Debutta a Roma Steven Osborne

Steven Osborne ha suonato con le orchestre di mezzo mondo – Europa, America, Asia e Australia – con cui ha eseguito i Concerti più popolari del repertorio pianistico, come quelli di Beethoven e di Rachmaninoff, ma ama soprattutto i recital, quando sta solo davanti al pubblico ed è libero di realizzare le sue idee musicali in uno di quei programmi strutturati con passione e intelligenza che sono una sua caratteristica. Trasferisce questi programmi anche nei suoi dischi, con cui ha vinto due premi Gramophone in Gran Bretagna e tre Schalplattenpreis in Germania. Di lui la stampa internazionale ha scritto: “pianismo elettrizzante ed abbagliante”, “performance avvincente” (New York Times), “la sua esecuzione è stata una delle migliori che io abbia mai sentito” (The Times), “è stato quasi incredibile… dall’intelligenza, forza, giocosità alla bellezza mozzafiato” (The Herald).

Per il suo debutto romano – che cade tra i suoi concerti a Parigi e Londra e prima di partire per una tournée intercontinentale che lo porterà a New York, Città del Messico e Sydney – Osborne ha ideato un programma che accosta tre classici del Novecento, il russo Sergej Prokofev, il francese Maurice Ravel e l’austriaco Alban Berg, che rappresentano le tre principale scuole musicali dell’inizio del secolo scorso, il suo periodo preferito.

Inizia con i Sarcasmi op. 17 di Prokof’ev, cinque brevi pezzi sperimentali del 1912-1914, quando il compositore era l’enfant terrible della musica russa, un ribelle che si divertiva a fare piazza pulita di ogni regola e a scandalizzare pubblico e critica. Segue Ravel con Miroirs, la raccolta composta tra il 1904 e il 1905 che – come ha scritto l’autore stesso – “segna un notevole cambiamento nella mia evoluzione”. Questi cinque famosissimi pezzi – i loro titoli sono: Noctuelles, Oiseaux tristes, Une barque sur l’océan, Alborada del gracioso e La vallée des cloches – da un lato sono intensamente descrittivi e pittorici, ma dall’altro hanno anche risonanze metafisiche.

Poi Osborne passa alla Sonata in si minore op. 1 di Berg, in un solo movimento, scritta nel 1907 durante gli studi con Schoenberg: in questo suo primo capolavoro il compositore viennese parte da un inquieto clima tardoromantico per iniziare ad esplorare spazi musicali sconosciuti. In conclusione ancora Prokof’ev, questa volta con un’opera della piena maturità, la Sonata n. 8 in si bemolle maggiore op 84 del 1944, la cui architettura riporta ai modelli classici, rivissuti con lo spirito e il temperamento peculiari del compositore russo, inquieto e dinamico, ma anche con oasi del suo tipico lirismo “freddo”.

 

Mauro Mariani

per la fotografia, credit Ben Ealovega Sculpture

 

 

 

Antiche donne di lettere: una conferenza sulle “Compagne di splendore”

Lunedì 26 febbraio 2018 alle 17 all’Archivio storico comunale (via Giuoco del Pallone 8, Ferrara) si terrà la conferenza della docente dell’Università di Sassari Monica Farnetti intitolata “Compagne di splendore. Il genere degli ‘elogia’ da donna a donna”. L’ingresso è libero.

L’elogio da donna a donna, scambiato a ritmo sostenuto in età rinascimentale, registra l’insorgere di un istituto quale è quello del reciproco riconoscimento pubblico delle rimatrici, che nel rendersi omaggio cantando l’una le lodi dell’altra, e nell’affidare ai tipografi parole valorizzanti e celebrative delle proprie simili, si autorizzano al compito, e si rafforzano nell’esito, di una convincente rappresentazione della nuova società letteraria. Quella in cui le donne “fanno gruppo”: e lo fanno perché si leggono, ben s’intendono e volentieri si applaudono, trovano riscontro nell’innovativa presenza femminile che rimodella il pubblico della poesia, e gradatamente consolidano una tradizione di solidarietà intellettuale e sensibile sulla base di una consapevole comunanza di destino, in vista di una partecipata e desiderabile autorevolezza da riconoscere al loro inedito ingegno.
L’appuntamento fa parte del ciclo “Testo e contesto” a cura dell’associazione Amici della Biblioteca Ariostea.

