Acceso a Verona il grande albero di Natale Bauli

Il sindaco Federico Sboarina, con l’assessore alle Attività produttive Nicolò Zavarise, ed Enrico Bauli hanno acceso il grande albero di Natale di Porta Nuova. Un momento simbolico che, anche quest’anno, ha dato inizio ufficialmente al periodo delle festività a Verona. Il grande abete illuminato è un omaggio che, ormai da undici anni, la famiglia Bauli fa alla città. Rimarrà acceso, assieme a quelli più piccoli che addobbano piazze e scorci di Verona, fino a dopo l’Epifania.

“Alla principale porta di accesso alla città, l’albero Bauli è la tradizione che dà il via al Natale veronese – ha detto il sindaco –. In questo anno tanto tragico, l’accensione è ancora più significativa per Verona perché la certezza di una delle nostre tradizioni più belle dà forza ai veronesi. Un particolare ringraziamento, quindi, va alla famiglia Bauli che, come sempre, regala alla nostra comunità una speciale atmosfera di festa. Con l’accensione di oggi voglio inviare un messaggio di speranza alla nostra città, tutti insieme con la serietà di cui siamo capaci supereremo anche questa prova”.

“Un bel momento che simboleggia l’inizio delle festività natalizie – ha sottolineato l’assessore Zavarise –, anche se in un panorama sempre più incerto a causa dell’emergenza che stiamo affrontando. Quest’anno sarà un Natale diverso, ma la città sarà comunque illuminata e decorata grazie anche al grande sforzo che stanno facendo i nostri commercianti e i nostri imprenditori, tra le categorie maggiormente colpite da questa crisi. L’albero Bauli rappresenta lo spirito natalizio che vogliamo tenere vivo anche in questo 2020”.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Online e gratuito il Festival di Mezzo del Cinema Africano di Verona

Quanto mai inedito il Festival di Mezzo del Cinema Africano di Verona, che coinvolgerà, purtroppo solo online, il pubblico del Festival fino al 15 novembre. Modalità nuove per tempi nuovi, che vedono aumentare le restrizioni senza però spegnere la passione per il cinema che viene dall’Africa.

Dovevano essere 40 quest’anno gli anni da celebrare per il Festival di Cinema Africano… ma la pandemia ha costretto a rimandare i festeggiamenti al 2021.

Per questo novembre 2020, il FCA presenta un programma che cerca di rispondere a esigenze diverse e tenere conto delle nuove norme. Lo farà senza rinunciare a essere presente tutti i giorni, solo online ma gratuitamente nella SALA VIRTUALE di Eventi Cinema con la Top Ten Africa Short, dove vengono messe in onda le puntate con protagonisti cortometraggi della miglior cinematografia africana degli ultimi anni.

Corti che saranno affiancati da approfondimenti e interventi dei registi.

Per i dettagli si può consultare il sito del FCA https://www.cinemafricano.it/sala-virtuale/

 

Jessica Cugini

Fino a marzo 2021 l’opera ‘Tre donne’ di Boccioni, per la prima volta a Verona

 

Alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, fino a marzo 2021, è visibile l’opera Tre Donne di Umberto Boccioni, prestito riconosciuto dalle Gallerie d’Italia di Milano, dalle collezioni di Intesa Sanpaolo. Il dipinto, esposto per la prima volta a Verona, è da oggi visibile al pubblico nel nuovo allestimento della terza sala della GAM.

Prosegue così l’attività veronese del ciclo di mostre dossier intitolato “Ospiti fuori dal Comune”, dedicato a capolavori in prestito da collezioni di istituzioni italiane ed estere, che vengono presentati per un lungo periodo nei percorsi espositivi dei musei cittadini.

Grazie all’accordo di interscambio, il Museo di Castelvecchio ha concesso alle Gallerie d’Italia due opere di Giambattista Tiepolo, tra cui l’imponente olio su tela intitolato ‘Eliodoro e l’alto sacerdote Onia’, e una di Louis Dorigny che saranno esposte a Milano in occasione della mostra sul Tiepolo organizzata nel 250° anniversario dalla morte.

Le Tre Donne è stata presentata alla GAM dal sindaco Federico Sboarina e dall’assessore alla Cultura Francesca Briani, insieme al direttore dei Musei Civici Francesca Rossi.

