Come ti divento Bella. Film da non perdere

Film spassoso, adatto ad un pubblico vario, anche a famiglie; assolutamente non per sole ragazze in crisi di sovrappeso. La protagonista del film di Abby Kohn e Marc Silverstein, è Renee Barrett (la bravissima Amy Schumer), una ragazza piena di complessi, in una città di palestrati e di ragazze bellissime. Renee fa i conti quotidiani con uomini di qualsiasi tipo che non si accorgono nemmeno di lei perché è un po’ cicciottella. Una taglia assolutamente normale, niente di patologico, ma non nei canoni del socialmente corretto. Film bellissimo, divertente, ben equilibrato, molto attento al linguaggio non verbale per smorfie e occhi sgranati più che alle sole parole, si sofferma proprio su quel socialmente: la società di chi? Non è anche Renee, e le sue simpaticissime amiche grassottelle e un po’ sfortunate come lei, la società? Chi determina quali devono essere i canoni sociali che vanno bene, che sono accettati, che sono di moda? Ecco: la grande, famosa, internazionale società di cosmetici, accanto alle riviste di tendenza, quelle che inorridiscono vedendo Renee, dalle decolleté gialle su qualsiasi vestito, le minigonne che scoprono le cosce tornite di chi non rifiuta hot dog, anche quelli del proprio ragazzo che non è stato molto attento e se l’è lasciato mangiare, il seno non da modella da sfilata. Per una serie di casi fortuiti e qualche equivoco, Renee riesce ad avere il posto di lavoro che ha sempre sognato, soprattutto a seguito di quella che crede essere una magia, mentre in realtà è stata la fortuna di essere presa per quello che dice, non certo per la sua taglia. Per tre quarti del film, però, Renee si sente diventata bella e si vede tale anche nello specchio, convita (galeotta una gran botta in testa) di essere diversa, cambiata, bellissima.

Per questo motivo sprigiona energia da tutti i pori, sorrisi, convinzioni che mai avrebbe detto ad alta voce, causa la sua timidezza, il senso di inadeguatezza e la mancanza di autostima che pensa siano scomparse per la magia che ha chiesto si avverasse. Però il messaggio è un altro: i maschi, davanti ad una donna che non teme di essere se stessa, la vedono esattamente per quello che è, niente di più e niente di meno. Mentre le altre donne solo nel tempo Renee capisce che hanno i suoi stessi problemi: magre o grasse, belle o no, tutte soffrono dello stesso senso di vuoto, delle stesse crisi di fame, per gli stessi ragazzi che le lasciano, non importa il perché. Tutte sono uguali. In un mondo femminile che sotto sotto, e talvolta non serve nemmeno tanto scavare, si odia, aspetta la sfortuna di quella che percepisce come rivale, solo perché femmina, per un attimo Renee riesce a trovare la chiave di volta della solidarietà. Che ruota intorno ad una nuova linea di cosmetici, perché tutte possono mettere lo stesso rossetto, grasse o magre, belle o brutte. E se se lo mettono le brutte, è compito della grande azienda di cosmetici, di Renee nominata responsabile del nuovo lancio, di Avery LeClaire (Michelle Williams) erede di una nonna despota ma con un forte buon senso, farle sentire bellissime. Non è questo il compito della cosmesi? Interessante il ruolo informatico in tutto il film. Renee e il suo quasi ragazzo, vanno in un locale dove varie candidate sfilano in bikini per vincere un premio e Renee partecipa assolutamente certa del suo spettacolare fisico. Inizialmente tutti la guardano come una povera pazza, poi prorompe la sua assoluta freschezza, voglia di vivere, sincerità, normalità e la bellezza si materializza in lei, con la sua faccia. Nessuno nel bar usa il cellulare per girare video da postare in rete. Renee e le sue due migliori amiche postano una foto su Facebook che nessuno guarda, la mania dei social si riduce ad un puro utilizzo normale. Si usa Skype per comunicare, il tablet per scrivere, il telefonino per telefonarsi: non c’è il senso maniacale dell’uso della rete che si avverte regolarmente in Italia.

