Vivere con creatività. Il nuovo libro di Valerio Albisetti

In fondo, un bell’augurio natalizio “Vivere con creatività”. Così si intitola l’ultimo libro scritto, in ordine di tempo, da Valerio Albisetti, quasi un testamento spirituale lasciato ai seguaci e, soprattutto, agli amici dell’Associazione Valerio Albisetti scrittore, ma comunque a tutti i suoi affezionati lettori che sono tanti, in molti Paesi del mondo. Con la solita penna ferma e decisa, Albisetti lascia uno scritto sul quale riflettere per cercare di capire chi siamo e come arrivare al centro di noi stessi. Operazione di certo non facile e immediata, ma alla quale si pensa spesso in questi ultimi giorni dell’anno. Solitamente dicembre è il mese dei buoni propositi, del rinnovo delle scelte e della ricerca di un senso al nostro incedere, per il quale l’Autore traccia un profilo non tanto psicologico, come gli è congegnale dall’alto della sua esperienza nel campo, quanto umano e spirituale. Di spiritualità oggi ce n’è un bisogno estremo, spesso confuso con la necessità di comunicare, di scrivere, di parlare. Sembra, però, che tutti cerchino di scrivere senza conoscere l’ABC minimo dello scrittore, della persona alfabetizzata. Così è per la spiritualità che sembra una parvenza inutile, che si cerca di soddisfare con i corsi (yoga, pilates, thai chi,…) che insegnano tecniche tramutate spesso ben presto in ginnastica, perché la ricerca del suono, dell’esperienza dell’energia che è dentro di noi; dell’immensità che siamo è fastidiosa, sembra una drammatica perdita di tempo. Albisetti scrive delle trappole che l’essere incontra, “Soprattutto quando decidete di partire alla ricerca del tesoro”, ma non basta “anche lungo l’intero percorso”: le trappole sono le pressioni degli altri, di coloro che vogliono starci vicino, che decidono di amarci magari proprio perché siamo partiti alla ricerca di noi. L’Autore ammonisce che “Partire per il viaggio” interiore “significa anche smettere di cedere al volere degli altri, di farsi condizionare dall’opinione altrui, di compiacere chi vi sta vicino”. Aggiunge che se abbiamo sentito il bisogno di partire alla ricerca di noi stessi, dobbiamo farlo “senza dare spiegazioni”. E, ciò che è senz’altro più difficile e complicato: “Dovete abituarvi a non esser capiti”. Come al solito Valerio non usa mezze misure, non smette di essere schietto e diretto, non teme di diventare antipatico e controcorrente. Nell’era della massima socializzazione virtuale, propone vita vera e alla messaggeria facile e svelta, sostituisce i messaggi del nostro cuore a noi stessi e all’Io profondo che finiamo per non conoscere mai. Impopolare perché non parla di Facebook? Purtroppo sempre più persone misurano fatti, opinioni e persone dall’utilizzo dei social network anziché usare gli stessi come mezzo. Di nuovo, con la smania di non restare soli, si confonde il mezzo con il significato e allora tutto viene calpestato per osannare macchine e strumenti che devono essere solo al nostro servizio. È come lasciarsi fuorviare da “sacerdoti” di nuove ideologie, mentre Dio diventa un idolo con svariate facce, in varie parti del mondo e non soltanto per un’appartenenza o l’altra, ma per come facciamo diventare lo spirituale e il trascendente senza considerarlo al di là di noi. Tutto diventa umano, di una dimensione terrena bassa e sempre più materiale, insoddisfacente e inutile per raggiungere il senso di quel tesoro che custodiamo e che dobbiamo, se non far crescere, almeno non sprecare dietro false parvenze di vita. Albisetti pensa che uno dei motivi di questo inaridimento collettivo ormai ultradecennale, sia la paura di morire e la smania di cancellare la paura della morte, della fine di noi stessi, senza renderci conto che ci suicidiamo un po’ ogni giorno quando non ci dedichiamo neanche un momento per conoscere come siamo davvero dentro di noi. Di nuovo un bellissimo libro, facile da leggere, che parla direttamente al cuore, senza lasciare scontento il cervello, e che propone, nel dualismo mente-corpo, una sintesi creativa, innovativa e sempre eterna, dalla notte dei tempi, tale da fare essere Albisetti un nuovo saggio da seguire e da cui trarre insegnamento.

