Un concerto speciale al Teatro Modena, per festeggiare in musica il Natale

 Fabio Armiliato

Tra le tante iniziative che animeranno Genova e la Liguria nel periodo delle feste natalizie, anche un concerto speciale che il Teatro Carlo Felice offrirà alla città: Una notte all’Opera, lunedì 9 dicembre al Teatro Modena, alle ore 20:45. Protagonisti, tre nomi prestigiosi del panorama lirico internazionale legati alla nostra città: il soprano Serena Gamberoni, genovese ormai da quindici anni, e i genovesissimi Fabio Armiliato, tenore, e Michele Patti, baritono. Accompagnati al pianoforte da Sirio Restani, organista, pianista, clavicembalista e compositore, da oltre trent’anni Maestro Collaboratore di Sala del Teatro Carlo Felice, i tre cantanti spazieranno dal grande repertorio operistico (Otello e La traviata di Verdi, Tosca e La bohème di Puccini, Le nozze di Figaro di Mozart), alla canzone napoletana (Core ‘grato di Salvatore Cardillo e Non ti scordar di me di Ernesto De Curtis) e al tango (Por una cabeza di Carlos Gardel), per chiudere con  il duetto “Tace il labbro” da La vedova allegra di Franz Lehár, senza dimenticare un classico della musica natalizia come White Christmas di Irving Berlin. Un programma, dunque, per tutti, non solo per gli appassionati d’opera. Il concerto sarà a ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili, su invito (valido per massimo due persone) da ritirare presso le Biglietterie del Teatro Carlo Felice e del Teatro Modena negli orari di apertura.

Serena Gamberoni

Al concerto assisteranno il Presidente della Regione Giovanni Toti e il Sindaco Marco Bucci, che si recheranno al Teatro Modena dopo aver presenziato all’accensione dell’albero donato a Sampierdarena dal Parco Regionale della Val D’Aveto. Molto soddisfatto il Sovrintendente Claudio Orazi, che ha voluto il concerto proprio per rispondere alla vocazione territoriale dell’attività musicale del Teatro Carlo Felice, così come auspicato da Regione e Comune, Soci Fondatori della Fondazione lirico-sinfonica genovese: «Il concerto denominato Una notte all’Opera nasce dalla sensibile richiesta e volontà della Regione Liguria in collaborazione con il Comune di Genova di estendere l’offerta musicale in ambito cittadino e territoriale. Il Teatro Carlo Felice desidera corrispondere a tale indirizzo impegnandosi anche per il futuro ad implementare in maniera molto significativa, per quantità e qualità, le produzioni musicali su tutto il territorio della Regione Liguria. Tali iniziative, fra l’altro, rientrano pienamente tra gli obiettivi statutari della Fondazione lirica che anche con serate come quella del 9 dicembre presso il Teatro Modena è capace di promuovere la grande tradizione operistica italiana. I famosi interpreti che parteciperanno al concerto – Serena Gamberoni, Fabio Armiliato e Michele Patti, accompagnati al pianoforte da Sirio Restani – saranno i migliori testimoni del belcanto offrendo la possibilità ad ogni cittadino di avvicinarsi a questo genere musicale. Il concerto è previsto ad ingresso libero, fino a esaurimento dei posti disponibili, per festeggiare il Natale in un importante Teatro della nostra città.»  

 

Massimo Pastorelli (anche per le fotografie)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bombardieri e Granata a Roma Sinfonietta

Cosimo Bombardieri

La stagione concertistica dell’Associazione Roma Sinfonietta presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” prosegue mercoledì 27 novembre 2019 alle 18.00 nell’Auditorium “E. Morricone” (Università di Roma “Tor Vergata”, Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1) con due grandi promesse della musica italiana, il direttore d’orchestra Cosimo Bombardieri e il pianista Francesco Granata, che si cimenteranno in un programma interamente beethoveniano, dove potranno far vedere quel che realmente valgono. Eseguiranno infatti tre sublimi capolavori del periodo “eroico” di Ludwig van Beethoven: Cosimo Bombardieri dirigerà l’Orchestra Roma Sinfonietta nelle due grandi ouverture Coriolano op. 62 e Egmont op. 84 e nel Concerto n. 4 per painoforte e orchestra, op. 58, con Francsco Granata come solista.

