“Favolacce”

In occasione dei David di Donatello 2021 e delle numerose candidature ottenute dall’opera seconda dei fratelli D’Innocenzo, Artdigiland pubblica Conversazioni su Favolacce, a cura di Ludovico Cantisani, un volume che ripercorre e indaga la creazione del film-rivelazione del 2020 attraverso una serie di conversazioni e un esteso saggio del curatore. Uscito il 10 maggio, il libro è disponibile presso i rivenditori on line (per il momento ebook), sul sito dell’editore: www.artdigiland.com (cartaceo, in offerta speciale fino al 31 maggio) e ordinabile in libreria presso l’editore.

A discutere con Cantisani (e Alain Parroni nel caso dei registi) la propria esperienza del film sono: Fabio e Damiano D’Innocenzo, l’autore della fotografia Paolo Carnera, la montatrice Esmeralda Calabria, le scenografe Emita Frigato e Paola Peraro, il costumista Massimo Cantini Parrini, i produttori Agostino e Giuseppe Saccà (Pepito Produzioni), i direttori di casting Davide Zurolo e Gabriella Giannattasio, il colorist Andrea “Red” Baracca, e gli attori Barbara Chichiarelli, Ileana D’Ambra, Federico Majorana, Max Malatesta, Lino Musella, Max Tortora. Nella loro ricchezza e varietà, queste conversazioni, insieme all’analisi critica del curatore, rivelano e mettono a fuoco le intuizioni narrative e registiche e quella serie di originalità che hanno fatto di questo film un caso nel panorama cinematografico italiano.

Questo straordinario percorso conoscitivo del linguaggio cinematografico è illustrato da alcune immagini di scena e, soprattutto, da materiali iconografici d’eccezione: le foto di set e i disegni preparatori delle inquadrature dei fratelli D’Innocenzo. Queste foto delineano un percorso ulteriore per scoprire la lavorazione di Favolacce ma soprattutto costituiscono un corpus d’autore che, attraverso un altro linguaggio, offre una chiave di lettura aggiuntiva dell’opera dei D’Innocenzo.

Elisabetta Castiglioni

Mototematica! Annunciate le date della nuova edizione

Nuova location e nuove date per la prima manifestazione italiana dedicata al mondo della motocicletta! MotoTematica (Motorcycle Film Festival), si svolgerà il 18, 19 e 20 giugno a Roma, all’interno del cinema e dei padiglioni del quinto Eternal City Custom Show, nella spettacolare cornice scenografica di Cinecittà World.

Le proiezioni delle opere a tema in concorso e la successiva cerimonia di premiazione, rinviate lo scorso novembre a causa del secondo lockdown dovuto all’emergenza Covid-19, avranno dunque una nuova location ad ospitarli: in due pomeriggi, il 18 e 19 giugno in orario pomeridiano, saranno mostrati al pubblico, ad ingresso libero, i lavori finalisti della rassegna ed un omaggio a Steve Mc Queen con la proiezione di “On Any Sunday“, opera che ottenne la nomination all’Oscar nel 1972 per il miglior film documentario; il 20 giugno mattina avrà invece luogo sul palco del padiglione centrale del grande salone “custom” della capitale la presentazione dei vincitori e la consegna dei premi per ogni categoria. 

Questo l’elenco delle opere in programma, selezionate per la terza edizione di Mototematica:

Categoria miglior lungometraggio documentaristico

The diaries of the young Don – Diarios de Don Quixote di Walter Schmuck (Germania)

972 BREAKDOWNS – On The Landway to New Yorkdi Daniel von Rüdiger (Germania)

Bañeza Grand Prix di Oscar Falagán (Spagna)

Transiberiana. Venezia – Hiroshima di Raffaele Brunetti (Italia)

Categoria miglior corto documentaristico

Holland Tunneldi Michael Amter (USA)

SCOTLANDERS di Fulvio Terminellie e Jacopo Grilli (Italia)

Ray Tauscher: America’s Forgotten World Champion Motorcycle Racerdi Ned Thanhouser (USA)

Best Man Cornerdi Jaremey McMullin (Gran Bretagna)

Italian Sporting Bikes of the 70’s di Roberto Serrini (USA)

