A due interpreti il Premio Gian Maria Volontè

Grande attesa per la XIX^ edizione del festival La Valigia dell’attore, che si svolge ogni anno sull’isola di La Maddalena (SS), quest’anno in programma dal 26 al 30 luglio. In tale ambito il prestigioso Premio Gian Maria Volonté sarà assegnato per la prima volta a due interpreti.

Il 28 luglio salirà a ritirarlo, sul palco della Fortezza I Colmi, l’attrice Alba Rohrwacher. Fiorentina di origine e diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia, ha lavorato con registi del calibro di Carlo Mazzacurati, Marco Bellocchio, Daniele Luchetti, Pupi Avati, Nanni Moretti, Paolo Genovese, Emma Dante, con numerose incursioni anche nel cinema internazionale al fianco di Doris Dorrie, Nicolas Saada, Arnaud Desplechin Jonathan Nossiter, Chloé Mazlo e Maggie Gyllenhaal.

Alba Rohrwacher

Il 30 luglio il Premio Volonté verrà invece conferito a Renato Carpentieri, per la sua lunga carriera artistica ricca di ricerca espressiva culturale in ogni ambito, dal teatro al cinema, lavorando con i più grandi registi di entrambi i settori. Il suo debutto sul grande schermo fu nel 1990 con Gianni Amelio nella trasposizione cinematografica di un romanzo di Leonardo Sciascia, Porte aperte: su quel set conobbe Gian Maria Volonté con il quale ebbe una forte intesa professionale e umana e che, per il ventennale della sua scomparsa, volle omaggiare rimettendo in scena Tra le rovine di Velletri, l’ultimo spettacolo scritto e diretto da Volonté e Angelica Ippolito nel 1994. Carpentieri sarà anche il conduttore del ValigiaLab 2022, in programma dall’1 all’8 agosto sull’isola di Caprera.

Renato Carpentieri in La filosofia di Bertrando Spaventa – ph Salvatore Pastore

Elisabetta Castiglioni (anche per le fotografie)

Il sesso degli angeli diventa film

Scritto a quattro mani con Filippo Bologna, diretto e interpretato da Leonardo Pieraccioni, il nuovo film “Il sesso degli angeli” riporta alla riflessione sulla necessità per il clero di sposarsi. È ciò che si domanda nel suo tormento di vita sacerdotale, don Simone di una parrocchia di Firenze su cui la fotografia apre ampie panoramiche di incomparabile bellezza. Don Simone è giovane, dinamico, fa ascoltare le canzoni di Lady Gaga durante i battesimi, ma è destinato ad una parrocchia con pochi introiti, poco frequentata, con la chiesa che fa acqua da tutte le parti e ogni tanto è protagonista di qualche crollo. Insomma, parroco in crisi, parrocchia in crisi. Fino a quando lo zio miscredente muore a Lugano lasciando al nipote una lauta eredità: un milione e oltre ottocentomila franchi svizzeri. Don Simone, convocato dal laconico notaio, è libero di accettare l’eredità o meno. Così don Simone (Pieraccioni) va subito nella bella Lugano e conosce Lena (Sabrina Ferilli), la tenutaria del bordello che di fatto lo zio burlone gli ha lasciato. Con la solita commedia degli equivoci, sarà il sacrista Giacinto (Marcello Fonte) accompagnatore a svelare l’arcano, mentre un sempre più confuso prete si domanda se deve dare retta alle tentazioni in sogno del defunto zio Waldemaro (Massimo Ceccherini), oppure rimanere fedele ai suoi voti. La sempre brava Ferilli conduce un gioco sottile di seduzione, pur se da vent’anni non lavora diversamente che da gestore del posto, e rivela il suo lato sensibile quando pensa al figlio che non può vedere molto spesso. Conduce anche il prete a passeggio per le montagne svizzere, a guardare un superbo panorama, tanto bello quanto le ragazze che lavorano di fatto per il prete, e spesso anche con preti che pagano le loro performance. Don Simone vuole conoscere meglio il mondo delle prostitute di alto bordo e non si capacita di come possa essersi ritrovato in una situazione simile. Fino a quando non si trova la giusta soluzione che, come vogliono le fiabe belle, salvi capra e cavoli. Spretarsi? Dare ragione al libertino zio che non lo voleva affatto vedere prete? Lasciare l’eredità al cugino farfallone Antonello (Vincenzo Salemme), salvare le ragazze perché non siano più costrette a vendersi? Insomma, tra risate divertite, il pubblico si ritrova a considerare come ai sacerdoti basti il proprio Dio (che è donna, secondo Mimì “la muta” interpretata da Giulia Perulli) e la cura delle anime, mentre alle altre anime serve la cura di un prete che sappia davvero fare bene il suo lavoro… o meglio, la sua missione.

