Il Jazz Domani al Camploy di Verona

Al Teatro Camploy riprende la quinta edizione della rassegna “La Città del Jazz”, presentata dalla Big Band Ritmo Sinfonica “Città di Verona”, con la direzione artistica di Marco Pasetto e la direzione tecnica di Paolo Girardi, in co-organizzazione con il Comune di Verona – Cultura.

La rassegna, a ingresso libero, vedrà sul palco il 16 gennaio, alle ore 21, il Gruppo Jazz del Conservatorio di Verona; il 13 febbraio il Gruppo Jazz del Conservatorio di Adria; il 19 marzo quello del Conservatorio di Vicenza e infine, il 16 aprile, il gruppo del Conservatorio di Trento.

Il programma, già stimolante, si completa con musicisti veronesi molto noti. Il quartetto di Andrea Pimazzoni, vincitore nel 2017 del premio Zorzella; la Future Orchestra di Luca Donini, jazzista e docente di conservatorio; la Sax Dreamers Jazz Orchestra di Rizzardo Piazzi, un quintetto formato da soli sax; la Big-Band Ritmo-Sinfonica Città di Verona che, con Daria Toffali alla voce, presenterà il disco, recentemente inciso, dedicato alla bossa nova e, a conclusione della rassegna, Giordano Bruno Tedeschi e la Ritmosinfonik Jazz Lab, altra formazione di giovani musicisti.

Negli ultimi anni lo studio delle musiche improvvisate, audiotattili, popolari e jazz si è fatto strada nell’ordinamento dei Conservatori italiani, ritagliandosi un ruolo importante. La condivisione di spazi e istituzioni con i percorsi di studio classici è senz’altro una ricchezza, nonché un chiaro segno di continuità e comunanza tra quelle che sono diverse espressioni musicali della stessa cultura, variamente declinate nel tempo e nello spazio. Sembra quasi una contraddizione che una musica come il jazz, dalle origini umili e dallo sviluppo spontaneo, possa essere insegnata nei Conservatori. Lo è se si pensa che l’espressione artistica personale non richieda rigore nella pratica, che la trasmissione di emozioni con la musica possa prescindere dalla tecnica o che si possa innovare consapevolmente senza avere coscienza della tradizione. Non lo è per chi condivide lo spirito di questa frase pronunciata dal grande sassofonista jazz Lee Konitz: “Il modo migliore di prepararsi è quello di non prepararsi affatto. E ci vuole tanta preparazione per riuscirci”.

L’ensamble “ Blow Up” è costituito da Stefano Benini – flauto e didgeridoo, Cristina Mazza – sax alto, Marco Pasetto – sax soprano e clarinetto basso, Bruno Marini – sax baritono e pianoforte, Max Bitasi – percussioni e didgeridoo, Chubby John – basso, B.C Bag – batteria. Il repertorio comprende autori quali Lennie Tristano, Duke Ellington, Gil Evans, Horace Silver, Herbie Mann, John Lennon ed è trattato in modo non convenzionale immergendosi nell’improvvisazione come in un caos sonoro da cui emergono in modo spontaneo e in tempo reale i frammenti tematici che vengono elaborati e ingranditi come in un puzzle. Il tutto supportato da una ritmica ricca di groove e power, sulla quale si dipanano i dialoghi, i soli e le parti di insieme, in una dimensione di “composizione estemporanea” che non trascura l’aspetto ludico e teatrale. Blow Up è un gioco di parole che allude al soffiare, poiché i protagonisti sono gli strumenti a fiato. Il gruppo si è formato nell’estate 2018. Nel settembre 2018 è stato invitato a suonare al Teatro Laboratorio (Teatro Scientifico) di Verona per la celebrazione dei 50 anni del teatro. Nel settembre 2018 ha registrato un album per l’etichetta Maxy Sound.

Gruppo Jazz del Conservatorio di Verona. Il programma che sarà eseguito, ancora in fase di definizione, sarà comunicato. Formazione: Mezuru Takahashi – Tromba; Donato Dalia – Chitarra; Carlo Alberto Danieli – Basso; Daniel Emanuele – Batteria. Docente: Antonio Cattano.

