Istituzione Universitaria dei Concerti. La stagione dell’Aula Magna

Dicembre si apre con un concerto dedicato al compositore georgiano Giya Kancheli, uno dei più noti e interessanti rappresentanti della straordinaria primavera musicale fiorita nelle repubbliche indipendenti nate dalla dissoluzione dell’Urss. Sono celebri le sue raccolte di Miniature: ne saranno eseguite due serie, quella per pianoforte solo sarà affidata ad Alessandro Stella – la cui incisione è stata entusiasticamente accolta dalla critica internazionale e molto lodata da Kancheli stesso – e quella per voce e pianoforte al grande mezzosoprano georgiano Nino Surguladze, dedicataria di questo ciclo vocale. Nel concerto successivo l’Orchestra Sinfonica Abruzzese diretta da Ulrich Windfuhr esegue la Sinfonia n. 4 di Brahms, in ideale collegamento con Spira Mirabilis per l’impiego di un organico contenuto, simile a quello dell’orchestra di corte di Meiningen, per cui Brahms aveva scritto questo capolavoro. Tale recente tendenza sta cambiando il modo di proporre la musica del compositore amburghese, di cui verrà eseguito anche il Doppio Concerto, con due magnifici giovani solisti: la violinista Chloë Hanslip ha vinto vari premi discografici ed è regolarmente ospite col suo Guarneri del Gesù di importanti orchestre internazionali come Philharmonia di Londra e Tokyo Philharmonic; il violoncellista Umberto Clerici ha suonato in tutto il mondo in sale prestigiose quali la Carnegie Hall di New York e il Musikverein di Vienna e da tre anni il suo spirito sempre alla ricerca di nuove esperienze lo ha portato a Sydney, come primo violoncello della locale orchestra sinfonica e professore all’università.

Il 2017 si conclude con il debutto a Roma di un astro nascente del violoncello, il francese Edgar Moreau, premiato ai concorsi “Ciajkovskij” di Mosca e “Rostropovich” di Parigi. Ad appena ventitre anni ha già nel suo carnet collaborazioni con l’Orchestre National de France, la Filarmonica di San Pietroburgo e la Hong Kong Sinfonietta e con direttori e solisti del calibro di Valery Gergiev, Nikolai Znaider e Renaud Capuçon. Il programma del suo concerto con Il Pomo d’Oro – uno dei più apprezzati gruppi specializzati nella musica del barocco e del preclassicismo – presenta un ampio ventaglio di compositori del Settecento, da Vivaldi e Boccherini ai rari Hasse, Durante, Platti e a Telemann, di cui ricorrono i duecentocinquanta anni dalla morte.

La IUC dedica il primo concerto del 2018 a Claude Debussy nel centenario della morte. La pianista coreana Ilia Kim offrirà un ricco e vario panorama delle sue opere, che farà riflettere sui sempre discussi rapporti del compositore francese con le correnti pittoriche preraffaellite, impressioniste, simboliste e  astrattiste. Precede il concerto un “Salotto Debussy” in cui storici dell’arte e della musica dialogheranno proprio sulle relazioni fra il musicista e le arti figurative. Sono presenti in stagione altri pianisti, che hanno in comune la particolarità di essere delle voci fuori dal coro, perché non mettono al centro della loro visione musicale quel virtuosismo meccanico che oggi sta dilagando. Il pianista finlandese Olli Mustonen si presenta in duo col violoncellista inglese Steven Isserlis, che è regolarmente ospite delle principali orchestre ma si dedica soprattutto alla musica da camera, sempre con partner del massimo livello. È dunque in piena sintonia con Mustonen, che, pur suonando regolarmente con le maggiori orchestra come le Filarmoniche di Berlino e  New York, ha un’inclinazione speciale per la musica da camera. In più Mustonen è anche un affermato compositore e in questo concerto presenterà una sua Sonata accanto a musiche di Schumann, Prokofiev e Kabalevskij. Anche altri dei più interessanti pianisti odierni si dedicano alla composizione, come il turco Fazil Say, che esprime sempre liberamente le sue idee, non solo in campo musicale, tanto che per le sue opinioni ha avuto non pochi problemi col governo del suo paese. È un interprete sempre originale e trascinante, che tocca l’animo degli ascoltatori in un modo divenuto ormai raro nel mondo sempre più materialista e rigidamente programmato della musica classica. Dopo Chopin e l’“Appassionata” di Beethoven – assolutamente travolgente nella sua interpretazionepresenterà due sue recenti composizioni, che sono un ponte gettato tra musica occidentale e orientale.

Approdano alla IUC altri due pianisti da non perdere. Debutta a Roma Steven Osborne, considerato uno dei principali musicisti britannici attuali, particolarmente apprezzato per la coerenza e l’interesse dei programmi dei suoi concerti. Per il suo primo recital all’Aula Magna ha scelto Berg, Ravel e Prokofiev, tre compositori della prima metà del Novecento che sono ormai dei classici. È invece un ritorno alla IUC quello del grande virtuoso russo Alexei Volodin, che presenta un programma iperromantico, il cui filo rosso sono le dediche che Schumann, Chopin e Liszt si sono scambiate tra di loro.

