“Tu donna”: una rassegna artistica a Verona

Una riflessione a 360° sul ruolo della donna nella società. Dal 17 settembre è ripartita la rassegna artistica ‘Tu donna’ realizzata da Modus in collaborazione con l’assessorato alle Pari Opportunità e all’associazione VE.G.A (Associazione Giuriste Veronesi Associate).

La rassegna, in programma al teatro in piazza Orti di Spagna a San Zeno, riparte da dove si era interrotta nell’ ottobre 2020 a causa del Covid, riaccendendo i riflettori su un fenomeno che non smette di preoccupare e sul quale serve moltiplicare i momenti di riflessione.

Sette sono gli spettacoli in cartellone fino al 15 dicembre, nei quali attraverso monologhi teatrali, danza, e canzoni si andranno a trattare anche con ironia tutte le tematiche inerenti al mondo femminile, con gli artisti chiamati a portare in scena testi impegnativi dal punto di vista attoriale perché danno voce a persone e vicende realmente esistite.

Tutti gli eventi, svolgendosi nel teatro, sono organizzati nella massima sicurezza e nel rispetto delle normative vigenti (dal green pass alla misurazione della temperatura in ingresso, dall’obbligo di mascherine al distanziamento poltrone in platea, dal distanziamento degli attori in scena alla raccolta dati per rintracciabilità).

Ecco i prossimi appuntamenti:

Mercoledì 6 ottobre, ore 21: “Quel che non ha ragione”. Da un’idea del regista ed autore romano Mario Palmieri cinque monologhi per cinque voci femminili, liberamente ispirati alla vita e all’opera di Mario Tobino, come omaggio nel trentennale della morte dello scrittore e psichiatra viareggino per quasi quaranta anni direttore della sezione femminile del manicomio di Maggiano, Lucca.

Sabato 16 ottobre, ore 21:  LPP_Project Dance Company di Katia Tubini, con “Why not?”. Uno spettacolo di teatrodanza che vuole restituire voce alla libertà di scelta di ciascuno di vivere l’essere femminile, anche fuori dagli schemi, senza il timore di essere giudicati.

Sabato 30 ottobre, ore 21, Elena Blu accompagna dalla chitarra di Claudio Moro, in un concerto-spettacolo dal titolo “Né strega né padrona”, un viaggio musicale attraverso cento anni di canzone italiana, per capire come siano le donne ma soprattutto come vogliono essere considerate, oggi come ieri.

Venerdì 19 novembre, ore 21: Teatro Tascabile di Bergamo con il suo celebre “Il principe dei gigli” per la regia di Renzo Vescovi, rapsodia drammatica sulla figura della donna occidentale contemporanea.

Mercoledì 1 dicembre, ore 21, va in scena l’ironia e l’arguzia di Stefano Benni e delle sue “Beatrici”, in un allestimento curato dal Teatro a l’Avogaria di Venezia con un cast tra cui spicca il nome di Nora Fuser. Sei donne, surreali eppur concrete, che vivono emozioni ad ampio spettro: amore, malinconia, tristezza, crudezza, irrequietezza, curiosità, cinismo, ilarità, amore, paura, ansia, speranza.

Chiude la rassegna la compagnia veronese Ippogrifo Produzioni, mercoledì 15 dicembre, ore 21, con Andrea Manganotto, voce e piano performer d’eccezione già nel cast di Riccardo Cocciante Romeo e Giulietta, in un concerto dedicato a tutte le grandi donne coraggiose che hanno cambiato la Storia, attraverso le parole e la musica di grandi cantanti, interpreti, cantautrici e la narrazione scritta da Alberto Rizzi affidata all’interpretazione Chiara Mascalzoni e la partecipazione di Jessica Grossule al canto.

Il programma del Percorso Tu Donna è sul sito di modus, così come il calendario generale della Stagione Culturale 21/22, con tutti i suoi diversi Percorsi di teatro, cinema e musica.

Biglietti: 12 euro intero, 10 ridotto; 5 euro under 18. Come di consueto, il biglietto ridotto è riservato a soci e membri di associazioni e enti convenzionati (elenco sul sito di Modus), tra cui tutte le associazioni facenti parte della consulta femminile del comune di Verona. Accesso previa prenotazione utilizzando il sistema sul sito modusverona.it.

Informazioni 340 5926978 info@modusverona.it modusverona.it

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Le quattro stagioni a Genova

Dopo Mozart l’italiano, in cartellone lo scorso giovedì 16 settembre, un secondo appuntamento musicale del Teatro Carlo Felice porta alla scoperta di nuovi e diversi prospettive sull’incontro tra la musica di Mozart e quella di Vivaldi, domenica 26 settembre 2021 alle ore 11.00 nel primo Foyer del Teatro. Assieme agli archi dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice, Giovanni Battista Fabris, primo violino di spalla, in veste di violino solista e concertatore esegue il giovanile Divertimento in re maggiore K. 136 di Wolfgang Amadeus Mozart seguito da Le quattro stagioni op. 8 di Antonio Vivaldi, tra i massimi capolavori del Prete Rosso, il cui successo ha eclissato per lungo tempo tutta la restante opera del prolifico compositore veneziano.

