In mostra a Verona il Museo della Radio Guglielmo Marconi

Interno di Porta Nuova con la mostra

Fino al 1° ottobre, gli spazi di Porta Nuova a Verona ospiteranno una grande esposizione con pezzi unici, in parte provenienti dal Museo della Radio collocato nell’aula magna dell’Istituto tecnico Ferraris in via del Pontiere.
Pezzo forte della mostra, è l’antenna direzionale dalla quale lo scienziato Guglielmo Marconi ha effettuato i primi esperimenti del ‘senza fili’, punto di partenza per ripercorrere la storia della comunicazione fino all’era del digitale.

Dalle prime macchine fotografiche ai primi proiettori del Novecento, dal telegrafo ai primi trasmettitori radiotelegrafici, dai primi esemplari radio degli anni Venti alle autoradio degli anni Sessanta, per arrivare alla più elevata tecnologia della telefonia e degli strumenti digitali dei giorni nostri.

All’ingresso della Porta è stato allestito un punto informativo per accogliere turisti, stranieri ma anche i cittadini veronesi che vogliano visitare la mostra e, insieme, entrare all’interno di Porta Nuova. In programma anche un focus sulla lirica, con una serie di appuntamenti in cui vecchi grammofoni faranno ascoltare alcune delle opere più famose cantate in Arena.

La mostra, sarà aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18, con ingresso gratuito.

“Le porte di uno dei passaggi storici della città sono state finalmente aperte e rese visitabili ai cittadini – sottolinea l’assessore Padovani –. Una grande opportunità per i veronesi, che potranno ora ammirare dall’interno la bellezza storico-architettonica di Porta Nuova e, al contempo, apprezzare l’importante collezione messa a disposizione dal museo della Radio”.

“Un progetto espositivo – dichiara l’assessore Toffali –, che pone la storia della comunicazione all’interno della storia della nostra città, offrendo ai veronesi l’imperdibile occasione di vedere finalmente aperto uno dei monumenti simbolo della Verona fortificata, realizzato nel ‘500 su progetto del Sanmicheli. Si tratta di una struttura unica nel suo genere, finalmente accessibile a tutti”.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

“Monaci” di Francesca Leone a Palermo

L’artista romana Francesca Leone torna a Palermo, che l’ha accolta nel 2008 con la sua prima esposizione personale e la ritrova oggi dopo 10 anni con alle spalle un ciclo di grandi mostre nei più importanti musei d’arte contemporanea in Russia, Cile, Argentina e dopo due importanti installazioni museali realizzate per La Triennale di Milano e per il Museo Macro di Roma.

La mostra, dall’emblematico titolo “Monaci”, è promossa dall’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, è organizzata da Civita ed è inserita nel programma di Palermo Capitale della Cultura 2018.

Il percorso espositivo, composto di 26 opere inedite, è curato dal critico d’arte Danilo Eccher e sarà un’anticipazione significativa della grande personale che Francesca Leone porterà in autunno a Madrid.

“Due file di monaci silenziosi, assorti, appoggiati alle pareti, avvolti in un consunto saio cementizio. Muti esibiscono le stigmate di una crudele quotidianità offrendo stemmi araldici di un’attualità sofferente. Come silenziosi monaci guerrieri assistono alla processione liturgica di confratelli adornati di paramenti cerimoniali della strada, dello scarto, della marginalità. Nelle austere aule del Real Albergo dei Poveri si sta officiando il rito della contemporaneità “(D. Eccher)

Real Albergo dei Poveri -Corso Calatafimi 217, Palermo

Orari: dal martedì alla domenica dalle ore 10 alle 19 (ultimo ingresso ore 18.30). Lunedì chiuso. INGRESSO GRATUITO

 

Antonio Gerbino

 

 

“Attimi” di vita naturale immortalati negli scatti di Milko Marchetti

 

Giovedì 21 giugno alle 18 al Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara (via De Pisis 24) si terrà l’inaugurazione della mostra “Attimi”, con le fotografie naturalistiche di Milko Marchetti. ‘La mostra  fotografica celebra le immagini di vita della Natura, tramite l’esposizione di scatti, frutto di anni di attese e appostamenti’. L’ingresso è gratuito. Al termine dell’inaugurazione si terrà un aperitivo gentilmente offerto da BioPastoreria.

La mostra rimarrà allestita fino a domenica 16 settembre 2018.

Orari di visita: dal martedì alla domenica ore 9-18. Chiuso il lunedì. Ingresso: €4 intero, €2 ridotto.

Milko Marchetti è fotografo naturalista di origine ferrarese che si dedica alla fotografia da oltre 25 anni. Collabora con enti locali e regionali ed ha ricevuto numerosi riconoscimenti.

Organizza corsi di fotografia e post-elaborazione, viaggi fotografici di reportage e fotografia naturalistica in Italia e nel mondo.