Un film divertente, da vedere.

Alessia Biasiolo

L’Asian Film Festival a Roma

Si terrà al Farnese Arthouse, dal 7 aprile al 13 aprile 2022 la diciannovesima edizione di Asian Film Festival, la vetrina sul miglior cinema d’autore dei paesi dell’Asia orientale organizzata da Cineforum Robert Bresson con la direzione artistica di Antonio Termenini.

Quest’anno il cartellone prevede 30 lungometraggi provenienti da 8 paesi dell’Estremo Oriente (Cina, Corea del Sud, Filippine, Giappone, Hong Kong, Singapore, Taiwan, Thailandia), divisi tra film in concorso, fuori concorso e sezione Newcomers dedicata ad esordi e giovani registi. Tutti i film sono in lingua originale con sottotitoli in italiano. 

A sostegno del Festival, di carattere internazionale, si annoverano prestigiose partnership quali quelle con la Regione Lazio, la Direzione Generale Cinema, il Comune di Roma e la Roma Lazio Film Commission. Alla sua realizzazione hanno poi contribuito anche il Ministero degli Affari Esteri e l’Associazione Italia Asean, nata con l’obiettivo di rafforzare il dialogo, la conoscenza e gli scambi tra il nostro Paese e quelli dell’Asean. Ulteriori partnership di particolare rilievo sono quelle con il Film Development Council of the Philippines, UniPhilippines e con il Japan National Tourism Organization.
Anche quest’anno, inoltre, l’Asian Film Festival ospiterà all’interno della sua programmazione delle giornate speciali interamente dedicate ad alcune delle cinematografie asiatiche. In particolare, venerdì 8 aprile si terrà, in collaborazione con l’Ambasciata della Thailandia e il Tourism Board della Thailandia il Thailand Day. Nel corso di questo evento verranno presentati i film The Edge of Daybreak di Taiki Sakpisit, Come Here di Anocha Suwichakornpong, The Medium di Banjong Pisanthanakun e Anatomy of Time di Jachavral Nilthamrong. Grazie alla collaborazione con l’Istituto di Cultura Coreano di Roma, sabato 9 aprile si terrà invece il Korean Day, una giornata interamente dedicata al cinema sudcoreano in cui verranno presentati i film The Day Is Over di Qi Rui, Mom’s Son di Dong-min Shin, A Leave di Lee Ran-hee, Rolling di Min Seung-kwak e Three Sisters di Seung-Won Lee. Fanno parte del programma anche i cortometraggi Last Meal e Mother In The Mist. Domenica 10 aprile, con il patrocinio dell’Istituto di Cultura Giapponese di Roma, si svolgerà invece il Japan Day. Nel corso di questo verranno presentati i film Somebody’s Flowers di Yusuke Okuda, Tsuyukusa di Hideyuki Mirayama, Moonlight Shadow di Edmund Yeo, Hokusai di Hajime Hashimoto e In The Wake di Takaisa Zeze.

Elisabetta Castiglioni

Proclamati i tre progetti vincitori del Premio Zavattini 2021/2022

Dopo un’attenta e accurata valutazione dei dieci progetti finalisti alla VI edizione del Premio Cesare Zavattini – il Workshop di formazione e sviluppo per la realizzazione di tre cortometraggi basati sul riuso creativo del cinema d’archivio – la giuria ha proclamato i tre vincitori dell’anno 2021/22. Si tratta di Era una casa, molto carina… di Sara Parentini, Piccolo golem di Viola Giulia Milocco e Federica Quaini, Un respiro parziale ma intero di Lorenzo Spinelli.

A valutare e discutere le proposte selezionate, dopo aver ascoltato la presentazione dei dossier di sviluppo e averne visionato i video teaser di presentazione sono stati il presidente della Giuria Gregorio Paonessa e i componenti Mariangela Barbanente, Chiara Malta, Luca Gasparini e Nathalie Giacobino. L’evento si è svolto presso la sede della Fondazione AAMOD sabato 12 marzo, alla presenza del direttore del Premio Zavattini Antonio Medici e della coordinatrice del Premio Aurora Palandrani.

