Premio “Arturo Ghergo”

Ad Arturo Ghergo, fotografo di dive e divi, di stile e seducente bellezza, Montefano, amata città natale, dedica un premio di fotografia, il PREMIO ARTURO GHERGO, che aspira a far rivivere l’interesse per l’Invenzione meravigliosa proprio in quei luoghi che il grande fotografo lasciò da giovane, spinto da un’ostinata e favolosa passione.

Il 14 gennaio scorso ne è stata presentata a Roma la prima edizione, promossa nell’ambito del progetto Regionale del Distretto Culturale Evoluto delle Marche, A.M.A.M.I. di cui l’UNICAM – Università di Camerino è capofila. Il progetto A.M.A.M.I. si distingue per la sua Strategia di sviluppo territoriale, costituita dalla opportunità di sperimentare la contaminazione di esperienze innovative superando l’idea di una “progettazione locale” in favore di una “co-progettazione multilocalizzata”.

Promotore del progetto è il Comune di Montefano con la collaborazione di Civita Cultura per la parte organizzativa.

Il Premio “Arturo Ghergo” vuole aprirsi al mondo della fashion photography che riesce ad interpretare e ad esprimere un punto di vista sul mondo. La linea tematica per questa prima edizione sarà “la strada”, a sua volta intesa come il set fotografico in cui muovere i fili di una rappresentazione tra realtà e finzione.

Nella prima metà del XX secolo, il fotografo marchigiano lasciava Montefano e giungeva a Roma dove, ben presto, conobbe la seduzione del cinema, delle sue luci e delle sue finzioni. In pochi anni il suo sguardo si distinse per l’ideale di bellezza e di eleganza che riusciva a comunicare sulla messa in scena o dietro le quinte di un film, dove i volti e le pose assumevano la raffinatezza del glamour. La visione che Arturo Ghergo fece propria riuscì a diffondersi come una leggenda, perché leggeva negli animi della gente e interpretava i gusti e la cultura di un’epoca.

Lo stile modernista e corposo dei suoi ritratti, unito alla sapienza del tratto pittorico di una fotografia ancora analogica e “artigianale”, esprimevano un’estetica nuova che apparteneva ad una società progredita e sofisticata, in cui la donna diveniva il simbolo di una cultura visiva tutta italiana.

In questo senso, le fotografie di Arturo Ghergo hanno contribuito a modellare e a diffondere quel gusto e quello stile che ben presto avrebbero distinto la moda italiana nel mondo, a partire dai primi anni Venti.

Ed è in onore di tale sapiente contributo che il Premio di fotografia “Arturo Ghergo” si rivolge, da un lato, ai nuovi talenti dell’arte fotografica (sezione “fotografia emergente”) e, dall’altro, a noti e affermati artisti fotografi (sezione “riconoscimento alla carriera”).

Il settore di riferimento, dunque, sarà quello della fotografia di moda e più in particolare di quelle produzioni ambientate in esterno, per strada, nelle città, nei vicoli e nelle piazze, dove lo shooting di moda si fonde con l’ambiente urbano.

Ciò che si intende premiare è senza dubbio la capacità della fotografia e dei suoi migliori e più promettenti autori di fondere la società contemporanea insieme ai valori etici ed estetici, propri della moda.

In questo senso, il più grande riferimento di questo specifico genere fotografico lo ritroviamo nel lavoro di William Klein, il fotografo “di strada” che più di tutti colse la vita americana negli anni del boom economico, lavorando come fotogiornalista prima, e come fotografo di moda poi. I suoi scatti per la rivista Vogue, ironici e irriverenti contro le regole allora imposte dalle istituzioni del fashion, hanno composto l’immaginario moderno dello stile e dell’eleganza, aprendo le prospettive di una nuova fotografia di moda, fresca e dinamica. Uno stile visivo che abbandona gli studio per trovare nella “strada” lo scenario ideale e ricco di nuovo fascino.

Altri autori di riferimento, che unirono la seduzione della strada con il fascino della moda furono Lisette Model, Frank Horvat, Walde Hut, Willi Maywald, Dennis Stock e Martin Munkácsi all’estero, Federico Garolla e più recentemente Ferdinando Scianna in Italia. Di quest’ultimo, ad esempio, rimarranno sempre vive le fotografie scattate per la prima campagna di lancio del marchio Dolce e Gabbana, ambientate per le strade della Sicilia.

Il premio è curato da Denis Curti ed è strutturato attraverso la formula “ad invito”.

