Oro 1320-2020. Dai Maestri del Trecento al contemporaneo. In mostra

La mostra “Oro, 1320 – 2020. Dai Maestri del Trecento al Contemporaneo” organizzata da Matteo Salamon della omonima galleria Milanese, che si terrà nelle prestigiosa sede di Palazzo Cicogna a Milano dal 22 novembre 2019 al 31 gennaio 2020, nasce con l’intenzione di tracciare una traiettoria diacronica sull’uso (e contestualmente sul significato) dell’oro nelle arti figurative.

Saranno messe in relazione opere del XIV e dellinizio del XV secolo, dalla tradizione giottesca al Gotico Internazionale a Firenze e in Italia centrale e lavori di grandi artisti italiani degli ultimi cinquant’anni: da Lucio Fontana a Paolo Londero e Maurizio Bottoni, interpreti, nelle opere presentate in mostra, delle simbologie intrinseche al materiale prezioso.

Lo scopo tuttavia non è solo quello di condurre una “storia della foglia doro nelle arti, mettendo in relazione gli aspetti tematici che ne presupponevano l’utilizzo alla fine del medioevo e quelli che invece ne contemplano l’impiego ancora oggi; la finalità scientifica di una rassegna di questo tipo è soprattutto quella di cercare, in due momenti distanti della storia culturale del nostro paese, i segni tangibili di una unica tradizione, che emerge con forza esuberante grazie soprattutto al recupero, da parte di autori moderni, di tecniche e procedimenti usati nei secoli trascorsi.

Non è un caso che le opere antiche, che saranno esposte nella rassegna, sono tutte riconducibili a quel modello di bottega tramandato a noi da un documento storico essenziale quale il Libro dellarte di Cennino Cennini, un trattato di 178 capitoli nei quali l’artista parla organicamente del funzionamento della bottega di un pittore: si dilunga sulla centralità del disegno, sulle ricette per la preparazione dei pigmenti, sulle varietà dei pennelli e sui differenti supporti; ben dodici capitoli sono dedicati alla doratura delle tavole e alle differenti tecniche di missione.

Le opere a fondo oro che verranno esposte dalla galleria Salamon, tavole di Giovanni Gaddi, maestro di scuola giottesca attivo insieme al padre Taddeo nella prima metà del Trecento, di Andrea di Bonaiuto, Antonio Veneziano e dell’anonimo pittore noto come Maestro dell’Incoronazione della Christ Church Gallery di Oxford, sono la rappresentazione tangibile delle tecniche illustrate da Cennini, mentre i dipinti quattrocenteschi di Mariotto di Nardo (la Madonna col Bambino e quattro santi, ritenuta uno dei capolavori della sua tarda attività), Ventura di Moro e del marchigiano Giovanni Antonio da Pesaro attestano la continuità e la vitalità di questa tradizione, e non solo a Firenze, fino al 1430 circa. Ma la lettura di Cennini, e in generale lo studio delle tecniche usate dagli antichi maestri, è fondamentale anche in alcuni aspetti dell’arte di Lucio Fontana nel XX secolo – di Fontana sarà esposto un Concetto spaziale in oro del 1960 – e soprattutto di Paolo Londero (Milano 1969) e Maurizio Bottoni (Milano 1950).

