Pilar. “Luna in Ariete”

Approda sul palcoscenico dell’Auditorium Gazzoli di Terni, nel corso di una fortunatissima tournée in tutta Italia e in Canada, una delle più belle voci femminili del panorama musicale italiano. Venerdì 6 marzo alle ore 21:00 Visioninmusica è lieta di ospitare Ilaria Patassini, in arte Pilar, con un concerto che vedrà in repertorio brani tratti dal suo quarto e recente album di inediti, “Luna in Ariete” e altre canzoni dei suoi lavori precedenti . Ad accompagnarla un quartetto formato da Federico Ferrandina alle chitarre; Alessandro Presti a tromba e flicorno, Andrea Colella al contrabbasso e Alessandro Marzi alla batteria.

A distanza di quattro anni dalla pubblicazione dell’ultimo disco – “L’Amore è dove vivo” (2015) – Pilar si rimette in gioco e fa uscire allo scoperto la sua natura di cantautrice, con canzoni che mettono al centro una vocalità più asciutta e un suono narrante, crepuscolare e nudo. Il suo percorso artistico si intreccia da sempre con il jazz, la canzone d’autore e la poesia ed è rivestito di arrangiamenti acustici del tutto singolari: in questo ambito, protagonisti del progetto discografico sono tre strumenti a fiato (corno, flicorno e trombone) ed echi di musica antica. I testi composti per questo nuovo lavoro sono pervasi da molteplici tematiche a lei molto vicine: si raccontano la dualità, la sospensione e le doppie identità come condizioni naturali di chi crea (“A metà”), l’acqua cheta dell’attesa (“Dorme la luce di ottobre”), la vocazione del ritorno e la maturità come acquisizione di giovinezza (“Eccomi” e “Luna in Ariete”), l’amore (“Nessun tempo si perde”), la maternità (“Il suono che fa l’Universo”), l’Italia e l’attualità (“La parte giusta del mondo” e “Alla Riscossa”). La genitorialità, in particolare, è stata motivo di particolare ispirazione perché la gravidanza di Pilar è arrivata in corso d’opera, durante la registrazione dell’album, ed è stata una sorta di fil rouge di un percorso visivo e concettuale, caratterizzato da una poesia intima e tagliente, danzante e assertiva.

L’album, registrato in presa diretta in tre sessioni dal vivo tra dicembre 2017 e marzo 2018, vede co-firmare la produzione artistica dal chitarrista e arrangiatore Federico Ferrandina. Il programma del concerto prevede tutti i brani tratti da “Luna in ariete”, incorniciati dai pezzi più significativi dei lavori precedenti.

Ilaria Pilar Patassini, cantante, interprete, autrice, performer.

Ha all’attivo quattro album a suo nome e svariati featuring discografici. Dal 2014 collabora con il compositore e chitarrista Michael Occhipinti e al progetto italo-canadese Sicilian Jazz Project partecipando al disco “Muorica” che la vede ospite insieme al clarinettista Don Byron. Ha svolto e svolge attività concertistica in Canada; dal 2015 è docente d’Interpretazione presso Officina Pasolini a Roma. Affiliata carbonara delle isole e del mare, vive tra Roma, Alghero e i gate degli aeroporti.

Venerdì 6 marzo 2020 – ore 21.00. Auditorium Gazzoli, via del Teatro Romano, 13 – Terni

Si invitano i lettori ad informarsi preventivamente sulle eventuali variazioni del programma, data l’attuale situazione sanitaria.

 

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia di Paolo Soriani)

Jonathan Biss domani alla IUC di Roma

Biss si esibisce regolarmente con le principali orchestre e nei teatri e festival più importanti del mondo: ha suonato con la New York Philharmonic, la Los Angeles Philharmonic, la Philadelphia Orchestra, la London Philharmonic e l’Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam. Si è esibito ai Festival di Salisburgo e Lucerna, è condirettore artistico del Marlboro Music Festival e un rinomato insegnante, scrittore e pensatore in ambito musicale.

