I campi di prigionia della Corea del Nord

In un documento intitolato ‘Corea del Nord: il continuo investimento nell’infrastruttura della repressione’, Amnesty International ha diffuso testimonianze inedite e nuove immagini satellitari che rivelano l’ulteriore allargamento di due dei piu’ grandi campi di prigionia (kwanliso) del paese, il 15 e il 16. Il documento di Amnesty International denuncia la costruzione di nuovi blocchi per i prigionieri, l’espansione delle fabbriche e il rafforzamento delle misure di sicurezza. Un ex funzionario di sicurezza del kwanliso 16, il piu’ grande centro di detenzione politica della Corea del Nord, per la prima volta ha preso la parola per raccontare ad Amnesty International di detenuti costretti a scavarsi la fossa e di donne stuprate e poi scomparse. ‘L’orrenda realta’ del continuo investimento della Corea del Nord in questo vasto reticolo di repressione ora e’ chiara. Chiediamo alle autorita’ di rilasciare subito e senza alcuna condizione tutti i prigionieri di coscienza detenuti nei campi di prigionia politica e di chiudere questi ultimi immediatamente’ – ha dichiarato Rajiv Narayan, ricercatore di Amnesty International sull’Asia Orientale. Amnesty International ha condiviso le ultime prove raccolte con la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite che sta indagando sulle violazioni dei diritti umani nella Corea del Nord. Centinaia di migliaia di persone – bambini compresi – sono detenute nei campi di prigionia politica e in altre strutture detentive del paese. Molte di esse non hanno commesso alcun reato e sono unicamente familiari di presunti responsabili di gravi reati politici. La loro detenzione, basata sulla ‘colpevolezza per associazione’, rappresenta una forma di punizione collettiva. Il kwanliso 16, nei pressi di Hwaesong, nella provincia di Hamgyong Nord, si estende per circa 560 chilometri quadrati, tre volte Washington, la capitale degli Usa. E’ uno dei siti meno indagati nel vasto sistema dei campi di prigionia politica. Nel 2011, si riteneva vi fossero detenute 20.000 persone. Le immagini del maggio 2013 mostrano nuovi blocchi per i detenuti gia’ terminati o in costruzione, segnale di un lieve incremento della popolazione del campo. Le immagini evidenziano anche l’espansione di un’area industriale all’interno del campo, cosi’ come attivita’ economiche (agricole, minerarie e boschive) in corso. Il duro lavoro forzato e’ una prassi comune nei campi di prigionia politica della Corea del Nord. Secondo le testimonianze di ex detenuti e funzionari dei campi, i prigionieri passano la maggior parte del tempo a lavorare in condizioni pericolose, con poco tempo a disposizione per riposare. Le misure di sicurezza rimangono rigide. Le immagini satellitari mostrano posti di controllo e filo spinato intorno al perimetro del campo. I movimenti paiono limitati e controllati attraverso ingressi sorvegliati, torri di guardia e posti di blocco interni al campo. Nel novembre 2013 il signor Lee, addetto alla sicurezza del kwanliso 16 dagli anni Ottanta fino alla meta’ degli anni Novanta, ha rilasciato un’intervista ad Amnesty International circa i metodi usati per mettere a morte i prigionieri. Questi vengono costretti a scavarsi la fossa e poi uccisi con un colpo di martello al collo. Il signor Lee ha visto funzionari del campo strangolare detenuti o picchiarli a morte con bastoni di legno. Il signor Lee ha anche parlato delle donne scomparse dopo essere state stuprate: ‘Dopo una notte ‘al servizio’ dei funzionari, le donne dovevano morire affinche’ il segreto non trapelasse. Questo accadeva nella maggior parte dei campi di prigionia politica’. Kim Young-soon, ex detenuta del kwanliso 15 tra il 1980 e il 1989, ha descritto l’esecuzione pubblica di due prigionieri che avevano tentato di evadere: ‘Li portarono sul posto dopo averli malmenati. Li legarono a dei pali di legno e gli spararono tre volte, alla testa, al petto e ai piedi’. Le immagini satellitari del kwanliso 15, noto anche come ‘Yodok’ mostrano, rispetto a quelle del 2011, che sono stati demoliti 39 blocchi e ne sono stati costruiti sei nuovi. La diminuzione dei blocchi lascia supporre che la popolazione del campo sia diminuita, ma Amnesty International non e’ in grado di verificare quanti siano i detenuti o quale sia stata la loro sorte. Il kwanliso 15 si estende su un’area di 370 chilometri quadrati e si trova al centro del paese, a 120 chilometri dalla capitale Pyongyang. Nel 2011, si ritiene vi si trovassero 50.000 prigionieri. Anche a Yodok, come nel kwanliso 16, le misure di sicurezza sono rigorose. Le immagini satellitari mostrano rilevanti attivita’ economiche in corso, tra cui il taglio del legname e la produzione di mobili.

