Il Cortile di Castelvecchio dedicato a Magagnato e Scarpa

Il Cortile della piazza d’Armi del Museo di Castelvecchio è intitolato alla memoria di Licisco Magagnato e Carlo Scarpa, ideatori ed esecutori, tra il 1958 e il 1964, dell’importante restauro e riallestimento del museo scaligero. È stata questa l’ultima tappa dell’ampio programma di eventi realizzato quest’anno dal Comune in occasione del centenario della nascita di Magagnato. Storico dell’arte e direttore dei Musei e delle Gallerie veronesi dal 1955 al 1986, Magagnato è oggi una fra le figure intellettuali più rappresentative dello sviluppo del sistema museale cittadino. L’apposizione della targa commemorativa è stata effettuata alla presenza dell’assessore alla Cultura Francesca Briani. Sono intervenuti anche Tobia Scarpa, figlio di Carlo Scarpa e Alba Di Lieto, responsabile Archivio Scarpa Musei Civici.

Promossi dal direttore Licisco Magagnato e realizzati dall’architetto Carlo Scarpa tra il 1958 e il 1964, costituiscono un punto di riferimento della felice stagione museografica italiana del secondo dopoguerra. Il Museo di Castelvecchio, infatti, offre una testimonianza esemplare del dialogo tra la committenza pubblica e illuminata di un direttore di museo e di un maestro dell’architettura, la cui memoria si salda tangibilmente nella doppia intitolazione del giardino di Castelvecchio.

“Continuare a dare memoria è fondamentale – dichiara l’assessore Briani –, in particolare quando si mantiene vivo il ricordo di quelle figure che hanno contribuito a rendere Verona lo straordinario patrimonio culturale che oggi conosciamo e ammiriamo. A Licisco Magagnato e a Carlo Scarpa viene dedicato il Cortile della piazza d’Armi in quanto luogo simbolo della lungimirante progettualità e della sintonia ed amicizia che si creò tra il direttore e l’architetto”.

Licisco Magagnato è direttore del Museo Civico di Bassano del Grappa tra il 1951 e il 1955. Dal 1955 al 1986, è alla guida dei civici Musei e Gallerie d’Arte di Verona.
Tra il 1958 e il 1964 è protagonista, con l’architetto Carlo Scarpa, del restauro e del riallestimento del Museo di Castelvecchio, secondo un progetto d’avanguardia tra i più rappresentativi della museografia del Novecento. Protagonista della resistenza vicentina e poi membro del Partito d’Azione e quindi del Partito Repubblicano, si dimostra sempre profondamente coinvolto nella vita politica, sociale e culturale del Paese e contribuisce alla creazione del Ministero dei Beni Culturali, istituito nel 1974, e nel 1977 è nominato vicepresidente del Comitato di settore per i Beni artistici e storici del ministero. Libero docente di Storia dell’Arte dal 1967, di-venta professore incaricato stabilizzato di Storia dell’Arte presso la facoltà di Economia e Commercio (Corso di Lingue) dell’Università di Padova (sede distaccata di Verona) a partire dall’anno accademico 1970-1971.

Tra il 1970 e il 1973 apre il Museo degli Affreschi, intitolato a G.B. Cavalcaselle, e la Casa di Giulietta. Nel 1982 riapre al pubblico il Museo Lapidario Maffeiano, su progetto dell’architetto Arrigo Rudi; avvia il restauro dell’isolato e del Palazzo Emilei Forti, su progetto dell’architetto Libero Cecchini. Come studioso, è attento a un ampio ventaglio di argomenti di storia dell’arte, con particolare riferimento all’arte veneta, a partire dagli studi sul Teatro Olimpico di Vicenza e su Jacopo Bassano, a temi palladiani e sulla storia dell’arte, la cultura, la trattatistica dal Medioevo al Settecento.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Al via il 492esimo Carnevale di Verona

Apre domani il 492° Carnevale veronese. In forma ridotta, con tutte le misure anti-contagio e, soprattutto, con un calendario eventi work in progress, in attesa di indicazioni precise e dettagliate in materia di eventi e manifestazioni. La volontà del Comitato del Carnevale resta quella di portare avanti la tradizione veronese realizzando, nei limiti della situazione pandemica, il maggior  numero di eventi, in linea anche con le finalità sociali del Carnevale stesso, procedendo con la programmazione dei vari eventi, in attesa di avere precise indicazioni dalla Prefettura riguardo alla fattibilità o meno degli eventi.

Domani, giovedì 6 gennaio, sarà posta come da tradizione la statua del Papà del Gnoco in piazza a San Zeno, ma non ci sarà la consueta sfilata fino a Palazzo Barbieri. Tutti i comitati carnevaleschi stanno comunque organizzando i vari appuntamenti nei rioni, in attesa di capire come si evolverà la situazione. Attualmente sono confermati gli appuntamenti di gennaio, con le elezioni delle varie maschere, una tradizione carnevalesca che ormai vive solo a Verona. Il 16 gennaio è prevista l’elezione del 492° Papà del Gnoco, seguita poi dalla cerimonia di incoronazione che avverrà nel rispetto delle norme vigenti e senza i tradizionali eventi goliardici.

Il momento clou sarà il 25 febbraio, il Venerdì Gnocolar, a cui seguiranno gli eventi nei rioni, il Sabato Filippinato e il Luni Pignatar. La chiusura sarà l’1 marzo, Martedì Grasso, in piazza Dante come si faceva un tempo.