Freschezza e modernità sembrano essere le parole d’ordine dell’Andrea Pimazzoni Quartet, il nuovo progetto del sassofonista che si rivela in questo frangente non solo improvvisatore virtuoso ma anche raffinato compositore. Per il repertorio di composizioni originali e standard jazz Pimazzoni riunisce nel suo quartetto tre dei più interessanti giovani musicisti della scena jazzistica nazionale: Paolo Malacarne alla tromba, Giulio Corini al contrabbasso e Filippo Sala alla batteria. Niente di meglio di un pianoless quartet, in cui l’assenza dello strumento armonico apre a un’ottica di improvvisazione corale, per valorizzare al massimo le potenzialità del gruppo.

Il Dipartimento jazz del Conservatorio “A.Buzzolla” di Adria (Rovigo) presenta una formazione di studenti del biennio che eseguirà̀ standard jazz della tradizione, con particolare attenzione e cura negli arrangiamenti. Docenti: Prof. Luca Donini e Prof. Paolo Ghetti. Formazione: Luca Bettella – voce; Alessandra Abbondanza -voce; Andrea Elisei – batteria; Lorenzo Miatto – basso elettrico; Patrick Antonucci – chitarra elettrica.

Future Orchestra Jazz Big Band, ensemble di musicisti professionisti, fondata nel 1989 dal M° Luca Donini. L’Orchestra proporrà un viaggio di brani originali, da lui stesso composti e arrangiati, tesi ad esplorare linguaggi musicali di altre aree geografiche, linguistiche e culturali, rielaborandoli attraverso l’improvvisazione. Il solido impianto ritmico, la brillantezza delle sezioni dei fiati e le splendide capacità dei singoli musicisti fanno le particolarità di questa meravigliosa formazione.

Gruppo Jazz del Conservatorio di Vicenza Deep Art Boys è una formazione nata nel 2019 in occasione della partecipazione al Festival Jazz “Blue In Lac” ad Annecy (Francia), comune gemellato con quello di Vicenza, nell’ambito degli scambi culturali fra le due città. Lo stile del gruppo è basato sul linguaggio jazzistico sviluppatosi dagli anni 70 ad oggi, caratterizzato da una ricerca armonica più orientata verso il sistema modale e da una più esplicita ricerca di poliritmie e cambi metrici. Il repertorio del quintetto è costituito principalmente da brani originali scritti dai componenti ma sono presenti anche interpretazioni di composizioni di Kenny Wheeler, Joe Henderson, Wayne Shorter e Kenny Barron. Docente: Paolo Birro. Formazione: Pietro Mirabassi – sassofono tenore; Leonardo Franceschini – chitarra; Andrea Ragnoli – pianoforte; Francesco Bordignon – contrabbasso; Niccolò Romanin – batteria.

SAX Dreamers è un’orchestra di recente costituzione interamente dedicata all’affascinante mondo del saxofono. Riunisce cinque saxofonisti di lunga esperienza maturata all’interno delle più note big band veronesi. Una completa sezione di sax dunque che comprende Rizzardo Piazzi e Paolo Pesenti al sax alto, Riccardo Barbesi e Andrea Giacometti al sax tenore e Marco Ledri al sax baritono oltre a una completa sezione ritmica formata da Alberto Olivieri alla batteria, Carlo Alberto Danieli al basso, Domenico Alfonsi alla chitarra e Francesco de Marco al pianoforte. Il repertorio è costituito da arrangiamenti orchestrali appositamente concepiti per questa formazione. Comprende brani di Duke Ellington, Miles Davis, Benny Carter, Lennie Niehaus, Horace Silver ed altri.

