Arche Scaligere di Verona aperte tutta l’estate

Anche quest’anno, grazie ad una convenzione fra il Comune di Verona e Legambiente, le Arche Scaligere saranno aperte al pubblico durante il periodo estivo, fino a domenica 27 settembre. A garantire l’apertura e un punto informazioni sul monumento, uno fra i più importanti esempi di arte gotica in Italia, saranno i volontari dell’associazione Legambiente Verona. Le Arche Scaligere saranno visitabili da martedì a domenica dalle ore 10 alle 13 e dalle 15 alle 18; giorno di chiusura lunedì. Il prezzo del biglietto è di 1 euro; l’ingresso è gratuito per i possessori della Verona Card. L’ingresso nel recinto delle tombe monumentali della famiglia Della Scala, che esercitò la signoria su Verona dal 1277 al 1387, consente al visitatore un punto di vista inedito sulla bellezza gotica delle grandi arche di Mastino II della Scala (morto nel 1351) e del figlio Cansignorio della Scala (morto nel 1375), e sui significati delle sculture che le compongono, figure che glorificano i defunti della dinastia, raccontando la loro accoglienza privilegiata nel paradiso cristiano. Le statue equestri sulla sommità delle architetture troncopiramidali trasfigurano i signori di Verona in cavalieri mistici a protezione della città. Nel recinto si possono ammirare anche i sarcofagi degli scaligeri più antichi, arche semplici, ornate di stemmi. Si distingue la tomba attribuita a Bartolomeo della Scala, con lo stemma a forma di scudo ornato dell’aquila imperiale che sormonta una scala: si tratta dello stemma scaligero più vicino a quello descritto da Dante Alighieri nel canto XVII del Paradiso. Sul retro dell’abside di Santa Maria Antica si trova la prima tomba di Cangrande I della Scala, morto nel 1329: lo scaligero è raffigurato a cavallo tra Maria Maddalena e Giacomo apostolo, i santi celebrati nel giorno della morte del condottiero (22 luglio) e della sua sepoltura (24 luglio). L’arca funebre definitiva di Cangrande fu commissionata dal nipote, Mastino II della Scala, tra gli anni trenta e quaranta del Trecento sopra la porta della chiesa di Santa Maria Antica, in una posizione di assoluto privilegio. Applicata alla parete della sacrestia di Santa Maria Antica vi è la tomba monumentale di Giovanni della Scala, cugino di Mastino II, proveniente dalla chiesa di San Fermo al Ponte, trasferita nel recinto delle Arche Scaligere nel 1831. L’arca di Cansignorio della Scala è stata restaurata tra il 2006 e il 2011 a cura della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Ambientali delle province di Verona Vicenza e Rovigo. Questo intervento ha consentito di apprezzare la bellezza dei marmi scolpiti e le tracce del colore presenti sulle statue. Di recente, grazie a una sponsorizzazione del gruppo Louis Vuitton, sono state realizzate le copie delle quattro statue del recinto che erano state tolte dai pilastri e musealizzate per ragioni conservative nel 1967. Le statue rappresentano figure allegoriche femminili: la Temperanza e la Giustizia (effigiata come Giuditta con la testa di Oloferne) su via Arche Scaligere; e le personificazioni di Verona e di Vicenza, le due città dell’ultimo regno scaligero, su via santa Maria Antica.

Roberto Bolis

Cibo di carta. Mostra sul cibo a Milano

cibo

Chi, non più bambino, non ha mai sentito rievocare le figurine della Liebig e quella del mitico Saladino, o non ha collezionato le cartine delle arance o le più diffuse cartoline? O giocato con le Mucche Caroline, gli infiniti pupazzi e gadget che accompagnavano i prodotti pubblicizzati da Carosello, o non si è fatto venire l’acquolina in bocca davanti al manifesto de “La grande abbuffata”? Tra le numerose mostre previste durante il semestre Expo, quindi dedicate al cibo, spicca per la sua forte originalità “Cibo di carta”, prodotta dalla Fondazione Gruppo Credito Valtellinese e allestita nei prestigiosi spazi espositivi milanesi del Gruppo omonimo in Corso Magenta. Originale e inedita perché muove ricordi, entra nella quotidianità come un fiume di curiosità raccontando il cibo attraverso le rappresentazioni che di esso si sono diffuse grazie a pubblicità, etichette, figurine, gadget, menu, riviste, libri, ma anche a documenti di trasporto, bandi, carte intestate o scatole e manifesti di cinema. Una lunga ricerca che ha consentito la selezione di oltre 500 pezzi, in parte inediti e mai prima presentati, che saranno esposti nell’ex refettorio delle Stelline per cento giorni, fino al 19 settembre, per raccontare le storie del cibo e del costume in Italia dal Quattrocento ad oggi, offrendo un vero e proprio atlante iconografico nazionale della storia dell’alimentazione, tuttora mancante. Ma anche una parallela storia dell’illustrazione, che spazia da autori da riscoprire a firme invece celebri come quelle di Marcello Dudovich, Leonetto Cappiello, Antonio Rubino, Achille Beltrame, Golia, Gino Boccasile, Leo Longanesi, Benito Jacovitti, Walter Molino, Tanino Liberatore… Per rendere veramente unica questa mostra Andrea Tomasetig, il libraio antiquario milanese che ne è fin dall’inizio l’ideatore e curatore, ha riunito il meglio di quattro importanti collezioni private. A partire dalla straordinaria collezione Michele Rapisarda, composta di oltre 12.000 carte illustrate italiane a stampa di uso quotidiano dal Seicento al Novecento (bandi, buoni premio, calmieri, carte da involto, cartoline, cataloghi, figurine, licenze, locandine, riviste, ecc.), in ampia parte imperniata sull’alimentazione, che racconta capitoli centrali della storia del cibo e del costume attraverso un repertorio iconografico raro o poco conosciuto. L’affianca una selezione di libri, manoscritti (molti inediti) e curiosità su carta provenienti dall’importante biblioteca gastronomica di Giorgio Grillo e Linda Pagnotta, composta di oltre mille opere, che coprono con autorevolezza l’intero percorso della gastronomia italiana dal Quattrocento a oggi, dal Platina ai futuristi, fino alle edizioni del secondo Novecento e contemporanee, libriccini Pulcinoelefante e fumetti inclusi. Una terza sezione presenta alcuni degli incredibili materiali pubblicitari che facevano seguito alla messa in onda di Carosello: gadget, giochi, libri, albi, confezioni dei prodotti, pupazzi gonfiabili dalla collezione Carlo Tranchina. La quarta sezione è infine dedicata al cinema italiano dalla seconda guerra mondiale al 2000: manifesti, locandine e fotobuste sorprendenti per l’originalità delle citazioni culinario-cinefile. Alle pareti della Galleria sfila un’autentica cornucopia di divertenti e insolite immagini sul cibo, che rimandano a un’Italia vera, sia popolare sia borghese, dal Neorealismo ai giorni nostri. C’è tutto: il cinema d’autore e la commedia all’italiana. Il tutto proveniente dalla collezione Enrico Minisini. Con questa grande esposizione Tomasetig prosegue, con l’importante contributo della Fondazione Gruppo Credito Valtellinese, il progetto culturale avviato con una serie di piccole mostre tematiche sul cibo di carta, tutte con il prezioso contributo dell’autorevole storico della gastronomia Alberto Capatti. Progetto che potrebbe vedere come propria ideale eredità un ulteriore e ambizioso sviluppo: la creazione di un Museo dell’Alimentazione, che in Italia curiosamente ancora manca, come auspicabile lascito culturale di Expo. “Intorno alla mostra” sottolineano Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra, che curano la direzione artistica della Galleria Gruppo Credito Valtellinese “sono in programma diverse iniziative collaterali, dalle visite guidate ai laboratori didattici, dalla proiezione di film in tema alla lettura scenica di testi d’autore, fino a convegni e tavole rotonde su temi specifici”.