Drawing machine Inspired by the Triumph bike di Jun-su LEE (Corea)

Fizzy Boys di Christine Bullock (Gran Bretagna)

Categoria miglior cortometraggio

Ö-Moviedi Pekka Poramo (Finlandia)

SCOTLANDERS di Fulvio Terminellie e Jacopo Grilli (Italia)

Reappeardi Tommy Clarke (Gran Bretagna)

The Unbearable Lightness of Crashing di James J. Butler, Charles Austin Muir (USA)

Neuga Budapestdi Mauro Talamonti (Ungheria)

Il festival è in collaborazione con il portale Moto.it, sulla cui piattaforma sarà possibile seguire la diretta streaming della cerimonia finale e visionare le opere candidate per una settimana nei giorni successivi alla fine della manifestazione.

Sito ufficiale: http://www.mototematica.com

Elisabetta Castiglioni

“Arrivederci Saigon”, il film di Wilma Labate

Si rinnova l’appuntamento online con la rassegna Zavattini Live. Film e autori da non perdere di vista con la presentazione di un film che narra una storia incredibile, poco nota all’opinione pubblica, quella di 5 ragazze italiane, Le Stars, che nel 1968, durante un viaggio  in Estremo Oriente per tentare di sfondare nel mondo della musica, si ritrovano in Vietnam per esibirsi di fronte alle truppe americane. Si tratta di Arrivederci Saigon, di Wilma Labate. La regista sarà insieme al montatore Mario Marrone ad illustrare il film nell’incontro organizzato dal Premio Zavattini UnArchive in collaborazione con Arci UCCA, che avrà luogo mercoledi 2 dicembre alle ore 18:30 sui canali ufficiali FB del Premio Zavattini e di Arci UCCA e sul canale YouTube dell’AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico. All’iniziativa parteciperanno, come sempre, Antonio Medici, direttore del Premio Zavattini, Aurora Palandrani, CdA AAMOD, Roberto Roversi e Antonio Borrelli, rispettivamente presidente e vicepresidente nazionale di Arci UCCA. Il film è visibile sul canale RaiPlay.

https://www.facebook.com/PremioZavattini

https://www.facebook.com/UCCApagina

https://www.youtube.com/AAMODAAMOD

SINOSSI

Sono giovanissime e vengono tutte dalla provincia industriale toscana, così diversa dalle famose colline del Chianti: le acciaierie di Piombino, il porto di Livorno e le fabbriche Piaggio di Pontedera. È la provincia rossa delle case del popolo e del PCI. Uscire da questa provincia per loro è un sogno, ma siamo nel 1968 e tutto è possibile! Ricevono un’offerta che non si può rifiutare, una tournée in Estremo Oriente: Manila, Hong Kong, Singapore. Armate di strumenti musicali e voglia di cantare, partono sognando il successo ma si ritrovano in guerra, e la guerra è quella vera del Vietnam. Dopo cinquant’anni “Le Stars” raccontano la loro avventura tra soldati americani, basi sperdute nella giungla e musica Soul.

NOTE DI PRODUZIONE

È il 1968 e mentre in Italia i giovani occupano le scuole, rinnegano l’autorità di una famiglia patriarcale, rivoluzionano i costumi governati dalla Chiesa e decidono di essere soggetti politici, cinque ragazzine della provincia toscana imparano il soul insieme ai soldati afroamericani in Vietnam. Ancora un altro ’68, tra i tanti, a distanza di cinquant’anni. La sfida è quella di raccontare la Storia con lo sguardo delle protagoniste poco più che adolescenti, riaprendo un capitolo tra i più conflittuali del Novecento con la memoria e la leggerezza di una esperienza incredibile che ha segnato per sempre la loro vita.

