L’elisir d’amore al Carlo Felice di Genova

La produzione de L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti conclude la Stagione 2020-2021 del Teatro Carlo Felice di Genova con un omaggio nel centenario della nascita a Emanuele Luzzati, di cui propone una delle scenografie più celebri, realizzata nel 1994 per l’allora “Teatro dell’Opera di Genova”, con gli storici costumi di Santuzza Calì.

L’allestimento, per la nuova regia di Davide Garattini vede Alessandro Cadario, maestro concertatore e direttore salire sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Carlo Felice, preparato da Francesco Aliberti, protagonisti in scena i solisti dell’Accademia di alto perfezionamento per cantanti lirici del Teatro Carlo Felice, con la direzione artistica di Francesco Meli.

Melodramma giocoso in due atti scritto da Gaetano Donizetti nel 1832 su libretto del genovese Felice Romani L’elisir d’amore si ispira alla vicenda de Le Philtre di Daniel Auber, su libretto di Eugène Scribe, in voga a Parigi in quegli stessi anni. Nei due soli atti di una vicenda di ispirazione agreste – il semplice Nemorino, innamorato della bella e scaltra Adina, si fa raggirare dal ciarlatano Dulcamare che gli propone un magico filtro d’amore – Donizetti riesce musicalmente condensare gli affetti propri del genere comico e del semiserio. A questi amalgama la dimensione metateatrale, in una commedia degli equivoci e degli intrighi a lieto fine, di grande vitalità melodica, la cui trama, pronta a “scattare” come una trappola, si riavvolge ironicamente attorno al destino dei personaggi.

La vicenda, piena di fantasia, di freschezza, viene esaltata dalla scelta di Luzzati di ambientare l’intera vicenda a cielo aperto, nel quadro di un’ambientazione classica: le quinte, il boccascena, un albero richiamano un’iconografia tipicamente ottocentesca, utilizzando semplici dispositivi (siparietti, al più) per ricreare le ambientazioni intimistiche, e sgombrano il terreno all’arrivo dirompente del carro-armadio di Dulcamara, che assolve al compito di dispiegare “telescopicamente” i diversi interni, in una contemporaneità di spazio e tempo che riporta alle fondamenta illusionistiche e favolistiche del linguaggio dell’opera.

“L’elisir d’amore, nel suo genere è una delle opera più perfette, scriveva Emanuele Luzzati nelle sue note sull’allestimento dello stesso titolo al Carlo Felice nel 2004: una musica leggera, ma senza mai cadute; un libretto spiritoso, frasi orecchiabili e poi punti di forza: uno nel primo atto con la cavatina di Dulcamara e l’altro nella celebre romanza, cavallo di battaglia di tutti i tenori leggeri “una furtiva lagrima”. Ed è con leggerezza e semplice efficacia che Luzzati risolve una mise en scène nata strutturata in una serie di tableaux vivants caleidoscopici, tra cui si insinuano riferimenti alla dimensione meta-teatrale, come attraverso la presenza in scena di una poltrona: quella su cui sedeva il nonno dello stesso Luzzati, per narrargli la storia di Nemorino e Adina, quella su cui si siederanno gli innamorati per condividere, oggi, i loro progetti e, un domani, i loro racconti e ricordi.

Note di regia di Davide Garattini

I cent’anni dalla nascita di Emanuele Luzzati sono un anniversario che non può passare inosservato, soprattutto da parte della città che l’ha visto nascere e morire, lui stesso ha da sempre mostrato un forte attaccamento verso la città di Genova come sua grande ispiratrice : “ Genova, dove si entra dai tetti delle case e si esce giù per le strade ripide, labirintica come un bosco, è la mia migliore musa. Tutte le volte che esco dall’ascensore del quartiere di Castelletto e guardo fuori mi stupisco, perché vedo sempre qualcosa di nuovo.”. Proprio da queste parole ho iniziato il mio viaggio in questo bellissimo Elisir d’amore firmato Luzzati-Calì. Ci si ritrova magicamente immersi in un caleidoscopio di colori che inebria e come in un labirinto ci si perde piacevolmente in una visione fantastica.

Purtroppo non ho mai conosciuto Lele Luzzati, ammetto che mi sarebbe piaciuto molto fare una conversazione con lui perché avrei mille domande da fargli a cui sicuramente risponderebbe mostrandomi tutte le sue immagini. Sono stato da sempre affascinato dalla sua arte, mi divertiva e mi incuriosiva; ho da sempre osservato i suoi lavori e ho sempre accolto con entusiasmo le sue proposte artistiche, soprattutto quando affrontava i classici più conosciuti. Mi lascio graffiare, con molto piacere, dalle sue immagini così vibranti dove, a ogni sguardo, veniamo catturati da nuovi dettagli, esattamente come accade con la città di Genova, un labirinto di diverse possibilità e molteplici sfaccettature.

