Giornata del Contemporaneo. Escodentro – Outinside di Andrea Facco

Dal 5 dicembre, alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona, in occasione della sedicesima edizione della Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI, esposizione dell’opera Escodentro – Outinside dell’artista Andrea Facco. Visibile al pubblico fino al 31 agosto 2021.

Primo esperimento dell’artista di “video pittura” realizzato attraverso 40 immagini dipinte su tela (35x50cm ciascuna) l’una contenente l’immagine successiva, in una cromia narrativa fluida e avventurosa, che lascia incerti riguardo alla realtà o alla illusorietà degli eventi narrati.

Questa prospettiva sospesa tra gusto per l’arcano e sperimentalismo tecnico, apre l’opera a una molteplicità di interpretazioni e letture differenti. L’apparente progressione di tutta la scena, in breve tempo, si rivelerà uno stallo destinato a ripetersi eguale a se stesso, un’inazione perenne di natura elicoidale, in cui nulla succede e, probabilmente, nulla è reale. L’eterno ritorno dell’uguale, in una prospettiva metafisica secondo la quale ogni gesto, ogni azione e ogni immagine si ripresenterà ciclicamente, identica a se stessa, in un universo in cui la temporalità è illusione e l’eternità l’unica realtà.

L’opera video sarà proiettata in Gam in “primaparete” dove saranno esposte anche alcune delle opere protagoniste e parte integrante dell’opera-video Escodentro – Outinside.

“Siamo grati ad Amaci che anche in questo anno difficile ha voluto mantenere un momento importante interamente dedicato al contemporaneo con l’ulteriore focus sulle collezioni dei musei, un tema sul quale come polo museale stiamo lavorando intensamente” dichiara Francesca Rossi direttore dei Musei Civici di Verona.

AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani da sedici anni coinvolge musei, fondazioni, istituzioni pubbliche e private, gallerie, studi e spazi d’artista per raccontare la vitalità dell’arte contemporanea nel nostro Paese.
Quest’anno presenta un’edizione nuova già a partire dalla data, il 5 dicembre anziché ad ottobre, come da tradizione, per proseguire con il formato, che sarà ibrido con proposte online e offline, fino all’immagine guida, che quest’anno si è scelto di non affidare a un singolo artista, ma che sarà invece un mosaico digitale composto dalle opere di 20 artisti italiani proposti da altrettanti musei AMACI. Un modo, quest’ultimo, per raccontare la rete dei musei associati e riflettere sul senso di community, concetto da sempre al centro della manifestazione. Un’importante occasione per valorizzare gli artisti della collezione civica.

Ecco i 20 artisti e le rispettive istituzioni, che animeranno la Giornata del contemporaneo 2020: Paola Angelini (Ca’ Pesaro), Meris Angioletti (GAMeC), Barbara and Ale (PAC), Cristian Chironi (Museion), Comunità Artistica Nuovo Forno del Pane (MAMbo), Patrizio Di Massimo (Castello di Rivoli), Andrea Facco (GAM Verona), Giovanni Gaggia (Musma), Barbara Gamper (Kunst Merano), Silvia Giambrone (Museo del Novecento), Andrea Mastrovito (Palazzo Fabroni), Marzia Migliora (MA*GA), Nunzio (ICG), Nicola Pecoraro (MACRO), Luca Pozzi (FMAV), Alessandro Sambini (Mart), Marinella Senatore (Centro Pecci), Francesco Simeti (MAN), Justin Randolph Thompson (Madre), Emilio Vavarella (MAXXI).

Roberto Bolis

Save the Book. London by Gian Butturini

 Gian Butturini

Una mostra in difesa della libertà di immagine e di pensiero. Una mostra contro l’intolleranza e la censura che, senza motivazioni reali e senza discussioni, hanno imposto il ritiro del libro fotografico London by Gian Butturini (Damiani editore, 2017, reprint del volume London del 1969). In questo modo è stata anche offesa la memoria di un autore che per tutta la vita ha sempre usato l’obiettivo contro ogni forma di discriminazione e di violenza per raccontare e difendere i più deboli e svantaggiati.

SAVE THE BOOK London by Gian Butturini, a cura di Gigliola Foschi e promossa dall’Associazione Gian Butturini, è la mostra che dal 10 al 23 dicembre sarà allestita allo Spazio d’Arte Scoglio di Quarto a Milano, visitabile in uno slide-showonline 24h su 24 collegandosi al sito www.gianbutturini.com oppure recandosi in galleria.

Trenta fotografie per restituire dignità intellettuale all’uomo prima ancora che al fotoreporter Gian Butturini, da sempre impegnato a denunciare disuguaglianze, disagi e povertà, dolori e umiliazioni, guidato dalla convinzione che le immagini abbiano una forza intrinseca capace di abbattere muri, censure e conformismi.

Gian Butturini, grafico, regista e fotografo pluripremiato, scomparso nel 2006, è tornato suo malgrado al centro delle cronache perché tacciato incredibilmente di razzismo. Circa un anno fa la giovane studentessa britannica di colore Mercedes Baptiste Halliday si è scagliata via Twitter contro l’accostamento di due fotografie tratte dal libro London by Gian Butturini facendole finire nel tritacarne della Cancel Culture: da una parte l’immagine di una donna di colore che vende i biglietti della metropolitana, dall’altra quella di un gorilla in gabbia “che riceve  con dignità imperiale sul muso aggrottato le facezie e le scorze lanciategli dai suoi nipoti in cravatta”,  come scrisse lo stesso Butturini.

Gian Butturini, Donna e gorilla

L’anatema della ventenne Mercedes – che vede nelle due immagini messe vicine lo stereotipo infamante donna nera = scimmia – crea un tale clamore sui social e media britannici che in poco tempo travolge non solo l’autore del libro, ma anche il curatore della ristampa del libro Martin Parr, celebre maestro della fotografia contemporanea. Dopo aver definito l’edizione del 1969 di London un “gioiello trascurato” da riportare all’attenzione del grande pubblico sollecitandone la ristampa, di fronte agli attacchi dell’opinione pubblica e dei media Martin Parr nel luglio del 2020 ammette una presunta connotazione razzista nell’accostamento delle due immagini incriminate, si scusa pubblicamente, si dimette dalla direzione artistica del prestigioso Bristol Photo Festival e chiede addirittura la messa al macero del volume.

Nessuno tra i media e i critici fotografici britannici verifica che l’accusa di razzismo lanciata a Gian Butturini è palesemente infondata. Sarebbe bastato leggere le parole dell’autore stesso nell’introduzione del libro per spegnere subito la polemica e la campagna diffamatoria: “Ho fotografato una donna nera, chiusa in una gabbia trasparente; vendeva biglietti per la metropolitana: una prigioniera indifferente, un’isola immobile, fuori dal tempo nel mezzo delle onde dell’umanità che le scorreva accanto e si mescolava e si separava attorno alla sua prigione di ghiaccio e solitudine”.

