Due scatole dimenticate: un viaggio in Vietnam

L’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico è lieto di segnalare la proiezione di uno dei lavori documentaristici più interessanti nell’ambito del recupero della memoria storica, di cui è partner: mercoledì 22 luglio alle ore 21:00 sarà infatti programmato al Cinema Farnese di Roma (Piazza Campo de’ Fiori, 56) Due scatole dimenticate, un film da camera realizzato da Cecilia Mangini e Paolo Pisanelli che racconta di una guerra, della memoria che svanisce e della sfida contro il tempo che passa. Due scatole da scarpe piene di negativi fotografici 6×6, dimenticate per più di cinquant’anni in un vecchio scaffale vengono inaspettatamente ritrovate: si tratta di documenti appartenuti ai registi Lino Del Fra e Cecilia Mangini che hanno vissuto per tre mesi, tra il 1965 e ’66, nel Vietnam del Nord in guerra con gli U.S.A. effettuando i sopralluoghi proprio per un film-documentario sulla lotta di quel popolo deciso a conquistare l’unità e l’indipendenza.

 

Elisabetta Castiglioni

La valigia dell’attore alla Fortezza i Colmi de La Maddalena

Lo scenario incantato dell’isola di La Maddalena, in Sardegna, torna ad ospitare LA VALIGIA DELL’ATTORE per la sua diciassettesima edizione, in programma dal 27 luglio al primo agosto 2020. Una sfida ma anche un atto coraggioso nell’incerto panorama dettato dall’emergenza Covid-19 che Giovanna Gravina Volonté e Fabio Canu, ideatori del festival, hanno voluto perseguire per dare continuità al noto appuntamento annuale di approfondimento sul lavoro d’attore dedicato a Gian Maria Volonté.

La rassegna, organizzata dall’Associazione culturale Quasar quest’anno si svilupperà interamente nella suggestiva cornice della Fortezza I Colmi, attraverso i consueti incontri mattutini delle 11.00 e le proiezioni serali alle 21.15.

Gli appuntamenti saranno ad ingresso libero fino ad esaurimento posti disponibili, ma è allo studio una eventuale prenotazione telefonica se le normative legate all’emergenza del Corona Virus dovessero ancora richiederlo.

Gli incontri saranno introdotti e moderati dai critici Boris Sollazzo, Fabrizio Deriu e Fabio Ferzetti e vedranno la partecipazione di registi, interpreti e operatori del settore per illustrare alcuni dei film e documentari più significativi della scorsa ed attuale stagione, con uno sguardo ravvicinato sulla produzione sarda.

Si inizierà la sera del 27 luglio con la proiezione del documentario L’ultimo pizzaiolo (2019) di Sergio Naitza, presentato dal regista insieme a Pino Boi, cui seguirà la proiezione di The man of Trees  (2019) di Salvatore Manca, liberamente ispirato al racconto di Jean Giono “L’uomo che piantava gli alberi”, alla presenza del  regista e degli interpreti Bruno Petretto, Giovanni Salis, Daniela Tamponi, Matilda Deidda e Alessandro Pala Griesche.  Martedì 28 luglio, per la serata dedicata come di consueto a Volonté, il programma sarà incentrato su “L’immagine e la memoria”: grazie alla collaborazione con l’Istituto Alcide Cervi, verrà proiettato, introdotto da Iefte Manzotti, il film I 7 fratelli Cervi (1968) di Gianni Puccini, con Gian Maria Volonté, Riccardo Cucciolla, Carla Gravina, Lisa Gastoni. Il 29 luglio sarà la volta de L’ultimo piano (2019), film prodotto, scritto, diretto e interpretato dagli allievi della Scuola d’Arte cinematografica “Gian Maria Volonté”, con la partecipazione straordinaria di Francesco Acquaroli, presente alla serata. Giovedì 30 luglio saranno Nora Stassi e Mario Piredda ad introdurre la proiezione del film L’agnello (2019) di Mario Piredda con Nora Stassi, Luciano Curreli, Piero Marcialis e Michele Atzori. Il 31 luglio il regista Daniele Luchetti, docente del Valigialab 2020, insieme al Presidente del Nuovo IMAIE Andrea Miccichè, presenterà il laboratorio residenziale gratuito di alta formazione sulle tecniche di recitazione, che per questa edizione si svolgerà dal 2 al 9 agosto nell’isola di Caprera. Seguirà la proiezione del film Momenti di trascurabile felicità (2019) di Daniele Luchetti con Pif (Pierfrancesco Diliberto) e Renato Carpentieri. Infine, sabato 1 agosto avrà luogo la consegna del Premio Volonté 2020, la oramai nota barca in rame ideata da Mario Bebbu e realizzata da Umberto Cervo, ad uno degli attori più affermati della scena italiana ed internazionale: Pierfrancesco Favino. A seguire, la proiezione di Hammamet (2020) di Gianni Amelio, di cui parlerà Favino con un altro degli interpreti del film, Luca Filippi.