SCHEDA TECNICA

Regia Wilma Labate

Sceneggiatura   Wilma Labate

Fotografia   Daniele Ciprì

Montaggio  Mario Marrone

Produzione Tra Lab, Solaria Film, Rai Cinema

Distribuzione Istituto Luce Cinecittà

Vendite Estere Rai Com

Con

Viviana Tacchella

Rossella Canaccini

Daniela Santerini

Franca Deni

nel ruolo di se stesse, ovvero LE STARS

 

Elisabetta Castiglioni

Zavattini live. Film e autori da non perdere di vista

 

Sono partiti in diretta live social una serie di presentazioni di film, reperibili in streaming, che hanno utilizzato in modo significativo ed originale la memoria d’archivio. Ospiti gli autori e i protagonisti per una rassegna cinematografica virtuale, realizzata dal Premio Zavattini UnArchive in collaborazione con Arci Ucca

On line su sulle pagine FB ufficiali del Premio Zavattini e di Arci Ucca

https://www.facebook.com/PremioZavattini

https://www.facebook.com/UCCApagina

Il secondo appuntamento è per Mercoledì 25 Novembre 2020, dalle 18.30 alle 19.30: Daniele Gaglianone presenta il suo Dove bisogna stare (2018, disponibile sulla piattaforma streaming di ZaLab), un film che restituisce l’impegno di quattro donne nell’accoglienza dei migranti, ponendo questioni complesse e ineludibili all’Italia di oggi.

Mercoledì 2 Dicembre 2020, dalle 18.30 alle 19.30, sarà presentato Arrivederci Saigon (2018 disponibile su RaiPlay), un film di Wilma Labate che ripercorre la storia di cinque ragazze che nel 1968 partirono per una tourèe in Estremo Oriente: erano “Le Stars”, uno dei rari gruppi femminili italiani dell’epoca. Ne parleranno la regista Wilma Labate e il montatore Mario Marrone.

Gli incontri saranno moderati dal direttore del Premio Zavattini Antonio Medici, dalla coordinatrice Aurora Palandrani e da Roberto Roversi e Antonio Borrelli, rispettivamente presidente e vicepresidente nazionale di Arci Ucca.

L’iniziativa, organizzata dal Premio Cesare Zavattini/UnArchive in collaborazione con Arci Ucca, intende promuovere la visione e la conoscenza di film, di finzione e documentari, che utilizzano in modo creativo e originale i materiali tratti da archivi filmici e televisivi. Le presentazioni live si terranno sui canali social ufficiali del Premio Zavattini (https://www.facebook.com/PremioZavattini) e di Arci Ucca (https://www.facebook.com/UCCApagina); la presentazione di Dove bisogna stare andrà in diretta anche sulla pagina social di ZaLab (https://www.facebook.com/zaLab/).

Nel mese di Dicembre 2020 seguiranno altri appuntamenti.

 

Elisabetta Castiglioni (anche per l’immagine)

Online e gratuito il Festival di Mezzo del Cinema Africano di Verona

Quanto mai inedito il Festival di Mezzo del Cinema Africano di Verona, che coinvolgerà, purtroppo solo online, il pubblico del Festival fino al 15 novembre. Modalità nuove per tempi nuovi, che vedono aumentare le restrizioni senza però spegnere la passione per il cinema che viene dall’Africa.

Dovevano essere 40 quest’anno gli anni da celebrare per il Festival di Cinema Africano… ma la pandemia ha costretto a rimandare i festeggiamenti al 2021.

Per questo novembre 2020, il FCA presenta un programma che cerca di rispondere a esigenze diverse e tenere conto delle nuove norme. Lo farà senza rinunciare a essere presente tutti i giorni, solo online ma gratuitamente nella SALA VIRTUALE di Eventi Cinema con la Top Ten Africa Short, dove vengono messe in onda le puntate con protagonisti cortometraggi della miglior cinematografia africana degli ultimi anni.

Corti che saranno affiancati da approfondimenti e interventi dei registi.

Per i dettagli si può consultare il sito del FCA https://www.cinemafricano.it/sala-virtuale/

 