L’intera narrazione di London è empatica e solidale, in linea con il suo impegno politico di uomo di sinistra e con la critica sociale portata avanti in quegli anni dalla controcultura e dalla Beat Generation.

La prospettiva che il libro vada al macero sconcerta gli eredi di Gian Butturini, i figli Tiziano e Marta che ottengono dalla casa editrice la restituzione delle copie ritirate dal mercato e iniziano una battaglia per ristabilire la verità contro una controversia grottesca e surreale. In questo modo vogliono con forza ribadire che il libro va visto e letto come una preziosa testimonianza artistica, politicamente impegnata e volutamente provocatoria.

Scrive Gigliola Foschi, curatrice della mostra: “London di Butturini è un libro rivoluzionario nei contenuti perché racconta la Londra di fine anni Sessanta da una prospettiva nuova e non patinata. È un diario di immagini spontanee e autentiche, vive e graffianti, di giornate vissute intensamente girando per la città tra giovani della Swinging London, ragazze in minigonna, drop-out che si fanno di eroina, immigrati, neri, emarginati, abitanti della City che paiono esistere in un mondo a parte dove tutto è ‘per bene’.  Butturini crea immagini dirette, sgranate, ombrose o troppo schiarite, ma anche ritagliate, manipolate, accostate a elementi grafici, a frammenti di testi…”.

La mostra, arricchita da una decina di fumetti con interventi spiazzanti in stile situazionista realizzati da Butturini negli anni Settanta, è dunque un’importante occasione per riscoprire un autore e un libro cult della fotografia internazionale.

Il libro “London by Gian Butturini” potrà essere richiesto ad archiviogianbutturini@gmail.com a fronte di una sottoscrizione di 40 euro – oltre alle spese di spedizione – a sostegno delle attività dell’associazione.

Inaugurazione mostra giovedì 10 dicembre ore 21. Evento Zoom a cura di Percorsi Fotografici. Presenta Gigliola Foschi. Interviene Oreste Pivetta, giornalista e scrittore. Segue Microfono aperto

https://us02web.zoom.us/j/83098017534

Venerdì 18 dicembre alle ore 18.30 si terrà inoltre un incontro online organizzato dalla Casa della Cultura con interventi di: Tiziano Butturini (presidente Associazione Gian Butturini), Gigliola Foschi (curatrice della mostra), Alberto Prina (direttore del Festival di Fotografia Etica di Lodi), Stefania Ragusa (giornalista della rivista Africa) e Ferdinando Scianna (fotografo).

 

Spazio d’Arte Scoglio di Quarto, Via Scoglio di Quarto 4, Milano

Ingresso libero dalle 17 alle 19 con obbligo di prenotazione

tramite Sms al 348.5630381 oppure mail a info@galleriascogliodiquarto.com

 

De Angelis (anche per le fotografie)

 

Fino a marzo 2021 l’opera ‘Tre donne’ di Boccioni, per la prima volta a Verona

 

Alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, fino a marzo 2021, è visibile l’opera Tre Donne di Umberto Boccioni, prestito riconosciuto dalle Gallerie d’Italia di Milano, dalle collezioni di Intesa Sanpaolo. Il dipinto, esposto per la prima volta a Verona, è da oggi visibile al pubblico nel nuovo allestimento della terza sala della GAM.

Prosegue così l’attività veronese del ciclo di mostre dossier intitolato “Ospiti fuori dal Comune”, dedicato a capolavori in prestito da collezioni di istituzioni italiane ed estere, che vengono presentati per un lungo periodo nei percorsi espositivi dei musei cittadini.

Grazie all’accordo di interscambio, il Museo di Castelvecchio ha concesso alle Gallerie d’Italia due opere di Giambattista Tiepolo, tra cui l’imponente olio su tela intitolato ‘Eliodoro e l’alto sacerdote Onia’, e una di Louis Dorigny che saranno esposte a Milano in occasione della mostra sul Tiepolo organizzata nel 250° anniversario dalla morte.

Le Tre Donne è stata presentata alla GAM dal sindaco Federico Sboarina e dall’assessore alla Cultura Francesca Briani, insieme al direttore dei Musei Civici Francesca Rossi.

“Un’opera molto bella e una splendida opportunità per la nostra città – sottolinea il sindaco –. Fino al prossimo marzo, oltre ai numerosi capolavori che costituiscono l’ampia collezione della GAM, è possibile ammirare e scoprire questa importante opera dell’artista Boccioni, frutto della fattiva collaborazione fra i Musei Civici veronesi e le Gallerie d’Italia. Proseguono, anche in questo periodo di difficoltà, i prestiti nazionali ed internazionali resi possibili dal progetto ‘Ospiti fuori dal Comune’, che consente oggi di mostrare al pubblico, nelle diverse sedi museali cittadine, importanti capolavori”.

“Creare relazioni e programmare iniziative condivise tra istituzioni sulla base di contenuti culturali di comune interesse – spiega Briani – è di vitale importanza per la sostenibilità delle attività dei musei. A maggior ragione lo è oggi, per superare l’emergenza che il nostro Paese sta attraversando. I prestiti ci consentono di mostrare al pubblico della GAM, in due sale espositive attigue, due capolavori straordinari, il dipinto Tre Donne di Boccioni e la Maternità di Previati”.

“Ospiti fuori dal Comune è un progetto molto apprezzato dal pubblico – precisa Rossi – perché, di volta in volta, si concentra sulla scelta di un’opera che rivela legami significativi con temi e contenuti distintivi del ricco patrimonio delle collezioni dei musei veronesi, o con il contesto storico della città e del territorio”.

Per informazioni, su orari di visita e costi del biglietto d’ingresso al museo, è possibile consultare il sito della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti – gam.comune.verona.it.

Tre donne. L’opera di Boccioni fu presentato dall’artista alla Permanente di Milano nel luglio 1910, poco dopo la firma del primo manifesto futurista. Filippo Tommaso Marinetti vide in questo ritratto di straordinaria qualità pittorica il primissimo tentativo per “superare l’Impressionismo, solidificarlo e determinare le luminosità”.

La singolare iconografia del triplo ritratto familiare è dedicata a tre donne che hanno segnato nel profondo gli affetti del pittore: l’amatissima madre Cecilia Forlani, la sorella Amelia e l’amica intima Ines. Le tre figure, soprattutto la madre, furono riprese più volte dall’artista nella fase pre-futurista. L’uso del controluce e di altri suggestivi effetti luminosi caratterizzano la maggior parte di questi ritratti. Nella grande tela Tre donne i raggi provengono da una finestra, di cui si può intuire la presenza nella parte sinistra dell’immagine, e intessono con pennellate allungate le tre figure. La luce, usata fino a quell’epoca per costruire i corpi, sembra ora smaterializzarli, annunciando la compenetrazione tra figura e ambiente che contraddistinguerà i successivi ritratti futuristi.