 

Elisabetta Castiglioni

Bridge Film Festival 2020

Mentre il mondo dello spettacolo vive un periodo difficile, di cauta ripresa, il Bridge Film Festival torna coraggiosamente per il settimo anno consecutivo con performance e documentari d’avanguardia. L’evento, che pure si svolge all’aperto, ha luogo in misura ridotta e seguendo tutte le norme distanziamento sociale, per garantire la sicurezza degli spettatori e dello staff. Dal 9 all’11 luglio, il meraviglioso specchio d’acqua dell’antica dogana di fiume ai Filippini si animerà nuovamente grazie all’instancabile lavoro di Diplomart e Canoa Club con il patrocinio del comune di Verona.

La settima edizione si intitola “Homeland” ed è un inno ai giovanissimi, alla cosiddetta “generazione Z”. Sono i successori dei Millenials, figli del terzo millennio, i nati dopo il 1997 e primi “nativi digitali”. Sono cresciuti tra smartphone, tablet e touchscreen, che hanno approcciato spontaneamente senza dover leggere le istruzioni. I loro guru sono gli influencers e gli youtubers, intrecciano relazioni e si informano nuotando nell’immensità della rete, per loro più rassicurante e protettiva di una realtà che potrebbe portare delusioni emotive e psicologiche.

Ma è così dappertutto nel mondo?

Quest’edizione del Bridge Film Festival cerca spunti di riflessione sul tema, attraverso il mezzo che gli è proprio, e cioè documentari e cortometraggi in arrivo da luoghi del mondo poco battuti sul grande schermo.

«Dopo il grande caso di Greta Thunberg» spiega Ginevra Gadioli di Diplomart «secondo noi era importante andare a scoprire chi sono i nuovi giovani, questa generazione di ragazzi che ha tanto a cuore il nostro pianeta e che ci ha fatto aprire gli occhi su molte cose. Abbiamo visto in loro un coraggio che forse noi non avevamo: personalmente a quell’età non vedevo l’ora di andarmene dal mio paese, invece nella generazione Z si nota, soprattutto in Occidente, il desiderio di custodire e proteggere la propria terra, più da un punto di vista naturalistico che nazionalistico… per questo “Homeland”. Ovviamente Greta è un caso unico, perciò abbiamo voluto esplorare anche le dinamiche esistenti altrove».

Giovedì 9 luglio alle ore 21 apre il cortometraggio No_Connection, realizzato durante un workshop della scorsa edizione con un gruppo di bambini e ragazzi. Segue Ma-La-Femmena, corto del laboratorio “Verona fuori le mura” su come la nostra società guarda al femminile. Infine, il documentario, prodotto in Germania e girato a Berlino, Searching Eva di Pia Hellenthal. Il film, vietato ai minori di 13 anni e presentato alla Berlinale 2019, racconta di una giovane donna, che a 14 anni ha deciso di rendere la sua crescita uno spettacolo sul web, sfidando il concetto di privacy e molte delle convenzioni sull’essere donna. La serata è in collaborazione con il Circolo del Cinema.

Venerdì 10 luglio, sempre a partire dalle 21, si susseguono due lungometraggi. Prima Immortal di Ksenia Okhapkina, la quale ha raggiunto le estremità della Federazione Russa per filmare le attività ricreative giovanili, dai balli tradizionali alle manifestazioni patriottiche, che fungono da preludio al servizio militare. Attraverso la sua fine ricerca visiva, la regista di San Pietroburgo indaga i meccanismi per cui le persone diventano volontariamente risorse per lo Stato. Segue Dive. Rituals in Water di Hanna Björk Valsdottir, Elin Hansdottir e Anna Run Tryggvadottir, tre registe islandesi che hanno rivolto la loro attenzione verso una classe di nuoto non convenzionale. La piscina dell’istruttore Snorri Magnusson fra le montagne innevate è un santuario unico dove i neonati, insieme ai loro genitori, imparano a esplorare il loro mondo sensoriale.

La serata finale di sabato 11 luglio, come da tradizione, è dedicata ai cortometraggi. Gli undici lavori, selezionati con l’aiuto di ZaLab, Ennesimo Film Festival e Film Festival della Lessinia, attraversano vari paesi europei, dalla Svezia all’Irlanda, fino agli Stati Uniti, e si muovono fra animazione, finzione e documentario.

Come di consueto, il pubblico sarà chiamato a votare il film preferito, e la votazione del pubblico sarà affiancata da quella di una giuria di esperti, composta da: Alessandro Anderloni, direttore artistico del Film Festival della Lessinia; Alberto Scandola, professore di cinema all’Università di Verona; Prisca Ravazzin, psicologa e psicoterapeuta; Roberto Bechis, presidente del Circolo del Cinema.

«La programmazione di quest’anno vede la quasi totale assenza delle attività extra che hanno sempre caratterizzato il Bridge Film Festival» continua Gadioli. «Abbiamo sempre avuto workshop, installazioni artistiche, attività, concerti: insomma, un programma molto ricco. Quest’anno invece abbiamo deciso di concentrarci sui film». Qualche attività di contorno comunque non manca: la rituale discesa in gommone con partenza da San Fermo inaugura come di consueto il festival; le performance di danza a cura di Lya.ko Project precedono ogni sera le proiezioni; il concerto dei Fontanablu, sabato a orario aperitivo, segna l’ultima giornata della manifestazione.

