Le Stagioni di Joseph Haydn inaugurano i concerti pomeridiani della IUC del ciclo pomeridiano del sabato nell’Aula Magna della Sapienza

Orchestra del XVIII Secolo, foto Annelies van der Vegt

Questo “oratorio profano” del 1801 è il punto d’arrivo della musica del Settecento ed allo stesso tempo il punto di partenza dell’Ottocento e può essere visto come il simbolico passaggio di testimone tra l’anziano Haydn e il giovane Beethoven. È uno dei massimi esiti del classicismo musicale, ma fu molto amato dai romantici, che vi riconoscevano il loro stesso amore per la natura: “Le stagioni” infatti sono ricche di descrizioni sonore della natura – e in questo ricordano Vivaldi – e soprattutto sono permeate dal senso della comunione dell’uomo con la natura. I protagonisti sono tre contadini: Simon (basso), ricco d’anni e d’esperienza, e i giovani fidanzati Hanne (soprano) e Lukas (tenore). Il coro dà voce di volta in volta ai contadini, ai cacciatori e alla gente del villaggio.

L’inglese Marcus Creed, con la sua esperienza internazionale come direttore d’orchestra e come maestro di coro, è un interprete ideale del repertorio sinfonico-corale. Ha partecipato a tutti i principali festival europei quali Salisburgo, Lucerna ed Edimburgo, collaborando con complessi ed orchestre celeberrimi quali Berliner Philharmoniker, Akademie für Alte Musik, Berlin Staatsoper e Berlin Staatskapelle.

L’Orchestra del XVIII Secolo – fondata nel 1981 dal leggendario Frans Brüggen, che ne fu il direttore principale fino alla sua scomparsa nel 2014 – è uno storico rappresentante del moderno ritorno agli strumenti originali e alle prassi esecutive d’epoca: è tuttora insuperabile nel campo delle esecuzioni storicamente informate. È composta da musicisti di oltre venti nazionalità ed effettua regolarmente tournée in ogni continente. L’orchestra è basata ad Amsterdam, come Cappella Amsterdam, con cui collabora regolarmente: questo coro è rinomato per l’assoluta purezza e la totale omogeneità del suono e per l’intonazione perfetta.

Con loro un cast vocale internazionale, formato da tre dei migliori specialisti di questo repertorio. Il soprano belga Ilse Eerens canta regolarmente nei principali teatri d’opera europei (Vienna, Parigi, Londra, Bruxelles, Roma) e con grandi orchestra sinfoniche (Filarmonica di Berlino, Tokyo Metropolitan Orchestra e praticamente tutte le principali orchestre di Francia e Germania). Il tenore olandese Marcel Beekman ha un repertorio che va dal barocco ai nostri giorni e si esibisce in Europa, Usa, vicino ed estremo oriente e in Sud Africa, con grandi direttori quali William Christie, Frans Brüggen, Christophe Rousset, Sir Simon Rattle e Daniele Gatti. Il basso-baritono tedesco André Morsch è attivo nei principali teatri opera europei e svolge anche un’intensa attività concertistica con prestigiose orchestre sinfoniche ed ensemble di musica antica, tra cui Royal Concertgebouw Orchester di Amsterdam, Gewandhausorchester di Lipsia, Tonhalle Orchester di Zurigo, Beethoven Orchester di Bonn, Les Talens Lyriques e Les Arts Florissants.

Aula Magna dell’Università La Sapienza, Città Universitaria – Palazzo del Rettorato

Piazzale Aldo Moro 5, Roma

 

Mauro Mariani (anche per le foto)

 

“Un organo per Roma”, quinta edizione 2018, dedicato a Liszt

  

Andrea Baggioli 

Sabato 13 ottobre alle ore 19 nella Sala Accademica del Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” in via dei Greci 18 concerto ad ingresso gratuito del Festival “Un Organo per Roma 2018”, organizzato da Camerata Italica, IUC (Istituzione Universitaria dei Concerti) e Conservatorio “Santa Cecilia”.

Il concerto è interamente dedicato a “Liszt organista e pianista”. Questo leggendario virtuoso del pianoforte fu infatti anche un grande appassionato dell’organo, sia come compositore che come esecutore. Si ascolteranno due sue composizioni, la Fantasia Weinen, Klagen, Sorgen, Zagen (tratta dal corale che apre una cantata sacra di Bach) e il Preludio (Fantasia) e Fuga su B.A.C.H., il cui soggetto principale è ricavato dalle quattro lettere del cognome del grande Johann Sebastian, che in tedesco indicano le note si bemolle, la, do, si naturale. Entrambe queste composizioni esistono in due versioni, una per pianoforte e una per organo, che si adattano perfettamente alle caratteristiche specifiche dei due strumenti.

Le due composizioni saranno eseguite in entrambe le versioni approntate da Liszt, offrendo così un’opportunità unica di fare un interessantissimo confronto e accorgersi che, nonostante le due versioni siano generate da una simile ispirazione, suonano in maniera profondamente diversa sui due strumenti. Gli interpreti sono l’organista Alberto Pavoni e il pianista Andrea Baggioli.