Il quadro è riconosciuto come un’opera chiave dell’artista al passaggio da un divisionismo alimentato dagli esempi di Giacomo Balla e Gaetano Previati allo stile futurista.

Umberto Boccioni. Nato a Reggio Calabria da genitori romagnoli, Boccioni soggiorna in diverse città – Padova, Catania e Roma – al seguito del padre, impiegato statale. Dopo gli iniziali passi nel panorama artistico romano, Boccioni nel 1906 viaggia attraverso l’Europa. Rientrato in Italia, dopo un intermezzo a Venezia, nell’agosto del 1907 si stabilisce a Milano. Il 1910 è l’anno della svolta in cui conosce Filippo Tommaso Marinetti, autore del testo Le Futurisme e convinto sostenitore della rivoluzione delle arti in linea con gli sviluppi della modernità. Animato dal desiderio di creare il nuovo, Boccioni sottoscrive, insieme a Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini, il Manifesto tecnico della pittura futurista. Alle iniziali difficoltà di affermazione incontrate dal gruppo futurista, seguono negli anni dieci progressive occasioni espositive in Italia e all’estero. La sperimentazione delle teorie futuriste lo porterà dal 1912 a elaborare capolavori come Materia ed Elasticità e una straordinaria serie di sculture sul tema del Dinamismo, tra cui la celebre Forme uniche della continuità nello spazio. Nel 1914 pubblica il testo teorico Pittura Scultura Futuriste (Dinamismo plastico). Allo scoppio del primo conflitto mondiale i futuristi sostengono l’intervento dell’Italia in guerra. Il 17 agosto del 1916, a pochi chilometri da Verona, l’artista muore a seguito di una caduta accidentale da cavallo.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

La storia dei ponti di Verona in mostra in Municipio

 

 

I ponti di Verona come non li avete mai visti. Fino al 14 novembre è aperta al pubblico, nella hall del Municipio cittadino, la mostra “I ponti in cemento armato”.

Un’esposizione che racconta nel dettaglio, attraverso disegni tecnici, fotografie, lettere e modellini tridimensionali in sezione, le fasi della costruzione dei ponti veronesi e, dopo la distruzione da parte dei tedeschi alla fine della Seconda Guerra mondiale, della loro ricostruzione. Prima di tre esposizioni inserite nel più ampio progetto “I ponti di Verona nel Novecento – Un percorso tra gli Archivi storici della città”, la mostra è organizzata da Arcover – Archivi del Costruito del Territorio Veronese in Rete e dal Comune di Verona, con ilsostegno di Fondazione Cariverona.

Alla sua realizzazione ha collaborato un team di giovani architetti e ingegneri che – insieme all’Associazione Agile, capofila di Arcover – da gennaio 2018, si è occupato della digitalizzazione e messa in rete del patrimonio archivistico sulla storia di Verona tra Ottocento e Novecento.

La mappa tascabile dei ponti di Verona. A scopo turistico e didattico è stata realizzata anche una mappa bilingue italiano/inglese, che permette una rapida individuazione dei ponti cittadini, cui sono dedicate sintetiche note storiche. La cartina sarà disponibile a palazzo Barbieri, nella sede della mostra, e all’Ufficio Turistico del Comune.

L’esposizione è ad ingresso libero, con possibilità di accesso dalle 9 alle 18. Saranno garantite tutte le disposizioni di sicurezza e di prevenzione anti Covid, con obbligo di mascherina, distanziamento e accesso contingentato.

“Un’esposizione unica nel suo genere – spiega l’assessore alla Pianificazione urbanistica Segala –, che ha richiesto un lungo e complesso lavoro di ricerca per essere realizzata. Sui pannelli didascalici allestiti nella hall di palazzo Barbieri, attraverso immagini e modelli, viene presentata per la prima volta al pubblico la storia e la tecnica costruttiva dei ponti di Verona. Anche se da sempre sotto gli occhi dei veronesi, questi straordinari esempi dell’ingegneria italiana del Novecento, infatti, sono ancora oggi poco conosciuti”.

“La ricerca documentaria che proponiamo in questo percorso espositivo – dichiara l’architetto De Mori – è frutto di una fattiva collaborazione tra archivi, enti e amministrazione della città. È significativo che, nuovamente, sia pure in un’iniziativa prettamente culturale, gli stessi enti che operarono per la realizzazione di queste importanti opere, si ritrovino oggi uniti per renderne fruibile la memoria”.

“La scuola dell’Ingegneria italiana del Novecento, da cui provengono queste strutture straordinarie – sottolinea l’ingegnere Bertolazzi –, ha fatto parlare di sé in tutto il mondo. Esempi di tecnica e di governo della città che restano ancora oggi un punto di riferimento anche sul fronte della tutela delle infrastrutture”.

Il progetto è stato realizzato insieme all’Archivio Generale del Comune, all’Archivio di Stato di Verona – che conserva il materiale archivistico del Genio Civile – e alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Verona, che hanno messo a disposizione la documentazione originale. Sempre con materiale di archivio hanno partecipato all’allestimento anche la Biblioteca Civica, l’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona e l’Archivio Piero Gazzola. Il percorso espositivo – cui ha dato supporto tecnico anche l’Associazione IVRES – gode del patrocinio degli Ordini degli Ingegneri di Verona e Provincia, degli Architetti PPC della Provincia di Verona e del Collegio dei Geometri di Verona.

 

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Misero Blu

 

Maja Arte Contemporanea ha inaugurato la stagione espositiva con la prima personale della giovane artista molisana Anna Di Paola, che debutta in galleria con un ensemble di ritratti dal titolo “Misero Blu”.

Attraverso l’utilizzo della cianografia, Di Paola fa affiorare nel blu prussiano quindici immagini che rievocano altrettante opere del Periodo Blu di Picasso.
“Per una giovane artista dialogare in modo esplicito con Pablo Picasso richiede un atto di coraggio e una dose di spregiudicatezza: il rischio è di essere travolta dal peso dell’artista più famoso del Novecento o di dare vita a opere che non escono dai limiti di quella convenzionalità che gran parte del ‘picassismo’ internazionale aveva già mostrato già negli anni Cinquanta del secolo passato. Eppure Anna Di Paola ha avuto questo coraggio e sembra aver decisamente vinto la sua sfida personale”, osserva Lorenzo Canova nel testo critico in catalogo.

Orietta, Agostino, Paolo, Chiara, Gianmario, Emanuela, … Anna, sono i protagonisti senza tempo di questi enigmatici “ritratti molisani”.