La felicità è sicuramente stata la mia prima reazione quando ho ricevuto la proposta di firmare una nuova regia dell’opera con le scene di Luzzati, poi lentamente l’entusiasmo si è placato e si è trasformato in uno sguardo più guardingo. Ho da subito cercato di esaltare la forma estetica, ma sicuramente, entrare in un progetto come questo con una nuova regia, non è cosa facile, ci vuole molto rispetto e attenzione. Anche in questo caso una frase di Luzzati mi è venuta in aiuto: “La memoria è una cosa fredda, il racconto invece è caldo: è tutta la vita che racconto, io che sono così avaro di parole.” Per cui inutile pensare alla memoria, dovevo mettermi a raccontare; così che ho cominciato a farmi guidare in questo caleidoscopio di colori cercando un modo nuovo: vivo e caldo e al tempo stesso di rispettare il lavoro esistente.

Siamo in un periodo storico molto particolare, che ci condiziona notevolmente sulle scelte da portare in scena, con regole e distanze di sicurezza che indicano “nuove strade, diverse”, non voglio chiamarli “limiti”; ma, senza dubbio, sono percorsi nuovi da affrontare. L’elisir d’amore sarà la prima opera del Teatro Carlo Felice di Genova a pieno organico. Un’impresa notevole che oggi i teatri italiani sono chiamati ad affrontare per dimostrare, ancora una volta, la loro professionalità e serietà. Noi artisti fermi da più di un anno accettiamo questa chiamata alle armi con determinazione e felicità, in qualunque situazione, ci si rimbocca le maniche, si mettono da parte vecchi metodi e si ricomincia tutto da capo per andare in scena.

Ho cercato di proporre fin da subito una regia dinamica e divertente, frizzante e attiva come la grafica dell’allestimento suggerisce, la freschezza dei giovani interpreti dell’Accademia di Canto del Teatro Carlo Felice ha sicuramente aiutato. Affrontare un’opera come questo capolavoro donizettiano può trarre in inganno; a prima vista può apparire facile ma non lo è affatto. Si tratta di un’opera buffa ma non minore, anzi esattamente il contrario, è il titolo perfetto per la crescita di un giovane cantante, per sviluppare la sua parte artistica e interpretativa. I cantanti sono portati a mettere in scena personaggi con molte sfaccettature, risvolti psicologici e di sentimenti; così l’artista deve misurarsi e raccontare sul palco ogni momento. Una bella sfida per il suo percorso. Fortunatamente la musica aiuta moltissimo, favorisce anche dei simpatici “a parte” che ricordano le pagine più divertenti del teatro goldoniano. In questi momenti il pubblico ascolta quello che il personaggio nasconde agli altri, come una confessione all’audience rendendola parte attiva della storia. La musica di Gaetano Donizetti poi, magistralmente, conduce e sviluppa la trama!

A colpire la mia fantasia registica, più di tutto, è stato il Carro di Dulcamara. Un capolavoro! Potrei fare quest’opera solo con questo elemento e togliere tutto il resto, purtroppo a causa delle restrizioni anto Covid, posso usarlo limitatamente; ma mi piacerebbe molto fare un Elisir d’amore usando, unicamente, tutte le diverse sfaccettature di questo carro. Il carro di Dulcamara, per me, è senza dubbio l’espressione perfetta di Luzzati e la mia idea di questo Elisir, un grande carro colorato, tipico dell’arte dell’artista genovese, pieno di immagini vive e sorridenti, di profili e pennellate veloci. Un affresco intimo e grazioso che si apre piano piano fino a mostrarsi nella sua totalità, così è il mio Elisir, si sviluppa in modo da poter raccontare la storia e infine mostrare una conclusione piena d’amore e musica.

Credo che sia davvero bello ri-iniziare la vita sul palco da questo spettacolo, raccontiamo di un Elisir che fa innamorare; ma io vedo la metafora della musica e dell’arte come “balsamico liquore” che fa innamorare dell’arte e fa dimenticare il tempo delle restrizioni e della lontananza dalle scene. Auguro a tutti di bere questo Elisir fino all’ultima goccia di musica.

L’Accademia di alto perfezionamento e inserimento professionale per cantanti lirici del Teatro Carlo Felice nasce nel 2021. Il teatro ne ha affidato la direzione artistica al tenore genovese Francesco Meli, tra le massime personalità del panorama lirico internazionale.