Un punto di forza di questa stagione della IUC è la presenza di alcuni dei più illustri virtuosi di oggi in rappresentanza di una grande varietà di strumenti. Dopo lo Stradivari della già citata Isabelle Faust si potrà ascoltare il Guarneri del Gesù dell’israeliano di origine russa Shlomo Mintz, che da quasi mezzo secolo è una leggenda del violino, avendo iniziato a soli dieci anni una carriera a livello mondiale, il che significa aver potuto suonare con grandi artisti come Bernstein, Giulini e Rostropovich. Torna a Roma dopo anni di assenza, nel duplice ruolo di violinista e direttore, insieme a I Solisti Aquilani.

Giovanni Sollima è un fantastico violoncellista, che non fa del virtuosismo un fine ma un mezzo per comunicare attraverso la musica con il pubblico più vario, spaziando dalla classica al rock. Insieme al pianista Giuseppe Andaloro propone un programma vario ed eclettico, partendo dall’inglese elisabettiano John Dowland per arrivare a brani originali composti da lui stesso – mai eseguiti prima a Roma – e a trascinanti rivisitazioni di pezzi rock. Quest’anno sono protagoniste anche le percussioni, con il concerto del gruppo Tetraktis, che spazia da Cherubini a Cage e a due prime romane, una del noto jazzista Ramberto Ciammarughi, l’altra di Riccardo Panfili, uno dei più interessanti compositori della giovane generazione. Questi brani propongono un inedito incontro delle percussioni con il corno di Alessio Allegrini, che è il coprotagonista di questo concerto e che dal suo strumento, considerato indomabile e “scorbutico”, sa ricavare colori di leggerezza e fascino inimmaginabili.

Non può mancare la chitarra: è in cartellone il principe di questo strumento, Manuel Barrueco, che torna spesso all’Aula Magna, affascinando sempre il pubblico. Le composizioni di Milan, Bach, Sor e Albèniz da lui scelte sono una lussuosa vetrina della più bella musica per chitarra, in originale o in trascrizione.

Al sassofono è dedicato il concerto del Signum Saxophone Quartet: formato da due tedeschi e due sloveni, questo gruppo si è distinto subito per il suo estro e per la grande perizia tecnica e ben presto gli si sono aperte le porte delle più prestigiose sale da concerto, come Barbican di Londra, Carnegie Hall di New York, Konzerthaus di Vienna, Concertgebouw di Amsterdam e Palais des Beaux-Arts di Brussels. L’eclettismo loro e del loro strumento è l’anima di un programma che spazia da Bach e Haydn ai moderni Ligeti e Ginastera, Piazzolla e Chick Corea. Un quartetto speciale è quello formato da quattro grandi solisti italiani – il pianista Pietro De Maria, il violinista Marco Rizzi, il violoncellista Enrico Dindo e il clarinettista Alessandro Carbonare – che si sono riuniti per eseguire una delle composizioni più rappresentative del Novecento, il Quatuor pour la fin du Temps di Messiaen, scritto durante la guerra nel campo di prigionia di Görlitz. Inoltre ognuno di loro eseguirà un pezzo scritto da Debussy per il proprio strumento, come ulteriore omaggio all’anniversario del grande compositore francese.

Ma il quartetto per antonomasia è quello per archi, immancabile in ogni stagione cameristica. Il leggendario Quartetto Borodin appartiene da oltre settanta anni all’aristocrazia di questa formazione strumentale, essendosi costituito nel 1945. Uno dei suoi fondatori fu Mstislav Rostropovich, ma naturalmente negli anni i suoi membri sono cambiati, conservando però sempre l’altissima qualità di quello che è unanimemente considerato il miglior quartetto russo e uno dei migliori a livello mondiale. In programma Borodin Ciajkovskij e Schubert. Se il Quartetto Borodin è già entrato nella storia, il giovane Quartetto Guadagnini è agli inizi di una brillante carriera. Fondato nel 2012, già due anni dopo ha vinto il Premio Farulli, attribuito dalla giuria del Premio Abbiati, il più prestigioso in Italia. Ha dato concerti in mezza Europa e si è spinto fino in Cina. Il programma è dedicato a Haydn, Brahms e Webern, ovvero a tre secoli di musica tedesca, dal Sette al Novecento.

Speciale attenzione è data alla musica barocca. Ai già citati concerti della Antonacci e di Moreau va aggiunto quello dell’Ensemble Barocco di Napoli, intitolato I viaggi del barocco, dedicato a quattro città portuali, che furono importanti centri di scambi non solo commerciali ma anche culturali: queste quattro “capitali del mare” sono Venezia con Vivaldi, Napoli con Nicola Fiorenza, Londra con Giuseppe Sammartini (non sembri strano, perché la capitale inglese era la città più cosmopolita del tempo e accoglieva musicisti provenienti da tutta l’Europa) e Amburgo con Telemann. Ancora barocco (Tartini e Locatelli) ma anche musica di altre epoche, fino a John Williams, nel concerto di Guido Rimonda e della Camerata Ducale. Il titolo è Le violon noir perché Rimonda suona lo Stradivari appartenuto al compositore francese Leclair, ucciso nel 1764 con una pugnalata alla schiena: quando fu ritrovato, alcuni mesi dopo, stringeva ancora il suo violino, sul cui legno le sue mani avevano lasciato un’indelebile impronta nera. “Il Trillo del diavolo” di Tartini, “Le Streghe” di Paganini e gli altri brani in programma sono stati scelti in sintonia con questa leggenda.

