La notte delle candele di Vallerano

Fervono i preparativi per la dodicesima notte delle candele di Vallerano, la prima ed unica notte italiana che vede illuminare con la scenografie di oltre 100000 lumi naturali, ad opera degli stessi abitanti, un antico borgo medievale. Per l’edizione 2018, in programma sabato 25 agosto a partire dalle prime stelle della sera, il tema sarà incentrato sul Regno degli Abissi e saranno ospitati ben trenta situazioni artistiche in ogni angolo, vicolo, piazza della storica cittadina della Tuscia viterbese. Alla Bua, tra gli attuali gruppi salentini di punta, farà parte delle formazioni che, attraverso performance originali e diversificate, guideranno per tutta la notte la festa del Paese.
“Lavoriamo tutto l’anno per creare emozioni che durano una sola notte – afferma Maurizio Gregori, ideatore dell’iniziativa – e con gli Abissi andremo a stupire tutti i visitatori che verranno, mettendoli a contatto diretto con sirene e altri personaggi delle oscurità marine”.

Reduci dal successo di Andorra, città gemellata con La notte di Candele di Vallerano che ha registrato lo scorso 22 giugno un record di presenze per la prima edizione in questa città, gli organizzatori puntano ad ulteriori sorprese interattive, sia dal punto di vista artistico che turistico in tutti i suoi aspetti, aspettando per quest’anno un numero addirittura maggiore rispetto alle 15000 presenze confluite nel 2017.

Ingresso euro 5.

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

 

Schermi d’Amore al Teatro Romano di Verona

Dopo otto anni di pausa, il Comune di Verona e il Verona Film Festival hanno il piacere di annunciare l’atteso ritorno di Schermi d’Amore, che dal 1996 al 2010 è stato il grande festival cinematografico di Verona e si propone di tornare a esserlo a partire dal 2019.

Infatti Schermi d’Amore – Il filo ritrovato costituisce l’anteprima della manifestazione: una sorta di aperitivo estivo per ritrovare l’affezionato pubblico del festival e promuovere l’incontro con nuovi spettatori attraverso sette titoli (di cui sei inediti in Italia), proiettati nella storica cornice del Teatro Romano in lingua originale con sottotitoli in italiano.

Nato a Verona nel 1996, per volontà dell’Assessore alla Cultura Luca Darbi, in sostituzione della Settimana cinematografica internazionale, Schermi d’Amore ha celebrato per quindici anni il cinema romantico e non solo, ospitando artisti del calibro di Roger Corman, Sydney Pollack, Christopher Lee, Vittorio Storaro, Liv Ullmann, Dario Argento e John Boorman, curando retrospettive tematiche, proponendo anteprime esclusive e proiettando oltre mille film.

Il titolo dell’iniziativa, Il filo ritrovato, ha un duplice significato. Da una parte vuole essere un’allusione al ritorno del festival, dall’altra rendere omaggio all’ultimo film di Paul Thomas Anderson Il filo nascosto, melodramma che, oltre a provare come il genere (fulcro di Schermi d’Amore) goda ancora di ottima salute, condivide il protagonista Daniel Day-Lewis con il titolo scelto per inaugurare la rassegna lunedì 20 agosto: L’età dell’innocenza di Martin Scorsese (1993), basato sull’omonimo romanzo di Edith Wharton e proposto in un’esclusiva versione restaurata.

La parte centrale del programma è composta da cinque inediti con ambientazioni e tematiche contemporanee, provenienti da Europa, America, Africa e Asia. Martedì 21 agosto verrà proiettata Daphne (2017), irriverente commedia britannica al femminile di Peter Mackie Burns; mercoledì 22 agosto sarà la volta di Bitter Flowers (2017), in cui il regista e documentarista Olivier Meys affronta con lucidità il problema della prostituzione cinese in Francia, eliminando ogni voyeurismo e mettendosi dalla parte delle donne; giovedì 23 agosto toccherà a Hedi di Mohamed Ben Attia (2016), incentrato sulla condizione della gioventù tunisina, stretta fra la tradizione e la voglia di cambiamento e venerdì 24 agosto al surreale dramma borghese Beyond the Mountains and Hills di Eran Kolirin (2016), mentre sabato 25 agosto sarà proposto Columbus (2017), elegante connubio fra architettura e sentimenti firmato dal coreano Kogonada, divenuto celebre per i suoi video-saggi sui maestri della settima arte.