Dopo un’approfondita discussione, i tre progetti prescelti per realizzare dei cortometraggi della durata massima di 15 minuti, hanno ricevuto il riconoscimento con le seguenti motivazioni:

Era una casa, molto carina… di Sara Parentini

“Per la capacità dell’autrice di riannodare i fili di una singolare vicenda familiare in una delicata dimensione affettiva e di memoria, con uno sguardo intimo, che promette di tenere nel giusto equilibrio storia privata e storia ufficiale, archivi privati e archivi pubblici.”

Piccolo golem di Viola Giulia Milocco e Federica Quaini

“Per la sua coerente ed efficace costruzione narrativa, in grado di dar corpo alle risonanze emotive di un evento rimosso e doloroso della storia familiare, alla scoperta e alla ricomposizione di una frattura, al potere catartico dell’arte.”

Un respiro parziale ma intero di Lorenzo Spinelli”Per essere un sincero gesto d’amore nei confronti della grande poetessa Patrizia Cavalli, in cui l’autore dialoga con le sue poesie e con le immagini d’archivio che la ritraggono, restituendone l’universo poetico e la condizione umana attraverso uno sguardo molto personale.”

Oltre a utilizzare liberamente il materiale filmico dell’AAMOD e degli archivi partner, i vincitori, che avranno tempo fino a maggio per realizzare il proprio lavoro, riceveranno servizi gratuiti di supporto per la realizzazione delle opere e la somma di 2.000 euro ciascuno.

La presentazione dei corti avrà luogo nell’estate 2022. Aggiornamenti e news sul sito ufficiale https://premiozavattini.it/

Questi i progetti finalisti al Premio Zavattini 2021/22: Appunti su una sparizione di Noah Leanti, Era una casa, molto carina… di Sara Parentini, Ester di Lia Monguzzi, Il velo dei sensi di Elisa Baccolo, L’infanzia di Pier Paolo di Alessandro Gattuso, La corda di Luca Bozzoli, Mentre il verde cresceva di Giacomo Della Rocca, Piccolo Golem di Viola Giulia Milocco e Federica Quaini, Racconto di luglio di Andrea Gatopoulos, Un respiro parziale ma intero di Lorenzo Spinelli.

Elisabetta Castiglioni

Un’ombra sulla verità

L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici è lieta di ospitare la proiezione del film Un’ombra sulla verità di Philippe Le Guay. L’evento, in collaborazione con France Odéon,  avrà luogo giovedì 20 gennaio 2022 alle 18.30 nella sala Michel Piccoli della Villa (Viale della Trinità dei Monti, 1 Roma) alla presenza del regista e della produttrice Anne-Dominique Toussaint.

Il film, presentato a ottobre in anteprima alla 13°edizione di France Odeon, Festival del cinema francese di Firenze, è stato il più votato dal pubblico ed uscirà al cinema in Italia nel mese di febbraio, distribuito da Bim.

L’opera, interpretata da Bérénice Bejo, François Cluzet et Jeremie Renier, è ambientata a Parigi, dove una coppia – Simon ed Hélène – decide di vendere una cantina nello stabile dove abita, ma l’acquirente si rivela essere un uomo dal passato torbido che decide di installarsi per viverci senza informare nessuno; gradualmente la sua presenza sconvolgerà la vita della coppia.

Nell’ambito della serata sarà consegnato a Philippe Le Guay il premio Foglia d’oro del pubblico di France Odeon. Il premio, consegnato gni anno da France Odeon insieme all’antica famiglia artigiana fiorentina che dal 1500 produce oro per i maestri della doratura, consiste in una sottile sfoglia d’oro incastonata in due lastre di cristallo.

Per assistere all’evento, ad ingresso gratuito con presentazione di super green pass e mascherina FFP2, è obbligatorio prenotarsi al link specifico presente su www.eventbrite.it.

I prenotati che non possano più partecipare all’evento sono invitati a disdire la prenotazione per tempo per consentire la liberazione dei posti occupati e permettere ad altre persone di assistervi.

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia di Caroline Bottaro)

West Side Story. A Verona lo shooting per il lancio del film di Spielberg

In occasione dell’uscita del film nelle sale italiane, le atmosfere di West Side Story hanno preso vita a Verona con uno speciale omaggio al nuovo adattamento cinematografico del celebre classico diretto dal vincitore dell’Academy Award Steven Spielberg. Un gruppo di ballerini professionisti, insieme agli influencer Elisa Maino e Ryan Prevedel, hanno danzato in alcuni tra i luoghi più iconici di Verona, città in cui è ambientata la tragedia di Romeo e Giulietta da cui West Side Story trae ispirazione. Palazzo della Gran Guardia Piazza Bra, scalinata Palazzo Barbieri con l’Arena di Verona alle spalle, Casa di Giulietta, Giardino Giusti e Ponte di Castelvecchio hanno fatto da sfondo a uno speciale shooting realizzato dal fotografo Fabrizio Cestari. ll progetto è realizzato in collaborazione con Verona Film Commission del Comune di Verona.