“Riemerse dall’oblio e dalla dimenticanza, quelle figure sono ancora fissate nella posa che Picasso aveva scelto per loro, ma una vibrazione inafferrabile sembra attraversare la materia rugosa di questi fogli miseri e poetici. Quelle persone si proteggono ancora dal freddo, stirano, si rinchiudono nella prigione nera della propria malinconia, abbracciano i propri bambini, stringono a sé e carezzano colombe e cagnolini: e tutto questo sembra accadere nella nota vespertina di una sera senza notte, in una luce che non diventerà mai quella splendida del giorno senza però trascolorare nel nero delle tenebre. Così, in questo perenne crepuscolo fatto di una sostanza immateriale, misera e meravigliosa, gli scatti di Anna Di Paola riescono a trovare un dialogo ermetico con la grande pittura del maestro, un’affinità di immagini e sentimenti, fino a scoprire nei suoi stessi occhi il riflesso segreto che anima il sofferto e solenne autoritratto di Picasso e che ci accompagna nei percorsi leggeri e melanconici di una fotografia che si ravviva nella sua misteriosa essenza pittorica.”

ANNA DI PAOLA nasce a Campobasso nel 1996. Dopo aver conseguito la maturità classica si stabilisce a Roma per intraprendere il corso di Laurea di primo livello in Fotografia presso RUFA Rome University of Fine Arts.
È tra i 25 finalisti del Rufa Contest, nel 2016 con il cortometraggio “Un caffè in convento” e nel 2017 con “Cosa vuoi fare da grande?”. Nel 2017 partecipa come assistente alla fotografia e alla regia alla realizzazione dei cortometraggi “Mirror” e “Il soldatino” di Alfonso Bergamo e pubblica il documentario “Teco Vorrei – Il Venerdì Santo a Campobasso”.

Fino al 14 novembre 2020, martedì-venerdì ore 15,30-19,30; sabato ore 11-13 e 15-19. Altri orari su appuntamento

MAC Maja Arte Contemporanea, via di Monserrato 30 – 00186 Roma

(anche per l’immagine)

 

“I peccati” del fiammingo Creten a Roma

Villa Medici, Roma

Fino al 31 gennaio 2021 sarà in mostra all’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici  “I PECCATI” di Johan Creten, un’esposizione che raccoglie per la prima volta in Italia un insieme di 55 opere in bronzo, ceramica e resina dell’artista belga considerato tra i più originali innovatori della ceramica contemporanea, oltreché virtuoso del bronzo e artefice di sculture monumentali, di cui un importante esempio, “De Vleermuis – Il Pipistrello”, sarà presentato nei giardini di Villa Medici.

Precursore, inclassificabile e controcorrente, Johan Creten (nato nel 1963) è un artista che si è distinto nel panorama artistico internazionale degli ultimi anni in quanto figura forte, enigmatica e intrigante. Dotato di una visione estremamente attuale della nostra società, egli ha saputo ritagliarsi uno spazio specifico all’interno della scena internazionale della creazione contemporanea.

Johan Creten

studi nelle Accademie di Belle Arti di Gand e Parigi. Durante il soggiorno nella capitale francese, dove studia come pittore, scopre la ceramica e ne fa il proprio mezzo primario. I suoi continui spostamenti, dall’Aja a New York, da Roma – dove è stato borsista all’Accademia di Francia  nel 1996 –  sino al Messico e alla Florida gli sono valsi la definizione da parte della critica di The Cley Gypsy ovvero lo “Zingaro della Ceramica” accreditandolo per l’uso innovativo della materia.

Johan Creten si è distinto fin dagli anni Ottanta per l’uso innovativo della ceramica. Oggi è considerato una figura di spicco del suo rilancio nel campo dell’arte contemporanea.

La mostra, curata da Noëlle Tissier,  è organizzata dall’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici con il sostegno delle gallerie Perrotin e Almine Rech. Il relativo catalogo, con testi di Colin Lemoine e Nicolas Bourriaud, un’introduzione di Noëlle Tissier e fotografie di Gerrit Schreurs, sarà disponibile a dicembre.

In merito alle disposizioni normative antiCovid vi informo anche sulle procedure per l’ingresso alla mostra che potete trovare anche sul sito ufficiale.

ORARI DI VISITA. Dal lunedì alla domenica, chiuso il martedì:
10:00: visita guidata in francese
14:00: visita guidata in italiano
15:00: visita guidata in inglese
16:00: visita guidata in italiano
Solo la domenica alle 10.00: visita in italiano

Durata della visita: 1.30 ora

Ingresso (intero) visita guidata alla mostra e ai giardini di Villa Medici: 12€
Il percorso prevede la visita alla mostra e a seguire ai giardini (per la sola visita guidata delle ore 16.00 è previsto il percorso inverso).

Presentazione obbligatoria di un documento in corso di validità.
I biglietti si possono acquistare sul posto qualche minuto prima di ogni visita, oppure online (a parte i biglietti gratuiti che non possono essere prenotati online). La prenotazione anticipata sulla biglietteria online non è obbligatoria ma è fortemente consigliata, e il ritiro dei biglietti viene effettuato esclusivamente al desk di Villa Medici subito prima dell’orario di visita.

Al fine di garantire la sicurezza di tutti nell’attuale contesto sanitario, l’accesso a Villa Medici per le persone esterne è limitato ai soli visitatori muniti di biglietto (prenotato online o acquistato sul posto).

Si ricorda che è obbligatorio compilare l’autodichiarazione in materia di Covid-19. Il visitatore può consegnarla compilata in formato cartaceo all’arrivo a Villa Medici, oppure compilarla sul posto.

Al fine di garantire un ambiente sicuro per tutti, chiediamo ai gentili visitatori di munirsi obbligatoriamente della propria mascherina prima di accedere a Villa Medici e di indossarla per tutta la durata della visita.

Negli spazi espositivi sarà ammesso un numero massimo di 15 persone per ogni visita.

Sarà disponibile un gel igienizzante per le mani all’ingresso del sito e verrà effettuato una rilevazione della temperatura corporea con termoscanner a tutti i visitatori all’ingresso di Villa Medici (l’accesso non può essere consentito per una temperatura superiore a 37.5°).

Per motivi di sicurezza l’Accademia di Francia a Roma ha attivato un sistema di controllo rinforzato all’ingresso (metal detector).

I caschi di qualsiasi tipo, gli zaini ingombranti e le valigie sono vietati all’interno di Villa Medici. Non è previsto servizio di guardaroba.

