Re-opening a settembre-ottobre per Lenz Fondazione

 

Flowers like stars (foto di Maria Federica Maestri)

Altro stato, Flowers like stars?, Hipógrifo violento: questi i titoli delle nuove creazioni performative di Lenz Fondazione, realizzate a partire da testi di Calderón de la Barca nel segno del nuovo corso di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, che dal 24 settembre al 10 ottobre saranno presentate in prima nazionale a Lenz Teatro, a Parma, nell’ambito del progetto RE-Opening MONDI NUOVI.

 

Altro stato (foto di Maria Federica Maestri)

«Tra passato e presente, la prima parte del progetto di Lenz per Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21 riparte, dopo la sospensione delle attività nei mesi del lockdown, dalla trasposizione contemporanea dell’autore barocco spagnolo Pedro Calderón de la Barca per prefigurare -contro ogni prevedibile e banale distopia- un ipotetico ‘quadro favoloso’ dell’umanità del futuro» suggeriscono Maria Federica Maestri e Francesco Pititto in merito ai tre ritratti scenici -realizzati su musiche di Claudio Rocchetti– che i direttori artistici di Lenz hanno deciso di dedicare ad altrettante iconiche interpreti della loro visionaria ricerca performativa: Hipógrifo violento e Flowers like stars? (debutto il 24 settembre) sono interpretati rispettivamente da Sandra Soncini e Valentina Barbarini, Altro stato (debutto l’8 ottobre) vede in scena la straordinaria attrice sensibile con sindrome di Down Barbara Voghera.

Affiancheranno le performance live due installazioni visuali e sonore: Mondi Nuovi, viaggio visuale neobarocco attraverso le imagoturgie de La vita è sogno, Il grande teatro del mondo, La vida es sueño, Il principe costantee Il magico prodigioso,che nel corso degli anni Maria Federica Maestri e Francesco Pititto hanno dedicato alla ricerca di una traduzione contemporanea del grande protagonista del Siglo de oroPedro Calderón de la Barcae Melancolía contromano -da Il principe costante– interpretata da Valentina Barbarini, Ettore Lombardi, Elisa Orlandini, Matteo Ramponi, Alessandro Sciarroni eSandra Soncini.

È inoltre in programma il 10 ottobre, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, il seminario di studi Futuro sensibile.

Queste creazioni sonoparte di un più ampio progetto di Lenz Fondazione che culminerà nel mese di giugno 2021 nell’allestimento site-specific de La vita è sogno,commissione speciale per Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21.

La progettualità aperta e dinamica di Lenz,rivolta ad un pubblico attivante e partecipante, proseguirà dall’11 al 27 novembre con l’edizione numero 25 del Festival Internazionale di Visual & Performing Arts Natura Dèi Teatri, un’edizione totalmente interpretata dalle opere performative di artiste di diverse generazioni e provenienze e dalle riflessioni di protagoniste e studiose della scena contemporanea: «Un messaggio politico e culturale molto chiaro»aggiunge Maria Federica Maestri «che vuole evidenziare la potenza espressiva e la densità estetica delle donne nel panorama artistico contemporaneo».

 

Lenz Teatro si trova in via Pasubio 3/e a Parma.

Per informazioni e prenotazioni: 0521 270141, 335 6096220, info@lenzfondazione.it, www.lenzfondazione.it.

 

 

Michele Pascarella (anche per le immagini)

 

“Barocco 2020. Vitaliano VI. L’invenzione dell’Isola Bella”

L’Isola Bella

In questo particolare anno, palindromo, bisestile e carico di incognite, si sommano gli anniversari importanti, molti dei quali centenari. Nella cornice affascinante, emozionante e un po’ magica delle Isole Borromee, sul lago Maggiore, si celebra il Barocco piemontese e, con una bella mostra, l’artefice della maestosità dell’Isola celebrata, invidiata e frequentata da molti letterati e personaggi di calibro, l’Isola Bella. Quattrocento anni di interessanti opere e affascinanti realizzazioni, oggi a disposizione del pubblico sia per la visita, sull’Isola Bella, di Palazzo Borromeo, sia per la visita dei superbi giardini all’italiana.

Palazzo Borromeo: l’ala del Salone che ospita la mostra

Si accede al Palazzo Borromeo in modo ordinato e nel rispetto delle norme vigenti, quindi si arriva a visitare l’interessante mostra “Vitaliano VI. L’invenzione dell’Isola Bella”, allestita nell’ampio e ben illuminato salone ultimato dal discendente di Vitaliano VI, Vitaliano IX, nel 1956, e del quale è esposto il modello ligneo, accanto ai progetti non solo del palazzo, ma anche dei giardini dell’Isola Bella.

