“Falstaff e il suo Servo” al Teatro Sociale di Brescia

Falstaff e il suo Servo, foto di scena di Tommaso Le Pera. Branciaroli nel ruolo di Falstaff

Al debutto ieri sera, 22 ottobre, al Teatro Sociale di Brescia “Falstaff e il suo Servo”, produzione CTB con il Teatro de Gli Incamminati e Teatro Stabile d’Abruzzo. Protagonisti in scena Franco Branciaroli, nel ruolo di Falstaff, e massimo De Francovich nel ruolo del Servo, diretti da Antonio Calenda che ha curato il testo, da William Shakespeare, con Nicola Fano. Un testo interessante, parodia del contemporaneo, pur se richiamando in scena il genio di Shakespeare, rotolato fuori da un baule come Branciaroli all’apertura della scena, con un buon effetto scenico. Falstaff/Branciaroli non può non avere una gran stazza, con la pancia tanto grossa che gli impedisce di muoversi, se non aiutato da Alessio Esposito (Sir Page, e Bardolph) e da Matteo Baronchelli (Sir Ford e Francis), che lo sostengono e lo tirano, per impedirgli di rovinare fragorosamente su se stesso.

Falstaff e il suo Servo, foto di scena di Tommaso Le Pera. Falstaff (Branciaroli) e il Servo (De Francovich)

Buono lo spunto per riflettere sul presente, incentrato sull’apparenza e il superficiale, senza tenere conto della sostanza, anche quando sembra che di sostanza ce ne sia tanta, come per l’epa del nostro. Il Servo si propone come soluzione e solutore, alleato e acerrimo intimo nemico, saggio e beffardo, capace della più profonda fedeltà, ma anche pronto al più subitaneo tradimento. Non è così forse la società di oggi, fondata troppo spesso e sempre più spesso su amicizie virtuali, legami solidissimamente via etere e che si infrangono ben presto per una chat troppo precipitosa, la risposta senza filtri? Il destino è la fine, come del resto recita la caducità umana, ma l’ottimismo di Falstaff è comunque esilarante, la sua voglia di fare e, soprattutto, di vivere salda, soprattutto se dietro a qualche bella donzella che immancabilmente vuole sposare anche s’ella è già maritata (Valentina Violo nei panni di Madame Page e della Prostituta; Valentina D’Andrea sia Madame Ford che l’Ostessa). Falstaff invoca i suoi amici, coloro che lo capiscono e lo proteggono, come Enrico, figlio di Enrico IV e a sua volta re alla morte di questi con il nome di Enrico V. All’osteria, dove bighellonavano insieme qualche volta, Falstaff chiama Enrico in sua difesa, ma è pronto a dichiarare di volerlo bastonare se nega che il suo anello di rame non è, invece, d’oro zecchino, come vuole fare credere a tutti. Con Enrico esagera, sia in tema di soldi che di briganti che l’hanno derubato, e ci fa il verso, per le tante volte che vorremmo essere differenti da noi, senza riuscirci almeno per noi stessi davvero fino in fondo. Sono tante le battute sagge, anche se si sarebbero potute evitare alcune parolacce che certo portano l’ambientazione facilmente all’orecchio, ma rischiando di fare restare poi solo quella alle orecchie meno abituate all’ascolto. Qualche baluardo ci deve pur essere, se l’Italia scivola miserevolmente sempre più in basso nella classifica dell’istruzione…

Falstaff e il suo Servo, foto di scena di Tommaso Le Pera. Falstaff/Branciaroli con Violo, D’Andrea, Esposito e Baronchelli

Ottimo Branciaroli nel suo ruolo, ma altrettanto De Francovich che riescono a duettare molto bene, con un tempo scenico ben calibrato. Ho apprezzato molto i costumi della Sartoria Farani e la mancanza di scenografie, sostituite da una luce vivida, ad indicare il tempo fisso e chiaramente visibile, senza vie di fuga nell’ombra. A parte un baule, che diventa tavolo, e un cavallo di legno dalla foggia antica, soltanto gli attori ci danno il ritmo della vita, dimostrando come sia ininfluente il contorno e quanto valga (e debba valere) la persona al di sopra di tutto. Alla fine, gli autori non hanno messo in scena il testo di Falstaff di Shakespeare, ma hanno scritto un copione pescando tra le opere del Bardo, soprattutto cercando cosa c’è di shakespeariano nella vita contemporanea. Ecco allora “Le allegre comari di Windsor”, “Enrico IV”, un pizzico di “Amleto”, “Enrico V”, “Falstaff” stesso. Un testo che diventa personaggio e che perisce quando perde il senso del vero, dell’umano, del colto. Così come è destinato a perire colui che non guarda al futuro, alla costruzione profonda di sé e di qualcosa che resti, che non sia “like” soltanto: Falstaff rappresenta la volontà di presenzialismo di vita più che di essenza esistenziale, ciò su cui oggigiorno serve una riflessione collettiva.

