“Falsi” d’autore” a Ferrara

Fino al 14 settembre prossimo la sala Ariosto della biblioteca comunale Ariostea di Ferrara (via Scienze 17), ospiterà l’allestimento della mostra “Falsi d’autore”, una raccolta di preziose edizioni facsimilari di autentici manoscritti miniati che l’istituzione cittadina conserva nei propri depositi.

La curatrice, Mirna Bonazza, responsabile della Sezione Manoscritti e Rari dell’Ariostea e dell’Archivio Storico, ha, infatti, selezionato nove esemplari di prestigiosi facsimili realizzati fra il 1980 e il 2013 in cui è ravvisabile l’evoluzione di riproduzioni quanto più raffinate e perfezionate, eseguite da case editrici italiane e straniere orientate verso la produzione di edizioni d’arte. Autentici capolavori della miniatura, eccellenze del Medioevo e del Rinascimento, ma anche memorie e immagini dell’antichità, custoditi nelle maggiori biblioteche europee vengono fedelmente riprodotti conformemente all’originale.

È un ambito elitario in cui le moderne tecnologie digitali e l’artigianalità di maestri librai, di legatori d’arte, si coniugano per raggiungere alti livelli di produzione. Pur non essendo, gli originali, in alcun modo sostituibili, attraverso i facsimili che li riproducono diventano fruibili e accessibili e all’unisono il loro stato conservativo ne è fissato all’istante e preservato. Collezionati da bibliofili e accolti nelle raccolte delle biblioteche, i facsimili divengono a loro volta preziose testimonianze di un’editoria artistica con un suo valore patrimoniale intrinseco. In esposizione, seguendo un percorso cronologico, il facsimile di uno dei più antichi manoscritti contenenti l’Eneide di Virgilio: il Vergilius Vaticanus. Scritto a Roma attorno al 400 d. C., accoglie altresì i frammenti delle Georgiche. Il Tacuinum sanitatis in medicina, codice di produzione veneta, probabilmente commissionato alla fine del Trecento dalla famiglia Sperono Alvarotti di Padova ad una bottega di miniatori veronesi.

La Bibbia di Borso d’Este, in due tomi, capolavoro assoluto della miniatura ferrarese nonché italiana del Rinascimento, compiuta per celebrare la magnificenza del casato Estense e in primis di Borso che ne fu il committente. Incaricati i miniatori Taddeo Crivelli e Franco dei Russi coi quali lavorarono altre maestranze del tempo come Girolamo da Cremona, Giorgio D’Alemagna, Marco dell’Avogaro, Guglielmo Giraldi, fu vergata su pergamena in scrittura semigotica dal calligrafo milanese Pietro Paolo Marone; il bolognese Giovanni della Badia ne predispose le pergamene, mentre il legatore Gregorio da Gasparino realizzò una coperta in velluto cremisi con borchie d’argento dorato. Il facsimile è una straordinaria opera artistica realizzato a distanza di 60 anni dalla prima edizione facsimilare compiuta nel 1937 da Emilio Bestetti, che la Biblioteca Ariostea conserva con dedica autografa di Giovanni Treccani degli Alfieri.

Il Decameron di Giovanni Boccaccio, altro codice di produzione ferrarese, vergato e miniato nel 1467 alla corte Estense, ancora una volta commissionato da Borso d’Este come dono per Teofilo Calcagnini. La Genealogia dei principi d’Este, prezioso album di famiglia, codice eseguito per la famiglia d’Este a Ferrara negli anni 1474-1479 circa. Il Libro d’Ore di Alfonso I d’Este, conosciuto come Offiziolo Alfonsino, prodotto a Ferrara, nel secolo XVI (1505-1510) dal miniatore Matteo da Milano. Il Libro d’Ore di Renata di Valois (1510-1575), figlia del re di Francia Luigi XII e di Anna di Bretagna, andata sposa, nel 1528, ad Ercole II d’Este. L’originale fu sottratto nel corso di un’esposizione all’abbazia di Montecassino e mai più ritrovato: restano le 999 copie del facsimile. Termina il percorso espositivo il facsimile della raccolta di disegni botanici tratti dal vero del pittore olandese del Seicento barocco Franciscus de Geest (1638-1699) dal titolo: Hortus Amoenissimus omnigenis floribus, plantis, stirpibus, etc. etc. etc., Leeuwarden, 1668.

La mostra è visitabile gratuitamente durante gli orari di apertura della Biblioteca Ariostea (dal lunedì al venerdì 9 – 19, sabato 9 – 13).