«Nonostante i pochi mezzi, nonostante le difficoltà date dal momento storico, abbiamo deciso di fare comunque il Bridge Film Festival» commenta l’organizzatrice. «Seppure in piccolo e con le ovvie restrizioni di sicurezza, per noi fare il festival significa mandare un messaggio ai soci, affermare che la cultura non si ferma. Sperando che da cosa nasca cosa».

L’evento, infatti, segue tutte le norme anti-covid. Le sedute sono state ridotte in modo da rispettare un metro per un metro di distanza. Gli spettatori saranno tenuti a indossare la mascherina fino al raggiungimento del proprio posto. Un addetto dello staff misurerà la temperatura all’ingresso e vi saranno distributori di gel disinfettante in molti punti della dogana. Inoltre, come ogni anno, l’accesso è consentito ai soci Diplomart e chi è iscritto già Circolo del Cinema, Università di Verona e Accademia di Belle Arti, Canoa Club o Adige Rafting Verona godrà di uno sconto.

«Inoltre quest’anno il Bridge Film Festival è anche un evento di raccolta fondi per il Canoa Club, che negli ultimi mesi non si è mai fermato per concludere dei lavori strutturali importanti. Da anni, insieme all’associazione di Luigi Spellini, crediamo nella riqualificazione di questo bellissimo luogo, e per il nostro piccolo vogliamo dargli una mano» conclude Ginevra Gadioli.

Si invita chi voglia partecipare a pre-tesserarsi online sul sito web di Diplomart: http://www.diplomart.org.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

 

 

 

Then & Now

Then & Now di Giulia Tata e Antonino Torrisi, il corto vincitore della edizione 2017 del Premio Zavattini sarà in diretta streaming sulla pagina ufficiale FB del Premio: https://www.facebook.com/PremioZavattini/
mercoledì 1 luglio alle ore 18:00.

In un futuro distopico, alieni in fuga da un pianeta distrutto hanno invaso pacificamente la Terra, presentandosi come portatori di progresso e nuove tecnologie e ottenendo da subito piena collaborazione da parte degli esseri umani. Afel, un ragazzo terrestre senza patria ne radici, nel suo vagabondare per il mondo è testimone di come la razza umana si sia fatta progressivamente soggiogare e ridurre in schiavitù in nome di un progresso che ha finito col distruggere il pianeta e il suo ecosistema.

Coinvolto suo malgrado nelle proteste e poi nei successivi scontri tra umani e alieni, Afel prenderà infine la decisione di schierarsi e combattere per la salvezza dell’umanità. La sua decisione lo porterà a scontrarsi faccia a faccia con uno degli alieni, in un incontro che deciderà le sorti della razza umana.

 

Elisabetta Castiglioni (anche per l’immagine)

 

Al 16° Biografilm Festival in concorso nella Sqizo

Sarà presentato in prima mondiale alla sedicesima edizione del Biografilm Festival (5-15 giugno 2020) in Concorso nella sezione “Biografilm Italia”, Sqizo, l’opera prima di Duccio Fabbri, attivo da molti anni come regista e aiuto regista tra l’Italia e gli Stati Uniti.
Il film sarà trasmesso attraverso la piattaforma http://www.mymovies.it sabato 6 giugno dalle 21 (disponibile per un numero limitato di spettatori, con prenotazione già dal primo giugno).

Sqizo racconta la storia di Louis Wolfson, scrittore del Bronx che ha lottato per tutta la vita contro le definizioni correnti di malattia mentale, fortuna e linguaggio. Diagnosticato schizofrenico in adolescenza, ha ripudiato la lingua madre in favore di un idioma del tutto personale. Autore cult dell’editore Gallimard nella Parigi degli anni Settanta, nonostante la notorietà è rimasto un perfetto sconosciuto negli Stati Uniti, continuando a vivere come homeless. Giocatore d’azzardo incallito e outsider assoluto, in età matura si è trasferito a Porto Rico, dove la sua fortuna è cambiata di colpo e dove l’autore del film lo ha rintracciato: a 89 anni vive ancora solo e sospeso tra due mondi, quello del silenzio e quello della parola.

Il regista Duccio Fabbri dichiara: “Quando ho saputo che era ancora vivo, ho sentito il dovere di raccogliere la sua testimonianza. Un rapporto nato sotto il segno della diffidenza – mi credeva un possibile agente segreto italiano! – e culminato, anni dopo, in amicizia. Penso che la vita e le azioni di Wolfson siano estreme ed esemplari. I suoi atti (come il rifiuto della lingua madre, il disprezzo per la psichiatria, il rifiuto delle più elementari istituzioni sociali) possono essere interpretati come gesti politici: forme di resistenza e sopravvivenza che ci mettono di fronte ad un nuovo punto di vista sul mondo”.

Con l’anteprima mondiale del film si conclude un lavoro durato dieci anni, costruito attraverso una lunga e complessa relazione capace di rendere finalmente visibile la vita avvolta nella leggenda di uno scrittore unico nel suo genere, che ha affascinato intellettuali come Jean Paul Sartre Simone de BeauvoirGilles DeleuzeJacques LacanRaymond Queneau e ispirato scrittori come Jean-Marie Gustave Le Clézio e Paul Auster (del quale il film raccoglie la testimonianza).

