Fiabe a Sarmede

SARMEDE

Le immagini della fantasia, Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’Infanzia di Sàrmede, alla trentaduesima edizione, assume la fisionomia di un vero e proprio festival sempre più internazionale, dedicato a quanto di meglio, di più stimolate, innovativo offre il settore dell’illustrazione per bambini a livello planetario. Il programma di quest’anno evidenzia una effervescenza tutta particolare affiancando alla mostra tradizionale che dà il titolo stesso alla manifestazione, ovvero a le immagini della fantasia, altri importantissimi appuntamenti di rilievo con grandi protagonisti del settore. Fino al 18 gennaio 2015, Sàrmede si conferma come vero “Paese della Fiaba”, grazie ad un calendario fitto di laboratori creativi, incontri con autori, proiezioni, letture animate e tanti altri eventi. Nell’arco dell’intero anno, corsi estivi di illustrazione riservati ad adulti che intendono specializzarsi nel settore, corsi condotti dai grandi illustratori e che, in questi anni, hanno formato, con successo, decine di nuovi talenti internazionalmente riconosciuti dell’illustrazione. Poi l’itineranza che porta le mostre di Sarmede in altre città italiane e del mondo. Ma cominciamo da Le immagini della fantasia, che, come avviene da 32 anni, propone il meglio del meglio dell’editoria internazionale per l’infanzia. La peculiarità di questo progetto è di offrire uno sguardo sul mondo del libro illustrato unico nel suo genere, per varietà degli approfondimenti e della qualità estetica e letteraria dei contenuti proposti. È una gioia per gli occhi poter osservare, dal vero anziché solo sulle pagine stampate, le tecniche, le finezze stilistiche, le invenzioni che i grandi illustratori mettono in atto a favore dei loro giovanissimi lettori. La Casa della fantasia, dove è allestita la Mostra, propone un focus su “Trenta libri dal mondo” per conoscere i protagonisti del Panorama internazionale – libri pluripremiati, scrittori e illustratori –  a disposizione dei lettori, pubblicati in Italia e all’estero. Gli illustratori della 32° edizione: Jorge Gonzalez, Mariana Ruiz Johnson (ARGENTINA), Anton Van Hertbruggen (BELGIO), Yara Kono, Renato Moriconi (BRASILE), Cho Won hee, JooHee Yoon (COREA), Isabelle Arsenault, Delphine Chedru, Gaetan Doremus, Vanessa Hie, Magali Le Huche, Frederick Mansot (FRANCIA), Satoe Tone (GIAPPONE), Bhajju Shyam (INDIA), Nooshin Safakhoo (IRAN), Gianni De Conno, Marina Marcolin, Eva Montanari, Giulia Orecchia, Arianna Papini, Maurizio Quarello, Giovanna Ranaldi, Giulia Sagramola (ITALIA), Andre Letria (PORTOGALLO), Jesse Hodgson (REGNO UNITO), Emilio Urberuaga (SPAGNA), Erin E. Stead (STATI UNITI), Piet Grobler (SUD AFRICA), Adrienne Barman (SVIZZERA). La mostra personale dedicata all’Ospite d’onore, quest’anno vede protagonista Giovanni Manna. “Il suo lavoro di illustrazione sembra essere soggetto ad un duplice destino. Da vent’anni, spaziando fra fiabe, grandi classici della letteratura, testi sacri, riscritture di miti e leggende, l’illustratore crea universi visivi che il lettore accoglie nella loro assoluta e purissima semplicità: pagine chiarissime e terse attraversate dall’acquerello di Manna, che vanno incontro a chi guarda, camminano verso lo spettatore, in quella che potremo definire come una costante ricerca di leggibilità e immediatezza. Esattamente nello stesso momento però le tavole di Manna vibrano di eco distanti, difficili da captare tutte e da comprendere. Sono illustrazioni lontane dal clamore e dalla velocità della civiltà – e dell’editoria – contemporanea; è un disegnare che presuppone e restituisce un senso del tempo (quello del farsi dell’immagine – ovvero quello tecnico – quello interno della narrazione e quello esterno della lettura) dilatato, dai confini molto fluidi e permeabili. Questa nozione di tempo porta con sé il senso dell’eredità del passato e di una molteplice schiera di precedenti iconografici fra i quali Manna traccia costantemente legami, riannoda fili”, racconta Ilaria Tontardini nel catalogo della 32° edizione. Un altro, fortunatissimo, filone delle proposte di Sarmede riguarda la scelta, anno dopo anno, di un’area geografica, estesa o più limitata, nella quale si siano sviluppati nuclei autonomi di fiabe. La scelta quest’anno è caduta sulla Scozia, terra di castelli sulle scogliere, di misteri, di mostri e folletti. Il progetto è per molti versi particolare. Sia perché frutto della collaborazione con alcune prestigiose istituzioni culturali scozzesi, sia per la partecipazione della notissima e attivissima autrice scozzese Vivian French (pubblicati oltre 200 libri illustrati) e infine perché la collana editoriale Le immagini della fantasia nata dalla collaborazione con la Franco Cosimo Panini raggiunge con Il Canto delle Scogliere, fiabe e leggende dalla Scozia il suo decimo volume su fiabe tradizionali scozzesi trascritte da Luigi Dal Cin e con l’art director di Monica Monachesi. Evento a se è l’omaggio a due grandi dell’illustrazione, Stepan Zavrel, fondatore della Mostra di Sarmede, e Emanuele Luzzati uniti da La Gazza Ladra. Il capolavoro dell’animazione italiana di Giulio Gianini e Emanuele Luzzati, nato nel 1964 su musica di Rossini, festeggia i suoi cinquant’anni e la Gazza Ladra danza nella Casa della fantasia dopo essere stata al Museo del Cinema di Torino. “Coadiuvati da un giovane Stepan Zavrel, per il quale questa esperienza fu un ricordo indelebile e fonte di ispirazione per i suoi lavori futuri, e con il quale Gianini e Luzzati strinsero una duratura amicizia”,” racconta Carla Rezza Gianini, “realizzarono un’opera da funamboli, in cui seguiamo incantati le evoluzioni spettacolari di un piccolo uccello nero, attraverso il quale gli autori svelano il loro animo, affermando il valore della libertà e della giustizia. Gianini e Luzzati consideravano La Gazza Ladra la loro opera più riuscita: a guardarla e riguardarla non riuscivano a trovarle difetti. D’altro canto, come dargli torto? Basta assistere a una sola proiezione per rendersi conto di essere di fronte a un’opera d’arte totale, in un crescendo di gioia per gli occhi e per la mente”. In mostra i rodovetri della danza della Gazza Ladra restaurati dall’illustratrice Antonella Abbatiello. Sempre a Sàrmede sarà presentato Il ladro di colori, un capolavoro di Mafra Gagliardi e Stepan Zavrel del 1972 fino ad oggi edito solo in lingua giapponese fresco di stampa per Bohem Press Italia. Per tutta la durata della mostra un ricco programma di incontri con illustratori e autori che presentano libri e parlano di come si racconta con le illustrazioni e con le parole; inoltre travolgenti letture animate per abbandonarsi all’ascolto di storie sempre nuove, e poi laboratori, musica, tour tra gli affreschi, corsi d’illustrazione specializzati e laboratori per adulti, nella Casa della fantasia. Con Antonella Abbatiello e Carla Rezza Gianini, Giacomo Bizzai, Ass. Maga Camaja, Luigi Dal Cin, Eleonora Cumer, Else – Edizioni Libri Serigrafici e altro, Marta Farina, Svjetlan Junakovic, , Marina Marcolin, Giovanni Manna, Octavia Monaco, Dino Maraga e Mary Dal Cin, Monica Monachesi, Eva Montanari Arianna Papini, Marco Paschetta, Giulia Sagramola, Marco Soma, Giovanna Ranaldi, Ilaria Tontardini, Marina Marcolin e Silvia Vecchini. Nella Casa della fantasia ogni venerdì appuntamento radiofonico con Radio Magica, la prima radio-biblioteca online, con le letture dal libro Il Canto delle Scogliere, fiabe dalla Scozia. Le immagini della fantasia 32 Casa della fantasia Via Marconi, 2 – 31026 Sàrmede, Treviso Orari: feriali (dal lun. al ven.) 9.00 – 17.00; festivi e prefestivi 10.00 – 21.30; dal 26.12.2014 al 04.01.2015: ore 10.30 – 19.00

