Arman in mostra a Milano

Arman “Sans titre”, 1971 ca, fisarmonica frammentata nel plexiglas cm 120x120x20

La Tornabuoni Arte dedica la mostra d’autunno, dal 5 ottobre al 6 dicembre 2019, nella sua sede milanese ad Arman, uno degli esponenti più noti e apprezzati del Nouveau Réalisme, le cui opere, connotate da una forte valenza ambientale, sono forse più attuali ora di quanto non lo fossero all’epoca della loro creazione. Un’esposizione monografica, che sceglie di seguire tutta la produzione dell’artista, dai primi anni ’50 in poi.
Le opere selezionate puntano a dare un’idea a tutto tondo della poetica di Arman, il quale osservava la realtà dal suo lato industriale e urbano, mettendone in evidenza tutte le contraddizioni possibili.
Punto di partenza sono le Accumulations del 1953 per arrivare agli Strumenti musicali sezionati, in un percorso che si pone in perfetta sintonia con la società contemporanea. Arman credeva fermamente nel principio di accumulazione, e le sue scatole di vetro riempite con immondizia (polvere, fili, scatole di formaggio etc.) riportano i visitatori ai problemi ambientali di tutti i giorni, in primis l’emergenza rifiuti.
Con un intento irriverente e provocatorio, gli accumuli di Arman possono sembrare confusionari, ma a una visione più attenta mostrano di essere un insieme perfettamente controllato, frutto della costruzione dello sguardo. “Nell’accumulo Arman cerca di cogliere l’essenza e dare una misura a quanto lo circonda” evidenzia la storica dell’arte Rachele Ferrario nel testo introduttivo al catalogo.

Arman “Sans titre”, 2002, violini sezionati tubetti di vernice e acrilico su tela nera cm 102×81

In Arman l’idea di accumulazione si fa tanto più controllata quanto più si assiste alla sua crescita artistica. Da insiemi di oggetti di varia natura egli passa, successivamente, ad accatastare oggetti tra loro identici, differenziati solo da un minimo particolare. “I telefoni, i tappi, i tubetti di colore si differenziano uno dall’altro per una variazione, un dettaglio o inclinazione minimi e per questo le suppellettili, amate, e gli elenchi sono condannati a restare eterogenei e mai dati una volta per tutte” continua Rachele Ferrario. E aggiunge: “Pensare di razionalizzare il mondo in una lista ‘di bellezze diverse’ ha qualcosa di folle, ha a che fare con il desiderio di alterazione della materia. Ma è una caratteristica insita nello spirito della società del secolo scorso da cui nasceranno i mass media, con le vetrine che hanno ispirato poeti, filosofi e artisti da de Chirico ai surrealisti, al Neo-Dada e alla Pop”.

La poetica di Arman ha quindi uno sviluppo binario nel tempo. Se da una parte troviamo le Accumulations, dall’altra troviamo esposto in mostra anche l’altro suo cavallo di battaglia: le frammentazioni. Una scelta azzardata, che va a porsi un po’ in contrapposizione con l’idea di accumulo. Sarà lo stesso Arman a dare però una spiegazione in merito, dicendo: “Credo che nel desiderio di accumulare sia insito un bisogno di sicurezza, mentre nel distruggere e tagliare vi sia la volontà di fermare il tempo”.

Un’idea di materialismo e cristallizzazione, quindi, che si sviluppa in binari paralleli all’interno della stessa mostra. Un aspetto non esclude l’altro, e anzi possono essere considerati complementari nella vita di tutti i giorni. Due facce della stessa medaglia, che permettono allo spettatore di aprire gli occhi sulla società contemporanea, in un percorso di riflessione e di presa di coscienza.