Se la riscoperta della musica barocca è iniziata alcuni decenni fa, ora si sta assistendo alla nascita di un profondo interesse per altre culture musicali, diverse da quella europea, in particolare per le musiche del Mediterraneo, collegate tra loro da una fittissima rete di scambi reciproci. Uno dei più grandi “barocchisti” dei nostri tempi, il carismatico Jordi Savall, è stato il primo musicista “colto” a sviluppare già da vari anni un appassionato interesse per le musiche dell’altra sponda del Mediterraneo. Col suo gruppo Hespérion XXI ci farà scoprire ora la musica ottomana dei secoli d’oro, facendola dialogare con le musiche greche, armene e sefardite. In un concerto intitolato “Voci sacre: tre fedi un solo Dio” Patrizia Bovi e un selezionato gruppo di cantori e strumentisti accostano le tradizioni musicali cristiana, ebraica ed islamica, facendo ascoltare musiche maronite, sufi e giudaico-provenzali, ma anche uno Stabat Mater corso e un canto pugliese per la Passione.

Un’altra grande e antica tradizione musicale del Mediterraneo è quella partenopea. Ed è proprio nel segno di Napoli che la stagione si chiude con Peppe Barra, autentico custode del patrimonio culturale della sua città, le cui canzoni intrise di magia e di folclore sono espressione di una napoletanità dal sapore passato e dalle sonorità contemporanee. Il titolo di questo spettacolo, E cammina cammina, riprende quello del suo più recente disco e offre un panorama dell’intero percorso artistico di Barra, iniziato più di cinquant’anni fa: è un viaggio attraverso un vasto paesaggio culturale, con canzoni vecchie e nuove di autori diversi (Raffele Viviani, Salvatore Di Giacomo, Enzo Gragnaniello) e anche con un omaggio a Pino Daniele, in un crescendo di emozioni e musica.

MusicaPourParler

La IUC rivolge sempre grande attenzione ai giovani e dedica specificamente agli studenti gli incontri della serie MusicaPourParler, che si svolgono nell’Aula Magna alle 11.00 e sono aperti anche al pubblico adulto. Molto spesso l’Aula Magna è esaurita e questa accoglienza così favorevole ha suggerito quest’anno di aumentarne il numero da tre a quattro. Gli interpreti sono gli stessi che suonano nella stagione, ma questi incontri si svolgono in modo più informale e il programma è adattato alle esigenze di un pubblico spontaneo e curioso, lasciando anche spazio ad un dialogo diretto e alla pari tra gli ascoltatori e gli esecutori, che, rispondendo alle domande che vengono loro poste, hanno modo di parlare di sé stessi, dei loro strumenti e della musica da loro amata e eseguita.

Il divertimento è assicurato con Elio, che nel primo incontro proporrà, a modo suo, un’esilarante ma sostanzialmente versione de Il Flauto Magico di Mozart, le cui musiche saranno eseguite dall’Ensemble Berlin in una trascrizione per un piccolo gruppo strumentale. Il secondo appuntamento è intitolato “Bravo Gioacchino!”: l’Orchestra Sinfonica Abruzzese diretta da Giordano Ferranti eseguirà musiche di Rossini in occasione dei 150 anni dalla morte, ma non sarà certo un momento triste, anzi sarà reso vivace e allegro dalle percussioni “turche” e dal famoso “crescendo rossiniano”.

In “Dialogo fra un violoncello e un pianoforte” il violoncellista Giovanni Sollima e il pianista Giuseppe Andaloro propongono un concerto che è come un work in progress che nasce e si sviluppa sul momento, in base al pubblico presente e all’energia che questo trasmette. Dotato di una straordinaria capacità comunicativa, Sollima conquisterà sicuramente tutti i giovani ascoltatori, spaziando dalla classica al rock con totale naturalezza. Tetraktis Percussioni nella sua ventennale esperienza artistica e didattica ha realizzato progetti che mettono in relazione linguaggi e culture diversi. L’obiettivo di questa lezione-concerto, intitolata “PercuoTiAmo” è raccontare la più numerosa tra le famiglie degli strumenti musicali, quella delle percussioni, mettendo a confronto le percussione della nostra tradizione con gli strumenti di altri continenti. Anche quest’anno gli studenti potranno scrivere una recensione dei concerti di MusicaPourParler e gli autori dei lavori migliori saranno premiati con un abbonamento per tutta la famiglia alla successiva stagione della IUC.

Note in Biblioteca

Sono giunti alla terza edizione i concerti di Note in Biblioteca, che si svolgono ad ingresso gratuito nelle biblioteche di Roma. Quest’iniziativa, le cui precedenti edizioni sono state accolte con grande favore, è realizzata in collaborazione con il Sistema Biblioteche Centri Culturali del Comune di Roma, il Conservatorio “Santa Cecilia” e la Facoltà di Musicologia dell’Università “La Sapienza”. Protagonisti di questi incontri sono alcuni dei migliori diplomati e allievi del conservatorio romano e le musiche eseguite spaziano dalla classica al jazz. Alcuni dei giovani esecutori sono i pianisti João Tavares Filho e Manuel Caruso, il violinista Francisco Cóser e il Dispari Sax Quartet. Tutti i concerti sono preceduti da introduzioni all’ascolto, che, anche in considerazione del luogo dove tali incontri si svolgono, danno particolare risalto ai rapporti tra musica e libri. A curare tali introduzioni sono gli specializzandi di Musicologia della Sapienza sono coordinati dal prof. Antonio Rostagno.

