Monica Silva. Art Beyond Imagination

Nasce da un desiderio di rilettura e di attualizzazione dell’arte antica la collaborazione tra una delle gallerie più apprezzate nel settore in Italia, la Longari Arte Milano e la fotografa brasiliana Monica Silva. Ne risulta una mostra a tutti gli effetti rivoluzionaria, aperta fino al 31 gennaio prossimo a Palazzo Cicogna: Art beyond imagination, questo il titolo del progetto, riaccende la luce sul passato reinterpretandolo in chiave “extra pop”.

“Ci siamo innamorati del modo di Monica Silva di interpretare i soggetti d’arte, così abbiamo pensato di scegliere cinque opere della nostra collezione e proporli alla sua fantasia” spiega Marco Longari.

Si tratta di opere molto diverse tra loro per tipologia e periodo storico che va dal Quattrocento al Settecento: dalla Maddalena di Barthélémy Chasse di fine XVII secolo a Lo stampatore, una tempera su tavola dell’inizio del XVIII secolo. E ancora una testa femminile in marmo del 1470 circa; una scultura in marmo raffigurante San Lorenzo sulla graticola, realizzato da artista della cerchia di Pietro Bernini e infine un Angelo annunziante, scultura in legno policromato della fine del XIV secolo.

Monica Silva ha raccolto la sfida lanciata dai Longari impiegando un po’ del suo realismo magico e un po’ di humour. I cinque scatti d’autore in mostra vengono affiancati a ogni opera d’arte antica con il risultato di attualizzarle e dare loro una nuova vita, annullando la distanza temporale. Monica Silva integra nella sua ricerca nuovi sviluppi linguistici e tecnologici come ha già fatto in Lux et filum sempre a Milano, una delle sue mostre più sorprendenti in cui ha tradotto l’arte di Caravaggio con un’opulenta scenografia barocca che ha generato stupore nella critica.

“questa mostra è sicuramente una proposta non tradizionale, penso a un collezionista in cerca di qualcosa di speciale, che possa essere interessato all’insieme dell’opera antica e alla sua rilettura per il tramite della fotografia”, spiega Marco Longari titolare della galleria.

Si parte con Angel Gabriels White Light, una scultura lignea senese della fine del XIV secolo 1400 raffigurante un angelo annunziante che nel corso dei secoli ha perso ali, aureola e il giglio che aveva tra le mani, finendo per essere riconoscibile solo dalla sua postura. Queste “mancanze” sono state lo spunto per ritrovare ciò che aveva perso. Intanto, l’artista lo ha impacchettato in un tessuto dorato citando la Venere e l’Enigma dell’Isodore Ducasse di Man Ray e le legature sbalorditive di Christo. Poi lo ha trasformato in un santino avvolto in led fluo che ha moltiplicato in un trittico fotografico in rosso, verde e blu. I colori che mescolati insieme diventano bianco puro, cioè la “white light”, la luce dell’angelo Gabriele. Infine, la tecnologia digitale, gli ha ridato le ali ricostruendole con tessere in resina che ricordano l’effetto mistico delle vetrate delle chiese e che saranno esposte nella mostra fotografica di novembre.

Do androids dream of electric sheep? ha lo stesso titolo del romanzo di Philip K. Dick da cui Ridley Scott ha tratto il film Blade Runner. «Ma gli androidi sognano pecore elettriche?», si è chiesta anche l’artista guardando Lo stampatore, il quadro di un pittore lombardo del Settecento. Ci ha pensato perché sono stati creati robot-artisti, alcuni semplici bracci robotici, altri androidi come Al-DA o Sophia in grado di dipingere addirittura autoritratti. Così, il protagonista dello scatto è uno “stampatore-androide” talmente umanizzato che sta prendendo coscienza di sé. È seduto a un tavolo mentre tiene in mano una macchina fotografica Polaroid da cui sta uscendo una foto che riproduce il quadro antico e, sul piano di lavoro, sono sparse disordinatamente foto identiche. Accanto a lui, in fila, altri androidi e il braccio robotico con cui sono stati realizzati. La Silva fotografa l’attimo di umano stupore dell’androide che, per un istante, fissa lo stampatore e sente un’inattesa e inspiegabile nostalgia per un “essere” che non è più e lo sconcerto per l’”essere” nuovo che sta diventando.

Twilight of Gods reinterpreta una piccola scultura in marmo del ‘600 scolpita nell’ambito di Pietro Bernini (il padre del più famoso Gian Lorenzo: San Lorenzo è raffigurato sdraiato sulla graticola, abbandonato ormai al dolore. Monica Silva si sofferma sul concetto d’estasi traslandolo dall’aspetto mistico a quello profano e fotografa un atleta con in mano un drink, sdraiato nell’atto di brindare a un tramonto ormai radioattivo (il crepuscolo degli dei, appunto). Ma è disteso sui bidoni che raccolgono rifiuti chimici anziché su un lettino e invece degli occhiali da sole indossa un visore da metaverso perché la realtà virtuale è inconsciamente assai più consolatoria.

A-stoned beauty prende spunto da un frammento scultoreo in marmo della Sibilla di Nicolò di Giovanni Fiorentino del 1470. Monica Silva la ritrae di spalle prestandole il corpo di una giovane donna, appena coperta da un panneggio rosso come fosse la Venere allo specchio di Velazquez o La nude concubine di Ingres. L’elaborata acconciatura ricorda quella della testa in marmo riflessa nello specchio, mentre la pelle di un bianco statuario cattura l’occhio quasi ci trovassimo ad ammirare Paolina Borghese Bonaparte del Canova. I testi impilati sul piano rappresentano i Libri sibillini in cui erano trascritte le profezie. Poetessa vergine e profetessa di sciagure, quando viene posseduta da Apollo rivela il futuro: per questo, accanto a lei si scorge un riccio schiuso di castagna, simbolo della sessualità femminile inespressa. Lo scatto mostra una bellezza sensuale vissuta in modo distaccato. E freddamente sprecata.

Modern Prophets

Lo scatto prende spunto da un quadro della fine del ‘600 di Barthélémy Chasse raffigurante Maddalena. Monica Silva affronta il tema della Maddalena, ponendo l’accento sul suo declassamento da portatrice di Rivelazione a quello di peccatrice penitente, sull’ambivalenza fra sacro e profano.  L’iconografia classica la dipinge come una penitente dai lunghi capelli, spesso in atteggiamento estatico, accanto a un teschio (memento mori) e con in mano un libro o uno specchio. Da “rivelatrice” Maddalena diventa oggi un’infelice influencer vittima del suo stesso ruolo, proprio com’è accaduto alla sua antenata. La donna seduta su una poltroncina del ‘700 accarezza distrattamente piume azzurre e non presta alcuna attenzione agli articoli di lusso sparsi sul set che normalmente “pubblicizza”. È scalza, come da tradizione. Morale: nasciamo nudi e col tempo ci carichiamo di sovrastrutture che non sempre rappresentano quello che realmente siamo. Finendo per lasciarci mettere in croce da uno smartphone (inserito proprio in un selfie stick a forma di croce) e da tutto quello che rappresenta.

La mostra ha ottenuto il Patrocinio dal Consolato del Brasile.

S.E.

