Frida’s Mood

 

In occasione della Design Week milanese, fino a lunedì 23 aprile, il Grappa Store Milano ospita Frida’s Mood, un’esposizione di opere dedicate a Frida Kahlo, in cui diversi artisti hanno reinterpretato con varie tecniche la femminilità della famosa pittrice messicana.

Quadri, cianografie e lavori in paper cutting, a cui si aggiunge il Decant’Art Mazzetti d’Altavilla dedicato a Frida Kahlo, un elegante decanter in vetro soffiato e dipinto a mano con all’interno Grappa di Arneis, si fondono all’interno del Grappa Store in un mix armonico di design, arte e qualità, ricreando un’ambientazione unica che diventa un inno alle donne e racconta attraverso immagini, oggetti e parole la loro identità.

Francesca Meana, artista e promotrice di Frida’s Mood, Vincenzo Musacchio, Ludmilla Radchenko e Sylvia Sosvonska sono gli autori delle opere ospiti al Grappa Store Milano che, con creatività e talento, raccontano in modo nuovo un’artista diventata icona e ispirazione per diverse generazioni.

 

Frida’s Mood al Grappa Store Milano

Via Marghera 14 – 20129 Milano

Fino a lunedì 23 aprile

Orari: dalle 10 alle 20

 

Claudio Galletto

Tiziano e la pittura del Cinquecento tra Venezia e Brescia

Alessandro Bonvicino detto il Moretto, “Sacra Famiglia con San Giovannino”, c. 1535

La grande mostra della primavera, allestita nel Museo di Santa Giulia di Brescia, sarà dedicata a Tiziano e alla pittura del Cinquecento tra Venezia e Brescia. Il progetto espositivo ruoterà infatti attorno al grande pittore veneto, in ragione innanzitutto delle sue due fondamentali imprese bresciane: il polittico realizzato per il vescovo Altobello Averoldi tra il 1520 e il 1522 nella collegiata dei Santi Nazaro e Celso, e le tre tele con le Allegorie di Brescia, realizzate molti anni dopo, negli anni sessanta del Cinquecento, per il salone della Loggia, andate poi distrutte durante l’incendio del 1575.

Alla mostra è strettamente collegata la riapertura della Pinacoteca Tosio Martinengo, finalmente nella sua sede storica di Piazza Moretto, dopo 9 anni di chiusura, nelle cui collezioni sono presenti alcuni straordinari esempi della cultura artistica di Brescia e Venezia nel Cinquecento. La connessione tra i due eventi è resa ancor più significativa dalla scelta di istituire un unico biglietto di ingresso per la visita della mostra, della Pinacoteca Tosio Martinengo e del Museo Diocesano fino al 1 luglio 2018. Il progetto è inoltre completato da un articolato itinerario di visita che comprende la Collegiata dei Santi Nazaro e Celso (dove è tutt’ora conservato il Polittico Averoldi), il santuario di Sant’Angela Merici e numerose altre chiese a Brescia e nel territorio della provincia.

Tiziano, Polittico Averoldi, c. 1520-1522

L’evento espositivo, promosso da Comune di Brescia e da Fondazione Brescia Musei e organizzato da Civita Mostre, prosegue la tradizione delle mostre dedicate ai grandi maestri della pittura antica e sarà l’occasione per valorizzare i capolavori di Tiziano, per ripercorrere l’eco suscitata dalla sua opera presso i maggiori pittori bresciani del tempo, da Girolamo Romanino al Moretto e a Giovan Girolamo Savoldo e infine per riscoprire le vicende relative alla decorazione e ai progetti di ampliamento del Palazzo della Loggia che videro coinvolto anche Andrea Palladio.

Si tratta pertanto di una iniziativa che permetterà di ripercorrere, in modo appassionante, l’influenza che il grande pittore ebbe sugli sviluppi della pittura bresciana. Il complesso Averoldi, infatti, rappresenta uno spartiacque nella storia della pittura bresciana del Cinquecento, in quanto il suo arrivo in città provocò reazioni a catena negli esponenti più ricettivi dell’arte locale.