Alessandro Zangara

(anche per l’invio dell’immagine tratta da “Compendium di Christine de Pisan, Parigi)

A Brescia in mostra quadri da collezioni private

A Palazzo Martinengo di Brescia, sempre splendida cornice per le mostre pittoriche, fanno bella mostra di sé una serie di quadri soprattutto da collezioni private che, forse se visti su qualche pubblicazione, anche scolastica, non sono fruibili solitamente al pubblico.

Questo rende curioso accedere alle belle sale del palazzo cittadino, per ammirare quadri dell’800 e ‘900, con una selezione interessante. Sono alcuni pezzi ad attrarre l’attenzione, soprattutto i futuristi che, con l’immancabile citazione al fondatore Marinetti, si riassumono poi in Giacomo Balla con “Ponte della velocità”, un olio magro su carta del 1915, poco distante dall’altrettanto bello e interessante olio su tela di Fortunato Depero, datato 1922, “Ritratto dell’aviatore Azari”: un personaggione blu vicino al suo aereo.

Tutto ciò permette di riflettere sulla situazione italiana del tempo in modo più astratto, e quindi maggiormente filosofico, rispetto ai quadri di genere: spiedi di beccacce, o i volti illuminati dal chiarore del focolare, oppure dal lume della candela dei celeberrimi quadri di Angelo Inganni. Esposti in mostra di Inganni, sia pezzi che immortalano scorci di Milano, anche sotto una dolce nevicata, sia Brescia, in modo particolare la “Veduta di Piazza della Loggia” del 1879.

Ruolo femminile, in volti di contadine o in riposo di portatici di valle, che acquista sensualità e finezza borghese con Emilio Rizzi di “Tazza dorata” (del 1911 circa), mentre austera è la figura del famoso quadro della famiglia Lechi, qualche sala prima. Belli i paesaggi anche inusuali, con dettagli finissimi di canne lacustri, tegole montane, scorci fissati con scuola di stampo en plein air, piuttosto che moderne “Piazza d’Italia” di Giorgio De Chirico degli anni Trenta. Non potevano mancare i manichini oppure “Otello e Desdemona” di Alberto Savinio (olio su tela del 1928), e ancora i bresciani con Basiletti, Filippini, Bertolotti e Soldini, arrivando a Morandi, Fontana e Vedona, la “Merda d’artista” e un inedito attribuito a Pablo Picasso, “Natura morta con testa di toro” del 1942. Ricerca e innovazione che non scavalcano la tradizione. Un quadro rimanda all’altro per epoca, ma anche per gusto, con dipinti floreali e vestali, scorci di porti e alte vette, tra sconvolgimenti che hanno segnato la Storia, fino a tagliare le tele, via espressiva nuova che rompesse con le forme sia figurative che astratte. Si arriverà a produrre l’arte solo per l’arte, solo per il momento, senza con questo che rimangano vuoti i gesti e le pennellate, le intrinseche provocazioni che, almeno, hanno provocato reazioni sorprese/indignate, ma reazioni comunque. Quindi l’arte che si rinnova e che lascia tracce di pensiero, un bel pomeriggio da trascorrere a Brescia e di scoprirne le ricchezze nascoste.

“Picasso, De Chirico, Morandi: 100 capolavori del XIX e XX secolo dalle collezioni private bresciane”. Brescia, Palazzo Martinengo, fino a giugno 2018.

 

A.B.

 

 

Verona in Love. I risultati

Cristina D’Avena in Piazza dei Signori a Verona

Sono molti i numeri che confermano le presenze in città nei cinque giorni di Verona in Love, dal 14 al 18 febbraio.

