Ferrara scelta come sede del Congresso Nazionale Lions 2022

Sarà Ferrara la sede del prossimo Congresso Nazionale Lions 2022, in programma dal 20 al 22 maggio 2022 alla Fiera di Ferrara. A presentare l’iniziativa e a valorizzare il fatto che questa manifestazione porterà a Ferrara un importante indotto di persone, martedì 5 ottobre 2021 si è tenuta una conferenza stampa nella residenza municipale.
“Un convegno importante che dà lustro alla città, come location che si sta dimostrando davvero attrattiva. È un’opportunità che valorizza la nostra fiera, che contribuisce a fare conoscere Ferrara e quindi anche un rilevante volano per il turismo”, ha sottolineato il sindaco Alan Fabbri.

“Un evento di caratura nazionale, ma con rilevanza internazionale che ci onora e onora la nostra città. Abbiamo già iniziato a collaborare per accogliere al meglio questo importante appuntamento, che diventa occasione per mostrare le bellezze di Ferrara. Fare rete è importante per portare sempre più indotto turistico, che è una risorsa fondamentale per la città”, ha detto l’assessore al Turismo Matteo Fornasini.

Il governatore del Distretto Lions 108 Tb Giordano-Bruno Arata ha spiegato che “l’appuntamento vedrà quattro candidati italiani che concorreranno per la terza vicepresidenza internazionale con circa 4mila soci coinvolti e impegnati nel sostegno ai loro candidati. Dopo due anni di congressi fatti in via telematica, non in presenza, si prospetta un congresso molto partecipato”.  Il I vice governatore Distretto Lions 108Tb Cristian Bertolini ha quindi ricordato che “nei giorni precedenti, a partire da mercoledì 18 maggio 2022, ci saranno gli incontri propedeutici ai lavori congressuali, che inizieranno invece venerdì 20 maggio alle 17 con l’inaugurazione ufficiale nel quartiere fieristico di Ferrara per proseguire fino a domenica 22 maggio 2022 all’ora di pranzo”.
Il II vice governatore Distretto Lions 108Tb e coordinatore del Comitato organizzatore Congresso Nazionale Giorgio Ferroni ha quindi ricordato che “sarà un’occasione importante per tutti i partecipanti per vedere e conoscere le bellezze di Ferrara”.
Per accogliere l’evento il presidente della Fiera Andrea Moretti ha anticipato che c’è “un progetto di allestimento dedicato, per un evento che va nella direzione di valorizzazione e crescita della nostra fiera” .

Si svolgerà a Ferrara il settantesimo Congresso Nazionale Lions, l’Associazione di Club di servizio più importante al mondo composta da oltre 1.400.000 soci, appartenenti a quasi 50.000 Club distribuiti in oltre 210 Paesi in tutti i continenti, che operano ogni giorno nelle loro comunità per migliorarne la salute e il benessere rendendole più forti e proteggendo i più vulnerabili dimostrando con orgoglio che “dove c’è un bisogno, lì c’è un Lions”.

Nella tre giorni congressuale tutti i Lions Club d’Italia, oltre 1300, si incontreranno per relazionare su quanto finora realizzato, stabilire i service ed i temi di studio di rilievo nazionale, eleggere i propri rappresentanti nazionali ed internazionali e progettare le attività future dei Lions Italiani riaffermando scopi ed etica di un’Associazione che nasce a Chicago (USA) nel 1917.

Ogni anno, attraverso migliaia di progetti locali, regionali, nazionali e mondiali, i Club Lions, sempre animati dal motto “We Serve”, portano un significativo aiuto a chi ne ha bisogno intervenendo, in particolare, con campagne sanitarie a tutela della vista, della salute pubblica, dell’ambiente e del soccorso in caso di calamità naturali.

Per Ferrara è una grande sfida ma anche una grande occasione dal punto di vista turistico. E’ infatti prevista la presenza di circa 3000 soci Lions delegati, oltre gli accompagnatori.
Ferrara Fiere e Congressi, nella persona del Presidente Andrea Moretti, ha da subito accettato la sfida e si è resa immediatamente disponibile per organizzare nei minimi dettagli questo importante Congresso. Inoltre, gli eventi istituzionali, che inizieranno il mercoledì mattina con incontri ristretti negli Imbarcaderi del Castello Estense, saranno affiancati da proposte culturali (visite guidate alla città e ai suoi dintorni) ed eno-gastronomiche.
L’intento è far si che tutti i partecipanti al Congresso Nazionale si sentano a casa loro, in ambienti perfettamente funzionali per i lavori, supportati da servizi perfetti, confortati da strutture alberghiere e di ristorazione di alta qualità.