Un buon insegnamento per tutto il film, che scorre via come una commedia sulla vita di tutti i giorni, sulla quale invita però a riflettere, tra bellissime incontrastate, come Naomy Cambell, e uomini che sono pronti a scommettere sulla stessa normalità che vorrebbero per loro stessi, non essendo costretti ad essere machi, palestrati, virili nel senso negativo del termine, ma solo persone che rispettano altre persone. E per le donne nessuna differenza: sta a ciascuna alzare la voce, farsi ascoltare, avere qualcosa da dire che davvero abbia un senso, per cambiare anche il senso dell’assurdo nel quale ci si può trovare a vivere ogni giorno. L’involucro esterno poco conta. Ecco, un bel film sul senso vero della vita di tutti i giorni… anche se non si è negli States.

 

Alessia Biasiolo

 

Alla Mostra del Cinema di Venezia “Saremo giovani e bellissimi”

Oggi alle ore 14, ha debuttato alla 75esima Mostra del Cinema di Venezia il film “Saremo giovani e bellissimi” di Letizia Lamartire che rappresenterà l’Italia alla Settimana Internazionale della Critica di Venezia.

Il film, prodotto da CSC Centro sperimentale di cinematografia Production di Roma con Rai Cinema, ha ricevuto il contributo del Fondo per l’Audiovisivo regionale ed è stato realizzato a Ferrara e Comacchio.

Alla prima del film sono presenti l’assessore alla Cultura del Comune di Ferrara Massimo Maisto, insieme all’omologa assessore Alice Carli del Comune di Comacchio, al collega Riccardo Pattuelli, alla  dirigente del Servizio Manifestazioni Culturali e Turismo del Comune di Ferrara  Maria Teresa Pinna e al dirigente cultura/turismo del Comune di Comacchio  Roberto Cantagalli.

A fare da sfondo alla pellicola la città di Ferrara, che la regista ama definire intensa, in perfetta sintonia con la storia che vuole raccontare. Il film è una passeggiata nei luoghi più suggestivi, anche fra i meno conosciuti,  dell’entro mura: dal Torrione di San Giovanni a Corso Ercole I d’Este, dall’atmosfera sospesa del piccolo borgo di San Giorgio sino al fiume e alla Darsena di San Paolo. Le riprese, realizzate a dicembre scorso, hanno colto perfettamente il particolare paesaggio del forese ferrarese con le sue vie alberate immerse nella nebbia. A completare i set del film Comacchio, dove la regista trentunenne è approdata in occasione della Sagra dell’anguilla dello scorso anno. Rimasta stregata dall’atmosfera lagunare, dai ponti e dai canali, ha inserito la magica atmosfera di Comacchio in questa sua opera girata nella sontuosa città estense.

La pellicola rappresenta un manifesto alla musica, in cui le immagini e i brani musicali si abbracciano così come i personaggi  – la madre Barbora Bobulova, il figlio Alessandro Piavani – che si muovono all’interno di rapporti familiari e sentimentali ritmati dalle note: dalla musica italiana anni Novanta al  rock underground in salsa emiliana.

“Ferrara e il cinema – sottolinea Maisto – condividono una storia molto lunga, costellata dai nomi di grandi registi, sceneggiatori ed attori e da location cittadine che si sono fissate nell’immaginario del pubblico grazie a pellicole importanti. Noi stiamo lavorando però perché il cinema sia un’esperienza contemporanea, abbiamo costruito, per questo, servizi di accoglienza e ospitalità e messo a disposizione professionalità trasversali affinché sempre più produzioni ci scelgano come sfondo delle loro opere”. E aggiunge “per noi è stato un onore lavorare con CSC e Rai, ma soprattutto un onore lavorare con una giovane regista al suo esordio, i giovani professionisti sono il futuro e di quel futuro noi vogliamo fare parte. La pellicola ben si inserisce nei progetti di valorizzazione turistica del territorio che si espande, senza soluzione di continuità, dalla città d’arte a Comacchio, dove i Comuni esprimono un patrimonio paesaggistico che si presta a mille e più esperienze, alle quali, solo assieme possiamo dare maggiore valore”.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessore Carli. “È innegabile – sostiene – come il fascino della laguna eserciti una grande attrazione  per coloro che fanno dell’arte una professione. Le architetture del delta, con l’acqua, l’archeologia e la natura, costituiscono il nostro valore dalla forte valenza identitaria che con piacere condividiamo e diffondiamo con il linguaggio della contemporaneità. In questi giorni Pupi Avati sta girando la sua ultima fatica sia nelle valli che nel centro di Comacchio: è un piacere constatare come la bellezza dei nostri paesaggi conquisti sempre. Per la giovane regista Lamartire un bel viatico, firmato delta”.