S.E.

 

 

 

 

 

La nascita di MAGNUM. Robert Capa Henri Cartier-Bresson George Rodger David Seymour

La mostra allestita a Cremona, presso il Museo del Violino (Piazza Marconi, 5) dal titolo “La nascita di Magnum. Robert Capa Henri Cartier-Bresson George Rodger David Seymour”, esplora la nascita della più celebre agenzia fotografica del mondo, la Magnum Photos. E lo fa, fino all’8 febbraio 2015, attraverso le immagini di coloro che di quella nuova, grande avventura furono i primi protagonisti. Il 22 maggio del 1947, dopo alcune riunioni presso il ristorante del Museum of Modern Art di New York, viene iscritta al registro delle attività americane la Magnum Photos Inc, nome che prendeva spunto dalla celebre bottiglia di champagne. A firmare erano Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, George Rodger, David Seymour e William Vandivert. Nasceva così una realtà che era concretizzazione di una lunga riflessione avviata da Robert Capa durante la guerra civile spagnola e che, negli anni, era stata estesa anche ai fotografi che frequentava. Un progetto che si fondava sulla tutela del lavoro del fotografo e sul rispetto degli associati diritti fotografici. Attraverso la formula della cooperativa, i fotografi diventavano proprietari del loro lavoro, prendevano decisioni collettivamente, proponevano autonomamente alle testate i propri lavori per non rimanere assoggettati alle esigenze editoriali delle riviste, e rimanevano proprietari dei negativi, garantendo così un pieno controllo sulla diffusione delle immagini. Un controllo che si estendeva anche ad un minuzioso controllo dei testi delle didascalie associate alle foto e al perentorio divieto di manipolare le immagini. Con questi presupposti, e con la qualità del lavoro dei suoi soci, Magnum diventa ben presto un riferimento nel mondo del fotogiornalismo. Magnum rappresentava così una diretta conseguenza del grande sviluppo nella stampa illustrata e delle agenzie fotogiornalistiche che era avvenuto durante i due conflitti mondiali. Fin dai suoi esordi viene prevista, per ogni fotografo, una suddivisione geografica dove operare: Henri Cartier-Bresson in Oriente, David Seymour in Europa, William Vandivert in America, George Rodger il Medio Oriente e l’Africa e Robert Capa piena libertà d’azione nel mondo. Gli esordi dell’avventura di Magnum vengono raccontati al Museo del Violino da un corpus di ben centodieci fotografie che rappresentano una vera eccezionalità: per la prima volta infatti i primi reportage dei fondatori di Magnum vengono raccolti assieme permettendo di costruire uno straordinario spaccato sull’avvio dell’agenzia. Inoltre è occasione per avviare una riflessione sul ruolo del fotogiornalismo e sulle trasformazione che Magnum innescò in questo settore. Ad introdurre il percorso espositivo è una sezione dedicata a Robert Capa prima di Magnum, con celebri immagini della guerra civile spagnola, di quella del conflitto fra Cina e Giappone e della seconda guerra mondiale. A seguire, quattro selezioni legate ai primi reportage realizzati di Rodger, Cartier-Bresson, Seymour e dallo stesso Capa per Magnum. Si tratta del reportage di Capa dedicato alla nascita dello stato di Israele con una particolare attenzione ai campi di rifugiati, il reportage di George Rodger dedicato alla tribù dei Nubas in Sudan, il lavoro di Henri Cartier-Bresson dedicato all’India con le ultime fotografie scattate a Gandhi prima che fosse assassinato nel gennaio del 1948, ed infine le fotografie di David Seymour incentrato sulle conseguenze del secondo conflitto mondiale in Europa, con una particolare attenzione al dramma degli orfani di guerra. La mostra sarà arricchita da una serie di iniziative dedicate ad approfondire il lavoro di ognuno di questi grandi fotografi, ma contemporaneamente offrire occasioni di riflessione sul ruolo del fotogiornalismo. Il catalogo, firmato Silvana Editoriale, raccoglie una serie di interviste ad importanti figure del mondo della fotografia a livello internazionale incentrate sul ruolo del fotogiornalista. Apertura: dal martedì al giovedì dalle 10.00 alle 18.00; dal venerdì alla domenica dalle 10.00 alle 19.00. Lunedì chiuso. Chiuso il 25 di dicembre e il 1 di gennaio.

