Orientarsi con le stelle

Dacia Manto, “Humus siderale”

Nove autori, sei italiani e tre stranieri, per trenta opere fra fotografie, video e installazioni che svelano differenti modi di riflettere sulle figurazioni magiche e poetiche attraverso cui l’uomo, lui stesso prodotto dell’universo, si rivolge e interpreta le stelle.

Il Comune di Milano accoglie e sostiene con entusiasmo dal 18 settembre al 31 ottobre 2020 alla Casa Museo Boschi Di Stefano di via Giorgio Jan 15 il progetto espositivo “Orientarsi con le stelle”, nato da un’idea di Red Lab Gallery e Alessia Locatelli e curato da Gigliola Foschi e Lucia Pezzulla.

La mostra, che vuole essere un segnale forte da parte del Comune di Milano della volontà di far ripartire la cultura in città dopo l’emergenza Covid-19, presenta i lavori di nove fotografi: Alessandra Baldoni, Marianne Bjørnmyr, Joan Fontcuberta, Dacia Manto, Paola Mattioli, Occhiomagico (Giancarlo Maiocchi), Edoardo Romagnoli, Pio Tarantini e Yorgos Yatromanolakis.

L’esposizione è anche l’occasione per presentare il primo catalogo d’autore di Red Lab Editore, arricchito da una copertina illustrata con un’opera inedita di Dacia Manto e da alcuni testi di Antonio Prete, narratore e poeta, autore della recente raccolta di poesie “Tutto è sempre ora” (Einaudi, Torino 2019).

“Orientarsi con le stelle” è il naturale proseguimento dell’omonima rubrica online di fotografia, arte e cultura ideata da Red Lab Gallery e condotta da Alessia Locatelli,direttore artistico dell’Archivio Cattaneo e della Biennale di Fotografia Femminile di Mantova, chedurante tutto il periodo di lockdownha dialogatocon fotografi e figure significative del mondo della cultura per scoprire il loro rapporto con lo spazio stellare e la natura.

Gigliola Foschi: “La mostra vuole anche offrire uno spunto di riflessione per ripensare il nostro rapporto con la natura. Una natura sempre più manipolata, tradita e di conseguenza costretta a rivoltarsi contro l’essere umano, incapace di proporre uno sviluppo rispettoso dei suoi ritmi.”

Gli autori coinvolti in mostra inducono l’uomo, con visioni differenti ma tutte intensamente poetiche, a comprendere meglio il mondo che lo circonda, il visibile e l’insondabile:

Alessandra Baldoni propone un dittico e un trittico della serie Atlas. Cartografie del silenzio (2019), immagini essenziali ed evocative che s’impongono allo sguardo per la loro forza magica e perturbante: inviti a ritrovare percorsi interiori, corrispondenze tra Uomo, Arte e Natura.

La norvegese Marianne Bjørnmyr con First Indicative Object(2020) presenta due mappamondi privi di informazioni geografiche illuminati da raggi luminosi orientati in modo diverso: immagini senza tempo, quasi metafisiche.

Il catalano Joan Fontcuberta con il video Milagros & Co.(Miracoli & Co.,2002)mette in gioco con humor la veridicità della fotografia sfidando la fiducia dello spettatore fino a provocare in lui un dubbio critico.

Dacia Manto con Humus Siderale (2020) propone una serie di opere realizzate appositamente per la mostra, dove immagina e fa rivivere il verde che si apriva di fronte alla Casa Boschi Di Stefano quando venne costruita da Piero Portaluppi tra 1929 e il 1931. In una installazione i disegni della natura si trasformano in mappe ramificate illuminate da piccole luci simili alle stelle che compongono una costellazione;

Paola Mattioli presenta la serie Eclissi (1999),incontro magico fra cosmo ed essere umanodurante un’eclissi di sole a Sant’Anna di Stazzema. Il pergolato sotto il quale l’autrice si trovavacreae proietta su una tovaglietta decine di piccole eclissi: allafotografail compito di coglierne la magia e fissare l’immagine creata dalla natura stessa, per una fotografia che ci ricorda l’imprescindibile legame Uomo-Natura;

Occhiomagico (Giancarlo Maiocchi) con il ciclo L’Ora Sospesa (2006-2009) presenta un lavoro dove il paesaggio diventa il soggetto principale, la natura riacquista un’intensità quasi arcaica, religiosa e mitica, mentre i luoghi perdono le loro connotazioni geografiche e temporali e diventano spazi di silenzio e meditazione;

Edoardo Romagnoli in La luna nel paesaggio (2006-2020) sembra trascinare magicamente sulla terra l’astro lunare, quasi fosse un dardo luminoso che squarcia la superficie terrestre e ondeggia sopra i campi immersi nell’oscurità;

Pio Tarantini con Cosgomonie (2010-2015)riflette sul senso del nostro esistere tra le cose con teatrini fiabeschi creati per immergere lo spettatore in spazi e tempi sospesi e surreali;

Il giovane autore greco Yorgos Yatromanolakis con la recente serie The Splitting of the Chrysalis and the Slow Unfolding of the Wings(2014-2018) indaga, a partire dal ciclo della vita di una farfalla, i misteri e le metamorfosi della natura creando un intimo legame tra fotografia e poesia, tra emozioni e paesaggio.