Tutti i comitati sono al lavoro per l’organizzazione dei propri eventi e per eleggere le proprie maschere, adeguandosi alle normative, con nuove modalità anche online, come per l’elezione del Principe Reboano, con votazione e tradizionale processo ai candidati in streaming.

Foto di gruppo dopo la presentazione in Sala Arazzi

Il programma è stato presentato in sala Arazzi dall’assessore al Carnevale e alle Tradizioni veronesi Francesca Toffali. Presenti il presidente del Comitato organizzatore del Carnevale del Gnoco Valerio Corradi, il presidente del Comitato Rione Filippini Pierantonio Turco, la vicepresidente del Ducato di S. Stefano Maddalena Garofalo, il Papà del Gnoco e il Principe Reboano.

“Anche per il 2022 apriamo il Carnevale rispettando la data canonica del 6 gennaio – ha affermato l’assessore Toffali -. Le attività sono ridotte, per questo facciamo solo l’annuncio dell’inizio senza la classica passeggiata dopo la posa della statua a San Zeno. Siamo in attesa di capire come e in che modo potremo procedere, ma speriamo di poter rispettare tutte le scadenze di gennaio e febbraio”.

“Stiamo organizzando gli eventi del Carnevale di gennaio e febbraio come se fosse tutto normale, ovviamente attenendoci al decreto del Governo del 23 dicembre 2021 – ha detto il presidente Corradi -. Lavoriamo a vista perché, dall’1 febbraio, non sappiamo come andranno le cose. I nostri volontari stanno incontrando molte difficoltà, ma vogliamo continuare a far vivere il Carnevale a Verona”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

L’antenna di Guglielmo Marconi esposta a Palazzo Barbieri

L’icona più importante delle comunicazioni nel terzo millennio è in mostra nel pronao di Palazzo Barbieri. È stata infatti posizionata lì l’antenna dalla quale il premio Nobel Guglielmo Marconi fece partire le prime onde elettromagnetiche. Fino a fine gennaio 2022 si potrà ammirare il simbolo della comunicazione tecnologica che, negli anni, si è sempre più evoluto fino all’attuale Wifi.

A custodire il prezioso simbolo, il Museo della radio di Verona che l’ha messo a disposizione di curiosi, appassionati e turisti nel centro della città. Sul supporto dell’antenna e sul cancelletto davanti al pronao sono stati posti due QR Code che, se inquadrati con telefono cellulare o tablet, permettono di ascoltare un messaggio registrato dalla figlia di Gulglielmo Marconi, la principessa Elettra.

La stessa Elettra è intervenuta per un saluto telefonico all’inaugurazione fatta dall’assessore alla Smart city e Innovazione tecnologica Francesca Toffali, dalla consigliera comunale Paola Bressan, dal presidente del Museo della radio Francesco Chiantera e dal fondatore Alberto Chiantera. È inoltre intervenuta la classe 5^ della scuola primaria dell’Istituto Seghetti.

“Ringrazio a nome di tutta l’Amministrazione il Museo della radio per averci dato la possibilità di esporre l’antenna – ha detto l’assessore Toffali -. Credo che sia importante scoprire quale sia l’origine delle nostre telecomunicazioni, tanto utilizzate, a volte anche fin troppo. Tutto però è iniziato da questa antenna, è un’importante occasione per tutti avere la possibilità di ammirarla”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Monica Guerritore chiude l’anno dantesco

Monica Guerritore a chiude l’anno dantesco al Nuovo. Il Grande Teatro, storica rassegna del Comune di Verona organizzata in collaborazione con il Teatro Stabile, propone, per l’ultimo appuntamento del 2021, ‘Dall’inferno all’infinito’. Lo spettacolo, su testi di Dante Alighieri, Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Patrizia Valduga, Gustave Flaubert, Victor Hugo, Giacomo Leopardi e Cesare Pavese, rientra negli eventi di “Dante a Verona 1321-2021”. La prima dello spettacolo è stata ieri. In occasione del debutto, è stato consegnato il premio Renato Simoni 2020/2021 a Isa Danieli. Dopo chiusure e incertezze dettate dalla pandemia, il mosaico della ripartenza si completa con il ritorno dello storico riconoscimento, giunto alla 63esima edizione. Una versione straordinaria su due annualità. La giuria, presieduta dal sindaco Federico Sboarina, e composta dai critici di teatro Claudia Cannella, Roberto Canziani, Masolino D’Amico, Rodolfo Di Giammarco e Katia Ippaso, ha scelto di accendere i riflettori su una grande donna di teatro.

Monica Guerritore

Isa Danieli, in palcoscenico a 14 anni, ha affrontato un po’ tutti i generi del mondo dello spettacolo, ha ricevuto la prima accoglienza teatrale da Eduardo De Filippo (andando poi in scena una quindicina di volta con sue commedie), ma è stata anche esemplare per intraprendenti cambi di ribalte, di compagnie, di modalità recitative, di drammaturgie, di scelte culturali e popolari, di energiche riletture del classico e di impagabili nuovi rischi. Un’attrice generosa e solida. Artista di cui viene ora teatralmente premiato l’intuito, la tenacia, la forza, il lirismo, la bellezza d’animo, e la conquistante interpretazione della vita.