Alessandro Zangara

 

4.000 anni di Storia del cavallo a Rancate, Canton Ticino

Il tema che la Pinacoteca cantonale Giovanni Züst di Rancate (Cantone Ticino) affronta nel suo consueto appuntamento con il collezionismo, quest’anno si presenta di particolare suggestione.
Proveniente dalla Collezione Giannelli, una delle più importanti al mondo nel settore, ad essere proposta è una originale, straordinaria parata di “morsi da cavallo”, comprendente esemplari unici o comunque rarissimi di epoca mesopotamica, greca, romana, medievale e rinascimentale, con alcuni pezzi che risalgono addirittura al 1.400 a.C.
Le serie che riuniscono i morsi italici e quelli dell’antico Luristan (regione montagnosa degli Zagros), presenti nella Collezione, sono considerate ineguagliabili per la loro rarità e loro bellezza.
La mostra “Il Cavallo: 4.000 anni di storia. Collezione Giannelli”“è promossa dalla Pinacoteca Züst ed è curata da Alessandra Brambilla e Claudio Giannelli. Si potrà ammirare nella Pinacoteca di Rancate dal 6 maggio al 19 agosto.
Non solo morsi, speroni e staffe, in mostra. La millenaria frequentazione uomo-cavallo vi è documentata anche attraverso dipinti, incisioni e libri antichi. Non manca nemmeno un raro cavallo a dondolo di epoca settecentesca, appartenuto ad un rampollo di nobilissimo lignaggio.
Il sottotitolo dell’esposizione sottolinea come siano appena 4.000 gli anni che hanno visto il fiero quadrupede diventare Equus frenatus (cavallo imbrigliato), ovvero un cavallo regolato nei suoi movimenti e nella sua andatura attraverso il morso.
Quattromila anni possono sembrare molti ma sono un battito di ciglia se rapportati ai 4 milioni e più di anni di storia del genere Equus, che ha dato origine a tutti i cavalli contemporanei, agli asini e alle zebre. Risale a circa 700 mila anni fa il genoma del più antico cavallo che sia stato finora sequenziato. Si tratta di un Equus lambei, le cui ossa sono state rinvenute nel terreno perennemente ghiacciato del territorio canadese dello Yukon. Tra i 40 e i 50 mila anni fa, si colloca la comparsa del cavallo domestico (Equus caballus) di oggi si contano circa 400 razze diverse, con specialità di ogni tipo, dal traino alla corsa.
Ancora più recentemente, appunto all’incirca 6.000 anni fa, i nomadi delle steppe asiatiche addomesticarono probabilmente i primi cavalli. E da quel momento, il rapporto tra l’uomo e l’animale si è fatto intenso, persino simbiotico.
La mostra prende il via presentando proprio i manufatti di una di queste popolazioni, gli Sciti, che si muoveva in quei territori, per proseguire con gli eccezionali morsi provenienti dal Luristan, regione montuosa dell’attuale nord-ovest iraniano.
Si prosegue quindi con un viaggio attraverso i secoli e le civiltà: etruschi, greci, romani, per arrivare al Rinascimento e ai giorni nostri.

Sino a decenni recenti, ma ancora oggi in alcune parti del pianeta, il cavallo è stato ed è il motore vivente delle attività agricole, dei trasporti, delle guerre. Da 4.000 anni è l’ammirato compagno dell’uomo nello sport e nelle parate. Simbolo del prestigio che in tutte le civiltà e società ha ammantato il cavaliere e, per riflesso, la sua cavalcatura.
Il morso, oltre che simbolo di potere, è stato spesso un mezzo estetico di ostentazione della ricchezza, una chiave di identificazione e riconoscimento sociale ed anche oggetto rituale.
Ogni civiltà, ogni epoca, ogni terra ha contribuito all’elaborazione del morso. Nel corso dei secoli i fabbri hanno prodotto degli oggetti a volte simili, ma in numerosi casi i manufatti così creati hanno assunto fogge anche molto diverse.
Artigiani-artisti, i fabbri hanno accompagnato la storia dell’equitazione producendo oggetti che vanno ben al di là della semplice funzione di strumento di comunicazione tra il cavaliere ed il suo cavallo. Ponendosi come veri e propri capolavori d’arte.
In mostra, accanto ai morsi, sono esposte altre eccellenze della Collezione Giannelli, naturalmente tutte incentrate intorno al Cavallo. Dai primi testi rinascimentali dei grandi maestri (Grisone, Pignatelli, Fiaschi, Ferraro, ecc.) all’Encyclopédie, con le illustrazioni riservate all’equitazione. Insieme a dipinti, incisioni, disegni, sculture. Ma anche particolari e rari accessori quali ipposandali e falere d’epoca romana, staffe in legno scolpito sud-americane, campanelline da cavallo in bronzo mesopotamiche e molto altro ancora.
Tutto a testimonianza di una forte passione e di uno sconfinato amore per il cavallo e di un artigianato che sa farsi grande arte.
Pinacoteca cantonale Giovanni Züst
CH-6862 Rancate (Mendrisio), Cantone Ticino,Svizzera
Tel. +41 (0)91 816 47 91;
decs-pinacoteca.zuest@ti.ch; http://www.ti.ch/zuest
Dal 6 maggio al 19 agosto 2018
Chiuso il lunedì. Festivi aperto.
Maggio e giugno: 9-12 / 14-17
Luglio e agosto: 14-18
intero: CHF/€ 10.-
ridotto (pensionati, studenti, gruppi): CHF/€ 8.-
Visite guidate su prenotazione anche fuori orario; bookshop; audioguide; parcheggi nelle vicinanze.
Si accettano Euro.

