Roma Tre Film Festival

Un festival ricco di eventi, tra cui mostra dedicata a Marco Ferreri e un omaggio a Claudio Caligari. Tra gli ospiti illustri Lina Wertmüller, Piera Degli Esposti, Roberto Faenza, Edoardo De Angelis, Pippo Delbono e Paolo Genovese, Francesco Munzi.

Dal 9 al 14 maggio

Teatro Palladium – Università Roma Tre

Piazza Bartolomeo Romano 8, 00154 Roma

Ingresso libero

Compie dodici anni il Roma Tre Film Festival e li celebra, dal 9 al 14 maggio 2017, con un programma ricco di spunti e riflessioni culturali all’interno del Teatro Palladium, prestigiosa sede dell’Università Roma Tre.

Nato come “Carta bianca Dams” all’interno del Festival romano “Arcipelago” per valorizzare i cortometraggi degli studenti, questa rassegna, ideata e diretta da Vito Zagarrio, si è gradualmente evoluta e, crescendo, ha conquistato da qualche anno un proprio spazio diventando “il festival di Roma Tre” nel luogo della Garbatella gestito dall’Ateneo. Da manifestazione per gli studenti si è trasformata in un evento aperto a giovani professionisti provenienti dai Dams italiani o dalle scuole di cinema, ma anche ad autori di varie generazioni che in qualche modo hanno a che fare con la formazione e con l’educazione all’immagine.

Negli anni ha monitorato l’immaginario di una generazione, ha seguito l’irruzione del digitale, ha tastato il polso di un “cinema espanso”, di una immagine in movimento che attraverso numerose contaminazioni ritrova la propria vitalità. E anche in questa edizione il Roma Tre Film Festival rappresenta una manifestazione sinergica tra cinema, televisione, video e arti elettroniche, teatro, musica e mass media, interagendo anche con altre discipline teoriche come la filosofia, la storia, la letteratura, attraverso proiezioni, anteprime e dibattiti alla presenza di studiosi nazionali ed europei, addetti ai lavori, operatori del settore e studenti delle discipline audiovisive. Si parte martedì 9 maggio alle 15.00 con l’anteprima del documentario In guerra senza uccidere di Ornella Grassi; poi una serie di eventi dedicati al regista Marco Ferreri nel ventennale della sua scomparsa a cominciare dalla mostra, allestita nel foyer del teatro, curata da Mario Canale e Stefania Parigi, le proiezioni de L’uomo che venne dal futuro di Mario Canale e di Storia di Piera dello stesso Ferreri, alla presenza di Piera degli Esposti, e una tavola rotonda. In tale ambito sarà inoltre consegnato il Premio Giulio Cesare Castello e presentato il CRISCI (Centro di Ricerca Interdipartimentale sul Cinema Italiano).

Mercoledì 10 maggio, il Teatro Palladium ospita la proiezione del film L’œil du cyclone di Sékou Traoré del Burkina Faso, film sostenuto dalla Cinémathèque Afrique e vincitore del Francofilm-festival del film francofono 2017, di cui parleranno alcuni esperti del settore: un evento realizzato in collaborazione con l’Institut Français-Centre Saint-Louis.

seguire, la proiezione de La ragazza del mondo di Marco Danieli, (Premio David di Donatello Opera Prima) e un doppio approfondimento sulle musiche del cinema con l’omaggio a Non essere cattivo di Claudio Caligari, con musiche composte ed interpretate dal vivo da Paolo Vivaldi e il suo ensemble – special guest l’attrice Roberta Mattei – e il concerto su V.i.t.r.i.o.l e il cinema animato di Simone Massi.

Giovedì 11 maggio evento speciale organizzato dalla Rai-Direzione Qualità e pianificazione con la presentazione de “Le nuove tecnologie 4K HDR”: con l’installazione di speciali monitor, saranno illustrate le nuove frontiere dell’alta definizione. A seguire: proiezione del docufilm Roma, Napoli, Venezia… in un crescendo rossiniano con la partecipazione in sala di Lina Wertmüller, Antonio Tozzi e Valerio Ruiz. A seguire, la presentazione del film collettivo Fuoricampo, come esempio di Cinema del Reale prodotto dai Master di Roma Tre. Alle 17.00 masterclass su “La nuova legge cinema” (a cura di Silvana Leonardi) che vedrà intervenire autorevoli esponenti come Nicola Borrelli (Direttore Cinema Mibact), Gianni Celata (Roma Tre) e Massimo Galimberti (“Kino”). In questa prospettiva si tiene poi un workshop su produzione e distribuzione del cinema indipendente, curato da Giacomo Martini, alla presenza di numerosi operatori del settore.