Alessandro Zangara

Il grande teatro a Verona

Michele Placido, Laura Morante, Monica Guerritore e Maria Amelia Monti sono solo alcuni dei protagonisti della prossima stagione del ‘Grande Teatro’. La rassegna invernale, organizzata dal Comune di Verona in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto, dopo un anno di stop forzato, è pronta a riportare in città 6 spettacoli di altissimo livello, per un totale di 48 rappresentazioni. E riaprire così le porte del teatro al chiuso.

Ad inaugurare il programma 2021, dal 19 al 24 ottobre, ‘La bottega del caffè’ di Carlo Goldoni con la regia di Paolo Valerio. Nei panni dell’ “antieroe” don Marzio, c’è Michele Placido. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, da Goldenart Production e dalla Fondazione Teatro della Toscana. Segue ‘Regalo di Natale’ di Sergio Pierattini con la regia di Marcello Cotugno, spettacolo tratto dal pluripremiato film di Pupi Avati del 1986 e prodotto da Pirandelliana. Gigio Alberti, Pierluigi Corallo, Giovanni Esposito, Valerio Santoro e Gennaro Di Biase gli interpreti. Il terzo spettacolo in cartellone, ‘Il marito invisibile’ di Edoardo Erba, che ne cura anche la regia, è in programma dal 16 al 21 novembre. Protagoniste Maria Amelia Monti e Marina Massironi. Lo spettacolo è una produzione “Gli Ipocriti”. La quarta opera è ‘Alla stessa ora il prossimo’ del drammaturgo canadese Bernard Slade. In programma dal 30 novembre al 5 dicembre, si avvale della regia di Antonio Zavatteri e ha per protagonisti Alberto Giusta e Alessia Giuliani. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile di Verona. Dal 14 al 19 dicembre, va in scena ‘Dall’inferno all’infinito’ di e con Monica Guerritore. Lo spettacolo, che celebra il settecentesimo della morte di Dante Alighieri, è prodotto dalla Compagnia Orsini. Il sesto appuntamento è ‘Io Sarah, Io Tosca’ di e con Laura Morante. In scena, accanto a lei, con la regia di Daniele Costantini, anche Mimosa Campironi (voce e pianoforte). Lo spettacolo è una coproduzione Nuovo Teatro e Fondazione Teatro della Toscana.

Nelle prossime settimane saranno date tutte le informazioni sulle modalità di rinnovo degli abbonamenti e sull’acquisto dei biglietti.

“In un anno del tutto inaspettato, come si è rivelato essere quello tra il 2020 e il 2021 – sottolinea Briani – abbiamo capovolto numeri e programmazioni infinite volte. Abbiamo dovuto dimostrare di saper essere elastici e creativi, di cambiare continuamente i nostri orizzonti e i modelli culturali consolidati nel tempo. Ma in questa nuova realtà, costantemente mobile e imprevedibile, quello che non abbiamo fatto mai è stato arrenderci. Tutti insieme abbiamo saputo resistere e reinventarci. Nel 2021, di fronte a nuove difficoltà nell’immaginare degli scenari certi, abbiamo continuato a pensare nuovi programmi e progetti culturali. Così oggi, dopo la grande quantità di proposte all’aperto che hanno caratterizzato l’estate, accogliamo l’autunno riaprendo i teatri al chiuso, nel segno di una vera rinascita per tutti. Proseguendo anche nei festeggiamenti per Dante”.

“È con grande gioia – dichiara Mangolini – che riapriamo le porte del Teatro Nuovo con la stagione 2021/22 del Grande Teatro. Grazie alla collaborazione con il Teatro Stabile di Verona abbiamo costruito un programma che non farà rimpiangere il passato. Sul palco troveremo grandi attori come Michele Placido e Monica Guerritore, alle prese con l’immancabile Goldoni, e con Dante nell’anno delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte. Spazio anche alla drammaturgia contemporanea con autori come Sergio Pierattini (che adatta per il teatro il film capolavoro di Pupi Avati Regalo di Natale), Edoardo Erba e Bernard Slade. Tre riflessioni sulla solitudine contemporanea interpretate da Gigio Alberti, da Maria Amelia Monti con Marina Massironi e da Alberto Giusta. Infine una beniamina del pubblico come Laura Morante si confronterà con il mito di Sarah Bernhardt che ha ispirato il personaggio di Tosca. Passato e presente si sovrappongono in un programma capace di dosare allegria, emozione e commozione”.