Concerti nelle scuole

L’attività didattico-musicale della IUC è itinerante. Oltre ai concerti in Aula Magna, la IUC porta concerti e guide all’ascolto in molti istituti scolastici romani, soprattutto scuole medie. La finalità di questa iniziativa è la diffusione della musica presso gli studenti, in stretto rapporto con i docenti di riferimento. È un passaggio essenziale per iniziare alla musica i giovanissimi, per far loro conoscere generi musicali con cui spesso non hanno avuto nessun contatto e per abituarli all’ascolto della musica dal vivo, che è cosa ben diversa dall’ascolto attraverso le cuffie e gli altri strumenti elettronici, sola modalità conosciuta da molti di loro.

Proseguono inoltre i Laboratori d’arte sonora, nelle scuole, a cura dell’ensemble di percussioni Ars Ludi e in collaborazione con la IUC. L’obiettivo è formare e avvicinare gli studenti al mondo della ritmica e della creatività sonora, facendo loro scoprire il piacere di fare musica insieme.

 

Mauro Mariani

Harry Potter e la Camera dei Segreti. Concerti a Milano e a Roma

A grande richiesta Roma e Milano a dicembre saranno le location ufficiali del secondo capitolo delle serie dei cine-concerti dedicati ad Harry Potter che l’Orchestra Italiana del Cinema sta eseguendo dall’anno scorso, in esclusiva italiana, nella nostra penisola. L’1, 2 e 3 dicembre all’Auditorium della Conciliazione di Roma e il 27 e 28 dicembre al Teatro degli Arcimboldi di Milano, nelle stesse prestigiose cornici che hanno registrato a pochi mesi di distanza il sold out del debutto della “Pietra Filosofale”, la formazione di oltre 80 elementi d’orchestra diretta dal Maestro Justin Freer interpreterà dal vivo, in sincrono con le immagini del film, Harry Potter e la Camera dei Segreti™. Si tratta di un’esperienza unica che farà rivivere la magia del film in alta definizione tramite uno schermo di ben 14 metri e riproporrà, in contemporanea alle immagini della pellicola, la colonna sonora del Premio Oscar John Williams, che per questo specifico film ottenne una nomination al Grammy Award (2004).

L’evento, presentato da Marco Patrignani e Forum Music Village, è realizzato in collaborazione con MIBACT, Ambasciata Britannica in Italia, Consolato Generale Britannico e Department for International Trade.

La serie di concerti di Harry Potter, che è un’altra esperienza del magico mondo di J.K. Rowling, è cominciata nel giugno del 2016 con Harry Potter e la pietra filosofale™ in concerto e prevede di organizzare, entro il 2018, centinaia di spettacoli in oltre 35 paesi in tutto il mondo.

I biglietti sono in vendita sul sito www.ticketone.it
Elisabetta Castiglioni

Anticipazioni: Ambrogio Lorenzetti a Siena

L’evento più importante dell’anno è la mostra su Ambrogio Lorenzetti – dal 22 ottobre 2017 al 21 gennaio 2018 -, preparata nel corso degli ultimi due anni e iniziata con l’operazione “Dentro il Restauro”, che finanziata dal Mibact, ha consentito il restauro di alcuni capolavori del grande pittore senese, fra cui il ciclo di affreschi nella basilica di San Francesco, il grandioso ciclo di Montesiepi e la Maestà di Sant’Agostino. Sarà un‘esposizione particolare quella dedicata a Lorenzetti, artista dall’incontenibile creatività che ha rinnovato profondamente la pittura occidentale. Lorenzetti è stato, infatti, un innovatore della concezione stessa dei dipinti d’altare e un grande pittore di storie sacre, ma anche il narratore che ha allargato lo sguardo alla re-invezione del paesaggio e della pittura d’ambiente.

Grazie a una serie di prestiti importanti (Louvre, National Gallery, Gallerie degli Uffizi, Musei Vaticani, Yale), l’esposizione ritesse la grande vicenda artistica di Ambrogio Lorenzetti, facendo convergere al Santa Maria della Scala, dipinti che, in massima parte, furono prodotti per cittadini senesi e per chiese della città.

La mostra, che gode dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, del Patrocinio del Mibact e della Regione Toscana, è curata da Alessandro Bagnoli, Roberto Bartalini e Max Seidel, autori anche del corposo volume che accompagna l’esposizione e che più che un catalogo si presenta come un’opera di lettura innovativa dell’opera di Lorenzetti. Gli allestimenti della mostra sono stati affidati allo Studio Guicciardini&Magni, già autori di numerosi allestimenti museali fra cui il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, il Museo Galileo, il Museo Nazionale di Oslo, il Gülhane Museum di Instanbul.

Il programma delle esposizioni  non si esaurisce con Lorenzetti.

La fotografia è uno dei filoni su cui il Santa Maria della Scala sta concentrando la propria attività espositiva e produttiva, con iniziative di vario genere per taglio e tipologia, da personali a retrospettive tematiche, da produzioni originali a progetti di altri musei ospitati in una logica di collaborazione e scambio reciproco.

Il primo progetto parte il 28 luglio con la Storie di Stanze Room Stories di Cristina Coral, giovane e già affermata fotografa italiana, dallo stile composto ed essenziale, con una grande sensibilità nei confronti della luce ed un’attenzione particolare al rapporto fra la figura umana e gli ambienti in cui agisce. Le 23 fotografie di rara sensibilità della Coral resteranno in mostra nella sala Vieri Mascioli fino al 10 settembre.

