Schermi d’Amore al Teatro Romano di Verona

Dopo otto anni di pausa, il Comune di Verona e il Verona Film Festival hanno il piacere di annunciare l’atteso ritorno di Schermi d’Amore, che dal 1996 al 2010 è stato il grande festival cinematografico di Verona e si propone di tornare a esserlo a partire dal 2019.

Infatti Schermi d’Amore – Il filo ritrovato costituisce l’anteprima della manifestazione: una sorta di aperitivo estivo per ritrovare l’affezionato pubblico del festival e promuovere l’incontro con nuovi spettatori attraverso sette titoli (di cui sei inediti in Italia), proiettati nella storica cornice del Teatro Romano in lingua originale con sottotitoli in italiano.

Nato a Verona nel 1996, per volontà dell’Assessore alla Cultura Luca Darbi, in sostituzione della Settimana cinematografica internazionale, Schermi d’Amore ha celebrato per quindici anni il cinema romantico e non solo, ospitando artisti del calibro di Roger Corman, Sydney Pollack, Christopher Lee, Vittorio Storaro, Liv Ullmann, Dario Argento e John Boorman, curando retrospettive tematiche, proponendo anteprime esclusive e proiettando oltre mille film.

Il titolo dell’iniziativa, Il filo ritrovato, ha un duplice significato. Da una parte vuole essere un’allusione al ritorno del festival, dall’altra rendere omaggio all’ultimo film di Paul Thomas Anderson Il filo nascosto, melodramma che, oltre a provare come il genere (fulcro di Schermi d’Amore) goda ancora di ottima salute, condivide il protagonista Daniel Day-Lewis con il titolo scelto per inaugurare la rassegna lunedì 20 agosto: L’età dell’innocenza di Martin Scorsese (1993), basato sull’omonimo romanzo di Edith Wharton e proposto in un’esclusiva versione restaurata.

La parte centrale del programma è composta da cinque inediti con ambientazioni e tematiche contemporanee, provenienti da Europa, America, Africa e Asia. Martedì 21 agosto verrà proiettata Daphne (2017), irriverente commedia britannica al femminile di Peter Mackie Burns; mercoledì 22 agosto sarà la volta di Bitter Flowers (2017), in cui il regista e documentarista Olivier Meys affronta con lucidità il problema della prostituzione cinese in Francia, eliminando ogni voyeurismo e mettendosi dalla parte delle donne; giovedì 23 agosto toccherà a Hedi di Mohamed Ben Attia (2016), incentrato sulla condizione della gioventù tunisina, stretta fra la tradizione e la voglia di cambiamento e venerdì 24 agosto al surreale dramma borghese Beyond the Mountains and Hills di Eran Kolirin (2016), mentre sabato 25 agosto sarà proposto Columbus (2017), elegante connubio fra architettura e sentimenti firmato dal coreano Kogonada, divenuto celebre per i suoi video-saggi sui maestri della settima arte.

Così come l’apertura di Schermi d’Amore – Il filo ritrovato è stata affidata a uno struggente mélo, così spetta a un’altra grande storia d’amore la chiusura del festival: Le secret de la chambre noire (2016, inedito in Italia), primo lavoro in lingua francese del regista giapponese Kiyoshi Kurosawa, tanto amato e riverito nel mondo quanto poco conosciuto nel nostro paese. Una scelta che conferma l’impegno del festival a celebrare il meglio del cinema internazionale e a far (ri)scoprire gli autori più importanti di ieri e di oggi.

 

Prezzi:

Intero € 6,00

Ridotto € 4,00 (under 26, over 60, Cral Comune di Verona)

Abbonamento per tutte le proiezioni € 15,00

Le proiezioni sono riservate ai maggiori di 18 anni

I film sono presentati in versione originale con sottotitoli in italiano

V.F.F.

 

 

“Ocean’s 8”

Danny Ocean (impersonato da George Clooney) è morto, o almeno così credono tutti, familiari e complici di rapine ai casinò. Uscito di galera, si era impegnato a rimettere insieme una straordinaria banda per riprendersi soldi, credibilità e moglie, “rubatagli” dall’eterno rivale. La sorella Debbie (Sandra Bullock), in carcere per cinque anni, riacquista la libertà e, manco a dirlo, mette insieme una banda e si vendica del suo amato che, dopo averla coinvolta in una truffa, l’aveva scaricata denunciandola alla polizia. Per capire come fare, ha impiegato ben cinque anni e, siccome in una cella promiscua non c’è abbastanza silenzio ed intimità per pensare, aveva fatto di tutto per essere messa in isolamento.