PAPER FOOD / CIBO DI CARTA Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Corso Magenta n. 59 – Milano fino al 19 settembre 2015

Orari e ingressi Galleria Gruppo Credito Valtellinese da lunedì a sabato 13.00-19.00 chiuso domenica e 15 agosto Ingresso libero.

S. E.

 

O voli, o cammini. Red Bull X-Alps

In sintesi è tutta qui la Red Bull X-Alps, evento biennale alla settima edizione. Oltre 1000 chilometri attraverso sei paesi, tra le montagne più alte d’Europa, dalla storica Salisburgo in Austria fino al Principato di Monaco. Chilometri da consumare volando in parapendio od arrancando a piedi quando non si trovano le condizioni favorevoli per librarsi in cielo con questo entusiasmante mezzo che sfrutta le forze della natura per volare, forse il più ecologico al mondo. O voli appeso sotto un’ala di tela, chiuso nel bozzolo dell’imbrago, la sella sotto la quale scorrono valli e montagne, sfilano boschi e rocce. Oppure cammini lungo le vallate, t’arrampichi per sentieri e pareti rocciose, per vie ferrate, attraverso ghiacciai, cercando uno spazio propizio per spiccare un nuovo volo e poi sfruttare le correnti ascensionali, guadagnare quota e la possibilità di andare avanti lungo l’arco alpino, tra scenari spettacolari e mozzafiato, verso le spiagge del Mediterraneo. Avanti, avanti ancora, hiking e parapendio, abilità di pilota nel manovrare l’ala e resistenza d’atleta alla fatica. Naturalmente il prossimo 5 luglio, quando la piazza dedicata a Wolfgang Amadeus Mozart vedrà scattare i concorrenti alla straordinaria maratona di volo e di gambe, i 33 piloti scalpitanti di percorrere i cieli alpini in rappresentanza di 18 paesi, due sole donne, la tedesca Yvonne Dathe e l’americana Dawn Westrum, sperano di volare molto e camminare poco, il meno possibile. Lo spera Aaron Durogati, di Merano, 29 anni, professionista del parapendio e figlio d’arte, pilota combattivo e di talento con la competizione nel sangue. Al suo attivo la vittoria nella Coppa del Mondo 2012 insieme a Nicole Fedele (coppa tutta azzurra quell’anno!), un curriculum denso di successi, unico italiano a volare o marciare insieme al resto della truppa internazionale. Debuttò nel 2013, settimo posto, ottima prova, visto che i numeri delle precedenti X-Alps dicono che appena il 12 per cento dei piloti arriva a meta. Lo spera Christian Maurer, detto Chrigel, elvetico di Unterseen, nel cantone di Berna, 33 anni, che di Red Bull ne ha già vinte tre. Nell’ultima ce la fece in 7 giorni meno una ventina di minuti, l’uomo da battere. Lo sperano anche gli assistenti, uno per ciascun pilota, con il compito di seguire via terra le peripezie del compagno di squadra, rifornirlo, consigliarlo, incoraggiarlo. Necessaria per entrambi molta esperienza di volo e d’alpinismo, perché alla X-Alps non può andarci chiunque sappia usare un parapendio, ma serve la giusta preparazione per entrare nei ranghi insieme a gente altamente qualificata. Il supporter di Aaron Durogati si chiama Ondrej Prochazka, Repubblica Ceca, ottimo pilota di cross ed acrobazia, già suo compagno nel 2013. Insieme hanno studiato il percorso per elaborare un piano di volo efficace, perché anche la tattica ha grande importanza. L’itinerario del 2015 pare sia più difficile delle scorse edizioni a partire dai 1038 chilometri, solo una manciata in più rispetto al 2013. Il percorso è contrassegnato da precisi punti di svolta, una decina di “boe aeree”, per così dire, o cancelli terrestri. Le une sono da aggirare in volo, gli altri da attraversare a piedi. Obbligatoriamente. Il primo è sul monte Gaisberg, 1287 metri sopra Salisburgo, a cinque chilometri dal via. Ci si arriva lavorando di scarpe e poi via per il cielo. Seguono il ghiacciaio Dachstein, altezza 2995 ed il Kampenwand montagna di 1669 metri evidenziata da una croce alta dodici, vicino al Chiemsee, terzo lago della Germania, detto anche “mare bavarese”, nel cuore delle montagne di quella regione. Poi giù verso sud-ovest a passare lo Zugspitz al confine con l’Austria, 2962 metri, la più alta montagna tedesca. Ancora a sud e si entra in Italia per raggiungere Cima Tosa, quota 3173, torre rocciosa delle Dolomiti del Brenta. Le vallate ampie e profonde del tratto italiano potrebbero riservare sorprese. Infatti, nel volo libero, cioè il volo in parapendio e deltaplano senza motore, uno degli ostacoli da superare è quello degli attraversamenti di valli e pianure dove il pilota non trova le condizioni favorevoli dei pendii montani per reggersi in aria. Nel caso della Red Bull significa