Alla Epsifilm, società americana del regista che ha avviato il progetto, si è affiancata tre anni fa la startup produttiva FilmAffair, che ha lavorato alle strategie editoriali e produttive del film, partecipando a numerosi mercati internazionali (DokLeipzig co-production meetings, HotDocs co-production meetings, Thessaloniki Agora Works in Progress) e ottenendo il premio come miglior progetto al BioToB 2017.
Decisivi, per la realizzazione del film, la fiducia e il sostegno di Rai Cinema e del MiBACT e l’apporto di un distributore internazionale esperto come Cinephil.

Elisabetta Castiglioni (anche per l’immagine)

 

 

 

 

Dal 5 giugno il Très Court International Film Festival

Torna, per la prima volta in versione esclusivamente online, il Très Courts International Film Festival, la rassegna dedicata ai migliori cortometraggi sotto i 4 minuti. Per il quarto anno consecutivo, quindi, prosegue, nonostante le limitazioni imposte dall’emergenza Covd-19, il fortunato sodalizio tra la città di Verona e questo Festival, che unisce in simultanea 20 diversi Paesi, distribuiti in tutto il mondo.

Dal 5 al 14 giugno, basterà connettersi al sito ufficiale di Très Court (https://trescourt.com/fr/verona) e, inserendo il codice di accesso TC-VERONE, accedere alla sezione del Concorso Internazionale del Festival, per avere la possibilità di visionare gratuitamente i 44 cortometraggi selezionati (sottotitolati in italiano) e votare il proprio preferito, che riceverà il Premio del Pubblico.

Oltre al Concorso Internazionale, il Très Courts International Film Festival offre agli spettatori altre quattro sezioni parallele: Paroles de Femmes (dedicata alla prospettiva femminile), Ils ont osé – Trash & Glam (per coloro che vogliono osare e superare i confini prestabiliti), Familiale (sulla tematica familiare) e Française (riservata ai soli autori francesi). La rassegna è realizzata in collaborazione con Alliance Française.

Ad assegnare gli altri riconoscimenti (fra cui il Grand Prix al miglior film) sarà la giuria, presieduta dal regista, sceneggiatore e produttore Jan Kounen.

Vista la tematica di alcuni filmati, si consiglia la visione ad un pubblico di età superiore ai 14 anni.

“Per il quarto anno consecutivo – spiega l’assessore alla Cultura Francesca Briani – la città di Verona ha il piacere di sostenere, anche in questa nuova versione completamente on line, il Festival internazionale del cortometraggio. Una rassegna che presenta al pubblico le nuove opere audiovisive realizzate in tutto il mondo, con un’ampia carrellata di storie diverse proposte in brevi film di soli 4 minuti”.

Roberto Bolis

MotoTematica riparte!

 

Sono aperte le iscrizioni per accedere alla terza edizione di MotoTematica – Rome Motorcycle Film Festival, rassegna cinematografica interamente dedicata al mondo della motocicletta. Obiettivo della manifestazione è incoraggiare i filmmaker stimolati dalla passione per le due ruote a promuovere le loro opere ispirate a  sogni, avventure e storie di centauri in forme diversificate. Saranno sei le categorie in concorso, così suddivise: a) miglior documentario; b) miglior lungometraggio; c) miglior corto documentaristico; d) miglior cortometraggio; e) migliori MotoClub e gruppi; f) premio del pubblico.

Possono essere presentate al festival opere di qualsiasi anno di produzione e film anche non disponibili online purché abbiano come parte integrante e sostanziale del materiale creativo i motori e le motociclette e siano sottotitolate in lingua italiana. In caso di selezione ufficiale le opere devono pervenire in file con formato.MOV e risoluzione 1920×1080. È inoltre possibile per i cineasti presentare più di un lavoro, come anche richiedere di far partecipare lo stesso film a più categorie. Non esistono limiti di età, ma in caso non si sia maggiorenni bisogna includere il nome di un genitore e le informazioni di contatto.

La chiamata a partecipare al festival avverrà in più fasi: ultima e definitiva scadenza sarà il 24 settembre 2020. Dopo tale data, saranno notificate le opere selezionate per l’iniziativa che avrà luogo a metà novembre alla Casa del Cinema di Roma, mentre la cerimonia di premiazione finale, come di consueto, sarà ospitata nell’ambito dell’Eternal City Motorcycle Custom Show, presso lo spazio Ragusaoff della Capitale.

 

Elisabetta Castiglioni

Banff Centre Mountain Film Festival World Tour dal 16 marzo a Brescia

In seguito all’ordinanza della Regione Lombardia con disposizione valide per l’intero territorio lombardo fino all’1 marzo, a scopo cautelativo il Banff Centre Mountain Film Festival World Tour e il Centro Teatrale Bresciano posticipano la tappa bresciana del festival in programma per lunedì 2 marzo al Teatro Sociale (via F. Cavallotti, 20) a lunedì 16 marzo 2020.

Good Morning-RichardPermin©NielsSAINTVITEUX

I biglietti già in possesso del pubblico resteranno validi per la nuova data.

