Vetri e disegni di Carlo Scarpa in mostra a Castelvecchio

È aperta al pubblico, nella sala Boggian al Museo di Castelvecchio, la mostra dal titolo “Carlo Scarpa. Vetri e Disegni. 1925-1931”, appuntamento autunnale dei Musei Civici di Verona. Dedicata al celebre architetto veneziano e alla produzione della vetreria M.V.M. Cappellin & C., l’esposizione sarà visitabile fino al 29 marzo 2021.

In mostra 69 vetri provenienti da collezioni pubbliche e private, accostati a 52 disegni realizzati per la vetreria negli anni tra il 1925 e il 1931 e corredati da una selezione di 23 fotografie d’epoca. Tutte opere degli anni giovanili dell’architetto, in esposizione proprio all’interno di Castelvecchio che, ancora oggi, rappresenta uno dei suoi magistrali esempi di restauro e allestimento museografico.

Un’esposizione coinvolgente, che nasce della collaborazione tra il Comune di Verona con Le Stanze Del Vetro e Pentagram Stiftung ed è a cura di Marino Barovier, tra i più reputati esperti dell’arte vetraria muranese, insieme ad Alba Di Lieto e Ketty Bertolaso della Direzione dei Civici Musei del Comune di Verona.

“Un’esposizione di particolare fascino – sottolinea l’assessore alla Cultura Francesca Briani – che trae spunto e approfondisce ulteriormente la mostra scarpiana realizzata a Venezia da Barovier, tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019. Un’opportunità interessante per vedere alcune delle più importanti realizzazioni della produzione vetraria del giovane Carlo Scarpa, al tempo designer e futuro promettente architetto, studente dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Vetri e disegni che permettono, inoltre, di valorizzare l’attività dell’Archivio digitale Carlo Scarpa, di cui il museo di Castelvecchio è custode, offrendo la possibilità di ammirare opere di design di altissimo livello e di grande bellezza”.

“La mostra – spiega la curatrice dei Musei Civici Veronei, Francesca Rossi – è una rara occasione per vedere una parte della raccolta grafica e fotografica della vetreria Cappellin, conservata nell’Archivio Carlo Scarpa di Verona, insieme alla collezione dei disegni del restauro e allestimento del Museo di Castelvecchio. Una tappa che si collega ad una precisa linea espositiva dedicata al grande architetto veneziano e a un percorso di valorizzazione dell’arte vetraria avviato, nel 1960, da Licisco Magagnato con la mostra ‘Vetri di Murano 1860-1960’, allestita dallo stesso Scarpa. In quell’occasione, l’architetto progettò alcune vetrine ora restaurate e che sono state riutilizzate in occasione dell’allestimento di questa mostra”.

“Ricerca estrema dello sperimentare, per ricreare con materiali nuovi opere che hanno ridefinito il concetto di design del vetro – dichiara Marino Barovier –. Questo è stato Scarpa. Studioso e creatore al tempo stesso. Con il suo lavoro è riuscito a generare opere considerate al tempo impossibili, apportando una rivoluzione nello studio e lavorazione del vetro”.

L’esplorazione proposta in mostra, che presenta gli esordi “dell’irregolare” e “abilissimo” Carlo Scarpa, costituisce un ritorno alle origini, una raro confronto tra la creazione finale, in questo caso la selezione dei vetri esposti, i disegni originali e la documentazione fotografica d’epoca.

Negli ultimi anni altre due mostre sono testimonianza del costante interesse per l’attività artistica legata al vetro, Vinicio Vianello: il design del Vetro (2007) e Giorgio Vigna. Stati Naturali (2013). In quest’ultima esposizione l’artista ha saputo creare un intenso e serrato dialogo tra le proprie opere, l’arte antica e l’architettura del celebre complesso museale scarpiano.

L’Archivio Carlo Scarpa di Verona, che ha sede al Museo di Castelvecchio, conserva, insieme alla raccolta grafica sul restauro di Castelvecchio, la collezione dei disegni e delle fotografie relative ai vetri di Cappellin.
Acquisita nel 2004 nell’ambito delle iniziative promosse dal Comitato Paritetico Carlo Scarpa (2002-2013) Stato – Regione del Veneto, grazie ad Aldo Businaro, l’importante raccolta venne interamente affidata dalla Regione del Veneto all’archivio scarpiano veronese istituzionalizzato in quegli stessi anni.

