudito alla Scala e all’Accademia di Santa Cecilia. Ancora una prima assoluta nel concerto del Gomalan Brass Quintet, Essenze di Donato Semeraro, un brano che nasce dalla passione dell’autore per gli oli essenziali, le spezie, i colori, le piante, i fiori e i per i loro abbinamenti e le loro mescolanze magiche. Veronika Eberle presenta in prima italiana Passacaglia di Efrain Oscher e RumBach for J. S. di Gonzalo Grau. Sono eseguiti per la prima volta in Italia da Lise de la Salle tre brani del trentenne compositore e pianista francese Thomas Enhco, che si muove ai confini tra jazz e classica.

I concerti si tengono presso l’Aula Magna della Sapienza Università di Roma (Palazzo del Rettorato), piazzale Aldo Moro 5. Il martedì alle ore 20.30, il sabato alle ore 17.30.

 

Mauro Mariani

 

Debutta a Roma Steven Osborne

Steven Osborne ha suonato con le orchestre di mezzo mondo – Europa, America, Asia e Australia – con cui ha eseguito i Concerti più popolari del repertorio pianistico, come quelli di Beethoven e di Rachmaninoff, ma ama soprattutto i recital, quando sta solo davanti al pubblico ed è libero di realizzare le sue idee musicali in uno di quei programmi strutturati con passione e intelligenza che sono una sua caratteristica. Trasferisce questi programmi anche nei suoi dischi, con cui ha vinto due premi Gramophone in Gran Bretagna e tre Schalplattenpreis in Germania. Di lui la stampa internazionale ha scritto: “pianismo elettrizzante ed abbagliante”, “performance avvincente” (New York Times), “la sua esecuzione è stata una delle migliori che io abbia mai sentito” (The Times), “è stato quasi incredibile… dall’intelligenza, forza, giocosità alla bellezza mozzafiato” (The Herald).

Per il suo debutto romano – che cade tra i suoi concerti a Parigi e Londra e prima di partire per una tournée intercontinentale che lo porterà a New York, Città del Messico e Sydney – Osborne ha ideato un programma che accosta tre classici del Novecento, il russo Sergej Prokofev, il francese Maurice Ravel e l’austriaco Alban Berg, che rappresentano le tre principale scuole musicali dell’inizio del secolo scorso, il suo periodo preferito.

Inizia con i Sarcasmi op. 17 di Prokof’ev, cinque brevi pezzi sperimentali del 1912-1914, quando il compositore era l’enfant terrible della musica russa, un ribelle che si divertiva a fare piazza pulita di ogni regola e a scandalizzare pubblico e critica. Segue Ravel con Miroirs, la raccolta composta tra il 1904 e il 1905 che – come ha scritto l’autore stesso – “segna un notevole cambiamento nella mia evoluzione”. Questi cinque famosissimi pezzi – i loro titoli sono: Noctuelles, Oiseaux tristes, Une barque sur l’océan, Alborada del gracioso e La vallée des cloches – da un lato sono intensamente descrittivi e pittorici, ma dall’altro hanno anche risonanze metafisiche.

Poi Osborne passa alla Sonata in si minore op. 1 di Berg, in un solo movimento, scritta nel 1907 durante gli studi con Schoenberg: in questo suo primo capolavoro il compositore viennese parte da un inquieto clima tardoromantico per iniziare ad esplorare spazi musicali sconosciuti. In conclusione ancora Prokof’ev, questa volta con un’opera della piena maturità, la Sonata n. 8 in si bemolle maggiore op 84 del 1944, la cui architettura riporta ai modelli classici, rivissuti con lo spirito e il temperamento peculiari del compositore russo, inquieto e dinamico, ma anche con oasi del suo tipico lirismo “freddo”.

 

Mauro Mariani

per la fotografia, credit Ben Ealovega Sculpture

 

 

 

Rome Parade a Capodanno

Per l’undicesimo anno di seguito Roma e il suo caratteristico Tridente storico si confermano la perfetta cornice della Parata di Capodanno. Lunedì 1 gennaio 2018, a partire dalle 15,30 da Piazza del Popolo, partirà infatti la rinomata Rome Parade che quest’anno vedrà sfilare, oltre alle caratteristiche marching band di alcune high school americane, anche formazioni di majorette, acrobati, gruppi folk e street dancers.