Tornabuoni Arte, Via Fatebenefratelli 34/36, Milano – 20121
tel. e fax +39 02.6554841
orari di apertura: lunedì 15.00-19.00; martedì – sabato 10.00-13.00/15.00-19.00. Fino al 6 dicembre 2019

 

Elena Di Stasio

 

Aperta al pubblico la Fonte Aretusa a Siracusa

 Concluso l’intervento di adeguamento strutturale e funzionale del sito, la Fonte Aretusa  ha aperto al pubblico un percorso di visita che consente di ammirarne dall’interno la bellezza, accompagnati dalle voci italiane di Isabella Ragonese, Sergio Grasso e Stefano Starna. L’audioguida è disponibile anche in lingua inglese, francese, spagnola e cinese.

Il percorso di visita restituisce l’emozione di un “viaggio” accanto allo specchio di acqua dolce popolato dai papiri nilotici e da animali acquatici, donati dai siracusani come devozione a una mitologia lontana dalle moderne religioni, superando le difficoltà di accedervi e permettendo di compiere una specie di percorso devozionale in piena sicurezza.

È il primo risultato del progetto di valorizzazione elaborato da Civita Sicilia come concessionario del Comune di Siracusa con la collaborazione della Fondazione per l’Arte e la Cultura Lauro Chiazzese. Il progetto, elaborato e diretto per la parte architettonica da Francesco Santalucia, Viviana Russello e Domenico Forcellini, ha visto la collaborazione della Struttura Didattica Speciale di Architettura di Siracusa e si è avvalso della consulenza scientifica di Corrado Basile, Presidente dell’Istituto Internazionale del papiro – Museo del Papiro.

Da oltre duemila anni, la Fonte Aretusa è uno dei simboli della città di Siracusa. Le acque che scorrono nel sottosuolo di Ortigia, ragione prima della sua fondazione, ritornano in superficie al suo interno, dove il mito vuole che si uniscano a quelle del fiume Alfeo in un abbraccio senza tempo. È un mito straordinario, cantato nei secoli da poeti, musicisti e drammaturghi. La storia di Aretusa e Alfeo è una storia d’amore, inizialmente non corrisposto, tra una ninfa e un fiume che inizia nella lontana Grecia e trova qui il suo epilogo, simbolo del legame che esiste tra Siracusa e la madrepatria dei suoi fondatori.

Ma la Fonte Aretusa è anche il luogo nelle cui acque, nel corso dei secoli, filosofi, re, condottieri e imperatori si sono specchiati e genti venute da lontano, molto diverse tra loro, sono rimaste affascinate, anche attraverso le numerose trasformazioni del suo aspetto esteriore.

La Fonte ospita da millenni branchi di pesci un tempo sacri alla dea Artemide e, da tempi più recenti, una fiorente colonia di piante di papiro e alcune simpatiche anatre che le valgono il nomignolo affettuoso con cui i Siracusani di oggi talvolta la chiamano, funtàna de’ pàpere.

Dalla Fonte si gode un tramonto che Cicerone descrisse “tra i più belli al mondo” e la vista del Porto Grande dove duemila anni fa si svolsero epiche battaglie navali che videro protagonista la flotta siracusana e dove le acque di Alfeo e Aretusa si disperdono nel mare in un abbraccio eterno.

Siracusa, Largo Aretusa, Info e prenotazioni +39 0931 65681 + 39 3357304378

Barbara Izzo

“Briciole di Solidarietà” a Montichiari

Una deliziosa serata, dalla temperatura ideale, per vivere la pieve di San Pancrazio di Montichiari (Brescia) ascoltando brani d’opera. L’iniziativa è stata del Circolo Musicale “Amici della Lirica Gianenzo Fantoni”, circolo lirico di Brescia, a favore dell’Associazione AISLA provinciale, grazie all’azione solidale soprattutto di Mario, uno dei membri del Consiglio.

Brigida Garda

Dario Giorgelè

Francesca Zanardelli

Alberto Bernareggi,

Ad esibirsi, le voci note sul panorama lirico italiano solitamente udibili durante le serate organizzate a Brescia, così come lo scorso luglio a Bedizzole, dal Circolo.