Venerdì 12 maggio si apre con i corti dei corsi di Filmmaking dell’anno accademico 2016-2017 e il tradizionale Concorso Carta Bianca DAMS con la proiezione dei lavori in concorso presentati dai giovani filmaker. La fotografia nei film di Quentin Tarantino a partire da Sergio Leone è il titolo di un’interessante masterclass tenuta da Patrizia Genovesi che precederà l’incontro con il regista Edoardo De Angelis e il produttore Pierpaolo Verga in una serata in collaborazione col Centro Culturale di Cinema “Kino”, in cui avrà luogo la proiezione di Indivisibili di Edoardo De Angelis.  Sabato 13 maggio continuano le proiezioni dei corti in concorso e, nel pomeriggio, si tiene un evento speciale sulla violenza alle donne, rappresentata dal film Dentro di Andrés Alce Maldonado e da una tavola rotonda coordinata dalla produttrice Sibilla Barbieri sul delicato tema del rapporto tra vittime e carnefici. Alle 20.45 incontro con Roberto Faenza e col suo cinema “di impegno”, in occasione della proiezione del suo film Forza Italia. L’appuntamento, a cura di Christian Uva, completerà una giornata di studi dedicata al ’77 nel quarantennale della morte di Giorgiana Masi.  Domenica 14 maggio, giornata conclusiva del Roma Tre Film Festival: molto attesa è la masterclass “Un perfetto conosciuto” tenuta da Paolo Genovese, (il regista di Perfetti sconosciuti); poi un’intensa tavola rotonda e l’anteprima romana del coraggioso film Vangelo di Pippo Delbono (Premio Speciale Regia ai Nastri d’Argento 2017), dove gli apostoli sono interpretati dai migranti. La serata, a cui prenderanno parte anche alcuni profughi ospiti presso il centro d’accoglienza “Mediterraneo”, vedrà la partecipazione, tra gli altri, dello stesso Delbono e della cantante Petra Magoni, autori di un saluto musicale appositamente interpretato per il festival: a loro verrà anche consegnato il Premio Palladium in collaborazione con l’Università “Kore” di Enna. La manifestazione si concluderà con la premiazione dei vincitori del Concorso Carta Bianca DAMS e l’assegnazione del premio del pubblico, con conseguente proiezione del corto vincitore.

ROMA TRE FILM FESTIVAL – IL PROGRAMMA

MARTEDI’ 09/05/2017

15.00 Anteprima romana del documentario In guerra senza uccidere (2012,90′) di Ornella Grassi. Partecipano la regista e Nietta La Scala (Rai Storia).    16.45 Evento in omaggio a Marco Ferreri (a cura di Stefania Parigi, in occasione del ventennale della morte del regista). Marco Ferreri, il regista che venne dal futuro di Mario Canale (2007, 90’). Partecipa il regista.

18.15 Tavola rotonda su Marco Ferreri: Partecipano Mario Canale, Alessandro Canadè, Roberto De Gaetano, Piero Spila, Flavio De Bernardinis, Bruno Roberti, Adriano Aprà, Stefania Parigi.  20.45 Consegna del “Premio Giulio Cesare Castello”, alla presenza di Raimondo Guarino, Stefania Parigi e Christian Uva. A seguire: presentazione del CRISCI (Centro di Ricerca Interdipartimentale sul Cinema Italiano). Partecipano Stefania Parigi e Christian Uva. A seguire: Storia di Piera di Marco Ferreri (1983), in pellicola. In collaborazione con Cineteca Nazionale/CSC). Alla presenza di Piera degli Esposti.

MERCOLEDI’ 10/05/2017

15.00 Evento speciale in collaborazione con Institut Français-Centre Saint-Louis, con il sostegno della Cinémathèque Afrique: L’œil du cyclone di Sékou Traoré – Burkina Faso (film vincitore del festival francofono 2017) Partecipano: Nolwenn Delisle (Institut Français), Romano Milani (SNGCI), Ginella Vocca (Medfilmfest), Christian Carmosino (CPA Roma Tre), Leonardo De Franceschi (Roma Tre).

18.00 La ragazza del mondo (2016,101′) di Marco Danieli (Premio David di Donatello Opera Prima), alla presenza del regista e dello sceneggiatore Antonio Manca.    20.45 Serata Musica & Film Presenta la serata Luca Aversano, coordinatore Corso di Laurea DAMS.  Omaggio a Claudio Caligari: le musiche di Non essere cattivo di Claudio Caligari (2015,100′), con Paolo Vivaldi e il suo ensemble. Partecipa l’attrice Roberta Mattei. a seguire: V.i.t.r.i.o.l e il cinema animato di Simone Massi, concerto di Giacomo Ancillotto, Marco Cerri Ciommei e Carmine Iuvone

GIOVEDI’ 11/05/2017

11.00 “Le nuove tecnologie 4K HDR” : Evento speciale organizzato dalla Rai-Direzione Qualità e pianificazione. A cura di Christian Uva e Vito Zagarrio. Introduce Luigi Rocchi (Direttore Rai Qualità e Pianificazione). A seguire: proiezione del docufilm Roma, Napoli, Venezia… in un crescendo rossiniano di Lina Wertmüller E’ prevista la presenza della regista. Interverranno: Valerio Ruiz (aiuto regista di Lina Wertmüller) e Antonio Tozzi (Produttore Yanez Film).

