La serva padrona. Trouble in Tahiti

Debuttano in dittico al Teatro Carlo Felice di Genova venerdì 28 gennaio 2022 alle ore 20.00 Genova (con repliche il 29, 30 gennaio e 4, 5, 6 febbraio 2022) La serva padrona, intermezzo musicale in due parti di Giovanni Battista Pergolesi, su libretto di Gennarantonio Federico e Trouble in Tahiti, “one act opera in seven scenes” su musica e libretto di Leonard Bernstein. Le due brevi opere saranno rappresentate per la prima volta in assoluto sul palcoscenico del nuovo Teatro Carlo Felice di Genova. L’allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice, in prima rappresentazione teatrale, vede Alessandro Cadario alla testa dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice, per la regia di Luca Micheletti, con le scene di Leila Fteita, le luci di Luciano Novelli. Il cast de La serva padrona si compone dello stesso Luca Micheletti (Uberto), Elisa Balbo (Serpina) e Giorgio Bongiovanni (Vespone), quello di Trouble in Tahiti di Luca Micheletti (Sam), Elisa Balbo (Dinah) e del Trio jazz formato da Melania Maggiore, Manuel Pierattelli, Andrea Porta.

«La programmazione del Teatro Carlo Felice prosegue con due brevi opere che, per la prima volta, arrivano sul palcoscenico del Teatro – commenta l’assessore alle Politiche culturali Barbara Grosso – l’opera buffa settecentesca La serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi, andrà in scena in abbinamento con Trouble in Tahiti, opera di Leonard Bernstein che risale agli anni ’50 del secolo scorso: un accostamento tra generi differenti, che risulta quanto mai azzeccato e gradito a un pubblico vasto».

Il Sovrintendente Claudio Orazi spiega: «La serva padrona, gioiello di Giovanni Battista Pergolesi, è l’opera che segna la nascita del genere dell’opera buffa nel Settecento. In occasione della sua prima rappresentazione al nuovo Teatro Carlo Felice è significativamente stata abbinata, per la stessa mano registica di Luca Micheletti, acclamato sole poche settimane fa su questo stesso palco nella sua Vedova allegra, a Trouble in Tahiti, opera “dolceamara” di Leonard Bernstein, straordinario interprete e compositore che ha riportato il genere operistico a nuove vette di popolarità sul volgere degli anni ’50 del Novecento. I due titoli narrano di due storie d’amore dagli opposti destini, un happy ending, segnato dall’ascesa sociale della protagonista, nel primo caso e la caduta del velo di Maya sull’ipocrisia di un matrimonio borghese, nel secondo; ed è a maggior ragione per questo trovano una felice collocazione l’uno accanto all’altro. Il loro accostamento risulta vincente, in particolare in virtù di alcuni ingredienti comuni, iscritti nel patrimonio genetico dell’opera lirica d’ogni tempo: drammaturgie coinvolgenti, efficacissime, in grado di sollevare temi di grande attualità e interesse sociale, musica accattivante, l’alleanza tra il linguaggio della musica colta e una pronunciata vis melodica. I due capolavori dimostrano così quanto il passato, il presente e il futuro dell’opera siano tra loro vicini e contemporanei, alla portata di un pubblico quanto più eterogeneo possibile».

«Questi due atti unici, racconta Alessandro Cadario, pur esprimendosi con linguaggi  molto differenti, affondano le radici nello stesso terreno e si nutrono degli stessi archetipi musicali. La chiave di lettura è quindi la sensibilità alla parola cantata/recitata e alle sfumature psicologiche dei personaggi che la musica evoca e restituisce in maniera viva e toccante. Un teatro musicale che non è né moderno né antico e riesce a comunicare al di fuori delle categorie temporali. Per questo motivo ritengo importante, come cifra interpretativa, la massima attenzione alla proprietà stilistica al fine di lasciar vivere ogni linguaggio della sua propria natura espressiva e mi trovo particolarmente a mio agio nel lavorare in questa direzione perché le due partiture mi permettono di esprimere al meglio le diverse sfaccettature della mia personalità musicale».

Luca Micheletti ed Elisa Balbo

«Si tratta di un bel gioco di specchi, racconta Luca Micheletti, sia per la natura “giocosa” delle opere sia perché in questo spettacolo che affianca due coppie lontane nel tempo ma vicine nello spirito abbiamo per protagonista una terza coppia che si presta a rappresentarle entrambe. Essere in scena con mia moglie, Elisa Balbo – e aver ideato il progetto insieme a lei in tempo di lockdown – è sicuramente un valore aggiunto di questa operazione che finalmente incontra il pubblico dal vivo. L’idea alla base della mia regia è quella di assistere ad un viaggio nel tempo. E la macchina che lo consente è il teatro stesso. Dopo le schermaglie con apparente lieto fine nella Serva padrona, i due protagonisti si ritrovano nell’America di due secoli dopo, nel pieno di un’ennesima crisi di coppia. Una vicenda che Bernstein racconta da par suo, ispirandosi alla sua storia familiare. In Trouble in Tahiti, anche se Bernstein allude al genere dell’intermezzo, ne fa una citazione ironica e di fatto se ne distacca, soprattutto per il doppio fondo amaro che ci mette. Niente di troppo serio, diciamo uno spolvero di malinconia. Due capolavori che messi al fianco l’uno dell’altro brillano di una luce inedita: tante le somiglianze, ma anche le preziose differenze, che in questo allestimento vengono valorizzate dalla continua metamorfosi degli spazi, ma anche attraverso l’affiancamento di due diverse modalità di fruire del fatto musicale».

Ispirato alla commedia La serva padrona di Iacopo Angelo Nelli, del 1731, La serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi fu rappresentato per la prima volta al teatro S. Bartolomeo di Napoli nel 1733 tra gli atti dell’opera Il prigioniero superbo. Universalmente riconosciuto come il capolavoro pergolesiano, l’intermezzo fu destinato a rivoluzionare l’intera tradizione del teatro in musica diventando ben presto un simbolo stesso dell’opera comica italiana, il cui potere deflagrò sull’intera tradizione lirica europea con la celebre Querelles des bouffons. La sua composizione risale al periodo dell’ingaggio di Pergolesi quale maestro di cappella (1732-34) del principe Ferdinando Colonna di Stigliano, a seguito della composizione della commedia musicale in dialetto napoletano, Lo frate ‘nnammorato (1732), che non raggiunse mai lo stesso livello di popolarità. Ne La serva padrona, la delicata e briosa struttura del disegno melodico, con motivi brevi ed immediati, la sorprendente varietà ritmica in mirabile equilibrio tra musica e parola, di apparente semplicità, sostiene il gioco sentimentale dei personaggi inseriti in una cornice quanto lieve e sottilmente delineata, e rappresentati dall’autore con una caratterizzazione psicologica di ineguagliata varietà di espressione, chiaramente ispirata alle maschere della Commedia dell’arte.

Stanco dei capricci e delle prepotenze di Serpina,  Uberto decide di ripristinare i giusti ruoli all’interno della casa fingendo di volersi sposare. La ragazza, ingelosita, annuncia a sua volta, con la complicità del servo Vespone, il suo matrimonio con il fantomatico capitan Tempesta, che minaccia il padrone: se non fornirà la dote dovuta, gli toccherà di sposarla lui stesso. Spinto un po’ dalla paura e un po’ dall’amore per Serpina, Uberto si lascia estorcere la promessa di matrimonio. La burla è poi svelata, ma ormai è tardi: e Serpina da serva diventa padrona.

Leonard Bernstein era in luna di miele nel 1951 quando iniziò a comporre Trouble in Tahiti, candido ritratto del travagliato matrimonio di una giovane coppia di periferia. Scritto tra i suoi più grandi successi di Broadway, On the Town del 1944, e Candide e West Side Story rispettivamente del 1956 e 1957, dal suo debutto nel 1952 al Festival of the Creative Arts della Brandeis University Trouble in Tahiti ha raggiunto le migliaia di rappresentazioni in tutto il mondo, tra cui 238 soltanto in occasione del centenario di Bernstein. La vicenda drammaturgica al centro dell’opera si ispira all’infelice vita coniugale dei genitori del compositore, ed è presaga del fallimento del matrimonio del compositore stesso, diviso tra le proprie inclinazioni omossessuali, i sentimenti e i doveri nei confronti della moglie e dei tre figli nati, il controllo sociale imperanti in quegli anni. Sul piano musicale l’opera attinge alla tradizione delle canzoni popolari americane del dopoguerra per offrire una critica senza compromessi del materialismo imperante. Dietro la discordia coniugale della coppia c’è un profondo desiderio di amore e intimità, assieme a un vuoto spirituale, in contrasto l’esibita patina di felicità. Il cuore del dramma  è enfatizzato da improvvisi cambiamenti stilistici nella musica, sottolineati in particolare dall’intervento del trio vocale jazz che, come una sorta di coro greco contemporaneo, contrappunta con i suoi commenti dissacranti l’idillio borghese in corso. L’opera, della durata di 45 minuti, porta la dedica all’amico Marc Blitzstein, che aveva guidato Bernstein alla scoperta del teatro musicale.