“Sono contentissimo, dopo lo streaming e gli atti simbolici, in un’estate teatrale comunque bellissima in cui finalmente il teatro a Verona ha ripreso i suoi spazi e il suo pubblico, nonostante le regole severe e i condizionamenti – aggiunge Vescovo – questa riapertura del sipario sul Grande Teatro è un orgoglio. Siamo pronti a ritornare insieme a una consuetudine di lunghissima data condivisa e realizzata grazie al Comune di Verona. Il teatro, come pensava Charles Dickens, è una trasparenza luminosa attraverso cui vedere muoversi la vita. E possiamo aggiungere: quella trascorsa e quella che aspettiamo riprenda, insieme al nostro affezionato pubblico che in tutto questo periodo non ha smesso di sostenerci”. 

Roberto Bolis

Forum del giornalismo musicale

Il 2 e 3 ottobre tornerà, con la sua sesta edizione, il “Forum del giornalismo musicale’, in programma come sempre a Faenza, nell’ambito del Mei. Il Forum, diretto da Enrico Deregibus, riunisce giornalisti e critici di diversa provenienza ed età, che una volta all’anno si ritrovano per confrontarsi fra loro e con altre figure del mondo musicale. L’iniziativa è come sempre aperta a proposte o suggerimenti, per i quali occorre inviare una mail a: enrico.deregibus@gmail.com e in copia a mei@materialimusicali.it .

Gli appuntamenti si svolgeranno nella sala del consiglio comunale di Faenza. Per la prima giornata è confermata l’assemblea dell’AGIMP, l’Associazione dei Giornalisti e critici Italiani di Musica legata ai linguaggi Popolari, nata da un’idea lanciata nel 2016 durante il Forum (per informazioni : associazioneagimp@gmail.com ). In programma anche la presentazione di RadUni, il network che riunisce le molte college radio italiane, con Enrico Schleifer, responsabile musicale del network, e le premiazioni della “Targa Mei Musicletter”, il premio nazionale per il giornalismo musicale sul web. Il riconoscimento – ideato e organizzato da Luca D’Ambrosio (Musicletter.it) con la collaborazione del patron del MEI Giordano Sangiorgi – come sempre sarà assegnato al “Miglior sito collettivo” e al “Miglior blog personale” e ad altri settori di informazione musicale e culturale dell’anno.

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero.

Domenica 3 ottobre dalle 9.30, in collaborazione con il settimanale “Il Piccolo”, ci sarà spazio per un seminario che toccherà vari temi legati alla musica di oggi e a quella storica: “L’ItPop: chi, dove, come e quando” (con Giuditta Avellina); “La scena indipendente romagnola oggi” (con Giulia Rossi); “Francesco De Gregori: la storia delle sue canzoni” (con Enrico Deregibus e Giuseppe Catani); “Le donne nel folk internazionale e italiano” (con Chiara Ferrari e Michele Manzotti). Si tratta di un corso accreditato come “formazione professionale continua” per gli iscritti all’ordine dei giornalisti (che devono iscriversi sulla piattaforma Sigef), ma aperto anche ai non iscritti in qualità di uditori.

Nei primi sei anni del Forum, ideato da Giordano Sangiorgi per rendere centrale il ruolo del giornalista all’interno di un festival di musica indipendente come il MEI, si sono svolte numerose iniziative: tavoli di lavoro, assemblee, lezioni, corsi di aggiornamento, incontri con figure professionali. Sono stati coinvolti sino ad oggi oltre 300 giornalisti, da quelli delle grandi testate a quelli delle webzine, sino alle radio e tv. Una occasione unica per affrontare da molti punti di vista i temi centrali del giornalismo musicale di oggi: il rischio di estinzione, il nuovo ruolo, la carenza di spazi, l’interazione fra media diversi e molto altro.

Inoltre, il Forum organizza ogni anno a gennaio un referendum sui migliori dischi dell’anno precedente. Quest’anno il “Top 2020” è stato vinto da “Cinema Samuele” di Samuele Bersani, mentre a prevalere nella sezione riservata ai dischi d’esordio è stato invece Tutti fenomeni con “Merce funebre”. Per il 2019 aveva vinto “Ballate per uomini e bestie” di Vinicio Capossela, mentre nella sezione riservata ai dischi d’esordio la vittoria è andata a Fulminacci con “La vita veramente”. Per il 2018 ha vinto “Ciao cuore” di Riccardo Sinigallia, con “Canzoni ravvicinate del vecchio tipo” di Giuseppe Anastasi che ha prevalso nelle opere prime. Nel 2017 la vittoria era andata, a pari merito, a Brunori Sas con “A casa tutto bene” e Caparezza con “Prisoner 709”.