Da leggere.

 Valerio Albisetti: “Vivere con creatività”, Paoline, Milano, 2015; euro 17.00

 

Alessia Biasiolo

 

A Vinitaly il premio “Eccellenza Italia” al China Awards 2015

Nell’ambito della cena di gala dei “China Awards 2015”, indetti da Fondazione Italia Cina e Milano Finanza, è stato assegnato a Vinitaly International il premio “ECCELLENZA ITALIA”.

Un prestigioso riconoscimento per l’importante lavoro di promozione svolto da Vinitaly International sulle principali piazze commerciali cinesi, nonché sul territorio italiano attraverso l’intensa attività di incoming.

Un lavoro che basa sull’importante attività di sviluppo culturale ai fini di far emergere e valorizzare l’estrema e unica varietà produttiva vitivinicola italiana quale elemento fondante per il supporto della commercializzazione e distribuzione dei nostri prodotti. Tra gli strumenti di punta messi in campo, il ricco ed estremamente accurato programma della Vinitaly International Academy (VIA), che ha organizzato numerosi Executive Wine Seminar nell’ambito dei principali appuntamenti presidiati da Vinitaly International, tra cui: la Hong Kong International Wine & Spirits Fair, il Fuori Salone del China Food and Drinks Fair for Wine and Spirits di Chengdu e, quest’anno, anche il Shanghai Wine and Dine Festival, dove Vinitaly International ha organizzato e curato l’intero Padiglione Italia in cui si è celebrata l’eccellenza Wine&Food Made in Italy. Un presidio costante e ritenuto da Veronafiere altamente strategico, tanto da aver aperto una sede permanente a Shanghai.

«Da vent’anni con Vinitaly International supportiamo il comparto vitivinicolo italiano per la valorizzazione del nostro prodotto sui mercati esteri. La Cina è particolarmente interessante per il vino italiano. Il nostro è un approccio costante e mirato ai singoli Paesi, per far conoscere nel corretto modo le peculiarità della produzione nazionale ed offrire così alle nostre aziende opportunità di visibilità per un concreto incremento dell’export. Tra i risultati raggiunti dall’attività di Vinitaly International mi piace ricordare anche l’incremento del 40% di buyer e operatori provenienti dalla Cina nell’ultima edizione di Vinitaly a Verona, nonché il significativo numero dei visitatori cinesi – posizionatisi al primo posto delle presenza estere – al Padiglione VINO A Taste of Italy di Expo», commenta Giovanni Mantovani, Direttore Generale di Veronafiere.

«Questo premio ci è particolarmente caro innanzitutto per il fatto che ci è stato assegnato dalla Fondazione Italia Cina, la cui missione è quella di supportare la realizzazione di un “Sistema Paese” in Cina dove oggi il vino italiano viene promosso in maniera ancora molto frammentata. Il vino del bel paese rappresenta attualmente solo un decimo di quello francese. Il fatto che esso sia alquanto complesso con 594 vitigni e 450 denominazioni, sicuramente non agevola. Il premio “Eccellenza Italia”, in secondo luogo, pone anche enfasi sull’attività di incoming che reputiamo di importanza fondamentale. Il nostro motto è sempre stato “come innamorarsi del vino italiano”. Il vino italiano non è, infatti, meno buono del vino francese, ma dobbiamo riuscire a portare in Italia il maggior numero possibile di cinesi in modo che possano conoscerlo in prima persona ed apprezzarlo”, ha aggiunto Stevie Kim, Managing Director di Vinitaly International.

 

Veronafiere

 

Le scelte di Grezler. Opere antiche della collezione Itas

Venerdì 4 dicembre alle ore 17.30 verrà  inaugurata presso il Castello del Buonconsiglio di Trento la mostra natalizia, dedicata  alla collezione d’arte di Claudio Grezler donata all’ITAS e attualmente custodita ed esposta al Castello del Buonconsiglio stesso. La mostra resterà aperta sino al prossimo primo maggio.