Jessica Cugini

“Troiane” interpreti della sofferenza umana

Vince il Venice Architecture Short Film Festival 2020 “Troiane” di Stefano Boeri, una commovente storia di alberi che rivivono grazie alla tragedia greca. Due anni fa, il 31 ottobre 2018, in una sola notte, 14 milioni di alberi sono stati abbattuti da una violenza inaudita di vento e pioggia e in Carnia ne sono caduti tantissimi. È stata una delle zone più colpite. 400 di quegli alberi sono diventati tronchi recuperati e inviati al teatro greco di Siracusa, dove sono stati protagonisti della scenografia dell’architetto Stefano Boeri per “Troiane” di Euripide. Quindi sono diventati silenti testimoni, resi eterni dalle parole, della tragedia subita dall’umanità. Ne è nato un cortometraggio diretto da Stefano Santamato e prodotto da Stefano Boeri-The Blink Fish, che ha vinto il prestigioso premio durante l’ultimo Festival del Cinema di Venezia. Il cortometraggio racconta, dal punto di vista degli alberi, il viaggio dal Friuli alla Sicilia, attraverso suoni e colori, con alternarsi di paesaggi, ripercorrendo le principali tappe della realizzazione della scenografia di “Troiane” (produzione INDA). La nota vicenda racconta la tragedia che segue agli eventi della guerra di Troia, quando le donne troiane, le donne dei vinti, vengono spartite tra i vincitori, mentre la città viene messa a ferro e fuoco. Quindi Boeri evoca la devastazione di Troia con la devastazione di Vaia, evento legato al cambiamento climatico. Entrambi eventi causati dall’uomo. Nel teatro greco di Siracusa, gli attori hanno vestito costumi di scena che li avvicinavano alle pietre, in modo che si fondessero con la storia, mentre il dolore accomunava vincitori e vinti: nessuna diversità di abiti, perché la guerra (follia umana) non ha vincitori.

TROIANE da Euripide, foto di scena del CTB di Masiar Pasquali

L’argomento è ripreso anche dal bel lavoro teatrale messo in scena dal CTB di Brescia con il suo “Troiane” diretto da Andrea Chiodi, con Elisabetta Pozzi, Graziano Piazza, Federica Fracassi, Valentina Bartolo e Alessia Spinelli.

TROIANE da Euripide, foto di scena del CTB di Masiar Pasquali

Una rappresentazione intensa che mette in parallelo, invece, la drammatica situazione vissuta dalle donne troiane del mito con le donne di oggi, chiuse in stereotipi, chiuse in casa davanti allo schermo di un computer e prigioniere del computer stesso quando rimangono donne oggetto. Tutta la storia narrata da Virgilio, fatta di uomini in lotta, è stata attribuita a Elena, donna bella e avvenente, capace di suscitare passioni e dolori, vittorie e sconfitte; di aguzzare l’ingegno e di travalicare ogni limite, ogni confine, pur di possederla. La sua colpa non esiste. Lei soltanto bella. E si può condannare la bellezza? Perché tutti la vogliono, quella bellezza che ammalia e tradisce, diventa un cavallo e colpisce al cuore? Un regalo al quale non si deve guardare in bocca, ma che sarebbe più prudente valutare per quello che è. Non ti aspetti il tradimento dagli amici, dalla vittoria che si rivela effimera, tanto come le immagini del monitor del pc o del proprio telefonino che svaniscono e non si pensa possano lasciare dietro di loro dolore e anche morte. Sempre se male utilizzati. Se si usa la natura sopra l’uomo e la tecnologia per assoggettarlo invece che servirlo.

TROIANE da Euripide, foto di scena del CTB di Masiar Pasquali

Tutti in sala hanno pensato alla stessa cosa: al lockdown fatto di divani, poltrone, letto e computer o qualsiasi altro sistema per continuare a fare parte della realtà al di fuori di sé, al di fuori delle proprie mura. Come il lavoro di Chiodi ha voluto infatti rappresentare. Mentre una parte dell’umanità soffriva e non si potevano salutare e seppellire i propri cari. Euripide ancora contemporaneo, ancora interprete della tragedia che colpisce gli uomini non importa quando e dove: i canoni restano universali. “… ci sentiamo come Cassandra, eppure continuiamo ad urlare: l’uomo dentro è bestia e angelo, testa e visceri e bisogna fidarsi che la parola si aggrappi da qualche parte e prima o poi diventi carne”, scrive Angela Demattè autrice dell’adattamento e della traduzione teatrali. Magistrale in scena la regina Ecuba che, nel vedere morti i suoi figli, ucciso il nipote, vendute le proprie figlie e lei stessa diventata schiava, sostiene che loro, le donne troiane, dovevano alzare la testa, andare oltre la tragedia, immaginare che ci sarebbe stato un futuro anche se il presente non prevedeva un domani. E il coraggio ha fatto progredire la storia portandola fino a noi. Noi che oggi, in Euripide, troviamo ancora i semi di quella determinazione che ci può portare oltre la tragedia che ancora non si è esaurita. Da vedere.