Lo dimostra il fatto che tanto la formazione di Romanino, collocabile a partire dalla fine del primo decennio del Cinquecento, così come quella di Moretto, di poco successiva, si giocano in un rapporto costante con gli esemplari di Tiziano, conseguenza anche della giovanile frequentazione del contesto lagunare da parte dei due artisti.

Caso in parte diverso fu quello di Savoldo, per il quale il rapporto con Tiziano si stabilì solo in coincidenza con il definitivo trasferimento del pittore a Venezia, avvenuto intorno al 1515, quando l’artista aveva circa 35 anni.

Oltre che sul piano strettamente stilistico, la famigliarità degli artisti bresciani con Tiziano e con l’ambiente veneziano trova un’importante conferma nella condivisione di simili tipologie di rappresentazione, in particolare per quanto riguarda i dipinti per la devozione privata.

Per rendere chiaro questo percorso il curatore della mostra, Francesco Frangi, con il supporto di un prestigioso comitato scientifico, ha selezionato oltre cinquanta capolavori, provenienti da importanti istituzioni museali, italiane e internazionali, come la Pinacoteca di Brera, il Museo Poldi Pezzoli e le Civiche Raccolte d’Arte del Castello Sforzesco di Milano, i Musei Capitolini e la Galleria Borghese di Roma, la Galleria Palatinadi Palazzo Pitti di Firenze, l’Accademia Carrara di Bergamo, il Museo di Palazzo Bianco e di Palazzo Rosso di Genova, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, la Pinacoteca Ala Ponzone di Cremona, la Galleria Sabauda di Torino, il Museo del Prado di Madrid, il Liechtenstein Museum e il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Museo di Belle Arti di Budapest, il Museo Puškin di Mosca, la National Gallery di Washington.

Divisa in 6 sezioni, in un allestimento curato dallo studio degli architetti Giovanni Tortelli e Roberto Frassoni, la mostra consente di ripercorrere l’influenza di Tiziano sugli sviluppi della pittura bresciana e di scoprire, attraverso una sequenza di confronti ravvicinati, in che misura le sue ricerche coloristiche vennero interpretate dai maggiori protagonisti dell’arte locale.

Un’audioguida inclusa nel biglietto di ingresso è a disposizione di tutti i visitatori per arricchire il percorso di visita. Un ricco catalogo è curato da Silvana Editoriale.

Per completare l’offerta culturale legata alla mostra, sono previste diverse attività dedicate alle scuole ma anche al pubblico adulto. Un nutrito programma didattico è stato predisposto per coinvolgere gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, attraverso visite guidate, laboratori e percorsi tematici condotti dagli operatori dei Servizi educativi di Fondazione Brescia Musei. Per il pubblico extra-scolastico sono invece previste per gli adulti visite guidate che uniscono alla mostra approfondimenti in città e sul territorio, specifiche attività per le famiglie e cicli di conferenze per tutti gli appassionati che vogliono indagare specifiche tematiche legate al Rinascimento. Lo splendore dell’epoca rinascimentale viene indagato anche attraverso altri linguaggi espressivi, grazie alla collaborazione con alcune prestigiose realtà culturali cittadine come il Centro Teatrale Bresciano e il Conservatorio di Brescia Luca Marenzio. Completa il programma la ricca rassegna di film del cinema Nuovo Eden che racconta questo straordinario periodo storico artistico.