Gruppo Jazz del Conservatorio di Trento. La musica di Duke Ellington e Billy Strayhorn. Questo progetto nasce dall’unione della creatività, dalla divisione del lavoro e dalla passione per la musica afroamericana da parte degli studenti del dipartimento Jazz del conservatorio F.A. Bonporti di Trento/Riva del Garda. Il progetto vuole essere un omaggio a due dei più grandi compositori della storia del Jazz, che hanno lasciato un enorme segno e dato vita a nuovi modi di intendere la musica stessa. Gli arrangiamenti che sentirete sono originali e prodotti dagli studenti, anche frutto degli insegnamenti e degli scambi avuti durante il loro percorso sotto la guida di tutti i maestri che hanno lavorato o lavorano al Conservatorio di Trento; un grazie sentito va a Paolo Silvestri, Roberto Cipelli, Robert Bonisolo, Roberto Spadoni, Luca Bragalini. Il progetto è stato seguito e fatto fiorire grazie ai consigli e al lavoro di gruppo con Roberto Cipelli, musicista e docente di pianoforte Jazz al conservatorio Bonporti. Formazione: Caterina Chierico – voce; Serena Marchi – flauto; Martina D’Amico – sax contralto; Zeno Merlini – sax tenore; Stefano Mosna – chitarra; Francesco Benini – pianoforte; Alessandro Bettoglia – basso; Patrizio Mimiol – batteria.

R.B.

 

Il Concerto di Capodanno al Teatro Carlo Felice, con l’inconfondibile “Janoska Style”

Janoska Ensemble di Andreas Bitesnich

Salutare il nuovo anno con una musica benaugurante, positiva e leggiadra, come quella dei valzer di Strauss. È una tradizione che anche il Teatro Carlo Felice di Genova rispetta, ma che, al tempo stesso, rinnova. Mercoledì 1 gennaio 2020 alle ore 16, infatti, sul palcoscenico della fondazione lirico-sinfonica genovese verranno eseguite pagine immancabili in un Concerto di Capodanno come l’Ouverture dal Pipistrello e Sul bel Danubio blu di Johann Strauss II, ma non alla viennese. Bensì “alla Janoska”, ovvero secondo quello stile inconfondibile che contraddistingue i tre fratelli Ondrej Jánoška, Roman Jánoška (violino), František Jánoška (pianoforte) e il loro cognato Julius Darvas (contrabbasso), che per l’occasione suoneranno insieme all’Orchestra del Teatro Carlo Felice, diretta da Jakob Brenner, in un programma dal titolo Janoska Style goes Symphonic. Con la partecipazione speciale del quarto fratello Jánoška, Arpád, cantante.

Come definire quello che la critica, colpita dalla fantasia creativa del quartetto di Bratislava, ha chiamato “Janoska Style”? Non è facile e lo stesso Janoska Ensemble si rifiuta di etichettarlo. Si tratta di una sintesi originale tra la musica classica (che rimane la fonte d’ispirazione principale), il jazz, la musica latina, la musica popolare slovacca, il pop. E qualunque altro spunto musicale che la sensibilità dello Janoska Ensemble senta adatto ad entrare con naturalezza nelle sue improvvisazioni e nei suoi arrangiamenti.

«Fin da quando eravamo piccoli – spiega Ondrej – suoniamo tutti i giorni e preferibilmente insieme. Musicalmente siamo così legati, che spesso intuiamo ciò che l’altro sta per suonare!» Il risultato è una musica che fonde le note scritte, certe e immutabili della classica, con le trovate imprevedibili dell’improvvisazione. Un percorso che, iniziato nell’infanzia, è culminato nel CD della Deutsche Grammophon Janoska Style, uscito nel 2016. E che così riassume Julius Darvas, contrabbassista di formazione accademica rigorosa: «Vogliamo restituire alla musica classica l’arte dell’improvvisazione, che è andata persa, ma che ad esempio in epoca barocca era ancora una pratica comune per ogni musicista.»

Oltre ai due brani di Strauss, il programma del concerto prevede la Sinfonia n. 1 di František Jánoška, sorta di poema sinfonico intitolato Impressions along the Danube, diviso in tre parti ciascuna dedicata a una città toccata dal Danubio (Bratislava, Vienna, Budapest). E inoltre, Cole over Beethoven, sempre di František, dove Night and Day di Cole Porter incontra a sorpresa la Sonata “al chiaro di luna” di Beethoven, Oblivion di Piazzolla in un arrangiamento raffinatissimo e Paganinoska, una scatenata e caleidoscopica improvvisazione sul Capriccio n. 24 di Paganini composta dall’intero Ensemble.