Collezione Strada, una mostra nella cornice del Museo Archeologico Nazionale della Lomellina

La più antica delle Scuderie del Castello Sforzesco di Vigevano propone, dal 10 febbraio al 4 dicembre 2023, l’esposizione completa della collezione Strada, recentemente acquisita dal Ministero della Cultura e da questo affidata al Museo archeologico nazionale della Lomellina a Vigevano.

Una raccolta importante, costituita da 260 oggetti appartenenti ad un arco cronologico che va dalla preistoria all’età rinascimentale, ma particolarmente ricca in relazione all’età della romanizzazione della Lomellina (II – I secolo a.C.) e alla prima epoca imperiale (I – II secolo d.C.).

A. S.

Domenico Asmone “Milano e i suoi colori”

La Fondazione Luciana Matalon di Milano (Foro Buonaparte 67) in collaborazione con Colonna Arte Contemporanea di Appiano Gentile (CO) inaugura il nuovo anno con la mostra dell’artista toscano Domenico Asmone dal titolo “Milano e i suoi colori”, in programma dal 18 al 28 gennaio 2023 (da martedì a sabato: 10-13; 14-19, ingresso libero) e dedicata interamente al capoluogo lombardo.

Eclettico nello stile e nel linguaggio, nato a Bologna nel 1963 ma trasferitosi sin da bambino a Pistoia dove tutt’oggi vive e lavora, Domenico Asmone ha iniziato a dipingere negli anni Ottanta partendo da un figurativo ragionato e oggettivo, dalle forme delineate e leggibili, per poi avvicinarsi all’informale per un’arte più istintuale e soggettiva caratterizzata dal colore e dalla luce, i due elementi che maggiormente definiscono le sue opere.

Con la sua nuova mostra dedicata Milano e ai suoi colori, Domenico Asmone torna a una pittura figurativa basata su un sottile gioco di bilanciamenti e contrappesi e sull’uso intenso del colore.

Il risultato è sempre una produzione fortemente materica, ricca e densa, dove tuttavia il soggetto dell’opera è in perfetto equilibrio con il senso dello spazio e la capacità dell’artista di amalgamare i colori; un doppio dettaglio di grande importanza, perché proprio nella capacità di accostare i colori chiari con quelli scuri, gli spazi pieni con quelli vuoti, la luce con il buio, il soggetto del quadro prende vita.

Alla Fondazione Luciana Matalon di Milano sono esposte oltre 30 opere tra dipinti ad olio e lavori in ceramica smaltata, tutte realizzate nell’ultimo anno, in decisa dialettica con il suo recente passato.

Tuttavia, come sottolinea lo stesso Domenico Asmone, non si tratta solamente di una proposta di sensazioni ed emozioni attraverso le sintesi cromatiche a lui care, ma di una pittura in linea con la sua ricerca ventennale sullo studio del colore, in pittura e scultura: “Ho pensato che l’unico modo per riuscire nell’intento di segnare un proseguimento in questa mia ricerca nel rispetto del tema dato fosse quello di andare dritto verso una particolare figurazione. Una figurazione che fosse comunque conseguenza ed evoluzione del mio percorso e non un ritorno alle origini. Un gioco di emozioni visive, di creazioni estetiche, un vedo-non vedo che lasciasse ampio spazio alla materia cromatica e alla struttura compositiva caratteristiche della mia produzione recente”.

Le nuove opere di Asmone evidenziano come in lui vi sia la consapevolezza che saper dipingere non può prescindere dal saper disegnare: i lavori in mostra a Milano, che prendono spunto da un’immagine fotografica, ovvero da un dato reale, hanno nel disegno il punto di partenza, dove segni essenziali a carboncino o con pennello delineano l’idea di quello che sarà il soggetto con una particolare cura alla composizione, alle proporzioni e alla prospettiva, senza indugiare nei particolari.

Solo dopo aver impresso l’idea del quadro sulla tela sopraggiunge il colore che cancella il tratto sottostante con pennellate corpose e spatolate generose, rimandi di colore, giustapposizioni tono su tono e contrasti chiaro-scuro, tutte “riflessioni” che restituiscono al componimento pittorico quello che l’artista definisce il ritmo musicale dell’opera.

L’ultima fase realizzativa è un personale “codice” di realizzazione dell’artista con l’utilizzo di velature a esaltare e rinforzare il colore prevalente e a donare un particolare effetto di uniformità cromatica ed emotiva.

Accanto ai quadri ad olio vi sono alcuni lavori in ceramica smaltata, sempre dedicati a Milano e che si caratterizzano per la doppia cottura, prima del corpo ceramico e poi dello smalto che lo ricopre, offrendo un’ulteriore varietà di forme e di effetti cromatici assolutamente inaspettati.

Anche in questo caso la dimensione emotiva è centrale. Tuttavia, sebbene ci sia coerenza di stile e di linguaggio, il risultato percettivo ed emozionale è del tutto diverso perché il medium non sono più i colori a olio stesi a spatola bensì gli smalti ceramici: la lucentezza della smaltatura, i gradienti di intensità cromatico-luminosa variegati, la singolarità delle gamme cromatiche tipiche degli smalti ceramici, nonché la fusione di due o più colori voluta dall’artista, portano a soluzioni dalla singolare efficacia estetica.

Ciò che accomuna le opere informali della produzione precedente a quelle attuali di carattere figurativo esposte alla Fondazione Luciana Matalon è la volontà dell’artista di restituire l’energia viva e palpabile della materia pittorica puntando sulla forza emotiva che scaturisce dal colore e sulle implicazioni percettive che accompagnano la fase emozionale.

De Angelis (anche per l’immagine)

Mostre in Italia

Sono molte le mostre da non perdere. Ne abbiamo scelte alcune.

Sottsass /Spazzapan, fino al 30 aprile 2023, Gradisca d’Isonzo (Gorizia), Galleria Regionale d’Arte contemporanea Luigi Spazzapan

“Sottsass /Spazzapan” è una di quelle occasioni realmente da non perdersi per tutti coloro che studiano o semplicemente apprezzano i due maestri, diversissimi per origine, formazione, destino. Eppure strettamente vincolati da un fondamentale momento di tangenza. Avvenuto a Torino tra il pittore friulano, già nel pieno della sua attività, e il giovanissimo Sottsass, appena giunto dal Trentino. Un incontro che l’allievo più volte riconobbe essere stato per lui fondamentale.

Antonio Carlini. Il maestro di Arturo Martini, fino al 5 marzo 2023, Treviso, Museo Civico Luigi Bailo

Carlini, maestro di Arturo Martini, è stato uno scultore finissimo e prolifico. Collocato su posizioni neocanoviane, fu capace di una assoluta originalità creativa. Come la mostra al Bailo ben documenta. Ma a renderlo famoso – più della sua pur ammirata capacità artistica – fu il suo pioneristico impegno nella tutela del patrimonio artistico di Treviso e non solo. Se la città può vantare oggi alcuni dei suoi tesori, il merito va ascritto all’intervento di Antonio Carlini.

I Bassano. Storia di una famiglia di pittori, fino al 2 maggio 2023, Bassano del Grappa (Vi), Museo Civico

Nessun pannello storico artistico, nessuna didascalia che vada oltre l’essenzialità, solo le meravigliose creazioni dei Bassano e l’intenso filo del racconto di Melania Mazzucco della vita dei Dal Ponte, poi noti al mondo appunto come “i Bassano”, protagonisti indiscussi della pittura del Rinascimento veneto. Per vivere la dinastia dei Bassano attraverso più di 40 capolavori, oltre a oggetti e documenti preziosi, sull’onda emotiva delle parole della scrittrice.

