Hostaria. Festival del Vino a Verona

Durello in piazza dei Signori, Custoza e Garda doc in Cortile Mercato Vecchio, Lugana in piazza Bra, arriva ‘Hostaria’ numero sette. Torna dall’8 al 10 ottobre il festival del vino e dei sapori, quest’anno dedicato alla memoria di Nicoletta Ferrari, fondatrice di DisMappa. Per tre giorni 350 referenze vinicole si riuniranno nel centro storico scaligero. Da piazza Bra a cortile del Tribunale, la città sarà un percorso alla scoperta di una delle eccellenze del territorio scaligero, il vino. Ospite d’eccezione la chef stellata Cristina Bowerman, che incontrerà il pubblico sabato 9 ottobre alla Loggia Vecchia di piazza dei Signori. Mentre la seconda edizione del premio nazionale ‘Paiasso’, dedicato a Roberto Puliero, andrà al campione del ciclismo Francesco Moser.

‘Hostaria’, luogo d’incontro per wine lovers e operatori vitivinicoli, coinvolge esercenti e ristoratori del centro. Con oltre 1 milione di persone raggiunte nei canali social, il Festival metterà in mostra la sua anima digital ospitando wine influencer che coinvolgeranno visitatori e follower in degustazioni esclusive. Consolidata ormai la presenza del Consorzio di Tutela Monte Veronese che allestirà il Villaggio di piazza Bra, dove sarà possibile partecipare alle degustazioni guidate e ai laboratori didattici per adulti e bambini.

Gli stand enogastronomici saranno aperti dalle 18 alle 24 di venerdì, sabato dalle 11 alle 21 e domenica dalle 11 alle 20. Biglietti in vendita sul sito www.hostariaverona.com.

Il Festival è curato dall’associazione culturale Hostaria con la co-organizzazione del Comune di Verona e il patrocinio della Regione Veneto. Collaborano anche le aziende partecipate Amia, Acque Veronesi e Atv. Aggiungendo 1 euro al biglietto della manifestazione sarà possibile viaggiare tutto il giorno sui bus urbani.

Nell’ambito della manifestazione, domenica 10 ottobre alle ore 18.30, l’Arena si accederà di rosa per l’Andos, Associazione Nazionale Donne Operate al Seno. La cerimonia sarà preceduta da un concerto del gruppo ritmico corale Chorus con la partecipazione di Beatrice Pezzini e del soprano Daniela Cavicchini. Un gazebo sarà presente per tutto il giorno in piazza Bra per dare informazioni e consigli.

Nel rispetto delle normative anti-Covid19, anche quest’anno il numero di biglietti sarà limitato. L’accesso alle degustazioni sarà possibile solo se in possesso di green pass.

“E’ il mese della vendemmia – ha sottolineato l’assessore alle Manifestazioni Rando -, con la settima edizione di Hostaria, Verona conferma la sua tradizione di città del vino per eccellenza, luogo di incontri, eventi e convivialità, punto di riferimento per intenditori e appassionati. Ringraziamo gli organizzatori di questo festival, che cresce di anno in anno, anche perché promuovono una filosofia che valorizza il bere responsabile e il decoro urbano”.

“Il nostro progetto è oggi tra i più importanti nel suo genere a livello nazionale – ha affermato Medici, presidente dell’associazione culturale Hostaria -, con un impatto positivo sull’indotto del territorio. Il festival si sostiene in parte attraverso i token di degustazione, che sono diventati una forma riconosciuta di ‘bere responsabile’, in parte attraverso i contributi dei partner. Non godiamo di alcun finanziamento pubblico, ma nonostante questo la crescita della manifestazione è costante ogni anno. Questo testimonia l’ottimo lavoro svolto in rete tra la nostra associazione e tutti coloro che sono parte attiva del progetto”.

“Con noi lavorano tutti veronesi – ha aggiunto Garnero, uno degli organizzatori -, un centinaio di persone in regola e 20 aziende di servizi. In questo modo diamo un supporto all’economia locale, ci sembrava doveroso in un momento così difficile”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

I migliori giovani pianisti del mondo in gara a Verona

È uno dei più importanti concorsi a livello internazionale per giovani pianisti, con l’obiettivo di far conoscere e sostenere i più talentuosi interpreti del pianoforte. Da giovedì 7 a domenica 10 ottobre si svolgerà la nona edizione del ‘Verona International Piano Competition’, concorso organizzato dall’“Associazione Musicale Liszt 2011” nonché uno degli avvenimenti più importanti e attesi del panorama musicale veronese.

Saranno 35, su 66 iscritti, i giovani artisti partecipanti che hanno superato le preselezioni effettuate in modalità mista, anche in video collegamento per questioni legate alla pandemia, e che rappresentano ben ventitré i Paesi, tra cui oltre l’Italia anche la Corea del Sud, il Giappone, la Cina, Hong Kong e la Tailandia. Ad attestare il grande livello dell’edizione è inoltre la presenza tra loro di artisti che si sono già aggiudicati premi internazionali di prestigio.

Anche la giuria presente sarà composta da nomi prestigiosi come il pianista svizzero Jean-François Antonioli, il fondatore e direttore artistico della manifestazione e pianista Roberto Pegoraro, dall’argentino Daniel Rivera e dagli italiani Salvatore Spanò e Edoardo Strabbioli.