Fabris

Il concerto sarà seguito da un informale aperitivo, incluso nel prezzo del biglietto.

Scritto sul finire del 1771 al rientro dei primi due viaggi italiani, che condussero il giovane Mozart a visitare estensivamente il Bel Paese, da Rovereto a Verona, a Milano, a Bologna, fino a Roma e a Napoli, il Divertimento in re maggiore K. 136 testimonia della consapevolezza formale già raggiunta dal compositore all’alba del suo sedicesimo compleanno. All’interno della forma galante del divertimento, di cui mantiene ed esalta il garbo con brillante disinvoltura, Mozart tratteggia un componimento dal respiro sinfonico – forse, pragmaticamente pensato per essere sviluppato in tale direzione, in futuro  – e caratterizzato da temi di grande efficacia lirica, che anticipano i tratti melodici ed espressivi delle arie che da lì a poco avrebbe concepito e destinato al teatro d’opera. Si delinea così, già in queste note, quella vis teatrale tipicamente mozartiana che, di sicuro, risentì dell’influenza italiana esercitata sul compositore da Paisiello, Piccini, Corelli, Tartini e, per il loro tramite, da Vivaldi, che Mozart con ogni probabilità non ebbe la possibilità di ascoltare.

Collocati a introduzione della raccolta di concerti intitolata Il cimento dell’armonia e dell’inventione, data alle stampa nel 1725, i quattro concerti che compongono le Quattro stagioni vivaldiane sono di composizione anteriore, come sotteso da Vivaldi nella sua dedica al Conte Wenzel von Morzin, dove specifica inoltre che ciascuno dei quattro concerti sarà accompagnato da un sonetto (si ritiene di composizione dello stesso Vivaldi), cui le lettere maiuscole annotate sulla partitura rimandano, oltre che da alcuni commenti espliciti su ciò che la musica cerca di illustrare.

Quella delle Quattro stagioni è una musica dai forti contrasti drammaturgici, sia nelle dinamiche, nell’alternanza tra “forti” e “piani”, sia nell’alternanza tra “ripieno“ e “concertino” come prescritto dalla forma del concerto grosso barocco, che in Vivaldi anticipa i tratti del concerto solistico classico: già a partire dalla Stravaganza il concertino è rappresentato da un violino solista e la forma del concerto, a partire dalle Quattro stagioni, si cristallizza nella sua struttura in tre movimenti, con l’alternanza di movimenti lenti e vivi, questi ultimi in particolare nella forma con ritornello. L’abbondanza di contrasti caratterizza sia i movimenti lenti sia i movimenti rapidi di ciascun concerto in cui, nel bel mezzo di una cascata di sedicesimi, irrompono momenti di sospensione di forte impatto teatrale.  A stregare il pubblico, da sempre, è il ricorso frequentissimo alla mimesi, che permette di “riconoscere” lungo l’intera composizione il suono degli uccelli, la pioggia, il vento o la pesantezza di una calda estate.

PROGRAMMA

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791)

Divertimento in re maggiore K. 136

Allegro

Andante

Presto

Antonio Vivaldi (1678 -1741)

Le quattro stagioni op. 8

Concerto n. 1 in mi maggiore, op. 8, RV 269 (La primavera)

I. Allegro – Largo e pianissimo sempre – Allegro pastorale

 Concerto n. 2 in sol minore, op. 8, RV 315 (L’estate)

I. Allegro non molto  –  II. Adagio e piano – Presto e forte –  III. Presto

Concerto n. 3 in fa maggiore, op. 8, RV 293 (L’autunno)

I. Allegro – II. Adagio molto – III. Allegro

Concerto n.  4 in fa minore, op. 8, RV 297 (L’inverno)

I. Allegro non molto – II. Largo – III. Allegro

Nicoletta Tassan (anche per la fotografia)