Brigida Garda, soprano; Francesca Zanardelli, mezzo soprano, Alberto Bernareggi, tenore e Dario Giorgelè, baritono. Al pianoforte d’accompagnamento il maestro Marco Paderni.

Le arie scelte spaziavano dalla famosissima “Largo al factotum” da “Il Barbiere di Siviglia” a “E lucevan le stelle” di Puccini e “Nessun dorma” da “Turandot”, oppure arie da “Il Trovatore”, “Traviata”, “I pescatori di perle” di Bizet, “Cenerentola” di Rossini, tra gli altri.

Duetti di Garda-Giorgelè e Bernareggi-Giorgelè con il Maestro Paderni

Brani impegnativi, soprattutto quelli scelti dalla soprano Garda, solita nell’offrire al pubblico pezzi meno visitati e in grado di essere sostenuti dalla sua voce, dal timbro deciso. Lo stesso dicasi per il baritono Giorgelè, dalla particolare, e particolarmente apprezzata, potenza vocale. Interessanti i duetti baritono-soprano e baritono-tenore. Sempre di alto livello le esibizioni di Zanardelli e Bernareggi, quest’ultimo dall’inconfondibile Do di petto.

Davvero un’iniziativa e una serata molto ben riuscita, perché è strettamente indispensabile dare palcoscenico alla musica lirica italiana, conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, pertanto sostenendo le voci che vi dedicano ore di esercitazioni e di studio; allo stesso tempo non dimenticando, come in questa circostanza, coloro che vedono le proprie forze venire meno a causa di una malattia che non può essere affrontata senza il sostegno di tutti.

Affresco della Pieve

L’occasione perfetta anche per ammirare la bellissima Pieve monteclarense, tra le più antiche della Lombardia, datando tra il V e il VI secolo. La massima importanza l’ebbe nel XII secolo con la costruzione dell’edifico romanico che si può vedere oggi. Varie Bolle vescovili e papali riconoscevano alla Pieve nei secoli il possesso di beni e il diritto di riscossione delle decime su tutto il territorio concessole in giurisdizione, che andava da Carpenedolo ad Acquafredda, fino a Calvisano. La dedicazione a San Pancrazio, giovinetto quattordicenne giunto a Roma dalla Frigia e convertitosi al cristianesimo, poi martirizzato durante la persecuzione dei cristiani sotto Diocleziano, è testimoniata dagli affreschi, alcuni ben conservati, altri parziali.

La Pieve è visitabile soltanto di domenica tra primavera ed estate, oppure su richiesta per gruppi, rivolgendosi agli “Amici della Pieve” (tel. 030961458).

 

Alessia Biasiolo

Prima europea a Verde Grazzano


Notevole prima europea del settore, a Verde Grazzano, al Castello di Grazzano Visconti, che si conclude oggi, 29 settembre 2019.
A giungere, via Grazzano, per la prima volta in Europa sono le originalissime creazioni di tre giovanissimi“designer”marocchini che infondono calore e anima a vecchi ceppi levigati dall’Oceano.
A rimanere affascinato dall’estro, dalla capacità creativa, dalla manualità di tre ragazzi è stato anche Umberto Pasti, il creatore del magnifico Giardino Atlantico che proprio è un vanto di Rohuna, villaggio a sessantacinque chilometri a sud di Tangeri.
Najim e Othman hanno 20 anni. Fanno i pastori, ma hanno una passione in comune: sognano di poter lavorare il legno e di diventare falegnami. Dopo varie traversie riescono ad aprire un loro laboratorio di falegnameria. Ai due si unisce anche Hisham. Insieme cominciano a realizzare mobili ispirati ai disegni rustici inglesi del 18° secolo, ma con forme e i colori selvaggi e pieni di gioia.
Dal loro atelier sull’Atlantico sono arrivate a Verde Grazzano, al Parco del Castello di Grazzano Visconti (Piacenza) alcune delle loro creazioni, naturalmente tutti pezzi unici, per essere presentati per la prima volta al pubblico italiano.