 

Alessia Biasiolo

Schermi d’Amore fino al 7 ottobre

 

È ripartito esattamente da dove si era interrotto lo scorso febbraio a causa dell’emergenza Coronavirus, il festival Schermi d’Amore, dedicato al melodramma e al cinema romantico sentimentale.

Fino al 4 ottobre la 16esima edizione del festival sarà ospitata negli ampi spazi del Teatro Ristori, mentre dal 5 al 7 ottobre nella sala Convegni della Gran Guardia.

Nel rispetto dei protocolli sanitari, gli spettatori sono tenuti a indossare la mascherina dall’ingresso in sala fino al raggiungimento del proprio posto e a rimetterla ogniqualvolta si allontanino dallo stesso, incluso il momento dell’uscita. Igienizzanti per le mani saranno disponibili per il pubblico, che dovrà evitare assembramenti sia all’interno sia all’esterno della sala di proiezione.

Per questa edizione sono state selezionate complessivamente una trentina di pellicole, di cui due proiettate a febbraio, che raccontano le sfumature dell’amore declinate secondo la sensibilità di grandi registi. Sei le sezioni tematiche, tra cui una retrospettiva dedicata al regista giapponese Kenji Mizoguchi che propone la proiezione di quattro suoi capolavori e l’allestimento di una mostra con le opere ispirate ai suoi film e realizzate dagli allievi della Scuola del Fumetto. Tra le novità già annunciate a febbraio, la presenza di due giurie, di cui una esclusivamente di giovani, un ricco programma di film d’autore ed una speciale attenzione allo sguardo femminile: oltre la metà dei titoli in gara, infatti, sono diretti da donne.

La 16ª edizione di Schermi d’Amore è realizzata dal Comune e da Verona Film Festival, in collaborazione con il Circolo del Cinema.

“Per noi il festival ‘Schermi d’Amore’ rappresenta davvero una sfida vinta – ha detto l’assessore Briani -. Ecco perché ce l’abbiamo messa tutta per continuare ciò che abbiamo iniziato a febbraio, prima che il Covid prendesse il sopravvento. La rassegna torna quindi tale e quale a come era stata proposta in origine, seppur con nuovi spazi e nuove regole da rispettare. Questa è anche l’ultima edizione del direttore Romano, a cui va sicuramente riconosciuto il merito di aver portato a Verona, più di vent’anni fa, un festival che non c’era ma di cui si sentiva il bisogno, e che negli anni è cresciuto in qualità e gradimento”.

Parla di bilancio positivo il direttore Romano: “Mi occupo del festival da circa venticinque anni, l’ho visto nascere e crescere fino a diventare un’eccellenza nel panorama italiano. Ringrazio il Comune per la stima e la fiducia accordatami. Questa edizione del festival, in particolare – ha aggiunto Romano – permetterà di vedere assolute eccellenze cinematografiche. Abbiamo dedicato a Mizoguchi una retrospettiva con quattro suoi capolavori recentemente restaurati”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

La luna sulla Magliana

La luna sulla Magliana, frutto di una regia collettiva realizzata in soli 5 mesi prima e durante la pandemia nel quartiere Magliana a Roma all’interno del progetto “Apebook. Libri media e cinema in periferia” ha conquistato il Premio come Miglior Short (sezione “Young Talents for Cinema) all’interno del’i-Fest International Film Festival. La Giuria Tecnica Internazionale, presieduta da Giancarlo Zappoli Direttore Responsabile di MYmovies.it, nel corso dell’ultima serata al Castello Aragonese di Castrovillari (CS) ha decretato questo riconoscimento – oltre ad annunciare gli altri vincitori del Contest “Orizzonti” – piacevolmente colpita dall’originalità del progetto e del lavoro, realizzato in un contesto e clima non facile, visto il particolare momento storico che stiamo vivendo. A breve l’opera sarà messa in onda sulla piattaforma di Rai Cinema Channel, partner del festival.

