MotoTematica. The Art of Motorcycle

Online il regolamento per accedere al MotoTematica – Rome Motorcycle Film Festival, il primo festival cinematografico dedicato al mondo della motocicletta nel quale si presentano e proiettano opere creative a tema. Proprio come i motociclisti, simbolo di libertà per eccellenza e fonti di molteplici ispirazioni, anche i filmmakers raccontano spesso attraverso le proprie opere i sogni, le avventure e le storie di centauri da ogni parte del mondo. E’ per questo che MotoTematica vuole mostrare questi lavori, incoraggiando e stimolando a trasferire la passione per la moto in una forma d’arte, organizzando una rassegna che prevede la proiezione delle opere finaliste del concorso il 14 e 15 novembre alla Casa del Cinema di Roma e le premiazioni nei due giorni successivi presso lo spazio Ragusaoff nell’ambito dell’Eternal City Motorcycle Custom Show.

Per partecipare alla selezione bisogna inviare entro il 20 settembre 2019 opere in cui la motocicletta è inerente e parte sostanziale del materiale creativo proposto. I materiali possono appartenere a qualunque anno di produzione, possono avere qualsiasi durata e possono aver partecipato ad altri festival, ma non devono essere mai stati pubblicati online. Sono accettate le opere in lingua originale ma aventi sottotitoli italiani. Una stessa opera può concorrere in più categorie. Possono inoltre essere presentate più opere da parte di uno stesso regista. I lavori devono essere presentati in un file con formato .MOV a risoluzione 1920×1080. Possono partecipare filmmaker di qualsiasi età, ma se minorenni dovranno inviare documentazione e contatti di un genitore.

Queste, infine,  le sezioni per le quali è possibile concorrere: a) miglior documentario; b) miglior lungometraggio; c) miglior corto  documentaristico; d) miglior cortometraggio; e) migliore generazione Web; f) migliori MotoClub e gruppi; f) premio del pubblico.

Le opere saranno selezionate da una giuria qualificata e dovranno essere fornite in supporto fisico per la proiezione durante il festival.

Sito ufficiale: http://www.mototematica.com
Infoline: mototematicafilm@gmail.com

Elisabetta Castiglioni

Siamo tutti Paola Cortellesi: “Ma cosa ci dice il cervello?”

Siamo tutti Paola Cortellesi, quindi “Ma cosa ci dice il cervello?”. Cortellesi interpreta magistralmente la nuova pellicola diretta dal compagno Riccardo Milani, un ottimo film, divertente, parodistico e che può fare riflettere. Chi? Gli Italiani, ormai “fusi” dalle mode, dall’appiattimento della cultura e, soprattutto, del buon senso, in assoluta mancanza di senso civico. Mi sembra che con film come questo siamo sulla strada di chi protesta e, udite udite, reagisce. Infatti a cosa serve lamentarsi e basta? Bisogna smetterla e reagire, REAGIRE. Proprio come Giovanna (Paola Cortellesi), un’apatica divorziata, mamma di Martina (Chiara Luzzi), con un lavoro piattissimo, non all’altezza della sua fama da liceale. Come dice il proverbio, quando si è bravi a scuola non si fa strada nella vita. Giovanna è una modestissima impiegata del Ministero, veste come una collegiale attempata, guarda spenta nel vuoto, inerme alle sollecitazioni esterne. Il “burino” che lascia l’auto in mezzo alla strada per scambiare quattro chiacchiere con l’amico, insensibile alle code che provoca. La solita/il solito che parcheggia al posto dei portatori di handicap. La vita che scorre via con i furbetti da ogni parte, sempre con il fiato corto perché c’è sempre qualche altra mamma migliore, specie se “social” e connessa. Giovanna è disconnessa, invece, da se stessa e da tutto il resto, con profondi sensi di colpa nei confronti di una figlia che trascura, mentre sua madre (Carla Signoris) ha preso a frequentare gente, veste in modo improponibile e non ha alcuna considerazione per lei. Insomma, la storia di quasi tutte le donne italiane intorno alla quarantina. Tranne che per un piccolo particolare. Quando entra nell’enorme palazzo sede del suo lavoro, Giovanna diventa un agente al servizio della Sicurezza Nazionale, pronta a saltare da un aereo a un’imbarcazione, di atterrare nel deserto marocchino o a Mosca senza battere ciglio e in procinto di sgominare un traffico internazionale. L’aspetto di Giovanna cambia completamente, l’occhio spento diventa un cervello elettronico inafferrabile e, invece di essere lei a dovere stare dietro al mondo con la lingua penzoloni, è il mondo che le sta nell’orecchio con il quale è in contatto con D’Alessandro, il comandante dell’organizzazione (Remo Girone). Fino alla rimpatriata con gli amiconi del liceo che le fanno rompere gli indugi e cercare di sistemare le cose, almeno per un poco, perché se tutti ci si mettessimo, qualcosa andrebbe più per il verso giusto. L’amica Francesca, pediatra all’ospedale (Lucia Mascino), non verrebbe mai più malmenata dalla mamma di una paziente (Paola Minaccioni); l’amico professore Roberto (Stefano Fresi) verrebbe rispettato dagli studenti; Marco (Vinicio Marchioni), allenatore di squadre giovanili, non verrebbe insultato dai tanti ct nei quali si trasformano i genitori che guardano le partite dei propri figli (tra i quali Ricky Memphis); Tamara, hostess di volo (Claudia Pandolfi) riuscirebbe ad avere la meglio sull’insopportabile manager (Alessandro Roja) in viaggio ogni venerdì. Un film ben impostato, spassoso, con tanti fatti di cronaca vera che, sul grande schermo, prendono davvero le fattezze di un’emergenza nazionale. Dove sta andando l’Italia degli Italiani capaci di dettare moda nel mondo? Interessante notare che Cortellesi afferma di non avere una pagina Facebook o Instagram, di non messaggiare in continuazione. Quindi, messaggio subliminale, bisogna ricominciare dai rapporti interpersonali veri, dalla vita reale ed usare tutto il resto solo per quello che è: un buon mezzo, non la sostituzione della realtà.