 

Tiziano e la pittura del Cinquecento tra Venezia e Brescia

Brescia, Museo di Santa Giulia, Via Musei 81/b

Fino al 1 luglio 2018

Orari: fino al 15 giugno: mart. – merc. – ven. – sab. – dom. dalle h. 9.00 alle h.18.00; giov. dalle h. 9.00 alle h. 22.00

Dal 16 giugno al 1luglio: mart. – merc. – ven. – sab. – dom. dalle h. 10.30 alle h.19.00; giov. dalle h. 10.30 alle h. 22.00. La biglietteria chiude un’ora prima

 

Barbara Izzo

“Outside the Ivory Tower” a Milano

È stata inaugurata ieri sera al Laboratorio Formentini per l’Editoria in via Marco Formentini a Milano (17-22 aprile) la mostra ” Outside the Ivory Tower: creativity makes a better life” organizzata in occasione del Fuorisalone 2018 dal Guangzhou National Advertising Industrial Park e dalla Guangzhou Academy of Fine Arts (GAFA), che insieme formano una delle realtà più all’avanguardia del sud della Cina nell’ambito del design e dell’industria pubblicitaria, dove si integrano perfettamente sviluppo industriale, universitario e ricerca.

Una possibilità di networking per aziende, agenzie, professionisti e università, che ha già all’attivo la nascita di numerosi brand e progetti di design su scala internazionale, e che guarda con crescente interesse all’industria culturale italiana in un’ottica di investimenti e partnership.

Curata dal designer e creativo Cao Xue, responsabile del Guangzhou National Advertising Industry Park, organizzata in collaborazione con TVN Media Group col patrocinio della Fondazione Italia Cina, la mostra/evento di Milano è il riflesso di un paese che attraverso il proprio design vuole far conoscere la propria cultura e aprirsi al mondo, e che sotto la spinta del piano “Made in China 2025”, sta puntando a un ripensamento della propria industria.

da sinistra: Cao Xue, Mario Zanone Poma, Rino Moffa

CAO XUE, curatore della mostra: “Milano è una città fantastica. Le stime dei visitatori attesi per il Salone del Mobile, oltre 400 mila, ci fa pensare che il design ha ormai raggiunto i numeri del fashion, e che fashion, design e innovazione si equivalgono. Milano mostra chiaramente che il design esprime la cultura di un Paese. Questa mostra vuole facilitare lo scambio tra due culture, quella italiana e quella cinese. La realtà di Guangzhou è unica e rara nel suo dialogo tra industria e ricerca accademica”.

FILIPPO FASULO, Coordinatore Scientifico Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia-Cina: “La nuova Cina punta su qualità, innovazione e industria creativa, combinando la ricerca accademica con lo sviluppo industriale. Il piano “Made in China 2025″ lanciato nel 2015, che mira a rinnovare completamente la produzione cinese con inevitabili ripercussioni sull’economia mondiale, non dovrebbe essere ignorato da nessun imprenditore italiano”.

STEFANO PIZZI, Coordinatore del Comitato Scientifico Brera-Bicocca e Docente di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Brera: “Oggi si può parlare di creatività cinese. Il nuovo disegno industriale risente dell’influenza europea, milanese in particolare. Ne emerge un concetto contemporaneo di eleganza. A Brera la comunità degli studenti cinesi è rilevante, conta 850 frequentanti su un totale di quasi 1600. Inizialmente erano solo bravi artigiani; in seguito hanno sviluppato eccellenti doti concettuali e progettuali, così come le loro capacità manuali”.

MARIO ZANONE POMA, Presidente onorario della Camera di Commercio Italo Cinese e cofondatore insieme a Cesare Romiti della Fondazione Italia-Cina: “Come ha più volte ripetuto il presidente Xi Jinping, Italia e Cina sono molto più vicine di quello che si pensi. La Cina non è solo Pechino o Shanghai. Guangzhou, da noi chiamata Canton, è  una delle città più popolose (oltre 12 milioni di abitanti), nonché la capitale del Sud della Cina,  una delle regioni più ricche per commercio e industria”.

RINO MOFFA, Editore TVN Media Group: “Il valore dell’italianità in Cina è molto alto. L’impresa della comunicazione ha valore all’estero. In Italia siamo ancora lenti a cogliere le potenzialità di questo immenso mercato. A muoversi sono i privati, mentre il pubblico ancora non funziona”.