Il sistema penitenziario americano, quindi, è un ottimo posto non tanto per redimersi, quanto per affinare le proprie strategie e riuscire nell’impossibile colpo del secolo. Il risultato dev’essere plateale perché, se è vero che uscita dal carcere Debbie necessita di cosmetici e di una buona vasca da bagno in un albergo, rubando i primi ai magazzini Bergdorf e intrufolandosi in un grande albergo a spese di ignari ospiti, non può trascorrere la vita in piccoli furti e truffe da dilettanti. Certo, ogni donna spettatrice del film capisce e sotto, sotto, apprezza la scelta dei cosmetici che, si sa, vengono spesso taccheggiati, oppure sono spesso un furto essi stessi ai danni degli acquirenti, pertanto non si può che sorridere all’abito da sera indossato uscendo dal carcere, alla ricerca dei propri vecchi abiti con medesima taglia, alla volontà di dedicarsi il lusso.

Tutto depone per condurre lo spettatore al dunque: bisogna trovare le vecchie amiche e coinvolgerle nel colpo del secolo. Già questo è un colpo di scena: se con Danny e i suoi vari film “Ocean’s” era normale vedere maschi uniti per un fine comune, senza fare domande, affrontando assieme i vari problemi, che sette donne si ritrovino d’accordo e siano amiche dopo anni ed anni (in questo caso l’amica del cuore Lou – Cate Blachett), anche dopo la prigione, è già diverso. Diventa intrigante. Il colpo è rubare una collana di diamanti di Cartier che vale almeno 150milioni di dollari. Si dovrà convincere la diva attualmente in auge (in questo caso Daphne Kluger impersonata da Anne Hathaway) a rivolgersi alla stilista più manipolabile (Rose, sufficientemente complessata e svampita, dalla carriera drammaticamente in crisi, ottimamente impersonata da Helena Bonham Carter) che non troverà niente di meglio che accostare al suo abito la collana in questione, facendola uscire dal caveau blindato di Cartier.

La festa mondana alla quale partecipare è l’annuale Galà del Metropolitan Museum. Idea bellissima e che non incontra alcun tipo di problema, se non una chiusura della collana che Debbie non aveva considerato, ignorandone la presenza. Per organizzare il tutto serve un haker che possa mettere non solo fuori gioco, ma addirittura al servizio delle sette ladre il sistema di sorveglianza: viene trovata la migliore haker sulla piazza, la bellissima Rihanna nei panni di Nine Ball, che trovo perfetta per il ruolo. Taciturna, concentrata nel suo lavoro, risolve ogni problema senza troppi salamelecchi. Rose è alle prese con conati di vomito tipici, purtroppo, del mondo (almeno quello stereotipato) della modelle, ma poi si consola con un mega vaso di Nutella, che la fa diventare simpatica a tutti. Appunto svampita, capisce subito che deve darsi da fare per l’unico modo che ha per non finire in prigione per debiti, dopo aver dilapidato una fortuna e non essere in grado di pensare a nient’altro che a donne vestite da hostess di volo per la sua ultima sfilata. Sarà lei a vedere dal vivo la collana, a farne una scansione ottica con adeguato sistema in modo da poterne fare una copia.

Servirà poi una abilissima ladra, Constance, ben interpretata da Awkwafina e un’abile creatrice di diamanti in soli pochi minuti (Mindy Kaling), dato che per farla uscire dal MET la collana andrà fatta a pezzi. E dove? In un bagno, nella sacralità del bagno delle donne, ma su un fasciatoio. Spassose le allusioni, l’ironia su tutti i luoghi comuni femminili, fino alla sciocca modella che, però, capisce il piano e diventerà l’ottava di Ocean. Ma dove sta il colpo di scena? Nel camioncino per gli hot dog? Nelle donne che diventano bellissime in poco tempo, nelle vecchiette che dovranno partecipare ad incastrare l’ex di Debbie? Bello che non ci si sia dimenticati della bellezza femminile over, per evitare di guardare alla donna solo in chiave giovane, rifatta, scema o troppo dura. E la mancanza di ogni problema per il gruppo di ladre sottolinea abilmente (e anche in modo un po’ troppo edulcorato) quanto le donne siano così abituate a viversi, sopportarsi (se stesse e le altre, con il resto del mondo) che tutto deve andare bene per forza. Deve essere un gruppo di ladre donne, perché le donne “danno meno nell’occhio”, però serve l’amico asiatico di Danny per il vero e proprio colpo di scena finale, quando si scoprirà che sono stati rubati 38,5 milioni di dollari in gioielli a testa, non solo la collana di Cartier, quindi. Divertente e che centra lo scopo di fare divertire, senza troppe pretese.