 

Académie de France à Rome — Villa Médicis

Viale Trinità dei Monti, 1 – Roma

Infoline: +39 06 67611

 

Elisabetta Castiglioni (anche per le fotografie)

Polimodularità Fluorescenti. Mostra personale di Dario Zaffaroni

Showcases Gallery, è lieta di presentare nella mostra “Polimodularità Fluorescenti” alcune opere realizzate da Dario Zaffaroni, artista importante del panorama contemporaneo, che lavora nella prima parte della sua lunga carriera con Dadamaino e frequenta altri artisti dell’avanguardia milanese quali: Colombo, Calderara, Scaccabarozzi, Tornquist, Varisco.

Zaffaroni è un’artista raffinato, che ha scelto negli anni, un campo preciso di intervento: la percezione visiva dell’interazione cromatica, attraverso l’accostamento e l’intersecazione di nastri cromatici a gradiente fluorescente che danno come risultato fenomeni percettivi e cinetici sempre differenti.

Le sue “polimodularità cromatiche”, rigorose, geometriche, affiorano da fondi monocromi, prevalentemente neri o bianchi, e coinvolgendo lo spazio, fanno del colore un “incipit”, apporto e supporto, di luce e movimento, il fondo della sua ricerca, dove l’intervento plastico si fonda sulle valenze cromatiche, creando una raffinata tessitura tra colore e forma.

I quadri-scultura di Zaffaroni, che emozionano ad ogni sguardo, che vibrano ad ogni variazione di luce, si collocano in ambito astratto geometrico, rappresentando forme in movimento in un unitario rapporto spazio – temporale.

I suoi esperimenti cinetici, stimolano lo spettatore a muoversi intorno all’opera, al fine di godere della modalità della visione più completa, e a riflettere sulla situazione percettiva proposta, sempre diversa, ma sempre emotiva.

Nelle opere di Zaffaroni non ci sono rapporti di forza, ma metriche e dinamiche proporzionali, situazioni percettive uniche e sensazioni visive che si trasformano in pensiero.

I suoi quadri non sono da intendersi “conclusi”, ma sono uno stimolo per lo spettatore, un programma.

Le sue opere sono da ammirare e contemplare e sono un aiuto a conseguire un grado superiore di chiarezza nella percezione, e nella loro fluidità e leggerezza sono apportatrici di  un ordine armonico.

Dario Zaffaroni, nato nel 1943 a San Vittore Olona (Milano). Lavora a Legnano (Milano). Diplomato in Industrial Design, si avvicina alla pittura con lavori di impronta figurativo/chiarista tenendo la prima personale nel 1964 al Club “Le Muse a Legnano. Seguiranno altre mostre, con tecniche evolutive, in diverse località fino al 1968, anno in cui conosce Dadamaino e il suo operare artistico registra una svolta radicale. Con Dadamaino inizia un sodalizio sia umano che artistico sfociato, a volte come suo assistente poi come firmatari di alcuni importanti progetti. Questo, gli permise di conoscere altri artisti dell’avanguardia milanese quali Calderara, Colombo, Spagnulo, Tornquist, Varisco… il contatto e la visione dei loro lavori spinge Zaffaroni alla ricerca di nuovi modi e mezzi espressivi in un susseguirsi di stagioni creative indirizzate verso la percezione visiva.

Dal 1969, attratto dai colori fluorescenti, basa i suoi futuri lavori sul loro utilizzo. Queste prime opere definite “Cromodinamiche fluorescenti”, eseguite esclusivamente con carte fluorescenti precolorate di 10 tonalità. La tendenza Optical di quegli anni è alla base della progettualità di questi lavori, dove la peculiare composizione cromoplastica delle carte, abbinata al cromatismo esaltante del fluorescente, determinano con il muoversi dell’osservatore una visione optical/cinetica delle opere. In parallelo l’artista sviluppa il ciclo dei “Rulli”, ovvero una serie di lavori realizzati con rulli di cartone rivestiti in più parti con carte fluorescenti disposti secondo una programmata sequenzialità cromatica che permette al fruitore di trasformarsi in protagonista: manualmente scopre le combinazioni che il rullare tattilo-cinetico ha in serbo.

Memore degli studi professionali, nel 1969/70, partecipa con altri colleghi ad interventi esterni ed all’ideazione di ambienti programmati (Environment). In questo ambito Dadamaino lo vuole come assistente alla manifestazione “Campo Urbano” a Como” ove, di sera, depositano sulle acque del molo un migliaio di piastrelle di polistirolo con grafismi fosforescenti generando così una visione di “automotorie” riflessioni luminose. In seguito Dadamaino invitata dal C.N.A.C. Centre National d’Art Contemporain alla manifestazione ”Environnement lumino-cinétique” da realizzarsi sur la Place du Châtelet a Parigi, coinvolge Zaffaroni e presentano un’idea-progetto di 20 “environnement” di contenuto socio, emotivo, percettivo. Segnalatosi secondo miglior progetto, dopo quello di Christo, su 110 proposti.

Nel 1971, Zaffaroni, Dadamaino, e M. Mondani, su invito del Central Artistic Environment del “Catchword Potash Mine” di Bad-Salzdetfurth, città mineraria della Germania, propongono una serie di idea-progetto volti alla difesa dell’ecologia locale.

Nel 1972, Zaffaroni, Dadamaino, M. Mondani e G. Cajelli costituiscono il “Collettivo di Controinformazione Milano”, partecipando a diverse manifestazioni artistiche con lavori critici e opinabili dei messaggi pubblicitari atti a vanificarne l’impatto consumistico.

Nel 1973, con il collettivo “Artisti del Borgo” di Legnano e il coinvolgimento dei residenti del quartiere Nuova Torretta di Sesto San Giovanni realizzano, al “13° Piazzetta Artisti nel quartiere”, un corridoio/labirinto al cui interno il visitatore co-creatore poteva contrapporre all’iconografia artistica proposta quella della sua realtà quotidiana. Questo intervento, foto/documentato, viene ripresentato da E. Crispolti nel 1976 alla Biennale di Venezia / Ambiente come Sociale e nel 2011 al Museo del ‘900 a Milano. Nel 1975, Zaffaroni è presente con 3 opere alla “X Quadriennale Nazionale di Roma “La Nuova Generazione”, contemporaneamente con E. Tadini e C. D’angelo, è tra gli artisti italiani invitati alla “X Internazionale Malerwochen” a Graz, Austria. Ospitato all’Università Agraria di Gleisdorf realizza 5 opere acquisite ed esposte alla Neue Galerie am Landesmuseum Joanneum di Graz, Austria. Esporrà nuovamente alla Neue Galerie nel 1985 a verifica dell’evoluzione creativa avvenuta nel decennio e nel 2008/9 alla grande rassegna “Viaggio in Italia-Italienische Kunst 1960-1990”. Seguiranno mostre e partecipazioni in varie città nazionali ed estere.

