Rapsodia satanica e Gianni Schicchi al Teatro Carlo Felice di Genova

Panoramica Gianni Schicchi – 2012

Venerdì 12 aprile alle ore 20.00, al Teatro Carlo Felice, andrà in scena uno spettacolo con doppio titolo: Rapsodia satanica, ovvero la proiezione dell’omonimo film del 1915-17 di Nino Oxilia, protagonista la grande Lyda Borelli (ligure di nascita, tra l’altro), restaurato dalla Cineteca di Bologna, con le musiche originali di Pietro Mascagni eseguite dal vivo dall’Orchestra della Fondazione Teatro Carlo Felice. Uno dei primissimi casi di musiche scritte appositamente per un film da un compositore di alto livello, ricco di soluzioni raffinate nel rapporto musica-immagini e con intuizioni geniali che anticipano le tecniche più smaliziate dei futuri autori di colonne sonore. Mascagni lavorò con impegno e scrupolo alla partitura, dedicando molto tempo al processo di sincronizzazione, tecnica che allora era agli esordi; il risultato è una sorta di poema sinfonico-cinematografico sul tema faustiano (declinato al femminile) del patto con il diavolo per ritrovare la giovinezza perduta, un capolavoro nel suo genere che delizierà sia i cinefili che i musicofili e farà scoprire ai giovani gli albori dell’arte della colonna sonora.

Panoramica Gianni Schicchi – 2012

Seguirà Gianni Schicchi, opera in un atto di Giacomo Puccini, messa in scena con la regia del grande baritono Rolando Panerai, spettacolo già applaudito da pubblico genovese nel 2012,  in un allestimento del Teatro Carlo Felice. A Dirigere l’Orchestra del Teatro per entrambe le opere sarà la bacchetta di Valerio Galli. Diplomato nel 2002 con il massimo dei voti, lode e menzione ad honorem, Galli, oltre ad esibirsi come pianista solista, dal 2007 ha intrapreso la carriera di direttore d’orchestra riscuotendo grandi successi in tutti i teatri del mondo.

Le scene dell’allestimento sono state realizzate da Enrico Musenich, le luci firmate da Luciano Novelli sono riprese da Angelo Pittaluga, mentre gli splendidi costumi sono stati disegnati da Vivien A. Hewitt. Protagonista è un cast brillante con Federico Longhi e Fabio Capitanucci nel ruolo di Gianni Schicchi, Serena Gamberoni e Benedetta Torre saranno Lauretta, Sonia Ganassi Zita, Matteo Desole e Manuel Pierattelli Rinuccio, Aldo Orsolini Gherardo, Francesca Benitez Nella, Enrico Marabelli  Betto di Signa , Luigi Roni Simone,  Marco Camastra Marco, Elena Belfiore La Ciesca, Matteo Peirone Maestro Spinelloccio e Ser Amantio di Nicolao, Davide Mura Pinellino e Giuseppe Panaro Guccio.

Lettura del testamento famiglia Donati

Ecco inoltre gli incontri collaterali che il Teatro Carlo Felice ha organizzato prima del debutto:

Lunedì 1° aprile, dalle ore 10.30 alle ore 13.30 – Teatro Carlo Felice

Visite guidate agli allestimenti dell’opera – per gruppi di studenti organizzati in sede scolastica

Venerdì 5 aprile, ore 18 – Foyer Teatro Carlo Felice

Incontro pubblico “Cronaca di una colonna sonora – quando il cinema incontra la letteratura e diventa musica”.

Relatore: Massimo Pastorelli.

Presente Fabrizio Càlzia autore del volume “Spiragli” – edito dalla Casa Editrice Galata

Ingresso libero

Sabato 6 aprile, ore 16 – Auditorium Eugenio Montale

Conferenza illustrativa Gianni Schicchi “Una burla fiorentina”

Relatore Lorenzo Costa in collaborazione con Associazione Amici del Carlo Felice e del Conservatorio N. Paganini – ingresso libero

Lunedì 8 aprile, dalle ore 9 alle ore 11 – Teatro Carlo Felice

Visite guidate agli allestimenti dell’opera – per gruppi di studenti organizzati in sede scolastica

Lunedì 8 aprile, ore 17.30 – Libreria Feltrinelli:

“Un pomeriggio all’opera” – incontro con i protagonisti dell’opera

a cura di Massimo Pastorelli

ingresso libero

Sinergia con i Cineclub di Genova:

Per il pubblico dei Cineclub possibilità di prezzi agevolati per assistere alle recite al Teatro Carlo Felice.