Boom di commercio di strumenti di tortura in Cina

Una ricerca realizzata da Amnesty International e da Omega Research Foundation ha rivelato il florido commercio di strumenti di tortura prodotti dalle aziende cinesi e il collegamento tra questo export e le violazioni dei diritti umani in Africa e Asia. Oltre 130 aziende, a fronte di sole 28 di un decennio fa, sono attualmente coinvolte nella produzione e nel commercio di strumenti potenzialmente pericolosi destinati al mantenimento dell’ordine pubblico. Alcuni di essi, come i manganelli elettrici, i bastoni acuminati e i congegni serra gambe, sono intrinsecamente crudeli e disumani e dovrebbero essere immediatamente proibiti. Altri strumenti, che potrebbero avere un utilizzo legittimo come i gas lacrimogeni, le pallottole di plastica e i veicoli antisommossa, vengono esportati dalla Cina in paesi dove vi è il rischio concreto che possano essere usati per compiere gravi violazioni dei diritti umani. “Sempre più aziende cinesi stanno facendo profitti col commercio di strumenti di tortura e di repressione, alimentando le violazioni dei diritti umani a livello mondiale” – ha dichiarato Patrick Wilcken, ricercatore su commercio di materiali di sicurezza e diritti umani. “Questo commercio, che procura immense sofferenze, è in pieno boom poiché le autorità cinesi non fanno nulla per impedire alle aziende di esportare questi disgustosi congegni o per impedire che strumenti destinati ad attività di polizia finiscano nelle mani di noti violatori dei diritti umani”. Le aziende cinesi, la maggior parte delle quali di proprietà statale, stanno conquistando quote sempre più ampie nel mercato globale degli strumenti per il mantenimento dell’ordine pubblico. La Cina è l’unico paese noto nel mondo per la produzione di bastoni acuminati, con punte di metallo disposte lungo la parte terminale o addirittura su tutta la lunghezza dello strumento. Si tratta di oggetti prodotti per torturare e possono causare sofferenza e dolore gravi. Sette aziende cinesi pubblicizzano apertamente verso i mercati esteri questi prodotti disumani. Di recente, bastoni acuminati prodotti in Cina sono stati usati dalla polizia della Cambogia ed esportati alle forze di sicurezza di Nepal e Thailandia. Dalle ricerche di Amnesty International e Omega Research Foundation è emerso che 29 aziende cinesi pubblicizzano i bastoni elettrici. Questi strumenti consentono facilmente di applicare scariche elettriche multiple dolorosissime su parti sensibili del corpo come i genitali, la gola, l’inguine o le orecchie senza che, a distanza di tempo, restino segni visibili. Decine di aziende cinesi producono e commerciano strumenti di costrizione come i congegni serra gambe o le sedie di contenimento. Un’azienda produce congegni che serrano il collo: che possono mettere a rischio la vita delle persone limitando la respirazione, la circolazione del sangue e le comunicazioni nervose tra il cervello e il corpo. Sulla base dei materiali realizzati dalle aziende per promuovere le vendite, è stato possibile concludere che parecchie aziende vengono tali strumenti ad agenzie per il mantenimento dell’ordine pubblico di ogni parte del mondo, comprese quelle note per violare regolarmente i diritti umani. “Non può esservi alcuna scusa per consentire la produzione e il commercio di strumenti il cui scopo principale è quello di torturare o infliggere trattamenti crudeli, disumani e degradanti, atti efferati totalmente vietati dal diritto internazionale. Le autorità cinesi dovrebbero introdurre il divieto di produrre ed esportare questi strumenti” – ha aggiunto Wilcken. Un’azienda, la China Xinxing Import / Export Corporation – che pubblicizza strumenti quali congegni serra pollici, sedie di contenimento, pistole elettriche e manganelli elettrici – ha dichiarato nel 2012 di essere in rapporti con oltre 40 paesi africani e che il suo commercio con l’Africa era superiore a 100 milioni di dollari Usa. Amnesty International e Omega Research Foundation hanno rinvenuto prove dell’uso di manganelli elettrici di fabbricazione cinese da parte della polizia in Egitto, Ghana, Madagascar e Senegal. Le aziende cinesi, inoltre, continuano a esportare strumenti che possono essere considerati legittimi allo scopo di mantenere l’ordine pubblico solo se vengono usati secondo gli standard internazionali e se chi li usa sia adeguatamente addestrato e possa rispondere in pieno del suo comportamento. Purtroppo, il rapporto di Amnesty International e Omega Research Foundation cita casi di esportazioni del genere verso paesi in cui vi è il rischio concreto che l’uso di tali strumenti contribuirà a gravi violazioni dei diritti umani. Il rapporto cita, ad esempio, una grande fornitura di equipaggiamento antisommossa giunto in Uganda nel febbraio 2011, nonostante il massiccio ricorso alla tortura e ai maltrattamenti da parte della polizia locale. Due mesi dopo, quegli strumenti vennero usati per stroncare le proteste contro l’aumento dei prezzi. Durante la repressione – che provocò almeno nove morti, oltre 100 feriti e 600 arresti – le forze ugandesi utilizzarono veicoli blindati antisommossa di fabbricazione cinese. Equipaggiamento antisommossa proveniente dalla Cina è stato impiegato anche dalle forze di sicurezza della Repubblica Democratica del Congo per sopprimere le proteste durante le elezioni del 2011, in cui sono state uccise almeno 33 persone e altre 83 sono rimaste ferite. Le esportazioni sono proseguite anche in seguito. Il rapporto di Amnesty International e Omega Research Foundation denuncia la carenza dei controlli sulle esportazioni, la mancanza di trasparenza e l’assenza della valutazione sulla situazione dei diritti umani nei paesi destinatari delle forniture. “L’imperfetto sistema cinese delle esportazioni ha permesso al commercio di strumenti di tortura e di repressione di espandersi. È urgente che le autorità cinesi rivedano le norme in materia di commercio per porre fine all’irresponsabile trasferimento di equipaggiamento per il mantenimento dell’ordine pubblico che verrà con ogni probabilità usato per violare i diritti umani” – ha sottolineato Wilcken. La Cina non è da sola a non controllare efficacemente i trasferimenti di equipaggiamento per il mantenimento dell’ordine pubblico. Il commercio mondiale di questi prodotti è soggetto a scarsi controlli e persino laddove le norme sono più evolute, come negli Usa e nell’Unione europea, sono necessari miglioramenti per colmare le lacune esistenti, proprio mentre nuovi prodotti e tecnologie escono sul mercato. Alla crescita del commercio internazionale della Cina in strumenti di tortura e di repressione si è accompagnata la costante violazione dei diritti umani all’interno del paese. La tortura e i maltrattamenti, così come l’uso arbitrario della forza rimangono diffusi nelle carceri e nella soppressione delle proteste. Amnesty International ha documentato una lunga serie di forme di tortura fisica in Cina, compreso l’uso dei manganelli elettrici. Un sopravvissuto alla tortura ha dichiarato: “Loro [i poliziotti] mi colpivano col manganello elettrico sul volto, è quella tortura che la polizia chiama “del popcorn”, perché il viso ti si apre e sembra come il popcorn. Fa una puzza terribile, di pelle bruciata”. Il rapporto, infine, mette in luce l’ampio abuso degli strumenti meccanici di costruzione nei confronti dei detenuti in Cina. Molti di essi hanno denunciato di essere stati bloccati per i polsi e alle anche e sospesi al soffitto o costretti a rimanere per lungo tempo in posizioni dolorose. Amnesty International e Omega Research Foundation hanno sollecitato le autorità cinesi e quelle di tutti gli altri paesi a: – imporre un’immediata moratoria sulla produzione e il commercio di strumenti intrinsecamente atti a violare i diritti umani; – sospendere immediatamente o negare le autorizzazioni a esportare altri strumenti per mantenere l’ordine pubblico laddove vi sia il rischio sostanziale che essi verranno utilizzati per commettere o facilitare gravi violazioni dei diritti umani; – istituire norme e prassi per controllare l’esportazione di strumenti di polizia e sicurezza che possono essere usati legittimamente ma che si prestano facilmente all’abuso; – porre fine alla tortura e ai trattamenti o pene crudeli, disumani e degradanti, così come all’uso della forza arbitraria e indagare su tutte le denunce relative ad atti del genere per poi portare i responsabili di fronte alla giustizia.