Modello ligneo del Palazzo

Il conte Borromeo Vitaliano VI, nella seconda metà del Seicento, in pieno stile barocco dell’Italia nord-occidentale, era stato protagonista della fortuna rinnovata della famiglia Borromeo, e lo si può ammirare attraverso dipinti, busti di terracotta e di marmo, documenti esposti per la prima volta al pubblico, dopo avere attraversato circa metà sale del Palazzo, con importanti arredi e fregi e decorazioni originali ancora. La bellezza superba dell’Isola, non era soltanto un vezzo estetico: il progetto politico che sottende era chiaro all’artefice del progetto. Vitaliano VI ben sapeva che creare un sorprendente scenario per i propri importanti ospiti avrebbe sostenuto le strategie della famiglia Borromeo, assicurando prestigio e importanti incarichi agli eredi di San Carlo e di Federico Borromeo. Vitaliano VI e Giberto III, che era cardinale alla corte papale, riescono a tessere una rete di alleanze tra le più importanti corti europee come Madrid, Vienna e la stessa Roma, in modo da allargare gli scenari di una famiglia imparentata con tutte le corone più in vista. Il piccolo “stato” dei Borromeo, antica famiglia di origine feudale, sul lago Maggiore, sarebbe stato famoso ben oltre i confini, ma si sarebbe avvalso di potentissimi legami: imparentarsi con gli Odescalchi, ad esempio, grazie al matrimonio di Carlo IV Borromeo con la nipote del papa Innocenzo XI Odescalchi: la festa nuziale verrà organizzata proprio sul lago Maggiore, nel 1677.

Busto di Vitaliano VI Borromeo, Carlo Simonetta

Vitaliano VI è ricordato con busti celebrativi (quello di Carlo Simonetta è l’unico prodotto mentre il conte era ancora vivo) e ritratti, accanto a quadri che riproducono altri appartenenti all’illustre famiglia. Quindi, ecco i progetti della trasformazione di uno scoglio lacustre in un eccelso esempio di raffinatezza, già agognato dal padre di Vitaliano VI, Carlo III. I documenti risalgono al 1660-1665, artefice principale l’architetto Andrea Biffi: accanto alle modificazioni della dimora, con la creazione delle grotte, ad esempio, ecco il terrazzamento e la realizzazione dei giardini, di cui sono esposte in mostra 24 carte originali del 1686. L’Isola Bella diventa tappa obbligata del Gran Tour e la sua trasformazione continuerà anche dopo la morte di Vitaliano VI, avvenuta nel 1690.

La mostra è visitabile fino al primo novembre prossimo nell’ambito del percorso di vista di Palazzo Borromeo all’Isola Bella, Stresa, sul lago Maggiore. Apertura dalle 10 alle 17.30, con biglietto che permette di visitare anche i giardini.

 

Alessia Biasiolo

 

 

 

Orientarsi con le stelle

Dacia Manto, “Humus siderale”

Nove autori, sei italiani e tre stranieri, per trenta opere fra fotografie, video e installazioni che svelano differenti modi di riflettere sulle figurazioni magiche e poetiche attraverso cui l’uomo, lui stesso prodotto dell’universo, si rivolge e interpreta le stelle.

Il Comune di Milano accoglie e sostiene con entusiasmo dal 18 settembre al 31 ottobre 2020 alla Casa Museo Boschi Di Stefano di via Giorgio Jan 15 il progetto espositivo “Orientarsi con le stelle”, nato da un’idea di Red Lab Gallery e Alessia Locatelli e curato da Gigliola Foschi e Lucia Pezzulla.

La mostra, che vuole essere un segnale forte da parte del Comune di Milano della volontà di far ripartire la cultura in città dopo l’emergenza Covid-19, presenta i lavori di nove fotografi: Alessandra Baldoni, Marianne Bjørnmyr, Joan Fontcuberta, Dacia Manto, Paola Mattioli, Occhiomagico (Giancarlo Maiocchi), Edoardo Romagnoli, Pio Tarantini e Yorgos Yatromanolakis.

L’esposizione è anche l’occasione per presentare il primo catalogo d’autore di Red Lab Editore, arricchito da una copertina illustrata con un’opera inedita di Dacia Manto e da alcuni testi di Antonio Prete, narratore e poeta, autore della recente raccolta di poesie “Tutto è sempre ora” (Einaudi, Torino 2019).

“Orientarsi con le stelle” è il naturale proseguimento dell’omonima rubrica online di fotografia, arte e cultura ideata da Red Lab Gallery e condotta da Alessia Locatelli,direttore artistico dell’Archivio Cattaneo e della Biennale di Fotografia Femminile di Mantova, chedurante tutto il periodo di lockdownha dialogatocon fotografi e figure significative del mondo della cultura per scoprire il loro rapporto con lo spazio stellare e la natura.

Gigliola Foschi: “La mostra vuole anche offrire uno spunto di riflessione per ripensare il nostro rapporto con la natura. Una natura sempre più manipolata, tradita e di conseguenza costretta a rivoltarsi contro l’essere umano, incapace di proporre uno sviluppo rispettoso dei suoi ritmi.”

Gli autori coinvolti in mostra inducono l’uomo, con visioni differenti ma tutte intensamente poetiche, a comprendere meglio il mondo che lo circonda, il visibile e l’insondabile:

Alessandra Baldoni propone un dittico e un trittico della serie Atlas. Cartografie del silenzio (2019), immagini essenziali ed evocative che s’impongono allo sguardo per la loro forza magica e perturbante: inviti a ritrovare percorsi interiori, corrispondenze tra Uomo, Arte e Natura.

La norvegese Marianne Bjørnmyr con First Indicative Object(2020) presenta due mappamondi privi di informazioni geografiche illuminati da raggi luminosi orientati in modo diverso: immagini senza tempo, quasi metafisiche.