Le ‘invenzioni di tante opere’ Domenico Fontana (1543-1607) e i suoi cantieri, fino al 19 febbraio 2023, Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, Rancate (Mendrisio), Cantone Ticino, Svizzera

La carriera e le opere dell’architetto Domenico Fontana poste in dialogo con i numerosi artisti che collaborarono alla realizzazione dei grandi cantieri da lui progettati e diretti, tra Roma, Napoli, Amalfi e Salerno. Dove i muratori lavoravano accanto a pittori, scultori, bronzisti, stuccatori, indoratori e incisori. Come il Cavalier D’Arpino, Cesare Nebbia, Giovanni Guerra, Paul Bril, Andrea Lilio, Ferraù Fenzoni, scultori in bronzo e in marmo, come Bastiano Torrigiani, Lodovico Del Duca e Leonardo Sormani, e medaglisti come Domenico Poggini.

L’arte inquieta. L’urgenza della creazione. Paesaggi interiori, mappe, volti: 140 opere da Paul Klee ad Anselm Kiefer, fino al 12 marzo 2023, Reggio Emilia, Palazzo Magnani

140 opere di grandi interpreti dell’arte del ‘900 e dell’oggi – da Paul Klee, Max Ernst, Alberto Giacometti, Jean Dubuffet a Hans Hartung e Anselm Kiefer, da Antonio Ligabue, Pietro Ghizzardi, Cesare Zavattini a Maria Lai, Alighiero Boetti, Emilio Isgrò, Carla Accardi – per indagare, come prima mai fatto, “l’Arte Inquieta”. Una sequenza mai vista di capolavori di grandi interpreti, anche dell’art brut internazionale e italiana. Accanto a essi, per la prima volta, le creazioni inedite che provengono dagli Archivi del San Lazzaro, quello che fu il “Manicomio” di Reggio Emilia.

Picasso e Guernica. Genesi di un capolavoro. Contro tutte le guerre, fino al 19 febbraio 2023, Nuoro, Museo MAN

A settant’anni dalla storica esposizione al Palazzo Reale di Milano del 1953, il MAN di Nuoro rende omaggio a un’opera testimone della sua epoca, ma portatrice di un messaggio universale, ancora oggi tragicamente attuale. Un inno contro l’orrore di tutte le guerre. La mostra celebra anche la prima esposizione di Picasso che vide presentata vent’anni fa al MAN di Nuoro la serie completa della Suite Vollard, in collaborazione con il Reina Sofía di Madrid, partner anche di questo nuovo importante progetto.

Antonello Viola incontra un dipinto di Filippo Lippi, fino al 31 gennaio 2023, Milano, Galleria Salamon, Palazzo Cicogna

La Galleria Salamon presenta “Antonello Viola incontra un dipinto di Filippo Lippi”, mostra che nasce dallo studio attento che l’artista romano ha fatto di un’opera di straordinaria lievità e potenza al tempo stesso, una meravigliosa “Madonna con bambino” del 1433, unica opera di Filippo Lippi al mondo custodita in collezione privata. Accanto al capolavoro antico, la mostra espone una selezione di sette opere inedite di Viola realizzate su carta giapponese. Questa piccola ma preziosa esposizione arriva solo pochi mesi dopo quella tenutasi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma dove, parimenti, il lavoro dell’artista era in dialogo con il passato.

Monica Silva. Art Beyond Imagination, fino al 31 gennaio 2023, Milano, Galleria Longari Arte

In Art beyond imagination, la fotografa brasiliana Monica Silva riaccende la luce sul passato reinterpretandolo in chiave “extra pop” alcune opere del ‘400, ‘600 e ‘700 esposte da Longari Arte Milano. L’idea di creare un ponte tra arte antica e contemporanea è venuta a Ruggero e Marco Longari, figlio e nipote della famosa antiquaria Nella che negli anni Cinquanta riuscì a far innamorare gli italiani della scultura medievale e rinascimentale: hanno chiesto all’artista di impiegare un po’ del suo realismo magico e un po’ di humour per attualizzare le opere dando loro una nuova vita con scatti d’autore. Nella mostra, infatti, accanto a ogni opera d’arte antica è affiancata la rispettiva rivisitazione fotografica con l’obiettivo di annullarne la distanza temporale.

Acqua Terra Fuoco.L’architettura industriale nel Veneto del Rinascimento, fino al 12 marzo 2023, Vicenza, Palladio Museum

Il Veneto del ‘500: una potentissima Silicon Valley localizzata in aree periferiche, ai piedi delle colline dell’alto vicentino e trevigiano, soprattutto. Qui scorrevano le acque che offrivano la forza motrice, qui venivano trattate le materie prime che, plasmate con il fuoco e la stessa acqua si trasformavano in prodotti innovativi, richiestissimi sui mercati della Serenissima e di mezza Europa. Se Palladio è riuscito a realizzare le sue meraviglie è certo merito del suo genio. Ma anche, se non soprattutto, degli effetti di quel “miracolo economico” che, in epoca rinascimentale, portò il Veneto di terraferma ai vertici dell’innovazione tecnologica e della produttività europee.

Vincenzo Castella.Il libro di Padova. La mostra, fino all’8 gennaio 2023 Padova, Orto botanico

È una sperimentazione quella che l’Orto botanico di Padova propone: trasferire una sequenza di immagini fotografiche dal formato libro a quello espositivo. Operazione solo apparentemente ovvia. Le immagini sono quelle che Vincenzo Castella ha realizzato tra il 2020 e il 2021, raccolte ne “Il libro di Padova”, volume edito da Silvana Editoriale su commissione di Hermès Italie, nell’ambito della collana di libri fotografici nati come omaggio alle città italiane dove la maison è presente.

Canova e Venezia 1822- 2022. Fotografie di Fabio Zonta. Nel bicentenario della morte del grande scultore, fino al 5 febbraio 2023, Venezia, Museo Correr

È una festa ora a Venezia, il corteo di immagini dedicate a Canova che, nel Salone da Ballo del Museo Correr e intorno al Paride, nelle sue morbide forme, ha inscenato Fabio Zonta, scultore nella fotografia. Esperto nell’evocare ciò che è lontano, Zonta ha rubato l’anima ad alcune invenzioni di Canova con una intuizione visiva: una sola fonte di luce, nella stessa posizione. Così “Amore e Psiche”, così “Orfeo e Euridice”, così “Ettore e Ajace”, così “Venere e Marte” rivivono davanti a noi, trasfigurando il gesso e il marmo in pura idea, come la fotografia consente.

Rugby. Rovigo città in mischia, fino al 29 gennaio 2023, Rovigo, Palazzo Roncale

È fuori discussione che sia l’intero Polesine a identificarsi con la sua squadra di Rugby. Qui la palla ovale ha il ruolo che altrove ha il calcio. E questa sua identificazione il Polesine la dimostra con i fatti e non solo con le discussioni al bar: basti osservare la mobilitazione della tifoseria sia al Battaglini che in trasferta, caso unico in Italia. In casa si parla di rugby e i bambini crescono con il mito della palla ovale. Il mito e – soprattutto – i valori. Per questo la mostra non sarà una mera (pur meritata) celebrazione di partite e vittorie ma un’occasione per capire, e far capire, l’unicità del fenomeno del rugby in queste terre, la potenza di una simbiosi che dura da generazioni, sapendo adeguarsi e adattarsi alla mutabilità delle condizioni esterne.