Tra i nomi dei partecipanti, si segnalano dagli Stati Uniti Pittsburg High School Marching Show Band, J.P. Taravella High School Marching Band, Tri-City Band Corps e Needham B. Broughton High School Festival Chorus, mentre dall’Italia saranno in arrivo le Associazioni Riunite di Rievocazione Storica Romana, la Triuggio Marching Band & Majorettes, la Banda Musicale don Antonio Santini di Poggio Moiano & Majorettes, l’Associazione Bandistica ‘Città di Mentana’, il Gruppo Folk ‘La Frustica’ di Faleria, l’Associazione Musicale Gavignano Sabino che si esibirà insieme alle Majorettes Compatrum, la Bedizzole Marching Show Band, le Dancing Majorettes di Mentana, la Amaseno Harmony Show Band, la Sabina Music Band insieme alle Majorettes di Casperia, il Gruppo Folkloristico Musicale  “Compatrum” + Majorettes.
Questo il percorso della parata, che si potrà seguire da vicino attraverso anche speciali guide di presentazione dei componenti dei vari gruppi: Piazza del Popolo, Via del Corso, Via dei Condotti, Piazza di Spagna, Via del Babuino, Via di Ripetta, Piazza Augusto Imperatore, Via del Corso e gran finale in Piazza del Popolo.

Come di consuetudine, inoltre, nel periodo di Capodanno si terranno una serie di spettacoli all’interno di splendidi edifici storici: cornice della prossima edizione saranno la Chiesa di Santa Maria in Montesanto e la Basilica di S. Giovanni dei Fiorentini di Roma.

La Rome Parade è organizzata da Destination Events, leader di settore nella creazione di spettacoli europei all’aria aperta e organizzatrice tra gli altri eventi, dal 1987, della celebre London’s New Year’s Day Parade che si tiene il primo dell’anno nella Capitale britannica.

 

Elisabetta Castiglioni

Voglia d’Italia. Il collezionismo internazionale nella Roma del Vittoriano

(Luca Della Robbia, Ritratto di giovinetto, 1445ca, Terracotta invetriata, cm 28 x 20 x 18, Napoli, Museo Civico Gaetano Filangieri)

Il 7 dicembre 2017 si apre a Roma la mostra Voglia d’Italia. Il collezionismo internazionale nella Roma del Vittoriano. Articolata in due sedi, Palazzo Venezia e Gallerie Sacconi nel complesso del Vittoriano, rimarrà aperta fino al 4 marzo 2018.

L’iniziativa, promossa e organizzata dal Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli, nell’ambito del programma di valorizzazione dei propri musei e luoghi di cultura, sottolinea la cura rivolta in particolare verso Palazzo Venezia e il Vittoriano, tornati ormai alla ribalta del grande pubblico. Nella circostanza il visitatore può fruire di un biglietto unico per le due sedi, che gli consente fra l’altro di accedere alla spettacolare terrazza panoramica del Vittoriano.

Curata dallo storico dell’arte Emanuele Pellegrini, professore all’IMT – School for Advanced Studies di Lucca, la mostra si avvale di un comitato scientifico di alto profilo, del quale fanno parte Francesca Baldry, Roberto Balzani, Flavio Fergonzi, Annamaria Giusti, Donata Levi e Carl Brandon Strehlke.

La mostra presenta al pubblico – per la prima volta in modo organico – la raccolta vasta e sorprendente che i coniugi statunitensi George Washington Wurts ed Henriette Tower misero insieme a cavallo fra XIX e XX secolo e donarono poi allo Stato italiano, per l’esattezza al museo di Palazzo Venezia, dove tuttora è conservata. Alla base della mostra vi è comunque anche l’idea di restituire il contesto della raccolta Wurts, ovvero quella particolare forma di collezionismo che tra Ottocento e Novecento si legò così intimamente all’Italia, fino a concretizzarsi spesso nella donazione allo Stato di singole opere o di intere raccolte. La mostra illustra le dinamiche del collezionismo, soprattutto anglo-americano, e del mercato internazionale, sullo sfondo dei radicali cambiamenti vissuti in quegli anni dalla giovane nazione italiana e dalla sua nuova capitale, Roma. La costruzione del Vittoriano, iniziato nel 1885 e inaugurato nel 1911 nell’occasione dell’Esposizione che celebrava il cinquantenario dell’Unità d’Italia, diviene l’emblema che caratterizza la città all’alba del Novecento.