Amnesty International Italia

Malala Yousafzai e Kailash Satyarthi Nobel per la Pace

Dopo l’annuncio che la studentessa e attivista pakistana per il diritto all’istruzione Malala Yousafzai e l’attivista indiano per i diritti dei minori Kailash Satyarthi sono stati insigniti del premio Nobel per la pace, Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International, ha dichiarato: “Il lavoro di Kailash Satyarthi e Malala Yousafzai rappresenta la lotta di milioni di bambini in tutto il mondo. Questo è un premio per i difensori dei diritti umani che sono disposti a dedicarsi interamente alla promozione dell’educazione e dei diritti dei bambini più vulnerabili del mondo. Il Comitato del premio Nobel ha riconosciuto l’importanza fondamentale dei diritti dell’infanzia per il futuro del nostro mondo. La scelta dei premiati dimostra che questo è un problema che conta per tutti noi, non importa quale sia la nostra età, il nostro genere, il nostro paese o la nostra religione. Malala offre un potente esempio che ha ispirato persone di tutto il mondo e che è stato meritatamente riconosciuto dal Comitato per il Nobel. Il coraggio che ha mostrato di fronte a tale avversità è una vera ispirazione. Le sue azioni sono un simbolo di ciò che significa difendere i  diritti, con la semplice richiesta di soddisfare il diritto umano fondamentale all’istruzione. Kailash Satyarthi ha dedicato la sua vita ad aiutare i milioni di bambini che in India sono ridotti in schiavitù e costretti al lavoro in condizioni torride. Il suo premio è un riconoscimento alla instancabile campagna condotta da decenni dagli attivisti della società civile contro la tratta dei bambini e il lavoro minorile in India. A livello personale, sono felice che il premio sia andato a due persone che conosco e ammiro. Kailash è un vecchio amico e collega attivista dei diritti umani ed è stato un privilegio ospitare Malala quando ha ricevuto il premio Ambasciatore della coscienza di Amnesty International lo scorso anno”. Amnesty International è premio Nobel per la pace per “aver contribuito alla salvaguardia degli elementi fondamentali di libertà, di giustizia, e di conseguenza anche alla pace nel mondo”. A Malala Yousafzai è stato conferito il più alto riconoscimento di Amnesty International, il premio Ambasciatore della coscienza, nel 2013. Amnesty International Italia ha dedicato a Malala e al suo impegno per i diritti umani il libro “Il cammino dei diritti” in cui sono raccontate venti date che hanno rappresentato un passo avanti nell’affermazione dei diritti umani.