Nino Migliori. L’arte di ritrarre gli artisti. Ritratti di artisti di un maestro della fotografia italiana, fino al 10 aprile 2023, Reggia di Colorno (Parma)

Si possono ammirare 86 opere inedite di Nino Migliori, quasi tutte ritratti di artisti da lui frequentati, realizzate tra gli anni cinquanta ed oggi, che consentono di ripercorrere, attraverso le diverse tecniche adottate, le ricerche e le esplorazioni del mezzo fotografico condotte nel corso di oltre settant’anni di attività. Davanti alle fotografie di Nino Migliori occorre ricordare che con lui nulla deve essere dato per scontato: la macchina fotografica, la pellicola (e ora il supporto digitale), le carte su cui vengono stampate le immagini non sono asservite a una funzione prestabilita, ma essa può sempre essere ridefinita ed esplorata in nuove direzioni.

Le tre Pietà di Michelangelo. Tre calchi storici per la Sala delle Cariatidi, fino all’8 gennaio 2023, Milano, Palazzo Reale. Sala delle Cariatidi

Le tre Pietà di Michelangelo, nella forma dei loro calchi in gesso, nel contesto emozionante della Sala delle Cariatidi. Eccezionalmente riunite in uno spettacolare ed emozionante allestimento firmato da Massimo Chimenti. Tre lunghi teli, dispiegati per tutta l’altezza della sala e dal grande impatto visivo, faranno da sfondo alle Pietà amplificandone la forte valenza estetica e il senso religioso evocato dallo scultore in tre diverse fasi della sua vita.

Italia in-attesa.12 racconti fotografici, fino all’8 Gennaio 2023, Reggio Emilia, Palazzo da Mosto

Tra cronaca di un recente passato e attualità, “Italia in-attesa. 12 racconti fotografici”, narra di un’Italia sospesa, interdetta, trasformata da un’occasione eccezionale e – auspicabilmente – irripetibile, il primo lockdown causato dal Covid: un tempo diverso dove anche lo spazio, l’architettura e l’ambiente diventano “altro” quando l’uomo non li abita. Un racconto che si sviluppa attraverso le visioni e la sensibilità di altrettanti grandi fotografi: Olivo Barbieri, Antonio Biasiucci, Silvia Camporesi, Mario Cresci, Paola De Pietri, Ilaria Ferretti, Guido Guidi, Andrea Jemolo, Francesco Jodice, Allegra Martin, Walter Niedermayr e George Tatge.

Giulio II e Raffaello. Una nuova stagione del Rinascimento a Bologna, fino al 5 febbraio 2023, Bologna, Pinacoteca Nazionale

Il Ritratto di Papa Giulio II della Rovere, uno dei capolavori di Raffaello – ed è un evento del tutto eccezionale – esposto alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, opera clou della mostra a cura di Daniele Benati, Maria Luisa Pacelli e Elena Rossoni. Un grande progetto espositivo e un itinerario che accendono i riflettori su quanto abbia significato per Bologna, e non solo, l’arrivo in città di artisti come Raffaello, Michelangelo o Bramante. Un arrivo che coincise con la presa del potere dello Stato della Chiesa, nella persona di Papa Giulio II della Rovere.

Robert Capa. L’Opera 1932 – 1954, fino al 29 gennaio 2023, Rovigo, Palazzo Roverella

È una mostra che ha l’ambizione di far emergere le tante sfaccettature di un personaggio passionale e in fin dei conti inafferrabile, sicuro di sé, insaziabile e mai del tutto soddisfatto. Che non esita a rischiare la vita per i suoi reportage. La mostra racconta il ruolo di Capa come testimone storico, indissociabile dall’impegno per una causa che in parte trova le sue motivazioni nelle origini del fotografo.

Ron Galella, Paparazzo Superstar, fino al 29 gennaio 2023, Conegliano (TV), Palazzo Sarcinelli

Ron Galella ha inseguito, stanato e fotografato i grandi personaggi del suo tempo, riuscendo a coglierli nella loro straordinaria quotidianità, agendo quasi sempre di sorpresa, a loro insaputa e spesso contro la loro volontà. Immagini rubate e scattate a raffica, frutto di appostamenti, depistaggi, camuffamenti, inseguimenti, lunghe attese, nello sprezzo di ogni rischio, fisico o legale. Questa, in Palazzo Sarcinelli, è la prima retrospettiva mondiale a lui dedicata dopo la sua recente scomparsa all’età di 91 anni.

Kandinsky e le avanguardie. Punto, linea e superficie, fino al 21 febbraio 2023, Mestre (Ve), Centro Culturale Candiani

“Kandinsky e le Avanguardie. Punto, linea e superficie”, progetto originale di MUVE, l’intero contenuto della ricchissima esposizione dalle proprie Collezioni, fatto del tutto eccezionale in Italia, soprattutto se si fa riferimento ai grandi interpreti del ‘900 internazionale. In mostra, con Kandinsky, si ammirano capolavori di Paul Klee, Lyonel Feininger, Enrico Prampolini, Jean Arp, Victor Brauner, Joan Mirò, Antoni Tàpies, Yves Tanguy, Luigi Veronesi, Ben Nicholson, Karel Appel, Roberto Matta, Giuseppe Santomaso, Mario Deluigi, Tancredi, Mark Tobey, Emilio Vedova, Mirko Basaldella, Eduardo Chillida. Bruno De Toffoli, Julia Mangold, Luciano Minguzzi, Richard Nonas.

Andy Warhol. Icona Pop, fino al 29 gennaio 2023, Padova, Centro Culturale Altinate | San Gaetano

“Andy Warhol. Icona Pop” riunisce oltre 150 opere tra disegni, fotografie, incisioni, serigrafie, sculture e postcards, e si sviluppa su sei sezioni tematiche, a partire dal ritratto biografico del grande artista newyorkese. Questa immersione nell’eccentrico mondo di Warhol, l’icona pop per eccellenza, approfondisce la rappresentazione che Warhol propone della società e della cultura americane. Lo stesso artista ha finito con il trasformarsi in icona di sé stesso, come intelligentemente recita il titolo di questa mostra che porta a Padova un’esperienza culturale insieme profonda e giocosa.

Pedro Reyes. Zero Armi Nucleari, fino al 22 febbraio 2023, Orani, Museo Nivola

Il Museo Nivola presenta la prima personale dell’artista messicano in una istituzione italiana. La mostra presenta gli sviluppi della campagna Zero Nukes, lanciata dall’artista in collaborazione con numerose istituzioni e figure del mondo dell’arte e della scienza, per portare all’attenzione del pubblico la minaccia nucleare e fare pressione sui governi per la riduzione della produzione e il disarmo.