Amnesty International Italia

Arte e persuasione a Trento

Fino al prossimo 29 settembre, è aperta presso il Museo Diocesano Tridentino la mostra Arte e persuasione. La strategia delle immagini dopo il concilio di Trento. Per la prima volta una mostra focalizza l’attenzione sugli esiti che le decisioni assunte dal concilio di Trento in materia di immagini sacre ebbero nella produzione artistica di uno specifico contesto territoriale, quello del principato vescovile di Trento, dove fu attuata una ben precisa politica di disciplinamento culturale e sociale attraverso la strategia delle immagini. Un dato che emerge con evidenza in questo territorio di frontiera, posto a stretto contatto con le aree della Riforma protestante, diversamente da diocesi geograficamente e culturalmente più lontane. E’ in una delle ultime sessioni dell’assise tridentina, la XXV del 3 dicembre 1563, che venne promulgato il decreto Della invocazione, della venerazione e delle reliquie dei santi e delle sacre immagini, con il quale la Chiesa assolveva l’uso delle immagini sacre, la cui legittimità era stata aspramente criticata dalla Riforma protestante. La norma esaltava la funzione didattica delle immagini e forniva alcune ‘linee guida’ da seguire per la realizzazione delle immagini da collocare negli edifici di culto, demandandone ai vescovi il controllo. Nei decenni successivi furono pubblicati numerosi trattati dedicati alle arti figurative a soggetto sacro, all’architettura dei luoghi di culto e alla suppellettile liturgica, testi che tradiscono la forte preoccupazione della gerarchia ecclesiastica nei confronti dell’attività artistica, da riportare entro parametri codificati da una superiore autorità religiosa. Gli studi, avviati in occasione del 450° anniversario della chiusura del concilio (1563-2013), prendono in esame le decisioni assunte dalla gerarchia ecclesiastica nella diocesi tridentina; i rapporti che si instaurarono a livello locale tra la nuova liturgia, spiritualità, pietà, devozione popolare e il fenomeno artistico; l’interpretazioni dei trattatisti postconciliari. La mostra, curata da Domizio Cattoi e Domenica Primerano, è promossa dal Museo Diocesano Tridentino in collaborazione con la Soprintendenza per i beni storici, artistici, librari e archivistici della Provincia autonoma di Trento e con il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trento. Presenta una settantina di opere, molte delle quali mai esposte prima, provenienti da numerose chiese del Trentino, da importanti musei del territorio e da altre istituzioni pubbliche italiane. Un’ulteriore novità è data dal fatto che la selezione delle opere è stata operata sulla base della ricca documentazione raccolta durante l’attività di inventariazione informatizzata dei beni artistici e storici dell’Arcidiocesi di Trento, promossa a livello nazionale dalla Conferenza Episcopale Italiana, circostanza che ha permesso di evidenziare le innumerevoli potenzialità di un innovativo strumento finalizzato alla ricerca e alla tutela dei beni culturali. In questo senso, si tratta di un ‘progetto pilota’, che l’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani propone di estendere ad altre realtà territoriali. Il percorso espositivo, si apre con una sezione introduttiva di carattere storico documentario. Vi sono esposte alcune edizioni a stampa della Sacra Scrittura, a partire dalla prima Bibbia corredata di illustrazioni pubblicata in Italia nel 1489 fino alla celebre Bibbia Sisto-clementina del 1592. Una sequenza di Bibbie in lingua latina, italiana e tedesca, stampate sia in ambito cattolico sia protestante, propone al visitatore il tema della traduzione del testo sacro nel volgare in uso presso le varie nazioni, fatto percepito come necessario da Martin Lutero per consentire l’accesso diretto dei fedeli al Verbum divino, senza la secolare mediazione della Chiesa e della tradizione. Si entra poi nel merito delle problematiche discusse al concilio con l’edizione a stampa dei decreti (1564) e con esemplari dei principali trattati dedicati alle immagini, in particolare quelli più noti di Giovanni Andrea Gilio, Carlo Borromeo, Gabriele Paleotti e Jan van der Meulen o Vermeulen, conosciuto come Molanus. Il focus si concentra inoltre sui temi della censura e della proscrizione del nudo attraverso gli esempi celeberrimi del Giudizio universale di Michelangelo e della Cena in casa di Levi di Paolo Veronese, richiamati in mostra attraverso due grandi stampe dell’epoca. Questi semplici esempi daranno l’idea del clima di grande dibattito culturale che sorse attorno alle immagini e del loro potere comunicativo anche in termini di diffusione di dottrine eretiche. Vengono quindi indagati i riflessi sulla produzione artistica del territorio trentino in un’epoca compresa tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento, un periodo in cui dalle elaborazioni del tardo Manierismo si passò progressivamente all’affermazione del Barocco. Dopo aver illustrato attraverso audaci confronti l’evoluzione del dipinto a tema religioso dal Rinascimento all’epoca postconciliare, la mostra indaga le iconografie più diffuse nel contesto locale: il culto del Crocifisso, l’esaltazione della figura della Madonna nelle varie declinazioni, la rivalutazione delle figure dei santi. In questo periodo, le nuove raffigurazioni dovevano commuovere lo spettatore per incrementarne la devozione, esaltando al contempo il ‘trionfo’ della Chiesa nella lotta al Protestantesimo. Particolarmente indicate a questo scopo, erano le raffigurazioni del martirio dei santi, che assumevano talvolta toni molto cruenti e patetici, oppure le immagini che catturavano i paladini della fede cattolica nei momenti dell’estasi mistica. Accanto alla produzione di carattere più spiccatamente devozionale, vengono esposte opere dal contenuto dottrinale più complesso, interpretabili quali risposte polemiche alle contestazioni della Riforma in merito ai temi più dibattuti della dottrina, tra gli altri quelli dell’Eucaristia e del Purgatorio. La mostra espone opere realizzate da artisti di rilievo che transitarono in Trentino tra la fine dell’evento conciliare e la metà del XVII secolo, tra gli altri Paolo e Orazio Farinati, Felice Brusasorci, Jacopo Palma il Giovane, Martino Teofilo Polacco, Francesco Frigimelica, Fra Semplice da Verona, Donato Mascagni e Pietro Ricchi. Accanto agli artisti forestieri, che supplivano all’assenza di una vera e propria scuola pittorica locale, sono presentati dipinti di personalità più modeste sotto il profilo stilistico, ma non per questo meno interessanti nella capacità di elaborare immagini efficaci dal punto di vista iconografico e indurre sentimenti di pietà e devozione nei fedeli. La visita alla mostra permetterà inoltre di conoscere le microstorie legate al variegato mondo della committenza, sia essa di rango altolocato, sia scaturita da personalità di provincia, confraternite, prelati. Nel contesto dell’esposizione sarà valorizzato anche il patrimonio artistico dislocato sul territorio: specifici percorsi legati ai temi della mostra porteranno alla scoperta di emergenze monumentali e cicli figurativi di particolare interesse, tra gli altri le cappelle di San Ruperto a Villa Lagarina, dell’Annunziata a Sacco, del Rosario di Cavalese e i santuari dell’Inviolata a Riva del Garda e della Madonna Lauretana a Castel Madruzzo e Villazzano. Infine, la mostra si pone come capofila di un progetto lanciato a livello nazionale da AMEI, Associazione Musei Ecclesiastici Italiani, che invita gli enti associati a svolgere analoghe indagini sui propri territori attraverso la banca dati dell’Inventario diocesano elaborando proposte espositive o approfondimenti tematici. Orari fino al 31 maggio: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato: 9.30-12.30 / 14.00-17.30; domenica: 10.00-13.00 / 14.00-18.00. Dall’1 giugno al 29 settembre: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì: 9.30-12.30/14.30-18.00; sabato e domenica: 10.00-13.00 / 14.00-18.00. Giorni di chiusura: ogni martedì, 26 giugno, 15 agosto. Biglietti: 5 euro intero, 3 euro ridotto.