Si intende costituire una commissione di 4 membri, composta da:

Alessia Glaviano – photo editor di Vogue Italia

Cristina Ghergo – fotografa (presidente di giuria)

Renata Ferri – photo editor di Amica e Io Donna

Denis Curti – Critico e curatore della fotografia

I membri della commissione avranno il compito di proporre due nomi ciascuno all’interno delle sezione giovani autori e un nome nella sezione premio alla carriera.

I vincitori del premio saranno invitati ad esporre a Montefano dal 18 aprile al 27 settembre 2015.

Barbara Izzo e Arianna Diana

 

Al via la sedicesima edizione del Premio Internazionale di Poesia “La Leonessa. Città di Brescia”

L’Associazione SIDUS

con il Patrocinio del Comune di Brescia

indice la sedicesima edizione del

Premio internazionale di Poesia

“LA LEONESSA. CITTÀ DI BRESCIA”

La scadenza dell’invio degli elaborati è fissata inderogabilmente al

30 aprile 2015

Gli elaborati dovranno essere inviati esclusivamente per e-mail all’indirizzo:

associazionesidus@virgilio.it

scrivendo come oggetto: PARTECIPAZIONE LA LEONESSA 16

e aggiungendo il nome della sezione di partecipazione.

I Poeti che dovessero essere impossibilitati ad inviare gli elaborati a mezzo elettronico, potranno utilizzare il seguente indirizzo postale, inviando esclusivamente lettere e plichi a mezzo posta prioritaria, pena l’esclusione:

ASSOCIAZIONE CULTURALE “SIDUS” Via dei Sanmicheli, 5 – 25124 Brescia.

Coloro che inviano a mezzo e-mail non dovranno inviare anche a mezzo postale e viceversa.

 La partecipazione al Premio si articola nelle seguenti sezioni:

Sezione Poesia Italiana a tema libero esclusivamente su uno dei seguenti argomenti: solidarietà, amicizia, partecipazione, ambiente e natura, lavoro; la poesia dovrà essere inedita, mai premiata o segnalata in altri concorsi. È ammesso inviare da una a cinque poesie.

Sezione Poesia Dialetto Italiano, inedita, mai premiata o segnalata in altri concorsi. È ammesso inviare da una a cinque poesie in uno dei dialetti italiani.

Sezione Poesia in Dialetto Bresciano, inedita, mai premiata o segnalata in altri concorsi. È ammesso inviare da una a cinque poesie.

Sezione Poesia in Lingua Straniera inedita, mai premiata o segnalata in altri concorsi. È ammesso inviare da una a cinque poesie.

Sezione a Tema: poesia inedita, mai premiata o segnalata in altri concorsi, dal seguente temaEXPOniamoci. Una poesia per la libertà di pensiero”. È ammesso inviare da una a cinque poesie, sia in lingua italiana che in lingua dialettale.

Sezione Speciale 2015 dal titolo: “Le radiose giornate di maggio: l’Italia in guerra”, in occasione del centenario dell’intervento dell’Italia nella prima guerra mondiale. È ammesso inviare fino a cinque poesie, sia in lingua italiana che in lingua dialettale.

Sezione Speciale 2015 dal titolo: “L’Italia libera”, in occasione del settantesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale. È ammesso inviare fino a cinque poesie, in lingua italiana.

Sezione Silloge: raccolta di venti poesie inedite, in lingua italiana o dialettale, e mai pubblicate in nessuna forma (nemmeno come lettura pubblica), nemmeno singolarmente; la silloge non deve mai essere stata presentata, premiata o segnalata in altri concorsi. Le poesie che si desidera inviare per la sezione silloge non devono essere inviate singolarmente alle altre sezioni.

Sezione Sms a tema libero: si partecipa inviando un testo di al massimo 160 caratteri, spazi e punteggiatura compresi, come se fosse scritto sul telefonino per l’invio a mezzo sms, dal titolo: “Milano nel piatto”.

Il bando completo è richiedibile soltanto per e-mail all’indirizzo: associazionesidus@virgilio.it.