ANDREA CROCIONI, Direttore di Pubblicità Italia: “Quello che sta accadendo in Cina andrebbe seguito. Loro riescono a fare sistema, facendo incontrare business, arte e accademia. Questo aiuta moltissimo l’industria. La Cina è il secondo mercato dell’industria pubblicitaria. In continua espansione, ma soprattutto capace di cogliere il cambiamento. Noi in Italia invece siamo troppo statici, poco propensi all’innovazione. Guardare a Guangzhou significa potersi migliorare. Perché adattarsi al cambiamento non significa rinnegare la storia”.
Studio de Angelis (anche per le fotografie)

 

 

 

Credo nei prossimi 7 minuti. Liana Ghukasyan

Per lei la bellezza ha un’altra forma. Le sue storie dipinte, ricolme di passione e sofferenza, raccontano con forza disarmante di lei e, inesorabilmente, anche della sua identità di donna e artista armena.

“Credo nei prossimi 7 minuti”, la nuova personale di Liana Ghukasyan presso la Galleria Après-coup Arte di Milano in via Privata della Braida 5 in zona Porta Romana, curata da Sarah Lanzoni, è l’espressione diretta dei sentimenti dell’artista attraverso più di 20 opere fra oli su tela, disegni su carta e incisioni, realizzate dal 2009 ad oggi.

Liana Ghukasyan, nata in Germania nel 1986 ma cresciuta in Armenia, nella regione Vahan nella provincial di Gegharkunik sul confine dell’Azerbaijan, si esprime in maniera estremamente diretta, nella vita così come nell’arte.

La sua ricerca artistica è, al contempo, indagine aperta sulle proprie emozioni più intime nonché espressione silenziosa di una identità armena molto forte.

La drammaticità che esprimono i suoi lavori viene raccontata dall’artista in maniera nuda e schietta, senza filtro alcuno. Lo sgomento, l’inquietudine e il senso di turbamento che trasmettono sono in perfetto equilibrio con la spiccata vivacità che emerge dalle immagini dipinte.

L’efferatezza dei suoi racconti viene esaltata da una tavolozza di pochi colori, scelti per comunicare in maniera diretta un messaggio privato, eppure universale.

Dal suo mondo e dalla sua fantasia, dalla poesia delle sue pennellate e dei suoi disegni, nascono corpi deformati, figure a volte caricaturali, sempre in bilico tra la realtà e la fantasia, tra il grottesco e il surreale, eppure incredibilmente veri e graffianti, che parlano di carnalità e d’amore.

Sarah Lanzoni: “La forza della Ghukasyan si scatena dalle componenti di imprevedibilità contenute nella sua arte. È come se, paradossalmente, nelle sue opere riuscisse a catturare un elemento indescrivibile che sfugge di mano sia a lei, sia all’osservatore. Coglie la sensazione che l’essere umano prova quando pensa al proprio destino e al proprio futuro, senza abbandonarsi esclusivamente all’angoscia, prediligendo piuttosto la curiosità”.

La sperimentazione nell’uso e nella scelta del colore rimane un punto focale del suo percorso. Ad esempio alterna la densità della materia pittorica, che concentra fortemente in alcune pennellate di nero o grigio scuro, a un colore steso per campiture più ariose e leggere, come nei tre oli su tela “Tutte le stelle del mare”, “Ogni volta che canto” e “Schettini”, tutti presenti in mostra a Milano.

Accanto ai 9 oli su tela, ad Après-coup Arte verranno esposti anche 12 disegni su carta e 3 incisioni a puntasecca realizzate tra il 2009 e il 2010, ovvero nei primi mesi successive al suo arrivo in Italia.

Après-coup Arte

Milano, Via Privata della Braida, 5

Fino al 4 maggio 2018, da martedì a sabato 08.30 – 22.00

Ingresso libero

 

Studio de Angelis (anche per la fotografia)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Brescia in mostra quadri da collezioni private

A Palazzo Martinengo di Brescia, sempre splendida cornice per le mostre pittoriche, fanno bella mostra di sé una serie di quadri soprattutto da collezioni private che, forse se visti su qualche pubblicazione, anche scolastica, non sono fruibili solitamente al pubblico.