“La Leonessa. Città di Brescia” 15. Le poesie dei ragazzi

Proseguendo la pubblicazione delle poesie premiate alla quindicesima edizione del Premio Internazionale di Poesia “La Leonessa. Città di Brescia”, ecco le altre poesie dei ragazzi. In questo caso si tratta di studenti della Scuola Secondaria di Secondo Grado, precisamente l’Agenzia Formativa “don Angelo Tedoldi” di Lumezzane, Brescia.

La mamma di Jessica Cozza

Se c’è qualcuno che mi consola

quando mi sento triste e sola,

quando ho un dolore alla testa

quando un amico con me non resta                  Immagine 082-001

quando ho paura del temporale

quando il buio mi fa un po’ male

quando vedo violenza e guerra

mentre sogno la pace sulla terra.

se c’è qualcuno che mi consola

certo è la mamma, lei sola.

Alzo gli occhi e incontro il suo sguardo

mi rilasso e continuo il mio viaggio.

 

8 marzo di Sidy Casse

Una mattina distruttiva

Con la mamma arrabbiata e cattiva

E mentre i videogiochi mi chiamavano

Alla TV gli uomini alle donne auguravano

Così mi venne in mente come davanti a tanti muri

Che pure mia mamma voleva gli auguri.

E corsi senza sosta nel salotto caldino

Per dirle che io sono il suo primo bambino

E mentre tutto questo accade

È già ora di andare.

Anche gli scout mi chiamavano

Immagine 085-001E anche lì tutti quanti auguravano

Auguri, auguri e ancora auguri

A tutte le donne sui tetti e sui muri

E mentre guardo con occhi da bambino

Tiro dal taschino un piccolo regalino

Orecchini belli quanto il sole

Che provengono dal mio cuore!

 

Un sogno di Anthony Mozzoni

Chi ha detto “il cielo è il limite” sappia che non è vero.

Io bevo bibite col Pampero

E spingo il pensiero più in là del cielo.

Poi voglio ultraterrene

Prati sulle galere e una pioggia di fuoco sulle sirene

E dare un bacio sopra le guance

Ad ogni madre che piange

Perché il suo poppante adesso ha buste e bilance.

E quando sento il prurito sotto le dita

Vorrei una pazienza infinita

Per risparmiarvi la vita.

Sapere se c’è chi mi ama, sono in pochi

Ma in fondo non lo voglio che tanto lo vedo dagli occhi.

E vorrei prendere sonno sereno però zero

Perché ogni volta che dormo mi sembra che vivo meno

E tutto quello di cui ho bisogno è un sogno.

Immagine 088-001

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I testi sono armonici nel loro insieme. La scelta delle rime corrisponde alla necessità di musicalità semplice del verso, che pure esprime ancora bisogni profondi di vicinanza alla mamma, dalla quale sempre di più ci si distacca a quest’età; mamma vista anche simpaticamente nella sua volontà di essere celebrata almeno nel giorno dedicato alle donne, così ne esce un testo divertente, dal vago sentore rap. Per chiudere poi con un testo più maturo, di formazione adolescenziale, che incontra la volontà di giustizia e di amore propria di colui che si affaccia alla vita con la voglia di contribuire con il proprio sogno a salvaguardare l’essere madre e l’affetto che sente non dover mancare mai nella propria esistenza.

 

 

 

Fasano Jazz XVII edizione

30 maggio 2014: al via l’Edizione n. 17 del Fasano Jazz! Sette serate di ottima musica a prezzi accessibili, quasi ottanta musicisti coinvolti, presentazioni di libri, mostre di dischi e suggestive location in una delle cittadine più belle della Puglia: questo il segreto dell’edizione 2014 della popolare rassegna jazz, nota per la qualità della proposta e quest’anno caratterizzata da artisti locali e vedette internazionali. Diciassette anni di jazz significa continuità, tenacia, determinazione, sensibilità da parte dell’amministrazione comunale e costanza da parte della direzione artistica: un continuo successo anche negli ultimi anni, funestati dalla crisi che ha colpito anche il settore della musica dal vivo.