Ultimo di tutti

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO B – MARCO 9,30-37

In quel tempo, 30. Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Nel Vangelo di questa Domenica ascoltiamo il secondo annuncio della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo. Gesù si trova in Galilea con i suoi discepoli. Pur essendo in compagnia, in realtà è solo, perché essi non condividono il suo progetto di vita. La paura della croce frena i discepoli e l’ambizione li offusca la mente. Mentre Gesù parla della sua dipartita da questo mondo, essi discutono su chi è il più grande fra loro. Non capiscono e non accettano che il Messia debba soffrire. Attendono un conquistatore, invece Gesù si fa servitore. “Non voleva che alcuno lo sapesse”: forse l’intento di Gesù è quello di istruire i suoi discepoli e non vuole essere disturbato; oppure Gesù vuole evitare equivoci e pubblicità. 31. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Gesù è impegnato alla formazione dei discepoli che sono “suoi”: ha un rapporto privilegiato con loro e vuole prepararli ad affrontare gli eventi incombenti e gettare le basi per la futura evangelizzazione. “Il Figlio dell’uomo viene consegnato in mani di uomini”: il verbo utilizzato è “tradire” (dal latino tradĕre che significa “consegnare”, nel senso di “consegnare ai nemici”, di “consegnare con tradimento”). Lo stesso termine si trova in altri passi del Vangelo: Giuda consegna Gesù ai capi e ai soldati (Marco 14,44); i capi consegnano Gesù a Pilato (Marco 15,1); Pilato consegna Gesù ai crocifissori (Marco 15,15). In realtà è il Padre stesso che consegna Gesù agli uomini, nel senso che lo dona. Gesù si consegna a noi, ma nel senso che si offre. Dio Onnipotente si mette nelle mani degli uomini, alla loro mercé. Non impedisce loro di usare male la libertà di cui Egli stesso li ha dotati. Accogliamo il Figlio di Dio che si umilia nella condizione umana e si lascia trattare nel modo più infame. Gesù si dona a tutti, anche a chi lo rifiuta, anche a chi lo crocifigge. Il suo è Amore incondizionato, che rivela il Padre, sorgente dell’Amore senza fine, senza ricompensa. Accostiamoci con stupore all’Eucaristia in cui ogni giorno Gesù si consegna a noi e si fa nostro cibo. “Lo uccideranno”: Gesù ha la consapevolezza della sua fine, ignominiosa e terribile, che lo accomuna alla sorte di tutti i profeti, che hanno pagato con il sangue la fedeltà alla verità, a Dio. “Dopo tre giorni risorgerà”: con la risurrezione Gesù è glorificato perché è passato attraverso la morte. È proprio la morte l’inizio della sua glorificazione. 32. Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. I discepoli non riescono a comprendere il messaggio di Gesù. La sua parola è forte e terribilmente dura. “Avevano timore di interrogarlo”: i discepoli non osano porre domande di chiarimento perché temono una reazione, un rimprovero, come quello che Gesù aveva rivolto a Pietro quando voleva dissuaderlo dalla sua missione. 33. Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Cafarnao è il luogo dove Gesù dimora, ospite di Pietro, da quando ha iniziato la sua predicazione. Nell’intimità della casa si rivolge ai discepoli per liberarli dall’orgoglio e dalla ricerca del successo, male oscuro che rovina l’anima. “Di che cosa stavate discutendo per la strada?”: Gesù pone una domanda per aiutare i discepoli a prendere coscienza dei motivi che animano la loro sequela. Anche se vivono insieme con lui, hanno disposizioni d’animo molto difformi da quelle del Maestro. 34. Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Il silenzio dei discepoli è un mutismo negativo che impedisce di chiarire e di chiarirsi. Non osano palesare quanto alberga nel loro intimo: ricerca di prestigio, di potere, di notorietà. Gesù, invece, insegna uno stile di vita completamente opposto: servizio, umiltà, donazione totale. “Avevano discusso tra loro chi fosse il più grande”: i discepoli si lasciano prendere dall’orgoglio e dalla speranza di avere in futuro qualche vantaggio dal fatto che seguono Gesù. Non hanno ancora capito che seguire il Maestro vuol dire scendere dal piedistallo, dagli onori, dal protagonismo, dalla notorietà, dal potere, dalle sicurezze. Dobbiamo essere i primi nell’amore, nel servizio, nel dono, nello scomparire dopo aver dato tutto. Gesù ci invita a fare come Lui: scendere nell’umiltà, porsi all’ultimo posto, farsi piccoli. Gesù, il vero Grande, si abbassa, si umilia per farsi servo di tutti. Il suo primato si realizza nell’abbassarsi e giunge al culmine nell’innalzamento sulla croce. 35. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». Dio si è fatto nostro servo, Lui il primo di tutti, l’Onnipotente, si mette a servizio degli uomini che Lui ha creato! È per questa ragione che siamo chiamati ad essere servitori dei fratelli, sul suo esempio. “Sedutosi, chiamò i Dodici”: il fatto di sedersi è il tipico atteggiamento del maestro quando, con autorevolezza, insegna. Così fa Gesù quando chiama i suoi discepoli. “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e servitore di tutti”: come discepoli di Gesù dobbiamo avere come distintivo l’umiltà, la piccolezza, la minorità. Sono queste virtù la base della vita fraterna, dell’umanità nuova, fatta di uomini e di donne che si accolgono e si servono nella semplicità, perché si riconoscono figli e figlie dello stesso Padre. Anche chi governa a vari livelli dovrebbe tenere presente queste parole di Gesù che continuano nei versetti successivi: “Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servo, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti” (Marco 10,42-44). A capo di una istituzione dovrebbe esserci chi sa stare all’ultimo posto, chi è servo di tutti, non chi è più brillante, chi sa parlare di più, chi sa mettersi in mostra. Siamo chiamati a seguire l’umiltà del Verbo Incarnato. 36. E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: Nella società ebraica il bambino (paidíon), non era considerato importante. Gesù, invece, lo prende a modello per i discepoli di tutti i tempi. Un bambino non vive senza l’aiuto degli altri, non può ripagare quello che riceve, non è autosufficiente in nulla, è dipendente, ha bisogno di tutto e di tutti. Può solo chiedere, abbandonarsi con fiducia, contare sull’amore dei propri genitori. 37. «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato». Gesù insegna ai suoi discepoli, alla folla, a ciascuno di noi che la grandezza sta nell’accogliere il piccolo, il debole, il fragile, l’immigrato, il malato, il disadattato. Egli si nasconde proprio negli ultimi, negli emarginati, negli scartati (come dice papa Francesco). Ogni uomo e ogni donna che nasce sulla terra riceve la missione di donarsi e di donare. La persona che apre il cuore all’accoglienza realizza la sua vocazione, che è quella di amare gratis, senza ricompensa. Se sappiamo accogliere chi ci è accanto, cresciamo nel dono e manifestiamo Dio, che è Amore. “E chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato”: Dio è Trinità, è relazione di Persone. Per la sua intima unione con il Padre, Gesù afferma che accogliendo Lui accogliamo il Padre. Meditiamo spesso la grande dignità di cui siamo oggetto: siamo figli nel Figlio. Amati di amore gratuito, accolti nella comunione trinitaria, viviamo nell’abbandono fiducioso in Dio, il Primo che si fa Ultimo, l’Onnipotente che si fa Debole, il Grande che si fa Piccolo.