Ai Wurts è dedicata la sezione allestita a Palazzo Venezia , con l’esposizione delle opere più significative della raccolta, molte delle quali sono state portate fuori dai depositi, studiate e restaurate per l’occasione.

Il contesto entro cui fiorì la passione dei Wurts per il collezionismo trova invece la sua collocazione ideale nelle Gallerie Sacconi del Vittoriano. Un congruo numero di opere, provenienti da prestigiosi musei e collezioni private italiane ed estere, racconta un intero mondo fatto di aste, di mercanti e di mercato, nazionali come internazionali, oltre all’affermazione di un artigianato di qualità portavoce di una rilettura “in stile” dell’arte del passato. L’inedito percorso espositivo si sviluppa anche in ambienti di solito non accessibili al pubblico e appena restaurati, fra cui le Gallerie Sacconi appunto, restituendo visibilità all’architettura interna del monumento. Da semplice teatro, o ‘contenitore’, il Vittoriano diviene così parte integrante e partecipe della mostra. “La mostra – afferma la direttrice del Polo Edith Gabrielli – si pone come un momento chiave nella strategia del Polo Museale del Lazio. Rigorosamente site-specific e contraddistinta da un rimarchevole impegno culturale, essa sottolinea il rientro nel circuito del grande pubblico di Palazzo Venezia e del Vittoriano”.

La comunicazione è curata da Civita Mostre. Il catalogo è edito da Arte’m. In occasione dell’esposizione la Sala Regia di Palazzo Venezia ospiterà una rassegna sulla musica di quegli anni curata da Ernesto Assante.

ROMA, Palazzo Venezia, Ingresso da Piazza Venezia

Martedì/Domenica 8.30 – 19.30 (chiuso il lunedì). La biglietteria chiude un’ora prima

Gallerie Sacconi al Vittoriano, Ingresso da Piazza Venezia e da Via del Teatro di Marcello (lato Aracoeli)

Tutti i giorni 9.30 – 19.30. La biglietteria chiude un’ora prima

La mostra è allestita in due sedi, a Palazzo Venezia e nelle Gallerie Sacconi al Vittoriano. Durante la sua apertura al pubblico è istituito un biglietto unico, valido 7 giorni: il biglietto consente di visitare le due sezioni della mostra, Palazzo Venezia e di accedere agli ascensori panoramici del Vittoriano.

Biglietto unico valido 7 giorni per le due sezioni della mostra, Palazzo Venezia e ascensore panoramico del Vittoriano:

  • Intero € 10,00
  • Ridotto € 5,00
  • Gratuito: riservato alle categorie previste dalla legge e consultabili sulla pagina ufficiale del MiBACT http://www.beniculturali.it

Ingresso gratuito la prima domenica di ogni mese.

È disponibile un’audioguida gratuita della mostra sia a Palazzo Venezia che al Vittoriano.

 

Barbara Izzo

 