“Qui stiamo raccontando una storia reale, ambientata in strade reali, con personaggi reali”, ha affermato il regista Steven Spielberg. “È Romeo e Giulietta, ma è anche un’allegoria molto attuale di ciò che sta accadendo ai confini del nostro Paese, dei sistemi americani che respingono chiunque non sia bianco. È una parte molto importante della nostra storia”.
West Side Story arriverà oggi, 23 dicembre, nelle sale italiane.

West Side Story

Diretto dal vincitore dell’Academy Award Steven Spielberg, da una sceneggiatura del vincitore del Premio Pulitzer e del Tony Award Tony Kushner, West Side Story racconta la classica storia delle feroci rivalità e dei giovani amori nella New York del 1957. La rivisitazione dell’amato musical è interpretata da Ansel Elgort (Tony), Rachel Zegler (María), Ariana DeBose (Anita), David Alvarez (Bernardo), Mike Faist (Riff), Josh Andrés Rivera (Chino), Ana Isabelle (Rosalía), Corey Stoll (Tenente Schrank), Brian d’Arcy James (Agente Krupke) e Rita Moreno (nel ruolo di Valentina, proprietaria del negozio in cui lavora Tony). Moreno, una degli unici tre artisti ad aver vinto i premi Oscar, Emmy, GRAMMY, Tony e Peabody, è anche una dei produttori esecutivi del film.

La squadra creativa del film, che unisce il meglio di Broadway e Hollywood, include Tony Kushner, che è anche il produttore esecutivo; il vincitore del Tony Award Justin Peck, che ha ideato le coreografie del film; il celebre direttore d’orchestra della Los Angeles Philharmonic e vincitore del GRAMMY Award Gustavo Dudamel, che ha curato le registrazioni dell’iconica colonna sonora; il compositore e direttore d’orchestra candidato all’Academy Award David Newman (Anastasia), che ha composto la colonna sonora; la compositrice vincitrice del Tony Award Jeanine Tesori (Fun Home, Thoroughly Modern Millie), che ha supervisionato il cast per le parti cantate; e il music supervisor candidato al Grammy Matt Sullivan (La Bella e la Bestia, Chicago), produttore esecutivo delle musiche del film. Il film è prodotto da Spielberg, dalla produttrice candidata all’Academy Award Kristie Macosko Krieger e dal produttore vincitore del Tony Award Kevin McCollum. West Side Story è l’adattamento cinematografico dello spettacolo di Broadway originale del 1957, con libretto di Arthur Laurents, musiche di Leonard Bernstein, testi di Stephen Sondheim, e ideato, diretto e coreografato da Jerome Robbins.

Roberto Bolis (anche per le fotografie)

“Accattone” di Pasolini al Nuovo Cinema Aquila a Roma

A 60 anni dalla prima di “Accattone” un omaggio all’opera e a Pier Paolo Pasolini inaugura la rassegna I CINEMA: “SALE” DELLA VITA, iniziativa ideata, promossa e organizzata da Agis con il sostegno di Regione Lazio e in collaborazione con ANEC Lazio. Un progetto che mira a restituire alla sala cinematografica la sua funzione attiva di fruizione e condivisione di passioni ed emozioni.

Martedì 19 ottobre alle ore 18 pressoil Nuovo Cinema Aquila di Roma (Via L’Aquila 66/74), verrà presentata l’intera rassegna da organizzatori, istituzioni e curatori artistici.

A seguire, il giornalista e critico Franco Montini introdurrà la visione del film, opera del 1961 che segnò l’esordio di Pasolini alla regia, considerato la trasposizione cinematografica dei suoi precedenti lavori letterari. A seguire, un incontro con l’attore Massimo Popolizio e il critico Piero Spila per approfondire l’opera pasoliniana dal punto di vista interpretativo e cinematografico. Popolizio ha di recente curato la regia della trasposizione in teatro di “Ragazzi di vita”.

 L’ingresso alla proiezione è di € 5, previa presentazione di Green Pass.