Solo i musei hanno registrato quasi 24 mila ingressi, 92 mila le viste al sito ufficiale della manifestazione, 360 i partecipanti alle visite guidate a tema nei musei civici, ma anche 2 mila 385 biglietti staccati alla funicolare.
Non solo. Circa 1.500 i messaggi inviati dal cellulare al “muro virtuale” allestito su palazzo del Capitani in piazza dei Signori, oltre 500 annulli postali emessi da Poste italiane sulle cartoline a tema, coniate 2 mila monete alla Casa di Giulietta, molto seguite anche le dirette degli eventi musicali, in particolare quelli con Michele Zarrillo e Cristina D’Avena.

“I numeri sembrano darci ragione – commenta l’assessore alla Cultura -.Le iniziative ad hoc organizzate nei musei civici hanno avuto un riscontro più che positivo, a dimostrazione dell’interesse di cittadini e turisti a conoscere e apprezzare le bellezze artistiche, storiche e culturali della nostra città. Continueremo su questa strada, convinti del valore aggiunto che le proposte culturali attribuiscono a qualsiasi iniziativa”.

Nel dettaglio. Sono stati 23.930 gli ingressi ai musei cittadini dal 14 al 18 febbraio, così distribuiti: 11.116 all’anfiteatro Arena, 6.237 alla Casa di Giulietta, 2.293 al Museo di Castelvecchio, 1.635 al Museo Archeologico al Teatro Romano, 574 al Museo di Storia Naturale, 2.075 al Museo degli Affreschi –Tomba di Giulietta; 359 i partecipanti alle visite guidate a tema organizzate ai musei di Castelvecchio (30 iscritti), degli Affreschi (240 iscritti), di Storia Naturale (25 iscritti), al museo archeologico al Teatro Romano (35 iscritti), al museo maffeiano (29 iscritti); 98 le persone che hanno partecipato alla caccia al tesoro organizzata dal Comune e 86 alla caccia “Love Hunting”; 2 mila 385 i biglietti staccati alla funicolare, di cui 476 nell’orario di apertura prolungato dalle 16.30 alle 20; 1.421 i messaggi, di cui 756 foto, inviati dal cellulare al “muro virtuale” allestito su palazzo del Capitanio, in Piazza dei Signori.

“Soddisfazione per il buon esito della manifestaizone – aggiunge l’assessore -. Il tempo nel week end non era dei più favorevoli, e la concomitanza con altre manifestazioni come la mezza maratona possono aver creato qualche disagio alla rassegna, ma San Valentino si festeggia in questo unico periodo dell’anno, col buono e con il cattivo tempo. Senza considerare che, per una città ormai internazionale come Verona, ospitare più eventi insieme è nella norma. L’importante è che siano di qualità e in grado di soddisfare le esigenze di tutti. Ringrazio il Comitato per Verona che, da nuovo interlocutore, è riuscito in poco tempo ad organizzare una rassegna con tanti e tali eventi e a portare sul palco di piazza dei Signori artisti come Michele Zarrillo e Cristina D’Avena”.

 

Roberto Bolis (che ha inviato anche la fotografia)

Il “Temporale” di Brescia

Il CTB di Brescia ha messo in scena, tra le nuove produzioni, un’opera dello svedese August Strindberg, vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento e morto prima della Grande Guerra che ha sconvolto gli assetti geopolitici europei. La scelta è caduta su “Temporale”, una della commedie appartenenti al “teatro moderno” e ai drammi definiti “da camera”, come se fossero composizioni musicali e per un teatro piccolo, intimo, com’è il Teatro Santa Chiara Mina Mezzadri di Brescia dove il lavoro ha debuttato. La pièce di Strindberg aveva risvolti travolgenti nel clima del tempo, condizionato dai coevi lavori di Freud e da un cambiamento nelle coscienze civili rispetto al ruolo della donna, del divorzio, delle libertà dai tabù. Pertanto, la modernità di “Temporale” non sta tanto nell’averlo riscoperto adesso, quanto nella modernità del lavoro in se stesso, visto che ciò che oggi è diventato all’ordine del giorno, purtroppo spesso caso di cronaca, allora era di certo uno stravolgimento della società tradizionale e tradizionalista.