Nel 2011 ha iniziato un progetto che si concluderà nel 2020: registrerà tutte le Sonate per pianoforte di Beethoven in nove dischi e nella stagione concertistica 2019-2020 si dedicherà interamente al grande compositore tedesco, in occasione dei 250 anni dalla nascita. Questo progetto prevede più di 50 recital in tutto il mondo, con l’interpretazione di tutte el sue Sonate per pianoforte alla Wigmore Hall di Londra e a Berkeley, cicli di più concerti a Washington, Philadelphia e Seattle e singoli concerti a Roma, Budapest, New York, Sydney e altre città.

L’amore di Jonathan Biss per Beethoven risale alla sua infanzia e da allora la musica di Beethoven è una presenza costante nella sua vita. Nel 2011 ha pubblicato Beethoven’s Shadow, il primo Kindle ed eBook scritto da un musicista classico. Ma non c’è solo Beethoven nella sua vita. Infatti la sua profonda curiosità musicale lo ha portato a esplorare la musica sotto diversi aspetti. Egli stesso afferma: “Sto perseguendo il significato più ampio possibile di ciò che significa essere musicista”. Tramite i concerti, l’insegnamento, la scrittura e le commissioni, si immerge in progetti che gli stanno a cuore, fra cui Late Style, un’esplorazione delle mutazioni stilistiche tipiche dei compositori – Bach, Beethoven, Brahms, Britten, Elgar, Gesualdo, Kurtág, Mozart, Schubert e Schumann – a mano a mano che si avvicinano alla fine della loro vita. Anche questo progetto ha dato vita a una pubblicazione Kindle Single, Coda. Un suo altro progetto è Schumann: Under the Influence, un’iniziativa di 30 concerti che analizza l’opera di Schumann e le sue influenze musicali, con una pubblicazione Kindle correlata.

Per il concerto del suo debutto romano Jonathan Biss ha scelto quattro Sonate che sintetizzano l’intero arco dell’arte di Beethoven, dalla giovinezza alla piena maturità.

La Sonata n. 6 in fa maggiore op. 10 n. 2 fa parte di un gruppo di tre sonate giovanili pubblicate nel 1798, che furono accolte favorevolmente, salvo alcune riserve per la loro eccessiva originalità, mentre ora vi si riconosce un’eleganza stilistica ancora settecentesca.

La Sonata n. 18 in mi bemolle maggiore op. 31 n. 3 “La caccia” appartiene al periodo successivo dell’arte di Beethoven, poco dopo che aveva scritto il famoso testamento di Heiligenstadt, in cui esprimeva l’angoscia e la disperazione del musicista per la sordità che l’aveva colpito e esprimeva la volontà di porre fine alla sua esistenza piena di dolori e incomprensioni.

La Sonata n. 10 in sol maggiore op. 14 n. 2 è un brano di piccole dimensioni e di grande bellezza, che non corrisponde alla consueta immagine di Beethoven, perché è piuttosto un momento di distensione che privilegia un canto ininterrotto, senza cesure e senza asperità.

Infine la Sonata n. 29 in si bemolle maggiore op. 106 “Hammerklavier”, pubblicata nel 1819, che è la più ampia delle trentadue di Beethoven e dell’intera storia della musica. Si può capire che sia stata criticata dai contemporanei, disorientati dalla sua insofferenza alle regole imposte dalla tradizione: ma con questa sonata così complessa (anche per i pianisti, che devono superare grandi difficoltà tecniche) Beethoven consegnò ai posteri un testamento artistico di enorme portata e di difficile interpretazione.

Si consiglia il pubblico ad informarsi se il programma subirà variazioni a seguito degli aggiornamenti dal Ministero della Sanità www.concertiiuc.it – botteghino@istituzioneuniversitariadeiconcerti.it

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia di Benjamin Ealovega)

 

I concerti di marzo al Museo del Saxofono

Anche per il mese di marzo il Museo del Saxofono di Fiumicino ha previsto e organizzato una programmazione ricca di eventi, iniziative e concerti che farà avvicinare cittadini, musicisti ed appassionati alla musica dal vivo ed alla settima arte celebrando una location unica al mondo ed uno strumento senza eguali. I visitatori potranno infatti non solo assistere ai concerti ma anche conoscere da vicino le centinaia di pezzi, divisi per varie tipologie, conservati al Museo, anche di sera, in orario straordinario, fino alle 24.00.