Questo rende curioso accedere alle belle sale del palazzo cittadino, per ammirare quadri dell’800 e ‘900, con una selezione interessante. Sono alcuni pezzi ad attrarre l’attenzione, soprattutto i futuristi che, con l’immancabile citazione al fondatore Marinetti, si riassumono poi in Giacomo Balla con “Ponte della velocità”, un olio magro su carta del 1915, poco distante dall’altrettanto bello e interessante olio su tela di Fortunato Depero, datato 1922, “Ritratto dell’aviatore Azari”: un personaggione blu vicino al suo aereo.

Tutto ciò permette di riflettere sulla situazione italiana del tempo in modo più astratto, e quindi maggiormente filosofico, rispetto ai quadri di genere: spiedi di beccacce, o i volti illuminati dal chiarore del focolare, oppure dal lume della candela dei celeberrimi quadri di Angelo Inganni. Esposti in mostra di Inganni, sia pezzi che immortalano scorci di Milano, anche sotto una dolce nevicata, sia Brescia, in modo particolare la “Veduta di Piazza della Loggia” del 1879.

Ruolo femminile, in volti di contadine o in riposo di portatici di valle, che acquista sensualità e finezza borghese con Emilio Rizzi di “Tazza dorata” (del 1911 circa), mentre austera è la figura del famoso quadro della famiglia Lechi, qualche sala prima. Belli i paesaggi anche inusuali, con dettagli finissimi di canne lacustri, tegole montane, scorci fissati con scuola di stampo en plein air, piuttosto che moderne “Piazza d’Italia” di Giorgio De Chirico degli anni Trenta. Non potevano mancare i manichini oppure “Otello e Desdemona” di Alberto Savinio (olio su tela del 1928), e ancora i bresciani con Basiletti, Filippini, Bertolotti e Soldini, arrivando a Morandi, Fontana e Vedona, la “Merda d’artista” e un inedito attribuito a Pablo Picasso, “Natura morta con testa di toro” del 1942. Ricerca e innovazione che non scavalcano la tradizione. Un quadro rimanda all’altro per epoca, ma anche per gusto, con dipinti floreali e vestali, scorci di porti e alte vette, tra sconvolgimenti che hanno segnato la Storia, fino a tagliare le tele, via espressiva nuova che rompesse con le forme sia figurative che astratte. Si arriverà a produrre l’arte solo per l’arte, solo per il momento, senza con questo che rimangano vuoti i gesti e le pennellate, le intrinseche provocazioni che, almeno, hanno provocato reazioni sorprese/indignate, ma reazioni comunque. Quindi l’arte che si rinnova e che lascia tracce di pensiero, un bel pomeriggio da trascorrere a Brescia e di scoprirne le ricchezze nascoste.

“Picasso, De Chirico, Morandi: 100 capolavori del XIX e XX secolo dalle collezioni private bresciane”. Brescia, Palazzo Martinengo, fino a giugno 2018.

 

A.B.

 

 

Sandro Becchetti. L’inganno del vero

A quattro anni dalla scomparsa, al CAOS di Terni si ripercorrono e si celebrano i temi principali della poetica fotografica di Sandro Becchetti con la mostra “L’inganno del vero”.

Un progetto espositivo di Opera Laboratori Fiorentini e promosso dal Comune di Terni, curato da Valentina Gregori e da Irene Labella, con la collaborazione dell’associazione culturale Primavere Urbane e di Sistema Museo.

A luglio del 2015 le edizioni Postcart pubblicano una raccolta di venti scritti e ottantacinque fotografie di Sandro Becchetti, in un volume postumo dal titolo “L’inganno del vero. Tracce di un percorso in soggettiva”. Un libro prezioso, una bussola che il fotografo deposita nelle mani del pubblico per orientarlo nel suo universo di immagini e parole. Ed è proprio da questa pubblicazione che nasce l’idea delle due curatrici, Valentina Gregori e Irene Labella, di progettare una mostra che possa far emergere, in una lettura omogenea, gli aspetti più potenti e contrastanti del linguaggio fotografico di Becchetti.