L’opera inizia con un trio vocale, una sorta di coro greco contemporaneo che fornisce commenti satirici al dramma, qui impegnato a decantare l’idilliaca vita borghese nei sobborghi degli anni ’50. Le loro strette armonie, i ritmi jazz e la rappresentazione idealizzata della vita americana evocano gli spot radiofonici dell’epoca. Il plot si concentra quindi sul conflitto domestico di Sam e Dinah, una giovane coppia che, in contrasto con l’immagine perfetta della vita suburbana dipinta dal Trio, è disperatamente infelice. La loro quotidianità è impietosamente descritta: Sam è un uomo d’affari di successo e Dinah è una casalinga frustrata. Discutono del figlio Junior, che non viene mai visto né sentito. Mentre la giornata continua, il competitivo e sicuro Sam mostra la sua abilità in ufficio e in palestra. Dinah visita il suo psichiatra e racconta un sogno di un bellissimo giardino irraggiungibile, poi trascorre il pomeriggio immersa in un film di evasione intitolato Trouble in Tahiti. Alla fine della giornata, profondamente consapevoli della loro infelicità, Sam e Dinah cercano di avere una discussione franca sulla loro relazione. Incapace di comunicare senza incolpare e discutere, Sam suggerisce di andare a vedere un nuovo film: Trouble in Tahiti

Teatro Carlo Felice di Genova

Venerdì 28 gennaio 2022 ore 20.00 Abb. Opera A

Sabato 29 gennaio 2022 ore 15.00 Abb. Opera F

Domenica 30 gennaio 2022 ore 15.00 Abb. Opera C

Venerdì 4 febbraio2022 ore 20.00 Abb. Opera B

Sabato 5 febbraio 2022 ore 20.00 Abb. Opera L

Domenica 6 Febbraio2022 ore 15.00 Abb. Opera R

La serva padrona

La serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi. Intermezzo buffo in due parti su libretto di Gennarantonio Federico

Trouble in Tahiti di Leonard Bernstein. One-Act Opera in seven scenes

Nuovo allestimento in dittico della Fondazione Teatro Carlo Felice

Direttore musicale di palcoscenico Cristiano Del Monte, direttore allestimenti scenici Luciano Novelli, direttore di scena Alessandro Pastorino, vice direttore di scena Giorgio Agostini, maestri di sala Sirio Restani, Antonella Poli, altro maestro del coro Patrizia Priarone, maestri di palcoscenico Andrea Gastaldo, Anna Maria Pascarella, responsabile movimentazione consolle Andrea Musenich, caporeparto macchinisti Gianni Cois, caporeparto attrezzisti Tiziano Baradel, caporeparto audiovideo Valter Ivaldi, assistenti alla regia Francesco Martucci, Maria Grazia Stante, caporeparto sartoria, calzoleria, trucco e parrucche Elena Pirino, scene FM Scenografie e Teatro Carlo Felice, attrezzeria Rancati e Teatro Carlo Felice, costumi Compagnia Italiana della Moda e del Costume e Repertorio del Teatro Carlo Felice, parrucche Mario Audello (Torino), maschere Sartori, soprattitoli Prescott Studio.

Nicoletta Tassan Solet (anche per la fotografia)

Una bellissima “Vedova allegra” saluta il nuovo anno

Oltre alla replica di oggi, saranno altre tre le possibilità di ammirare la nuova messa in scena de “La Vedova allegra” di Franz Lehár al Carlo Felice di Genova. Domani alle ore 16, domenica alle ore 15 e mercoledì prossimo, 5 gennaio, ancora alle 20.

Un debutto in prima assoluta salutato da scroscianti applausi in un teatro quasi esaurito, con pubblico attento e paziente, curioso di capire se ancora una volta la magia del teatro poteva fare rivivere la storia e le arie famose di quest’opera così datata.

Valencienne (Francesca Benitez)

Ne è risultato un lavoro corale di tutto rispetto, premiato con applausi lunghi e generosi, per una serie di motivi. L’orchestra, diretta da Asher Fisch ha interpretato perfettamente la partitura, e il coro è stato all’altezza del compito di sottolineatura di un battibecco amoroso che assume risvolti politici e da commedia degli equivoci, chiudendo con un sorriso questo 2021 che sta per lasciarci.

La regia del baritono Luca Micheletti, anche in scena nei panni di Danilo Danilowitsch, è stata convincente e ha saputo ben amalgamare le diatribe di una serie di personaggi che, a loro volta, sono stati altrettanto convincenti nelle loro parti.

Una menzione speciale va all’attore Ciro Masella per la sua perfetta e intrigante interpretazione di Njegus, il cancelliere dell’ambasciata del Regno di Pontevedro a Parigi, dagli interventi spassosi e rivelatori di una mente acuta, capace di risolvere parecchie questioni, anche amorose, dell’ambasciatore barone Mirko Zeta (il basso-baritono Filippo Morace), senza perdere il suo atteggiamento remissivo e servizievole.

Gli attori sono credibili anche grazie ai bei costumi di Leila Fteita che, con abiti sontuosi, sottolinea cene, balli, la vita dell’alta società che ama mettersi in mostra, soprattutto agli occhi dei ricchi e dei potenti. Tanto come si appare al banchetto dato dall’ambasciatore, o da Chez Maxim’s, dove tutto è realtà e finzione, dove tutto può essere concesso. Anche se i soldi si prendono in prestito e se serve il denaro depositato nelle casse della banca di Pontevedro da una vedova per non mandare il Paese in bancarotta.

Gli intrecci sono divertenti come previsto, ma resi molto bene in scena. È convincente, per recitazione e soprattutto voce, Hanna Glawari, la Vedova allegra, impersonata dalla soprano Elisa Balbo, anche collaboratrice alla nuova traduzione in italiano del libretto nella versione ritmica assieme a Luca Micheletti. Ottima la voce del tenore Pietro Adaini nel ruolo di Camille de Rossillon, l’innamorato della moglie del barone Zeta Valencienne, la soprano Francesca Benitez.

Valencienne (Francesca Benitez) e Camille de Rossillon (Pietro Adaini)

Il rimando continuo del testo, con “Tace il labbro” o “È scabroso le donne studiar”, ad amori e problemi soprattutto economici da risolvere, dà un tocco di leggerezza al tempo presente, carico di problemi che per un momento si possono dimenticare, guardando una mongolfiera calarsi adagio sul palcoscenico sul quale poi si ritrova un continuo giro di valzer per un ingegnoso sistema scenico.

Quindi il tavolo girevole, la quinta che porta a Chez Maxim’s e ai suoi camerini, l’automobile diplomatica, la giostra che ben rappresenta la vita: il continuo ritornare di situazioni e giorni, vizi e virtù che si rincorrono, gag divertenti dei personaggi in scena che la usano per dare un estro gioioso all’insieme ben concertato.

Hanna Glawari (Elisa Balbo)

Un ottimo lavoro, che rinnova un classico dei primi del Novecento e lo fa diventare un po’ più italiano, quella chiave latina che aveva incantato i viennesi e che testimonia non soltanto il cambiamento d’epoca, di gusto, di stile, ma come le epoche possono ritornare occhieggiando, come da una giostra, verso il tempo presente. Ad indicare che non tutto è cambiato in meglio e che, dove si può, si dovrebbe riacciuffare un po’ di passato per migliorare il presente e il futuro. In questo caso, il lavoro portato in scena è riuscito nell’intento di dare vita ancora ad un’opera che ci piace chiamare operetta perché così ci sembra più familiare.

Buon Anno!

Alessia Biasiolo (foto di scena del Teatro Carlo Felice)

La Vedova allegra debutta al Carlo Felice di Genova

Giovedì 30 dicembre 2021, con repliche il 31 dicembre e l’1, 2, 5 gennaio 2022 il Teatro Carlo Felice di Genova si prepara all’arrivo del 2022 con un nuovo allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice de La vedova allegra di Franz Lehár. Asher Fisch dirige l’Orchestra e il Coro del Teatro Carlo Felice, preparato da Francesco Aliberti. Luca Micheletti, oltre a curare la regia dell’allestimento e a essere tra i protagonisti in scena, presenta la sua nuova traduzione in italiano del libretto nella versione ritmica realizzata assieme a Elisa Balbo. Le scene e i costumi sono di Leila Fteita, il progetto luci è di Luciano Novelli nella realizzazione di Fabrizio Ballini, le coreografie sono firmate da Fabrizio Angelini.

