In restauro le Grotte di Palazzo Borromeo all’Isola Bella

A filo d’acqua, nel corpo settentrionale del Palazzo Borromeo sull’Isola Bella, i turisti si entusiasmano ad ammirare le Grotte. Si tratta di una sequenza di sei ampi ambienti illuminati dal baluginare della luce che si rifrange su lago, interamente ricoperti a ciottoli, stucchi, madreperle, concrezioni, marmi, a voler ricreare la sensazione di addentrarsi in vere e proprie grotte.
La realizzazione di questi ambienti, voluti da Vitaliano Borromeo, per proteggere famiglia e amici dalla calura estiva, ma anche per stupire e divertite i suoi ospiti, ha richiesto più di un secolo, con diverse interruzioni.
Gli architetti che si sono succeduti nella creazione di questo stupefacente ambiente, ma anche i committenti, avevano idee e obiettivi precisi. Per accontentarli i materiali necessari sono stati selezionati e qui portati anche da molto lontano, così come dai territori del lago. Decine e decine di migliaia di piccoli frammenti di concrezioni, marmi rari, rocce e conchiglie, schiume di ferro sono stati qui assemblati secondo disegni precisi per creare un nuovo fantastico mondo.

A popolarlo sono giunti statue, mobili, reperti, il tutto tra giochi d’acqua, motivi araldici e mosaici. Non c’è da stupirsi se, ben presto, queste Grotte siano diventate famose e che gli illustri visitatori di passaggio per l’Italia le inserissero tra le mete imperdibili nel Grand Tour nel Bel Paese.

Le magnifiche statue in marmo bianco che qui hanno trovato collocazione hanno sempre stupito i visitatori per la loro bellezza, talvolta creando pruderie oggi impensabili. Come nel caso della bella Venere nuda, creata da Vincenzo Monti sull’esempio della Ninfa dormiente del Canova. A proposito di questo bellissimo nudo, le rimostranze degli ospiti più pudibondi, avevano spinto Gilberto V Borromeo e pensare di disfarsene, decisione che fortunatamente non ha avuto seguito. Attualmente le Grotte ospitano reperti diversissimi, di grande interesse. Accanto ai preziosi marmi, vi si ammirano raccolte di conchiglie e alghe fossili, ma anche reperti protostorici ed una piroga dell’età del ferro ritrovati sulle sponde del Lago, il modello storico del Bucintoro di Venezia, vesti e armature di antichi Samurai, una piccola divinità indù del Mille, e tanto altro: una wunderkammer dove riunire tesori e curiosità, testimonianze del gusto collezionistico della famiglia e alcuni dei più curiosi doni che le giungevano da mezzo mondo.

Un tesoro a se stante è la sontuosa collezione di selle, bardature e finimenti di gala dei cavalli da parata del Casato. Capolavori creati dai migliori artigiani dell’area milanese, giunti perfettamente intatti sino ad oggi e che il restauro in corso preserverà perfetti anche per il futuro.

L’appuntamento è dunque per il 22 marzo 2014, alla riapertura del Palazzo Borromeo e dei suoi giardini all’Isola Bella.

Articolo di S. E.

Francesco Clemente: Frontiera di Immagini

La mostra nasce all’interno di un articolato progetto espositivo in progress dal titolo La Transavanguardia italiana, ideato da Achille Bonito Oliva in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia e inaugurato nel 2011 dalla mostra collettiva omonima apertasi in Palazzo Reale a Milano sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Tra il 2011 e il 2012 il progetto ha coinvolto le maggiori istituzioni museali della Penisola in una serie di giornate di studio, cui hanno preso parte filosofi, critici e storici dell’arte, per poi articolarsi in 5 esposizioni personali dedicate ai protagonisti storici della Transavanguardia: Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Nicola De Maria, Mimmo Paladino, tese a ripercorrere l’evoluzione nel tempo e gli esiti ultimi delle loro diverse personalità artistiche.

La personale di Francesco Clemente a Palermo è la penultima tappa di questo progetto espositivo. Curata da Achille Bonito Oliva, promossa dalla Provincia Regionale di Palermo e prodotta in collaborazione con Civita, essa offre l’occasione di ospitare, per la prima volta in Sicilia, l’opera di uno degli artisti italiani più noti e apprezzati a livello internazionale.