Assolutamente da vedere.

 

Alessia Biasiolo

 

 

Senza Rossetto

“Senza Rossetto” è il film di Silvana Profeta, con il montaggio di Milena Fiore, che indaga attraverso video-testimonianze, girati, materiali di repertorio resi disponibili dall’Aamod e dall’archivio Luce Cinecittà, la costruzione dell’immaginario femminile intorno agli anni che precedono il 2 giugno del 1946, data che vede le donne italiane acquisire per la prima volta il diritto al voto e diventare soggetto politico attivo nella costruzione dell’identità nazionale. Il film è in tour il 7 aprile a Bruxelles con una proiezione promossa dalla sezione ANPI locale per la comunità italiana all’estero.  L’8 maggio proiezione didattica a Roma presso il Liceo Maria Montessori di via Livenza.

“Senza Rossetto” è un progetto in divenire, interessato ad accogliere nuove testimonianze e prevede la costruzione di un archivio delle registrazioni originali, con percorsi di accesso e navigazione tematici per la pubblicazione online.
Ciascun singolo incontro è descritto in una scheda d’archivio specifica ricca di metadati: la data della registrazione dell’intervista, gli autori dell’intervista, i nomi dell’operatore, del montatore; ciascuna intervista è descritta analiticamente in singoli segmenti, frammenti di racconto che potranno essere acceduti per temi, parole chiave, luoghi. A ciascuna scheda – intervista è collegata una scheda anagrafica della persona intervistata, corredata del documento di liberatoria, e di eventuali immagini o testi, riguardanti l’intervistata, messi a disposizione durante o dopo l’incontro.
L’archivio sarà presentato durante l’incontro.

 

Elisabetta Castiglioni

 

 

 

Bentornato Presidente!