Il festival si apre con il “prologo” del 30 maggio: “Sul sentiero dei suoni” è un’iniziativa che nasce dal locale (la Scuola Secondaria di Primo Grado “G. Bianco – G. Pascoli” di Fasano) con un ensemble di 25 giovanissimi percussionisti coadiuvati da strumentisti che utilizzano suoni tradizionali (didgeridoo, cornamusa) e timbri classici del jazz (sax). Il 31 maggio Fasano Jazz entra nel vivo inaugurando ufficialmente il cartellone con “Napoli in Jazz”: la rilettura jazzistica di classici della canzone napoletana antica e moderna, con musicisti di eccellenza come il trombettista fasanese Mino Lacirignola e un ensemble di talenti come Vendola, Accardi, Gargiulo e Lomuscio. In apertura la presentazione del libro di Donato Zoppo “King Crimson. Islands – Testi commentati” (Arcana) lancia subito l’assist verso la serata finale, che avrà come special guest uno dei musicisti che ha legato la sua storia alle vicende dei King Crimson. Fasanese doc ma di fama internazionale, il trombettista Vincenzo Deluci – 2 giugno – presenta il suo Apocalypse Trio con uno dei più originali musicisti italiani, quel Paolo Angeli noto in tutto il mondo per la sua chitarra sarda “preparata”, caratterizzata da 18 corde. Il 5 giugno il pianista Aquilino De Lucacon il suo Jazz Project – ensemble di otto musicisti – proporrà un tributo alla musica del celebre James Taylor dal titolo “Sweet James… Session”. Un’occasione speciale per sentire la grande canzone a stelle e strisce e il miglior jazz italiano (Campanale, Savio Vurchio & Co.).

La dimensione internazionale del Fasano Jazz si farà sentire il tutto il suo fascino il 7 giugno: la Artchipel Orchestra di Ferdinando Faraò con la partecipazione straordinaria di Phil Miller, Keith Tippett e Julie Tippetts, un concerto speciale nella longeva tradizione del Fasano Jazz. Premiata come miglior formazione al Top Jazz 2012 di Musica Jazz, la Artchipel – orchestra composta da 25 elementi – rileggerà la musica di Canterbury, la cittadina inglese cara al pubblico fasanese per i numerosi gemellaggi musicali avvenuti qui nel corso degli anni. Con Faraò e le musiche di Soft Machine, Gilgamesh, Art Bears e National Health, ci saranno tre giganti: Phil Miller(chitarrista di punta di Canterbury,membro di Delivery, Matching Mole, Hatfield & The North etc.), Keith Tippett e Julie Tippetts.

Keith e Julie saranno da soli nel duetto “Couple in Spirit” l’8 giugno: pianoforte e voce per due personalità poliedriche, trasversali ed eccentriche, sposati dal 1970. Collaboratore di formazioni leggendarie come King Crimson e Centipede, Keith ha all’attivo una cospicua discografia nella quale ha esplorato i rapporti tra jazz, improvvisazione radicale e musica colta; Julie, dopo il grande successo con Steampacket e Brian Auger, lascia il jazz-soul per addentrarsi in territori più sperimentali. Gran finale l’11 giugno all’insegna del progressive-rock italiano, che Fasano Jazz ha seguito sempre con attenzione: ancora una volta a Fasano la band di Alex Carpani, uno dei nostri tastieristi rock più noti all’estero, con “Vox In Progress”. Si tratta di uno spettacolo incentrato sui grandi brani e i più amati cantanti del prog italiano: l’ex Acqua Fragile e PFM Bernardo Lanzetti, il fondatore delle Orme – oggi solista – Aldo Tagliapietra, il leader degli Osanna Lino Vairetti, con il batteristaGigi Cavalli Cocchi (CSI, Ligabue, Mangala Vallis). Ulteriore special guest: David Cross, leggendario violinista deiKing Crimson nella formazione “eroica” del 1973-74.

Da diciassette anni Fasano Jazz si dimostra manifestazione sui generis per la lettura data al jazz, per le proposte che attirano diversi segmenti di pubblico, per l’attenzione alla varietà, al talento e alla qualità. Fasano Jazz non è solo ottima musica con grandi maestri e giovani interpreti ma anche un’opportunità per conoscere la bellissima città pugliese, ricca di tradizione e arte.

 

Programma

PROLOGO

Venerdì 30 maggio

Teatro Sociale

ore 20

“SUL SENTIERO DEI SUONI”

da un’idea di Giuseppe Berlen

Progetto musicale realizzato da alunni

della Scuola Secondaria di Primo Grado

“G. Bianco – G. Pascoli” di Fasano

 

“Bianco Pascoli Percussion Ensemble”

25 percussionisti con:

Giuseppe Berlen: direttore d’esecuzione

Pasquale D’Attoma: voce recitante

Gianni Gelao: cornamusa, flauti, armonica e altri strumenti popolari

Domenico Poteca: didgeridoo

Roberto Ottaviano: sassofono

Ingresso libero

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Sabato 31 maggio

Teatro Sociale

ore 20.00

Opening:

Presentazione cartellone rassegna a cura del giornalista Donato Zoppo

e presentazione del libro

“KING CRIMSON – ISLANDS – Testi commentati” (Arcana)

con i giornalisti

Italo Interesse (Quotidiano di Bari)

Nicola Morisco (La Gazzetta del Mezzogiorno)

 

ore 21:00

NAPOLI IN JAZZ

Patty Lomuscio: voce

Mino Lacirignola: tromba & flicorno

Andrea Gargiulo: pianoforte

Giorgio Vendola: contrabbasso

 

Ingresso libero

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Lunedì 2 giugno

Teatro Sociale

ore 21

VINCENZO DELUCI “APOCALYPSE TRIO”

feat. PAOLO ANGELI

Vincenzo Deluci: tromba & electronics

Paolo Angeli: chitarra sarda “preparata”