Amnesty International Italia

Rinasce il Teatro Continuo di Burri a Milano

Nel 1973, in occasione della XV Triennale, Alberto Burri ideò per il Parco Sempione il Teatro Continuo. Una volta realizzata, l’opera si presentava come una struttura palcoscenico composta da una piattaforma in cemento e da sei quinte laterali rotanti in acciaio dipinto. Collocata sull’asse ideale che collega il centro di Milano con Corso Sempione, il Teatro Continuo fungeva da cannocchiale prospettico, inquadrando la Torre Filarete del Castello Sforzesco da un lato e l’Arco della Pace dall’altro. Divenendo così parte integrante del Parco Sempione, si offriva come macchina scenica sempre predisposta per l’uso, libera sede nel cuore di Milano sia per attività e spettacoli artistici, sia per un utilizzo indipendente da parte di ognuno. Con quest’opera Burri manifestava una decisa consonanza rispetto alla temperie culturale del momento, caratterizzata da una tendenza al dialogo con il pubblico e da uno spostamento dell’operatività artistica dallo studio al contesto esterno. L’opera faceva parte di un insieme di particolare valore artistico e urbanistico risalente alla XV Triennale, comprendente i “Bagni Misteriosi” di Giorgio De Chirico e “Accumulazione Musicale e Seduta” di Arman, entrambe tuttora presenti all’interno del Parco Sempione. Nel 1989 l’Amministrazione Comunale di Milano decise di demolire l’opera di Burri. A distanza di venticinque anni, la città torna sui suoi passi e con la Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri e NCTM Studio Legale Associato, nell’ambito del progetto nctm e l’arte, con la curatela scientifica di Gabi Scardi, promuove il rifacimento dell’opera sulla base dei disegni originali. La realizzazione, la cantierizzazione e la posa del Teatro Continuo sono stati affidati a Leggeri S.r.l., società impegnata da decenni nella esecuzione di opere di artisti internazionali. Il rinato Teatro Continuo verrà donato al Comune di Milano e a Triennale di Milano, che ne curerà la manutenzione. Il progetto è stato esaminato e autorizzato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici della Provincia di Milano. L’opera verrà consegnata alla Città di Milano nel mese di marzo del prossimo anno, nell’ambito delle attività legate al Centenario della nascita del Maestro. Il Teatro tornerà così a costituire, già durante l’EXPO di Milano, una piattaforma di attività culturali partecipate dai cittadini.