 

Alessia Biasiolo

“Saremo giovani e bellissimi” al Festival del Cinema di Venezia

È ufficiale: “Saremo giovani e bellissimi”, il film girato tra Ferrara e Comacchio alla fine del 2017 dalla giovane regista Letizia Lamartire, è il titolo italiano in concorso alla 33esima Settimana Internazionale della critica in programma a Venezia dal 29 agosto all’8 settembre 2018. Dopo il corto Piccole italiane, presentato l’anno scorso nell’ambito della seconda edizione di Sic@Sic, l’autrice, classe 1987, laureata al Conservatorio e diplomata al Centro Sperimentale, esordisce alla rassegna cinematografica internazionale con una commedia intergenerazionale agrodolce.

“Non vedo l’ora di vedere il film che ha come protagonista anche il nostro territorio – ha commentato il vice sindaco e assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Ferrara Massimo Maisto -. Nell’attesa faccio i complimenti alla regista e agli artisti, alla produzione e a tutti quelli che hanno lavorato al film per l’opportunità di essere presenti alla prestigiosa vetrina cinematografica veneziana. Grazie anche alla Film Commission dell’Emilia Romagna e alla Regione che sostengono queste produzioni: sono un valore aggiunto per la nostra città e Ferrara è pronta ad ospitarne altre”. 

Il film racconta di Isabella, ex popstar dei primi anni Novanta, e Bruno un chitarrista che la accompagna. Sono grandi amici e partner sulla scena ma, più di questo, sono madre e figlio, uniti da una relazione simbiotica che pare inattaccabile e rappresenta per loro una gabbia dorata in cui sono chiusi da sempre. Arriva però il momento in cui quella stessa gabbia comincia ad essere troppo stretta.

Scritto da Marco Borromei, Letizia Lamartire e Anna Zagaglia, il film è interpretato da Barbora Bobulova, Alessandro Piavani, Massimiliano Gallo e Federica Sabatini e prodotto da Elisabetta Bruscolini per Csc Production con Rai Cinema, in collaborazione con Annamode Costumes, C.A.M. una società del gruppo Sugar, F.lli Cartocci, Do Consulting and Production, Margutta Digital International. E’ riconosciuto di interesse culturale con il contributo economico del MIBACT – Direzione Generale Cinema con il supporto di Emilia-Romagna Film Commission con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, con il sostegno della Regione Lazio – Fondo Regionale per il Cinema e l’Audiovisivo con il patrocinio dei Comuni di Ferrara e Comacchio.

 

A.Z.

Giffoni, il mito dei ragazzi di tutto il mondo

Giffoni Valle Piana è un tranquillo paese in provincia di Salerno, da cui si arriva in circa un’ora di tragitto verso le montagne in cui è incastonato, di poco meno di 12mila abitanti, a circa 200 metri sul livello del mare, con 15 frazioni. Famoso per il Giffoni Film Festival, ora Giffoni Experience, ha il merito di vivere la kermesse con assoluta normalità, ospitando per le sue caratteristiche viuzze le decine e decine di ragazzi da ogni dove, come se fossero gli ospiti più normali di una tranquilla estate. E la stessa impressione la si ha quando, invece, arrivano le autorità e i vip. Attesi da vigili e forze dell’ordine, oltre al patron Gubitosi, sono vissuti anch’essi con la totale normalità di chi è abituato a diventare protagonista per una manciata di giorni senza con questo sconvolgersi la vita. “È un ministro, non ho capito chi, ma un ministro di certo”, si sente commentare nei bar.

Sono sconvolti, di solito, coloro che arrivano a Giffoni. La trepidazione dell’attesa per l’accettazione della domanda; il sentirsi parte di un tutto; poter vivere da protagonisti esperienze che commuovono anche gli adulti, tutto depone per andare a Giffoni Valle Piana e assaporare la tranquillità di un evento unico al mondo: il Festival del film per i ragazzi e, soprattutto, con i ragazzi. Un mondo che è fortemente campano nella sua accezione più verace: le persone si guardano negli occhi e si riconoscono, ti riconoscono, anche se ti hanno visto soltanto per un paio di minuti, non sanno chi sei, ma vogliono conoscerti come persona, indipendentemente dal fatto che, probabilmente, non ti rivedranno più. Da questo si capisce che Giffoni Experience, certo idea di una persona speciale, poteva crescere soltanto lì nel modo in cui è diventato il sesto festival cinematografico al mondo.