Istituzione Universitaria dei Concerti. La stagione dell’Aula Magna

Dicembre si apre con un concerto dedicato al compositore georgiano Giya Kancheli, uno dei più noti e interessanti rappresentanti della straordinaria primavera musicale fiorita nelle repubbliche indipendenti nate dalla dissoluzione dell’Urss. Sono celebri le sue raccolte di Miniature: ne saranno eseguite due serie, quella per pianoforte solo sarà affidata ad Alessandro Stella – la cui incisione è stata entusiasticamente accolta dalla critica internazionale e molto lodata da Kancheli stesso – e quella per voce e pianoforte al grande mezzosoprano georgiano Nino Surguladze, dedicataria di questo ciclo vocale. Nel concerto successivo l’Orchestra Sinfonica Abruzzese diretta da Ulrich Windfuhr esegue la Sinfonia n. 4 di Brahms, in ideale collegamento con Spira Mirabilis per l’impiego di un organico contenuto, simile a quello dell’orchestra di corte di Meiningen, per cui Brahms aveva scritto questo capolavoro. Tale recente tendenza sta cambiando il modo di proporre la musica del compositore amburghese, di cui verrà eseguito anche il Doppio Concerto, con due magnifici giovani solisti: la violinista Chloë Hanslip ha vinto vari premi discografici ed è regolarmente ospite col suo Guarneri del Gesù di importanti orchestre internazionali come Philharmonia di Londra e Tokyo Philharmonic; il violoncellista Umberto Clerici ha suonato in tutto il mondo in sale prestigiose quali la Carnegie Hall di New York e il Musikverein di Vienna e da tre anni il suo spirito sempre alla ricerca di nuove esperienze lo ha portato a Sydney, come primo violoncello della locale orchestra sinfonica e professore all’università.

Il 2017 si conclude con il debutto a Roma di un astro nascente del violoncello, il francese Edgar Moreau, premiato ai concorsi “Ciajkovskij” di Mosca e “Rostropovich” di Parigi. Ad appena ventitre anni ha già nel suo carnet collaborazioni con l’Orchestre National de France, la Filarmonica di San Pietroburgo e la Hong Kong Sinfonietta e con direttori e solisti del calibro di Valery Gergiev, Nikolai Znaider e Renaud Capuçon. Il programma del suo concerto con Il Pomo d’Oro – uno dei più apprezzati gruppi specializzati nella musica del barocco e del preclassicismo – presenta un ampio ventaglio di compositori del Settecento, da Vivaldi e Boccherini ai rari Hasse, Durante, Platti e a Telemann, di cui ricorrono i duecentocinquanta anni dalla morte.

La IUC dedica il primo concerto del 2018 a Claude Debussy nel centenario della morte. La pianista coreana Ilia Kim offrirà un ricco e vario panorama delle sue opere, che farà riflettere sui sempre discussi rapporti del compositore francese con le correnti pittoriche preraffaellite, impressioniste, simboliste e  astrattiste. Precede il concerto un “Salotto Debussy” in cui storici dell’arte e della musica dialogheranno proprio sulle relazioni fra il musicista e le arti figurative. Sono presenti in stagione altri pianisti, che hanno in comune la particolarità di essere delle voci fuori dal coro, perché non mettono al centro della loro visione musicale quel virtuosismo meccanico che oggi sta dilagando. Il pianista finlandese Olli Mustonen si presenta in duo col violoncellista inglese Steven Isserlis, che è regolarmente ospite delle principali orchestre ma si dedica soprattutto alla musica da camera, sempre con partner del massimo livello. È dunque in piena sintonia con Mustonen, che, pur suonando regolarmente con le maggiori orchestra come le Filarmoniche di Berlino e  New York, ha un’inclinazione speciale per la musica da camera. In più Mustonen è anche un affermato compositore e in questo concerto presenterà una sua Sonata accanto a musiche di Schumann, Prokofiev e Kabalevskij. Anche altri dei più interessanti pianisti odierni si dedicano alla composizione, come il turco Fazil Say, che esprime sempre liberamente le sue idee, non solo in campo musicale, tanto che per le sue opinioni ha avuto non pochi problemi col governo del suo paese. È un interprete sempre originale e trascinante, che tocca l’animo degli ascoltatori in un modo divenuto ormai raro nel mondo sempre più materialista e rigidamente programmato della musica classica. Dopo Chopin e l’“Appassionata” di Beethoven – assolutamente travolgente nella sua interpretazionepresenterà due sue recenti composizioni, che sono un ponte gettato tra musica occidentale e orientale.

Approdano alla IUC altri due pianisti da non perdere. Debutta a Roma Steven Osborne, considerato uno dei principali musicisti britannici attuali, particolarmente apprezzato per la coerenza e l’interesse dei programmi dei suoi concerti. Per il suo primo recital all’Aula Magna ha scelto Berg, Ravel e Prokofiev, tre compositori della prima metà del Novecento che sono ormai dei classici. È invece un ritorno alla IUC quello del grande virtuoso russo Alexei Volodin, che presenta un programma iperromantico, il cui filo rosso sono le dediche che Schumann, Chopin e Liszt si sono scambiate tra di loro.

