La via delle forme. Viaggio tra i mestieri di Parma

Nel programma ufficiale di Parma Capitale della Cultura 2020+21 prende avvio il progetto multimediale e interattivo LA VIA DELLE FORME. Viaggio tra i mestieri di Parma, mostra curata da Giancarlo Gonizzi, Chiara Canali e Camilla Mineo, ideata da Antica Proietteria e promossa da Parma 360 Festival della creatività contemporanea in collaborazione con il Gruppo Imprese Artigiane.

Parma eredita una grande tradizione artigiana dai secoli passati grazie alla presenza di una Corte ducale che ha favorito nel tempo la nascita di professionalità di alto livello.

Oggi l’artigianato e la piccola impresa di Parma si raccontano attraverso i mestieri del presente e del futuro, mostrando ciò che sanno fare e ciò che sanno immaginare. E lo fanno, emblematicamente, nel programma di Parma Capitale italiana della Cultura 2020+21, raccontando la “cultura del fare”, per condividere quel grande patrimonio di saperi che le imprese hanno da sempre.

Mani operose ricche di esperienza ma capaci di disegnare il futuro. Antichi mestieri aperti all’innovazione che sanno tenere sempre l’uomo al centro. La cultura del fare si racconta attraverso un percorso interattivo allestito alla Galleria San Ludovico di Parma, dove lo spettatore sarà guidato alla scoperta di forme inattese del presente e del passato.

Sei personaggi della storia di Parma – il pittore manierista Parmigianino, l’architetto di Corte Ennemond Alexandre Petitot, il re dei tipografi Giambattista Bodoni, il compositore Giuseppe Verdi, il regista Bernardo Bertolucci, le stiliste Sorelle Fontana – guidano il visitatore in un viaggio alla scoperta dell’artigianato parmense, che si dipana tra le sezioni dedicate all’enogastronomia, all’architettura, all’editoria, ai trasporti e alla logistica, alle lavorazioni tecnologiche e al mondo della moda. Una experience attraverso innovativi sistemi multimediali e interattivi, ideati da Antica Proietteria, in grado di immergere il pubblico in uno storytelling corale.

La storia della tipografia in pillole: dalla nascita del carattere Bodoni passando dalla tipografia tradizionale a quella digitale. Grafica e tipografia “tenute insieme” dall’arte della legatoria.

Giuseppe Verdi ci mostra il mondo della logistica e del trasporto attraverso la sua melodia: illustrazioni di mezzi che al tocco si animano illuminandosi e colorandosi.

Un racconto delle architetture della città, guidati dall’architetto Petitot, che ci racconta i materiali che la caratterizzano, illustrando lo stato dell’arte delle costruzioni architettoniche e la descrizione dei materiali.

Un viaggio tra le lavorazioni artigianali che incarnano la sapienza parmense nella produzione di eccellenze alimentari attraverso le opere del Parmigianino che da sempre hanno fatto da cornice al territorio emiliano.

Lavorazioni meccaniche si fondono con frame della cinematografia in realtà aumentata. Attraverso l’app lo smartphone dei visitatori diventa una sorta di lente magica che una volta puntato sui fotogrammi cinematografici permette di vedere fasi di produzione degli oggetti e spezzoni dai film di Bernardo Bertolucci.

La moda maschile contemporanea si confronta con la moda classica femminile delle Sorelle Fontana e si racconta attraverso bozzetti disegnati a mano e abiti di alta sartoria “virtuale”.

Alle sei sezioni si unisce una grande videoinstallazione finale ambientata nell’abside della cappella di San Ludovico e intitolata “Parola d’imprenditore”, che reinterpreta il patrimonio imprenditoriale parmense alla luce di un dizionario di parole distintive che scandiscono i tempi del lavoro, i valori, le esperienze, i progetti, le visioni e le prospettive del “saper fare” italiano di oggi e di domani.

Sostenuta e messa in opera con il contributo di Unione Europea – Fondo Sociale Europeo e Orientamente, l’esposizione racconterà a ragazze e ragazzi delle scuole di Parma l’evoluzione dei mestieri: da antichi oggetti alle nuove tecnologie per narrare la storia dell’artigianato parmense.

La mostra, inserita all’interno di PARMA 360 Festival della creatività contemporanea diretto e curato da Camilla Mineo e Chiara Canali, ha ricevuto il patrocinio e il contributo del Comune di Parma e Parma Capitale italiana della cultura 2021, il contributo del Comitato Parma 2020 e Fondazione Cariparma e il sostegno del GIA Gruppo Imprese Artigiane e di tutti i soci che hanno creduto nel progetto.

Per visitare la mostra durante il week end, prenotazione obbligatoria (entro il giorno precedente) tramite App Parma 2020.