Il catalano Joan Fontcuberta con il video Milagros & Co.(Miracoli & Co.,2002)mette in gioco con humor la veridicità della fotografia sfidando la fiducia dello spettatore fino a provocare in lui un dubbio critico.

Dacia Manto con Humus Siderale (2020) propone una serie di opere realizzate appositamente per la mostra, dove immagina e fa rivivere il verde che si apriva di fronte alla Casa Boschi Di Stefano quando venne costruita da Piero Portaluppi tra 1929 e il 1931. In una installazione i disegni della natura si trasformano in mappe ramificate illuminate da piccole luci simili alle stelle che compongono una costellazione;

Paola Mattioli presenta la serie Eclissi (1999),incontro magico fra cosmo ed essere umanodurante un’eclissi di sole a Sant’Anna di Stazzema. Il pergolato sotto il quale l’autrice si trovavacreae proietta su una tovaglietta decine di piccole eclissi: allafotografail compito di coglierne la magia e fissare l’immagine creata dalla natura stessa, per una fotografia che ci ricorda l’imprescindibile legame Uomo-Natura;

Occhiomagico (Giancarlo Maiocchi) con il ciclo L’Ora Sospesa (2006-2009) presenta un lavoro dove il paesaggio diventa il soggetto principale, la natura riacquista un’intensità quasi arcaica, religiosa e mitica, mentre i luoghi perdono le loro connotazioni geografiche e temporali e diventano spazi di silenzio e meditazione;

Edoardo Romagnoli in La luna nel paesaggio (2006-2020) sembra trascinare magicamente sulla terra l’astro lunare, quasi fosse un dardo luminoso che squarcia la superficie terrestre e ondeggia sopra i campi immersi nell’oscurità;

Pio Tarantini con Cosgomonie (2010-2015)riflette sul senso del nostro esistere tra le cose con teatrini fiabeschi creati per immergere lo spettatore in spazi e tempi sospesi e surreali;

Il giovane autore greco Yorgos Yatromanolakis con la recente serie The Splitting of the Chrysalis and the Slow Unfolding of the Wings(2014-2018) indaga, a partire dal ciclo della vita di una farfalla, i misteri e le metamorfosi della natura creando un intimo legame tra fotografia e poesia, tra emozioni e paesaggio.

La mostra “Orientarsi con le stelle” – organizzata al terzo piano di Casa Museo Boschi di Stefano, in uno spazio che il Municipio 3 gestisce in accordo con la direzione del museo – integra una delle più belle collezioni d’arte moderna di Milano con le opere di nove fotografi  contemporanei.

Red Lab Gallery è un laboratorio di sperimentazione, pensato per promuovere la cultura delle immagini ma aperto a contaminazioni e narrazioni di diverso tipo.

Casa Museo Boschi Di Stefano, Via Giorgio Jan 15, Milano

18 settembre – 31 ottobre 2020. Ingresso libero. Orari di apertura: da martedì a domenica 10.00-18.00.

 

De Angelis (anche per le fotografie)

 

Gli anni ’60 tra cultura, sport e moda in una mostra a cura di Marco Dondi

Riprendono le mostre al MAF – Centro di Documentazione del Mondo Agricolo Ferrarese di San Bartolomeo in Bosco. È visitabile “Il BOOM… Costume e società nell’Italia degli anni ’60”, un’interessante esperienza espositiva curata da Marco Dondi, instancabile collezionista bondenese. La sua raccolta è, infatti, “protagonista” descrittiva di tematiche di grande suggestione, legate a una significativa fase temporale della storia d’Italia.

La chiave di lettura del curatore, estremamente lineare, mira alla divulgazione di svariati aspetti di un’epoca ormai entrata nel mito, supportata da un boom economico che ha trasformato profondamente la nostra nazione. I temi affrontati spaziano dalla cultura allo sport (con le Olimpiadi di Roma), dagli ormai leggendari “spaghetti-western” di Sergio Leone (con le musiche di Ennio Morricone) alle manifestazioni canore, dalla moda rivoluzionaria simbolizzata dalla “minigonna” ai nuovi balli. Il tutto senza dimenticare i fatti luttuosi che scandirono quel decennio, dalla tragedia della diga del Vajont del 1963 all’alluvione di Firenze del 1966.

L’euforia e la speranza di quegli anni è pure “commentata” dalla discografia, con le sue copertine e i tanti successi popolari di canzoni ancora oggi considerate “evergreen”.

Filo conduttore dell’esposizione è una notissima rivista dell’epoca, “La Domenica del Corriere”, le cui copertine scandiscono eventi, luoghi e personaggi.

La mostra “Il BOOM” è a ingresso libero è sarà visitabile fino al prossimo 15 settembre negli orari di apertura del Museo: da martedì a venerdì: 9.00-12.00; i festivi: 16.00-19.00.

La mostra è promossa dal Comune di Ferrara, dal MAF e dall’Associazione omonima.

