“Le relazioni pericolose” al Santa Chiara di Brescia

Sarà possibile approfondire “Le relazioni pericolose” al Teatro Santa Chiara di Brescia fino al prossimo 14 maggio. Affascinano ancora gli intrallazzi amorosi, perfidi e a tratti sadici della marchesa di Merteuil e del visconte di Valmont, come raccontate nel romanzo di Choderlos de Laclos e messe in scena da Elena Bucci e Marco Sgrosso, con Gaetano Colella, per la produzione del CTB Teatro Stabile di Brescia con la collaborazione artistica de Le Belle Bandiere. Ne risulta un altro lavoro bellissimo dello stabile bresciano, in cui emergono i tre interpreti, tra cui Elena Bucci nel doppio ruolo della Marchesa di Merteuil e della Presidentessa di Tourvel, e Gaetano Colella perfetto nell’interpretazione di Pierre Ambroise Choderlos de Laclos che dà voce a Cécile de Volanges, al Cavaliere Danceny, a M.me de Volanges e a M.me de Rosemonde. Sgrosso conferma la sua verve e il suo charme, impersonando il visconte combattuto accanto a donne caste e pure o a vere megere, innamorato dell’impossibile, ma anche del gioco della seduzione, del possesso, novello Casanova succube dell’altrettanto e forse ben più stratega Marchesa. Il risultato è intenso, divertente, coinvolgente e destinato a premi. Bellissime le scene e l’allestimento (collaborazione alle scene Carluccio Rossi; assistenza all’allestimento Nicoletta Fabbri, Sara Biasin; sarta Marta Benini di abiti davvero molto belli e perfettamente calzanti non solo per i tempi, ma soprattutto per i personaggi; consulenza ai costumi Ursula Patzak; parrucche Denia Donati; luci Loredana Oddone; drammaturgia del suono Raffaele Bassetti, con musiche che rendevano il clima generale sul palcoscenico ancora più accattivante).

Le relazioni pericolose, conto aperto tra la marchesa di Merteuil e il visconte di Valmont ovvero lettere raccolte tra un gruppo di persone e pubblicate a scopo d’istruirne alcune altre”, titolo completo del romanzo di Choderlos de Laclos, diventano un progetto drammaturgico di Bucci e Sgrosso che ancora conquista il pubblico, non tanto solo per gli intrighi, da sempre capaci di far vendere libri, giornali e quant’altro, ma grazie alla bravura dei tre attori in scena. Un’ora e quaranta di intensi battibecchi amorosi, con tradimenti e colpi di scena, ricatti e duello finale. Per educare il pubblico su costumi di allora, siamo nella seconda metà del Settecento, che assomigliano ad alcuni di oggi.

Uno spaccato dell’aristocrazia francese a pochi anni dalla rivoluzione, a voler sottolineare i molti vizi e le poche virtù che verranno apparentemente spazzate via da un vento nuovo, per lo meno capace di innovare quella classe dirigente che era spesso impegnata ad architettare passatempi propri, più che ad occuparsi del bene comune.

Eppure, sembra quasi che il racconto calzante di Choderlos de Laclos stia ritraendo anche il futuro di quegli anni ben presto bui, infarciti di terrore e di novità talvolta già viste, e poi dirompenti per tutta Europa, a cambiare tutto per lasciare tutto uguale. Un passaggio delle battute tra la marchesa di Merteuil e Pierre Ambroise Choderlos de Laclos, infatti, sembra richiamare le parole lette ne “Il Gattopardo”: anche nel capolavoro italiano si discute di dover cambiare tutto per lasciare tutto uguale.

Da vedere.

 

Alessia Biasiolo