“Da Hayez a Boldini: anime e volti della pittura dell’Ottocento” a Brescia

Palazzo Martinengo di Brescia ospita, fino al prossimo 11 giugno, la mostra che apre uno spaccato, discretamente interessante, sulla pittura dell’Ottocento, sottolineandola soprattutto con ritratti e scene di genere. L’Italia del tempo visse un periodo d’oro, trainato dalla pittura all’aria aperta impressionista e dalle mode d’Oltralpe, dalle scoperte archeologiche, prime tra tutte quelle relative agli scavi di Pompei che portarono in Italia ogni sorta di intellettuali, storici e artisti; dal rinnovato amore per l’arte antica che aveva dei centri di studio interessanti, come quello che catalizzò l’attenzione intorno ad Antonio Canova; dall’interesse per l’area francese di alcuni nostri noti artisti che si trasferirono soprattutto a Parigi. Non mancò, però, anche l’interesse per la ricerca: la pittura “a lume di candela”, ad esempio, che vide in Angelo Inganni un interessante esponente, capace di lasciarci scene di vita quotidiana di Brescia o di Milano di assoluto valore. Oppure l’interesse per il genere, tutto italiano, del Verismo, che portò una ventata di novità soprattutto per la borghesia, capace di guardare, forse per la prima volta, con occhio diverso la miseria della quotidianità della vita. Ci sono anche scene di lusso della “gente bene” intenta alla toeletta da teatro, piuttosto che alla vita mondana fatta di crinoline e di stoffe raffinate. In mostra, suddivisi per momenti tematici, ci sono esponenti del Neoclassicismo, del Romanticismo, della Scapigliatura, i Macchiaoli, alcuni divisionisti, per dare una visione omogenea di quel momento ottocentesco che vide un tripudio di stili e di produzione, con momenti artistici che spesso si stemperavano l’uno nell’altro, oppure vivevano contemporaneamente, arrivando alla famosa Belle Epoque. Certamente il nome di punta, scelto anche nel titolo della mostra, è quello di Boldini, esposto con il bellissimo “Ritratto della principessa Radziwill” (1910), accanto a Francesco Hayez, famoso per il suo “Bacio”, ma qui con il bellissimo “Maria Stuarda sale al patibolo” che richiede alcuni minuti di osservazione, comodamente seduti sulle sedie debitamente messe a disposizione. Alcuni minuti vanno dedicati anche a guardare in su, il soffitto di Palazzo Martinengo che merita una visita da solo. Tuttavia, sono molti i quadri in mostra che meritano un cenno, provenienti solo alcuni da collezioni pubbliche, altri da collezioni private o da gallerie. Per citarne alcuni, molto bello l’olio su tela di Giovanni Battista Quadrone intitolato “Il circo”, intenso per colori e per scena, che presenta alcuni spettatori intenti ad osservare un numero, l’immancabile clown, la funambola. Altrettanto intenso, dalla simpatica e inusuale scena di genere, “Le beffe al gatto” (1877) di Gaetano Chierici, raffigurante due bambini in un interno, un maschietto che scherna il gatto con la linguaccia (al tempo così vietata!), e la femminuccia dall’aria smorfiosa, presumibilmente addetta a dare da mangiare alla chioccia, o forse intenta a pensare alla pappa delle sue bambole. Sempre in un interno è la “Donna”, dal volto illuminato dal fuoco, “che cucina lo spiedo”: il costume all’italiana dal corpino di velluto stretto in vita, i capelli raccolti da una bella corona che fungeva da fermaglio, il fazzoletto al collo che sembra più un vezzo che il ferma sudore, è intenta ad organizzare il pasto con il tipico cibo bresciano, che richiede tempo e pazienza per ungere con il grasso di scolo le “prede” infilzate sulla bacchetta. Lo sguardo è dolce, l’aria serena, a rimandare idealmente ai volti delle dame dell’alta società che si apprestano al teatro. Non mancano violini e scene bucoliche, l’esotico delle vedute estere, tra cui “L’ippodromo di Costantinopoli” di Ippolito Caffi (1844-45 circa); “Newton osserva la rifrazione dei colori della luce nelle bolle di sapone”, dipinto da Pelagio Pelagi nel 1827, entrambi appartenenti ai Civici Musei di Arte e Storia di Brescia. Interessante è “Bice del Balzo ritrovata da Marco Visconti nel sotterraneo del castello di Rosate” (1850-1860 circa) di Carlo Arienti, oppure “Selene ed Endimione” (1850 circa) di Enrico Scuri, o Mosè Bianchi in “La vigilia prima della sagra”, che mostra un maestro di musica impegnato nelle prove con bambini, per chiudere con una romantica nota di “Pierrot con gattino” di Vittorio Corcos. Una mostra da vedere, perché merita una riflessione pittorica, ma anche per ammirare opere altrimenti quasi impossibili da trovare diversamente.