Le due ouverture furono scritte come introduzione a due grandi tragedie: il Coriolano di Shakespeare rielaborato da Collin, un poeta tedesco oggi dimenticato, e l’Egmont di Goethe. In comune hanno l’eroismo nell’accezione etica incui l’intendeva Beethoven: eroe non è chi trionfa sui campi di battaglia ma chi sacrifica sé stesso in nome di grandi principi etici. Coriolano affronta la morte per non tradire la patria, che pure è stata ingiusta con lui. Egmont lotta per la libertà dei Paesi Bassi contro l’oppressione spagnola e viene condannato a morte: ma salire sul patibolo non è per lui una sconfitta ma l’ascesa alla gloria imperitura. Per questi soggetti Beethoven scrisse una musica dai forti contrasti, che rappresetano gli opposti principi della libertà e dell’oppressione, della giustizia e della sopraffazione, dell’amore per l’umanità e dell’amore per il potere.

Francesco Granata

Il Concerto n. 4 ci rivela un’altra faccia di Beethoven. È una musica fondamentalmente serena e gioiosa, in cui Beethoven raggiunge una straordinaria libertà formale anche all’interno di un’architettura musicale ampia e complessa. Da sempre è una delle sue composizioni più amate sia dai pianisti sia dal pubblico.

Cosimo Bombardieri ha iniziato lo studio della musica a sette anni, dedicandosi con successo prima al clarinetto, poi alla composizione e alla direzione d’orchestra, in cui si è perfezionato con Francesco Lanzillotta in Italia e Stasys Domarkas in Lituania. Ha già collaborato con importanti orchestre sinfoniche e operistiche in Italia, Romania e Lituania. Un suo motivo di speciale orgoglio è aver fondato l’Orchestra giovanile “A. Sersale”, con cui ha realizzato oltre cento concerti nel sud dell’Italia con la partecipazione di artisti di calibro internazionale.

Viene invece del nord dell’Italia, precisamente da Milano, il ventunenne Francesco Granata, risultato primo assoluto in numerosi concorsi d’esecuzione pianistica e in particolare la XXXIV edizione del prestigioso Premio Venezia. Ha già suonato con importanti orchestre, tra cui Teatro La Fenice di Venezia, Orchestra dell’Università degli Studi di Milano, Orchestra dei Pomeriggi Musicali. Particolarmente intensa alla sua attività cameristica insieme a celebri gruppi e solisti.

 

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

 

Pieranunzi & C: italiani, cinesi e inglesi suonano capolavori francesi alla IUC

Gabriele Pieranunzi (foto di Grazia Lissi)

Il violinista italiano Gabriele Pieranunzi, la pianista cinese Jin Ju e il gruppo inglese Philharmonia Chamber Players si sono riuniti per un concerto dedicato alla musica francese, sabato 30 novembre 2019 alle 17.30 per la stagione della IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti nell’Aula Magna della Sapienza (Piazzale Aldo Moro 5, Roma). Sono in programma tre capolavori di Maurice Ravel, César Franck e Ernest Chausson, raramente eseguiti proprio per la difficoltà di mettere insieme gli insoliti organici strumentali necessari.

Jin Ju

Fa eccezione la Sonata opera postuma di Maurice Ravel, in quanto è destinata al più classico dei duo, quello violino-pianoforte. È un brano piuttosto breve, in un solo movimento, scritto nel 1897 durante il periodo finale degli studi di Ravel, che qui rivela chiaramente l’influsso del lirismo del suo maestro Gabriel Fauré. Ravel stesso la eseguì al pianoforte, insieme al celebre violinista George Enescu, ma poi la Sonata venne dimenticata e fu riscoperta solo alla fine del secolo scorso. Il concerto prosegue col Quintetto in fa minore per pianoforte e archi di César Franck, che fu eseguito per la prima volta a Parigi nel 1880 e segnò uno spartiacque nella musica da camera del tempo per la sua originalità e in particolare per il suo denso svolgimento tematico e l’armonia elaborata, che chiaramente derivano da Wagner. Ma vi si trovano anche una colorata ricerca timbrica e una piacevolezza melodica di marca chiaramente francese. Il brano dall’organico più inusuale è l’ultimo, il Concerto per violino, pianoforte e quartetto d’archi op. 21 del 1889 di Ernst Chausson, che presenta notevoli difficoltà tecniche ai due solisti. Chausson riesce qui a conciliare due influssi apparentemente inconciliabili, quello tedesco di Wagner e quello francese del suo maestro Massenet, che è forse il massimo esempio della eleganza, della grazia e della sensibilità dello stile francese. Poco dopo aver scritto questo Concerto, Chausson sarebbe morto a soli quarantaquattro anni in seguito alle ferite riportate per una caduta col velocipede.