Dal 15 dicembre fino a metà gennaio 2018  è in programma RiMembra di Monica Biancardi, un progetto fotografico costruito nel corso di alcuni anni dalla fotografa napoletana che al Santa Maria sarà in mostra con un format particolare: 13 acquerelli e 4 dittici fotografici faranno da cornice e accompagnamento all’intero ciclo che sarà proiettato in grande dimensione, accompagnato dai testi scritti per l’occasione dal poeta Gabriele Frasca, che la sera dell’inaugurazione sarà protagonista di un reading accompagnato da suoni e immagini.

L’evento fotografico più significativo in calendario – dal 3 novembre 2017 al 7 gennaio 2018 – è “Je voudrais savoir”, una mostra realizzata in collaborazione con l’Università di Siena in occasione del centenario della nascita di Franco Fortini e prodotta dal Santa Maria della Scala. La mostra prende spunto dal viaggio in Cina da parte di una delegazione italiana a cui parteciparono, oltre a Fortini, alcuni altri artisti e intellettuali: Carlo Cassola, Antonello Trombadori, Ernesto Treccani, Norberto Bobbio, Carlo Bernari, Antonello Trombadori, Piero Calamandrei. La mostra prende spunto dalle riflessioni, i pensieri e le fotografie di Fortini in un dialogo con immagini, pensieri e parole degli altri partecipanti al viaggio; tutti gli altri partecipanti, infatti, nell’arco dei 2 anni successivi, pubblicarono scritti o racconti di quell’esperienza di viaggio.  Ne deriva una sorta di “danza cinese”, un caleidoscopio sorprendente di sguardi ed emozioni su un mondo “nuovo” e sicuramente diverso da quello occidentale, ma anche una sorta di percorso interiore di alcuni grandi personaggi del novecento italiano, alla scoperta di quel mondo, che ciascuno aveva indagato secondo le propria sensibilità. Il progetto di allestimento della mostra è stato affidato all’architetto Alessandro Bagnoli, già in passato autore di numerosi allestimenti anche al Santa Maria.

Per questa importante produzione il Santa Maria della Scala ha intrapreso delle relazioni con altre Istituzioni per presentare il progetto sul territorio nazionale, proseguendo in quell’attività l’attività di produzione e circuitazione inaugurata lo scorso anno con “Ten Years and Eighty-Seven Days” di Luisa Menazzi Moretti, che dopo essere stata a Berlino e a Siena da fine ottobre sarà ospitata nel Museo degli Innocenti a Firenze.

Dal 9 settembre al 10 dicembre è in programma “La storia per immagini. Vita quotidiana e paesaggio a Siena e nel suo territorio”, il progetto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, di cui è capofila la Pinacoteca Nazionale di Siena, che ha come finalità la promozione di un sistema di offerta culturale integrata, basata sulla realizzazione di percorsi specifici e inclusivi.

Il percorso del Santa Maria della Scala intende valorizzare il legame indissolubile che unisce l’ospedale al territorio, attraverso una disamina delle aziende agricole note come grance, ripercorrendone sviluppo e vicende attraverso i secoli e mettendo in relazione spazi ospedalieri, documenti, oggetti con immagini e testi esplicativi, a partire dalla grande pianta della grancia di Castelluccio di Pienza, realizzata dall’agrimensore Florenzio Razzi nel 1763.

Il 21 settembre, si inaugura “Caveau”, la mostra che conclude l’esperienza lanciata dall’artista Serena Fineschi nel corso del 2016, quando inaugurò “la più piccola galleria d’arte del mondo”, nel cuore di Siena e chiamò 12 fra curatori e artisti ad animarla, ciascuno proponendo un’opera al mese. I dodici ospiti di Caveau, che saranno in mostra al Santa Maria sono: Bianco-Valente, Vittorio Corsini, Marina Dacci, Pablo Echaurren, Pietro Gaglianò, Ilaria Mariotti, Marco Pierini, Alfredo Pirri, Claudia Salaris, Serse, Marco Tirelli, Paola Tognon.

Infine l’8 dicembre apre al pubblico “Un secolo di storia. I grandi fatti raccontati dalla Nazione, 1917 – 2017”, una mostra itinerante che coniuga il legame tra il quotidiano e il proprio territorio, consentendo ai visitatori di riscoprire gli eventi, i personaggi, le vicende, lungo un percorso di cento anni, letto e interpretato attraverso gli articoli de La Nazione. La mostra senese si arricchirà di una sezione dedicata alla storia cittadina e ai grandi fatti che la hanno caratterizzata negli ultimi 100 anni.

 

Salvatore La Spina

Il capolavoro di Leonard Bernstein inaugura la stagione teatrale del Teatro Carlo Felice di Genova

Giovedì 19 ottobre il Teatro Carlo Felice aprirà la propria stagione artistica con West Side Story di Leonard Bernstein, Jerome Robbins, Arthur Laurents e Stephen Sondheim, lo spettacolo che ha rivoluzionato la storia della musica. Nella stagione teatrale del centenario della nascita di Leonard Bernstein, il musical più famoso di Broadway torna in scena in un’edizione rinnovata ma fedele all’originale.

West Side Story è una co-produzione del Teatro Carlo Felice e W.E.C. – World Entertainment Company; un sodalizio significativo fra una Fondazione Lirico-Sinfonica e un’azienda privata che opera nel settore del grande intrattenimento; due entità molto diverse, unite nella proposta di un nuovo progetto stimolante.