che, se obbligato ad atterrare, dovrà arrampicarsi a lungo prima di scovare un pendio adatto al decollo e proseguire la gara. Secondo le precedenti esperienze, un momento difficile è in agguato in corrispondenza della sesta “boa” in Svizzera, nel cantone dei Grigioni, il Piz Corvatsch che si innalza fino a 3451 metri nel massiccio del Bernina. Siamo nei pressi di St. Moritz, quasi a mezza strada, 540 chilometri prima di vedere il mare, ma i piloti hanno ancora da lasciarsi alle spalle il Matterhorn, cioè il nostro Cervino, che svetta a 4478 metri, e poi il Monte Bianco, massima cima d’Europa, 4810 metri, da passare sul versante francese. Nel caso delle “boe aeree” basta entrare in cilindri virtuali, come quello del Cervino, raggio 5,5 chilometri, centro sulla vetta, sviluppo da terra all’infinito. Pertanto non è obbligatorio scavalcare le montagne nel punto più alto, però la quota aiuta il volo ed è sinonimo di sicurezza, nonostante molti credano il contrario. I cancelli a terra, invece, bisogna traguardarli a piedi, camminando anche per pochi metri. Atterri in prossimità del punto prefissato, lo passi, firmi la lavagna e te ne rivai in volo. Camminare poco e volare tanto, perché i modelli più avanzati di parapendio viaggiano a quasi 70 km/h, perché le lancette dell’orologio girano implacabili e gli altri non stanno ad aspettare. Dal Bianco si scende verso Annecy, comune di 52 mila abitanti nell’alta Savoia, sulla sponda settentrionale dell’omonimo lago, storica culla del parapendio, dove è obbligatorio attraversare un traguardo posto sul decollo del sito di volo di Planfait. Poi l’ultimo tratto, circa 250 chilometri con rotta meridionale, fino alle Alpi Marittime e Peille, piccolo paese arroccato alle spalle della Costa Azzurra, dove il tempo ufficiale si ferma. Mancano solo due chilometri all’atterraggio, più giusto chiamarlo ammaraggio, su una zattera galleggiante nella baia del piccolo principato. Ultimo giorno utile per tuffarsi in mare il 17 luglio. Per monitorare la gara, per esempio verificare il corretto aggiramento dei punti di svolta, l’organizzazione fornisce ai piloti uno strumento integrato, GPS più live tracking, cioè un dispositivo che permette di conoscere in ogni momento la posizione dei volatori e registrare una traccia dei loro percorsi. Grazie a tanta tecnologia, chiunque può seguire la Red Bull X-Alps dal proprio computer ed aumenta la sicurezza: se un pilota ha bisogno d’aiuto, la base sa dove trovarlo. O voli, o cammini con l’attrezzatura in spalla, regola severa, ma non è l’unica. Niente passaggi su mezzi motorizzati e no, proibito usare gallerie per abbreviare il percorso, farsi aiutare in fase di decollo, volare dalle 21 alle 6 del mattino, proseguire a piedi dalle 22,30 alle 5. È permesso ad ogni atleta sottrarsi all’obbligo di sosta notturna una sola volta e solo per proseguire a piedi, ma tre piloti lo potranno fare due volte. Infatti, il 2 luglio, tre giorni prima del via, attorno a Fuschl am See, piccolo comune di un migliaio e mezzo d’abitanti ad ovest di Salisburgo nell’area chiamata Salzkammergut, a cavallo tra Alta Austria, il Salisburghese e la Stiria, i partecipanti si sfideranno in un prologo alla Red Bull X-Alps. Dovranno volare e camminare in un contesto contrassegnato da laghi, aree pianeggianti, montagne di moderata altezza e no, e tornare a Fuschl am See. I primi tre guadagneranno cinque minuti di vantaggio alla partenza, oltre che un secondo permesso per camminare di notte. A Fuschl am See si trova la sede centrale dello sponsor che ha dato il nome alla manifestazione, produttore della nota bevanda energetica. Ce ne sarà bisogno.

Gustavo Vitali

Workshop Eurasia 2015 a Roma

Approfondire le politiche istituzionali e le strategie delle imprese finalizzate a creare opportunità di partnership con gli operatori economici dei paesi asiatici, a fronte dei nuovi trend di sviluppo sociale ed economico e delle nuove sfide poste dalla crescente urbanizzazione: questi sono gli obiettivi di Workshop Eurasia, iniziativa pluriennale di promozione internazionale nata sotto gli auspici del Ministero degli Affari Esteri e avviata congiuntamente da AGI (Agenzia Giornalistica Italia/Gruppo Eni), Unindustria Lazio e Fondazione Terzo Pilastro, che si avvia alla sua seconda edizione. Lunedì 22 e martedì 23 giugno, a Roma, presso il Palazzo della Camera di Commercio avranno luogo, in collaborazione con la Regione Lazio e la Camera di Commercio Italiana a Singapore, tre sessioni tematiche e tre focus di approfondimento.