 Philharmonia Chamber Players

Grazie al suo talento precoce Gabriele Pieranunzi si è presto imposto all’attenzione del pubblico e della critica come uno dei migliori violinisti italiani della sua generazione. Su invito del Comune di Genova ha suonato più volte il famoso Guarneri del Gesù detto “Il Cannone”, appartenuto a Paganini. Ha ottenuto grandi successi nelle principali città italiane, al Festival dei Due Mondi di Spoleto, al festival di Stresa, dove ha eseguito l’integrale delle Sonate per violino e pianoforte di Beethoven, e anche a Londra, Birminghan, Budapest, Bucarest, Belgrado, Buenos Aires, Tokyo e ancora in Svezia, Svizzera, Germania e Cina. Ha inciso il Concerto op.21 di Chausson con gli stessi musicisti con cui lo eseguirà a Roma e lo sta adesso portando in una tournée che toccherà alcune tra le principali società di concerti italiane, l’Inghilterra e la Cina. La stampa inglese ha scritto di lui: “Il violinista dal suono più dolce che si possa immaginare”. E quella svedese: “Da molti anni non si era ascoltata un’esecuzione così perfetta”.

JIn Ju è il nuovo astro del pianoforte nel panorama internazionale, valutata in Cina tra i più grandi virtuosi del suo paese e apprezzata dalla critica internazionale per la perfezione tecnica, la sensibilità appassionata e l’incredibile trasparenza dei dettagli. La critica inglese ha scritto: “Jin Ju è una dei migliori giovani pianisti che abbia sentito da anni. Il suo approccio entusiasmante e dinamico al far musica è semplicemente meraviglioso”. Si è già esibita in alcune tra le più importanti sale da concerto della Cina e a Berlino, Vienna, Mosca, Bruxelles, Oslo, Milano e Firenze e in Nuova Zelanda, Sud Africa, Taiwan. Nel 2009 ha tenuto un concerto straordinario davanti al papa Benedetto XVI e a 5000 persone nella Sala Nervi della Città del Vaticano, trasmesso in mondovisione.

I Philharmonia Chamber Players suonano in varie formazioni, a seconda delle esigenze delle musiche che eseguono. In questo concerto si presentano nella formazione di quartetto d’archi, con Fabrizio Falasca e Sarah Oates (violini), Yukiko Ogura (viola), Eric Villeminey (violoncello). Sono tutti membri della Philharmonia Orchestra di Londra, una delle migliori orchestre del Regno Unito e del mondo intero, fondata nel 1945. È stata diretta da tutti i più grandi direttori e in particolare ha avuto una relazione speciale con Richard Strauss, Arturo Toscanini, Wilhelm Furtwängler, Herbert von Karajan, Otto Klemperer, Riccardo Muti, Carlo Maria Giulini e Giuseppe Sinopoli.

Prima del concerto, alle 16.30 nella Sala Multimediale adiacente all’Aula Magna della Sapienza, con ingresso libero, si svolgerà un incontro col Maestro liutaio Claudio Rampini: sarà un viaggio attraverso gli strumenti del quartetto d’archi, che ne illustri non solo la storia, ma anche gli elementi tecnico-artistici, con particolare riferimento allo strumento che sarà poi suonato nel concerto da Gabriele Pieranunzi, un violino Ferdinando Gagliano del 1762, così che l’ascoltatore possa vivere un’esperienza più ravvicinata con gli strumenti protagonisti del concerto.

 

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

 

Armonie barocche

Il 13 novembre, presso l’Università di Roma Tor Vergata di Roma, si è svolto un concerto dalla bellezza sconvolgente che presentava un ensemble barocco nell’interpretazione di uno dei giganti della musica del periodo: Antonio Vivaldi.

Fra le composizioni da sottolineare, le armonie quasi orientali del concerto per mandolino RV 425 e le raffinatezze dell’esecuzione del concerto per violoncello RV 413, eseguito con maestria dal direttore Giordano Antonelli.

Una serata dai toni vari e allo stesso tempo frizzante con strumenti poco conosciuti dal grande pubblico come la tiorba, il liuto e la chitarra barocca. Le loro peculiarità sonore hanno intrigato gli spettatori incantati dai virtuosismi vivaldiani e dalle melodie del compositore veneziano, intrecciando un vero discorso musicale fra i solisti e l’ensemble. Sotto la direzione attenta del M. Antonelli, la giovane orchestra Musica Antiqua Latina presentava, nello splendore dei colori barocchi, una esecuzione dei brani senza sbavature, fra i pizzicati degli archi e della chitarra barocca. Una vera festa musicale dei tempi andati che si potrebbe ripetere più spesso senza le illusioni effimere che talvolta ci propongono alcuni concerti d’oggi. Ascoltare le composizioni del prete veneziano è, oltre che un piacevole incontro con la musica, un vero tuffo in un’epoca che ha lasciato ancora oggi intatti i suoi valori culturali, come i colori musicali e le tonalità così varie e preponderanti che riflettono un passato sempre vivo nel nostro presente.