LA VIA DELLE FORME. VIAGGIO TRA I MESTIERI DI PARMA

Galleria San Ludovico, Borgo del Parmigianino 2, Parma fino all’8 agosto 2021

Lunedì – venerdì 15 – 19.30. Sabato, domenica e festivi 11.00 – 19.30. Martedì chiuso

Apertura per gruppi la mattina su appuntamento. Ingresso gratuito

Delos

141 – Un secolo di disegno in Italia

141 – Un secolo di disegno in Italiaè il titolo della grande mostra antologica promossa e organizzata dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna nell’ambito del programma di Art City Bologna 2021, che indaga le evoluzioni del segno in cento anni di arte italiana con opere su carta di 141 artisti dalle Avanguardie Storiche ai giorni nostri.

L’esposizione ha aperto al pubblico, nelle sale della Fondazione a Palazzo Paltroni, in Via delle Donzelle 2 a Bologna, martedì 27 aprile, in occasione della Giornata Mondiale del Disegno e resterà visitabile fino al 24 giugno dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18 su prenotazione, ad ingresso gratuito. I visitatori potranno intraprendere un viaggio davvero unico, lungo oltre un secolo, nella storia del disegno italiano tra le opere di artisti straordinari, selezionate una ad una dai curatori Maura Pozzati e Claudio Musso. La mostra offre – a partire da un disegno del 1909 di Boccioni fino a opere del 2020 – uno spaccato delle infinite possibilità offerte da una tecnica antica che, anche in questa occasione, non manca di rivelare la sua incredibile attualità. L’ingresso è gratuito ma, nel rispetto delle norme vigenti a tutela della salute pubblica, è necessaria la prenotazione sul sito http://www.fondazionedelmonte.it.

Con questo percorso espositivo, frutto di una rete di collaborazioni tra archivi, gallerie, collezionisti privati e artisti, Fondazione del Monte sostiene gli artisti, che tanto contribuiscono alla ricchezza del nostro patrimonio culturale, e riapre le porte al pubblico nella ferma convinzione che la cultura sia un bene primario per il benessere della collettività.

Nella lista degli artisti in mostra compaiono figure di spicco dei principali movimenti e delle più innovative tendenze del XX secolo: dal Futurismo alla Metafisica, dall’Informale alla Nuova Figurazione passando per la Pop Art, dall’Arte povera al Concettuale. Allo stesso tempo, attraverso l’eterogeneo panorama delle singole ricerche, sono incluse le svariate tecniche dell’arte contemporanea dalla pittura alla scultura, dalla performance ai nuovi media, unite dal denominatore comune del disegno.

La mostra è accompagnata da un prezioso volume Corraini Edizioni, realizzato dallo Studio Filippo Nostri e pensato come una raccolta di schede organizzate in ordine di nascita in cui ai lavori sono affiancati testi degli artisti legati all’esperienza del disegnare. Oltre alle riproduzioni delle 141 opere in mostra, il catalogo raccoglie il pensiero degli autori in forma scritta affiancando ai paragrafi dedicati ai maestri tratti da libri spesso introvabili, numerosi testi inediti commissionati ai contemporanei. Concludono il tomo le riflessioni dei curatori in lingua italiana e in inglese.

Delos

“Nebulosa 11. Beside Walden” di Dacia Manto

Il legame indissolubile e simbiotico fra l’Uomo e la Natura come opportunità di ascolto e di intima riflessione.

Dopo aver scrutato il cielo con la collettiva “Orientarsi con le stelle” alla casa Museo Boschi Di Stefano, Red Lab Gallery di via Solari 46 a Milano torna a riflettere su uno dei principali nuclei tematici da sempre affrontati, il rapporto contrastato ma mai interrotto fra Uomo e Natura.

Nebulosa 11. Beside Walden, il nuovo e inedito progetto dell’artista visiva Dacia Manto che inaugura giovedì 6 maggio dalle 16 alle 21 (partecipazione con obbligo di prenotazione info@redlabgallery.com) e aperta fino al 30 luglio, è un omaggio sentito e profondo alla Natura, ma al contempo un monito per quella parte di umanità che continua indiscriminatamente a considerarla come un’entità esterna al “noi”, di cui servirsi e sentirsi padroni, sfruttandone materiali ed energia: un progetto – spirituale ancor prima che artistico – al quale l’autrice si è dedicata anima e corpo e che oggi presenta per la prima volta alla Red lab Gallery di Lucia Pezzulla, che ha scelto proprio il lavoro di Dacia Manto per sottolineare la volontà di continuare, e non interrompere, il prezioso dialogo con il cosmo e la natura che da sempre segna le scelte espositive della galleria.

L’idea di tana, di rifugio, è centrale nella poetica dell’artista. In questo suo ultimo progetto, la galleria diviene una sorta di hortus conclusus, o camera delle meraviglie, un luogo inclusivo, pulsante, un microcosmo brulicante di specie animali e vegetali. Varcare la soglia dello spazio espositivo porta ad un’immersione in un mondo crepuscolare e straniante come i suoi abitanti.

