Visitare Villa Manzoni a Lecco

Interno di Villa Manzoni

Lecco è una ridente cittadina lombarda che si specchia su “quel braccio del lago di Como”, incorniciato da montagne che si prestano ad essere vissute da escursionisti arrampicatori per sentieri tracciati di vari gradi di difficoltà. E non si può pensare a Lecco senza riferimenti ad Alessandro Manzoni e al celeberrimo “I Promessi Sposi” che per le stradine dei bravi, per l’abitato di Pescarenico, per il lago e per i monti ai quali Lucia diede l’addio, nacque qui. Tappa privilegiata per gli amanti della letteratura è Villa Manzoni, edificio della famiglia di Alessandro dal Seicento, dove nacque suo padre che con il fratello ristrutturarono la villa per darle l’aspetto neoclassico attuale, con terreni circostanti a viti e a gelsi, fondamentali per l’allevamento, diffuso all’epoca, dei bachi da seta.

Alessandro Manzoni, autore de “I Promessi Sposi” (precisazione d’obbligo, dato che era omonimo del nonno), vendette la villa alla famiglia Scola nel 1818; rimase degli Scola fino al 1975, quando l’ultima erede la donò al Comune di Lecco perché ne rimanesse un museo.

La culla di Alessandro Manzoni

La visita porta ad atmosfere andate, ma anche a piccole delusioni contemporanee. Pur ospitando alcuni abiti del film televisivo prodotto nel 1989 e diretto da Salvatore Nocita, alcune copie di documenti interessanti, il plastico della zona con l’abitato di Pescarenico nel 1799, quadri che illustrano il paesaggio dal tempo di stesura del romanzo, un paio di arredi del battesimo del letterato, la sua culla posta nella sala detta “cucina” e che alla parete ospita anche cinque tele secentesche forse appartenenti allo studio di Pietro Manzoni, padre dello scrittore; stanze con fuochi e alcuni arredi originali di quando Manzoni vendette la villa, un lampadario in vetro di Murano acquistato da Giulia Beccaria, sua madre, tutto sommato non si respira il clima da ambiente manzoniano che ci si aspetta, trepidanti nell’andare a Lecco proprio per quello.

Curiosità intorno al celebre romanzo manzoniano

Alcune copie del romanzo in varie edizioni e pannelli che ricordano la storia di Manzoni e del romanzo, non tolgono che si potrebbe impreziosire la visita con copie recenti e non sdrucite dal tempo e dalla luce di vecchi documenti quasi illeggibili nelle teche; fotografie o immagini dei protagonisti della celebre vicenda, tratti da tante rivisitazioni; documenti o copie di documentazione d’archivio comunale dei tempi e molto, molto altro, dati i magazzini italiani zeppi di reperti (anche della storia risorgimentale che interseca i motivi delle opere del nostro) che non vedremo forse mai e che potrebbero essere chiesti in deposito per rendere più affascinante la visita ad un luogo che, comunque, ha un suo fascino, essendo non solo la casa dove Manzoni ha vissuto l’infanzia, l’adolescenza e la prima giovinezza, ma il centro attorno al quale la famosa storia letteraria è nata.

La sala numero VIII, o sala da pranzo, ha un bel soffitto a stucchi settecenteschi con scene delle quattro stagioni e propone alcune curiosità manzoniane, come la raccolta di punti con le figurine del romanzo, ma poco accattivanti per il visitatore meno preparato. Bella la cappella, mentre le cantine non vengono fatte visitare.

Al piano superiore, peraltro non accessibile a portatori di handicap, la Galleria comunale d’Arte propone interessanti opere degli autori locali o che hanno operato a Lecco. Adiacente la biblioteca specializzata sul territorio lecchese e la Lombardia.

Per quanto il personale addetto sia gentile, manca un certo appeal ad un luogo che potrebbe davvero essere magico, per fare respirare l’aria manzoniana davvero tra stanze nelle quali ci si immagina un personaggio perso a creare pagine che hanno rapito le esistenze di tante generazioni in tutto il mondo.

 

Alessia Biasiolo (anche per le foto)

 

 

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