Un punto di forza di questa stagione della IUC è la presenza di alcuni dei più illustri virtuosi di oggi in rappresentanza di una grande varietà di strumenti. Dopo lo Stradivari della già citata Isabelle Faust si potrà ascoltare il Guarneri del Gesù dell’israeliano di origine russa Shlomo Mintz, che da quasi mezzo secolo è una leggenda del violino, avendo iniziato a soli dieci anni una carriera a livello mondiale, il che significa aver potuto suonare con grandi artisti come Bernstein, Giulini e Rostropovich. Torna a Roma dopo anni di assenza, nel duplice ruolo di violinista e direttore, insieme a I Solisti Aquilani.

Giovanni Sollima è un fantastico violoncellista, che non fa del virtuosismo un fine ma un mezzo per comunicare attraverso la musica con il pubblico più vario, spaziando dalla classica al rock. Insieme al pianista Giuseppe Andaloro propone un programma vario ed eclettico, partendo dall’inglese elisabettiano John Dowland per arrivare a brani originali composti da lui stesso – mai eseguiti prima a Roma – e a trascinanti rivisitazioni di pezzi rock. Quest’anno sono protagoniste anche le percussioni, con il concerto del gruppo Tetraktis, che spazia da Cherubini a Cage e a due prime romane, una del noto jazzista Ramberto Ciammarughi, l’altra di Riccardo Panfili, uno dei più interessanti compositori della giovane generazione. Questi brani propongono un inedito incontro delle percussioni con il corno di Alessio Allegrini, che è il coprotagonista di questo concerto e che dal suo strumento, considerato indomabile e “scorbutico”, sa ricavare colori di leggerezza e fascino inimmaginabili.

Non può mancare la chitarra: è in cartellone il principe di questo strumento, Manuel Barrueco, che torna spesso all’Aula Magna, affascinando sempre il pubblico. Le composizioni di Milan, Bach, Sor e Albèniz da lui scelte sono una lussuosa vetrina della più bella musica per chitarra, in originale o in trascrizione.

Al sassofono è dedicato il concerto del Signum Saxophone Quartet: formato da due tedeschi e due sloveni, questo gruppo si è distinto subito per il suo estro e per la grande perizia tecnica e ben presto gli si sono aperte le porte delle più prestigiose sale da concerto, come Barbican di Londra, Carnegie Hall di New York, Konzerthaus di Vienna, Concertgebouw di Amsterdam e Palais des Beaux-Arts di Brussels. L’eclettismo loro e del loro strumento è l’anima di un programma che spazia da Bach e Haydn ai moderni Ligeti e Ginastera, Piazzolla e Chick Corea. Un quartetto speciale è quello formato da quattro grandi solisti italiani – il pianista Pietro De Maria, il violinista Marco Rizzi, il violoncellista Enrico Dindo e il clarinettista Alessandro Carbonare – che si sono riuniti per eseguire una delle composizioni più rappresentative del Novecento, il Quatuor pour la fin du Temps di Messiaen, scritto durante la guerra nel campo di prigionia di Görlitz. Inoltre ognuno di loro eseguirà un pezzo scritto da Debussy per il proprio strumento, come ulteriore omaggio all’anniversario del grande compositore francese.

Ma il quartetto per antonomasia è quello per archi, immancabile in ogni stagione cameristica. Il leggendario Quartetto Borodin appartiene da oltre settanta anni all’aristocrazia di questa formazione strumentale, essendosi costituito nel 1945. Uno dei suoi fondatori fu Mstislav Rostropovich, ma naturalmente negli anni i suoi membri sono cambiati, conservando però sempre l’altissima qualità di quello che è unanimemente considerato il miglior quartetto russo e uno dei migliori a livello mondiale. In programma Borodin Ciajkovskij e Schubert. Se il Quartetto Borodin è già entrato nella storia, il giovane Quartetto Guadagnini è agli inizi di una brillante carriera. Fondato nel 2012, già due anni dopo ha vinto il Premio Farulli, attribuito dalla giuria del Premio Abbiati, il più prestigioso in Italia. Ha dato concerti in mezza Europa e si è spinto fino in Cina. Il programma è dedicato a Haydn, Brahms e Webern, ovvero a tre secoli di musica tedesca, dal Sette al Novecento.