La rassegna cinematografica internazionale di medio e cortometraggi dedicati al mondo della montagna e degli sport outdoor che presenta le 10 migliori pellicole selezionate tra i film finalisti all’omonimamanifestazione canadese, torna in Italia con la sua 8^ edizione (il Banff è presente in Italia dal 2013 e in sette anni ha fatto registrare oltre 66.000 presenze).

Il pubblico che prenderà parte alla serata avrà modo di rivivere il viaggio di 375 km in solitaria lungo le rapide dei fiumi dell’Himalaya di Nouria Newman (The Ladakh Project); vedere il biker scozzese superstar Danny MacAskill nell’inconsueta veste di baby sitter (Danny Daycare); superare simbolicamente il confine tra USA e Messico grazie all’incontro tra lo slackliner americano CorbinKunst dal lato del Texas e il messicano Jamie Maruffo (The Immaginary Line); raggiungere una delle regioni più remote dell’Antartide con lo snowkite insieme a Leo Houlding, Jean Burgun e Mark Sedon con l’obiettivo di scalare la cima della montagna più remota del pianeta (SpectreExpedition); ripercorrere le tappe che hanno portato Hilaree Nelson e JimMorrison a completare la prima discesa con gli sci del Lhotse Couloir fino ai 6400 m del campo 2 sulla quarta montagna più alta del mondo (Lhotse 8516 m).

Ospite della serata bresciana sarà l’ambassador La Sportiva Silvio Reffo. Classe 1990, inizia ad arrampicare all’età di 13-14 anni sulle falesie vicino casa. Per lui l’arrampicata è sempre stata un’attività a 360° dalle vie in montagna, al bouldering, per poi concentrarsi principalmente sull’arrampicata sportiva in falesia e il mondo delle competizioni.

Questa passione lo ha portato negli anni a visitare le più famose falesie del mondo e a confrontarsi con vie sempre più vicine al suo limite. Nel 2012 si laurea in Fisioterapia. Da allora la sua vita si divide tra la ricerca di nuovi limiti verticali e la riabilitazione di persone con diverse problematiche ortopediche. Tra le più importanti performance ricordiamo The Ring Of Life (9a/a+) alla falesia del Covolo e la salita flash di Mind Control (8c/c+) a Oliana.

Nel 2018 si concentra su vari progetti, tra i quali il multipitch “Viaggio su Plutone” 8b+ 7 lunghezze e “Pure Dreaming” 9a in una falesia di Arco di Trento (il 14° 9a ed il primo da padre). Il 2019 inizia con la ripetizione di “Sidlives” 8c+/9a ad Arco di Trento.

Non mancheranno ovviamente i momenti di intrattenimento per il pubblico, come il “Gioco Tenda” di Ferrino che permetterà agli spettatori di divertirsi ed interagire tra loro nel corso la serata realizzando una tenda personalizzata.

Sarà disponibile inoltre, anche per l’edizione italiana del Banff Centre Mountain Film Festival World Tour, l’edizione limitata dello scaldacollo Buff®, realizzato dall’azienda fondata di Joan Rojas, con l’illustrazione dell’artista statunitense John Fellows.

Il programma completo dei film che saranno proiettati nel corso di ogni serata è disponibile sul sito https://www.banff.it/

La tappa di Brescia del Banff Centre Mountain Film Festival World Tour Italy fa parte di un tour nazionale che prevede 41 proiezioni in 35 città tra febbraio e aprile 2020.

 

Veronica Verzeletti (anche per la fotografia)

 

 

Schermi d’amore – 16° edizione

Dopo il ritorno di Schermi d’Amore (svoltosi dal 12 al 19 febbraio 2019 e coronato dal premio alla carriera al regista Claude Lelouch), il Comune di Verona ha il piacere di annunciare la sedicesima edizione del festival, in programma dal 22 al 28 febbraio 2020 presso il Teatro Ristori, rinnovando così il proficuo accordo con la struttura che ha ospitato la rassegna anche l’anno scorso e stringendo un nuovo sodalizio con il Circolo del Cinema, a fianco del Verona Film Festival nell’organizzazione di questa proposta culturale.

La 16° edizione di Schermi d’Amore è votata alla celebrazione e all’analisi del melodramma, senza però trascurare le varie sfumature del cinema romantico e sentimentale, la cui analisi ragionata ha sempre contraddistinto la rassegna. Il cartellone si articolerà in sei sezioni: Amori in concorso, Panorama (riservata ai film fuori concorso), Elegia di Mizoguchi (dedicata al maestro del cinema giapponese Kenji Mizoguchi), Mazursky in Love (incentrata sul regista e sceneggiatore Paul Mazursky), La magnifica ossessione di Sirk e Fassbinder (percorso di confronto sul concetto di “melodramma” di Douglas Sirk e Rainer Werner Fassbinder, a partire dal paragone fra Secondo amore, 1955, e il suo “remake” La paura mangia l’anima, 1973) e L’ombra del doppio. Losey/Delon (retrospettiva tematica che mette allo specchio il cineasta Joseph Losey e il divo francese Alain).