Alberto Pavoni

Alberto Pavoni, dopo gli studi organistici in Italia, si è perfezionato in Austria e Germania. Ha dato concerti in vari paesi europei, in estermo oriente (Giappone e Corea del sud), negli Usa, in Argentina e in Perù. Ha inciso un disco con musiche organistiche di Max Reger e registrato sue elaborazioni di musiche di Musorgskij e Schumann. Svolge anche un’intensa attività di compositore, sia di musica classica che leggera.

Andrea Baggioli, docente del Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, si dedica particolarmente alle pagine meno note del repertorio pianistico dell’Ottocento, di cui ha anche realizzato varie registrazioni e incisioni. Oltre che a Roma (IUC, Festival Nuovi Spazi Musicali, Università Roma3) e in altre città italiane, ha suonato in Germania, Spagna e Romania.

 

Mauro Mariani

(anche per le fotografie)

Cesare Picco, Blind Date – Concerto al buio

 

Il buio assoluto che non ti aspetti, capace di sconvolgere l’uso comune dei sensi. Un concerto straordinario, unico nel suo genere, che diventa un viaggio in quella parte di noi stessi con la quale non siamo abituati a confrontarci.

Il “Blind Date – Concerto al buio”, format ideato nel 2009 dal pianista e compositore CESARE PICCO, riparte per la tournée 2018/2019 promossa da CBM Italia Onlus nei principali teatri italiani: come sempre l’appuntamento inaugurale è al CONSERVATORIO di Milano e, come sempre, nel mese di ottobre, in tutto il mondo il mese della vista.

Le poetiche improvvisazioni pianistiche di Cesare Picco ritornano dunque a mostrare l’altra faccia della musica, capace più di altre espressioni artistiche, di trasportare lo spettatore in una dimensione ignota. Il “Blind Date”, che dopo Milano sarà in programma tra ottobre e dicembre a Verona, Siena, Como, Asti, Trento e Genova, non è infatti solo un concerto, ma un’esperienza sensoriale di grande impatto emotivo, che scavalca i confini della musica e non si ferma alla sola melodia, per immergere il pubblico in una realtà sconosciuta ai più: il buio che non lascia spazi, spaventa e angoscia, impedendo di vivere in maniera libera e spensierata, come accade a tutti coloro che hanno il dono della vista. Il concerto inizia infatti in penombra; poco alla volta ogni fonte di luce si spegne, in sala si raggiunge l’oscurità più assoluta per circa mezz’ora, infine la luce riappare come segno di ritorno alla vita.

Cesare Picco – credits Ray Tarantino

Nell’alternanza luce-buio-luce, il Concerto ben interpreta il ritorno alla speranza che vivono le persone cieche aiutate ogni anno da CBM nei Paesi del Sud del mondo. Milioni di persone che, grazie a una semplice operazione chirurgica o a un lavoro di prevenzione, tornano a vedere e a riabbracciare la vita e che saranno beneficiarie della nuova campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “Fermiamo la cecità. Insieme è possibile”.

Per CBM porre l’arte al servizio dell’uomo significa raccontare attraverso la bellezza della musica ciò che solitamente non è considerato bellezza: il buio della cecità e della disabilità. MASSIMO MAGGIO, Direttore di CBM Italia Onlus: “CBM ogni giorno si impegna nei Paesi del Sud del Mondo affinché il buio ridiventi luce. La tournée con Cesare Picco, così come tutte le nostre iniziative, sono volte a sensibilizzare l’opinione pubblica su cosa significa per una persona, adulto o bambino che sia, riacquistare la vista. Ecco perché il ‘Blind Date’ è un viaggio sensoriale unico, un’emozione intensa, un’esperienza che non può fermarsi, esattamente come non si ferma il nostro lavoro sul campo: essere ciechi in un Paese povero significa rischiare la vita ogni giorno”.

Presente al Blind Date di Milano anche l’illustratore catalano ROGER OLMOS, autore del libro LUCIA edito da CBM e #logosedizioni. Il concerto sarà l’occasione per ascoltare dall’autore stesso come è nata l’idea di raccontare la quotidianità di Lucia, una bambina non vedente che vive in un mondo colorato e sincero, perché libero dalla tirannia dell’immagine.

Dopo Milano, il “Blind Date” arriverà entro la fine del 2018 nelle seguenti città: VERONA venerdì 19 ottobre (Teatro Ristori), SIENA mercoledì 7 novembre (Teatro dei Rinnovati), TRENTO (mercoledì 14 novembre, Teatro Sociale), COMO martedì 27 novembre (Teatro Sociale), GENOVA martedì 11 dicembre (Teatro della Corte) e ASTI giovedì 13 dicembre (Teatro Alfieri). Nel 2019 sono previste altre 5 tappe.

Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano

Via Conservatorio 12, Milano

Domenica 7 ottobre 2018, ore 21.00

Il concerto è gratuito con prenotazione obbligatoria:  https://www.cbmitalia.org/blind-date/tour/

Consigliata la donazione a favore dei progetti di CBM nei Paesi del Sud del mondo.

LA CAMPAGNA – Nei Paesi del Sud del mondo essere ciechi significa rischiare di morire, ogni giorno. “Fermiamo la cecità. Insieme è possibile” è la nuova campagna di raccolta fondi di CBM Italia Onlus che ha l’obiettivo di salvare dalla cecità 2.6 milioni di bambini, donne e uomini che vivono in Africa, Asia e America Latina attraverso progetti di prevenzione e cura. Screening visivi nelle scuole e nei villaggi, visite oculistiche, operazioni chirurgiche, percorsi di riabilitazione, allestimento di cliniche mobili oftalmiche, distribuzione di antibiotici, costruzione di pozzi, attività di formazione professionale di medici e operatori e sensibilizzazione le attività previste dai progetti.

Il 2018, inoltre, è un anno importante per CBM: ricorrono infatti i 110 anni dalla fondazione. Era il 1908 quando il dottor Ernst Christoffel iniziò a lavorare con passione e dedizione per le persone cieche e ipovedenti. Dai primi passi della casa per non vedenti a Malatia, in Turchia, a oggi sono trascorsi 110 anni; anni in cui l’impegno di CBM si è esteso e rafforzato. Nell’ultimo anno le persone raggiunte e curate da CBM sono state oltre 35 milioni, nei Paesi più poveri di Africa, Asia e America Latina. Un impegno che rinnoviamo ogni anno in occasione della Giornata Mondiale della Vista, che quest’anno cade l’11 ottobre.

A sostenere CBM, in questa nuova tournée del Blind Date, GrandVision Italy e La Feltrinelli.

CBM è la più grande organizzazione umanitaria internazionale impegnata nella cura e prevenzione della cecità e disabilità evitabile nei Paesi del Sud del mondo. CBM Italia fa parte di CBM, organizzazione attiva dal 1908 composta da 10 associazioni nazionali (Australia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Kenya, Nuova Zelanda, USA, Sud Africa e Svizzera) e che insieme sostengono progetti e interventi di tipo medico-sanitario, di sviluppo ed educativo.  Dal 1989 CBM è partner dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nella lotta contro la cecità prevenibile e la sordità. CBM opera nei Paesi nel Sud del mondo in sinergia con i partner locali in un’ottica di crescita e sviluppo locale. Lo scorso anno abbiamo raggiunto oltre 35 milioni di persone attraverso 530 progetti in 54 Paesi di tutto il mondo. Info: www.cbmitalia.org

Cesare Picco pianista e compositore di fama internazionale. La sua musica unisce elementi della musica classica con quelli del jazz e della musica contemporanea. Nel 2009 ha creato il “Blind Date – Concerto al Buio” e da qui è nata la collaborazione con CBM che ad oggi ha portato questa performance nelle principali città italiane, tra cui Milano, Padova, Roma, Napoli, Palermo e Bari. Cesare ha visitato sul campo i progetti oculistici di CBM.

 

de Angelis

Al via la 74^edizione dei Concerti dell’Aula Magna alla Sapienza

Wiener concert – Verein

I concerti inaugurali del ciclo serale del martedì e di quello pomeridiano del sabato sono dedicati alla grande musica viennese. Martedì 16 ottobre, presso l’Aula Magna della Sapienza Università di Roma, il prestigioso Wiener Concert-Verein suona Mozart, Bruckner e Brahms, tre dei compositori che fecero di Vienna la capitale incontrastata della musica strumentale per oltre un secolo. Fondato da elementi dei Wiener Symphoniker (l’orchestra che compete con i Philharmoniker nella ex capitale asburgica), il gruppo completa il programma con la Serenata di Čajkovskij, che non è affatto fuori tema, perché è un omaggio a Mozart, incondizionatamente ammirato dal compositore russo.

Sabato 20 ottobre il ciclo pomeridiano si apre con Le Stagioni di Haydn, uno dei massimi capolavori dello stile musicale classico, ammirato anche dai romantici, che vi riconoscevano lo stesso loro amore per la natura. Questo monumentale “oratorio profano” sarà diretto dall’inglese Marcus Creed, uno dei più stimati ed esperti direttori di musica sinfonico-corale, ospite abituale di grandi festival come Lucerna ed Edimburgo. In questa occasione dirige il coro Cappella Amsterdam e l’Orchestra del XVIII Secolo, fondata da Frans Brüggen, pioniere della prassi esecutiva e degli strumenti originali. Il cast dei cantanti è internazionale ed formato da tre eccellenti specialisti di questo repertorio: la belga Ilse Eerens, l’olandese Marcel Beekman e il tedesco André Morsch.