Nelle sculture di Londero, artista eclettico la cui formazione da restauratore tradisce la centralità della materia nella sua arte, si assiste a una continua dialettica di corpi e sostanze. La sua Gallina dalle uova d’oro provoca un ribaltamento ironico, ma denso di significato, del senso della fiaba. A essere d’oro è la gallina stessa e il pulcino che schiude un uovo di lacca bianca, segno che la preziosità sta nella vita e non nel guscio, in un gioco di tesi ed antitesi dal sapore hegeliano ma con rimandi di forme e contenuti addirittura al neoplatonismo michelangiolesco. Una riflessione sulla specificità intrinseca e simbolica dei materiali che si ripete nella Verza doro: a questa si apprestano formiche di lacca nera, pronte a nutrirsi delle foglie dorate, emblema delle illusioni, senza tuttavia giungere al cuore della brassica (che è reale e difatti non è d’oro), vero nocciolo tematico della composizione.
Ancora più significativa, seguendo questa lettura, appare l’esperienza dell’arte di Bottoni: il pittore lombardo, attivo da oltre quarant’anni e gratificato da uno straordinario successo – nonché dalla ininterrotta stima da parte dei critici d’arte antica e moderna, è uno dei più fieri portavoce del recupero delle tecniche della tradizione preindustriale, dalla preparazione delle tavole e delle tele a quella dei colori. Presenterà in mostra una preziosa tavola dallo spirito surrealista: Oggi riposo, digressione al tempo stesso ammirata e divertita sul tema della Vanitas. Ma Bottoni è anche uno dei più grandi disegnatori dal vero del panorama italiano contemporaneo, “uno dei pochi maestri della penisola che sanno dare ancora vita alle cose, come ebbe a dire in un fulmineo giudizio, nel 1997, il grande Federico Zeri. L’intrinseco senso della natura nella sua visione, dell’arte e dell’esistenza stessa, ben si esprime col tema delle zolle di terra, descritte dal vero e trasposte sull’oro in un contrappunto tra realtà e illusione che ricorda da vicino la temperie formale e immaginifica del Tardogotico. Come su fondo oro sono trasposte le Rose di Volpedo, sentito omaggio al naturalismo sincero e appassionato della poetica di Giuseppe Pellizza (si tratta di rose colte in un roseto selvatico sorto nel cimitero di Volpedo, presso la sepoltura del maestro). L’idea di Bottoni, per cui secondo le sue stesse parole “tutto ciò che è creato è divino, ben presuppone l’uso del fondo oro, forma visibile e simbolica della divinità stessa, e di conseguenza contesto esemplare per uno sguardo commosso verso gli aspetti minuti del mondo naturale.

Bottoni e Londero in definitiva, con il loro studio meticoloso di materiali e tecniche, rappresentano una risposta coraggiosa e consapevole al proliferare di autori e correnti, ormai svincolati dal quel lavoro manuale che l’arte necessariamente implicava fino a pochi decenni orsono. Bottoni in particolare, come Annibale Carracci quattro secoli fa, pare convinto che “i pittori abbiano a parlar con le mani” e che l’incanto della creazione non sia dunque mai riproponibile con mezzi tecnologici e multimediali. Ma se come insegna Vittorio Sgarbi “tutti gli artisti contemporanei sono contemporanei”, pure coloro che fieramente antepongono ai nuovi linguaggi il valore della tradizione vanno considerati autentici testimoni del nostro tempo.
E il legame che, con le loro opere, nutrono coi secoli passati ci culla dolcemente, donandoci la certezza che antico e moderno potranno per sempre dialogare, soprattutto nel nostro sguardo stupito davanti alle opere di questi grandi interpreti.

Galleria Salamon, Palazzo Cicogna, I° piano, via San Damiano 2, 20122 Milano. Orario: dal lunedì al venerdì, 10 – 13 e 15 – 19. Ingresso libero

 

S.E.

 

Un ottobre all’insegna del grande Niccolò Paganini

Diciassette concerti, quattordici conferenze e incontri, una giornata di studio, visite guidate nei luoghi paganiniani, cene a tema, persino un gioco per le scuole dedicato all’illustre violinista. Questi i numeri del “Paganini Genova Festival” giunto alla sua terza edizione e che si svolgerà a Genova dal 4 al 27 ottobre prossimo con un prologo e un epilogo in Regione.

La manifestazione nasce da un accordo fra Regione Liguria, Comune di Genova, Fondazione Teatro Carlo Felice, Fondazione Hruby, Conservatorio “Niccolò Paganini” e Associazione “Amici di Paganini” (quest’ultima incaricata ad agire come “braccio” operativo).