Questo grande allestimento, creato esclusivamente per il Carlo Felice, vedrà la regia di Federico Bellone (Viale del Tramonto, A qualcuno piace caldo, Mary Poppins della Disney) con un nuovo adattamento del libretto firmato da Franco Travaglio e le coreografie originali di Jerome Robbins.

L’Orchestra e il Coro del Teatro Carlo Felice, diretti da Wayne Marshall, interpreteranno le indimenticabili melodie e i coinvolgenti ritmi della partitura di Bernstein; il cast del musical comprende numerosi artisti di altissimo livello tra i quali spiccano Luca Giacomelli Ferrarini (Tony), Veronica Appeddu (Maria), Simona Di Stefano (Anita) e Salvatore Maio (Bernardo).

Wayne Marshall – organista, direttore d’orchestra e pianista inglese – è un interprete celebre delle opere di George Gershwin, Leonard Bernstein, Duke Ellington e di altri compositori del ventesimo secolo americano. Ha inciso l’integrale delle opere di Gershwin per pianoforte e orchestra con la Symfoniorkester Aalborg, in qualità di direttore e solista al pianoforte. Marshall è ospite fisso della BBC Proms di Londra e nel 1999 ha suonato con la BBC Big Band per un omaggio a Duke Ellington.

Una storia d’amore ma anche un action thriller, West Side Story è tutto questo, un amore sfortunato tra due giovani, Tony e Maria, la cui felicità è distrutta dall’odio tra le due bande rivali alle quali appartengono: i Jets e gli Sharks, il tutto ambientato nella giungla urbana della New York degli anni Cinquanta. Il musical conobbe un ulteriore successo anche nella sua versione per il grande schermo: l’omonimo film con Natalie Wood vinse 10 premi Oscar, 3 Golden Globe e il Grammy Award per la colonna sonora. Adattamento del celebre Romeo e Giulietta di Shakespeare, il capolavoro di Bernstein unisce ritmi travolgenti di mambo e samba con melodie affascinanti che sono rimaste nella memoria collettiva quali “Maria”, “America”, “I Feel Pretty” e “Tonight”.

Leonard Bernstein, grandissimo direttore d’orchestra nonché compositore, ha saputo trovare in questo lavoro il giusto connubio tra linguaggio popolare e stile colto, creando un capolavoro che travalica i generi e le generazioni.

 

 

Marina Chiappa

L’estate a San Pellegrino, alla scoperta delle Dolomiti

Dalle semplici passeggiate alle escursioni in alta quota, dal nuovo Col Margherita Park parco tematico alla scoperta delle Dolomiti ai sentieri che percorrono le tracce della Grande Guerra, dalla visita alle malghe alla degustazione dei piatti tipici in rifugio, dalla bicicletta alla mountain bike, anche d’estate la Ski Area San Pellegrino offre tantissime possibilità di trascorrere piacevoli vacanze sulle Dolomiti Patrimonio Unesco a cavallo tra Veneto e Trentino. Si può scegliere se soggiornare a Falcade (1100 m slm) caratteristico paese di montagna collocato in un’ampia e soleggiata valle circondata da maestosi boschi di conifere, o salire più su al Passo San Pellegrino (1918 m slm), dove la natura regna sovrana con maestose pareti di roccia e prati fioriti a dominare l’incantevole paesaggio. Due località diverse e complementari capaci di soddisfare tutti gli appassionati della montagna in cerca di sport, divertimento, relax e gusto. Durante la stagione estiva 2017 saranno in funzione la funivia Col Margherita (dal 24.06.2017 al 17.09.2017), la seggiovia Costabella (dal 25.06.2017 al 10.09.2017), la cabinovia Falcade-Le Buse (dal 08.07.2017 al 10.09.2017) e la seggiovia Le Buse-Laresei (dal 05.08.2017 al 03.09.2017), quattro impianti di risalita che consentono a turisti ed escursionisti di salire in alta quota ed esplorare alcuni dei luoghi più interessanti della Ski Area San Pellegrino.

Col Margherita Park Meraviglioso parco tematico sul Col Margherita, a quota 2514 m, dove scoprire divertendosi tutti i segreti delle Dolomiti, dichiarate nel 2009 Patrimonio Naturale Unesco per la loro bellezza e conformazione unica al mondo. Un progetto ludico studiato e realizzato in collaborazione con il MUSE museo delle scienze di Trento e il geologo dott. Claudio Valle, con l’intento di trasmettere in modo giocoso nozioni scientifiche sulla storia e sulla geologia delle Dolomiti attraverso un percorso fatto da 3 diverse installazioni facilmente raggiungibili in funivia e capaci di stuzzicare la curiosità di grandi e piccoli, tra vulcani, ghiacciai, isole, fondali marini, ere geologiche e testimonianze fossili.

I Balconi Panoramici Chi sale a piedi o in funivia sul Col Margherita può godere anche di uno straordinario panorama sulla sottostante vallata del San Pellegrino e sulle principali cime dolomitiche fino alle Prealpi Venete e ai lontani ghiacciai dello Stelvio. Uno spettacolo naturale a 360 gradi che merita una sosta nei due “balconi panoramici” realizzati con materiale naturale e attrezzati con panchine, puntatori e pannelli informativi sulle vette circostanti e la loro descrizione geologica. Il primo guarda verso nord congiungendo in una sorta di abbraccio virtuale il Gruppo del Latemar alla Marmolada, mentre l’altro è rivolto verso sud in direzione delle Pale di San Martino e della Catena del Lagorai.