A seguito della proiezione del film è prevista una iniziativa collaterale a Lido di Venezia, organizzata dai Comuni di Ferrara e di Comacchio per promuovere le eccellenze enogastronomiche del  territorio  e realizzata in collaborazione con l’Associazione Strada dei vini e dei Sapori.

 

Alessandro Zangara

 

 

A Verona le riprese di “Mentre ero via”

Verona torna ad essere un set cinematografico. Prenderanno il via lunedì 3 settembre le riprese per la fiction televisiva “Mentre ero via”, prodotta da Endemol Shine Italy per RAI 1 e diretta dal regista Michele Soavi. Tra i protagonisti Vittoria Puccini e Giuseppe Zeno. Molte vie e piazze, ma anche ristoranti e monumenti del centro storico, saranno le ambientazioni delle scene principali del film. Per 10 giorni, fino al 13 settembre, anche la viabilità subirà alcune modifiche per consentire le riprese.

 

Roberto Bolis

Schermi d’Amore al Teatro Romano di Verona

Dopo otto anni di pausa, il Comune di Verona e il Verona Film Festival hanno il piacere di annunciare l’atteso ritorno di Schermi d’Amore, che dal 1996 al 2010 è stato il grande festival cinematografico di Verona e si propone di tornare a esserlo a partire dal 2019.

Infatti Schermi d’Amore – Il filo ritrovato costituisce l’anteprima della manifestazione: una sorta di aperitivo estivo per ritrovare l’affezionato pubblico del festival e promuovere l’incontro con nuovi spettatori attraverso sette titoli (di cui sei inediti in Italia), proiettati nella storica cornice del Teatro Romano in lingua originale con sottotitoli in italiano.

Nato a Verona nel 1996, per volontà dell’Assessore alla Cultura Luca Darbi, in sostituzione della Settimana cinematografica internazionale, Schermi d’Amore ha celebrato per quindici anni il cinema romantico e non solo, ospitando artisti del calibro di Roger Corman, Sydney Pollack, Christopher Lee, Vittorio Storaro, Liv Ullmann, Dario Argento e John Boorman, curando retrospettive tematiche, proponendo anteprime esclusive e proiettando oltre mille film.

Il titolo dell’iniziativa, Il filo ritrovato, ha un duplice significato. Da una parte vuole essere un’allusione al ritorno del festival, dall’altra rendere omaggio all’ultimo film di Paul Thomas Anderson Il filo nascosto, melodramma che, oltre a provare come il genere (fulcro di Schermi d’Amore) goda ancora di ottima salute, condivide il protagonista Daniel Day-Lewis con il titolo scelto per inaugurare la rassegna lunedì 20 agosto: L’età dell’innocenza di Martin Scorsese (1993), basato sull’omonimo romanzo di Edith Wharton e proposto in un’esclusiva versione restaurata.

La parte centrale del programma è composta da cinque inediti con ambientazioni e tematiche contemporanee, provenienti da Europa, America, Africa e Asia. Martedì 21 agosto verrà proiettata Daphne (2017), irriverente commedia britannica al femminile di Peter Mackie Burns; mercoledì 22 agosto sarà la volta di Bitter Flowers (2017), in cui il regista e documentarista Olivier Meys affronta con lucidità il problema della prostituzione cinese in Francia, eliminando ogni voyeurismo e mettendosi dalla parte delle donne; giovedì 23 agosto toccherà a Hedi di Mohamed Ben Attia (2016), incentrato sulla condizione della gioventù tunisina, stretta fra la tradizione e la voglia di cambiamento e venerdì 24 agosto al surreale dramma borghese Beyond the Mountains and Hills di Eran Kolirin (2016), mentre sabato 25 agosto sarà proposto Columbus (2017), elegante connubio fra architettura e sentimenti firmato dal coreano Kogonada, divenuto celebre per i suoi video-saggi sui maestri della settima arte.

Così come l’apertura di Schermi d’Amore – Il filo ritrovato è stata affidata a uno struggente mélo, così spetta a un’altra grande storia d’amore la chiusura del festival: Le secret de la chambre noire (2016, inedito in Italia), primo lavoro in lingua francese del regista giapponese Kiyoshi Kurosawa, tanto amato e riverito nel mondo quanto poco conosciuto nel nostro paese. Una scelta che conferma l’impegno del festival a celebrare il meglio del cinema internazionale e a far (ri)scoprire gli autori più importanti di ieri e di oggi.