 

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)

 

Grande successo con proroga fino a gennaio 2020 per la mostra di Fiorese alla GAM

Grande successo con proroga fino a gennaio 2020 per l’esposizione “Mauro Fiorese. Treasure Rooms (2014-2016)”.

Oltre 24 mila visitatori in circa 100 giorni di apertura che, dal 5 aprile di quest’anno, primo giorno della mostra, hanno fatto visita all’esposizione in programma alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti – GAM, di Verona.

Un’alta affluenza che ha spinto gli organizzatori a prorogare l’esposizione, che resterà aperta al pubblico fino al 26 gennaio 2020.

“Cittadini turisti ed appassionati – spiega l’assessore alla Cultura Francesca Briani –, avranno la possibilità di poter ammirare, per ulteriori 4 mesi, la chiusura era infatti prevista per il 22 settembre, lo splendido ultimo lavoro dell’artista veronese Mauro Fiorese. Un’esposizione che dall’apertura ha già registrato oltre 24 mila visitatori, confermando non solo l’alta qualità artistica degli scatti di Fiorese, prematuramente scomparso nel 2016, ma anche il positivo percorso intrapreso da questa Amministrazione nel complessivo rilancio della qualità espositiva del sistema museale veronese”.

Attraverso ventisei scatti, prodotti da Fiorese dal 2014 al 2016, i depositi dei maggiori musei italiani, in tutto tredici, si mostrano per la prima volta al pubblico in tutta la loro bellezza. Una finestra aperta sulle più preziose collezioni d’arte, sapientemente custodite negli archivi del Museo di Castelvecchio a Verona, della Galleria degli Uffizi, della Galleria Borghese, del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, di Capodimonte, del Museo Correr e del MART di Rovereto. Le immagini fotografichein grande formato sono state messe a disposizione dalla Galleria Boxart di Verona, curatrice del progetto artistico.

La mostra, oltre a presentare per la prima volta la serie completa Treasure Rooms di Mauro Fiorese, invita il visitatore a riflettere sulle funzioni chiave dei depositi, in un omaggio alla straordinaria storia dell’arte italiana e al grande lavoro svolto dietro le quinte dei musei d’eccellenza.

 

Roberto Bolis

Vivaldi. La mia vita, la mia musica

“Vivaldi. La mia vita, la mia musica” è il titolo della mostra in programma a Palazzo Fava. Palazzo delle Esposizioni di Bologna fino al 3 novembre prossimo. Prodotta da Emotional Experiences Srl e da Genus Bononiae. Musei nella città, la mostra-show intende raccontare Antonio Vivaldi ad un vasto pubblico, sia agli appassionati di musica classica sia a quelli che vorranno esplorare la vicenda umana ed artistica dell’autore de “Le Quattro Stagioni”.

Un percorso immersivo in musica, parole, immagini e spettacolari videomapping che porta lo spettatore dentro la straordinaria vicenda artistica ed umana del Prete Rosso – così chiamato per via della sua chioma fulva -, dall’infanzia al sacerdozio, dagli anni di insegnamento di musica presso l’Ospedale della Pietà di Venezia, dove erano ospitati gli orfani della città, ai successi internazionali sino all’oblio che inghiottì per quasi due secoli la sua figura e la sua musica.

Ad accompagnare attraverso l’audioguida il visitatore è la voce inconfondibile di Giancarlo Giannini, attore e indimenticabile doppiatore delle star hollywoodiane, che interpreta Vivaldi. Un Vivaldi ormai anziano che giunto al termine della sua vita si racconta in una confessione amicale ed intima, tra ricordi e nostalgia, ma soprattutto dichiara il suo amore verso la musica, compagna di tutta la vita.

Il percorso si snoda attraverso le sale del Piano Nobile di Palazzo Fava: dalla Sala Carracci, in cui ad accompagnare lo spettatore è una suggestione della memoria raccontata attraverso le immagini di un Vivaldi bambino, al cuore del furor creativo, dal sacerdozio agli anni di insegnamento alle orfanelle. La Sala Rubianesca ospita la ricostruzione di un teatro d’epoca, durante l’esecuzione delle opere: ad essa succede la Sala Giasone, ultima tappa del percorso, che lascia spazio ad un trionfo di musiche e spettacolari immagini fino all’acme del finale.

Un percorso che sarà fruibile anche dai più piccoli: sono infatti a disposizione audioguide ad hoc con testi adattati, che permetteranno anche ai bambini di intraprendere il viaggio alla scoperta delle musiche immortali di uno dei più grandi compositori di tutti i tempi.