“Un’opera molto bella e una splendida opportunità per la nostra città – sottolinea il sindaco –. Fino al prossimo marzo, oltre ai numerosi capolavori che costituiscono l’ampia collezione della GAM, è possibile ammirare e scoprire questa importante opera dell’artista Boccioni, frutto della fattiva collaborazione fra i Musei Civici veronesi e le Gallerie d’Italia. Proseguono, anche in questo periodo di difficoltà, i prestiti nazionali ed internazionali resi possibili dal progetto ‘Ospiti fuori dal Comune’, che consente oggi di mostrare al pubblico, nelle diverse sedi museali cittadine, importanti capolavori”.

“Creare relazioni e programmare iniziative condivise tra istituzioni sulla base di contenuti culturali di comune interesse – spiega Briani – è di vitale importanza per la sostenibilità delle attività dei musei. A maggior ragione lo è oggi, per superare l’emergenza che il nostro Paese sta attraversando. I prestiti ci consentono di mostrare al pubblico della GAM, in due sale espositive attigue, due capolavori straordinari, il dipinto Tre Donne di Boccioni e la Maternità di Previati”.

“Ospiti fuori dal Comune è un progetto molto apprezzato dal pubblico – precisa Rossi – perché, di volta in volta, si concentra sulla scelta di un’opera che rivela legami significativi con temi e contenuti distintivi del ricco patrimonio delle collezioni dei musei veronesi, o con il contesto storico della città e del territorio”.

Per informazioni, su orari di visita e costi del biglietto d’ingresso al museo, è possibile consultare il sito della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti – gam.comune.verona.it.

Tre donne. L’opera di Boccioni fu presentato dall’artista alla Permanente di Milano nel luglio 1910, poco dopo la firma del primo manifesto futurista. Filippo Tommaso Marinetti vide in questo ritratto di straordinaria qualità pittorica il primissimo tentativo per “superare l’Impressionismo, solidificarlo e determinare le luminosità”.

La singolare iconografia del triplo ritratto familiare è dedicata a tre donne che hanno segnato nel profondo gli affetti del pittore: l’amatissima madre Cecilia Forlani, la sorella Amelia e l’amica intima Ines. Le tre figure, soprattutto la madre, furono riprese più volte dall’artista nella fase pre-futurista. L’uso del controluce e di altri suggestivi effetti luminosi caratterizzano la maggior parte di questi ritratti. Nella grande tela Tre donne i raggi provengono da una finestra, di cui si può intuire la presenza nella parte sinistra dell’immagine, e intessono con pennellate allungate le tre figure. La luce, usata fino a quell’epoca per costruire i corpi, sembra ora smaterializzarli, annunciando la compenetrazione tra figura e ambiente che contraddistinguerà i successivi ritratti futuristi.

Il quadro è riconosciuto come un’opera chiave dell’artista al passaggio da un divisionismo alimentato dagli esempi di Giacomo Balla e Gaetano Previati allo stile futurista.

Umberto Boccioni. Nato a Reggio Calabria da genitori romagnoli, Boccioni soggiorna in diverse città – Padova, Catania e Roma – al seguito del padre, impiegato statale. Dopo gli iniziali passi nel panorama artistico romano, Boccioni nel 1906 viaggia attraverso l’Europa. Rientrato in Italia, dopo un intermezzo a Venezia, nell’agosto del 1907 si stabilisce a Milano. Il 1910 è l’anno della svolta in cui conosce Filippo Tommaso Marinetti, autore del testo Le Futurisme e convinto sostenitore della rivoluzione delle arti in linea con gli sviluppi della modernità. Animato dal desiderio di creare il nuovo, Boccioni sottoscrive, insieme a Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini, il Manifesto tecnico della pittura futurista. Alle iniziali difficoltà di affermazione incontrate dal gruppo futurista, seguono negli anni dieci progressive occasioni espositive in Italia e all’estero. La sperimentazione delle teorie futuriste lo porterà dal 1912 a elaborare capolavori come Materia ed Elasticità e una straordinaria serie di sculture sul tema del Dinamismo, tra cui la celebre Forme uniche della continuità nello spazio. Nel 1914 pubblica il testo teorico Pittura Scultura Futuriste (Dinamismo plastico). Allo scoppio del primo conflitto mondiale i futuristi sostengono l’intervento dell’Italia in guerra. Il 17 agosto del 1916, a pochi chilometri da Verona, l’artista muore a seguito di una caduta accidentale da cavallo.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

La storia dei ponti di Verona in mostra in Municipio

 

 

I ponti di Verona come non li avete mai visti. Fino al 14 novembre è aperta al pubblico, nella hall del Municipio cittadino, la mostra “I ponti in cemento armato”.