“Abbiamo spostato eccezionalmente la premiazione al Teatro Nuovo – precisa l’assessore alla Cultura Francesca Briani – perché la forte incertezza e le riaperture a singhiozzo che hanno attraversato il biennio 2020/21 non hanno permesso di svolgere, prima della scorsa estate, un lavoro sistematico e accorto come quello che richiede l’organizzazione del Premio. Oggi finalmente siamo in grado di annunciarlo e la cosa mi rende doppiamente felice perché la scelta è ricaduta su una donna di grande temperamento, che per oltre 60 anni ininterrotti ha continuato a salire sul palcoscenico, regalando al pubblico la sua forza e la sua sensibilità”.

Isa Danieli

“Tra gli obiettivi che mi sono posto in questi anni – sottolinea il direttore artistico degli Spettacoli del Comune di Verona Carlo Mangolini –, c’è anche la necessità di aprire una riflessione sul senso di un premio alla carriera oggi. Un riconoscimento nato per omaggiare un grande artista e intellettuale come Renato Simoni, all’avanguardia per il suo tempo, capace di visioni e slanci che appoggiavano saldamente sulle radici ma aprivano al futuro. Penso che ai giorni nostri debba essere arricchito da un confronto tra artisti, critici, operatori e intellettuali, che abbia anche un valore intergenerazionale, per un passaggio dei saperi. Portare alla ribalta personalità a tutto tondo, capaci di definire pezzi di storia del teatro, impone che la loro testimonianza non resti lettera morta, ma diventi patrimonio condiviso dal pubblico e dalle nuove generazioni di artisti”.

Dopo la prima del 14 dicembre, lo spettacolo, prodotto dalla Compagnia Orsini, replica dal 15 al 19 dicembre. Giovedì 16 dicembre, alle 18, al Teatro Nuovo, Monica Guerritore incontra il pubblico e gli studenti. L’appuntamento, organizzato con l’Università di Verona, è intitolato Il viaggio della poesia, tra inferno ed infinito. Interverranno all’incontro la giornalista Alessandra Galetto, il docente Nicola Pasqualicchio e il direttore artistico Carlo Mangolini. Sei i canti dell’Inferno alla base dello spettacolo: I e II (Incontro con Virgilio/Beatrice), III (Ingresso nell’Inferno), V (Paolo e Francesca), XXXIII (Conte Ugolino) e XXXIV (uscita dall’Inferno). Nello spettacolo anche testi di Pier Paolo Pasolini (“Supplica a mia madre”), Elsa Morante (“Menzogna e sortilegio”), Patrizia Valduga (“Cento quartine” e “La tentazione”), Gustave Flaubert (“Madame Bovary”), Victor Hugo (“Pathmo”), Giacomo Leopardi (“L’infinito”) e Cesare Pavese (“Ultimo scritto”).

“La potente forza creativa dell’immaginazione delle pagine di Hillmann e Citati – dice Monica Guerritore – accompagnano e forse spiegano la discesa nel nero, nell’intima natura umana, che Dante mette in versi nei canti iniziali dell’Inferno: la sua ricerca e il suo incontro con le parti del sé. Nelle bellissime parole di Wagner, la forza della musica (che accompagna tutta la performance) diventa motore emotivo e precede, accompagna e amplifica il tormento delle passioni amorose (Paolo e Francesca), di abbandono (“La tentazione” di Patrizia Valduga), di ferocia come nel canto del conte Ugolino. Di abissi naturali che portano in scena anche figure materne e paterne: Pasolini e Morante. Tutto rende la ricerca e il racconto interiore e poetico di Maestri lontani tra loro per epoca, un’unica grande anima che racconta le infinite vie della testimonianza del Sé. Le parole di Umberto Eco e del grande psicanalista Galimberti accompagnano, noi uomini di oggi, nella comprensione del nostro Inferno interiore e dell’Infinito intuito. Nella mia intenzione c’è il desiderio forte di sradicare parole, testi, versi altissimi dalla loro collocazione “conosciuta” per restituirgli un “senso” originario e potente”.

Roberto Bolis (anche per le fotografie)

Per il centenario di Magagnato, gli acquarelli di Arduini

Nuovo allestimento nella sala Boggian del Museo di Castelvecchio. In esposizione i 60 acquarelli donati quest’anno da Francesco Arduini per il Gabinetto Disegni e Stampe del Museo scaligero. Una mostra speciale, in visione al pubblico fino a 6 marzo 2022, realizzata in occasione delle celebrare del centenario della nascita di Licisco Magagnato. L’esposizione dossier, dal titolo ‘Ritorno alla rappresentazione. Gli acquerelli di Francesco Arduini. Una donazione al Museo di Castelvecchio, è a cura di Francesca Rossi e Ketty Bertolaso. In mostra opere di delicata suggestione, che costituiscono una ripresa della rappresentazione, dopo l’astrattismo degli esordi, e che trovano nell’acquerello il medium ideale per restituire una “densità cromatica e tattile inusitata in rapporto alla traduzione consolidata di questa tecnica”, come sottolinea l’artista. La coincidenza della donazione con il centenario della nascita di Magagnato evidenzia il lungo sodalizio di amicizia e di collaborazione che legò il direttore dei Musei e Gallerie d’Arte di Verona al pittore. Tra gli anni Sessanta e Settanta, Magagnato acquisì alcune opere di Arduini per la Galleria d’Arte Moderna e dedicò molte pagine in cataloghi di mostre monografiche e collettive alla produzione pittorica e grafica all’artista. Gli acquerelli sono accostati in sala Boggian a lavori giovanili, dipinti e incisioni delle collezioni del Museo di Castelvecchio e della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, che documentano gli esordi dell’artista e la stagione dei suoi rapporti con Magagnato.