L’Accademia ha lo scopo di offrire un ciclo formativo completo, così da valorizzare le nuove generazioni di cantanti anche attraverso il debutto nelle stagioni liriche genovesi. Il Teatro Carlo Felice, i docenti dell’Accademia e il direttore artistico credono fermamente nel progetto di dare concrete opportunità professionali alle nuove leve e credono nel futuro dell’Opera. I docenti dell’Accademia sono Vittorio Terranova, Elizabeth Norberg-Schulz, Giulio Zappa, Roberto De Candia, Antonella D’Amico, Serena Gamberoni, Silvia Paoli, Daniele Callegari, Antonella Giusti, Francesco Meli.

Nicoletta Tassan Solet (anche per la fotografia di un modellino di Luzzati de L’Elisir D’Amore)

Concerto di Capodanno dell’Orchestra e del Coro Teatro Carlo Felice di Genova in TV

Francesco Meli e Serena Gamberoni

Costretto ad annullare il consueto Concerto di Capodanno in presenza, a causa del protrarsi dell’emergenza sanitaria, il Teatro Carlo Felice di Genova non rinuncia a festeggiare l’inizio del nuovo anno insieme al suo pubblico. Il 1 gennaio 2021, alle ore 10.30 e alle ore 18.30, l’emittente televisiva Primocanale trasmetterà uno speciale Concerto di Capodanno a porte chiuse con protagonisti il direttore Andriy Yurkevych, i cantanti Serena Gamberoni (soprano), Francesca Benitez (soprano), Francesco Meli (tenore),

Michele Patti

Michele Patti (baritono) e l’Orchestra e il Coro del Teatro Carlo Felice, preparato dal Maestro Francesco Aliberti. Il concerto – in coproduzione con Primocanale Productions – verrà riproposto on line il 5 gennaio, alle ore 21.00, sui canali social del Teatro Carlo Felice, sul sito dell’ANFOLS e sul sito della rivista “l’Opera”.

Francesca Benitez

Il concerto è interamente dedicato all’operetta, un genere che, per leggerezza e raffinatezza, si presta in modo particolare a salutare con la musica l’arrivo del nuovo anno. In programma le più celebri e amate pagine dalle operette di Johann Strauss Jr., Franz Lehár, Franz von Suppé e Jacques Offenbach.

Massimo Pastorelli (anche per le fotografie)

Il Teatro Carlo Felice di Genova su Rai 5 per la seconda settimana consecutiva

Da martedì 10 a venerdì 13 novembre, per la seconda settimana consecutiva, Rai 5 dedica la propria programmazione operistica al Teatro Carlo Felice di Genova. Quattro opere e un concerto sinfonico-corale, per un arco di tempo che va dal 2001 al 2011, con protagonisti grandi nomi del teatro d’opera e della musica classica: Lele Luzzati, Daniele Abbado, Jonathan Miller, Alberto Gazale, Daniela Dessì, Fabio Armiliato, Bruno Bartoletti, Gary Bertini e molti altri. Ecco il palinsesto completo:

Martedì 10 novembre, ore 10:00: W. A. Mozart, Il flauto magico (2011).

Con Andrea Mastroni, Blagoj Nacoski, Valdis Jansons, Naoyuki Okada, Zinovia Zafeiriadou, Eva Mei, Enrico Salsi, Sophie Gordeladze. Direttore: Johannes Wildner. Regia: Daniele Abbado, ripresa da Boris Stetka. Scene: Lele Luzzati. Costumi: Santuzza Calì.

Mercoledì 11 novembre, ore 10:00: G. Verdi, Nabucco (2004).

Con Alberto Gazale, Susan Neves, Yasu Nakajima, Orlin Anastassov, Annamaria Popescu, Alberto Rota, Sabrina Modena, Alessandro Cosentino. Direttore: Riccardo Frizza. Regia: Jonathan Miller. Scene e costumi: Isabella Bywater.

Mercoledì 11 novembre, ore 21:15: G. Puccini, Tosca (2010).

Con Daniela Dessì, Fabio Armiliato, Claudio Sgura, Nikolay Bikov, Paolo Maria Orecchia, Max De Angelis, Angelo Nardinocchi, Roberto Conti, Luca Arrigo. Direttore: Marco Boemi. Scene: Adolf Hohenstein.

Giovedì 12 novembre, ore 10:00: R. Leoncavallo, Pagliacci; P. Mascagni, Cavalleria rusticana (2007).

Con Svetla Vassileva, Salvatore Licitra, Alberto Gazale, Juan Francisco Gatell, Roberto De Candia, Susan Neves, Paola Gardina, Vittorio Vitelli, Ambra Vespasiani. Direttore: Bruno Bartoletti. Regia: Sebastiano Lo Monaco. Scene: Gianfranco Padovani. Costumi: Gianfranco Padovani, Giuseppe Avallone.