Alessia Biasiolo

“Famiglia all’improvviso. Istruzioni non incluse” sbanca al cinema

È uscito nelle sale cinematografiche italiane proprio nel week end delle elezioni presidenziali francesi, il film “Demain tout commence”, in italiano diventato “Famiglia all’improvviso. Istruzioni non incluse”, già campione d’incassi in Italia, con quasi un milione e mezzo di euro.

Amatissimo in Europa per l’interpretazione del badante in “Quasi amici”, l’attore protagonista Omar Sy, puoi recatosi negli Stati Uniti, torna alla commedia che è brillante e amara allo stesso tempo, lasciando una bellissima lezione di vita e sottolineando il suo ruolo di padre anche nella vita vera. Il risultato è apprezzatissimo dal pubblico, che non si lascia fuorviare dall’idea di doversi fare un sacco di risate che finiscono anche in qualche lacrima. Nel film c’è tutto. L’attore francese che prorompe con il suo sorriso e la sua fisicità nei panni di Samuel; una bambina che è bella a tre mesi, poi diventa la bella e brava Gloria Colston, la figlia Gloria di otto anni di Samuel. Una madre che il pubblico vive ben presto come vittima e poi come snaturata e terribilmente da odiare (Clémence Poésy) che, dopo aver avuto un’avventura di una notte con il bel Samuel, spesso intrattenitore di belle signore al mare cristallino della Costa Azzurra, torna per lasciargli una figlia che non può allevare. E lo pianta in asso, andandosene in taxi. Alla fine tornerà nella vita dei due con un nuovo fidanzato, interpretato da Ashley Walters. La situazione è paradossale e molto naturale allo stesso tempo, tanto che non è difficile viverla in sala come verosimile. Se non che all’inizio Samuel, che appare subito come più scaltro che bello, lascia la sua vita per rincorrere la madre della bambina, Christine, a Londra dove non la trova. Perde il lavoro, perde il portafogli e il passaporto, non ha soldi, ma la vita ha in serbo per lui un francese che vive nella City da quindici anni e gli trova un lavoro come fantastico stuntman. Pagatissimo, bravissimo, controfigura di attori famosi, si fa una posizione e ha abbastanza soldi per creare per la sua bambina una casa dei sogni, tutta giocattoli e ninnoli, con un divano a forma di gigantesco elefante. Quale figlia non vorrebbe un papà così, che se la porta sul set, che le fa conoscere il jet set internazionale, che la tiene a casa da scuola e la porta sempre in giro, soprattutto al Luna Park? Insomma, Samuel diventa il migliore padre del mondo, accattivante, simpatico, amato da tutti, tranne forse che dalle sue donne che sono sempre “due” rispetto alla figlia.

Nella vita, però, si deve a volte mentire per non fare soffrire gli altri, coloro a cui si vuole bene, e Samuel si finge anche mamma per far sì che sua figlia viva con il senso di una madre fantastica, addirittura agente segreto, che non può stare con lei perché sempre in missione. Alla fine tutto si rompe: le bugie vengono a galla, la madre torna e scopre di avere una figlia fantastica; si ritrova una vita che è vero, non le appartiene, ma non l’ha nemmeno fatta sembrare il mostro che si sente e che appare agli occhi di tutti gli spettatori. Il film smette di essere una bella favola, dove tutto fila liscio, e si complica, sottolineando l’impotenza degli uomini di fronte ad una paternità imprevista e non voluta. Mette il dito nella piaga dell’affidamento, della difficoltà di allevare una figlia da soli, contro i frequenti pregiudizi di un padre che da solo non può allevare i suoi bambini. La delicatezza dei tratti di Omar Sy quando il primissimo piano indugia su di lui che tace di fronte a ciò che a tutti appare come una grande ingiustizia, pone l’accento sul bene che si può voleva a qualcuno, fino a quando si diventa padri davvero perché si sacrifica tutto il proprio essere per dare la vita ad un altro nel modo migliore.