Teatro del concorso sarà la Gran Guardia, con le prove eliminatorie presso la Sala Buvette giovedì 7 e venerdì 8 dalle ore 13.30 alle 19. Sabato 9, dalle 10 alle 19, otto pianisti disputeranno le prove semifinali presso l’Auditorium, da cui usciranno i tre finalisti che si contenderanno la vittoria finale domenica 9 ottobre alle ore 17.

Il concorso è sostenuto dal Comune di Verona, dalla Fondazione Cattolica, dalla Regione Veneto, AGSM-AIM e Valpolicella Benaco Banca. Da quest’anno inoltre è riconosciuto dall’Unione Europea, che gli ha assegnato l’egida di evento “Sotto l’Alto patrocinio del Parlamento Europeo”.

Per informazioni www.concorsopianisticoverona.com e/o scrivendo all’indirizzo di posta elettronica press@concorsopianisticoverona.com


Roberto Bolis

Love in the Villa di Netflix girato a Verona

Tornano in città le grandi produzioni cinematografiche. Verona sarà set a cielo aperto del nuovo film Netflix ‘Love in the Villa’. Le riprese inizieranno già la prossima settimana. Da lunedì 27 settembre la troupe, per un mese, si sposterà nei luoghi iconici del centro storico e del territorio scaligero, toccando anche l’aeroporto Catullo e il lago di Garda. Dalla Casa di Giulietta a piazza Erbe, da Ponte Pietra a piazza Bra, scorci e immagini della nostra città faranno il giro del mondo. Tra le mura veronesi è già arrivata Kat Graham, star delle serie tv The Umbrella Academy e The Vampire Diares. La protagonista del film ha percorso la scalinata di Palazzo Barbieri, di rosso vestita. Assieme a lei anche il regista Mark Steven Johnson, i produttori Margret Huddleston, Stephanie Slack e Nicola Rosada. Ad accoglierli e fare gli onori di casa il sindaco Federico Sboarina e l’assessore alla Cultura Francesca Briani, oltre al direttore della Veneto Film Commission Jacopo Chessa

Produttori, regista e protagonista del film con il Sindaco

“Una produzione internazionale che segna il ritorno a Verona dei grandi set cinematografici – ha affermato Sboarina -. L’arrivo di Netflix si innesta nel momento perfetto, tutto sta riprendendo e i turisti stanno tornando. Verona, più di ogni altra città d’arte italiana, in questi mesi ha registrato un incremento altissimo di visitatori. Poter far vedere le nostre bellezze al mondo, ora che tutti sperano di tornare a viaggiare e spostarsi, significa accendere un propulsore potentissimo per l’immagine e l’economia di Verona. Non possiamo che essere soddisfatti e orgogliosi che la città dell’amore sia stata scelta per questa pellicola. Ovviamente i set occuperanno delle zone del centro storico, e ci potrà essere qualche disagio, ma i cittadini saranno sempre informati tempestivamente. Sono certo che i veronesi, vedendo la nostra città sugli schermi del resto del mondo, capiranno anche l’importanza che questa produzione ha per il nostro tessuto economico”.

“L’attrattività di Verona è ai massimi livelli – ha aggiunto Briani -, la città sarà di nuovo presente su una vetrina internazionale. E il pubblico di Netflix potrà conoscere il territorio scaligero, le sue bellezze, storia e monumenti, attraverso le immagini che verranno girate nelle prossime settimane e seguendo i protagonisti di questa storia d’amore. Ringrazio tutti gli uffici comunali che hanno collaborato, gestire una produzione così complessa non è semplice, proprio perché ci sono delle esigenze importanti e perché coinvolgerà i luoghi più frequentati della città”.

“Un progetto di respiro internazionale e contemporaneo che dà risalto alla città di Verona, che ne diventa protagonista – ha detto Chessa -. L’inizio di questa produzione è un’occasione lieta per rinnovare il rapporto tra la Veneto Film Commission, il Comune di Verona e i produttori esecutivi del territorio che come in questo caso hanno fatto da link con piattaforme del settore ormai sempre più presenti e preziose per la varietà di progetti e per la continuità che garantiscono a tutto il settore dell’audiovisivo”. Cariche di entusiasmo le parole di produttori e protagonista del film.

“In questo momento Verona è il mio posto preferito nel mondo – ha raccontato Graham -. E questo film, che ha una sceneggiatura stupenda, è la più bella pellicola della mia carriera. Ho passato molto tempo in Italia e sono davvero felice di girare in questa città, sono certa che il resto del mondo si innamorerà di Verona vedendo il film, tanto quanto lo sono io ora”.

“Ho scritto la sceneggiatura ancora l‘anno scorso senza mai essere stato a Verona, anche se l’Italia è il mio paese preferito – ha aggiunto Johnson -. Desideravo arrivare a girare in questa città, nel luogo più romantico del mondo. Ringrazio tutti per la grande accoglienza avuta in questi giorni”.

“Cercheremo di restituire un’immagine complessiva della città, raccontandola attraverso Love in the Villa che sarà una commedia romantica” ha concluso Rosada.

Il richiamo a Giulietta sarà ovviamente inevitabile. E i luoghi cult frequentati dagli innamorati diventeranno un set naturale. Pertanto Casa di Giulietta rimarrà chiusa al pubblico il 28-29-30 settembre e la Tomba di Giulietta il 7 ottobre, proprio per ottimizzare i tempi delle riprese del film.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Venezia sulle palafitte

Al Museo di Storia Naturale di Verona si può ammirare la Venezia delle palafitte, da cui ha preso forma quella che è diventata una delle città più caratteristiche al mondo.

