Toiletpaper & Martin Parr

La mostra aperta fino al 31 ottobre prossimo all’Accademia di Francia a Roma (Viale della Trinità dei Monti, 1 – Roma) riunisce per la prima volta il fotografo britannico Martin Parr e i due ideatori del magazine TOILETPAPER, Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, per un itinerario ipnotico nel cuore di un repertorio visivo stracolmo di colori. Il percorso espositivo si presenta sotto forma di un’installazione di oltre quaranta fotografie che occupa una parte dei giardini rinascimentali di Villa Medici e offre uno spazio per muoversi errando in autonomia secondo l’allestimento progettato da Alice Grégoire e Clément Périssé, architetti e borsisti dell’Accademia di Francia a Roma.

L’esposizione trae origine dalla collaborazione tra Martin Parr, Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari per il libro ToiletMartin PaperParr pubblicato nel 2020 da Damiani che raccoglie e accosta, le une accanto alle altre, le immagini più iconiche degli archivi prolifici di questi tre artisti. Il corpo umano, il cibo, gli animali sono i motivi ricorrenti di questo progetto fotografico che interroga la nostra ossessione contemporanea per le immagini.

Dal piccolo formato alle stampe monumentali, le fotografie esposte a Villa Medici sposano il paesaggio in un gioco di rapporti che sottolinea lo spirito graffiante e impertinente dei loro autori. Quale migliore cornice dei giardini di un palazzo rinascimentale per rinnovare l’esercizio di deliziosi contrasti? Immagini composte meticolosamente e scene catturate dalla vita quotidiana dialogano per dar vita ad una narrazione fotografica in cui il vernacolare e la finzione surrealista si (con)fondono.

Elisabetta Castiglioni

‘Tra Dante e Shakespeare. Il mito di Verona’

L’esposizione, a cura di Francesca Rossi, Tiziana Franco e Fausta Piccoli, resterà visibile fino al 3 ottobre alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona, ed è uno dei fulcri dell’articolata mostra diffusa appositamente ideata per la celebrazione dei 700 anni dalla morte del Sommo Poeta e che vede il Comune di Verona partecipare, insieme alle città di Firenze e Ravenna, alle attività del “Comitato Nazionale per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri.

La mostra costituisce un omaggio all’esilio veronese di Dante e al legame con Verona che, nel corso dei secoli, continuò ad alimentarsi dando origine a una ricca produzione artistica.
Il progetto prevede una selezione di oltre 100 opere tra dipinti, sculture, realizzazioni artistiche su carta, tessuti e testimonianze materiali dell’epoca scaligera, codici manoscritti, incunaboli e volumi a stampa in originale e in formato digitale provenienti dalle collezioni civiche, dalle biblioteche cittadine, da biblioteche e musei italiani ed esteri.

Tra le opere in mostra, da non perdere i tre disegni di Botticelli, prestigioso prestito del Kupferstichkabinett, Berlino. In particolare, ‘Dante e Beatrice. Paradiso II’, è stato scelto come immagine coordinata della mostra diffusa, che sviluppa graficamente il tema dell’itinerario dantesco nel Paradiso e lo traduce nel cammino del Poeta, guidato da Beatrice, lungo le strade di Verona, alla scoperta dei luoghi legati alla sua memoria.

La mostra copre un arco cronologico compreso tra Trecento e Ottocento e si sviluppa in due nuclei tematici principali. Il primo intende ricostruire il rapporto tra Dante, Verona e il territorio veneto nel primo Trecento. Il secondo si concentra sul revival ottocentesco di un medioevo ideale tra Verona e il Veneto.

Se in apertura la mostra rievoca il leggendario e presunto incontro tra Giotto e Dante a Padova e consente di ripercorrere la cultura artistica scaligera nel grande snodo della rivoluzione giottesca, il percorso espositivo prosegue nell’affascinante racconto del profondo legame che unì Dante e Cangrande della Scala.

Le ricche testimonianze legate alla figura dello Scaligero delineano il contesto in cui Dante trascorse gli anni dell’esilio fino alla creazione del suo Poema. Testi decorati della Commedia, manoscritti e a stampa, accompagnano i visitatori dall’epoca di Dante alla fine del Settecento, attestando la costante attenzione che Verona e il Veneto rivolsero al Poeta e alla sua Opera.

Il secondo nucleo tematico sviluppa la riscoperta del mito di Dante nella grande stagione ottocentesca, come incarnazione dei nascenti ideali risorgimentali e allo stesso tempo esempio del tormento creativo del Poeta esiliato. È a questo punto del percorso espositivo che il visitatore potrà ammirare le iconografie dei personaggi danteschi, a partire da Beatrice e Gaddo, ma anche di altre figure femminili e delle tragiche vicende, legate al tema dell’amore e degli amanti sfortunati, di Pia de’ Tolomei e Paolo e Francesca. Proprio quest’ultimo tema introduce il mito di Giulietta e Romeo, giovani innamorati nati dalla penna di Luigi da Porto nel Cinquecento e resi celebri da William Shakespeare in tutto il mondo.