Speciale attenzione è data alla musica barocca. Ai già citati concerti della Antonacci e di Moreau va aggiunto quello dell’Ensemble Barocco di Napoli, intitolato I viaggi del barocco, dedicato a quattro città portuali, che furono importanti centri di scambi non solo commerciali ma anche culturali: queste quattro “capitali del mare” sono Venezia con Vivaldi, Napoli con Nicola Fiorenza, Londra con Giuseppe Sammartini (non sembri strano, perché la capitale inglese era la città più cosmopolita del tempo e accoglieva musicisti provenienti da tutta l’Europa) e Amburgo con Telemann. Ancora barocco (Tartini e Locatelli) ma anche musica di altre epoche, fino a John Williams, nel concerto di Guido Rimonda e della Camerata Ducale. Il titolo è Le violon noir perché Rimonda suona lo Stradivari appartenuto al compositore francese Leclair, ucciso nel 1764 con una pugnalata alla schiena: quando fu ritrovato, alcuni mesi dopo, stringeva ancora il suo violino, sul cui legno le sue mani avevano lasciato un’indelebile impronta nera. “Il Trillo del diavolo” di Tartini, “Le Streghe” di Paganini e gli altri brani in programma sono stati scelti in sintonia con questa leggenda.

Se la riscoperta della musica barocca è iniziata alcuni decenni fa, ora si sta assistendo alla nascita di un profondo interesse per altre culture musicali, diverse da quella europea, in particolare per le musiche del Mediterraneo, collegate tra loro da una fittissima rete di scambi reciproci. Uno dei più grandi “barocchisti” dei nostri tempi, il carismatico Jordi Savall, è stato il primo musicista “colto” a sviluppare già da vari anni un appassionato interesse per le musiche dell’altra sponda del Mediterraneo. Col suo gruppo Hespérion XXI ci farà scoprire ora la musica ottomana dei secoli d’oro, facendola dialogare con le musiche greche, armene e sefardite. In un concerto intitolato “Voci sacre: tre fedi un solo Dio” Patrizia Bovi e un selezionato gruppo di cantori e strumentisti accostano le tradizioni musicali cristiana, ebraica ed islamica, facendo ascoltare musiche maronite, sufi e giudaico-provenzali, ma anche uno Stabat Mater corso e un canto pugliese per la Passione.

Un’altra grande e antica tradizione musicale del Mediterraneo è quella partenopea. Ed è proprio nel segno di Napoli che la stagione si chiude con Peppe Barra, autentico custode del patrimonio culturale della sua città, le cui canzoni intrise di magia e di folclore sono espressione di una napoletanità dal sapore passato e dalle sonorità contemporanee. Il titolo di questo spettacolo, E cammina cammina, riprende quello del suo più recente disco e offre un panorama dell’intero percorso artistico di Barra, iniziato più di cinquant’anni fa: è un viaggio attraverso un vasto paesaggio culturale, con canzoni vecchie e nuove di autori diversi (Raffele Viviani, Salvatore Di Giacomo, Enzo Gragnaniello) e anche con un omaggio a Pino Daniele, in un crescendo di emozioni e musica.

MusicaPourParler

La IUC rivolge sempre grande attenzione ai giovani e dedica specificamente agli studenti gli incontri della serie MusicaPourParler, che si svolgono nell’Aula Magna alle 11.00 e sono aperti anche al pubblico adulto. Molto spesso l’Aula Magna è esaurita e questa accoglienza così favorevole ha suggerito quest’anno di aumentarne il numero da tre a quattro. Gli interpreti sono gli stessi che suonano nella stagione, ma questi incontri si svolgono in modo più informale e il programma è adattato alle esigenze di un pubblico spontaneo e curioso, lasciando anche spazio ad un dialogo diretto e alla pari tra gli ascoltatori e gli esecutori, che, rispondendo alle domande che vengono loro poste, hanno modo di parlare di sé stessi, dei loro strumenti e della musica da loro amata e eseguita.