“Accattone” è il soprannome di Vittorio Cataldi, un sottoproletario romano il cui stile di vita è improntato al “sopravvivere” giorno per giorno. Accattone si fa mantenere da una prostituta, Maddalena, “sottratta” a un napoletano finito in carcere. L’uomo evita la vendetta degli amici del carcerato, incolpando Maddalena di tutto e abbandonandola. Maddalena, malmenata senza pietà dagli amici del napoletano, finisce in carcere: anziché i napoletani, ella accusa della violenza una banda di altri ragazzi. Accattone, rimasto senza soldi, conosce la fame. Un giorno incontra Stella, una ragazza ingenua che porta sulla strada della prostituzione. Innamoratosi di Stella, Accattone la toglie dalla strada e si cerca un lavoro onesto, che tuttavia soffre terribilmente: la via verso la “redenzione” è molto breve e così ben presto Accattone torna a rubare. Dopo un piccolo furto s’imbatte nella polizia: nel fuggire Accattone cade in motocicletta e muore, compiendo così il destino che pesa su di lui sin dall’inizio. “Finalmente mi sento bene”, sono le sue ultime parole, con cui si chiude il film.


Elisabetta Castiglioni

Love in the Villa di Netflix girato a Verona

Tornano in città le grandi produzioni cinematografiche. Verona sarà set a cielo aperto del nuovo film Netflix ‘Love in the Villa’. Le riprese inizieranno già la prossima settimana. Da lunedì 27 settembre la troupe, per un mese, si sposterà nei luoghi iconici del centro storico e del territorio scaligero, toccando anche l’aeroporto Catullo e il lago di Garda. Dalla Casa di Giulietta a piazza Erbe, da Ponte Pietra a piazza Bra, scorci e immagini della nostra città faranno il giro del mondo. Tra le mura veronesi è già arrivata Kat Graham, star delle serie tv The Umbrella Academy e The Vampire Diares. La protagonista del film ha percorso la scalinata di Palazzo Barbieri, di rosso vestita. Assieme a lei anche il regista Mark Steven Johnson, i produttori Margret Huddleston, Stephanie Slack e Nicola Rosada. Ad accoglierli e fare gli onori di casa il sindaco Federico Sboarina e l’assessore alla Cultura Francesca Briani, oltre al direttore della Veneto Film Commission Jacopo Chessa

Produttori, regista e protagonista del film con il Sindaco

“Una produzione internazionale che segna il ritorno a Verona dei grandi set cinematografici – ha affermato Sboarina -. L’arrivo di Netflix si innesta nel momento perfetto, tutto sta riprendendo e i turisti stanno tornando. Verona, più di ogni altra città d’arte italiana, in questi mesi ha registrato un incremento altissimo di visitatori. Poter far vedere le nostre bellezze al mondo, ora che tutti sperano di tornare a viaggiare e spostarsi, significa accendere un propulsore potentissimo per l’immagine e l’economia di Verona. Non possiamo che essere soddisfatti e orgogliosi che la città dell’amore sia stata scelta per questa pellicola. Ovviamente i set occuperanno delle zone del centro storico, e ci potrà essere qualche disagio, ma i cittadini saranno sempre informati tempestivamente. Sono certo che i veronesi, vedendo la nostra città sugli schermi del resto del mondo, capiranno anche l’importanza che questa produzione ha per il nostro tessuto economico”.

“L’attrattività di Verona è ai massimi livelli – ha aggiunto Briani -, la città sarà di nuovo presente su una vetrina internazionale. E il pubblico di Netflix potrà conoscere il territorio scaligero, le sue bellezze, storia e monumenti, attraverso le immagini che verranno girate nelle prossime settimane e seguendo i protagonisti di questa storia d’amore. Ringrazio tutti gli uffici comunali che hanno collaborato, gestire una produzione così complessa non è semplice, proprio perché ci sono delle esigenze importanti e perché coinvolgerà i luoghi più frequentati della città”.

“Un progetto di respiro internazionale e contemporaneo che dà risalto alla città di Verona, che ne diventa protagonista – ha detto Chessa -. L’inizio di questa produzione è un’occasione lieta per rinnovare il rapporto tra la Veneto Film Commission, il Comune di Verona e i produttori esecutivi del territorio che come in questo caso hanno fatto da link con piattaforme del settore ormai sempre più presenti e preziose per la varietà di progetti e per la continuità che garantiscono a tutto il settore dell’audiovisivo”. Cariche di entusiasmo le parole di produttori e protagonista del film.