 

Alessandro Zangara

“Pittori fantastici nella Valle del Po”

Un momento della presentazione da parte di Vittorio Sgarbi

“Pittori fantastici nella Valle del Po” è il titolo della mostra presentata giovedì 2 luglio scorso, negli spazi del Padiglione d’Arte Contemporanea-Pac (corso Porta Mare 5, Ferrara) e visitabile fino a sabato 26 settembre 2020, con apertura dal martedì alla domenica, ore 10-13 e  16-19.30, e ingressi consentiti per un massimo di 18 persone ogni 30 minuti.

“In mostra ci sono opere d’arte contemporanea nella loro dimensione padana con un percorso legato alla realtà trasfigurata e restituita in una forma sognante, che dà concretezza al concetto di Padanìa, termine coniato da Roberto Longhi per esprimere un concetto di luogo e di sentire legato alla fantasia, alla capacità di dare forma a quello che io chiamo surrealismo padano”. Così il presidente della Fondazione Ferrara Arte Vittorio Sgarbi ha sintetizzato il tema della rassegna, che mette insieme le opere pittoriche e una scultorea di 42 artisti viventi. Gli artisti sono stati selezionati dal curatore Camillo Langone coadiuvato per la parte più ferrarese dal critico d’arte Lucio Scardino spaziando attraverso i paesaggi pianeggianti e non attraverso i quali scorre il fiume Po.

Daniele Galliano, La Gran Madre di Dio, 2020

“La rassegna – ha fatto notare l’assessore alla cultura Marco Gulinelli – va a toccare una certa iconografia culturale, che esce dalle Mura per aprirsi alla bellezza del Grande Fiume e si conclude con un particolare documento filmico realizzato da Giuseppe Sgarbi, che è anche un omaggio alla poesia dell’acqua e dei suoi scenari e prelude alla volontà di proseguire su questa strada per dare spazio all’immaginario creativo stimolato da queste visioni paesaggistiche, in questa rassegna di stampo prettamente pittorico, ma a cui verrà dato anche un seguito spaziando in ambito fotografico, filmico e letterario”.

Molto più di una mostra d’arte contemporanea: è una mostra d’arte vivente, come tutti i suoi 42 protagonisti. Molto più di una mostra d’arte genericamente italiana o ancor più genericamente internazionale: è la mostra dell’arte peculiarmente padana, ossia l’arte prodotta oggi nella Valle del Po (definizione geografica e poetica, alla maniera di Mario Soldati, la più funzionale per dire l’intero bacino dal Monviso al Delta, non tutto Pianura Padana visto il montagnoso tratto iniziale).

 

Adelchi Riccardo Mantovani, Notturno padano, 1994-rid

“È indubbio vi sia una matrice linguistica che accompagna l’allestimento curato da Camillo Langone – prosegue l’assessore Gulinelli -, questa va cercata in quell’area geografica che porta a termine un grande affresco: ‘il Po e il suo Delta’. Una mostra che parla di umanità, di storia di uomini e di uomini nelle cose. Un evento espositivo che sottolinea l’importanza assoluta dello spazio culturale di un territorio geografico chiamato Padanìa”.
“Pittori fantastici nella Valle del Po” riporta, quindi, Ferrara al centro della produzione artistica, proponendosi di riattivare il tradizionale policentrismo padano oggi sofferente per la fortissima attrazione esercitata da Milano (quando sappiamo che l’arte italiana deve moltissimo a città medie o piccole quali, oltre a Ferrara, Mantova, Parma, Brescia, Cremona). Suscitando attenzione e amore per la pianura dove il Po discende.

Per info: diamanti@comune.fe.it, prenotazioni sulla pagina web https://prenotazionemusei.comune.fe.it/

 

Alessandro Zangara (anche per le fotografie)

“Reflections” di Donaggio alla Galleria della Gondola


La Galleria della Gondola e dell’ecosistema lagunare, con l’Associazione culturale Squero di San Trovaso, è lieta di presentare la mostra personale di Franco Donaggio, a cura di Roberta Semeraro, fino al 3 ottobre prossimo.

Roberta Semeraro curatrice della mostra, presenta una selezione di immagini della laguna veneta, con visioni trasognate dove il passato e presente cessano di esistere in un unico ed eterno intervallo di tempo, che è quello introspettivo di chi le osserva.

La libertà incondizionata che si respira nella laguna di Donaggio, rende le opere dell’artista così “pure” da sembrare oniriche.

Ma l’Arte è una realtà e non un sogno, anche se dispiega le sue grandi ali per volare sopra al mondo.

Le magnifiche geometrie con le quali s’inscrive l’habitat lagunare nelle opere di Donaggio, con le linee flessuose che si perdono all’orizzonte lungo i punti di fuga, le linee verticali che segnano i possibili percorsi da seguire e soprattutto il senso di sospensione che si riceve quando il cielo si specchia nell’acqua, sono un grado molto alto di realtà, che possono vedere solo alcuni uomini iniziati e liberi come Donaggio.

Riconoscere le proporzioni nella realtà, saperle cogliere e rispettarle non dovrebbe riguardare solamente l’Arte che cerca nuova bellezza, ma anche gli uomini affinché abbiano un approccio più armonico con l’ecosistema nel quale vivono.

Questa saggezza della quale ci rendono partecipi le opere fotografiche di Donaggio, porta ad una riflessione universale sulla laguna come metafora di vita con i suoi delicati e complessi equilibri, le sue fluide proporzioni e molteplici verità.