 

Roberto Bolis

 

Il Jazz Domani al Camploy di Verona

Al Teatro Camploy riprende la quinta edizione della rassegna “La Città del Jazz”, presentata dalla Big Band Ritmo Sinfonica “Città di Verona”, con la direzione artistica di Marco Pasetto e la direzione tecnica di Paolo Girardi, in co-organizzazione con il Comune di Verona – Cultura.

La rassegna, a ingresso libero, vedrà sul palco il 16 gennaio, alle ore 21, il Gruppo Jazz del Conservatorio di Verona; il 13 febbraio il Gruppo Jazz del Conservatorio di Adria; il 19 marzo quello del Conservatorio di Vicenza e infine, il 16 aprile, il gruppo del Conservatorio di Trento.

Il programma, già stimolante, si completa con musicisti veronesi molto noti. Il quartetto di Andrea Pimazzoni, vincitore nel 2017 del premio Zorzella; la Future Orchestra di Luca Donini, jazzista e docente di conservatorio; la Sax Dreamers Jazz Orchestra di Rizzardo Piazzi, un quintetto formato da soli sax; la Big-Band Ritmo-Sinfonica Città di Verona che, con Daria Toffali alla voce, presenterà il disco, recentemente inciso, dedicato alla bossa nova e, a conclusione della rassegna, Giordano Bruno Tedeschi e la Ritmosinfonik Jazz Lab, altra formazione di giovani musicisti.

Negli ultimi anni lo studio delle musiche improvvisate, audiotattili, popolari e jazz si è fatto strada nell’ordinamento dei Conservatori italiani, ritagliandosi un ruolo importante. La condivisione di spazi e istituzioni con i percorsi di studio classici è senz’altro una ricchezza, nonché un chiaro segno di continuità e comunanza tra quelle che sono diverse espressioni musicali della stessa cultura, variamente declinate nel tempo e nello spazio. Sembra quasi una contraddizione che una musica come il jazz, dalle origini umili e dallo sviluppo spontaneo, possa essere insegnata nei Conservatori. Lo è se si pensa che l’espressione artistica personale non richieda rigore nella pratica, che la trasmissione di emozioni con la musica possa prescindere dalla tecnica o che si possa innovare consapevolmente senza avere coscienza della tradizione. Non lo è per chi condivide lo spirito di questa frase pronunciata dal grande sassofonista jazz Lee Konitz: “Il modo migliore di prepararsi è quello di non prepararsi affatto. E ci vuole tanta preparazione per riuscirci”.

L’ensamble “ Blow Up” è costituito da Stefano Benini – flauto e didgeridoo, Cristina Mazza – sax alto, Marco Pasetto – sax soprano e clarinetto basso, Bruno Marini – sax baritono e pianoforte, Max Bitasi – percussioni e didgeridoo, Chubby John – basso, B.C Bag – batteria. Il repertorio comprende autori quali Lennie Tristano, Duke Ellington, Gil Evans, Horace Silver, Herbie Mann, John Lennon ed è trattato in modo non convenzionale immergendosi nell’improvvisazione come in un caos sonoro da cui emergono in modo spontaneo e in tempo reale i frammenti tematici che vengono elaborati e ingranditi come in un puzzle. Il tutto supportato da una ritmica ricca di groove e power, sulla quale si dipanano i dialoghi, i soli e le parti di insieme, in una dimensione di “composizione estemporanea” che non trascura l’aspetto ludico e teatrale. Blow Up è un gioco di parole che allude al soffiare, poiché i protagonisti sono gli strumenti a fiato. Il gruppo si è formato nell’estate 2018. Nel settembre 2018 è stato invitato a suonare al Teatro Laboratorio (Teatro Scientifico) di Verona per la celebrazione dei 50 anni del teatro. Nel settembre 2018 ha registrato un album per l’etichetta Maxy Sound.

Gruppo Jazz del Conservatorio di Verona. Il programma che sarà eseguito, ancora in fase di definizione, sarà comunicato. Formazione: Mezuru Takahashi – Tromba; Donato Dalia – Chitarra; Carlo Alberto Danieli – Basso; Daniel Emanuele – Batteria. Docente: Antonio Cattano.