La mostra “Orientarsi con le stelle” – organizzata al terzo piano di Casa Museo Boschi di Stefano, in uno spazio che il Municipio 3 gestisce in accordo con la direzione del museo – integra una delle più belle collezioni d’arte moderna di Milano con le opere di nove fotografi  contemporanei.

Red Lab Gallery è un laboratorio di sperimentazione, pensato per promuovere la cultura delle immagini ma aperto a contaminazioni e narrazioni di diverso tipo.

Casa Museo Boschi Di Stefano, Via Giorgio Jan 15, Milano

18 settembre – 31 ottobre 2020. Ingresso libero. Orari di apertura: da martedì a domenica 10.00-18.00.

 

De Angelis (anche per le fotografie)

 

Paolo Roversi. Studio Luce

Il Comune di Ravenna, l’Assessorato alla Cultura e il MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna, presentano la mostra personale Paolo Roversi – Studio Luce, dedicata al grande fotografo ravennate. Realizzata con il prezioso contributo di Christian Dior Couture, Dauphin e Pirelli, main sponsor, la mostra si tiene dal 10 ottobre 2020 al 10 gennaio 2021.

L’allestimento si sviluppa sui tre piani espositivi del MAR e comprende molte immagini diverse tra loro, in una serie di accostamenti e sovrapposizioni sorprendenti. Ad aprire il percorso, le prime fotografie di moda e i ritratti di amici e artisti come Robert Frank e Peter Lindbergh che si alternano a still life di sgabelli raccolti in strada e immagini che ritraggono la Deardorff, macchina fotografica con cui Roversi scatta da sempre. L’autore mette in mostra i suoi lavori più recenti: una selezione del calendario Pirelli 2020 e una serie di scatti di moda inediti, esposti qui per la prima volta, frutto del lavoro decennale per brand come DIOR e COMME des GARÇONS e magazine come Vogue Italia, in una sequenza che arriva agli editoriali più recenti. Aperta al pubblico dal 10 ottobre 2020 al 10 gennaio 2021, l’esposizione coincide con la pubblicazione di un omonimo volume da collezione, catalogo della mostra.

Paolo Roversi – Studio Luce costituisce un’occasione unica per conoscere a fondo le immagini e l’immaginario dell’artista. In omaggio al settecentesimo anniversario della morte di Dante, sarà presente un’ampia selezione di scatti provenienti direttamente dall’archivio di Roversi che celebrano e reinventano la figura della musa, la Beatrice cantata dal Poeta nella Divina Commedia, qui interpretata in chiave contemporanea da donne leggendarie come Natalia Vodianova, Kate Moss, Naomi Campbell e Rihanna.

Paolo Roversi nasce a Ravenna nel 1947. Nel 1973 si trasferisce a Parigi, città dove ancora oggi vive e lavora nel suo atelier in Rue Paul Fort – lo “Studio Luce” che dà titolo alla mostra. Dell’infanzia ravennate porta con sé quasi tutto e, nonostante gran parte del suo lavoro si svolga oggi lontano dalla sua città, riconduce la sua ricerca di una bellezza pura, quasi spirituale, allo sfavillio dei mosaici di Sant’Apollinare, San Vitale e Galla Placidia, all’atmosfera rarefatta di un luogo pervaso da una bellezza serena, tersa, silenziosa e avvolto dalla nebbia. Non mancheranno quindi in mostra numerosi rimandi a Ravenna, la città che più di ogni altra ha plasmato il suo immaginario.

A parte rare eccezioni, Roversi lavora in studio, per lui spazio dalla duplice connotazione: da una parte infatti è un luogo fisico, un teatro essenziale e scarno dove mettere in scena i propri sogni e desideri; dall’altra è un luogo della mente, una sorta di contesto rituale che apre le porte ad una dimensione alternativa, la cui chiave è, da sempre, la luce. La mostra, a cura di Chiara Bardelli Nonino con le scenografie di Jean–Hugues de Chatillon, è pensata come un ritorno alle origini, tanto letterale quanto metaforico, ed è la prima esplorazione così approfondita di un universo visivo particolarmente ricco e complesso.

Che lavori a un servizio di moda, prepari un ritratto o componga una natura morta, Roversi tenta comunque di dar forma al mistero, di scoprirlo e di portarlo alla luce. Le sue foto hanno diverse anime ma appaiono prima di tutto come lampi di una bellezza illogica e perturbante, riflessi di un altrove fotografico sulla cui soglia, quasi sempre, ci fermiamo ma che questa mostra ci consente invece, per una volta, di visitare.

MAR, Ravenna – Via di Roma, 13. http://www.mar.ra.it

 

Andrea Fornasier

“Lo so che non sono solo”, nuovo progetto per gli 80enni che vivono da soli

Parte un nuovo progetto che si occupa degli anziani veronesi con più di 80 anni e che vivono da soli, cittadini che normalmente non vengono seguiti dai Servizi sociali ma che, soprattutto d’estate, rischiano di soffrire di solitudine e di non riuscire a risolvere piccoli o grandi problemi.