Per info: www.meiweb.it

Monferr’Autore

Valdarnocinema Film Festival. Il Premio Marzocco d’Oro

Sarà Antonio Capuano a ricevere il Marzocco d’oro nell’ambito della 39esima edizione del Valdarnocinema Film Festival, la kermesse dedicata al cinema d’autore in programma ad ottobre a San Giovanni Valdarno. Il Premio, un riconoscimento alla carriera raffigurato dalla statua simbolo del paese – un leone seduto che regge con la zampa lo scudo gigliato, simbolo del dominio fiorentino – viene assegnato al regista e scenografo italiano per la coerenza artistica e di politica culturale, entrambe portate avanti per trent’anni da vero indipendente.

“Assegnare il Premio Marzocco d’oro alla carriera ad Antonio Capuano – dichiara Paolo Minuto, direttore artistico del festival – significa riconoscere ad un autore indipendente il merito di trent’anni di carriera portata avanti con l’ostinazione di chi non ha voluto mai essere dipendente da nessuno. È il premio a chi come regista ha sempre avuto il pubblico come interlocutore privilegiato, così come da docente ha avuto gli studenti (insegnando Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli) come interlocutori privilegiati.”

La cerimonia di premiazione avrà luogo sabato 9 ottobre presso il CinemaTeatro Masaccio. A seguire verrà proiettato l’ultimo film di Capuano Il buco in testa, che ha debuttato al Festival di Torino 2020. Nelle prossime settimane sarà comunicato il programma dell’intera rassegna, composto di concorso, fuori concorso e sezioni speciali.

Antonio Capuano (Napoli, 1940) ha lavorato come scenografo al Centro Rai di Napoli e insegnato scenografia all’Accademia delle belle arti. La sua opera prima Vito e gli altri (1991), selezionato e premiato alla Settimana della Critica di Venezia e Nastro d’argento per il miglior regista esordiente, ha dato inizio a quella che sarebbe stata considerata la “nuova onda” del cinema napoletano negli anni’ ’90. Alla Mostra di Venezia è tornato più volte, partecipando in Concorso con Pianese Nunzio 14 Anni a Maggio (1997), Luna rossa (2001) e il film collettivo I vesuviani (1998); alle Giornate degli autori con L’amore buio (2010) e ancora alla Settimana della critica con Bagnoli Jungle (2015). Al Festival di Locarno sono stati invece presentati Polvere di Napoli (2000) e La guerra di Mario (2005), mentre è del 2020 l’ultima opera, Il buco in testa, lanciata al Torino Film Festival.

FILMOGRAFIA

Vito e gli Altri (1991), L’unico paese al mondo (cm, 1994), Pianese Nunzio 14 Anni a maggio (1997), Pallottole su Materdei (cm, 1995), I vesuviani (ep. Sofialorén, cm, 1998), Polvere di Napoli (2000), Luna Rossa (2001), La guerra di Mario (2005), Bianco e nero alla ferrovia (2006), Giallo? (2009), L’amore buio (2010), Bagnoli Jungle (2015), Achille Tarallo (2018), Il buco in testa (2020).

Elisabetta Castiglioni

Marco Masini e 30 anni di carriera in Arena

Giuliano Sangiorgi, Ermal Meta, Umberto Tozzi, Nek, Francesco Renga, Luca Carboni, Fabrizio Moro, Annalisa, Bianca Atzei, Giusy Ferreri, Rita Bellanza, Arisa e tanti altri ospiti. Tutti per festeggiare il 30 settembre i 30 anni di carriera di Marco Masini, con un concerto-evento in Arena. Il concerto sarà il recupero di quello programmato il 20 settembre 2020, e andrà a ripercorrere tutta la carriera del cantante fiorentino, autore di canzoni indimenticabili del panorama della musica italiana e che sono state, e continuano a essere, colonna sonora di più generazioni. La presentazione dell’evento è stata fatta dal sindaco Federico Sboarina, dall’amministratore delegato di Arena di Verona srl Gianmarco Mazzi e dallo stesso Masini. “Il palcoscenico areniano è oramai un simbolo internazionale e per questo siamo orgogliosi di ospitare concerti evento come questo – afferma il sindaco Sboarina -. Il salto di qualità nella nostra programmazione è oramai avvenuto e ben si inseriscono le celebrazioni delle grandi carriere di grandi artisti che hanno fatto la storia della musica italiana e non solo. Si conferma, ancora una volta, l’importanza del nostro anfiteatro. Dico sempre che abbiamo un grosso contenitore monumentale all’interno del quale devono andare solo grandissimi contenuti. Sono dunque contento perché sarà una bellissima serata di grande musica, con la partecipazione di importanti interpreti oltre che amici di Masini. Tornare finalmente ai concerti dal vivo significa godere dello spettacolo, della musica e poter assistere alla magia che si sprigiona solo dal palcoscenico”.