L’occhio in gioco. Percezione, impressioni e illusioni nell’arte, fino al 26 febbraio 2023, Padova, Palazzo del Monte di Pietà

Ad essere proposto qui è un nuovo modello espositivo, che abbraccia e unisce due dimensioni: lo sguardo generale che accompagna il visitatore a comprendere l’indagine e lo sviluppo delle arti sul tema del movimento, e uno, più specifico, che indaga i rapporti tra la psicologia della percezione e la creatività. La sezione dedicata alla percezione, al movimento, al colore, all’optical come caleidoscopio è curata da Luca Massimo Barbero mentre quella denominata “La scuola patavina di psicologia della percezione, il Gruppo N e l’arte programmata” è affidata, tra gli altri ai prof. Guido Bartorelli, Giovanni Galfano, Andrea Bobbio e Massimo Grassi dell’Università di Padova.

I pittori di Pompei, fino al 19 marzo 2023, Bologna, Museo Civico Archeologico

Una mostra per scoprire da vicino le figure dei pictores, ovvero gli artisti e gli artigiani che realizzarono gli apparati decorativi nelle case di Pompei, Ercolano e dell’area vesuviana. L’importantissimo patrimonio di immagini che questi autori ci hanno lasciato – splendidi affreschi dai colori ancora vivaci, spesso di grandi dimensioni – restituisce infatti il riflesso dei gusti e i valori di una committenza variegata e ci consente di comprendere meglio i meccanismi sottesi al sistema di produzione delle botteghe.

Carlo V, dagli Uffizi a Palazzo Besta a Teglio, fino al 6 Aprile 2023, Palazzo Besta, Teglio (So)

A Palazzo Besta, a Teglio, il grande Ritratto dell’Imperatore Carlo V, attribuito a Tiziano e alla sua bottega, patrimonio della Galleria degli Uffizi, è posto a confronto con il ritratto dello stesso imperatore affrescato nel Salone d’Onore del Palazzo. Il primo appare uomo cupo, in assetto da battaglia. Il secondo è raffigurato in veste di pacificatore, sereno nella sua piena funzione regale. Le due facce del potere insomma.

S.E.

A Bologna visitabili le mostre

FATTORI. L’UMANITÀ TRADOTTA IN PITTURA

Non perdete gli appuntamenti e le visite guidate organizzate dai Servizi Educativi Genus Bononiae, per grandi e piccini, in occasione della mostra Fattori. L’umnaitò tradotta in pittura. Palazzo Fava. Palazzo delle Esposizioni, via Manzoni, 2 – Bologna, fino al primo maggio 2023

BRUNO PULGA VENTIDUE

Santa Maria della Vita (via Clavature 8, Bologna) ospita fino al 19 marzo 2023 l’esposizione Bruno Pulga Ventidue. Il percorso espositivo si compone delle opere donate a Genus Bononiae dal nipote dell’artista, il quale alla morte del padre ha deciso di lasciare una parte rilevante della produzione dello zio nella città che lo vide nascere, con il proposito che qui venga conservata e valorizzata. Fino al 19 marzo 2023

G.B.

Luce ombra pittura. Raffaele Cioffi

Una visione essenziale della pittura, un’astrazione assoluta che vuole porre il visitatore al centro di una profonda esperienza visiva e sensoriale.

La mostra “Luce Ombra Pittura” dell’artista Raffaele Cioffi, in programma negli spazi de  “LaGalleria” del Museo Nazionale del Palazzo Ducale di Mantova dal 19 novembre al 31 dicembre 2022, patrocinata dal Comune di Mantova e curata da Alberto Barranco di Valdivieso, si snoda lungo tre sale per una riflessione sul percorso pittorico di Cioffi degli ultimi due anni: un universo poetico narrato attraverso diciassette tele, quasi tutte di grandi dimensioni, che offrono un nuovo orizzonte interpretativo che va oltre la pittura stessa e che chiede al visitatore di “entrare dentro” le opere e “attraversarle”, per ritrovarsi in un’altra dimensione.

L’intera narrazione post-aniconica della pittura di Raffaele Cioffi mostra come l’artista cerchi e trovi di volta in volta la dissolvenza dell’immagine nella luce e nel colore, per un’astrazione estremamente moderna, dalla colorazione pastosa e dalla forte valenza spirituale, che rispecchiano un timbro romantico dell’anima che si traduce in una pennellata forte, densamente espressiva e coinvolgente.

L’allestimento della mostra, pensato e ideato in ogni suo dettaglio dal critico d’arte Alberto Barranco di Valdivieso in un equilibrio perfetto fra spazi pieni e vuoti, si sviluppa attraverso tre sale in un crescendo musicale che si fa sinfonia nella terza e ultima stanza.

Tra le opere esposte, alcune appartengono al ciclo precedente delle Soglie, volutamente inserite dal curatore perché preludono alla nuova serie dei Passaggi e aiutano il visitatore a cogliere il trapasso da una pittura caratterizzata da tonalità rarefatte e delicate a una giocata su contrasti più accentuati, dove la struttura stessa della pittura diventa marcata, l’opera viene addosso e chi guarda è catapultato dentro il quadro.

Spiega Alberto Barranco di Valdivieso: “Questa nuova serie di lavori presenta un’impronta chiaroscurale marcata, ecco perché l’uso della luce e dell’ombra appare più netta, drammatica, come lo stesso assetto linguistico delle composizioni, maggiormente sintetico e introspettivo rispetto al passato, declinato per tagli costruttivi di campo dal margine netto e con scelte cromatiche meno squillanti”.

I Passaggi di Raffaele Cioffi sono una specie di “ingrandimento” di particolari delle opere precedenti e creano un universo poetico straordinario, dove la cifra stilistica del pittore – la pennellata “pivotante” come la definisce Alberto Barranco per sottolineare “una stesura per colpi di pennello secondo orbite sempre diverse” – si concretizza in una pittura introspettiva dalla fortissima tensione scenica, costruita per sovrapposizione di pigmenti a formare un fitto reticolo che incide sulla stessa percezione retinica di chi osserva: un impatto emotivo dato anche dal netto contrasto con il “campo di luce” che contraddistingue l’altra parte della tela, che porta chi osserva a “bloccarsi” di fronte all’opera mentre la pittura è come se sconfinasse dalla tela e lo avvolgesse lentamente.

Luce Ombra Pittura” vuole essere un momento di riflessione sull’evoluzione della pittura di Raffaele Cioffi, contrassegnata da una evidente e sempre più scavata sapienza espressiva, per composizioni di estrema forza, sintesi ed efficacia, che rimandano a una implicita valenza spirituale della sua astrazione.

Luce Ombra Pittura” è la sintesi estrema di quello che oggi è Raffaele Cioffi come pittore, espressione di tutto ciò che ha sperimentato e assorbito, per poi tradurlo secondo la sua sensibilità, il suo talento e la sua cultura, nonché il risultato di rapporti personali profondi con artisti dello spessore di Valentino Vago, Claudio Verna, Claudio Olivieri.

Anche su questo solco intellettuale e umano si muove l’odierna pittura di Raffaele Cioffi, che spinge lo spettatore in un viaggio immersivo nel suo universo segnico, evocativo e poetico, nonché spazio di riflessione dell’artista sullo “stato dell’arte” della sua stessa arte.