Nel corso della stagione saranno festeggiati tre dei più grandi e amati concertisti italiani, per ricordare il loro debutto alla IUC, avvenuto quando erano giovanissimi, sessanta anni fa nel caso di Uto Ughi e Bruno Canino e cinquanta nel caso di Michele Campanella.

Ughi debuttò alla IUC nel 1959, quando aveva letteralmente i calzoni corti, e vi è tornato spesso: eseguirà ora musiche di Brahms e altri suoi cavalli di battaglia, in duo con l’eccellente pianista Michail Lifits, che la IUC presentò per la prima volta a Roma all’indomani della sua vittoria al selettivo Concorso “Busoni” di Bolzano nel 2009. Canino suonò per la prima volta all’Aula Magna nel 1959 con I Giovani Solisti di Milano diretti da Claudio Abbado e questo è il suo concerto numero 100 alla IUC! Per l’occasione ha ideato un originale programma con tre Sonate classiche di Haydn, Mozart e Clementi e una panoramica sul repertorio americano dall’Ottocento ai nostri giorni (Gottschalk, Copland, Cage e Corea). Ugualmente legato alla IUC da un consolidato rapporto (vi debuttò nel 1968), Campanella torna con tre capolavori di Beethoven, Schubert e Schumann.

Uto Ughi

Con Canino, Campanella e Lifits, sono in tutto undici i pianisti a scendere in campo, tra i migliori dell’attuale panorama concertistico: una squadra da scudetto. Impostosi all’attenzione mondiale con la vittoria al Concorso “Busoni” nel 1993, Roberto Cominati si è affermato come uno dei più eleganti interpreti del repertorio francese e di Ravel in particolare, di cui eseguirà La Valse, Tombeau de Couperin e Jeux d’eau. Nel 2014 la georgiana Mariam Batsashvili è stata la prima donna a vincere il Concorso “Franz Liszt” di Utrecht e da allora si esibisce nelle principali sale da concerto europee. Con un personale omaggio dal titolo “Rossini allo specchio” Orazio Sciortino celebra i 150 anni dalla morte del compositore del Barbiere di Siviglia.

Debutta a Roma la trentenne francese Lise de la Salle, unanimemente considerata una delle più interessanti pianiste emergenti: sensazionale due anni fa il suo debutto con la London Symphony diretta da Pappano. È il debutto a Roma anche per il croato Ivan Krpan, vincitore nel 2017 a soli vent’anni del Concorso “Busoni”, che l’ha portato immediatamente alla ribalta internazionale. Anche Alexander Romanovsky è stato lanciato dalla vittoria al “Busoni” e ora miete successi sia in recital solistici che con le più importanti orchestre a Londra, New York, Tokyo, Mosca e Milano: dedica il suo concerto interamente a Chopin, di cui esegue l’integrale degli Studi e altre pagine. Nel 2004 Herbert Schuch si è affermato vincendo il Premio Beethoven di Vienna, e proprio Beethoven è il protagonista del suo recital, con due Sonate e le undici Bagatelle op. 119 eseguite in alternanza agli undici pezzi di Musica ricercata (1951-1953) di György Ligeti.

Un vero e proprio evento è il concerto che vede Frederic Rzewski, compositore sperimentatore e pianista dalla tecnica straordinaria, interpretare il suo capolavoro pianistico The People United Will Never Be Defeated!, composto nel 1975 e costituito da 36 variazioni su “El pueblo unido jamás será vencido”, il canto simbolo della lotta contro la dittatura cilena scritto da Sergio Ortega e portato al successo dagli Inti Illimani.

La IUC mette sul tavolo un poker di bravissime violiniste internazionali. Vincitrice nel 2007 del Concorso “Enescu” di Bucarest, l’italo-rumena Anna Tifu è stata definita da Salvatore Accardo “uno dei talenti più straordinari che mi sia capitato d’incontrare”. La tedesca Veronika Eberle a diciassette anni già debuttava al festival di Salisburgo con i Berliner Philharmoniker diretti da Sir Simon Rattle ed ora, a ventinove anni, è unanimemente considerata uno dei più grandi talenti violinistici emersi recentemente: interessante il suo progetto RumBach – Rumba con Bach che la vede al fianco del contrabbassista Edicson Ruiz e del percussionista Gonzalo Grau. La sua coetanea italiana Francesca Dego ha debuttato come solista ad appena 7 anni in California ed è oggi una concertista pienamente affermata: in Aula Magna torna insieme a due partner d’eccezione, la pianista Maria Perrotta e il cornista Martin Owen. Riccardo Chailly, Simon Rattle ed Esa Pekka-Salonen sono alcuni dei grandi direttori con cui ha collaborato la violinista monacense Carolin Widmann, eccellente interprete del repertorio classico e molto interessata anche alla musica moderna.