I Sentieri della Grande Guerra Dalla stazione a monte della seggiovia Costabella e della funivia Col Margherita si sviluppano numerose escursioni di interesse storico che ripercorrono le tracce dei cruenti scontri avvenuti durante la Prima Guerra Mondiale tra l’esercito italiano e le truppe austro-ungariche. Strada facendo si passa per gallerie, resti di baracche, passatoie, scale in legno e postazioni per mitragliere: un vero e proprio museo all’aperto. Tra le vie più conosciute e panoramiche ci sono l’Alta Via Bruno Federspiel, l’Alta Via Bepi Zac e l’Alta Via Mariotta.

Il Giardino delle Formiche Salendo in cabinovia da Falcade a Le Buse è possibile percorrere un semplice sentiero impreziosito da immagini e didascalie che descrivono la vita della Formica Rufa con i suoi grandi e complessi formicai. Il percorso, di circa 30 minuti, ideale per le famiglie, si snoda tra scorci mozzafiato sulla piana di Falcade e il fascino senza tempo delle Dolomiti. Un’occasione speciale per conoscere anche tanti altri animali del bosco e la flora alpina del luogo.

ATC

Capolavori della storia dell’arte e del tessuto riuniti in Casa Giorgione

La “Pala di Castelfranco, capolavoro primo di Giorgione, offre il naturale punto di partenza per una sontuosa mostra che trova negli ambienti del Museo Casa Giorgione il suo fulcro. Per espandersi poi in diversi siti della Città Murata, destinati ad accogliere l’attualità della grande tradizione di tessoria della Serenissima di 5 secoli fa.

La mostra, promossa dal Comune di Castelfranco Veneto con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e la collaborazione dell’Associazione Veneto Museo Sistema, è curata da Danila Dal Pos, la studiosa cui si deve l’allestimento del Museo Giorgionesco, museo che dal 27 ottobre 2017 al 4 marzo 2018, ospita questa rassegna.

“Le trame di Giorgione” si presenta come una mostra affascinante e coinvolgente, ricchissima di capolavori e ancora più di storie e di nuove proposte interpretative. Si muove nel doppio binario della storia dell’arte e della storia del tessuto, a comporre una originale storia del costume. Una delle chiavi di lettura scelta dalla curatrice Dal Pos (e dal Comitato Scientifico che l’affianca) è quella allegorica, visione che consente anche di illuminare diversa-mente l’opera e la figura del Giorgione. Proprio a partire dalla Pala, opera di devozione certo, ma anche potente messaggio politico e allegorico. Molti i nuclei sui quali la studiosa si misura in questa mostra. La nuova lettura della Pala, innanzitutto. Nella raffigurazione della “Madonna e Santi” nulla è “solo” quello che sembra. Nemmeno i 5 magnifici, diversi tessuti che l’artista vi raffigura con assoluta precisione. Secondo la curatrice essi veicolano un preciso messaggio diretto al Senato Veneziano, molto attento alle vicende dell’Isola di Cipro, cui la Pala rinvia in ragione del suo committente, il nobile Costanzo, uomo di stirpe reale.

E le trame, intese come tessuti, sono quelle indossate dagli uomini e dalle donne in mostra, personalità ritratte dai grandi artisti cinquecenteschi di area veneta. L’intera mostra fa volutamente riferimento al solo territorio della Serenissima che, all’epoca, estendeva il suo dominio tra l’Egeo e la Lombardia orientale. A ritrarre questa schiera di personaggi sono artisti come Giovanni Bonconsiglio, Pier Maria Pennacchi, Vincenzo Catena, Francesco Bissolo, lo stesso Giorgione, Giovanni Cariani, Tiziano Vecellio, Lorenzo Lotto, Andrea Previstali, Bartolomeo Veneto, Bernardo Licinio, Domenico Capriolo, Jacopo Bassano e Paolo Veronese. Nei ritratti tutti indossano abiti realizzati con tessuti e complementi il cui costo era, per l’epoca, folle. Per testimoniare status symbol, raffinatezza e capacità di spesa, in un mondano trionfo dell’apparenza. Accanto ai ritratti, come in tutte le sezioni della mostra, preziosi esemplari di tessuti d’epoca.

Anche nel nucleo successivo dedicato al Seicento, il lusso si pone come fattore di distinzione identitaria, quel lusso che consiste da sempre nell’impiego di materiali e di manifatture di grande pregio e di altissimo costo. L’ultimo nucleo a raccontare la storia della manifattura tessile veneziana, in un percorso ancora una volta sviluppato tra arte e raffinato artigianato, è quello dedicato al ‘700. Qui, ancora accanto ai ritratti, viene esibita la prestigiosa collezione tessile settecentesca del Duomo di Castelfranco, insieme con abiti, corpetti, guanti e borsette dell’epoca, provenienti da Palazzo Mocenigo a Venezia. La commistione tra sacro e profano è più apparente che reale. Spesso infatti le sontuose vesti dismesse dalle grandi dame finivano con l’essere portate sull’altare sotto forma di piviali o pianete, intessute di fili di seta e oro.

Usciti dal Museo, il percorso raggiunge i “luoghi di Giorgione” nell’antico centro cittadino: il Duomo, la Torre Civica, lo Studiolo di Vicolo dei Vetri, la Casa Costanzo, la Casa Barbarella. In queste suggestive ambientazioni il pubblico è invitato ad ammirare gli esiti attuali della grande tradizione veneziana della tessitura. Per secoli la manifattura tessile ha rappresentato l’industria più fiorente del Veneto, con molte migliaia di occupati.