La luna sulla Magliana, scritto  diretto e interpretato a più mani da Serena Ruggiero, Ilham Bazak, Francesca Luciani, Sara Piancastelli, Flavio Civili, Chiara Manalo, Cristina Manzone, Sara Cacciapuoti, Silvia Scipioni e Haiam Talaat, è una co-produzione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e deriva film

Si tratta di un documentario che sperimenta un doppio stile alternando l’uso di mezzi tecnici professionali e di smartphone, consentendo ai protagonisti che si auto-narrano di annullare il filtro tra sé e gli altri. L’incombere improvviso della pandemia non ha fatto che estremizzare il processo già intrapreso, restituendo la periferia romana, le emozioni, le sfide, le paure di un gruppo di adolescenti a ridosso dell’esame di terza media, un attimo prima della linea d’ombra, non ancora privati delle illusioni giovanili.

Prossimamente l’opera sarà proiettata dal vivo, durante la Festa del Cinema di Roma, all’interno di “Aperossa UnArchive”, in programma dal 15 al 20 ottobre negli spazi all’aperto della Centrale Montemartini o, in caso di pioggia), al Teatro Garbatella.

SINOSSI

Serena ha 14 anni, una passione per la luna e l’idea di fare la regista da grande. Per realizzare il suo sogno vuole iscriversi al cineTV Rossellini mentre i genitori e alcuni insegnanti la vorrebbero al liceo classico. Per mettersi alla prova Serena frequenta un corso di cinema nel quartiere Magliana con alcuni compagni di classe e con la loro professo- ressa di Italiano e Storia. Durante il corso i ragazzi si intervistano, intervistano donne straniere e intervistano la professoressa scoprendo mondi e storie inaspettate. Serena conosce Ilham, giovane donna marocchina che vive in un edificio occupato alla Maglia- na con suo marito Abdul e suo figlio di 15 mesi Adam. Ilham vuole portare in Italia l’altro figlio di 7 anni che ha dovuto lasciare con la nonna in Marocco e che non vede da due anni. Ilham cerca un lavoro ma non avendo il permesso di soggiorno nessuno la vuole. Mentre Serena e i suoi compagni stanno preparando l’esame di terza media scoppia l’emergenza Covid-19. Improvvisamente tutti si ritrovano isolati in casa per il lockdown. Durante la quarantena Serena termina la sua opera sulla luna. I ragazzi si afflosciano con la didattica a distanza, le relazioni sono messe a dura prova. Il giorno della consegna ufficiale degli argomenti di esame Serena entra in crisi scoprendo che il suo compagno di classe le ha copiato l’idea della “luna” con la sua poesia preferita di Leopardi.

Nella fase 2 dell’emergenza Covid-19 Serena esce nel quartiere per continuare a filmare, incontra Ilham che sta andando a fare una prova di lavoro presso un’anziana. Forse grazie all’emergenza Covid il governo approverà la legge per regolarizzare gli immigrati irregolari impiegati in agricoltura e in servizi domestici. Forse Ilham otterrà un contratto regolare di lavoro e riavrà con sé in Italia il figlio più grande. Intanto la luna sulla Magliana continua a splendere indifferente e lontanissima.

 

Elisabetta Castiglioni

“Gas station” in concorso alla 35^ Settimana internazionale della critica

 Sarà in concorso alla 35^ Settimana Internazionale della Critica di Venezia, nella sezione SIC@SIC Short Italian Cinema, nata da una sinergia tra il Sindacato Nazionale Critici  Cinematografici Italiani e Istituto Luce-Cinecittà, il primo cortometraggio di Olga Torrico: “Gas Station”. L’opera è stata proiettata in anteprima per la stampa ieri, giovedì 3 settembre, e in prima mondiale al pubblico stamattina alle ore 14:00, con replica il giorno domani, sabato 5 settembre, alle ore 19:30 al Cinema Astra 1, e alle ore 19:45 al Cinema Astra 2.Prossimamente il corto sarà disponibile su Rai Cinema Channel.