Un’esposizione che racconta nel dettaglio, attraverso disegni tecnici, fotografie, lettere e modellini tridimensionali in sezione, le fasi della costruzione dei ponti veronesi e, dopo la distruzione da parte dei tedeschi alla fine della Seconda Guerra mondiale, della loro ricostruzione. Prima di tre esposizioni inserite nel più ampio progetto “I ponti di Verona nel Novecento – Un percorso tra gli Archivi storici della città”, la mostra è organizzata da Arcover – Archivi del Costruito del Territorio Veronese in Rete e dal Comune di Verona, con ilsostegno di Fondazione Cariverona.

Alla sua realizzazione ha collaborato un team di giovani architetti e ingegneri che – insieme all’Associazione Agile, capofila di Arcover – da gennaio 2018, si è occupato della digitalizzazione e messa in rete del patrimonio archivistico sulla storia di Verona tra Ottocento e Novecento.

La mappa tascabile dei ponti di Verona. A scopo turistico e didattico è stata realizzata anche una mappa bilingue italiano/inglese, che permette una rapida individuazione dei ponti cittadini, cui sono dedicate sintetiche note storiche. La cartina sarà disponibile a palazzo Barbieri, nella sede della mostra, e all’Ufficio Turistico del Comune.

L’esposizione è ad ingresso libero, con possibilità di accesso dalle 9 alle 18. Saranno garantite tutte le disposizioni di sicurezza e di prevenzione anti Covid, con obbligo di mascherina, distanziamento e accesso contingentato.

“Un’esposizione unica nel suo genere – spiega l’assessore alla Pianificazione urbanistica Segala –, che ha richiesto un lungo e complesso lavoro di ricerca per essere realizzata. Sui pannelli didascalici allestiti nella hall di palazzo Barbieri, attraverso immagini e modelli, viene presentata per la prima volta al pubblico la storia e la tecnica costruttiva dei ponti di Verona. Anche se da sempre sotto gli occhi dei veronesi, questi straordinari esempi dell’ingegneria italiana del Novecento, infatti, sono ancora oggi poco conosciuti”.

“La ricerca documentaria che proponiamo in questo percorso espositivo – dichiara l’architetto De Mori – è frutto di una fattiva collaborazione tra archivi, enti e amministrazione della città. È significativo che, nuovamente, sia pure in un’iniziativa prettamente culturale, gli stessi enti che operarono per la realizzazione di queste importanti opere, si ritrovino oggi uniti per renderne fruibile la memoria”.

“La scuola dell’Ingegneria italiana del Novecento, da cui provengono queste strutture straordinarie – sottolinea l’ingegnere Bertolazzi –, ha fatto parlare di sé in tutto il mondo. Esempi di tecnica e di governo della città che restano ancora oggi un punto di riferimento anche sul fronte della tutela delle infrastrutture”.

Il progetto è stato realizzato insieme all’Archivio Generale del Comune, all’Archivio di Stato di Verona – che conserva il materiale archivistico del Genio Civile – e alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Verona, che hanno messo a disposizione la documentazione originale. Sempre con materiale di archivio hanno partecipato all’allestimento anche la Biblioteca Civica, l’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona e l’Archivio Piero Gazzola. Il percorso espositivo – cui ha dato supporto tecnico anche l’Associazione IVRES – gode del patrocinio degli Ordini degli Ingegneri di Verona e Provincia, degli Architetti PPC della Provincia di Verona e del Collegio dei Geometri di Verona.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Lo sport in tempo di Covid

Sport, Covid-19 e salute attraverso il movimento. Sono questi i temi dell’evento in programma domenica 18 ottobre, organizzato dall’USACLI con il patrocinio del Comune di Verona, nell’ambito della III giornata nazionale ‘Lo sport che vogliamo’.

Domenica 18 ottobre, dalle ore 9.30, alla sala Lucchi in piazzale Olimpia 3 al quartiere Stadio di Verona, si terrà il congresso scientifico nazionale “Covid e Sport. Percorsi operativi per promuovere salute”. L’incontro punta alla formazione di dirigenti, istruttori sportivi, atleti, laureati in scienze motorie e operatori sanitari, sulle procedure da seguire per limitare la diffusione del Covid-19.
La partecipazione è gratuita, previa prenotazione. Per informazioni è possibile contattare USACLI al numero 045 8038112 o consultare il sito http://www.usaclivr.it.