Il tempo, la parola e l’immagine: ogni elemento è legato all’altro e dell’altro si nutre; la modalità in cui questo avviene è ciò che caratterizza l’arte di Becchetti ed è proprio lui, come una voce fuori campo, a scandire il ritmo dell’intero percorso espositivo.

Oltre agli scatti già noti, come i ritratti dei principali protagonisti della cultura del XX secolo (Alfred Hitchcock, Andy Wahrol, Pier Paolo Pasolini, François Truffaut, Federico Fellini), le periferie della Roma “pasoliniana” e i paesaggi umbri, sono esposte dieci fotografie che Becchetti realizza alle Acciaierie di Terni negli anni Settanta, di cui alcune inedite. Queste ultime sono riunite in uno spazio a sé che, ai fini del percorso espositivo, intende mettere in luce gli aspetti più intimi e incisivi del lavoro di Becchetti. Si tratta della Project Room, intitolata per l’occasione “La caduta degli dei”. Un luogo dove diversi piani di lettura si incrociano generando, allo stesso momento, una riflessione personale e collettiva: al centro un tavolo sul quale sono raccolti gli oggetti più significativi della vita del fotografo e alle pareti le dieci fotografie ternane.

L’Umbria e la provincia di Terni sono i luoghi in cui Becchetti ha scelto di trascorrere la sua vita fino al 2013, anno della sua scomparsa. La mostra ternana vuole ripercorrere l’intera attività artistica di Sandro Becchetti suggerendo nuove chiavi di lettura del suo lavoro, sia come fotografo che come scrittore, e lo fa attraverso un doppio percorso espositivo fatto di immagini e parole.

Barbara Izzo (che ha fornito anche le fotografie)

 

Terni, Caos. Fino al 4 marzo 2018

A Verona la mostra “Istria. Tragedia italiana del ‘900”. Fino al 20 gennaio

È allestita nell’atrio di Palazzo Barbieri di Verona, la mostra “Istria. Tragedia italiana del ‘900”. L’esposizione, che conta oltre 40 fotografie corredate da spiegazioni e fascicoli didattici sul dramma della popolazione giuliano-dalmata, rimarrà aperta al pubblico fino al 20 gennaio, tutti i giorni dalle 9 alle 12 e il martedì e il giovedì anche dalle 15 alle 18.

All’inaugurazione presenti il sindaco Federico Sboarina, il presidente del Consiglio comunale Ciro Maschio, il presidente di Agsm Michele Croce e Nidia Cernecca dell’Associazione nazionale congiunti deportati italiani in Jugoslavia, promotrice dell’iniziativa e autrice del libro “Istria. Tragedia italiana del ‘900 – Antologia di un esodo del ‘900. Accusa all’invasore alleato. Denuncia al silenzio dell’Italia”.

“Dal punto di vista simbolico è importante che questa mostra si tenga proprio qui, nel cuore amministrativo della città – ha affermato il sindaco -. Come abbiamo sempre detto il Comune è la casa di tutti e nei prossimi giorni i veronesi che visiteranno palazzo Barbieri, oltre ad ammirare le bellezze custodite nelle sale aperte al pubblico, potranno ripercorrere questa drammatica pagina della storia italiana”. “Da sempre il Comune di Verona è impegnato in prima linea nel ricordare e recuperare la memoria storica di quanto vissuto dalla popolazione friulana e istriana durante e subito dopo la seconda guerra mondiale – ha affermato Maschio-, tragedia dimenticata troppo a lungo. Oggi vogliamo dare, soprattutto ai più giovani, la possibilità di conoscere quanto successo grazie anche alla testimonianza di chi visse quei drammatici momenti”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)