 

Bruno Bertucci

 

 

 

La raffinatezza della musica francese a “Domenica in musica” al Teatro Carlo Felice

Raffinata, sensuale ed evanescente. È la musica francese a cavallo tra Ottocento e Novecento. Una musica dai colori sfumati, come un quadro espressionista, ma anche capace di eleganti frivolezze da café-chantant. Questa repertorio unico, il cui massimo rappresentante è Debussy, è il protagonista della “Domenica in musica” n. 6, domenica 24 novembre, nel Primo foyer del Teatro Carlo Felice, alle ore 11. In programma, tre brani per violino e pianoforte: la Sonata n. 1 in La maggiore op. 13 di Gabriel Fauré, il Poème op. 15 di Ernest Chausson, e la toccante Méditation, dall’opera Thaïs, di Jules Massenet. Al violino, Roberto Sechi (Prix de Virtuosité al Conservatorio Superiore di Ginevra), e al pianoforte Dario Bonucelli (che sostituisce l’indisposto Roberto Mingarini), recentemente apprezzato alla Gog insieme al Premio Paganini Ning Feng.

Al termine del concerto, un aperitivo informale.

 

Massimo Pastorelli

I concerti al Museo del Saxofono

Prende il via al Museo del Saxofono una stagione di concerti, masterclass ed eventi speciali per celebrare una location unica al mondo e che ha l’obiettivo di promuovere ed avvicinare giovani, appassionati e cittadini alla musica dal vivo, con particolare riguardo verso il saxofono e gli strumenti a fiato. Cittadini, musicisti ed appassionati potranno così visitare il Museo, straordinariamente aperto anche di sera, dalle 19.30 alle 24.00, ed usufruire di un ricco programma di spettacoli dal vivo.

Dopo la masterclass ed il concerto tenuti da Max Ionata lo scorso 9 novembre, che hanno anticipato la rassegna creando numerosi consensi anche da parte di un pubblico non esperto ma curioso, aprirà la stagione musicale, sabato 23 novembre, il gruppo THE JAZZ RUSSELL, una formazione capitanata da Filippo Delogu che ha l’ambizione di portare nel repertorio del jazz tradizionale l’approccio più libero del jazz contemporaneo.

Il 7 dicembre è poi la volta di ANCESTRAL, un progetto del raffinato musicista Renato Vecchio che vede protagonisti i suoni ancestrali di strumenti a fiato di diverse etnie come il duduk, la zurna, ethnic flute, chalumeau, accompagnati da loop machine e sequenze.

Sabato 14 dicembre è di scena il  LUCA VELOTTI 4TET, l’ancia elegante del jazz italiano. Si tratta di un evento di prestigio che prevede una masterclass del leader storico dell’orchestra di Paolo Conte e, a seguire, un concerto del suo ensemble. Un viaggio musicale dalle pigre atmosfere di New Orleans fino alle notti di New York, dai blues di Chicago alle suggestioni caraibiche e sudamericane di coro ed habanera.

La prima parte della rassegna, a conclusione del 2019, termina il 21 dicembre con il concerto SAXOCHRISTMAS che vede protagonisti il direttore e fondatore del Museo Attilio Berni, con alcuni dei più rari ed inusuali strumenti del Museo del Saxofono ed il Concorde Choir diretto dall’artista norvegese Nina Pedersen. Un fascinoso connubio, affatto scontato, tra voci ed ance attraverso i classici del jazz classico e gli standard natalizi più famosi.

Prima dei concerti (ingresso € 10) alle ore 19.30 circa, gli ospiti potranno sempre godere di un buffet di intrattenimento (€ 5).

Sabato 23 novembre

Ore 21:00

CONCERTO

THE JAZZ RUSSELL

“Quando la ritmica tradizionale si fa solista contemporaneo…”

Filippo Delogu (chitarra-direzione), Alfredo Romeo (batteria), Light Palone e Fabrizio Montemarano (contrabbasso), Andrea Nuzzo (Hammond, Rhodes).