Venerdì 13 novembre, ore 10:00: W. A. Mozart, Messa in do minore per soli, coro e orchestra K. 427 (2001).

Con Annick Massis, Susana Poretsky, Jörg Schneider, Jochen Kupfer. Direttore: Gary Bertini.

 

Massimo Pastorelli

 

 

Il Teatro Carlo Felice di Genova pronto alla riapertura

Il DPCM del 7 marzo 2020 ha esteso al settore dello spettacolo le restrizioni anticontagio: a partire da quella data, tutti i teatri e i cinema italiani sono rimasti chiusi al pubblico. Il 15 giugno, finalmente, il mondo dello spettacolo dal vivo potrà tornare operativo, naturalmente rispettando una serie di regole e di norme di sicurezza alle quali tutti, artisti, tecnici, amministrativi e pubblico si dovranno adeguare. Il Teatro Carlo Felice di Genova, che con il Concerto del 25 aprile è stato il primo teatro italiano a tornare a fare musica nelle condizioni eccezionali imposte dall’emergenza COVID-19, prosegue su questa linea facendosi trovare pronto all’importante appuntamento.

Maria Callas all’Oratorio S. Giovanni, Perugia

Il 17 giugno l’Orchestra e il Coro del Teatro Carlo Felice saranno impegnati, nella sala principale, nella registrazione di un video per la trasmissione RAI San Giovanni 2020 “al cubo”, con la regia di Duccio Forzano, che il 24 giugno celebrerà il Santo Patrono in tre grandi città: Torino, Genova e Firenze.  Un grande evento, esclusivamente televisivo e digitale, a cui il Teatro Carlo Felice darà il proprio contributo con la Sinfonia e l’Aria “Queste lacrime” dall’Oratorio di S. Giovanni di Alessandro Stradella, una pagina del 1675 che racconta in musica, con straordinaria forza drammatica, la morte di S. Giovanni Battista. Un capolavoro firmato da uno dei grandi nomi del barocco musicale, che a Genova ha vissuto, lavorato e trovato la morte in circostanze misteriose divenute leggendarie. Sul podio, il direttore Andrea De Carlo; solista, il soprano Maria Grazia Schiavo. A conferma dell’importanza e del valore artistico di questa pagina, il fatto che anche una delle più grandi interpreti liriche di tutti i tempi, Maria Callas, cantò l’Oratorio di S. Giovanni, il 18 settembre 1949  a Perugia, nella Chiesa di San Pietro, diretta da Gabriele Santini, concerto di cui rimangono una sola testimonianza fotografica e una registrazione ad oggi introvabile e, per questo, diventata un mito per tutti i callasiani.

Il 18 giugno, una seconda registrazione video per la trasmissione S. Giovanni “al cubo”, questa volta con Marcello Rota come direttore e l’Orchestra del Teatro Carlo Felice impegnata nella Fantasia da “Amarcord” di Nona Rota.

Il 19 giugno sarà nuovamente protagonista Nino Rota, in un programma intitolato Omaggio a Fellini, in memoria del grande regista riminese nel centenario della nascita. Una terza registrazione video che verrà trasmessa in streaming in una data ancora da definire, con Marcello Rota ancora alla guida dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice.

Il 27 giugno l’Orchestra del Teatro Carlo Felice si trasferirà a Sarzana, dove, in Piazza Matteotti, parteciperà a un gala lirico con musiche di Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi e Puccini. Tra i protagonisti, nomi di spicco della panorama lirico internazionale, come Francesco Meli, Luca Salsi, Serena Gamberoni. Il concerto dà il via alla collaborazione tra il Concorso “Spiros Argiris”, il Sarzana Opera Festival e la Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova. L’evento verrà ripreso da Primocanale e da Sky Classica, che trasmetterà in chiaro la serata in 38 Paesi nel mondo.

 

 

Massimo Pastorelli (anche per la fotografia)

 

 

 

 

 

 

 

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Quando Dario Argento incontrò “Lucia di Lammermoor”

“Quando mi è stato offerto di mettere in scena per il Teatro Carlo Felice di Genova Lucia di Lammermoor ho provato un tuffo al cuore perché opera più interessante per la mia anima artistica non si poteva scegliere.” Così Dario Argento apriva le sue Note di regia pubblicate nel programma di sala della Lucia di Lammermoordi Donizettidi cui firmò la regia nella Stagione 2014/15 del Teatro Carlo Felice di Genova.