Marina Chiappa (anche per le fotografie)

 

A Verona Giacometti e i capolavori da Chagall a Kandinsky

Sarà come aprire una porta sul passato e trovarsi davanti la grande arte parigina della prima metà del novecento. Dal 16 novembre al 5 aprile 2020 Verona ospiterà la mostra “Il tempo di Giacometti da Chagall a Kandinsky. Capolavori dalla Fondazione Maeght”. Per la prima volta insieme le opere in bronzo e i disegni del più grande scultore del ventesimo secolo e i più bei dipinti realizzati nella Parigi a cavallo tra le due guerre. Una proposta inedita che troverà spazio in uno dei contenitori espositivi più belli d’Italia, la Gran Guardia.

La mostra, organizzata da Linea d’Ombra con il Comune di Verona e la Fondazione Marguerite e Aimé Maeght, è curata da Marco Goldin. Main sponsor il Gruppo Baccini.

Insieme per la prima volta una vera e propria monografia dedicata ad Alberto Giacometti, con oltre settanta opere tra bronzi, disegni e pitture, assieme ai capolavori di artisti del calibro di Kandinsky, Braque, Chagall e Miró, con un’ulteriore ventina di dipinti famosi in tutto il mondo.

Un’attenzione particolare verrà riservata alla didattica e al mondo delle scuole. La mostra sarà infatti presentata in anteprima il 6 maggio agli insegnanti, che potranno conoscere quali saranno le attività pensate esclusivamente per gli studenti, dalle elementari alle superiori. Come nei grandi musei internazionali, verranno proposti percorsi tattili-sensoriali, con le opere che lo consentiranno, ma verrà anche data la possibilità di disegnare per terra davanti ai grandi capolavori.

La mostra è stata annunciata questa mattina, a Palazzo Barbieri, dall’assessore alla Cultura Francesca Briani insieme al curatore Marco Goldin.

“Sarà una mostra straordinaria nella sua originalità – ha detto Francesca Briani assessore alla Cultura-, con opere provenienti da collezioni private che raramente si sono viste in percorsi espositivi temporanei. Arriveranno, infatti, nella nostra città i capolavori dei più grandi artisti della prima metà del novecento, riconducibili alla Parigi di quegli anni. Uno sguardo corale alle più grandi opere di quel tempo, oltre che una bellissima monografia su Giacometti. Un’occasione davvero unica in un contenitore altrettanto straordinario. Con questa mostra, di indiscutibile spessore, Verona sarà in grado di offrire una proposta di alto livello non solo ai suoi cittadini ma anche ai milioni di turisti che ogni anno arrivano in città, attirando inoltre l’attenzione di esperti e appassionati”.

“Giacometti è stato una delle mie primissime passioni nel campo dell’arte, poco dopo i vent’anni – ha detto il curatore Marco Goldin -. Lo cercavo nei libri, nelle mostre e nei musei d’Europa. Ho immensamente amato dapprincipio i suoi disegni, diversi dei quali ho infatti scelto di portare in Gran Guardia. Poi i suoi quadri così sincopati, soprattutto le figure e le nature morte, anch’essi presenti a Verona, e naturalmente le celeberrime sculture. Sono felice di poter rendere omaggio a Giacometti in Italia con questa mostra così vasta, con opere che ne attraversano tutta la carriera, dal suo tempo giovanile in Svizzera alle sculture inaugurali attorno ai quindici anni fino alle prove surrealiste e a quelle, ormai facenti parte dell’immaginario collettivo, della maturità”.

La mostra rievocherà una delle più straordinarie avventure culturali in Europa dalla metà del secolo scorso in poi, quella di Aimé e Marguerite Maeght, che prima dell’inizio della Seconda guerra mondiale fondano a Cannes una loro galleria. Nell’ottobre 1945 aprirà la galleria parigina, dove due anni dopo verrà presentata, con un successo senza precedenti, l’Esposizione internazionale del Surrealismo, in collaborazione con Duchamp e Breton. Nel 1964 poi viene inaugurata a Saint-Paul-de-Vence la Fondazione Maeght, con un insieme architettonico concepito per presentare l’arte moderna e contemporanea in tutte le sue forme. La Fondazione possiede oggi una delle più importanti collezioni in Europa di dipinti, disegni, sculture e opere grafiche del XX secolo, con nomi di grande importanza che sono stati legati alla famiglia Maeght per decenni, Giacometti in primis.

Roberto Bolis

 

Roma, i suoi volti, le sue voci

In occasione della pubblicazione dell’antologia Voci capitoline, di Sabrina Sciabica, venerdì 5 aprile alle ore 17,00, presso la Sala Consiliare del Municipio di Piazza Sempione, si terrà un confronto pubblico sulla città. Inoltre, saranno esposte le tele dell’artista Margherita Lipinska dedicate a Roma.

«Vivere nella capitale è un’esperienza unica, per questo motivo ho deciso di dedicarle un’intera pubblicazione, frutto delle mie esperienze, della mia fantasia e di incontri avvenuti in questo luogo incantevole e caotico, splendido e malinconico, vivace e allo stesso tempo, per varie ragioni, trascurato», scrive la giornalista Sabrina Sciabica.