Freschezza e modernità sembrano essere le parole d’ordine dell’Andrea Pimazzoni Quartet, il nuovo progetto del sassofonista che si rivela in questo frangente non solo improvvisatore virtuoso ma anche raffinato compositore. Per il repertorio di composizioni originali e standard jazz Pimazzoni riunisce nel suo quartetto tre dei più interessanti giovani musicisti della scena jazzistica nazionale: Paolo Malacarne alla tromba, Giulio Corini al contrabbasso e Filippo Sala alla batteria. Niente di meglio di un pianoless quartet, in cui l’assenza dello strumento armonico apre a un’ottica di improvvisazione corale, per valorizzare al massimo le potenzialità del gruppo.

Il Dipartimento jazz del Conservatorio “A.Buzzolla” di Adria (Rovigo) presenta una formazione di studenti del biennio che eseguirà̀ standard jazz della tradizione, con particolare attenzione e cura negli arrangiamenti. Docenti: Prof. Luca Donini e Prof. Paolo Ghetti. Formazione: Luca Bettella – voce; Alessandra Abbondanza -voce; Andrea Elisei – batteria; Lorenzo Miatto – basso elettrico; Patrick Antonucci – chitarra elettrica.

Future Orchestra Jazz Big Band, ensemble di musicisti professionisti, fondata nel 1989 dal M° Luca Donini. L’Orchestra proporrà un viaggio di brani originali, da lui stesso composti e arrangiati, tesi ad esplorare linguaggi musicali di altre aree geografiche, linguistiche e culturali, rielaborandoli attraverso l’improvvisazione. Il solido impianto ritmico, la brillantezza delle sezioni dei fiati e le splendide capacità dei singoli musicisti fanno le particolarità di questa meravigliosa formazione.

Gruppo Jazz del Conservatorio di Vicenza Deep Art Boys è una formazione nata nel 2019 in occasione della partecipazione al Festival Jazz “Blue In Lac” ad Annecy (Francia), comune gemellato con quello di Vicenza, nell’ambito degli scambi culturali fra le due città. Lo stile del gruppo è basato sul linguaggio jazzistico sviluppatosi dagli anni 70 ad oggi, caratterizzato da una ricerca armonica più orientata verso il sistema modale e da una più esplicita ricerca di poliritmie e cambi metrici. Il repertorio del quintetto è costituito principalmente da brani originali scritti dai componenti ma sono presenti anche interpretazioni di composizioni di Kenny Wheeler, Joe Henderson, Wayne Shorter e Kenny Barron. Docente: Paolo Birro. Formazione: Pietro Mirabassi – sassofono tenore; Leonardo Franceschini – chitarra; Andrea Ragnoli – pianoforte; Francesco Bordignon – contrabbasso; Niccolò Romanin – batteria.

SAX Dreamers è un’orchestra di recente costituzione interamente dedicata all’affascinante mondo del saxofono. Riunisce cinque saxofonisti di lunga esperienza maturata all’interno delle più note big band veronesi. Una completa sezione di sax dunque che comprende Rizzardo Piazzi e Paolo Pesenti al sax alto, Riccardo Barbesi e Andrea Giacometti al sax tenore e Marco Ledri al sax baritono oltre a una completa sezione ritmica formata da Alberto Olivieri alla batteria, Carlo Alberto Danieli al basso, Domenico Alfonsi alla chitarra e Francesco de Marco al pianoforte. Il repertorio è costituito da arrangiamenti orchestrali appositamente concepiti per questa formazione. Comprende brani di Duke Ellington, Miles Davis, Benny Carter, Lennie Niehaus, Horace Silver ed altri.