Nei prestigiosi saloni di Palazzo sant’Elia – sede della Fondazione Sant’Elia – la mostra raccoglie, fino al 2 marzo 2014, una sessantina di opere rappresentative dei temi, delle scelte iconografiche e delle problematiche linguistiche, con le quali l’artista si è confrontato dalla metà degli anni 80 a oggi e, in particolare, negli ultimi 20 anni di attività segnati dall’importante retrospettiva organizzata dal Salomon R. Guggenheim Museum di New York e Bilbao nel 1999-2000, che ha ratificato la fama e il riconoscimento internazionali raggiunti dall’artista, facendo di lui uno dei maggiori rappresentanti della cultura e del talento italiani nel mondo.

Il percorso espositivo segue la riflessione dell’artista e il suo procedere per cicli successivi di lavoro, nei quali i lunghi soggiorni in India e i viaggi in Europa, nei Caraibi, Egitto, Sud America, Giamaica danno vita a un vocabolario costantemente in divenire. Un grande laboratorio di ideogrammi ed emblemi apotropaici, in cui gli opposti convivono, di simbologie e associazioni spesso messe in scena dall’artista attraverso il proprio autoritratto, che dalla fine degli anni 70 costituisce la cifra della sua poetica.

Tra le opere presenti in mostra: il trittico Crown (1988, MAXXI-Museo delle arti del XXI secolo, Roma), che richiama la corona di spine, simbolo della passione di Cristo; Place of Power I (1989, Madre-Museo d’Arte contemporanea Donna Regina, Napoli), ispirato alle camere funerarie della Valle dei Re visitate dall’artista a fine 1986; i quadri della serie Tandoori Satori (2003-2004), che coniugano il Buddismo Zen e la cucina dell’Asia meridionale con le stilizzazioni underground della New York anni ottanta segnata dalla pittura di Keith Haring.

Nato a Napoli nel 1952 e attivo tra l’Italia, New York e Madras, Francesco Clemente incentra il proprio lavoro sulla citazione di elementi iconografici di paesi lontani  sottoposti a variazioni e innesti con immagini e simboli della tradizione mediterranea, della cultura classica e di quella contemporanea dei mass media. Oriente e Occidente, Nord e Sud del mondo, civiltà antiche e pensiero moderno si mescolano e si confondo nelle opere dell’artista all’interno di una ricerca che molto condivide con la storia e l’identità culturale stessa della Sicilia, formatasi attraverso conquiste, invasioni e il confronto stringente tra popoli e civiltà diversi per provenienza, etnia, tradizioni e religione. Clemente è membro dell’American Academy of Arts and Letters. Nel 2012 il Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, nomina l’artista e gli altri rappresentanti della Transavanguardia Cavalieri della Repubblica e Achille Bonito Oliva Grande Ufficiale per meriti artistici.

Il catalogo, edito da Giampaolo Prearo, Milano, e concepito da Francesco Clemente in collaborazione con lo studio grafico londinese Inventory Studio, è corredato dai saggi critici di Achille Bonito Oliva e Francesco Gallo Mazzeo.

La mostra è finanziata con fondi del Programma operativo F.E.S.R.

 “Francesco Clemente: Frontiera di Immagini”, Palermo, Palazzo Sant’Elia

Via Maqueda, 81. Fino al 2 marzo 2014, dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 13.30 e dalle 16.00 alle 19.30.

Chiuso il lunedì.

Biglietto intero:  € 5,00; ridotto € 4,00 (universitari e over 65); € 2 scolaresche (utenza sino a 18 anni). Gratuità sotto i 12 anni.

Articolo di Antonio Gerbino e Rosanna Piscione

 

Il Festival Biblico compie 10 anni

Così come la Bibbia è da sempre un lungo viaggio scandito da segni, segnato da sguardi, accompagnato da gesti e sorretto dalla Parola, dalla fede e dalla speranza, così il Festival Biblico in questi 10
anni è stato ed è un lungo cammino culturale attraverso le Scritture. Un parallelismo perfetto per festeggiare il traguardo del decennale della rassegna – promossa dalla Diocesi di Vicenza e dalla Società San Paolo – che, nel 2014, torna dal 22 maggio al 2 giugno illuminando proprio il senso biblico della narrazione con il tema: “Le Scritture. Dio e l’uomo si raccontano”.