 

 

CheftoChef per il 2015

2015 ANNO EXPO” è il grande titolo che campeggia sopra il programma dell’associazione CheftoChef emiliaromagnacuochi per quest’anno. Programma presentato ufficialmente nella prestigiosa cornice di Villa Guastavillani di Bologna, sede di Bologna Business School. Nella stessa giornata si è anche svolta l’assemblea generale dei 100 associati Cheftochef: i più rinomati cuochi e patron, i migliori produttori e fornitori di prodotti agroalimentari e i gourmet di riferimento della regione. L’assemblea ha anche eletto il nuovo Consiglio direttivo che per i prossimi tre anni condurrà l’associazione. Presidente è stato nominato Massimo Spigaroli, chef e patron del Relais Antica Corte Pallavicina di Polesine Parmense (PR), mentre i vice presidente sono Massimo Bottura (riconfermato) dell’Osteria Francescana di Modena e Paolo Teverini dell’omonimo ristorante di Bagno di Romagna (FC). Riconfermato il Segretario generale il gourmet ravennate Franco Chiarini, fra i fondatori dell’Associazione. Gli altri membri del Consiglio sono: Angela Sini, Massimiliano Poggi, Luca Marchini, Gian Paolo Raschi, Raffaele Liuzzi, Filippo Chiappini Dattilo, Alessio Malaguti. Infine, è stata istituita la carica del Presidente onorario, conferita a Igles Corelli, presidente uscente al timone da sei anni fin dalla fondazione dell’Associazione.

Alla giornata hanno partecipato numerose istituzioni (hanno aderito Regione Emilia Romagna, UPI, ANCI e Unioncamere) e alcune importanti imprese dell’Emilia Romagna (con l’adesione di Confagricoltura regionale). Fra i tanti sono intervenuti: il Presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, l’Assessore regionale Simona Caselli (agricoltura, caccia e pesca), il Presidente Confagricoltura Emilia Romagna Guglielmo Garagnani, il direttore di APT Emanuele Burioni.

Qual è la filosofia di CheftoChef? I cuochi, professionisti del gusto, al centro e al servizio della filiera. Imprese di ristorazione, di produzione e distribuzione insieme con le Istituzioni della regione possono andare nel mondo e far venire il mondo da noi. Una regione piattaforma gastronomica organizzata necessaria per un’immagine vincente. Iniziative locali di qualità con proiezioni regionali e sempre con l’accoppiata di ‘pari dignità’ chef/produttori. Filiere lunghe concettuali e alte professionalità si integrano nei territori dove ognuno farà la propria parte.

Il 2015 sarà l’anno dell’EXPO. CheftoChef presenta fra i primi il programma integrato per l’EXPO a Milano e ‘fuoriEXPO’. Un dovere di presenza e un dovere di accoglienza per una regione gastronomica di eccellenza come l’Emilia-Romagna.

EXPO a Milano

A settembre CheftoChef sarà a Milano nel padiglione dell’Emilia Romagna con i propri chef e produttori, con la nostra cultura e con chi vuole conoscere il mondo; e il mondo capirà chi siamo e cosa possiamo offrire.

L’Associazione sta progettando un viaggio da Rimini a Milano con gli chef e i produttori: ‘via acqua’ lungo il Po e ‘via terra’ percorrendo la via Emilia con i nostri chef e i grandi prodotti della regione.

Chef INNOVA la scienza in cucina per l’innovazione continua. La cucina d’autore da oltre vent’anni valorizza i prodotti con pari dignità, li elabora con tecniche e tecnologie d’avanguardia e applica concetti nell’ambito dell’evoluzione culturale e artistica del mondo contemporaneo. Metodiche, tecniche e tecnologie per aprire nuovi orizzonti e per conoscere quello che nessuno ancora conosce in cucina e nella ristorazione.

Il progetto “iSensi” va proprio verso questa direzione: l’analisi sensoriale dei tecnici e dei cuochi in cucina con 15 incontri (tre già effettuati alla fine del 2014) per un atlante dei prodotti eccellenti della regione food valley: dalla patata al parmigiano reggiano, dallo scalogno al prosciutto…con pari dignità. Progetto realizzato con: Confagricoltura, CRPA, CRPV.

Chef INFORMA, il primo piano di formazione gastronomica regionale, per far crescere la ristorazione in una regione che ha il record delle denominazioni di origine dei prodotti. Un piano che valorizzi i migliori studenti in alternanza formazione/lavoro, aggiorni e formi gli addetti già ‘al lavoro’ e preveda corsi per formatori.

Progetto realizzato con: Ass. Cultura e Formazione Regione Emilia-Romagna, Autorità Scolastica regionale, Dinamica e le scuole di formazione della regione.