Nelle opere di Arduini, Magagnato coglieva “un tranquillo e distaccato inseguire le analogie e le costanti profonde tra le forme naturali ed organiche, l’ordine segreto (non geometrico ma ritmico) dei profili delle linee, delle masse” e avvertiva “la presenza di uno scambio continuo tra una certa scala interiore di ritmi e andamenti stilistici, e la scoperta sempre rinnovata di aspetti della morfologia naturale consonanti con quel suo a priori formale” (Magagnato 1966).

“I Musei Civici veronesi – spiega l’Assessore alla Cultura – hanno scelto di celebrare con un fitto programma di appuntamenti il centenario della nascita di Licisco Magagnato. storico dell’arte e direttore dei Musei e delle Gallerie veronesi dal 1955 al 1986, tra le figure intellettuali più rappresentative dello sviluppo del sistema museale cittadino. Questa mostra, oltre ad esporre al pubblico opere di particolare fascino artistico, è l’occasione per ricordare il legame di amicizia che, per lungo tempo, ha legato Magagnato ad Arduini”.

Francesco Arduini, dopo la maturità artistica conseguita nel 1951 a Venezia, si iscrive alla Facoltà di Architettura a Venezia e Firenze. Inizia ad esporre nel 1951 e nel 1961 succede ad Orazio Pigato nella cattedra di Composizione all’Istituto Statale d’Arte N. Nani di Verona, in cui insegna per vent’anni. Dopo l’esordio, espone a tutte le edizioni della Biennale di Verona dal 1953 al 1967; nella 57a edizione della mostra viene premiato. Contemporaneamente partecipa a rassegne nazionali ed internazionali giovanili a Milano, Gorizia, Roma, Lubiana, ecc. Ottiene nel 1962 il Premio Diomira a Milano; un premio all’VIII Premio Mestre nel 1964; vine premiato alla XV Biennale nazionale di Lucca nel 1968.

Nel 1963 partecipa alla XV Triveneta di Padova e al Premio San Fedele a Milano. Nel 1965, presentato da Gian Lorenzo Mellini, incontra lo storico dell’arte Ludovico Ragghianti, che propone una sua antologica di grafica all’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Pisa (Fondazione Timpanaro), che diventerà itinerante nelle principali città della Toscana e della Liguria. Sempre nel 1965 viene invitato per la grafica alla XXXIII Biennale Internazionale di Venezia, con un gruppo di opere: gli Stendardi.

Partecipa a numerose collettive in Italia e all’estero, a Bolzano, Genova, Firenze, San Martino di Lupari, Montebelluna, Trento, San Giminiano, Nagahama, Piazzola sul Brenta, Trissino, Teheran, Salisburgo, Ferrara, Maniago, Termoli, ecc.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Licisco Magagnato 1921-2021

Esposizioni, proiezioni cinematografiche, giornate di studio. Ma anche, il 17 dicembre, la dedica a sua perenne memoria del giardino di Castelvecchio. I Musei Civici veronesi hanno scelto di celebrare cosi il centenario della nascita di Licisco Magagnato, nato a Vicenza l’8 giugno 1921. Storico dell’arte e direttore dei Musei e delle Gallerie veronesi dal 1955 al 1986, Magagnato è una fra le figure intellettuali più rappresentative dello sviluppo del sistema museale cittadino. L’ampio programma di appuntamenti, oltre a valorizzare la sua figura, punta ad ampliare la conoscenza di cittadini e di turisti sull’opera culturale che lo ha contraddistinto, sempre in favore dell’arte e dello sviluppo di quell’offerta museale oggi fondamentale realtà e risorsa della città.

“E’ fondamentale continuare a dare memoria – dichiara l’assessore Briani – di quelle figure che hanno contribuito a rendere Verona lo straordinario patrimonio culturale che oggi conosciamo e possiamo ammirare. Il genio e la passione civile, artistica e culturale di Magagnato hanno contraddistinto non solo il suo percorso di vita ma le tante positive scelte compiute in favore della città. Ricordare una figura come Magagnato significa non dimenticare cosa è stata Verona nei decenni in cui lui ha operato e quanto è stato determinate il suo lavoro per i Musei Civici”.

“Direttore dei civici Musei e Gallerie d’Arte di Verona dal 1955 al 1986 – ricorda la direttrice Rossi – Magagnato è una figura determinante nella storia dei Civici Musei. Intellettuale attento e sensibile, si distingue per un interesse profondo per la genesi dell’opera, l’indagine delle forme urbane, la salvaguardia dei beni culturali e il restauro, per l’insegnamento e il dialogo con gli artisti contemporanei. È tra i promotori del dialogo scuola-museo e dell’idea di museo come luogo di formazione permanente.
Tra il 1957 e il 1964 è protagonista, con l’architetto Carlo Scarpa, del restauro e del riallestimento del Museo di Castelvecchio, secondo un progetto d’avanguardia tra i più rappresentativi della museografia del Novecento”.