Negli anni ‘80, il prosieguo delle ricerche Cromodinamiche gli consente di raggiungere significativi esiti sia artistici che analitici sull’impiego dei colori fluorescenti. Parallelamente e sentita l’esigenza di spostare la creatività anche verso espressioni più incontrollate e accidentali, elabora un nuovo ciclo di lavori cromo-visivi basato sull’iterazione del segno “X” casualmente colorato su un’area prestabilita fino a ricreare una campitura definita “Superficie cromatica indeterminata”.

Gli anni ‘90, l’attività artistica di Dario Zaffaroni si integra con quella di Art Director nel campo del design, grafica, advertising e fotografia impegnandolo saltuariamente anche all’estero. Su committenza del GMR group, coordina: in Sud Africa, le riprese del video “I Lucchesi nel Mondo”, alle Seychelles, cura il packaging della Tea Company, le Images Corporate di Finanziarie, e Resort locali, realizza il libro fotografico “Seychelles Images”, e in Svizzera, fotografa l’esibizione della band Seychellese al Festival di Montreaux. Negli anni a venire Zaffaroni, lavora principalmente in Italia. Rimasto attratto dalle geometrie coloristiche etniche dei Ndebele viste in Sud Africa, sviluppa con nuovi criteri i lavori delle Superfici Cromatiche Indeterminate realizzandoli esclusivamente attraverso l’utilizzo del computer. Questa ricerca si evolve nei primi anni 2000 nel ciclo definito “Codice Cromatico Indeterminato” ove una sovrapposizione di elementi cromo-grafici, su campiture cromatiche, evidenziano un’immaginaria mappa codice-cromo-genetico.

Collateralmente alle nuove ricerche espressive sviluppate negli anni, Zaffaroni ha sempre intensificato la creazione delle sue originali opere con carte fluorescenti, evolvendole con nuovi intenti progettuali visibili negli ultimi lavori in cui la riduzione dell’utilizzo delle carte a toni fluorescenti con delle carte diversificate e appositamente stampate in Bianco o Nero al fine di spostare l’impatto visivo più sulla geometria cromo-dinamica composta anziché sulla prevalenza della cromia fluorescente.

In questi ultimi anni l’attività di Zaffaroni è proseguita intensamente con mostre personali, collettive, Aste d’Arte e Fiere d’Arte. Nel 2010 una sua opera entra nelle acquisizioni del Museo Parisi-Valle di Maccagno. Nel 2011, con un gruppo di giovani artisti aprono a New York nella 5th Avenue la galleria autogestita MiticArt Gallery presentandola anche con uno stand all’INTERNATIONAL ARTEXPO. Invitato da Tiziana Manca ad Arte Accessibile Milano è presente con una personale. Nel 2013, la Concept4d di A. Ferrari lo presenta con una personale al LINK ART FAIR a Hong Kong ed alla galleria BIM di Lugano, Svizzera. Nel 2015 la Frankfurter Westend Galerie di Francoforte, Germania, lo presenta con una personale, esporrà nuovamente nelle collettive del 2016 e 2019

SHOWCASES GALLERY, Via San Martino della Battaglia, 11 – 21100 Varese, dal 24 ottobre al 31 dicembre 2020, dal lunedì al venerdì 9.00-12.30 e 15.00-18.00. L’artista sarà presente in galleria sabato 24 ottobre, giornata di apertura, dalle ore 17.00.

 

S.G. (anche per la fotografia)

Feeling home. Sentirsi a casa

Francesco Cito, Palazzo dello Spagnuolo, Napoli 1997, stampa Fine Art baritata su carta Ilford multigrade, 30×40

 

Nove autori raccontano attraverso 90 fotografieil “sentire casa” come idea e sensazione, spazio intimo e personale, custode di ricordi, sogni ed emozioni,dove il tempo non pesa maiin quanto “specchio”del tempo interiore di ognuno di noi.

La Galleria d’Arte Moderna di Catania (GAM) presenta fino al 30 ottobre la mostra fotografica itinerante “Feeling Home. Sentirsi a Casa“, ideata da GT Art Photo Agency Milanoacura di Giusy Tigano e organizzata in collaborazione con l’Associazione F2 Progetti per la Fotografia di Catania.

L’esposizione, realizzata grazie alla preziosa sponsorship di Canon Italia e di Sirti S.p.A., patrocinata dal Comune di Catania e dall’Assessorato alla Cultura, dopo Milano, Voghera (PV), Corigliano Calabro (CS) e Bibbiena (AR), approda in Sicilia con alcuni contributi inediti grazie ai nuovi portfoli di Isabella Balena e di Pierfranco Fornasieri, che si aggiungono ai fotografi presenti nelle passate edizioni: Franco Carlisi, Francesco Cito, Luca Cortese, Gianni MaffiCarlo Riggi, PioTarantini Daniele Vita.

Gianni Maffi, via Melchiorre Gioia, Milano 2014

Giusy Tigano (curatrice): “Il progetto FEELING HOME costituisce una testimonianza fotografica allargata e ricca su un tema particolarmente vivo, universale, estremamente attuale e di grande respiro come quello del “sentirsi a casa”:offrendo differenti visioni, si propone come una preziosa opportunità di riflessione, di crescita e di ricerca di identitàper ognuno di noi“.

Barbara Mirabella, Assessore alla Cultura del Comune di Catania: “E’ con grande soddisfazione che ospitiamo questa mostra, voluta fortemente dall’Assessorato alla Cultura perché, non solo rappresenta un segnale forte da parte dell’amministrazione comunale della volontà di continuare il percorso di ripartenza dell’arte e della cultura in città dopo l’emergenza Covid-19, ma permetterà a tutti i visitatori di riflettere su una delle sensazioni più intime dell’uomo, quella di “sentirsi a casa”, dove siamo tutti completamente noi stessi”.

Il percorso espositivo, nel quale ciascun autore declina il senso di “casa” in funzione della propria sensibilità, del proprio linguaggio e della propria poetica, alterna le fotografie a estratti bibliografici e introduzioni personali degli autori, in aggiunta a specifiche letture critiche redatte da diverse figure professionali del mondo della fotografia: Ilaria Baiocchi, Gigliola Foschi, Roberto Mutti, Barbara Silbe, Pio Tarantini e Giusy Tigano.

Un contributo letterario che offre ai visitatori interessanti chiavi di lettura attraverso citazioni d’autore e riflessioni importanti che affiancano e integrano il percorso visivo, conducendo il fruitore lungo un percorso di stimoli e di apporti diversificati e preziosi.

La mostra è accompagnata dal libro fotografico “FEELING HOME. Sentirsi a casa” (Edizioni EBS Print, 2019) che raccoglie115 fotografie a colori e in bianco e nero degli autori presenti in mostra, i testi curatoriali di Giusy Tigano che illustrano la poetica dell’intero progetto e i diversi contributi critici che accompagnano le fotografie.