Roberta Barbaro (anche per la foto)

 

Il Trio Heroes e il Quartetto Werther a “Note in Biblioteca”

Trio Heroes 

“Note in biblioteca” – gli incontri musicali ad ingresso gratuito organizzati dalla IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti in collaborazione con Biblioteche di Roma – proseguono venerdì 4 ottobre 2019 alle 20.00 nella Biblioteca Ennio Flaiano (via Monte Ruggero 39) con il Trio “Heroes”.

Tre giovani musicisti – Mario Romeo, Samuele Telari e Andrea Pennacchi – che studiavano insieme presso il Conservatorio “Santa Cecilia” nella classe del Maestro Massimiliano Pitocco – hanno deciso di dar vita a questo trio di fisarmoniche con l’intenzione sia di far conoscere il ricco ma poco noto repertorio per quest’insolito gruppo strumentale sia di valorizzare le potenzialità della fisarmonica con trascrizioni di brani celebri. Nonostante siano ancora molto giovani – la loro età media è ventisette anni – ognuno dei musicisti di questo trio ha già avviato una brillante attività sia in gruppo che come solista: si sono affermati in importanti concorsi e ora suonano non solo in Italia ma anche in Europa, America e Asia.

Proprio con la trascrizione di uno dei brani più celebri di tutti i tempi, il Concerto “L’estate” dalle “Quattro Stagioni” di Antonio Vivaldi inizia quest’incontro musicale: sarà sorprendente ascoltare come il piccolo gruppo di violini e di altri strumenti ad archi riviva perfettamente nella nuova veste strumentale. Si passerà poi ad Astor Piazzolla, con alcuni suoi tanghi, tra cui i celeberrimi Adiòs Nonino e La muerte del Angel: qui le tre fisarmoniche potranno arricchire e intensificare la sonorità del più semplice bandoneon argentino. Si concluderà con tre musicisti contemporanei, che hanno accompagnato con le loro composizioni la recente rinascita della fisarmonica come strumento “classico”: si ascolteranno Sail del giovanissimo compositore di origini cinesi Junchi Deng, poi Proms, Pageant, Little Story e Balkan dance del polacco Janusz Wojtarowicz, leader e compositore della maggior parte dei pezzi del Motion Trio, un gruppo che è diventato un fenomeno di rilevanza mondiale nel mondo della musica. Infine Rondò capriccioso di Vladislav Zolotaryov, scomparso a poco più di trent’anni nel 1975, che è considerato uno dei più grandi compositori di musica per bayan, una moderna versione russa della fisarmonica, creata in Russia, che arricchisce di nuove possibilità la fisarmonica tradizionale.

Quartetto Werther

La serie autunnale di questi incontri musicali ad ingresso gratuito della IUC si conclude sabato 5 ottobre 2019 alle 11.30 nella Biblioteca “Vaccheria Nardi” (via Grotta di Gregna 37, tel. 0645460491, Roma).

Ne sarà protagonista uno dei migliori giovani gruppi italiani, il Quartetto Werther, formato da Misia Jannoni Sebastianini (violino), Martina Santarone (viola), Simone Chiominto (violoncello) e Antonino Fiumara (pianoforte). Il pianista è palermitano ma ha studiato al Conservatorio di Firenze, gli altri tre sono romani e hanno studiato al Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, tutti e quattro si stanno attualmente perfezionando col Trio di Parma e Pierpaolo Maurizzi. Sono ancora molto giovani (la loro età media è 24 anni) ma hanno già suonato presso importanti istituzioni musicali italiane e straniere, tra cui Teatro “La Fenice” di Venezia, Unione Musicale di Torino, Bologna Festival, Accademia Filarmonica Romana, Teatro Ristori di Verona, Moscow International House of Music.