Le opere fotografiche di Reflections sono il risultato di una riflessione matura, che l’autore dopo una brillante e fortunata carriera internazionale ha dedicato alla sua terra d’origine, scrivendo con la luce uno dei capitoli più belli della storia della fotografa dedicata alla laguna Veneta.

Franco Donaggio opera a Milano come fotografo e graphic designer dal 1979.
L’alta professionalità e la continua sperimentazione in tutte le tecniche di camera oscura e ripresa, portano presto l’artista ad approfondire nuovi linguaggi estetici che ne rinnovano costantemente il livello professionale e creativo.
Il lavoro dell’autore é spesso presente nelle più importanti rassegne internazionali d’arte e fotografia negli Stati Uniti – ‘Photo LA’, Los Angeles; ‘AIPAD Show’, New York; ‘Art Fair, Cicago’; Art Miami.

Donaggio ha esposto in numerose gallerie e musei Italiani, Europei e negli Stati Uniti.

Molte opere di Donaggio sono presenti in collezioni d’arte pubbliche e private.
L’artista ha ricevuto vari premi e riconoscimenti tra quali: Gran Prix italia, Kodak European Award, B/W Spider Awards, Premio alla carriera Rotary Club, Premio alla carriera città di Benevento.

Donaggio è stato inoltre commissario di tesi allo IED di Milano, visiting professor all’accademia di Brera, Milano e all’università Ca’ Foscari di Venezia.
Oggi l’autore si dedica completamente alla ricerca artistica, ed è considerato uno dei più originali e apprezzati artisti italiani che privilegiano la sperimentazione con il mezzo fotografico.

Galleria della Gondola e dell’ecosistema lagunare
Dorsoduro 1375 -San Trovaso- Venezia, accanto allo storico squero, tutti i giorni 10.00/12.00 – 15.00/18.00, domenica e lunedì – chiuso, fino al 3 ottobre 2020. Ingresso libero

Sandra

“La mano che crea” al GAM di Verona

l’assessore Briani con il bozzetto in bronzo della statua di Dante al GAM

Il bozzetto in bronzo della celebre statua di Dante Alighieri di piazza dei Signori. E, ancora, ritratti, sculture, dipinti, ricordi. È molto più di una mostra quella che i Civici Musei di Verona propongono fino alla fine di gennaio 2021 alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, al Palazzo della Ragione. Dopo il lockdown, infatti, con la nuova esposizione, i suggestivi spazi museali della GAM tornano accessibili al pubblico. Oggi, domenica 28 giugno, l’ingresso alla mostra costa 1 euro.

“La mano che crea. La galleria pubblica di Ugo Zannoni (1836-1919) scultore, collezionista e mecenate”, tema conduttore dell’allestimento espositivo, è un viaggio nella storia secolare del collezionismo veronese, che ha contribuito a fare della città una delle mete d’Italia più ammirate e ricche di monumenti e musei

Punto di avvio ed epicentro della mostra – curata dal direttore dei Musei Civici Francesca Rossi affiancata da un Comitato scientifico composto da Maddalena Basso, Camilla Bertoni, Elena Casotto, Tiziana Franco, Sergio Marinelli, Patrizia Nuzzo e Pietro Trincanato – il vissuto, le opere e l’amore per la città scaligera di uno dei maggiori scultori dell’Ottocento veronese, Ugo Zannoni.

Artista che visse una lunga carriera all’insegna di relazioni artistiche tra Verona, Milano e Venezia, animata dall’impegno civile a favore della cultura e dei musei cittadini, tra il 1905 e il 1918, Zannoni donò ai Musei Civici veronesi la sua collezione di circa 200 opere d’arte, contribuendo così a gettare le basi per la costituzione di una Galleria d’Arte Moderna a Verona.

Ad illustrare l’esposizione, l’assessore alla Cultura Francesca Briani e il direttore dei Musei Civici Francesca Rossi. Presenti il curatore responsabile della Collezione d’Arte Moderna e contemporanea Patrizia Nuzzo, il presidente dell’Accademia di Belle Arti di Verona Marco Giaracuni e Padre Livio Guerra del Centro Culturale “San Gaspare”.

“Un omaggio che la città rivolge ad un artista che possiamo annoverare tra i fondatori della Galleria d’Arte Moderna – sottolinea l’assessore Briani –. Fu grazie al suo impulso, al suo profondo impegno civile e culturale, testimoniato dalla generosa donazione di una cospicua collezione di opere d’arte, che agli inizi del Novecento il Museo Civico poté rivolgere la sua attenzione all’arte allora contemporanea. La mostra, infatti, ha il merito di offrire il primo studio approfondito sulle vicende della collezione Zannoni. Una esposizione realizzata in stretta connessione con la comunità cittadina e che i Musei Civici-Galleria d’Arte Moderna Achille Forti hanno scelto di offrire al pubblico in questo particolare momento storico. Arena, Casa di Giulietta, Teatro Romano, Galleria d’Arte Moderna. Tutto a Verona si riapre per ritornare ad offrire a cittadini e turisti, l’ampia e straordinaria offerta culturale che rende unica nel mondo la nostra città. Un impegno importante, sostenuto dal Comune in un momento economico di grossa difficoltà, che ha portato a tagli al bilancio per oltre 50 milioni di euro e, inevitabilmente, ad una forte riduzione della capacità di spesa dell’area Cultura e Turismo. Un ostacolo che non ferma il nostro entusiasmo e il desiderio di ritornare ad offrire alla città tanti ed interessanti appuntamenti”.