L’appuntamento è per martedì 28 settembre alle ore 16, con la presentazione del volume ‘Vivere tra terra e acqua. Dalle palafitte preistoriche a Venezia’, ovvero il catalogo a cura di Federica Gonzato e Ivan Toluzzo che ripercorre la mostra allestita a Palazzo Corner Mocenigo, in San Polo a Venezia in programma fino al 31 ottobre 2021.

L’incontro, promosso in occasione delle celebrazioni per i 1600 Anni di Venezia e del Decennale dell’iscrizione nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità del sito seriale transnazionale “Siti Palafitticoli Preistorici dell’Arco Alpino” ripercorre le origini del capoluogo veneto. 

La Città di Venezia prendeva forma 1600 anni fa, innalzata su una fitta rete di pali infissi nel terreno limoso di alcune isole della Laguna. Più di due millenni prima, lungo l’intero Arco Alpino, le popolazioni del Neolitico e dell’età del Bronzo innalzavano su pali i loro piccoli agglomerati “urbani”. 10 anni fa, l’UNESCO riconosceva i Siti Preistorici Palafitticoli dell’Arco Alpino come Patrimonio dell’Umanità. Analogo riconoscimento aveva ottenuto nel 1987 la città di Venezia. Due “storie di pali”, lontane secoli e secoli di storia, ma vicine geograficamente e strutturalmente, che documentano come l’ingegno dell’uomo abbia saputo affrontare la sfida di vivere in un ambiente naturale tra terra e acqua.

Fino al 31 ottobre 2021 in Palazzo Corner Mocenigo, a Venezia, questa doppia storia è riunita nella mostra Vivere tra terra e acqua. Dalle palafitte preistoriche a Venezia, promossa dalla Direzione Regionale Musei del Veneto del Ministero della Cultura e dal Comando Regionale Veneto della Guardia di Finanza, che ha la propria sede nel nobile palazzo. Alla mostra hanno attivamente collaborato anche la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza e il Museo di Storia Naturale di Verona.

Sono stati proprio gli insediamenti palafitticoli a creare l’occasione per il coinvolgimento del Museo di Storia Naturale di Verona, che raccoglie i rinvenimenti avvenuti nelle palafitte del Veronese sin dalla metà dell’Ottocento e ha rivestito nel Novecento un ruolo chiave nella ricerca degli insediamenti palafitticoli dell’Italia settentrionale. Tra le importanti e ricche collezioni di reperti da numerosi siti palafitticoli del Veneto e della Lombardia occidentale che ospita nei suoi depositi e nelle vetrine dell’esposizione, ci sono quelli dell’insediamento di Tombola di Cerea, uno dei siti palafitticoli iscritti nella lista dell’UNESCO.

Tra le opere scelte per raccontare gli aspetti salienti della vita in palafitta nella mostra veneziana ci sono 27 reperti provenienti dalle collezioni della Sezione di Preistoria del Museo di Storia Naturale: in particolare un gruppo di reperti di proprietà civica è presente nella sezione “Scambi, commerci, contatti” della mostra allestita a Palazzo Corner Mocenigo e dimostra che, ben prima di Venezia, gli scambi su lunghe distanze abbiano antecedenti già tra III e II millennio a.C. Altri oggetti preistorici delle collezioni veronesi, legati alla tessitura, sono stati selezionati per l’esposizione nella sezione “Costumi e mode nei secoli”.

Il volume ‘Vivere tra terra e acqua’. Dalle palafitte preistoriche a Venezia sarà presentato al Museo di Storia Naturale dai suoi curatori, Federica Gonzato e Ivan Toluzzo, che illustreranno il grande tema del costruire in ambienti umidi, utilizzando il legno come principale materiale, e il ruolo della Guardia di Finanza nella tutela del patrimonio culturale.

Attingendo alle più avanzate ricerche internazionali, Federica Gonzato (funzionario archeologo presso la Direzione regionale Musei Veneto, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Verona e Direttore del Museo Nazionale Atestino di Este) illustrerà il mondo palafitticolo e, in particolare, quello dei Siti Palafitticoli Preistorici dell’Arco Alpino riconosciuti dall’Unesco.Sono ben 111, localizzati sulle Alpi o nelle immediate vicinanze. Si trovano in Svizzera, Austria, Francia, Germania, Italia e Slovenia. Di questi ben 19 si trovano in Italia, di cui 4 in Veneto: Peschiera del Garda-Belvedere; Peschiera del Garda-Frassino; Arquà Petrarca-Laghetto della Costa e Cerea-Tombola. Una selezione di materiali da quest’ultimo sito è tuttora esposta nella Sala di Preistoria del Museo di Storia Naturale, frutto delle ricerche condotte negli anni ’50 del secolo scorso dall’allora direttore Francesco Zorzi.

Le ricerche condotte nei siti palafitticoli alpini, in Italia e negli altri paesi coinvolti (Svizzera, Francia, Germania, Austria e Slovenia) hanno permesso agli specialisti di ricostruire, come in nessun’altra regione del mondo, la vita nelle società di agricoltori e allevatori degli ultimi cinque millenni a. C.