“Lo scopo principale – ha dichiarato l’assessore allo Sport Rando – è quello di valorizzare il ruolo cruciale che lo sport ricopre nell’attività educativa e nel mantenimento di un buono stato di salute. Lo sport, infatti, assume una valenza fondamentale nella società, rappresentando un’importante valvola di sfogo, utile per liberarci dai nostri problemi, soprattutto in questo periodo di emergenza”.

 

Roberto Bolis

Al Teatro Romano di Verona Isabella Ferrari fa rivivere il mito di Fedra

Sarà un monologo di grande intensità, a metà tra la poesia e il sogno. Isabella Ferrari farà rivivere il mito di Fedra all’interno del Teatro Romano. Accompagnata dal violino di Aline Privitera. Questa sera, venerdì 24 luglio, alle ore 21, andrà in scena la rilettura contemporanea firmata da Ghiannis Ritsos e diretta da Vittoria Bellingeri, sotto la supervisione scenica del regista Fabrizio Arcuri.

Prosegue così la programmazione dell’Estate Teatrale Veronese. Una stagione inedita, con serate uniche e soli 310 posti a spettacolo. La rassegna, giunta alla settantaduesima edizione, è realizzata dal Comune di Verona, con il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e della Regione Veneto, la collaborazione di Arteven, il supporto di Cattolica Assicurazioni e Banco BPM e il patrocinio di ESU Verona.

“Dopo il tutto esaurito delle prime due serate – afferma l’assessore alla Cultura Francesca Briani -, siamo pronti a dar spazio al mito greco, prima di passare a Shakespeare, anima del nostro festival. Le presenze di pubblico registrate nei giorni scorsi hanno dimostrato che, nonostante le difficoltà, è tanta la voglia di ritornare a teatro, ritrovarsi nei luoghi di cultura. E il rispetto da parte degli spettatori di tutte le misure di sicurezza lo rende possibile. Siamo pertanto orgogliosi di aver voluto e organizzato la rassegna, anche quando sembrava impossibile andare in scena”.

“Abbiamo lavorato ad un programma di ‘resistenza’ in grado di creare cortocircuiti e stimolare il dialogo tra generazioni e stili all’apparenza distanti tra loro – precisa il direttore artistico Carlo Mangolini -. A partire da questa Fedra, che vedrà l’intensa interpretazione di Isabella Ferrari arricchita dalla supervisione scenica di Fabrizio Arcuri. In attesa dell’incontro tra Ugo Pagliai, Paola Gassman e Babilonia Teatri, insieme in un inedito Romeo e Giulietta, o tra Chiara Francini e Fanny e Alexander, che rileggeranno il mito di Amleto”.

Informazioni e approfondimenti sul sito http://www.estateteatraleveronese.it
Roberto Bolis

Bridge Film Festival 2020

Mentre il mondo dello spettacolo vive un periodo difficile, di cauta ripresa, il Bridge Film Festival torna coraggiosamente per il settimo anno consecutivo con performance e documentari d’avanguardia. L’evento, che pure si svolge all’aperto, ha luogo in misura ridotta e seguendo tutte le norme distanziamento sociale, per garantire la sicurezza degli spettatori e dello staff. Dal 9 all’11 luglio, il meraviglioso specchio d’acqua dell’antica dogana di fiume ai Filippini si animerà nuovamente grazie all’instancabile lavoro di Diplomart e Canoa Club con il patrocinio del comune di Verona.

La settima edizione si intitola “Homeland” ed è un inno ai giovanissimi, alla cosiddetta “generazione Z”. Sono i successori dei Millenials, figli del terzo millennio, i nati dopo il 1997 e primi “nativi digitali”. Sono cresciuti tra smartphone, tablet e touchscreen, che hanno approcciato spontaneamente senza dover leggere le istruzioni. I loro guru sono gli influencers e gli youtubers, intrecciano relazioni e si informano nuotando nell’immensità della rete, per loro più rassicurante e protettiva di una realtà che potrebbe portare delusioni emotive e psicologiche.

Ma è così dappertutto nel mondo?

Quest’edizione del Bridge Film Festival cerca spunti di riflessione sul tema, attraverso il mezzo che gli è proprio, e cioè documentari e cortometraggi in arrivo da luoghi del mondo poco battuti sul grande schermo.