Proprio nelle ultime settimane hanno colto importanti affermazioni: infatti hanno vinto il Concorso di musica da camera “Alberto Burri” di Città di Castello, sono stati tra i tre finalisti del prestigioso Concorso internazionale “Trio di Trieste”, dove si sono classificati come miglior quartetto, hanno suonato per due storici festival quali il Festival Pontino e la Sagra Musicale Umbra e sono arrivate importanti scritture dal Bologna Modern Festival e dal Festival delle Nazioni di Città di Castello. A questo punto una brillante carriera ai massimi livelli artistici non è più un auspicio ma è già una realtà per questi quattro bravissimi giovani musicisti.

In questo incontro musicale, che sarà preceduto da una breve introduzione all’ascolto, il Quartetto Werther suonerà due capolavori della musica da camera del Sette e dell’Ottocento, rispettivamente il Quartetto per pianoforte e archi in sol minore KV 478 di Wolfgang Amadeus Mozart e il Quartetto in mi bemolle maggiore op. 47 di Robert Schumann. Il Quartetto di Mozart, una delle due sole sue composizioni di questo genere, valorizza per la prima volta nella storia tutte le potenzialità di questo gruppo strumentale, facendone quasi un Concerto per pianoforte e orchestra in miniatura. Il Quartetto di Schumann – l’unico suo destinato a pianoforte e archi – fu composto nel 1842, uno degli anni più fecondi e creativi di questo autore, e ha quel tono entusiasta, spontaneo ed improvvisatorio che costituisce l’inimitabile fascino della musica di Schumann.

 

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

Anche a Ferrara il tour della Ritsumeikan University del Giappone

Alcuni membri del gruppo di studio

Nel 2018 la Ritsumeikan University di Kusatsu (Giappone) decide, su spinta del professor Ishida Masayoshi, di iniziare un nuovo ed inedito (su suolo giapponese) corso universitario, Scienza e cultura gastronomica. La prima e per ora unica realtà di questo tipo nel paese del Sol Levante, ma con solide basi di riferimento qui in Italia come l’Università Gastronomica di Pollenzo in Piemonte ed ALMA a Colorno (Parma). Alla fine del primo anno di corso la Ritsumeikan ha deciso di strutturare un viaggio studio e scoperta di cibi e tradizioni ed è stato scelto proprio il nostro Belpaese, ulteriore conferma che l’Italia rimane il faro culinario nel mondo per vastità e qualità di prodotti, considerando anche quanto antica e importante è l’arte culinaria dell’estremo oriente.

La delegazione, formata da 22 studenti guidati dal professor Ishida Masayoshi e collaboratori, dopo un primo ed intensissimo percorso in Piemonte presso l’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo e subito dopo l’apertura di Cheese Slow Food, si è diretta in Emilia-Romagna, la Regione la cui cucina è considerata la migliore al Mondo (non ultimo lo stesso Forbes ne ha lodato le radici ed i prodotti.

La prima e più corposa tappa in assoluto è stata la perla per eccellenza, Ferrara, città patrimonio dell’Unesco, cui diede lustro la casata Estense e patria del cuoco rinascimentale per antonomasia, lo Scalco Cristoforo di Messisbugo. Con l’aiuto del gastronauta Valentino Bega, anche tappa alla manifestazione Tramonto DiVino (degustazione dei prodotti IGP e DOP emiliano romagnoli a Scortichino), fino ad incontrare l’Università di Ferrara ed una delegazione del mondo economico dopo la visita culturale alla città, curata anche questa dagli Uffici del Turismo del Comune.

Proprio da Ferrara sta nascendo un progetto ideato dalle Associazioni Culturali Salinguerra II e Yujo-友情 Ferrara che interessa sia la città Estense che la Ritsumeikan University, con importanti studiosi italiani della storia e cultura del cibo.

Quindi a Modena, altra città del Ducato Estense e ricchissima di gastronomia, con la visita dell’antica torrefazione Molinari, il Mercato coperto Albinelli, luogo che coniuga storicità, bellezza ed innovazione, per giungere infine al Refettorio di Massimo Bottura, considerato da anni il miglior cuoco al mondo. Il progetto Refettorio è gestito tramite la fondazione Food for Soul contro gli sprechi alimentari e nelle stesso tempo creare inclusione aiutando i più poveri.