De Angelis

“Aqua” alla GAM di Verona

Gli spazi dedicati al Contemporaneo si aprono a nuovi allestimenti, con un percorso emozionale dedicato al tema dell’acqua. Le opere di sette artisti in dialogo fra loro in una sorta di viaggio surreale nella natura, per avvicinare, capire e apprezzare una delle principali linfe della vita, l’Aqua. È l’acqua, fonte di vita e al contempo elemento distruttivo e caotico, la protagonista della nuova esposizione contemporanea allestita alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti nello spazio ‘Contemporaneo Non-Stop. Il respiro della natura/AQUA’ a cura di Patrizia Nuzzo. In mostra le opere degli artisti del comparto del contemporaneo della GAM – Stefano Cagol, Daniele Girardi, Patrizia Maimouna Guerresi, Maria Teresa Padovani, Jaume Plensa – insieme a quelle di due autori rappresentati da Galleria dello Scudo e da ArteRicambi, rispettivamente Giovanni Frangi e Fabrizio Gazzarri.

L’esposizione sarà visibile al pubblico fino ad ottobre 2023.

“Questa mostra – spiega Battaggia presidente della Commissione Cultura – sviluppa il primo dei quattro elementi, acqua terra, fuoco ed aria, programmati nel format ‘Contemporaneo non-stop’, inaugurato da Patrizia Nuzzo, alla GAM, nel 2020. Ad ogni appuntamento sono valorizzate, con le opere in dotazione alla GAM, altre opere rese disponibili da due gallerie del territorio. Un riconoscimento pieno dell’importanza che i soggetti privati hanno assunto nel nostro territorio grazie a tradizioni di grandissima professionalità. Grazie a queste sinergie tra pubblico e privato la nostra città, seppure in un momento storico di gravi difficoltà, specialmente per le finanze pubbliche, è in grado di affrontare con pieno successo le programmazioni artistiche proposte”.

“I progetti dedicati al contemporaneo dai Musei Civici e dalla GAM, come Aqua in questa occasione – evidenzia la direttrice Rossi – intendono contribuire attivamente alla riflessione sui temi dell’ecologia e del rapporto tra uomo e natura, complicato negli ultimi decenni dagli effetti del cambiamento climatico, sempre più gravosi sulla vita del pianeta e delle persone”.

“L’edizione del 2022 del progetto è dedicata all’elemento acqua, nella sua accezione latina AQUA, intesa sia come luogo di vita, sorgiva e purificante, sia come elemento distruttivo e caotico – spiega la curatrice Nuzzo –. Un percorso nelle ‘forme naturali’ dell’arte che si specchiano e si confondono in quelle del mondo per cogliere il ‘respiro’ dell’antica e sconfinata natura, metafora della creazione, che si traduce nella grande enigmaticità dell’arte”.

La mostra è visibile da martedì a domenica, dalle ore 11 alle 19 (ultimo ingresso alle 18.30).

Roberto Bolis

La “Dolce Vita” di Federico Fellini e Leo Catozzo: tra sogno, magia e realtà

Dal prossimo 28 ottobre e sino al 13 novembre, lo storico Palazzo Ruspoli di Nemi riaprirà le porte ad una nuova esposizione, il cui titolo La Dolce Vita di Federico Fellini e Leo Catozzo: tra sogno, magia e realtà evidenzia il sodalizio di due grandi protagonisti del cinema italiano del dopoguerra. La mostra artistica e documentale prende avvio dalla celebrazione del centenario della nascita di Federico Fellini per ripercorrere la storia inedita, per molti versi, di un rapporto professionale e personale tra l’indimenticabile regista riminese e Leo Catozzo, tecnico del montaggio dei sui film più importanti, ma soprattutto suo confidente e amico. Organizzatrice di questa estemporanea è l’Associazione culturale Chelu e Mare, già da anni specializzata nell’ideazione e organizzazione di eventi culturali di spessore di mostre tematiche sul geniale cineasta, con la direzione artistica di Fabio Alescio. L’amicizia ventennale tra Federico Fellini, regista da sempre riconosciuto per la sua genialità in tutto il mondo e Leo Catozzo, che con lui condivise la lavorazione e il montaggio di quattro capolavori indimenticabili, La strada, Le notti di Cabiria, la Dolce vita e 8 e ½ e un episodio di Boccaccio ’70, fu un fulgido esempio di un rapporto sia umano che professionale nel periodo più florido dell’industria cinematografica italiana e della stessa rinascita del Paese. Se Fellini nel dopoguerra riuscì a dirigere la ripartenza del cinema e a realizzare il sogno degli italiani attraverso le sue sceneggiature innovative, Catozzo fu uno dei maggiori protagonisti del montaggio cinematografico ed è anche grazie al suo talento che tante pellicole girate da altrettanti registi di calibro – tra i quali Soldati, Lattuada, Camerini, De Filippo, Rossellini, Germi e Visconti – hanno raggiunto la celebrità. L’esposizione, organizzata con il contributo della Regione Lazio e il patrocinio del Comune di Nemi, si è avvalsa degli articoli provenienti dal prezioso archivio privato del figlio Alberto Catozzo e della sua famiglia ed è per questo un unicum tra le tante celebrazioni susseguitesi nel corso del centenario per celebrare il genio di Fellini. In un percorso ideale, allestito presso il grazioso borgo che si affaccia sul lago omonimo, si potranno visionare tanti materiali inediti, tra i quali la corrispondenza privata tra i due geni del cinema, i bozzetti originali e i disegni di Fellini che i due amici si scambiarono per anni.

L’itinerario espositivo comprende anche le locandine dei film più celebri del cineasta riminese, i suoi ciak originali, le sceneggiature con le sue correzioni a latere e tanti interessanti spunti tratti dalla sua carriera cinematografica. Tra le curiosità in mostra la moviola originale Steenbeck, “regina del montaggio”, che fu testimone di tanti dialoghi e forse discussioni tra i due, e la famosa “Pressa Catozzo o Cabiria” utilizzata per la prima volta ne Le notti di Cabiria, la cui invenzione rivoluzionò per sempre la tecnica di montaggio, grazie alla quale il geniale Leo Catozzo fu insignito di un Oscar speciale nel 1990, il Technical Achievement Award. La mostra, infine, propone un’esperienza immersiva nelle atmosfere che hanno caratterizzato le pellicole dirette dal regista grazie al sottofondo musicale delle colonne sonore più famose dei suoi film: un viaggio in quegli anni indimenticabili che hanno caratterizzato la storia culturale italiana condito anche da aspetti meno noti della vita dell’imperituro regista in relazione alla sua stretta amicizia con Catozzo. Su quest’ultimo, per l’occasione, è uscito un volume dedicato alla sua vita, La dolce vita di Fellini e Catozzo a cura di Silvia Nonnato, che sarà presentato il 28 ottobre, alle ore 17:00, nella cerimonia di inaugurazione della mostra, alla presenza delle Istituzioni locali. Ad introdurlo saranno Fabio Alescio e Alberto Catozzo, figlio di Leo, che racconterà anche particolari sugli oggetti esposti e tanti interessanti aneddoti sul sodalizio del padre con Fellini nella meravigliosa cornice del cinema del dopoguerra.

Dal 28 ottobre al 13 novembre 2022, Palazzo Ruspoli, Via del Plebiscito, 1 – Nemi (RM) Orari: 10:00 / 13:00 – 15:00 / 18:00. Ingresso: gratuito

Elisabetta Castiglioni

Giornata del Contemporaneo: l’opera dell’artista Calò a Palazzo Forti

Arte, scienza, natura ed emergenza dell’ecosistema. In occasione della Giornata del Contemporaneo, il cambiamento climatico prende forma attraverso le visionarie creazioni di denuncia degli artisti impegnati a costruire una nuova consapevolezza umana.

Alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, protagonista sarà l’artista Giorgio Andreotta Calò, autore dell’immagine guida della grande manifestazione nazionale promossa da AMACI (associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani), nonché del progetto Remoto, ideato per i Musei civici veronesi e vincitore di PAC2020 – Piano per l’Arte Contemporanea promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.

L’appuntamento è per sabato 8 ottobre, con la presentazione al pubblico della prima parte del progetto realizzato in esclusiva per i Musei Civici di Verona dall’artista.

Programma Giornata del Contemporaneo. Solo per sabato 8 ottobre il lavoro di Calò realizzato per la GAM sarà visibile a Palazzo Forti, con ingresso gratuito dalle ore 12 alle 18.30, sotto il portico del Famedio, in stretto dialogo con la verticalità dell’opera di Sol LeWitt, in ragione di un’affinità concettuale che accomuna entrambi gli artisti.

Dalle ore 11 alle 19 ingresso gratuito anche alla Galleria d’Arte Moderna, dove sarà visibile il video informativo dell’opera Remoto e dalle ore 16 alle 17 un’operatrice didattica sarà a disposizione per accogliere i visitatori e presentare la Galleria e la collezione.

Sempre alla GAM, alle ore 11.30, presentazione alla stampa della Giornata del Contemporaneo e del progetto Remoto, a cui seguirà la visita a Palazzo Forti per la visione dell’opera .

Progetto Remoto. Strutturato per la GAM, per il giardino scarpiano del Museo di Castelvecchio e per il Museo di Storia Naturale, il progetto di Calò è concepito in stretta relazione con il contesto culturale e naturale del territorio.

Remoto si origina infatti da una campagna geognostica volta a rintracciare tramite carotaggio – operazione di estrazione di campioni di sottosuolo, dette carote – una sequenza di strati rocciosi e, da questi, i cambiamenti registrati nel tempo dall’area di prelievo.

I materiali raccolti divengono così la spina dorsale di un’operazione destinata a dare testimonianza del processo evolutivo del territorio, di cui ogni istituzione museale civica può, in un programma a lungo termine, darne una sfumatura specifica legata alla propria identità culturale.

Esposizione alla GAM. Il carotaggio, una sequenza lineare di 6 metri, è mostrato nella sua integrità di manufatto originale, come linea di pietra che registra una porzione di tempo e come esempio di linguaggio plastico. Per la Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, infatti, l’artista ha declinato il progetto nella forma di un intervento lineare da collocare a pavimento.

Il progetto è promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, a cura di Elena Forin e prodotto da Studio Giorgio Andreotta Calò, con la collaborazione dei Musei Civici.

GIORGIO ANDREOTTA CALÒ

Nato a Venezia nel 1979, vive e lavora tra l’Italia e l’Olanda.

Ha studiato scultura all’Accademia di Belle Arti di Venezia e alla Kunsthochschule di Berlino, diplomandosi nel 2005 con una tesi su Gordon Matta-Clark. Tra il 2001 e il 2007 è stato assistente di Ilya ed Emilia Kabakov. Nel 2008 si è trasferito in Olanda dove è stato artista in residenza alla Rijksakademie van Beeldende Kunsten di Amsterdam (2009-2011). Nel 2011 il lavoro di Calò è stato presentato alla 54^ Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia diretta da Bice Curiger. Nel 2012 ha vinto il Premio Italia per l’arte contemporanea promosso dal Museo MAXXI di Roma con l’opera Prima che sia notte. Tra il 2012 e il 2013 è stato artista in residenza presso il Centre National d’Art Contemporain di Villa Arson (Nizza, Francia). Nel 2014 vince il Premio New York, promosso dal Ministero per gli Affari Esteri Italiano. Nel 2017 Calò è uno dei tre artisti invitati a rappresentare l’Italia nel Padiglione curato da Cecilia Alemani nell’ambito della 57. Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia. Nel 2017, con il progetto Anastasis, vince la seconda edizione del bando Italian Council promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, per la realizzazione di un’installazione monumentale presentata nel 2018 presso l’Oude Kerk di Amsterdam. Nel 2019 gli viene dedicata una mostra personale presso Pirelli HangarBicocca a cura di Roberta Tenconi.

Roberto Bolis

“Sulle orme di Pasolini” a Voghera Fotografia 2022

La terza edizione di Voghera Fotografia, festival nazionale dedicato alla fotografia d’autore organizzato e promosso da Spazio 53 in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Voghera, patrocinato da Provincia di Pavia, Fondazione Comunitaria della Provincia di Pavia e UNICEF, manifestazione riconosciuta FIAF, realizzata in sinergia con la 17ª edizione di Milano Photofestival e che si avvale della partnership tecnica di PhotoSHOWall, si svolgerà per tre fine settimana da sabato 10 a domenica 25 settembre al Castello Visconteo di Voghera (Piazza Della Liberazione, Voghera, Pavia. Orari di apertura il sabato e la domenica 09.30 – 12.30 / 15.00 – 19.00).

Film “Edipo re” 1967 di Pier Paolo Pasolini Sant’Angelo Lodigiano (LO), 28/06/1967 Nella foto: l’attrice Silvana Mangano e lo scrittore e regista Pier Paolo Pasolini durante la lavorazione del film alla Cascina Moncucca @ArchiviFarabola [699711]

Il titolo di Voghera Fotografia 2022, “SULLE ORME DI PASOLINI – Percorsi, Popoli, Cronaca”, celebra, come molte altre manifestazioni in Italia, il centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini, il grande intellettuale sperimentatore di linguaggi che, attraverso la poesia, la narrativa, il cinema e l’impegno sociale di denuncia e provocazione, è stato una delle voci più limpide e influenti del secolo scorso.

In programma cinque progetti fotografici d’autore con oltre 170 opere fotografiche che coinvolgono quattro grandi autori della fotografia italiana come Roberto Villa, Ivo Saglietti, Graziano Perotti e Daniele Vita, oltre a una straordinaria selezione di immagini provenienti direttamente dagli Archivi Farabola.

Arnaldo Calanca: “Pier Paolo Pasolini ha insegnato a tutti cosa significhi lottare per difendere le proprie idee. Intellettuale scomodo e anticonformista, incapace di fare calcoli e scendere a compromessi, le sue parole e le sue idee ancora oggi dividono e fanno riflettere. Abbiamo anche noi voluto omaggiarlo nel centenario della sua nascita rivolgendoci a grandi autori e scegliendo cinque letture differenti e trasversali che riteniamo riescano a cogliere la poetica di un artista che non ha mai smesso di raccontare la realtà, che è stato attaccato e screditato con ogni mezzo, processato trentatrè volte per le sue idee e la sua arte”. 