Gruppo Jazz del Conservatorio di Trento. La musica di Duke Ellington e Billy Strayhorn. Questo progetto nasce dall’unione della creatività, dalla divisione del lavoro e dalla passione per la musica afroamericana da parte degli studenti del dipartimento Jazz del conservatorio F.A. Bonporti di Trento/Riva del Garda. Il progetto vuole essere un omaggio a due dei più grandi compositori della storia del Jazz, che hanno lasciato un enorme segno e dato vita a nuovi modi di intendere la musica stessa. Gli arrangiamenti che sentirete sono originali e prodotti dagli studenti, anche frutto degli insegnamenti e degli scambi avuti durante il loro percorso sotto la guida di tutti i maestri che hanno lavorato o lavorano al Conservatorio di Trento; un grazie sentito va a Paolo Silvestri, Roberto Cipelli, Robert Bonisolo, Roberto Spadoni, Luca Bragalini. Il progetto è stato seguito e fatto fiorire grazie ai consigli e al lavoro di gruppo con Roberto Cipelli, musicista e docente di pianoforte Jazz al conservatorio Bonporti. Formazione: Caterina Chierico – voce; Serena Marchi – flauto; Martina D’Amico – sax contralto; Zeno Merlini – sax tenore; Stefano Mosna – chitarra; Francesco Benini – pianoforte; Alessandro Bettoglia – basso; Patrizio Mimiol – batteria.

R.B.

 

A gennaio una settimana di eventi per il 250 anniversario della visita di Mozart a Verona

Esattamente il 5 gennaio 2020 saranno trascorsi 250 anni dalla visita a Verona di Wolfgang Amadeus Mozart. Nel 1770, in questo stesso giorno, durante una serata concertistica promossa dell’Accademia Filarmonica, un allora giovane pianista austriaco, non ancora quattordicenne, si esibì in sala Maffeiana.

Una storica ricorrenza che, dal 5 al 26 gennaio, sarà celebrata dalla città attraverso una serie di iniziative frutto della collaborazione di quattro istituzioni: Comune di Verona, Fondazione Cariverona, Accademia Filarmonica di Verona e Fondazione Arena.

In particolare, in occasione del concerto di apertura, proposto da Fondazione Cariverona il 5 gennaio alle 18.30 in sala Maffeiana, il Comune predisporrà in piazza Bra un maxischermo, per trasmettere in diretta lo spettacolo e condividerlo con tutta la cittadinanza.

Gli spettacoli proseguiranno il 7 gennaio, alle 20.30, alla Chiesa di S. Tomaso Cantauriense, con un programma interamente articolato su musiche del compositore di Salisburgo.

La nuova Stagione Artistica 2020 di Fondazione Arena, aprirà invece il 10 gennaio alle 20 (con replica l’11 gennaio alle 17), con un concerto al Teatro Filarmonico interamente dedicato a Mozart.

Infine, dal 12 dicembre al 26 gennaio, Accademia Filarmonica e Comune di Verona propongono alla Biblioteca Civica la mostra bibliografico-documentaria “1770-2020: 250 anni di Mozart a Verona nelle collezioni della Biblioteca Civica” curata da Agostino Contò e Michele Magnabosco.

Per l’occasione è stato creato un logo apposito che accompagna le differenti iniziative proposte per la ricorrenza.

“Per questa importante ricorrenza – sottolinea il sindaco –, per la prima volta, istituzioni veronesi pubbliche e private sono riuscite a fare sistema per realizzare una manifestazione culturale interessante e di alta qualità. Una modalità di lavoro che vorrei diventasse una buona pratica su cui impostare tanti progetti per la città. Per la realizzazione di questo appuntamento, infatti, abbiamo iniziato un percorso di collaborazione che possiamo continuare, per costruire proposte in grado di far crescere la già importante offerta culturale di Verona”.

“Sono convinto – dichiara il presidente di Fondazione Cariverona Mazzucco – che fare sistema fra le diverse realtà cittadine sia il percorso giusto per realizzare delle opportunità di alto contenuto per la città. Quando proponiamo eventi di qualità le risposte ci sono, sia da parte delle istituzioni, che ci riconoscono il loro sostegno, sia dai cittadini, che numerosi vi partecipano. Questo appuntamento deve diventare un’opportunità produttiva per la città, in grado di generare nuovo valore culturale nell’ambito delle proposte musicali veronesi”.

“E’ emozionante – dichiara Gasdia, sovrintendente di Fondazione Arena – pensare che in questa sala si è esibito, quasi 250 anni fa, Wolfgang Amadeus Mozart. Mi fa piacere che, per questa importante ricorrenza, si sia riusciti ad attivare una significativa collaborazione tra le principali forze della città. Un progetto congiunto che offrirà alla città un programma eventi davvero significativo. La stagione artistica 2020 del Teatro Filarmonico sarà aperta, nella serata del 10 gennaio, proprio da uno di questi, offrendo alla città un concerto interamente dedicato alle musiche di Mozart”.