Suor Emanuela Biasiolo

Matvienko incanta il Carlo Felice di Genova

Eccellente il concerto di apertura del cartellone sinfonico del Teatro Carlo Felice di Genova, che ha visto sul podio Dmitri Matvienko, direttore d’orchestra trentenne, nativo di Minsk, vincitore del Primo Premio e del Premio del Pubblico della Malko Competition DNSO/2021, a dirigere l’Orchestra del Teatro. Interessante il programma in cui la luna e la notte sono state protagoniste. Il titolo del concerto era proprio “Il mondo della luna”, derivato dall’opera di Haydn la cui Sinfonia di apertura è stata presentata a inizio della performance, scritta su libretto di Carlo Goldoni inizialmente destinato a Baldassarre Galuppi. Indiscutibili le prestazioni degli orchestrali, in varia formazione, ma l’attenzione si è di certo concentrata sul Direttore che ha convinto. La sua bravura tecnica è stata accompagnata dall’assoluta dissimulazione tra le note: ogni movimento, dai più delicati ai più intensi, era trascinato dalla musica e nella musica scompariva, per diventarne un tutt’uno. Davvero una soddisfazione nel silenzio del bellissimo teatro, verificare come la musica sinfonica, italiana ed europea, ancora interessi ed affascini le giovani generazioni, in cui l’interpretazione diventa fondamento per la crescita comune ancora, con la musica, nella musica, per la musica. Presenti in sala, tra il pubblico, anche dei bambini di cui ciascuno ha apprezzato l’educazione: hanno seguito il concerto con attenzione e con l’impegno di, chissà, futuri musicisti.

Dmitri Matvienko aveva affermato che davanti all’orchestra dimentica tutto e si immerge nella musica, e gli astanti hanno potuto riscontrare che è davvero così, non sono frasi fatte. E in realtà si percepisce che il giovane Direttore d’orchestra sente la musica, la intuisce, la penetra con la propria sensibilità e personalità portando i musicisti che dirige a esprimere vecchi spartiti che sembrano nuovissimi, appena sfornati da una mente e dai suonatori in un tutt’uno. Quindi con la sinfonia di Franz Jospeh Haydn da “Il mondo della luna”, a “Il tramonto” di Ottorino Respighi per mezzosoprano e orchestra d’archi, su versi di Percy Bysshe Shelley, si è potuto ampiamente apprezzare il talento di Matvienko, ma anche la voce di Sonia Ganassi, in un impegnativo testo che ne ha messo in risalto la doti canore. Molti gli applausi per il programma intero, con più uscite del Direttore. Nell’attenzione posta al repertorio strumentale italiano del XX e XXI secolo, trascinante “Piccola musica notturna” su poesia di Manuel Machado di Luigi Dallapiccola e la conclusione grandiosa con la Sinfonia n. 2 in Re minore, op. 36 di Ludwig van Beethoven. Tanto la potenza strumentale, quanto i silenzi, le note alte e quelle soffuse, hanno trionfato a Genova, perché l’impetuosità giovanile e la forza sono state accompagnate alla dolcezza e all’interpretazione intelligente di chi ha scritto musica e testi. Questo è ciò che rende più prezioso il concerto: il proprio personale apporto, del Direttore e dell’Orchestra, facendo rivivere quanto ci è arrivato nel corso della storia musicale. Certamente un ottimo inizio per la stagione sinfonica del Teatro Carlo Felice e un Direttore da seguire negli anni futuri.