Il primo concerto in calendario, sabato 7 marzo, è quello di BOTTA BAND, una sorta di  “comune musicale” creata e capitanata da Alberto Botta, il mitologico batterista di Renzo Arbore e di “Quelli Della Notte” “accerchiato” dai migliori musicisti swing della capitale. Una band che ricrea l’atmosfera e lo spirito estroverso dell’epoca swing sottolineando “il lato sorridente del jazz” e proponendo un repertorio costituito dai grandi capolavori di George Gershwin, Cole Porter, Irving Berlin e Duke Ellington non lesinando incursioni nel jazz degli ruggenti anni ’20…

A seguire, il 15 marzo, avrà luogo CONVER SAX IONI, conversazioni sul saxofono con visita guidata in compagnia del direttore del Museo Attilio Berni. Racconti, aneddoti e stupefacenti strumenti si trasformano in concerto-racconto unendo storia ed edutainment per narrare le metamorfosi del più misterioso dei tubi sonori.

Sabato 21 marzo sarà la volta di  JAZZ SUITES, un concerto che vede protagonisti il saxofonista newyorkese Michael Rosen ed il pianista siciliano Seby Burgio, duo dal feeling di grande intensità, brillante e colmo di energia, emozioni, ritmo e calore. Due performer dotatissimi ed estroversi in possesso di una rara capacità di sorprendere, emozionare e divertire il pubblico.  In repertorio, oltre a classici del jazz e musiche originali dei due artisti, anche la “Empire State Suite”: opera classica “contaminata” in tre movimenti per sax alto e pianoforte di M. Rosen, in prima assoluta al Museo del Saxofono. Ad anticipare la performance, nel pomeriggio, avrà luogo una speciale masterclass con Rosen dal titolo “Aumentare la propria creatività nell’improvvisazione e nella composizione”.

Chiude il mese, sabato 28 marzo, il suggestivo SPIRITUAL WAY, concerto in sax solo del saxofonista russo Dimitri Grechi Espinoza che vede la presentazione, in prima assoluta, del suo ultimo CD “The Spiritual Way”. Una “voce di silenzio sospeso”, appena percepibile all’udito, è questa qualità del silenzio che esprime il sax di Dimitri Grechi Espinoza: uno spazio di pace che occorre creare dentro di sé prima di parlare con l’Altro, prima di dialogare con gli altri. L’artista terrà qualche ora prima del concerto un workshop su “L’importanza del suono”.

SABATO 7 MARZO 2020 – ore 21.00
BOTTA BAND
Alberto Botta (batteria), Antonella Aprea (voce), Adriano Urso (pianoforte), Giuseppe Ricciardo (sax tenore), Guido Giacomini (contrabasso)
Prima del concerto gli ospiti potranno godere di un buffet di intrattenimento.
Biglietto concerto: €15,00 – Buffet d’intrattenimento: €8,00

DOMENICA 15 MARZO 2020 ore 11.30 e ore 17.00
CONVER SAX IONI
Conversazioni sul saxofono con visita guidata in compagnia del direttore del Museo Attilio Berni.
Attilio Berni (saxofoni), Alessandro Crispolti (pianoforte)
Ingresso al museo + visita guidata : €10,00 (su prenotazione alle ore 11.30 ed alle 17.00)

SABATO 21 MARZO 2020
JAZZ SUITES
Ore 17.00
“Aumentare la propria creatività nell’improvvisazione e nella composizione”
Masterclass con Michael Rosen
Ore 21.00
Michael Rosen e Seby Burgio in concerto
Prima del concerto gli ospiti potranno godere di un buffet di intrattenimento.
Biglietti: Masterclass €20,00 – Concerto €15,00 – Buffet d’intrattenimento €8,00