Così come l’apertura di Schermi d’Amore – Il filo ritrovato è stata affidata a uno struggente mélo, così spetta a un’altra grande storia d’amore la chiusura del festival: Le secret de la chambre noire (2016, inedito in Italia), primo lavoro in lingua francese del regista giapponese Kiyoshi Kurosawa, tanto amato e riverito nel mondo quanto poco conosciuto nel nostro paese. Una scelta che conferma l’impegno del festival a celebrare il meglio del cinema internazionale e a far (ri)scoprire gli autori più importanti di ieri e di oggi.

 

Prezzi:

Intero € 6,00

Ridotto € 4,00 (under 26, over 60, Cral Comune di Verona)

Abbonamento per tutte le proiezioni € 15,00

Le proiezioni sono riservate ai maggiori di 18 anni

I film sono presentati in versione originale con sottotitoli in italiano

V.F.F.

 

 

Sol d’oro emisfero sud

Quinta edizione di Sol d’Oro Emisfero Sud dal 16 al 21 settembre a Cape Town in Sudafrica, che per la seconda volta ospita il più importante concorso internazionale dedicata agli oli extravergine di oliva (EVOO) dell’emisfero sud, dopo Cile, Australia e Giappone. La competizione, insieme a Sol d’Oro Emisfero Nord che si svolge dal 2002 a Verona nel mese di febbraio, è organizzata da Veronafiere/Sol&Agrifood e nel tempo è diventata punto di riferimento dei produttori di olio extravergine di oliva di alta e altissima qualità e dei buyer internazionali. Merito del rigore della commissione giudicante, che lavora in modalità blind tasting per la valutazione dei campioni in gara, e per le ampie opportunità di promozione commerciale offerte agli oli vincitori.

Per Sol d’Oro Emisfero Sud 2018, i cui lavori si svolgeranno a Paarl, sono attesi campioni da tutti i principali Paesi olivicoli a sud dell’equatore, dove la campagna di raccolta e produzione è attualmente in corso. Oltre a quelli del Sudafrica, le iscrizioni sono aperte agli oli di Australia, Nuova Zelanda, Cile, Argentina, Uruguay, Perù e Brasile.

Vincere una medaglia in una delle tre categorie previste da Sol d’Oro Emisfero Sud – fruttato leggero, fruttato medio e fruttato intenso – non è solo una questione di prestigio. Veronafiere offre una serie di strumenti e di iniziative per la valorizzazione commerciale sui mercati internazionali delle aziende e degli oli vincitori. Tra queste, la possibilità di applicare sulle bottiglie commercializzate il “bollino di qualità” Sol d’Oro, Sol d’Argento, Sol di Bronzo e “Gran menzione” e l’inserimento, insieme agli oli premiati con medaglia di Sol d’Oro Emisfero Nord, nella guida “Le Stelle del Sol d’Oro”, distribuita ai buyer e giornalisti esteri presenti a Sol&Agrifood. Durante il Salone Internazionale dell’Agroalimentare di Qualità, gli oli vincitori vengono messi in degustazione presso l’Olive Oil Bar, oltre a essere protagonisti di una degustazione guidata, dedicata ai buyer.

Esporre a Sol&Agrifood è un’ulteriore opportunità di visibilità in chiave commerciale per le aziende iscritte a Sol d’Oro. In programma dal 7 al 10 aprile 2019, la fiera nel 2018 è stata visitata da 59.300 operatori professionali di 130 Paesi.