Si chiama ‘Lo so che non sono solo’ l’iniziativa sperimentale avviata dall’Amministrazione per l’estate 2020, un servizio che non solo contrasta la solitudine e l’isolamento sociale ma che è anche un aiuto materiale per le necessità quotidiane di chi vive da solo. Attraverso la creazione di questa nuova rete, che si colloca accanto alle risposte tradizionali (assistenza domiciliare, servizi residenziali, etc.) si raggiunge una fascia di popolazione esposta a rischi. L’obiettivo prioritario è contrastare gli effetti negativi di eventi critici e trovare nuove energie per tornare a vivere in relazione con gli altri, superando insieme questa difficile fase di emergenza sanitaria legata alle restrizioni del Covid-19.

Nel Comune di Verona, i nuclei familiari composti da una persona con un’età uguale o superiore a 80 anni sono 10.147 di cui solo 1451 sono già conosciuti dai Servizi Sociali. Rimangono pertanto 8696 cittadini con età minima di 80 anni che vivono soli, molti dei quali necessitano sicuramente di attenzioni per affrontare meglio la quotidianità o risolvere problematiche di vario genere, dalla spesa alle medicine, a quelle di natura sanitaria.

A questi cittadini nei prossimi giorni verrà inviata una lettera che spiega il progetto e come vi possono aderire. Di fatto, gli operatori del Servizio di Assistenza Domiciliare del Comune di Verona effettueranno un costante monitoraggio tramite telefonate periodiche agli anziani che richiederanno il servizio. Per mantenere la relazione con il territorio di appartenenza, gli operatori sociali saranno individuati uno per ogni Centro Sociale Territoriale, distribuiti su tutto il territorio comunale.

I cittadini che desiderano aderire all’iniziativa o avere maggiori informazioni, possono farlo telefonando al numero verde gratuito dello Sportello Sì del Comune di Verona (800085570) o chiamando le segreterie dei Centri Sociali Territoriali.

In ciascuno dei Centri Territoriali ci sarà quindi un operatore sociale dedicato esclusivamente a questo nuovo servizio di assistenza agli anziani. Nei prossimi giorni, inoltre, sarà in distribuzione come tutti gli anni il consueto opuscolo ‘Estate Anziani’, in cui sono riportati tutti i servizi, gli interventi e le informazioni utili durante il periodo estivo. L’edizione 2020 del libretto riserva inoltre un capitolo alle regole di comportamento predisposte dall’Istituto Superiore di Sanità per proteggerci dal Covid-19, con consigli per una corretta igiene delle mani, per come comportarsi nei luoghi fuori da casa, per chi si prende cura degli anziani.

Le novità sono state presentate dal sindaco Federico Sboarina nel punto stampa in streaming.

“Gli anziani devono pensare che non sono soli, c’è il Comune che sta la loro fianco – ha detto il sindaco -. Questo nuovo servizio è una bella novità piena di solidarietà, non a caso voluta e progettata dall’assessore Stefano Bertacco. L’obiettivo è raggiungere gli oltre 8 mila anziani con più di 80 anni che vivono da soli e che non sono seguito dai Servizi sociali. Molti di loro avranno sicuramente una rete familiare su cui contare, ma sono certo che per altri, magari meno in salute, avere un appoggio o un punto di riferimento sarebbe un sollievo non da poco. Parliamo di una fetta importante della popolazione, che deve sapere che c’è chi pensa a loro non solo idealmente, ma anche concretamente nei fatti. Con una parola, una telefonata, ma anche con piccole azioni per semplificare e rendere più piacevole la quotidianità. In pratica ogni circoscrizione ha un operatore sociale domiciliare dedicato proprio agli anziani, presente in ciascuno dei Centri Territoriali del Comune. Stiamo inoltre lavorando per dotare queste strutture di riferimento anche di educatori, persone formate per rispondere ai diversi bisogni in ambito educativo. I nostri anziani sono forse le persone che più hanno risentito gli effetti della pandemia, l’attenzione nei loro confronti è stata massima nel periodo dell’emergenza ma vogliamo continuare ad essere presenti mettendo in campo tutte le risorse a disposizione. È un progetto pilota, fortemente voluto dall’assessore Stefano Bertacco e che io porto avanti con la stessa determinazione”.

 