Alessia Biasiolo

I campionati europei Ultrarunners a Verona

La migliore cornice possibile per un evento di portata europea. Verona è stata scelta come città ospitante l’edizione 2022 della 24 ore dei Campionati Europei IAU, l’Associazione Internazionale di UltraRunners.

Il 17 e 18 settembre 2022 dunque, si prevede che saranno circa 35 le nazioni partecipanti, per un totale di 300 atleti. Verona si è aggiudicata questa possibilità battendo la concorrenza di Albi, una cittadina francese a nord-est di Tolosa, offrendo agli ultrarunner la possibilità di correre tra storia e bellezze uniche al mondo, partendo dallo storico impianto Consolini, che verrà inaugurato per l’occasione.

“E’ una grande soddisfazione perché ancora una volta Verona si dimostra centrale nei grandi eventi sportivi internazionali – sottolinea l’assessore allo Sport Filippo Rando – . Per il Comune è una soddisfazione doppia, oltre che per l’arrivo in città di importanti atleti da molte nazioni abbiamo anche la consacrazione dell’impianto Consolini, su cui abbiamo investito una somma importante per riqualificare la pista di atletica e gli spalti. Lo sport, che ha subito una grande battuta d’arresto a causa della pandemia, sta finalmente ripartendo con i suoi eventi, solo nell’ultimo periodo, infatti, a Verona abbiamo avuto il piacere di ospitare la tappa del Giro d’Italia, la finale della Coppa dei Campioni di pallavolo e la Mille Miglia”.

“Indubbiamente quello raggiunto è il risultato di un ampio gioco di squadra fra la Federazione Italiana di Atletica Leggera, la Iuta, l’associazione ultramaratone in Italia e soprattutto il Comune, che ha dimostrato grande interesse – afferma il presidente di Mombocar Giampaolo Aloisi – . Sarà un evento di alta caratura per la città e non nascondiamo che la decisione di essere sede della prossima edizione è stata data soprattutto dalla bellezza di Verona, senza nulla togliere alla città francese che non ce l’ha fatta. Ringrazio l’assessore Rando, perché ha creduto in noi e Stefano Scevaroli di Mombocar essendo stato l’artefice di tutto”.

Roberto Bolis

Toiletpaper & Martin Parr

Prosegue fino al 31 ottobre presso Villa Medici-Accademia di Francia a Roma (Viale della Trinità dei Monti, 1) la mostra che riunisce per la prima volta il fotografo britannico Martin Parr (uno dei più noti fotografi documentaristi della sua generazione) e i due ideatori del magazine TOILETPAPER, Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, per un itinerario ipnotico nel cuore di un repertorio visivo stracolmo di colori.

Il percorso espositivo si presenta sotto forma di un’installazione di oltre quaranta fotografie che occupa una parte dei giardini rinascimentali di Villa Medici e offre uno spazio per muoversi errando in autonomia secondo l’allestimento progettato da Alice Grégoire e Clément Périssé, architetti e borsisti dell’Accademia di Francia a Roma.

L’esposizione trae origine dalla collaborazione tra Martin Parr, Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari per il libro ToiletMartin PaperParr pubblicato nel 2020 da Damiani che raccoglie e accosta, le une accanto alle altre, le immagini più iconiche degli archivi prolifici di questi tre artisti. Il corpo umano, il cibo, gli animali sono i motivi ricorrenti di questo progetto fotografico che interroga la nostra ossessione contemporanea per le immagini.

Dal piccolo formato alle stampe monumentali, le fotografie esposte a Villa Medici sposano il paesaggio in un gioco di rapporti che sottolinea lo spirito graffiante e impertinente dei loro autori. Quale migliore cornice dei giardini di un palazzo rinascimentale per rinnovare l’esercizio di deliziosi contrasti? Immagini composte meticolosamente e scene catturate dalla vita quotidiana dialogano per dar vita ad una narrazione fotografica in cui il vernacolare e la finzione surrealista si (con)fondono.

La mostra Martin Parr. We Sports si terrà, invece, dal 28 ottobre al 13 febbraio prossimi pressoCamera – Centro Italiano per la Fotografia, a Torino.La mostra, realizzata con Magnum Photos e Lavazza, è una vera e propria antologica del maestro inglese incentrata su un unico, grande tema: quello dello sport. Martin Parr. We  Sports, a cura di Walter Guadagnini con la collaborazione di Monica Poggi, ripercorrerà la carriera del celebre autore inglese (classe 1952), membro di Magnum Photos, attraverso circa 150 immagini dedicate a svariati eventi sportivi, con un focus tematico incentrato sugli scatti realizzati da Parr – su commissione di Lavazza – in occasione dei più rilevanti tornei di tennis degli ultimi anni.