Il termine per l’iscrizione a Sol d’Oro Emisfero Sud e per la consegna dei campioni è fissato all’11 settembre (regolamento del concorso e istruzioni su https://www.solagrifood.com/it/sol-doro-emisfero-sud)

 

Veronafiere

 

“Ocean’s 8”

Danny Ocean (impersonato da George Clooney) è morto, o almeno così credono tutti, familiari e complici di rapine ai casinò. Uscito di galera, si era impegnato a rimettere insieme una straordinaria banda per riprendersi soldi, credibilità e moglie, “rubatagli” dall’eterno rivale. La sorella Debbie (Sandra Bullock), in carcere per cinque anni, riacquista la libertà e, manco a dirlo, mette insieme una banda e si vendica del suo amato che, dopo averla coinvolta in una truffa, l’aveva scaricata denunciandola alla polizia. Per capire come fare, ha impiegato ben cinque anni e, siccome in una cella promiscua non c’è abbastanza silenzio ed intimità per pensare, aveva fatto di tutto per essere messa in isolamento.

Il sistema penitenziario americano, quindi, è un ottimo posto non tanto per redimersi, quanto per affinare le proprie strategie e riuscire nell’impossibile colpo del secolo. Il risultato dev’essere plateale perché, se è vero che uscita dal carcere Debbie necessita di cosmetici e di una buona vasca da bagno in un albergo, rubando i primi ai magazzini Bergdorf e intrufolandosi in un grande albergo a spese di ignari ospiti, non può trascorrere la vita in piccoli furti e truffe da dilettanti. Certo, ogni donna spettatrice del film capisce e sotto, sotto, apprezza la scelta dei cosmetici che, si sa, vengono spesso taccheggiati, oppure sono spesso un furto essi stessi ai danni degli acquirenti, pertanto non si può che sorridere all’abito da sera indossato uscendo dal carcere, alla ricerca dei propri vecchi abiti con medesima taglia, alla volontà di dedicarsi il lusso.

Tutto depone per condurre lo spettatore al dunque: bisogna trovare le vecchie amiche e coinvolgerle nel colpo del secolo. Già questo è un colpo di scena: se con Danny e i suoi vari film “Ocean’s” era normale vedere maschi uniti per un fine comune, senza fare domande, affrontando assieme i vari problemi, che sette donne si ritrovino d’accordo e siano amiche dopo anni ed anni (in questo caso l’amica del cuore Lou – Cate Blachett), anche dopo la prigione, è già diverso. Diventa intrigante. Il colpo è rubare una collana di diamanti di Cartier che vale almeno 150milioni di dollari. Si dovrà convincere la diva attualmente in auge (in questo caso Daphne Kluger impersonata da Anne Hathaway) a rivolgersi alla stilista più manipolabile (Rose, sufficientemente complessata e svampita, dalla carriera drammaticamente in crisi, ottimamente impersonata da Helena Bonham Carter) che non troverà niente di meglio che accostare al suo abito la collana in questione, facendola uscire dal caveau blindato di Cartier.

La festa mondana alla quale partecipare è l’annuale Galà del Metropolitan Museum. Idea bellissima e che non incontra alcun tipo di problema, se non una chiusura della collana che Debbie non aveva considerato, ignorandone la presenza. Per organizzare il tutto serve un haker che possa mettere non solo fuori gioco, ma addirittura al servizio delle sette ladre il sistema di sorveglianza: viene trovata la migliore haker sulla piazza, la bellissima Rihanna nei panni di Nine Ball, che trovo perfetta per il ruolo. Taciturna, concentrata nel suo lavoro, risolve ogni problema senza troppi salamelecchi. Rose è alle prese con conati di vomito tipici, purtroppo, del mondo (almeno quello stereotipato) della modelle, ma poi si consola con un mega vaso di Nutella, che la fa diventare simpatica a tutti. Appunto svampita, capisce subito che deve darsi da fare per l’unico modo che ha per non finire in prigione per debiti, dopo aver dilapidato una fortuna e non essere in grado di pensare a nient’altro che a donne vestite da hostess di volo per la sua ultima sfilata. Sarà lei a vedere dal vivo la collana, a farne una scansione ottica con adeguato sistema in modo da poterne fare una copia.