La riflessione posta dalla commedia, quindi, è insita nel testo; si pone agli spettatori come punto di incontro tra i fatti e ciò che significano, sui quali il teatro pone l’accento e, di conseguenza, la riflessione personale.

Diretti da Monica Corti, anche in scena nel ruolo della Postina, Vittorio Franceschi, Mauro Marino, Melania Giglio, Monica Ceccardi, Sergio Mascherpa. Belli le scene e i costumi di Roberta Monopoli.

Il protagonista è un Signore (Franceschi) che incarna l’arrivo della vecchiaia e l’accettazione del termine del proprio cammino di vita. Tutto scorre tranquillamente in un palazzo chiamato casa del silenzio, sconvolta però dal daffare di un pasticcere (Mascherpa) e di sua moglie che lo sprona a lavorare in un’afosa estate, intenti com’erano alla preparazione della conserve di frutta al pianterreno. I due hanno una figlia, Agnese (Giglio), che non resta nel ruolo di “brava ragazza” diciottenne a lungo, ma si lascia fuorviare da un uomo che cerca la giovinezza e la circuisce, desiderosa di andarsene di lì per una vita migliore. Infatti, scapperà con un uomo misterioso, Fischer (Mascherpa), che con l’altrettanto misteriosa famiglia composta dalla moglie Gerda (Ceccardi) e da una bambina, è appena andato a vivere al primo piano dello stabile. Fischer è uno sfruttatore violento e quando Gerda cerca di scappare da lui, si imbatte nell’ex marito, padre di sua figlia, il Signore. Questi, sempre solo, ragiona sulla sua vita con il Fratello che gli va a far visita di tanto in tanto (Marino) e che convince Gerda a parlargli per cercare di sistemare le cose, magari tornare insieme per il bene della piccola.

In realtà, una volta re-incontrati, i due non fanno altro che tornare alla solita vita coniugale fatta di tormenti, gelosie soprattutto di Gerda per altre donne più giovani, come Louise la cameriera del Signore (Ceccardi), oppure del Signore che rivanga come Gerda lo abbia lasciato per un uomo più giovane e di come lui, invece, avesse dimostrato di essere ancora virile abbastanza per avere un figlio. Il dibattito è tra generazioni, tra uomini e donne che non trovano altro equilibrio che quello della sfida e del litigio, mentre qualcuno riesce sempre e solo a farsi gli affari propri. Il fato, la vita per quel che è, con il suo incedere indifferente e allo stesso tempo determinante per gli esseri umani, si personifica in un temporale estivo che, come una novella “Molto rumore per nulla” sistema tutto. Agnese torna a casa, il Signore ritorna nella sua tranquillità che lo porterà ad andarsene definitivamente dal palazzo una volta arrivato l’autunno; Gerda troverà un po’ di pace in campagna, dove andrà a vivere con la bambina e il Fratello, avvocato, continuerà a svolgere il suo lavoro, così come il pasticcere, la postina e tutto il resto del mondo che ruota intorno, sempre, alle singole vite di ciascuno di noi.

August Strindberg mette in scena la vita come se la fotografasse e riuscisse a focalizzarla al punto da non giudicarla, criticarla, sottolinearla, ma presentarla agli spettatori perché siano loro a immedesimarsi, a diventare attori tanto quanto gli attori si sono messi in gioco e, dunque, il teatro diventa corale, senza più spazi vuoti o incolmabili tra platea e palcoscenico. L’adattamento e la regia di Corti hanno mantenuto l’equilibrio dell’autore, rendendo l’opera viva ancora.