Coloro che avranno modo di entrare negli appartamenti clesiani del Castello del Buonconsiglio di  Trento potranno ammirare tutti i  dipinti  della collezione Grezler.  La mostra “Le scelte di Grezler. Opere antiche della collezione ITAS”, curata da Francesca de Gramatica e Francesca Jurman,  vuole  essere un omaggio ad un uomo che ha avuto una grande passione: l’arte.  Per  Claudio Grezler  cercare sul mercato opere d’arte da poter acquisire e poi appendere alle pareti di casa era motivo di grande felicità e soddisfazione personale. Grezler  amava guardarle, studiarle, le faceva restaurare, spesso chiedeva pareri ad esperti del settore come Nicolò Rasmo o all’amico Egidio Martini che in molte occasioni lo orientò nell’acquisto dei dipinti. Claudio Grezler, conosciuto a Trento per aver diretto per quasi un ventennio, in qualità di presidente, l’ITAS – Istituto Trentino Alto Adige per Assicurazioni, fu un grande appassionato d’arte. Una passione, questa, che negli anni si tradusse nella formazione di una ricca quanto variegata quadreria personale, prevalentemente costituita da dipinti di artisti italiani e fiamminghi compresi tra il Cinque e l’Ottocento, tra cui spiccano opere a tema sacro e profano, ritratti, battaglie e paesaggi. Per sua stessa volontà  la quadreria, confluita alla sua morte nella collezione d’arte dell’ente assicurativo, è esposta al pubblico, dal 1989, nella prestigiosa sede del Castello del Buonconsiglio. Claudio Grezler desiderava infatti che la raccolta, costruita “con tempo, fatica, sacrifici” non andasse dispersa, ma soprattutto potesse divenire un patrimonio di tutti. Oggi, raccogliendo questa importante eredità, il museo del Castello del Buonconsiglio, in un’armonia di intenti con ITAS, rende omaggio a questa importante figura di collezionista con una nuova iniziativa di valorizzazione della sua raccolta. I dipinti, dopo un’impegnativa e proficua campagna di restauri e di nuovi studi, sono proposti al pubblico in un percorso espositivo arricchito da altre pregevoli opere della collezione dell’istituto assicurativo, che lo stesso Grezler aveva contribuito ad arricchire negli anni della sua presidenza.  Grezler  si dedicò all’acquisizione di molte opere d’arte, per la maggior parte dipinti antichi,  che a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta,  andarono a formare una voluminosa e preziosa raccolta personale. Nato  a Strigno all’inizio del  Novecento, per anni  presidente  di ITAS Mutua , la compagnia assicuratrice trentina,  fu anche  per oltre  quindici anni consigliere comunale  a Trento.  Sul finire degli anni Sessanta e nei  primi anni Settanta  Grezler riuscì  ad acquistare il nucleo più importante della sua collezione, ovvero alcuni dipinti provenienti dalla collezione Garbari di Trento e dalla collezione Donati di Mezzocorona.  Luigi Donati era entrato in possesso,  a metà degli anni Cinquanta dell’Ottocento, di un cospicuo gruppo di opere provenienti dalla galleria Gonzaga di Mantova  e alcune di queste furono comprate da Grezler. Dalla collezione Garbari una decina di opere, che erano custodite  in una villa toscana vicino a Firenze, giunsero nella collezione Grezler.  Dal punto di vista collezionistico Grezler comprava secondo un criterio puramente estetico, non collezionava solo ritratti o solo paesaggi o scene di genere  o soggetti religiosi. Preferiva autori italiani, per la maggior parte di area veneta, ma amava anche i fiamminghi che lui considerava  tra i migliori pittori figurativi classici. Tra le opere esposte, molte delle quali uscite dall’anonimato e ricondotte ai loro legittimi autori grazie agli studi condotti per l’occasione, sarà possibile ammirare il rilievo barocco di Antonio Giuseppe Sartori con la figura di San Floriano, protettore degli incendi e anche per questo idealmente collegato all’attività di ITAS, una delicata tavola con Sacra Co nversazione assegnata a Nicolò de Barbari, il sontuoso dipinto di Bernardino Nocchi con Venere e Vulcano, un’animata Battaglia di Antonio Marini e l’altrettanto vivace Baccanale di scuola fiamminga.