 

Prezzi:

Intero € 6,00

Ridotto € 4,00 (under 26, over 60, Cral Comune di Verona)

Abbonamento per tutte le proiezioni € 15,00

Le proiezioni sono riservate ai maggiori di 18 anni

I film sono presentati in versione originale con sottotitoli in italiano

V.F.F.

 

 

“Ocean’s 8”

Danny Ocean (impersonato da George Clooney) è morto, o almeno così credono tutti, familiari e complici di rapine ai casinò. Uscito di galera, si era impegnato a rimettere insieme una straordinaria banda per riprendersi soldi, credibilità e moglie, “rubatagli” dall’eterno rivale. La sorella Debbie (Sandra Bullock), in carcere per cinque anni, riacquista la libertà e, manco a dirlo, mette insieme una banda e si vendica del suo amato che, dopo averla coinvolta in una truffa, l’aveva scaricata denunciandola alla polizia. Per capire come fare, ha impiegato ben cinque anni e, siccome in una cella promiscua non c’è abbastanza silenzio ed intimità per pensare, aveva fatto di tutto per essere messa in isolamento.

Il sistema penitenziario americano, quindi, è un ottimo posto non tanto per redimersi, quanto per affinare le proprie strategie e riuscire nell’impossibile colpo del secolo. Il risultato dev’essere plateale perché, se è vero che uscita dal carcere Debbie necessita di cosmetici e di una buona vasca da bagno in un albergo, rubando i primi ai magazzini Bergdorf e intrufolandosi in un grande albergo a spese di ignari ospiti, non può trascorrere la vita in piccoli furti e truffe da dilettanti. Certo, ogni donna spettatrice del film capisce e sotto, sotto, apprezza la scelta dei cosmetici che, si sa, vengono spesso taccheggiati, oppure sono spesso un furto essi stessi ai danni degli acquirenti, pertanto non si può che sorridere all’abito da sera indossato uscendo dal carcere, alla ricerca dei propri vecchi abiti con medesima taglia, alla volontà di dedicarsi il lusso.

Tutto depone per condurre lo spettatore al dunque: bisogna trovare le vecchie amiche e coinvolgerle nel colpo del secolo. Già questo è un colpo di scena: se con Danny e i suoi vari film “Ocean’s” era normale vedere maschi uniti per un fine comune, senza fare domande, affrontando assieme i vari problemi, che sette donne si ritrovino d’accordo e siano amiche dopo anni ed anni (in questo caso l’amica del cuore Lou – Cate Blachett), anche dopo la prigione, è già diverso. Diventa intrigante. Il colpo è rubare una collana di diamanti di Cartier che vale almeno 150milioni di dollari. Si dovrà convincere la diva attualmente in auge (in questo caso Daphne Kluger impersonata da Anne Hathaway) a rivolgersi alla stilista più manipolabile (Rose, sufficientemente complessata e svampita, dalla carriera drammaticamente in crisi, ottimamente impersonata da Helena Bonham Carter) che non troverà niente di meglio che accostare al suo abito la collana in questione, facendola uscire dal caveau blindato di Cartier.

La festa mondana alla quale partecipare è l’annuale Galà del Metropolitan Museum. Idea bellissima e che non incontra alcun tipo di problema, se non una chiusura della collana che Debbie non aveva considerato, ignorandone la presenza. Per organizzare il tutto serve un haker che possa mettere non solo fuori gioco, ma addirittura al servizio delle sette ladre il sistema di sorveglianza: viene trovata la migliore haker sulla piazza, la bellissima Rihanna nei panni di Nine Ball, che trovo perfetta per il ruolo. Taciturna, concentrata nel suo lavoro, risolve ogni problema senza troppi salamelecchi. Rose è alle prese con conati di vomito tipici, purtroppo, del mondo (almeno quello stereotipato) della modelle, ma poi si consola con un mega vaso di Nutella, che la fa diventare simpatica a tutti. Appunto svampita, capisce subito che deve darsi da fare per l’unico modo che ha per non finire in prigione per debiti, dopo aver dilapidato una fortuna e non essere in grado di pensare a nient’altro che a donne vestite da hostess di volo per la sua ultima sfilata. Sarà lei a vedere dal vivo la collana, a farne una scansione ottica con adeguato sistema in modo da poterne fare una copia.