Il Festival si aprirà e si chiuderà nel segno di due grandi maestri, esaltati dallo splendore del recupero in digitale: Luchino Visconti (La caduta degli dei, 1969, in copia  restaurata dalla Cineteca di Bologna e proveniente da Istituto Luce Cinecittà) e Roman Polanski (Per favore, non mordermi sul collo!, 1967). Fra i restauri imperdibili si segnalano inoltre il capolavoro di Mizoguchi I racconti della luna pallida d’agosto (1953, Leone d’argento al Festival di Venezia, proposto in una copia esclusiva proveniente dall’archivio degli Academy Awards), le nuove versioni in 4k di Una donna tutta sola di Mazursky (1978, che fece vincere a Jill Clayburgh il premio come miglior attrice a Cannes) e di Messaggero d’amore di Losey (1971, Palma d’oro a Cannes) e la copia de La prima notte di quiete di Valerio Zurlini (1972) proposta a Cannes in occasione della Palma d’oro alla carriera assegnata ad Alain Delon nel 2019.

Tuttavia, la grande novità di Schermi d’Amore 2020 è il ripristino del Concorso e della Giuria Giovani, al fine di decretare il miglior titolo fra la rosa delle pellicole proposte. Tra i film selezionati spiccano l’esordio della regista inglese Harry Wootliff, Only You (candidato ai BAFTA 2020 come miglior opera prima e interpretato da Josh O’Connor, svelatosi al pubblico italiano grazie al ruolo del Principe Carlo nella terza stagione della serie Netflix The Crown), la commedia francese Deux moi di Cédric Klapisch (autore della trilogia de L’appartamento spagnolo, composta dal film omonimo, 2002, da Bambole russe, 2005, e da Rompicapo a New York, 2013), Adoration del belga Fabrice du Welz (capitolo conclusivo della Trilogia delle Ardenne) e The Souvenir di Joanna Hogg (Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival 2019), prima parte di un dittico autobiografico ambientato nella Londra degli anni Ottanta, prodotto da Martin Scorsese e recitato da una debuttante d’eccezione: Honor Swinton Byrne (figlia di Tilda Swinton sullo schermo e nella realtà), affiancata da Tom Burke, protagonista della serie tv Strike (basata sui gialli scritti da J.K. Rowling con lo pseudonimo di Robert Galbraith).

Le serate a inviti del Festival, 22 e 28 febbraio, saranno dedicate rispettivamente al regista Claude Lelouch (il cui ultimo film, I migliori anni della nostra vita, 2019, conclude la trilogia iniziata con Un uomo, una donna, 1966, e proseguita con Un uomo, una donna oggi, 1986) e a un gioiello del cinema muto: What Happened to Jones? di William A. Seiter (1926), che anticipa Scandalo a Filadelfia (1940) di George Cukor e A qualcuno piace caldo (1959) di Billy Wilder.

Proiezioni:

22-23-25-26-27-28 febbraio 2020 al Teatro Ristori

24 febbraio, in Sala Convegni – Palazzo della Gran Guardia

È previsto un biglietto d’ingresso

I film sono presentati in versione originale con sottotitoli in italiano

Info: Tel. 0458005348 www.schermidamore.comune.verona.it

AMORI IN CONCORSO

Si dice che sette sia il numero perfetto e, non a caso, sette sono i film in concorso. Tre registi dalla rinomata carriera internazionale (l’inglese Joanna Hogg, il francese Cédric Klapisch e il belga Fabrice du Welz), una alla seconda prova (la canadese Myriam Verreault) e tre esordienti (la britannica Harry Wootliff, il francese Erwan Le Duc e l’australiana Josephine Mackerras) si sfidano nella sezione competitiva di Schermi d’Amore 2020, segmento che dedica una particolare attenzione allo sguardo femminile. Infatti oltre la metà dei titoli che lo compongono sono diretti da donne.

Adoration di Fabrice du Welz (Belgio/Francia, 2019, 98’)

Alice di Josephine Mackerras (Australia/Francia, 2019, 103’) – OPERA PRIMA

Deux moi di Cédric Klapisch (Francia/Belgio, 2019, 110’)

Kuessipan di Myriam Verreault (Canada, 2019, 117’)

Only You di Harry Wootliff (UK/Svezia, 2018, 119’) – OPERA PRIMA

Perdrix di Erwan Le Duc (Francia, 2019, 102’) – OPERA PRIMA

The Souvenir di Joanna Hogg (USA/UK, 2019, 119’)

PANORAMA

Una selezione di gemme che, oltre a una chicca del muto (What Happened to Jones? di William A. Seiter, 1926), propone sia restauri di classici, sia titoli recenti, ma imperdibili. Uno scrigno che racchiude gli ultimi film di Claude Lelouch (I migliori anni della nostra vita, 2019), Jonás Trueba (La virgen de agosto, 2019) e Yi’nan Diao (Il lago delle oche selvatiche, 2019), l’opera terza di Miguel Gomes (Tabu, 2012), i capolavori scandalosi di Stanley Kubrick (Lolita, 1962) e Luchino Visconti (La caduta degli dei, 1969) e la pellicola che fece innamorare Sharon Tate e Roman Polański: Per favore, non mordermi sul collo! (1967).