Servirà poi una abilissima ladra, Constance, ben interpretata da Awkwafina e un’abile creatrice di diamanti in soli pochi minuti (Mindy Kaling), dato che per farla uscire dal MET la collana andrà fatta a pezzi. E dove? In un bagno, nella sacralità del bagno delle donne, ma su un fasciatoio. Spassose le allusioni, l’ironia su tutti i luoghi comuni femminili, fino alla sciocca modella che, però, capisce il piano e diventerà l’ottava di Ocean. Ma dove sta il colpo di scena? Nel camioncino per gli hot dog? Nelle donne che diventano bellissime in poco tempo, nelle vecchiette che dovranno partecipare ad incastrare l’ex di Debbie? Bello che non ci si sia dimenticati della bellezza femminile over, per evitare di guardare alla donna solo in chiave giovane, rifatta, scema o troppo dura. E la mancanza di ogni problema per il gruppo di ladre sottolinea abilmente (e anche in modo un po’ troppo edulcorato) quanto le donne siano così abituate a viversi, sopportarsi (se stesse e le altre, con il resto del mondo) che tutto deve andare bene per forza. Deve essere un gruppo di ladre donne, perché le donne “danno meno nell’occhio”, però serve l’amico asiatico di Danny per il vero e proprio colpo di scena finale, quando si scoprirà che sono stati rubati 38,5 milioni di dollari in gioielli a testa, non solo la collana di Cartier, quindi. Divertente e che centra lo scopo di fare divertire, senza troppe pretese.

 

Alessia Biasiolo

Il romanzo de lemienotizie.com. Pagina due

Ecco la seconda pagina del romanzo scritto per lemienotizie.com. Il finale di pagina può essere richiesto inviando una e-mail a: lemienotizie.com@libero.it

Riceverete la fine di ogni pagina gratuitamente comodamente nella vostra posta elettronica.

Seconda pagina.

Penelope era già un nome che faceva alzare l’arcata sopraccigliare a chiunque lo sentisse, ma pensare bene di comperarsi un cane, maschio, e di chiamarlo Ulisse non era stata una cosa eccentrica soltanto, era stata demenziale. Tutti la deridevano. Del resto, volta più, volta meno, era sempre stata beffata, sin da quando era bambina. Ed ora che aveva compiuto cinquantanove anni non era certo quella che si curava di ascoltate le critiche e i commenti. Per cui, ciccia. Continuava imperterrita con le sue stranezze, in barba al resto del mondo. Aveva voluto comperare al suo cane gli occhiali da sole specchiati? E glieli aveva comperati. Aveva voluto comperarsi un guinzaglietto da mettersi al collo al posto delle catenine del rosario così di moda? E se l’era messo. Aveva la spilla a forma di osso puntata sul bavero del cappotto? L’aveva. E allora? Il suo lavoro lo svolgeva bene, in quel buco di posto di medico condotto, dal lunedì al sabato dalle 9 alle 14: prendeva appuntamenti, puliva, rassettava, annaffiava i fiori, lustrava i vetri anche se non sarebbe stato il suo lavoro, a patto che il dottore la pagasse un po’ di più e non le mettesse tra i piedi una donna delle pulizie; sistemava le ricette nelle buste per i pazienti che passavano a ritirarle; imbucava quelle che erano da imbucare, insomma, un’impiegata modello, da più di vent’anni, quindi lei per le sue cose faceva come voleva. E aveva stabilito che il suo cane non doveva più mangiare carne. Aveva studiato una dieta vegetariana tendente al veganesimo, con soltanto qualche inserimento di pietanze come pesce azzurro, uovo sodo, uno yoghurt al mese, qualche cucchiaino di miele e un pezzetto di prosciutto cotto, e il suo cane era rifiorito. Non sembrava nemmeno che avesse i suoi sedici anni. La gente che lo sapeva commentava, ma a lei non importava niente. Il suo cane faceva quello che diceva lei per l’esterno, mentre di comune accordo avevano stilato la dieta, con Ulisse che diceva sì o no a seconda delle proposte […]

Alessia Biasiolo