Roberto Bolis

 

Al Petit Palais di Parigi le tele di Luca Giordano provenienti dal Museo di Castelvecchio

A Parigi due dipinti del Museo di Castelvecchio di Verona. Il prestito, effettuato in occasione della mostra parigina “Luca Giordano (1634-1705). Il trionfo della pittura napoletana”, ha riguardato le opere dell’artista napoletano ‘Diana ed Endimione‘ e ‘Bacco e Arianna’, quest’ultima divenuta immagine guida dell’esposizione. I due capolavori resteranno nella capitale francese, esposti al museo Petit Palais, fino al 27 febbraio 2020.

Il direttore dei Musei civici Francesca Rossi si è recata a Parigi in occasione dell’allestimento, che ha visto insieme al direttore del Petit Palais Christophe Leribault (nella foto).

I due dipinti, eseguiti tra il 1675 e il 1680 per Palazzo Archinto a Milano, sono giunti al Museo di Castelvecchio nel 1937 attraverso Achille Forti.

Prima dell’invio a Parigi, le opere sono state sottoposte a Castelvecchio ad alcuni interventi di restauro, che hanno restituito completa leggibilità ai dipinti, rimediando ad alcune piccolissime abrasioni date dal tempo e a piccole alterazioni pittoriche risalenti a precedenti interventi.

Mostra “Luca Giordano (1634-1705). Il trionfo della pittura napoletana”
Il museo Petit Palais presenta al pubblico, per la prima volta sul suolo francese, una retrospettiva dedicata a Luca Giordano (1634-1705), uno degli artisti più brillanti del diciassettesimo secolo europeo, curata da Stefano Causa e Patrizia Piscitello.

In esposizione circa 90 opere fra tavole monumentali e disegni, riunite grazie a prestiti eccezionali che, oltre al Museo di Castelvecchio, hanno interessato in particolar modo il Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli e il Museo del Prado.

Formatosi nel segno di de Ribera, poi influenzato da Rubens e Piero da Cortina, Luca Giordano è stato un artista di grande successo, a cui furono commissionati molti lavori, che lo portarono alla realizzazione di circa 5 mila dipinti oltre a numerosi affreschi.

 

Roberto Bolis (anche per le fotografie)

Il tempo di Giacometti da Chagall a Kandinsky a Verona

Briani, Goldin e Sboarina

A Verona, nei suggestivi spazi della Gran Guardia, è aperta l’esposizione “Il tempo di Giacometti da Chagall a Kandinsky. Capolavori dalla Fondazione Maeght”. La mostra, in programma fino al 5 aprile 2020, presenta al pubblico una vera e propria monografica dedicata ad Alberto Giacometti, con oltre una settantina di opere di sue esposte, assieme ai capolavori di artisti del calibro di Kandinsky, Braque, Chagall e Miró, con un’ulteriore ventina di dipinti famosi in tutto il mondo.

A Verona si ritrovano così raccolte oltre un centinaio di opere, tra sculture, dipinti e disegni, espressione del più alto Novecento internazionale. Per la prima volta insieme, i capolavori in bronzo e i disegni del più grande scultore del ventesimo secolo e i più bei dipinti realizzati nella Parigi a cavallo tra le due guerre.

La mostra, organizzata da Linea d’ombra con il Comune di Verona e la Fondazione Marguerite e Aimé Maeght, è curata da Marco Goldin. Main sponsor il Gruppo Baccini.

“Con questa mostra – ha sottolineato il sindaco Federico Sboarina – tornano nella nostra città i grandi eventi espositivi. Un appuntamento dallo straordinario valore artistico, che si aggiunge alle esposizioni dei nostri musei civici e all’ampio calendario di proposte per tutto il periodo natalizio. Iniziative ed eventi diversi che mirano a far crescere l’attrattiva della città in un periodo dell’anno che non è sempre stato di forte interesse per il turismo. Oggi, anche grazie all’ampia proposta offerta, siamo in grado di attrarre un sempre maggior flusso di visitatori qualificati e colti, vista l’alta qualità artistica esposta. Il nostro obiettivo è di garantire sempre un’offerta culturale di alto livello, sia per quanto riguarda l’arte che lo spettacolo. Rivolgo quindi un ringraziamento al suo curatore Goldin, che torna a Verona creando un allestimento davvero suggestivo ed interessante”.