“In questo momento Verona è il mio posto preferito nel mondo – ha raccontato Graham -. E questo film, che ha una sceneggiatura stupenda, è la più bella pellicola della mia carriera. Ho passato molto tempo in Italia e sono davvero felice di girare in questa città, sono certa che il resto del mondo si innamorerà di Verona vedendo il film, tanto quanto lo sono io ora”.

“Ho scritto la sceneggiatura ancora l‘anno scorso senza mai essere stato a Verona, anche se l’Italia è il mio paese preferito – ha aggiunto Johnson -. Desideravo arrivare a girare in questa città, nel luogo più romantico del mondo. Ringrazio tutti per la grande accoglienza avuta in questi giorni”.

“Cercheremo di restituire un’immagine complessiva della città, raccontandola attraverso Love in the Villa che sarà una commedia romantica” ha concluso Rosada.

Il richiamo a Giulietta sarà ovviamente inevitabile. E i luoghi cult frequentati dagli innamorati diventeranno un set naturale. Pertanto Casa di Giulietta rimarrà chiusa al pubblico il 28-29-30 settembre e la Tomba di Giulietta il 7 ottobre, proprio per ottimizzare i tempi delle riprese del film.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

La strada dei Samouni

Per la serata di chiusura di CINEMASANTELENA (Marina Sant’Elena, Campo della Chiesa 1 – Venezia), mercoledì 8 settembre alle ore 21:00,  è in programma La strada dei Samouni, film documentario diretto da Stefano Savona e scritto dal regista stesso insieme a Penelope Bortoluzzi e Léa Mysius, girato con tecnica mista con le animazioni curate dal disegnatore e illustratore marchigiano Simone Massi.

Il film, che racconta la storia di una famiglia di proprietari rurali insediati nella periferia di Gaza, è stato realizzato grazie al supporto del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo (MiBACT) e della Cineteca del Comune di Bologna. Presentato il 18 maggio 2018 nella sezione Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes, si è aggiudicato il Premio della Giuria Oeil d’Or come miglior film documentario.

Stefano Savona ha studiato archeologia e preso parte a diversi scavi archeologici in Sudan, Egitto, Turchia. Il suo lungometraggio “Primavera in Kurdistan” (2006) ha ricevuto il premio internazionale della SCAM al Festival Cinéma  du Réel di Parigi e una nomination ai David di Donatello. “Piombo fuso” (2009) ha vinto il Primo Speciale delle Giuria al Festival Internazionale del film di Locarno. Nel 2011 produce e co-dirige “Palazzo delle Aquile” che ha ottenuto il Gran Prix del Festival Cinéma du Réel 2011. Nel 2012 “Tahrir Liberation Square” vince il David di Donatello e il Nastro d’Argento come Miglior Documentario dell’anno.

Simone Massi, animatore e illustratore indipendente, è considerato uno dei principali autori di cortometraggi di animazione italiani a livello internazionale. Realizza le proprie opere in solitudine, disegnando ogni singolo fotogramma. I suoi film sono stati selezionati in festival di 59 paesi del mondo, raccogliendo 225 riconoscimenti, e vengono considerati tra i più importanti dell’animazione d’autore contemporanea, tanto che la Mostra del Cinema di Venezia nel 2012 gli ha chiesto di realizzare la sigla del festival.

CINEMASANTELENA è un’iniziativa ideata, promossa e organizzata da TVM Digital Media, realizzata in collaborazione con la Fondazione Cineteca Italiana e la Fondazione Donà dalle Rose nell’ambito del Doge Venice Carpet.

L’ingresso alla manifestazione (arena all’aperto) è libero fino ad esaurimento posti. L’accesso è consentito previa presentazione del green pass.

Elisabetta Castiglioni

Il Festival di Film di Villa Medici annuncia la selezione di film in competizione

Nel contesto della prima edizione del Festival che si svolgerà a Roma da mercoledì 15 a domenica 19 settembre 2021, saranno presentati quattordici film in competizione internazionale. Queste produzioni, di ogni durata e genere e provenienti dai 5 continenti, includono 7 prime mondiali ed internazionali e 5 prime italiane.

Un mix di generi e mondi, fra registi abituati al circuito dei festival e giovani artisti appena usciti dalle scuole d’arte, autodidatti o figure internazionali dell’arte contemporanea passando per un collettivo anonimo, la selezione invita a esplorare una varietà di gesti cinematografici. La domanda avanzata da queste proposte potrebbe essere riassunta in «Cosa può fare il cinema?». Come rappresentare il contemporaneo con immagini e suoni? Realizzati tra il 2020 e il 2021, in piena crisi politica e sanitaria, i film navigano tra l’intimo e il politico, tra le piccole e la grande Storia.