Le Voci capitoline sono venti racconti sulla vita quotidiana in una delle più antiche e immense città del mondo; uno sguardo rapido e fulmineo, una narrazione di mondi possibili, personaggi realmente incontrati ed episodi accaduti.

Questi screenshot metropolitani offrono uno spaccato della società contemporanea e hanno, come argomento e sfondo comune, la città eterna. Alcune storie sono realistiche, basate su incontri e scontri sui mezzi pubblici, altre invece partono da fatti e atmosfere concreti per arrivare a situazioni surreali, corrispondenti a sogni o desideri dei personaggi che animano questo teatro fantastico che è la vita.

Racconti ironici e comici si susseguono a quelli più riflessivi e malinconici, catturando così il lettore in un multiforme vortice emozionale.

Con uno stile ironico e mai banale, Sabrina Sciabica ci fa viaggiare sulle montagne russe di una vita selvaggia, quella della Roma odierna.

Il testo sarà spunto di dibattito con:

Margherita Lipinska, artista

Gherardo D. Ruggiero, Il Carro de’ Comici di Roma

Sabrina Sciabica, giornalista e scrittrice

5APRILE ORE 17,00

Sala Consiliare del Municipio III

Piazza Sempione 15, Roma

 

M.S.

Millenials e Cultura nell’era digitale

Giovedì 4 aprile 2019 alle ore 17.00 presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma (viale delle Belle Arti 131), l’Associazione Civita presenta il suo undicesimo Rapporto, dal titolo Millennials e Cultura nell’era digitale. Consumi e progettualità culturale tra presente e futuro, volto a contribuire alla conoscenza delle giovani generazioni per favorire il loro coinvolgimento attivo nel mondo della Cultura, migliorando così la loro vita e costruendo una società più attiva e consapevole.

I giovani nati fra la metà degli anni Ottanta ed i primi del Duemila – appartenenti alle categorie dei cosiddetti Millennials e dei Centennials – rappresentano una risorsa-chiave per il futuro del nostro Paese, sia sotto il profilo della fruizione culturale che della produzione creativa. Sebbene oggi si parli spesso di “Generazioni Y e Z” o “nativi digitali”, le loro caratteristiche in termini di abitudini e stili di vita sono, di fatto, sconosciute ai decisori pubblici – al contrario di quanto avviene per le imprese che considerano i giovani target di mercato centrali e oggetto di mirate campagne di marketing – limitando, così, l’efficacia delle politiche a loro destinate ed escludendoli da una significativa quota di offerta culturale e artistica.

Chi sono questi giovani? Quali valori dominano la loro esistenza? Qual è il ruolo della Cultura nella loro vita? Questi alcuni degli interrogativi che l’Associazione Civita si è posta e a cui il volume, edito da Marsilio Editore, risponde offrendo un’analisi approfondita sul mondo giovanile da cui emergono gusti, aspirazioni, attitudini di consumo culturale, propensione alla produzione creativa ed ambiti di criticità: un bagaglio informativo mirato, utile agli operatori culturali e, più in generale, alle agenzie formative per ottimizzare le strategie di audience development a favore dei giovani, rendendole inclusive e massimizzandone gli impatti. Le giovani generazioni, oggi utenti potenziali, rappresentano, in realtà, il grande bacino dei consumatori e produttori di Cultura di domani.

Al centro del Rapporto la ricerca condotta dal Centro Studi “Gianfranco Imperatori” dell’Associazione Civita, in collaborazione con Baba Consulting, finalizzata a rilevare le modalità con cui le generazioni Y (18-32) e Z (15-17), in Italia, si rapportano con la Cultura oltre che a delinearne un quadro di autorappresentazione attraverso valori, aspettative ed interessi.
Sulla base di specifiche caratteristiche distintive emergono quattro gruppi (cluster) per i quali la Cultura ha diverse accezioni: di stampo conservativo-tradizionalista (“Custodi”), come esplorazione di proposte originali (“Artefici”), risorsa per la propria affermazione sociale e potenziale leva di crescita (“Cercatori”), complesso di conoscenze aperto e dinamico in equilibrio fra tradizione e sperimentazione innovativa (“Funamboli”).

Ripensare e rendere coinvolgente l’esperienza culturale dei suddetti target risulta, quindi, fondamentale ed è per questo che l’indagine si chiude sul “che fare”, presentando spunti e proposte per avvicinare e far interagire in misura maggiore giovani e mondo culturale.

Il Rapporto presenta, inoltre, contributi di esperti sulle quattro dimensioni-chiave nell’interazione fra giovani e Cultura: consumo, produzione creativa, progettualità giovanile e audience development. Se, da un lato, le nuove generazioni costituiscono una significativa quota dell’audience – o del “non pubblico” – cui le politiche culturali dovrebbero orientarsi, dall’altro rappresentano, anche grazie alle potenzialità della rete, i “generatori” di progettualità innovativa che necessita di essere declinata in una progettualità culturale sostenibile e con mercati di sbocco.