Servirà poi una abilissima ladra, Constance, ben interpretata da Awkwafina e un’abile creatrice di diamanti in soli pochi minuti (Mindy Kaling), dato che per farla uscire dal MET la collana andrà fatta a pezzi. E dove? In un bagno, nella sacralità del bagno delle donne, ma su un fasciatoio. Spassose le allusioni, l’ironia su tutti i luoghi comuni femminili, fino alla sciocca modella che, però, capisce il piano e diventerà l’ottava di Ocean. Ma dove sta il colpo di scena? Nel camioncino per gli hot dog? Nelle donne che diventano bellissime in poco tempo, nelle vecchiette che dovranno partecipare ad incastrare l’ex di Debbie? Bello che non ci si sia dimenticati della bellezza femminile over, per evitare di guardare alla donna solo in chiave giovane, rifatta, scema o troppo dura. E la mancanza di ogni problema per il gruppo di ladre sottolinea abilmente (e anche in modo un po’ troppo edulcorato) quanto le donne siano così abituate a viversi, sopportarsi (se stesse e le altre, con il resto del mondo) che tutto deve andare bene per forza. Deve essere un gruppo di ladre donne, perché le donne “danno meno nell’occhio”, però serve l’amico asiatico di Danny per il vero e proprio colpo di scena finale, quando si scoprirà che sono stati rubati 38,5 milioni di dollari in gioielli a testa, non solo la collana di Cartier, quindi. Divertente e che centra lo scopo di fare divertire, senza troppe pretese.

 

Alessia Biasiolo

“Saremo giovani e bellissimi” al Festival del Cinema di Venezia

È ufficiale: “Saremo giovani e bellissimi”, il film girato tra Ferrara e Comacchio alla fine del 2017 dalla giovane regista Letizia Lamartire, è il titolo italiano in concorso alla 33esima Settimana Internazionale della critica in programma a Venezia dal 29 agosto all’8 settembre 2018. Dopo il corto Piccole italiane, presentato l’anno scorso nell’ambito della seconda edizione di Sic@Sic, l’autrice, classe 1987, laureata al Conservatorio e diplomata al Centro Sperimentale, esordisce alla rassegna cinematografica internazionale con una commedia intergenerazionale agrodolce.

“Non vedo l’ora di vedere il film che ha come protagonista anche il nostro territorio – ha commentato il vice sindaco e assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Ferrara Massimo Maisto -. Nell’attesa faccio i complimenti alla regista e agli artisti, alla produzione e a tutti quelli che hanno lavorato al film per l’opportunità di essere presenti alla prestigiosa vetrina cinematografica veneziana. Grazie anche alla Film Commission dell’Emilia Romagna e alla Regione che sostengono queste produzioni: sono un valore aggiunto per la nostra città e Ferrara è pronta ad ospitarne altre”. 

Il film racconta di Isabella, ex popstar dei primi anni Novanta, e Bruno un chitarrista che la accompagna. Sono grandi amici e partner sulla scena ma, più di questo, sono madre e figlio, uniti da una relazione simbiotica che pare inattaccabile e rappresenta per loro una gabbia dorata in cui sono chiusi da sempre. Arriva però il momento in cui quella stessa gabbia comincia ad essere troppo stretta.

Scritto da Marco Borromei, Letizia Lamartire e Anna Zagaglia, il film è interpretato da Barbora Bobulova, Alessandro Piavani, Massimiliano Gallo e Federica Sabatini e prodotto da Elisabetta Bruscolini per Csc Production con Rai Cinema, in collaborazione con Annamode Costumes, C.A.M. una società del gruppo Sugar, F.lli Cartocci, Do Consulting and Production, Margutta Digital International. E’ riconosciuto di interesse culturale con il contributo economico del MIBACT – Direzione Generale Cinema con il supporto di Emilia-Romagna Film Commission con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, con il sostegno della Regione Lazio – Fondo Regionale per il Cinema e l’Audiovisivo con il patrocinio dei Comuni di Ferrara e Comacchio.

 

A.Z.