Claudio Cosetti, Paola Cuccia

Felice Casorati alla Fondazione Ferrero

CasoratiLa Fondazione Ferrero di Alba e la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte, rendono omaggio a Felice Casorati (1883-1963) con un’ampia antologica alla Fondazione Ferrero, ad Alba, fino al primo febbraio 2015. “Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe”, curata da Giorgina Bertolino, coautrice del Catalogo Generale dei dipinti dell’artista – è una personale dedicata alla ricerca, alla storia pubblica e alla ricezione internazionale della pittura casoratiana, dagli anni Dieci agli anni Cinquanta del Novecento. Quaranta dei sessantacinque dipinti presenti nelle sale della Fondazione provengono da musei e istituzioni nazionali e internazionali. Alcuni, acquisiti e partiti dall’Italia nei primi decenni del Novecento, rappresentano per il pubblico di oggi dei veri e propri inediti espositivi. Tra i musei prestatori italiani, la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il Museo del Novecento di Milano, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro di Venezia, il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, depositario della Collezione VAF-Stiftung, la RAI-Radiotelevisione Italiana. Tra i musei prestatori in Europa, la Nationalgalerie di Berlino e il Centre Pompidou di Parigi; negli Stati Uniti, il Detroit Institute of Arts e il Museum of Fine Arts di Boston; in Brasile, il Museu de Arte Contemporânea da Universidade de São Paulo. La collaborazione della GAM di Torino, depositaria della più ampia collezione pubblica di opere di Felice Casorati, conferma l’impostazione scientifica del progetto, avvalorato dal Comitato scientifico. «La mia pittura accolta con tanta severità in patria, trovò all’estero consensi cordiali, talvolta entusiasti. Moltissime le riviste che mi dedicarono articoli. Fui invitato ad allestire mostre personali in Germania, in Belgio, in America, in Francia e persino in Russia. Le Gallerie d’Europa e d’America ospitarono fin troppo volentieri i miei quadri». Con queste parole, nel 1943, Felice Casorati raccontava nell’Aula Magna dell’Università di Pisa, la sua vicenda artistica oltre confine. La mostra “Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe” raccoglie un nucleo di opere filologicamente coerenti rispetto alla provenienza e alla storia delle mostre, con dipinti appartenenti a collezioni museali e private, acquisiti o esposti all’estero e nelle sale della Biennale di Venezia, la grande rassegna investita nel secolo scorso della funzione di Società delle Nazioni dell’arte. Le opere sono state individuate tra quelle che Casorati stesso, durante la sua lunga carriera artistica (iniziata nel 1907 e conclusa con la scomparsa nel 1963), scelse di presentare nei contesti espositivi internazionali. Celebrato come uno dei maestri dell’arte italiana del Novecento, Felice Casorati fu protagonista di quel rinnovamento del linguaggio artistico che ebbe nelle Biennali di Venezia e nelle sedi del circuito espositivo europeo e americano uno spazio di scambio e di confronto. Partecipò a importanti rassegne celebrative tra le quali, nel 1910, le Esposizioni per il Centenario argentino di Buenos Aires e per il Centenario dell’Indipendenza di Santiago del Cile; le Esposizioni universali di Barcellona nel 1929 e di Bruxelles nel 1935; l’Esposizione Internazionale di Parigi nel 1937. Presente a numerose mostre dedicate all’arte italiana contemporanea, alle mostre itineranti del movimento artistico Novecento (a Ginevra nel 1929, in America latina nel 1930, a Stoccolma e a Helsinki nel 1931), e nel dopoguerra, alla Documenta di Kassel (dove fu invitato per la prima edizione del 1955), l’artista concorse a prestigiosi premi come quello promosso dal Carnegie Institute di Pittsburgh, dove fu presente dal 1924 al 1939 e poi nel 1950, e per il quale fu membro della giuria nel 1927. L’antologica si prefigge di analizzare questa composita mappa espositiva, assumendo le Biennali veneziane come punto privilegiato d’osservazione. Sono dodici le edizioni documentate nelle sale della Fondazione, attraverso singole opere (1907, 1910, 1912) o attraverso nuclei cospicui (ciascuno di cinque, sette dipinti) che consentiranno di ricostruire la partecipazione dell’artista alla mostra del 1924, del 1938, del 1942, del 1952, sino alla postuma del 1964. La mostra è introdotta dal Ritratto della sorella Elvira, con cui Felice Casorati esordì alla Biennale di Venezia del 1907, avviando la sua prima stagione pittorica, caratterizzata da quadri con figura che, secondo canoni ancora naturalistici, declinano il tema delle età femminili: Le vecchie comari del 1908 (Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, Verona), inviato due anni dopo a Santiago del Cile, Le