Un argomento, quello scelto, che parte dalla consapevolezza che entrare nel mondo della Bibbia significa entrare nel mondo del racconto dell’agire di Dio e della vita dell’uomo. All’interno delle Scritture, infatti, vi sono rappresentati tutti i generi letterari, dalla narrazione epica ai canti poetici, dagli oracoli profetici alle memorie storiche, dalle parabole alle composizioni epistolari, e anche tutti i protagonisti, dai vincitori agli sconfitti, dai buoni ai cattivi, dagli eletti ai reietti, dai ricchi ai poveri. Pagine e libri interi raccontano le passioni dell’uomo e la ricerca di Dio, fino a mescolare le emozioni dell’uno con quelle dell’Altro.

Mettere insieme la forza evocativa della narrazione della Bibbia con il senso più profondo dell’amore e della speranza umani, ma soprattutto ripercorre, attraverso le Scritture, il dinamismo di quell’incontro tra Dio e l’uomo che sa giungere ed essere accolto da tutti, credenti e non, per ritrovare le radici più profonde di se stessi, è l’obiettivo dell’edizione 2014, che analizzerà il tema in modo trasversale: dalla teologia alla filosofia, dall’archeologia alla storia, dall’attualità alla sociologia, passando anche attraverso il linguaggio delle arti. Da sempre, infatti, la Bibbia è al centro di continue ri-narrazione e re-interpretazioni, dalla letteratura, al cinema, alla pittura. Nei giorni della manifestazione, ci sarà spazio anche per riflessioni sul dialogo interreligioso e per l’incontro con le altre Fedi.

Dopo il successo della scorsa edizione, che ha visto oltre 45.000 presenze in 160 appuntamenti, la macchina organizzativa della rassegna, fatta anche da molti e appassionati volontari, si è già messa in movimento, non solo per preparare l’importante traguardo del decennale, ma anche e soprattutto per pensare al Festival come punto di riferimento per l’innovazione sociale e culturale degli anni a venire. Per rimanere aggiornati su tutte le novità e gli appuntamenti della prossima edizione si può consultare il sito http://www.festivalbiblico.it e iscriversi alla newsletter.

Articolo di Romina Lombardi

L’Ordine e la Luce: a Palazzo Te tornano gli dei

Leggere un monumento straordinario come Palazzo Te o la basilica di S. Andrea a Mantova, cercando i fili che li legano all’intera storia dell’architettura occidentale: questo l’ambizioso e affascinante obiettivo della mostra “L’ordine e la luce. Un viaggio virtuale nell’evoluzione degli spazi interni nella storia dell’architettura: dai greci al Rinascimento”, organizzata dal Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te per iniziativa del comitato scientifico presieduto da Sylvia Ferino, con il contributo di Regione Lombardia e il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, del Comune di Mantova, del Museo Civico di Palazzo Te, del Politecnico di Milano, Polo territoriale di Mantova (con il Laboratorio di Ricerca Mantova, He.Su.Tech – Heritage Surveying Technology group), di LAC e dell’Ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Mantova.

Un’ambizione che potrebbe apparire fin troppo grande, come infatti apparve molti anni fa anche a Raffaello Sanzio, che nel 1514 così scriveva a Baldassarre Castiglione: “ma io mi levo col
pensiero più alto. Vorrei trovar le belle forme degli edifici antichi, né so se il volo sarà d’Icaro…”

Curata da Stefano Borghini e Raffaele Carlani, con il progetto multimediale di KatatexiLux e la consulenza scientifica di Alessandro Viscogliosi, la mostra, va subito premesso, è un “mai visto” nella tradizione delle esposizioni in tema di architettura. Qui le nuove tecnologie trasformano un’analisi storica tanto interessante quanto ”distante” per il grande pubblico, in uno spettacolo multimediale in grado di “immergere” il visitatore dentro monumenti che appartengono all’immaginario comune, offrendo la sensazione di muoversi all’interno di essi, con il semplice spostamento del corpo.

Attraverso un innovativo sistema di motion sensing input device sarà possibile navigare all’interno di queste architetture proiettate in scala 1:1 su grandi superfici, senza l’ausilio di strumenti quali mouse, tastiere o dispositivi touchscreen. Mediante il movimento del corpo, si avrà la sensazione di abitare gli ambienti di questi spazi virtuali, riuscendo così a percepirne non solo gli aspetti dimensionali, ma anche ad apprezzare le raffinate soluzioni estetiche che architetti e artisti furono in grado di realizzare nell’antichità. Tutto ciò per capire come si è evoluta la modulazione e la realizzazione degli spazi interni a partire dalle imponenti architetture antiche, per giungere a quella che fu la loro riproposizione ed esaltazione con il Rinascimento.