«Dopo il grande caso di Greta Thunberg» spiega Ginevra Gadioli di Diplomart «secondo noi era importante andare a scoprire chi sono i nuovi giovani, questa generazione di ragazzi che ha tanto a cuore il nostro pianeta e che ci ha fatto aprire gli occhi su molte cose. Abbiamo visto in loro un coraggio che forse noi non avevamo: personalmente a quell’età non vedevo l’ora di andarmene dal mio paese, invece nella generazione Z si nota, soprattutto in Occidente, il desiderio di custodire e proteggere la propria terra, più da un punto di vista naturalistico che nazionalistico… per questo “Homeland”. Ovviamente Greta è un caso unico, perciò abbiamo voluto esplorare anche le dinamiche esistenti altrove».

Giovedì 9 luglio alle ore 21 apre il cortometraggio No_Connection, realizzato durante un workshop della scorsa edizione con un gruppo di bambini e ragazzi. Segue Ma-La-Femmena, corto del laboratorio “Verona fuori le mura” su come la nostra società guarda al femminile. Infine, il documentario, prodotto in Germania e girato a Berlino, Searching Eva di Pia Hellenthal. Il film, vietato ai minori di 13 anni e presentato alla Berlinale 2019, racconta di una giovane donna, che a 14 anni ha deciso di rendere la sua crescita uno spettacolo sul web, sfidando il concetto di privacy e molte delle convenzioni sull’essere donna. La serata è in collaborazione con il Circolo del Cinema.

Venerdì 10 luglio, sempre a partire dalle 21, si susseguono due lungometraggi. Prima Immortal di Ksenia Okhapkina, la quale ha raggiunto le estremità della Federazione Russa per filmare le attività ricreative giovanili, dai balli tradizionali alle manifestazioni patriottiche, che fungono da preludio al servizio militare. Attraverso la sua fine ricerca visiva, la regista di San Pietroburgo indaga i meccanismi per cui le persone diventano volontariamente risorse per lo Stato. Segue Dive. Rituals in Water di Hanna Björk Valsdottir, Elin Hansdottir e Anna Run Tryggvadottir, tre registe islandesi che hanno rivolto la loro attenzione verso una classe di nuoto non convenzionale. La piscina dell’istruttore Snorri Magnusson fra le montagne innevate è un santuario unico dove i neonati, insieme ai loro genitori, imparano a esplorare il loro mondo sensoriale.

La serata finale di sabato 11 luglio, come da tradizione, è dedicata ai cortometraggi. Gli undici lavori, selezionati con l’aiuto di ZaLab, Ennesimo Film Festival e Film Festival della Lessinia, attraversano vari paesi europei, dalla Svezia all’Irlanda, fino agli Stati Uniti, e si muovono fra animazione, finzione e documentario.

Come di consueto, il pubblico sarà chiamato a votare il film preferito, e la votazione del pubblico sarà affiancata da quella di una giuria di esperti, composta da: Alessandro Anderloni, direttore artistico del Film Festival della Lessinia; Alberto Scandola, professore di cinema all’Università di Verona; Prisca Ravazzin, psicologa e psicoterapeuta; Roberto Bechis, presidente del Circolo del Cinema.

«La programmazione di quest’anno vede la quasi totale assenza delle attività extra che hanno sempre caratterizzato il Bridge Film Festival» continua Gadioli. «Abbiamo sempre avuto workshop, installazioni artistiche, attività, concerti: insomma, un programma molto ricco. Quest’anno invece abbiamo deciso di concentrarci sui film». Qualche attività di contorno comunque non manca: la rituale discesa in gommone con partenza da San Fermo inaugura come di consueto il festival; le performance di danza a cura di Lya.ko Project precedono ogni sera le proiezioni; il concerto dei Fontanablu, sabato a orario aperitivo, segna l’ultima giornata della manifestazione.

«Nonostante i pochi mezzi, nonostante le difficoltà date dal momento storico, abbiamo deciso di fare comunque il Bridge Film Festival» commenta l’organizzatrice. «Seppure in piccolo e con le ovvie restrizioni di sicurezza, per noi fare il festival significa mandare un messaggio ai soci, affermare che la cultura non si ferma. Sperando che da cosa nasca cosa».

L’evento, infatti, segue tutte le norme anti-covid. Le sedute sono state ridotte in modo da rispettare un metro per un metro di distanza. Gli spettatori saranno tenuti a indossare la mascherina fino al raggiungimento del proprio posto. Un addetto dello staff misurerà la temperatura all’ingresso e vi saranno distributori di gel disinfettante in molti punti della dogana. Inoltre, come ogni anno, l’accesso è consentito ai soci Diplomart e chi è iscritto già Circolo del Cinema, Università di Verona e Accademia di Belle Arti, Canoa Club o Adige Rafting Verona godrà di uno sconto.