Il libro FEELING HOME può essere acquistato in tutte le più importanti librerie ed è ordinabile anche online:https://www.gtartphotoagency.com/books/books-news-2019/

Questa nuova tappa del fortunato progetto espositivo include due interessanti appuntamenti collaterali:

-La mostra delle fotografie selezionate in occasione del contest fotografico “LOCKDOWN. Sospesi in casa” organizzato nei mesi di marzo-giugno 2020 in coincidenza con la situazione di confinamento dovuta alle misure sanitarie governative legate all’emergenza Covid-19.

L’idea di F2 Progetti per la fotografia e di GT Art Photo Agency è stata quella di promuovere un contest finalizzato all’esposizione che non si costituisse come meccanismo di competizione tra i partecipanti, ma piuttosto come strumento di analisi, di consapevolezza e di testimonianza atto a stimolare e promuovere la creazione di memoria, la costruzione di valore e la condivisione collettiva.Questo “capitolo” fotografico si propone come mostra complementare del progetto, andando ad integrarlo arricchendone il messaggio connuovi apporti autoriali interessanti e di forte adesione al mondo reale più contemporaneo.

-La realizzazione del “Feeling Home Social Video”: in occasione dell’inaugurazione, in un’area dedicata della Galleria d’Arte Moderna, verranno allestite delle riprese video ove i visitatori saranno invitati ad esprimere liberamente le proprie idee sul concetto del “sentirsi a casa”, partecipando così al progetto in maniera diretta e personale.

La performance, ideata da Alessandro Vicario, ha riscosso un notevolesuccesso di pubblico in occasione delle edizioni precedenti della mostra e la accompagna in tutte le sue edizioni, andando così a comporre un documento multimediale e culturale di particolare valore sociale e antropologico, che dopo ogni esposizione si arricchisce di ulteriori testimonianze.

Entrambe le iniziative si ispirano al principio di inclusività e di interazione con il pubblico che ha da sempre animato il progetto nel suo percorso, tappa dopo tappa. La visione di “Feeling Home” si allarga così a nuove visioni espandendo il senso di “casa”, di identità e di appartenenza.

Tutte le informazioni relative alla mostra e agli eventi collegatisono disponibili sul sito www.eventofeelinghome.it

Sirti è un hub di innovazione nel campo dello sviluppo delle infrastrutture di rete. Fondata nel 1921, opera nei settori delle Telecomunicazioni, Energia, Trasporti e Digital Solutions con circa 4.100 dipendenti. Sirti è player di successo anche a livello internazionale in Europa e in Medio Oriente.

“FEELING HOME. Sentirsi a Casa”

Galleria d’Arte Moderna (GAM) | Via Castello Ursino 32, Catania fino al 30 ottobre 2020. Ingresso libero con orario continuato 9.00-19.00 dal lunedì al sabato

 

De Angelis (anche per le fotografie)

 

A Milano un viaggio divino nel cuore di Nut

 

 

Resterà aperta fino al prossimo 20 dicembre, presso il bel Civico Museo Archeologico di Milano (Corso Magenta 15), la mostra dedicata al mondo dell’Antico Egitto dal titolo “Sotto il cielo di Nut. Egitto divino”. Si tratta di un interessante spaccato su una serie di reperti archeologici egizi in possesso dei fondi italiani, tra cui lo stesso Museo Archeologico milanese, e di cui spesso non si sa molto, con alcuni prestiti anche dal ben più noto Museo Egizio di Torino.

La mostra indaga la spiritualità degli antichi e le caratteristiche principali sotto questo punto di vista degli antichi abitanti delle rive del Nilo, colti, evoluti e capaci di trasmettere fino a noi oggetti di incommensurabile raffinatezza.

Stele dedicata a Ra-Horakhty, calcare, XVIII-XIX dinastia (c. 1550-1186 a.C.) da Deir el-Medina. Torino, Museo Egizio

Tanto che gli antichi egizi sono sempre stati ammirati per la loro intensa conoscenza del divino e il rapporto con il sacro, come veniva rappresentato e immaginato al tempo. Gli studi portano a pensare che la capacità di sintetizzare l’immagine del sacro, tramutando in tale anche il faraone divinizzato oppure le persone che ruotavano a lui intorno, immortalando gesta e volti nelle pitture murali, nelle pitture dei sarcofagi e nelle preziose piramidi, derivasse dai predecessori. Pertanto in Egitto si poteva rinvenire il crogiolo di una civiltà che deposita i suoi pensieri nella notte dei tempi. È lì che indaga la mostra, nella notte in cui Nut, la dea del cielo, andava a riposare per rigenerarsi e tornare sulla terra dopo il buio. Gli oggetti che ci meravigliano ancora dell’Antico Egitto, soprattutto quelli nelle tombe, non sono soltanto oggetti di bellezza, suppellettili voluttuari, ma sono segno di un percorso altamente spirituale del quale si cercano le tracce. Nell’Egitto antico non esisteva un unico mito della creazione, ma varie tradizioni che si sono sviluppate in varie località: come accaduto in altre parti del mondo, questo testimonia una ricerca che è innata nell’essere umano, cioè chiedersi chi è, perché è e che senso ha la sua presenza sulla terra. In ogni caso, tutto riporta ad un’origine divina da un Caos. Il divino come generatore, quindi. L’entità primordiale egizia era Nun, un magma che però non è scomparso con la nascita del cosmo, ma rimane ad esso intorno per minacciarne la sopravvivenza. La creazione pertanto non è un evento fatto e finito, ma si ripete, si rigenera costantemente. È appunto per questo che ogni giorno il sole va a dormire e muore, per essere generato nuovamente dalla dea Nut, dopo avere percorso il mondo sotterraneo occupato dalle forze distruttrici. Per questo motivo, spesso la dea Nut veniva dipinta all’interno dei coperchi dei sarcofagi che contenevano le mummie dei defunti. Dei e uomini devono lavorare insieme per cercare di mantenere l’equilibrio tra le forze del bene e del male, che per gli Egizi erano le forze della generazione e quelle della distruzione personificate nella dea Maat, colei che manteneva l’ordine cosmico. Il faraone, a sua volta, aveva il compito di garantire la giustizia e di essere un intermediario tra il divino e l’umano. La divinizzazione completa del faraone sarebbe avvenuta soltanto alla sua morte, quando nell’aldilà si sarebbe unito agli dei.

Coperchio del sarcofago di Peftjauauiaset, legno di tamerice stuccato e dipinto, XXV-XXVI dinastia (712-525 a.C.), provenienza ignota. Coll. Biblioteca Braidense 

Le opere esposte sono più di 150, provenienti, oltre che dai Musei citati, dal Museo Archeologico Nazionale di Firenze, da quello Civico Archeologico di Bologna, dal Museo di Archeologia dell’Università di Pavia e dal Civico Museo di Antichità “Winckelmann” di Trieste.