Foto di scena de La Vedova allegra: Hanna Glawari (Elisa Balbo)

Al fianco di Luca Micheletti/Michele Patti nella parte del Conte Danilo Danilowitsch  e di Elisa Balbo/Valentina Mastrangelo in quella di Hanna Glawari, Francesca Benitez/Luisa Kurtz (Valencienne), Pietro Adaini/Emanuele D’Aguanno (Camille de Rossillon), Filippo Morace (Barone Mirko Zeta), Ciro Masella (Njegus), Claudio Ottino (Visconte de Cascada), Manuel Pierattelli (Raoul de St. Brioche), Giuseppe Palasciano (Kromow), Francesca Zaira Tripaldi (Olga), Luigi Maria Barilone (Bogdanowitsch), Kamelia Kader  (Sylviane), Alessandro Busi (Pritschitsch), Letizia Bertoldi (Praskowia), Valter Schiavone (Maître Chez Maxim), Federica Sardella (Zozo). Completano il cast Les Grisettes Michela Delle Chiaie, Ginevra Grossi, Erika Marinello, Marta Melchiorre, Matilde Pellegri, Monica Ruggeri e i danzatori Samuel Moretti, Giovanni Ernani Di Tizio, Tiziano Edini, Robert Ediogu, Matteo Francia, Andrea Spata.

«A sei anni dalla sua ultima rappresentazione al Teatro Carlo Felice, torna in teatro La vedova allegra ad accompagnare il pubblico verso il 2022 – commenta l’assessore alle Politiche culturali Barbara Grosso – Sulle note dell’operetta più amata e conosciuta al mondo, che andrà in scena in una sala finalmente a piena capienza, salutiamo il nuovo anno con il sorriso che la Vedova allegra sa regalare ai suoi spettatori».

«Per celebrare l’arrivo del nuovo anno assieme al nostro pubblico, dichiara il Sovrintendente Claudio Orazi, che dopo l’inizio di una campagna abbonamenti per il 2022 partita a ritmi sostenuti ritroviamo sempre più numeroso in sala, il Teatro Carlo Felice ha scelto La vedova allegra, l’operetta in assoluto più amata e rappresentata nel mondo, che torna a Genova a circa 113 anni dalla sua prima esecuzione in città, e a 6 anni dalla sua ultima rappresentazione in Teatro. Sin dal suo debutto, il 30 dicembre del 1905 al Theater an der Wien di Vienna con la direzione dello stesso Lehár, cui seguiranno ben 400 repliche, La vedova allegra si profilava quale titolo destinato a garantire al suo autore una gloria immortale. Il suo irresistibile mix di elementi teatrali e musicali, incardinati in un meccanismo a orologeria dal tempismo perfetto, riuscì a sedurre persino i palati più raffinati, come quelli di Alma e Gustav Mahler. La nuova versione ritmica del suo libretto realizzata in italiano da Luca Micheletti, assieme ad Elisa Balbo che debutta in prima assoluta al Teatro Carlo Felice regalerà al pubblico il piacere dei giochi di parole, dei calembour e dei doppi sensi originali in italiano. »

Foto di scena de La Vedova allegra

«La vedova allegra è un titolo che, con il suo fascino “d’altri tempi”, mi ha accompagnato ovunque nel mondo, dal Teatro alla Scala di Milano al Metropolitan di New York, racconta il direttore Asher Fisch. La morbidezza del suono, una certa rilassatezza tipicamente viennese è quanto, dai miei anni alla Volksoper di Vienna, porto nel cuore e cerco di trasmettere ogni qual volta la dirigo, per poter ricreare quello che doveva essere il suono originale del lavoro. Uno spirito sornione, che faccia “da pendant” alla comicità irresistibile del suo testo: è questo il lato che amo sfoderare per contribuire a fare affiorare il sorriso sul volto del pubblico che, immancabilmente, la Vedova allegra sa regalare».

Nelle sue note di regia Luca Micheletti anticipa: «Lo spettacolo si impernia su due assi portanti dalle molteplici declinazioni: da un lato, il “giro di valzer” come simbolo di un’epoca; dall’altro, il tema del teatro come scintillante rifugio fuori dal mondo. Siamo in un universo in cui, innanzitutto, ogni cosa gira costantemente: una società-carillon che celebra se stessa nel rituale girotondo che Schnitzler elevò a simbolo dell’intero secolo dando alle stampe il suo Reigen proprio nel 1900. Non ci si può fermare: c’è una legge che condanna alla leggerezza. Allo stesso modo, non si può far sul serio: ed ecco il tema del teatro, del continuo mutare e scambiarsi ruolo, maschera, status, opinione.»  

«L’operetta più in generale, prosegue l’artista, e la Vedova allegra in particolare, creano un ponte tra due mondi, dove  il teatro d’opera e il teatro di prosa si incontrano. La Vedova allegra, disse Bergman, è come una sorta di antico meccanismo, una lampada a olio, di cui bisogna rispettare il funzionamento: deve rilucere della sua luce speciale. La mia sarà perciò una Vedova allegra attenta allo spirito profondo che ha mosso i suoi primi creatori. D’altra parte, un approccio “filologico” credo sia adeguato solo fino a un certo punto di fronte ad una tale quantità di varianti, avallate dallo stesso Lehár e fin dapprincipio (in particolare sui dialoghi parlati, che qui ho tradotto e adattato liberamente incrociando diverse soluzioni drammaturgiche). Sulla tradizionale versione italiana delle parti musicali, poi, si erano accumulate e stratificate nel tempo molte inesattezze e incongruenze: abbiamo così pensato, com’è costume che ciclicamente avvenga per le operette, ad una nuova versione ritmica italiana, firmata da me e da Elisa Balbo. In essa conserviamo alcune traduzioni celebri di numeri ormai entrati nell’inconscio collettivo (da “tace il labbro” a “è scabroso le donne studiar…”), ma ritraduciamo ex novo tutto il resto, ricostruendo nella nostra lingua il sistema metrico e rimico dell’originale, restaurando spesso anche il testo musicale corrottosi nel tempo con l’adattarvi parole forzate. Ogni grande classico, del resto, si perpetua attraverso la somma delle sue varianti: e lo spettacolo ne terrà conto non solo dal punto di vista drammaturgico, ma anche teatrale, omaggiando e citando, con ironia e levità, più d’un secolo di rappresentazioni. Perché La Vedova allegra non è solo un’operetta, ma un sistema teatrale a sé stante, scintillante, autoironico e appena venato d’una sublime malinconia».

Teatro Carlo Felice di Genova

Giovedì 30 dicembre 2021

Venerdì 31 dicembre 2021

Sabato  1 gennaio 2022 ore 16.00

Domenica 2 gennaio 2022 ore 15.00

Mercoledì 5 gennaio2022 ore 20.00

Per info di biglietteria e promozioni, http://www.teatrocarlofelice.com

Personaggi e interpreti

Hanna Glawari Elisa Balbo, Valentina Mastrangelo (1.01)
Conte Danilo Danilowitsch Luca Micheletti/Michele Patti (1.01)
Valencienne Francesca Benitez/Luisa Kurtz (1.01)
Camille de Rossillon Pietro Adaìni/Emanuele D’Aguanno (1.01)
Barone Mirko Zeta Filippo Morace
Njegus Ciro Masella
Visconte de Cascada Claudio Ottino
Raoul de St. Brioche Manuel Pierattelli
Kromow Giuseppe Palasciano
Olga Francesca Zaira Tripaldi
Bogdanowitsch Luigi Maria Barilone
Sylviane Kamelia Kader
Pritschitsch Alessandro Busi
Praskowia Letizia Bertoldi
Maître Chez Maxim Valter Schiavone
Zozo Federica Sardella

Les Grisettes: Michela Delle Chiaie, Ginevra Grossi, Erika Marinello, Marta Melchiorre, Matilde Pellegri, Monica Ruggeri.  Danzatori:  Samuel Moretti, Giovanni Ernani Di Tizio, Tiziano Edini, Robert Ediogu, Matteo Francia, Andrea Spata

Nicoletta Tassan Solet (anche per le fotografie)

Tempo di Natale. Concerto al Teatro Carlo Felice di Genova

Con il concerto Tempo di Natale, in programma lunedì 6 dicembre alle ore 20.00 il Teatro Carlo Felice rende omaggio allo “spirito del Natale” in un appuntamento musicale divenuto ormai tradizione con il Coro di voci bianche del Teatro Carlo Felice diretto da Gino Tanasini, accompagnato al pianoforte da Enrico Grillotti. Il senso di mistero, l’atmosfera di festa, la disposizione alla gratitudine e alla generosità che, sin dall’antichità, accompagnano le celebrazioni delle festività di fine anno in varie culture, risuoneranno amplificati nei cuori delle persone grazie ai brani di compositori della tradizione colta e popolare, europei e statunitensi che concorrono a formare parte del corposo ed esteso patrimonio dei “canti di Natale”. Il concerto è anche un’occasione per ritrovare il piacere della vicinanza tra le generazioni e riportare al centro delle propria quotidianità la sacralità incantata dell’infanzia.