C’è poi Chef for Students. Nell’ambito del progetto che riguarda la formazione e un nuovo rapporto con i giovani che si orientano professionalmente verso il mondo della ristorazione e dell’agroalimentare, l’Associazione ha ideato un’iniziativa che vedrà chef e produttori impegnati a presentare le specialità regionali in una giornata interamente dedicata ai temi della formazione e aperta al pubblico. Il ricavato verrà destinato a una o più borse di studio.

Evento realizzato con Bologna Business School.

Chef inTRAVEL vede l’identità come scambio e il turismo gastronomico. Viaggiare in modo consapevole per chi viene da noi e per noi che andremo all’estero nelle migliori realtà gastronomiche. Un fuoriEXPO per chi verrà da tutto il mondo con week-end gastronomici in Emilia-Romagna.

Progetto realizzato con: APT Emilia-Romagna, Food Valley Travel e Leisure

Città della gastronomia CheftoChef: 10 progetti locali per stare nel mondo con l’UNESCO.

L’Europa ha riconosciuto la gastronomia come bene culturale da preservare e valorizzare alla pari dei prodotti agroalimentari. Dieci città dell’Emilia Romagna progettano la crescita gastronomica dei loro territori per partecipare al mondo delle culture tutelate dall’UNESCO

Progetto realizzato con: ANCI Emilia-Romagna.

CENTOMANI di questa terra, la festa annuale di CheftoChef a Polesine Parmense. Una vera festa il 20 aprile alla vigilia dell’EXPO di Milano. Il cibo come gratuità: chef, produttori, gastronomi offrono quello che hanno, quello che sanno e quello che sono per le mille persone (circa) che sono attese all’evento. Otto ore di dibattito, i 50 chef dell’Associazione che inventano piatti ‘in continuo’, i produttori per far conoscere le eccellenze della Regione e la sera una gran cena di gala indimenticabile.

Evento realizzato con gli Associati associati, gli “AMICI” e il Consorzio del Parmigiano-Reggiano.

Le FESTAMERCATO, grandi eventi a cui diamo una mano. Sempre insieme fra cucina d’autore e prodotti d’autore. Feste e mercati per capire, gustare e acquistare i migliori prodotti della regione. Feste locali uniche come ‘Chefalmassimo’ della famiglia Zivieri a Monzuno o la Festamercato dei Salumicotti di Russi (14-15 marzo). Esempi di convivenza civile e come rappresentanza ideale o

concreta di un’intera realtà regionale. E come ‘Al Mèni’ a Rimini (13-14 giugno) che dall’Emilia Romagna si proietta nel mondo con i suoi chef e il suo mercato unico di eccellenze regionali.

Eventi realizzati con le istituzioni e le realtà locali sedi dei singoli appuntamenti.

«Come cuochi e ristoratori dell’Emilia Romagna abbiamo costituito l’Associazione per favorire l’evoluzione della gastronomia regionale e la sua affermazione a livello nazionale e internazionale. Vogliamo in primo luogo valorizzare i grandi prodotti di una regione ricca di tradizione e di credibilità nel mondo con un’ ‘offerta gastronomica’ che tenga conto del progresso delle tecniche di elaborazione e di analisi sensoriale in cucina. – spiega il presidente onorario Igles Corelli, che ha guidato l’associazione per sei anni, dalla sua fondazione – Questa forte affermazione della nostra professionalità va costantemente verificata nel confronto e nella formazione, per continuare a essere protagonisti del progresso culturale e tecnologico e lavoriamo quindi con tutte le realtà interessate ad affrontare in modo sistematico il tema di un’alimentazione moderna, sostenibile e sana: il primo difensore dell’ambiente è chi utilizza buoni prodotti! Oggi è possibile, forse per la prima volta nella storia, avviare strade innovative dove l’affermazione della qualità e del gusto è alla portata di tutti e può contribuire ad un tempo alla difesa della salute. E’ per questo che siamo disponibili a un confronto con tutti i settori dell’offerta gastronomica, con il mondo della ricerca e della formazione, con la produzione e la distribuzione, ma anche con una domanda sempre più esigente e con le istituzioni della nostra regione”.

CheftoChef emiliaromagnacuochi non è una delle tante associazioni ‘di categoria’, ma è un’operazione culturale per far conoscere al mondo le qualità gastronomiche della Emilia Romagna, imperniata sul rapporto fra chef che fanno cucina d’autore e i grandi prodotti della Regione (che è adiacente alla Lombardia dove ha sede l’EXPO 2015 e che detiene il numero record di prodotti certificati rispetto a qualsiasi altra regione europea).