Ogni tanto tornano. E stavolta per fortuna. Il nuovo film con Claudio Bisio protagonista, l’ho trovato di certo migliore del precedente “Benvenuto Presidente”. Molto veritiero, ispirato alla nuova politica del dialogo tra le parti, del compromesso (la politica non è questo?) ma che spesso compromesso non è, assomigliando un po’ allo scontro titanico, alla voglia di fare a botte fino a quando non è ora della merenda per la quale tutti si diventa buoni, per tornare a quasi azzuffarsi, o forse no, di certo influenzati dai sondaggi, le app, il parere espresso, nel senso di rapido più di un caffè (e talvolta ahimè -ahimè davvero dato che sono un’amante dei viaggi in treno- dei treni espressi che ho scoperto esistono ancora), la “bolla”. Insomma, davvero un lunghissimo periodo che non dovrebbe nemmeno avere la punteggiatura, in modo da sembrare sul serio un racconto tutto d’un fiato, ma anche clamorosamente svelto: il tempo passa in fretta e i problemi (così sembra alla maggior parte degli italiani, che per questo dimenticano anche di usare il telefonino) sembrano non risolversi mai. Dunque? Dunque serve un Presidente del Consiglio super partes, per tutti (nel film) abbastanza tonto da non fare ombra (l’ombra in politica, si sa, è peggio di un cazzotto in faccia), ma abbastanza capace per mettere d’accordo tutti (ergo i due “premier” che si sentono sempre in pectore). Bisio ha dichiarato in un’intervista che il film è stato ispirato dalla realtà italiana di qualche tempo fa, quando si doveva scegliere e decidere il nome del capo del Governo e poi è uscito dal cappello a cilindro il bravo Conte. Nel film “Bentornato Presidente!” nelle sale dallo scorso 28 marzo con già ottimi risultati al botteghino (terzo in classifica con un indice di gradimento superiore al 70 per cento), si vedono “caricature” divertenti, bonarie e azzeccate di Di Maio, Salvini, Renzi, Mattarella, tra gli altri. Il film fila via liscio e divertente, meno scontato del precedente, ma sempre in grado di fare ridere e sorridere, non soltanto quando evidentemente fa il verso ai politici, come da antica usanza che ha originato la satira, ma anche quando il presidente del Consiglio trovato nella pellicola, l’ex Presidente della Repubblica Giuseppe Garibaldi, trova l’unica, vera, geniale soluzione ai problemi dell’Italia. Bisogna pagare le tasse. Bellissimo quando si vedono i risultati di ciò che comporta l’evasione o il mancato versamento dei tributi, e forse solo un film può fare veramente riflettere su questo. Così come le parole di Bisio/Garibaldi che non fanno altro che ripetere la realtà che conosciamo molto bene: solo quando lo vogliono gli Italiani lavorano insieme e sono bravi, bravissimi, sorprendenti a trovare una soluzione ai loro mali. Non reggono i sondaggi, la “bolla”, le fake news: gli Italiani devono volere smettere di girare intorno ai problemi e darsi davvero da fare. Con l’estro e la genialità che ci sono propri. Non servono i confronti con l’estero, prendere esempio dagli altri. Quando il Paese Italia si ricorda di essere Paese, sbaraglia tutti. Questo il messaggio: giusto, condivisibile e per questo anche risibile (tanto ridiamo di noi stessi); per questo le “caricature” dei politici ricalcano i vari tipi di italiano che cerca di scaricare la colpa su qualcun altro, che elegge qualcun altro con il quale prendersela, ma che alla fine si deve rendere conto che è sempre lui/lei a doverci mettere motivazione, lavoro, il classico tirare su le maniche e smetterla di lamentarsi. Il film prende in giro anche la mitica, oscura “rete” e ancora quasi ciascuno di noi alle prese con i vari whatsapp o social. Deride e riflette su chi vuole (nella sceneggiatura) risolvere il problema del leader di un movimento politico creandone ben 54, così tutti e 54 i proponenti un’idea saranno premier. Insomma, una risata unica sull’Italia di tutti i giorni e davvero ce n’era bisogno. Soprattutto quando la lezione la dà una bambina di otto anni che si chiama Guevara, la figlia di Giuseppe Garibaldi e Janis.

Per la regia di Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi, accanto a Claudio Bisio troviamo la brava Sarah Felberbaum, Pietro Sermonti, Paolo Calabresi, Guglielmo Poggi.

Nelle sale cinematografiche.

 

Alessia Biasiolo

 

 

 

 

“Hitler Contro Picasso e gli Altri”: Miglior Film Evento sull’Arte in occasione dei Nastri D’Argento 2019

3D Produzioni e Nexo Digital sono orgogliose di annunciare che “Hitler Contro Picasso e gli Altri” è stato premiato come Miglior Film Evento sull’Arte in occasione dei Nastri D’argento 2019, i premi assegnati ogni anno dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani con il sostegno del Mibac – DG Cinema.

“Hitler Contro Picasso e gli Altri” è un film prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital in collaborazione con Sky Arte con la partecipazione straordinaria di Toni Servillo. Il premio è stato assegnato al regista Claudio Poli.

Premiato anche Remo Anzovino, autore della colonna sonora originale già disponibile per Sony Classical, che ha ricevuto una menzione speciale nella sezione “La musica nell’Arte”.

In finale ai Nastri D’Argento 2019 anche “Van Gogh. Tra il Grano e il Cielo”, un altro titolo sull’arte firmato 3D Produzioni e Nexo Digital con la regia di Giovanni Piscaglia.