Attraverso questo percorso si potrà cogliere il costituirsi dell’identità della Verona ottocentesca, che da un lato si alimenta della presenza storica e reale di Dante alla corte di Cangrande, dall’altro di quella immaginaria di Romeo e Giulietta, creati anch’essi nella cornice di un Trecento scaligero. I due percorsi tematici, reale quello dantesco e immaginario quello shakespeariano, entrambi sullo sfondo – ancora reale e immaginario – di un medioevo scaligero, definiscono un tratto saliente della fisionomia urbana e culturale di Verona, ancor oggi ben riconoscibile: per questa ragione l’esposizione si lega in modo imprescindibile alla “mostra diffusa” che è la città stessa, nei monumenti e nelle testimonianze urbanistiche e architettoniche legate alla memoria di Dante e di Romeo e Giulietta.

“È un grande onore per il Comune di Verona partecipare, insieme alle città di Firenze e Ravenna, alle attività del “Comitato Nazionale per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri – sottolinea il sindaco –. Oggi si completa un progetto espositivo di ampio respiro, la cui realizzazione è iniziata quando ancora nulla si immaginava e sapeva della pandemia attraversata nell’ultimo anno e mezzo. Per questo il risultato raggiunto ha una forza incredibile ed è la dimostrazione dell’impegno di un’intera città che ha scelto di respirare insieme, adoperandosi al meglio per generare un progetto culturale di grande rilevanza. L’obiettivo è di ritrovare la perduta normalità, anche attraverso eventi di caratura nazionale ed internazionale, che riaccendono i riflettori su Verona e le sue straordinarie potenzialità artistiche, culturali e storiche. Ringrazio il Ministro Franceschini per averci raggiunto con il suo messaggio, le sue parole di apprezzamento confermano la bontà del lavoro svolto e sono motivo di ulteriore orgoglio”.

“Verona – spiega l’assessore alla Cultura Briani – è stata particolarmente lieta di attivare una rete di collaborazioni tra realtà pubbliche e private cittadine e del territorio veneto, nazionale e internazionale. Un impegno volto a promuovere un ampio Protocollo di Intesa istituzionale dedicato a Dante, allo scopo di dare vita, durante tutto il 2021, anno dantesco, ad un programma di celebrazioni il più possibile partecipato e rivolto al pubblico più ampio. Per la città scaligera questa mostra rappresenta uno dei fulcri più importanti dell’ampia mostra diffusa ideata per far scoprire al pubblico, in una sorta di esposizione a cielo aperto, i 21 luoghi veronesi direttamente legati al Poeta e alla sua presenza, durante l’esilio, a Verona. Insieme a Firenze e Ravenna, infatti, è stato sviluppato un percorso di ritrovata identità dantesca, che mette in risalto questa straordinaria figura e che, anche al termine dell’anno celebrativo, puntiamo a mantenere vivo e accessibile al pubblico”.

La città scaligera non è semplicemente lo sfondo della vicenda dantesca, ma ne diventa essa stessa protagonista. Questa specificità, che la caratterizza rispetto alle altre città dantesche, viene valorizzata attraverso un itinerario cittadino che, tramite l’ausilio di una mappa cartacea appositamente realizzata, porta il visitatore alla riscoperta di 21 luoghi – tra piazze, palazzi, chiese, emergenze monumentali in città e nel territorio – direttamente legati alla presenza del Poeta, dei suoi figli ed eredi, e a quelli di tradizione dantesca.

S.E. (anche per la fotografia)

Alla Pinacoteca Züst “Le donne, l’arte e il Grand Tour”

Uno dei filoni oggetto di approfondimento della Pinacoteca cantonale “Giovanni Züst” (Rancate -Mendrisio-, Cantone Ticino, Svizzera) conduce alla scoperta di raccolte private presenti sul territorio, che hanno talvolta per oggetto temi curiosi e ancora poco conosciuti. Questa rassegna “Le donne, l’arte e il Grand Tour. Gioielli in micromosaico e dipinti-ricamo in collezioni private svizzere”, fino al prossimo 3 ottobre, presenta piccoli capolavori, che fondono estrema perizia e narrazione artistica grazie a tecniche raffinate e inconsuete.