Roberto Bolis

“Carousel” a Torino

Dal 17 settembre all’8 dicembre, CAMERA-Centro Italiano per la Fotografia- ospita «Carousel», un percorso all’interno dell’eclettica carriera di Paolo Ventura (Milano, 1968), uno degli artisti italiani più riconosciuti e apprezzati in Italia e all’estero. Dopo aver lavorato per anni come fotografo di moda, all’inizio degli anni Duemila si trasferisce a New York per dedicarsi alla propria ricerca artistica. Sin dalle sue prime opere Ventura unisce alla grande capacità manuale una particolare visione poetica del mondo, costruendo delle scenografie all’interno delle quali prendono vita brevi storie fiabesche e surreali, immortalate poi dalla macchina fotografica. Con «War Souvenir» (2005), rielaborazione delle atmosfere della Prima Guerra Mondiale attraverso piccoli set teatrali e burattini, ottiene i primi importanti riconoscimenti, come l’inserimento all’interno del documentario della BBC «The Genius of Photography» nel 2007. Dopo dieci anni negli Stati Uniti, rientra in Italia dove realizza alcuni dei suoi progetti più celebri, all’interno dei quali mescola fotografia, pittura, scultura e teatro, come ad esempio nella scenografia di «Pagliacci» di Ruggero Leoncavallo, frutto dell’importante collaborazione con il Teatro Regio di Torino, di cui CAMERA ha esposto alcuni lavori preparatori a gennaio del 2017.
In quest’occasione le sale del museo ospitano alcune delle opere più suggestive degli ultimi quindici anni, provenienti da svariate collezioni, oltre che dallo studio dell’artista, in un’assoluta commistione di linguaggi che comprende disegni, modellini, scenografie, maschere di cartapesta e costumi teatrali. Non si tratta, tuttavia, di un percorso lineare né di una retrospettiva, quanto piuttosto di una messa in scena di tutti i temi ricorrenti della sua poetica, fra i quali spiccano quello del doppio e della finzione. Le prime sale dello spazio espositivo torinese diventano quindi un’autentica full immersion nella poetica di Ventura, un vero e proprio ingresso all’officina dove nascono e si compongono le storie elaborate dall’artista. Un viaggio e un racconto, dunque, secondo quelli che sono i temi e le modalità espressive predilette da Ventura, rappresentante di una fotografia volutamente narrativa: non a caso, i testi che accompagneranno questo percorso saranno stesi e scritti direttamente dall’artista, che diviene la voce narrante della mostra.
La seconda metà dell’esposizione sarà invece dedicata interamente a due nuovi e inediti progetti: il primo è “Grazia Ricevuta”, rivisitazione affettuosamente ironica del tema dell’ex voto, che Ventura naturalmente rielabora a partire dalla manipolazione dell’immagine e dalla presenza costante della sua figura e di quella delle persone a lui vicine. Un ulteriore affondo nella cultura popolare, così amata e ben conosciuta da Ventura, una cultura che da sempre fornisce icone e tematiche al multiforme artista milanese. Il secondo lavoro inedito è l’esito della partecipazione di Ventura al programma “ICCD/Artisti in residenza”, avviato a partire dal 2017 dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione di Roma, ed esposto per la prima volta grazie alla collaborazione fra CAMERA e l’Istituto del MiBACT. Sulla scorta della riflessione sulla rappresentazione delle vicende risorgimentali, Ventura indaga il tema della guerra e della sua rappresentazione in fotografia, influenzata dalla difficile accettazione della modernità del mezzo fotografico in un paese fortemente legato alla tradizione come l’Italia del XIX secolo. Tutto questo attraverso il romanzesco rinvenimento di una serie di rare carte salate risalenti al periodo risorgimentale, nel corso della residenza romana dell’artista.

Conclude la mostra una grande e spettacolare installazione, che trasforma l’intero lungo corridoio di CAMERA nel palcoscenico sul quale appare e si sviluppa una città immaginaria, composta dalle tante architetture realizzate da Ventura nel corso degli anni, riassemblate e reinventate per questa occasione in un allestimento di grande suggestione.
Curata da Walter Guadagnini la mostra sarà accompagnata da un volume monografico, pubblicato da Silvana Editoriale, che ripercorre per la prima volta in modo esaustivo e organico tutte le tappe salienti della ricerca dell’artista.
CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine 18, 10123 – Torino http://www.camera.to |camera@camera.to
Orari di apertura (Ultimo ingresso, 30 minuti prima della chiusura): dal lunedì alla domenica 11/19; martedì chiuso

S.E. (anche per l’immagine)

Il Signore di Notte. Il libro di Gustavo Vitali

È stato pubblicato un nuovo libro del quale diamo anticipazione.

Venezia, 16 aprile 1605.

Viene rinvenuto nella sua modesta dimora il cadavere di un nobile caduto in miseria, primo delitto di un giallo fitto fitto che ha come sfondo la Venezia alle soglie del Barocco.

Sul luogo si precipita il protagonista del racconto, Francesco Barbarigo. Come “Il Signore di Notte”, dà il titolo al racconto e richiama espressamente la magistratura incaricata dell’ordine pubblico, sei giudici e insieme capi della polizia. Si tratta di una persona realmente vissuta ai tempi così come i principali personaggi della storia che, al contrario, è di pura invenzione. Questo particolare ha comportato un copioso lavoro di ricerca come documentato nella bibliografia del libro.

È solo il primo dei delitti che affiorano in una trama intensa ed intrigante. Sono coinvolte le figure più varie, da quelle di primo piano, a quelle defilate nei contorni. L’autore apre così un’ampia carrellata su aristocratici ricconi e quelli che vivacchiano malamente, mercanti, usurai, bari, prostitute e altri. Nella vicenda tutti recitano i rispettivi ruoli e la contestualizzano in quella società veneziana che si era appena lasciata alle spalle un secolo di splendore per infilarsi in un lento declino. Compaiono anche personaggi sgradevoli, come i “bravi”, perché il tempo del declino è anche il loro, accomunati agli sgherri da una violenza sordida e sopraffattrice.

Sempre nell’ottica di addentrare il libro nella sua epoca, ecco l’aggiunta di brevi divagazioni su curiosità, usi e costumi, aneddoti, fatti e fatterelli. Costituiscono un bagaglio di informazioni sulla storia della Serenissima, senza interrompere la narrazione e senza che gli attori si defilino da questa.