La collaborazione tra 3D Produzioni e Nexo Digital è partita nel 2018 e ha già portato in sala tre docufilm  “Hitler Contro Picasso e gli Altri”; “Van Gogh. Tra il Grano e il Cielo”; “Klimt e Schiele. Eros & Psiche”, distribuiti in oltre 60 paesi del mondo da Nexo Digital dopo aver conquistato il botteghino italiano.
Prossimo appuntamento al cinema il 25, 26, 27 marzo con “Gauguin a Tahiti. Il Paradiso Perduto”, un altro grande film evento firmato 3D Produzioni e Nexo Digital con la regia di Claudio Poli e la partecipazione straordinaria di Adriano Giannini.

I documentari d’arte firmati da 3D Produzioni e Nexo Digital torneranno nelle sale il 15,16,17 Aprile con il film “Il Museo del Prado. La Corte Delle Meraviglie” in occasione dei 200 anni del museo spagnolo. La regia è di Valeria Parisi. In autunno usciranno altri importanti titoli tra cui quello realizzato in collaborazione con l’ ANNE FRANK FONDS BASEL che racconta la storia di 5 sopravvissute alle Shoah scelte per le attinenze delle loro vite con quella di Anne.

3D Produzioni firma la produzione esecutiva di un altro dei titoli vincitori di questa edizione dei Nastri d’Argento: “SONO GASSMAN!” Vittorio Re Della Commedia di Fabrizio Corallo, prodotto da Surf Film e Dean vince infatti il premio come miglior documentario nella sezione Spettacolo. Nella stessa sezione era stato selezionato un altro nostro documentario “Giosetta Fioroni. Pop sentimentale”, regia di Gabriele Raimondi.

La serie di riconoscimenti segna alcuni tra i molti successi di 3D Produzioni, impegnata da oltre vent’anni nella realizzazione di documentari e film dedicati ad arte, storia, architettura, sport e design. Fondata da Didi Gnocchi, 3D Produzioni riunisce un gruppo di professionisti del settore video specializzati nel trattamento di contenuti a tema culturale e in questi 20 anni ha cresciuto giovani talenti tra operatori, montatori, registi e autori. Dall’ideazione di innovativi progetti per la comunicazione video sul web, in collaborazione con istituzioni come Biennale di Venezia e Piccolo Teatro di Milano, la società è diventata punto di riferimento per istituzioni, brand e importanti broadcaster.

Elisabetta Castiglioni

 

Film e lezione di cinema per il centenario di Rosa Luxenburg

Lunedì 21 gennaio, alle ore 16.00, in occasione dei 100 anni dell’assassinio di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico promuove un’iniziativa che al suo centro prevede la proiezione del film Rosa Luxemburg di Margarethe von Trotta e una “lezione di cinema” nella quale la regista parlerà della sua opera insieme al Prof. Pietro Montani. L’iniziativa è realizzata con la collaborazione e il sostegno del Centro Sperimentale di Cinematografia, Goethe Institut, Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté e Casa del Cinema. Ad introdurre la serata saranno proprio Vincenzo Vita, presidente della Fondazione AAMOD e Felice Laudadio, presidente della fondazione CSC.

Il pluripremiato film di Margarethe von Trotta è un ritratto della coraggiosa rivoluzionaria, attivista politica, filosofa, esempio tuttora di un socialismo dal volto umano e icona del movimento operaio  internazionale e antimilitarista.
La ricerca di Rosa Luxemburg per la von Trotta è stata la scoperta di una donna per la quale non c’era stato mai un tempo né uno spazio. Una donna poco amata, sia dal suo partito, la socialdemocrazia tedesca, sia dall’Internazionale, accusata di aver precipitato per avventurismo il fallimento della rivoluzione tedesca. Una donna di cui l’ultimo degli interessi fu la nazionalità e il primo la lotta contro la burocrazia, il potere, la guerra.