Programma.
Mostre. Dall’11 di novembre, alla GAM
, nel rinnovato percorso espositivo ‘Passioni e visioni: percorsi dalla storia della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti’ si trova la speciale sezione a lui dedicata, intitolata ‘L’arte contemporanea nello sguardo di Licisco Magagnato (Vicenza 1921- Venezia 1987): mostre veronesi e acquisizioni per la Galleria d’Arte Moderna’.

L’esposizione documenta e valorizza il profondo legame tra Licisco Magagnato e l’arte contemporanea, un aspetto ancora poco indagato della sua poliedrica personalità. Magagnato fu un aggiornato e appassionato intenditore, impegnato come critico d’arte e organizzatore, capace di utilizzare luoghi diversi, pubblici e pri-vati, tra sale espositive e spazi all’aperto, a seconda del carattere del progetto. Dalle prime recensioni su giornali e riviste alla redazione di testi per amici artisti, dalle mostre importanti su Semeghini, Vedova, De Pisis, Balla, Consagra, a quelle sull’astrattismo e i giovani concettuali, la presenza del contemporaneo è un filo rosso presente lungo tutto l’arco della sua vita.

La sezione ospita autori molto cari a Magagnato, come Semeghini, De Pisis, Vedova, Birolli, le cui opere furono esposte in mostre veronesi organizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta o acquisite dal Comune di Verona per le collezioni civiche grazie al suo impulso. La sezione è completata da un focus che evidenzia l’interesse per le tendenze dell’arte astratta e concettuale che animò Magagnato negli anni Settanta e Ottanta: un’eredità portata avanti e sviluppata da Giorgio Cortenova, Direttore della Galleria civica dal 1985 al 2008, a tutt’oggi riconoscibile nelle iniziative che l’istituzione promuove sul fronte contemporaneo.

Fino al 6 marzo 2022, nella sala Boggian al Museo di Castelvecchio, la mostra ‘Ritorno alla rappresentazione. Gli acquerelli di Francesco Arduini. Una donazione al Museo di Castelvecchio’. Inaugurazione il 3 dicembre alle ore 13. L’esposizione dossier, a cura di Francesca Rossi e Ketty Bertolaso, presenta 60 acquerelli donati da Francesco Arduini al Gabinetto Disegni e Stampe del Museo di Castelvecchio. Opere di delicata suggestione, che costituiscono una ripresa della rappresentazione, dopo l’astrattismo degli esordi, e che trovano nell’acquerello il medium ideale per restituire una “densità cromatica e tattile inusitata in rapporto alla traduzione consolidata di questa tecnica”, come sottolinea l’artista. Un lungo sodalizio di amicizia e di profonda stima artistica legò Licisco Magagnato a Francesco Arduini. Tra gli anni Sessanta e Settanta, il direttore acquisì alcune opere dell’artista e dedicò molte pagine in cataloghi di mostre monografiche e collettive alla sua produzione pittorica e grafica. Accanto agli acquerelli donati da Francesco Arduini saranno esposti dipinti e disegni appartenenti alle collezioni civiche veronesi e in prestito dalla raccolta dell’artista.

Dall’11 dicembre al 16 gennaio, al Museo di Castelvecchio, Galleria delle Sculture, esposizione Lapilli di Giorgio Vigna. Un percorso ideato in collaborazione con Galleria veronese Studio la Città, in occasione della donazione dell’opera Acquaria, realizzata da Vigna per il giardino di Castelvecchio nel 2013 e donata dall’artista stesso al museo nel 2021 per la ricorrenza del centenario di Magagnato. Inaugurazione in pro-gramma l’11 dicembre alle ore 16.

In continuità con l’installazione Acquaria che abita la fontana di Scarpa nella corte esterna, Giorgio Vigna crea un inedito percorso espositivo nella Galleria delle Sculture, confrontandosi nuovamente con lo spazio scarpiano. I suoi sassi immaginari tornano a incontrarsi con l’architettura petrosa del Castello e con i sassi naturali del greto dell’Adige usati da secoli per edificare. I sassi diventano un piccolo elemento denso di si-gnificato del linguaggio sviluppato da Giorgio Vigna in oltre trent’anni di ricerca. Inoltre, segnano, come piccole offerte poetiche, la continuità del suo omaggio al Museo di Castelvecchio, a Carlo Scarpa e a Licisco Magagnato.

Il 6 dicembre, alle ore 15.30, al Centro Audiovisivi, nella sala Farinati alla Biblioteca Civica, la proiezione cinematografica in onore di Licisco Magagnato.

L’appuntamento, organizzato con la collaborazione dell’Area Cultura – Centro Audiovisivi della Biblioteca Civica, coinvolgerà un pubblico ampio ed eterogeneo mediante il linguaggio cinematografico, che mostrerà la partecipazione del giovane Magagnato alla resistenza vicentina, origine del suo impegno civile nell’Italia del secondo dopoguerra.

Il 9 dicembre, dalle ore 9.30 alle 18, alla sala Convegni della Gran Guardia, una giornata di studio sul tema ‘Licisco Magagnato tra storia dell’arte e politica culturale’. Coordinamento scientifico: Francesca Rossi, Antonella Arzone, Fausta Piccoli
La giornata, organizzata dal Museo di Castelvecchio, intende rendere omaggio e approfondire la figura e il ruolo di Licisco Magagnato come studioso, critico d’arte e direttore di museo, e ripercorrere il suo profondo impegno nella politica culturale del nostro Paese. L’evento verrà trasmesso in streaming sul canale YouTube I MUV – I Musei di Verona.