Quell’allestimento, in cui il maestro italiano del thriller e dell’horror incontrava una storia ottocentesca di delitto e follia a lui particolarmente affine, verrà riproposto martedì 5 maggio, alle ore 20:00, sui canali social del Teatro Carlo Felice, nel consueto appuntamento settimanale del ciclo #musicalmenteinsieme, l’iniziativa in streaming con cui la Fondazione lirico-sinfonica genovese tiene vivo il rapporto con il proprio pubblico fin dall’inizio dell’emergenza coronavirus. La recita che verrà trasmessa è la “prima” dello spettacolo, datata 21 febbraio 2015.

Calato nell’atmosfera misteriosa delle scene di Enrico Musenich, avvolto in quella simbolista e preraffaellita dei costumi di Gianluca Falaschi, un cast di eccezione: DesiréeRancatore (Lucia), Stefano Antonucci (Enrico), Gianluca Terranova (Edgardo), Alessandro Fantoni (Arturo), Giovanni Battista Parodi (Raimondo), Marina Ogii (Alisa), Enrico Cossutta (Normanno). Luci di Luciano Novelli, Video Design di Eugenio Pini. Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice diretti da Giampaolo Bisanti. Maestro del Coro, Pablo Assante. Su:

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Massimo Pastorelli

La Tosca di Puccini sui canali social del Teatro Carlo Felice

Tosca di Puccini, un titolo su cui Davide Livermore lavora da molto prima dello spettacolo che ha inaugurato la Scala lo scorso 7 dicembre. Più di cinque anni fa, infatti, il 20 dicembre 2014, andò in scena al Teatro Carlo Felice di Genova una Tosca di cui Livermore firmava regia, scene e luci. Uno spettacolo molto diverso da quello recente milanese, ma apparentato almeno in un aspetto: il taglio cinematografico. Non c’è da stupirsi, dato cheTosca, per Livemore,è“una proto-sceneggiatura cinematografica, dove armonia e poesia creano un flusso narrativo degno di un classico thriller hollywoodiano.”

Tosca, Teatro Carlo Felice, Genova, 2014

La Tosca genovese di Livermore, a suo tempo molto applaudita e lodata dalla critica, si potrà rivedere martedì 28 aprile, alle ore 20:00, sui canali social del Teatro Carlo Felice, nel consueto appuntamento settimanale del ciclo #musicalmenteinsieme, l’iniziativa in streaming con cui la Fondazione lirico-sinfonica genovese tiene vivo il rapporto con il proprio pubblico fin dall’inizio dell’emergenza coronavirus.

Una scenografia che modifica lo spazio creando angolazioni, campi, controcampi e piani sequenza. Allusioni cinematografiche presenti un po’ ovunque: la Roma di Magni e Fellini, la suspense di Nodo alla gola di Hitchcock, l’angelo de Il cielo sopra Berlino di Wenders. I costumi diGianluca Falaschi che rendono visibile sul corpo stesso dei protagonisti lo scontro ideologico tra lo Stato Pontificio e la modernità illuminista. Queste le caratteristiche principali di una Tosca da rivedere o da vedere per la prima volta per chi l’avesse persa nel 2014. E da ascoltare, grazie a un cast di prim’ordine.

Carlos Alvarez (Scarpia) e Maria Guleghina (Tosca)

Sul podio, il Maestro Stefano Ranzanidirigeva l’Orchestra, il Coro (preparato dal Maestro Pablo Assante)e il Coro di Voci Bianche (preparato dal Maestro Gino Tanasini) del Teatro Carlo Felice. Protagonisti: Maria Guleghina (Floria Tosca), Roberto Aronica (Mario Cavaradossi), Carlos Álvarez (Il barone Scarpia), Giovanni Battista Parodi (Cesare Angelotti), Armando Gabba (Il Sagrestano), Enrico Salsi (Spoletta), Davide Mura (Sciarrone), Cristian Saitta (Un carceriere), Filippo Bogdanovic (Un pastorello).

Maria Guleghina (Tosca) e Roberto Aronica (Cavaradossi)

Nelle Note di Regia pubblicate nel programma, Livermore scriveva parole oggi ancora più attuali: “L’Opera è arte, è bellezza, quella che attraverso la grazia espressa in questi giorni dallo straordinario lavoro di oltre 200 anime (tecnici e artisti del Teatro Carlo Felice) scandaglia la vertiginosa profondità della vita, raccontandone i bagliori e gl’inferi”. Su:

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Massimo Pastorelli (anche per le fotografie)

 

Il palinsesto streaming settimanale del Teatro Carlo Felice di Genova

Quasi 550.000 collegamenti da 68 paesi: questi i dati dei primi dieci giorni di #musicalmenteinsieme, il ciclo di trasmissioni in streaming con cui il Teatro Carlo Felice di Genova continua a tenere vivo il rapporto con il proprio pubblico nonostante la chiusura obbligata dall’emergenza coronavirus.