Procession è il brano che Benjamin Britten (1913 – 1976) volle mettere come prima perla di una bellissima ghirlanda di brani natalizi (The Ceremony of Carols – 1945) ispirata a melodie antiche, su testi di poeti inglesi di varie epoche. Il “mistero” dell’incarnazione è certamente uno dei temi fondanti del Natale nella tradizione, un tema rimanda al ruolo fondamentale della Madonna. Il tema mariano è quindi a pieno titolo un argomento natalizio: nel concerto è introdotto dal Magnificat che Franz Liszt (1881- 1886) scrisse a compimento della sua Dante-Symphonie (1857) proposta dal coro nella trascrizione originale per canto e pianoforte, anche per celebrare la ricorrenza Dantesca di quest’anno. Al XVI secolo risale invece la lauda spirituale Venitene pastori il cui testo si deve a Lucretia de’ Medici, figlia primogenita di Lorenzo il Magnifico, un vera e propria filastrocca che in qualche modo “ridipinge” il tradizionale presepio con una musica dal sapore pastorale, dall’intento edificante. Ancora legata alla tradizione popolare più recente è l’Ave Maria in sardo per eccellenza,  Deus te salvet Maria rivisitata dal coro per l’esecuzione di sole voci infantili. L’Ave Verum K 618, a sua volta realizzato nell’adattamento per coro di voci pari, è uno dei temi più noti di Wolfgang Amadeus Mozart. Il tema del ritorno alla luce si manifesta anche nei canti dedicati alla festa di Santa Lucia, il 13 dicembre – vicino al solstizio d’inverno. La  Santa martire del IV secolo, personaggio ammirato e celebrato da Dante nella sua Commedia è omaggiata con una delle melodie popolari più care alla tradizione siciliana e partenopea ma che, per affascinanti traiettorie della tradizione, è anche una delle melodia più amate in altre zone del mondo; una tra tutte la Svezia, in cui questo canto fa da sfondo a diverse cerimonie folkloristiche con la presenza di tanti bambini. E i bambini a Natale, si sa, amano immergersi nella magia della festa, nella condivisione di emozioni forti, ingrediente che è stato efficacemente presente nella lunga e fortunata saga di Harry Potter. Double trouble, eseguito nel concerto, è il visionario brano firmato da John William, che risuona nella colonna sonora del terzo capitolo della saga (Harry Potter e il prigioniero di Azkaban). Rimanendo in tema cinematografico, il famosissimo brano tratto dalla colonna sonora firmata da Rodgers e Hammesrtein (Premio Oscar nel 1966) del film The sound of music (“Tutti insieme appassionatamente”), Do, re, mi intreccia con brio melodie e controcanti costruiti sul nome delle note della scala. Segue ancora un omaggio cinematografico all’opera di un religioso, sostenitore delle qualità educative della musica, del canto e della coralità: San Filippo Neri (1511- 1595), cui la Rai nel 2010 dedicò una miniserie che aveva come protagonista Gigi Proietti, scomparso un anno fa. A quest’ultimo è dedicato così il brano dalla colonna sonora scritta da Marco Frisina Preferisco il paradiso. Al termine, un frizzante Medley di Natale scritto da Enrico Grillotti per il coro, in cui tutti i temi dei brani in programma si “sfidano”  in una gioiosa “battaglia” tra famose canzoni di Natale.

Il Coro di voci bianche del Teatro Carlo Felice di Genova è nato nel settembre del 2006 quale fulcro di un progetto educativo espressamente rivolto alle generazioni più giovani. Tra gli obiettivi del progetto, infatti, quello di sviluppare ulteriormente il ruolo di referente culturale del Teatro nei confronti del tessuto cittadino attraverso un coinvolgimento diretto dei giovani, ai quali offrire l’opportunità di trasformarsi, da semplici fruitori di spettacoli a loro dedicati, in veri e propri protagonisti dell’attività programmata nelle stagioni artistiche.

Grazie all’attività del coro, non solo i coristi ma anche le loro famiglie, hanno avuto modo di avvicinarsi e prendere confidenza con un’istituzione (il teatro lirico) spesso vista come distante se non, talvolta, completamente sconosciuta, ma che invece conserva in se, per sua natura, la valenza di propulsore privilegiato di valori non solo culturali ed artistici ma anche sociali. Crescere con la musica è dunque per i cantori del Coro delle Voci Bianche del teatro Carlo Felice di Genova una realtà toccata con mano: nel corso di tredici stagioni artistiche, oltre un centinaio di ragazze e ragazzi di varie età (nel coro sono coinvolti bambini a partire degli otto anni per poi arrivare a ragazze fino ai diciassette), hanno avuto l’opportunità di approfondire le proprie competenze musicali, di vivere l’esperienza di montare un allestimento lirico/sinfonico, di esibirsi al fianco di famosi interpreti, suscitando l’interesse di critica e di pubblico in diversi concerti (circa 100 esibizioni). Alcuni di questi sono stati registrati e trasmessi con diffusione nazionale da Radio Rai.

PROGRAMMA

Benjamin Britten A ceremony of Carols op.28: Procession

Franz Liszt  Dante-Symphonie S109: Magnificat

S. Razzi/Lucretia de’ Medici Venitene pastori (adattamento G. Tanasini)

Thomas Juneau Resonet in laudibus

Anonimo (tradizionale) Deus te salvet Maria (adattamento G. Tanasini)

Wolfgang Amadeus Mozart Ave Verum Corpus Kv 618

Andrea Basevi Sempre nasce un bambino

Francesco Guccini Un vecchio e un bambino (adattamento G. Tanasini)

John Williams Double Trouble

Teodoro Cottrau Santa Lucia

R. Rodgers/O. Hammerstein II  The sound of music: Do Re Mi

Marco Frisina: Preferisco il paradiso

AA.VV. Medley di canti natalizi (adattamento E. Grillotti)

Coro di voci bianche del Teatro Carlo Felice

Maestro del coro Gino Tanasini

Pianoforte Enrico Grillotti

I biglietti possono essere acquistati alla biglietteria del Teatro Carlo Felice e nel circuito on e offline di Vivaticket.

N.T.S.

Note dal Mondo: Germania

Nel secondo concerto della serie Note dal Mondo, mercoledì 27 ottobre 2021 alle ore 20.00, il Coro del Teatro Carlo Felice di Genova diretto da Francesco Aliberti, assieme al quartetto vocale composto da Barbara Bargnesi, soprano, Carlotta Vichi, mezzosoprano, Blagoj Nacoski, tenore, Filippo Polinelli, baritono, accompagnati al pianoforte da Patrizia Priarione e Sirio Restani, si avventura alla scoperta della produzione corale europea attraverso le opere di due autori cardini della tradizione germanica, Johann Sebastian Bach,  con il Quodlibet BWV 524 e Johannes Brahms, con i Liebeslieder. Walzer op 52.  e i Neue Liebeslieder op. 65.

La Germania è uno dei cuori pulsanti della musica occidentale e in Germania, anche attraverso la speculazione filosofica la musica diventa veicolo di comprensione del mondo, che supera la dimensione del puro piacere estetico e dell’intrattenimento. È in questa prospettiva che va colto il senso della musica di autori come Bach, Beethoven, Schumann, Brahms: lamusica sa dire più delle parole, sa parlare di Dio e dell’amore, esprimendo ciò che sfugge alla struttura logica del reale e del linguaggio.

Francesco Aliberti direttore del Coro

Johann Sebastian Bach fu fine conoscitore dei segreti del contrappunto e se ne servì come strumento di costruzione formale. Ma il principio di tale costruzione sta nell’incrollabile fede, che orienta il senso di ogni attività umana. Eppure Bach fu uomo come tutti noi, un ragazzo divertente e appassionato, pur con una immensa capacità di soffrire, che amò le sue donne e seppe trascorrere con allegria e ironia i momenti belli della vita. Il Quodlibet è uno dei pochi manoscritti ancora conservati del giovane Bach. Si tratta di uno scherzo musicale a quattro voci e basso continuo, composto per il proprio matrimonio con la cugina Maria Barbara, nel quale si presenta una scanzonata compagnia di invitati e parenti che si divertono tra loro con insulti bonari e richiami a personaggi della  vita reale, con una non trascurabile parodia stilistica sullo stile tardo secentesco.