Il Festival è stato realizzato con il sostegno della Compagnia di San Paolo (Maggior sostenitore) nell’ambito dell’edizione 2019 del bando “Performing Arts”. Con il Paganini Genova Festival, l’Associazione Amici di Paganini è entrata a far parte di PERFORMING +, un progetto per il triennio 2018-2020 lanciato dalla Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione Piemonte dal Vivo con la collaborazione dell’Osservatorio Culturale del Piemonte, che ha l’obiettivo di rafforzare le competenze della comunità di soggetti non profit operanti nello spettacolo dal vivo in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.

Obbiettivo del Festival divulgare la conoscenza della personalità artistica e umana di Paganini affrontato da varie angolazioni e a vari livelli di approfondimenti.

La III edizione propone non a caso diversi filoni, utili al pubblico per orientarsi nell’ampio programma. Alcuni incontri, ad esempio sono raggruppati sotto il titolo “Paganini per tutti”: una serie di appuntamenti finalizzati a spiegare l’artista sul piano biografico, tecnico-violinistico, o nel rapporto con il suo tempo. “Paganini young” mette insieme invece alcuni appuntamenti pensati e realizzati da un gruppo di soci giovani, diplomati e diplomandi, che da quest’anno collaboreranno con l’Associazione: nella Maratona Paganini (6 ottobre) si ascolteranno musiche paganiniane, ma non solo e saranno coinvolti artisti classici accanto a jazzisti e a artisti del festival “Electropark”.

Vale la pena, a questo proposito sottolineare la partecipazione di varie associazioni e istituzioni che hanno consentito di creare una vera e propria rete nel nome di Paganini: dalla Giovine Orchestra Genovese alle “Vie del Barocco”, dall’Associazione “Amici del Carlo Felice e del Conservatorio” al “Soroptimist”, senza dimenticare il Festival Paganini di Parma e il Festival Paganini di Carro.

Gli aspetti più rigorosamente scientifici saranno tratti invece nella “Giornata di studi” (26 ottobre) che vuole essere un prologo alla rinascita del Centro di Studi Internazionali su Paganini sulla quale si sta lavorando.

Il cartellone, come nelle passate edizioni, è articolato in due sezioni. La prima “Genova città di Paganini” occupa la prima parte di ottobre (dal 4 al 18), mentre la seconda “Hommage a Paganini” si svolge dal 21 al 27 ottobre.

In quest’ultima settimana arriveranno ben quattro vincitori del Premio Paganini: Ning Feng (2006), ospite al Carlo Felice della stagione della Giovine Orchestra Genovese, Bin Huang (1994), Giovanni Angeleri (1997), Mengla Huang (2002), ospite della stagione sinfonica del Carlo Felice. Il 27, serata clou nel giorno della nascita di Paganini, sarà Francesca Dego a suonare il Cannone al Carlo Felice, accompagnata dall’Orchestra del Teatro.

Per la prima volta, poi, quest’anno il Festival uscirà da Genova: sono infatti previsti tre concerti in Regione, a Carro (3 agosto), a Savona (18 ottobre) e a Chiavari (2 novembre).

Il Festival costituirà poi l’occasione per i turisti ma anche per i genovesi di visitare i luoghi paganiniani della città: sono infatti previste visite guidate in alcune giornate di ottobre.

Per ogni ulteriore informazione si invita a consultare il sito www.niccolopaganini.it

 

 

Chuck Close. Mosaics

Il MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna, nell’ambito della VI edizione 2019 della Biennale di Mosaico Contemporaneo, grazie al contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e di Edison, presenta la mostra dell’artista statunitense di fama internazionale, Chuck Close.

Salito alla ribalta della scena artistica tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70, con autoritratti e ritratti, dipinti in scala monumentale dalla riproposizione di scatti fotografici, Chuck Close ha esplorato nel tempo un’ampia gamma di tecniche pittoriche, grafiche e fotografiche, tessili e, negli ultimi anni, musive, innovando il panorama artistico internazionale con soluzioni linguistiche e formali originali e di grande impatto.