Da un primo lungometraggio ghanese autoprodotto, Amansa Tiafi di Kofi Ofosu-Yeboah, mix di Blaxploitation woman revenge movie e di satira politica che sfiora il pamphlet in stile commedia all’italiana, a Between the Heavens and Me del grande artista argentino installato a New York Alfredo Jaar che coglie la paura del mondo nell’isolamento del lock-down; al nuovo film molto atteso di uno dei registi italiani più creativi, Michelangelo Frammartino, che con Il Buco propone una potente allegoria archeologica sulla violenza operata sulla terra dalla modernità, a Inside the Red Brick Wall, agghiacciante resoconto della repressione della polizia a Hong Kong da parte di un collettivo di registi rimasto necessariamente anonimo.

La politica si veste anche di un misticismo allucinatorio tipico del barocco sudamericano con El Gran movimiento, secondo lungometraggio del prodigio boliviano Kiro Russo, che filma La Paz e il sottoproletariato dei minatori con un realismo magico stupefacente, e con il cortometraggio onirico di Grace Passô, celebre drammaturga e attrice brasiliana, che con Repúblicatestimonia l’incubo brasiliano in senso proprio.

La porosità dei confini tra reale e virtuale è al centro del lavoro di molti artisti contemporanei. Con Petit ami parfait, il duo Kaori Kinoshita e Alain della Negra prosegue la sua esplorazione di personaggi le cui vite e azioni si fondono in un mondo interamente digitale, con Graveyard Connexion il francese Jonathan Pêpe offre un’inquietante riflessione sulla morte nel XXI secolo, mentre il britannico Ed Fornieles fornisce con Associationsun monologo ipnotico attraverso il flusso ininterrotto di immagini che ci sommerge.

Le giovani artiste Madison Bycroft, australiana e residente a Marsiglia, e Amie Barouh, nata a Tokyo nel 1993, lavorano entrambe sui due estremi della messa in scena performativa: un dispositivo teatrale e sofisticato che interroga la nozione di genere nella prima (The Fouled Compass) e l’immersione senza compromessi dell’artista nel mondo dei Rom a Parigi nella seconda (TheLost dog).

Quella che viene comunemente chiamata « grande Storia » è anche oggetto di grande riflessione nel cinema contemporaneo. Con Lèv La Tèt Dann Fénwar, la regista reunionese Érika Étangsalé intreccia in 16mm e in Super8, a colori e in bianco e nero, i miti reunionesi e la politica migratoria del governo francese negli anni ’60 e ’70, testimoniando attraverso la storia di suo padre le ferite visibili e invisibili della storia coloniale dell’isola. Quanto a Pascale Bodet, con Vas-tu renoncer? prosegue la sua invenzione di una fantasia burlesca e struggente attraverso i personaggi del pittore Édouard e del poeta Charles che forse ricorderanno allo spettatore dei celebri omonimi.

Infine, presenteremo per la prima volta in Italia The Works and Days, un film-sintesi girato in 5 stagioni e della durata di 8 ore, vincitore della sezione Encounters alla Berlinale, secondo lungometraggio in duo del fotografo svedese Anders Edström e del regista americano residente a Oxford C.W. Winter: una straordinaria meditazione su come il tempo limitato di una vita e il tempo ciclico della vita coesistono per gli esseri umani e per i loro fantasmi.

Le proiezioni dei film in concorso saranno seguite da incontri con i registi presenti a Villa Medici e saranno arricchite da una programmazione parallela (FOCUS) che invita a scoprire film di artisti fuori concorso, masterclass e performance. Infine, ogni sera, gli spettatori del festival si riuniranno nel Piazzale di Villa Medici per delle proiezioni all’aperto di film recenti, pensate per riunire tutti i tipi di pubblico. La Giuria, composta da Teresa Castro, Mati Diop e Béla Tarr, svelerà i film premiati durante la grande serata di sabato 18 settembre. Assegnerà due premi: il Premio Villa Medici per il miglior film e il Premio della Giuria per un film singolare che ha catturato l’attenzione della giuria. Questi premi, in denaro, offriranno anche agli autori o alle autrici l’opportunità di compiere una residenza di scrittura a Villa Medici.