Tutti i giorni, alle ore 20:00, sul sitohttps://www.streamingcarlofelice.com/, sulle pagine Facebookhttps://www.facebook.com/TeatroCarloFelice/ e https://www.facebook.com/TeatroCarloFelice/, e sul canale Youtubehttps://www.youtube.com/user/TeatroCarloFelice, si può assistere gratuitamente a opere, concerti e balletti tratti dall’archivio video del Teatro Carlo Felice. Le trasmissioni sono attualizzate da una presentazione ad hoc e precedute da un breve messaggio di saluto del Sovrintendente e/o di testimonial che parlano dello spettacolo. Di seguito, il palinsesto da lunedì 23 marzo a domenica 29 marzo.

Lunedì 23

Giacomo Puccini, Tosca (2-5-2019).

Direttore: Valerio Galli. Regia: Andrea Cigni.

Interpreti: Maria José Siri (Tosca), Diego Torre (Mario Cavaradossi), Alberto Gazale (Scarpia), John Paul Huckle (Angelotti), Matteo Peirone (Il sagrestano), Didier Pieri (Spoletta).

Martedì 24

Giacomo Puccini, Madama Butterfly (14-6-2019).

Direttore: Giuseppe Acquaviva. Regia: Lorenzo Amato.

Interpreti: Maria Teresa Leva (Cio-cio-san), Raffaella Lupinacci (Suzuki), Stefan Pop (F. B. Pinkerton), Stefano Antonucci (Sharpless).

Mercoledì 25

Giacomo Puccini, La bohème (27-12-2019).

Direttore: Leonardo Sini. Regia: Augusto Fornari.

Interpreti: Serena Gamberoni (Mimì), Matteo Lippi (Rodolfo), Marcello (Alberto Gazale), Musetta (Francesca Benitez), Colline (Romano Dal Zovo), Schaunard (Italo Proferisce), Benoît/Alcindoro (Matteo Peirone).

Giovedì 26

Finali Premio Paganini 2018.

Venerdì 27

Concerto Sinfonico (15-3-2019).

Direttore: Andrea Battistoni. Violoncello: Erica Piccotti.

Musiche: A. Salandrini, P.I. Čajkovskij, M. Ravel, M. de Falla.

Sabato 28

PëtrIl’ičČajkovskij, La bella addormentata sul ghiaccio (31-1-2019).

Balletto sul ghiaccio di S. Pietroburgo. Coreografia: Konstantin Rassadin.

Domenica 29

Pietro Mascagni/Ruggero Leoncavallo, Cavalleria rusticana/Pagliacci.

Direttore: Paolo Arrivabeni. Regia: Teatrialchemici – Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi.

Interpreti: Sonia Ganassi (Santuzza), Diego Torre (Turiddu), Georg Hakobyan (Alfio), Giuseppina Piunti (Lola), Mamma Lucia (Carlotta Vichi); Donata D’Annunzio Lombardi (Nedda), Carlos Álvarez (Tonio), Silvio (Francesco Verna), Peppe (Matteo Roma).

 

Massimo Pastorelli

Il Teatro Carlo Felice di Genova resta vicino al suo pubblico anche nella distanza imposta dall’emergenza

«Il Teatro Carlo Felice resta vicino al suo pubblico anche nella distanza imposta dall’emergenza coronavirus». Così il Sovrintendente Claudio Orazi riassume lo spirito dell’iniziativa #musicalmenteinsieme, grazie alla quale la fondazione lirico-sinfonica genovese, attingendo al proprio ricco e prestigioso archivio video, porterà la grande musica operistica, sinfonica e il balletto dentro le case di tutti. Si tratta di una decisione condivisa con il Consiglio di indirizzo della Fondazione. Il Sovrintendente Orazi coglie altresì l’occasione per ringraziare tutti i lavoratori della Fondazione che in queste ore stanno osservando con grande responsabilità l’evolvere della situazione e le conseguenti decisioni da prendere.

Le trasmissioni saranno proposte a orario fisso (ore 20:00) con cadenza quotidiana, secondo un palinsesto che verrà comunicato ogni settimana via social, e saranno introdotte da un saluto del Sovrintendente e di un testimonial dello spettacolo. Si comincia stasera con Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi, andato in scena nel febbraio 2019 con la direzione di Andriy Yurkevich e la regia di Andrea De Rosa; interpreti: Ludovic Tézier (Simon Boccanegra), Francesco Meli (Gabriele Adorno), Vittoria Yeo (Amelia Grimaldi), Giorgio Giuseppini (Jacopo Fiesco).  Gli spettacoli saranno visibili sui canali facebook Teatro Carlo Felice, Streaming Teatro Carlo Felice-TCF web TV e sul sito http://www.streamingcarlofelice.com.