Ha dichiarato l’assessore alla Cultura Francesca Briani: “alcuni dei più importanti capolavori di Giacometti saranno visibili al pubblico insieme alle opere di altri straordinari artisti del Novecento. Visibili oltre settanta opere dello scultore, quasi una monografia sull’artista che ha dedicato la sua vita alla realizzazione di capolavori straordinari. Siamo onorati di poter offrire ai nostri cittadini e ai numerosi turisti che verranno a Verona un’esposizione di così alto livello. Un ringraziamento al curatore Goldin che ha scelto la nostra città allestendo una mostra non facile, ma di forte impatto e di grande bellezza”.

“In esposizione non solo le opere dell’artista Giacometti – ha spiegato il curatore Goldin – ma una ricostruzione dell’ambiente parigino nel quale lui ha vissuto, da quando è arrivato nella capitale francese nel gennaio 1922 fino al momento in cui l’ha lasciata, per andare a morire in Svizzera, la sua terra natale. Quindi, al di là di oltre 70 opere di Giacometti, ci sono anche molti capolavori di Kandinsky, Mirò, Chagall, che sono stati amici di Giacometti e che, soprattutto, hanno gravitato attorno alla galleria Maeght, oggi Fondazione, che ha inviato a Verona tutte le opere esposte in questa mostra”.

“Abbiamo scelto di assumerci un impegno di grande rilevanza nei confronti dell’Amministrazione, di un’impresa e del pubblico – ha dichiarato la presidente del Gruppo Baccini Elisa Baccini –. Sono molto contenta di consegnare come sponsor questa mostra a questa città e di dare questo investimento di famiglia al nostro territorio e alla comunità”.

La mostra rievoca una delle più straordinarie avventure culturali in Europa dalla metà del secolo scorso in poi, quella di Aimé e Marguerite Maeght, che prima dell’inizio della Seconda guerra mondiale fondano a Cannes una loro galleria. Nell’ottobre 1945 aprirà la galleria parigina, dove due anni dopo verrà presentata, con un successo senza precedenti, l’Esposizione internazionale del Surrealismo, in collaborazione con Duchamp e Breton. Nel 1964 poi viene inaugurata a Saint-Paul-de-Vence la Fondazione Maeght, con un insieme architettonico concepito per presentare l’arte moderna e contemporanea in tutte le sue forme. La Fondazione possiede oggi una delle più importanti collezioni in Europa di dipinti, disegni, sculture e opere grafiche del XX secolo, con nomi di grande importanza che sono stati legati alla famiglia Maeght per decenni, Giacometti in primis.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Acceso a Verona il grande albero di Natale Bauli

Il sindaco Federico Sboarina, con l’assessore alle Attività economiche Nicolò Zavarise, e Carlo Bauli con la figlia Margherita hanno acceso il grande albero di Natale di Porta Nuova, a Verona. Un momento simbolico che dà inizio ufficialmente al periodo della festività natalizie nella città scaligera.

Il grande abete illuminato è un omaggio che, ormai da dieci anni, la famiglia Bauli fa alla città. Rimarrà acceso, assieme a quelli più piccoli che addobbano piazze e scorci di Verona, fino a dopo l’Epifania.

“Con l’accensione di questo grande albero all’ingresso della città – ha detto il sindaco Sboarina – per Verona comincia il periodo delle feste. Un grande ringraziamento va alla famiglia Bauli che, da dieci anni, contribuisce a rendere più bella e luminosa la città. Questo è il primo di una serie di appuntamenti che animeranno Verona durante tutto il mese di dicembre. Domani, con l’inaugurazione dei mercatini e della mostra dei presepi, gli eventi di Natale entreranno nel vivo”.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Donato ai Musei Civici di Verona l’autoritratto del 1552 dell’artista Antonio Badile

La signora De Stefani, il sindaco di Verona Sboarina, l’ass. Briani, la direttrice Rossi e l’opera di Badile

Donato ai Musei Civici di Verona l’autoritratto del 1552 dell’artista Antonio Badile. L’importante lascito è stato riconosciuto al Comune dalla signora Ida De Stefani che, in ricordo del marito Gianni Delaini, ha fatto dono alla città di un particolare dipinto raffigurante, uno degli artisti più significativi del Cinquecento veronese, maestro di Paolo Caliari detto ‘Il Veronese’.