15.00 Corti fuori concorso AMR. Storia di un riscatto di Maria Laura Moraci, 27’ Che cos’è il cinema di Aliashgar Behboodi, 30’    16.00 Cinema del Reale: Selezione scene da Fuoricampo (2017) del collettivo Melkanaa, film prodotto dal Centro Produzione Audiovisivi di Roma Tre, nell’ambito del Master “Cinema del Reale” 2017. Partecipano gli allievi del Master e il coordinatore Christian Carmosino.

17.00 Master Class “La nuova legge cinema” (a cura di Silvana Leonardi): incontro con Nicola Borrelli (Mibact), Gianni Celata (Roma Tre), Massimo Galimberti (Kino). A seguire: Workshop sulla produzione sulla distribuzione del cinema indipendente (a cura di Giacomo Martini). Partecipano: Gianluca Arcopinto, Roberto Roversi (presidente UCCA), Domenico Di Noia (presidente FICE), Marina Marzotto (presidente AGPCI), Mario Perchiassi (CNA), Elda Ferri  e Enzo Porcelli.

21.00 Assalto al cielo di Francesco Munzi (2016, 72’) A seguire: incontro con Francesco Munzi

VENERDI’ 12/05/2017

15.00 Concorso “Carta bianca Dams” : Michele Greco, Natalie Tommaso Giacomin, Malaga  Federica Salvatori, Fiori di carta Luca Metodo, Frame  Daniele Paesano, Selezione naturale

17.00 Corti dei corsi di “Filmmaking a.a. 2016-2017” (a cura di Antonio Di Trapani e Francesco Crispino): Nero di Alessio D’Ippolito, 3’ Strade sbagliate (regia collettiva), 3’ La regina dei colori (regia collettiva) 3’ Notre Dame des vents (di Bruno Unbekannt) 9’ Depth (regia collettiva) 5’ Partecipano Gabriella Gallozzi (BookCiak) e Stefano Martina (Festival Arcipelago)

18.00 La fotografia nei film di Quentin Tarantino a partire da Sergio Leone: Master class di Patrizia Genovesi a cura della Libera Università del Cinema. a seguire: Corti prodotti dalla Libera Università del Cinema Uno scatto d’autore di Consuelo Pascali, 5’25” (vincitore del premio Canon per la sezione documentari 2016) Pillole di cinema (regia collettiva), 10’

20.45 Incontro con Edoardo De Angelis e il produttore Pierpaolo Verga: Serata in collaborazione col “Kino”. Modera Massimo Galimberti. A seguire:  Indivisibili (2016,100′) di Edoardo De Angelis

SABATO 13/05/2017  15.00 Concorso “Carta bianca Dams” : Maurizio Ravallese, La terra degli sconfitti Giovanni Dota, Tutto quello che non ci siamo detti Duccio Brunetti, Mi vedrai correre Carlo Galbiati, Flow – Guerra non cerco pace non sopporto  Maria Milusha, Vieni da me

17.00 Cinema è donna: Dentro (2016,93′) di Andrès Arce Maldonado. Partecipano la produttrice Sibilla Barbieri e Paola Columba. A seguire: tavola rotonda sul rapporto tra vittime e carnefici. Partecipano: Oria Gargano (Presidente BeFree); Dott. Andrea Bernetti (Presidente CAM); Avv. Carmen Posillipo (SOS diritti); Letizia Bonelli (AP-SIMP); Paola Migneco (Attrice e Autrice della sceneggiatura di Dentro); Paola Columba (Filmmaker); Sibilla Barbieri (La Siliàn)

20.45 Incontro con Roberto Faenza: riflessioni sul cinema italiano e sul cinema politico. Dibattito sul ’77 nel quarantennale della morte di Giorgiana Masi, 12 maggio ’77 (a cura di Christian Uva). Partecipa Nicola Rafele Ravera (scrittore). A seguire: Forza Italia (1977, 88’) di Roberto Faenza.

DOMENICA 14/05/2017

15.00 Concorso “Carta bianca Dams” : Matteo Russo, Storia di una donna che ama(va) suo figlio Antonio La Camera, Il sogno del vecchio Gino Caron, Le nostre cose importanti Johnny Carrano, Black Lips Gianfranco Antacido, Natività Vincenzo Mauro, Se Steve Jobs fosse nato a Napoli Veronica Polacco, Anna, io Matteo Fumagalli, Gender Theory

17.00 “Un perfetto conosciuto” : Master class di Paolo Genovese.

19.00 “Immagine, musica e teatro: veicoli d’integrazione” : Tavola rotonda sul film Vangelo (a cura di Andrea Rabbito – Università Kore di Enna). Partecipano: Pippo Delbono, Petra Magoni, Massimo Bray (Direttore generale della Treccani) Andrea Carlino (Università di Ginevra), Anna Di Stasio (Sostituto Procuratore Tribunale per i minorenni di Roma) Andrea F. Ravenda (Università di Messina).