“Vivaldi. La mia vita, la mia musica”

Palazzo Fava, via Manzoni 2, Bologna. Orari: Lunedì chiuso; da Martedì a Domenica: 10-19

 

G.B.

Nuove prospettive da Cerveteri e Tarquinia. Etruschi maestri artigiani

Cerveteri (RM), Museo Nazionale Archeologico Cerite – Cratere di Eufronio

I nomi di Cerveteri e Tarquinia costituiscono senza ombra di dubbio, sia per il vasto pubblico degli interessati sia per la ristretta cerchia degli specialisti, un riferimento immediato, quasi un sinonimo, agli Etruschi e alla loro cultura, tanti sono i reperti archeologici, le fonti storiche e le testimonianze epigrafiche accumulati in entrambe le città lungo il millenario sviluppo della civiltà etrusca. Questa situazione d’eccellenza è valsa, esattamente 15 anni fa, nel 2004, alle necropoli di Cerveteri e Tarquinia, nonché alla rispettiva zona di rispetto (buffer zone), l’iscrizione nella lista del patrimonio culturale dell’umanità dell’UNESCO (United Nations Educational Scientifical and Cultural Organization).

Il Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli, celebra questo importante anniversario nelle quattro sedi del Museo e della Necropoli di Cerveteri e del Museo e della Necropoli di Tarquinia, con un’iniziativa pensata nell’ottica di una fruizione integrata dell’intero sito UNESCO.

Il 25 luglio, infatti, è stata inaugura nei due musei, la mostra “Etruschi maestri artigiani. Nuove prospettive da Cerveteri e Tarquinia” (fino al 31 ottobre 2019).

Cerveteri (RM), Museo Nazionale Archeologico Cerite – Balsamari in vetro

 

È una straordinaria opportunità per evidenziare la stretta connessione tra le due antiche città etrusche, ma, soprattutto, per rinsaldare il legame naturale tra i musei e le rispettive necropoli.

L’esposizione, curata da Andrea Cardarelli e Alessandro Naso, rilegge le prestigiose raccolte già esistenti nei due musei, anche grazie ai confronti offerti dalla presenza di importanti prestiti come alcuni capolavori ceramici conservati a Roma, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e alcuni celebri oggetti preziosi della Tomba RegoliniGalassi, appartenenti alle collezioni dei Musei Vaticani, che per la prima volta tornano a Cerveteri, dove furono scoperti. Vengono proposti al pubblico una serie di reperti particolarmente significativi provenienti dalle necropoli di Cerveteri e Tarquinia, facendoli emergere dal percorso museale.

“Nel nome degli Etruschi questa mostra – sottolinea la direttrice del Polo Edith Gabrielli – tiene uniti quattro siti di grande importanza per l’arte e la cultura del nostro Paese. Per noi è una tappa importante: come l’intero progetto ArtCity Estate 2019, di cui fa parte, essa sottolinea l’ormai raggiunta capacità del Polo Museale del Lazio di ‘fare rete’ con le amministrazioni locali”.

Tarquinia (VT), Museo Archeologico Nazionale – Elmo bronzeo villanoviano

 

In riferimento a questi obiettivi e con l’intento di intraprendere un percorso scientifico complessivo in linea con le attuali tendenze della ricerca, si è deciso di porre l’attenzione sull’eccezionale rilevanza dell’artigianato etrusco e sulla straordinaria perizia raggiunta dagli artigiani nel corso del primo millennio a.C. nelle due città di Cerveteri e Tarquinia.

Nella prospettiva prescelta e con l’intento di far apprezzare la complessità delle operazioni richieste dall’articolata catena artigianale, si è quindi deciso di riprodurre come oggetto-campione un elmo bronzeo di particolare prestigio e significato socio-economico della prima età del Ferro (fine X – VIII sec. a.C.), riprendendo in video le fasi della sequenza produttiva per mostrarle accanto agli oggetti originali e alle riproduzioni. In questo modo sarà possibile a tutti verificare quali cognizioni tecniche e quanto sapere artigianale si celino in oggetti, ai quali per lo più non si concede che un’occhiata frettolosa.

I visitatori potranno inoltre ammirare sotto una nuova luce oggetti di raro pregio, come l’eccezionale corredo della tomba tarquiniese con la celebre situla(un particolare tipo di vaso cilindrico) dell’inizio del VII secolo a.C. recante il nome in caratteri geroglifici del faraone Bocchoris, ma anche una tromba-lituo, uno scudo e una scure in bronzo finemente decorati, sepolti nel VII secolo a.C. come offerta rituale in un antico deposito votivo di Tarquinia.