Proprio dal modello greco prenderà le mosse la prima sezione della mostra, che invita ad entrare negli spazi del Partenone per poi proseguire nel Tempio di Apollo Epicurio a Bassae e, ancora, nel Tempio di Apollo Sosiano a Roma. Queste tre gemme dell’architettura classica si lasceranno percorrere e riscoprire come se il tempo non fosse mai trascorso, nella loro bellezza primigenia di edifici ideati e creati più per gli dei che per gli uomini.
Dal modello architettonico greco si passerà poi a quello romano, nella seconda sezione, che schiuderà le meraviglie degli interni della Domus Aurea e delle Terme di Traiano, tra i massimi esempi della maturità dell’architettura imperiale. Anche qui, il viaggio in 3D mostrerà la bellezza abbacinante degli spazi e decori di due capolavori romani, che, rispetto ai precedenti di origine greca mostrano di essere concepiti pienamente a misura d’uomo.
Infine, nella terza e ultima sezione, ad essere svelato sarà proprio il legame stretto tra Mantova e l’antico, attraverso materiali e documenti didascalici che mostreranno la stretta derivazione di gioielli come Palazzo Te e la basilica di S. Andrea, tra i massimi esempi rinascimentali, dal modello antico esaminato nelle precedenti sezioni dell’esposizione e restituito alla sua, se pur virtuale, integrità e splendore.

La mostra e i contenuti proposti all’interagire dei visitatori non sono riducibili a puro e semplice spettacolo, ma rappresentano un’esperienza ricca di precisi contenuti e spunti per nuove riflessioni in campo artistico, scientifico e progettuale. Ogni immagine e ogni sensazione da essa generata trova ragione e origine in approfondite ricerche storiche sulle fonti antiche e sulle più autorevoli, successive interpretazioni.

Ma ciò che ancor più va sottolineato è il grandissimo potenziale di queste strumentazioni e tecniche multimediali nell’ottica di uno studio approfondito rivolto all’eterna bellezza di architetture che il tempo e altri fattori hanno gravemente compromesso, restituendoli alla contemporaneità, se pur nella loro intramontabile suggestione, sotto forma di rovine.

Articolo di S. E.

Le Grazie di Canova in mostra

 

Le Tre Grazie, con la Venere di Milo e il busto di   Nefertiti, è il gruppo scultoreo forse più famoso al mondo. E poco importa se   non tutti sanno che è opera di Antonio Canova e che le tre giovani bellezze   da lui immortalate sono figlie di Zeus e rispondono al nome di Aglaia,   Eufrosine e Talia, sodali di Venere, e che simboleggiano, rispettivamente, lo   splendore, la gioia e la prosperità.
Canova le ha interpretate in due esemplari, molto simili. Il primo, ora all’Ermitage   di San Pietroburgo, glielo commissionò Josephine de Beauharnais, all’epoca   moglie di Napoleone; il secondo al Duca di Bedford che, visto il gesso che lo   scultore teneva nel suo atelier romano, lo supplicò di creargli un ulteriore   esemplare in marmo. Canova riprese il modello, apportando piccoli cambiamenti   e, quasi per allontanare il momento di distacco dall’opera, l’accompagnò   personalmente sino alla nuova dimora inglese. Oggi quel magnifico marmo è   equamente suddiviso, sette anni ciascuno, dalla National Gallery of Scotland   di Edimburgo e dal Victoria & Albert Museum di Londra.

Dall’inizio di quelle vicende sono passati   esattamente due secoli: il modello originale in gesso delle Grazie è infatti   datato 1813. In questi due secoli la fama delle tre bellezze canoviane è   diventata universale. La sinuosità delle forme femminili, la delicatezza e la   morbidezza nonché la ricercata levigatezza del marmo determinano un gioco di   luci ed ombre che affascinano chiunque le ammiri.

Nella sua Casa-Museo, nella natia Possagno, Canova   lasciò il gesso originale della prima versione delle Grazie, quel gesso su   cui aveva lavorato per creare il suo capolavoro. La levigatezza del marmo   finale era qui ricreata da una patina in cera d’api. A Possagno giunse anche   il gesso tratto dalle Grazie inglesi, quale documento da conservare a perenne   memoria dell’arte del grande scultore.