 

Buonconsiglio

 

Rapporto di Amnesty International sulla Tunisia

In occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, Amnesty International ha pubblicato un rapporto sulla Tunisia nel quale denuncia le scappatoie legislative che consentono agli autori di stupri, aggressioni sessuali e violenze fisiche di farla franca, mentre le loro vittime vengono spesso colpevolizzate e punite quando osano denunciare i crimini commessi nei loro confronti. Per difendere e proteggere le bambine dai matrimoni precoci e forzati e da altre forme di violenza Amnesty International Italia – di cui quest’anno ricorre il 40° anniversario – ha attivato il numero verde 800 531 760. Secondo le stime del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), 13.5 milioni di ragazze ogni anno nel mondo sono costrette a sposarsi prima dei 18 anni con uomini molto più vecchi di loro: 37 mila bambine ogni giorno alle quali, di fatto, viene negata l’infanzia. Isolate, tagliate fuori da famiglia e amicizie e da qualsiasi altra forma di sostegno, perdono la libertà e sono sottoposte a violenze e abusi. Molte di loro rimangono incinte immediatamente o poco dopo il matrimonio, quando sono ancora delle bambine. Alcune preferiscono uccidersi piuttosto che vivere questo incubo. La campagna Mai più spose bambine è online sul sito www.amnestysolidale.it dove è possibile firmare l’appello per bandire il fenomeno dei matrimoni precoci e forzati in Burkina Faso. Il rapporto di Amnesty International intitolato “Aggredite e accusate: la violenza sessuale e di genere in Tunisia” sottolinea come, quasi cinque anni dopo la rivolta del 2011, il paese arabo leader nel campo dell’uguaglianza di genere continui ancora a non proteggere – per carenze legislative e radicate attitudini discriminatorie – le donne che subiscono violenza e le persone prese di mira a causa dell’identità di genere, dell’orientamento sessuale e delle loro attività sessuali. “Questo rapporto illustra l’agghiacciante rovesciamento dei concetti di reato e punizione in Tunisia. Una combinazione di leggi arcaiche, politiche inefficaci e diffusi stereotipi di genere rende difficile per le donne chiedere giustizia per i reati subiti e talvolta le pone sul banco degli imputati” – ha dichiarato Said Boumedouha, vicedirettore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. “È inquietante il fatto che, oltre a subire violenze orribili, chi vi sopravvive debba affrontare grandi ostacoli per ottenere giustizia e sia di fatto abbandonata dalle autorità” – ha aggiunto Boumedouha. Il rapporto di Amnesty International contiene interviste a decine di persone che hanno subito violenza fisica, aggressioni sessuali, stupri, violenza domestica e molestie sessuali: donne e ragazze ma anche lavoratori e lavoratrici del sesso e persone lesbiche, omosessuali, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti), queste ultime attaccate a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere. Racconti orribili Le donne e le ragazze tunisine vivono in una società che preferisce preservare l’onore familiare piuttosto che chiedere giustizia. Le donne, soprattutto coloro che hanno subito aggressioni sessuali o violenza in famiglia, sono scoraggiate dal presentare denuncia e indotte a credere che, in caso contrario, getteranno vergogna sulla famiglia. La polizia spesso ignora o persino fa sentire in colpa chi osa denunciare e talvolta si attribuisce un ruolo di mediazione, anche nei casi più gravi di violenza. Queste attitudini sociali e le manchevolezze dello stato sono particolarmente gravi in un paese dove la violenza sessuale e quella di genere sono radicate. Quasi la metà delle donne (il 47 per cento) intervistate in un sondaggio del 2010 ha dichiarato di aver subito violenza e vi sono pochi segnali che la situazione, da allora, sia migliorata. Molte donne tunisine si sentono intrappolate in un ciclo di violenza – stupro compreso – che spesso chiama in causa i loro mariti. Donne incontrate da Amnesty International hanno denunciato di essere state prese a schiaffi e a calci, picchiate con cinture bastoni e altri oggetti o minacciate coi coltelli, strangolate e persino bruciate. “Mio marito mi picchiava ogni giorno. Quando, nel 2009, ho deciso di denunciarlo dopo che mi aveva spaccato il naso e sfregiato il volto, la polizia ha dato la colpa a me” – ha detto una donna, che continua a subire violenza domestica. Questa donna ha nuovamente denunciato il marito nel 2014. Questi, invece di essere arrestato, se l’è cavata firmando un documento in cui prometteva di non picchiare più la moglie. Invece ha continuato, senza alcuna conseguenza. Altre donne hanno raccontato ad Amnesty International di essere state stuprate dai mariti, compresa una che è stata costretta a un rapporto anale: “La prima volta è stato come se mi avesse stuprata. Ha agito con forza procurandomi delle ferite che poi si sono infettate. Per qualche giorno abbiamo dormito separati, poi ha ricominciato dicendomi ‘Tu sei mia moglie e io ho il diritto di fare quello che voglio’”. Una donna ha riferito ad Amnesty International di essere stata stuprata a 17 anni da un uomo che aveva incontrato dopo che era fuggita di casa per evitare la violenza domestica. Dopo lo stupro è rimasta incinta e ha ricevuto pressioni perché sposasse quell’uomo per evitare la vergogna di essere una madre single. In seguito, ha divorziato ma grazie alla legge che permette l’impunità in cambio del matrimonio a chi stupra una donna di meno di 20 anni di età, il suo ex marito non può essere condannato. Il rapporto di Amnesty International evidenzia che le leggi in materia di stupro presentano gravi carenze e scoraggiano le donne dal farsi avanti e chiedere