Nelle due raccolte dei Liebeslieder Walzer, elaborate su testi di Georg Friedrich Daumer in cui gli elementi della natura evocano le diverse sfumature dell’amore, la composta semplicità della musica di Brahms, che molti studiosi fanno risalire all’approfondimento del repertorio di Haendel e che è comunque riconducibile alla genuinità della danza popolare, si coniuga a momenti di crescente passione e fervente lirismo, con un tratto compositivo tipicamente modale che anticipa i colori del neomodalismo novecentesco. Cordialità, grazia e leggerezza tipiche della Hausmusik si alternano a momenti di spessore drammatico, quasi a richiamare l’inquietudine emotiva dello Sturm und Drang, per poi confluire nel brano conclusivo, composto su testo di Goethe, in una richiesta di pace e serenità all’insegna di un Amore divinizzato, autentico orizzonte di una vita degna e completa.

PROGRAMMA

 Johann Sebastian Bach (Eisenach, 1685- Lipsia, 1750)
Quodlibet BWV 524

 Johannes Brahms (Amburgo, 1833 – Vienna, 1897)
Liebeslieder. Walzer op. 52

 Johannes Brahms
Neue Liebeslieder op. 65

Barbara Bargnesi, soprano

Carlotta Vichi, mezzosoprano

Blagoj Nacoski, tenore

Filippo Polinelli, baritono

Maestro del coro Francesco Aliberti

Coro del Teatro Carlo Felice

 Pianoforte Sirio Restani/Patrizia Priarone

Nicoletta Tassan Solet (anche per la fotografia)

Matvienko incanta il Carlo Felice di Genova

Eccellente il concerto di apertura del cartellone sinfonico del Teatro Carlo Felice di Genova, che ha visto sul podio Dmitri Matvienko, direttore d’orchestra trentenne, nativo di Minsk, vincitore del Primo Premio e del Premio del Pubblico della Malko Competition DNSO/2021, a dirigere l’Orchestra del Teatro. Interessante il programma in cui la luna e la notte sono state protagoniste. Il titolo del concerto era proprio “Il mondo della luna”, derivato dall’opera di Haydn la cui Sinfonia di apertura è stata presentata a inizio della performance, scritta su libretto di Carlo Goldoni inizialmente destinato a Baldassarre Galuppi. Indiscutibili le prestazioni degli orchestrali, in varia formazione, ma l’attenzione si è di certo concentrata sul Direttore che ha convinto. La sua bravura tecnica è stata accompagnata dall’assoluta dissimulazione tra le note: ogni movimento, dai più delicati ai più intensi, era trascinato dalla musica e nella musica scompariva, per diventarne un tutt’uno. Davvero una soddisfazione nel silenzio del bellissimo teatro, verificare come la musica sinfonica, italiana ed europea, ancora interessi ed affascini le giovani generazioni, in cui l’interpretazione diventa fondamento per la crescita comune ancora, con la musica, nella musica, per la musica. Presenti in sala, tra il pubblico, anche dei bambini di cui ciascuno ha apprezzato l’educazione: hanno seguito il concerto con attenzione e con l’impegno di, chissà, futuri musicisti.

Dmitri Matvienko aveva affermato che davanti all’orchestra dimentica tutto e si immerge nella musica, e gli astanti hanno potuto riscontrare che è davvero così, non sono frasi fatte. E in realtà si percepisce che il giovane Direttore d’orchestra sente la musica, la intuisce, la penetra con la propria sensibilità e personalità portando i musicisti che dirige a esprimere vecchi spartiti che sembrano nuovissimi, appena sfornati da una mente e dai suonatori in un tutt’uno. Quindi con la sinfonia di Franz Jospeh Haydn da “Il mondo della luna”, a “Il tramonto” di Ottorino Respighi per mezzosoprano e orchestra d’archi, su versi di Percy Bysshe Shelley, si è potuto ampiamente apprezzare il talento di Matvienko, ma anche la voce di Sonia Ganassi, in un impegnativo testo che ne ha messo in risalto la doti canore. Molti gli applausi per il programma intero, con più uscite del Direttore. Nell’attenzione posta al repertorio strumentale italiano del XX e XXI secolo, trascinante “Piccola musica notturna” su poesia di Manuel Machado di Luigi Dallapiccola e la conclusione grandiosa con la Sinfonia n. 2 in Re minore, op. 36 di Ludwig van Beethoven. Tanto la potenza strumentale, quanto i silenzi, le note alte e quelle soffuse, hanno trionfato a Genova, perché l’impetuosità giovanile e la forza sono state accompagnate alla dolcezza e all’interpretazione intelligente di chi ha scritto musica e testi. Questo è ciò che rende più prezioso il concerto: il proprio personale apporto, del Direttore e dell’Orchestra, facendo rivivere quanto ci è arrivato nel corso della storia musicale. Certamente un ottimo inizio per la stagione sinfonica del Teatro Carlo Felice e un Direttore da seguire negli anni futuri.

Alessia Biasiolo

Il mondo della luna

Il concerto di apertura del cartellone sinfonico del Teatro Carlo Felice, con la partecipazione del mezzosoprano Sonia Ganassi, in programma sabato 11 settembre alle ore 20, vede il debutto sul podio dell’Orchestra del Teatro di Dmitri Matvienko, trent’anni, nativo di Minsk, in un programma che intreccia suggestioni musicali e poetiche in particolare italiane, che si rincorrono per l’Europa, in cui la luna e la notte sono protagoniste. Il suo titolo Il mondo della luna gli deriva dall’opera di Haydn la cui sinfonia d’apertura viene presentata a inizio di serata, scritta su di un libretto che Carlo Goldoni aveva originariamente destinato a un altro grande compositore italiano, Baldassarre Galuppi.

Fresco di vittoria del Primo Primo e del Primo del pubblico del Malko Competition DNSO/2021 Matvienko si appresta conquistare le platee dei teatri internazionali di tutto il mondo, dall’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, alla Royal Stockholm Philharmonic Orchestra. L’evento suggella un protocollo d’intesa grazie a cui il Teatro Carlo Felice avrà la possibilità di ospitare nelle suggestive stagioni i vincitori del prestigioso concorso, tra le massime sfide del podio dedicate alla nuova generazione di direttori internazionale, sotto la presidenza di Fabio Luisi, che è direttore principale della Danish National Symphony Orchestra e direttore onorario del Teatro Carlo Felice. 

“E’ il processo delle prove, della costruzione del fatto musicale ad affascinarmi: davanti all’orchestra dimentico il mondo intero e sono immerso nella musica, racconta il giovane direttore al pubblico e alla stampa, cui si è presentato oggi nell’atmosfera raccolta del Foyer del Teatro. A un giovane direttore posso oggi dire che, al di là dello studio, dell’intensità con cui ogni musicista deve applicarsi, contano molto anche l’intuito, la capacità di rapportarsi con quello che sente e con quello che accade attorno. Rapportarsi a compositori italiani come Dallapiccola, un vero genio musicale, con un brano dall’immenso fascino come Piccola musica notturna, con il Respighi d’ispirazione lirica, oltre che con Haydn e Beethoven, permette a me e al pubblico di godere di una parte della musica del nostro tempo estremamente melodica, che unisce, come per esempio in Skrijabin, il lirismo e il colore alla dimensione dell’elaborazione e della ricerca sul linguaggio musicale. Sono autori che vorrò eseguire il più sovente possibile anche in futuro”.

Il programma del concerto presenta incastonati tra la Sinfonia dall’opera Il mondo della luna di Franz Jospeh Haydn e, nella seconda parte, la Sinfonia n. 2 in re minore op.36 di Ludwig van Beethoven, Il tramonto di Ottorino Respighi, poemetto lirico per mezzosoprano e orchestra d’archi si sviluppa su versi di Percy Bysshe Shelley e Piccola musica notturna di Luigi Dallapiccola, un brano celebre in ambito internazionale, debuttato nel 1955 ad Hannover, ma poco presente nei cartelloni sinfonici italiani; “un programma audace e insolito per un giovane direttore della nuova schiera di talenti del podio internazionale, spiega il Sovrintendente Claudio Orazi, che sposa l’attenzione del Teatro Carlo Felice per il repertorio strumentale italiano del XX e del XXI secolo, a partire dalla “generazione dell’80”, e valorizza una concezione di musica assoluta squisitamente italiana che, da queste premesse, si sviluppa e arriva sino ai nostri giorni”.