«Inoltre quest’anno il Bridge Film Festival è anche un evento di raccolta fondi per il Canoa Club, che negli ultimi mesi non si è mai fermato per concludere dei lavori strutturali importanti. Da anni, insieme all’associazione di Luigi Spellini, crediamo nella riqualificazione di questo bellissimo luogo, e per il nostro piccolo vogliamo dargli una mano» conclude Ginevra Gadioli.

Si invita chi voglia partecipare a pre-tesserarsi online sul sito web di Diplomart: http://www.diplomart.org.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

 

 

 

Un riconoscimento a Margot Kapfenberger, ‘Ponte tra Verona e Salisburgo’

Non è solo il gemellaggio ad unire, da quasi cinquant’anni, Verona e Salisburgo. C’è un altro ponte che suggella lo scambio culturale tra le due città, ed ha le sembianze di Margot Kapfenberger.

Nata a Salisburgo ma di adozione veronese, Margot nel corso degli anni si è fatta conoscere ed apprezzare per aver unito ancora di più le due città attraverso la musica. Un impegno concretizzatosi con numerose iniziative e scambi culturali tra cui molti concerti che hanno portato sulle rive dell’Adige i più importanti cori e musicisti austriaci.

Per questa preziosa e instancabile attività, che Kapfenberger ha svolto e continua a svolgere in maniera assolutamente volontaria, l’Amministrazione le ha conferito il riconoscimento di ‘Ambasciatrice Onoraria della musica nell’ambito del gemellaggio tra le città di Verona e Salisburgo’.

A consegnare la pergamena sono stati gli assessori ai Rapporti internazionali Francesca Toffali e alla Cultura Francesca Briani.

“Un ringraziamento per la preziosa attività che Margot ha portato avanti in tutti questi anni – ha detto l’assessore Toffali -, contribuendo a rendere ancora più forte e vivo il legame tra la nostra città e Salisburgo, unite anche e soprattutto dalla musica”.

“Un impegno non solo culturale ma anche civico”, ha aggiunto l’assessore Briani, ricordando l’attività che Margot svolge assiduamente anche con l’associazione Angelo del Bello, impegnata in progetti di volontariato per migliorare il decoro e la bellezza della città di Verona.

“Tra due anni scade il 50esimo anniversario del gemellaggio tra le nostre città – ha detto Kapfenberger -, siamo già al lavoro per organizzare qualcosa di grande e importante, con la musica protagonista. Ringrazio l’amministrazione per questo riconoscimento, tutto quello che faccio viene dal cuore”.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

“La mano che crea” al GAM di Verona

l’assessore Briani con il bozzetto in bronzo della statua di Dante al GAM

Il bozzetto in bronzo della celebre statua di Dante Alighieri di piazza dei Signori. E, ancora, ritratti, sculture, dipinti, ricordi. È molto più di una mostra quella che i Civici Musei di Verona propongono fino alla fine di gennaio 2021 alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, al Palazzo della Ragione. Dopo il lockdown, infatti, con la nuova esposizione, i suggestivi spazi museali della GAM tornano accessibili al pubblico. Oggi, domenica 28 giugno, l’ingresso alla mostra costa 1 euro.

“La mano che crea. La galleria pubblica di Ugo Zannoni (1836-1919) scultore, collezionista e mecenate”, tema conduttore dell’allestimento espositivo, è un viaggio nella storia secolare del collezionismo veronese, che ha contribuito a fare della città una delle mete d’Italia più ammirate e ricche di monumenti e musei

Punto di avvio ed epicentro della mostra – curata dal direttore dei Musei Civici Francesca Rossi affiancata da un Comitato scientifico composto da Maddalena Basso, Camilla Bertoni, Elena Casotto, Tiziana Franco, Sergio Marinelli, Patrizia Nuzzo e Pietro Trincanato – il vissuto, le opere e l’amore per la città scaligera di uno dei maggiori scultori dell’Ottocento veronese, Ugo Zannoni.

Artista che visse una lunga carriera all’insegna di relazioni artistiche tra Verona, Milano e Venezia, animata dall’impegno civile a favore della cultura e dei musei cittadini, tra il 1905 e il 1918, Zannoni donò ai Musei Civici veronesi la sua collezione di circa 200 opere d’arte, contribuendo così a gettare le basi per la costituzione di una Galleria d’Arte Moderna a Verona.