“Siamo qui per presentare una grande festa – spiega Mazzi – che abbia nell’Arena di Verona il suo teatro naturale. Masini è un pezzo importante della musica italiana, ma anche un compositore, un autore, music maker, già famoso nel mondo musicale prima ancora di esserlo presso il grande pubblico. È stato anche un collaboratore di Giancarlo Bigazzi, artefice di successi indimenticabili. Avremmo dovuto festeggiare lo scorso anno, siamo a 30 più 1, ma questa è veramente una grande occasione per ascoltare, anche grazie alla presenza di ospiti importanti, canzoni tra le più significative della musica italiana”.

“Ringrazio il sindaco e l’intera Verona per la possibilità di festeggiare questo traguardo – afferma Masini -. Non sono stato in grado di farlo l’anno scorso, e quella è stata una rinuncia difficile, che è piombata nella tristezza e nello sgomento generale di quel momento. Poter fare questo piccolo step ci permette di festeggiare, seppur con una platea diversa e seguendo certe norme di sicurezza, ma è comunque un abbraccio che vale molto di più rispetto ad un abbraccio virtuale a distanza. Ringrazio anche Gianmarco Mazzi perché mi ha seguito sempre, ascoltandomi e dandomi pareri anche nei momenti difficili. Nella musica, soprattutto con l’arrivo dei social e altre situazioni, purtroppo non danno tanta rilevanza alla meritocrazia, mentre altre canzoni vanno valutate diversamente, come ha fatto con me Gianmarco. Il 30 settembre sarò a Verona con tanti colleghi che sono però soprattutto grandi amici, con i quali ho realizzato un progetto discografico, che mi sono gustato in fase di realizzazione. E quest’anno avremo la possibilità di liberare su un palco importante, cosa che aspettavo da trent’anni. Anche se un anno dopo, ho la stessa sensazione, emozione e felicità, che sono ancora più grandi visto che lo posso fare con tanti colleghi e amici. Sarà una grande sorpresa, soprattutto l’inizio del concerto, che non svelo, ma che sarà d’impatto e spiazzerà tutti per la sua particolarità, l’ultima cosa che ci si aspetterebbe da un mio concerto”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Dante. Gli occhi e la mente. Un’Epopea POP

Al MAR di Ravenna una mostra racconta l’epopea popolare di Dante Alighieri e del suo poema. Una narrazione di parole, suoni e immagini, dal cinema alle canzoni, dalla pubblicità ai fumetti, dal writing alla miriade di oggetti che ne riproducono la celebre icona, fino alle visioni dell’arte contemporanea con nomi della scena internazionale. Un’Epopea POP, dal 25 settembre 2021 al 9 gennaio 2022 al MAR di Ravenna, è curata da Giuseppe Antonelli, docente di linguistica italiana all’Università di Pavia, nota firma del Corriere della sera, conduttore e ospite di trasmissioni radiofoniche e televisive, prima ispiratore, col suo Il museo della lingua italiana pubblicato nel 2018 da Mondadori, e ora coordinatore del progetto MULTI. Museo multimediale della lingua italiana, finanziato dal MIUR.

Intersecato alla mostra un percorso d’arte contemporanea a cura di Giorgia Salerno, responsabile del coordinamento culturale e conservatrice del MAR.

Dopo Inclusa est flamma e Le Arti al tempo dell’esilio, Un’Epopea POP conclude il ciclo espositivo “Dante. Gli occhi e la mente”, promosso dal Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura, organizzato dal MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna e realizzato con il prezioso sostegno e patrocinio della Regione Emilia-Romagna, Dante 2021, del Comitato Nazionale per la Celebrazione dei 700 anni – Ministero della Cultura, con il fondamentale contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e della Camera di Commercio di Ravenna e con il patrocinio della Società Dantesca Italiana.

La fortuna popolare di Dante comincia già nel Trecento e arriva fino a quell’universo culturale che chiamiamo genericamente «pop». I suoi versi più celebri, entrati nel linguaggio comune degli italiani, sono stati riprodotti in tutto il mondo negli almanacchi e nei calendari, nei poster e nelle magliette; li vediamo scritti nei muri; li riconosciamo nelle pubblicità e nelle canzoni.

L’immagine del poeta è divenuta un’icona internazionale, dai monumenti nelle piazze, alla miriade di oggetti che la riproducono. Le storie e i personaggi del poema, soprattutto le atmosfere infernali, hanno generato le più svariate manifestazioni creative.