 

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)

La Costa d’Amalfi celebra la sua sfogliatella con il Santarosa Pastry Cup

Nel suggestivo borgo marinaro di Conca dei Marini si è già da tempo messa in moto la macchina organizzativa del Santarosa Pastry Cup, kermesse che si è ritagliata negli anni una sua identità nel panorama degli eventi gastronomici nazionali, tappa ambita da pasticceri e barman professionisti di tutta Italia.

Ideato nel 2012 da Tiziana Carbone nell’ambito dell’A.L.O.E. (Associazione dei Liberi Operatori Economici) e sostenuto dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gaetano Frate, con l’entrata nel team organizzativo di Antonio Vuolo e di Nicola Pansa della storica Pasticceria Pansa di Amalfi, il concorso nasce come tributo alla sfogliatella Santarosa, dolce creato proprio a Conca dei Marini nel XVIII secolo, nelle cucine dell’omonimo monastero di suore di clausura (oggi rinomato resort di lusso) che, dopo più di un secolo, ha ispirato la famosa sfogliatella napoletana.

Giovedì 26 settembre, la Costiera Amalfitana ospiterà il gotha della Pasticceria Nazionale che si sfiderà a colpi di prelibatezze presentando una creazione dolciaria ispirata alla Sfogliatella Santarosa, declinata secondo un tema particolare. Quello proposto per questa ottava edizione del SPC è “La Santarosa…Sciantosa, richiamando proprio il legame tra la cultura francese e quella partenopea quando, sull’onda di un’eco transalpina, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento del secolo scorso, si diffuse anche a Napoli la moda dei “Café-chantant” e delle “Chanteuse”, ben presto napoletanizzate in “Sciantose”, termine che nell’uso comune veniva associato ad una donna sicuramente di bell’aspetto, vanitosa e attraente. Proprio come la Sfogliatella Santarosa, un dolce dalla croccantezza ammaliatrice e dalla seducente armonia di sapori che a Napoli, incontrando i gusti dell’epoca, vestì i panni della sua versione “riccia”.

Come rendere, dunque, sciantosa una Sfogliatella Santarosa? E’ questa la sfida lanciata ai pasticcieri dell’VIII edizione del Santarosa Pastry Cup, a cui verrà chiesto di realizzare una creazione dolciaria originale e esclusiva ispirata alla Santarosa, arricchendola però di un elemento “dal sapore francese”.
A decretare il vincitore del Santarosa Pastry Cup 2019 sarà una giuria di qualità costituita da eccellenze assolute del settore enogastronomico nazionale oltre che dai maggiori rappresentanti della pasticceria targata Costa d’Amalfi: Sal De Riso, pluripremiato Maestro Pasticcere AMPI e titolare dell’omonima Pasticceria/Bistrot di Minori, e Nicola Pansa, della storica Pasticceria Pansa di Amalfi, di recente insignito della stella del World Pastry Stars.

Nei precedenti appuntamenti, l’evento ha visto prestigiosi pasticcieri e cuochi d’Italia sfidarsi tra loro nella realizzazione di una creazione dolciaria, originale ed esclusiva, ispirata alla sfogliatella Santarosa e al tema proposto, giudicati da una giuria di qualità che ha decretato i vincitori assoluti della competizione e che ha visto avvicendarsi, tra le sue fila, nomi del calibro di Gino Fabbri, Roberto Rinaldini, Sal De Riso, Francesco Boccia, Alfonso Pepe, Alfonso Iaccarino, Gennaro Esposito, Peppe Guida, Loretta Fanella, Livia Chiriotti, Carla Icardi e tanti altri.

Tiziana Carbone, Nicola Pansa, Antonio Vuolo (anche per le fotografie)