Camillo Pace: contrabbasso & electronics

Giuseppe Mariani: live electronics

 

ingresso: 5 euro

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Giovedì 5 giugno

Teatro Sociale

ore 21

AQUILINO DE LUCA JAZZ PROJECT

“Sweet James … Session – omaggio alla musica di James Taylor”

Savio Vurchio: voce solista

Daniela Desideri: voce & cori

Nikka Di Cosola: voce & cori

Aquilino De Luca: pianoforte & tastiere

Pako Baldassarre: sassofono

Joe Belviso: chitarra

Pino Mazzarano: chitarra

Ruggiero Bruno: basso

Mimmo Campanale: batteria

 

Ingresso libero

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Sabato 7 giugno

Teatro Kennedy

ore 21

ARTCHIPEL ORCHESTRA

diretta da FERDINANDO FARAO’:

“Canterbury & Soft Machine”

Ospiti:

Phil Miller

Keith Tippett

Julie Tippetts

Musiche di:

Fred Frith, Alan Gowen, Hugh Hopper, Dave Stewart,

Keith Tippett, Robert Wyatt, Ferdinando Faraò

Marco Mariani, Gianni Sansone: trombe

Massimo Cavallaro, Rosarita Crisafi, Massimo Falascone, Paolo Profeti: sassofoni

Francesca Petrolo: trombone

Simone Mauri: clarinetto basso

Paolo Botti, Eloisa Manera: archi

Mariangela Tandoi: fisarmonica

Massimo Giuntoli: tastiere

Beppe Barbera: pianoforte

Gianluca Alberti: basso elettrico

Lorenzo Gasperoni: percussioni

Stefano Lecchi: batteria

Naima Faraò, Serena Ferrara, Giusy Lupis, Filippo Pascuzzi: voci

Visuals:

AU + Fabio Volpi e Rosarita Crisafi

Ingresso: 10 euro

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Domenica 8 giugno 2014

Teatro Sociale

ore 21:00

KEITH & JULIE TIPPETT:

“Couple in Spirit”

Keith Tippett: pianoforte

Julie Tippetts: voce

Ingresso: 5 euro

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Mercoledì 11 giugno 2014

Teatro Kennedy

ore 21

“VOX in PROGress” – ITALIAN PROG OF ‘70s AND MORE…

Alex Carpani Band

feat. David Cross & Friends

Bernardo Lanzetti: voce

Aldo Tagliapietra: voce & basso elettrico

Lino Vairetti: voce & chitarra

David Cross: violino

Gigi Cavalli Cocchi: batteria

ALEX CARPANI BAND

Alex Carpani: tastiere & voce

Joe Sal: voce

Ettore Salati: chitarre

GB Giorgi: basso elettrico

Alessandro Di Caprio: batteria

Ingresso: 10 euro

Direzione artistica:

Domenico De Mola

 

Donato Zoppo

 

Campigli nella Villa dei Capolavori

Donne, infinite donne, elegantissime, ingioiellate, eppure prigioniere; il mistero che si cela nell’arte di Massimo Campigli viene indagato in oltre ottanta opere, concesse da celebri musei e raccolte private, a documentare l’intero percorso dell’artista, dagli anni venti agli anni sessanta, quando le sue iconografie tipiche, figure femminili racchiuse in sagome arcaiche di grande suggestione simbolica, divengono esplicite meditazioni sull’archetipo femminile, sempre in equilibrio fra ingenuità e cultura, con una stilizzazione geometrica che rende personalissima la sua maniera.