Il regista Hugo Gélin, che ha curato anche la sceneggiatura con Mathieu Oullion, adatta una storia messicana e la rende davvero una fiaba. Certo, tutto sdolcinato e infine improbabile, ma il taglio umano che viene dato ad un uomo ragazzino che non vuole crescere e che, invece, sa diventare padre crescendo una bambina senza neanche sapere da che parte cominciare, porta a riflettere su come la vita ci spinge a cambiare e su come si può, anche, evitare di piangersi addosso. L’improbabilità di molti aneddoti e di molte scene, riporta alla vita vera, capace di talmente tanti cambiamenti e colpi di scena che a volte raccontarli in un film lo farebbe apparire inverosimile appunto. Il genere commedia permette proprio questo, i buoni propositi e molti significati. Il senso della paternità; la capacità di trovare una formula per restare bambini pur crescendo; la capacità di trasmettere ai figli gli insegnamenti dei padri; ma anche la capacità di rinunciare ad uno stile di vita normale per la propria figlia, inventandosi un personaggio che rispetti la propria indole, ma che si proietti fuori da sé per cercare di dare il meglio a quell’imprevisto che è la paternità appunto. A questo si aggiunge il molto ben interpretato ruolo di Antoine Bertrand, produttore di Samuel e amico di famiglia, secondo padre per la piccola. Anche in questo caso, gli approfondimenti possibili sono molti, dato che l’uomo è gay e vive la paternità attraverso quella dell’amico. Siamo davanti ad un film che sembra quando si racconta la propria vita a qualcuno che non si vede da tanti anni: il racconto è già del come va a fine e tutto sembra una fiaba davvero, soltanto perché l’incedere dei giorni diventa una sintesi di poche ore. Intenso, bello, divertente e allo stesso tempo capace di non fare presagire come andrà a finire, con un attore che sa riempire la scena non soltanto con la sua prestanza fisica. I caratteristi hanno scelto bene le parti e tutto scorre via per due ore di respiro e di senso di pienezza.

Bello.

(foto ufficiali del film, da pubblicità stampa)

Alessia Biasiolo

 

 

 

 

I progetti vincitori della copertura dell’Arena di Verona proseguono il loro iter

“Il Ministero dei Beni Culturali ha formalmente ricevuto tutta la documentazione per dare avvio all’iter per valutare la fattibilità del progetto di copertura dell’Arena. Ringrazio i professionisti che hanno lavorato con passione ed entusiasmo alle loro straordinarie progettazioni e il Gruppo Calzedonia nella persona di Sandro Veronesi per aver creduto in questa idea che potrebbe essere realizzata a costo zero per l’Amministrazione e che permetterebbe la salvaguardia e la conservazione dell’anfiteatro”.

Questo l’annuncio del Sindaco Flavio Tosi, a margine della presentazione ufficiale dei primi tre progetti vincitori del concorso internazionale di idee per la copertura dell’Arena, avvenuta in sala Arazzi. Presenti il direttore generale del Comune Marco Mastroianni, il consigliere Luca Fantoni, i membri della commissione valutatrice ing.Sergio Menon del Comune, prof. Pier Giorgio Malerba del Politecnico di Milano e il consigliere nazionale dell’Ordine degli Ingegneri Luca Scappini.

In rappresentanza delle società di progettazione vincitrici erano presenti: l’ing. Knut Stockhusen della SBP per il 1° classificato con il Prof. Volkwin Marg, socio fondatore GMP; l’arch. Vincenzo Latina per il 2° classificato; l’arch. Roberto Ventura per il 3° classificato.

Tutti gli 84 progetti che hanno partecipato al concorso internazionale di idee saranno esposti al Museo AMO dal 4 maggio, per circa due mesi. La mostra sarà ad ingresso gratuito.