“La mostra ha il merito di offrire il primo studio approfondito sulle vicende della collezione Zannoni – spiega il direttore Rossi –. Grazie a una sistematica campagna di ricognizione, le circa 200 opere donate, sono state oggetto di ricerche, interventi conservativi, documentazione fotografica e schedatura. Nella raccolta sono presenti opere di artisti che Zannoni ha frequentato e altri animatori di ricerche scultoree e pittoriche significative del secondo Ottocento”.

In esposizione opere di Domenico Induno, Mosè Bianchi, Filippo Carcano, Leonardo Bazzaro, Julius Lange, Luigi Nono, e il più moderno pittore divisionista Angelo Morbelli. Tra i veronesi, Angelo Dall’Oca Bianca, Francesco Danieli e il cugino dello scultore, Giuseppe Zannoni. Tra i soggetti rappresentati spiccano generi figurativi del paesaggio e del ritratto.

Di Zannoni la celebre statua di Dante Alighieri, che, nel centro della Piazza dei Signori, a Verona, rivolge lo sguardo ai palazzi Scaligeri dove il Poeta, durante l’esilio da Firenze, fu accolto da Cangrande della Scala. Lo scultore eseguì l’opera non ancora trentenne, aggiudicandosi la vittoria di un importante concorso promosso per la ricorrenza del VI centenario della nascita del Poeta.

L’esposizione è stata volutamente concepita per essere proposta al pubblico in concomitanza dell’ufficiale apertura dell’anno dedicato alle celebrazioni dei 700 anni della morte di Dante, prevista il prossimo settembre 2020. In mostra, infatti, è esposto il bozzetto in bronzo del famoso monumento dantesco, a rappresentare questo episodio cruciale del percorso artistico dello scultore.     Attraverso un’originale mostra-laboratorio, gli studenti sono entrati nel cuore della vita del museo, hanno collaborato con lo staff della Galleria nelle attività di cura delle collezioni e fatto esperienza diretta di ciò che avviene dietro le quinte, prima e durante il periodo di apertura della mostra al pubblico.     Secondo questo concetto di Museo partecipativo sono stati organizzati, con la collaborazione dell’Università di Verona, Dipartimento Culture e Civiltà, e dell’Accademia di Belle Arti di Verona, laboratori di alta formazione per la produzione artistica e la professione museale e alle metodologie di gestione del patrimonio culturale (catalogazione, restauro, mediazione culturale).

Il Dipartimento Culture e Civiltà dell’Ateneo veronese ha dedicato allo studio di cento opere provenienti dalla collezione Zannoni, un corso specialistico sulla catalogazione di beni culturali secondo gli standard ministeriali. L’Accademia di Belle Arti si è impegnata nella progettazione di un’utilissima linea del tempo “Linea del tempo” figurata, incentrata sui donatori dei Musei Civici tra Ottocento e primo Novecento, e a realizzare un cantiere di restauro in Galleria dedicato a gessi di Zannoni.

Durante il periodo della mostra si darà spazio inoltre ad una esplorazione sul tema del collezionismo e del mecenatismo contemporaneo grazie a testimonianze dirette di collezionisti veronesi. Tutto questo è stato condiviso con un comitato scientifico composto da studiosi e con giovani volontari del Servizio Civile Nazionale che hanno seguito ogni fase del progetto: dalla ricognizione delle opere d’arte nei depositi museali, alla ricerca documentaria in biblioteche e archivi.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito della Galleria d’Arte Moderna – http://www.gam.comune.verona.it.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

 

 

‘Storie di pagine dipinte. Miniature recuperate dai Carabinieri’ a Palazzo Pitti

Corale G (già segnato A), Maestro dell’antifonario G, Antifonario Proprio del tempo dalla I domenica d’Avvento al sabato precedente la domenica delle palme, Foglio con iniziale S (Stephanus) con santo Stefano e episodi della sua vita, tempera e oro su pergamena, 1330-1340 circa, Montepulciano, Museo Civico Pinacoteca Crociani

 

Un tesoro di sapere, arte e devozione, prima rubato e poi ritrovato: sono libri antichi e preziosi come il minuscolo Ufficio dei Morti appartenuto a Papa Leone X de’ Medici, i grandissimi corali, le pergamene finemente illustrate e decorate dai alcuni dei più grandi maestri del Medioevo e del Rinascimento. La mostra “Storie di pagine dipinte. Miniature recuperate dai Carabinieri” organizzata dalle Gallerie degli Uffizi comprende circa quaranta opere, recuperate dopo il furto da questo speciale comando dell’Arma. I manoscritti e le singole pagine miniate in mostra attraversano la grande stagione di produzione libraria dell’Italia centrale dal Duecento al Cinquecento: provengono da Castelfiorentino, Colle di Val d’Elsa, Firenze, Perugia e Pistoia, e le miniature sono opera di artisti importantissimi come il Maestro di Sant’Alessio in Bigiano, che malgrado sia ancora anonimo era a capo della bottega più attiva in Toscana nell’ultimo quarto del XIII secolo; Pacino di Buonaguida (uno dei primi e più dotati tra i seguaci di Giotto); fino ad Attavante degli Attavanti e Gherardo e Monte di Giovanni, illustratori di libri di fama internazionale ai tempi di Lorenzo il Magnifico.