Elisabetta Castiglioni

Bande e marionette tornano in piazza a Verona

È il momento della ripartenza anche di bande, cori, majorette e maestri campanari. Domenica 12 settembre, in cinque quartieri della città, strumenti, coreografie e voci torneranno protagoniste della vita cittadina. Al via la prima edizione di ‘Musica popolare nelle piazze. Un’opportunità vicino a casa’. L’iniziativa, organizzata dall’Ambac-Associazione musicale bande assieme complessi, è patrocinata dal Comune di Verona.
Il programma prevede esibizioni corali durante e dopo le Sante Messe della mattina, celebrate nelle chiese di San Pietro Apostolo in piazza Vittorio Veneto (Borgo Trento), della Basilica di Madonna di Campagna a San Michele Extra e di San Massimo, dove si aggiungerà anche il concerto di campane. Dalle 13 alle 17, sfilate con bande e majorette si terranno in piazza Vittorio Veneto, in piazza dei Caduti a Santa Lucia, in piazza Risorgimento a San Massimo, a Parco San Giacomo in Borgo Roma e nella piazza di Madonna di Campagna. La manifestazione si svolgerà nel rispetto delle norme anti Covid.
Ambac, attiva dal 1997, conta sul territorio provinciale 30 gruppi. Si tratta della sezione più numerosa, in tutto il Veneto ci sono 78 tra bande musicali, complessi corali, majorette e squadre campanarie, per un totale di 5.300 persone coinvolte. Ulteriori informazioni sono disponibili sulla pagina facebook dell’associazione.

“La musica popolare è amata e apprezzata dai veronesi – ha spiegato Padovani, assessore al Decentramento -, fa parte della nostra tradizione. Per questo siamo contenti di festeggiare la ripartenza delle bande, dei cori e delle majorette che tanto ci sono mancati in questo anno e mezzo. Sarà una giornata di allegria e spensieratezza per tutti, grandi e piccoli”.


Roberto Bolis

“Soffitte in piazza” fino a novembre

Tornano gli attesi mercatini dell’usato nei quartieri veronesi. Il calendario della nuova edizione di ‘Soffitte in piazza’ è già nero su bianco, pronto ad entrare nel vivo. E a ridare vita ad abiti vintage, vecchi utensili, libri, giochi rimasti a lungo in un angolo. Oggetti che potranno essere rispolverati, messi su un banco, venduti e usati da qualcun altro. Tutti i cittadini potranno partecipare e svuotare così cantine, armadi e garage. L’iscrizione è gratuita, sul sito del Comune di Verona sono disponibili tutte le informazioni. Grande novità di quest’anno il punto ristoro che sarà presente ad ogni mercato, grazie alla collaborazione della Pro Loco. Il 25 settembre, il 16 ottobre, il 30 ottobre e il 13 novembre, l’area del mercato di via Plinio ospiterà il mercatino. Il 4 settembre sarà la volta della piazza del centro commerciale di via Marin Faliero al Saval. L’11 settembre, e poi il 9 ottobre e 6 novembre, piazza Isolo. Sempre l’11 settembre e poi il 23 ottobre ‘Soffitte in piazza’ sbarcherà a parco San Giacomo in Borgo Roma. Il 18 settembre e 16 ottobre in lungadige XXVI Luglio 1944 a Parona. Il 19 settembre e 17 ottobre in piazza Frugose a San Michele Extra. Il 26 settembre lungo il percorso pedonale la Vecchia Ferrovia, tra via Tevere e via Torricelli, alle Golosine. Infine il 2 ottobre sulla pista ciclabile di San Massimo.
Il tutto si svolgerà nel rispetto del distanziamento e delle norme antiCovid. Non sarà chiesto il green pass per entrare. L’iniziativa è organizzata dal Comune di Verona con il supporto delle associazioni Anemia Diamond Blackfan Italia ODV, APS D-HUB Un Centro dove incontrarsi, fermarsi e ripartire e Storie Creative.


Roberto Bolis

Il mondo della luna

Il concerto di apertura del cartellone sinfonico del Teatro Carlo Felice, con la partecipazione del mezzosoprano Sonia Ganassi, in programma sabato 11 settembre alle ore 20, vede il debutto sul podio dell’Orchestra del Teatro di Dmitri Matvienko, trent’anni, nativo di Minsk, in un programma che intreccia suggestioni musicali e poetiche in particolare italiane, che si rincorrono per l’Europa, in cui la luna e la notte sono protagoniste. Il suo titolo Il mondo della luna gli deriva dall’opera di Haydn la cui sinfonia d’apertura viene presentata a inizio di serata, scritta su di un libretto che Carlo Goldoni aveva originariamente destinato a un altro grande compositore italiano, Baldassarre Galuppi.

Fresco di vittoria del Primo Primo e del Primo del pubblico del Malko Competition DNSO/2021 Matvienko si appresta conquistare le platee dei teatri internazionali di tutto il mondo, dall’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, alla Royal Stockholm Philharmonic Orchestra. L’evento suggella un protocollo d’intesa grazie a cui il Teatro Carlo Felice avrà la possibilità di ospitare nelle suggestive stagioni i vincitori del prestigioso concorso, tra le massime sfide del podio dedicate alla nuova generazione di direttori internazionale, sotto la presidenza di Fabio Luisi, che è direttore principale della Danish National Symphony Orchestra e direttore onorario del Teatro Carlo Felice. 