Tarquinia (VT), Museo Archeologico Nazionale – Urna cineraria fittile dipinta

Dalla fine del VI all’inizio del V sec. a.C. l’importazione di vasellame dipinto da varie regioni della Grecia, con la preminenza assoluta dell’Attica e di Atene in particolare, raggiunse l’apogeo: molti vasi dell’epoca, opportunamente evidenziati nell’esposizione, riportano scene suggestive, che costituirono al tempo un potente ed efficace veicolo di diffusione della cultura e della mitologia dei Greci anche nell’Italia centrale. Ne è celebre testimonianza uno degli oggetti più famosi conservati nel Museo di Cerveteri: il cratere di Euphronios, noto capolavoro della produzione attica, che un etrusco ha voluto per sé e nella sua dimora eterna. La presenza di opere realizzate direttamente da artisti greci ha poi stimolato in Etruria una ricca produzione locale, testimoniata ad esempio dal gruppo delle idrie (vasi per contenere bevande) ceretane con il loro stile originale e immediatamente riconoscibile.

La mostra si avvale di un prestigioso comitato scientifico, composto da archeologi, storici dell’arte e museologi, tra i quali si annoverano alcuni dei maggiori esperti internazionali in etruscologia:

Fernando Gilotta- Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”

Barbara Jatta – Direttrice dei Musei Vaticani

Laura Michetti – Sapienza Università di Roma

Marina Micozzi – Università degli Studi della Tuscia

Marco Pacciarelli- Università degli Studi di Napoli Federico II

Enrico Parlato – Università degli Studi della Tuscia

Maria Antonietta Rizzo – Università di Macerata

Museo Nazionale Archeologico Cerite, Cerveteri; Necropoli della Banditaccia, Cerveteri; Museo Archeologico Nazionale, Tarquinia; Necropoli di Monterozzi, Tarquinia
Da martedì a domenica dalle ore 8:30 alle 19:30. La biglietteria chiude alle ore 18:30

Biglietti
Per tutti i musei: intero € 6,00 | ridotto € 2,00. Biglietto cumulativo (Museo + Necropoli) con validità due giorni: intero € 10,00 – agevolato € 4,00

Biglietto cumulativo sito Unesco (Museo e Necropoli di Cerveteri + Museo e Necropoli di Tarquinia) con validità sette giorni: intero € 15,00 – agevolato € 8,00

Barbara Izzo

Tempi interessanti per la nostra storia. Giacinto Bosco e Bruno Lucchi

La mostra di sculture monumentali nelle piazze di Jesolo di Giacomo Manzù, Francesco Messina e Augusto Perez, si arricchisce della presenza di due autori contemporanei, Giacinto Bosco e Bruno Lucchi.

Sono otto le piazze, che si sono trasformate in Museo a Cielo Aperto ed espongono sculture combinate con le architetture avveniristiche di Jesolo come installazioni, trasformando le passeggiate, in percorso “plasticamente performativa nell’ambiente grazie all’interazione automatica che ha con il cittadino che la gode. Ci si cammina a fianco, essa fa parte di te, senti respirare l’ambiente con il quale ti relazioni…” (dal testo di Boris Brollo in catalogo).
Soffermarsi davanti alle sculture come silenziosi interlocutori, per poi indagare in modo veramente ampio il magico momento della sensazione che ne scaturisce.

Trentasei opere che, con la loro elevatissima qualità, confermano non solo la passione ma soprattutto la competenza dei curatori Alberto Fiz (Manzù, Messina, Perez) e Boris Brollo (Bosco e Lucchi) che hanno saputo vedere la città di Jesolo come quelle grandi città che già da tempo si sono arredate di presenze artistiche come Henry Moore e Anish Kapoor a Chicago, “l’Ago, Filo e Nodo” di Claes Oldenburg e Maurizio Cattelan a Milano, The Floating Piers (la passerella galleggiante) di Christo sul lago d’Iseo, o la Montagna di Sale in Piazza Plebiscito a Napoli di Mimmo Paladino con i cavalli neri rovesciati nella montagna di sale che luccicava al sole…

Jesolo Piazze 1° Maggio, Casablanca, Milano, Torino; fino al 30 settembre 2019

 

S.E.

Ferdinando Scianna. Viaggio Racconto Memoria

Ci sono ancora pochi giorni per visitare la mostra dedicata a Ferdinando Scianna, negli spazi espositivi della Galleria d’Arte Moderna di Palermo, grande mostra antologica curata da Denis Curti, Paola Bergna e Alberto Bianda, art director della mostra, e organizzata da Civita. Con circa 200 fotografie in bianco e nero stampate in diversi formati, la rassegna attraversa l’intera carriera del fotografo siciliano e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo, costruito su diversi capitoli e varie modalità di allestimento.