Alla sua prima esperienza di regista e interprete protagonista, dopo alcuni anni di attività nella produzione e distribuzione cinematografica, la giovane artista ha scelto per il suo lavoro di affrontare il tema del riscatto da un passato non vissuto come si sarebbe voluto per paure e insicurezze personali. Alice è un’ex flautista che lavora in una pompa di benzina, avendo accantonato la sua passione musicale a causa di un senso di vuoto che la bloccava nell’esecuzione davanti al pubblico. La meccanicità del suo quotidiano viene interrotta dall’incontro casuale col suo vecchio insegnante di musica, proprio nel momento in cui sta per vendere il suo strumento musicale per dare un taglio definitivo al passato. Ma questo evento dettato dal caso la porta a ripercorrere un’analisi introspettiva che la costringerà istintivamente a chiedersi se sia rimasta per troppo tempo senza la sua vera benzina.

Il corto ha avuto varie fasi di lavorazione, dettate anche dalla scelta di utilizzare linguaggi diversi, con parti girate in 35 mm e altre lavorate sull’uso creativo di immagini d’archivio e sul recupero della memoria di filmini di famiglia dall’archivio privato dell’autrice.

Come racconta Olga Torrico, il corto è stato realizzato sul filo di una importante ricerca nel passato, con un istintivo lavoro di riscrittura in montaggio. Un montaggio creativo allo stato puro, senza alcun misticismo o impianto premeditato, a cui si è aggiunta un’ultima fase di elaborazione durante il lockdown dell’emergenza Covid: “Avevo scritto un soggetto che è risultato vincitore del bando Extended Cinecampus, un percorso molto stimolante che dava la possibilità di girare il proprio cortometraggio in pellicola a Catania. Si trattava di un’esperienza formativa con 10 futuri registi che prevedeva solo 12 ore per girare, inclusi gli spostamenti, una sola location e determinati paletti che potevano effettivamente comportare alcune difficoltà oggettive. Condizionata un po’ dall’ansia del rispetto di tempi strettissimi e un po’ dalla scoperta del nuovo, ho cercato di evocare nelle scene girate in loco quel fermento, narrando una storia condizionata dal caso, o dal segno, dell’incontro tra Alice e il suo professore di musica di quand’era bambina. Quando sono tornata alla base ho voluto approfondire il mondo interiore della protagonista, approcciandomi al lavoro in modo istintivo, evocativo. Volevo raccontare il bisogno profondo di Alice di riconnettersi con se stessa ed emanciparsi dalle sue paure. Ricordi perduti si confondono con i sogni, come se fossero le immagini di un’altra vita. Per realizzare questo aspetto contrappuntistico alla realtà, ho compiuto un lungo lavoro di ricerca nei miei personali archivi audiovisivi dell’infanzia, e ho associato alcune immagini recuperate da altri archivi, in parte attinte dai miei sogni, alle riflessioni della protagonista, per far maggiormente rivivere il suo passato reciso. È stata una lavorazione lunga, anche frammentata, ma in qualche modo questo procedimento creativo era speculare al lavoro che facevo su me stessa durante la post-produzione, in cui lasciavo andare insicurezze e limiti che avevo vissuto sul set, la rigidità di quei paletti allora necessari ma imposti, affinché quegli stessi limiti diventassero occasioni per inventare, esplorare, sperimentare senza paure. Le scene ambientate nella pompa di benzina sono state girate nel settembre 2018 a Santa Venerina, paese etneo in provincia di Catania. Quel territorio mi ha trasmesso tanta energia, lo slancio e la vitalità anche di rischiare – non a caso l’immagine conclusiva del corto è un vecchio filmato dell’Etna in eruzione. Ho vissuto infatti una bellissima esperienza, ascoltando, imparando tanto e collaborando con persone speciali, dal direttore della fotografia Eleonora Contessi, allora allieva del Centro Sperimentale assieme a gran parte del reparto di fotografia, a tutti gli altri reparti e al cast. Soltanto un anno dopo però ho ripreso in mano il film, con il supporto prezioso di Sayonara Film e di Adam Selo che è stato non solo produttore ma anche manager di post-produzione. Ho lavorato al montaggio con Corrado Iuvara per alcuni mesi, fino al dicembre dello scorso anno, e successivamente al sound design con Riccardo Rossi. Poi è arrivato l’isolamento del coronavirus che mi ha consentito di scrivere nuove parti del cortometraggio: nel silenzio di quelle giornate mi sono resa conto che c’era ancora qualcosa che volevo tirare fuori, dal ricordo di sensazioni, profumi, stati d’animo ed emozioni scaturite dal mio rapporto con la musica durante la mia infanzia e adolescenza. Ho smesso di suonare da tempo ma la musica fa parte della mia vita e tutt’oggi torno sulla tastiera del mio pianoforte per sfogarmi o liberarmi dal resto: nel mio caso non era la mia strada professionale, ma la musica è comunque universalmente un fondamentale, costante e indispensabile incipit di arricchimento personale e, credo, fonte di flusso e ritmo anche dal punto di vista narrativo e visivo”.