Questo rapporto è sancito dalla risoluzione del Parlamento europeo del marzo scorso e che intendiamo perseguire con la proposta di 10 città UNESCO della gastronomia; e il progetto ‘ExPOriver’ contribuirà fortemente a raggiungere questo obiettivo, primi in Europa.

CheftoChef emiliaromagnacuochi è costituita dai 50 Chef top della Regione. A essa aderiscono oltre trenta aziende della regione compresi i più importanti Consorzi dei prodotti tipici (come il Parmigiano-Reggiano, il Culatello, l’Aceto Balsamico, la Mortadella, ecc.) e i gourmet di riferimento

Pierluigi Papi

 

 

 

 

 

 

 

L’Oman ospita “Falstaff”

Scene, costumi ed elementi di scena di oltre quaranta produzioni d’opera, realizzate negli ultimi trent’anni dalle maestranze del Teatro Regio di Parma, rappresentano un patrimonio unico, esempio della grande tradizione teatrale italiana, che nei laboratori di scenografia, sartoria e attrezzeria, si continua a tramandare. Firmati da grandi maestri del Teatro, gli allestimenti scenici da Parma raggiungono e vivono in prestigiosi teatri in tutto il mondo, ricreati ogni volta dalle maestranze del Regio che ne conoscono ogni segreto.

Si sono da poco ultimate sul palco del Teatro Regio le prove di Falstaff: l’allestimento creato da Stephen Medcalf per il Festival Verdi 2011, con le scene e i costumi di Jamie Vartan, è stato scelto dall’Accademia della Scala per il debutto il 29 e 30 gennaio alla Royal Opera House di Muscat, inaugurata in anteprima nel 2011 proprio dal Teatro Regio con Rigoletto di Pierluigi Samaritani.

Per questa tournée l’Accademia della Scala, ha voluto insieme alla sua Orchestra il Coro del Teatro Regio, che torna così a calcare le scene dell’Opera del Sultanato dell’Oman.

«Questa nuova sfida – raccontano i rappresentanti del Coro di Parma – si aggiunge ai tanti impegni che oggi, come nel passato, vedono il nostro Coro protagonista, in Italia e all’estero, di prestigiose produzioni. La nostra attività prosegue senza soluzione di continuità grazie anche a una fitta rete di rapporti costruita negli anni e a un accurato lavoro di promozione che ci permette di portare il nome del Teatro Regio e di Parma nel mondo. La fine del 2014 ci ha visto protagonisti insieme al Coro dell’Opéra de Monte Carlo in Roméo et Juliette e nel mese di marzo, prima di tornare sul palcoscenico del nostro Teatro per L’elisir d’amore, saremo ospiti dell’Orchestra Nazionale della Rai per Les pêcheurs de perles.».

«L’Accademia Teatro alla Scala – spiega Daniele Borniquez, Responsabile Dipartimento Musica dell’Accademia – prosegue nella feconda collaborazione col Teatro Regio di Parma,‎ con il quale ha celebrato il Bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi con lo storico Falstaff di Busseto. In tale occasione si sono poste le basi per la prosecuzione dell’esperienza, riproponendo ora la produzione del Regio andata in scena al Teatro Farnese di Parma presso la Royal Opera House di Muscat, teatro emergente in area medio-orientale, presso il quale l’Accademia e la sua Orchestra si sono più volte esibite. Prosegue così la collaborazione con le maestranze tecniche del Teatro Regio di Parma e il suo Coro, ottimamente guidato dalla mano esperta di Martino Faggiani. Protagonisti in scena di questo Falstaff saranno giovani cantanti solisti, con Piero Terranova nel ruolo del titolo, diretti dal Maestro Pietro Mianiti, Direttore principale dell’Orchestra dell’Accademia».

L’impegno del Teatro Regio in Oman segue quello al Palau de las arts Reina Sofia di Valencia dove lo scorso novembre è andata in scena Manon Lescaut nell’allestimento di Stephen Medcalf e precede il debutto di Rigoletto di Pierluigi Samaritani al Teatro dell’Opera Nikikai di Tokyo il 19 febbraio.