20.45 Serata finale Incontro con Pippo Delbono. In collaborazione con l’Università “Kore” di Enna. Partecipa Andrea Rabbito. Premio Palladium a Pippo Delbono e Petra Magoni Saluto musicale di Pippo Delbono e Petra Magoni Vangelo di Pippo Delbono (2016, 85’). Proiezione del trailer del film Fuoricampo, del collettivo Melkanaa. Partecipano alcuni dei protagonisti e Fred Kuwornu (Regista) A seguire: Premiazione “Carta bianca Dams” e premio del pubblico. Proiezione dei corti vincitori.

 

Elisabetta Castiglioni

“Famiglia all’improvviso. Istruzioni non incluse” sbanca al cinema

È uscito nelle sale cinematografiche italiane proprio nel week end delle elezioni presidenziali francesi, il film “Demain tout commence”, in italiano diventato “Famiglia all’improvviso. Istruzioni non incluse”, già campione d’incassi in Italia, con quasi un milione e mezzo di euro.

Amatissimo in Europa per l’interpretazione del badante in “Quasi amici”, l’attore protagonista Omar Sy, puoi recatosi negli Stati Uniti, torna alla commedia che è brillante e amara allo stesso tempo, lasciando una bellissima lezione di vita e sottolineando il suo ruolo di padre anche nella vita vera. Il risultato è apprezzatissimo dal pubblico, che non si lascia fuorviare dall’idea di doversi fare un sacco di risate che finiscono anche in qualche lacrima. Nel film c’è tutto. L’attore francese che prorompe con il suo sorriso e la sua fisicità nei panni di Samuel; una bambina che è bella a tre mesi, poi diventa la bella e brava Gloria Colston, la figlia Gloria di otto anni di Samuel. Una madre che il pubblico vive ben presto come vittima e poi come snaturata e terribilmente da odiare (Clémence Poésy) che, dopo aver avuto un’avventura di una notte con il bel Samuel, spesso intrattenitore di belle signore al mare cristallino della Costa Azzurra, torna per lasciargli una figlia che non può allevare. E lo pianta in asso, andandosene in taxi. Alla fine tornerà nella vita dei due con un nuovo fidanzato, interpretato da Ashley Walters. La situazione è paradossale e molto naturale allo stesso tempo, tanto che non è difficile viverla in sala come verosimile. Se non che all’inizio Samuel, che appare subito come più scaltro che bello, lascia la sua vita per rincorrere la madre della bambina, Christine, a Londra dove non la trova. Perde il lavoro, perde il portafogli e il passaporto, non ha soldi, ma la vita ha in serbo per lui un francese che vive nella City da quindici anni e gli trova un lavoro come fantastico stuntman. Pagatissimo, bravissimo, controfigura di attori famosi, si fa una posizione e ha abbastanza soldi per creare per la sua bambina una casa dei sogni, tutta giocattoli e ninnoli, con un divano a forma di gigantesco elefante. Quale figlia non vorrebbe un papà così, che se la porta sul set, che le fa conoscere il jet set internazionale, che la tiene a casa da scuola e la porta sempre in giro, soprattutto al Luna Park? Insomma, Samuel diventa il migliore padre del mondo, accattivante, simpatico, amato da tutti, tranne forse che dalle sue donne che sono sempre “due” rispetto alla figlia.

Nella vita, però, si deve a volte mentire per non fare soffrire gli altri, coloro a cui si vuole bene, e Samuel si finge anche mamma per far sì che sua figlia viva con il senso di una madre fantastica, addirittura agente segreto, che non può stare con lei perché sempre in missione. Alla fine tutto si rompe: le bugie vengono a galla, la madre torna e scopre di avere una figlia fantastica; si ritrova una vita che è vero, non le appartiene, ma non l’ha nemmeno fatta sembrare il mostro che si sente e che appare agli occhi di tutti gli spettatori. Il film smette di essere una bella favola, dove tutto fila liscio, e si complica, sottolineando l’impotenza degli uomini di fronte ad una paternità imprevista e non voluta. Mette il dito nella piaga dell’affidamento, della difficoltà di allevare una figlia da soli, contro i frequenti pregiudizi di un padre che da solo non può allevare i suoi bambini. La delicatezza dei tratti di Omar Sy quando il primissimo piano indugia su di lui che tace di fronte a ciò che a tutti appare come una grande ingiustizia, pone l’accento sul bene che si può voleva a qualcuno, fino a quando si diventa padri davvero perché si sacrifica tutto il proprio essere per dare la vita ad un altro nel modo migliore.