Grazia e violenza non vanno d’accordo. Lo conferma,   se ce ne fosse bisogno, il destino dei due capolavori del Canova.

I gessi, con altre opere conservate nella Gipsoteca   vennero investiti dalla nuvola di calcinacci causata dai cannoneggiamenti   austroungarici durante la Prima Grande Guerra, quando Possagno, ai piedi del   Grappa, era zona di battaglia. Particolarmente gravi i danni subiti dal   gruppo inglese che vide le Grazie ritrovarsi con volti e busti   drammaticamente lesionati. All’indomani del conflitto, Stefano e Siro   Serafin, custodi e abilissimi restauratori, sanarono molti dei danni. Non   agirono invece sulle Grazie di Bedfod che, deturpate, trovarono sede nella   sala del consiglio comunale di Possagno, a stridente ricordo di un guerra   terribile per il paese. Il secondo gruppo di Grazie, restaurato è esposto   nell’Ala Scarpina della Gipsoteca.

A cent’anni dallo scoppio della Grande Guerra,   mentre l’Europa si appresta a ricordare quel centenario, anche le Grazie   inglesi”risorgono, ritrovando tutte le loro parti. Quello che i Serafin non   si sentirono di fare lo consente ora la tecnologia.
Grazie alla collaborazione delle National Galleries of Scotland, di   Edinburgo, proprietari del prezioso marmo, è stato possibile fotografare e   scansionare l’opera e grazie all’elettronica si è riusciti a ricomporre le   parti mancanti al gesso di Possagno.

Se Canova avesse lasciato sul marmo una sola   impronta digitale, la ritroveremmo sul gesso restaurato. Ad affermarlo è   Mario Guderzo Direttore del Museo e Gipsoteca Antonio Canova di Possagno che,   con Ugo Soragni, Direttore Regione per i Beni Culturali, Giuseppe Pavanello,   dell’Università di Trieste e Direttore del Centro Studi Canoviani di   Possagno, Marica Mercalli, Soprintendente per i Beni Storici e Artistici ed   Etnoantropologici per le Province di Venezia, Padova, Belluno e Treviso e   Aidan Weston Lewis, dello Scottish National Gallery di Edinburgo, Guancarlo   Cunial della Gipsoteca di Possagno, componenti del Comitato Scientifico della   mostra. A dire dell’incredibile grado di perfezione raggiunto da questa   tecnica, che aveva già dato prova di sé per un altro gesso di Canova, la   Danzatrice, anch’essa deturpata dalla guerra, che ha ritrovato braccia e   cembali.

In mostra, fino al 4 maggio 2014, si potranno   ammirare entrambi gruppi delle Grazie, quello russo”e quello inglese” così   recuperato. Con i gessi, i due bozzetti, l’uno proveniente dal Museo di   Lione, il secondo oggi di proprietà del Museo di Bassano. Poi tempere,   disegni, incisioni, sempre intono al tema delle Grazie.

Per l’occasione debutta anche il vino Terre del   Canova, Prosecco Superiore di Asolo DOCG prodotto dalla Casa Vinicola   Montelvini di Venegazzù in esclusiva per la Fondazione Canova. Realizzato   come tributo del territorio verso l’artista, reca in etichetta proprio   l’immagine delle Tre Grazie restaurate. Verrà venduto nello shop del Museo   come souvenir della visita e distribuito nelle migliori enoteche su scala   nazionale.

Mostra nella mostra è l’esposizione delle crude   immagini della Gipsoteca e dei Gessi di Canova all’indomani dei   bombardamenti: immagini concesse da due archivi pubblici, drammatiche nella   volontà di costituire una precisa documentazione di un orrore.

Questa mostra, afferma il Presidente della   Fondazione Canova, Giancarlo Galan, sarà un ulteriore conferma della   centralità del patrimonio canoviano conservato gelosamente a Possagno e ne   sottolineerà l’impegno espresso in termini di tutela e valorizzazione delle   opere. Rimane fondamentale per la Storia dell’arte quanto Canova ha voluto   lasciare alla sua terra facendola, così, diventare il centro mondiale dell’arte   del grande Scultore.

Museo e Gipsoteca Antonio   Canova, Possagno (Tv), fino al 4 maggio 2014.

Articolo di S. E.