SABATO 28 MARZO 2020
SPIRITUAL WAY
Ore 17.00

“L’importanza del suono”

Masterclass con Dimitri Grechi Espinoza
Ore 21.00

Dimitri Grechi Espinoza in concerto
Prima del concerto gli ospiti potranno godere di un buffet di intrattenimento.
Biglietti: Masterclass €20,00 – Concerto €12,00 – Buffet d’intrattenimento €8,00

Museo del Saxofono, via dei Molini snc (angolo via Reggiani) 00054 – Maccarese, Fiumicino (RM)

 

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

 

“Ballata per uomini e bestie” di Capossela è il miglior disco del 2019

È “Ballata per uomini e bestie” di Vinicio Capossela il più bel disco dello scorso anno per i molti giornalisti che hanno votato per il “Top 2019”, il referendum sui migliori album italiani del 2019 promosso dal “Forum del giornalismo musicale” (che si svolge da quattro anni nell’ambito del Mei di Faenza). A prevalere nella sezione riservata ai dischi d’esordio è stato invece Fulminacci con “La vita veramente”.

L’iniziativa, a cura di Enrico Deregibus, è stata realizzata in collaborazione con l’Agimp (la neonata Associazione dei Giornalisti e critici Italiani di Musica legata ai linguaggi Popolari) e sotto l’egida del Mei.

Fra i dischi assoluti, dopo Capossela si è classificato Niccolò Fabi con “Tradizione e Tradimento”. Al terzo posto, a pari merito, Dimartino con “Afrodite” e Mina e Ivano Fossati con “Mina Fossati”. Al quinto, sempre ex aequo, Francesco Di Giacomo con “La parte mancante”, Umberto Maria Giardini con “Forma mentis”, Marracash con “Persona” e Willie Peyote con “Iodegradabile”.

Nelle opere prime dopo Fulminacci troviamo Coma_Cose con “Hype Aura”, seguiti da Mahmood con “Gioventù bruciata”, da I Hate My Village con l’album omonimo e da Giulia Mei con “Diventeremo adulti”. Giulia Mei riceverà un premio speciale del Mei come prima donna classificata tra gli esordienti.

Nella categoria per il miglior album per il 2018 aveva vinto Riccardo Sinigallia con “Ciao cuore”, mentre per il 2017 c’era stato un pari merito fra Brunori Sas con “A casa tutto bene” e Caparezza con “Prisoner 709”. La categoria per il disco d’esordio, introdotta lo scorso anno, aveva visto l’affermazione di Giuseppe Anastasi con “Canzoni ravvicinate del vecchio tipo”.

Quest’anno, il Forum ha voluto di nuovo andare alla ricerca delle migliori produzioni italiane dell’anno da poco trascorso, consultando giornalisti di ogni provenienza ed età, da quelli delle grandi testate cartacee alle webzine, dalle tv alle radio. Un così ampio e rappresentativo ventaglio di votanti ha permesso di avere un quadro attendibile delle preferenze del giornalismo e della critica musicale italiana più attenta.