Orari di biglietteria: martedì 31 dicembre dalle 11.00 alle 18.00, mercoledì 1 gennaio dalle 14.30 alle 16.15. Si ricorda inoltre che i biglietti per il Concerto di Capodanno sono acquistabili online su Vivaticket e Happy Ticket.

Massimo Pastorelli (anche per la fotografia)

Concerto di Capodanno con l’Ensemble Roma Sinfonietta e il violino di Vincenzo Bolognese

Vincenzo Bolognese

Mercoledì 1 gennaio 2020 alle 18.00 Roma Sinfonietta con il violino solista Vincenzo Bolognese festeggia l’inizio del nuovo anno con i valzer di Strauss e il tango di Astor Piazzolla. Eccezionalmente la stagione musicale dell’Università di Roma “Tor Vergata” si trasferirà per il Concerto di Capodanno al Teatro Tor Bella Monaca, in via Bruno Cirino.

L’Ensemble Roma Sinfonietta e il violinista Vincenzo Bolognese dedicano la prima parte del concerto ad Astor Piazzolla, il grande musicista argentino autore di tanti famosissimi tanghi ma anche di bellissime musiche da concerto: sono in programma “Oblivion”, “Libertango” e le “Cuatro Estaciones Porteñas” (Le quattro stagioni di Buenos Aires), che sono l’equivalente moderno delle Quattro Stagioni di Vivaldi, trasportate dal creatore del ‘nuevo tango’ nelle atmosfere, nei colori e nei suoni di Buenos Aires.

Il concerto si conclude con alcuni tra I brani più noti di Johann Strauss junior. Si inizia con “Leichtes Blut” (A cuor leggero) e “Unter Donner und Blitz” (Tra tuoni e fulmini), due polke veloci, particolarmente vivaci e trascinanti, soprattutto la seconda, con le percussioni che si divertono a riprodurre scherzosamente la tempesta musicale evocata dal titolo. Poi si passa ai valzer, con “Wein, Weib und Gesang” (Vino, donna e canto), uno dei più belli e sicuramente uno dei più famosi, e con “Rosen aus dem Süden” (Rose del sud), dedicato dall’autore “col più profondo rispetto a sua Maestà Umberto I re d’Italia”, con l’inevitabile immagine del Vesuvio sulla prima pagina dello spartito.

Vincenzo Bolognese ha suonato come solista per le più importanti Istituzioni musicali, tra cui Teatro San Carlo di Napoli, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Maggio Musicale Fiorentino, Sinfonia Varsovia, Orchestra Sinfonica di Berlino, Musikhalle di Amburgo, Alte Oper di Francoforte, Orchestre National du Capitol di Tolosa. È regolarmente invitato in Giappone dove ha sempre ottenuto un grande successo di pubblico e critica. Si è esibito con molti grandi direttori, quali Accardo, Sinopoli e Temirkanov. Ha inciso cd con musiche di Paganini, Tartini e Ysaye. E` stato Primo violino di spalla dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ruolo che ricopre attualmente presso l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma. Suona un violino “Mattia Albani” della fine del Seicento.

L’Orchestra Roma Sinfonietta ha collaborato non solo con grandi musicisti classici ma anche con compositori di musica da film e musicisti jazz, pop e rock, come Nicola Piovani, Luis Bacalov, Ennio Morricone, Quincey Jones, Roger Waters, Dulce Pontes, Claudio Baglioni, Amedeo Minghi, Bruce Springsteen, Javier Girotto, Peppe Servillo, Michael Bolton, Michael Nyman, Gianni Ferrio, Jeff Mills, Pino Daniele. Con Ennio Morricone in particolare collabora ininterrottamente da circa 15 anni e con lui ha tenuto concerti nei più grandi e prestigiosi teatri del mondo, tra i quali Barbican Centre e Royal Albert Hall di Londra, Palazzo dei Congressi di Parigi, International Forum di Tokyo, Radio City Hall di New York, Parco della Musica di Roma, Teatro Massimo di Palermo, Arena di Verona, Teatro Greco di Taormina, Festival Hall di Osaka, Olympic Gymnasium di Seoul, Teatro del Cremlino di Mosca.