Un discorso a parte merita la figura del protagonista. Se qualcuno spera nello stereotipo dell’eroe positivo, resterà deluso. Il Barbarigo è un uomo contorto che affronta le indagini con una superficialità pari solo alla sua spocchia. Vorrebbe passare come chi sa il fatto suo, spargere sicurezza, ma nel suo intimo covano ansie e antichi dolori. Non sa come cavarsi dagli impicci, cambia idea e umore da un momento all’altro, insegue ipotesi stravaganti e indaga su persone del tutto estranee al delitto. Il linguaggio è spiccio, crudo, spesso beffardo e dissacratorio, mette in ridicolo difetti e difettucci del protagonista e insieme quelli della società del tempo.

Sull’onda dell’improvvisazione e di una acclarata incapacità non si fa mancare nulla, nemmeno una relazione disinvolta, o quella che lui vorrebbe tale, con una dama tanto bella, quanto indecifrabile. Non capisce nulla neppure di questo strambo amore che gli causa presto nuovi turbamenti.

Cosicché nelle indagini, come pure nel letto, finisce con il collezionare una serie di disfatte clamorose fino a quando in suo aiuto accorre un capitano delle guardie che ha tutta l’esperienza e l’astuzia che mancano al magistrato. Tuttavia i due dovranno faticare ancora un bel pezzo per scrivere la parola fine a tutto il giallo che nel frattempo si è infittito di colpi di scena, agguati e delitti, compresi quelli che riemergono dal passato. Il finale sarà inaspettato e sorprendente.

Chi volesse copia del libro può scrivere un commento su questo sito.

 

Da Sabato 13 giugno riapre il Museo Del Saxofono

Sabato 13 giugno riapre il Museo del Saxofono, fino a questo momento l’unico nel panorama internazionale, dedicato a questo strumento. Nato dall’amore, esperienza e meticolosa raccolta compiuta in oltre 30 anni di attività dal musicista e docente Attilio Berni, il Museo ospita una collezione di centinaia preziosi esemplari per dar forma alla storia, ai sogni ed alle passioni da sempre “soffiate” nel più affascinante degli strumenti musicali.

Tutto il direttivo del Centro Studi Musicali che gestisce il Museo ha lavorato intensamente nei giorni scorsi per arrivare preparato alla prossima riapertura in tutta sicurezza per dipendenti e visitatori. Il Museo del Saxofono offrirà nuovamente anche la possibilità di assistere a visite guidate, naturalmente con le dovute accortezze che ognuno di noi deve avere in questo momento nel quale il virus, seppur in misura ridotta, è ancora in circolazione.

Così si esprime il direttore Attilio Berni “Abbiamo fatto un grande lavoro che ci permette di accogliere i visitatori in assoluta sicurezza e tranquillità. Anche il percorso all’interno del Museo, è stato ridisegnato in modo che, in una sorta di tracciato obbligato, non ci siano incroci tra i visitatori. Lo stop imposto dal virus ci ha colpito in un momento in cui i flussi di visitatori erano in grande crescita e sarà durissima recuperare soprattutto in considerazione che, almeno per ora, i visitatori non possono arrivare da altre Regioni e tanto meno dall’estero. Questa crescita era il segnale che il nostro piano di promozione, sia a livello nazionale che internazionale, stava funzionando bene; appena ci sarà di nuovo la possibilità di viaggiare per turismo, riprenderemo sicuramente una campagna promozionale ad hoc per riportare il Museo del saxofono sotto i riflettori del mondo”.

Dal piccolissimo soprillo di 32cm al gigantesco contrabbasso di 2mt, dal Grafton Plastic agli strumenti dell’inventore Adolphe Sax, dal mitico Conn O-Sax al Selmer CMelody di Rudy Wiedoeft, dal Jazzophone ai grandiosi Conn Artist,  dai sax a coulisse ai saxorusofoni Bottali, dal tenore Selmer appartenuto a Sonny Rollins all’Ophicleide, dal mastodontico sub-contrabbasso J’Elle Stainer fino ai sax-giocattoli.  Un’esposizione di stupefacenti strumenti per districarsi nelle innumerevoli metamorfosi del saxofono ed incontrare i grandi capolavori delle fabbriche Conn, Selmer, King, Buescher, Martin, Buffet, Rampone, Borgani seguendo un connubio tra arte ed artigianalità, creatività e tradizione che dalla bottega dell’inventore Adolphe Sax giunge fino ad oggi: questo, e molto altro ancora, in un autentico spazio della cultura musicale “saxy”.

Da fine giugno, nel pieno rispetto delle norme a riguardo dell’emergenza covid-19, riprenderanno anche le attività di masterclass, conferenze e, novità assoluta,  anche una rassegna di concerti all’aperto.

Gli orari di apertura estivi sono: dalle 16:00 alle 19.00, dal martedì al venerdì, sabato e domenica anche in orario antimeridiano dalle 10.00 alle 13.00.

Per visitare il Museo è preferibile prenotare la visita sul sito Liveticket.it, contattando i numeri 06 61697862 – 347 5374953 o scrivendo a info@museodelsaxofono.com

 

Elisabetta Castiglioni

L’Orchestra del Teatro Carlo Felice alla 63esima edizione del “Due Mondi”

Nonostante la grande difficoltà del momento, la fondazione lirico-sinfonica genovese ha continuato a lavorare alla programmazione estiva e autunnale, concludendo un accordo con il prestigioso Festival di Spoleto, che prevede la presenza dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice all’interno della prossima edizione del “Due Mondi”, la 63esima, al via il 26 giugno.

