Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen

La mostra Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen si tiene alla Fondazione Ferrero ad Alba fino al 25 febbraio 2019. Curata dal professor Marco Vallora, la mostra si articola seguendo una logica espositiva che riflette le suggestioni surrealiste nel modo in cui le opere sono presentate. L’esposizione si suddivide in nove sezioni, all’interno delle quali si susseguono opere di grande pregio e dal forte impatto. Le opere coesistono in un dialogo ora armonico, ora contrastante, seguendo una progressione prevalentemente tematica e prestando un’attenzione particolare alla cronologia degli eventi. I capolavori esposti riflettono alcune delle problematiche e dei temi che contribuiscono a segnare i confini tra la poetica nichilista del movimento Dada e quella più propositiva tipica del Surrealismo: il caso, la bruttezza estetica, il sogno, l’inconscio, la relazione con l’arte antica, il legame tra arte e ideologia.
In occasione della mostra, questo autunno, molti dei capolavori del Museo Boijmans Van Beuningen saranno trasferiti alla Fondazione Ferrero. La maggior parte delle opere sarà esposta in Italia per la prima volta in assoluto. Come spiega il curatore, Marco Vallora: «In un’esposizione profondamente ragionata ed articolata, la Fondazione presenta una nuova mostra internazionale in occasione del suo appuntamento biennale con la grande arte. Questa mostra unica nel suo genere si distinguerà da quelle precedenti, in quanto includerà anche libri, poesie e riviste, tutti legati ai due movimenti, unitamente a opere pittoriche e scultoree innovative e spesso rivoluzionarie, altamente evocative e di grande rilevanza storica».
Grazie alle opere concesse in prestito dal Museo Boijmans Van Beuningen, saranno esposte tre versioni diverse delle Boîtes (“scatole”) di Marcel Duchamp (La boîte verte, La boîte-en-valise, À l’infinitif). A partire dagli anni ‘30 del Novecento Duchamp cessò di essere un artista, diventando all’apparenza un semplice giocatore di scacchi e, in queste scatole, egli ripose tutta la sua scandalosa oeuvre, mosso dall’intento polemico e sarcastico di distruggere l’idea di genio artistico, rimpiazzando la pomposa esposizione museale con una semplice valigetta, pronta a seguire il suo nomadismo costituzionale e la sua caustica, corrosiva ironia.
Attraverso la parola shock “nulla”, il titolo della mostra mira a sorprendere e affascinare, ma anche a perseguire uno dei capisaldi più radicali del programma dadaista. Non solo basato sul caso e sul rifiuto del concetto di artista onnipotente e maestro padrone della sua opera, il Dadaismo segue altresì le regole dell’azzardo e del gioco, e in particolare, protende verso la negazione dell’arte stessa, il rigetto della bellezza da museo, e con i suoi ready-made, verso il rifiuto dell’arte decorativa e rassicurante. Al contrario, l’opera d’arte, che ormai non è quasi più né un’opera né arte, deve suscitare sentimenti d’inquietudine, turbamento e in particolare, insinuare dubbi nello spettatore. L’esposizione include inoltre Man Ray, Arp e un’eccentrica e provocativa tela del dandy spagnolo naturalizzato parigino, Francis Picabia.
Spostandosi verso il Surrealismo e il suo mondo onirico, troviamo i disegni preparatori e uno straordinario dipinto di Salvador Dalí ispirato al libro di Raymond Rousell New Impressions of Africa. Un’altra importantissima opera è costituita dai Chants de Maldoror del Comte de Lautréamont, illustrati sia da Dalí sia da Magritte. Man Ray nell’opera L’enigme d’Isidore Ducasse, nascose una macchina da cucire Singer sotto la coperta di un’asse da stiro, forse un omaggio a Winnaretta Singer, grande mecenate del movimento