 

Alessia Biasiolo

(fotografie della Compagnia e di scena di Umberto Favretto)

 

 

 

 

 

 

UNESCO Italian Youth Forum

Si svolgerà a Matera, in vari luoghi, dal 23 al 25 Febbraio, il primo forum internazionale dei giovani italiani interamente dedicato ai grandi temi dell’UNESCO. Presentata dal Comitato UNESCO giovani, Associazione nata nel 2015 con l’obiettivo di supportare le attività della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO in vari ambiti promuovendone progetti che prevedano la partecipazione attiva di giovani e della società civile in iniziative ed eventi di rilevanza nazionale, l’iniziativa rientra fra quelle promosse dal MIBACT all’interno del programma ufficiale dell’Anno Europeo del Patrimonio che si svolgerà lungo l’arco del 2018, e cade nel XXV anniversario dell’iscrizione del sito “I sassi e il parco delle chiese rupestri” nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità.

I giovani soci partecipanti, tra i 18 e i 35 anni, saranno i protagonisti dell’evento, scambiandosi idee, stimolando la discussione e immergendosi nelle diverse tematiche UNESCO con l’obiettivo di puntare sulla valorizzazione, lo sviluppo e la trasmissione del patrimonio culturale italiano.

Tra i relatori provenienti dal mondo delle Istituzioni, della Cultura, del terzo settore, si segnalano gli interventi di Marcello Pittella, Presidente Regione Basilicata, Vito de Filippo, Sottosegretario del Ministero dell’Istruzione, Pier Luigi Sacco, Professore Ordinario di Economia della Cultura all’Università IULM di Milano, Adama Sanneh, Co Fondatore della Moleskine Foundation, Basma El Husseiny, direttore delle Risorse Culturali di Al-Mawred Al-Thaqafy (ente culturale no profit a supporto degli artisti arabi, Il Cairo) e esperto Unesco in Governance culturale e “Diversità delle espressioni culturali”; Ferdinand Richard, presidente del Fondo Roberto Cimetta (associazione in sostegno della mobilità culturale e artistica nella Regione euro-araba e nel Mediterraneo, Parigi) e primo coordinatore del gruppo di esperti del Fondo internazionale per la diversità culturale dell’UNESCO; Marco Bani, Capo della segreteria tecnica per l’Agenzia per l’Italia Digitale e dottore di Ricerca in Politics, Human Rights and Sustainability presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Alex Giordano, Docente presso il Dipartimento di Scienze Sociali dell’Università Federico II° di Napoli, pioniere della cultura digitale e antropologo dell’innovazione, considerato tra i principali esperti di social innovation, sharing economy e di innovazione sociale e tecnologica applicata a food e agricoltura, fondatore di Ninjamarketing.
Obiettivo del Forum è approfondire in particolare i temi dell’educazione, dell’innovazione, della divulgazione e dello sviluppo sostenibile, cogliendone le opportunità e momenti di crescita e promozione futuri. Tra le attività aperte al pubblico, previa registrazione, vi saranno infatti una serie di workshop formativi a numero chiuso condotti da esperti del settore sui temi portanti, in cui saranno sviluppati i documenti programmatici dell’anno in corso. Ad essi i volontari non solo parteciperanno di diritto, ma avranno l’occasione di conoscere e toccare con mano la realtà di UNESCO giovani, entrando a fare parte in prima persona di un gruppo attivo e stimolante di 300 soci, studenti, ricercatori, artisti, professionisti, manager e imprenditori che hanno a cuore i grandi temi dell’UNESCO e la loro applicazione e diffusione tra i giovani e sul territorio.

Il 2018 è un anno di svolta per la nostra associazione – afferma il presidente Paolo Petrocelli. – A distanza di 24 mesi dalla costituzione del Comitato Giovani, dopo avere realizzato numerose iniziative e progetti in tutta Italia ed avere ottenuto il prestigioso riconoscimento da parte del Direttore Generale dell’UNESCO per essere una delle migliori buone pratiche giovanili a livello mondiale, ci accingiamo ad intraprendere una nuova importante fase di crescita e sviluppo: ci siamo dotati di un nuovo statuto ed abbiamo elaborato un programma di lavoro pluriennale ancora più ambizioso e rivoluzionario. Dopo aver operato come Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana, siamo ora pronti a proseguire il nostro cammino con maggiore autonomia, ponendoci nuovi obiettivi e traguardi.