«Si tratta di un progetto originale del Teatro Carlo Felice – spiega il Sovrintendente Claudio Orazi – che abbiamo proposto al Festival di Spoleto per rendere omaggio a Beethoven nel 250° anniversario della nascita. Alla fine di giugno la nostra orchestra andrà in trasferta a Spoleto, dove sarà impegnata ne Le creature di Prometeo, op. 43, capolavoro che segna il primo incontro importante di Beethoven, allora trentenne, con il palcoscenico. La partitura, infatti, fu composta su commissione del Teatro Imperiale di Vienna per l’omonimo balletto coreografato da Salvatore Viganò, il grande ballerino e coreografo italiano che, durante il periodo napoleonico, fu il più alto rappresentante dello stile coreutico neoclassico. Una figura, all’epoca, di statura europea, ammirata da artisti come Stendhal, Foscolo e Rossini. Lo spettacolo si terrà al Teatro Nuovo per due rappresentazioni e prevede l’esecuzione dell’opera combinata con una originale coreografia nella quale saranno protagonisti 20 ballerini che indosseranno i costumi disegnati per l’occasione da Roberto Capucci. Al grande stilista italiano e al direttore artistico del Festival di Spoleto, Giorgio Ferrara, giunge la gratitudine del Teatro Carlo Felice per aver accolto il grande progetto.»

 

Massimo Pastorelli

Il Verbier Festival dal 17 luglio al 2 agosto

Quella del 2020 è un’edizione decisamente beethoveniana, e per celebrare il 250mo anniversario del compositore e le sue opere, ma anche le influenze che ha avuto e coloro che ha ispirato, il festival offre 62 concerti Mainstage, che verranno proposti da oltre 90 artisti di caratura internazionale.

Seguita alle celebrazioni del venticinquennale nel 2018, l’edizione 2019 ha registrato un bilancio finanziario positivo, nonostante la concomitanza con un altro evento di grande richiamo, “la Fête des Vignerons”, confermando il suo ruolo di manifestazione fondamentale nello scenario culturale svizzero.

Ormai avviato a vivere il suo secondo quarto di secolo, il Verbier Festival si aprirà il 17 luglio con una serata interamente dedicata a Beethoven e un cartellone più che mai grandioso: Valery Gergiev, alla testa della Verbier Festival Orchestra (VFO), dirigerà un trio d’eccezione, il cui esordio si è potuto apprezzare durante il Festival del 2015, formato dal violinista Leonidas Kavakos, dal violoncellista Gautier Capuçon e dalla pianista Yuja Wang, nel Concerto triplo. Un antipasto per palati raffinati, prima di trascinare il pubblico nella magistrale Sinfonia N°9, che vedrà riunito sulla scena un cast di voci senza pari: Camilla Nylund, Magdalena Kozená, Evan LeRoy Johnson, René Pape e il coro vallesano Oberwalliser Vokalensemble.

Questo primo concerto sarà il preludio a un programma Beethoven che si preannuncia memorabile. Dalla Sinfonia N°2 diretta da Gábor Takács-Nagy alla N°5 diretta da Dima Slobodeniouk, passando per le sinfonie “Eroica””e “Pastorale””eseguite dalla VFO per la bacchetta del suo direttore musicale, Valery Gergiev. Tra i momenti forti del Festival figureranno numerosi concerti antologici, a cominciare dall’integrale dei 16 quartetti che saranno eseguiti nell’arco di sei concerti dal Quatuor Ébène (unica performance completa delle opere in una sola sede nel corso della loro tournée mondiale), e dall’insieme delle cinque sonate per violoncello e pianoforte proposte da Miklós Perényi e András Schiff in due concerti. I recital porranno altresì in rilievo la Sonata N°9 interpretata da un duo inedito formato da Kristóf Baráti e Sergei Babayan e i Lieder cantati da Stephan Genz, accompagnato da Kit Armstrong.
Il Festival sarà indiscutibilmente un inno alla gioia fino alla sua programmazione Unlimited: da un After Dark con il compositore e DJ Gabriel Prokofiev, che in una creazione mondiale renderà un omaggio tutto personale a Beethoven, passando per i dibattiti dello Swiss Philanthropy Forum sul tema dell’ambiente, con riferimento al compositore e al suo rapporto con la natura, che accoglierà personalità quali il filantropo e uomo d’affari Hansjörg Wyss, fino ai bambini del VF Kids, che presenteranno la loro interpretazione originale della fiaba “I tre porcellini” sulla musica della 5a Sinfonia.

Oltre che con Beethoven, il genio musicale sarà celebrato con Mozart, in una presentazione in forma semiscenica del Don Giovanni con lo svedese Peter Mattei nel ruolo del protagonista, con La Valchiria di Wagner per la bacchetta di Gianandrea Noseda, con le seconde sinfonie di Rachmaninov e Schumann dirette da Antonio Pappano, e con una serata dedicata a Brahms; la Sinfonia N°1 condotta da Pablo Heras-Casado e il Concerto per violino interpretato dal giovane prodigio Daniel Lozakovich. A coronamento di questa edizione, un’opera grandiosa: la Sinfonia N°6 di Mahler diretta da Christoph Eschenbach a capo della VFO.