In parallelo, il volume e la mostra analizzano la nascita “su pali” di Venezia. In questo caso i pali vennero infissi per rendere stabile la superficie su cui innalzare palazzi, chiese e case. Ivan Toluzzo (Tenente Colonnello Ufficiale di Stato Maggiore presso il Comando Regionale della Guardia di Finanza di Venezia e referente per il coordinamento delle iniziative congiunte tra il Corpo della Guardia di Finanza e la Direzione regionale Musei del Veneto, ha condotto accurate e approfondite indagini di polizia giudiziaria nell’ambito della tutela del mercato dell’arte) tratterà delle attività di tutela del Patrimonio della Guardia di Finanza attraverso il Comando Regionale Veneto, ma anche dell’attività di valorizzazione e condivisione del patrimonio culturale di cui è detentrice, col supporto del Museo Storico del Corpo, intrapresa dal 2012 con l’organizzazione di mostre tematiche, la partecipazione alla realizzazione di pubblicazioni e con l’opera di conservazione, recupero e valorizzazione architettonica delle proprie sedi in Laguna. Illustrerà, inoltre, il protocollo di intesa sottoscritto nel febbraio 2021 con la Direzione regionale Musei Veneto, che intende rafforzare la dialettica tra istituzioni pubbliche per la promozione della cultura. Nicoletta Martinelli del Museo di Storia Naturale illustrerà brevemente i reperti della sezione di Preistoria selezionati per l’allestimento della mostra veneziana.

Federica Gonzato, funzionario archeologo presso la Direzione regionale Musei Veneto, è Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Verona e Direttore del Museo Nazionale Atestino di Este. É membro del tavolo tecnico per Regione Veneto per i siti palafitticoli Unesco del Veneto. Ha condotto importanti campagne di ricerca in Italia e all’estero ed è autrice di oltre un centinaio di pubblicazioni scientifiche.

Prenotazione obbligatoria: Segreteria didattica dei Musei Civici di Verona Cooperativa Le Macchine Celibi, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16, il sabato dalle 9 alle 13, tel. 045 8036353 – 045 597140, segreteriadidattica@comune.verona.it (entro le ore 13 del 28 settembre). Ingresso consentito con Green Pass e mascherina.

Roberto Bolis

Il concerto silenzioso in piazza

Un concerto, ma rigorosamente silenzioso. Note e parole, infatti, risuoneranno solamente all’interno di cuffie collegate in wifi. Venerdì 10 settembre, alle ore 21, nella piazza davanti al Duomo di Verona va in scena ‘Silent wifi concert’, con il pianista Andrea Vizzini, ideatore del format, e l’attore Antonio Gargiulo. Ben 500 i dispositivi pronti ad essere indossati, sia da coloro che prenderanno posto nella platea, con posti distanziati, che da quanti preferiranno rimanere in piedi e girare nel raggio di mezzo chilometro dalla piazza. L’evento, realizzato dalla Gaspari Foundation, è co-organizzato con l’assessorato al Turismo, Smart City e Innovazione Tecnologica del Comune di Verona, in collaborazione con l’Ufficio Diocesano Beni Culturali di Verona.

I brani eletti a ‘colonna sonora’ della serata, ispirati alle suggestioni della notte (notturni, ninna nanne, danze rituali), andranno a fondersi con le partiture architettoniche e paesaggistiche della città creando un’unica, dinamica, scenografia.

La partecipazione all’evento è gratuita previa prenotazione sul sito web eventbrite.com. Sarà necessario presentare green pass o esito del tampone negativo, oltre a un documento di identità. Dalle ore 20 si potranno ritirare le cuffie alla postazione di piazza Duomo.

“Le musiche si fonderanno con le partiture architettoniche e paesaggistiche della nostra città creando una scenografia suggestiva, nella quale ogni spettatore potrà sentirsi parte attiva dello stesso spettacolo – ha specificato Giuseppe Gaspari, presidente della Gaspari Foundation -. Piazza Duomo diventerà un teatro sotto le stelle e, attraverso la tecnologia, divulgheremo la cultura in un modo diverso dal solito, volto ad attrarre anche le nuove generazioni, che sono uno dei pilastri della nostra fondazione”.

“Un evento che ci darà la possibilità di dare luce a un complesso architettonico di grande pregio storico artistico, quale è la nostra Cattedrale” ha aggiunto don Luciano Dalla Riva, direttore dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi scaligera.

Roberto Bolis 

La Fiera del Riso e il Tocatì

Il Tocatì fa squadra con un’altra eccellenza del territorio. Nei giorni del Festival Internazionale dei Giochi in Strada, la Fiera del Riso di Isola della Scala sbarcherà in lungadige San Giorgio. E curerà la parte enogastronomica della manifestazione. Attraverso l’acqua, risalendo il fiume, arriverà in centro città uno dei prodotti tipici di Verona, il riso.

Da giovedì 16 a sabato 18 settembre il pubblico troverà a porta San Giorgio stand gastronomici con i maestri risottari che proporranno il risotto all’isolana secondo la ricetta della tradizione, oltre ad altri inediti piatti. Inoltre, sulla terrazza che si affaccia sul fiume Adige sarà possibile degustare l’aperitivo accompagnato dalle musiche dei Suoni lungo l’Adige. Per la prima volta, due realtà consolidate del territorio veronese, Ente Fiera di Isola della Scala e Associazione Giochi Antichi, sotto la regia del Comune di Verona, fanno sinergia. Filo conduttore sarà l’acqua, centrale per la città attraversata dall’Adige ma anche per le risaie della Bassa.