Il regista Hugo Gélin, che ha curato anche la sceneggiatura con Mathieu Oullion, adatta una storia messicana e la rende davvero una fiaba. Certo, tutto sdolcinato e infine improbabile, ma il taglio umano che viene dato ad un uomo ragazzino che non vuole crescere e che, invece, sa diventare padre crescendo una bambina senza neanche sapere da che parte cominciare, porta a riflettere su come la vita ci spinge a cambiare e su come si può, anche, evitare di piangersi addosso. L’improbabilità di molti aneddoti e di molte scene, riporta alla vita vera, capace di talmente tanti cambiamenti e colpi di scena che a volte raccontarli in un film lo farebbe apparire inverosimile appunto. Il genere commedia permette proprio questo, i buoni propositi e molti significati. Il senso della paternità; la capacità di trovare una formula per restare bambini pur crescendo; la capacità di trasmettere ai figli gli insegnamenti dei padri; ma anche la capacità di rinunciare ad uno stile di vita normale per la propria figlia, inventandosi un personaggio che rispetti la propria indole, ma che si proietti fuori da sé per cercare di dare il meglio a quell’imprevisto che è la paternità appunto. A questo si aggiunge il molto ben interpretato ruolo di Antoine Bertrand, produttore di Samuel e amico di famiglia, secondo padre per la piccola. Anche in questo caso, gli approfondimenti possibili sono molti, dato che l’uomo è gay e vive la paternità attraverso quella dell’amico. Siamo davanti ad un film che sembra quando si racconta la propria vita a qualcuno che non si vede da tanti anni: il racconto è già del come va a fine e tutto sembra una fiaba davvero, soltanto perché l’incedere dei giorni diventa una sintesi di poche ore. Intenso, bello, divertente e allo stesso tempo capace di non fare presagire come andrà a finire, con un attore che sa riempire la scena non soltanto con la sua prestanza fisica. I caratteristi hanno scelto bene le parti e tutto scorre via per due ore di respiro e di senso di pienezza.

Bello.

(foto ufficiali del film, da pubblicità stampa)

Alessia Biasiolo

 

 

 

 

Cinemadivino: i film si degustano in cantina

MAT_3061b1-cinemadivinoL’idea è originale: portare il cinema direttamente nelle cantine e nelle aie delle aziende vinicole. L’obiettivo: valorizzare il territorio e i prodotti enogastronomici tipici di alcune delle più importanti aree enologiche d’Italia portando gli appassionati di vino, ma anche di cinema, direttamente in cantina; far conoscere il lavoro dei produttori attraverso i loro racconti, la loro storia e la loro passione; diffondere la cultura del bere bene e della convivialità.

Questo in sintesi “Cinemadivino – I grandi film si gustano in cantina”: la rassegna cinematografica itinerante che porterà il grande schermo direttamente nei luoghi dove nasce e si produce il vino. Dopo le anteprime di giugno in Emilia Romagna – dove la rassegna è stata ideata ed è nata oramai 13 anni or sono – per tutto luglio, agosto e fino ai primi di settembre si snoderà un intenso calendario di appuntamenti in diverse regioni d’Italia (da Nord a Sud): Piemonte, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Marche, Umbria, Abruzzo, Campania, Basilicata, Puglia oltre ovviamente l’Emilia Romagna. In totale saranno oltre 90 serate. Tutto il programma, in continuo aggiornamento, su www.cinemadivino.net.

“Cinemadivino” NON è una “semplice” rassegna cinematografica. “Cinemadivino” è convivialità, piacere di stare insieme e soprattutto scoperta del territorio, di alcune sue eccellenze enogastronomiche, a partire ovviamente dal vino, e di quelle persone che con impegno e dedizione tengono alto il nome dell’enologia locale, e non solo. Infatti, la formula vincente di “Cinemadivino” è quella di presentare sul grande schermo i film sorseggiando un calice di vino e gustando alcuni piatti tipici. Piatti preparati nello spazio gastronomico gestito direttamente dalle aziende, oppure proposti dal “Food Truck” di Cinemadivino: il furgone viaggiante che poterà nelle cantine i piatti pensati in collaborazione con importanti chef per uno “street food” di qualità.

Con un calice di buon vino in mano, sotto un cielo stellato e con i vigneti a fare da sfondo, gli spettatori non assisteranno “solamente” a un film – selezionati principalmente fra quelli più interessanti dell’ultima stagione, come “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese, “Woman in Gold” di Simon Curtis e “Dio esiste e vive a Bruxelles” di Jaco Van Dormael, anche se non mancheranno alcuni capolavori come “La Famiglia” di Ettore Scola ancora in 35 mm, pellicole originali come “Fiore del deserto” di Sherry Hormann e “Brooklyn” di John Crowley, e l’immancabile “Sideways” di Alexander Payne per tutti gli amanti del vino – ma vivranno un’esperienza. Perché con Cinemadivino ogni serata è unica: cambiano i protagonisti, cambiano i vini degustati, cambiano i film e naturalmente cambiano gli scenari paesaggistici che connotano la nostra bella Italia.

«Da 13 anni a questa parte Cinemadivino sta portando avanti un viaggio che definire rassegna cinematografica non rende merito alla reale proposta– spiega Carlo Catani, Presidente della Cinemadivino s.r.l. e anima della rassegna assieme ai tanti produttori coinvolti – Cinemadivino, infatti, realizza una vera e propria azione di marketing territoriale attraverso la sua capacità di far conoscere produttori, vini, eccellenze gastronomiche, territori e contribuisce a diffondere la cultura del bere bene. Questo non solo nelle cantine, ma anche in altre straordinarie realtà produttive come il Consorzio del Parmigiano Reggiano, i Musei e alcune location in cui si ripropone la magia dei Drive-in sempre in abbinamento al vino».