Si tratta di manufatti affascinanti risalenti al XVIII-XIX secolo che conducono il visitatore sulle tracce del Grand Tour, il celebre viaggio di formazione intrapreso attraverso l’Europa da nobili, intellettuali e giovani aristocratici. La meta era l’Italia e le tappe imprescindibili Venezia, Firenze, Roma e Napoli. Sovente i viaggiatori effettuavano con grande interesse una deviazione per visitare Ginevra, la città di J. J. Rousseau.

La prima collezione è dedicata a un’espressione artistica mista, che fonde sapientemente pittura perlopiù all’acquarello e ricamo su un supporto di solito in seta: i tableau brodé, realizzati in epoca neoclassica da donne di origine ugonotta, il cui nome è quasi sempre sconosciuto. In mostra vengono presentati una cinquantina di pezzi rappresentativi dei vari temi: da quelli ispirati a opere di Rousseau, in questa sala, ai soggetti riferiti al mondo classico, esposti nella balconata. Al piano superiore si trova anche la seconda raccolta, che riunisce una serie di gioielli in micromosaico realizzati con minuscole tessere in pasta vitrea, diventati di gran moda tra Sette e Ottocento. Tali gioielli riscontrarono un enorme successo grazie all’interesse di viaggiatori colti e facoltosi che, giunti in Italia, li acquistavano come preziosi souvenir.

In questa occasione vengono presentate anche due sale della Pinacoteca riallestite con opere della collezione permanente. Nella prima viene ospitato il progetto didattico “Destinazione museo” con opere di Valeria Pasta Morelli (1858-1909), realizzato dalla scuola elementare di Riva San Vitale (v. allegato).  Nella seconda si trovano invece le nuove acquisizioni della Pinacoteca: opere di Ernesto Fontana – il Ritratto di Annamaria Agustoni, a cui è dedicato l’asilo di Caneggio, costruito con le elargizioni del padre Giuseppe Agustoni –, Alessandro Ruga, Fausto Agnelli, Ettore Burzi ed Emilio Oreste Brunati giunte a Rancate grazie a donazioni e acquisti.

S.E.

“A mia figlia” di Angelo Titonel

L’occasione della mostra è il ritrovamento di una cartella di opere che il pittore Angelo Titonel (1938-2018) donò, a metà degli anni Novanta, alla figlia allora ventenne.

“Solo oggi realizzo che questi lavori – creduti dispersi anni or sono durante un trasloco – insieme rappresentano un corpus, e il loro destino di allora si compie in una mostra che vuole nel titolo mantenere il rapporto con il passato, una dedica, una possibilità.”
“A mia figlia”è una selezione inedita, intima, di 21 oli su carta, in piccolo e prezioso formato, condivisa per la prima volta al pubblico a distanza di trent’anni,”restituendo la fiducia di quel dono a mio padre. Non credo immaginasse all’epoca che avrei avuto una mia galleria d’arte contemporanea…“. Daina Maja Titonel

Angelo Titonel nasce a Cornuda (TV) nel 1938. Lavora a Milano in qualità di graphic-designer e art director in agenzie internazionali di pubblicità. Lasciata questa attività per dedicarsi totalmente alla pittura, espone per la prima volta nel 1964 a Velbert (Essen) in Germania. Trasferitosi a Roma, negli Anni Settanta è tra i protagonisti del Realismo magico italiano. Nel 1973 espone al Museo Civico di Bologna; nel 1974 al Museo d’Arte Contemporanea di Skopije (Macedonia); nel 1994 al Parlamento Europeo di Strasburgo; nel 2001 al Complesso del Vittoriano a Roma; nel 2005 al Museo Olimpico di Losanna; nel 2010 al Palazzo Pubblico Antichi Magazzini del Sale a Siena. Numerose le mostre realizzate in Europa, specialmente in Germania, e negli Stati Uniti. Invitato a Biennali Internazionali (Venezia 2011) e Quadriennali in Italia e all’Estero (Grand Palais, Parigi 1990) riceve numerosi premi e riconoscimenti. Ha realizzato per conto del Palazzo del Quirinale i ritratti dei Presidenti della Repubblica e personaggi storici quali: Garibaldi, Mazzini, D’Azeglio e Cavour. Ha inoltre dipinto il quadro ufficiale del Papa Benedetto XVI per il Vaticano, collocato nel Patriarchio-Galleria dei Papi in San Giovanni in Laterano. Su richiesta della Direzione della Galleria degli Uffizi di Firenze, ha realizzato il proprio autoritratto per la Collezione degli Autoritratti degli Artisti della Galleria stessa. Nel 1992 si trasferisce a Imola, dove ha vissuto e lavorato fino al giorno della sua improvvisa scomparsa, il 7 ottobre 2018.

La mostra resterà aperta fino al 10 luglio a Roma, presso Maja Arte Contemporanea, via di Monserrato 30, dal martedì al venerdì dalle 15.30 alle 19.30 e il sabato dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 19.