“Due tradizioni che si uniscono per la prima volta e fanno squadra – ha detto il sindaco Sboarina -, valorizzando al meglio il nostro territorio. Da un lato i giochi antichi con il Tocatì, appuntamento ormai imprescindibile del mese di settembre, atteso da migliaia di persone e famiglie che ogni anno arrivano a Verona per stare insieme e giocare. Dall’altro la tradizione culinaria del riso. Due elementi del Dna scaligero, della veronesità, che si incontreranno in riva all’Adige. La bellezza di questo Festival sta non solo nella sua internazionalità ma anche nella capacità di presentare il nostro territorio a 360 gradi, mettendone in luce le tipicità ed eccellenze. Grazie all’edizione dell’anno scorso, che è stata forse la più importante e difficile, e che ha permesso di tenere in piedi il Tocatì, oggi siamo qui a presentare il Festival numero 19 che avrà come filo conduttore l’acqua. Elemento che è vita, fondamentale per la storia della nostra città così come per la coltivazione del riso. Sono certo che questa sinergia sarà un importante valore aggiunto, da portare avanti negli anni”.

“E’ il nostro patrimonio, storico e culturale per quanto riguarda i giochi antichi, culinario e gastronomico per il riso di Isola – ha aggiunto Bassi, assessore al Patrimonio -. Ringrazio l’Aga per il lavoro fatto e per aver voluto questa sinergia. Istituzioni, associazioni e realtà del territorio stanno collaborando su più fronti, ragionando da territorio. Verona è un tutt’uno e l’unione fa la forza. Quest’anno le cucine del Festival saranno in uno dei luoghi più suggestivi del centro storico”.

“Al di là dei tre giorni di gioco, il Tocatì prosegue tutto l’anno, grazie all’instancabile lavoro di Aga per valorizzare le nostre tradizioni ludiche, che sono ad un passo dall’essere riconosciute Patrimonio immateriale dell’Umanità – ha sottolineato Toffali, assessore per i rapporti con l’UNESCO -. Il gioco mette in relazione le persone e i territori. L’abbiamo visto in passato con i numerosi ospiti stranieri, da quest’anno anche con un’eccellenza tutta scaligera che sbarca in riva all’Adige. E che, dopo due lunghi anni, ci riporta finalmente a tavola il riso di Isola, mancato dalle sagre che il Covid ha annullato

Roberto Bolis

“Thanks to” alla GAM

La ricostruzione del Ponte della Vittoria vista con gli occhi del pittore veronese Albano Vitturi. L’opera, datata 1925, è l’ultima tra quelle donate al Comune ed è stata scelta per inaugurare il nuovo spazio appositamente dedicato alle donazioni, allestito all’interno della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona, dal titolo ‘Thanks to’. Un progetto espositivo voluto dalla direzione Musei civici, per evidenziare il contributo di collezionisti e artisti che, con la loro generosità e passione per l’arte e i musei, contribuiscono ad accrescere e valorizzare il patrimonio pubblico. Uno spazio speciale, arricchito anche dal quadro di Vitturi ‘Progetto per il Ponte della Vittoria, 1925’, donato quest’anno ai Musei civici dalla collezionista Cristina Fraccaroli Tantini. L’opera fu realizzata dall’artista in occasione del concorso nazionale bandito negli anni ’20 dal Comune di Verona per la costruzione di un ponte monumentale, che doveva esaltare la Vittoria e il ricordo dei caduti della Grande Guerra. Al concorso parteciparono 40 progetti e si aggiudicò il primo premio la proposta presentata dall’architetto Ettore Fagiuoli e dall’ingegnere Ferruccio Cipriani.

“Un nuovo ed importante esempio di come il sistema Verona, fortemente sostenuto da questa Amministrazione – sottolinea il sindaco – sia stato compreso e apprezzato dai cittadini veronesi, che ogni giorno, con una crescente partecipazione civica, si impegnano a collaborare con il Comune in favore della città. Questa donazione rappresenta la volontà di condividere con un’intera comunità un bene privato prezioso, per arricchire la cultura cittadina e per ampliare le risorse artistiche disponibili ai Musei civici veronesi.
Un gesto di generosità importante, che accogliamo con entusiasmo, ringraziando la collezionista Fraccaroli Tantini per aver voluto omaggiare la città con questo speciale dipinto”.

“La donazione di Fraccaroli Tantini – precisa l’assessore Briani – è stata appositamente scelta per inaugurare il nuovo spazio espositivo delle donazioni allestito alla Gam. Un progetto dei Musei civici, per mettere in risalto il contributo di collezionisti e artisti che, con la loro generosità e passione per l’arte e i musei, contribuiscono ad accrescere e valorizzare il patrimonio pubblico. Ringraziamo sentitamente la collezionista per la sensibilità e l’attenzione dimostrata. L’opera di Vitturi fu realizzata per concorrere ad un bando nazionale promosso dal Comune di Verona per la costruzione di quello che oggi conosciamo come il Ponte della Vittoria, realizzato proprio per esaltare la Vittoria e il ricordo dei caduti della Grande Guerra”.

“Il progetto di Vitturi puntò su una scenografia esuberante, una sorta di fantasia ‘gotico-futurista’ – spiega la direttrice Rossi – dove tra le forme acute della slanciata architettura appare una sfilata di cavalieri armati, che rievocano il glorioso medioevo veronese delle conquiste degli Scaligeri. Animata da sensibilità civica e da una profonda passione per la cultura artistica del Novecento veronese, la donatrice Tantini ha inteso, con questo gesto, partecipare attivamente ai progetti sviluppati dalla direzione della GAM, che pongono al centro anche questi importanti contributi artistici offerti ai Musei civici dalle collezioni private”.