Hanno votato per il referendum: Fabio Alcini (musictraks.com), Diego Alligatore (Smemoranda.it), Elisa Alloro (24emilia.com), Raffaele Astore (psycanprog.com), Daniele Auricchio (Rai Italia), Roberta Balzotti (Tgr Rai), Antonio Belmonte (lascena.it), Francesco Bommartini (L’Arena), Giorgio Bonomi (Goldsoundz.it), Alessandro Bottero (Classic Rock), Valentina Brunelli (lisolachenoncera.it), Lia Buttari (musicorner.altervista.org), Chiara Callegari (Ciao Radio), Angela Calvini (Avvenire), Marco Camozzi (Circuito Marconi), Simona Cantelmi (Radio Città Fujiko), Francesco Casale (Anni), Giuseppe Catani (Rockit.it), Michele Chisena (Repubblica), Matteo Cimatti (Radio Flyweb), Angiola Codacci Pisanelli (L’Espresso), Alberto Conti (Radio Lab), Alfredo D’Agnese (D La Repubblica delle Donne), Luca D’Ambrosio (Musicletter.it), Fabrizio Daquino (revolverblog.com), Flaviano De Luca (Manifesto), Katia Del Savio (Indianamusicmag), Giuliano Delli Paoli (Corriere Del Mezzogiorno), Enrico Deregibus (Forum del giornalismo musicale), Luca Dondoni (La Stampa), Federico Durante (Billboard), Daniela Esposito (Strategie Di Comunicazione), Salvatore Esposito (Blogfoolk.it), Luca Fassina (Low Cost Comunicazione), Chiara Ferrari (patriaindipendente.it), Cinzia Fiorato (Tg1), Adriano Gasperetti (Dangerofmusic.com), Walter Giacovelli (musplan.com), Silvia Gianatti (De Agostini Vynil), Alessandra Giovagnoli (Areanote.it), Paolo Gresta (theparallelvision.com), Carmen Guadalaxara (Il Tempo), Ambrosia J.S Imbornone (Rockerilla/Mescalina), Giuseppe Improta (senzalinea.it), Umberto Labozzetta (Ulc), Claudio Lancia (Ondarock.it), Alessandra Lanza (thevision.com), Massimiliano Longo (allmusicitalia.it), Teresa Malacario (Nsl Radiotv), Elisabetta Malantrucco (Rai Radio Techetè), Marco Mammoliti (Planet-drum.com), Laura Mancini (showofthecapital.blogspot.com), Michele Manzotti (La Nazione), Claudia Marchetti (Itacanotizie), Lucia Marchiò (Repubblica), Alessandra Margiotta (musicinblack.org), Marco Messineo (grandipalledifuoco.com), Stefano Milioni (Leggo), Carlo Muscatello (Articolo 21), Michele Neri (Vinile), Giulia Nuti (popolodelblues.com), Chiara Orsetti (musictraks.com), Luca Paisiello (rockshock.it), Duccio Pasqua (Rai Radio1), Alex Pierro (JamTv), Massimo Pirotta (tomtomrock.it), Giovanni Pirri (Allinfo.it), Stefano Pozzovivo (Radio Subasio), Stefano “Bizarre” Quario (Blowup), Antonio Ranalli (musicalnews.com), Elena Raugei (sentireascoltare.com), Alessandro Ribaldi (Fsnews Radio), Rosetta Savelli (romagnapost.it), Annalisa Scarsellini (Intimità), Elisa Serrani (musicaincontatto.it), Alessandro Sgritta (Radio Città Aperta), Egle Taccia (nonsensemag.it), Gianluca Taverniti (rockandmore.net), Martina Tiberti (7tracks.it), Barbara Tomasino (Rai1), Andrea Umbrello (ultimavoce.it), Barbara Urizzi (Radio Capodistria), Gianluca Valentini (Inchiesta Edizioni Dedalo), Enrico Veronese (Chioggia Azzurra), Rossella Vetrano (Radio Leila), Vito Vita (Vinile), Luca Vitali (AllAboujazz Italia), Marcello Zinno (rockgarage.it), Anna Lisa Zitti (indexmusic.it).

Il Forum del giornalismo musicale, ideato da Giordano Sangiorgi e diretto da Enrico Deregibus, ha visto sino ad ora quattro edizioni a Faenza ed una speciale a Roma.

Ha ospitato nei suoi primi quattro anni numerose iniziative: tavoli di lavoro, assemblee, lezioni, corsi di aggiornamento, incontri con figure professionali. Sono stati coinvolti sino ad oggi oltre 250 giornalisti, da quelli delle grandi testate a quelli delle webzine, sino alle radio e tv. Una occasione unica per affrontare da molti punti di vista i temi centrali del giornalismo musicale di oggi: il rischio di estinzione, il nuovo ruolo, la carenza di spazi, l’interazione fra media diversi e molto altro. La prossima edizione è in programma il 3 e 4 ottobre a Faenza.