giustizia. In sostanza, queste norme pongono un’indebita enfasi sull’uso della forza o della violenza, rendendo difficile per le donne provare lo stupro in assenza di prove mediche che includano segni di danni fisici. Paura della polizia Le persone Lgbti che hanno subito violenza sessuale e fisica vanno incontro a un rischio persino maggiore di essere respinte dalla polizia o di essere incriminate, a causa della diffusa omofobia e transfobia e della criminalizzazione delle relazioni sessuali tra persone consenzienti dello stesso sesso. Sharky, una lesbica di 25 anni, ha subito almeno otto aggressioni negli ultimi nove anni. Una volta è stata accoltellata e picchiata brutalmente. Quando, in un’occasione, ha deciso di denunciare l’accaduto si è sentita minacciare di essere condannata a tre anni di carcere in quanto lesbica. Amnesty International ha incontrato persone transgender processate per offesa alla morale pubblica, a causa del loro aspetto. Le leggi sull’indecenza possono essere a loro volta usate per punire chi ha subito violenza sessuale. Nel settembre 2012 Meriem Ben Mohamed è stata accusata di “indecenza” dopo che aveva accusato due poliziotti di averla stuprata. I lavoratori e le lavoratrici del sesso sono particolarmente esposti allo sfruttamento sessuale, ai ricatti e alle estorsioni, in primo luogo da parte della polizia. La criminalizzazione delle loro attività comporta che spesso non denuncino le violenze subite per timore di subire incriminazioni. Una donna ha raccontato ad Amnesty International di essere stata ripetutamente sottoposta ad abusi sessuali e a sfruttamento, per due anni, da parte di un agente di polizia che aveva scoperto che si prostituiva. Un’altra lavoratrice del sesso ha raccontato di essere stata sottoposta a molestie sessuali dopo l’arresto: “L’agente che mi aveva arrestato mi chiamava ‘puttana’ e diceva che non avevo alcun diritto di difendermi. Durante la perquisizione mi hanno palpeggiato il seno. Loro pensano che gli sia permesso tutto e che tu non sei niente dato che sei una lavoratrice del sesso”. Un altro ostacolo nei confronti delle donne che vogliono denunciare gli abusi sessuali è costituito dalla previsione di cinque anni di carcere per il reato di adulterio. Amnesty International ha incontrato donne minacciate in questo senso per aver cercato di denunciare la violenza subita. Fermare l’ondata di violenza La Costituzione del 2014 ha rappresentato un grande passo avanti per la tutela dei diritti umani e per le campagne svolte dal movimento per i diritti delle donne nel corso degli anni. Essa garantisce maggiore protezione alle donne e prevede l’uguaglianza di genere e il divieto di discriminazione. Contiene anche importanti garanzie per la protezione dei diritti delle persone Lgbti e tutela il diritto alla vita privata e alla libertà d’espressione, pensiero e opinione. Tuttavia, l’iter di una nuova legge per contrastare la violenza contro le donne e le ragazze e depenalizzare le relazioni sessuali consensuali tra persone dello stesso sesso si è recentemente bloccato. Amnesty International chiede alla Tunisia di attuare una serie di significative riforme per porre fine alla dilagante discriminazione e alla violenza che continua a rovinare la vita di tante persone, tra cui: – assicurare che le persone che hanno subito violenza sessuale o di genere abbiano maggiore accesso ai servizi di salute pubblica e alla giustizia senza timore di andare incontro a pregiudizi sociali e legislativi; – adottare una legge di vasta portata per fermare la violenza contro le donne, in modo coerente con gli obblighi internazionali della Tunisia sui diritti umani; – rivedere le leggi che producono effetti dannosi, attraverso il riconoscimento dello stupro coniugale, la fine dell’impunità per i rapitori e gli stupratori qualora sposino le loro vittime se di età inferiore a 20 anni e l’abolizione delle norme che criminalizzano le relazioni sessuali tra persone non sposate e tra persone adulte e consenzienti dello stesso sesso. “La Tunisia ha il dovere di proteggere i diritti delle persone che hanno subito stupri e orribili abusi sessuali, invece di farle sentire in colpa e svergognarle. Le autorità devono inviare il chiaro messaggio che la violenza sessuale e di genere non sarà più messa sotto il tappeto. Solo attraverso coraggiose riforme che sfidino le norme esistenti in ambito sociale e di genere, la Tunisia potrà davvero eliminare l’ineguaglianza di genere e proteggere le persone prese di mira a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere” – ha sottolineato Boumedouha. “Le autorità devono inoltre aprire indagini indipendenti e imparziali su tutte le forme di violenza sessuale e di genere e fornire maggiori servizi di sostegno alle vittime” – ha concluso Boumedouha. Il rapporto “Aggredite e accusate: la violenza sessuale e di genere in Tunisia” è disponibile all’indirizzo: http://www.amnestysolidale.it/tm/a_custom/download/tunisia-final-report.pdf Il documento fa parte della campagna globale di Amnesty International “My Body My Rights”, che chiede ai governi di porre fine ai controlli e alla criminalizzazione nel campo della sessualità e della riproduzione. L’appello “Tunisia: proteggere le vittime di stupro” è disponibile all’indirizzo: http://appelli.amnesty.it/tunisia-proteggere-vittime-stupro/ Il numero verde 800 531 760 per sostenere la campagna Mai più spose bambine e donare per salvare migliaia di bambine dai matrimoni precoci e forzati è attivo, da rete fissa e cellulari, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19. L’appello “Burkina Faso: no ai matrimoni forzati” è disponibile all’indirizzo: http://appelli.amnesty.it/burkina-faso-matrimoni-forzati/