Delocalizzate le produzioni industriali, a testimoniare questa importantissima tradizione sono rimasti i laboratori di alta gamma. Dalle sensazionali Rubelli e Bevilacqua di Venezia, alla Bottoli di Vittorio Veneto che alleva pecore nere per evitare la tintura del filato; dalla Bonfanti di Mussolente, con i suoi inconfondibili arazzi, alla Paoletti di Follina che tesse un tartan senza pari; dalla Serica 1870 di Follina che riesce a collocare le sue impalpabili sete sul mercato cinese, fino alla “fabbrica lenta” di Bonotto a Vicenza.

La Galleria del settecentesco Teatro Accademico ospita invece i telai e la straordinaria produzione di Carlo Scarpa della Tessoria Asolana oggi non più sul mercato.

E per chi volesse approfondire di più il tema, ecco Venezia a portata di visita.

Per ammirare le prestigiose tessiture Rubelli e Bevilacqua, le creazioni di Roberta di Camerino, il Palazzo di Mariano Fortuny e il Museo del tessuto e del costume di Palazzo Mocenigo.

Per informazioni: Museo Casa Giorgione – Piazza San Liberale – 31033 Castelfranco Veneto (Tv), Tel. 0423 735626

S.E. (anche per credit fotografici)

24a edizione del Verbier Festival

Quest’estate, i più grandi solisti internazionali e alcuni tra i giovani musicisti più promettenti della loro generazione si ritroveranno a Verbier, in Svizzera, dal 21 luglio al 6 agosto 2017, per la 24a edizione del Verbier Festival. Vi proponiamo alcuni momenti di spicco di questa edizione 2017. Per l’apertura del festival, Charles Dutoit dirigerà la Salomè in forma di concerto, mentre Esa-Pekka Salonen sarà sul podio per Elektra, due opere di Richard Strauss. Il pianoforte avrà un posto d’onore, con una decina di artisti emblematici come András Schiff, Barry Douglas, Richard Goode, Nikolaï Lugansky, Evgeny Kissin, Vladimir Feltsman, Yefim Bronfman, Grigory Sokolov, Mikhaïl Pletnev, Sergei Babayan, Yuja Wang e Daniil Trifonov. E ci saranno anche astri nascenti come Lucas Debargue, George Li, o il pianista svizzero Francesco Piemontesi. Il Verbier Festival accoglierà i massimi interpreti del violino, con Joshua Bell, Renaud Capuçon, Janine Jansen, Leonidas Kavakos e Vadim Repin. Gli artisti si esibiranno anche in combinazioni mai sperimentate prima, in occasione delle Rencontres inédites. Quest’anno, il Verbier Festival ospiterà tre giovani direttori d’orchestra sul podio della Salle des Combins: Joshua Weilerstein, Lahav Shani e Santtu-Matias Rouvali. E ci saranno anche altri musicisti promettenti, come Pablo Ferrandez, Ji Liu, il sedicenne Daniel Lozakovich, Edgar Moreau, o Dan Zhu. La Verbier Festival Orchestra eseguirà la Sinfonia N°9 di Mahler sotto la direzione di Gianandrea Noseda, e Vita d’eroe per la bacchetta di Antonio Pappano, al suo grande ritorno a Verbier dopo 19 anni di assenza. Il Festival sarà costellato di numerosi eventi speciali. In particolare, l’anniversario dei Solisti di Mosca o la serata in cui Leonidas Kavakos avrà “carta bianca”, il concerto di Pink Martini con China Forbes, Thomas Quasthoff e il suo trio jazz e il pianista jazz cubano Chucho Valdés con il suo Quintetto. Charles Dutoit riveste per l’ultimo anno il ruolo di Direttore Musicale della Verbier Festival Orchestra. Il Verbier Festival ci tiene a ringraziarlo per la qualità del lavoro svolto in tutti questi anni. Leader nell’educazione dei giovani, il Verbier Festival accoglierà quest’estate 260 giovani, nell’ambito dei suoi programmi di formazione: l’Academy, la Verbier Festival Orchestra, la Verbier Festival Chamber Orchestra e la Verbier Festival Junior Orchestra.

Inoltre, il Verbier Festival si apre a una platea più vasta e propone ben 12.000 posti a 50 CHF o meno per i melomani, un pass Giovani per i minori di 16 anni o di 26 anni, un pass week-end e un ricco programma di attività gratuite e pedagogiche. Dopo i concerti, sarà disponibile inoltre un servizio navetta tra Verbier e la stazione ferroviaria di Martigny per agevolare gli spostamenti dei frequentatori del festival. Una nuova identità visiva permetterà di coinvolgere il pubblico più ampio nell’Esperienza Verbier: incontri fra artisti, fra generazioni, fra artisti e pubblico, in uno scenario naturale straordinario. « Anche quest’estate, ho voluto riunire attorno a un repertorio d’eccezione i più grandi interpreti, che sono certo affascineranno il pubblico, insieme ai giovani musicisti più interessanti. Con tutta l’équipe del Verbier Festival, ci siamo impegnati per condividere la nostra passione per la musica. Vi do appuntamento il 21 luglio, alle 19, a Verbier! », afferma Martin T:son Engstroem, Fondatore e Direttore generale del Verbier Festival. La biglietteria online è accessibile 24 ore su 24.

Per maggiori informazioni http://www.verbierfestival.com

Sarah Turin