Oggi, nell’ambito del Festival, è in programmazione “Teen Titans GO! Il Film”, il film su una squadra di adolescenti supereroi della serie animata Dc Comics e Warner Bros, la cui anteprima è dedicata ai giurati e ai giffoners della 48esima edizione della manifestazione. Il film sarà nelle sale italiane soltanto il prossimo 6 settembre. E naturalmente non è l’unica anteprima. Ieri, ad esempio, è stato il momento, molto atteso, di Jeremy Irvine, classe 1990, che ha presentato “Mamma Mia! Ci risiamo”, anch’esso nelle sale il prossimo 6 settembre. Celebrativo del decennale del famosissimo “Mamma Mia!” campione d’incassi (600 milioni di dollari) in tutto il mondo, il nuovo film, che vede Irvine nel ruolo di Sam, è ambientato ancora nell’isola greca di Kalokairi, ancora con le canzoni degli Abba, ancora con Meryl Streep nei panni di Donna, Julie Walters sarà ancora Rosie e Christine Baranski ancora Tanya, accanto a Pierce Brosnan, Stellan Skarsgard, Colin Firth e altri.

Interessante anche il nutrito programma “Street Fest” che coinvolge strade, piazze, giardini in giochi di colori, di magliette, di pesci penzolanti (il tema Giffoni di quest’anno è l’acqua), di doppia F dappertutto e di bambini e adolescenti carichi di gioia inimmaginabile. Non manca il programma per gli adulti, in questo caso genitori, con nove workshop che possono aiutarli a comprendere i linguaggi delle nuove generazioni attraverso le musiche indie e rap che stanno spopolando nelle classifiche e nei gusti degli adolescenti. È la prima volta che Giffoni Experience dedica un programma di questo tipo ai genitori, chiamandolo Parental Experience, sezione creata appositamente per le famiglie. L’idea è di avvicinare sempre più il mondo degli adulti a quello dei ragazzi, perché Giffoni sia un ponte generazionale e non un’ennesima modalità di identificare i giovani come una bolla chiusa in un mondo impenetrabile. Inoltre, alcuni artisti di oggi hanno molto in comune con i cantautori (che si ascoltano moltissimo ancora) di quando i genitori di oggi erano ragazzi, con grande spazio alla parola e al suo significato profondo, così ricercato forse in maniera inconsapevole dalle nuove generazioni che hanno quanto mai bisogno di punti di riferimento e di esperienze reali, oltre al mondo del web che tanto conoscono. Coinvolgere i genitori è imperativo per i workshop, tenuti da esperti e protagonisti della scena musicale rap e indipendente, perché si tratti di formazione, ma anche di divertimento, tanto come accade a tutti i ragazzi coinvolti con Giffoni Experience, a vario titolo.

Alessia Biasiolo

 

 

 

Torna, nell’ambito dell’Estate Romana, “L’aperossa”

Dal 14 luglio, per sei appuntamenti in tre diversi territori romani, torna l’Aperossa, la manifestazione ideata e promossa dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico in collaborazione con Euroma2 Cultural Experience: un progetto che rappresenta l’idea del cinema in strada, nato con l’intento di creare una serie di iniziative intorno a proiezioni pubbliche e itineranti. L’iniziativa è parte del programma dell’Estate Romana 2018 promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale e realizzata in collaborazione con SIAE.

Cinemobile flessibile e autonomo dal punto di vista delle attrezzature, la duttile apetta – dotata di  telo, proiettore e casse acustiche – è uno strumento agile ed efficace per “raccontare storie” in strade, piazze, giardini pubblici, vicoli, parchi condominiali, e altri spazi alternativi frequentati da ogni categoria e generazione di cittadini. L’Aperossa porta dunque il cinema alle persone nei loro luoghi quotidiani e quest’anno approderà in zona Marconi, Garbatella e Ostiense, presentando iniziative che vanno da incontri letterari per bambini a sonorizzazioni live di film di nuova produzione a proiezioni filmiche contestualizzate.

Il format in tre occasioni partirà alle ore 17 con l’Apelettura, proposta in collaborazione con Biblioteche di Roma, rivolta a famiglie e bambini di scuola primaria, che presenterà, con racconti e letture ad alta voce, delle opere  legate alla letteratura per l’infanzia, a cura della Biblioteca Centrale Ragazzi: si comincia con Lupi affamati e ragazze scostumate (14 luglio, piazzale del Teatro India), per proseguire con Nel Paese dei mostri selvaggi e delle streghe cattive (18 luglio, Parco Cavallo Pazzo) e  Eroi, re e regine … tutto torna come prima!  (20 luglio, Piazzale della Centrale Montemartini), in compagnia di Pino Grossi e Anna Maria Di Giovanni.