Lo spettacolo replicherà fino al 3 novembre prossimo e inaugura la 46esima Stagione di Prosa del CTB che ne ha curato 14 produzioni in cartellone, oltre alle 27 ospitalità.

 

Alessia Biasiolo

 

 

L’Oman ospita “Falstaff”

Scene, costumi ed elementi di scena di oltre quaranta produzioni d’opera, realizzate negli ultimi trent’anni dalle maestranze del Teatro Regio di Parma, rappresentano un patrimonio unico, esempio della grande tradizione teatrale italiana, che nei laboratori di scenografia, sartoria e attrezzeria, si continua a tramandare. Firmati da grandi maestri del Teatro, gli allestimenti scenici da Parma raggiungono e vivono in prestigiosi teatri in tutto il mondo, ricreati ogni volta dalle maestranze del Regio che ne conoscono ogni segreto.

Si sono da poco ultimate sul palco del Teatro Regio le prove di Falstaff: l’allestimento creato da Stephen Medcalf per il Festival Verdi 2011, con le scene e i costumi di Jamie Vartan, è stato scelto dall’Accademia della Scala per il debutto il 29 e 30 gennaio alla Royal Opera House di Muscat, inaugurata in anteprima nel 2011 proprio dal Teatro Regio con Rigoletto di Pierluigi Samaritani.

Per questa tournée l’Accademia della Scala, ha voluto insieme alla sua Orchestra il Coro del Teatro Regio, che torna così a calcare le scene dell’Opera del Sultanato dell’Oman.

«Questa nuova sfida – raccontano i rappresentanti del Coro di Parma – si aggiunge ai tanti impegni che oggi, come nel passato, vedono il nostro Coro protagonista, in Italia e all’estero, di prestigiose produzioni. La nostra attività prosegue senza soluzione di continuità grazie anche a una fitta rete di rapporti costruita negli anni e a un accurato lavoro di promozione che ci permette di portare il nome del Teatro Regio e di Parma nel mondo. La fine del 2014 ci ha visto protagonisti insieme al Coro dell’Opéra de Monte Carlo in Roméo et Juliette e nel mese di marzo, prima di tornare sul palcoscenico del nostro Teatro per L’elisir d’amore, saremo ospiti dell’Orchestra Nazionale della Rai per Les pêcheurs de perles.».

«L’Accademia Teatro alla Scala – spiega Daniele Borniquez, Responsabile Dipartimento Musica dell’Accademia – prosegue nella feconda collaborazione col Teatro Regio di Parma,‎ con il quale ha celebrato il Bicentenario della nascita di Giuseppe Verdi con lo storico Falstaff di Busseto. In tale occasione si sono poste le basi per la prosecuzione dell’esperienza, riproponendo ora la produzione del Regio andata in scena al Teatro Farnese di Parma presso la Royal Opera House di Muscat, teatro emergente in area medio-orientale, presso il quale l’Accademia e la sua Orchestra si sono più volte esibite. Prosegue così la collaborazione con le maestranze tecniche del Teatro Regio di Parma e il suo Coro, ottimamente guidato dalla mano esperta di Martino Faggiani. Protagonisti in scena di questo Falstaff saranno giovani cantanti solisti, con Piero Terranova nel ruolo del titolo, diretti dal Maestro Pietro Mianiti, Direttore principale dell’Orchestra dell’Accademia».

L’impegno del Teatro Regio in Oman segue quello al Palau de las arts Reina Sofia di Valencia dove lo scorso novembre è andata in scena Manon Lescaut nell’allestimento di Stephen Medcalf e precede il debutto di Rigoletto di Pierluigi Samaritani al Teatro dell’Opera Nikikai di Tokyo il 19 febbraio.

 

Paolo Maier