Le opere di Chuck Close testimoniano una instancabile ricerca delle possibilità di costruzione, ricostruzione e visualizzazione del volto umano, inestricabilmente legata alla condizione neuropsicologica dell’artista. Affetto da prosopagnosia – un disturbo cognitivo che non permette di riconoscere le persone per mezzo dei soli caratteri fisionomici – Close ha saputo trasformare una condizione di svantaggio nell’innesco di un percorso artistico che induce ad una riflessione sulle relazioni tra le persone. Partendo dalla bidimensionalità della fotografia, rivelatasi un significativo aiuto per il riconoscimento delle persone, Chuck Close ha sviluppato una pratica artistica con cui indagare gli infiniti modi di rappresentare lo stesso soggetto, dal realismo fotografico ai limiti dell’astrazione. È un’emblematica ricerca, quella di Close, che si rivela di stringente attualità oggi, in una società abituata alla comunicazione dei volti per mezzo dei selfie e al loro riconoscimento automatico, grazie alle più recenti tecnologie e consentito dalle applicazioni dell’intelligenza artificiale e della computer vision.

In questa sua continua esplorazione di tecniche e di media, Chuck Close giunge al mosaico a seguito del coinvolgimento nel progetto artistico per la Metropolitana di New York. È dal 1985, infatti, che il programma di arte pubblica coordinato dal dipartimento Arts & Design dell’Autorità di Trasporto Metropolitano si occupa dell’installazione di opere d’arte permanenti nei passaggi sotterranei e nelle stazioni della rete cittadina. Dal 2017 le dodici opere della serie Subway Portraits, ritratti di importanti figure dell’arte, della musica e della cultura tra cui Cecily Brown, Philip Glass, Zhang Huan, Alex Katz, Lou Reed, Cindy Sherman e Kara Walker, sono ammirate da chi transita nella stazione Second Avenue-86th Street di New York City.

La mostra organizzata dal MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna è suddivisa in due sezioni. La prima è dedicata all’ultima serie di opere a mosaico, realizzate, nel corso di quest’ultimo anno, in collaborazione con Mosaika Art and Design di Montréal (Canada) e Magnolia Editions di Oakland (California). Il percorso espositivo presenta sette opere in mosaico di grandi dimensioni, tra cui due autoritratti e i ritratti del noto musicista, cantautore e poeta Lou Reed e di colleghi artisti e amici come Lucas Samaras e Lorna Simpson. La particolarità delle opere in mostra, è quella di riproporre nei materiali tipici del mosaico, quali smalti, vetri e ceramiche colorate, quella ampia gamma di sperimentazioni tecniche e linguistiche che è cifra stilistica dell’artista.

Ad accompagnare i mosaici, e in una relazione coerente con i processi di lavorazione degli stessi, la prima parte della mostra espone una selezione di opere che ben rappresentano l’interesse di Chuck Close nei confronti di altre tecniche extra-pittoriche. Ne sono esempi le fotografie polaroid, a colori e in bianco e nero, gli arazzi lavorati su telaio jacquard, un tappeto in seta intessuto a mano, una preziosa stampa pochoir in 165 colori e un suggestivo autoritratto ottenuto con pittura a olio distribuita a mano per mezzo di stampi in feltro.

La seconda sezione di mostra documenta, con materiali video e fotografici, il lavoro svolto dai laboratori Mosaika Art and Design e Magnolia Editions per la realizzazione dei mosaici della stazione Second Avenue-86th Street di New York. Un lavoro che ha visto i due laboratori impegnati in un processo di invenzione e di elaborazione di soluzioni inedite dal punto di visto tecnico e dei materiali, nella messa a punto delle tipologie di mosaico più adatte a tradurre le estetiche delle opere di Chuck Close.

Chuck Close. Mosaics

MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna

Dal 5 ottobre 2019 al 12 gennaio 2020, 9-18 dal martedì al sabato, 11-19 domenica e festivi, lunedì chiuso (il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura).