Questi i temi su cui, moderati da Francesco Castelnuovo, giornalista SKY, si confronteranno esperti e giovani testimonial di esperienze innovative di successo in ambito professionale e creativo. L’incontro sarà, inoltre, occasione per presentare le proposte di Civita rivolte ad operatori e policy makers per la costruzione di un’offerta culturale inclusiva e stimolante. Un’azione quanto mai necessaria per ribadire con forza l’importanza di investire oggi nell’avvicinare i giovani al mondo culturale ed artistico, non solo per garantire loro una migliore qualità della vita, generando preziose opportunità a livello personale e professionale, ma anche per rendere la società di domani più coesa e strutturata per affrontare le sfide future.

Millennials e Cultura nell’era digitale. Consumi e progettualità culturale tra presente e futuro

Venezia, 2018 Marsilio Editori. Pgg. 171

PROGRAMMA

SALUTI

Gianni Letta Presidente Associazione Civita

Antonio Lampis Direttore Generale Musei Mibac

MODERA

Francesco Castelnuovo Giornalista Sky

LA RICERCA DI CIVITA

Nicola Maccanico Segretario Generale Associazione Civita

Alfredo Valeri Responsabile Attività di Ricerca, Centro Studi Associazione Civita

PROGETTUALITÀ CULTURALE FRA INNOVAZIONE E CREATIVITÀ

Iacopo Barison Scrittore

Alberto Bergesio Talent Garden

Jacopo Guedado Mele Digital Life Coach, YourDIGITAL

Maria Cecilia Murgia Segretario Generale Culturit Network

Lucia Rizzi Progetto Alternanza Scuola Lavoro MAXXI A[R]T WORK

MILLENNIALS SOTTO LA LENTE

Claudio Calveri Digital strategist DeReV

Annalisa Cicerchia Economista della cultura – Primo ricercatore Istat

Simonetta Pattuglia Professore Marketing, Comunicazione e Media, Facoltà di Economia – Università Tor Vergata

Rachele Mannocchi

 

Amnesty International analizza la situazione dei diritti umani negli stati del Medio Oriente e dell’Africa del Nord nel 2018