L’iniziativa prende quest’anno spunto da alcuni significativi dati emersi in relazione al mercato asiatico, tra cui il previsto incremento oltre il 7% dell’export italiano nel triennio 2015-2018; la crescita in Cina di una classe di nuovi consumatori che cerca il “made in Italy” come garanzia di qualità; l’abbattimento delle dogane dei paesi Asean a fine 2015 (un mercato unico con oltre 600 mln di consumatori e un PIL aggregato di oltre 2.300 mld $); il grande piano per le infrastrutture che sta partendo in Cina e nei Paesi Asean (finanziato da organismi multilaterali a cui aderisce anche l’Italia, quali l’Asian Infrastructure Investment bank, l’Asian Development Bank, l’Asean Infrastructure Fund).

Con queste premesse e a tale proposito, gli obiettivi degli incontri, legati al commercio, agli industriali e alle imprese, intendono rafforzare la cooperazione tra Italia ed i paesi dell’Estremo Oriente, presentando i trend di crescita dei Paesi asiatici, con uno speciale riguardo alle opportunità per l’industria agroalimentare italiana, i modelli per favorire l’attrazione di investimenti in Italia, l’apertura del mercato asiatico delle infrastrutture e lo sviluppo di collaborazioni con reti internazionali permanenti, Regioni e grandi aree Urbane come quelle di Tianjin e Chongqing.

I lavori saranno aperti dal Sottosegretario agli Affari Esteri, Sen. Benedetto della Vedova e chiusi dal console Italiano a Chongqing Sergio Maffettone.

Tra i relatori presenti si segnalano le partecipazioni di: Mme Yu Lu, Vice Presidente della Camera Agroalimentare Cinese, che in seguito al suo intervento sulle possibili integrazioni tra le aziende italiane e le preferenze dei nuovi consumatori cinesi (l’utilizzo dell’affermatissimo e-commerce in Asia sarà uno degli argomenti trattati) incontrerà delegazioni di produttori agroalimentari italiani per aprire nuove relazioni commerciali; Mr Zhu Zhenmin, Managing Director di Genertech (agenzia di stato cinese), che indicherà le strategie da seguire per attrarre capitali dalla Cina; Saby Mitra, Capo Economista dell’Asian Development Bank, che presenterà il piano di infrastrutture finanziato dalla ADB e di come sarà possibile partecipare alle gare internazionali; Li Guotian, Direttore dell’Agenzia per il Commercio Estero di Chongqing (oltre 30 milioni di abitanti, snodo logistico della Cina continentale) che parteciperà al Workshop per inizializzare una collaborazione stabile nel settore del Trading. 

IL PROGRAMMA

Lunedi 22 giugno Sala del Tempio di Adriano, Piazza di Pietra 9.30 // Accoglienza Giancarlo Cremonesi Presidente Camera di Commercio di Roma 9.45 // Apertura Guido Fabiani Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Lazio Benedetto Della Vedova Sottosegretario Ministero Italiano degli Affari Esteri 10.30 // PRIMA SESSIONE UNA PANORAMICA DI MODELLI DI SVILUPPO DIVERSI Presidente: Eugenio Occorsio Giornalista economico Ferdinando Nelli Feroci Presidente Simest / Presidente Istituto Internazionale per gli affari Quadro e prospettive degli accordi internazionali per la liberalizzazione del commercio nell’area eurasiatica Lim Hong Hin Vice segretario generale Asean Prospettive del mercato comune Asean Li Zhen Vice Direttore Divisione Cooperazione economica estera Commissione Commerciale Shanghai La crescita dell’economia cinese: la debolezza e punti di forza Tetsuro Fukunaga Direttore Esecutivo JMC – Giappone Macchine Centro per il Commercio e gli Investimenti, Ufficio di Bruxelles Abenomics e la ripresa dell’economia giapponese Riccardo Maria Monti Presidente Trade Agency Italiana Il Made in Italy e nuovi consumatori asiatici Li Guotian Vice Direttore Chongqing commercio estero e Commissione Economica Il modello di Chongqing come un area urbana in rapido sviluppo 12.30 // FOCUS: L’AGROALIMENTARE ITALIANO E I NUOVI MERCATI ASIATICI Paolo De Castro Presidente Commissione Agricoltura European Parlament Il mercato alimentare italiano e i crescenti mercati asiatici Yu Lu Vice presidente prodotti alimentari importati Camera di Commercio della Cina Il mercato alimentare interno cinese e le potenzialità per i prodotti italiani 13.30 // Light Lunch 15.00 // SECONDA SESSIONE INVESTIMENTI E INFRASTRUTTURE Presidente: Attilio Tranquilli Vice Presidente Unindustria Lazio Massimo D’Aiuto Ceo Simest Il quadro complessivo degli investimenti italiani nei mercati asiatici Marco Nicolini Partner Law Firm Chiomenti Investimenti cinesi in Italia: un paio di fattori chiave e temi Zhu Zhenmin General Manager Italia Cina General Technology Tenere Trend di investimenti cinesi in Italia, strategie e metodi Peter Franz Gontha Ambasciatore di Indonesia in Polonia Il prossimo decennio Indonesia – Asean contro Global Trade: opportunità per gli investimenti e le sfide delle infrastrutture Saby Mitra Chief Economist Banca asiatica di sviluppo Infrastrutture asiatici e opportunità. La prospettiva ADB Chang-Hee Yim Managing Director dell’ufficio POSCO Europa La connettività tra POSCO e Eurasia Zhang Dengwen Presidente Xiyong Euro Brand Center Il commercio on line nel mercato cinese, una opportunità di investimento Alice M.K. Choi Vice Rappresentante per Hong Kong Ufficio Economico Europa Hong Kong come la porta d’ingresso per le imprese italiane in Cina e in Asia Alfredo Ingletti Vice Presidente OICE Il know-how italiano nel settore asiatico delle infrastrutture 17.45 // Osservazioni conclusive Federico Donato Presidente Camera di Commercio Italiana a Singapore.