Ad illustrare l’esposizione, l’assessore alla Cultura Francesca Briani e il direttore dei Musei Civici Francesca Rossi. Presenti il curatore responsabile della Collezione d’Arte Moderna e contemporanea Patrizia Nuzzo, il presidente dell’Accademia di Belle Arti di Verona Marco Giaracuni e Padre Livio Guerra del Centro Culturale “San Gaspare”.

“Un omaggio che la città rivolge ad un artista che possiamo annoverare tra i fondatori della Galleria d’Arte Moderna – sottolinea l’assessore Briani –. Fu grazie al suo impulso, al suo profondo impegno civile e culturale, testimoniato dalla generosa donazione di una cospicua collezione di opere d’arte, che agli inizi del Novecento il Museo Civico poté rivolgere la sua attenzione all’arte allora contemporanea. La mostra, infatti, ha il merito di offrire il primo studio approfondito sulle vicende della collezione Zannoni. Una esposizione realizzata in stretta connessione con la comunità cittadina e che i Musei Civici-Galleria d’Arte Moderna Achille Forti hanno scelto di offrire al pubblico in questo particolare momento storico. Arena, Casa di Giulietta, Teatro Romano, Galleria d’Arte Moderna. Tutto a Verona si riapre per ritornare ad offrire a cittadini e turisti, l’ampia e straordinaria offerta culturale che rende unica nel mondo la nostra città. Un impegno importante, sostenuto dal Comune in un momento economico di grossa difficoltà, che ha portato a tagli al bilancio per oltre 50 milioni di euro e, inevitabilmente, ad una forte riduzione della capacità di spesa dell’area Cultura e Turismo. Un ostacolo che non ferma il nostro entusiasmo e il desiderio di ritornare ad offrire alla città tanti ed interessanti appuntamenti”.

“La mostra ha il merito di offrire il primo studio approfondito sulle vicende della collezione Zannoni – spiega il direttore Rossi –. Grazie a una sistematica campagna di ricognizione, le circa 200 opere donate, sono state oggetto di ricerche, interventi conservativi, documentazione fotografica e schedatura. Nella raccolta sono presenti opere di artisti che Zannoni ha frequentato e altri animatori di ricerche scultoree e pittoriche significative del secondo Ottocento”.

In esposizione opere di Domenico Induno, Mosè Bianchi, Filippo Carcano, Leonardo Bazzaro, Julius Lange, Luigi Nono, e il più moderno pittore divisionista Angelo Morbelli. Tra i veronesi, Angelo Dall’Oca Bianca, Francesco Danieli e il cugino dello scultore, Giuseppe Zannoni. Tra i soggetti rappresentati spiccano generi figurativi del paesaggio e del ritratto.

Di Zannoni la celebre statua di Dante Alighieri, che, nel centro della Piazza dei Signori, a Verona, rivolge lo sguardo ai palazzi Scaligeri dove il Poeta, durante l’esilio da Firenze, fu accolto da Cangrande della Scala. Lo scultore eseguì l’opera non ancora trentenne, aggiudicandosi la vittoria di un importante concorso promosso per la ricorrenza del VI centenario della nascita del Poeta.

L’esposizione è stata volutamente concepita per essere proposta al pubblico in concomitanza dell’ufficiale apertura dell’anno dedicato alle celebrazioni dei 700 anni della morte di Dante, prevista il prossimo settembre 2020. In mostra, infatti, è esposto il bozzetto in bronzo del famoso monumento dantesco, a rappresentare questo episodio cruciale del percorso artistico dello scultore.     Attraverso un’originale mostra-laboratorio, gli studenti sono entrati nel cuore della vita del museo, hanno collaborato con lo staff della Galleria nelle attività di cura delle collezioni e fatto esperienza diretta di ciò che avviene dietro le quinte, prima e durante il periodo di apertura della mostra al pubblico.     Secondo questo concetto di Museo partecipativo sono stati organizzati, con la collaborazione dell’Università di Verona, Dipartimento Culture e Civiltà, e dell’Accademia di Belle Arti di Verona, laboratori di alta formazione per la produzione artistica e la professione museale e alle metodologie di gestione del patrimonio culturale (catalogazione, restauro, mediazione culturale).