Le aziende saranno pronte a ospitare gli spettatori dalle ore 19.30 con le degustazioni, mentre dalle ore 20 sarà possibile effettuare anche una visita guidata delle cantine. L’inizio delle proiezioni è fissato verso le 21.30 e i film saranno anticipati dalla proiezione di un cortometraggio (con prevalente tema enogastronomico). Per chi lo desidera, dalle 19.30 è anche possibile cenare in cantina. Il costo del biglietto d’ingresso è di 12 euro intero e comprende la visione del film, la visita guidata alla cantina e l’assaggio di 3 calici di vino in degustazione.

Per informazioni e prenotazioni: tel. 366 5925251.

 

Pierluigi Papi

“La sposa bambina” nelle sale cinematografiche

Da giovedì scorso, 12 maggio, è  nelle sale italiane il film “La sposa bambina”, di Khadija al-Salami (Yemen 2014), distribuito da Barter Entertainment e patrocinato da Amnesty International Italia. Il film ricostruisce la storia vera di Nojoud, una bambina yemenita che, a soli 10 anni di età, riesce a convincere un giudice a concederle il divorzio dal marito, che è stata costretta a sposare in un matrimonio forzato e precoce organizzato dalla famiglia. Non esistono statistiche affidabili sui matrimoni forzati e precoci in Yemen perché, soprattutto nelle zone rurali, nascite e matrimoni spesso non vengono registrati correttamente o affatto. Le organizzazioni per i diritti umani ritengono comunque che si tratti di una pratica comune; sono stati registrati addirittura casi che coinvolgono bambine di otto anni. I matrimoni forzati, in particolare quelli che coinvolgono le ragazze in età scolare, sono spesso associati a casi di violenza domestica. I genitori che vivono nelle zone rurali povere danno in sposa le loro figlie in tenera età, perché le considerano un peso economico. Il matrimonio comporta una dote (mahar), destinata alla sposa ma che viene spesso trattenuta in parte o integralmente dal padre. Dare in sposa ragazze giovani è anche considerato un modo per salvaguardare l’”onore” della famiglia, perché garantirebbe un comportamento della ragazza al di sopra di ogni sospetto di atteggiamenti “immorali” e che arrivi vergine al matrimonio. I matrimoni precoci comportano che le ragazze non vadano più a scuola, con conseguente dipendenza economica e sociale dai mariti. Inoltre, sono esposte a complicazioni durante la gravidanza e il parto che, in alcuni casi, provocano lesioni gravi o addirittura la morte. Le donne che rivendicano il diritto di sposare un partner scelto liberamente, contro la volontà delle loro famiglie, rischiano violenza fisica e restrizioni alla libertà di movimento. In alcuni casi, le donne e le ragazze – in particolare quelle che vivono nelle zone rurali, dove i matrimoni precoci sono più diffusi – sono costrette a sposarsi sotto minaccia di violenza. Amnesty International Italia ha dato il patrocinio a “La sposa bambina” per l’elevata qualità artistica del film e nella convinzione che la sua uscita nelle sale spingerà il pubblico ad aderire alla campagna che l’associazione per i diritti umani sta portando avanti per porre fine ai matrimoni forzati e precoci. La campagna di Amnesty International per porre fine ai matrimoni forzati e precoci è iniziata in Burkina Faso nel luglio 2015. Grazie alla visibilità data al problema a livello globale e alla pressione esercitata da tutto il movimento, nel dicembre 2015, il ministero delle donne, solidarietà nazionale e della famiglia ha adottato una strategia nazionale (2016-2025) e un piano d’azione triennale (2016-2018) per prevenire ed eliminare il matrimonio forzato e precoce in Burkina Faso. Il lavoro di sensibilizzazione e mobilitazione dell’associazione non si fermerà fino a quando queste promesse non si trasformeranno in atti concreti in difesa dei diritti delle bambine e delle ragazze. L’appello contro i matrimoni forzati e precoci in Burkina Faso: http://appelli.amnesty.it/burkina-faso-matrimoni-forzati/

Amnesty International Italia

 

The ‘70s. Una stagione felice del cinema americano

Torna nell’ambito della tradizionale rassegna “I martedì del festival” organizzata dall’Ufficio Cinema del Comune di Verona”, la seconda parte della proposta dedicata al cinema americano degli anni Settanta. La retrospettiva presenta 18 titoli, per un percorso cinematografico in programmazione a partire da venerdì 22 aprile e fino al prossimo 2 maggio, nella sala Convegni della Gran Guardia. La seconda proposta della rassegna “The 70s” affronta in maniera più sistematica il rapporto con i generi classici della tradizione hollywoodiana, riletti, rinnovati e spesso mescolati dal gruppo di giovani cineasti nati negli anni Quaranta e dei loro fratelli di poco maggiori formatisi negli studi televisivi negli anni Cinquanta e Sessanta, che cambiarono radicalmente il modo di fare cinema. Proposti nella rassegna alcuni evergreen accanto a titoli meno conosciuti, che affrontano diversi temi: il dramma politico, l’inconscio, il giornalismo investigativo, la fantapolitica, lo spionaggio e uno dei grandi traumi del cuore profondo dell’America: la guerra del Vietnam.