Accanto alle mostre dedicate a Pier Paolo Pasolini, la terza edizione di Voghera Fotografia offre la possibilità di visitare due importanti mostre collaterali di Paola Rizzi e Beppe Bolchi con circa 30 fotografie, oltre ad ammirare la prima e originale “Camera Obscura” permanente in Italia realizzata con il solo e primitivo sistema a Foro Stenopeico

Il Comune di Voghera – Assessorato alla Cultura è lieto di sostenere anche quest’anno Voghera Fotografia, la manifestazione giunta alla sua terza edizione e promossa da Spazio 53 – Visual Imaging APS, una delle associazioni culturali più propositive del nostro territorio” – afferma Carlo Fugini, Assessore alla Cultura – “L’edizione 2022 è dedicata al pensiero di un grande intellettuale come Pier Paolo Pasolini. La capacità di coinvolgere alcuni dei fotografi italiani più importanti, non solo mette in evidenza quanto il Festival sia cresciuto in soli tre anni, ma sottolinea come vi sia la volontà da parte di Spazio 53, in collaborazione con il Comune di Voghera e tutti i partners coinvolti, di porre la nostra città al centro di un discorso culturale di grande respiro nazionale e internazionale”.

Attraverso 5 grandi mostre allestite lungo le quattro sale al Piano Nobile del Castello Visconteo si è cercato di creare un percorso visivo vicino a quello che Pasolini, sempre fedele a sé stesso e contro ogni conformismo, ha visto con i propri occhi e ha vissuto come narratore della realtà, riuscendo a portare alla luce con la sua opera letteraria e cinematografica i tormenti interiori di una società intera. Inoltre, ognuna delle cinque mostre di Voghera Fotografia 2022 sul pensiero di Pier Paolo Pasolini avrà un QR Code dedicato che permetterà di poterle visitare anche in versione virtuale grazie al progetto speciale photoSHOWall “10x5xPasolini”. 

L’oriente di Pier Paolo Pasolini dalle doto di Roberto Villa

“L’ORIENTE DI PIER PAOLO PASOLINI – Il fiore delle mille e una notte” nelle fotografie di Roberto Villa, che nel 1973 trascorre oltre tre mesi e mezzo in Medio Oriente, seguendo le riprese del “Terzo film della Trilogia della Vita”, personalmente invitato da Pier Paolo Pasolini, come studioso dei linguaggi del cinema e della fotografia. Ha così modo di realizzare un ampio ed analitico reportage fotografico, sul set e fuori dal set sull’aspetto antropologico e sociologico, delle popolazioni delle diciotto località che sono state le “locations” del film, dalla Persia di Reza Pahlavi fino alla Yemen già allora in guerra. Un viaggio affascinante, a tratti rischioso, magico e misterioso, in luoghi ricchi di storia ma anche complessi, chiusi apparentemente allo sguardo dell’occidente, ma nello stesso momento abitato da genti curiose, interessate, coinvolgenti e che appunto si faranno naturalmente attraversare. A Voghera Roberto Villa presenta 42 fotografie. 

“SOTTO LA TENDA DI ABRAMO” di Ivo Saglietti. L’autore, vincitore di tre premi World Press Photo, presenta 44 fotografie in bianco e nero che, basandosi su un racconto su Padre Paolo Dall’Oglio, mettono in risalto i tre aspetti fondamentali della vita nel monastero: il dialogo interreligioso cattolico e musulmano, l’accoglienza e la preghiera. In particolare, viene messo in evidenza il dialogo possibile e necessario tra le religioni e gli uomini attraverso l’esperienza comunitaria nell’antico monastero siro antiocheo di Deir Mar Musa el-Habasci (San Mosè l’Abissino), luogo di ospitalità abbarbicato sulle montagne della Siria.

“YEMEN 1997” di Graziano Perotti. Pierpaolo Pasolini scriveva “La sola ricchezza dello Yemen è la sua bellezza” per l’amore che lo legava a questa terra ricca di contrasti forti che ha raccontato come nessuno. La mostra, che presenta 50 fotografie in bianco e nero e a colori, è un reportage sociale, con piccole e grandi storie di umanità e di luoghi per raccontare e descrivere un Paese poco conosciuto restituendo dignità ad ogni singolo soggetto fotografato, nonché allo spazio architettonico o ambientale laddove compaiono terrore e speranza, sofferenza e compassione.

Bagnanti, Daniele Vita

“BAGNANTI” di Daniele Vita. L’autore offre delle immagini su un tema particolarmente caro a Pasolini: i giovani visti nella loro dimensione più vera, popolare e vissuta. La mostra, attraverso 26 fotografie in bianco e nero, racconta le esperienze di un gruppo di dieci adolescenti dagli 11 ai 15 anni a Catania, città con un’alta percentuale di persone colpite da povertà ed esclusione sociale, dove i ragazzini spesso accelerano inconsapevolmente le loro esperienze di vita dedicandosi ad attività illegali come il furto o lo spaccio di droga. Daniele Vita li ha ritratti d’estate, quando i ragazzi dei quartieri più poveri di Catania passano le giornate sugli scogli, a San Giovanni Licuti, a La testa del leone e al campo da basket, e ha voluto raccontarli con semplicità durante alcuni attimi di spensieratezza vissuti in libertà in quanto ha sentito molta energia nel loro spirito e un bisogno impellente di recuperare il tempo perduto.

“PIER PAOLO PASOLINI DAGLI ARCHIVI FARABOLA”. La mostra, di 32 fotografie, è una significativa rassegna di immagini provenienti direttamente dagli Archivi Farabola, di cronaca e di lavoro del grande sceneggiatore, attore, regista, scrittore, drammaturgo, ma prima di tutto poeta italiano, ripreso in pubblico, nella vita quotidiana o immortalato durante la produzione dei suoi film, capaci sempre di creare grande scalpore nell’opinione pubblica. 

L.U.L.U Ora che so | Now I know” di Paola Rizzi. Con la serie di trittici “La coscienza della natura” l’autrice vuole proporre una interpretazione artistica riguardo il principio fondamentale di cambiamento: nel dialogo tra uomo e natura vi è sempre più l’urgenza di un’educazione geografica innovativa, connotata come autocoscienza della Terra, speranza che iconograficamente è rifugio in modo particolare nell’azione della donna. L’autrice ha fotografato cinque persone di sesso femminile di età ed etnia differenti, le quali hanno assunto simbolicamente il ruolo di testimonial di una presa di coscienza globale, contemporanee madonne alle quali viene affidata la speranza di un cambiamento. 

“Città senza Tempo” di Beppe Bolchi. Allestita in maniera permanente nella “Galleria dei Feudi”, che si collega alla torre Nord/Ovest del Castello dove è stata realizzata la Camera Obscura, la mostra di 16 fotografie di grande formato è un racconto autobiografico tra Italia, Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Francia e Scozia: immagini caratterizzate dall’assenza totale dell’uomo, del quale – dati i lunghi tempi di posa delle riprese – se ne percepisce solamente la presenza, ma senza essere mai rappresentato. “Città senza Tempo” è anche un progetto di grande importanza culturale perchè realizzato con la fotocamera a Foro Stenopeico, che fa sì che le città vengano a rappresentarsi nella loro realtà, con prospettive reali e naturali che rendono l’atmosfera quasi onirica.

Durante i tre fine settimana del festival è previsto un ricco programma di attività collaterali tra presentazioni di libri, dibattiti, workshop, esposizioni ed eventi che trasformeranno la città di Voghera in epicentro della fotografia e che sottolineano come Voghera Fotografia da sempre vuole essere un luogo di confronto e riflessione sulla comunicazione visiva, sviluppare sinergie con enti e operatori del territorio.

De Angelis (anche per le fotografie)