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In concomitanza con la pubblicazione del Catalogo generale dell’artista (realizzato dagli Archives Campigli) la mostra “Campigli. Il Novecento antico”, a cura di Stefano Roffi, presso la Villa dei Capolavori, sede della Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo (Parma), fino al 29 giugno 2014, richiama così l’attenzione su uno dei pittori più significativi del Novecento italiano, presente nei maggiori musei del mondo ma pressoché assente dalla grande scena espositiva dopo la memorabile mostra che la Germania gli dedicò nel 2003. Cinque le sezioni, oltre ai grandi mosaici allestiti nel giardino: la stupenda ritrattistica, con le effigi di personalità del mondo della cultura, ma anche amici, signore belle e famose; la città delle donne, che accosta opere che rivelano l’ossessione per un mondo che pare tutto al femminile; le figure in sé prive di identità ma caratterizzate da scene di gioco, spettacolo, lavoro, che l’artista osserva memore del proprio passato di reporter a Parigi; i dialoghi muti, coppie vicine spazialmente ma incapaci di comunicare, prigioniere del proprio mistero; gli idoli, presentati nell’evoluzione dalle figure idolatriche tratte da Carrà negli anni venti a quelle di ispirazione primitiva che compaiono a partire dagli anni cinquanta. Di particolare interesse l’accostamento, per la prima volta in un’esposizione, delle quattro enormi tele che Campigli teneva nel proprio atelier. L’esposizione si avvale del sostegno di Fondazione Cariparma e di Cariparma Crédit Agricole. Il catalogo Silvana editoriale presenta interventi di Luca Massimo Barbero, Nicola Campigli, Mauro Carrera, Nicoletta Pallini, Paolo Piccione, Stefano Roffi, Rita Rozzi, Sileno Salvagnini, Eva e Marcus Weiss. Tedesco di nascita, italiano di formazione, parigino per cultura, egizio, etrusco, romano, mediterraneo per elezione, Campigli (Berlino, 1895 – Saint-Tropez, 1971) fu un personaggio colto ed europeo (parlava cinque lingue), inusuale nel nostro panorama artistico. Uomo solitario, nella sua pittura si intrecciano geometrie e magie, memorie e simboli (lesse Freud e Jung in lingua originale); fu anche scrittore raffinato e riservato. Per conoscere l’artista e la sua ossessione dell’immagine femminile bisogna entrare nella sua vita familiare. Il mistero è infatti protagonista nella vita di Campigli: solo in tempi relativamente recenti si è scoperto che era nato a Berlino e che il suo vero nome era Max Ihlenfeld. La madre, tedesca di appena diciotto anni, non era sposata; per evitare lo scandalo, il bambino viene portato in Italia, nella campagna fiorentina. La madre, che gli aveva dato il cognome, lo raggiunge saltuariamente; nel 1899 sposa un commerciante inglese e può prendere il bambino con sé, fingendo (per salvare le apparenze) di essere sua zia. A quattordici anni, Max scoprirà casualmente la verità. Questa vicenda familiare può spiegare, almeno da un punto di vista psicologico, il mondo espressivo dell’artista: il suo universo di donne quasi inconoscibili, immobili e insieme sfuggenti e distanti, è in definitiva una lunga meditazione sull’enigma femminino, sull’icona della Dea-Madre. Non uscirà più dalla dimensione infantile e permetterà alla sua immaginazione di prendere il sopravvento sulla realtà per rendergliela accettabile. Scrive infatti: “Non mi sono mai rifugiato nel sogno, nell’infantilismo, ci sono semplicemente rimasto, non ne sono mai uscito”. La sua formazione avviene tra Firenze e Milano, in quegli anni città artisticamente vivace, in pieno Futurismo. Sono di questo periodo opere dal marcato senso ritmico, una composizione a tessere di mosaico che riaffiorerà sempre nell’opera dell’artista. Nel 1914 egli inizia a lavorare presso il Corriere della Sera e, dopo la sofferta parentesi della guerra, italianizzato il cognome in “Campigli”, ne diviene corrispondente da Parigi; nel 1919 la città è il cuore del Ritorno all’ordine, di quel rinnovato dialogo con la classicità che percorre l’Europa, e che molto influenza l’artista. Il 1928 è un anno cruciale per Campigli. A Roma visita il museo di Villa Giulia, restando affascinato dall’arte etrusca, e le Terme di Diocleziano, dove viene colpito dalla ritrattistica romana del basso impero. Dopo questo vero colpo di fulmine per l’antico, approccia le prime figure femminili dai grandi occhi senza sguardo inserite in raffinate trame architettoniche. La sua pittura mostra ora un mondo perfetto che affascina con i suoi colori fantasmatici, gli elementi geometrici di donne dal corpo a clessidra, statue dal busto stretto (come era lo stereotipo-donna della sua infanzia), fermate in un’espressione incantata, con grande attenzione per l’abbigliamento, la moda. Donne prive di realismo, a parte la bellissima ritrattistica femminile ma anche maschile, in una dimensione mitica e idealizzante, un “non luogo” dell’astrazione antropomorfica e sentimentale: si guardano i quadri e si entra nell’ “altrove”, nelle visioni interiori dell’artista, in stretto confine onirico. Alle reminiscenze etrusche si mescolano quelle egizie del Fayum, poi copte, romane; è tutta la millenaria arte mediterranea che lo ispira. Campigli, insomma, in sintonia col concetto di tempo assoluto espresso dal Ritorno all’ordine (“Tutte le età sono contemporanee” scrive Pound in questi anni) attinge a un passato complesso e stratificato. Sono peraltro gli anni in cui l’appello alle radici della civiltà antica, al “mito della romanità”, assume in Italia (dove l’artista torna a stabilirsi nel 1931, in pieno fascismo) anche un significato di celebrazione nazionalista. Quello che in realtà Campigli persegue è soprattutto sospendere il presente e raggiungere, attraverso l’emergere dell’antico, una dimensione di eternità dipinta. Negli anni trenta conquista fama internazionale ed espone a Milano, Parigi, Amsterdam, New York, poi alle Biennali veneziane. Oltre a importanti committenze pubbliche e private, ad acquisizioni museali, vanno ricordati i quattro magnifici affreschi che realizzò fra il 1933 ed il 1940 per il Palazzo della Triennale di Milano, il Palazzo delle Nazioni di Ginevra, il Palazzo di Giustizia di Milano e quello monumentale all’Università di Padova, oltre ai grandiosi cicli per i transatlantici. Dai primi anni cinquanta si avverte una crescente stilizzazione, alla ricerca dell’archetipo, del primitivo: ai suoi interrogativi la cultura occidentale contemporanea, per lui improntata a una ricerca minimalista prossima al nulla, non offriva risposta; è così che annulla la prospettiva nello spazio come nel tempo e ne racchiude l’essenza in uno schema in cui i corpi dei suoi nuovi “idoli” galleggiano irrigiditi in una infinita varietà di atteggiamenti, tornando a esprimere l’enigma della sua infanzia, di quelle donne dall’identità sfuggente, una volta per sempre. “Nelle mie fantasticherie, le mie innamorate erano sempre prigioniere” (M. Campigli, da “Scrupoli”, 1955). CAMPIGLI. Il Novecento antico. Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma). Fino al 29 giugno 2014. Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso. Ingresso: € 9,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.

Stefania Bertelli

“La Leonessa. Città di Brescia” 15. Le poesie dei ragazzi

La cerimonia di premiazione della quindicesima edizione del premio internazionale di poesia “La Leonessa. Città di Brescia”, si è regolarmente tenuta domenica scorsa presso l’Auditorium San Barnaba, grazie al Patrocinio del Comune di Brescia. Presente per l’Amministrazione comunale, il Consigliere Tommaso Gaglia, in rappresentanza del Vicesindaco e Assossore alla Cultura Laura Castelletti. Hanno inviato il loro saluto l’Assessore regionale Mauro Parolini e, idealmente, il presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini che ha inviato la medaglia di rappresentanza da conferire ai premiati, così come ha fatto il Senato della Repubblica e il signor presidente della Repubblica, sempre inviando una medaglia.