A ricevere il dipinto, installato a Castelvecchio, il sindaco Federico Sboarina insieme all’assessore alla Cultura Francesca Briani e alla direttrice dei Musei Civici Francesca Rossi. L’opera, posta appositamente di fronte al dipinto ‘Pala Bevilacqua-Lazise’ di Paolo Caliari, è da oggi visibile al pubblico nella sala Tintoretto-Veronese. Uno spazio espositivo che avrà a breve un intervento di valorizzazione, perché contiene i capolavori più rappresentativi del nostro Cinquecento.

“Un gesto di straordinario valore per la città – sottolinea il sindaco Sboarina –. Ringrazio la signora De Stefani, perché il suo gesto di mecenatismo non solo dimostra un alto senso civico, ma ci aiuta ad arricchire l’importante collezione del museo di Castelvecchio. Un dipinto di grande valore storico e culturale, che da oggi sarà visibile a tutti in una delle suggestive sale del museo. Ho chiesto alla direttrice Rossi di strutturare un percorso monografico che mostri ai veronesi i capolavori degli artisti a cui Verona ha dedicato ad eterna memoria vie e monumenti della città”.

Davanti all’opera di Badile la signora De Stefani con il Sindaco

“Un esempio importante di mecenatismo – dichiara l’assessore Briani –, che ricorda i periodi delle grandi donazioni artistiche. Con il generoso gesto della signora De Stefani, il quadro entra nelle collezioni civiche tra i documenti fondamentali per la ricostruzione della storia dell’arte cittadina al tempo di Veronese. Sarà esposto al pubblico nel percorso permanente della pinacoteca del Museo di Castelvecchio accanto alle opere di Veronese e Tintoretto, tra i protagonisti della stagione d’oro del Cinquecento veneto”.

Artista autorevole e poliedrico, Antonio Badile, scomparso a soli 42 anni nel 1560, ha guidato la bottega secolare di famiglia, attiva dal XIV al XVII secolo, nel passaggio artistico dal classicismo d’inizio Cinquecento ad una più colta e complessa tecnica pittorica, di cui l’allievo Veronese sarà uno dei massimi esponenti.
L’Autoritratto, firmato e datato 1552, è evidentemente ambientato nello studio del pittore. Dalla finestra posta alle sue spalle si apre una veduta su una piazza e un incrocio tra le vie del centro cittadino. In primo piano, appoggiati sul tavolo accanto al biglietto che Badile tiene nella mano destra, si vedono rappresentati i simboli che caratterizzano le diverse competenze dell’artista: il bulino, che si collega alla sua attività di incisore, in cui si era specializzato il padre Girolamo; le penne e il calamaio, a quella di disegnatore. Sempre sul tavolo è ben visibile l’album in primo piano dove Badile raccoglieva studi e testimonianze grafiche, anche dei suoi antenati o di ammirati colleghi. Nel Seicento il libro di disegni faceva parte della collezione veronese del conte Ludovico Moscardo, ma in seguito fu smembrato. I suoi fogli arricchiscono oggi le collezioni dei più prestigiosi musei del mondo.

Nella seconda metà del XVIII secolo, il dipinto si trovava a Bologna nella principesca collezione del marchese Filippo Ercolani. Nel secolo successivo giunse in Inghilterra, dove è documentato in varie raccolte private, tra le quali quella di Robert Stayner Holford a Dorchester House (Londra). Messo all’asta a Sotheby’s nel 1969, tornò in una collezione privata veronese e nel 1988 fu esposto a Castelvecchio alla mostra dedicata a Paolo Veronese. Oggi, con la donazione De Stefani, il quadro entra a far parte delle collezioni civiche veronesi.

Roberto Bolis (anche per le fotografie)