I tre progetti vincitori

Primo premio n. 59 – RTI SBP e GMP Stoccarda/Berlino (Germania)

La soluzione prevede un anello perimetrale poggiato sul bordo superiore dell’Arena e permette di raccogliere i teli di copertura, disposti su un solo ordine di cavi, consentendo un rapido mutamento di assetto da aperto a chiuso. Significativo appare il sistema di riavvolgimento dei cavi che può permettere di mantenere quasi completamente libero lo spazio aereo soprastante. Il riavvolgimento dei teli verso l’emiciclo a sud est genera una parte ad anello sempre coperta, la cui configurazione tuttavia interagisce in modo misurato con l’ellisse dell’Arena. La soluzione proposta, a copertura aperta, lascia quasi per intero visibile dalla cavea il tratto superstite svettante dell’anello esterno. L’anello sospeso che appoggia sul perimetro superiore dell’anfiteatro, nel risolvere il problema tecnico di sostenere e alloggiare i teli di copertura, offre una figura architettonica all’esterno e all’interno coerente e appropriata. La proposta appare presentare margini di miglioramento per quanto attiene i collegamenti della copertura con le strutture in sommità dell’Arena, collegamenti che nella configurazione attuale incidono sulle strutture dell’Anfiteatro. Secondo premio n. 41 – RTI Capogruppo Vincenzo Latina (Siracusa) Il progetto propone una soluzione, descritta con chiarezza ed efficacemente argomentata, che risponde in buona misura ai diversi requisiti posti dal bando di gara.

La copertura non altera i caratteri architettonici del monumento e l’anello strutturale posto in sommità richiama, verso l’interno un’idea di “portico sommitale”. Presenta una soluzione architettonica coerente con le strutture dell’Arena e definisce uno spazio appropriato nel rispetto della sua forma. Sostenuta da un anello reticolare poggiato sul margine superiore dell’Arena, attraverso un sistema di cavi metallici distanziati tra loro in verticale nella zona centrale, permette la chiusura e la protezione con segmenti gonfiabili accostati. Il profilo del sistema di copertura è visibile dall’esterno, ma interagisce in modo discreto e complementare con l’immagine e il profilo dell’Arena. All’interno la presenza di strutture è maggiore al perimetro e, in condizione di copertura aperta, i cavi aerei sono costantemente presenti al di sopra della cavea.

La proposta appare presentare margini di miglioramento per quanto riguarda la soluzione strutturale e architettonica del traliccio perimetrale.

Terzo premio n. 66 – RTI Italo/Spagnola, Capogruppo Roberto Gianfranco Maria Ventura (Codogno – Lodi)

La proposta progettuale poggia la copertura su un sistema di alti pali posti all’esterno dell’anello, evitando quindi ogni contatto e impatto diretto con l’Arena. La soluzione architettonica e strutturale appare coerente con la struttura formale dell’Arena. Relativamente snelli e radi, i pali/sostegni si accostano ai fronti esterni formando l’immagine architettonica di una protezione di segno nitido e non invadente, pur costituendo un filtro costantemente presente all’immagine esterna dell’Arena. La copertura è costituita da teli, sostenuti da cavi riavvolgibili in un anello centrale che, pur se latamente ispirata ai velari degli anfiteatri romani, rappresenta una forte presenza visiva nello spazio aereo della cavea. 

Roberto Bolis (anche per credit fotografico)

International Day of Football and Friendship a Pescara

Un pomeriggio di sport e festa con i ragazzi delle giovanili della Pescara Calcio per l’International Day of Football and Friendship. L’evento si è tenuto giovedì 20 aprile al centro sportivo Delfino Pescara – Poggio degli Ulivi di Città Sant’Angelo, per annunciare i nomi dei giocatori che rappresenteranno l’Italia in occasione del torneo internazionale di calcio giovanile Football for Friendship organizzato da Gazprom, in programma a San Pietroburgo a fine giugno. I partecipanti all’evento, quindi anche i ragazzi della Pescara Calcio e gli accompagnatori, inoltre, assisteranno alla finale della Confederations Cup 2017 allo stadio “Arena di San Pietroburgo”.