A partire dalle 18, avranno invece luogo i walkabout, esplorazioni partecipate con i sistemi radio, a cura di Urban Experience, per scandagliare geografie e storie delle tre zone che ospitano l’iniziativa. La conduzione radiofonica e psicogeografica di  Carlo Infante solleciterà i cittadini a porre attenzione agli scenari urbani che attraverseranno, ascoltando frammenti audio (testimonianze e brevi estratti di film) quei “paesaggi umani” che danno forma e sostanza alla città. Primo tragitto sarà Nel dark side of Mira Lanza, che parte dai terreni alle spalle della ex-Mira Lanza alla scoperta del MAGR, il Museo Abusivo Gestito dai Rom, in cui sarà possibile vedere decine di opere di Seth (il francese Julien Malland), uno dei più noti street artist. A seguire Evocando l’aedo di Garbatella, percorso dal Parco Cavallo Pazzo a Garbatella proteso ad evocare gli Indiani Metropolitani che quarant’anni fa, durante il Movimento del ’77, s’ispirarono alle culture indiane d’America come ideale espressione d’alterità; all’interno anche uno speciale focus dedicato a Victor Cavallo. Infine Tra i vuoti di senso dell’archeologia industriale, tragitto che si muoverà  dalla Centrale Montemartini per esplorare un’area industriale ad alta densità archeologica sorta lungo il Tevere, negli spazi di un’antica stazione di pompaggio dell’acqua del fiume.

L’ultimo week-end di programmazione sarà anche oggetto di una visita guidata approfondita alla Centrale Montemartini, a cura di Ilenia Gradante e Maria Rosa Patti (Ass. Vita Romana).

La musica sarà presente, a partire dalle ore 20, con una serie di evoluzioni sonore curate da Emiliano Torquati e interpretate insieme a Marcello Allulli, Alessandro D’Alessandro, Antonello D’Urso, Andrea Battantier, Claudio Capponi e Ramberto Ciammarughi, che accompagneranno Valle Giulia 68, film realizzato in occasione del cinquantenario dei moti studenteschi.

Alle 21 spazio al cinema con la proiezione di alcuni film che raccontano l’evoluzione della periferia romana negli anni, a cura di Giacomo Ravesi e introdotti da testimonial ed esperti: Accattone di Pier Paolo Pasolini (1961, 14 luglio); Il Contagio di Matteo Botrugno, Daniele Coluccini (2017, 15 luglio); L’amico immaginario di Nico D’Alessandria (1994, 18 luglio); Giravolte di Carola Spadoni (2001, 19 luglio); Ostia di Sergio Citti (1970, 20 luglio) e Amore tossico di Claudio Caligari (1983, 21 luglio).

In anticipazione ai film, la proiezione di tre “Instant Doc” prodotti dall’AAMOD e appositamente realizzati per raccontare storia e memoria delle aree individuate: si tratta di India e dintorni di Giuseppe Bertucci, Victor, Vittorio! di Paolo Di Nicola e Cercando casa di Paolo Palermo.

L’Aperossa, i cui appuntamenti sono gratuiti, vuole così essere il segno e il simbolo di una forma di partecipazione e di espressione artistico-culturale condivisa con le comunità dei territori. Non è infatti soltanto il “veicolo” che porta, organizza e cura la proiezione di materiali audiovisivi legati ai luoghi: tra le sue caratteristiche precipue, di forte valenza culturale, vi è quella di incarnare un moderno cantastorie, cui le persone “si affezionano” e che “seguono”.

 

Elisabetta Castiglioni

 

Roma Tre Film Festival

Dal 7 al 13 maggio torna al Teatro Palladium il Roma Tre Film Festival, con un programma ricco di appuntamenti e riflessioni culturali. Nato come “Carta bianca Dams” all’interno del Festival romano “Arcipelago” per valorizzare i cortometraggi degli studenti, la rassegna, ideata e diretta da Vito Zagarrio, si è gradualmente evoluta e, crescendo, ha conquistato ormai da tredici anni un proprio spazio diventando il Festival del cinema dell’Università di Roma Tre. Da manifestazione per gli studenti si è trasformata in un laboratorio aperto a giovani professionisti provenienti dai Dams italiani o dalle scuole di cinema, ma anche ad autori di varie generazioni.