Nel 2018 la vergognosa compiacenza della comunità internazionale verso le massicce violazioni dei diritti umani negli stati del Medio Oriente e dell’Africa del Nord ha incoraggiato i governi a commettere spaventose violazioni dei diritti umani e dato loro la sensazione che non verranno mai chiamati a risponderne alla giustizia.
Lo ha dichiarato Amnesty International pubblicando la sua analisi sui diritti umani negli stati del Medio Oriente e dell’Africa del Nord nel 2018.
L’analisi illustra come le autorità di tutta la regione abbiano spudoratamente portato avanti brutali campagne repressive per stroncare il dissenso e colpire manifestanti, società civile e oppositori politici, spesso col tacito sostegno di alleati potenti.
La sconvolgente uccisione di Jamal Khashoggi nell’ottobre 2018 ha provocato un oltraggio senza precedenti a livello globale, costringendo l’Arabia Saudita a indagare e addirittura spingendo alcuni stati a prendere decisioni raramente viste in passato, come la sospensione della fornitura di armi al paese da parte di Danimarca e Finlandia. Tuttavia gli alleati-chiave come Stati Uniti, Regno Unito e Francia non hanno fatto nulla del genere e nel complesso la comunità internazionale non ha dato seguito alle richieste delle organizzazioni per i diritti umani per un’indagine indipendente delle Nazioni Unite, in grado di fornire giustizia.
“C’è voluto l’omicidio a sangue freddo di Khashoggi all’interno di un consolato perché una manciata di stati maggiormente responsabili sospendessero i trasferimenti di armi a un paese che guida una coalizione responsabile di crimini di guerra e che ha contribuito alla catastrofe umanitaria dello Yemen.
Eppure, neanche la condanna globale per quell’omicidio è stata seguita da azioni concrete per assicurarne i responsabili alla giustizia”, ha dichiarato Heba Morayef, direttrice regionale per il Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International.
“Per tutto il 2018 negli stati del Medio Oriente e dell’Africa del Nord migliaia di dissidenti e manifestanti pacifici hanno subito spudorate violazioni dei diritti umani di un livello scioccante, nel silenzio assordante della comunità internazionale”, ha aggiunto Morayef.
L’analisi di Amnesty International denuncia che nel 2018 il giro di vite nei confronti del dissenso e della società civile si è significativamente intensificato in Arabia Saudita, Egitto e Iran, tre stati emblematici dell’inadeguatezza della risposta internazionale a clamorose violazioni dei diritti umani da parte dei governi.
In Iran le manifestazioni, costanti durante tutto l’anno, sono state soppresse violentemente e migliaia di persone sono state arrestate e imprigionate. Tuttavia l’Unione europea, che ha in corso un dialogo sui diritti umani con questo stato, è rimasta muta.
Nel corso del 2018 Danimarca, Finlandia, Norvegia e Olanda hanno sospeso le forniture di armi alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita. Al contrario Stati Uniti, Regno Unito e Francia hanno proseguito, tra gli altri, a esportare armi che hanno consentito alla coalizione di colpire civili, scuole e ospedali in Yemen, in violazione del diritto internazionale. Sul piano interno, in Arabia Saudita è proseguito il giro di vite contro gli attivisti della società civile e uomini e donne protagonisti di campagne sui diritti delle donne sono stati imprigionati e sottoposti a torture.
Stati come la Francia e gli Stati Uniti hanno continuato a fornire armi anche all’Egitto, che le ha impiegate a scopo di repressione interna nell’ambito di un massiccio giro di vite sui diritti umani. Mai come oggi nella sua storia recente, l’Egitto è diventato un luogo pericoloso in cui esprimere critiche.
Gli Stati Uniti si sono impegnati a fornire a Israele aiuti militari nei prossimi 10 anni per un valore di 38 miliardi di dollari, nonostante l’impunità di cui beneficiano le forze israeliane e il gran numero di violazioni dei diritti umani che esse continuano a commettere nei Territori occupati palestinesi.
Secondo il Centro palestinese per i diritti umani, l’anno scorso nella Striscia di Gaza le forze israeliane hanno ucciso almeno 180 manifestanti, tra cui 35 minorenni, nel corso delle proteste per il diritto al ritorno dei rifugiati. Il Consiglio Onu dei diritti umani ha istituito una commissione d’inchiesta ma Israele ha rifiutato di cooperare e le pressioni perché collaborasse sono state scarse se non nulle.
“Ancora una volta gli alleati dei governi della regione hanno messo i loro lucrosi accordi economici, la cooperazione in tema di sicurezza e le forniture di armi per miliardi di dollari prima dei diritti umani, alimentando le violazioni e creando un clima in cui i governi si sentono ‘intoccabili’ e al di sopra della legge”, ha commentato Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e sull’Africa del Nord di Amnesty International.
“È giunto il momento che il mondo segua il cammino di Danimarca, Finlandia, Norvegia e Olanda che hanno sospeso le forniture di armi alla coalizione guidata dall’Arabia Saudita e dato il chiaro segnale che violare i diritti umani ha evidenti conseguenze”, ha aggiunto Luther.
Amnesty International sta chiedendo a tutti gli stati di sospendere immediatamente la vendita o il trasferimento di armi sia a tutte le parti coinvolte nel conflitto dello Yemen che a Israele fino a quando non vi sarà più il concreto rischio che tali armi potranno essere usate per compiere o facilitare gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani o del diritto internazionale umanitario.
L’organizzazione sta anche sollecitando tutti gli stati a dare maggiore sostegno ai meccanismi internazionali atti ad assicurare la giustizia alle vittime, come le inchieste dell’Onu sulle uccisioni a Gaza, sulle violazioni nello Yemen e su quelle in Siria così come il Tribunale penale internazionale.
La sfrenata repressione del dissenso
L’assenza di iniziative giudiziarie in tutta la regione ha significato che le autorità hanno avuto mano libera per incarcerare chi aveva espresso critiche pacifiche, limitare le attività della società civile e ricorrere ad arresti arbitrari, imprigionamenti e uso eccessivo della forza contro manifestanti che rivendicavano i loro diritti.
Amnesty International ha definito il 2018 in Iran come “l’anno della vergogna”. Le autorità hanno arrestato, spesso in modo arbitrario, oltre 7000 tra manifestanti, studenti, giornalisti, ambientalisti, attivisti, lavoratori, difensori dei diritti umani. Tra coloro che hanno pagato un prezzo elevato per il loro attivismo, le donne che hanno protestato contro la prassi abusiva e discriminatoria dell’obbligo d’indossare il velo.
In Arabia Saudita le autorità hanno arrestato e incriminato persone che avevano espresso critiche, accademici e difensori dei diritti umani. Nel mese di maggio almeno sono state arrestate, senza essere formalmente accusate, almeno otto difensore dei diritti delle donne che avevano svolto campagne per l’abolizione del divieto di guida per le donne e del sistema del tutore maschile. Praticamente tutte le persone che difendono i diritti umani in Arabia Saudita sono ora dietro le sbarre o in esilio.