“Vitturi ha raffigurato la Verona del futuro, la città che non c’è, nel doppio senso della città che sarà ma anche di quella che potrà non esserci” dichiara Cristina Fraccaroli Tantini, che ha donato l’opera affinché sia valorizzata nella Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, nel filone dell’iconografia visionaria della città di Verona e in particolare in rapporto alle opere di Ettore Beraldini e Baldassare Longoni.

Albano Vitturi (1888-1968). La produzione del pittore veronese, contemporaneo di Trentini, Zamboni, e molti altri protagonisti del primo Novecento locale, costituisce un corpus assestante dal punto di vista formale e culturale. Il suo stile non viene mai interessato appieno dalla lezione divisionista, né dal Simbolismo, o dal cosiddetto “realismo magico”, ma si condensa nella ricerca di una pacata tangibilità delle figure, in impianti luminosi a tutto campo. Vitturi è influenzato dalla pittura di Cézanne che ha modo di ammirare nella Biennale veneziana del 1920. Il pittore veronese intende trasporre sulle proprie tele una posata tranquillità plastica, una sicurezza d’impianto che mutua dal linguaggio cézanniano. L’artista non cerca la rottura con la tradizione, ma al contrario tenta di inserirsi nell’alveo della ricerca figurativa con un linguaggio organico e unitario, le cui tipologie derivano da un interessante intreccio tra brividi modernisti e nuovi ritmi plastici. Dai dipinti degli episodi di guerra in Albania ai primi ritratti, dalla solarità delle spiagge adriatiche alla visione senza confine del contesto urbano e dei paesaggi collinosi attorno a Verona, si può cogliere tutta l’attenzione dell’artista alla coeva pittura francese, ma anche, da artista legato alle vicende del proprio territorio, agli echi secessionisti di Monaco e Vienna, sino alla sensibilità coloristica della Scuola Romana. La sua poetica si condensa in una pittura libera, senza forzature, intenta a riflettere sulla costruzione dell’opera per piani e blocchi in una visione oggettiva solida e sintetica.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Marco Masini e 30 anni di carriera in Arena

Giuliano Sangiorgi, Ermal Meta, Umberto Tozzi, Nek, Francesco Renga, Luca Carboni, Fabrizio Moro, Annalisa, Bianca Atzei, Giusy Ferreri, Rita Bellanza, Arisa e tanti altri ospiti. Tutti per festeggiare il 30 settembre i 30 anni di carriera di Marco Masini, con un concerto-evento in Arena. Il concerto sarà il recupero di quello programmato il 20 settembre 2020, e andrà a ripercorrere tutta la carriera del cantante fiorentino, autore di canzoni indimenticabili del panorama della musica italiana e che sono state, e continuano a essere, colonna sonora di più generazioni. La presentazione dell’evento è stata fatta dal sindaco Federico Sboarina, dall’amministratore delegato di Arena di Verona srl Gianmarco Mazzi e dallo stesso Masini. “Il palcoscenico areniano è oramai un simbolo internazionale e per questo siamo orgogliosi di ospitare concerti evento come questo – afferma il sindaco Sboarina -. Il salto di qualità nella nostra programmazione è oramai avvenuto e ben si inseriscono le celebrazioni delle grandi carriere di grandi artisti che hanno fatto la storia della musica italiana e non solo. Si conferma, ancora una volta, l’importanza del nostro anfiteatro. Dico sempre che abbiamo un grosso contenitore monumentale all’interno del quale devono andare solo grandissimi contenuti. Sono dunque contento perché sarà una bellissima serata di grande musica, con la partecipazione di importanti interpreti oltre che amici di Masini. Tornare finalmente ai concerti dal vivo significa godere dello spettacolo, della musica e poter assistere alla magia che si sprigiona solo dal palcoscenico”.

“Siamo qui per presentare una grande festa – spiega Mazzi – che abbia nell’Arena di Verona il suo teatro naturale. Masini è un pezzo importante della musica italiana, ma anche un compositore, un autore, music maker, già famoso nel mondo musicale prima ancora di esserlo presso il grande pubblico. È stato anche un collaboratore di Giancarlo Bigazzi, artefice di successi indimenticabili. Avremmo dovuto festeggiare lo scorso anno, siamo a 30 più 1, ma questa è veramente una grande occasione per ascoltare, anche grazie alla presenza di ospiti importanti, canzoni tra le più significative della musica italiana”.

“Ringrazio il sindaco e l’intera Verona per la possibilità di festeggiare questo traguardo – afferma Masini -. Non sono stato in grado di farlo l’anno scorso, e quella è stata una rinuncia difficile, che è piombata nella tristezza e nello sgomento generale di quel momento. Poter fare questo piccolo step ci permette di festeggiare, seppur con una platea diversa e seguendo certe norme di sicurezza, ma è comunque un abbraccio che vale molto di più rispetto ad un abbraccio virtuale a distanza. Ringrazio anche Gianmarco Mazzi perché mi ha seguito sempre, ascoltandomi e dandomi pareri anche nei momenti difficili. Nella musica, soprattutto con l’arrivo dei social e altre situazioni, purtroppo non danno tanta rilevanza alla meritocrazia, mentre altre canzoni vanno valutate diversamente, come ha fatto con me Gianmarco. Il 30 settembre sarò a Verona con tanti colleghi che sono però soprattutto grandi amici, con i quali ho realizzato un progetto discografico, che mi sono gustato in fase di realizzazione. E quest’anno avremo la possibilità di liberare su un palco importante, cosa che aspettavo da trent’anni. Anche se un anno dopo, ho la stessa sensazione, emozione e felicità, che sono ancora più grandi visto che lo posso fare con tanti colleghi e amici. Sarà una grande sorpresa, soprattutto l’inizio del concerto, che non svelo, ma che sarà d’impatto e spiazzerà tutti per la sua particolarità, l’ultima cosa che ci si aspetterebbe da un mio concerto”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Incanto e visione alla GAM