Amnesty International Italia

“Mephisto. Ritratto d’artista come angelo caduto” debutta a Milano

 Foto ufficialeDAUSAREPERSTAMPA. Mephisto. Federica Fracassi e Luca Micheletti

 Arriva a Milano, al Teatro Franco Parenti (Via Pier Lombardo, 14) lo spettacolo MEPHISTO Ritratto d’artista come angelo caduto, liberamente ispirato alla carriera di Gustaf Grundgens raccontata da Klaus Mann, per la regia e drammaturgia di Luca Micheletti, prodotto dal CTB Centro Teatrale Bresciano per la stagione 2015/2016 e che ha debuttato con successo, a Brescia al Teatro Sociale di Brescia, lo scorso 3 novembre 2015.

Lo spettacolo replicherà fino 13 dicembre (martedì, giovedì e sabato alle ore 20.45; mercoledì e venerdì ore 19.45, domenica ore 15.45 – lunedì esclusi).

In scena con Luca Micheletti: Federica Fracassi, Michele Nani, Lidia Carew, Massimo Scola e alle percussioni Maurizio Felicina. La scena molto efficace è di Csaba Antal, costumi di Valentina Fariello, musiche originali di Roberto Bindoni, guest composer Walter Beltrami. Luci di Cesare Agoni, suono di Edoardo Chiaf.