Martedì 23 giugno Sala del Consiglio della Camera di Commercio, Via de Burrò 147 9.30 // TERZA SESSIONE NUOVE PROPOSTE CULTURALI LUNGO LE STRADE DELLA SETA Presidente: Francesco Marcolini Coordinatore Workshop Eurasia 2015 Keynote Speaker Emmanuele F.M. Emanuele Presidente Fondazione Terzo Pilastro Gianni Di Giovanni Ceo Agenzia Giornalistica Italia – Agi Una nuova piattaforma per condividere le informazioni Riccardo Tozzi Presidente Anica La co-produzione di film con partner asiatici Zhang Jianda Consigliere Culturale P.R. della Cina in Italia La cooperazione culturale tra Italia e Cina, iniziative e prospettive 11.00 // FOCUS: CINA – ITALIA BUONE PRATICHE: TIANJIN An Limin Vice Direttore di Tianjin NDRC – Commissione sviluppo nazionale Riforme Luigi Campitelli Direttore Generale Internazionalizzazione Lazio Innova La Cooperazione tra Cina ed Europa: Lazio-Tianjin come un esempio transregionale di successo 12.00 // FOCUS: PROSPETTIVE CINA – ITALIA: Chongqing Li Guotian Vice Direttore Chongqing commercio estero e della Commissione Economica Chongqing – il più aperto Inland nell’Economia della Cina Zhang Dengwen Presidente Xiyong Euro Brand Center Opportunità commerciali a Chongqing e transfrontaliera e-commerce 13.00 // Osservazioni conclusive Sergio Maffettone Console italiano Ministero degli Affari Esteri a Chongqing.

È d’obbligo la registrazione per poter accedere all’evento.

 

Elisabetta Castiglioni

 

Malala scelta per un tema alla maturità. Il commento di Amnesty International

“Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”: “É giusto e importante che queste belle parole di Malala Yousafzai siano state proposte ai ragazzi che affrontano l’esame di maturità” – ha dichiarato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia. In un momento storico nel quale scuole e università sono attaccate da gruppi estremistici (come al-Shabab, il gruppo responsabile della strage nell’università keniota di Garissa o Boko haram in Nigeria), che calpestano i diritti umani e ancor prima li ignorano, Malala offre al contrario un esempio di intelligenza e coraggio che ha ispirato milioni di persone in tutto il mondo e che è stato meritatamente riconosciuto con il Premio Nobel per la Pace nel 2014. Noi appoggiamo e appoggeremo sempre la sua semplice richiesta di soddisfare ovunque il diritto umano fondamentale all’istruzione, che è l’antidoto più potente contro il fanatismo, la discriminazione e l’ingiustizia” ha aggiunto Marchesi.

A Malala Yousafzai è stato conferito il più alto riconoscimento di Amnesty International, il premio Ambasciatore della coscienza, nel 2013.

Amnesty International Italia ha dedicato a Malala e al suo impegno per i diritti umani il libro “Il cammino dei diritti” (edizioni Fatatrac) in cui sono raccontate venti date che hanno rappresentato un passo avanti nell’affermazione dei diritti umani.

Amnesty International Italia

Dialetti da tutta Italia per “La Leonessa. Città di Brescia”

Alla sedicesima edizione del Premio, ancora una volta molte e interessanti le poesie dialettali premiate giunte da tutta la Penisola.

Il primo premio è stato assegnato alla poesia L’è mìia gnamò en ciòot fis, di Maria Grazia Frassi (Robecco d’Oglio, Cremona), seguita da La traversa de me nona, di Laura Fasson e, al terzo posto, Aribandus di Nerina Poggese.

Interessanti anche i testi delle segnalate che sono state Coriandoli de sole, di Ines Scarparolo; Són sempre quél, dapartuto, di Fiorello Volpe; Onge de veludo, di Anna Maria Lavarini; A vecchierella, di Angelo Canino; La nòtt de Natal, di Alberico Contursi; Puesia, di Renato Arosio.

Secondo Maria Grazia Frassi: “Si è giovani e si pensa solo a vivere; si ironizza alle ripetitive preoccupazioni degli anziani. Poi il tempo passa. Si incomincia a capire che la vita ha un percorso vario per ognuno, ma già calpestato dagli avi nell’essenziale. In questi versi però c’è l’invito a non lasciarsi sopraffare dalle ansie per il futuro e ad assaporare le piccole, spesso piccolissime gioie che, ad ogni età, la vita può regalare”.

Le fa eco Nerina Poggese: “La vita non è un gioco in cui si può chiedere aribandus, una pausa quando siamo senza fiato. E’ la vita che conduce, che nasconde i sogni sfidandoci a ritrovarli, che colpisce le speranze con un colpo di lippa all’improvviso buttandole a terra. Ma il poeta non vuole arrendersi e seppur con pelle e pensieri feriti vuol calciare lui l’ultimo goal contro il destino e se non potrà vincere desidera almeno fare pari”.

In mezzo, i coriandoli di sole che illuminano il volto e la vita, portando a guardare in alto, dove una Luce rischiara sempre anche i momenti più bui. Che magari sono quelli di coloro che attraversano il canale di Sicilia, per cui il pensiero del Poeta è andato a tutti quei genitori che erano davanti al televisore e hanno spiegato ai propri figli cosa stava accadendo, ma che inevitabilmente, dopo pochi mesi, li porteranno al mare senza più pensare che in fondo l’acqua è sempre la stessa.