Sabato 7 dicembre

Ore 21:00

ANCESTRAL

“Suoni ancestrali e moderne suggestioni…”

Renato Vecchio (duduk, zurna, ethnic flute, chalumeau, accompagnati da loop machine e sequenze) con la partecipazione di Michele Simoncini (keyboards)

Sabato 14 dicembre

Ore 17.00

MASTERCLASS

Un approccio risolutivo per imparare ad improvvisare il jazz

Ore 21.00

CONCERTO

LUCA VELOTTI QUARTET

“L’ancia elegante del jazz classico italiano”

Luca Velotti (clarinetto, sax tenore, sax soprano), Michele Ariodante (chitarra 7 corde, voce), Gerardo Bartoccini (double bass), Carlo Battisti (batteria)

Sabato 21 dicembre

Ore 21:00

CONCERTO

SAXOCHRISTMAS  

ATTILIO BERNI & NINA PEDERSEN  Swing e classici natalizi

Attilio Berni (saxofoni), Alessandro Crispolti (pianoforte), Alfredo Romeo (batteria), Christian Antinozzi (contrabbasso)

Concorde Choir diretto da Nina Pedersen

Museo del Saxofono, via dei Molini snc (angolo via Reggiani) 00054 – Maccarese, Fiumicino (RM)

 

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

Il quartetto Emerson in musiche di Beethoven, Dvorak e Bartok alla IUC

Martedì 19 novembre 2019 alle 20.30 per la stagione della IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti torna nell’Aula Magna della Sapienza (P.le Aldo Moro 5) torna a Roma il Quartetto Emerson, uno degli ensemble da camera di maggior prestigio degli ultimi decenni, vincitore di nove Grammy, di tre Gramophone Awards, del Richard J. Bogomolny National Service Award (la più alta onorificenza statunitense nell’ambito della musica da camera) e del Premio Avery Fisher, nonché premiato come “Ensemble of the Year” da Musical America e insignito di vari riconoscimenti internazionali. Nel 2016 la Universal ha dedicato all’Emerson per il 40° anniversario un box di ben 52 CD con tutte le sue registrazioni effettuate per una delle case discografiche più prestigiose in ambito classico, la Deutsche Grammophon.

Formatosi a New York, l’Emerson è quartetto in residence dello Smithsonian Institution di Washington D.C. e i suoi quattro componenti insegnano alla Stony Brook University: è dunque l’espressione della raffinata cultura delle più prestigiose istituzioni e università della east coast americana. I membri del quartetto sono i violinisti Eugene Drucker e Philip Setzer, il violista Lawrence Dutton e il violoncellista Paul Watkins, subentrato nel 2013. Un loro tratto distintivo è che i due violinisti si alternano nella parte di primo e secondo violino.

Suoneranno musiche di Dvorak, Bartok e Beethoven. Di Antonin Dvorak il Quartetto n. 12 op. 96 “Americano”: è il più bello e più noto dei quartetti del compositore ceco ed ha una stretta relazione col paese da cui proviene l’Emerson, dato che fu scritto in America negli anni in cui Dvorak dirigeva il Conservatorio di New York. Il compositore amava moltissimo la musica popolare, non solo quella della sua terra ma tutta la musica popolare, però qui non cita letteralmente temi tradizionalii americani ma piuttosto evoca alcune caratteristiche di quella musica o – per meglio dire – di quelle musiche, quella degli immigrati europei, quella degli afroamericani e quella dei nativi.

Anche l’ungherese Bela Bartok era un attento studioso della musica popolare, ma nel suo Quartetto n. 5 del 1934 i riferimenti al folclore, seppure presenti, passano in secondo ordine rispetto alle, sonorità taglienti e alle furiose ebbrezze ritmiche di questo brano del periodo dell’espressionismo.

Infine di Ludwig van Beethoven il Quartetto op. 59 n. 2, che fa parte dei tre dedicati al conte Rasumowsky, ambasciatore di Russia a Vienna e grande appassionato del quartetto, al punto da fondarne uno egli stesso, in cui suonava la parte del secondo violino. Nel 1806 commissionò tre Quartetti a Beethoven, ponendo come condizione che usasse alcuni temi popolari russi: dunque pure qui c’è un aggancio con la musica popolare, con la citazione di una famosa melodia russa nel terzo movimento. Contemporaneo della Sinfonia “Eroica” e della Sonata “Appassionata”, questo Quartetto si collega a quei due capolavori per l’ampiezza e l’audacia della forma, per i toni appassionati, per la continua tensione drammatica, appena interrotta da brevi oasi contemplative.

Mauro Mariani (anche per la fotografia)