“Ci sono due  tipi di film per me – dichiara Margarethe von Trotta – quelli che vengono dall’interno e sono un viaggio nell’inconscio, e quelli che guardano al  mondo, come è il caso di Rosa Luxemburg che era una rivoluzionaria radicale, non sopportava di vedere sangue e ha lottato per tutta una vita contro la guerra, con il sogno di poter creare una società migliore. Per il mio lavoro cinematografico è fondamentale comprendere che significa  confrontarsi  con la realtà, qualunque essa sia, e concepire trame in cui gli spettatori possano identificarsi con le situazioni e con i personaggi. Ma il personaggio ritratto dalla regista in questa opera, peraltro recentemente restaurata e ripresentata a Berlino proprio pochi giorni fa, va aldilà di un messaggio politico e ideologico preciso:  “Non faccio film per politica o per comunicare un mio preciso messaggio politico – continua  von Trotta – benché la politica interessi ed influenzi spesso anche la vita dei miei personaggi.
ROSA LUXEMBURG nasce nel 1871 in Polonia, ebrea della Galizia. Nel 1898 sposa un tedesco per ottenere la cittadinanza, con l’obiettivo di militare nel Partito Socialdemocratico  Tedesco (SPD), allora il più grande in Europa. Per lei è la scelta giusta, al fine di realizzare il sogno di una rivoluzione.
Nel 1914, con l’avvento della Prima Guerra Mondiale, Rosa avvia una campagna, con comizi e manifestazioni di  massa, contro il coinvolgimento della Germania nel conflitto e a favore della pace. Ma si vede tradita dai suoi stessi compagni che sposano il Nazionalismo a favore della  Guerra.
Per impedirle di continuare di lottare contro il Militarismo e per l’internazionalismo pacifista, Rosa, accusata di disfattismo, subisce vari periodi di detenzione in diverse prigioni fino al 1918. Neanche un anno dopo, partecipa alla rivolta operaia, ma viene brutalmente massacrata dai soldati inviati dal governo socialdemocratico a soffocare tale insurrezione.

Casa del Cinema

Largo Marcello Mastroianni 1 – Roma

Ingresso libero fino ad esaurimento posti

Elisabetta Castiglioni (anche per l’immagine)

 

7 uomini a mollo

Film divertente, commedia classica un po’ dissacrante, un po’ commovente, molto da ridere. In cui si riassume la società odierna. Si ritrovano uomini che ricordano immediatamente i fasti di “Full monty”, ma in chiave francese. Stavolta la carica vera la dà una donna che “Vi trasformerò in atleti, femminucce lagnose”, dalla sua sedia a rotelle smuove i chili di troppo di maschietti che si preoccupano delle ciabattine infradito, o della colonna sonora “Candle in the wind” con movenze ridicole. Il protagonista immediato è Bertrand, disoccupato e depresso, che non trova motivo per continuare a vivere se non l’amore indiscusso di sua moglie (“È mio marito: sono fiera di lui”) che, malgrado due anni di fatiche, non smette di credere in lui e nelle sue potenzialità. Neanche quando la mettono sull’avviso perché “non sai cosa fa tuo marito”.

E il marito che fa? Decide, primo vero interesse nel buio depressionario, di lasciarsi incuriosire da una squadra di nuoto sincronizzato maschile che poi diventa, niente popò di meno, la nazionale. Le solite problematiche già viste nel meraviglioso film britannico. Chili di troppo, pancetta, capelli lunghi di qua e calvizie di là, timore di essere derisi. Abbiamo il bel gruppo di Mathieu Amalric, Guillaume Canet, Jean-Hugues Anglade, Benoît Poelvoorde, Philippe Katerine allenati da un’alcolista in cura (Virgine Efira) e poi appunto da un’ex atleta, ora paraplegica, Leïla Bekti. Diretti da Gilles Lellouche.

Quella stronza ci ucciderà”, pensano i poveri nuotatori durante gli allenamenti, ma ovviamente non possono che sottomettersi agli ordini, impartiti a suon di frustino, perché non si possono ribellare ad una persona determinata pur se “su ruote”. Fino a quando non prende il sopravvento l’istinto e la buttano in piscina, carrozzina e tutto. E lei si vendica, naturalmente. Come al solito in gruppo escono vizi e virtù: la coppia perfetta scoppia perché il capofamiglia è isterico, e ne ha ben motivo. Un motivo non sufficiente e non bastante a chi segue l’amica che sa in difficoltà, a chi capisce i problemi perché li vive, a chi trova comunque in se stesso la forza che pensava di non avere. Un film equilibrato, spassoso, anche quando si indagano, con grande sensibilità, i rapporti padre-figlia da genitori separati e si creano, con la regia cinematografica, gli stessi fili sottili che sanno legare le persone, anche le più impensate e impensabili, anche quando meno uno se lo aspetta, nella vita reale. Un bel film perché, al di là dello spunto ad effetto, racconta la vita come capita a ciascuno di noi. E sa insegnare a riderne.

Alessia Biasiolo