S. E.

L’Ottocento e il primo Novecento da Hayez a Casorati a Verona

 

 il Sindaco di Verona in visita alla mostra al GAM

Primo importante appuntamento per la valorizzazione del nuovo Sistema Museale unico della Città di Verona, impegnata nella creazione di nuovi percorsi espositivi presso le proprie sedi museali.

La Galleria d’Arte Moderna Achille Forti apre le porte di Palazzo della Ragione con una mostra che rinnova il percorso espositivo permanente della collezione civica, dal titolo L’arte a Verona tra avanguardia e tradizione. L’Ottocento e il primo Novecento da Hayez a Casorati, arricchita da una sezione collaterale che rende omaggio ai 20 anni dalla prima acquisizione di opere d’arte contemporanea da parte della GAM, dal titolo Luoghi della mente. 20 anni di arte contemporanea.

L’esposizione della collezione storica, sviluppata al piano nobile del Palazzo, curata dalla direttrice Francesca Rossi, intende mettere in evidenza una caratteristica costante della cultura artistica di Verona attraverso i secoli, la capacità di misurarsi con un crocevia di culture diverse pur affermandosi come centro di produzione autonomo e originale. Lungo l’arco di oltre un secolo, tra Ottocento e primo Novecento, Verona è stata protagonista di scambi e relazioni culturali e artistiche con Milano (la cultura accademica, il risorgimento, la scapigliatura, il divisionismo), con Venezia, Firenze, Napoli e con la cultura nordica.  La città è animata in questo periodo da un forte senso civico e dal mecenatismo di autorevoli personalità  locali che si riflette in importanti commissioni artistiche e nella promozione di iniziative culturali a sostegno delle arti.

Il percorso, articolato in tre sale, presenta circa 90 opere tra dipinti, lavori su carta e sculture che illustrano episodi distintivi della storia e della cultura figurativa veronese e italiana tra il 1830 e il 1920, in una incalzante dialettica tra i poli dell’ avanguardia e della tradizione.

Nelle prime due sale, la “Sala delle Colonne” e la “Sala Quadrata”, è presentata l’arte dell’ Ottocento tra pittura e scultura realista, di storia, di genere, scapigliata e divisionista, con un focus inedito sull’Accademia di Belle Arti di Verona sotto la direzione del veneziano Napoleone Nani, che ebbe tra i suoi allievi Angelo Dall’Oca Bianca.

Tra i capolavori esposti, opere di Giuseppe Canella, Carlo Ferrari, Alessandro Puttinati, Ugo Zannoni, Francesco Hayez, Pompeo Maria Molmenti, Domenico Induno, Silvestro Lega, Antonio Mancini, Angelo Morbelli, Medardo Rosso, Mosè Bianchi, Napoleone Nani, Giacomo Favretto, Luigi Nono, Angelo Dall’Oca Bianca, Vincenzo De Stefani, Giuseppe Romeo Cristani.

Nella terza sala, la sala “Picta”, trova invece spazio l’arte veronese del primo Novecento, protagonista di una stagione particolarmente prospera grazie alla presenza stimolante della figura di Felice Casorati e all’influenza esercitata sui veronesi dalle Biennali veneziane e dal gruppo riunito attorno a Nino Barbantini a Ca’ Pesaro.

Qui sono esposte opere dello stesso Casorati, di Alfredo Savini, Ugo Valeri, Umberto Moggioli, Pio Semeghini, Umberto Boccioni, Guido Trentini, Angelo Zamboni, Giuseppe Zancolli, Ettore Beraldini, Eugenio Prati, Baldassarre Longoni, Antonio Nardi.

Una rigorosa selezione di prestiti provenienti dalle collezioni di Fondazione Cariverona e del Banco BPM arricchisce puntualmente le diverse sezioni del percorso.