Pertanto troviamo molti oggetti assolutamente interessanti che, nella seconda sezione della mostra, dimostrano la complessità degli dei egizi, rappresentata dalle forme antropomorfe e da quelle teriomorfe (di animali), con anche forme ibride (umani con testi di animali o animali con teste umane). Le forme degli dei, così varie, denotano come fosse chiaro agli egizi che non sarebbe stato possibile per l’uomo conoscere appieno l’universo degli dei. Interessanti in questa sezione le mummie di animali come il falco, il gatto, il pesce siluride, o piccoli coccodrilli. Il dio coccodrillo Sobek, signore delle acque, era uno degli dei maggiori nel pantheon egizio. I reperti provengono dall’Egitto faraonico tardo, intorno al I millennio a.C., fino alla successiva era tolemaico-romana (IV sec. a.C.-II sec. d.C.).

Mummia di falco, provenienza ignota, VII sec. a.C. – III sec. d.C., Museo Archeologico Milano

Interessante notare quanto gli egizi credessero nella possibilità di avere un rapporto personale con la divinità, non affidandosi soltanto quindi a sacerdoti e al faraone come intermediari. Pertanto, per ricevere il favore divino, la protezione, invocare aiuto, si potevano avere numerosi oggetti che servivano anche per le arti magiche. La magia al tempo era vista come positiva, azione scaturita dalla creazione e pertanto necessaria ancora agli uomini per agire. I riti magici divennero quindi parte della pratica religiosa.

Pyramidion del sacerdote Nes-Nebu-Hotep, calcare inciso e dipinto, XXVI-XXX dinastia (664-304 a.C.), provenienza ignota

Infine, la speranza di morire in condizioni tali da essere assurti alla vita eterna tra gli dei. Al tempo sia uomini che animali, tanto quanto i faraoni, potevano pensare di essere ammessi all’oltretomba e alcuni particolarmente meritevoli sarebbero diventati divinità a loro volta. Osiride, ad esempio, è morto per rinascere nell’aldilà sotto nuova forma. Per giungere degni nel regno dei morti, erano necessarie buone pratiche di imbalsamazione e il culto funebre era di massima importanza. Così il defunto poteva pensare di trasformarsi in un essere luminoso, detto akh, per essere ammesso tra gli dei. Il viaggio del defunto verso l’oltretomba è sottolineato nella mostra con numerosi reperti ricchi d’interesse, come le steli funerarie, gli ushabti, il sarcofago e la mummia di Peftjauauiaset, il papiro forse proveniente da Tebe del Libro dei Morti del sacerdote e scriba reale Hornefer, di cui si conserva solo una parte lunga 6,5 metri, per fare solo alcuni esempi. Per conoscere meglio il rituale funerario dell’Antico Egitto, l’applicazione interattiva 3D Pervival all’interno del percorso di visita.

La mostra è assolutamente da visitare, cogliendo l’occasione così di conoscere, visitando le altre sale, anche il bel Museo che la ospita.

La mostra è aperta dal martedì alla domenica dalle 9 alle 17.30 (ultimo ingresso alle 16.30), ed è compresa nel biglietto di ingresso al museo (intero 5 euro e ridotto 3 euro per le categorie previste).

Info (anche per verificare le aperture in emergenza Covid) www.museoarcheologicomilano.it

 

Alessia Biasiolo

Re-opening a settembre-ottobre per Lenz Fondazione

 

Flowers like stars (foto di Maria Federica Maestri)

Altro stato, Flowers like stars?, Hipógrifo violento: questi i titoli delle nuove creazioni performative di Lenz Fondazione, realizzate a partire da testi di Calderón de la Barca nel segno del nuovo corso di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, che dal 24 settembre al 10 ottobre saranno presentate in prima nazionale a Lenz Teatro, a Parma, nell’ambito del progetto RE-Opening MONDI NUOVI.

 

Altro stato (foto di Maria Federica Maestri)

«Tra passato e presente, la prima parte del progetto di Lenz per Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21 riparte, dopo la sospensione delle attività nei mesi del lockdown, dalla trasposizione contemporanea dell’autore barocco spagnolo Pedro Calderón de la Barca per prefigurare -contro ogni prevedibile e banale distopia- un ipotetico ‘quadro favoloso’ dell’umanità del futuro» suggeriscono Maria Federica Maestri e Francesco Pititto in merito ai tre ritratti scenici -realizzati su musiche di Claudio Rocchetti– che i direttori artistici di Lenz hanno deciso di dedicare ad altrettante iconiche interpreti della loro visionaria ricerca performativa: Hipógrifo violento e Flowers like stars? (debutto il 24 settembre) sono interpretati rispettivamente da Sandra Soncini e Valentina Barbarini, Altro stato (debutto l’8 ottobre) vede in scena la straordinaria attrice sensibile con sindrome di Down Barbara Voghera.

Affiancheranno le performance live due installazioni visuali e sonore: Mondi Nuovi, viaggio visuale neobarocco attraverso le imagoturgie de La vita è sogno, Il grande teatro del mondo, La vida es sueño, Il principe costantee Il magico prodigioso,che nel corso degli anni Maria Federica Maestri e Francesco Pititto hanno dedicato alla ricerca di una traduzione contemporanea del grande protagonista del Siglo de oroPedro Calderón de la Barcae Melancolía contromano -da Il principe costante– interpretata da Valentina Barbarini, Ettore Lombardi, Elisa Orlandini, Matteo Ramponi, Alessandro Sciarroni eSandra Soncini.

È inoltre in programma il 10 ottobre, in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, il seminario di studi Futuro sensibile.

Queste creazioni sonoparte di un più ampio progetto di Lenz Fondazione che culminerà nel mese di giugno 2021 nell’allestimento site-specific de La vita è sogno,commissione speciale per Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21.

La progettualità aperta e dinamica di Lenz,rivolta ad un pubblico attivante e partecipante, proseguirà dall’11 al 27 novembre con l’edizione numero 25 del Festival Internazionale di Visual & Performing Arts Natura Dèi Teatri, un’edizione totalmente interpretata dalle opere performative di artiste di diverse generazioni e provenienze e dalle riflessioni di protagoniste e studiose della scena contemporanea: «Un messaggio politico e culturale molto chiaro»aggiunge Maria Federica Maestri «che vuole evidenziare la potenza espressiva e la densità estetica delle donne nel panorama artistico contemporaneo».

 

Lenz Teatro si trova in via Pasubio 3/e a Parma.

Per informazioni e prenotazioni: 0521 270141, 335 6096220, info@lenzfondazione.it, www.lenzfondazione.it.

 

 

Michele Pascarella (anche per le immagini)