“E’ il processo delle prove, della costruzione del fatto musicale ad affascinarmi: davanti all’orchestra dimentico il mondo intero e sono immerso nella musica, racconta il giovane direttore al pubblico e alla stampa, cui si è presentato oggi nell’atmosfera raccolta del Foyer del Teatro. A un giovane direttore posso oggi dire che, al di là dello studio, dell’intensità con cui ogni musicista deve applicarsi, contano molto anche l’intuito, la capacità di rapportarsi con quello che sente e con quello che accade attorno. Rapportarsi a compositori italiani come Dallapiccola, un vero genio musicale, con un brano dall’immenso fascino come Piccola musica notturna, con il Respighi d’ispirazione lirica, oltre che con Haydn e Beethoven, permette a me e al pubblico di godere di una parte della musica del nostro tempo estremamente melodica, che unisce, come per esempio in Skrijabin, il lirismo e il colore alla dimensione dell’elaborazione e della ricerca sul linguaggio musicale. Sono autori che vorrò eseguire il più sovente possibile anche in futuro”.

Il programma del concerto presenta incastonati tra la Sinfonia dall’opera Il mondo della luna di Franz Jospeh Haydn e, nella seconda parte, la Sinfonia n. 2 in re minore op.36 di Ludwig van Beethoven, Il tramonto di Ottorino Respighi, poemetto lirico per mezzosoprano e orchestra d’archi si sviluppa su versi di Percy Bysshe Shelley e Piccola musica notturna di Luigi Dallapiccola, un brano celebre in ambito internazionale, debuttato nel 1955 ad Hannover, ma poco presente nei cartelloni sinfonici italiani; “un programma audace e insolito per un giovane direttore della nuova schiera di talenti del podio internazionale, spiega il Sovrintendente Claudio Orazi, che sposa l’attenzione del Teatro Carlo Felice per il repertorio strumentale italiano del XX e del XXI secolo, a partire dalla “generazione dell’80”, e valorizza una concezione di musica assoluta squisitamente italiana che, da queste premesse, si sviluppa e arriva sino ai nostri giorni”.

Dmitri Matvienko è oggi direttore affiliato della National Academic Opera and Ballet Theatre of Belarus. E’ attualmente impegnato in produzioni alla National Academic Opera and Ballet Theatre di Minsk, alla Novaya Opera di Mosca e alla Staatsoper di Monaco di Baviera, dove fa parte del team artistico di Vladimir Jurowski come assistente musicale nella nuova produzione di The Nose di Shostakóvitch. Si è formato alla grande scuola direttoriale russa, con Gennady Rozhdestvensky, Vladimir Jurowski, Teodor Currentzis e Vasily Petrenko, figure con cui condivide la sua passione per la lirica e per la musica del nostro tempo, che affronta collaborando con le realtà più innovative della scena moscovita, in ambito teatrale, come lo Stanislavsky Electrotheatre e, in ambito strumentale, con l’ensemble “N’Caged”, tra i gruppi di musica contemporanea più attivi della capitale russa.

PROGRAMMA

Teatro Carlo Felice, Sabato 11 settembre ore 20.00

Concerto sinfonico. In collaborazione con Malko Competition for Young Conductors DNSO/2021

Franz Joseph Haydn

Il mondo della luna: Ouverture, Hob. XXVIII:7

Luigi Dallapiccola

Piccola musica notturna, danza pantomima su di una poesia di Manuel Machado

Ottorino Respighi

Il tramonto, P. 101, per mezzosoprano e orchestra d’archi

Ludwig van Beethoven

Sinfonia n. 2, in re minore, op. 36

Nicoletta Tassan Solet (anche per le fotografie)

“Bagliori gotici” a Milano

Quasi due anni di studio e recupero delle opere sono serviti a Matteo Salamon e agli studiosi che lo hanno affiancato per infine annunciare –  dall’11 novembre a 17 dicembre 2021 – la mostra Bagliori Gotici. Dal Maestro del 1310 a Bartolomeo Vivarini che sarà allestita al piano nobile di palazzo Cicogna a Milano, sede della Galleria Salamon.

La mostra proporrà un suggestivo percorso attraverso due secoli di pittura italiana, dalla fine del Duecento ai maestri del Tardo Gotico, e presenterà 18 dipinti su tavola di eccezionale valore. Per buona parte si parla di “nuove acquisizioni agli studi”, sebbene molte delle opere fossero già conosciute da Federico Zeri (1921 – 1998), che disponeva delle relative immagini nella sua fototeca. In alcuni casi, ad esempio l’incantevole Madonna col Bambino di Agnolo Gaddi, di certo uno dei vertici della mostra, le tavole sono state riconosciute meritevoli di dichiarazione d’interesse culturale (notificate) da parte del Ministero della Cultura. Il provvedimento di notifica equivale a dichiarare i dipinti “come degni di far parte delle maggiori collezioni museali italiane”, e attribuisce loro la prerogativa di documenti imprescindibili del nostro patrimonio nazionale.