e delle pellicole in mostra, ma certamente anche un tributo alla famosa massima di Lautréamont: «Bello come l’incontro fortuito su un tavolo di dissezione di una macchina da cucire e di un ombrello».
La parte della mostra dedicata ai Sogni simboleggia una sorta di nuovo inizio dopo l’annichilimento e il rifiuto radicale dell’arte perpetrato dai dadaisti. Per questo motivo, la parola “sogno” significa qui libertà, spensieratezza, ma anche introspezione e penetrazione dell’inconscio. Tutto ciò si riflette nei dipinti di scenari sommersi di Yves Tanguy, nelle creazioni visionarie di Victor Brauner, nelle bambole sadomasochistiche di Hans Bellmer, nelle fotografie di Claude Cahun, e nelle teche di un poeta-artigiano quale Joseph Cornell.
Il Museo BOIJMANS VAN BEUNINGEN
Situato nel cuore di Rotterdam da ben 170 anni, il Museo Boijmans Van Beuningen si distingue da sempre per il suo carattere eclettico. Il museo prende il nome da due importanti collezionisti: Frans Boijmans e Daniël George van Beuningen, i quali hanno contribuito ad arricchire la collezione di molti capolavori.
Bosch, Rembrandt, Van Gogh, Dalí e il design olandese: visitare il Museo Boijmans Van Beuningen significa compiere un viaggio nella storia dell’arte. I capolavori, sia di provenienza olandese che estera, offrono una panoramica completa sull’arte dall’Alto Medioevo sino ai giorni nostri. Capolavori di Monet, Mondrian, Magritte e molti altri ancora offrono uno spaccato sullo sviluppo dell’Impressionismo e del Modernismo. Il museo vanta una delle più vaste collezioni al mondo di arte surrealista ed un’eccellente collezione di Pop Art britannica e americana, che include opere di David Hockney, Andy Warhol e Claes Oldenburg. Inoltre, il museo ospita anche una sezione dedicata alle arti decorative e al design: dalle ceramiche medievali al vetro rinascimentale, dai mobili di Gerrit Rietveld fino al design contemporaneo olandese.
Al momento, il museo sta accrescendo la propria superficie espositiva attraverso la costruzione di un deposito di alto profilo: nel 2021, sarà infatti inaugurata la nuova dimora che andrà ad ospitare la collezione del museo – attualmente composta da 151.000 opere – e che sorgerà a fianco del museo principale. L’edificio, progettato dallo studio di architettura olandese MVRDV, sarà il primo deposito ad essere interamente aperto al pubblico – un primato mondiale del quale andiamo particolarmente fieri.
Museo Boijmans Van Beuningen, il Surrealismo nei Paesi Bassi
Il Museo Boijmans Van Beuningen vanta una vastissima collezione di arte surrealista, i cui primi dipinti Au seuil de la liberté (Sulla soglia della libertà) di Magritte e Le couple di Max Ernst, sono stati acquisiti nel 1966. Mentre gli altri musei olandesi si concentravano sul freddo modernismo nordeuropeo, il Museo Boijmans Van Beuningen ha rivolto la sua attenzione agli sviluppi in atto nelle città meridionali, quali Bruxelles, Parigi e Madrid. Il museo ha organizzato mostre delle opere di Man Ray e René Magritte e, nel 1970, a Rotterdam si è tenuta la prima retrospettiva europea dedicata a Salvador Dalí.
La collezione surrealista comprende adesso oltre 125 dipinti e sculture e una collezione di libri e pubblicazioni rare, e richiama a sé gli amanti dell’arte di tutto il mondo. Svariate delle opere iconiche parte di questa collezione erano originariamente proprietà del collezionista britannico Edward James, il quale fu per diversi anni il patrono di Dalì e di Magritte. Lo ritroviamo ritratto nel celebre dipinto La reproduction interdite, che sarà esibito come parte della mostra.
Dal nulla al sogno
Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen
Fondazione Ferrero, Strada di mezzo, 44-12051 Alba (Cuneo) Italia
Fino al 25 febbraio 2019. Orari di apertura: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì 15:00 – 19:00. Sabato e domenica: 10:00-19:00.Chiuso il martedì
e 24-25-31 dicembre 2018, 1 gennaio 2019.
Ingresso libero