14 film selezionati in competizione internazionale:

AMANSA TIAFI (PUBLIC TOILET AFRICA) di Kofi Ofosu-Yeboah (2021, Ghana, 95’)

Prima italiana

Ama torna nella città dove, da bambina, è stata offerta a un collezionista d’arte bianco, per recuperare la sua infanzia rubata, con il sostegno di un vecchio amante. 

ASSOCIATIONS di Ed Fornieles (2021, Regno Unito, 39’)

Prima mondiale

Il subconscio del regista è rappresentato da una serie di immagini che pare infinita, mentre sentiamo il suo spirito vagare in uno stato di trance dove i ricordi, i pensieri e i sentimenti compaiono e scompaiono.  

BETWEEN THE HEAVENS AND ME di Alfredo Jaar (2020, Stati Uniti, 25’)

Prima mondiale

Between the Heavens and Me è un diario filmato durante il confinamento nei primi mesi di Covid-19 a New York.

EL GRAN MOVIMIENTO di Kiro Russo (2021, Bolivia, Francia, Qatar, Svizzera, 85’)

Prima romana

Dopo sette giorni di cammino insieme ai suoi compagni, il giovane Elder arriva a La Paz per cercare di tornare al suo lavoro in miniera. La grande città è opprimente, e Elder comincia a sentirsi male.

GRAVEYARD CONNEXION di Jonathan Pêpe (2020, Francia, 11’)

Prima italiana
Si dice che tra cinque anni, Facebook avrà più morti che vivi. I data center sono destinati a diventare dei memoriali, che conservano i file che restano dei morti?

IL BUCO di Michelangelo Frammartino (2021, Italia, Francia, Germania, 93’)
Prima romana
Agosto 1961 : nel massiccio del Pollino, in Calabria, il Gruppo Speleologico Piemontese scopre la seconda grotta più profonda della terra: l’Abisso del Bifurto.

INSIDE THE RED BRICK WALL del collettivo Hong Kong Documentary Filmmakers (2020, Hong Kong, 88’)

Prima italiana

Novembre 2019: il movimento per la libertà a Hong Kong ha scelto come base il Politecnico. Con la polizia che blocca tutte le vie d’uscita, l’università è in stato d’assedio.

LÈV LA TÈT DANN FÉNWAR di Érika Étangsalé (2021, Francia, 51’)

Prima internazionale

Jean-René è un lavoratore in pensione. Vive in Francia, a Mâcon, da quando è emigrato dall’isola della Riunione all’età di 17 anni. Oggi, per la prima volta, racconta a sua figlia la sua storia.

THE LOST DOG di Amie Barouh (2021, Francia, 13’48)

Prima mondiale

Un cane si è perso nel quartiere della Gare du Nord a Parigi. Passa di mano in mano, scoprendo le contraddizioni del quartiere.

PETIT AMI PARFAIT di Kaori Kinoshita e Alain Della Negra (2021, Francia, 88‘)

Prima mondiale

In Giappone, tre adulti cadono sotto l’incantesimo di Rinko, un personaggio del videogioco LovePlus. Questo idillio virtuale li porta per un fine settimana nella città balneare di Atami.

REPÚBLICA di Grace Passô (2020, Brasile, 15’30)
Prima italiana

La pandemia rivela la portata della necropolitica che opera nel paese, mentre la società attraversa una crisi etica di fronte a un governo che si fa espressione del potere colonialista.

THE FOULED COMPASS di Madison Bycroft (2020, Australia, Francia, 24’)

Prima mondiale

Prendendo il nome da un poema del 1973 di Adrienne Rich, il film assume come punto di partenza il galleggiare come metodologia di disorientamento e pratica del piacere.

THE WORKS AND DAYS (of Tayoko Shiojiri in the Shiotani Basin) di C.W. Winter e Anders Edström (2020, Stati Uniti, Svezia, Giappone, Regno Unito, 480’)

Prima italiana

Il film è una descrizione geografica del lavoro e del non lavoro di una contadina: un ritratto, in cinque stagioni, di una famiglia, di un terreno, di uno spazio sonoro e del tempo stesso.

VAS-TU RENONCER ? di Pascale Bodet (2021, Francia, 72’)

Prima internazionale

Parigi, primo terzo del XXI secolo. Édouard è pittore, Charles poeta. Sono amici ma lo scoraggiamento è in agguato di fronte alle avversità. Gulcan, uno straniero, appare dal nulla. Gli viene un’idea.



Elisabetta Castiglioni