Per Dacia Manto, che vive nei boschi vicino a Pennabilli nell’Alta Valmarecchia, la natura è diventata una precisa scelta di vita, con la quale è alla ricerca di una continua connessione umana e spirituale, un ruolo fondamentale lo svolgono anche i cani che vivono con lei: con loro l’artista ha creato un rapporto strettissimo che non può nascondere, perché essi sono parte integrante del suo lavoro e del suo sguardo sul mondo.

A sottolineare l’importanza di questo profondo legame, Red Lab Gallery ha deciso di devolvere l’intero ricavato delle opere vendute in mostra a favore della Casa Selvatica, il rifugio nei boschi della Valmarecchia creato dalla stessa Dacia Manto dove vengono curati e accuditi 90 cani, tutti provenienti da situazioni di maltrattamento, reclusione e abbandono (https://www.facebook.com/casanelboscorifugioanimali/).

Nebulosa 11, il cui nome sembra quasi voler rimandare alle sigle con cui vengono scientificamente indicate in astronomia le nebulose (agglomerati interstellari di polvere, idrogeno e plasma), in realtà cela un richiamo al recente vissuto dell’artista: Nebula è infatti anche il nome della sua lupa, scomparsa da poco e che ha lasciato nell’anima e nel cuore di Dacia un profondo graffio, un immenso vuoto, presenza costante in quasi tutti i lavori esposti a Milano.

Tuttavia, le opere in mostra, tutti disegni su carta o tela di varie dimensioni realizzati con diverse tecniche, mostrano chiaramente come l’artista si svincoli dal dato oggettivo per affidarsi al dato sensoriale. È come se Dacia avesse deciso di entrare nella fitta selva arborea per cogliere dal di dentro, alzando lo sguardo, i grovigli vegetali, l’intrecciarsi di rami, arbusti e tronchi, foglie e luci, anzi “luccichii”.

Nella natura Dacia Manto si immerge pienamente senza mai paura di perdersi, anzi quasi auspicandoselo, perché sa che in quella solitudine spazio-temporale può ritrovare affetti e memorie, nonché gli impulsi per creare i suoi lavori: “Smarrirsi è inevitabile, e mi conduce altrove, a perdermi all’interno di una nebulosa sempre più densa, che conduce ad anni di distanza, a territori che appaiono famigliari e sconosciuti insieme”.

De Angelis (anche per le fotografie)

“Isole, Mappe e Portolani” di Andrea Manzitti

Il viaggio come atto del pensiero che conduce alla conoscenza, l’arte come inclinazione della mente che permette un ampliamento dei propri orizzonti.

C’è tutto questo nelle opere di Andrea Manzitti che compongono la mostra “Isole, mappe e portolani”, a cura di Elisabetta Longari e aperta al pubblico dal 4 al 25 maggio allo Spazio d’Arte Scoglio di Quarto di Milano, a pochi passi dalla Darsena.

L’intera vicenda artistica di Andrea Manzitti, nato a Santa Margherita Ligure nel 1944 e che nel 2018 ha deciso di reinventare la propria vita iscrivendosi all’Accademia di Brera, ha nel viaggio il punto di snodo della propria espressività pittorica, così come suggerisce lo stesso titolo della mostra, che richiama alla reinterpretazione da parte dell’autore delle carte geografiche, delle mappe e dei portolani di una volta.

Sottolinea Elisabetta Longari nel suo testo critico: “La pittura di Andrea Manzitti rappresenta un viaggio nel colore, nei segni e nelle traiettorie secondo un codice cartografico sui generis”.

Ciò che colpisce da subito nelle 22 opere esposte, tra tele carte e libri, è come la materia pittorica sembra solo apparentemente sfuggire al controllo dell’artista, per poi ricomporsi grazie al tracciamento di rotte di navigazione e traiettorie che collegano uno all’altro territori immaginari.

In particolare, tele carte e libri presentano un dominatore comune, la polvere di pomice grezza, che gioca un doppio ruolo fondamentale, nella lavorazione della materia pittorica così come nella stessa espressione poetica: da una parte assimilando bene i colori e risultando, una volta seccata, sufficientemente morbida e “plasmabile” attraverso un lento e paziente lavoro di levigatura della superficie; dall’altra, grazie anche a una capacità straordinaria di assorbimento e riflessione della luce, offrendo effetti materici sabbiosi particolarmente avvincenti, a richiamare le asperità di terre indefinite, forse di origine vulcanica, che affiorano sulla superficie come lava rappresa.

Precisa Elisabetta Longari: “La polvere di pomice grezza, mescolata con del colore, applicata e grattata crea meravigliosi effetti scabri che trattengono una strana memoria del colore che però sembra essersi annullato nella luce. Una materia che si pone a metà strada tra il ricordo della consistenza lunare di certe superfici di Turcato e quella più terrestre di Burri”. Tuttavia, se le tele sono prima preparate con uno sfondo a olio e poi coperte di polvere di pomice, le carte di cotone dai bordi irregolari – realizzate a mano e scoperte dall’artista in un’antica cartiera di Amalfi – vengono direttamente “aggredite” con la pomice a colpi di spatola, poi colorata con pastelli ad olio e infine forgiata con gli stessi polpastrelli delle dita per distribuire in maniera più omogenea le tinte.