Corale H, Secondo Maestro dei corali di Montemorcino (Tommaso di Mascio Scarafone?), Antifonario Proprio del Tempo dalla domenica di Passione al Sabato Santo, Iniziale O (Omnes amici mei) con la Cattura di Cristo, responsorio del mattutino Fer. 6 in Parasceve, tempera e oro su pergamena, 1500-1510 circa, Monastero di Monte Oliveto Maggiore, Asciano (Siena)

La bellezza e il pregio delle opere esposte non è la sola attrazione di questa mostra: la sua spettacolarità sta nella storia dei furti e dei recuperi di cui è protagonista ogni volume, ogni singola pagina, ogni miniatura ritagliata. Tra queste i corali provenienti dal convento dei Minori Osservanti di San Lucchese a Poggibonsi, oggetto di ben due furti, negli anni Trenta del ‘900 e poi di nuovo nel 1982; gli oltre venti volumi dell’abbazia benedettina di Montemorcino in Umbria che, trasferiti nell’abbazia di Monte Oliveto Maggiore ad Asciano, vennero rubati nel 1975; l’Ufficio dei Morti di Leone X de’ Medici, prezioso ed elegante come si conveniva a quel papa, raffinato intellettuale. La rassegna non esclude le opere sfregiate, le pagine da cui sono state ritagliate le miniature, i fogli strappati dai codici, ed è quindi un’occasione per pensare al furto di questi manufatti non solo come a una sottrazione di un bene comune, ma come una violenza che va dritta al cuore della nostra cultura e che attacca i testi, la nostra lingua, le pitture che la decoravano e la spiegavano.

Corale Z, Salterio della Settimana Santa, Matteo da Terranova, Iniziale istoriata I (In pace), con il Trasporto di Cristo nel sepolcro, salmo per il Sabato santo, 1528 (doc.), Perugia, Abbazia San Pietro, Fondazione per l’Istruzione Agraria, galleria, (cat. n. VII.2b)

La realizzazione della mostra è dovuta a storici dell’arte, specializzandi e dottorandi di Storia della Miniatura all’Università degli Studi di Firenze, sotto la guida della professoressa Sonia Chiodo, una dei massimi esperti della materia. Particolarmente in un campo complesso come lo studio dei volumi (codicologia) e delle loro decorazioni, è indispensabile che il lavoro anti crimine dei Carabinieri si avvalga di precise competenze specialistiche, come in questo caso: ogni miniatura o libro antico recuperato deve poter essere ricondotto al contesto di appartenenza, ed è in questo ambito che un drappello di giovani studiosi ha costruito l’esposizione di Palazzo Pitti. E la concretezza, l’importanza dei risultati da loro raggiunti non saranno legate soltanto all’occasione temporanea della mostra: il loro lavoro include infatti il censimento di tutte le mancanze in modo da mettere a disposizione della Banca Dati dei Carabinieri una messe di informazioni aggiornate, essenziali alle investigazioni in corso e a quelle future.

Storie di pagine dipinte ha anche un particolare corredo infografico: sette disegni della nota illustratrice Vanna Vinci, resi interattivi mediante una tecnologia touch, che presentano ai visitatori, in modo chiaro e accattivante, i luoghi e i protagonisti delle storie che la mostra ricostruisce: copisti, miniatori, religiosi e, da ultimo, i ladri e le forze dell’ordine.

Le Gallerie degli Uffizi – commenta il direttore Eike Schmidt – hanno all’attivo molte collaborazioni e progetti con istituti di ricerca, in Italia e in Europa. Il gruppo dell’Università di Firenze diretto da Sonia Chiodo è un esempio di applicazione pratica dello studio, in questo caso con un altissimo valore civico. Possiamo dire che si è trattatodi un vero e proprio “laboratorio di tutela”, in cui i giovani studiosi e la loro valorosa professoressa hanno affiancato l’Arma dei Carabinieri, insieme ai funzionari e agli assistenti degli Uffizi, raggiungendo un risultato che non solo si traduce oggi in una mostra bella e sofisticata, ma che durerà nel tempo. A questi ragazzi abbiamo affidato un compito delicatissimo, e loro l’hanno svolto in maniera egregia”

Il Generale di Brigata Roberto Riccardi, Comandante del Nucleo Carabinieri per la Tutela Patrimonio Culturale:

“L’avvio di questa mostra è carico di significati importanti. È una luce che si accende alla fine del tunnel, la bellezza che sopravvive all’orrore e torna a rincuorarci. È la traccia di un impegno per la difesa dell’arte che niente e nessuno potrà fermare. È il segno di un’attenzione, quella della direzione degli Uffizi, verso la quale sento di esprimere, a nome di tutti i Carabinieri per laTutela del patrimonio culturale, la più profonda e affettuosa riconoscenza”.