Le autorità egiziane hanno inasprito la repressione ai danni dei dissidenti alla vigilia delle elezioni presidenziali. Nel corso dell’anno hanno arrestato almeno 113 persone per l’espressione pacifica di opinioni critiche e adottato nuove norme per ridurre ulteriormente al silenzio gli organi d’informazione indipendenti. Due donne sono state arrestate per aver denunciato le molestie sessuali via Facebook: una di loro, Amal Fathy, si è vista confermare in appello una condanna a due anni di carcere.
In Iraq le forze di sicurezza hanno ucciso e arrestato manifestanti. In Marocco decine di persone sono state condannate a lunghe pene detentive per aver preso parte a manifestazioni.
Negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein i noti attivisti Ahmed Mansour e Nabil Rajab sono stati condannati rispettivamente a 10 e cinque anni per aver espresso opinioni sui social media.
In Algeria, attivisti e blogger sono stati presi di mira per aver criticato su Facebook le politiche governative.
Le autorità di Giordania, Libano e Palestina hanno a loro volta arrestato arbitrariamente attivisti e altre persone che avevano espresso critiche nei confronti delle autorità o per aver preso parte a manifestazioni pacifiche.
“In tutti gli stati del Medio Oriente e dell’Africa del Nord i governi hanno mostrato un’impressionante intolleranza nei confronti dei diritti alla libertà di espressione, di associazione e di manifestazione pacifica. Coloro che sono scesi in strada per sfidare l’oppressione e che hanno osato esprimere critiche hanno pagato un prezzo elevato. Alcuni stanno scontando anni di carcere solo per aver espresso le loro opinioni, vittime di sentenze ridicolmente pesanti imposte dai governi per intimidire gli attivisti”, ha commentato Morayef.
La sofferenza delle popolazioni nei conflitti armati
Le continue forniture di armi ai governi della regione da parte della comunità internazionale e la mancata sollecitazione, da parte di quest’ultima, di procedimenti giudiziari nei confronti dei responsabili di crimini contro l’umanità e ulteriori violazioni dei diritti umani hanno avuto un impatto devastante e duraturo nel tempo.
In Libia, Siria e Yemen anche nel 2018 sono stati commessi crimini di guerra e altre gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani. Anche se gli scontri armati in Iraq e Siria sono diminuiti, il livello di sofferenza delle popolazioni civili è rimasto elevato.
L’occupazione militare israeliana ha proseguito a infliggere sofferenza ai palestinesi della Cisgiordania e di Gaza. Le politiche israeliane di espansione degli insediamenti illegali e l’incessante blocco nei confronti di Gaza hanno costituito gravi violazioni del diritto internazionale.
In Siria le forze governative hanno continuato a commettere crimini di guerra e crimini contro l’umanità e sia Russia che Cina hanno contribuito a ostacolare l’accertamento delle responsabilità. Le ricerche di Amnesty International hanno rivelato che centinaia di civili sono stati uccisi e migliaia feriti dalla coalizione guidata dagli Usa nel corso dell’offensiva per cacciare il gruppo armato Stato islamico da Raqqa, anche a seguito di attacchi che hanno violato il diritto internazionale umanitario. Tanto in Siria quanto in Libia le forze della coalizione sono state lente nel riconoscere e dare spiegazioni sulle vittime civili causate dalle loro operazioni militari.
Per quanto riguarda lo Yemen, mentre alcuni stati europei hanno sospeso i trasferimenti di armi ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, altri come Stati Uniti, Regno Unito e Francia hanno proseguito a inviare forniture militari del valore di miliardi di dollari, alcune delle quali sono state usate per commettere violazioni del diritto internazionale umanitario durante il conflitto.
In Libia il mancato sollecito da parte della comunità internazionale alla richiesta di istituire, all’interno del Consiglio Onu dei diritti umani, meccanismi efficaci di accertamento delle responsabilità ha incoraggiato le parti in conflitto a commettere ulteriori violazioni nel completo disprezzo del diritto internazionale.
“Da troppo tempo l’assenza di pressioni internazionali per assicurare che le parti in conflitto che commettono crimini di guerra e altre violazioni dei diritti umani siano chiamate a risponderne ha consentito agli autori di atrocità di rimanere impuniti. E invece i procedimenti giudiziari sono fondamentali non solo per assicurare giustizia alle vittime di tali crimini ma anche per contribuire a evitare che il ciclo infinito di violazioni prosegua e causi ulteriori vittime”, ha sottolineato Luther.
Spiragli di speranza per i diritti umani
Tra le massicce repressioni e violazioni dei diritti umani che hanno contrassegnato il 2018, vanno segnalati alcuni piccoli miglioramenti nei campi dei diritti delle donne e delle persone Lgbti.
Nel Maghreb sono entrate in vigore leggi per contrastare la violenza sulle donne e la Palestina ha seguito il cammino di altri stati abolendo la norma che consentiva alle persone sospettate di stupro di evitare la condanna sposando le loro vittime.
In Arabia Saudita è stato finalmente annullato il divieto di guida per le donne, anche se coloro che avevano svolto campagne proprio per questo obiettivo sono state arrestate.
Sebbene le relazioni omosessuali restino un reato nella regione, vanno segnalate due piccole vittorie per i diritti delle persone Lgbti negli stati in cui la mobilitazione della società civile è stata particolarmente forte: in Tunisia è stata presentata una proposta di legge per decriminalizzare le relazioni tra persone dello stesso sesso e in Libano un tribunale ha stabilito che il sesso tra persone omosessuali consenzienti non è un reato.
In un contesto regionale contrassegnato dall’impunità, quegli stessi due stati hanno fatto passi avanti per accertare le responsabilità per le violazioni dei diritti umani del passato: in Libano, dopo anni di campagne della società civile, il parlamento ha approvato una legge che istituisce una commissione d’inchiesta sulle migliaia di sparizioni avvenute durante la guerra civile, mentre in Tunisia la Commissione per la verità e la dignità è riuscita a superare i ripetuti tentativi delle autorità di ostacolarne il lavoro.
“Di fronte a uno scenario di schiacciante repressione, alcuni governi hanno fatto piccoli passi avanti. Questi miglioramenti sono il risultato del coraggioso lavoro dei difensori dei diritti umani del Medio Oriente e dell’Africa del Nord e sono un tributo nei confronti di coloro che mettono regolarmente a rischio la loro libertà per opporsi alla tirannia e per far sapere a coloro che hanno il potere che si stanno piantando semi concreti di cambiamento per gli anni a venire”, ha concluso Morayef.