Negli anni il Festival ha monitorato l’immaginario di una generazione, ha seguito l’irruzione del digitale, ha tastato il polso di un “cinema espanso”, di una immagine in movimento che attraverso numerose contaminazioni ritrova la propria vitalità. E anche in questa tredicesima edizione il Roma Tre Film Festival si propone come punto di incontro di appassionati di cinema attraverso proiezioni, anteprime e dibattiti alla presenza di studiosi nazionali ed europei, addetti ai lavori, operatori del settore e studenti delle discipline audiovisive.
Placido, Montaldo, Bellocchio: bastano questi nomi a rendere gli appuntamenti del RM3FF avvincenti. E poi Giovanna Taviani, Claudio Sestieri, Wilma Labate, tutti nomi importanti del cinema italiano, per non parlare della nuova generazione emergente tra documentario e fiction  come Bellino, Bertozzi e Aiello.

La tredicesima edizione apre lunedì 7 maggio alle 20.30 al Teatr Palladium con “Quelli del Dams”, in collaborazione con Agiscuola
Il cratere di Luca Bellino e Silvia Luzi, alla presenza dei registi e di Luciana Della Fornace
martedì 8 maggio
9.00 – Dams, Aula 1
“50 anni di ‘68”
Teorema di Pier Paolo Pasolini, 1968, 100’
a seguire:
Pasolini e il ‘68”, tavola rotonda a cura di Giacomo Martini. Partecipano Paola Dalla Torre, Simone Isola, Wilma Labate, Giacomo Marramao, Enrico Menduni, Stefania Parigi, Daniele Vicari, Vito Zagarrio
15.30 – Teatro Palladium
“Quelli del Dams”
Moglie e marito di Simone Godano, 2017, 100’, alla presenza del regista
18.00 – Teatro Palladium
“50 anni di ’68” – “Quelli del Dams”
A pugni chiusi di Pierpaolo De Sanctis, 2016, 74’ con Lou Castel, alla presenza del regista, di Lou Castel e di Marco Simon Puccioni

20.30 – Teatro Palladium
“Master Class”
Incontro con Michele Placido
Sequenze di film di e con Michele Placido
a seguire:
“50 anni di ‘68”
Il grande sogno di Michele Placido, 2009, 101’, alla presenza del regista e di Toni Trupia
mercoledì 9 maggio
15.30 – Teatro Palladium
“CPA presenta”
Femminismo! di Paola Columba, 2016, 50’, alla presenza della regista e del produttore Fabio Segatori
Partecipa Lidia Ravera
a seguire:
Guerrieri di Fabio Segatori, 2017, 52’
Partecipa Stefano Geraci
18.30 – Teatro Palladium
“CPA presenta”
Seguimi di Claudio Sestieri, 2017, 91’, alla presenza del regista, di Patrizia Pistagnesi e di Fabrizio Mambro
20.30 – Teatro Palladium
“50 anni di ‘68”
La morte legale: Giuliano Montaldo racconta la genesi del film Sacco e Vanzetti di Silvia Giulietti e Giotto Barbieri, 2017, 52’ (evento a cura di Giacomo Martini)
a seguire:
“Master Class”
Incontro con Giuliano Montaldo
Estratti da Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni, 2017, con Giuliano Montaldo (David di Donatello come migliore attore non protagonista)
giovedì 10 maggio
15.30 – Teatro Palladium
“Quelli del Dams”
Concorso Carta Bianca
a seguire:
“Quelli del Dams”
Corti dei laboratori di “Filmmaking” a.a. 2017/2018
Il leone del Tevere, 14’ e Motorefisico, 8’, a cura di Francesco Crispino
18.00 – Teatro Palladium
“CPA presenta”
Il sogno di Omero di Emiliano Aiello, 2018, 45’, prodotto da Luca Bellino e dal CPA, alla presenza del regista e del produttore