 

Firenze, Palazzo Pitti, sala delle Nicchie, fino al 4 ottobre 2020

 

Andrea Acampa (anche per le immagini)

 

Pacifico Silano e Sarah Palmer a Latina

L’esposizione “Unfolded Out of the Folds”, organizzata in collaborazione con la galleria Mrs. di New York, vede protagonisti Pacifico Silano e Sarah Palmer alla Galleria Monti 8 a Latina,ad ingresso gratuito. Due artisti che fanno partire la loro ricerca artistica dalla manipolazione di immagini preesistenti, attraverso il taglio e riassemblaggio in una sorta di collage, che permette una stratificazione di punti di vista e chiavi di lettura.

L’opera di Sarah Palmer parte da una riflessione sul corpo femminile e si permea di un’ambiguità tra ciò che è palese, davanti agli occhi, e ciò che va invece ricercato, lasciando all’osservatore il compito di trarre significati e riflessioni. L’artista utilizza pagine di magazine, cataloghi e manuali antistupro, inserendo le sue donne in nuovi contesti pieni di rimandi altri e che non mancano di una certa teatralità.

Anche la riflessione artistica di Pacifico Silano si fonda sul corpo, ma in questo caso maschile; nei suoi lavori i corpi però sono frammentati, mai presentati nella loro interezza e spesso la parte mancante è quella più comunicativa. Immagini in cui il colore si lega indissolubilmente a interrogativi sulla mascolinità, sull’identità, sul dolore e l’assenza e la solitudine vissuta come calma e pace; due punti di vista sull’identità e il genere. L’ingresso è contingentato in base alle prescrizioni attualmente in vigore per assicurare alle persone una visita in piena sicurezza.  Fino all’8 agosto, la mostra sarà visitabile tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 19 o su appuntamento.

 

La mostra di Previati al Castello estense di Ferrara

Il Castello estense di Ferrara riapre le porte ai visitatori e prolunga la mostra di Previati fino a fine anno

Dopo Palazzo Schifanoia e Palazzina Marfisa d’Este, anche il percorso museale del Castello Estense di Ferrara è aperto al pubblico. Oltre a uno dei monumenti simbolo della città, ferraresi e turisti potranno visitare anche la mostra “Gaetano Previati, tra simbolismo e futurismo”, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte in collaborazione con il Comune di Ferrara, in occasione del centenario della morte del grande artista ferrarese.
L’esposizione, che era stata inaugurata lo scorso febbraio e avrebbe dovuto concludersi la prossima domenica, è stata infatti prorogata fino al 27 dicembre 2020, grazie alla generosa collaborazione dei prestatori. Fino a fine anno, i visitatori avranno quindi la possibilità di ammirare un centinaio di opere, tra olii, pastelli e disegni selezionati dal vasto fondo delle raccolte civiche ferraresi ed esposti assieme a un notevole nucleo di altri lavori proveniente da collezioni pubbliche e private, con il corredo di importanti documenti inediti.

“E’ con grande soddisfazione  – ha sottolineato al riguardo l’assessore comunale al Turismo Matteo Fornasini – che ci accingiamo alla riapertura del luogo simbolo della nostra città, il Castello estense, dopo la riapertura di Palazzo dei Diamanti, con l’importante mostra su Banksy, e quella di Palazzo Schifanoia. Ferrara riparte, Ferrara rinasce, grazie alla straordinaria e virtuosa combinazione tra la nostra cultura, i nostri beni monumentali e la capacità di attrarre turismo; una combinazione che intendiamo continuare a  implementare e valorizzare. Per questo, per l’estate 2020 stiamo già mettendo in campo una serie di eventi e iniziative legati al Castello, al Teatro Comunale e ad altri luoghi simbolo della città, per rendere Ferrara sempre più attrattiva e alimentare l’importante indotto economico legato al turismo, necessario per contribuire a far ripartire la nostra città”.

“Con l’apertura del Castello Estense che prevede anche il prolungamento a fine anno della annessa mostra di Previati – conferma l’assessore comunale alla Cultura Marco Gulinelli – possiamo esprimere soddisfazione del lavoro di preparazione svolto su più fronti, anche durante il periodo di chiusura totale dovuto all’emergenza sanitaria. Il sistema culturale di Ferrara, tassello dopo tassello, riparte e siamo consapevoli di quanto esso sia importante anche per le attività economiche e turistiche della città. Dobbiamo ora preoccuparci di progettare l’estate e di dare un segno tangibile anche alla cultura diffusa delle associazioni e di tutte le realtà culturali che operano sul nostro territorio”.

Il Castello estense è aperto al pubblico dalle 9,30 alle 13,30 e dalle 15,30 alle 19,30, chiuso il martedì mattina.

La riapertura è stata prevista attivando tutte le misure di prevenzione per il contrasto alla diffusione del Covid-19: l’ingresso al museo sarà contingentato e consentito a un massimo di 15 visitatori ogni 20 minuti. La prenotazione è fortemente consigliata alla pagina web: https://prenotazionemusei.comune.fe.it

Non saranno visitabili in questo primo periodo di riapertura del Castello Estense le prigioni e la torre dei Leoni.

 

Alessandro Zangara