Stefania Bertelli

“Dal nulla al sogno” alla Fondazione Ferrero di Alba

La mostra “Dal nulla al sogno. Dada e Surrealismo dalla Collezione del Museo Boijmans Van Beuningen”, immaginata da Marco Vallora secondo una logica espositiva che riflette le suggestioni surrealiste, nel modo di presentare le opere e di concepire un’arte non più soltanto museale e assopita, si svolgerà alla Fondazione Ferrero di Alba, dal 27 ottobre 2018 al 25 febbraio 2019.
In una decina di sezioni, dai titoli avvincenti, come Il grado zero dell’arte Dada; Il Sogno; Eros, amour fou, trasgressione erotica; L’inconscio, il doppio, il perturbante; Arte e natura, la reinvenzione dell’uomo; Sade, Freud, Marx, muse inquietanti del vivere surreale; Esiste un’architettura surrealista? e così via… s’inseguono, in una sorta di corridoio-fantasma dell’immaginario fantastico d’avanguardia, opere di grandissimo livello ed impatto. Alcune anche ben riconoscibili, perché son diventate copertine di volumi, che abbiamo tutti cari, nelle nostre librerie (di Man Ray, Magritte, Dalí, Max Ernst, ecc.).
I lavori dialogano tra loro, in sintonia o contrappunto, e seguono una progressione prevalentemente tematica con attenzione alla diacronia degli eventi. Rispecchiando alcune problematiche e alcuni temi che concorrono a distinguere la poetica nichilista del Dadaismo da quella più propositiva del Surrealismo: il caso, il brutto estetico, il sogno, l’inconscio, il rapporto con l’antico, il legame tra arte e ideologia.
Per chi ama l’arte e predilige le sorprese raffinate, il museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam è una perla di museo collezionistico che affianca disegni di Dürer, stampe di Goya, raccolte di vetri preziosi e oggetti di design a rare opere italiane, gotiche, rinascimentali, settecentesche: da Beato Angelico a Jacopo del Sellaio, da Butinone a Francia, da Veronese e Tiziano, a Guardi e Piranesi. Ma anche maestri fiamminghi del valore di Van Eyck o Rembrandt, Bosch e Brueghel, Rubens e Van Dyck, la scuola dell’Aja, con Van Gogh e Toorop, e poi francesi, da Fragonard e Boucher a Monet, Degas, Cézanne, e ancora Picasso, Mondrian e Rothko, senza contare i contemporanei, da Nauman a Cattelan.
Assai importante la collezione di artisti dell’area delle avanguardie storiche, non soltanto cubisti e costruttivisti olandesi, ma soprattutto dadaisti e surrealisti, molti provenienti dalla selettiva collezione di Edward James (1907-1984), stravagante mecenate-collezionista, poeta e viaggiatore, che si divise tra la passione di Magritte e Dalí, diventando di quest’ultimo eccentrico mercante. Ad Alba vedremo La reproduction interdite (1937), suo celebre ritratto sdoppiato allo specchio, firmato da René Magritte, che si augurava potesse diventare suo mercante cosmopolita.
Sono molti, dunque, i capolavori che, avendo avuto finora una circolazione limitatissima, varcano oggi le frontiere e si danno appuntamento alla Fondazione Ferrero.

ORARI DI APERTURA: GIORNI FERIALI: dalle 15 alle 19. – SABATO E FESTIVI: dalle 10 alle 19.  GIORNI DI CHIUSURA: tutti i martedì, il 24-25-31 Dicembre 2018 e il 1° Gennaio 2019. INGRESSO GRATUITO

Stefania Bertelli

FuturBalla alla Fondazione Ferrero di Alba

Resterà aperta fino al prossimo 27 febbraio, presso la Fondazione Ferrero di Alba, la bella mostra “Futurballa”, dedicata a Giacomo Balla, straordinario pittore che ha costituito un importante raccordo tra l’arte italiana e le avanguardie storiche.