Presenti quasi tutti i premiati, dei quali sono state lette le liriche. Ecco quelle degli studenti dell’Educandato Santa Maria agli Angeli di Verona, Scuola Secondaria di Primo Grado, Classe I D, insegnante Elisabetta Faccioli.

La gioia, il dono della vita di Francesco Vesentini

Nella vita, ogni giorno più bello

È come se lo vivessi in un castello

Pieno di perle, rubini e smeraldi

Che ti fanno andare ogni giorno più avanti

Nella vita tutto è concesso

Perché, se fai il sogno più grande

In uno specchio, il sogno non è riflesso,

ma il dono che la vita ci regala

non è né un sogno, né un castello,

ma è la vita stessa

che riempi il cuore di gioia.

 

L’amicizia di Alice Sagripanti

L’amicizia è una cosa

che nessuno sa spiegare

dal più grande studioso

al più umile lavoratore

è una cosa che ti

riempie il cuore

d’amore e

di allegria e

che ti porta

a volare con

la fantasia

 

Bellissimo Natale

Il Natale è tutto bianco

con il Capodanno a fianco

ti fa stare in compagni

come un nido d’allegria

le dolcezze di stagione

con pandoro e panettone

Il Natale è gioia e festa

e a tutti noi nel cuore resta

Regali, fiocchi, amore e felicità

è questo che vogliono mamma e papà.

 

Poesie dall’estro semplice e genuino, che si contraddistinguono per la freschezza delle immagini più personali rispetto ad un semplice lavoro di classe.

 

 

Fasano Jazz XVII edizione

30 maggio 2014: al via l’Edizione n. 17 del Fasano Jazz! Sette serate di ottima musica a prezzi accessibili, quasi ottanta musicisti coinvolti, presentazioni di libri, mostre di dischi e suggestive location in una delle cittadine più belle della Puglia: questo il segreto dell’edizione 2014 della popolare rassegna jazz, nota per la qualità della proposta e quest’anno caratterizzata da artisti locali e vedette internazionali. Diciassette anni di jazz significa continuità, tenacia, determinazione, sensibilità da parte dell’amministrazione comunale e costanza da parte della direzione artistica: un continuo successo anche negli ultimi anni, funestati dalla crisi che ha colpito anche il settore della musica dal vivo.

Il festival si apre con il “prologo” del 30 maggio: “Sul sentiero dei suoni” è un’iniziativa che nasce dal locale (la Scuola Secondaria di Primo Grado “G. Bianco – G. Pascoli” di Fasano) con un ensemble di 25 giovanissimi percussionisti coadiuvati da strumentisti che utilizzano suoni tradizionali (didgeridoo, cornamusa) e timbri classici del jazz (sax). Il 31 maggio Fasano Jazz entra nel vivo inaugurando ufficialmente il cartellone con “Napoli in Jazz”: la rilettura jazzistica di classici della canzone napoletana antica e moderna, con musicisti di eccellenza come il trombettista fasanese Mino Lacirignola e un ensemble di talenti come Vendola, Accardi, Gargiulo e Lomuscio. In apertura la presentazione del libro di Donato Zoppo “King Crimson. Islands – Testi commentati” (Arcana) lancia subito l’assist verso la serata finale, che avrà come special guest uno dei musicisti che ha legato la sua storia alle vicende dei King Crimson. Fasanese doc ma di fama internazionale, il trombettista Vincenzo Deluci – 2 giugno – presenta il suo Apocalypse Trio con uno dei più originali musicisti italiani, quel Paolo Angeli noto in tutto il mondo per la sua chitarra sarda “preparata”, caratterizzata da 18 corde. Il 5 giugno il pianista Aquilino De Lucacon il suo Jazz Project – ensemble di otto musicisti – proporrà un tributo alla musica del celebre James Taylor dal titolo “Sweet James… Session”. Un’occasione speciale per sentire la grande canzone a stelle e strisce e il miglior jazz italiano (Campanale, Savio Vurchio & Co.).

La dimensione internazionale del Fasano Jazz si farà sentire il tutto il suo fascino il 7 giugno: la Artchipel Orchestra di Ferdinando Faraò con la partecipazione straordinaria di Phil Miller, Keith Tippett e Julie Tippetts, un concerto speciale nella longeva tradizione del Fasano Jazz. Premiata come miglior formazione al Top Jazz 2012 di Musica Jazz, la Artchipel – orchestra composta da 25 elementi – rileggerà la musica di Canterbury, la cittadina inglese cara al pubblico fasanese per i numerosi gemellaggi musicali avvenuti qui nel corso degli anni. Con Faraò e le musiche di Soft Machine, Gilgamesh, Art Bears e National Health, ci saranno tre giganti: Phil Miller(chitarrista di punta di Canterbury,membro di Delivery, Matching Mole, Hatfield & The North etc.), Keith Tippett e Julie Tippetts.