In questa interpretazione dell’atto artistico, le bande di colore che invadono lo spazio materico, acquistano forza e vitalità dando un senso alla trama e divenendo parte inseparabile di quelle terre che paiono osservate dall’alto, prive di descrizioni cartografiche e pronte da un momento all’altro a svanire tra le nuvole.

A volte completano il racconto su tela alcuni portolani incollati dall’artista, simboli planimetrici di possibili elementi naturali.

I libri, invece, sono tutti realizzati con carta Arches di cotone puro 640 grammi, esemplari unici firmati dall’artista, formati da dieci fogli rilegati a mano, dipinti con pomice naturale grezza e colori ad olio, con in copertina ideogrammi giapponesi.

Diari di viaggio che racchiudono carte geografiche immaginarie con rotte, tratteggiate, altrettanto immaginarie. Un invito a imparare a viaggiare in noi stessi, nel nostro essere più profondo e ineffabile, al di là del giudizio della mente.

Spazio d’Arte Scoglio di Quarto, Via Scoglio di Quarto 4, Milano dal 4 al 25 maggio 2021. Ingresso libero. Orari di apertura da martedì a venerdì dalle 17 alle 19 con obbligo di prenotazione; sabato e domenica solo su appuntamento e-mail info@galleriascogliodiquarto.com oppure sms 348-5630381.

De Angelis (anche per l’immagine: Andrea Manzitti, Portolano, 2019, tecnica mista su carta cotone Amalfi)

I Tarocchi: dai giochi in osteria al gioco del futuro

Sabato 10 aprile prossimo, alle ore 17.00 (euro 10 a persona), sarà possibile visitare la mostra “I Tarocchi dell’inatteso”. Un’introduzione al gioco di carte dei Tarocchi presenti anche nella collezione di Genus Bononiae con l’opera di Giuseppe Maria Mitelli: tanti gli esempi in città come il tarocchino bolognese di Palazzo Felicini-Fibbia e gli affreschi della cappella Bolognini in San Petronio dove compare la figura dell’appeso.
Con la partecipazione di Sartoria Utopia, si scoprirà da vicino il loro ultimo progetto editoriale dedicato ai Tarocchi dell’Inatteso ricostruendo il contesto storico in cui nacque questa tradizione.

Il mazzo di Tarocchi è un vero e proprio vocabolario in immagini, un linguaggio vivo e multiforme che cambia, si modifica e si amplia con il tempo e tramite la temperatura emotiva e le conoscenze delle persone che lo utilizzano.

Il mazzo cresce insieme a noi, come se fosse un nostro vecchio amico d’infanzia o un copione teatrale da interpretare ogni volta in modo diverso a seconda della nostra crescita personale.

I Tarocchi dell’Inatteso seguono un percorso intuitivo, i ventidue Arcani Maggiori non si cristallizzano nelle immagini e nei significati tradizionali, ma si spalancano verso l’imprevisto.

In ogni momento l’inaspettato può entrare nelle nostre vite e gli Arcani sono una bussola: orientano i desideri che sono il primo passo per fondare ciò che ancora non esiste, ma che vorremmo esistesse.

Le figure dei ventidue Arcani Maggiori frugano e spesso ribaltano i significati antichi delle carte, danno un diverso punto di vista non univoco, ma aperto a tutto quello che il lettore intuisce e che magari rimane fuori dalla carta stessa, come i ritagli di collage che rimangono inutilizzati sul tavolo alla fine di un lavoro.

Osservate gli Arcani, fatevi guidare dalle immagini, dai colori, dai particolari nascosti, dagli elementi giustapposti.

Partite dai suggerimenti forniti per ogni figura e a poco a poco, seguendo l’intuito, il desiderio e lo stupore ampliateli: sboccerà il vostro mazzo particolare, il vostro linguaggio personale, un microcosmo unico e ricco collegato a una sapienza collettiva.

Per info e prenotazioni www.genusbononiae.it

G.B.

Ravenna e Forlì insieme per Dante

Nel Settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri,le città di Forlì e Ravenna si uniscono in un progetto di collaborazione che intende valorizzare il grande lavoro scientifico e culturale svolto dalle loro istituzioni museali.

Nella prossima primavera, infatti, a partire da aprile, nelle due città romagnole si inaugureranno due mostre a tema dantesco: “Dante. Gli occhi e la mente. Le Arti al tempo dell’esilio” presso la Chiesa di San Romualdo a Ravenna (dal 24 aprile al 4 luglio 2021) e “Dante. La visione dell’arte”, presso i Musei San Domenico a Forlì a partire dal mese di aprile, dopo la Pasqua, in linea con le disposizioni relative alla riapertura delle sedi museali, fino al’11 luglio 2021.