M.

L’orizzonte visibile-Artisti a confronto’: al Maf una mostra d’arte dedicata al paesaggio

Più di sei mesi fa il MAF (Centro di documentazione del mondo agricolo ferrarese) lasciava forzatamente la sala espositiva e delle riunioni con i suoi utenti per entrare nel mondo del web, con un apposito canale YouTube per mantenere il contatto con i suoi numerosi amici e visitatori. L’esperienza è stata gratificata da più di 12.000 visualizzazioni complessive attraverso alcune rubriche che settimanalmente affrontano i temi della ruralità.

Da alcune settimane il museo ha riaperto alle visite e fino al prossimo 30 settembre è visitabile una nuova rassegna, la mostra d’arte: “L’orizzonte visibile – Artisti a confronto”. Ritorna, quindi, al MAF il tema del paesaggio, caro al mondo rurale, con una serie di suggerimenti forniti dal confronto dei lavori di artisti che, esposti ed analizzati per coppie, forniscono suggerimenti e suggestioni sul tema del guardare e del sentire.

In parete lavori di: Vito Tumiati – Alberta Silvana Grilanda, Gianni Vallieri – Silvan Gastone Ghigi, Riccardo Bottazzi – Gianni Cestari, Franco Floriano Salani – Marco Tessaro, Gastone Gasti – Aldo Bergamini, Marisa Carolina Occari – Paolo Volta e Otello Ceccato – Nino Zagni. La mostra ed il catalogo sono a cura di Gian Paolo Borghi e Corrado Pocaterra.

La rassegna è visitabile ai consueti orari del Museo: dal martedì al venerdì dalle 9 alle 12; la domenica ed i festivi dalle 16 alle 19. La presentazione della mostra e gli approfondimenti sui lavori degli artisti avverranno con appositi video sul canale YouTube del MAF durante tutto il periodo estivo che vedrà in parete la mostra.

MAF – CENTRO DI DOCUMENTAZIONE DEL MONDO AGRICOLO FERRARESE, Via Imperiale n. 263, San Bartolomeo in Bosco/Ferrara, Tel. 0532.725294

Alessandro Zangara

La vita è sogno di Lenz all’Abbazia di Valserena

Dal 19 al 25 giugno il perimetro esterno dell’Abbazia di Valserena alle porte di Parma sarà lo scenario monumentale de La vita è sogno di Lenz Fondazione, creazione site-specific di Maria Federica Maestri e Francesco Pititto a conclusione del progetto quadriennale Il Passato imminente realizzato per Parma Capitale Italiana della Cultura 2021.

Il Passato imminente consiste nell’installazione performativa contemporanea di opere di Pedro Calderón de La Barca: i grandi autos sacramentales Il grande teatro del mondo (2018) e La vida es sueño (2019) allestiti negli spazi del Complesso Monumentale della Pilotta di Parma; i tre soli Flowers like stars?, Hipógrifo violento e Altro stato (invitato alla Biennale Teatro di Venezia 2021) ambientati nei magnifici spazi di origine industriale di Lenz Teatro e infine nel 2021 La vita è sogno, che verrà installata nel paesaggio storico-rurale dell’Abbazia di Valserena, nota comunemente come Certosa di Paradigna, monumentale abbazia cistercense fondata nel 1298, dal 2007 sede dello CSAC – Centro studi e archivio della comunicazione dell’Università di Parma.

La vita è sogno sarà agita scenicamente dall’ensemble di attori sensibili che Lenz ha reso da molti anni protagonisti del proprio linguaggio: Barbara Voghera, Paolo Maccini, Carlotta Spaggiari, Tiziana Cappella, interpreti della creazione insieme a Sandra Soncini, Valentina Barbarini, Antonio Bocchi, ai performer adolescenti Lorenzo Davini, Daniel Gianlupi, Agata Pelosi, e ai cantanti Debora Tresanini (soprano), Eva Maria Ruggieri (contralto), Davide Zaccherini (tenore) impegnati vocalmente nei corali e nelle arie della Passione secondo Matteo di Johann Sebastian Bach, in dialogo con il paesaggio sonoro creato dal compositore elettronico Claudio Rocchetti. Le lunghe fasi laboratoriali preparatorie alla messa in scena hanno visto impegnati nei percorsi formativi utenti dei Gruppi di Automutuoaiuto e del SERD servizio dedicato alle dipendenze e giovani della Casa della Salute del Bambino e dell’Adolescente dell’AUSL di Parma.

La vita è sogno sarà al centro della sezione estiva della venticinquesima edizione del Festival Natura Dèi Teatri, la prima delle molte a venire totalmente interpretata dalle opere performative e visuali di artiste di diverse generazioni e provenienze e dalle riflessioni di curatrici e studiose della scena contemporanea.