Accanto a grandi nomi come Evgeny Kissin, Denis Matsuev, Mischa Maisky, Pinchas Zukerman e Mikhaïl Pletnev, faranno un atteso ritorno al Festival, dopo oltre cinque anni di assenza, alcune leggende della musica classica: Martha Argerich, Nelson Freire, Stephen Kovacevich e René Pape.

Un’occasione eccezionale per ammirarli nelle opere che li hanno contraddistinti, come il Concerto in sol maggiore di Ravel eseguito dalla Argerich e il Concerto N°2 di Brahms da Freire.

Il cartellone solistico sarà completato da una nuova generazione di artisti divenuti ormai imperdibili, giovani usciti dall’Academy o talenti emergenti sulla scena internazionale: Yoav Levanon, Seong-Jin Cho, Mao Fujita, Alexandre Kantorow, Daniel Lozakovich, Alexandra Conunova, Benjamin Bernheim e Kit Armstrong, per citarne solo alcuni.

Un grande spunto d’ispirazione per gli astri nascenti che andranno a integrare ciascuno dei cinque poli di formazione dell’Academy (Verbier Festival Orchestra, Conducting, Junior Orchestra, Atelier Lyrique e Soloists & Chamber Music). A coronamento delle oltre 100 masterclass e prove aperte al pubblico, l’Academy presenterà, nel suo ormai imprescindibile concerto d’opera, La Bohème di Puccini sotto la direzione di Stanislav Kochanovsky.
Fuori dall’ambito classico, la cantante del Benin Angélique Kidjo torna a sua volta a Verbier per far ballare il pubblico del Festival con un nuovo programma di musica africana, mentre la danza tornerà a entusiasmare gli spettatori con il National Georgian Ballet e le sue spettacolari coreografie folkloristiche. Anche il teatro partecipa ai festeggiamenti, con Thomas Quasthoff e l’attore shakespeariano Simon Russell Beale sulle scene dell’Academy, del Mainstage e dell’Unlimited.

Una programmazione che non mancherà di sedurre gli appassionati, ma anche i neofiti della musica classica ai massimi livelli.

Roberta Barbaro

 

Estate Teatrale Veronese, svelato il primo titolo

In attesa di scoprire il programma completo dell’Estate Teatrale Veronese, è stato svelato il primo titolo del cartellone 2020. ‘Amleto’, interpretato da Sebastiano Lo Monaco, sarà a Verona in prima assoluta. L’inedita versione, prodotta da Sicilia Teatro, andrà in scena il 21, 22 e 23 luglio al Teatro Romano, un debutto nella lunga carriera dell’attore siracusano.

Un Amleto che si risveglia e scopre di essere diventato vecchio. Che il tempo è passato solo per lui e Ofelia, legati da una disperata intimità. Mentre tutti gli altri sono rimasti giovani, soli e ignari dei loro destini. Questo il personaggio di cui Lo Monaco vestirà i panni, un Amleto invecchiato con i suoi dolori, solo, in un mondo del quale non riconosce più nulla, se non una gioventù e un’innocenza perdute. Questo anche il punto di partenza dell’originale adattamento curato da Francesco Niccolini per la regia di Alessio Pizzech.

Una lotta tra le età dell’anima, affidata al corpo e alla voce di un attore adulto e carismatico come Sebastiano Lo Monaco, per spostare il centro della riflessione da un’età anagrafica ad un tempo intimo e personale. Allo stesso tempo, un cast di attori giovani affiancheranno il protagonista, creando un effetto straniante. E così Amleto si rivolgerà allo zio Re Claudio quarantenne come se si sentisse già fuori dai giochi, come se un’intera generazione di ventenni, senza orientamento, avessero travolto il suo mondo interiore.

“Mai mi sarei aspettato a questa età di interpretare Amleto – ha confessato Lo Monaco -, e contemporaneamente di esaudire un sogno che avevo da quando ero bambino, recitare al Teatro Romano. Verona e Siracusa sono unite da una congiunzione d’astri. È grazie al tenore scaligero Zenatello, che portò la lirica in Arena, che anche il teatro della mia città iniziò a ospitare l’opera. Non posso che essere felice e orgoglioso di interpretare questa inedita versione di Amleto a Verona, città alla quale sono legato. Al Teatro Nuovo, infatti, recitai per la prima volta a soli 22 anni. Amleto è un sogno che non avevo mai sognato, ma ora Verona e Shakespeare mi chiamano a viverlo. E allora che le miriadi delle stelle diano luce al nostro fausto cammino shakespeariano”.

“Quello che vogliamo realizzare – ha concluso Pizzech – è un Amleto dove la riflessione tra ciò che significa essere giovani ed il senso di sentirsi vecchi è il motore della macchina scenica. Amleto diventa una costruzione teatrale dove il conflitto tra le generazioni assume il carattere forte di una crisi del tempo moderno; un affresco impietoso di un tempo finito. Giovinezza e vecchiaia sono condizioni dell’anima non anagrafiche. Vogliamo restituire ad Amleto la sua importanza come uomo che si rivela a se stesso, che riscopre il senso della morte, che riflette anche su dimensioni contemporanee e vicine alla nostra società. E vedere nei personaggi dei tratti di ognuno di noi, vivendoli, perché il teatro non è solo forma ma anche sostanza”.