Accompagnati dai genitori e dai rappresentanti del club, c’erano i ragazzi degli esordienti primo anno del Delfino Pescara che sul campo di calcio si sono scambiati i Braccialetti dell’amicizia – simbolo del torneo – incontrando il calciatore del Pescara Michele Fornasier, il coordinatore federale regionale FIGC Emidio Sabatini e Denia Di Giacomo, assessore del comune di Città Sant’Angelo in rappresentanza del sindaco Gabriele Florindi. Con loro i rappresentanti del Delfino Pescara: Angelo Londrillo, responsabile attività di base, Remo Firmani responsabile marketing. Per lo staff tecnico: Luca D’Ulisse, istruttore, Andrea Trapani, collaboratore tecnico, Simone Mariani preparatore portieri, Luca Biancadoro fisioterapista e i dirigenti accompagnatori Paolo Canepari e Bruno Di Stefano.

Sono due quindi i ragazzi selezionati che parteciperanno al torneo a San Pietroburgo: il giovane calciatore è Niccolò Postiglione, il giovane giornalista è Alessio Canepari. Saranno accompagnati da Luca D’Ulisse, istruttore e Antonio Di Battista, responsabile tecnico del settore giovanile della Delfino Pescara.

I ragazzi, entrambi dodicenni e tesserati delle giovanili Delfino Pescara, saranno a San Pietroburgo dal 26 giugno al 3 luglio prossimi in rappresentanza dell’Italia, partecipando, chi alle attività sportive chi al racconto dell’esperienza, condividendo l’avventura con ragazzi di tutto il mondo. L’Italia giocherà in una squadra insieme a giocatori provenienti da: Egitto, Slovacchia, Danimarca, Austria, Algeria, Iran, Russia. In totale sono 64 i Paesi rappresentati e per la prima volta ci saranno anche bambini provenienti dal Messico e dagli Stati Uniti.

Niccolò Postiglione frequenta la prima media dell’istituto Chiarini di Chieti e oltre al calcio le sue passioni sono il nuoto e lo sport in genere. Da due anni frequenta la scuola calcio del Pescara. Alessio Canepari frequenta la prima media dell’istituto Rossetti di Pescara, è appassionato di sport come pallanuoto e atletica leggera. Frequenta la scuola calcio del Pescara da tre anni.

«Siamo molto emozionati per questa avventura – raccontano Niccolò Postiglione e Alessio Canepari -. Sarà davvero entusiasmante incontrare ragazzi di tutto il mondo, condividere con lo la passione per il calcio, per lo sport e per i valori che contraddistinguono il torneo Football for Friendship. Sarà bellissimo non solo giocare con loro ma anche raccontare questa esperienza attraverso i canali social del torneo, come un vero giornalista insomma».

L’International day of Football and Friendship è uno degli eventi di avvicinamento alle giornate di giugno.

Alessandro Ricci

 

 

Odyssey. Un progetto di Ai Weiwei per Palermo

È stata presentata a Palermo Odyssey, l’installazione realizzata da Ai Weiwei per lo spazio espositivo di ZAC – Zisa arti contemporanea, aperta al pubblico fino al prossimo 20 giugno. Odyssey, che interessa l’intera superficie dell’area per circa 1000 metri quadrati, nasce da un progetto di ricerca sui rifugiati e sui campi profughi nel mondo, avviato nel 2015 dal grande artista cinese che vive e lavora tra Berlino e Pechino. Il progetto è promosso da Amnesty International Italia, in occasione della sua XXXII Assemblea generale che è in corso in questi giorni proprio a Palermo e che stasera darà vita ad un flash mob, e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Palermo. L’organizzazione è di ruber.contemporanea, in collaborazione con Accademia di Belle Arti di Palermo | dICODA Dipartimento di Comunicazione e didattica dell’Arte.

“Oggi, nella stagione della pena di morte e della schiavitù, – ha affermato il Sindaco Leoluca Orlando – chiedo a Amnesty International di inserire sue iniziative nel cartellone di Palermo Capitale italiana della cultura 2018 perché la cultura non è solo l’arte ma anche la cultura dei diritti. A Palermo non ci sono migranti perché chi vive nella nostra città è palermitano e ci aiuta a scoprire i nostri diritti. Questo lo ha capito Ai Weiwei che verrà nella nostra città prima della chiusura di Odyssey”.