Le due mostre faranno parte di un percorso espositivo dedicato al Sommo Poeta che vedrà a Ravenna le opere legate all’esilio dantesco e con cui Dante è entrato in contatto, opere che in alcuni casi il Poeta ha potuto vedere e conoscere, e a Forlì una ricca selezione di oltre 250 opere che, nei secoli successivi, hanno tratto ispirazione da Dante e dalla sua Commedia. Entrambe le mostre sono realizzate con il prezioso contributo di musei internazionali, tra i quali le Gallerie degli Uffizi che con la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì hanno ideato e firmato il percorso espositivo per i Musei San Domenico e contribuiscono a quello di Ravenna con due prestiti fondamentali per raccontare gli anni dell’esilio dantesco.

Si realizza così, nel nome di Dante, un percorso espositivo integrato, che rende il patrimonio culturale italiano diffuso e sempre più fruibile attraverso percorsi museali innovativi, mostre con curatele prestigiose e prestiti dai più importanti musei del mondo.

S.E.

Il mio corpo è la mia casa

Presso lo Spazio e Movimento di Marilena Pitturru a Cagliari (via Napoli, 80) è aperta al pubblico “Il mio corpo è la mia casa”, group show al femminile a cura di Ivana Salis.

Una mostra d’arte contemporanea con le donne e per le donne. Nei primi mesi del 2020 nasceva da un’idea di Mara Damiani, artista e graphic designer, la voglia di essere presenti con il proprio linguaggio artistico in uno spazio che ogni giorno è al fianco di migliaia di donne: Il Centro Donna dell’Ospedale Binaghi. L’occasione era quella della Giornata internazionale della Donna, che si celebra ogni anno l’8 marzo. La mostra coinvolgeva come curatrice Ivana Salis, storica dell’arte e presidente dell’associazione culturale Asteras. Le artiste invitate erano Pietrina Atzori, Roberta Congiu, Mara Damiani, Marilena Pitturru, Laura Saddi, Rosaria Straffalaci. Invece, proprio a marzo del 2020 il Covid 19 precipitava il mondo intero dentro una pandemia che perdura tutt’oggi e la mostra veniva sospesa. A distanza di un anno la Sardegna si trova ad essere zona bianca e la mostra prevista all’Ospedale Binaghi (oggi ospedale Covid) si sposta allo Spazio e Movimento, che riprende così la sua attività espositiva dedicata alla ricerca artistica contemporanea al femminile.

La mostra presenta 24 opere inedite realizzate con diverse tecniche: assemblaggio di materiali di recupero, pittura e collage su tavola, disegno, frottage e acquerello e stampa su carta, lavorazione all’uncinetto. Ogni artista si è espressa col proprio linguaggio mediale sulla funzione e percezione del corpo, sentito metaforicamente come casa, luogo dell’essere libero nella sua specifica condizione femminile. Ad innescare la riflessione delle artiste una frase di Marina Abramovic riportata dalla curatrice: “[…] il corpo è una casa”, sede ricevente dell’istinto, che deve trasformarsi, con una serie di passaggi del pensiero, in consapevolezza, e avere un luogo pronto ad accoglierlo. Questo corpo deve essere preparato e curato alla ricezione, solo così potrà essere “casa”.”

Nel periodo di apertura della mostra sono previsti degli eventi allo Spazio e Movimento: sarà organizzato un incontro in diretta streaming con la psicologa Anna Pes sul tema “Il mio corpo è la mia casa” e diversi incontri con le artiste.

Le modalità di fruizione della mostra sono regolamentate dalle misure legislative previste dall’emergenza sanitaria, pertanto l’ingresso sarà contingentato col numero massimo di 6 persone alla volta. Giorni e orari d’apertura, fino all’11 aprile: giovedì-venerdì-sabato ore 18.30-20.30. Gli altri giorni la mostra è visitabile su appuntamento.