Saranno presenti, come relatori, studiosi legati ai Musei Civici di Verona, di Vicenza, di Bassano e alle Uni-versità di Verona, Padova, Venezia, insieme ad allievi e testimoni dell’attività scientifica e culturale di Magagnat. Interventi di Guido Beltramini, Howard Burns, Anna Maria Conforti Calcagni, Maurizio Cossato, Alba Di Lieto, Matteo Fabris, Tiziana Franco, Barbara Guidi, Cristina Lonardi, Sergio Marinelli, Paola Marini, Marta Nezzo, Stefania Portinari, Francesca Rossi, Vincenzo Tiné. L’incontro è realizzato con il contributo della Casa Vinicola Sartori.

Il 17 dicembre alle ore 11, intitolazione del giardino del Museo di Castelvecchio, a Licisco Magagnato e a Carlo Scarpa.

Il restauro e il riallestimento di Castelvecchio, promossi dal direttore Licisco Magagnato e realizzati dall’architetto Carlo Scarpa tra il 1958 e il 1964, costituiscono un punto di riferimento, studiato e ammirato, della felice stagione museografica italiana del secondo dopoguerra. Il Museo di Castelvecchio, infatti, offre una testimonianza esemplare del dialogo tra la committenza pubblica e illuminata di un direttore di museo e di un maestro dell’architettura, la cui memoria si salda tangibilmente nella doppia intitolazione del giardino di Castelvecchio. A Licisco Magagnato e a Carlo Scarpa viene quindi dedicato il Cortile della piazza d’Armi in quanto luogo simbolo della lungimirante progettualità e della sintonia tra il direttore e l’architetto.

Infine, dedica a Licisco Magagnato del catalogo della mostra diffusa Dante a Verona 1321-2021. Il mito della città tra presenza dantesca e tradizione shakespeariana.

Nell’ambito delle iniziative che hanno visto il Comune di Verona partecipare, insieme alle città di Firenze e Ravenna, alle attività del “Comitato Nazionale per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighie-ri”, a Licisco Magagnato è stata riservata una dedica nel catalogo della mostra diffusa.

Licisco Magagnato (Vicenza 1921 – Venezia 1987) è direttore del Museo Civico di Bassano del Grappa tra il 1951 e il 1955. Dal 1955 al 1986, è alla guida dei civici Musei e Gallerie d’Arte di Verona. Tra il 1957 e il 1964 è protagonista, con l’architetto Carlo Scarpa, del restauro e del riallestimento del Museo di Castelvecchio, secondo un progetto d’avanguardia tra i più rappresentativi della museografia del Novecento. Protagonista della resistenza vicentina e poi membro del Partito d’Azione e quindi del Partito Repubblicano, si dimostra sempre profondamente coinvolto nella vita politica, sociale e culturale del Paese e contribuisce alla creazione del Ministero dei Beni Culturali, istituito nel 1974, e nel 1977 è nominato vicepresidente del Comitato di settore per i Beni artistici e storici del ministero. Libero docente di Storia dell’Arte dal 1967, di-venta professore incaricato stabilizzato di Storia dell’Arte presso la facoltà di Economia e Commercio (Corso di Lingue) dell’Università di Padova (sede distaccata di Verona) a partire dall’anno accademico 1970-1971. Tra il 1970 e il 1973 apre il Museo degli Affreschi, intitolato a G.B. Cavalcaselle, e la Casa di Giulietta. Nel 1982 riapre al pubblico il Museo Lapidario Maffeiano, su progetto dell’architetto Arrigo Rudi; avvia il restauro dell’isolato e del Palazzo Emilei Forti, su progetto dell’architetto Libero Cecchini. Come studioso, è attento a un ampio ventaglio di argomenti di storia dell’arte, con particolare riferimento all’arte veneta, a partire dagli studi sul Teatro Olimpico di Vicenza e su Jacopo Bassano, a temi palladiani e sulla storia dell’arte, la cultura, la trattatistica dal Medioevo al Settecento. Numerose sono le iniziative espositive dedicate da Magagnato all’arte contemporanea, all’architettura, all’arte popolare e alle arti minori. Promuove e cura mostre tra cui, per l’ambito medievale e moderno: Da Altichiero a Pisanello (1958), Dante e Verona (1965), Cinquant’anni di pittura veronese 1580-1630 (1974), La pittura a Verona tra Sei e Settecento (1978), Progetto per un museo secondo. Dipinti restaurati delle collezioni del Comune di Verona (1979), Palladio e Verona (1980), Carlo Scarpa a Castelvecchio (1982).

Roberto Bolis (anche perla fotografia)

Il ricordo di John Lennon in Gran Guardia a Verona

Un uomo senza tempo, un artista poliforme che ha fatto la storia della musica e non solo. A 41 anni dalla morte, avvenuta l’8 dicembre 1980, Verona ricorda John Lennon, il poeta di Liverpool, cantautore, polistrumentista, paroliere e attivista, una delle personalità britanniche più importanti di tutti i tempi. L’appuntamento è per lunedì 6 dicembre alle 20.45 all’auditorium della Gran Guardia  con il concerto gratuito che vedrà protagonisti oltre 40 artisti veronesi e che sarà dedicato a tutti i musicisti scaligeri scomparsi negli anni.