Ingresso La vita è sogno:
Intero € 15 (€ 5 + 5 + 5, come i tre lati dell’Abbazia che saranno attraversati)
Ridotto € 12 (€4 +4 + 4)
Speciale Università (studenti e personale) € 9 (€ 3 + 3 + 3)

L’Abbazia di Valserena si trova in via Viazza di Paradigna 1, Paradigna (PR).

Posti numerati, distanziati, mascherina obbligatoria. Si provvederà dalla misurazione della temperatura prima dell’ingresso nello spazio.

Info e prenotazione (obbligatoria): 0521 270141, 335 6096220, info@lenzfondazione.it, www.lenzfondazione.it.

Michele Pascarella (anche per la fotografia dell’Abbazia di Valserena dall’Archivio Lenz)

Frida Kahlo. Una vita per immagini

„Frida Kahlo. Una vita per immagini” è il titolo della mostra, promossa dal Comune di Sansepolcro e organizzata da Civita Mostre e Musei e Diffusione Italia International Group, che sarà aperta al pubblico nel Museo Civico di Sansepolcro fino al 13 ottobre 2021. Attraverso un centinaio di scatti, per la maggior parte originali, la mostra ricostruisce le vicende della vita controcorrente della grande artista messicana, alla ricerca delle motivazioni che l’hanno trasformata in un’icona femminile e pop a livello internazionale.

Guillermo Kahlo, Frida, Messico 1932, stampa al platino/palladio

In effetti le foto di Frida sono state realizzate dal padre Guillermo durante l’infanzia e la giovinezza della figlia e poi da alcuni dei più̀ grandi fotografi della sua epoca: Leo Matiz, Imogen Cunninghan, Edward Weston, Lucienne Bloch, Bernard Silbertein, Manuel e Lola Alvarez Bravo, Nickolas Muray e altri ancora. In questo straordinario “album fotografico” si rincorrono le vicende spesso dolorose ma sempre appassionate di una vita, oltre agli amori, alle amicizie e alle avventure di Frida. In mostra è esposto anche un gruppo di piccole fotografie molto intime di Frida, scattate in formato polaroid dal gallerista Julien Levy.

Il percorso di mostra ricostruisce innanzitutto il contesto in cui si è affermata la sua personalità: è il Messico del primo Novecento, attraversato da una rivoluzione che ne ha cambiato la storia, grazie a umili campesinos ed eroici protagonisti come Pancho Villa e Emiliano Zapata. L’epopea e il mito della rivoluzione messicana resteranno impresse nella mente di Frida e ne forgeranno il carattere indomito, alimentando il suo senso di ribellione verso le convenzioni borghesi e le imposizioni di una società fortemente maschilista. In questo contesto si innestano le vicende della famiglia Kahlo. Guillermo, il padre, è un fotografo di professione di origine tedesca, giunto in Messico nel 1891 e ben presto innamoratosi del paese che lo ha accolto. La sua attività è testimoniata da alcune fotografie realizzate su incarico del governo austriaco, per documentare le chiese del Messico, erette nel periodo coloniale.

Guillermo Kahlo, Ritratto di famiglia con Frida Kahlo, Messico 1928, stampa alla gelatina d’argento vintage

Di sangue misto, tedesco e messicano, Frida cresce nel mito di un Messico rivoluzionario, introiettando tutti i caratteri di una personalità libera e indomita, che trova nella pittura un linguaggio appassionato, viscerale, dai forti contenuti impietosamente autobiografici, con cui si racconta senza ipocrisie. Tutta la sua opera è una forma di autoanalisi, alla ricerca di una propria identità e di una ragione di vita. Nei suoi numerosi autoritratti non teme di mettere a nudo le proprie debolezze e le proprie inquietudini.  Accanto a Frida è spesso ritratto Diego Rivera, il pittore e muralista con cui ha condiviso un rapporto intenso e turbolento, che ha attraversato gran parte della sua vita. Ma vi appaiono anche altri personaggi come Leon Trotsky e André Breton.

In mostra sono esposti infine alcuni documenti come il catalogo originale della mostra di Frida, organizzata da André Breton a Parigi, il primo “manifesto della pittura rivoluzionaria” firmato da Breton e Rivera, una documentazione fotografica della sua famosa Casa Azul e un grande dipinto realizzato dal pittore cinese Xu De Qi che riproduce Las Dos Frida. La mostra si chiude con un video che raccoglie le poche immagini filmate della grande artista messicana. Il catalogo, curato da Vincenzo Sanfo è edito da Papiro Art.

La mostra è aperta dal giovedì alla domenica 10.00 -13.30 / 14.30-19.00, con biglietto d’ingresso.