La mostra, progetto Ferrero in occasione del settantesimo dell’azienda omonima, è curata da Ester Coen. La prima opera in mostra è datata 1894, mentre le opere più recenti sono degli anni Venti del Novecento.

Anni mitici di innovazioni, di Belle Epoque, di Art Nouveau o Liberty italiano; anni di velocità (l’automobile, il treno, i primi aerei che volavano per ben una quindicina di minuti a trenta centimetri da terra, del grammofono, poi della mitragliatrice celebrata dai futuristi, Marinetti in testa). Anni di interventismo e neutralismo seguiti alla guerra mossa alla Turchia per avere il diritto di transito per lo stretto dei Dardanelli e poi il momento glorioso che ha portato all’intervento nella prima guerra mondiale per riscattare i territori irredenti del Trentino e del Friuli. Momenti che gli artisti vivevano come parte di quella “isteria collettiva” che portò al conflitto, ma anche con angoscia, con senso di partecipazione ad un futuro alle porte che alcuni vedevano gonfio di medaglie e di trionfi, ma alcuni carico di tenebrose nubi. L’autoritratto di Balla del 1894 dimostra un uomo dagli intensi occhi azzurri che scrutano il mondo con piglio deciso, mentre si consolida in lui l’idea di trasferirsi dall’ormai ex capitale del Regno, Torino sua città natale, alla capitale Roma, nel 1895. Il Paese è unificato soltanto sulla carta, le prospettive di dare al proprio figlio un avvenire sono scarse e ancora non è certo che la sua carriera sarà di pittore. O almeno di un pittore capace di guadagnare a sufficienza per mantenersi. Qui, come si evince dal bel catalogo della mostra, a Balla “… ha fatto una bellissima impressione il Colosseo, specialmente nella sua grandiosità nell’assieme”, ma non gli dispiace nemmeno la campagna romana. Avremo nel 1902 il dipinto “La fidanzata al Pincio”, essenziale, con una forte propensione per il colore che domina la scena intorno ad una ragazza pensosa, languidamente seduta sul filo che delimita un’aiola. È intenso il pastello su carta, sempre del 1902, di Enrichetta, seducente nel volto, ma anche nel tratto di Balla che rende l’incarnato vivace come se fosse da toccare, un’immagine fotografica, una statua di marmo ed una persona viva nello stesso tempo. Dello stesso anno le figure de “La pazza” o de “Il contadino” che ondeggiano la sua opera tra un’interpretazione passionale, spessa della figura, e una riproduzione precisa, realistica. Il colore comincia a popolare le sue opere come un elemento a sé stante di propensione ad un’arte individuale, unica, opera dell’artista e autonoma allo stesso tempo. Si arriva a “Novecento”, la raffigurazione di una porta chiusa di un negozio, che ha un realismo ancora più convincente e di una crudezza che rende l’opera la più interessante del nostro. Attraverso malati, cesellatori, falegnami, le persone comuni prendono vivacità nelle tele come se fossero davvero protagonisti in un mondo che, come abbiamo scritto, sembra andare più velocemente di loro, ma che senza di loro non avrebbe il senso del vivere. In molti lavori a matita su carta, Balla ci racconta la quotidianità, il senso dell’esistenza nelle piccole cose e proprio in quel Verismo che ha completato il suo corso e si è fatto materia di studio e di profonde riflessioni. La fotografia ha un’intensa influenza sull’artista che approda allo studio della luce in modo unico, seppur apparentemente simile a molti altri artisti. È il caso di “Agave sul mare”, olio su tela di 90×143 centimetri che racchiude un senso di tranquillità e di azione uniche. Arriviamo così al 1910, quando Balla accoglie entusiasta l’invito di Marinetti e Boccioni di far parte della schiera di nuovi combattenti per l’arte. Ecco che l’energia che sembra avviluppata tra le spine dell’agave si dipana e diventa innovazione, tanto da fargli mettere in vendita, nel 1913, tutte le sue opere del primo periodo per entrare in uno nuovo.