Tutti i film sono ad ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Proiezioni in lingua originale con sottotitoli in italiano.

Verona Film Festival, via Leoncino 6 , tel. 045 8005348 – fax 045 593762 – veronafilmfestival@comune.verona.it.

Il programma completo

venerdì 22 aprile

ore 16: “Cabaret” (Cabaret, USA, 1972, 124′) di B. Fosse

ore 18: “Duel” (Duel, USA, 1971, 90′) di S. Spielberg

ore 21: A Wedding (Un matrimonio, USA, 1978, 125′) di R. Altman

sabato 23 aprile

ore 16: “Next Stop, Greenwich Village” (Stop a Greenwich Village, USA, 1976, 111′) di P. Mazursky

ore 18: “The Warriors” (I guerrieri della notte, USA, 1979, 92′) di W. Hill

ore 21: “The Deer Hunter” (Il cacciatore, USA,1978, 183′) di M. Cimino

giovedì 28 aprile

ore 16: “Paper Moon” (Paper Moon, USA, 1973, 102′) di P. Bogdanovich

ore 18: “Three Days of the Condor” (I tre giorni del Condor, USA, 1975, 117′) di S. Pollack

ore 21: “Dog Day Afternoon” (Quel pomeriggio di un giorno da cani, USA, 1975, 130′) di S. Lumet

venerdì 29 aprile

ore 16: “Al that Jazz” (Al thatJazz, USA, 1979, 123′) di B. Fosse

ore 18: “Assault on precint 13” (Distretto 13 – le brigate della morte, USA, 1976, 91′) di J.Carpenter

ore 21: “All the president’s men” (Tutti gli uomini del Presidente, USA, 1976, 138′) di A. J. Pakula

sabato 30 aprile

ore 16: “Deliverance” (Un tranquillo weekend di paura, USA, 1972, 110′) di J. Boorman

ore 18: “Lenny” (Lenny, USA, 1974, 111′) di B. Fosse

ore 21: “The wild bunch” (Il mucchio selvaggio, USA, 1969, 144′) di S. Peckinpah

Lunedì 2 maggio

ore 16: “Five Easy Pieces” (Cinque pezzi facili, USA, 1970, 98′) di B. Rafelson

ore 18: “The beguiled” (La notte brava del soldato Jonathan, USA, 1971, 105′) di D. Siegel

ore 21: “Marathon man” (Il maratoneta, USA, 1976,125′) di J. Schlesinger

 

 

Roberto Bolis

Il mio grosso grasso matrimonio greco 2

Ha incassato 653,647 euro nella prima settimana nelle sale italiane, posizionandosi tra i primi film scelti dal pubblico, “Il mio grosso grasso matrimonio greco 2”, ideale continuazione del 2016 del film uscito alcuni anni fa e capace di strappare non poche risate intorno a luoghi comuni di greci che si sono più o meno inseriti nella società americana, a patto di rimanere vicini, di sposarsi tra loro, di imparare il greco e di vivere in impossibili case che cercano di imitare, almeno in qualche parte, il Partenone, se non i colori e la bandiera greci. La sceneggiatura di Nia Vardalos, anche interprete, riesce ancora a divertire intorno ad una trama simpatica, per la regia di Kirk Jones. Mentre Toula Portokalos, che si porta dietro il peccato di avere sposato un uomo non greco e di avere avuto solo una figlia femmina, e il marito Ian Miller sono presi dalla trepidazione della scelta del college da parte della figlia Paris, si scopre che i genitori di Toula, legati in matrimonio da 50 anni, in realtà non sono sposati affatto. Il prete non aveva firmato l’atto di matrimonio e, dunque, bisogna sposarsi davvero.

Di fronte a questa evenienza, tanti valori familiari sembrano sgretolarsi. Che senso ha sposarsi dopo mezzo secolo di vita insieme, ristorante da mandare avanti, figli e nipoti? Adesso Maria rimette in discussione tutto quanto ha sempre insegnato alle figlie e le gag diventano a tratti davvero spassose. I figli maschi sono allibiti, Toula e Ian capiscono che devono imparare a vivere senza essere genitori a tempo pieno e soprattutto Toula, di certo non bellissima e invischiata negli ingranaggi dell’enorme e impicciona famiglia dal gusto prettamente latino, capisce che non ha senso per se stessa, ora che non deve più fare solo la madre.