Dmitri Matvienko è oggi direttore affiliato della National Academic Opera and Ballet Theatre of Belarus. E’ attualmente impegnato in produzioni alla National Academic Opera and Ballet Theatre di Minsk, alla Novaya Opera di Mosca e alla Staatsoper di Monaco di Baviera, dove fa parte del team artistico di Vladimir Jurowski come assistente musicale nella nuova produzione di The Nose di Shostakóvitch. Si è formato alla grande scuola direttoriale russa, con Gennady Rozhdestvensky, Vladimir Jurowski, Teodor Currentzis e Vasily Petrenko, figure con cui condivide la sua passione per la lirica e per la musica del nostro tempo, che affronta collaborando con le realtà più innovative della scena moscovita, in ambito teatrale, come lo Stanislavsky Electrotheatre e, in ambito strumentale, con l’ensemble “N’Caged”, tra i gruppi di musica contemporanea più attivi della capitale russa.

PROGRAMMA

Teatro Carlo Felice, Sabato 11 settembre ore 20.00

Concerto sinfonico. In collaborazione con Malko Competition for Young Conductors DNSO/2021

Franz Joseph Haydn

Il mondo della luna: Ouverture, Hob. XXVIII:7

Luigi Dallapiccola

Piccola musica notturna, danza pantomima su di una poesia di Manuel Machado

Ottorino Respighi

Il tramonto, P. 101, per mezzosoprano e orchestra d’archi

Ludwig van Beethoven

Sinfonia n. 2, in re minore, op. 36

Nicoletta Tassan Solet (anche per le fotografie)

Il cartellone del Teatro Carlo Felice di Genova

Il Teatro Carlo Felice di Genova guarda al futuro con fiducia e annuncia il cartellone di Opere, Balletto, Concerti dei mesi di settembre-dicembre 2021, dedicato alla ricorrenza del trentennale dell’apertura del nuovo Teatro (18 ottobre 1991 – 18 ottobre 2021).

Dall’11 settembre 2021 fino al 5 gennaio 2022tre nuovi allestimenti operistici, un balletto in prima rappresentazione assoluta e quattordici concerti sinfonico corali: in tutto 30 appuntamenti musicali nella città di Genova e sul territorio nazionale, dalla Liguria, al Piemonte, fino a Milano.

A Genova, il Teatro Carlo Felice punta a confermare l’affiatamento con il suo tradizionale pubblico, e a dialogare con quello nuovo all’insegna dello slancio sociale che, Teatro e Musica declinando, portano nell’anima ed nel cuore il respiro rigeneratore della Cultura.

Il cartellone di Opere e Balletto presenta un nuovo allestimento di Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, al suo debutto l’8 ottobre, per la regia, le scene e le luci di Christian Taraborrelli e la direzione musicale di Andriy Yurkevych, in una  prima realizzazione assoluta in realtà aumentata, a cura del Teatro Carlo Felice in collaborazione con Rai Cultura. L’opera è presentata in dittico con la nuova creazione per la regia, la coreografia, le scene, i costumi e le luci di Virgilio Sieni sulla composizione Sull’esser angeli di Francesco Filidei, in prima esecuzione assoluta nella nuova versione di balletto. Debutta il 19 novembre Bianca e Fernando di Vincenzo Bellini, per la regia, le scene e i costumi di Hugo de Ana e con la direzione musicale di Donato Renzetti, nella prima esecuzione moderna della versione realizzata per l’inaugurazione del Teatro Carlo Felice, il 7 aprile 1828, con il libretto revisionato da Felice Romani, e gli ampi passaggi musicali composti per l’occasione da Vincenzo Bellini, finalmente riportati alla luce. Il 30 dicembre debutta il nuovo allestimento de La vedova allegradi Franz Lehár su libretto di Victor Léon e Leo Stein nella nuova traduzione in italiano e nella nuova versione ritmica di Luca Micheletti, regista e interprete vocale in scena, con la direzione musicale di Asher Fisch.

Concerti sinfonici vedono l’Orchestra del Teatro Carlo Felice impegnata in progetti ispirati ad altrettanti filoni programmatici che indagano il repertorio sinfonico e di arie d’opera da concerto europeo, dal Barocco ai nostri giorni, alla scoperta di Mozart l’italiano, con l’esecuzione integrale delle Sinfonie di Mozart messe in relazione con l’opera degli autori suoi predecessori e contemporanei italiani che hanno influenzato il suo stile e con interpreti specializzati nel repertorio pre classico, della Civiltà musicale genovese e ligure, con il secondo capitolo dell’esecuzione integrale dell’opera di Stradella – dopo l’allestimento in prima esecuzione moderna de Il Trespolo Tutore nel 2020  – dedicato all’Oratorio San Giovanni Battista, e delle radici della nostra contemporaneità musicale, con la valorizzazione del repertorio della generazione dei compositori italiani “dell’Ottanta” e del Novecento italiano. Direttori ospiti sono Federico Maria Sardelli (16 settembre), Andrea De Carlo (7 dicembre), Alessandro Cadario (30 ottobre), Marco Angius (14 ottobre) e inoltre Dmitry Matvienko (11 settembre), vincitore del Malko Competition 2021, oltre a Sergey KrylovMarcello Rota, in occasione delle finali, rispettivamente, del Premio Paganini e del Concorso G.B. Viotti, e Pietro Borgonovo, nel concerto inaugurale della Stagione della GOG, di cui è anche Direttore artistico, che presenta assieme al Teatro Carlo Felice una prima esecuzione assoluta: Tagli di luce(Omaggio a Lucio Fontana), per orchestra, di Adriano Guarnieri. « La musica di Guarnieri è ricca di fascino sonoro, anticipa Pietro Borgonovo. Questa composizione in particolare s’ispira al concetto di “taglio” nell’arte di Lucio Fontana, che in musica avviene attraverso formule di interruzione brusca dei momenti di grande sonorità, affidati agli ottoni. Ed è proprio in questo che si annida la bellezza del brano: il taglio permette di vedere qualcosa, di molto intimo e prezioso: il lirismo, reso da pochi strumenti solisti, che – come nel concertino di un concerto grosso barocco – dialogheranno con l’orchestra. »

Quattro sono i concerti corali tematici in programma, tre dei quali si inseriscono nel filone Viaggio in Europa esplorato dal Coro del Teatro Carlo Felice diretto da Francesco Aliberti negli ultimi due anni, che spaziano dal Quattrocento ai nostri giorni, nel repertorio corale argentino, con musiche di Domenico Zipoli, Carlos Guastavino, Ariel Ramirez (13 ottobre), tedesco, con Johann Sebastian Bach e Johannes Brahms (27 ottobre), fiammingo e francese, da Jean Mouton a Francis Poulenc (3 dicembre), oltre al concerto del Coro di Voci Bianche del Teatro Carlo Felice diretto da Gino Tanasini, Tempo di Natale (6 dicembre).

Osserva il Sindaco di Genova, Marco Bucci, Presidente della Fondazione Carlo Felice: «Siamo di fronte all’inizio di una nuova stagione, con un cartellone internazionale di altissimo livello, capace di portare a teatro non solo i genovesi, ma anche spettatori dalle vicine regioni. Essere in grado di poter fornire un intrattenimento culturale di eccellenza, permette alla nostra città di qualificarsi come una delle più attrattive da questo punto di vista nel panorama nazionale.

Tornare al Carlo Felice, dopo gli spettacoli dal vivo ai Parchi di Nervi, ci riempie di orgoglio e soddisfazione: un teatro che, nonostante tutto, non si è mai fermato, ma ha lavorato con attenzione e impegno per arrivare, oggi, alla presentazione di un calendario entusiasmante.»