Balla rinnega addirittura il suo passato e, firmando il manifesto futurista, apre un nuovo capitolo della propria esistenza. Le parole che si affollano nella sua mente, e forse tra i suoi pennelli, trovano senso all’estero, in Germania e a Parigi, e giungiamo al bellissimo e innovativo “Bambina che corre sul balcone”, del 1912, olio su tela. La sua pittura si divide in tanti pezzetti di colore, tessere di un puzzle che arrivano a dipingere il movimento, la novità, il pensiero che diventa arte. Le sue parole diventano compenetrazioni iridescenti, acquerelli dai colori tenui o intensi, dalle figure geometriche precise o originate da un sogno mentale che diventa espresso, in volute, caleidoscopi, giochi di rincorse tra tonalità che forse non si raggiungeranno mai. Di certo tutto quanto fa pensare, cambia stile e genere, arriva al capolavoro, almeno per me, che è “Dinamismo di una cane al guinzaglio”, sempre del 1912, quando sulla tela si incontrano le zampette svelte di un cane accanto allo svolazzo dell’abito della padrona che lo porta con sé a passeggio, ed entrambi creano un percorso che tutti vorremmo fare. Il movimento diventa sempre più arte e anche il movimento del mondo, degli esseri umani, degli eserciti sembra incontrarsi in qualche sviluppo geometrico che Balla traccia sulla tela o sulla carta. La velocità, il dinamismo avranno poi bisogno di parole, come già in altri suoi colleghi del tempo, e allora troveremo scritte, nomi, cose resi immortali. FuturBalla prosegue il suo percorso fino al 1916 quando “Gli Avvenimenti” sono espressi in china su carta in una concentrazione di episodi che, se da un lato dimostrano l’appartenenza futurista, dall’altro testimoniano di come l’artista sia stato vero testimone del proprio tempo, con lucida capacità interpretativa. Il tutto si svilupperà ulteriormente nel 1917 con ancora biglietti scritti e cartoline, in cui campeggia “Attenti alle spie” indirizzato a Marinetti. Un tripudio di colore, di sviluppo di idee coraggiose e in linea con i tempi artistici, in un contributo all’arte che meritava davvero un approfondimento, se non una riscoperta, grazie alla Fondazione Ferrero.

Da vedere.

 

Alessia Biasiolo

 