spazioemovimento@gmail.com
associazioneculturale.asteras@gmail.com

Asteras

Dante nell’arte dell’Ottocento. Un’esposizione degli Uffizi a Ravenna

Non ci sono notizie sicure sulla data dell’arrivo di Dante a Ravenna, ma è noto che, dopo il soggiorno a Verona, alla corte di Cangrande della Scala, Dante accettò l’invito del signore di Ravenna, Guido Novello da Polenta, che accolse il poeta con gli onori che meritava, offrendogli la possibilità di coltivare i suoi studi e di terminare la stesura della Commedia. È probabile che avessero accompagnato il poeta la figlia Antonia, poi monaca con il nome di suor Beatrice nel monastero di Santo Stefano degli Ulivi, e i figli Pietro e Jacopo. La memoria di Dante a Ravenna si conserva in particolare nella zona del Silenzio che comprende la Tomba del poeta, il Quadrarco di Braccioforte, la chiesa di San Francesco e il complesso conventuale francescano; tracce della Ravenna trecentesca, dove Dante trascorse i suoi ultimi anni, sono ancora visibili anche in altri luoghi: le case dei Da Polenta e quella dei Traversari, famiglie ricordate dal poeta nella Commedia; la pineta nei pressi della città, citata nella descrizione del Paradiso terrestre, nel canto XXVII del Purgatorio; infine i monumenti tardoantichi che ospitano i mosaici, la cui luce pare riflettersi anche in certi passi danteschi, dal ricordo di Giustiniano (Paradiso, canto VI, 10-12) alla mistica visione nel Paradiso (Paradiso, canto XXXIII, 142-145). Nel 1321, impegnato per conto di Guido Novello in un’ambasceria a Venezia, contrasse durante il viaggio la gravissima febbre che gli fu fatale: costretto a tornare a Ravenna, morì nella notte tra il 13 e il 14 settembre.
n occasione del Settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri, il Comune di Ravenna, l’Assessorato alla cultura e il MAR- Museo d’Arte della città, presentano il progetto espositivo “Dante nell’arte dell’Ottocento. Dagli Uffizi Annibale Gatti, un capolavoro della pittura tardo romanica”.
Il progetto nasce da una stretta collaborazione tra il Comune di Ravenna e le Gallerie degli Uffizi, definita con un protocollo di intesa che, nell’ambito di una collaborazione pluriennale, che prevede prestigiosi prestiti per la mostra “Dante. Gli occhi e la mente. Le Arti al tempo dell’esilio” e un nucleo di opere ottocentesche dedicate alla figura di Dante Alighieri, da esporre a Ravenna in deposito a lungo periodo, come parte integrante del progetto Casa Dante. Inoltre ogni anno, in concomitanza con l’annuale cerimonia del dono dell’olio da parte della città di Firenze, gli Uffizi presteranno alla città di Ravenna un’opera a tema dantesco.
Antichi Chiostri Francescani, via Dante Alighieri 2/A, Ravenna. Ingresso libero.
La mostra, per le disposizioni antiCovid, è momentaneamente chiusa. Si invitano i lettori a programmarne la visita, informandosi sui siti istituzionali sulle date e gli orari delle prossime aperture.

Mar

Photology Online Gallery

Gianfranco Gorgoni Ugo Rondinone Seven Magic Mountains 2016

In occasione dell’80esimo anniversario della nascita di Gianfranco Gorgoni, scomparso prematuramente nel settembre del 2019, Photology presenta “Gorgoni Art U.S.A”, approfondita retrospettiva dedicata a uno dei più noti fotografi italiani a livello internazionale, che nel corso dell’anno sarà anche celebrato dal Nevada Museum of Art con un focus sulle sue opere legate alla Land Art.

Gorgoni Art U.S.A” – fruibile in modalità virtuale fino al 31 maggio 2021 su Photology Online Gallery (http://www.photology.com/photology-online-gallery) – vuole essere un doveroso omaggio a uno straordinario autore che ha attraversato e fotografato buona parte dell’arte del secondo Novecento, e che proprio grazie a Photology aveva esposto il progetto “Land Art in America” durante l’edizione 2019/2020 di “Photology AIR”, il primo parco per l’arte contemporanea fotografica in Sicilia, aperto nel 2018 a Noto all’interno di Tenuta Busulmone.

Gianfranco Gorgoni Robert Smithson Spyral Jetty 1970-2010

Nato a Roma nel 1941 da una famiglia di origine abruzzese, nel 1986, all’età di ventisette anni, Gorgoni si trasferisce negli Stati Uniti, New York, e da qui inizia il suo “corpo a corpo” col mondo della fotografia e dell’arte, con particolare attenzione alle nuove dinamiche sociali americane legate al mondo dei giovani e dell’arte. Autore di immagini memorabili, la sua attività di foto-giornalista internazionale lo porta a lavorare nelle aree più a rischio del mondo. Collabora con diversi magazine internazionali, quali L’Espresso, il New York Times, Life, Newsweek, che ne hanno riconosciuto l’unicità delle sue fotografie, capaci di immortalare le figure più rappresentative del secolo scorso, dal presidente Carter a Papa Woytila. Nel 1969 attraversa l’America coast-to-coast a bordo di una vecchia Pontiac acquistata per 99 dollari e realizza un reportage sulle comuni hippies. Sulla via del ritorno decide di fermarsi a Woodstock in occasione del concerto rock più famoso della storia.

Gianfranco Gorgoni Warhol Show at Pasadena Art Museum California 1973

Importantissimo l’incontro con il gallerista newyorkese Leo Castelli, che gli permette di conoscere e lavorare con gli artisti americani più importanti del XX secolo, come Andy Warhol, Richard Serra, Keith Haring, Robert Rauschenberg, James Rosenquist.