E se la vita ci prende per mano e ci conduce dove vuole lei, a volte correndo troppo quando siamo felici oppure incedendo troppo piano nella sofferenza, “ogni giorno ci accarezza con le sue unghie di velluto lasciando sul viso, segni seppur leggieri”. Per tutti questi motivi nasce la Poesia, momento in cui si fissano parole ed emozioni, capace di portare dalla carta al cuore, con il suo volo leggero.

 

 

 

 

 

The War is not Over

Mike 3rd_Benny Greb_Alberto Stocco“100 anni fa l’Italia entrava nella sanguinosa Prima Guerra Mondiale. 100 anni dopo The War Is Not Over omaggia la memoria di tutte le vittime delle guerre, dalla Prima Guerra Mondiale a tutti i conflitti che l’umanità ha permesso e permette ancora, non accorgendosi della vergognosa manipolazione alla quale viene assoggettata. The War Is Not Over è un disco di passione e di riflessione. Vuole invitare ad analizzare le cose in profondità, ad andare oltre la superficiale analisi, l’amato uso da parte di molti delle scorciatoie del cervello. The War Is Not Over vuole dare emozioni, trasportare in visioni”. A soli sette mesi dal suo debutto solista In The Woods, apprezzato dalla stampa specializzata e promosso con un tour di concerti partito dalla Biennale di Venezia 2014, Mike 3rd torna con un’opera a lui molto cara. Un progetto speciale che è uscito esattamente a cento anni di distanza dall’entrata in guerra dell’Italia: il 24 maggio 2015, The War Is Not Over non celebra conflitti nè proclama proteste ma omaggia – in maniera commossa, sentita, partecipe – le vittime di tutte le guerre, passate e presenti. Realizzato tra la fine del 2014 e la metà del 2015, pubblicato con il Patrocinio della Regione Veneto e del Comune di Carmignano Di Brenta (PD), distribuito in tutti gli store digitali (Bandcamp, iTunes, Spotify etc.) proprio a partire da domenica 24 maggio scorso, The War Is Not Over è la summa delle ambizioni artistiche e delle suggestioni musicali che Mike 3rd nutre da tempo. Il musicista e produttore prosegue nel suo itinerario all’insegna di un rock moderno, elettrico, sofisticato ma grintoso, raffinato nelle soluzioni e ingegnoso nelle scelte di arrangiamento. Gli amanti di Hypnoise, Tunatones e ExKGB (le band che ha fondato e in cui ha militato) troveranno la stessa vitalità, la medesima ricerca di un’indipendenza artistica reale, concreta. Chi ha scoperto Mike 3rd con In The Woods troverà l’inconfondibile e fragrante sound analogico, figlio di un percorso produttivo ormai rodato nel Prosdocimi Recording Studio e di un’abituale collaborazione con grandi nomi italiani e stranieri. Anche questa volta, a fianco di Mike 3rd troviamo musicisti straordinari: Tony Levin e Pat Mastelotto, che hanno legato la loro statura artistica a nomi come John Lennon, Pink Floyd, Peter Gabriel, King Crimson e numerosissimi altri, hanno in comune con Mike 3rd una lunga amicizia e una partnership consueta. Con loro Benny Greb, batterista tedesco tra i più ammirati al mondo, e un team di eccellenti talenti italiani come Iarin Munari, Alberto Stocco, Andrea Tombesi, Roberta Canzian, Filippo Galvanelli e Sofia Borgo.

The War Is Not Over coverCoinvolto nel disco l’immancabile Ronan Chris Murphy: il noto producer californiano ha lavorato a stretto contatto con Mike, tanto che che “quando ha ascoltato le registrazioni il giorno dopo essere arrivato in Italia è rimasto impressionato, ha subito detto che questo è il miglior lavoro di engineering che abbia mai realizzato”. Secondo Mike e Ronan, un disco contro ogni guerra deve combattere la sua “guerra pacifica” contro il Loudness War, come spiega l’autore: “Ronan sostiene che The War Is Not Over ha un suono glorioso proprio di pietre miliari come The Dark Side of the Moon e il White Album beatlesiano, per citarne due registrati su profumato nastro analogico. Abbiamo voluto confrontare un estratto con Vertigo degli U2 (da How to Dismantle an Atomic Bomb): ovviamente è stato necessario un “level matching” che tra l’altro i servizi di streaming hanno iniziato ad implementare, e nel confronto The War Is Not Over ci ha colpito profondamente per la profondità, la ricchezza, la corposità, lo spazio tra gli strumenti. La guerra pacifica contro il “Loudness war” ha segnato un altro punto a favore”. Ventuno brani intervallati da dieci marce, un’idea di ‘passeggiata sonora’ ispirata ai celeberrimi Quadri di un’esposizione di Mussorgskji e agli sforzi a favore della pace di John Lennon e Yoko Ono, un sound rock corposo e diretto, una figura artistica, quella di Mike 3rd, circondata da numerosi strumenti vintage e da una squadra di musicisti appassionati e vogliosi di partecipare. Contro ogni guerra.

D.Z.

From a Distance: il secondo album dei Not a Good Sign!

Fading Records pubblica il nuovo lavoro della formazione milanese, apprezzata in tutto il mondo per la rilettura dinamica e accattivante della tradizione prog-rock, tra temi distopici e graffiante rock di frontiera.