ereditiere (MART, Rovereto, Collezione VAF-Stiftung), esposto alla Biennale veneziana del 1910, Bambina su un tappeto rosso (Museum voor Schone Kunsten, Gent) presentato nell’edizione del 1912 dove fu acquistato dal governo belga. Accanto ad alcuni dei più celebri capolavori, Ritratto di Maria Anna De Lisi (1918), Tiro al bersaglio (1919), Le uova sul cassettone (1920), la mostra rintraccia l’itinerario di scelte compiute dall’artista sul versante interno della pittura e su quello della sua presentazione ufficiale. Ne emerge un Casorati che nelle occasioni importanti privilegia il ritratto. In mostra la ricorsività del genere sarà sottolineata da una vera e propria “galleria di ritratti”: quelli dedicati alla moglie Daphne Maugham, al mecenate Riccardo Gualino e ai suoi familiari, al pianista e compositore Alfredo Casella, alla danzatrice russa Raja Markmann, a Hena Rigotti, all’ingegner Gino Beria, ai coniugi tedeschi Kurt ed Elisabetta Wolff (il cui ritratto giungerà dalla Pinakothek der Moderne di Monaco di Baviera), al pittore e allievo Riccardo Chicco (in prestito dal Museum of Fine Arts di Boston). Familiari, amici, intellettuali, artisti, fanno parte dell’ambiente culturale e cosmopolita che l’artista frequenta lungo tutti gli anni Venti. Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe offre un’occasione unica per ammirare, una accanto all’altra, opere straordinarie normalmente distanti. È il caso della Madre (Neue Nationalgalerie degli Staatliche Museen di Berlino), esposta alla XIV Biennale di Venezia del 1924, che il pubblico vedrà insieme ad alcune delle opere che l’artista decise di presentare allora: Manichini (Museo del Novecento, Milano), il Ritratto di Hena Rigotti (GAM, Torino), il Concerto (RAI, Torino) e i tre Ritratti Gualino, nuovamente riuniti a trent’anni dalla mostra Dagli ori antichi agli anni Venti che li presentò a Torino nel 1982. Il Ritratto del Maestro Alfredo Casella del 1926, il Ritratto dell’ingegner Gino Beria del 1925-1926 (GAM, Torino) documentano la partecipazione di Casorati al circuito espositivo internazionale della seconda metà degli anni Venti, mentre Ospedale (GNAM, Roma), Gli scolari (Galleria d’Arte Moderna E. Restivo, Palermo) e Beethoven (MART, Rovereto, Collezione VAF-Stiftung), ricostruiscono parte dell’insieme presentato alla Biennale di Venezia del 1928. Tra le opere esposte nell’edizione del 1930 il Ritratto di fanciulla (Galleria d’Arte Moderna, Genova) e in quella del 1934, Pomodori dello Szépmuvészeti Múzeum di Budapest. La sezione delle opere degli anni Trenta si apre con la Venere bionda del 1933 (Centre Pompidou, Parigi). Esposta nel 1937 nel Padiglione italiano dell’Exposition internationale di Parigi e acquisita dallo Stato francese nel 1938, la tela fu richiesta in prestito nel 1952 per la sala alla Biennale di Venezia che lo stesso Casorati concepì per antologizzare la propria storia pittorica. I prestiti del Detroit Institute of Arts consentiranno di vedere per la prima volta in Italia il Ritratto di mia moglie, esposto al Premio Carnegie nel 1933 e nel 1936, e Icaro, presentato nell’edizione del 1939. L’importante nucleo di quattro dipinti appartenenti al Museu de Arte Contemporânea da Universidade de São Paulo documenteranno il decennio successivo, registrando al contempo l’esemplare vicenda collezionistica di Francisco Matarazzo Sobrinho, imprenditore e mecenate italo-brasiliano. Alla GAM di Torino appartiene anche la serie di fogli dell’album che raccolgono i minuscoli disegni progettuali con cui Casorati era solito tracciare, con pochi segni essenziali, le idee e le varianti dei suoi futuri dipinti. In questi formati di pochi centimetri, allestiti in un’apposita sezione, il visitatore potrà riconoscere numerose delle opere disposte sulle pareti della mostra. La mostra avrà tra i suoi destinatari sia gli studiosi sia il grande pubblico, accolti negli spazi della Fondazione Ferrero da un articolato programma di visite, incontri e approfondimenti, dalla proiezione di un documentario prodotto ad hoc e dalle attività educative destinate alle scuole, progettate dalla Fondazione in collaborazione con il Dipartimento Educazione della GAM, Torino. Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe è fondata su una approfondita ricerca iniziata nella primavera del 2013. Gli esiti della ricerca sono nel catalogo, curato da Giorgina Bertolino ed edito da Silvana Editoriale. Nel periodo di apertura dell’esposizione allestita ad Alba, la GAM di Torino presenterà una selezione di disegni di Felice Casorati, provenienti dal Gabinetto Disegni e Stampe del museo. Organizzata nella Wunderkammer, la mostra “Felice Casorati. Il pensiero assorto” è curata dal vice-direttore Riccardo Passoni e sarà aperta fino al 1 febbraio 2015.