 

Massimo Pastorelli

“Adriana Lecouvreur” al Teatro Carlo Felice, un’occasione per ricordare il rapporto tra Cilea e la Liguria

 Villa Cilea, esterno

 Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea, in scena al Teatro Carlo Felice dal 12 al 16 febbraio, manca a Genova da oltre trent’anni. La sua ultima apparizione in città fu al Teatro Margherita, nel 1989, con Daniel Oren sul podio e Raina Kabaivanska e Giorgio Merighi come protagonisti. Il suo ritorno a Genova (diretta da Valerio Galli, regia, scene e costumi di Ivan Stefanutti) è dunque innanzi tutto un’operazione culturale grazie alla quale il pubblico del Teatro Carlo Felice può nuovamente apprezzare dal vivo un’opera importante nel teatro musicale italiano di inizio ’900 (Adriana debuttò nel 1902, con grande successo, al Teatro Lirico di Milano). Un’importanza figlia della sua originalità.

Adriana non è la tipica opera verista dell’Italia dei primi del secolo XX: l’ambientazione non è paesana e la protagonista non è una donna del popolo, ma un’attrice teatrale realmente esistita nella Parigi del ’700; il verismo dell’opera, se c’è, è un verismo gentile, garbato, che guarda più alle raffinatezze della musica francese che alle partiture sanguigne di Mascagni e Leoncavallo. Nell’eleganza ornamentale di Adriana c’è l’Italia che si innamora dell’architettura Liberty, così come nella sua malinconia di fondo ci sono già le avvisaglie dell’imminente stagione crepuscolare.

Un salone di Villa Cilea

Ma questa Adriana genovese è anche altro: è il ritorno in cartellone di un nome, quello di Francesco Cilea, legato alla Liguria. Alla sua cultura, ma anche al suo immaginario popolare. A Varazze, per dire che si va a fare una passeggiata fino al mare, si usa l’espressione “vado a trovare Cilea”, ovvero il busto del compositore che si trova sul lungomare. E i varazzini dicono anche che toccare il naso del busto porti fortuna… Questo perché Cilea, nato a Palmi, in provincia di Reggio Calabria, nel 1866, visse per quarant’anni, fino alla morte avvenuta nel 1950, a Varazze (di cui fu nominato cittadino onorario), nella villa che oggi porta il suo nome: “Villa Cilea”. Uno splendido edificio ottocentesco, in stile floreale, situato in via Marconi, nel levante cittadino, decorato dagli affreschi del pittore lucchese Luigi De’ Servi (molto attivo, in quegli anni, a Genova e in Liguria), che ancora conserva le partiture del maestro e il suo pianoforte a coda, su cui Cilea compose moltissimi lavori, tra cui un poema sinfonico dedicato a Giuseppe Verdi, ispirato a versi di Sem Benelli, eseguito in prima assoluta proprio al Teatro Carlo Felice nel 1913.

Alla morte del compositore, la villa fu donata dalla vedova di Cilea, Rosa Lavarello, alla SIAE, che ne è ancora la proprietaria e che ne cura la manutenzione. In ricordo e in onore dei rapporti tra Cilea e la Liguria, alla prima di Adriana Lecouvreur saranno presenti il sindaco di Varazze, l’avvocato Alessandro Bozzano, e, in  rappresentanza della SIAE, il Maestro Oscar Prudente, compositore e produttore discografico.

 

Massimo Pastorelli (anche per le fotografie)

Divismo e passioni drammatiche in Adriana Lecouvreur, al Teatro Carlo Felice

Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea non è mai stata messa in scena al Teatro Carlo Felice: la sua ultima rappresentazione genovese fu al Teatro Margherita nel 1989, oltre trent’anni fa. Grande attesa e curiosità, dunque, per il ritorno a Genova di questo titolo, in cartellone al Teatro Carlo Felice dal 12 al 16 febbraio.

La protagonista dell’opera è ispirata a una figura realmente esistita: l’attrice Adrienne Lecouvreur, regina delle scene teatrali parigine degli inizi del ’700, ammirata e amata sia dal pubblico che dagli artisti e intellettuali dell’epoca, tra cui Voltaire, morta in circostanza misteriose. Si racconta, infatti, che fosse stata assassinata dalla Principessa di Bouillon, sua rivale in amore, attraverso un mazzolino di viole avvelenate. Il fascino e il mistero della vicenda colpirono Eugène Scribe, che ne trasse un dramma, diventato un cavallo di battaglia di Sarah Bernhardt, da cui Arturo Colautti ricavò il libretto per l’opera di Cilea.