“Per ogni band il secondo album rappresenta un grande traguardo e soprattutto il momento in cui si mettono a fuoco esperienze e visioni: ci aspettiamo di poter appagare tutti coloro che hanno apprezzato il primo e di riuscire a conquistare altro pubblico, anche non strettamente prog”. Sono orgogliosi, soddisfatti e speranzosi i Not a Good Sign, giunti finalmente al traguardo del secondo disco: è From a Distance, attesissimo sequel del debutto omonimo del 2013. Pubblicato nuovamente da Fading Records/AltrOck, etichetta nostrana tra le più apprezzate all’estero per la qualità della scuderia e l’innovazione di tante proposte, From a Distance è un lavoro di svolta, che conferma le conquiste del precedente e presenta nuovi sviluppi e soluzioni. La formazione milanese, nata nel 2011 per volontà di Paolo ‘Ske’ Botta e Francesco Zago di Yugen insieme al produttore Marcello Marinone, arriva al nuovo album con una formazione rinnovata e in occasione del concerto/festa del 28 febbraio, ha presentato al pubblico il nuovo chitarrista Gian Marco Trevisan, che ha sostituito il dimissionario Zago, uscito dalla band dopo la realizzazione di From a Distance.

A differenza dei classici del genere e di numerosi dischi di area new progressive, From a Distance non predilige le lunghe suite ma si struttura su dieci brani di media durata, caratterizzati da un accattivante incontro di varie anime, dal respiro melodico alla spinta graffiante dell’hard rock. Uno dei principali motivi di distinzione dei Not a Good Sign riguarda l’interpretazione del linguaggio prog-rock, spesso accusato di passatismo e di incapacità di rinnovarsi, rispetto al quale la band dà una propria lettura: “Non riusciamo a considerare Not a Good Sign completamente come un figlio della modernità, ci sono troppi riferimenti timbrici/compositivi alla stagione d’oro del prog ’70 e non solo. D’altro canto, ci sono altrettanti aspetti musicali e di produzione che sono molto vicini a delle esperienze più moderne, a volte persino distanti dal rock. La nostra freschezza risiede nell’onestà dell’approccio, da un lato figlio del proprio tempo, dall’altro memore e portatore di memoria di una stagione musicale indimenticabile”.

Insieme al quintetto compaiono il maestro Maurizio Fasoli (Yugen) al pianoforte, Eleonora Grampa al corno inglese/oboe e Jacopo Costa al vibrafono/glockenspiel: “In From a Distance la band è più matura e consapevole, la visione artistica più chiara e intellegibile. C’è una maggiore ricerca melodica e timbrica, ancor più evidenziati i giochi di luce e colore. Questi timbri degli strumenti ospiti impreziosiscono il sound e diventano in qualche occasione addirittura protagonisti assoluti”. Per l’occasione i Not a Good Sign hanno anche realizzato un video per il brano Flying Over Cities, un contributo visivo che sottolinea e rafforza il contrasto tra il testo distopico e il clima musicale dinamico e scattante.

Il 20 agosto l’album verrà presentato al Crescendo Festival di S. Palais sur Mer, Francia.

D.Z.

 

 

“Tempo lungo” di Melega

Venne chiamato Gianluigi, come il nonno morto di influenza Spagnola nel 1919, detto poi Luisin o Gigi o Giangi, Giangiòn, Bigio. In America veniva chiamato Gaianluki e in altri modi per noi ridicoli. La famiglia era originaria di Bologna, ma il suo polo di vita è stata Milano. “Sono come uno che sia tornato da un grande viaggio e sia ora solo nella sua stanza, coi ricordi di quel che è stato e non tutto viene alla mente come era…”. Particolareggiata è invece la descrizione di Milano come la vedeva da bambino. Una vita intensa che ha attraversato tutta la storia d’Italia come l’abbiamo ora, con il referendum per la repubblica o la monarchia, il voto alle donne, le bevute di slivowitz. La grappa fatta con le more di gelso, anche se gli esperti sanno non esser grappa, ma che per tutti si chiamava così, sia che derivasse da frutta o da vinacce, bastava fosse un liquido uscito da un alambicco. Oggetto misterioso e magico allo stesso tempo. E poi le redazioni giornalistiche, la cronaca, i primi esperimenti di stile. Un libro spesso come un racconto del nonno, e cadenzato, come i ricordi che ci si può permettere di ricordare con un sorriso. La Chiesa senza Vangelo, dove il numero delle uova raccolte dal prete nella cerca autunnale era importante più d’altro. Con i peccati rimessi a carrettate, sempre gli stessi, sempre alle date di Pasqua e Natale; una Chiesa in cui cercavano di fare del proprio meglio, “Dove non succedevano puttanate” e “se qualcuno ti fregava, il prete era sempre dalla parte dei fregati”. Poi nell’Azione Cattolica, dove qualcuno cercava di crearsi feudi di potere sulle anime, tra messe e ribelli impuniti. Quindi un andare e venire della memoria e dei fatti che diventa uno dei punti di forza del romanzo-saggio di vita vissuta-autobiografia di un uomo e di un Paese intero. Giornalista a “il Giorno”, pittori, viaggi, Pomedo dove anche alcuni fascisti andarono a “cambiare aria” intorno al 25 aprile di settant’anni fa. Poi tornano davanti agli occhi gli epurati che vivevano in miseria; i tram vuoti perché la gente non aveva i soldi per pagare il biglietto. Risparmi bruciati dall’inflazione, carta rigenerata giallastra di manifesti pubblicizzanti il prestito della ricostruzione, e alcune donne della vita con i propri sogni e i sentimenti reali della quotidianità. Interessante il confronto con oggi: “I giornali apparivano come bollettini di peste”, non lasciavano spazio ai morti violenti. “Nei giornali non c’era posto per i delitti: ma se tutti i morti di morte violenta di quel periodo risorgessero e marciassero insieme, uno spaventoso esercito apparirebbe sui campi di Lombardia”. Gli ebrei tornavano, ma chi aveva avuto in custodia i loro beni giurava li avessero rubati i tedeschi. “I reduci dai campi di concentramento flottavano dal Brennero come un perenne ricordo, uno spettrale ammonimento di quel che era passato”. E poi gli amori, le donne, Barbara che lo accusa di risucchiarla come forse aveva fatto con tutto e tutti per tutta la vita. Le idee prese a prestito oppure utilizzate dagli altri, ma rielaborate in chiave personale come le impressioni, le immagini, i ricordi appunto. Un Paese che si costruiva come la personalità del giornalista, tra viaggi, commenti, luoghi comuni e rarità. Un libro dal tono coinvolgente, che non si può smettere di leggere.