La Commedia, tradotta in un centinaio di lingue, si è diffusa attraverso migliaia di edizioni popolari illustrate, commenti e riassunti, riduzioni cinematografiche e parodie televisive, album di figurine, giochi da tavolo, storie a fumetti e cartoni animati.

C’è il Dante simbolo dell’identità culturale italiana ed europea, la cui effigie passa dalle lire agli euro. C’è l’immagine di Dante usata – già da tempo – come marchio commerciale e in chiave pubblicitaria come la celebre affiche di Olivetti, scelta come immagine della mostra. C’è il Dante personaggio che ritorna nelle trame di libri, film, giochi e videogiochi, fino alla “fortuna mnemonica” dei versi della Commedia, ripercorsa attraverso alcuni episodi chiave che vanno dal Trecento ad oggi.  

La mostra si articola in diverse sezioni, individuate da Giuseppe Antonelli e dai suoi collaboratori, Giovanni Battista Boccardo e Federico Milone (assegnisti di ricerca presso l’Università di Pavia): La memoria di Dante, Dante e l’immagine, Dante e la pubblicità, La divina parodia, Dante personaggio, Dante e Beatrice, con più di un centinaio di opere e oggetti tra i più disparati. Numerosissimi i contributi audio e video, anche interattivi. Una mostra dal carattere multimediale, in larga parte accompagnata dalla voce dei grandi interpreti che si sono cimentati nella lectura Dantis.

Intrecciato all’intero progetto espositivo, si snoda un percorso d’arte contemporanea a cura di Giorgia Salerno. Una voce fuori campo che vedrà il dialogo fra le opere di artisti internazionali scelte per reinterpretare idealmente alcuni temi danteschi che faranno da guida al pubblico. 

Per ogni tema scelto- le anime, le figure femminili, il sogno, il viaggio e la luce – sono stati individuati uno o più artisti e, ad aprire il percorso, con il tema delle anime, si troverà nel chiostro cinquecentesco del MAR una grande architettura di Edoardo Tresoldi che rileggerà idealmente il Nobile Castello o Castello degli Spiriti Magni, luogo emblematico che Dante cita nel quarto canto dell’Inferno.

All’interno della sezione dedicata alle figure femminili saranno Letizia Battaglia, Tomaso Binga, Irma Blank, Rä di Martino, Maria Adele Del Vecchio, Giosetta Fioroni, Elisa Montessori e Kiki Smith a reinterpretare, attraverso le loro opere, le donne di Dante.

Il percorso espositivo proseguirà con il tema del sogno e a rappresentarlo non potevano mancare le 34 tavole dell’Inferno di Robert Rauschenberg, artista fra i principali esponenti della pop art americana, e a raccontare il viaggio saranno, invece, le opere del padre della Land Art, Richard Long.

La mostra si chiuderà con un’opera delle collezioni del MAR, Stella-acidi di Gilberto Zorio, come rimando al tema della luce e alle stelle, tanto care a Dante e alle quali lascia il compito di concludere ogni cantica e tutta la Commedia.

“Questa mostra, come l’intero complesso delle celebrazioni dantesche a Ravenna – commenta il Sindaco di Ravenna Michele de Pascale – incarna perfettamente il fatto che Dante sia di tutti e per tutti, ‘pop’ nel senso che appartiene all’intera comunità, ravennate, nazionale e internazionale. È stato sempre così, fin da quando era in vita. E il passare degli anni non fa che accrescere la popolarità di Dante, perché con le nuove tecnologie aumentano esponenzialmente le modalità di fruizione e approccio a tutto quanto è legato alla sua figura e al suo lascito. Nelle forme più diverse, Dante è nella nostra vita ogni giorno. E che tali forme assumano i contorni più disparati è solo un motivo di arricchimento; perché è talmente grande la potenza del suo messaggio che nessuna reinterpretazione, nemmeno quella più leggera o irriverente, può neanche lontanamente scalfirla, ma solo amplificarla. Ecco perché non poteva mancare, nell’ambito delle celebrazioni, un evento espositivo dedicato a Dante in quanto icona, impreziosito da un percorso di arte contemporanea di riferimento concettuale dantesco, che si lega a tutti gli altri appuntamenti passati e futuri di questo settimo centenario nel segno della fortissima empatia e della grandissima emozione che Dante suscita sempre in ciascuno di noi.”