L’evento è organizzato dall’associazione Pocostabile con i patrocini del Comune e dell’Università di Verona. Per partecipare è necessaria la prenotazione alla mail lennon6dicembre@gmail.com, l’ingresso sarà consentito con  super Green Pass e uso della mascherina. Sarà una serata emozionante e ricca di contenuti,  che ripercorrerà la vita dell’artista con contenuti di vario genere, dai video ai testi, dalle performance recitative all’esecuzione di brani anche inediti.

Mente e artefice del progetto è Giampaolo Rizzetto, grande giornalista e critico musicale veronese, uno tra i massimi conoscitori cittadini dei Beatles, che già l’anno scorso aveva messo in cantiere l’evento celebrativo in occasione dei 40 anni della morte di Lennon. Iniziativa slittata a causa del Covid, ma che quest’anno gli organizzatori riescono a realizzare nel rispetto di tutte le norme vigenti. Lo spettacolo ha anche l’obiettivo di dare risalto al patrimonio musicale veronese, dando spazio ad oltre 40 musicisti cittadini di grande livello e professionalità.

“John Lennon è una delle figure più memorabili del nostro secolo e che rimarrà per sempre nella storia – ha detto l’assessore Briani -. Un artista poliforme, che ha interpretato la rottura con le convenzioni del tempo, diventando lui stesso un uomo senza tempo, come la sua musica. Siamo contenti di poter realizzare questo evento, un modo anche per dare spazio ai nostri artisti”.

“Perché Lennon resta una delle figure più influenti del Novecento?- ha detto Rizzetto-. La risposta è tutto sommato semplice. Sta nell’onestà, nell’umanità dei suoi scritti; si manifesta in quel suo mettersi a nudo senza alcun timore reverenziale, uomo come tutti noi; nasce, infine da una deriva adolescenziale difficile e carica di sofferenza. Questo spettacolo è un sogno a cui lavoro da molti anni, sono davvero lieto di poterlo concretizzare e soprattutto di valorizzare il nostro ricco patrimonio musicale”.

Roberto Bolis

Presepi dal mondo a Verona

Dopo un anno di stop a causa del Covid-19, torna nella città scaligera la storica rassegna dei ‘Presepi dal mondo a Verona’, con il suo simbolo, la Stella cometa più grande del mondo, installa in piazza Bra.

La mostra, in programma fino al 23 gennaio 2022, visto il proseguo dei lavori di restauro all’anfiteatro romano, sarà allestita per il terzo anno in Gran Guardia, mantenendo in alterati la sua spettacolarità e fascino. La rassegna, giunta alla sua 37esima edizione, organizzata dalla Fondazione Verona per l’Arena, ideata e curata da Alfredo Troisi, propone una ricca esposizione, composta di 400 presepi provenienti da musei, collezioni, maestri presepisti e appassionati di tutto il mondo. Una straordinaria visione della Natività, che offre un quadro artistico completo della tradizione presepistica internazionale, con il suo messaggio di tolleranza tra popoli di culture diverse.
Per il numero di opere esposte la mostra è nel Guinness dei primati, così come il suo simbolo, la grande stella cometa, ideata da Alfredo Troisi e progettata da Rinaldo Olivieri, che dal 1984 brilla in piazza Bra.

“Un importante ritorno per la città – sottolinea il sindaco –. L’esposizione dei Presepi e la Stella allestita in piazza Bra rappresentano i simboli del Natale veronese che, quest’anno, dopo lo stop imposto nel 2020 a causa della pandemia, torna ad animarsi con appuntamenti ed eventi speciali come questo. Giunta a Verona nel 1984, insieme alla prima installazione in piazza Bra della stella cometa dell’architetto Olivieri, la rassegna è stata il punto di partenza di un nuovo turistico invernale che, oggi, in questa fase di ritrovata normalità, punta a ritornare a vivere vede”.

“Una manifestazione parte integrante della città e nel cuore di tutti i veronesi – dichiara l’assessore Rando – Un particolare ringraziamento al suo ideatore e curatore Troisi e a quanti, insieme a lui, non hanno ma smesso di impegnarsi per portare avanti questa speciale tradizione, attesa nel periodo natalizio da grandi e piccini. L’Amministrazione sarà sempre al vostro fianco, perché si possano raggiungere insieme nuovi ed importanti traguardi”.

Il curatore della mostra Alfredo Troisi ha sottolineato: “è una gioia grande poter tornare a riallestire a Verona questa speciale tradizione natalizia. La rassegna, con i suo 400 presepi in mostra, saprà sorprendere ancora una volta i visitatori, offrendo, anche negli spazi della Gran Guardia, lo stesso fascino e spettacolarità delle esposizioni realizzate in Arena. L’alta qualità e l’alto numero di opere esposte, straordinario esempio dell’arte presapistica di tutto il mondo, sono la principale caratteristica di questa mostra, riconosciuta come unica e speciale nel suo genere”.

La rassegna sarà visibile al pubblico tutti i giorni, fino al 23 gennaio 2022, dalle 9 alle 20. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare la segreteria organizzativa al numero 045 592544 o consultare il sito www.presepiarenaverona.it.

Roberto Bolis

Il Carnevale di Acireale e di Verona gemellati

Un filo lungo mille chilometri che unisce cultura, tradizione e identità popolare. È stato sancito in Sala Arazzi il gemellaggio tra il Carnevale di Verona e il Carnevale di Acireale.