Giffoni, il mito dei ragazzi di tutto il mondo

Giffoni Valle Piana è un tranquillo paese in provincia di Salerno, da cui si arriva in circa un’ora di tragitto verso le montagne in cui è incastonato, di poco meno di 12mila abitanti, a circa 200 metri sul livello del mare, con 15 frazioni. Famoso per il Giffoni Film Festival, ora Giffoni Experience, ha il merito di vivere la kermesse con assoluta normalità, ospitando per le sue caratteristiche viuzze le decine e decine di ragazzi da ogni dove, come se fossero gli ospiti più normali di una tranquilla estate. E la stessa impressione la si ha quando, invece, arrivano le autorità e i vip. Attesi da vigili e forze dell’ordine, oltre al patron Gubitosi, sono vissuti anch’essi con la totale normalità di chi è abituato a diventare protagonista per una manciata di giorni senza con questo sconvolgersi la vita. “È un ministro, non ho capito chi, ma un ministro di certo”, si sente commentare nei bar.

Sono sconvolti, di solito, coloro che arrivano a Giffoni. La trepidazione dell’attesa per l’accettazione della domanda; il sentirsi parte di un tutto; poter vivere da protagonisti esperienze che commuovono anche gli adulti, tutto depone per andare a Giffoni Valle Piana e assaporare la tranquillità di un evento unico al mondo: il Festival del film per i ragazzi e, soprattutto, con i ragazzi. Un mondo che è fortemente campano nella sua accezione più verace: le persone si guardano negli occhi e si riconoscono, ti riconoscono, anche se ti hanno visto soltanto per un paio di minuti, non sanno chi sei, ma vogliono conoscerti come persona, indipendentemente dal fatto che, probabilmente, non ti rivedranno più. Da questo si capisce che Giffoni Experience, certo idea di una persona speciale, poteva crescere soltanto lì nel modo in cui è diventato il sesto festival cinematografico al mondo.

Oggi, nell’ambito del Festival, è in programmazione “Teen Titans GO! Il Film”, il film su una squadra di adolescenti supereroi della serie animata Dc Comics e Warner Bros, la cui anteprima è dedicata ai giurati e ai giffoners della 48esima edizione della manifestazione. Il film sarà nelle sale italiane soltanto il prossimo 6 settembre. E naturalmente non è l’unica anteprima. Ieri, ad esempio, è stato il momento, molto atteso, di Jeremy Irvine, classe 1990, che ha presentato “Mamma Mia! Ci risiamo”, anch’esso nelle sale il prossimo 6 settembre. Celebrativo del decennale del famosissimo “Mamma Mia!” campione d’incassi (600 milioni di dollari) in tutto il mondo, il nuovo film, che vede Irvine nel ruolo di Sam, è ambientato ancora nell’isola greca di Kalokairi, ancora con le canzoni degli Abba, ancora con Meryl Streep nei panni di Donna, Julie Walters sarà ancora Rosie e Christine Baranski ancora Tanya, accanto a Pierce Brosnan, Stellan Skarsgard, Colin Firth e altri.

Interessante anche il nutrito programma “Street Fest” che coinvolge strade, piazze, giardini in giochi di colori, di magliette, di pesci penzolanti (il tema Giffoni di quest’anno è l’acqua), di doppia F dappertutto e di bambini e adolescenti carichi di gioia inimmaginabile. Non manca il programma per gli adulti, in questo caso genitori, con nove workshop che possono aiutarli a comprendere i linguaggi delle nuove generazioni attraverso le musiche indie e rap che stanno spopolando nelle classifiche e nei gusti degli adolescenti. È la prima volta che Giffoni Experience dedica un programma di questo tipo ai genitori, chiamandolo Parental Experience, sezione creata appositamente per le famiglie. L’idea è di avvicinare sempre più il mondo degli adulti a quello dei ragazzi, perché Giffoni sia un ponte generazionale e non un’ennesima modalità di identificare i giovani come una bolla chiusa in un mondo impenetrabile. Inoltre, alcuni artisti di oggi hanno molto in comune con i cantautori (che si ascoltano moltissimo ancora) di quando i genitori di oggi erano ragazzi, con grande spazio alla parola e al suo significato profondo, così ricercato forse in maniera inconsapevole dalle nuove generazioni che hanno quanto mai bisogno di punti di riferimento e di esperienze reali, oltre al mondo del web che tanto conoscono. Coinvolgere i genitori è imperativo per i workshop, tenuti da esperti e protagonisti della scena musicale rap e indipendente, perché si tratti di formazione, ma anche di divertimento, tanto come accade a tutti i ragazzi coinvolti con Giffoni Experience, a vario titolo.

Alessia Biasiolo