Ferdinando Scianna è considerato uno tra maestri della fotografia non solo italiana. Ha iniziato ad appassionarsi a questo linguaggio negli anni Sessanta, raccontando per immagini la cultura e le tradizioni della sua regione d’origine, la Sicilia. Il suo lungo percorso artistico si snoda attraverso varie tematiche – l’attualità, la guerra, il viaggio, la religiosità popolare – tutte legate da un unico filo conduttore: la costante ricerca di una forma nel caos della vita. In oltre 50 anni di racconti non mancano di certo le suggestioni: da Bagheria alle Ande boliviane, dalle feste religiose – esordio della sua carriera – all’esperienza nel mondo della moda, iniziata con Dolce & Gabbana e Marpessa. Poi i reportage (fa parte dell’agenzia foto giornalistica Magnum), i paesaggi, le sue ossessioni tematiche come gli specchi, gli animali, le cose e infine i ritratti dei suoi grandi amici, maestri del mondo dell’arte e della cultura come Leonardo Sciascia, Henri Cartier-Bresson, Jorge Louis Borges, solo per citarne alcuni.

“Una grande mostra antologica come questa di Palermo, a settantacinque anni, è per un fotografo un complesso, affascinante e forse anche arbitrario viaggio nei cinquant’anni del proprio lavoro e nella memoria. Ecco già due parole chiave di questa mostra e del libro che l’accompagna: Memoria e Viaggio. La terza, fondamentale, è Racconto. Oltre 180 fotografie divise in tre grandi corpi, articolati in diciannove diversi temi. Questo tenta di essere questa mostra, un Racconto, un Viaggio nella Memoria. La storia di un fotografo in oltre mezzo secolo di fotografia”, dichiara Ferdinando Scianna.

La mostra è corredata da un grande catalogo pubblicato da Marsilio Editori.

Palermo, Galleria d’arte moderna, fino al 28 luglio 2019

 

Barbara Izzo

 

 

 

“Natura e Appennino” in mostra al MAF di San Bartolomeo in Bosco

il fotografo Luigi Riccioni in Appennino

“Natura e Appennino” è il titolo della mostra fotografica che sarà ospitata nella sala espositiva del MAF di San Bartolomeo in Bosco dal 21 luglio al 20 agosto 2019. Questa esperienza artistica ribadisce una tradizione consolidata da anni al MAF: l’allestimento di una mostra a tema “appenninico” (paesaggio, flora, fauna ecc.) per fare simbolicamente da contraltare alla calura estiva delle campagne ferraresi.

“Natura e Appennino” è opera del fotografo Luigi Riccioni, che da molti anni si dedica con successo alla fotografia naturalistica. Sue mostre e suoi libri hanno acquisito da tempo un respiro nazionale. Già collaboratore della Regione Emilia-Romagna, in particolare del mensile “Agricoltura”, è tra i più noti artisti operanti sull’Appennino tosco-emiliano. Le sue splendide immagini sottolineano suggestivamente flora e fauna nel bolognese Parco del Corno alle Scale in tutte le stagioni ed evenienze: in altri termini, una vera e propria “chicca” non soltanto per gli appassionati di montagna ma per tutti i visitatori amanti del bello in natura. La mostra fa parte di un più ampio progetto espositivo, denominato “Raccolgo e racconto. Parte Seconda”.
Luigi Riccioni è attento studioso e “poeta” del “suo” mondo, nonché fondatore e curatore del “Museo del Quarzo”, che ha sede nell’ex Colonia Ferrarese di Lizzano in Belvedere (Bologna).

Ricorda l’artista: “Tutto è iniziato nella tarda primavera del 1987. Sono nato a cresciuto nei boschi dell’Appennino tosco-emiliano e mi sono accorto che l’universo era lì coi suoi alberi, le sue rocce, i torrenti, i fiori e gli animali e io ero e sono parte di tutto questo”.

“Natura e Appennino”, a ingresso libero, sarà visitabile negli orari di apertura del Museo: da martedì a venerdì: 9-12; festivi: 16-19.
La mostra è promossa dal Comune di Ferrara, dal MAF, dall’Associazione omonima e dal Gruppo di Studi “Gente di Gaggio”, di Gaggio Montano (Bologna).

Per info: MAF-Centro di Documentazione del Mondo Agricolo Ferrarese, via Imperiale 263,   San Bartolomeo in Bosco (Ferrara), tel. 0532 725294

 

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)