S.E.

Riccardo Zangelmi. Forever young

Il MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna, nell’ambito della VI edizione di RavennaMosaico 2019, Biennale di Mosaico Contemporaneo, grazie al contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e di Edison, presenta la mostra intitolata Riccardo Zangelmi. Forever young.

Riccardo Zangelmi, primo ed unico LEGO® Certified Professional italiano in un ristretto gruppo di sole 14 persone nel mondo, torna in questa occasione ad esporre negli spazi della Loggetta Lombardesca, presentando un evento personale per la prima volta in un museo pubblico, dopo essere stato già presente nella precedente edizione della Biennale con la sua opera Brickvision Fly, realizzata con 105.000 mattoncini, all’interno del percorso Montezuma, Fontana, Mirko. La scultura a mosaico dalle origini ad oggi.

La mostra è composta da 20 opere realizzate con quasi 800mila mattoncini colorati, e, secondo le intenzioni dell’artista, rappresenta un vero e proprio progetto creativo costituito da oggetti, ricordi e fantasie legati al mondo dell’infanzia, con l’obiettivo di far emergere il fanciullino che si nasconde ancora in ognuno di noi.

Siamo, infatti, guidati nel percorso da coinvolgenti sculture raffiguranti bambini, realizzate in questi ultimi mesi appositamente per l’appuntamento ravennate, che ci trascinano in un mondo e un tempo in cui noi stessi, grazie a quegli stessi mattoncini, avevamo la libertà di creare quello che la nostra fantasia ci suggeriva e di dare forma alla nostra immaginazione.

Opere bidimensionali, sculture e oggetti di design, che nascono da un rigoroso studio e da una puntuale progettazione scientifica, ma connotati da una giocosa vena di ironia, riproponendoci sotto una nuova luce il concetto di “assemblare” proprio del mosaico, permettendoci così, l’azzardo di accostare i mattoncini più famosi al mondo alle antiche tessere, in una versione Pop.

Dalle parole dello stesso artista percepiamo la poesia con la quale vuole condurci in questo viaggio a ritroso, per ritrovare oggi i bambini che eravamo ieri: “In questa mostra troviamo Hope, la speranza, la più preziosa tra le aspirazioni, innata in ogni bambino o Chiedilo alle stelle che raffigura un universo di sogni nel quale immergersi e cercare quello più importante e che racconta la mia storia di fanciullo perso fra i Lego, con la voglia di trovare una strada”.

Riccardo Zangelmi ha voluto celebrare la città che ospita la sua prima importante mostra museale e ha appositamente realizzato un’opera raffigurante Dante Alighieri che entrerà a far parte delle collezioni permanenti del MAR; a mostra inaugurata sarà inoltre possibile per i visitatori acquistare presso il bookshop del museo, in edizione limitata ed esclusiva, un’opera a tema dantesco costruita con i mattoncini più famosi al mondo.

Riccardo Zangelmi. Forever young

MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna

dal 5 ottobre 2019 al 12 gennaio 2020

Francesca Boschetti – Daniele Carnoli

 

Noa. “Letters to Bach”

Sul palco di Scheggino, nel cuore dell’Umbria, il 28 agosto arriva una delle voci internazionali più emozionanti, Noa: un’artista unica capace di cambiare ed evolversi in ogni progetto, mantenendo sempre il suo tratto distintivo elegante e raffinato. Nell’ambito del progetto “La voce della terra”, ideata e organizzata da Visioninmusica, l’interprete israeliana proporrà dal vivo, insieme al chitarrista, arrangiatore e direttore musicale Gil Dor, Or Lubianiker al basso e Gadi Seri alle percussioni, il suo nuovo progetto discografico, “LETTERS TO BACH” (Believe International).
Si tratta di un disco prodotto dal leggendario QUINCY JONES, in cui Noa riprende 12 brani musicali del compositore tedesco Johann Sebastian Bach e li arricchisce con le sue parole, grazie ai testi in inglese ed ebraico, ispirati a temi che spaziano dalla sfera personale a una più universale.
Una musica che va oltre i confini di genere musicale e della lingua, capace di parlare al cuore delle persone e di emozionarle, creando un punto di contatto tra di loro. Un omaggio al compositore tedesco unita alla capacità di sperimentare di un’artista che in 28 anni di attività ha saputo attraversare stili e argomenti, sempre in perfetta armonia tra di loro.