 

Paolo Maier

 

Protagonista Boldini

Giovanni Boldini sarà al centro di due importanti eventi in Emilia-Romagna: la grande esposizione monografica che a lui dedicano i Musei San Domenico di Forlì e il riallestimento, con opere sue e di Filippo de Pisis, del Castello Estense di Ferrara. Intorno al nome di Boldini, le città di Ferrara e Forlì hanno voluto instaurare una collaborazione culturale e di promozione turistica. A cominciare, naturalmente, dalla reciproca scontistica sui biglietti di ingresso. Chi si recherà, nell’una o nell’altra sede museale, con il biglietto di ingresso dell’altra, godrà del vantaggio dell’ingresso ridotto. Al Castello Estense, inoltre, i visitatori troveranno materiale informativo sulla grande monografica di Forlì, così come al San Domenico i visitatori di “Boldini” troveranno l’indicazione e il materiale promozionale del nuovo allestimento del Castello Estense con alcune delle icone dello stesso Boldini e di De Pisis. Anche i siti delle due istituzioni rinvieranno all’iniziativa “parallela”. E’ la prima volta che i due capoluoghi emiliano-romagnoli, entrambi sede di mostre importanti, trovano una sinergia. A renderla possibile, anzi quasi d’obbligo, è l’arte di Giovanni Boldini. Al ferrarese, infatti, i Musei di San Domenico dedicano – dal primo febbraio al 14 giugno – Boldini. Lo spettacolo della modernità, retrospettiva che, per numero e qualità delle opere riunite (circa 240), si prefigura come la maggiore mai dedicata all’artista. A questa amplissima, straordinaria panoramica boldiniana concorrono anche i prestiti ferraresi: 8 dipinti, 2 pastelli, 4 acquerelli, 20 opere su carta. Ferrara, a sua volta, mette a disposizione del pubblico l’abbinata dei suoi due “figli”: lo stesso Boldini e Filippo de Pisis. E lo fa proponendoli in un sontuoso “contenitore”, il Castello Estense, che già di per sé merita una visita. Sono le sale fastosamente decorate dell’appartamento di rappresentanza al piano nobile del Castello e i celebri “Camerini di Alfonso I” (abitualmente non aperti alle visite) a fare da cornice a due percorsi monografici che esplorano l’intera parabola creativa di Boldini e De Pisis presentando una sequenza di autentici capolavori delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara. L’arte per l’arte. Il Castello Estense ospita Giovanni Boldini e Filippo de Pisis intende riconsegnare al pubblico un incredibile patrimonio rimasto celato in seguito al terremoto del 2012 e sottolineare il rilievo della pittura moderna ferrarese attraverso due figure di statura internazionale. Un altro fondamentale apporto alla conoscenza di Boldini verrà offerto dalla pubblicazione dell’edizione critica della corrispondenza boldiniana conservata presso il Museo Giovanni Boldini a cura di una delle conservatrici, Barbara Guidi, che rappresenta un prezioso strumento scientifico per l’evoluzione degli studi sul pittore ferrarese. Il volume sarà disponibile al pubblico anche nel book shop della grande mostra al San Domenico di Forlì.

E. S.

 

Dati positivi per le visite ai castelli provinciali trentini

Si conclude in modo più che positivo la stagione 2014 per i castelli provinciali trentini con oltre 325mila presenze totali registrate dal Castello del Buonconsiglio e dalle sedi distaccate del Castello di Stenico, Castel Thun, Castel Beseno e Castel Caldes (quest’ultimo è ancora in restauro ma ha ospitato, da agosto a ottobre 2014, la mostra dedicata a Paolo Vallorz). L’incremento complessivo rispetto al 2013 è stato di circa il 20%. L’anno appena trascorso si è infatti concluso con 326.793 presenze contro le 269.388 del 2013. Ottimo il numero registrato al Castello del Buonconsiglio che, grazie anche alla mostra dedicata a Dosso Dossi, è stato visitato da oltre 171mila persone ed ha fatto segnare un + 25% rispetto al 2013. Molto visitato nel 2014 è stato anche Castel Beseno, con oltre 46mila presenze e un + 14% rispetto all’anno precedente. Il maniero, completamente restaurato pochi anni fa, conquista il pubblico grazie all’ampia collezione d’armi che ne fa un “unicum” nel panorama castellano del Nord Italia. Si migliora anche il Castello di Stenico (+ 9%) che, con le sue 22mila presenze, ha visto un buon “piazzamento”. Anche Castel Thun registra un segno positivo (+ 8%) rispetto al 2013 con un totale di 78mila presenze. Castel Caldes, entrato a far parte del museo a giugno 2014, è ancora oggetto di ultimazione di restauro ma durante i mesi estivi ha ospitato nel piano terra la mostra “I miei alberi” di Paolo Vallorz che ha riscosso un buon successo con oltre 9mila presenze. Soddisfatta la direttrice del museo, Laura Dal Prà, “Sono lieta di questi dati che dimostrano la bontà del lavoro fatto negli anni dal mio predecessore, dott. Franco Marzatico, e dalla struttura museale. Ritengo anche che essi siano molto significativi quale riprova che la sfaccettata offerta culturale proposta dai nostri castelli, grazie alle sedi articolate territorialmente e valorizzate con collezioni permanenti e mostre temporanee di grande qualità, sia stata largamente apprezzata dai turisti ma anche dal pubblico locale. I castelli rappresentano il fiore all’occhiello del nostro paesaggio culturale e devono sempre più essere volano, anche tramite il progetto della Rete dei Castelli, per far conoscere la particolarità della nostra storia e il nostro patrimonio architettonico e artistico”.