Leo Castelli affianca Gorgoni anche nel suo progetto sulla nuova avanguardia, che lo porterà a diventare il principale testimone del movimento della Land Art negli sconfinati paesaggi dei deserti non antropizzati americani, espressione del disagio degli artisti nei confronti dell’artificialità e della commercializzazione dell’arte, nonché dell’esigenza rivoluzionaria verso una nuova forma d’arte che porta alla scoperta e all’accettazione del non possesso dell’opera prodotta.

Nel 1976 fonda con altri fotografi l’Agenzia Contact, mentre nel 1985 esce il suo libro “Cuba Mi Amor”, con una prefazione scritta da Gabriel Garcia Marquez e un testo di Fidel Castro. A partire dalla fine degli anni Sessanta Gorgoni immortalò i principali artisti della Land Art anche durante l’esecuzione delle loro stesse opere, da Christo a Walter De Maria, da Michael Heizer a Nancy Holt, da Richard Serra a Robert Smithson, in alcuni casi dei veri e propri lavori condivisi. In particolare, proprio negli anni delle missioni Apollo della Nasa alcuni artisti della cosiddetta “New Avant – Garde” decisero di abbandonare gli spazi ristretti di una normale galleria per progettare lavori monumentali in territori aperti e solitari, idealmente visibili dallo spazio. Le opere di Land Art furono spesso realizzate a quattro mani con Gianfranco Gorgoni, proprio per poter costruire nel modo più efficace possibile una “memoria” fotografica, l’unica traccia concreta di quei lavori performativi effimeri. Non si può dimenticare in anni più recenti la collaborazione con Ugo Rondinone e altri giovani artisti che rendono Gorgoni una vera e propria icona fotografica della storia dell’arte contemporanea della seconda metà del Novecento.

Gianfranco Gorgoni Keith Haring in Front of Queens Bridge NYC 1985

A questi maestri della Land Art americana, sono dedicate due complete sezioni della mostra “Gorgoni Art U.S.A.”. In particolare, Special Outdoor Editions, è frutto di un lavoro di ricerca da parte di Gorgoni nel campo dei materiali anti-UV in alta definizione e stampati direttamente su D-Bond. Queste opere dal valore scultoreo per peso e dimensioni possono quindi essere esposte, una volta acquisite, anche all’aperto in condizioni meterologiche estreme.

Nota di pregio va riservata alla sezione Vintage Prints della mostra con una selezione di stampe uniche e realizzate da Gorgoni al momento dello sviluppo dei negativi in bianco e nero: dalla celebre foto che immortala Keith Haring nell’atto di scavalcare una rete metallica di fronte al Queens Bridge (NYC 1985), a quella di Richard Serra che lavora nel magazzino newyorkese di Leo Castelli (NYC 1970); da Robert Rauschenberg rilassato nella piscina della casa di Le Corbusier’s (Hamedabad, India 1975), a “Andy Wahrol with

Hammer and Sickle” (NYC 1976); da “Wahrol Show at Pasadena Art Museum” (California 1973) a “Land Art – Michael Heizer ‘Motorcycle drawing’ Dry Lake” (Nevada 1970) composta da sei fotografie.

Completano “Gorgoni Art U.S.A” i ritratti di Jean-Michel Basquiat (NYC 1983), Andy Wahrol (NYC 1971), Roy Lichtenstein (NYC 1973) e John Chamberlain (NYC 1969), anche questi di grandi dimensioni.

PHOTOLOGY ONLINE GALLERY

Nei suoi 28 anni di attività Photology ha organizzato più di 350 mostre in tutto il mondo, collaborando con artisti internazionali, archivi, fondazioni, gallerie, musei e università.

Dopo le esperienze di Milano (1992-2015), Cortina (1992-1995), Londra (1997-2000), Bologna (2000-2003), Parigi (2007), Noto (2013- on) e Garzón, Uruguay (2015-on), Photology ha deciso di implementare il concetto di galleria come spazio fisico con la creazione di una nuova realtà virtuale: Photology Online Gallery.

Dal 2020, infatti, tutte le mostre prodotte da Photology sono unicamente fruibili sul web, permettendo così a un pubblico sempre più ampio di ammirare e acquistare le diverse opere fotografiche.

La piattaforma 3D è disponibile con un sistema di navigazione semplice e intuitivo che permette agli utenti di muoversi all’interno di uno spazio virtuale ma allo stesso tempo del tutto realistico. I lavori esposti possono essere ingranditi, guardati nei dettagli e

visti da varie angolazioni.

I testi, i contributi video e gli apparati informativi sono inseriti nel contesto espositivo per una omogeneità di informazione. Nel caso di interesse per una visione live privata delle singole opere, vi è la possibilità di fissare appuntamenti specifici accordandosi direttamente con un team di specialisti nelle principali città italiane.