L’idea di formalizzare un protocollo d’intesa è nata quest’estate quando le due realtà della tradizione popolare hanno deciso di unire le proprie forze, affinché i due carnevali, entrambi nati quasi 500 ani fa, potessero collaborare alla costruzione dei carri, alla realizzazione di maschere e sull’organizzazione del carnevale.

Già da questa edizione del carnevale ‘fuori stagione’, tuttora in corso e in programma fino al 7 novembre, si potranno ammirare le caratteristiche opere in cartapesta, arte nella quale i siciliani sono maestri nel realizzare carri di piccole ma anche di importanti dimensioni, quasi doppie di quelli del carnevale veronese.

Alla firma del gemellaggio è seguito lo scambio di simboli della tradizione carnevalesca veronese e acese, ovvero il Papà del Gnoco e Lavica, la diavoletta che suona il violino mascotte del carnevale di Acireale.  

“Abbiamo lavorato molto perché quest’anno non rimanesse senza la festa del Carnevale – ha detto il sindaco -. Un modo anche diffondere il messaggio positivo legato alla ripartenza post Covid, e farlo con un gemellaggio amplifica il senso di partecipazione e condivisione. Ad Acireale ci unisce la ricchezza culturale e della tradizione, ciascuna città con le proprie peculiarità e sfaccettature, ma entrambe espressione della storia del territorio italiano”.

“Come Amministrazione comunale siamo ben lieti di questo gemellaggio – ha affermato l’assessore Manciagli -. Sono due carnevali storici, importanti e che insieme potranno andare lontano. Collaborare è importante, perché sarà frutto di nuove idee e proposte. È l’inizio di un grande percorso per entrambi, perché le due città dimostrano attaccamento per due manifestazioni che richiedono tanto sacrificio da parte delle persone che si adoperano affinché si possano realizzare”.

“È motivo di grande orgoglio poter fare questo gemellaggio – ha sottolineato Corradi -. Se ogni anno riusciamo a fare il carnevale è grazie al Comitato del bacanal del Gnoco ma soprattutto per il sostegno dell’Amministrazione Comunale, della Provincia, della Regione e dei tanti sponsor, e questa collaborazione con il carnevale di Acireale ci permette di crescere ulteriormente”.

“Non posso che ringraziare per l’ospitalità  e l’opportunità che ci è stata data di presentare la nostra manifestazione – ha detto Cundari -. Siamo due carnevali storici d’Italia, con una data di nascita molto vicina nel tempo e siamo una festa del popolo, di tutti coloro che vogliono riprendere a vivere dopo la pandemia. Il carnevale era momento di trasgressione, ora diventa momento di comunità, e da qui può nascere una grande sinergia”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

A cena con gli Scaligeri

Sei ristoranti per sei settimane. Fino al 5 dicembre si svolgerà la 9^ edizione della rassegna enogastronomica ‘A Cena con gli Scaligeri’. Trattorie, ristoranti ed osterie della città si alterneranno una settimana a testa proponendo piatti tipici della tradizione veronese. L’evento è realizzato  da associazione Zero45 e Pro Loco di Verona con il patrocinio del Comune di Verona ed il contributo della Regione del Veneto. Official partners sono Amia Verona spa e Distilleria Marzadro spa.

Novità dell’edizione post Covid è il format della rassegna, che, per evitare assembramenti, viene diluita in una settimana anziché una sola serata per locale. Confermata invece la proposta del menù fisso su prenotazione e a prezzi vantaggiosi. Monte Veronese, pastissada de caval con polentina morbida, tastasal, carni bollite con la pearà, gnocchi di malga e poi tanti dolci e vini saranno alcuni dei tanti piatti che verranno serviti sulle tavole dei sei locali.

L’obiettivo è prolungare la rassegna oltre il termine fissato, portandola nei quartieri e realizzandola in altri periodi dell’anno. Già numerosi infatti i ristoranti disponibili a proseguire l’iniziativa enogastronomica nei primi mesi del 2022.

Partecipano alla rassegna l’Osteria Verona Antica, la Trattoria al Bersagliere, Trattoria La Molinara, Ristorante Al Calmiere, Ristorante Greppia, Ristorante Maffei. Per prenotare basterà telefonare direttamente ai locali.

Il programma.  Dal 26 al 30 ottobre Trattoria Bersagliere,  via Dietro Pallone 1; dall’1 al 7 novembre Ristorante Maffei in piazza Erbe 38; dall’8 al 13 novembre Trattoria la Molinara in piazzetta Ottolini; dal 16 al 21 novembre Ristorante Greppia, vicolo Samaritana 3; dal 23 al 28 novembre Ristorante al Calmiere in piazza San Zeno 10; dal 30 novembre al 5 dicembre Osteria Verona Antica in via Sottoriva 10/a.

“Un’ulteriore occasione a favore dell’economia cittadine e in particolare dei nostri ristoratori – afferma il sindaco Sboarina -. La ripartenza del nostro tessuto produttivo, oltre che culturale, è confermata dal ritorno dei turisti, ancora presenti in numero importante anche grazie all’ampliamento dei plateatici, prolungato fino al 31 dicembre. Questa iniziativa permette a cittadini e visitatori di approfondire la conoscenza del nostro territorio e la sua identità, ben rappresentata dai nostri piatti e dai vini, prodotti di eccellenza che sono una delle nostre ricchezze”.

Roberto Bolis