19.00 – Teatro Palladium
“Master Class”
Raccontare Venezia di Wilma Labate, 2017, 52’, alla presenza della regista e di Irene Bignardi
20.30 – Teatro Palladium
Consegna Premio “Giulio Cesare Castello” per la migliore tesi di laurea magistrale.
Alla presenza di Stefania Parigi e Veronica Pravadelli
a seguire:
“Master Class”
Evviva Giuseppe di Stefano Consiglio, 2017, 90’, alla presenza del regista, di Irene Bignardi e di Mimmo Rafele
venerdì 11 maggio
15.30 – Teatro Palladium
“Quelli del Dams”
Concorso Carta Bianca
18.00 – Teatro Palladium
“Quelli del Dams” – “Master Class”
Cinema grattacielo di Marco Bertozzi, 2017, 97’, alla presenza del regista20.30 – Teatro Palladium
“Master Class”
Incontro con Paolo Taviani
a seguire:
Una questione privata di Paolo e Vittorio Taviani, 2017, 84’
sabato 12 maggio
15.30 – Teatro Palladium
“Quelli del Dams”
Concorso Carta Bianca
18.00 – Teatro Palladium
Presentazione del libro Routledge Companion to World Film History, a cura di Rob Stone, Paul Cooke, Stephanie Dennison, Alex Marlow-Mann; ospite Alex Marlow-Mann, University of Kent. Partecipano Christian Uva e Anna Casalino.
18.30
Webstar di Angelo Pio Ritrovato, 15’, realizzato dalla Libera Università del Cinema
a seguire:
“Master Class”
Workshop Sergio Leone, immagine e mito di Patrizia Genovesi (in collaborazione con Libera Università del Cinema)
20.30
“50 anni di ‘68” – Evento speciale
C’era una volta il West di Sergio Leone, proiezione in pellicola (in collaborazione con CSC – Cineteca Nazionale), alla presenza di Stefano Delli Colli, Vincenzo e Simona Santaniello.
Presentano Christian Uva e Vito Zagarrio
Guest star: Dario Argento
domenica 13 maggio
15.30 – Teatro Palladium
“Quelli del Dams”
Concorso Carta Bianca
a seguire:
“Quelli del Dams”
Corti dei laboratori di “Filmmaking” a.a. 2017/2018
Evidence #22 di Filmmaking Group, 2018, 8’30”, a cura di Antonio Di Trapani
“CPA presenta”
N.L.A. di Marco Minciarelli, 2018, 12’27”
18.00 – Teatro Palladium
“50 anni di ‘68” – “Master Class”
Omaggio a Vittorio Taviani
Incontro con Giovanna Taviani
Estratti da:
I nostri trent’anni. Generazioni a confronto di Giovanna Taviani, 2004
Fughe e approdi di Giovanna Taviani, 2011
20.30 – Teatro Palladium
Premiazione Concorso Carta bianca
Proiezione del corto vincitore
“Master Class”
Incontro con Marco Bellocchio
a seguire:
Nel nome del padre di Marco Bellocchio, 1972, 109’ (director’s cut, in collaborazione con Istituto Luce Cinecittà)
Roma Tre Film Festival XIII
Direzione artistica: Vito Zagarrio
Direzione organizzativa:Emiliano Aiello
Comitato direttivo: Giacomo Martini, Andrea Rabbito con la collaborazione di Luca Aversano e Christian Uva
Giuria “Carta Bianca Dams”: Stefano Consiglio, Wilma Labate, Alex Marlow-Mann, Mimmo Rafele, Toni Trupia
Segreteria generale: Elio Ugenti
Comitato redazionale: Nicolas Bilchi, Arianna Calogero, Flavio Ferro, Malvina Giordana, Francesca Lopez, Giulia Magro, Tiziana Terranova
Ufficio stampa: Elisabetta Castiglioni
Responsabile alla comunicazione: Anna Bisogno
Sigla festival: Tindaro Trimarchi
Editing video: Arianna Calogero
Grafica Premio Palladium:Carmela Parissi
Selezione “Carta bianca Dams”: Emiliano Aiello, Nicolas Bilchi, Malvina Giordana, Elio Ugenti
Tirocinanti Palladium: Luisa Banfi, Linda Bagalini, Marta Bracci, Laura Capone, Simone Cappellacci, Elisa Carta Carosi, Maria Chiara Cioccariello, Carlotta De Lungo, Simone Diamanti, Eleonora Ferrari, Diana Francomano, Isabella Giacchi, Chiara Mantovano, Paride Occhibianco, Lorenzo Pescatori, Daniele Ricci, Michele Tomaiuoli, Fiamma Trillò, Simone Veo
Tirocinanti Dams: Giulia Cerretti, Virginia Cirillo, Francesco D’Asero, Caterina Giove, Clara Morlino, Chiara Scorpio, Shana Sereni, Francesco Simone, Claudia Stirpe
con la collaborazione di: Music Theatre International
Teatro Palladium
Presidente: Luca Aversano
Consiglieri di amministrazione: Francesca Cantù (Vicepresidente), Silvia Carandini, Giuseppe Leonelli, Vito Zagarrio
Dipartimento Filosofia Comunicazione e Spettacolo
Direttore: Paolo D’Angelo
Coordinatrice Sezione  Comunicazione e Spettacolo: Veronica Pravadelli
Segretario amministrativo: Attilio Durpetti
Segreteria amministrativa: Tiziana Ceriola, Andrea Pini
Segretaria della ricerca: Antonella Baldacchino
Segretaria Sezione  Comunicazione e Spettacolo: Patrizia Necci
Collegio didattico Dams
Coordinatore: Luca Aversano
Centro Produzione Audiovisivi
Direttore: Vito Zagarrio
Responsabile tecnico: Christian Carmosino
Responsabile relazioni esterne: Emiliano Aiello

 

Elisabetta Castiglioni

Prendila come viene. Al cinema

 Per chi si aspetta di andare al cinema e vedere la stessa verve comicissima e, allo stesso tempo, profonda e commovente di “Quasi amici”, il nuovo film dei registi francesi Eric Toledano e Olivier Nakache è decisamente diverso. Infatti, le risate non sono proprio così catastroficamente travolgenti e il film non racconta nulla di nuovo.