Mentre l’Assessora alla Cultura del Comune di Ravenna Elsa Signorino dichiara: “Malgrado le numerose difficoltà di programmazione causate dalla pandemia, l’anno dantesco, che ha preso avvio a Ravenna alla presenza del Presidente Mattarella, è stato ricco di eventi espositivi. Abbiamo inaugurato il ciclo “Dante. Gli occhi e la mente” nel settembre 2020 con Inclusa est flamma. la prima mostra dedicata al VI centenario della morte di Dante, tra Croce e D’Annunzio, col fascismo alle porte. Lo scorso maggio, dopo la chiusura prolungata dei luoghi di cultura, abbiamo aperto la seconda mostra del ciclo, Le Arti al tempo dell’esilio, quelle che Dante vide e conobbe e che furono di ispirazione per la sua Commedia. Il prossimo settembre concluderemo il percorso con Un’Epopea Pop. In questo centenario il tema della fortuna popolare di Dante è stato variamente ma spesso superficialmente trattato. La mostra curata da Giuseppe Antonelli, con il suo ricco catalogo, ha l’ambizione di mettere ordine in una materia vasta e sfuggente, accettando con rigore la sfida della sua irritualità. Centinaia di oggetti, immagini e parole, a volte immediatamente riconoscibili, ma spesso anche sorprendenti, racconteranno la loro storia, ampliando, come dovrebbe fare ogni mostra, le conoscenze di tutti, con un’attenzione speciale a giovani e giovanissimi.”

La mostra è realizzata con la preziosa collaborazione della Biblioteca Classense e di numerosi prestatori istituzionali e privati come la Biblioteca Nazionale Centrale (Firenze), la Biblioteca Nazionale Marciana (Venezia), la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Fondazione Biblioteca Benedetto Croce (Napoli), il Museo del Precinema (Padova), la Civica Raccolta delle Stampe A. Bertarelli (Milano), delle gallerie d’arte contemporanea Monica De Cardenas (Milano), Tiziana Di Caro (Napoli), Lorcan O’Neill (Roma), P420 (Bologna) e di tutti gli artisti coinvolti. http://www.mar.ra.it

Francesca Boschetti – Daniele Carnoli

BergamoScienza. XIX edizione, 2-17 ottobre 2021

Il festival di divulgazione scientifica tornerà, da sabato 2 a domenica 17 ottobre, ad animare la città di Bergamo, con un’edizione che fa tesoro dell’esperienza dello scorso anno e combina sapientemente conferenze in presenza e contributi digitali, per raggiungere in tutto il mondo gli appassionati di scienza (www.bergamoscienza.it).

BergamoScienza, primo festival scientifico nato in Italia, ogni autunno trasforma Bergamo nel palcoscenico della scienza, chiamando le voci più rappresentative a livello mondiale, tra cui, a oggi, ben 31 Premi Nobel. Coinvolge un pubblico di tutte le età, in sedici giorni di conferenze, laboratori, spettacoli e tour virtuali alla scoperta del mondo che cambia: 2.355.921 le presenze in 18 edizioni, realizzate grazie anche all’aiuto di 39.849 volontari e con 482 scuole protagoniste.

In attesa della XIX edizione del festival, i C.O.S.I. (Comitato Organizzativo Scienza e Innovazione) hanno ideato anche quest’anno un seguitissimo Pre Festival, da giugno a settembre, con dirette streaming ogni giovedì sui canali social dell’Associazione.

Il palinsesto 2021 prevede un’anteprima speciale venerdì 1 ottobre con il concerto Piano Variations on Jesus Christ Superstar del compositore e pianista Stefano Bollani in Piazzale degli Alpini (organizzato con il festival Contaminazioni Contemporanee) e 16 conferenze in Piazzale degli Alpini (nel weekend del 2-3 ottobre), al Teatro Sociale (nella settimana 4-10 ottobre) e al Centro Congressi (nella settimana 11-17 ottobre).

Tanti gli appuntamenti che si potranno seguire a distanza, sul web: 60 laboratori (30 a settimana); 10 spettacoli di divulgazione scientifica (riservati alle scuole); inoltre tour virtuali in luoghi di cultura e in aziende che fanno dell’innovazione e della ricerca avanzata la loro cifra distintiva.

L’inaugurazione ufficiale sarà sabato 2 ottobre con il geografo e giornalista ambientale Emanuele Bompan e la ricercatrice ambientale Marirosa Iannelli, Presidente del Water Grabbing Observatory, che parleranno di Ecosostenibilità e acqua, approfondendo il fenomeno delle “guerre” per l’acqua a livello mondiale: entro il 2030, secondo le Nazioni Unite, il 47% della popolazione mondiale vivrà in zone «a elevato stress idrico» e la Cia ha affermato che le questioni idriche sono sostanzialmente una questione di stabilità mondiale.