 

Qatar. Nuovo rapporto di Amnesty International

In un nuovo rapporto, Amnesty International ha rivelato come il settore delle costruzioni in Qatar sia dominato da abusi e i lavoratori, impiegati in progetti multimilionari, subiscano gravi forme di sfruttamento.
Nel contesto dell’imminente costruzione degli stadi che ospiteranno i Mondiali Fifa del 2022, il rapporto di Amnesty International descrive la complessita’ delle catene d’appalto e denuncia diffusi e regolari abusi nei confronti dei lavoratori migranti, in alcuni casi vere e proprie forme di lavoro forzato.
‘Non si puo’ assolutamente scusare che in uno dei paesi piu’ ricchi del mondo cosi’ tanti lavoratori migranti siano sfruttati senza pieta’, privati del salario e abbandonati al loro destino’ – ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.
‘Le imprese di costruzione e le stesse autorita’ del Qatar stanno venendo meno al loro dovere nei confronti dei lavoratori migranti. I datori di lavoro mostrano un impressionante disprezzo per i loro diritti umani basilari e molti approfittano del clima permissivo, nonche’ della scarsa applicazione delle tutele, per sfruttare i lavoratori del settore delle costruzioni’ – ha aggiunto Shetty.
I migranti impiegati nel settore delle costruzioni in Qatar lavorano spesso per piccole e medie imprese che prendono subappalti dalle grandi compagnie, le quali talvolta non riescono a garantire che i lavoratori non vengano sfruttati.
‘Le imprese devono assicurare che i migranti impiegati nei progetti di costruzione non siano sottoposti ad abusi. Dovrebbero intervenire prima e non limitarsi ad agire quanto gli abusi vengono portati alla loro attenzione. Chiudere un occhio su qualunque forma di sfruttamento e’ imperdonabile, soprattutto quando in questo modo si distruggono i mezzi di sussistenza e la vita stessa delle persone’ – ha proseguito Shetty.
Il rapporto, basato su interviste a lavoratori, datori di lavoro e rappresentanti del governo, descrive un’ampia serie di abusi nei confronti dei lavoratori migranti, tra cui il mancato pagamento dei salari, condizioni durissime e pericolose di lavoro e situazioni alloggiative sconcertanti. I ricercatori di Amnesty International hanno anche incontrato decine di lavoratori intrappolati in Qatar senza via d’uscita, poiche’ i loro datori di lavoro gli stavano impedendo da mesi di lasciare il paese.
‘I riflettori del mondo resteranno puntati sul Qatar da qui ai Mondiali Fifa del 2022, offrendo al governo un’opportunita’ unica per mostrare al mondo che prende sul serio i suoi impegni in materia di diritti umani e puo’ costituire un modello per il resto della regione’ – ha rimarcato Shetty.
Il rapporto di Amnesty International fa luce sull’inadeguatezza della legislazione a tutela dei lavoratori migranti, peraltro aggirata regolarmente da molti datori di lavoro. L’organizzazione per i diritti umani ha chiesto dunque il rafforzamento delle norme vigenti e la fine del sistema dello ‘sponsor’, che impedisce ai lavoratori migranti di lasciare il paese o di cambiare impiego senza il permesso del loro datore di lavoro.
Il rapporto di Amnesty International, inoltre, mette in evidenza le prassi seguite dalle imprese di costruzione, alcune delle quali considerano normale violare gli standard a tutela dei lavoratori. La discriminazione nei confronti dei lavoratori migranti – la maggior parte dei quali proviene dall’Asia meridionale e sudorientale – e’ un fenomeno comune. I ricercatori di Amnesty International hanno udito il direttore di un’impresa di costruzione chiamare i suoi lavoratori ‘gli animali’.
Le ricerche di Amnesty International hanno rivelato come alcuni dei lavoratori che avevano subito abusi erano stati assunti da imprese che avevano preso subappalti da compagnie globali come Qatar Petroleum, Hyundai E&C e OHL Construction.
L’organizzazione per i diritti umani ha contattato diverse grandi imprese per segnalare i casi che aveva documentato. Molte hanno espresso seria preoccupazione e alcune hanno detto di aver a loro volta compiuto indagini. Una ha affermato di aver deciso di migliorare il sistema di ispezioni sul lavoro.