La saggia zia suggerisce di ritrovare una dimensione di donna e moglie, di dedicarsi ad altro che a pensare a seguire la figlia passo passo in ogni attività; ricorda, la brava zia, che si deve mantenere la propria dignità e la propria personalità malgrado tutto. In gioco ci sono la famiglia tradizionale, la dedizione al prossimo, la famiglia stessa assolutamente impossibile, ma anche la solitudine familiare di Ian, figlio di una coppia americana classica, sopra le righe, non chiassosa, ma neanche così spontanea.

Maria corre alla ricerca di una wedding planner che, davanti alle scelte pazzesche di un limousine rosa, di una torta orrenda, di un abito di nozze improponibile, lascia. E allora ecco che la famiglia si attiva: arriva persino il fratello di Kostas dalla Grecia e sulle note del “Tutto è bene quel che finisce bene”, anche le vicine di casa intriganti e perfide si addolciscono e prendono parte al vortice di emozioni che solo una grande famiglia può dare. In gioco c’è l’amore di coppia, l’adeguamento alle novità quando si scopre che il proprio figlio, greco, è omosessuale. Che senza la grecitudine si può vivere lo stesso e che la famiglia si appiccica addosso come pece, ma non la si vuole lavare via del tutto. I parenti non sembrano troppo serpenti, stavolta, e come al solito intorno ad un lauto banchetto tutti si diventa più buoni, più ilari, più veri. Kostas risposa Maria perché i due si amano e, quindi, tutto diventa vero intorno alla veridicità delle persone, chiunque siano e comunque siano. Maria e Kostas hanno comunque una vita da raccontare e questa, in fondo, è la parte più bella del film. Carino.

 

Alessia Biasiolo

 

 

 

A “Fatima” del Giffoni il premio Amnesty

Il Premio Amnesty 2015 al Giffoni Film Festival va a “Fatima” di Philippe Faucon (Francia, 2015). A scegliere il lungometraggio che ha meglio rappresentato il tema dei diritti umani è stata una giuria di attivisti di Amnesty International del gruppo di Napoli con questa motivazione: “Fatima è un film sincero. Un film che ci presenta senza fronzoli la storia di una donna in grado di affrontare con forza ammirevole le sfide della società contemporanea. Una bella parabola sull’integrazione che non ha paura di mettere a nudo le ipocrisie e i timori di chi vive condizionato dai propri stereotipi.” Giunto alla sua sesta edizione, il Premio Amnesty Corto 2015 è stato assegnato da una giuria di attivisti dell’Agro Nocerino Sarnese a “Beach Flags” di Sarah Saidan (Francia, 2014) “per la capacità di raccontare la voglia di cambiamento delle donne e delle ragazze iraniane, costrette da norme ingiuste a limitare la propria libertà di espressione. La determinazione della protagonista nel perseguire il proprio sogno sportivo, nonostante gli ostacoli imposti da una società che non permette alle donne di allenarsi liberamente, non le impedisce di fare un passo indietro per salvare un’amica. Il coraggio di compiere un’azione giusta in una società che soffoca i diritti umani e l’altruismo di chi è pronto ad aiutare gli altri, anche a costo di uno svantaggio personale, sono attitudini rivoluzionarie e rappresentano l’indispensabile primo passo per costruire una società più rispettosa della dignità umana.” Nel corso del Giffoni Film Festival, Amnesty International ha sensibilizzato giurate e giurati sulle violazioni dei diritti umani nel mondo. In particolare, si è affrontato il tema cinema e diritti umani durante la Masterclass di Alessandro Rak e si è parlato di libertà di espressione con Maurizio Casagrande, che ha promosso e sostenuto il caso del blogger saudita Raif Badawi. Nel corso della proiezione del film fuori concorso “Né Giulietta, né Romeo” di Veronica Pivetti, patrocinato da Amnesty International Italia, è stato affrontato il tema bullismo omofobico e presentato il progetto Scuole attive contro l’omofobia e la transfobia. Nelle precedenti edizioni, il premio Amnesty Giffoni Film Festival è stato assegnato a “The Wooden Camera” di Ntshaveni Wa Curuli (2004), “Innocent Voices” di Luis Mandoki (2005), “Zozo” di Josef Fares (2006), “Rosso Malpelo” di Pasquale Scimeca (2007), “Heart of Fire” di Luigi Falorni (2008), “Skin” di Anthony Fabian (2009), “The story of me” di Luiz Villaça (2010), “Lost in Africa” di Vibeke Muasya (2011), “Stay” di Lourens Blok (2012), “Mike says goodbye!” di Maria Peters (2013) e “Lucky Devils” di Verena Endtner (2014). Nelle scorse edizioni il premio Amnesty Corto Giffoni Film Festival è stato assegnato a “DisAbili” di Angelo Cretella (2010), “Hai in mano il tuo futuro” di Enrico Maria Artale (2011), “Heimatland” di Loretta Arnold, Andrea Schneider, Marius Portmann e Fabio Friedli (2012), “Hollow Land” di Uri Kranot e Michelle Kranot (2013) e “Feathers” di Adriano Giotti (2014).

Amnesty International Italia