Anche altri strumenti sono rappresentati ai massimi livelli da grandi solisti.
Narek Hakhnazaryan, vincitore del Concorso “Ciajkovskij di Mosca nel 2015, è l’astro nascente del violoncello. Martin Owen – che suona in trio con la violinista Francesca Dego e la pianista Maria Perrotta – è stato primo corno dei Berliner Philharmoniker e ora lo è presso l’orchestra londinese della BBC. Sabine Meyer è una straordinaria musicista, che Karajan volle assolutamente come primo clarinetto dei Berliner Philharmoniker, ingaggiando un memorabile braccio di ferro con l’orchestra, che per lunga tradizione non ammetteva donne nei suoi ranghi. A lei si uniscono i quattro sax e il pianoforte dell’Alliage Quintett – premiato due volte con Echo Klassic, il più ambito premio discografico tedesco – per un vivace programma che accosta L’apprendista stregone di Dukas a celebri pagine di Purcell, Borodin, Stravinskij, Milhaud e Šostakovič.

L’italiano Luca Pisaroni è una star del Metropolitan di New York ed è di casa anche nei teatri di Parigi, Londra, Berlino, Vienna e Madrid e ai festival di Salisburgo, Glyndebourne e Baden-Baden. L’anno scorso è stato finalmente “scoperto” anche dai teatri italiani, inaugurando il Rossini Opera Festival e debuttando con grande successo alla Scala, dove è stato subito riconfermato. Il suo repertorio verte principalmente su Mozart (soprattutto il Conte delle Nozze di Figaro e Leporello del Don Giovanni, ma quest’anno debutterà al Metropolitan anche nella parte del protagonista) e poi Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi e vari autori francesi. Nel suo concerto romano propone arie da camera di Rossini, Bellini e Tosti e Songs di Gershwin, Porter e del duo Rodgers & Hammerstein.

Uno dei migliori baritoni tedeschi, Otto Katzameier, interpreta Lieder eines fahrenden Gesellen di Mahler, diretti dal francese Maxime Pascal. Questo giovane direttore in fulminea ascesa, che riscuote successi a Parigi, Londra, Berlino, Buenos Aires, Hong Kong e che nel giro di pochi mesi ha debuttato alla Scala, all’Opera di Roma e al Festival dei Due Mondi di Spoleto, completa il programma con Prélude à l’aprèsmidi d’un faune di Debussy e con Punkte di Stockhausen, il brano con cui l’appena ventiquattrenne compositore s’impose come protagonista dell’avanguardia musicale del dopoguerra, qui proposto dall’Orchestra Sinfonica Siciliana nella versione realizzata nel 1962 dall’autore proprio per la compagine palermitana.

Quattro gli appuntamenti col genere più nobile della musica da camera, il quartetto d’archi: è rappresentato tutto l’arco del repertorio di questo gruppo strumentale da Mozart e Beethoven a Schubert e Brahms, al Novecento di Berg e Ravel e a una novità di Matteo D’Amico. Il Quartetto Ebène è uno dei migliori quartetti francesi e collabora spesso con solisti del calibro di Mitsuko Ushida e Gautier Capuçon. Il Quartetto Prometeo ha ottenuto numerosi riconoscimenti per la fedeltà delle sue esecuzioni e si distingue anche per il suo interesse per la musica contemporanea. Spesso indicato dalla critica come erede del mitico Quartetto Italiano, il Quartetto di Cremona dopo aver affrontato negli anni scorsi l’integrale dei Quartetti di Beethoven, torna alla IUC con un nuovo ciclo dedicato a Mozart che si concluderà la prossima stagione.

Fa saltare tutti gli schemi il concerto del Gomalan Brass Quintet, esuberante gruppo di ottoni formato dalle prime parti di importanti orchestre italiane, che si muove con disinvoltura all’interno di un repertorio vastissimo, spaziando dal rinascimento al melodramma e alla musica contemporanea, senza disdegnare incursioni nel repertorio della musica per film.

Bach è un filo rosso che collega molti concerti della stagione. È intitolato “Bach unlimited” il concerto di Lise de la Salle, che alterna Bach in versione originale, omaggi di compositori francesi del Novecento (Poulenc, Roussel) e trascrizioni fatte da grandi compositori-pianisti del passato (Liszt, Busoni, Kempff). La violinista Veronika Eberle presenta il Bach originale della Partita n. 2 per violino solo e personalissime riletture contaminate da suggestioni sudamericane dell’uruguaiano Efrain Oscher e del venezuelano Gonzalo Grau. Roberto Cominati suona la Suite n. 2 BWV 1008 e la famosissima Toccata e Fuga in re minore BWV 565 nelle trascrizioni rispettivamente di Godowsky e Friedman, mentre Mariam Batsashvili esegue la Ciaccona in re minore trascritta da Busoni. Tanti modi diversi per ascoltare Bach, scoprendovi ogni volta qualcosa di nuovo. Il centro di questo percorso è il concerto intitolato “Variazioni su variazioni” di Rinaldo Alessandrini, che insieme agli strumentisti di Concerto Italiano presenta proprie versioni di musiche bachiane per strumento a tastiera, tra cui le celebri Variazioni Goldberg. Altro gruppo leader della prassi esecutiva storicamente informata, Concerto Köln propone il Concerto per due violini di Bach insieme ad altre musiche del Settecento inglese, tedesco e italiano, tra cui le Quattro Stagioni di Vivaldi con il violino solista di Giuliano Carmignola.