S.E.

Roberto Floreani e la sua “Città Ideale”

Palazzo della Gran Guardia di Verona, dopo le mostre dedicate a Paolo Veronese, a Monet e alla Collezione Panza di Biumo, ospita nel piano nobile Roberto Floreani (Venezia, 1956) con suo nuovo progetto titolato La Città ideale (dal 23 novembre 2014 al 31 gennaio 2015). L’invito che il Comune di Verona ha voluto rivolgere a Floreani costituisce un importante riconoscimento alla carriera ultratrentennale di un artista, a ragione considerato uno dei più maturi e convincenti della sua generazione.

La mostra veronese viene dopo oltre sessanta personali tenute dall’artista in Italia e all’estero, di cui sedici realizzate, negli ultimi vent’anni, in spazi pubblici e museali, tra le quali, oltre a quella al Padiglione Italia della Biennale di Venezia nel 2009 e la partecipazione alla Quadriennale di Roma nel 2005, quella alle “Stelline” di Milano nel ‘99; ai Musei di Stato di San Marino nel 2001; al Museo Revoltella di Trieste nel 2003; in Germania, ad Aschaffenburg e Gelsenkirchen e alla Mestna Galerija di Lubiana nel 2007; al MaGa di Gallarate nel 2011; al Centro Internazionale di Palazzo Te nel 2013.

L’imponente spazio espositivo accoglierà un progetto di pittura appositamente realizzato da Floreani site specific, caratterizzato da una grande installazione composta da oltre sessanta opere su tela e integrato dalla novità della presenza di una decina di sculture, che saranno posizionate a semicerchio nel salone centrale. Completerà la mostra, nelle altre quattro sale, un’ampia antologica con altre trenta opere selezionate, anche di grande formato. Nel suo complesso quindi, con le oltre cento opere esposte, la mostra alla Gran Guardia è la più importante esposizione personale realizzata da Floreani fino ad oggi.

Le tematiche della mostra riguarderanno l’evoluzione della presenza tematica del Concentrico, autentica “sigla” espressiva dell’artista, abbinato ad una nuova ricerca sul pattern geometrico e sulle tonalità cromatiche (con un importante inserimento del blu Klein), che evocano anche suggestioni legate all’Oriente delle arti marziali, praticate dall’artista da quasi cinquant’anni.

Il progetto La Città ideale prende lo spunto dalla celeberrima opera rinascimentale conservata nel museo di Urbino e considerata l’immagine dell’utopia e della perfezione. In questa scelta, appare evidente l’intenzione da parte di Floreani di ribadire la centralità della pittura nell’ambito del contemporaneo, la sua continuità storica, il superamento degli stili, l’importanza della tecnica, la rilevanza espressiva riferibile alla Bellezza, alla Misura e alla possibilità che l’opera d’arte possa contenere anche un messaggio di natura spirituale. Quest’ultimo aspetto in particolare, suscita, da anni, grande interesse da parte dell’artista che, attivo nell’ambito della ricerca astratta dal 1981, intende attualizzare le tematiche espresse dallo “Spirituale nell’Arte” di Kandinskj, già nel 1912, riprese poi dai Sublime Optics di Josef Albers, fino alla sacralità cromatica di Ettore Spalletti riconducibile al medesimo ambito tematico.

Completerà il progetto la pubblicazione di una monografia, arricchita da un’estesa antologia critica dedicata all’artista in questi ultimi anni.