Il corto è interpretato dalla stessa Torrico, da Gabriele Zapparata e dal palermitano Claudio Collovà nel ruolo del professore: “Questa figura – continua la regista – riporta Alice un po’ nel suo binario, ricostruendo il trauma e conseguente blocco psicologico provocato dalla paura paralizzante vissuta prima di un concerto. Eppure, la riconciliazione con la sua essenza e la ricostruzione parziale delle sue ambizioni non è volutamente mostrata, lasciando aperto un finale di possibilità e di scelte, le stesse che possono aver condotto la protagonista a fare la benzinaia.”

“Gas Station” è prodotto da Adam Selo e Olga Torrico per Sayonara Film, da Factory Film e Associazione Terre di Cinema, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia e con il sostegno di MIBACT e SIAE (“Sillumina”). Il film è distribuito in Italia e a livello internazionale da Elenfant Distribution. Direttore della fotografia è Eleonora Contessi, ex-allieva di Fotografia del Centro Sperimentale di Cinematografia. Montatore è Corrado Iuvara e Sound Designer Riccardo Rossi.

Per accedere alle proiezioni durante la 77esima edizione della Mostra d’Arte cinematografica di Venezia consultare il sito https://www.labiennale.org/it/cinema/2020

Elisabetta Castiglioni (anche per le immagini)

Il Premio Zavattini alla 77esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con “Bookciak, azione!”

Il Premio Zavattini sarà presente quest’anno alla 77esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia grazie alla partnership col “Premio Bookciak, Azione!“, il concorso, ideato e diretto da Gabriella Gallozzi, che celebra l’intreccio tra cinema e letteratura attraverso i bookciak, corti ispirati a romanzi e graphic novel, realizzati da giovani filmmaker. In particolare, la direzione del Premio Zavattini ha scelto il vincitore di MEMORY CIAK, sezione nata in collaborazione con LiberEtà, Spi-CGIL e  AAMOD (Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico), che ha  offerto gratuitamente il proprio materiale di repertorio per realizzare il bookciak ispirato a “Le vite di Emma” di Ave Govi (LiberEtà), un racconto di emancipazione femminile nell’Italia degli anni Cinquanta.

Il vincitore della sezione sarà comunicato nell’ambito della serata di premiazione e in pre-apertura delle Giornate degli Autori, martedì 1 settembre alle ore 21:00 presso l’Isola di Edipo al Lido di Venezia; in tale contesto verrà inoltre proiettato a fine serata il corto vincitore dell’edizione 2018-19 del Premio Zavattini, “Domani chissà, forse”, di Chiara Rigione. L’opera è un’indagine poetica che parte dall’inchiesta di Ansano Giannarelli “Tv in paese”, girata nel ‘61 a Vallepietra, paesino a pochi chilometri da Roma che allora aveva il primato di antenne televisive in rapporto al numero di abitanti. Da quella ricerca rivolta al racconto dei cambiamenti che il boom economico avrebbe portato con sé nel mondo contadino, il lavoro evoca invece un mondo quasi cristallizzato nel tempo. “La negazione di tutto il processo di modernizzazione che mi ero immaginata – spiega la regista, che sarà presente alla serata – mi ha portato a raccontare quella sensazione, la storia di un paese dove il passato risuona come se non fosse mai scomparso”.

 

Elisabetta Castiglioni