La Galleria d’Arte Moderna di Verona si rinnova, con la proposta di un nuovo percorso espositivo arricchito di importanti novità provenienti dalla collezione dei Musei civici e mai viste prima dal pubblico. Ad attendere i visitatori nei rinnovati spazi della Gam, quindi, la mostra ‘Incanto e visione: verso la modernità’, dedicato ai maestri che hanno saputo raccontare il processo di ‘emancipazione’ verso la modernità. Il nuovo percorso espositivo, curato da Francesca Rossi e Patrizia Nuzzo, intende presentare i linguaggi di quegli artisti che, con coraggio e fiducia nel futuro, hanno saputo affrancarsi dai lacci accademici, inaugurando nuove pratiche e processi artistici. Una ricerca artistica quasi ‘rivoluzionaria’, rivolta alla modernità. Un’esposizione strutturata attraverso la formula della rotazione delle opere della collezione della GAM, che ha lo scopo di far conoscere gran parte dei lavori custoditi nei depositi e, per quanto riguarda alcune opere, mai esposti prima.

L’esposizione si articola dalle lezione dei Macchiaioli toscani, con le opere di Telemaco Signorini, a Vincenzo Cabianca, alla scuola di Posillipo con Guglielmo Ciardi, a quella di Resina con i fratelli Palizzi, per giungere alle atmosfere simboliste ‘fin de siècle’ con Alfredo Savini, Angelo Dall’Oca Bianca, Ruperto Banterle, Mario Salazzari e Vincenzo De Stefani.

I linguaggi secessionisti – documentati attraverso il corpus di opere di Felice Casorati, Angelo Zamboni, Gino Rossi – insieme ai lavori divisionisti di Baldassare Longoni e alla splendida Maternità di Gaetano Previati, eccezionale prestito dalle collezione del Banco BPM, segnano l’approdo a una modernità ormai ineludibile. E’ il tempo in cui gli artisti si avviano ad esplorare nuovi territori del linguaggio, dove la pittura non può che raccontare se stessa, attraverso la magia del colore, la tensione delle forme, l’incanto della luce, la ricchezza della materia.

All’interno dell’allestimento trova posto anche un nuovo spazio appositamente dedicato alle donazioni, dal titolo ‘Thanks to’. Un progetto voluto dalla direzione Musei civici, per evidenziare il contributo di collezionisti e artisti che, con la loro generosità e passione per l’arte e i musei, contribuiscono ad accrescere e valorizzare il patrimonio pubblico. Inaugura lo spazio il progetto per il Ponte della Vittoria, 1925, di Albano Vitturi, donato da Cristina Fraccaroli Tantini nel 2021.

La mostra è il primo nuovo percorso espositivo realizzato con il rinnovato impianto di illuminazione. Un progetto completato lo scorso marzo, che permette di valorizzare gli spazi espositivi e le opere, rendendo più attrattivo il museo e allo stesso tempo di risparmiare sui consumi di energia.

“Un nuovo percorso – spiega l’assessore Briani –, che ci consente di esporre parte delle opere della collezione civica d’Arte Moderna, normalmente conservate nei depositi e non visibili. Un’opportunità per il pubblico, quindi, di poter ammirare capolavori mai presentati prima, inseriti in una rinnovata esposizione sulla ‘modernità’, che mette in luce la ricerca artistica realizzata fra fine ’800 e inizio ‘900 da alcuni artisti illuminati. Nel rinnovato percorso sono poste in evidenza anche le donazioni pervenute ai Musei civici da parte di cittadini veronesi, che hanno generosamente messo a disposizione della città alcuni loro splendidi capolavori”.

“In mostra il fior fiore dell’800 e primo ‘900 veronese e di altre scuole – precisa la direttrice Rossi –. La Galleria conserva numerosi capolavori di questo periodo mai visti prima e che, con questa proposta di rinnovo, vengono presentati al pubblico in un percorso espositivo completamente rivisto, il cui filo conduttore è la ‘modernità’ e, con essa, lo sguardo al futuro degli artisti visionari di quel periodo. Il tutto i una dirompente energia creativa, che sottolinea la voglia di lasciarsi il passato alle spalle e di volgere lo sguardo verso le espressioni artistiche più moderne. Un percorso molto affascinante, fra dipinti e sculture tutti correlati dal punto di vista delle dinamiche e dei temi”.

“Un inno al coraggio – sottolinea la curatrice Nuzzo –. L’esposizione, infatti, presenta artisti che hanno avuto l’ardire di guardare e ricercare il rinnovamento, divenendo generatori, con la propria opera, di una nuova tendenza artistica”.