Prediletta dai più grandi soprani del ’900, Adriana Lecouvreur è senza dubbio il capolavoro del compositore calabrese, il titolo in cui riuscì a esprimere in modo più completo il suo stile, originale nel teatro musicale italiano di quegli anni. Mentre la maggior parte degli altri operisti inseguiva i successi della linea verista, Cilea preferì rivolgersi alle raffinatezze dell’opera francese, da cui prese il gusto per la melodia sempre in primo piano (come nella pagina più celebre dell’opera, “Io son l’umile ancella”), accompagnata da armonie ricercate e da colori orchestrali ricchi di sfumature. Andata in scena per la prima volta nel 1902 al Teatro Lirico di Milano, Adriana Lecouvreur ottenne fin da subito un grande successo di pubblico, anche grazie all’effetto coinvolgente dato dall’alternanza tra momenti intimi, slanci passionali e parentesi comiche (il dietro le quinte della Comédie-Française è descritto con garbata ironia).

Il Teatro Carlo Felice di Genova propone Adriana Lecouvreur nell’allestimento dell’Associazione Lirica Concertistica Italiana (As.Li.Co.) con la regia, le scene e i costumi di Ivan Stefanutti (assistente alla regia Filippo Tadolini). Una rilettura della vicenda originale che sposta l’ambientazione ai primi del ’900, negli anni iniziali della storia del cinema, con i primi conseguenti fenomeni di divismo femminile. Adriana, nell’idea di Stefanutti, diventa così una sorta di Lyda Borelli, una delle prime grandi dive del cinema muto. «Una definizione della Borelli – spiega il regista – mi ha fatto pensare che una strada interessante era quella di ambientare l’opera nell’epoca in cui il teatro e il neonato cinema respiravano la stessa aria e le stesse emozioni. Un mondo ancora in bianco e nero fatto di forti contrasti. Anche il libretto mi suggeriva l’atmosfera di quegli anni venata di decadentismo che consentiva di vivere con estrema emotività tutte le vicende di amore e gelosia.»

Sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Carlo Felice (preparato da Francesco Aliberti), Valerio Galli, direttore particolarmente attento al repertorio operistico italiano degli inizi del secolo scorso, come ha dimostrato nella Stagione 2019/20 del Teatro Carlo Felice dirigendo il dittico Gianni Schicchi di Puccini e Rapsodia satanica di Mascagni.

Di grande prestigio il cast, in cui spiccano nomi importanti del panorama lirico internazionale: Barbara Frittoli, Amarilli Nizza e Valentina Boi (Adriana); Marcelo Álvarez, Fabio Armiliato e Gianluca Terranova (Maurizio di Sassonia); Judit Kutasi e Giuseppina Piunti (Principessa di Bouillon); Devid Cecconi e Alberto Mastromarino (Michonnet); Federico Benetti (Principe di Bouillon); Didier Pieri (Abate di Chazeuil). Completano il cast: Marta Calcaterra (Mademoiselle Jouvenot), Carlotta Vichi (Mademoiselle Dangeville), John Paul Huckle (Quinault), Blagoj Nacoski (Poisson), Claudio Isoardi (Un maggiordomo). Le luci, che nella regia di Stefanutti hanno un ruolo centrale, sono di Paolo Mazzon.

Nell’Atto III di Adriana Lecouvreur c’è una famosa scena danzata, che in questo allestimento ha le coreografie di Michele Cosentino ed è interpretata da Michele Albano, Ottavia Ancetti e Giancarla Malusardi.

Lunedì 10 Febbraio 2020 – ore 17.30, Spazio Eventi della Libreria Feltrinelli – via Ceccardi 16 r. Un pomeriggio all’Opera. Incontro con i protagonisti di Adriana Lecouvreur. Moderatore Massimo Pastorelli. Accesso libero e gratuito sino ad esaurimento posti disponibili

“Percorso di prova” per l’andata in scena dell’Adriana Lecouvreur con il Corso di Fotografia di Scena dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova a cura della professoressa Patrizia Lanna.

– Collaborazione con l’artista Monica Frisone che presenta i “Gioielli della lirica”, una linea dedicata al titolo in scena.

Azienda Preti presente alle recite con dolci sorprese agli spettatori.

– Riparte la sinergia con AMT a beneficio del pubblico che viene a Teatro e degli abbonati AMT.

– Collaborazione con Unite, con un corso dedicato all’avvicinamento alle opere del Teatro Carlo Felice, che prevede una card dedicata per la visione dei vari titoli.

– Visite guidate agli allestimenti dell’opera per le scuole.

 

Massimo Pastorelli