ELEGIA DI MIZOGUCHI

Quattro capolavori per (ri)scoprire la sublime maestria di Kenji Mizoguchi, colui che (insieme ad Akira Kurosawa e Yasujirō Ozu) ha scritto la storia del cinema giapponese e che Éric Rohmer ha definito «senza dubbio il più grande cineasta del suo Paese». Lasciatevi rapire dalla malia fiabesca che pervade I racconti della luna pallida d’agosto (Ugetsu monogatari, 1953), dal tragico lirismo de L’intendente Sansho (Sanshō Dayū, 1954), dalla commozione che ammanta Gli amanti crocifissi (Chikamatsu monogatari, 1954) e dalla coralità femminile de La strada della vergogna (Akasen chitai, 1956).

MAZURSKY IN LOVE

Parafrasando il titolo italiano del suo film Blume in Love (1973), Paul Mazursky non ha scritto, diretto e prodotto solo “una pazza storia d’amore”, ma tante, ironiche, agrodolci e complesse proprio come lui. Questa sezione rende omaggio a quattro sfumature dell’universo sentimentale mazurskiano, dalla senile tenerezza di Harry e Tonto (Harry and Tonto, 1974) all’amarcord nostalgico di Stop a Greenwich Village (Next Stop, Greenwich Village, 1976), dal riscatto femminile di Una donna tutta sola (An Unmarried Woman, 1978) alla soffusa malinconia di Mosca a New York (Moscow on the Hudson, 1984).

LA MAGNIFICA OSSESSIONE DI SIRK E FASSBINDER

«Da quando ho visto i suoi film e ho cercato di scrivere qualcosa al riguardo, Douglas Sirk è presente in tutto quello che faccio». Così Rainer Werner Fassbinder parlava del padre del melodramma hollywoodiano, con cui condivideva la filosofia «il cinema è sangue, lacrime, violenza, odio, amore e morte». Un percorso per scoprire come Secondo amore (All That Heaven Allows, 1955) abbia ispirato La paura mangia l’anima (Angst essen Seele auf, 1974) e le ambizioni frustrate de Lo specchio della vita (Imitation of Life, 1959) si rispecchino in Veronika Voss (Die Sehnsucht der Veronika Voss, 1982).

L’OMBRA DEL DOPPIO: LOSEY E DELON

Con Mr. Klein (Monsieur Klein, 1976) il regista esule Joseph Losey e il divo Alain Delon realizzano un film destinato a diventare il testamento artistico del primo ed arricchire l’immagine del secondo. Un dramma sull’ambiguità della condizione umana che offre lo spunto per riscoprire i titoli che, nelle carriere di entrambi, hanno indagato doppiezza ingannevole del reale: da un lato Messaggero d’amore (The Go-Between, 1971) e Una romantica donna inglese (The Romantic Englishwoman, 1975) diretti da Losey, dall’altro William Wilson (1968) e La prima notte di quiete (1972) interpretati da Delon.

Mother fortress

Avrà luogo martedì 18 febbraio, presso il Cinema Farnese di Roma, la proiezione di MOTHER FORTRESS, il film-documentario di Maria Luisa Forenza che racconta la pericolosità quotidiana delle vite di religiosi in Siria che lottano per salvare la dignità e la sopravvivenza di esseri umani innocenti travolti dalla inarrestabile guerra.

A fronte di conflitti e massacri, il film è un elogio della Vita e dell’Essere Umano, che può diventare fonte di vita per l’altro. Queste le riflessioni scaturite da una recente e calorosamente acclamata proiezione presso The American University of Rome per il corso di Peace Studies, alla presenza della regista e di Gregory J.Polan, Abate Primate dei Benedettini (Badia Primaziale Sant’Anselmo, Aventino).

La serata al Cinema Farnese, che sarà condotta dal critico cinematografico Maurizio Di Rienzo, rientra nella V edizione di RACCONTI ITALIANI, l’iniziativa della FICE – Federazione Italiana Cinema d’Essai, che propone negli oltre 400 schermi associati una selezione dei migliori documentari di ultima produzione.

L’archeologo e accademico dei Lincei, Paolo Matthiae, scopritore dell’antica città di Ebla (2500 a.C.), farà una breve introduzione alla Siria.

MOTHER FORTRESS racconta di un’esperienza, vissuta in prima linea dall’autrice-regista (e produttrice) tesa a testimoniare non gli aspetti più drammatici del conflitto, quanto gli effetti da esso provocati all’interno di una comunità in cui le differenze religiose lasciano il posto all’aiuto umanitario mosso da uno spirito di condivisione e sorriso anche in situazioni estreme.

Dopo una carriera sviluppata attraverso documentari di stampo sociale e storico, girati in Italia e all’estero, Maria Luisa Forenza ha scelto di seguire una forma sperimentale di narrativa realistico-simbolica, pur se condizionata nelle riprese da un regime di emergenza di guerra. Nell’osservazione della realtà intesa come ‘res-documento’ tenta di andare verso un ‘oltre’, ispirandosi anche a “L’acinema” di J.F. Lyotard. La regista costruisce un’opera “per immagini e suoni” che lascia spazio a riflessioni sul senso dell’esistenza.