Roberto Bolis

A Castelvecchio l’opera di Paolo Farinati

Una ‘fotografia’ di Verona datata 1558, con l’Arena, l’Adige, Castel San Pietro e San Felice. E, in primo piano, un battesimo. Un dono che il Consiglio comunale dell’epoca fece al capitano Girolamo Ferro per mano di Paolo Farinati. L’opera ‘Allegoria del battesimo di Andriana Verona Ferro’ ora troneggia a Castelvecchio, grazie all’acquisizione ottenuta dal Ministero della Cultura che l’ha acquistata a inizio 2021 e ha sposato la candidatura di Verona quale sede di esposizione. Iniziativa favorita e sostenuta anche dall’imprenditore Luigi Carlon di Palazzo Maffei. È la seconda opera che, in un anno, arriva tra le mura scaligere dal Ministero, i cui ultimi conferimenti risalgono agli anni ’80. Solo pochi mesi fa, infatti, era giunta in città l’ancona lignea rinascimentale, detta di San Luca.

Il dipinto è esposto nella Galleria Dipinti di Castelvecchio in una sala appositamente riordinata per mettere in dialogo opere di altri artisti veronesi e dello stesso Farinati, tra cui la tela vicina per datazione con Cristo mostrato al popolo e due terracotte dipinte con San Paolo e Sant’Antonio Abate. Il tutto nell’allestimento scarpiano valorizzato da un recente intervento di efficientamento energetico e di aggiornamento dell’impianto di illuminazione, che esalta i valori cromatici dei dipinti.

‘Allegoria del battesimo di Andriana Verona Ferro’ è una delle opere più famose e importanti del catalogo di Paolo Farinati per le circostanze in cui fu realizzata e per la straordinaria veduta della città di Verona, che fa da scenografia alla composizione. Un’opera celebrativa dell’istituzione cittadina e del governo della Serenissima.

Il sindaco Federico Sboarina, l’assessore alla Cultura Francesca Briani, il Soprintendente Vincenzo Tinè e la dirigente dei Musei Civici Francesca Rossi hanno scoperto il quadro in tutta la sua magnificenza.

“Questo dipinto racconta un periodo della nostra storia, è una straordinaria fotografia della Verona dell’epoca – ha detto il sindaco -. Ringrazio il Ministero per aver voluto che questo quadro arrivasse a Castelvecchio, impreziosendo la nostra collezione e, dopo 40 anni, ripristinando le acquisizioni a testimonianza del prestigio del nostro Museo. Durante la pandemia si è sempre lavorato con questo obiettivo, arricchire il patrimonio museale per restituire poi ai veronesi e ai turisti degli spazi espositivi ancor più prestigiosi. L’altro grazie va alle forze imprenditoriali cittadine, come la famiglia Carlon, che in questo momento così particolare hanno deciso di investire sulla nostra cultura, dai Musei all’Arena, certamente per spirito imprenditoriale ma soprattutto per amore nei confronti della città. Una scintilla nuova che è partita, mai esistita prima”.

“Queste opere arrivano a fronte di relazioni puntuali inviate al Ministero, sulle quali si basano le valutazioni per le attribuzioni e i depositi permanenti – ha aggiunto Briani -. Un lavoro minuzioso quello della direzione dei Musei e degli uffici che rendono possibile tutto questo. Oltre alla forte sinergia con le realtà private cittadine. Nell’ultimo anno l’impegno è stato massimo, su diversi fronti. Da Dante alle nuove opere nei musei, fino ai riallestimenti a dimostrazione che con la volontà e l’impegno si ottengono risultati inimmaginabili”.

“È abbastanza anomalo che lo Stato dia a un museo un’opera di questo valore, è un riconoscimento straordinario per Castelvecchio che si attesta quale riferimento culturale a livello nazionale – ha detto Tinè -. Le ultime acquisizioni infatti risalgono a quaranta anni fa, mentre grazie all’operato della direttrice Rossi ne abbiamo avute due in un anno”.

“Il secondo arrivo in un anno – ha concluso Rossi -, una dimostrazione della rete creata con l’intero sistema museale nazionale. Dopo l’ancona lignea di San Luca ora possiamo esporre anche quest’opera di Farinati. Un dipinto incredibile datato e firmato dall’autore, e commissionato dal Consiglio comunale del 1558, in cui si vede la città con gli occhi dell’epoca. Non solo monumenti, palazzi e il fiume ma anche le botti di vino, il commercio di seta e lana. La composizione costituisce un rarissimo documento e ha il grande pregio di restituire la fisionomia del paesaggio urbano scaligero prima della radicale trasformazione subita dalla riva sinistra dell’Adige in età napoleonica”.

Il dipinto raffigura una giovane donna dal viso dolce che siede come la mitica Europa sul toro bianco. Allo scollo della sopraveste rosa su un grande medaglione in oro spicca il leone di San Marco. La donna, che personifica la città di Verona, sorregge una neonata avvolta in fasce e pronta a ricevere sulla testina rivolta verso il basso l’acqua battesimale che angeli bambini dall’alto dei cieli sono pronti a versare. Il battesimo si svolge sulle rive dell’Adige e in prospettiva si scorgono alcuni elementi caratterizzanti del paesaggio della città: l’Arena e il colle, con i due antichi castelli di San Pietro e San Felice. Il fiume è personificato da un giovane nudo che si appoggia ad un’anfora da cui sgorgano le acque e sorregge balle di panni e botti, allusione ai traffici che transitano lungo il suo corso. L’allegoria di Verona è combinata con quella del battesimo della neonata che porta un nome quasi omonimo della città, si chiama infatti Andriana Verona Ferro. 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)