La quarta ed ultima sala espositiva, detta “Orientale”, ospita un suggestivo focus a cura di Patrizia Nuzzo sull’arte del nostro tempo, in occasione dei vent’ anni di acquisizioni di opere contemporanee per l’incremento delle collezioni della GAM, di cui si ricordano, da ultime, le recenti donazioni del “Premio Ottella for GAM”.

Da Masuyama ad Hashimoto, attraverso Julia Bornefeld, Enzo e Raffaello Bassotto, Botto e Bruno, Gohar Dashti, Giorgio Olivieri, Antonio Rovaldi, il percorso espositivo si configura come un viaggio tra paesaggi che evocano un universo fisico e mentale, tra periferie di città e luoghi dello spirito alla ricerca di uno spazio ideale, panorami insieme astratti e reali, puri e “contaminati”.

Anche in questo caso la mostra si avvale di un importante prestito concesso dalla Galleria Studio La Città di Verona.

L’ARTE A VERONA TRA AVANGUARDIA E TRADIZIONE.

L’OTTOCENTO E IL PRIMO NOVECENTO DA HAYEZ A CASORATI

Fino al 28 febbraio 2019

Sezione collaterale

LUOGHI DELLA MENTE. 20 ANNI D’ ARTE CONTEMPORANEA

Fino al 30 novembre 2018

 

Comune di Verona, foto da Roberto Bolis

 

Zhang Dali in mostra a Bologna

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“Tutte le mie opere hanno una stretta relazione con la realtà che mi circonda”.
Si racconta così Zhang Dali, uno dei più noti artisti cinesi contemporanei, in mostra a Palazzo Fava, a Bologna.

Pittore, scultore, performer, fotografo, Zhang Dali è definito street artist per l’irriducibile volontà di cercare un dialogo con tutti gli elementi che permeano lo spazio urbano.

A Bologna, dove ha vissuto dall’89 al ’95 dopo la protesta di piazza Tienanmen, scoprì la graffiti art, forma artistica che portò poi in Cina diventatone il precursore.  La sua arte racconta, attraverso un dialogo con la città e con i suoi abitanti, la trasformazione storica, sociale ed economica della Cina degli ultimi trent’anni. I suoi lavori, esposti nelle più importanti gallerie e musei del mondo, sono frutto di uno sguardo profondamente umano.

Nove le sezioni in cui sono raggruppate le 220 opere tra sculture, dipinti, fotografie e installazioni, che spaziano nella sua imponente produzione artistica.

“Meta-Morphosis” – Zhang Dali a Palazzo Fava fino al 24 giugno.

Orari: Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato, Domenica: 10-20

Palazzo Fava, via Manzoni 2, Bologna

Biglietti: Intero € 10, Ridotto € 8

Genius Bononie

 

La mostra “A me gli occhi” è a Milano

D. Di Guardo, Lost in Jaipur, Rajasthan, India 2015

Lo sguardo è il tema portante della mostra fotografica “A me gli occhi” che inaugura la stagione espositiva del nuovo spazio pensato per l’arte e la fotografia contemporanea Red Lab Gallery in via Solari 46 a Milano.

Curata da Lucia Pezzulla e realizzata in collaborazione con il partner tecnico photoShoWall by plano design, “A me gli occhi” presenta i lavori di cinque fotografi italiani, Thomas Conti, Antonio Delluzio, Diego Di Guardo, Pablo Peron ed Elena Senti, che hanno puntato la luce dei loro obiettivi sugli sguardi delle persone, cercando, ognuno a modo suo, di carpire quell’attimo dell’anima capace di rivelarci l’identità vera e profonda di un uomo o di una donna.

A colori o in bianco e nero, ognuno di questi sguardi ha una sorta di capacità seduttiva che inchioda, blocca, creando a volte nell’osservatore un senso di disagio e imbarazzo. Sguardi che ci consegnano la propria storia, intrinsecamente soggettiva, ma non per questo meno vera. Storie che altrimenti non sapremmo tradurre e comprendere. Storie che trovano un momento di equilibrio negli occhi.

T. Conti, Il Fiore Rosso 2017-3

Durante tutta la durata della mostra sarà esposte le collezioni 3H Eyewear, gli occhiali tutti realizzati a mano e in edizione limitata da maestri artigiani che usano esclusivamente materie prime di grande valore.

La programmazione della Red Lab Gallery di Milano proseguirà dal 17 al 31 maggio con la mostra “I colori dell’iride” dedicata alla fotografia di Fabio Maremmani, a cura di Roberto Mutti e inserita all’interno del Milano Photofestival 2018.

“A me gli occhi”, Red Lab Gallery, Via Solari 46, Milano

Fino al 10 maggio 2018

Orari di apertura: lunedì-venerdì 10.00-12.30 / 15.30-19.00; sabato 9.30-12.30 / 15.30 – 19.00

 

de Angelis