L’Agimp nasce da un’idea lanciata durante il Forum del Giornalismo Musicale. Attualmente è rappresentata da un direttivo (formato da Fabio Alcini, Simona Cantelmi, Luciano Lattanzi, Michele Manzotti, Alex Pierro), che sta preparando un regolamento attuativo dello statuto già approvato, consolidando così le basi dell’associazione.

Monferr’Autore

 

Da Bach ai Queen con il famoso violinista Stefan Milenkovich

Sabato 22 febbraio 2020 alle 17.30 nell’Aula Magna della Sapienza per i concerti della IUC suona l’Orchestra Filarmonica Marchigiana con Stefan Milenkovich, il famoso violinista che da qualche anno si dedica con ottimi risultati anche alla direzione d’orchestra.

orchestra Filarmonica marchigiana

Il programma spazia da Johann Sebastian Bach a Freddie Mercury: si potrebbe dire che – se ci si passa il termine – saranno eseguiti due loro hit, il Concerto Brandeburghese n. 3 e Bohemian Rhapsody (qui nella trascrizione per violino e orchestra di Stefano Cabrera) che sono brani separati da duecentocinquanta anni ma hanno fatto entrambi la storia.

Milenkovic potrà dare il meglio di sé come violinista nello splendido Concerto per violino e orchestra in mi minore op. 64 di Felix Mendelssohn, tran i più ammirati ed eseguiti della musica romantica, di cui esprime allo stato puro alcuni aspetti tipici e inconfondibili, come lo slancio appassionato, l’estasi lirica e l’entusiasmo giovanile. Al periodo finale del romanticismo appartiene Valse-Scherzo in do maggiore per violino e orchestra, op. 34 di Pëtr Il’ič Čajkovskij, col suo irrefrenabile slancio di danza e il suo acrobatico virtuosismo, che al centro del brano lasciano spazio a una delle tipiche grandi melodie del compositore russo, intrisa di malinconia. Milenkovich proporrà poi una versione per violino e archi di Tre Preludi di George Gershwin, che integrano l’irriverente vitalità del jazz e abbandono sentimentale. E per finire uno dei brani più funambolici di tutto il repertorio violinistico, Tzigane di Maurice Ravel, che rielabora in modo molto personale e suggestivo la musica degli zigani d’Ungheria.

Stefan Milenkovich è stato uno straordinario fanciullo prodigio. A dieci anni è stato invitato a suonare per il presidente Ronald Reagan, a undici per Mikhail Gorbaciov, a quattordici per Papa Giovanni Paolo II, a sedici anni ha festeggiato il suo millesimo concerto. Ora, a quarantadue anni, è un musicista maturo che alterna l’archetto del violino alla bacchetta del direttore d’orchestra: ha suonato con l’Orchestra Sinfonica di Berlino, l’Orchestra di Stato di San Pietroburgo,  l’Orchestra Nazionale del Belgio, la New York Chamber Orchestra e la Chicago Symphony Orchestra e con altre importanti orchestre d’Europa, Nord e Sud America, Asia ed Australia. La sua discografia include tra l’altro tutte le composizioni per violino solo di Bach e Paganini.

La FORM (Orchestra Filarmonica Marchigiana) è una delle tredici Istituzioni Concertistico Orchestrali Italiane riconosciute dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Si è esibita con grandi interpreti come Gidon Kremer, Vladimir Ashkenazy, Ivo Pogorelich, Uto Ughi, Salvatore Accardo, Alexander Lonquich, Mario Brunello, Luciano Pavarotti, Mariella Devia e ha effettuato tournée in Austria, Germania, Svizzera, Repubblica Ceca, Francia, Oman, Israele, Palestina.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

Armonie Quartet all’università Tor Vergata

Mercoledì 19 febbraio 2020 alle 18.00 nell’Auditorium “E. Morricone” (Università di Roma “Tor Vergata”, Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1) per la stagione di Roma Sinfonietta presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” suona l’Armonie Quartet, formato da Luca Vignali – uno dei migliori oboisti italiani e primo oboe solista dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma, con esperienze con altri grandi orchestre come i Berliner Philharmoniker – e dalla violinista Anna Chulkina, dalla violista Gaia Orsoni e dalla violoncellista Kyung Mi Lee.