La IUC è stata la prima istituzione concertistica italiana ad inserire il jazz in una programmazione di tipo classico e anche in questa stagione si potranno ascoltare alcuni dei più grandi musicisti jazz del nostro tempo, come il sassofonista Roscoe Mitchell, figura chiave del jazz d’avanguardia, fondatore del leggendario Art Ensemble of Chicago e protagonista del free jazz. Con lui suonano due dei più eclettici musicisti italiani, il flautista Gianni Trovalusci e il percussionista Michele Rabbia. Mare Nostrum è un fortunatissimo progetto che è stato eseguito più di centocinquanta volte in oltre venti paesi e ha dato origine a due cd, il primo nel 2007 e l’altro nel 2016, accolti entrambi con eccezionale favore da pubblico e critica. Ne sono artefici l’italiano Paolo Fresu (tromba), il francese Richard Galliano (fisarmonica) e lo svedese Jan Lundgren (pianoforte), tre irresistibili musicisti – costantemente tra i più richiesti in Europa – convinti che il futuro del jazz possa essere garantito soltanto dall’apertura alle altre culture musicali. Da non perdere Edmar Castañeda e Gabriele Mirabassi, che tessono un dialogo profondo fra armonie e suggestioni della dimensione jazz latina: uno suona l’arpa llanera caratteristica della sua terra, la Colombia, attingendo alla musica tradizionale sudamericana, l’altro suona il clarinetto come pochi al mondo.

Jazz e classica si mescolano nell’omaggio a Leonard Bernstein per il centenario della nascita: il clarinettista Alessandro Carbonare e la Ials Jazz Big Band di Gianni Oddi alternano Bernstein, Gershwin ed Ellington (una stuzzicante versione di Sophisticated Lady preparata da Salvatore Sciarrino) a Carl Philipp Emanuel Bach e Stravinskij.

Ispirandosi all’incompiuto poema Hérodiade di Mallarmé, Matteo D’Amico ha composto Scène d’Hérodiade, che avrà la prima esecuzione assoluta nel concerto del Quartetto Prometeo. Orazio Sciortino presenta un’altra novità assoluta, Quasi walzer di Fabio Massimo Capogrosso, compositore italiano tra i più interessanti della nuova generazione, già applaudito alla Scala e all’Accademia di Santa Cecilia. Ancora una prima assoluta nel concerto del Gomalan Brass Quintet, Essenze di Donato Semeraro, un brano che nasce dalla passione dell’autore per gli oli essenziali, le spezie, i colori, le piante, i fiori e i per i loro abbinamenti e le loro mescolanze magiche. Veronika Eberle presenta in prima italiana Passacaglia di Efrain Oscher e RumBach for J. S. di Gonzalo Grau. Sono eseguiti per la prima volta in Italia da Lise de la Salle tre brani del trentenne compositore e pianista francese Thomas Enhco, che si muove ai confini tra jazz e classica.

I concerti si tengono presso l’Aula Magna della Sapienza Università di Roma (Palazzo del Rettorato), piazzale Aldo Moro 5. Il martedì alle ore 20.30, il sabato alle ore 17.30.

 

Mauro Mariani

 

Back Through The Liquid Mirror: il fascino del live in studio per Corde Oblique!

 

“Il primo istinto è stato semplicemente quello di “fotografare” il presente di Corde Oblique. Oggi la formazione live ha assunto una struttura stabile e ha dato un nuovo carattere a determinate esecuzioni. Ogni brano, una volta pubblicato, prende una vita propria e, se parte del repertorio live, inizia a trasformarsi come un essere vivente. Cresce, cambia, a volte diventa più bello, a volte diventa più brutto, ma in ogni caso è diverso. Questo guardarsi indietro attraverso uno specchio vivo, liquido come acqua, è alla base di Back Through The Liquid Mirror. Sarebbe come dire: “Ecco come siamo oggi a distanza di ben 13 anni”; guardiamoci indietro attraverso uno specchio liquido e vivo: il live”. Guardarsi allo specchio, guardare a una storia più che decennale, ma una storia viva, fatta di musica, concerti, apprezzamenti anche al di fuori dei confini nazionali. Così Riccardo Prencipe riassume il senso di Back Through The Liquid Mirror, il nuovo album di Corde Oblique, il progetto da lui fondato nel 2005 che, a tredici anni di distanza dai primi passi, si guarda indietro, si riappropria di alcuni pezzi divenuti veri e propri classici, e li rivisita dal vivo, in studio.