Roberto Bolis

 

Festivalflorio. VIII edizione 14-21 giugno 2020

È giunto all’ottava edizione, record nell’isola di Favignana, il Festivalflorio, la rassegna d’Arte di maggior rilievo dell’Estate Siciliana che, sempre sotto la direzione artistica di Giuseppe Scorzelli, si svolgerà dal 14 al 21 giugno 2020.

Un calendario ricco di proposte, in prevalenza musicali, che non mancherà di soddisfare molteplici interessi culturali e che si rivolge quest’anno sotto il segno del gemellaggio italo-tedesco. “Vivo e lavoro da quasi 4 anni in Germania – afferma Scorzelli – e qui ho avuto la possibilità di conoscere da vicino molti artisti tedeschi, alcuni dei quali hanno le caratteristiche per essere attraenti per un pubblico italiano, come l’anno scorso ha già dimostrato proprio a Favignana il Duo Flac, riscuotendo notevole successo. Ho reputato che questo gemellaggio sia strategico sia per far conoscere Favignana ad artisti internazionali che ne possano raccontare poi in patria, sia ad incrementare nell’isola un nuovo turismo che non sia di massa, ma culturale e rispettoso dell’ambiente. Come di consueto, infatti, il festival è realizzato in collaborazione con l’AMP, l’ente che gestisce e tutela l’Area Marina Protetta delle Isole Egadi e che, con un’estensione di 53.992 ettari, è la riserva marina più grande del Mediterraneo.”

Il selezionato programma della manifestazione, che si svolgerà tra l’ex Stabilimento Florio, I Pretti Resort e Palazzo Florio, partirà il 14 giugno con il jazz del KittyHoff Trio. A seguire, il Duo Plano/Del Negro (15 ); Ida Pelliccioli e una rassegna di cinema muto (16); Quartetto Michelangelo (17); concerto d’opera La Bohème (18); Lydia Maria Bader (19); il Premio Favignana e Mariella Nava (20). Infine, il 21 giugno, il concerto di chiusura con i Trami Duo.

Il Festivalflorio, presentato il 9 febbraio alla BIT di Milano, quest’anno avrà un’appendice internazionale a Francoforte con una presentazione agli imprenditori tedeschi il 5 marzo, presso la sede del Consolato Italiano. “Abbiamo sempre creduto che la promozione di un territorio sia legata alla cultura e tradizioni di appartenenza – afferma il sindaco Giuseppe Pagoto – e crediamo fermamente che per la crescita servano eventi come la Borsa Internazionale del turismo e la partecipazione a fiere o convegni anche al di fuori del territorio italiano.  Miriamo ad un’offerta turistica competitiva e di qualità, che tuteli le bellezze paesaggistiche e architettoniche delle nostre ‘perle’;  sonoanche fermamente convinto che, per i nostri giovani, il futuro nel campo del turismo sia legato ai mercati europei e il Festivalflorio con la sua internazionalità apre anche questi orizzonti”.

“Il Festival si incastona magistralmente con il tessuto Egadino– continua l’assessore con delega alla cultura Giusi Montoleone avendo registrato nella scorsa edizione un grande interesse da parte non solo dei mass media ma anche dai turisti e residenti. In tale contesto fu affrontato il tema della Mattanza con la proiezione de‘Il Castello di Rete’, documentario curato  da  Gianfranco Bernabei. Il festival ha ospitato non solo incontri con giornalisti, su temi di attualità come quello con Luca Abete,ospite di spessore e legato da anni alle Egadi,ma anche appuntamenti di musica jazz, pop, musica lirica, con repertori tradizionali spagnoli, portoghesi, tedeschi. Infine l’arte culinaria, che ha visto docenti di una masterclass sulla cucina egadina le sorelle Guccione,celebri nel mondo gastronomico per piatti presenti nelle guide internazionali”.

Anche quest’anno si terrà un corso di cucina siciliana che vedrà protagonista proprio Maria Guccione, per illustrare e preparare le migliori ricette autoctone (top secret fino all’inizio del corso) che già godono di fama per la ricchezza di aromi (rosmarino, alloro e basilico in primis) integrati con il pesce fresco. Un evento, in collaborazione con l’Associazione Cucina Siciliana e FirriatoWinery, che si integra al ricco cartellone musicale ed il cui obiettivo è quello di far conoscere Favignana e le Egadi, tra passato e presente, secondo un’armonia di sapori e racconti che non hanno eguali. Alla Guccione verrà conferito il Premio Favignana 2020 con la seguente motivazione: “per L’impegno profuso in ogni ambito, culturale, enogastronomico, sociale e ambientale, in favore della tradizione egadina”.

Infine, per agevolare l’incoming turistico in un’esperienza congiunta di Cultura, Arte, Natura e Cibo, l’Associazione Ata (Associazione Turistico alberghiera Isole Egadi) offre un interessante pacchetto promozionale durante i giorni del festival.

 

Elisabetta Castiglioni (anche per le fotografie)