Il Dipartimento Culture e Civiltà dell’Ateneo veronese ha dedicato allo studio di cento opere provenienti dalla collezione Zannoni, un corso specialistico sulla catalogazione di beni culturali secondo gli standard ministeriali. L’Accademia di Belle Arti si è impegnata nella progettazione di un’utilissima linea del tempo “Linea del tempo” figurata, incentrata sui donatori dei Musei Civici tra Ottocento e primo Novecento, e a realizzare un cantiere di restauro in Galleria dedicato a gessi di Zannoni.

Durante il periodo della mostra si darà spazio inoltre ad una esplorazione sul tema del collezionismo e del mecenatismo contemporaneo grazie a testimonianze dirette di collezionisti veronesi. Tutto questo è stato condiviso con un comitato scientifico composto da studiosi e con giovani volontari del Servizio Civile Nazionale che hanno seguito ogni fase del progetto: dalla ricognizione delle opere d’arte nei depositi museali, alla ricerca documentaria in biblioteche e archivi.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito della Galleria d’Arte Moderna – http://www.gam.comune.verona.it.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

 

 

Torna Rtl 102.5 con il Power Hits Estate all’Arena di Verona

I numeri uno della canzone italiana sono pronti a tornare in Arena. Ed esibirsi a suon di tormentoni estivi. Anche quest’anno l’anfiteatro scaligero ospiterà il Power Hits Estate 2020, concerto di Rtl 102.5. Mercoledì 9 settembre torna l’evento nazionale che ha raccolto l’eredità di Festivalbar. Il mondo della musica sarà a Verona. Zucchero, Biagio Antonacci, Gianna Nannini sono solo alcuni degli artisti che hanno già confermato la loro presenza, insieme alla ‘regina’ Mara Maionchi. Straordinarietà di questo 2020 sarà l’Arena completamente vuota. La quarta edizione della manifestazione, infatti, non avrà pubblico ma sarà trasmessa in diretta tv e radio. Lo ha annunciato questa mattina il sindaco Federico Sboarina, intervenendo su Rtl 102.5. Sul sito della radio dal 22 giugno si potrà votare la propria canzone preferita.

“Vedremo l’Arena in una veste straordinaria – ha detto il sindaco, subito dopo il collegamento radio, durante la consueta diretta streaming -. Dopo le esibizioni di Diodato e Grigolo, che hanno fatto il giro del mondo, questa serata sarà un veicolo importantissimo di promozione della città. Il Power Hits Estate, negli anni, è diventato un appuntamento per milioni di persone, seguito da nord a sud, soprattutto dai giovani. E quest’anno, per come è stato ideato, sarà uno spettacolo unico, dal forte impatto. Il nostro anfiteatro per tutta estate sarà il cuore del mondo musicale, prima con l’opera e i concerti lirico-sinfonici e poi con una programmazione di eventi nazionali. Si sta creando una rincorsa da parte delle grandi produzioni e dei media nel proporre spettacoli sempre più belli ed esclusivi dall’Arena. Tutto questo servirà per far ripartire il turismo, filiera fondamentale per Verona, e per far tornare numerosi i visitatori italiani e stranieri”.

Nel frattempo si guarda al 25 luglio e all’inizio dell’edizione straordinaria del Festival lirico. Prosegue la mappatura dei posti per definire con precisione la capienza dell’Arena per l’estate 2020, in base alle norme sulla sicurezza e il distanziamento sociale.

“Abbiamo già guadagnato duemila e cinquecento posti rispetto al limite dei mille che ci aveva imposto il Governo – ha spiegato Sboarina -. Ringrazio il presidente Zaia che ha sbloccato l’impasse durata un mese. Secondo la nuova mappatura che stiamo facendo, infatti, dovremmo arrivare a 3.500 spettatori, circa mille in più rispetto al protocollo che avevamo stilato e inviato al Ministro Franceschini. Ci stiamo lavorando quotidianamente, perché non si tratta solo di organizzare i posti a sedere, ma anche di garantire l’afflusso, il deflusso, la presenza e gli spostamenti di artisti, orchestra e maestranze, nel rispetto di tutte le regole vigenti. Grazie alla deroga della Regione, dopo settimane di appelli, richieste e incontri, abbiamo potuto liberarci dal vincolo restrittivo previsto dal decreto per la ripartenza degli spettacoli. Proporre serate in Arena a mille posti sarebbe stato insostenibile. Così, invece, abbiamo la possibilità di arrivare alla capienza massima che ci consente di garantire la sicurezza del pubblico e degli artisti”.

Roberto Bolis