Il programma è molto vario, spaziando dall’inizio del Seicento alla fine del Novecento e presentando sia musiche scritte originariamente per questa formazione sia trascrizioni. Al centro del concerto sta il brano più famoso per questi quattro strumenti, il Quartetto in fa maggiore K 370, scritto da Wolfgang Amadeus Mozart nel 1781: questo capolavoro fu scritto evidentemente per un grande oboista, data la difficoltà della parte. Sono originali anche il Quartetto in si bemolle maggiore di Johann Christian Bach, ultimogenito dei venti figli del grande Johann Sebastian e all’epoca molto più noto e apprezzato del padre; fu anche tra gli insegnanti di Mozart e si racconta che l’allievo era talmente giovane che il maestro lo prendeva sulle sue ginocchia. Originale per questo gruppo strumentale è anche il Quartetto op. 61 di Malcolm Arnold, uno dei più apprezzati compositori inglesi contemporanei: è stato definito “una composizione melodiosa, spiritosa e geniale”.

In programma anche due trii. Il Trio in si bemolle maggiore di Franz Schubert – una delle tante composizioni lasciate incompiute da questo autore – è un piccolo capolavoro giovanile. L’Instrumentalsatz in fa maggiore BWV 1040 di Johann Sebastian Bach è un breve pezzo strumentale, che il compositore stesso dimostrò di apprezzare molto, riutilizzandolo in diversi suoi lavori vocali, sia sacri che profani.

Il resto del programma consiste in stuzzicanti trascrizioni strumentali di alcuni notissimi brani di musica vocale, ovvero “Il lamento della Ninfa” di Claudio Monteverdi, l’aria “Lascia che io Pianga” dal “Rinaldo” di Georg Friedrich Haendel e, come gran finale, la famosissima e amatissima romanza “Vissi d’arte” dalla “Tosca” di Giacomo Puccini.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

Trio pianistico al Ridotto per un concerto a sei mani su un’unica tastiera

“Un salotto a sei mani nel segno dell’opera e della danza” è il titolo dell’appuntamento con il Trio pianistico di Bologna (Silvia Orlandi, Alberto Spinelli, Antonella Vegetti) in programma per martedì 18 febbraio 2020 alle 21 nella sala del Ridotto del Teatro Comunale (corso Martiri della Libertà 5, Ferrara).