«Dopo il grande successo del Nervi Music Ballet Festival, Genova prosegue con la programmazione del Teatro Carlo Felice che, da settembre a dicembre, celebra il trentennale della sua riapertura con un cartellone di opere, balletto, concerti – commenta l’assessore alle Politiche culturali Barbara Grosso – valorizzando il grande repertorio lirico e sinfonico con tre nuovi allestimenti e con un balletto proposto in prima assoluta. Un cartellone degno di grande nota, che sicuramente riscuoterà un grande successo di pubblico e di critica, confermando il Teatro Carlo Felice come una tra le principali realtà teatrali nazionali. »

«Il Teatro Carlo Felice rappresenta da sempre per la nostra Regione una grande eccellenza culturale, commenta il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Da settembre a dicembre il Teatro ha organizzato una programmazione nuova per coinvolgere il suo tradizionale pubblico e non solo, espandendosi anche sul territorio nazionale, un impulso forte per permettere ai teatri e ai concerti di ripartire dopo la pandemia. Il rilancio della Liguria passa anche dalla cultura. »

«Il cartellone propone un ventaglio molto ampio di proposte – dichiara l’assessore alla cultura e allo spettacolo di Regione Liguria Ilaria Cavo – Si toccano repertori diversi, si va dal Barocco di Vivaldi fino al Contemporaneo di Filidei, dal titolo conosciuto, come Pagliacci che punta sulla realtà aumentata a Bianca e Fernando, opera di Bellini presentata con un allestimento di Hugo de Ana. Non mancano il balletto e il coro delle voci bianche. I 30 appuntamenti musicali a Genova e sul territorio nazionale sono, dopo la magica esperienza estiva al Nervi Music Ballet Festival, un segno continuativo di rinascita ma anche di una fondazione lirica al servizio del territorio. L’idea di un hub culturale, condivisa con il Sovrintendente, è strategica. L’inaugurazione della stagione della Gog, che vedrà l’Orchestra del Teatro Carlo Felice diretta da Pietro Borgonovo direttore artistico della Gog, è il primo passaggio di questa visione. Questo è il segnale forte: un Teatro in continuo dialogo e contaminazione con il territorio. »

Dichiara il Sovrintendente Claudio Orazi: «Dopo un’intensa stagione estiva che ha visto protagonista il Nervi Music Ballet Festival 2021, con indici di successo confermati dal gran numero di “ tutto esaurito”- con le sublimi performance di Svetlana Zakharova e Vadim Repin, del Ballet Igor Moiseev, con la prima assoluta del progetto Stravinsky’s Love e delle serate di gala dello Youth America Grand Prix – ma anche dal qualificato lavoro professionale dell’Orchestra e del Coro del Teatro Carlo Felice, quest’ultimo impegnato in otto concerti sia in Teatro a Genova sia in tutto il territorio ligure fino al basso Piemonte, oggi, insieme a tutti i comparti artistici, tecnici ed amministrativi, ci apprestiamo ad affrontare una nuova sfida: quella di valorizzare l’immensa tradizione lirica, italiana e internazionale, con musiche, trame e allestimenti che mantengano intatta la capacità di suscitare meraviglia ed entusiasmo. Penso a Pagliacci, Bianca e Fernando, La vedova allegra, ma anche alla riscoperta di veri gioielli della Civiltà musicale genovese e ligure, con l’opera di artisti liguri di nascita come Emanuele Luzzati, di cui ricorre il centenario della nascita  e anche di adozione come Alessandro Stradella, e in parte anche di quel gran genio di Giuseppe Verdi. Gli intenti si confermano anche nella stagione sinfonica con l’ approfondimento del repertorio europeo le cui radici si intrecciano saldamente alla storia musicale italiana, come nel caso di Mozart, “l’italiano” e del Barocco fino alla “generazione dell’Ottanta” proiettandoci verso l’ascolto condiviso in una grande Sala.

Alla ricerca della qualità artistica capace di attestare la programmazione ad architrave della promozione turistica e identitaria della Liguria. corrisponde, da parte della Fondazione del Teatro Carlo Felice, l’impegno ad investirsi sempre più nel ruolo sociale che definirei ancestrale dell’attività teatrale, attraverso un’azione articolata su due spazi principali:  la dimensione territoriale, con un forte radicamento fino a costituire un hub culturale creativo, di diffusione della musica in collaborazione con le migliori realtà culturali della Regione e delle Regioni adiacenti, come il Piemonte (dove l’Orchestra si esibirà, il 14 ottobre, al Perosi Festival di Tortona) e la Lombardia (dove l’Orchestra si esibirà, il 30 ottobre, al Teatro Dal Verme di Milano) e la dimensione comunicativa che congiunga la Liguria all’Italia e al mondo attraverso  l’intensificarsi delle nostre media relation, sia con le emittenti locali, sia con Rai, Classica HD, Unitel e altri network internazionali. Il Teatro Carlo Felice desidera, infine, rafforzare il proprio contributo concreto alla crescita specifica delle professioni legate alla musica,  soprattutto dei più giovani, grazie ai protocolli d’intesa istituzionali ed allo sviluppo di alleanze culturali e produttive che generino opportunità di formazione specifica e lavoro, come nel caso del network istituito dall’Accademia di perfezionamento e inserimento professionale del Teatro Carlo Felice diretta da Francesco Meli, fino alla diffusione generale di una sempre maggiore consapevolezza del valore culturale ed economico del Teatro e della professionalità dei musicisti, come nel caso della promozione dell’inserzione nel Repertorio regionale delle professioni della scheda relativa alla figura del cantante lirico.

Desidero esprimere gratitudine al Consiglio di Indirizzo della Fondazione Teatro Carlo Felice, ai Soci Pubblici e Privati oltre che a tutti i Partner Privati e Sponsor che, in questa prospettiva, stanno sostenendo la rinascita del Teatro, dopo i mesi di incertezza sanitaria che, seppur non così lontani, confermano lo sguardo al percorso futuro condiviso e che deve diventare la piattaforma di un itinerario comune e di collaborazione a vantaggio della collettività.

Un ringraziamento particolare ed affettuoso a tutto il pubblico, ritrovato con grande piacere nell’arena estiva di Nervi, e che ha dimostrato quanta energia siano in grado di restituire le performances artistiche dal vivo. Un encomio a tutti i lavoratori del Teatro, orchestra, coro, tecnici e personale amministrativo: dimostrano ogni giorno alta professionalità ed un attaccamento morale ed etico alla Fondazione conseguenza del desiderio di partecipare attivamente a un progetto di rinnovamento artistico e organizzativo di grande impatto.»

Nicoletta Tassan Solet

L’elisir d’amore al Carlo Felice di Genova

La produzione de L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti conclude la Stagione 2020-2021 del Teatro Carlo Felice di Genova con un omaggio nel centenario della nascita a Emanuele Luzzati, di cui propone una delle scenografie più celebri, realizzata nel 1994 per l’allora “Teatro dell’Opera di Genova”, con gli storici costumi di Santuzza Calì.

L’allestimento, per la nuova regia di Davide Garattini vede Alessandro Cadario, maestro concertatore e direttore salire sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Carlo Felice, preparato da Francesco Aliberti, protagonisti in scena i solisti dell’Accademia di alto perfezionamento per cantanti lirici del Teatro Carlo Felice, con la direzione artistica di Francesco Meli.

Melodramma giocoso in due atti scritto da Gaetano Donizetti nel 1832 su libretto del genovese Felice Romani L’elisir d’amore si ispira alla vicenda de Le Philtre di Daniel Auber, su libretto di Eugène Scribe, in voga a Parigi in quegli stessi anni. Nei due soli atti di una vicenda di ispirazione agreste – il semplice Nemorino, innamorato della bella e scaltra Adina, si fa raggirare dal ciarlatano Dulcamare che gli propone un magico filtro d’amore – Donizetti riesce musicalmente condensare gli affetti propri del genere comico e del semiserio. A questi amalgama la dimensione metateatrale, in una commedia degli equivoci e degli intrighi a lieto fine, di grande vitalità melodica, la cui trama, pronta a “scattare” come una trappola, si riavvolge ironicamente attorno al destino dei personaggi.

La vicenda, piena di fantasia, di freschezza, viene esaltata dalla scelta di Luzzati di ambientare l’intera vicenda a cielo aperto, nel quadro di un’ambientazione classica: le quinte, il boccascena, un albero richiamano un’iconografia tipicamente ottocentesca, utilizzando semplici dispositivi (siparietti, al più) per ricreare le ambientazioni intimistiche, e sgombrano il terreno all’arrivo dirompente del carro-armadio di Dulcamara, che assolve al compito di dispiegare “telescopicamente” i diversi interni, in una contemporaneità di spazio e tempo che riporta alle fondamenta illusionistiche e favolistiche del linguaggio dell’opera.

“L’elisir d’amore, nel suo genere è una delle opera più perfette, scriveva Emanuele Luzzati nelle sue note sull’allestimento dello stesso titolo al Carlo Felice nel 2004: una musica leggera, ma senza mai cadute; un libretto spiritoso, frasi orecchiabili e poi punti di forza: uno nel primo atto con la cavatina di Dulcamara e l’altro nella celebre romanza, cavallo di battaglia di tutti i tenori leggeri “una furtiva lagrima”. Ed è con leggerezza e semplice efficacia che Luzzati risolve una mise en scène nata strutturata in una serie di tableaux vivants caleidoscopici, tra cui si insinuano riferimenti alla dimensione meta-teatrale, come attraverso la presenza in scena di una poltrona: quella su cui sedeva il nonno dello stesso Luzzati, per narrargli la storia di Nemorino e Adina, quella su cui si siederanno gli innamorati per condividere, oggi, i loro progetti e, un domani, i loro racconti e ricordi.