Back Through The Liquid Mirror è il nuovissimo album di Corde Oblique, pubblicato da Dark Vinyl Records, distribuito in Italia da Audioglobe e in tutto il mondo da MVD (USA), Plastic Head (UK), Clear Spot (Benelux), Nova Media (Germania), Dying Art (Asia), in digitale su Believe. Corde Oblique si è riunita per un giorno negli Splash Studio di Napoli e ha reinterpretato i classici del proprio repertorio attraverso lo “specchio liquido” del presente, tutto d’un fiato, registrando e filmando la performance. “Sfogliando il catalogo dei nostri album – dichiara Prencipe – ci si rende conto che alcuni brani sono difficili da riproporre durante un concerto per motivi strumentali. Nei nostri dischi si contano tantissimi strumenti, spesso assai diversi tra loro. Il live assume invece un carattere più folk-rock-progressivo, ed è quello che volevamo uscisse fuori. Abbiamo sempre registrato step by step, costruendo gli album dalle fondamenta e sovrapponendo gli strumenti uno ad uno come pennellate multistrato, come si fa con un montaggio cinematografico. Stavolta volevamo invece la spontaneità e il vigore del teatro”.

Corde Oblique_Splash Studios

Più che un gruppo, Corde Oblique è un vero e proprio progetto artistico, una “bottega degli artisti del suono”ideata e diretta da Riccardo Prencipe, compositore e chitarrista che nel corso degli anni ha impresso alla musica la sua personalità, la sua esperienza, i suoi studi. Il risultato finale di questa lunga e appassionata elaborazione tra musica, arte, storia, geografie e culture, è un genere a sè stante ribattezzato “Progressive-Ethereal-NeoFolk”: da una parte il retaggio del classic rock – ad esempio l’esperienza progressive anni ’70, ma anche certi elementi del panorama hard & heavy – e dall’altra una miscela di sonorità acustiche antiche e contemporanee, con un profilo talvolta severo e introspettivo ai confini con un’estetica dark. Diplomato in chitarra classica presso il Conservatorio di Napoli San Pietro a Majella, Prencipe ha pubblicato sette album con varie case discografiche straniere, distribuiti e promossi in tutto il mondo (con particolare successo in Germania, Russia e Cina), tutti ottimamente recensiti dalla critica per la congiunzione tra la provenienza partenopea, il respiro internazionale, il passaggio fluido tra generi e il riferimento tematico al patrimonio storico-artistico italiano.

Back Through The Liquid Mirror è una sorta di grande sintesi del lungo percorso di Corde Oblique, il fermo-immagine di una fase particolarmente creativa, ma anche un momento di preziosa anticipazione di novità in embrione. Tra i brani selezionati, provenienti da dischi importanti come The Stones of Naples (2009), A Hail Of Bitter Almonds (2011) e I maestri del colore (2016), spiccano anche due cover, Flying degli Anathema e Kaiowas dei Sepultura. Due “riscritture”, più che rivisitazioni, che sottolineano l’eclettismo di Prencipe e colleghi, ma anche l’ampiezza delle fonti di ispirazione: “Anathema e Sepultura hanno avuto picchi di espressione assai interessanti a mio parere, l’idea di rivisitare un loro brano mi stuzzicava da sempre. Ho avuto anche il modo di far ascoltare la versione originale ad Andreas Kisser dei Sepultura, il quale si disse subito molto entusiasta. Con Daniel Cavanagh degli Anathema suonammo un paio di brani durante un suo live acustico ed in seguito decidemmo di coverizzare Flying dopo aver ascoltato una loro esecuzione favolosa in apertura del concerto dei Porcupine Tree a Roma”.

Per chi acquisterà l’album sarà possibile ottenere un link gratuito per guardare l’intera performance in streaming video ad alta risoluzione (intervallata da momenti di backstage e videointerviste) e un link per visualizzare un video bootleg del concerto al Wave Gotik Treffen di Lipsia, realizzato dai fan tedeschi.

 

CORDE OBLIQUE:

Riccardo Prencipe: chitarre

Annalisa Madonna: voce

Umberto Lepore: basso

Alessio Sica: batteria

Luigi Rubino: pianoforte

Edo Notarloberti: violino

CORDE OBLIQUE

Back Through The Liquid Mirror

(Audio and Video release)

(Dark Vinyl Records | distr. Audioglobe, dig. Believe)

11 tracks – 53′.16”

 

 

Francesca Grispello, Donato Zoppo (anche per le foto)

 

 

Il Teatro Carlo Felice in Tournée in Cina

Dopo la recente partecipazione di agosto al Lubiana Festivalin Slovenia, nel quale la Fondazione Teatro Carlo Felice è stata invitata a partecipare con l’Opera Rigoletto, a fine settembre il Teatro sarà nuovamente figura di spicco di una tournée in Cina. Protagonista l’Orchestra del Teatro Carlo Felice, che suonerà insieme alla Sichuan Philarmonic Orchestra in occasione dell’evento che inaugura ufficialmente la Fiera Western China International Fair (WCIF)– ICEa Yunduan Chengdu.Saranno presenti l’Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Popolare Cinese Ettore Francesco Sequi, una delegazione del Governo Italiano con il Vice Presidente del Consiglio On. Luigi Di Maio, Regione Liguria, oltre a una delegazione di Confindustria e dell’Autorità Portuale di Genova.