I biglietti sono già disponibili sul circuito Vivaticket.

“La voce della Terra” è un progetto incentrato sull’incontro tra territorio e linguaggi artistici per valorizzare i borghi della Valnerina e in particolare quelli colpiti dal terremoto, aprendo al contempo lo sguardo su nuovi orizzonti di sviluppo responsabile e maggior qualità nell’offerta turistica integrata. Il concerto di Noa si inserisce in un programma musicale che negli scorsi due anni si collegava intrinsecamente a “Il Jazz italiano per le Terre del Sisma”, l’evento di solidarietà nato per iniziativa del MIBAC e del mondo dello spettacolo al fine di mantenere alta l’attenzione sulle comunità colpite dai tragici eventi sismici del 2016, e che ora, proprio con “La voce della terra” punta a muoversi nella direzione di una rinascita complessiva del territorio che passi anche e soprattutto attraverso la valorizzazione della cultura e dello sviluppo turistico. Nella rassegna, pensata per i territori del comune di Scheggino e Sant’Anatolia di Narco, il jazz e le sue contaminazioni si fonderanno per due giorni con la natura, storia, cultura ed enogastronomia, coinvolgendo non solo musicisti, giornalisti e professionisti del settore, ma anche le associazioni locali, la pro loco e i produttori agricoli ed economici del territorio, al fine di dare vita a un cartellone di appuntamenti in grado di rispondere a diversi target di pubblico e a contribuire ad un nuovo trend di rinascita turistica per la Valnerina.

NOA
Cresciuta tra Yemen, Israele e Stati Uniti, Achinoam Nini in arte Noa, è una cantautrice, poeta, compositrice, percussionista, relatrice, attivista e madre di tre bambini.

Insieme al suo storico collaboratore musicale Gil Dor, stimato musicista e co-fondatore della Rimon School of Music, Noa ha pubblicato 15 album e si è esibita nei luoghi più importanti e prestigiosi del mondo come la Carnegie Hall e la Casa Bianca e ha cantato per tre Papi. Cresciuta artisticamente sotto la guida di Pat Metheny e Quincy Jones, ha condiviso il palco con leggende come Stevie Wonder, Andrea Bocelli e Sting.

Oltre che per la sua prolifica attività musicale, in Israele Noa è nota anche per essere la più importante sostenitrice culturale del dialogo e della convivenza nel Paese con la sua “voce della pace”.

Tra i tanti premi che ha ricevuto figurano: Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (una delle onorificenze più importanti del Paese), Pellegrino della Pace da parte dell’Ordine Francescano di Assisi (premio assegnato in passato a Bill Gates e Madre Teresa) e il Christal Award del Forum Economico Mondiale.

Noa è la prima ambasciatrice israeliana dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura e fa parte di numerose organizzazioni a favore dei diritti umani e della pace in Israele e in tutto il mondo.
Mercoledì 28 agosto 2019 – ore 21
piazza Carlo Urbani – Scheggino (PG)
NOA voce e percussioni
GIL DOR chitarra e direzione musicale
OR LUBIANIKER basso elettrico
GADI SERI percussioni
Ingresso: € 25,00

 

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

 

 

Capalbio Libri

Si terrà dal 26 luglio al 3 agosto la tredicesima edizione di Capalbio Libri, il festival sul piacere di leggere ideato e diretto da Andrea Zagami, organizzato dall’agenzia di comunicazione integrata Zigzag in collaborazione con il Comune di Capalbio, e promosso dall’Associazione “Il piacere di leggere”. Appuntamento tutte le sere a partire dalle ore 19:00 in piazza Magenta, il cuore del castello medioevale di Capalbio, uno dei Borghi più belli d’Italia, con tanti nuovi personaggi per incontri e riflessioni su libri, lettori e scrittura.