Un matrimonio. Di quelli che sembrano su misura per la maggior parte delle persone, se non tutte, sia dal vivo che nei sogni. Una sposina sognante che, anche se si trova al ricevimento nuziale, forse ripensa al collega insegnante di liceo di cui aveva perso le tracce tempo prima, ma che ora è cameriere improvvisato proprio al suo ricevimento e solo perché il wedding planner è suo cognato, altrimenti figurati se si sarebbe scomodato a levarsi il pigiama e ad uscire, magari per cercare un lavoro.

Uno sposo che, perdutamente innamorato della mamma, non ha pensieri e occhi che per lei e, mentre immagina la perfezione del suo matrimonio, la pensa da solo, senza contare che esiste anche la sposa. La quale interviene nella questione organizzativa soltanto alla fine, salvando il salvabile di una situazione davvero impossibile.

Fantasia? Ma a chi non è capitato di trovarsi ad un pranzo nuziale con qualche scroccone che trangugia il buffet come se fosse il suo ultimo pasto (in questo caso, non un imbucato, ma addirittura il fotografo ufficiale dell’evento, personaggio quasi polverizzato dalle decine di telefoni cellulari con camera che, ormai, tendono a rendere i fotografi professionisti degli elementi archeologici). A chi non è capitato almeno uno dei due della neo coppia scoppiato? Qui, inutile sottolinearlo, è lo sposo al quale non va bene nulla, se non il suo chilometrico, inutile, pesantissimo discorso che tutti ascoltano (anche la madre sognante per il suo “bambino”) soltanto perché costretti. Per poi ritrovarselo uomo volante in un orribile, ma allo stesso tempo romantico, sogno sulle teste degli astanti.

E per chi si occupa di ristorazione, può non essere successo che tutta la carne sia andata a male? Che non ci sia da mangiare per il personale? Che il personale litighi furiosamente e che ci siano degli incompetenti, concentrati solo sull’arrotondamento dello stipendio? Possibile che gli extra di un catering siano tutti in regola? E altrettanto possibile che arrivi un fantomatico controllo fiscale/sanitario?

Non è davvero possibile ritrovarsi in un bellissima villa settecentesca dove, però, l’impianto elettrico non regge il sovraccarico e, se si cucinano i cibi, non si può ascoltare la musica? E non è possibile che il musicista dia forfait e che debba essere sostituito con un “fuori programma”?

Qui, in “C’est la vie-Prendila come viene” succede tutto insieme.

E non resta che “adattarsi”, mantra che Max, il wedding planner (Jean-Pierre Bacri) non fa altro che ripetere, come per convincere se stesso. Quel sé che, mentre organizza la festa meravigliosa per gli altri, vede in rovina il suo stesso matrimonio, ma forse anche la sua storia d’amore con l’amante-collega di sempre. I telefonini la fanno da padrone, ma non per le fotografie o i selfie, invece per cercare di comunicare con la propria donna, cercare di farsi capire, oppure cercare di modernizzarsi e utilizzarli come geolocalizzatori per trovare l’amore di nuovo, oppure una “boccata d’aria fresca”.

Vizi e virtù della piccolo-media borghesia, ridicolizzazione dell’apparenza della quale vengono sottolineati i risvolti dolci-amari.

E la sottolineatura di come persone di altri luoghi e di altre abitudini si integrino facendosi un’idea degli abitanti del Paese ospite che, forse, non corrisponde proprio a quello che si vorrebbe, ma che può essere un punto di partenza per comprendere e comprendersi meglio, finendo per aiutarsi l’un l’altro, come ciascuno sa fare e può insegnare a fare.

Un film ben fatto, che si fa vedere come commedia degli errori e, come al solito, delicato modo di ridersi addosso perché, come Toledano e Nakache hanno già avuto modo di insegnarci, la vita è molto più complessa di come la vediamo, ma non resta che prenderla poco sul serio.

Da vedere.

 

Alessia Biasiolo