Protagonisti di questo concerto che vede la particolarissima formazione di un trio di pianisti sono Silvia Orlandi, Alberto Spinelli e Antonella Vegetti.
Già compagni di scuola alle medie del Conservatorio G. B. Martini di Bologna, ritrovatisi vent’anni dopo a una cena di classe, hanno formato, sei anni fa il Trio pianistico di Bologna.
Il loro debutto è avvenuto a Pracchia (Pistoia), nel 2014. Da allora numerose sono state le occasioni per esibire il repertorio a sei mani, assai raramente proposto nelle stagioni concertistiche.
Il Trio ha suonato in diverse rassegne e occasioni. Tra queste il Castello Sforzesco di Milano per l’Expo del 2015, Castello di Wolfsburg in Germania, San Giacomo Festival di Bologna, stagione del Circolo della Musica sempre a Bologna, Circolo di lettura di Parma, la prestigiosa Villa Dolfi Ratta a San Lazzaro, la Casa della Musica di Piteglio (Pt), per il Festival Verdi Off a Parma e, in un concerto all’aperto, nel famoso Viale Ceccarini a Riccione.
Negli anni diversi compositori hanno trascritto o creato nuovi brani per il Trio pianistico di Bologna.
Formazione inaspettata, che spesso prima lascia stupito il pubblico, per poi rapirlo nel turbinio di note che 6 mani riescono a fare su un’unica tastiera, ha in realtà una lunga storia che inizia nell’Ottocento.
Essa richiede grande affiatamento e sintonia tra i musicisti, oltre alla pazienza di condividere uno spazio abbastanza angusto, ma offre anche una visione completamente diversa del pianoforte.
Il trio presenterà pagine di autori classici come Schubert, Czerny, Dacci, Verdi, Thuillier in un salotto musicale dedicato all’opera e alla danza.
E’ di imminente uscita per la Da Vinci publishing il primo cd del Trio Pianistico di Bologna con presentazione di Piero Rattalino.
Il Trio pianistico di Bologna è composto da Alberto Spinelli, Silvia Orlandi e Antonella Vegetti. I tre musicisti, tutti diplomati in pianoforte, avevano frequentato la stessa classe delle Scuole Medie del Conservatorio G. B. Martini di Bologna negli anni Settanta. Poi si sono persi di vista. Qualche anno fa quella classe si è ritrovata per una cena con la “complicità” di Facebook che ha permesso di ritrovare persone di cui si era perso ogni recapito. Dopo i ricordi e i festeggiamenti, è nata la voglia di suonare insieme ed è così nato il Trio Pianistico di Bologna che si è esibito con successo in diverse località e sale da concerto: Teatro di Villa Mazzacurati, San Giacomo Festival Circolo della Musica a Bologna, Villa Dolfi Ratta a San Lazzaro, Viale Ceccarini a Riccione, rassegna Pracchia in musica (Pt), Castello di Wolfsburg (Germania), Castello Sforzesco a Milano per Expo 2015, Circolo di Lettura e Conversazione di Parma, Festa della Musica di Parma, Festival Verdi Off a Parma, Casa della Musica di Piteglio (Pt) e concerti in ville private.
Il Trio si propone di alternare composizioni celeberrime a brani meno noti, di piacevole ascolto, impaginando programmi simili a quelli che nei salotti delle famiglie amanti della musica erano eseguiti da professionisti e da dilettanti di ottimo livello. Nelle esecuzioni il Trio esprime la gioia di fare musica insieme, comunicandola al pubblico presente. Pur provenendo da esperienze musicali diverse (musica da camera e insegnamento per Alberto Spinelli, accompagnamento di cantanti lirici, collaborazioni con Enti lirici e didattica per Silvia Orlandi; insegnamento, musica antica e clavicembalistica per Antonella Vegetti) il Trio ha raggiunto l’obiettivo di uno straordinario affiatamento.
In virtù di una complicità particolare nel segno della musica, maturata insieme dai tempi dell’adolescenza e del contributo delle diverse sensibilità e conoscenze di ognuno, il Trio evidenzia una maturità tecnica ed espressiva degna di menzione.
Per l’entrata allo spettacolo è previsto il biglietto, acquistabile presso la biglietteria del Teatro Comunale “Claudio Abbado” dalle 15.00 del giorno stesso.Hanno collaborato anche la Associazione “Cultura e Arte Del ‘700″ – Bologna e la Associazione” Perspectiv – Geselleschaft Der Historischen Theater Europas” – Berlino – Germania e il Teatro Storico 1763 – “Aldrovandi-Mazzacorati” – Bologna.

PROGRAMMA concerto del 18 febbraio del trio pianistico
– F.Schubert (1797-1828) Serenata
– C.Czerny (1791-1857) Romanza in Sol min.
Romanza in Mi bemolle
– C. Czerny. Victoria Quadrille
– E.A.Thuillier (…-1913) Bolero Brillant “un Jour a Seville
– G. Dacci (1840-1915) Fantasia Brillante sui motivi dell’opera ” Don Carlo” di G. Verdi
– J. Svendsen (1840-1911) Fest Polonaise
– C. Czerny. Fantasia su ” La Sonnambula ” di G. Bellini
– G. Dacci. Fantasia sull’opera “La Traviata ” di G. Verdi

 

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)