Note di regia di Davide Garattini

I cent’anni dalla nascita di Emanuele Luzzati sono un anniversario che non può passare inosservato, soprattutto da parte della città che l’ha visto nascere e morire, lui stesso ha da sempre mostrato un forte attaccamento verso la città di Genova come sua grande ispiratrice : “ Genova, dove si entra dai tetti delle case e si esce giù per le strade ripide, labirintica come un bosco, è la mia migliore musa. Tutte le volte che esco dall’ascensore del quartiere di Castelletto e guardo fuori mi stupisco, perché vedo sempre qualcosa di nuovo.”. Proprio da queste parole ho iniziato il mio viaggio in questo bellissimo Elisir d’amore firmato Luzzati-Calì. Ci si ritrova magicamente immersi in un caleidoscopio di colori che inebria e come in un labirinto ci si perde piacevolmente in una visione fantastica.

Purtroppo non ho mai conosciuto Lele Luzzati, ammetto che mi sarebbe piaciuto molto fare una conversazione con lui perché avrei mille domande da fargli a cui sicuramente risponderebbe mostrandomi tutte le sue immagini. Sono stato da sempre affascinato dalla sua arte, mi divertiva e mi incuriosiva; ho da sempre osservato i suoi lavori e ho sempre accolto con entusiasmo le sue proposte artistiche, soprattutto quando affrontava i classici più conosciuti. Mi lascio graffiare, con molto piacere, dalle sue immagini così vibranti dove, a ogni sguardo, veniamo catturati da nuovi dettagli, esattamente come accade con la città di Genova, un labirinto di diverse possibilità e molteplici sfaccettature.

La felicità è sicuramente stata la mia prima reazione quando ho ricevuto la proposta di firmare una nuova regia dell’opera con le scene di Luzzati, poi lentamente l’entusiasmo si è placato e si è trasformato in uno sguardo più guardingo. Ho da subito cercato di esaltare la forma estetica, ma sicuramente, entrare in un progetto come questo con una nuova regia, non è cosa facile, ci vuole molto rispetto e attenzione. Anche in questo caso una frase di Luzzati mi è venuta in aiuto: “La memoria è una cosa fredda, il racconto invece è caldo: è tutta la vita che racconto, io che sono così avaro di parole.” Per cui inutile pensare alla memoria, dovevo mettermi a raccontare; così che ho cominciato a farmi guidare in questo caleidoscopio di colori cercando un modo nuovo: vivo e caldo e al tempo stesso di rispettare il lavoro esistente.

Siamo in un periodo storico molto particolare, che ci condiziona notevolmente sulle scelte da portare in scena, con regole e distanze di sicurezza che indicano “nuove strade, diverse”, non voglio chiamarli “limiti”; ma, senza dubbio, sono percorsi nuovi da affrontare. L’elisir d’amore sarà la prima opera del Teatro Carlo Felice di Genova a pieno organico. Un’impresa notevole che oggi i teatri italiani sono chiamati ad affrontare per dimostrare, ancora una volta, la loro professionalità e serietà. Noi artisti fermi da più di un anno accettiamo questa chiamata alle armi con determinazione e felicità, in qualunque situazione, ci si rimbocca le maniche, si mettono da parte vecchi metodi e si ricomincia tutto da capo per andare in scena.

Ho cercato di proporre fin da subito una regia dinamica e divertente, frizzante e attiva come la grafica dell’allestimento suggerisce, la freschezza dei giovani interpreti dell’Accademia di Canto del Teatro Carlo Felice ha sicuramente aiutato. Affrontare un’opera come questo capolavoro donizettiano può trarre in inganno; a prima vista può apparire facile ma non lo è affatto. Si tratta di un’opera buffa ma non minore, anzi esattamente il contrario, è il titolo perfetto per la crescita di un giovane cantante, per sviluppare la sua parte artistica e interpretativa. I cantanti sono portati a mettere in scena personaggi con molte sfaccettature, risvolti psicologici e di sentimenti; così l’artista deve misurarsi e raccontare sul palco ogni momento. Una bella sfida per il suo percorso. Fortunatamente la musica aiuta moltissimo, favorisce anche dei simpatici “a parte” che ricordano le pagine più divertenti del teatro goldoniano. In questi momenti il pubblico ascolta quello che il personaggio nasconde agli altri, come una confessione all’audience rendendola parte attiva della storia. La musica di Gaetano Donizetti poi, magistralmente, conduce e sviluppa la trama!

A colpire la mia fantasia registica, più di tutto, è stato il Carro di Dulcamara. Un capolavoro! Potrei fare quest’opera solo con questo elemento e togliere tutto il resto, purtroppo a causa delle restrizioni anto Covid, posso usarlo limitatamente; ma mi piacerebbe molto fare un Elisir d’amore usando, unicamente, tutte le diverse sfaccettature di questo carro. Il carro di Dulcamara, per me, è senza dubbio l’espressione perfetta di Luzzati e la mia idea di questo Elisir, un grande carro colorato, tipico dell’arte dell’artista genovese, pieno di immagini vive e sorridenti, di profili e pennellate veloci. Un affresco intimo e grazioso che si apre piano piano fino a mostrarsi nella sua totalità, così è il mio Elisir, si sviluppa in modo da poter raccontare la storia e infine mostrare una conclusione piena d’amore e musica.

Credo che sia davvero bello ri-iniziare la vita sul palco da questo spettacolo, raccontiamo di un Elisir che fa innamorare; ma io vedo la metafora della musica e dell’arte come “balsamico liquore” che fa innamorare dell’arte e fa dimenticare il tempo delle restrizioni e della lontananza dalle scene. Auguro a tutti di bere questo Elisir fino all’ultima goccia di musica.

L’Accademia di alto perfezionamento e inserimento professionale per cantanti lirici del Teatro Carlo Felice nasce nel 2021. Il teatro ne ha affidato la direzione artistica al tenore genovese Francesco Meli, tra le massime personalità del panorama lirico internazionale.

L’Accademia ha lo scopo di offrire un ciclo formativo completo, così da valorizzare le nuove generazioni di cantanti anche attraverso il debutto nelle stagioni liriche genovesi. Il Teatro Carlo Felice, i docenti dell’Accademia e il direttore artistico credono fermamente nel progetto di dare concrete opportunità professionali alle nuove leve e credono nel futuro dell’Opera. I docenti dell’Accademia sono Vittorio Terranova, Elizabeth Norberg-Schulz, Giulio Zappa, Roberto De Candia, Antonella D’Amico, Serena Gamberoni, Silvia Paoli, Daniele Callegari, Antonella Giusti, Francesco Meli.

Nicoletta Tassan Solet (anche per la fotografia di un modellino di Luzzati de L’Elisir D’Amore)

Concerto di Capodanno dell’Orchestra e del Coro Teatro Carlo Felice di Genova in TV

Francesco Meli e Serena Gamberoni

Costretto ad annullare il consueto Concerto di Capodanno in presenza, a causa del protrarsi dell’emergenza sanitaria, il Teatro Carlo Felice di Genova non rinuncia a festeggiare l’inizio del nuovo anno insieme al suo pubblico. Il 1 gennaio 2021, alle ore 10.30 e alle ore 18.30, l’emittente televisiva Primocanale trasmetterà uno speciale Concerto di Capodanno a porte chiuse con protagonisti il direttore Andriy Yurkevych, i cantanti Serena Gamberoni (soprano), Francesca Benitez (soprano), Francesco Meli (tenore),

Michele Patti

Michele Patti (baritono) e l’Orchestra e il Coro del Teatro Carlo Felice, preparato dal Maestro Francesco Aliberti. Il concerto – in coproduzione con Primocanale Productions – verrà riproposto on line il 5 gennaio, alle ore 21.00, sui canali social del Teatro Carlo Felice, sul sito dell’ANFOLS e sul sito della rivista “l’Opera”.

Francesca Benitez

Il concerto è interamente dedicato all’operetta, un genere che, per leggerezza e raffinatezza, si presta in modo particolare a salutare con la musica l’arrivo del nuovo anno. In programma le più celebri e amate pagine dalle operette di Johann Strauss Jr., Franz Lehár, Franz von Suppé e Jacques Offenbach.

Massimo Pastorelli (anche per le fotografie)