Castello del Buonconsiglio

 

 

Questa è guerra!

questa è guerra

La mostra “Questa è guerra!” racconta un secolo di guerre attraverso 120 immagini , selezionate da Walter Guadagnini, tra le più emblematiche dei diversi conflitti. “Questa è guerra!” si potrà ammirare a Padova, in Palazzo del Monte di Pietà, dal 28 febbraio al 31 maggio 2015, per iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. L’invenzione della fotografia cambia radicalmente la rappresentazione della guerra: il racconto diventa soprattutto immagine, sintesi, evidenza, emozione, con una diffusone planetaria prima inimmaginabile. La Grande Guerra, la Guerra Civile Spagnola, la Seconda Guerra Mondiale, il Vietnam producono reportages leggendari come quelli di Capa, Cartier-Bresson, Jones Griffiths. Le guerre recenti, in ex-Jugoslavia, Afghanistan, Iraq e quelle contemporanee e ancora in corso in Congo, Libia, Palestina, Sudan, sono testimoniate sempre più da cittadini-reporter. La guerra cambia e la fotografia guarda ad essa con occhi diversi. Questa mostra forte e appassionante documenta in quali modi la fotografia ha raccontato i grandi conflitti del passato e come racconta quelli di oggi. In un percorso ricco, ben documentato, attivamente coinvolgente. La mostra – la prima del genere in Italia – presenta alcune caratteristiche particolari, che la rendono un evento in grado di attirare l’attenzione di un vasto pubblico di appassionati non solo di fotografia, ma anche di storia e di costume. La scansione è quella cronologica tradizionale, che affronta le varie guerre che si sono succedute nel corso del XX secolo e all’inizio del XXI: la Prima Guerra Mondiale, la Guerra Civile Spagnola, la Seconda Guerra Mondiale, la Guerra d’Algeria, la Guerra del Vietnam, quella serbo-bosniaca, il lungo conflitto medio-orientale, le guerre in diverse parti dell’Africa, dal Rwanda al Congo, l’attacco alle Torri Gemelle e la conseguente Guerra al Terrore e i più recenti focolai in Ucraina e ancora in Medio Oriente. Ma all’interno di queste vicende, sono stati individuati punti di vista particolari, che hanno caratterizzato il rapporto tra la guerra e la documentazione e la narrazione fotografica. Per quanto riguarda la Prima Guerra Mondiale, ad esempio, l’accento cade sulle incredibili novità tecnologiche che questo conflitto ha sperimentato per la prima volta, ed ecco dunque le foto aeree, che trasformano il territorio in una composizione quasi astratta, le foto dei carri armati, nuovi strumenti di combattimento, e le stesse macchine fotografiche, che sono, per la prima volta nella storia, nelle mani dei soldati stessi, che inviano a casa o ricevono da casa i ricordi più preziosi. Tutte immagini che provengono dall’eccezionale e ancora poco studiato patrimonio del Museo della Terza Armata di Padova. A questo proposito, particolare importanza ha la selezione di oltre 20 fotografie scattate dalla Principessa Anna Maria Borghese, nobildonna romana appassionata di fotografia e membro della Croce Rossa al fronte, straordinario esempio di come la fotografia abbia saputo raccontare la vita quotidiana dei soldati con la vera istantaneità delle prime macchine Kodak. Allo stesso modo, anche la Guerra Civile Spagnola è narrata in prima persona dai miliziani di entrambe le fazioni, e dai numerosi giornali che hanno coperto fotograficamente l’evento come mai prima era successo. E proprio da uno di questi servizi compare una delle foto più celebri della mostra, e dell’intera storia della fotografia, il Miliziano Caduto di Robert Capa, autentica icona del XX secolo, che viene presentata assieme a un’altra immagine celeberrima, quella scattata da Gerda Taro – compagna di Capa – a una miliziana che si sta addestrando a sparare. E’ questa un’altra caratteristica fondamentale della mostra: l’avvicinamento tra le foto degli amatori, dei protagonisti in prima