Le risultanze del rapporto di Amnesty International alimentano i timori che nella costruzione dei principali impianti, compresi quelli che potrebbero essere di cruciale importanza nello svolgimento dei Mondiali Fifa del 2022, i lavoratori potranno essere sottoposti a sfruttamento.
In un caso, i lavoratori di un’impresa che fornisce materiali fondamentali per un progetto legato alla costruzione di quello che sara’ il quartier generale della Fifa, hanno subito gravi abusi. ‘Venivamo trattati come bestie’, hanno affermato i lavoratori nepalesi assunti dall’impresa, costretti a lavorare fino a 12 ore al giorno, sette giorni su sette, anche durante i torridi mesi estivi.
Amnesty International ha chiesto alla Fifa di agire con urgenza, insieme alle autorita’ del Qatar e agli organizzatori dei Mondiali del 2022, per impedire questi abusi.
‘Le nostre ricerche hanno evidenziato un allarmante livello di sfruttamento nel settore delle costruzioni in Qatar. La Fifa ha il dovere di dire forte e chiaro che non tollerera’ abusi nei progetti di costruzione relativi ai Mondiali di calcio’ – ha ribadito Shetty. ‘Il Qatar sta ricorrendo in misura ragguardevole ai lavoratori migranti per sostenere il boom delle costruzioni e la popolazione del paese aumenta di 20 unita’ all’ora. Molti migranti arrivano in Qatar pieni di speranze, che vengono sbriciolate poco dopo l’arrivo. Non c’e’ tempo da perdere, il governo deve intervenire subito per fermare questi abusi’.
Il rapporto di Amnesty International sottolinea casi di sfruttamento che costituiscono lavoro forzato. Alcuni lavoratori hanno dichiarato di vivere nella costante paura di perdere tutto, di essere minacciati di multe, di espulsione o di decurtazione del salario se non si presentano al lavoro, anche quando non vengono pagati.
Di fronte a debiti crescenti e impossibilitati a sostenere economicamente le famiglie a casa, molti lavoratori migranti maturano gravi disturbi psicologici e in alcuni casi arrivano sull’orlo del suicidio. ‘Dimmi, ti prego: c’e’ un modo per uscire fuori da qui? Stiamo diventando completamente matti!’ – ha detto ad Amnesty International un lavoratore nepalese che non veniva pagato da sette mesi e al quale da tre mesi veniva impedito di lasciare il Qatar.
Il rapporto di Amnesty International documenta ancora casi di lavoratori ricattati dai datori di lavoro. I ricercatori dell’organizzazione per i diritti umani hanno visto coi loro occhi 11 uomini firmare documenti di fronte a funzionari del governo in cui dichiaravano il falso – ovvero, di aver ricevuto il salario – per riavere indietro i passaporti e poter cosi’ lasciare il Qatar.
Molti lavoratori si sono lamentati delle cattive condizioni di salute e a proposito degli standard di sicurezza, denunciando in alcuni casi la mancata fornitura dei caschi protettivi. Un rappresentante del principale ospedale della capitale Doha ha dichiarato nel corso dell’anno che, nel 2012, oltre 1000 persone erano state ricoverate nel reparto traumatologico dopo essere cadute dalle impalcature. Il 10 per cento dei ricoverati era diventato disabile e il tasso di mortalita’ era definito ‘significativo’.
I ricercatori di Amnesty International hanno anche trovato lavoratori migranti in alloggi squallidi e sovraffollati, senza aria condizionata, circondati da rifiuti e da fosse biologiche scoperte. Alcuni campi erano privi di corrente elettrica e molti uomini vivevano senza acqua potabile.
Amnesty International ha chiesto al governo del Qatar di cogliere l’opportunita’ di assumere la leadership regionale nel campo della protezione dei diritti dei lavoratori migranti.
‘Se non verranno adottati provvedimenti immediati e di ampia portata, centinaia di migliaia di lavoratori migranti che verranno assunti nei prossimi anni correranno un rischio elevato di subire abusi’ – ha concluso Shetty.
Durante due visite in Qatar, nell’ottobre 2012 e nel marzo 2013, Amnesty International ha intervistato circa 210 lavoratori migranti del settore delle costruzioni, 101 dei quali individualmente. L’organizzazione ha avuto contatti – mediante incontri, conversazioni telefoniche e scambio di corrispondenza – con 22 imprese di costruzione. Vi sono stati inoltre almeno 14 incontri con rappresentanti del governo del Qatar, compresi i ministeri degli Affari esteri, dell’Interno e del Lavoro.

Articolo di Amnesty International Italia