Tra gli ospiti: Benedetta Cibrario, Brunello Cucinelli, Giuseppe Di Piazza, Andrea Kerbaker, Mauro Pandimiglio, Andrea Purgatori, Alberto Simone, Carlo G. Valli, Beatrice Venezi, Stefano Zenni.

 

Capalbio Libri ha il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Toscana e del Comune di Capalbio; ha il sostegno di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori.

 

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

 

I colori di Martino Zanetti in esposizione alla Gran Guardia di Verona

È il colore il principale protagonista della creatività pittorica di Martino Zanetti. Infiniti intrecci di blu, arancione, verde e, ancora, di linee di azzurro acceso su fondali di rosso vivo che, dal prossimo 29 giugno, sarà possibile ammirare negli allestimenti realizzati alla Gran Guardia in occasione della mostra ‘Midsummer Night Colours’.

In esposizione una creatività artistica che raccoglie, su grandi tele dal forte impatto emotivo, le infinite cromie della natura, ripercorrendo e reinterpretando, senza imitarli, tutti i vasti repertori del linguaggio pittorico dell’astrattismo contemporaneo, tracciando una linea che unisce idealmente Henri Matisse a Sam Francis.

Alla base del lavoro di Zanetti, la pittura veneta, terra nella quale è nato e dalla quale ha ricavato tutti i tratti distintivi del suo linguaggio artistico.

L’artista, oltre ai grandi maestri del passato, affonda le proprie radici creative nella sua storia personale di imprenditore di successo, reinterpretata sulla tela con creazioni dalla forte vitalità e realismo. Così, i colori diventano sensazioni ed emozioni cromatiche sgargianti che sprigionano energia e felicità per la vita. La pittura di Zanetti porta la mente a viaggiare con leggerezza e, al tempo stesso, riempie lo sguardo di luce.

L’esposizione, in programma fino al prossimo 1° settembre, è accessibile al pubblico con ingresso gratuito.

La mostra, il cui titolo è un richiamo alla commedia shakespeariana ‘A Midsummer Night’s Dream’, è stata presentata a palazzo Barbieri dall’assessore alla Cultura Francesca Briani insieme all’artista. Presenti, Donatella Bertelli curatrice della mostra e vice presidente della Comunità del Garda.

“Una splendida occasione per conoscere ed ammirare le realizzazioni artistiche di un pittore veneto dal forte temperamento espressivo – dichiara Briani – che, partendo dal mondo dell’imprenditoria, con la sua azienda di caffè prima in Italia, è approdato al mondo dell’arte attraverso lo studio dei classici, successivamente reinterpretati con un personale linguaggio pittorico ricco di colore e luce. Un particolare ringraziamento, quindi, agli artefici dell’evento, cui la città dà il benvenuto in uno dei suoi contesti architettonici più belli ed importanti”.

“I colori sono per me – spiega Zanetti – il regno dei sogni e della memoria. La bellezza di Verona, città tra le più affascinanti, mi evoca tonalità meravigliose soprattutto notturne, nelle infinite gradazioni di viola e degli ori delle stelle. Pur nella mia assoluta certezza dell’identità degli autori delle commedie shakespeariane, ho voluto essere evocativo di un sentimento. Questo titolo mi fa volare”.

La mostra, che sarà inaugurata venerdì 28 giugno ore 18, sarà accessibile al pubblico dal martedì alla domenica, dalle 10.30 alle 19.

Martino Zanetti nasce il 4 febbraio 1944 a Treviso e la sua passione per la pittura inizia già negli Anni ’50 a Burano, all’Associazione Tempore. Successivamente, studiando i classici e riproducendoli, matura una propria fisionomia pittorica che, dal 1976, lo porta alla realizzazione delle sue esporre.

 

Roberto Bolis