persona degli eventi, e quelle dei grandi fotoreporter, a dimostrare come la fotografia sia stata davvero a tutti gli effetti il mezzo preferito di espressione e di racconto degli eventi nel corso del secolo. Ecco allora che la seconda Guerra Mondiale viene narrata dalle strepitose e preziosissime immagini dei giganti della fotografia del Novecento : Robert Capa, August Sander, Ernst Haas, Eugene Smith e Henri Cartier-Bresson, Bill Bandt, Eugeny Chaldey. Di tutti questi autori si sono privilegiate le immagini che raccontano non tanto le battaglie (solo la selezione di Smith è interamente dedicata ai soldati in battaglia), ma le conseguenze che la guerra ha portato alle popolazioni : ecco allora la documentazione oggettiva, spietata di Sander della Colonia prima e dopo i bombardamenti, le commoventi immagini del rientro a casa dei soldati austriaci in una Vienna in rovine di Ernst Haas, le strepitose, a volte drammatiche , a volte anche umoristiche immagini di Cartier-Bresson sui campi profughi, con la celebre icona della collaborazionista nazista additata da una sua vittima. Ma a fianco di queste, ecco anche le storie della Resistenza italiana, alcune ricostruite a posteriori e altre invece realizzate proprio sul campo da un partigiano il cui nome è rimasto, probabilmente storpiato, solo nella memoria di Robert Capa (a cui aveva affidato le immagini) ed è così passato alla storia. Le distruzioni della guerra sono esemplificate dagli scatti realizzati a Dresda e Hiroshima dopo i bombardamenti, e da una parete di funghi atomici, prove fotografiche degli esperimenti continuati nel corso degli anni Cinquanta. Poi, la guerra di Algeria con i ritratti delle donne algerine di Marc Garanger e quella che è stata definita “l’ultima guerra fotografica”, quella del Vietnam. Qui Don Mc Cullin, Eve Arnold e Philip Jones Griffiths propongono tre sguardi diversi, che pongono però sempre in discussione la necessità di questa guerra, evidenziandone anche il carattere simbolico. Il racconto della guerra, da questo momento in poi, è affidato principalmente alla televisione; la fotografia, pur sempre presente sui campi di battaglia, diviene più uno strumento di riflessione, addirittura di discussione : per questo la mostra abbandona il reportage e trova invece immagini di grande potenza e incisività in alcune immagini realizzate da alcuni dei più importanti artisti del nostro tempo. La Beirut martoriata di Gabriele Basilico, le ricostruzioni storiche, da grande quadro di storia di Luc Delahaye, i colori allucinati di Richard Mosse che raccontano l’allucinata guerra in Congo, l’esperienza multimediale di Gilles Perress, le torri d’avvistamento israeliane che nella composizione di Taysir Batnjj diventano quasi delle opere d’arte concettuale, e infine due possibili conclusioni della mostra : da un lato la drammatica ostentazione delle giornate di rivolta ucraine da parte di Boris Mikhailov, che ritorna così a un tema “storico” dopo molti anni di sperimentazioni più specificamente sociali, dall’altro il progetto – interamente prodotto e finanziato per questa occasione – di Adam Broomberg & Oliver Chanarin, una delle coppie di artisti oggi maggiormente sulla cresta dell’onda, che da anni riflettono proprio sulla guerra e sul modo di rappresentarla, che mettono in luce come anche nel dramma della guerra possano esistere dei momenti in cui il caso può far sì che accada un lieto fine. A queste immagini, si accompagnano poi i giornali del tempo, documentari, la possibilità di visitare siti web particolari che offrono spunti di riflessione sugli eventi e soprattutto sul rapporto tra guerra, fotografia, informazione e documentazione. Una mostra realmente multimediale, con al centro le immagini, e gli uomini e le donne. Biglietto intero: 11 euro Biglietto ridotto: 9 euro Biglietto scuole: 2 euro.

Alessandra Veronese, Giovanni Cocco