Il divertimento è assicurato con Elio, che nel primo incontro proporrà, a modo suo, un’esilarante ma sostanzialmente versione de Il Flauto Magico di Mozart, le cui musiche saranno eseguite dall’Ensemble Berlin in una trascrizione per un piccolo gruppo strumentale. Il secondo appuntamento è intitolato “Bravo Gioacchino!”: l’Orchestra Sinfonica Abruzzese diretta da Giordano Ferranti eseguirà musiche di Rossini in occasione dei 150 anni dalla morte, ma non sarà certo un momento triste, anzi sarà reso vivace e allegro dalle percussioni “turche” e dal famoso “crescendo rossiniano”.

In “Dialogo fra un violoncello e un pianoforte” il violoncellista Giovanni Sollima e il pianista Giuseppe Andaloro propongono un concerto che è come un work in progress che nasce e si sviluppa sul momento, in base al pubblico presente e all’energia che questo trasmette. Dotato di una straordinaria capacità comunicativa, Sollima conquisterà sicuramente tutti i giovani ascoltatori, spaziando dalla classica al rock con totale naturalezza. Tetraktis Percussioni nella sua ventennale esperienza artistica e didattica ha realizzato progetti che mettono in relazione linguaggi e culture diversi. L’obiettivo di questa lezione-concerto, intitolata “PercuoTiAmo” è raccontare la più numerosa tra le famiglie degli strumenti musicali, quella delle percussioni, mettendo a confronto le percussione della nostra tradizione con gli strumenti di altri continenti. Anche quest’anno gli studenti potranno scrivere una recensione dei concerti di MusicaPourParler e gli autori dei lavori migliori saranno premiati con un abbonamento per tutta la famiglia alla successiva stagione della IUC.

Note in Biblioteca

Sono giunti alla terza edizione i concerti di Note in Biblioteca, che si svolgono ad ingresso gratuito nelle biblioteche di Roma. Quest’iniziativa, le cui precedenti edizioni sono state accolte con grande favore, è realizzata in collaborazione con il Sistema Biblioteche Centri Culturali del Comune di Roma, il Conservatorio “Santa Cecilia” e la Facoltà di Musicologia dell’Università “La Sapienza”. Protagonisti di questi incontri sono alcuni dei migliori diplomati e allievi del conservatorio romano e le musiche eseguite spaziano dalla classica al jazz. Alcuni dei giovani esecutori sono i pianisti João Tavares Filho e Manuel Caruso, il violinista Francisco Cóser e il Dispari Sax Quartet. Tutti i concerti sono preceduti da introduzioni all’ascolto, che, anche in considerazione del luogo dove tali incontri si svolgono, danno particolare risalto ai rapporti tra musica e libri. A curare tali introduzioni sono gli specializzandi di Musicologia della Sapienza sono coordinati dal prof. Antonio Rostagno.

Concerti nelle scuole

L’attività didattico-musicale della IUC è itinerante. Oltre ai concerti in Aula Magna, la IUC porta concerti e guide all’ascolto in molti istituti scolastici romani, soprattutto scuole medie. La finalità di questa iniziativa è la diffusione della musica presso gli studenti, in stretto rapporto con i docenti di riferimento. È un passaggio essenziale per iniziare alla musica i giovanissimi, per far loro conoscere generi musicali con cui spesso non hanno avuto nessun contatto e per abituarli all’ascolto della musica dal vivo, che è cosa ben diversa dall’ascolto attraverso le cuffie e gli altri strumenti elettronici, sola modalità conosciuta da molti di loro.

Proseguono inoltre i Laboratori d’arte sonora, nelle scuole, a cura dell’ensemble di percussioni Ars Ludi e in collaborazione con la IUC. L’obiettivo è formare e avvicinare gli studenti al mondo della ritmica e della creatività sonora, facendo loro scoprire il piacere di fare musica insieme.

 

Mauro Mariani