 

Mauro Mariani

 

Tre concerti di Roma Sinfonietta dedicati alla musica di Astor Piazzolla

Domani, mercoledì 18 dicembre 2019, Roma Sinfonietta eseguirà in tre diverse occasioni la musica di Astor Piazzolla nel sesto Municipio: la mattina alle 12.00 per gli studenti delle scuole medie e superiori della zona nell’Auditoriumin “E. Morricone” dell’ Università di Roma “Tor Vergata” (Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1), il pomeriggio alle 16.00 nell’Aula consiliare del Municipio (via Duilio Cambellotti 11, ingresso libero fino ad esaurimento posti) dove il Presidente invita il personale amministrativo e tutti gli abitanti del sesto Municipio. Infine alle 18.00 di nuovo nell’Auditorium “E. Morricone” nell’ambito della stagione concertistica di Roma Sinfonietta presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. È un’iniziativa volta a coinvolgere sempre più gli abitanti del municipio nelle attività musicali e più in generale culturali dell’Università.

 

Vincenzo Bolognese

Questi tre concerti sono interamente dedicati alla musica di Astor Piazzolla, il grande compositore argentino autore di tanti famosissimi tanghi ma anche di bellissime musiche da concerto, che saranno eseguite dall’Ensemble Roma Sinfonietta col solista Vincenzo Bolognese, uno dei migliori violinisti italiani. Sono in programma Oblivion, Libertango, Ave Maria e le Cuatro Estaciones Porteñas (Le quattro stagioni di Buenos Aires), che sono ispirate chiaramente alle Quattro Stagioni di Vivaldi e intrecciano felicemente la tradizione colta e il ‘nuevo tango’.

Vincenzo Bolognese ha suonato come solista per le più importanti Istituzioni musicali, tra cui Teatro San Carlo di Napoli, Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Maggio Musicale Fiorentino, Sinfonia Varsovia, Orchestra Sinfonica di Berlino, Musikhalle di Amburgo, Alte Oper di Francoforte, Orchestre National du Capitol di Tolosa. È regolarmente invitato in Giappone dove ha sempre ottenuto un grande successo di pubblico e critica. Si è esibito con molti grandi direttori, quali Accardo, Sinopoli e Temirkanov. Ha inciso vari cd con musiche di Paganini, Tartini e Ysaye. E` stato a lungo Primo violino di spalla dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, ruolo che ricopre attualmente presso l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma. Suona un violino “Mattia Albani” della fine del Seicento.

L’Orchestra Roma Sinfonietta ha collaborato non solo con grandi musicisti classici ma anche con compositori di musica da film e musicisti jazz, pop e rock, come Nicola Piovani, Luis Bacalov, Ennio Morricone, Quincey Jones, Roger Waters, Dulce Pontes, Claudio Baglioni, Amedeo Minghi, Bruce Springsteen, Javier Girotto, Peppe Servillo, Michael Bolton, Michael Nyman, Gianni Ferrio, Jeff Mills, Pino Daniele. Con Ennio Morricone in particolare collabora ininterrottamente da circa 15 anni e con lui ha tenuto concerti nei più grandi e prestigiosi teatri del mondo, tra i quali Barbican Centre e Royal Albert Hall di Londra, Palazzo dei Congressi di Parigi, International Forum di Tokyo, Radio City Hall di New York, Parco della Musica di Roma, Teatro Massimo di Palermo, Arena di Verona, Teatro Greco di Taormina, Festival Hall di Osaka, Olympic Gymnasium di Seoul, Teatro del Cremlino di Mosca.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

Concerto di Natale al Camploy

Da Gorni Kramer all’ultimo brano di Lucio Dalla, in un Concerto di Natale che racconta il meglio della canzone d’autore italiana. Sabato 21 dicembre a partire dalle 21.15, sarà in scena, sul palco del Teatro Camploy, la Big Band Ritmo-Sinfonica Città di Verona che, in collaborazione con il Comune, offre a tutti i veronesi una serata di grande musica e spettacolo.