Keith e Julie saranno da soli nel duetto “Couple in Spirit” l’8 giugno: pianoforte e voce per due personalità poliedriche, trasversali ed eccentriche, sposati dal 1970. Collaboratore di formazioni leggendarie come King Crimson e Centipede, Keith ha all’attivo una cospicua discografia nella quale ha esplorato i rapporti tra jazz, improvvisazione radicale e musica colta; Julie, dopo il grande successo con Steampacket e Brian Auger, lascia il jazz-soul per addentrarsi in territori più sperimentali. Gran finale l’11 giugno all’insegna del progressive-rock italiano, che Fasano Jazz ha seguito sempre con attenzione: ancora una volta a Fasano la band di Alex Carpani, uno dei nostri tastieristi rock più noti all’estero, con “Vox In Progress”. Si tratta di uno spettacolo incentrato sui grandi brani e i più amati cantanti del prog italiano: l’ex Acqua Fragile e PFM Bernardo Lanzetti, il fondatore delle Orme – oggi solista – Aldo Tagliapietra, il leader degli Osanna Lino Vairetti, con il batteristaGigi Cavalli Cocchi (CSI, Ligabue, Mangala Vallis). Ulteriore special guest: David Cross, leggendario violinista deiKing Crimson nella formazione “eroica” del 1973-74.

Da diciassette anni Fasano Jazz si dimostra manifestazione sui generis per la lettura data al jazz, per le proposte che attirano diversi segmenti di pubblico, per l’attenzione alla varietà, al talento e alla qualità. Fasano Jazz non è solo ottima musica con grandi maestri e giovani interpreti ma anche un’opportunità per conoscere la bellissima città pugliese, ricca di tradizione e arte.

 

Programma

PROLOGO

Venerdì 30 maggio

Teatro Sociale

ore 20

“SUL SENTIERO DEI SUONI”

da un’idea di Giuseppe Berlen

Progetto musicale realizzato da alunni

della Scuola Secondaria di Primo Grado

“G. Bianco – G. Pascoli” di Fasano

 

“Bianco Pascoli Percussion Ensemble”

25 percussionisti con:

Giuseppe Berlen: direttore d’esecuzione

Pasquale D’Attoma: voce recitante

Gianni Gelao: cornamusa, flauti, armonica e altri strumenti popolari

Domenico Poteca: didgeridoo

Roberto Ottaviano: sassofono

Ingresso libero

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Sabato 31 maggio

Teatro Sociale

ore 20.00

Opening:

Presentazione cartellone rassegna a cura del giornalista Donato Zoppo

e presentazione del libro

“KING CRIMSON – ISLANDS – Testi commentati” (Arcana)

con i giornalisti

Italo Interesse (Quotidiano di Bari)

Nicola Morisco (La Gazzetta del Mezzogiorno)

 

ore 21:00

NAPOLI IN JAZZ

Patty Lomuscio: voce

Mino Lacirignola: tromba & flicorno

Andrea Gargiulo: pianoforte

Giorgio Vendola: contrabbasso

 

Ingresso libero

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Lunedì 2 giugno

Teatro Sociale

ore 21

VINCENZO DELUCI “APOCALYPSE TRIO”

feat. PAOLO ANGELI

Vincenzo Deluci: tromba & electronics

Paolo Angeli: chitarra sarda “preparata”

Camillo Pace: contrabbasso & electronics

Giuseppe Mariani: live electronics

 

ingresso: 5 euro

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Giovedì 5 giugno

Teatro Sociale

ore 21

AQUILINO DE LUCA JAZZ PROJECT

“Sweet James … Session – omaggio alla musica di James Taylor”

Savio Vurchio: voce solista

Daniela Desideri: voce & cori

Nikka Di Cosola: voce & cori

Aquilino De Luca: pianoforte & tastiere

Pako Baldassarre: sassofono

Joe Belviso: chitarra

Pino Mazzarano: chitarra

Ruggiero Bruno: basso

Mimmo Campanale: batteria

 

Ingresso libero

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Sabato 7 giugno

Teatro Kennedy

ore 21

ARTCHIPEL ORCHESTRA

diretta da FERDINANDO FARAO’:

“Canterbury & Soft Machine”

Ospiti:

Phil Miller

Keith Tippett

Julie Tippetts

Musiche di:

Fred Frith, Alan Gowen, Hugh Hopper, Dave Stewart,

Keith Tippett, Robert Wyatt, Ferdinando Faraò

Marco Mariani, Gianni Sansone: trombe

Massimo Cavallaro, Rosarita Crisafi, Massimo Falascone, Paolo Profeti: sassofoni

Francesca Petrolo: trombone

Simone Mauri: clarinetto basso

Paolo Botti, Eloisa Manera: archi

Mariangela Tandoi: fisarmonica

Massimo Giuntoli: tastiere

Beppe Barbera: pianoforte

Gianluca Alberti: basso elettrico

Lorenzo Gasperoni: percussioni

Stefano Lecchi: batteria

Naima Faraò, Serena Ferrara, Giusy Lupis, Filippo Pascuzzi: voci

Visuals:

AU + Fabio Volpi e Rosarita Crisafi

Ingresso: 10 euro

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Domenica 8 giugno 2014

Teatro Sociale

ore 21:00

KEITH & JULIE TIPPETT:

“Couple in Spirit”

Keith Tippett: pianoforte

Julie Tippetts: voce

Ingresso: 5 euro

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Mercoledì 11 giugno 2014

Teatro Kennedy

ore 21

“VOX in PROGress” – ITALIAN PROG OF ‘70s AND MORE…

Alex Carpani Band

feat. David Cross & Friends

Bernardo Lanzetti: voce

Aldo Tagliapietra: voce & basso elettrico

Lino Vairetti: voce & chitarra

David Cross: violino

Gigi Cavalli Cocchi: batteria

ALEX CARPANI BAND

Alex Carpani: tastiere & voce

Joe Sal: voce

Ettore Salati: chitarre

GB Giorgi: basso elettrico

Alessandro Di Caprio: batteria

Ingresso: 10 euro

Direzione artistica:

Domenico De Mola

 

Donato Zoppo