Felice Casorati alla Fondazione Ferrero

CasoratiLa Fondazione Ferrero di Alba e la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte, rendono omaggio a Felice Casorati (1883-1963) con un’ampia antologica alla Fondazione Ferrero, ad Alba, fino al primo febbraio 2015. “Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe”, curata da Giorgina Bertolino, coautrice del Catalogo Generale dei dipinti dell’artista – è una personale dedicata alla ricerca, alla storia pubblica e alla ricezione internazionale della pittura casoratiana, dagli anni Dieci agli anni Cinquanta del Novecento. Quaranta dei sessantacinque dipinti presenti nelle sale della Fondazione provengono da musei e istituzioni nazionali e internazionali. Alcuni, acquisiti e partiti dall’Italia nei primi decenni del Novecento, rappresentano per il pubblico di oggi dei veri e propri inediti espositivi. Tra i musei prestatori italiani, la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, il Museo del Novecento di Milano, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro di Venezia, il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, depositario della Collezione VAF-Stiftung, la RAI-Radiotelevisione Italiana. Tra i musei prestatori in Europa, la Nationalgalerie di Berlino e il Centre Pompidou di Parigi; negli Stati Uniti, il Detroit Institute of Arts e il Museum of Fine Arts di Boston; in Brasile, il Museu de Arte Contemporânea da Universidade de São Paulo. La collaborazione della GAM di Torino, depositaria della più ampia collezione pubblica di opere di Felice Casorati, conferma l’impostazione scientifica del progetto, avvalorato dal Comitato scientifico. «La mia pittura accolta con tanta severità in patria, trovò all’estero consensi cordiali, talvolta entusiasti. Moltissime le riviste che mi dedicarono articoli. Fui invitato ad allestire mostre personali in Germania, in Belgio, in America, in Francia e persino in Russia. Le Gallerie d’Europa e d’America ospitarono fin troppo volentieri i miei quadri». Con queste parole, nel 1943, Felice Casorati raccontava nell’Aula Magna dell’Università di Pisa, la sua vicenda artistica oltre confine. La mostra “Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe” raccoglie un nucleo di opere filologicamente coerenti rispetto alla provenienza e alla storia delle mostre, con dipinti appartenenti a collezioni museali e private, acquisiti o esposti all’estero e nelle sale della Biennale di Venezia, la grande rassegna investita nel secolo scorso della funzione di Società delle Nazioni dell’arte. Le opere sono state individuate tra quelle che Casorati stesso, durante la sua lunga carriera artistica (iniziata nel 1907 e conclusa con la scomparsa nel 1963), scelse di presentare nei contesti espositivi internazionali. Celebrato come uno dei maestri dell’arte italiana del Novecento, Felice Casorati fu protagonista di quel rinnovamento del linguaggio artistico che ebbe nelle Biennali di Venezia e nelle sedi del circuito espositivo europeo e americano uno spazio di scambio e di confronto. Partecipò a importanti rassegne celebrative tra le quali, nel 1910, le Esposizioni per il Centenario argentino di Buenos Aires e per il Centenario dell’Indipendenza di Santiago del Cile; le Esposizioni universali di Barcellona nel 1929 e di Bruxelles nel 1935; l’Esposizione Internazionale di Parigi nel 1937. Presente a numerose mostre dedicate all’arte italiana contemporanea, alle mostre itineranti del movimento artistico Novecento (a Ginevra nel 1929, in America latina nel 1930, a Stoccolma e a Helsinki nel 1931), e nel dopoguerra, alla Documenta di Kassel (dove fu invitato per la prima edizione del 1955), l’artista concorse a prestigiosi premi come quello promosso dal Carnegie Institute di Pittsburgh, dove fu presente dal 1924 al 1939 e poi nel 1950, e per il quale fu membro della giuria nel 1927. L’antologica si prefigge di analizzare questa composita mappa espositiva, assumendo le Biennali veneziane come punto privilegiato d’osservazione. Sono dodici le edizioni documentate nelle sale della Fondazione, attraverso singole opere (1907, 1910, 1912) o attraverso nuclei cospicui (ciascuno di cinque, sette dipinti) che consentiranno di ricostruire la partecipazione dell’artista alla mostra del 1924, del 1938, del 1942, del 1952, sino alla postuma del 1964. La mostra è introdotta dal Ritratto della sorella Elvira, con cui Felice Casorati esordì alla Biennale di Venezia del 1907, avviando la sua prima stagione pittorica, caratterizzata da quadri con figura che, secondo canoni ancora naturalistici, declinano il tema delle età femminili: Le vecchie comari del 1908 (Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, Verona), inviato due anni dopo a Santiago del Cile, Le ereditiere (MART, Rovereto, Collezione VAF-Stiftung), esposto alla Biennale veneziana del 1910, Bambina su un tappeto rosso (Museum voor Schone Kunsten, Gent) presentato nell’edizione del 1912 dove fu acquistato dal governo belga. Accanto ad alcuni dei più celebri capolavori, Ritratto di Maria Anna De Lisi (1918), Tiro al bersaglio (1919), Le uova sul cassettone (1920), la mostra rintraccia l’itinerario di scelte compiute dall’artista sul versante interno della pittura e su quello della sua presentazione ufficiale. Ne emerge un Casorati che nelle occasioni importanti privilegia il ritratto. In mostra la ricorsività del genere sarà sottolineata da una vera e propria “galleria di ritratti”: quelli dedicati alla moglie Daphne Maugham, al mecenate Riccardo Gualino e ai suoi familiari, al pianista e compositore Alfredo Casella, alla danzatrice russa Raja Markmann, a Hena Rigotti, all’ingegner Gino Beria, ai coniugi tedeschi Kurt ed Elisabetta Wolff (il cui ritratto giungerà dalla Pinakothek der Moderne di Monaco di Baviera), al pittore e allievo Riccardo Chicco (in prestito dal Museum of Fine Arts di Boston). Familiari, amici, intellettuali, artisti, fanno parte dell’ambiente culturale e cosmopolita che l’artista frequenta lungo tutti gli anni Venti. Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe offre un’occasione unica per ammirare, una accanto all’altra, opere straordinarie normalmente distanti. È il caso della Madre (Neue Nationalgalerie degli Staatliche Museen di Berlino), esposta alla XIV Biennale di Venezia del 1924, che il pubblico vedrà insieme ad alcune delle opere che l’artista decise di presentare allora: Manichini (Museo del Novecento, Milano), il Ritratto di Hena Rigotti (GAM, Torino), il Concerto (RAI, Torino) e i tre Ritratti Gualino, nuovamente riuniti a trent’anni dalla mostra Dagli ori antichi agli anni Venti che li presentò a Torino nel 1982. Il Ritratto del Maestro Alfredo Casella del 1926, il Ritratto dell’ingegner Gino Beria del 1925-1926 (GAM, Torino) documentano la partecipazione di Casorati al circuito espositivo internazionale della seconda metà degli anni Venti, mentre Ospedale (GNAM, Roma), Gli scolari (Galleria d’Arte Moderna E. Restivo, Palermo) e Beethoven (MART, Rovereto, Collezione VAF-Stiftung), ricostruiscono parte dell’insieme presentato alla Biennale di Venezia del 1928. Tra le opere esposte nell’edizione del 1930 il Ritratto di fanciulla (Galleria d’Arte Moderna, Genova) e in quella del 1934, Pomodori dello Szépmuvészeti Múzeum di Budapest. La sezione delle opere degli anni Trenta si apre con la Venere bionda del 1933 (Centre Pompidou, Parigi). Esposta nel 1937 nel Padiglione italiano dell’Exposition internationale di Parigi e acquisita dallo Stato francese nel 1938, la tela fu richiesta in prestito nel 1952 per la sala alla Biennale di Venezia che lo stesso Casorati concepì per antologizzare la propria storia pittorica. I prestiti del Detroit Institute of Arts consentiranno di vedere per la prima volta in Italia il Ritratto di mia moglie, esposto al Premio Carnegie nel 1933 e nel 1936, e Icaro, presentato nell’edizione del 1939. L’importante nucleo di quattro dipinti appartenenti al Museu de Arte Contemporânea da Universidade de São Paulo documenteranno il decennio successivo, registrando al contempo l’esemplare vicenda collezionistica di Francisco Matarazzo Sobrinho, imprenditore e mecenate italo-brasiliano. Alla GAM di Torino appartiene anche la serie di fogli dell’album che raccolgono i minuscoli disegni progettuali con cui Casorati era solito tracciare, con pochi segni essenziali, le idee e le varianti dei suoi futuri dipinti. In questi formati di pochi centimetri, allestiti in un’apposita sezione, il visitatore potrà riconoscere numerose delle opere disposte sulle pareti della mostra. La mostra avrà tra i suoi destinatari sia gli studiosi sia il grande pubblico, accolti negli spazi della Fondazione Ferrero da un articolato programma di visite, incontri e approfondimenti, dalla proiezione di un documentario prodotto ad hoc e dalle attività educative destinate alle scuole, progettate dalla Fondazione in collaborazione con il Dipartimento Educazione della GAM, Torino. Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe è fondata su una approfondita ricerca iniziata nella primavera del 2013. Gli esiti della ricerca sono nel catalogo, curato da Giorgina Bertolino ed edito da Silvana Editoriale. Nel periodo di apertura dell’esposizione allestita ad Alba, la GAM di Torino presenterà una selezione di disegni di Felice Casorati, provenienti dal Gabinetto Disegni e Stampe del museo. Organizzata nella Wunderkammer, la mostra “Felice Casorati. Il pensiero assorto” è curata dal vice-direttore Riccardo Passoni e sarà aperta fino al 1 febbraio 2015.

S.E.