Il Comitato Giovani – continua Petrocelli – evolve diventando così l’Associazione Italiana Giovani per l’UNESCO, la più grande organizzazione giovanile italiana per l’UNESCO, ufficialmente riconosciuta dal Segretariato Generale di Parigi. L’appuntamento di Matera è il primo forum internazionale promosso da UNESCO Giovani. Vogliamo confrontarci con sempre più giovani italiani, europei, giovani provenienti da tutti i continenti. Per farlo, abbiamo organizzato un evento di straordinaria portata, che riunirà centinaia di giovani per parlare di patrimonio, diritti, futuro. Perché anche dall’Italia possiamo dare un contributo alla promozione di valori e ideali universali. Siamo pronti a parlare con il Mondo.

PROGRAMMA

Venerdì 23 febbraio
Ore 15 – 17
Auditorium Gervasio
Cerimonia di apertura con rappresentanti chiave di istituzioni internazionali, nazionali e locali e organizzazioni politiche, educative e culturali.
Ore 18
Fine della sessione plenaria aperta al pubblico.

Sabato 24 febbraio
Ore 9 – 12
Palazzo Viceconte
Sessioni di lavoro per i membri del comitato giovanile dell’UNESCO.
Gruppi di lavoro su istruzione, raccolta fondi, comunicazione.
Relazione finale da presentare alla riunione plenaria.
Ore 14 – 17
Workshop aperti al pubblico e tenuti da esperti internazionali.
Temi:
– Ambiente
– Inclusione sociale e diversità culturale
– Innovazione tecnologica e patrimonio
Ore 17 – 19
Sassi di Matera. “Patrimonio in gioco” (“Heritage into play”)
In collaborazione con Fondazione Matera 2019
Ore 21
Ricevimento serale a Palazzo Viceconte o Dedalo.

Domenica 25 febbraio
Ore 9 – 12
Casa Cava
Riunione plenaria di chiusura.
Ore 13
Cerimonia conclusiva dell’UIYF ai Sassi di Matera

 

Elisabetta Castiglioni

Donazione targata P.S. ai reparti di Pediatria dell’Ospedale Civile di Brescia

Nel pomeriggio dello scorso 14 febbraio, accompagnata dalla dottoressa Patrizia Bevilacqua, della Direzione Sanitaria, e dal dottor Alberto Arrighini, responsabile del Pronto Soccorso pediatrico degli Spedali Civili di Brescia, una delegazione dei frequentatori del IX Corso Vice Ispettori della Polizia di Stato ha fatto visita ai bambini ospiti dei reparti di Pediatria, al fine di regalare loro un momento di gioia con la consegna di un piccolo dono rappresentante la Polizia di Stato.

I Vice Ispettori, con la partecipazione dell’A.N.P.S. di Brescia, hanno raccolto su base volontaria fondi per 1.925 euro, allo scopo di acquistare e donare ai reparti tre aspiratori pediatrici da barella salvavita e divisori a tendina, da impiegare all’interno delle camere di degenza pediatrica.

La Direttrice, alla consegna dei doni, era particolarmente commossa, sottolineando in particolar modo l’importanza delle apparecchiature salvavita donate, soprattutto in questi momenti di economia e necessità.

Immediatamente dopo la consegna dei respiratori e dei fondi raccolti, la visita degli Ispettori è proseguita nei vari reparti tra i bambini ospiti, per regalare momenti di divertimento, anche con la presenza di una poliziotta che per l’occasione era vestita da clown.

Il momento è stato particolarmente toccante e ricco di emozioni anche per gli “Uomini in divisa”, nel regalare un sorriso ai bambini con la consegna dei giochi.

A.N.P.S.

(ph. Fotolive Fabrizio Cattina)