 

Silvia Vittoriano

 

 

 

Condanne a morte in Arabia Saudita

Oltre 50 persone sono a elevato rischio di esecuzione imminente a seguito di notizie riportate dalla  stampa nazionale filogovernativa secondo le quali saranno presto messi a morte in un solo giorno, avverte Amnesty International.
Le madri di cinque attivisti musulmani sciiti inclusi tra i prigionieri hanno implorato clemenza al re Salman, dopo aver appreso di preparativi potenzialmente connessi con esecuzioni imminenti.
“Il macabro picco delle esecuzioni in Arabia Saudita quest’anno, sommato alla natura segreta e arbitraria delle decisioni giudiziarie e delle esecuzioni nel regno, non può che farci tenere in seria considerazione questi segnali pericolosi” ha dichiarato James Lynch, vice direttore del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. “Queste esecuzioni non devono andare avanti e l’Arabia Saudita deve sollevare il velo di segretezza intorno ai casi di pena di morte, come parte di una revisione fondamentale del sistema di giustizia penale.”
Tra i cinque attivisti citati nell’appello delle madri ci sono i minorenni all’epoca del reato Ali al-Nimr,  Abdullah al-Zaher e Hussein al-Marhoon. Amnesty International ha condotto campagne per l’annullamento delle loro condanne a morte, sulla base di denunce credibili di tortura e di processi gravemente iniqui davanti alla corte penale specializzata per casi di lotta al terrorismo. Il diritto internazionale proibisce l’uso della pena di morte nei confronti dei minori di 18 anni.
Oltre alle campagne di Amnesty International in loro favore, un gruppo di esperti delle Nazioni Unite e del Parlamento europeo ha chiesto all’Arabia Saudita di fermare l’esecuzione di Ali al-Nimr. Il Ministro degli esteri britannico Philip Hammond ha dichiarato pubblicamente di non aspettarsi che Ali al-Nimr sarà messo a morte.
Ali al-Nimr e suo zio lo sceicco Nimr al-Nimr, un importante religioso musulmano sciita, erano tra i sei attivisti arrestati a seguito alle proteste per le riforme politiche, che hanno avuto inizio nella provincia orientale del regno a maggioranza sciita nel 2011.
“Tra coloro che sono a rischio imminente di esecuzione ci sono sei attivisti musulmani sciiti che sono stati condannati in processi palesemente iniqui. È evidente che le autorità saudite stanno usando la lotta al terrorismo per regolare i conti politici” ha aggiunto James Lynch.
“Tre di questi sei attivisti sono stati condannati per ‘reati’ commessi da bambini e hanno riferito di essere stati torturati per confessare. Dato ciò che sappiamo circa le profonde carenze nel sistema di giustizia penale saudita, nutriamo una serie di preoccupazioni circa l’equità dei processi per pena di morte nel paese”.
Le madri hanno reso pubbliche le loro paure dopo essere venute a sapere che i loro figli questa settimana erano stati sottoposti in carcere a un esame medico “random”, che ritengono sia un segnale di imminente esecuzione. Quattro dei 5 attivisti sono stati tenuti in isolamento in un’ala del carcere per condannati a morte, da quando sono stati trasferiti al carcere di al-Ha’ir a Riyadh a inizio ottobre.
Nell’appello le madri chiedono l’annullamento delle esecuzioni dei propri figli, un nuovo procedimento secondo gli standard internazionali sull’equo processo, con accesso a osservatori indipendenti.
All’inizio di questa settimana, alcuni giornali sauditi filogovernativi hanno riferito che fino a 55 “terroristi di al-Qaeda e al-Awamiyya” saranno messi a morte “nei prossimi giorni”. Al-Awamiyya è una zona a maggioranza sciita della provincia dell’Arabia Saudita orientale dove si svolte manifestazioni nel 2011.
“La decapitazione o qualunque modalità di esecuzione di decine di persone in un solo giorno segnerebbe un’ulteriore discesa vertiginosa per l’Arabia Saudita, le cui autorità hanno continuato a mostrare impassibile cinismo e perfino disprezzo anche autorità e gente comune in tutto il mondo hanno contestato il loro sordido record sull’uso della pena di morte” ha concluso James Lynch.
L’Arabia Saudita è stata a lungo uno dei paesi carnefici più prolifico del mondo e il suo record è peggiorato a seguito di un recente picco di esecuzioni di massa. Amnesty International diffonderà il proprio rapporto annuale sulla pena di morte e le esecuzioni nel mondo nei primi mesi del 2016.
Amnesty International si oppone alla pena di morte in tutti i casi senza eccezione, a prescindere dalla natura o dalle circostanze del reato, dalla colpa, dall’innocenza o da altre caratteristiche dell’individuo, o dal metodo utilizzato dallo stato per effettuare l’esecuzione.