Il Teatro Carlo Felice, con la presenza di 30 Professori d’Orchestra, ha fatto uno sforzo straordinario per garantire contemporaneamente anche l’inaugurazione della Stagione Sinfonica del 21 settembre, coinvolgendo tutti gli elementi disponibili e Professori aggiunti che hanno già suonato durante la precedente stagione.

Sarà la bacchetta di Stefano Mazzoleni a dirigere il concerto del 20 settembre, con un programma dedicato interamente alle intramontabili composizioni diNino Rota, mentre nell’appuntamento successivo del22 settembre verranno eseguiti l’Ouverture accademica op.80, ilConcerto per violino, violoncello e orchestra in la minore, op.102 e laSinfonia n. 1 in do minore, op.68 di Johannes Brahms.

Giovedì 20 settembre 2018 ore 18.00 ICON Yunduan Chengdu (Cina)

Direttore

STEFANO MAZZOLENI

Nino Rota

Pin Penin da “Casanova” (arr. Fabrizio Francia)

Suite da “Romeo e Giulietta” (arr. Fabrizio Francia)

Passerella da “8 e 1/2” (arr. Fabrizio Francia)

Fantasia e canzone  da “La  dolce vita” (arr. Fabrizio Francia)

Suite da “Giulietta degli spiriti” (arr. William Ross)

Valzer  Verdi  – Valzer del  commiato da  “Il  gattopardo” (arr. Fabrizio Francia)

Suite da “Prova d’orchestra” (arr. William Ross)

Suite dalla trilogia da “Il  padrino” (arr. Fabrizio Francia)

Suite da “Le  notti di Cabiria” (arr. Fabrizio Francia)

Fantasia da “Amarcord” (arr. Fabrizio Francia)

ORCHESTRA DEL TEATRO CARLO FELICE

SICHUAN PHILARMONIC ORCHESTRA

Sabato 22 settembre 2018 ore 19.30 ICON Yunduan Chengdu (Cina)

Johannes Brahms

Ouverture accademica op.80

Concerto per violino, violoncello e orchestra in la minore, op.102

Sinfonia n. 1 in do minore, op.68

ORCHESTRA DEL TEATRO CARLO FELICE

SICHUAN SYMPHONYC ORCHESTRA

 

 

Marina Chiappa

 

 

Gershwin! al Carlo Felice di Genova

Venerdì 21 settembre, alle ore 20.30, il Teatro Carlo Felice apre la Stagione Sinfonica 2018–2019 con un concerto dedicato a George Gershwin.

Una serata che ci permette di ritrovare sul podio, a dirigere l’Orchestra del Teatro Carlo Felice, Daniel Smith, Direttore Principale Ospite del Teatro Carlo Felice, applaudito recentemente, a fine luglio, nella fortunata edizione del Barbiere di Siviglia di Rossini all’Arena del Mare – Porto Antico. Un giovane direttore australiano che ha già collezionato importanti successi internazionali sul piano artistico, dotato di uno smisurato amore per il nostro paese, sua seconda patria da anni, e di una profonda comprensione per la sua cultura.

In apertura di programma, l’esecuzione della trascinante Cuban Overture, omaggio alle melodie e ai ritmi caraibici con cui Gershwin era entrato in contatto durante una vacanza di due settimane a L’Avana; a seguire, il Concerto in Fa per pianoforte e orchestra e la Rhapsody in Blue, i due lavori più importanti dedicati da Gershwin al suo strumento, il pianoforte, con Giuseppe Andaloro solista; in chiusura, il popolare poema sinfonico An American in Paris, un diario musicale di viaggio nella capitale francese scritto con l’inconfondibile penna “swing” di Gershwin.

Un programma classico, dunque, ma al tempo stesso “leggero”, apprezzabile da tutti.

Alle ore 19.30, presso la Sala Paganini, in collaborazione con l’Associazione Teatro Carlo Felice, il M° Daniel Smith terrà una breve conferenza introduttiva al concerto riservata a tutti i possessori di biglietto o di abbonamento.

Al termine del concerto Agag-Confesercenti – l’associazione dei gelatieri artigianali genovesi – proporrà una degustazione ad offerta libera dell’esclusivo gusto “Un americano a Parigi”, dedicato naturalmente a Gershwin, a base di gelato al caffé e biscotto americano. Il ricavato sarà versato sul c/c attivato dal Comune di Genova destinato ai danneggiati dal crollo del Ponte Morandi, come segnale di vicinanza nei confronti del quartiere duramente colpito.

Inoltre, in considerazione di tutte le manifestazioni relative al 58° Salone nautico, le persone che esibiranno il biglietto dell’esposizione, potranno usufruire di un particolare sconto per il Concerto inaugurale.

 

Marina Chiappa