De Angelis (anche per le fotografie)

Renato Brozzi e la scultura animalista italiana tra Otto e Novecento

Cento anni fa, per Renato Brozzi (Traversetolo 1885-1963) il 1920 scoccava all’insegna di commissioni ed eventi che ne avrebbero consacrato definitivamente la fama di animalista, anzi del «più grande Animaliere italiano dopo il Pisanello», secondo la definizione solenne e lapidaria coniata da Gabriele D’Annunzio.

Da qui le ragioni della mostra Renato Brozzi e la scultura animalista italiana tra Otto e Novecento, promossa dal Comune di Traversetolo e dal museo dedicato allo scultore e cesellatore, incisore e orafo traversetolese, nell’anno di “Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21”.

Una mostra che affronta per la prima volta in modo unitario, a livello nazionale, un genere di straordinaria originalità e bellezza – l’animalismo – mai trattato, finora, con uno sguardo globale, mai raccolto ed esemplificato in un’unica esposizione. L’evento, dunque, intende non solo rendere omaggio a un artista che in questo particolare genere fu subito in prima fila, ma anche far conoscere un orientamento specifico proiettato nel contesto artistico internazionale – e all’epoca particolarmente studiato e apprezzato – attraverso le opere dei principali esponenti italiani (molte delle quali poco conosciute o presentate al pubblico per la prima volta, perché appartenenti a collezioni private).

La mostra rimarrà visitabile fino a domenica 30 maggio 2021.

L’esposizione, curata da uno specialista di scultura italiana dell’Ottocento e Primo Novecento come Alfonso Panzetta, e da Anna Mavilla, curatrice onoraria del museo, costituisce, come detto, la prima indagine specifica sulla scultura zoomorfa in Italia, un genere mai sino a ora sondato con precisione e che, con differenti intensità e poetiche, è stato praticato da circa 350 artisti, e ancora oggi, nel contemporaneo, risulta molto amato dagli scultori emergenti.

Vi sono rappresentati, con oltre 100 opere, più di 50 artisti animalieri, dai più memorabili – Rembrandt Bugatti, Duilio Cambellotti, Guido Cacciapuoti, Antonio Ligabue, Guido Righetti, Sirio Tofanari, Felice Tosalli – ad altre importanti personalità, fino a scultori meno rinomati, la cui produzione è ancora in gran parte da ricostruire. Particolare attenzione è anche rivolta alla produzione animalista di quegli artisti del territorio per i quali la presenza tonificante di Renato Brozzi costituì un riferimento fertile e imprescindibile (Pietro Carnerini, Cornelio Ghiretti, Mario Minari, Armando Giuffredi, Ercole Vighi).

Anna Mavilla “La mostra allestita nel museo Renato Brozzi mette in luce la ricchezza della scultura animalista italiana fra Otto e Novecento, indagando al contempo l’originale specificità dell’artista traversetolese nell’ambito di questo particolare genere. Grazie ad essa la figura di Brozzi ritrova una rivisitata luce, sia perché ne viene sottolineato quel particolare fervore creativo cui è legata la sua leggenda di «animaliere» prediletto da D’Annunzio, sia perché ne mette in risalto il ruolo carismatico nell’orientare tutta una generazione di scultori e cesellatori conterranei verso le tematiche animaliste.”

Alfonso Panzetta “Il genere dell’animalismo in scultura ha rari riferimenti bibliografici in Italia a dispetto del grande interesse collezionistico esistente, ma ancor più inesistenti sono state le occasioni di veder allestite esposizioni sul tema. Quella di Traversetolo è da considerare certamente come una mostra illuminante della grande qualità di questo genere plastico nel suo periodo aureo, tra Otto e Novecento, quando Brozzi si confrontava, da protagonista assoluto, con artisti di grande livello nazionale e internazionale. Una “età d’oro” dell’animalismo da considerare apice di un genere che in Italia ha origine in pieno clima neoclassico.”

Il catalogo che accompagna l’evento espositivo, oltre a riprodurre a colori le opere presenti nell’allestimento della mostra, è l’occasione per indagare tale genere nella scultura italiana fra Otto e Novecento, con un’attenzione particolare agli animalisti contemporanei a Brozzi, molti dei quali suoi compagni nella Prima Mostra nazionale dell’animale nell’arte del 1930, primo importantissimo banco di prova per oltre cento artisti accomunati da questo speciale orientamento.

L’esposizione sarà visitabile dal martedì al venerdì 10-12.30 e 15.30-18.

Biglietto: € 5; ridotto € 3 per gruppi e per soci FAI, € 2 per studenti oltre i 18 anni.

Ingresso gratuito per i casi previsti. Si consiglia di informarsi su apertura ed eventuali variazioni telefonando allo 0521 842436, biblioteca@comune.traversetolo.pr.it, www.museorenatobrozzi.it

U.S. (anche per le foto di Edoardo Fornaciari)