Ombretta Roverselli M. (anche per le fotografie)

“Quando l’orbo ci vedeva bene”. Giancarlo Cerri opere 1960-2004

Dopo aver esposto nella primavera del 2019 “I quadri dell’orbo”, Giancarlo Cerri, artista ipovedente nato negli anni Trenta a Milano dove da sempre vive e lavora, dal 26 maggio al 26 giugno 2021 ritorna al Centro Culturale di Milano in Largo Corsia dei Servi 4 (ingresso libero lun-ven 10.00-13.00, 14.00-18.00; sab 15-19) con un’antologica dedicata interamente alla forza espressiva del bianco e nero dal titolo “Quando l’orbo ci vedeva bene”.

La mostra, nata in collaborazione con il Centro Culturale di Milano e che rappresenta anche un ulteriore segnale da parte della città di Milano di far ripartire la cultura in città dopo l’emergenza Covid-19, vuole essere un omaggio all’incanto del bianco e nero, ricerca dell’essenziale, le due estremità della tavolozza, i “non-colori”che sembrano incapaci di interagire con l’anima ma che invece, come nessun altro, determinano fortissime tensioni emotive.

Artista e grafico pubblicitario sin dagli anni Cinquanta, convinto da sempre che la pittura e la personalità di un pittore si esprimano “in parete”, Giancarlo Cerri ha attraversato appieno gli anni 60/70 dell’arte milanese conoscendone alcuni dei principali protagonisti.

Sebbene come artista abbia trovato il maggiore riscontro di notorietà a partire dalla seconda metà degli anni Settanta, in realtà Cerri si era già fatto notare con due personali alla storica galleria Barbaroux di Milano, nel 1969 e nel 1972, ovvero in uno dei templi della grande pittura figurativa novecentesca, che lo aveva subito percepito come la “costola” di due suoi campioni, Carrà e Tosi.

A Milano Giancarlo Cerri presenta 43 opere, la maggior parte disegni a carboncino o inchiostro su carta, divise su quattro sezioni: 20 figure tra ritratti e nudi femminili, 9 tra paesaggi e nature morte, 8 sequenze e 6 dipinti di arte sacra. I lavori presenti a Milano, molti dei quali mai esposti sino ad ora, sono stati tutti realizzati tra gli anni Sessanta e il 2004, anno in cui la grave maculopatia ha costretto l’artista prima a rallentare e poi a fermare per oltre dieci anni la propria attività pittorica.

È dunque la consapevolezza del valore assoluto del disegno nel processo creativo che Giancarlo Cerri vuole rimarcare e che appare evidente nelle opere esposte, per ribadire – come sottolinea Elisabetta Muritti nel suo testo in catalogo – che il disegno è l’idea prima del colore, e di conseguenza è l’anima dell’opera, di ogni opera. Dopo il disegno, solo dopo, e solo eventualmente, ci potrà essere il “corpo a corpo” con il colore.

Il bianco e nero possono essere entrambi sinonimi di eleganza, assolutezza e purezza, oppure l’uno l’opposto dell’altro, luce e ombra, idea di unione versus idea di vuoto. Tuttavia, per Giancarlo Cerri c’è un colore onnipresente e onnipotente che lo ha sempre accompagnato nella sua crescita artistica, il nero, fondamentale per un pittore come lui che intende la pittura come energia.

Non solo. Nei suoi quadri l’artista mutua l’uso del nero a seconda dei soggetti, anche perché, come ha sempre sottolineato, per lui si deve parlare di Neri, al plurale, in quanto il nero viene di volta in volta rielaborato con l’inserimento dei colori primari rosso, blu e giallo.

Il corpo più ampio delle opere esposte a Milano sono 20 disegni su carta fra ritratti di donne e nudi femminili dove l’uso del nero, una volta scevro il campo dalla distrazione del colore, ne esalta la sensualità di una curva del corpo o semplicemente di uno sguardo.

Sara, Ester, Maddalena sono i nomi di volti e di corpi di giovani donne catturate con pochissimi, sicurissimi tratti, a racchiudere misteri e non detti di donne che erano l’espressione di una nuova femminilità che avanzava, evidente nell’Italia degli anni Sessanta e Settanta, e che Giancarlo Cerri ha decisamente saputo imprimere sulla carta.

Il secondo gruppo di opere in mostra comprende 9 lavori di paesaggi e nature morte, tutti realizzati tra gli anni Sessanta e Ottanta, dei quali 7 su carta (5 paesaggi e 2 nature morte), e 2 studi su tela (1 cava e 1 foresta), dove è chiara la vocazione informale dell’artista e dove i segni agiscono in maniera forte e decisa sul sistema percettivo di chi guarda.