Odyssey è realizzata nell’ambito di “Diritti in Cantiere”, una ricca serie di iniziative culturali ed educative che precede, a partire dal 21 aprile presso i Cantieri Culturali alla Zisa, i lavori della XXXII Assemblea generale di Amnesty International Italia, il massimo momento deliberativo dell’Organizzazione per la tutela dei diritti umani, che ha scelto quest’anno la Sicilia, approdo mediterraneo, sede d’incontro e di scambio tra popolazioni, lingue e culture millenarie diverse, per la cornice dei propri messaggi in favore dei diritti umani.

Dichiara Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia: “Amnesty International non fornisce solo cifre, solo dati statistici che, per quanto allarmanti, rischiano di comunicare poco e male la sofferenza di tante donne, uomini, bambini. Amnesty vuole anche raccontare le storie individuali di tante persone, in fuga dalla persecuzione, dalla guerra, dalla povertà, che vengono sempre più spesso trattate con ostilità, ricacciate indietro, tenute il più lontano possibile da chi avrebbe invece il dovere, giuridico e morale, di fornire loro aiuto. in un momento storico nel quale assistiamo a uno dei più consistenti movimenti di migranti e rifugiati dalla seconda guerra mondiale, Amnesty International unisce le proprie forze con quelle di Ai Weiwei, artista di fama mondiale, che ha messo a disposizione una propria installazione. Con l’obiettivo comune di riuscire a convincere il mondo a invertire la rotta, a capire, molto semplicemente, che i migranti sono, come noi, esseri umani”.

Il progetto Odyssey è il risultato di un’indagine attenta, condotta da Ai Weiwei e dal suo staff, che mira all’analisi della cornice storica, politica e sociale in cui la “crisi dei rifugiati” – che rappresenta il focus della ricerca – si sviluppa.

Il motivo iconografico del “floorpaper” è composto da un intreccio di immagini tratte dai social media e dal materiale raccolto dall’Artista nel corso dei suoi viaggi nei diversi campi profughi del mondo, ed organizzato formalmente secondo stilemi che si ispirano agli elementi grafici e compositivi delle antiche civiltà greche ed egizie. Le illustrazioni stilizzate in bianco e nero presentano immagini giustapposte, come nella pittura vascolare greca, e i contenuti rimandano all’immaginario mediatico del XXI secolo, rappresentato da scene di militarizzazione, migrazione, fuga e distruzione.

“Prosegue la programmazione a ZAC con interventi site specific di grandi protagonisti dell’arte contemporanea – afferma l’Assessore alla Cultura del Comune di Palermo Andrea Cusumano – Ai Weiwei, tra i più influenti artisti dei nostri tempi, ha realizzato un progetto pensato per Palermo e la nostra politica di accoglienza, dialogo e scambio culturale al centro del Mediterraneo. Un’ulteriore conferma della riacquistata centralità culturale della nostra città e della sua capacità di dialogare in modo fattivo con le più importanti istanze del contemporaneo. Un altro importante appuntamento per lo spazio ZAC che sempre di più acquista il ruolo di Turbine Hall del Sud”.

Un progetto di ricerca che ha radici profonde, come spiega lo stesso artista: «Ho pensato alla mia esperienza come rifugiato. Quando sono nato, mio padre, Ai Qing, è stato denunciato come nemico del partito e del popolo. Siamo stati mandati in un campo di lavoro in una regione remota lontano da casa […] È un’esperienza terribile essere considerato straniero nel tuo paese, nemico della tua gente e delle cose che più mio padre amava» (Laundromat, Jeffrey Deitch Gallery, New York, 2016). Il suo interesse per lo studio di questo tema nasce già nel 2011, quando Ai Weiwei viene arrestato, ma può concretizzarsi solo nel 2015 quando gli viene restituito il passaporto e la possibilità di viaggiare fuori dalla Cina per visitare i campi profughi di diversi paesi, tra cui Grecia, Turchia, Libano, Giordania, Israele, Gaza, Kenya, Afghanistan, Iraq, Pakistan, Bangladesh, Messico. Nel 2016 gira un documentario sulla situazione mondiale dei rifugiati.

Ai Weiwei, da sempre impegnato tra attivismo politico e ricerca artistica, è forse l’artista cinese oggi più famoso nel mondo e nel 2015 è stato nominato Ambasciatore della Coscienza di Amnesty International. Ha realizzato per Palermo un’istallazione di straordinaria forza che condensa in una grafica allo stesso tempo terribile per la forza dei contenuti e accattivante per la pulizia della forma, le immagini raccolte in questi anni di ricerca.