Amnesty International Italia

PHOTOLOGY AIR 2019 – 2020. Il nuovo parco per l’arte contemporanea in Sicilia

Ugo Rondinone

Mercoledì 3 aprile, dalle 17 alle 20, la Fondazione Gian Paolo Barbieri ha il piacere di ospitare l’anteprima nazionale per pubblico e stampa del progetto PHOTOLOGY AIR 2019 – 2020, che inaugurerà venerdì 21 giugno presso il nuovo parco per l’arte contemporanea aperto nel 2018 all’interno dei trenta ettari della splendida Tenuta Busulmone, a Noto, nel territorio siciliano di sud-est, dove Photology dal 2012 ha intrapreso un’intensa attività di diffusione delle arti fotografiche.

I visitatori potranno conoscere il progetto nel suo complesso, ma avranno anche la possibilità di vedere in anteprima assoluta quattro delle 30 opere fotografiche del progetto “Profondo Blu” di Gian Paolo Barbieri  che saranno esposte nel corso della stagione 2020 nella sezione Art Trail di Photology AIR: un doveroso omaggio al lavoro del fotografo milanese, che a partire dagli anni Ottanta ha viaggiato in alcuni dei luoghi più esotici e affascinanti del nostro pianeta collezionando ritratti inediti di un’umanità e di una natura intatta, frammenti di memoria destinati a perdersi per sempre, attimi sottratti a un processo di metamorfosi e devastazione inarrestabile.

All’anteprima nazionale di Photology AIR 2019-2020 saranno presenti, oltre a Davide Faccioli, fondatore di Photology, e a Gian Paolo Barbieri:

Francesca Gaglione, che presenterà il suo progetto di Catalogazione Fotografica permanente “Planta Manent”, realizzato in collaborazione con il botanico Paolo Uccello e nato con l’obiettivo di preservare, attraverso un lavoro di ricerca, gli endemismi puntiformi caratteristici dell’area circostante Tenuta Busulmone;

Angelo Candiano, l’artista siciliano che sarà presente nella nuova sezione “Belvedere Collectors” con l’opera Mutante (Punctum);

Emilio Fantin, che introdurrà le performances Esperienze sull’Impercepibile, programmata in occasione dell’apertura di Photology AIR 2019 il 21 Giugno 2019 e l’imminente Trekking19, che avrà luogo domenica 7 aprile a Milano in occasione di MiArt. Emilio Fantin prenderà inoltre parte anche a Photology AIR 2020 con un’installazione pensata per la mostra “The secret life of plants”;

Giada Barbieri, che per l’occasione svelerà una delle inedite installazioni di design naturalistico che saranno protagoniste nella sezione Exhibition 2020 “The secret life of Plants”.

Gian Paolo Barbieri Tartaruga Seychelles 2004 courtesy Fondazione Gian Paolo Barbieri

La scelta curatoriale per Photology AIR  2019/2020 si è indirizzata verso un tema sempre più attuale, la “coscienza ambientale”, e il titolo “PRESERVACTION” ne è diventato il manifesto: le attività che verranno presentate nel 2019 avranno come titolo “PRELUDE TO PRESERVACTION”, mentre quelle nel 2020 quello di “PRESERVACTION NOW!”.