Le ultime due sezioni della mostra sono invece composte da 8 sequenze, disegni astratti su tela degli anni Novanta, sviluppo consequenziale delle ricerche naturalistiche del decennio precedente ed approdo all’astrazione pura, dove ciò che conta non è più il racconto ma l’immagine, e da 6 opere di arte sacra, cinque su tela e un disegno su carta applicato su tavola, nate da quell’11 settembre 2001 che ha cambiato per sempre l’Occidente.

Se negli studi delle Sequenze il nero mostra chiaramente come sarà la densità e la forza del quadro, nelle opere di arte sacra il nero, profondo come una crepa o una ferita, sommato all’assenza del colore, vuole sottolineare la gravità e allo stesso tempo la spiritualità di scene drammaticamente tragiche. Opere che nascono dalla visione di uomini e donne che, sperando di fuggire alle fiamme e alla morte certa, si lanciano nel vuoto a braccia aperte, come croci capovolte, nella vana fede di un destino differente.

La mano del Giancarlo Cerri “religioso”, lui che è da sempre laico, incide la tela con rigorosa sofferenza, riuscendo ugualmente a trasmettere i valori spirituali della misericordia e del senso di pace che si possono trovare anche nella tragedia.

Il catalogo della mostra presenta un approfondito contributo critico di Elisabetta Muritti.

A tutti i visitatori presenti il giorno dell’inaugurazione verrà dato in omaggio una copia del catalogo firmato dall’artista.

De Angelis (anche per le fotografie)

La via delle forme. Viaggio tra i mestieri di Parma

Nel programma ufficiale di Parma Capitale della Cultura 2020+21 prende avvio il progetto multimediale e interattivo LA VIA DELLE FORME. Viaggio tra i mestieri di Parma, mostra curata da Giancarlo Gonizzi, Chiara Canali e Camilla Mineo, ideata da Antica Proietteria e promossa da Parma 360 Festival della creatività contemporanea in collaborazione con il Gruppo Imprese Artigiane.

Parma eredita una grande tradizione artigiana dai secoli passati grazie alla presenza di una Corte ducale che ha favorito nel tempo la nascita di professionalità di alto livello.

Oggi l’artigianato e la piccola impresa di Parma si raccontano attraverso i mestieri del presente e del futuro, mostrando ciò che sanno fare e ciò che sanno immaginare. E lo fanno, emblematicamente, nel programma di Parma Capitale italiana della Cultura 2020+21, raccontando la “cultura del fare”, per condividere quel grande patrimonio di saperi che le imprese hanno da sempre.

Mani operose ricche di esperienza ma capaci di disegnare il futuro. Antichi mestieri aperti all’innovazione che sanno tenere sempre l’uomo al centro. La cultura del fare si racconta attraverso un percorso interattivo allestito alla Galleria San Ludovico di Parma, dove lo spettatore sarà guidato alla scoperta di forme inattese del presente e del passato.

Sei personaggi della storia di Parma – il pittore manierista Parmigianino, l’architetto di Corte Ennemond Alexandre Petitot, il re dei tipografi Giambattista Bodoni, il compositore Giuseppe Verdi, il regista Bernardo Bertolucci, le stiliste Sorelle Fontana – guidano il visitatore in un viaggio alla scoperta dell’artigianato parmense, che si dipana tra le sezioni dedicate all’enogastronomia, all’architettura, all’editoria, ai trasporti e alla logistica, alle lavorazioni tecnologiche e al mondo della moda. Una experience attraverso innovativi sistemi multimediali e interattivi, ideati da Antica Proietteria, in grado di immergere il pubblico in uno storytelling corale.

La storia della tipografia in pillole: dalla nascita del carattere Bodoni passando dalla tipografia tradizionale a quella digitale. Grafica e tipografia “tenute insieme” dall’arte della legatoria.

Giuseppe Verdi ci mostra il mondo della logistica e del trasporto attraverso la sua melodia: illustrazioni di mezzi che al tocco si animano illuminandosi e colorandosi.

Un racconto delle architetture della città, guidati dall’architetto Petitot, che ci racconta i materiali che la caratterizzano, illustrando lo stato dell’arte delle costruzioni architettoniche e la descrizione dei materiali.

Un viaggio tra le lavorazioni artigianali che incarnano la sapienza parmense nella produzione di eccellenze alimentari attraverso le opere del Parmigianino che da sempre hanno fatto da cornice al territorio emiliano.

Lavorazioni meccaniche si fondono con frame della cinematografia in realtà aumentata. Attraverso l’app lo smartphone dei visitatori diventa una sorta di lente magica che una volta puntato sui fotogrammi cinematografici permette di vedere fasi di produzione degli oggetti e spezzoni dai film di Bernardo Bertolucci.