Gianluigi Melega: “Tempo lungo. Autobiografia del boom”, Marsilio, 2014.

Alessia Biasiolo

La scultrice austriaca Helga Vockenhuber a Pienza

Pienza, nel cuore della Val d’Orcia, uno tra i luoghi toscani di più intensa poetica bellezza, accoglie tra le sue mura, in piazza Pio II, e all’interno di Palazzo Piccolomini una personale dell’artista austriaca contemporanea Helga Vockenhuber, fino al 30 agosto prossimo.

L’artista, che si esprime prevalentemente con sculture di grandi dimensioni, in bronzo, ha scelto da tempo Pietrasanta per la realizzazione delle sue opere, sempre in Toscana, patria adottiva di molti artisti contemporanei che prediligono il bronzo quale materia creativa, poiché vi trovano le più prestigiose fonderie al mondo per la realizzazione dei loro progetti artistici. Proprio nel centro di Pietrasanta espone nel 2013 sotto il titolo L’anima trovata; da lì ha preso avvio il progetto di una mostra itinerante, promossa anche dallo stesso comune di Pietrasanta, che toccherà più città italiane ed europee ad iniziare da Pienza per poi passare a Firenze – prima dal 5 settembre al 22 novembre prossimi nel Giardino di Villa Bardini e subito dopo dal 27 novembre al 15 dicembre 2015 a Palazzo Medici Riccardi -, Venezia e Vienna.

Pietrasanta e Pienza, oltre ad essere ambedue cittadine toscane ed essere accomunate da questo medesimo progetto espositivo, condividono i principi alla base della loro storica fondazione e progettazione urbanistico – architettonica: la prima di origine medievale, la seconda rinascimentale, frutto di un’idea dell’architetto Bernardo Rossellino ed emblema della “città ideale”, ma ambedue votate a perseguire una scansione di spazi e volumi in perfetto equilibrio, alla ricerca di quell’armonia che consenta all’uomo, centro dell’universo, di riappropriarsi dei propri spazi sociali, fisici ed interiori. E proprio al concetto di armonia si riferisce, e non solo nel titolo, anche questa mostra della Vockenhuber, un’armonia evocata che riconduca l’uomo, attraverso la percezione della bellezza dei luoghi che l’accolgono e la severa imponenza delle sue opere, ad un contatto con la propria interiorità e con quella intensa spiritualità che l’artista manifesta di abitare e perseguire. Le opere in mostra sono mezzi busti monumentali la cui intensa espressività prorompe paradossalmente dall’immobilismo dei volti, con le palpebre e le labbra docilmente chiuse in uno stato di inattività che ci richiama a quella interiorità di ognuno, luogo dello spirito e unico lido di pace, che sembra ammonire la cultura dei nostri tempi tendente al solo edonismo materialistico, supportato da quella tecnologia mediatica che tutto appiattisce e svuota di vera umanità.

Il progetto della mostra Il Dono dell’Armonia, curata da Giuseppe Cordoni e con il coordinamento generale di Patrizia Cerri, si fonda infatti sull’idea di un dialogo tra la scultura e l’architettura che la circonda ed è stata concepita come itinerante, proprio per affermare, in un momento di profondo degrado estetico urbano, quale sia stato e quale potrebbe tornare ad essere il connubio un tempo perseguito fra architettura e scultura e quale sia il potenziale di poesia che da esso può irradiarsi. In ciascun contesto espositivo architettonico – ambientale di questa mostra itinerante (Pietrasanta, Pienza, Firenze, Venezia) le opere bronzee di Helga instaurano un confronto e al tempo stesso un colloquio fra passato e presente; una rappresentazione teatrale scolpita, come un ponte gettato fra spazio e tempo, fra mondo terreno e mondo spirituale, fra la stabilità delle forme architettoniche e la fluidità degli stati d’animo. Sono questi i “dialoghi interiori” che ci suggeriscono i suoi grandi volti scolpiti .

L’inserimento inatteso di queste opere contemporanee ne rompe la visione acquisita, tornando ad esaltarne, per contrasto, la forza originaria. Queste“nuove” opere del nostro tempo vi aggiungono la grazia del loro dono. Dono su dono, dunque; secondo quel prodigio che vuole il tesoro poetico d’ogni opera d’arte come un pane che si moltiplica inesauribile e condivisibile e che genera gratitudine e Amore. Il misticismo di cui le opere della scultrice Helga Vockenhuber sono ammantate è frutto dell’amore sincero che ella pone nel suo fare. Alla specifica valenza estetica che ognuna di essa possiede infatti si aggiunge una sacralità intrinseca che accompagna l’artista dal concepimento dell’idea primigenia alla sua fusione in bronzo dopo averne modellato l’argilla e poi la cera.

Nel percorso espositivo di “Il Dono dell’Armonia” ogni opera monumentale entra nel contesto architettonico prescelto di questo lungo percorso, come una presenza-personaggio-emblema che ne connota il dispiegarsi come d’una sacra rappresentazione.

Il dono dell’Armonia è il titolo di questa mostra itinerante ed è ciò che ci lascia l’Artista, un messaggio che travalica il tempo e lo spazio e ci porta un eterno invito al percorso di pace e speranza che continuamente si rinnova.

 

Barbara Izzo e Arianna Diana