 

Antonio Gerbino

Il premio Giorgio Totola al Camploy di Verona

Dal 29 aprile al 3 giugno al teatro Camploy torna l’appuntamento con il Premio Giorgio Totola, festival nazionale dedicato al teatro d’autore contemporaneo italiano organizzato dal Comune di Verona in collaborazione con la compagnia “Giorgio Totola” che ne cura anche la direzione artistica. L’iniziativa, istituita dal Comune di Verona nel 1988 per ricordare il regista ed attore veronese Giorgio Totola, di cui quest’anno ricorre il trentennale della scomparsa, è giunta quest’anno alla 14ª edizione. Ad illustrarla a Palazzo Barbieri il consigliere incaricato alla Cultura Antonia Pavesi insieme alla moglie di Giorgio Totola Lina Corsini e al docente e storico del cinema Mario Guidorizzi.

“Un riconoscimento ad un uomo di teatro aperto, sensibile e rigoroso, che nella sua pluridecennale attività ha vivacizzato e impresso una svolta innovativa importante all’ambiente del teatro amatoriale italiano – ha detto Pavesi – anche quest’anno i partecipanti sono stati molti da diverse parti d’Italia, anche perché questo premio rappresenta una delle poche opportunità dedicate al teatro amatoriale”.

Il Premio Giorgio Totola, infatti, si caratterizza per il fatto di proporre esclusivamente rappresentazioni con testi di autori italiani registrati in Siae dopo 1/1/1980.

La giuria, presieduta da Giuseppe Liotta, regista, critico teatrale, docente universitario al Dams di Bologna, è composta da Lina Corsini, moglie di Giorgio Totola, insegnante e presidente della compagnia teatrale a lui intestata, da Mario Guidorizzi, docente universitario e storico del cinema, da Alberto Agosti docente di didattica e pedagogia dell’Università di Verona e da Paola Bonfante, funzionaria del Comune laureata al Dams. Anche quest’anno si conferma la presenza della giuria giovani con 7 studenti appartenenti all’Ateneo veronese. I giovani giurati, con il compito di assegnare il premio speciale Giuria Giovani, hanno la possibilità di entrare in contatto con la prosa di recenti autori italiani e di valutare testi attuali.

In tutto sono stati selezionati sei spettacoli che saranno portati in scena dal 29 aprile al 3 giugno al Teatro Camploy tutti alle 21, mentre la serata conclusiva con la premiazione inizierà alle 20.45.

Il programma prevede per sabato 29 aprile, su un testo di Roberto Cuppone, ‘La locomotiva’ presentato dalla Compagnia Il Satiro di Treviso, per la regia dello stesso Cuppone. Sabato 6 maggio Oneiros Teatro di Cinisello Balsamo (Mi) presenterà ‘Io sono il mare’ di Stefano Massini, con la regia di Brunella Ardit. Sabato 13 maggio la compagnia La Moscheta di Colognola ai Colli (Vr) porterà in scena ‘Alcazar (il rifugio)’ di Gianni Clementi con la regia di Daniele Marchesini. Sabato 20 maggio la compagnia La Corte dei Folli da Fossano (Cuneo) proporrà ‘Tango’ di Francesca Zanni, per la regia di Pinuccio Bellone. Sabato 27 maggio l’ultimo spettacolo in concorso sarà quello della compagnia Calandra di Tuglie (Le) che presenterà ‘Romeo Vs Amleto’ di Fabiano Marti con la regia di Giuseppe Miggiano.

Sabato 3 giugno avrà luogo la premiazione e la presentazione fuori concorso, offerta dalla Compagnia Teatrale Giorgio Totola, dello spettacolo ‘La sentenza’ di Maricla Boggio con la regia di Massimo Totola. Il costo del biglietto per ogni spettacolo è di 8 euro mentre l’abbonamento per i sei spettacoli ha un costo di 30 euro; i biglietti saranno in vendita al Teatro Camploy a partire dalle 20 nei giorni di rappresentazione. Informazioni ai numeri 045/8008184 – 8009549 e sul sito www.comune.verona.it/teatrocamploy

 