La moda maschile contemporanea si confronta con la moda classica femminile delle Sorelle Fontana e si racconta attraverso bozzetti disegnati a mano e abiti di alta sartoria “virtuale”.

Alle sei sezioni si unisce una grande videoinstallazione finale ambientata nell’abside della cappella di San Ludovico e intitolata “Parola d’imprenditore”, che reinterpreta il patrimonio imprenditoriale parmense alla luce di un dizionario di parole distintive che scandiscono i tempi del lavoro, i valori, le esperienze, i progetti, le visioni e le prospettive del “saper fare” italiano di oggi e di domani.

Sostenuta e messa in opera con il contributo di Unione Europea – Fondo Sociale Europeo e Orientamente, l’esposizione racconterà a ragazze e ragazzi delle scuole di Parma l’evoluzione dei mestieri: da antichi oggetti alle nuove tecnologie per narrare la storia dell’artigianato parmense.

La mostra, inserita all’interno di PARMA 360 Festival della creatività contemporanea diretto e curato da Camilla Mineo e Chiara Canali, ha ricevuto il patrocinio e il contributo del Comune di Parma e Parma Capitale italiana della cultura 2021, il contributo del Comitato Parma 2020 e Fondazione Cariparma e il sostegno del GIA Gruppo Imprese Artigiane e di tutti i soci che hanno creduto nel progetto.

Per visitare la mostra durante il week end, prenotazione obbligatoria (entro il giorno precedente) tramite App Parma 2020.

LA VIA DELLE FORME. VIAGGIO TRA I MESTIERI DI PARMA

Galleria San Ludovico, Borgo del Parmigianino 2, Parma fino all’8 agosto 2021

Lunedì – venerdì 15 – 19.30. Sabato, domenica e festivi 11.00 – 19.30. Martedì chiuso

Apertura per gruppi la mattina su appuntamento. Ingresso gratuito

Delos

141 – Un secolo di disegno in Italia

141 – Un secolo di disegno in Italiaè il titolo della grande mostra antologica promossa e organizzata dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna nell’ambito del programma di Art City Bologna 2021, che indaga le evoluzioni del segno in cento anni di arte italiana con opere su carta di 141 artisti dalle Avanguardie Storiche ai giorni nostri.

L’esposizione ha aperto al pubblico, nelle sale della Fondazione a Palazzo Paltroni, in Via delle Donzelle 2 a Bologna, martedì 27 aprile, in occasione della Giornata Mondiale del Disegno e resterà visitabile fino al 24 giugno dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18 su prenotazione, ad ingresso gratuito. I visitatori potranno intraprendere un viaggio davvero unico, lungo oltre un secolo, nella storia del disegno italiano tra le opere di artisti straordinari, selezionate una ad una dai curatori Maura Pozzati e Claudio Musso. La mostra offre – a partire da un disegno del 1909 di Boccioni fino a opere del 2020 – uno spaccato delle infinite possibilità offerte da una tecnica antica che, anche in questa occasione, non manca di rivelare la sua incredibile attualità. L’ingresso è gratuito ma, nel rispetto delle norme vigenti a tutela della salute pubblica, è necessaria la prenotazione sul sito http://www.fondazionedelmonte.it.

Con questo percorso espositivo, frutto di una rete di collaborazioni tra archivi, gallerie, collezionisti privati e artisti, Fondazione del Monte sostiene gli artisti, che tanto contribuiscono alla ricchezza del nostro patrimonio culturale, e riapre le porte al pubblico nella ferma convinzione che la cultura sia un bene primario per il benessere della collettività.

Nella lista degli artisti in mostra compaiono figure di spicco dei principali movimenti e delle più innovative tendenze del XX secolo: dal Futurismo alla Metafisica, dall’Informale alla Nuova Figurazione passando per la Pop Art, dall’Arte povera al Concettuale. Allo stesso tempo, attraverso l’eterogeneo panorama delle singole ricerche, sono incluse le svariate tecniche dell’arte contemporanea dalla pittura alla scultura, dalla performance ai nuovi media, unite dal denominatore comune del disegno.

La mostra è accompagnata da un prezioso volume Corraini Edizioni, realizzato dallo Studio Filippo Nostri e pensato come una raccolta di schede organizzate in ordine di nascita in cui ai lavori sono affiancati testi degli artisti legati all’esperienza del disegnare. Oltre alle riproduzioni delle 141 opere in mostra, il catalogo raccoglie il pensiero degli autori in forma scritta affiancando ai paragrafi dedicati ai maestri tratti da libri spesso introvabili, numerosi testi inediti commissionati ai contemporanei. Concludono il tomo le riflessioni dei curatori in lingua italiana e in inglese.

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