Quest’anno il tradizionale Concerto di Natale si intitolerà “Un sabato italiano”, in omaggio al celebre pezzo di Sergio Caputo. Il programma propone grandi brani della musica leggera degli ultimi 50 anni, nel segno delle canzoni che hanno accompagnato la vita di ciascuno di noi. A eseguirli la Big Band con i suoi 40 elementi, affiancata dalla voce di Stephanie Ocèan Ghizzoni, ospite d’onore della serata. Sul palco del Camploy troveranno forma arrangiamenti originali anche con ritmica jazz che, assieme alle sonorità dei fiati e alla voce di Ghizzoni, daranno vita a uno spettacolo che si preannuncia unico.

L’ingresso al concerto è gratuito. Sarà possibile ritirare gli inviti, fino ad esaurimento, all’Ufficio Relazioni con il Pubblico di via Adigetto, a partire dalle 9 di mercoledì 18 dicembre.

L’evento è stato presentato a palazzo Barbieri, dall’assessore alla Cultura Francesca Briani, dal presidente della Big Band Paolo Girardi e dal direttore Marco Pasetto. Presente la cantante Stephanie Ghizzoni.

“Il Concerto di Natale – ha detto l’assessore Briani – è uno straordinario evento che da 22 anni la Big Band organizza per i veronesi. Una bella occasione per stare insieme, per scambiarsi gli auguri e per assistere a uno spettacolo di altissimo livello. Il successo di questo concerto è dimostrato dalla grande attesa che ogni anno riesce a generare: gli ingressi vanno esauriti in pochissimo tempo, il che dimostra quale sia l’attenzione del pubblico e la qualità di questa serata”.

“Al Camploy – ha detto Pasetto – proporremo 50 anni di canzone d’autore italiana, in un programma che ha selezionato i più grandi interpreti e i migliori autori della nostra musica leggera. Un repertorio vario, ma accomunato dall’unicità di ogni pezzo”.

 

Roberto Bolis

Il Quartetto di Cremona alla IUC

Alle 17.30 di oggi, 14 dicembre 2019, presso l’Aula Magna della Sapienza di Roma prosegue il ciclo di concerti della IUC (Istituzione Universitaria dei Concerti) intitolato “Esplorando Mozart” e affidato al Quartetto di Cremona, che si è affermato come una dei gruppi più interessanti della musica classica in campo italiano ed internazionale e con i suoi concerti e i suoi dischi riscuote unanimi consensi di pubblico e critica. In programma tre dei famosissimi Quartetti dedicati da Mozart a Haydn, tra i massimi capolavori di Mozart e di tutta la storia del quartetto.

Tra il 1782 e il 1785 Mozart compose sei quartetti dedicati a Haydn, che era ed è giustamente considerato il creatore del quartetto per archi. I due compositori non solo si ammiravano reciprocamente ma si conoscevano anche personalmente e talvolta si riunivano con altri musicisti in casa dell’uno o dell’altro per suonare insieme proprio dei quartetti. Mozart premise a questi sei quartetti una bellissima dedica in italiano “al mio caro amico Haydn”, in cui affermava che essi “erano il frutto di una lunga e laboriosa fatica”, mettendo così in rilievo quanto sentisse la responsabilità dell’inevitabile confronto con i quartetti del più anziano maestro. E concludeva dicendo: “Ti supplico però di guardarne con indulgenza i difetti, che l’occhio parziale di padre mi può aver celati, e di continuare, loro malgrado, la generosa tua amicizia a chi tanto l’apprezza, mentre son di cuore il tuo sincerissima amico”. Haydn ricambiava pienamente l’affetto e la stima del giovane Mozart, come testimonia quel che disse al padre di lui: “Vi dico davanti a Dio, come uomo d’onore, che vostro figlio è il maggior musicista ch’io conosca di persona o di reputazione. Ha gusto e, ciò che più conta, un grandissimo mestiere compositivo”. Sarebbe improprio e ingiusto dire che Mozart abbia superato Haydn, ma sicuramente, prendendo le mosse da lui, aggiunse qualcosa all’arte del più anziano maestro e raggiunse nuovi lidi.