Roberto Bolis

CremonaJazz

Cremona si prepara a ospitare una nuova edizione, la terza, del CremonaJazz in programma da domani, martedì 25 aprile, al 27 maggio nella splendida cornice dell’Auditorium Giovanni Arvedi. CremonaJazz presenta anche quest’anno un cartellone composto da proposte di assoluto livello artistico, prestigiosi nomi della musica internazionale. Grazie a queste scelte di grande qualità la rassegna di jazz cremonese si conferma come un punto di riferimento nell’Italia del nord anche per questo genere musicale. La visione generale che caratterizza la direzione artistica di Gianni Azzali in relazione alla rassegna CremonaJazz è un’idea di manifestazione dove la musica jazz ha un respiro ampio, slegato da etichette e stereotipi che possano imbrigliarne le scelte. Si tratta di Jazz, ovviamente, ma in un’ottica che per prima cosa pone il luogo dove si svolgeranno i concerti, l’Auditorium Giovanni Arvedi, come punto di riferimento guida delle scelte artistiche; questo per l’estrema bellezza delle sue linee architettoniche, curve che richiamano la sinuosità e la perfezione della liuteria cremonese, ma soprattutto per la sua perfetta acustica, affidata in fase di costruzione dall’architetto Giorgio Palù all’ingegner Yasuhisa Toyota. Ecco che le scelte artistiche cadono volentieri su musicisti e progetti squisitamente acustici, che possano integrarsi con l’ambiente che li ospita, il quale diviene complice del suono, enfatizzandone in qualche modo la capacità comunicativa e la fruizione. Ecco che allora la sensualità del violoncello di Morelenbaum, che accarezza le melodie di Jobim con l’ausilio della saudade delle sei corde di Lula Galvão con le percussioni di Rafael Barata, la passione argentina degli Aires Tango o delle vibrazioni della chitarra di Ralph Towner, così come il languore opposto al ritmo incalzante e alle melodie spigolose dei violini del Kronos Quartet o il tocco e la creatività degli ottantuno anni di un’artista come Carla Bley, saranno il distillato adatto a questa terza edizione di una rassegna che sia all’altezza della città di Cremona.

Martedì 25 aprile 2017 – ore 21:00 JAQUES MORELENBAUM Cello Samba Trio Jaques Morelenbaum (violoncello) Lula Galvão (chitarra acustica) Rafael Barata (batteria)

Domenica 7 maggio 2017 – ore 21:00 JAVIER GIROTTO AIRES TANGO with RALPH TOWNER “Duende” Javier Girotto (sax soprano e baritono, flauti andini) Ralph Towner (chitarra) Alessandro Gwis (pianoforte) Marco Siniscalco (basso) Michele Rabbia (percussioni)

Domenica 21 maggio 2017 – ore 21:00 KRONOS QUARTET David Harrington (violino) John Sherba (violino) Hank Dutt (viola) Sunny Yang (violoncello)

Sabato 27 maggio 2017 – ore 21:00 CARLA BLEY TRIO (feat. Andy Sheppard e Steve Swallow) Carla Bley (pianoforte) Andy Sheppard (sax soprano e tenore) Steve Swallow (basso)

A completare questo ricco programma di concerti, si potranno gustare gli appuntamenti di APERIJAZZ che si terranno presso il bar e ristorante del Museo del Violino, “Chiave di Bacco”, dalle 18.30 alle 20.30 in concomitanza con le date dei concerti. Insieme all’aperitivo si potrà ascoltare gratuitamente dell’ottima musica, ideale sottofondo per rilassarsi e predisporsi al concerto serale.

Martedì 25 aprile 2017 ore 18:30 Pepe Ragonese Trio Pepe Ragonese (tromba) Pancho Ragonese (pianoforte) Marco Vaggi (contrabbasso)

Domenica 7 maggio 2017 ore 18:30 Giuliano Ligabue Trio Giuliano Ligabue (chitarra e voce) Stefano Caniato (pianoforte) Michele Mazzoni (basso)

Domenica 21 maggio 2017 ore 18:30 Lara Luppi & My Gipsy Soul Lara Luppi (voce) Luciano Poli (chitarra) (chitarra) Mauro Sereno (contrabbasso)

Sabato 27 maggio 2017 ore 18:30 Iguazù Acoustic Trio Fabio Gianni (pianoforte) Marco Mistrangelo (basso) Alex Battini de Barreiro (batteria)

S.E.