In buona sostanza: opere che il collezionista avveduto non dovrebbe farsi scappare.

La rassegna espositiva prenderà avvio da un’importante tavola dell’anonimo noto come ‘Maestro del 1310’, fondatore della scuola pistoiese. Il dipinto, ritenuto da Tartuferi una prova giovanile di questo geniale autore, è databile al 1303-1305, ed è testimone di una persistente tradizione gotica in Italia, alternativa al classicismo di Giotto e segnata da evidenti influenze francesi. L’estrema rarità delle opere del maestro conservate in raccolte private – si conosceva finora solo una preziosa tavola, già nella villa chiantigiana della pop-star Madonna – attesta la straordinaria rilevanza di questo recupero.

Il Trecento italiano viene sondato attraverso l’analisi di un notevole dittico di Jacopo del Casentino, di un altarolo dell’inconsueto Giovanni Gaddi – fratello maggiore di Agnolo –, un Cristo in pietà fra Santi Margherita e Giovanni dell’anonimo artista senese noto come Maestro del Trittico Richardson, e di due tavole di scuola bolognese, una Madonna addolorata e un San Giovanni Evangelista, di Lippo di Dalmasio, raro Maestro Bolognese del Trecento.

Discorso a parte merita il dossale col Giudizio finale di Niccolò di Tommaso, chiara testimonianza del carattere retrospettivo e quasi ‘neobizantino’ della pittura in Toscana dopo la peste del 1348.

Alla lunga stagione del Gotico Internazionale, a cavallo fra i due secoli, appartengono uno splendido altarolo del fiorentino Cenni di Francesco di Ser Cenni, due delicate Madonne di Lorenzo di Bicci e una incisiva tavola con San Francesco che mostra le stimmate del senese Andrea di Bartolo; e ancora una Madonna col Bambino fra i santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista ad opera del pittore portoghese Álvaro Pires de Évora, attivo a lungo in Italia nel primo ‘400 e la cui vicenda personale risulta essere emblematica delle traiettorie culturali tracciate dagli artisti in questa fase.

Allievo di Gentile da Fabriano a Venezia era verosimilmente l’anonimo artista indicato da Zeri come il ‘Maestro dell’Annunciazione Ludlow’, del quale in mostra si presenta una raffinata Madonna in trono col Bambino. Questi in laguna incarna il trait d’union tra gli artisti del Tardogotico e i maestri del primo Rinascimento, a partire da Antonio Vivarini che nella prima attività pare prendere spunto dai suoi modelli. Il Cristo in pietà di Antonio Vivarini interpreta la cultura umanistica padovana in senso schiettamente lineare, mentre l’analogo soggetto realizzato successivamente da Bartolomeo mostra come pure a Venezia, nella seconda metà del XV secolo, avesse attecchito la concezione prospettica della forma dei maestri fiorentini. Chiudono la rassegna un’intensa Crocifissione del pesarese – ma di cultura felsinea – Giovanni Antonio Bellinzoni e una deliziosa Madonna col Bambino e quattro santi del fiorentino Ventura di Moro, tavola questa della metà del Quattrocento ma che pare ancora affermare, con ammirevole consapevolezza storica, l’attualità della tradizione del secolo precedente.

Al progetto di mostra si accompagna l’edizione di pregio di un volume dal titolo The early career of Agnolo Gaddi and a new Madonna and Child, curato da Angelo Tartuferi e dedicato proprio al sopracitato dipinto di Agnolo Gaddi: l’opera è una smagliante testimonianza dell’attività precoce dell’artista, marcata da preziosismi nella cromia che rimandano alla sua formazione a Firenze con Giovanni da Milano e Giottino.

Una mostra di questo calibro in Italia, e in particolare in una galleria privata, è una splendida anomalia: la cultura dei “primitivi” italiani infatti negli ultimi decenni pare aver trovato espressione soprattutto nei paesi anglosassoni, seguendo nondimeno la tradizione impressa dal gusto dei grandi collezionisti americani della fine del XIX secolo. Come già in occasione della rassegna Tabula picta dell’autunno 2018, la galleria di Matteo Salamon mostra un rigore estremo nella scelta delle opere, che si segnalano tutte per l’assoluta correttezza delle attribuzioni – indicate del resto dai più grandi specialisti di pittura italiana fra Trecento e Quattrocento –, per l’eccellente stato di conservazione, per l’indiscutibile qualità formale e per l’illustre provenienza da famose raccolte private.

Galleria Salamon, Milano, Palazzo Cicogna, via San Damiano. Orario: dal lunedì al venerdì, 10 – 13 e 14 – 19. Ingresso libero

S.E.