“Ero in Australia, nel 2011, per un documentario quando vidi le prime immagini delle proteste della cosiddetta “Primavera araba” – racconta – È iniziato tutto in quel periodo, per curiosità intellettuale e interesse per la cronaca, ma non mi sono voluta avventurare nella ricostruzione e analisi della situazione storico-politica mediorientale: mi interessava piuttosto raccontare la resistenza umana alla guerra, la vitalità del popolo siriano, e l’identità Cristiana, che lì si è trovata a dare sostegno alla popolazione nell’ambito di una forte situazione di rischio. Sentivo che il film doveva raccontare qualcosa che proiettasse gli esseri umani nel futuro.”

È stato nel corso di alcune conferenze negli Stati Uniti, nel 2013, che ha invece avuto modo di ascoltare, conoscere e iniziare a filmare Madre Agnes, badessa del Monastero di Qarah, a nord di Damasco, che veniva a raccontare ciò che stava accadendo in Siria, e in particolare nei territori di Aleppo e Deir Ez-Zor, insidiati dal pericolo di Al Qaeda e ISIS. Nel 2014 decide di raggiungerla per conoscere la sua comunità monastica internazionale (proveniente da Antico e Nuovo Continente) e vi ritorna altre volte fra il 2015 e il 2017, seguendo un convoglio umanitario che si inoltra fino all’Eufrate per portare assistenza ai siriani sfollati e colpiti dal terrorismo.

Testimone sul campo di un attacco dell’ISIS a Qarah e al Monastero nel 2015, ricorda: “Ho filmato quello che c’era realmente ovvero la drammaticità del silenzio, dal momento che eravamo rimasti tutti muti. Ognuno in quel momento si è assunto la responsabilità della propria esistenza, una dilatazione che ho cercato di cogliere con lo spazio vuoto e con il suono”. E su quest’ultimo precisa: “I canti cristiani in arabo e francese (le principali lingue siriane, utilizzate anche nel monastero assieme a spagnolo, portoghese, inglese, latino) erano una soundtrack che scandiva la quotidiana ciclicità di meditazioni, preghiere, liturgie di monaci e monache. I giorni e le notti del monastero erano scandite da preghiere cristiane e musulmane, come un canto e controcanto che ho cercato di documentare in tutto il film.”

MOTHER FORTRESS, Menzione Speciale del Tertio Millennio Film Fest (Città del Vaticano), in Italia è stato ospitato in rassegne significative quali il Meeting di Rimini, Milano Movie Week, Festival Human Rights Nights di Bologna.

Alfredo Baldi, storico del cinema, ha dichiarato: “E’ un film anti-retorico, senza enfasi, uno sguardo assolutamente oggettivo sulla realtà, un’idea dell’immagine-sguardo, dalla semantica e dalla semiotica. La macchina da presa è assolutamente impassibile, segue i personaggi, li tallona senza nessuna emozione e proprio per questo ci dà un’enorme emozione perché fa pensare che a ogni istante possa accadere qualcosa. Il contesto è talmente drammatico…

La regista non ha quasi mai usato lo zoom. L’emozione l’ha data con le inquadrature fisse. C’è una tensione continua, ma interna nell’inquadratura, non è provocata dall’esterno. E’ stata di un rigore estremo.

E poi, non meno importante, nonostante sia girato in un convento con protagonista una suora, anzi suore e monaci, è un film assolutamente laico. La religione, pur presente dappertutto, in qualunque momento sottintesa, non viene mai presa a pretesto per giustificare qualche azione. Anche la distribuzione dei viveri alle popolazioni è fatta non in nome di Dio, ma del prossimo, e questa l’ho trovata una cosa straordinaria.”

Silvia Guidi, critico cinematografico dell’Osservatore Romano: “Un documentario straziante e bellissimo nella sua nuda essenzialità… Non c’è nessuna tesi precostituita da dimostrare, nessuna tifoseria da assecondare… il rispetto per i testimoni e la reale apertura ad ascoltare quello che raccontano non potrebbero essere più grandi.”

Alla proiezione romana, in programma alle ore 19:00, seguirà un dibattito a cui parteciperanno, oltre a Maria Luisa Forenza, storici, esperti di Mediterraneo, giornalisti, critici cinematografici.

MOTHER FORTRESS – sinossi

Madre Agnes, assieme a monaci, monache provenienti da Francia, Belgio, Portogallo, Libano, Cile, Venezuela, Colorado-USA (di cui alcuni ex-giornalisti), affronta gli effetti della guerra in Siria sul suo monastero, situato ai piedi delle montagne al confine con il Libano dove ISIS insidiosamente si nasconde.

Nonostante sia esso stesso obiettivo di attacchi, il monastero accoglie orfani, vedove, rifugiati (cristiani e sunniti), vittime di una guerra fratricida che dal 2011 ha prodotto caos e devastazione. Organizzando un convoglio di ambulanze e camion, che percorrono strade controllate da cecchini, Madre Agnes persegue la rocambolesca missione di fornire aiuti umanitari (cibo, vestiti, medicine) ai siriani rimasti intrappolati nel paese. Esplorazione non della guerra, ma della condizione umana in tempo di guerra, il film è un viaggio materiale e spirituale, una ‘storia d’amore’ con destinazione Roma dove il senso del racconto si rivela…

Martedì 18 Febbraio 2020 – Ore 19:00, Cinema Farnese, Piazza Campo De’ Fiori, 56 Roma

 

Elisabetta Castiglioni