In questa occasione saranno eseguiti il Quartetto n. 16 in mi bemolle maggiore K 428, il Quartetto n. 18 in la maggiore K 464 e il Quartetto n. 17 in si bemolle maggiore K 458, noto col titolo “La caccia”, rispettivamente terzo, quinto e quarto dei sei “Quartetti Haydn”. I rimanenti tre sono in programma in altri concerti di Esplorando Mozart”.

Il Quartetto di Cremona (il nome della città lombarda è stato scelto in omaggio ai grandi liutai cremonesi Stradivari e Guarneri, ma la sede del quartetto è Genova) è stato fondato nel 2000 e si avvia dunque a festeggiare il traguardo dei vent’anni di attività. Si è affermato come una delle realtà cameristiche più interessanti a livello internazionale ed è regolarmente invitato ad esibirsi nei principali festival e rassegne musicali in Europa, America del sud, Stati Uniti ed Estremo Oriente. Tra i suoi più recenti debutti internazionali da ricordare sono certamente Amburgo, Vancouver, Zurigo, Stoccolma, Ginevra, Madrid, Washington, Valencia e Cartagena de Indias. In questa stagione compirà un lungo tour negli USA e suonerà inoltre in Olanda, Spagna, Germania, Albania, Taiwan, Finlandia, oltre che nelle principali città italiane. In campo discografico ha inciso l’integrale dei Quartetti di Beethoven (eseguiti anche in una tournée internazionale, che ha incluso la IUC) cui sono stati assegnati importanti riconoscimenti, come il Supersonic Award, l’Echo Klassik e il premio ICMA. È recente un nuovo cd dedicato a Schubert. Questi sono i quattro musicisti del quartetto e gli strumenti da loro suonati: Cristiano Gualco – violino “Dom Nicola Amati”, Cremona 1712; Paolo Andreoli – violino Paolo Antonio Testore, Milano ca. 1758; Simone Gramaglia – viola Gioachino Torazzi, ca. 1680; Giovanni Scaglione – violoncello Dom Nicola Amati, Bologna 1712.

Un’ora prima del concerto, alle 16.30 nella Sala Multimediale adiacente all’Aula Magna, avrà luogo un incontro col M° Liutaio Claudio Rampini, che continuerà a guidarci nel complesso mondo della costruzione dei violini: si parlerà di disegno, di sezione aurea, e di un liutaio romano che ha vissuto e lavorato a New York: Fernando S. Sacconi, uno dei maggiori liutai ed esperti di violini antichi del ‘900. È previsto l’intervento del Quartetto di Cremona, che mostrerà al pubblico presente gli strumenti con cui verrà eseguito il loro concerto.

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

“Men in Christmas”: il Natale nel canto di 5 voci maschili

Due tenori, due baritoni e un basso. Un quintetto di voci maschili, con tutto ciò che questo significa a livello di timbri e colori, tendenti allo scuro o al semiscuro. È con questa sonorità particolare e antichissima (la tradizione del coro maschile si perde nella notte dei tempi ed è diffusa tra tutte le culture) che il ciclo “Domenica in musica” a Genova festeggia il Natale nel suo settimo appuntamento, domenica 15 dicembre nel Primo Foyer del Teatro Carlo Felice alle ore 11. Titolo del programma, un eloquente (e ironico) Men in Christmas. Ce n’è per tutti i gusti: dal severo Exultate Deo di Palestrina all’allegro evergreen Jingle Bells, dalla raffinata Sérénade d’hiver di Camille Saint-Saëns all’immancabile White Christmas di Irving Berlin. Protagonista, l’Ensemble Simone Molinaro diretto da Francesco Lambertini, un quintetto “a voci pari” molto attivo, dalle scelte di repertorio sempre originali, formato da Salvatore Gaias e Claudio Isoardi (tenori), Matteo Armanino e Tiziano Tassi (baritoni), Marco Piretta (basso).

Ingresso: € 8 (intero), € 6 (ridotto under 26). Orari di biglietteria: martedì-venerdì dalle 11:00 alle 18:00, sabato dalle 11:00 alle 16:00 e un’ora prima dello spettacolo. Apertura domenicale in occasione del ciclo “Domenica in musica”: ore 10:30-11:15.

 

Massimo Pastorelli