 

Amnesty International Italia

 

Il tango di Gardel, Piazzolla e Bacalov danzato da Pablo Moyano e Roberta Beccarini

Beccarini-MoyanoIl concerto di mercoledì 2 dicembre alle 18.00 della stagione di Roma Sinfonietta e Musica d’Oggi presso l’Auditorium “Ennio Morricone dell’Università di Roma “Tor Vergata” (Macroarea di Lettere e Filosofia – via Columbia 1)  è un appuntamento veramente speciale. Non solo si potranno ascoltare le musiche dei più grandi autori argentini di tango eseguite dall’Ensemble Musica d’Oggi, ma si potranno anche vederle danzate da una coppia di bravissimi (e bellissimi) ballerini, l’argentino Pablo Moyano e l’italiana Roberta Beccarini. Togliere al tango la danza significa infatti privarlo di una buona parte del suo fascino.

La musica è dei quattro più grandi compositori di tango.

Angel Villoldo fu uno dei pionieri di questa danza bonairense, tanto da essere chiamato “il “padre del tengo”: il suo tango più famoso è indubbiamente El choclo.

Carlos Gardel morì in un incidente aereo esattamente ottanta anni fa ed entrò immediatamente nella leggenda: ancora oggi la sua tomba è meta di pellegrinaggi ed è ricoperta da ex voto e  viene tenuta sempre accesa la sigaretta che la sua statua stringe tra le dita. Fu uno dei primi a portare il tango in Europa (tournées in Spagna, Francia, Italia, Inghilterra, Germania, Austria) e Usa, e non solo nella sale da ballo ma anche in teatri prestigiosi come l’Opéra di Parigi e il Goya di Barcellona, trasformando così questa malfamata danza argentina in un fenomeno raffinato e alla moda. Nel 2003 la sua voce è stata proclamata Patrimonio Culturale dell’Umanità dall’Unesco.

Nel 1934 il giovanissimo Astor Piazzolla conobbe a New York Carlos Gardel, che gli propose di unirsi al suo gruppo. I genitori non vollero e forse così gli salvarono la vita, perché nel successivo giro di concerti Gardel morì con tutti i suoi musicisti in un incidente all’aeroporto di Medellin. Piazzolla era destinato a diventare il più famoso autore di tango, che egli trasformò con elementi presi dal jazz e con l’introduzione di moderne armonie dissonanti. Creò così il “nuevo tango”, attirandosi le critiche dei tradizionalisti, che giunsero a definirlo “el asesino del Tango”.

Luis Bacalov, argentino naturalizzato italiano, è noto principalmente come compositore di musiche da film per registi quali Pasolini, Fellini, Damiani, Scola e Tarantino. Ha vinto anche un Oscar per Il Postino. Ha scritto anche di opere liriche, di balletti e della celebre Messa tango, ma la sua passione è il tango.

Pablo Moyano e  Roberta Beccarini sono ballerini professionisti di tango salon e tango escenario e si caratterizzano per uno stile elegante, essenziale, raffinato, esplosivo ed espressivo. Lavorano nei più importanti teatri italiani e in eventi artistici di prestigio di livello internazionale. Sono coppia solista della prestigiosa compagnia “Tango x2” di Miguel Angel Zotto e hanno lavorato con importanti ballerini come Raffaele Paganini. Tengono stabilmente corsi di tango a Roma.

 

Mauro Mariani