Photology AIR 2019-2020 ospiterà cinque progetti naturalistico-fotografici allestiti negli spazi restaurati en plein air di un convento ottocentesco e lungo i tanti percorsi naturali all’interno della Tenuta Busulmone, e coinvolgerà in tutto quattordici artisti nazionali e internazionali: Gianfranco Gorgoni, Gian Paolo Barbieri, Angelo Candiano, Mario Giacomelli, Jack Pierson, Giada Barbieri, Massimo Bartolini, Mario Cresci, Juan Pedro Fabro, Emilio Fantin, Fiamma Montezemolo, Irina Raffo, Luca Vitone, Francesca Gaglione.

Inoltre, Photology AIR 2019-2020 prevede anche un progetto per i più giovani realizzato in collaborazione con il Comune di Noto e Legambiente dal titolo“Educational Project: Kids in Action”. L’obiettivo è quello di sensibilizzare ed educare le giovani generazioni alla tutela dell’ambiente attraverso iniziative specifiche, che permetterà loro di utilizzare i materiali raccolti come elementi per laboratori artistici, seguendo le orme di artisti affermati come Damien Hirst, KCHO, Micheal Fliri.

In occasione della presentazione alla Fondazione Gian Paolo Barbieri il pubblico potrà degustare uno dei nuovi vini della Tenuta di Tavignano nelle Marche, il “Pestifero”: vino frizzante, nasce da uve Verdicchio, Malvasia, Sangiovese seguendo un metodo ancestrale, imbottigliato poco prima della fine della fermentazione, non filtrato e non sboccato.

FONDAZIONE GIAN PAOLO BARBIERI

Via Lattanzio 11, Milano

 

De Angelis (anche per le fotografie)

Il Teatro Carlo Felice in Tournée in Oman con Lakmé alla Royal Opera House di Muscat

 

Il Teatro Carlo Felice è nuovamente in tournée a Muscat in Oman, a conferma della statura internazionale dell’istituzione genovese, con una nuova produzione della Royal Opera House di Muscat, in scena fino al 30 marzo 2019: l’affascinante e raffinata opera Lakmé, musica di Léo Delibes e libretto di Edmond Gondinet e Philippe Gille.

Ambientata in India, l’opera racconta il tragico amore di una sacerdotessa indù e di un ufficiale britannico sullo sfondo delle passioni proibite e dell’oppressione militare. La regia e la coreografia di questa emozionante produzione in prima mondiale sono firmate da Davide Livermore, le scene sono state realizzate da Giò Forma, mentre i costumi sono di Mariana Fracasso; Visual Designer D-Wok,  l’Orchestra e il Coro del Teatro Carlo Felice di Genova sono diretti da Jordi Bernàcer.

Una produzione in prima mondiale in collaborazione con l’Opera di Los Angeles, Teatro dell’Opera di Roma, Fondazione Arena di Verona, Teatro Carlo Felice di Genova, Cairo Opera House, Astana Opera, Shangai Oriental Art Center e Sydney Opera House.

Sul palcoscenico si alterneranno due cast prestigiosi: Elena Mosuc e Svetlana Moskalenko nel ruolo della protagonista, Raffaella Lupinacci sarà Mallika, Sergey Romanovsky e Leonardo Ferrando Gerald, Burak Bilgili e Daniel Giullanini Nilakantha, Alessandro Luongo Frédéric, Francesca Sassu Miss Ellen, Elena Zilio Mistress Bentson, Francesca Benitez Miss Rose, Francesco Pittari, Hadji, Antonio Mannarino, Un mercante cinese, Giuliano Petouchoff, Un chiromante e Roberto Conti Uno zingaro.

Lakmé

Musica di Léo Delibes

su libretto di Edmond Gondinet e Philippe Gille.

Direttore 

Jordi Bernàcer

Regia e coreografia

Davide Livermore

Scene

Giò Forma

Costumi 

Mariana Fracasso

Visual Designer

D-Wok

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice

Maestro del Coro

Francesco Aliberti

Danzatori

Opera Australia

Personaggi e Interpreti

Lakmé

Elena Mosuc

Svetlana Moskalenko (29)

Mallika

Raffaella Lupinacci

Gerald

Sergey Romanovsky

Leonardo Ferrando (29)

Nilakantha

Burak Bilgili

Daniel Giullanini (29)

Frédéric

Alessandro Luongo

Miss Ellen

Francesca Sassu

Mistress Bentson

Elena Zilio

Miss Rose

Francesca Benitez

Hadji

Francesco Pittari

Un mercante cinese

Antonio Mannarino

Un chiromante

Giuliano Petouchoff

Uno zingaro

Roberto Conti

Allestimento in collaborazione con l’Opera di Los Angeles, Teatro dell’Opera di Roma, Fondazione Arena di Verona, Teatro Carlo Felice di Genova, Cairo Opera House, Astana Opera, Shangai Oriental Art Center e Sydney Opera House.

Repliche

Venerdì 29 marzo ore 19.30

Sabato 30 marzo ore 19.30

 

Marina Chiappa (anche per le fotografie)