BergamoScienza si concluderà domenica 17 ottobre con il Premio Nobel per la Medicina 2001, Sir Paul Nurse. Il genetista e biologo cellulare britannico, celebre per i suoi studi sul ciclo cellulare e l’attività delle cicline, terrà la lectio La vita come proprietà emergente. Sir Paul Nurse è stato insignito di oltre 60 lauree honoris causa e riconoscimenti da università e istituzioni di tutto il mondo. Già Presidente della Rockefeller University e della Royal Society, è attualmente direttore del Francis Crick Institute di Londra, il più grande centro di ricerca biomedica d’Europa.

Nell’anno in cui si celebrano i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, la studiosa di letteratura italiana Elisabetta Tonello dialogherà con l’astrofisico e divulgatore scientifico Amedeo Balbi, del comitato scientifico di BergamoScienza, su Dante divulgatore.

Barbara Mazzolai, direttrice del Centro di Micro-BioRobotica dell’IIT, ripercorrerà, nell’incontro Biomimetica: imparare dalla natura, i suoi studi sui robot: prendendo ispirazione dalla natura, la biologa ha creato il “Plantoide”, un robot che emula il mondo vegetale, un bonsai hi-tech.

L’astrofisico Luca Perri, coordinatore scientifico dell’Associazione BergamoScienza, illustrerà al pubblico La scienza di Nolan, un viaggio nelle grandi questioni della scienza intessute nella trama dei film del regista e sceneggiatore britannico Christopher Nolan, tra cui Interstellar, Inception, Tenet.

In video-collegamento dagli Stati Uniti, il biologo americano Michael Levin, direttore del prestigioso Allen Discovery Center presso la Tuft University di Boston, ci spiegherà l’inatteso ruolo dell’elettricità nel coordinare i processi di sviluppo e rigenerazione dei tessuti.

Quali sono le Tecnologie spaziali per costruire città intelligenti? Risponderà a questa domanda Stefano Ferretti, del programma di osservazione della Terra dell’ESA (Agenzia Spaziale Europea).

Alberto Mantovani, l’immunologo italiano più citato al mondo, e Christopher Huber, professore emerito di ematologia e co-fondatore di BioNTech – l’azienda che ha sviluppato uno dei più efficaci vaccini contro Covid-19 – parleranno della tecnologia rivoluzionaria alla base dei vaccini a RNA messaggero e del loro potenziale per lo sviluppo del primo vaccino terapeutico contro il cancro.

Cercheremo di capire meglio Cosa succede su Marte insieme alla chimica e astrofisica Teresa Fornaro, la prima italiana scelta dalla Nasa per guidare uno dei tre gruppi di ricerca che analizzerà i dati di Perseverance, la sonda che con la missione “Mars 2020” si è posata sul Pianeta Rosso.

L’antropologa e paleobiologa americana Nina Jablonski – nota per le sue ricerche sull’evoluzione del colore della pelle negli esseri umani e impegnata nella divulgazione sull’evoluzione e la diversità umana e contro il razzismo – spiegherà al pubblico Il significato culturale e biologico del colore della pelle.

Dario Menasce, fisico e ricercatore dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), specializzato in fisica delle particelle elementari, che ha lavorato presso il Fermi Laboratory di Chicago per oltre 25 anni, ci racconterà dei muoni, particelle elementari prodotte dallo scontro di radiazioni cosmiche, e di come queste particelle potrebbero aiutarci a scoprire nuova fisica, oltre il modello standard.

Ci parlerà di intelligenza animale Giorgio Vallortigara, neuroscienziato e appassionato divulgatore. Partendo dalle sue ricerche sulle capacità cognitive di piccoli organismi come api e mosche, Vallortigara si interrogherà sull’origine di coscienza e intelligenza negli esseri umani e negli animali, sfidando una volta di più le nostre convinzioni antropocentriche.

Carola Frediani, scrittrice ed esperta di cybersicurezza, privacy, sorveglianza e diritti digitali, rifletterà sul tema delle cosiddette Guerre di rete, condividendo la sua esperienza professionale, che l’ha resa nota a livello internazionale.

Il programma sarà disponibile dagli inizi di settembre su: www.bergamoscienza.it

Delos

Amadeus presentatore in Arena

Amadeus per la prima volta presentatore in Arena. Una carriera, la sua, iniziata proprio a Verona ma che ancora non l’aveva portato a condurre sul palcoscenico del teatro all’aperto più grande del mondo. L’occasione sarà il doppio spettacolo ‘Arena ’70-’80-‘90’ che si terrà il 12 e 14 settembre, prodotto da Arcobaleno Tre. Un revival delle hit dei decenni passati, che sarà poi trasmesso in prima serata su Rai1 ad ottobre.

Numerosi gli ospiti italiani e internazionali già confermati. I primi nomi ad essere svelati sono quelli degli Europe, che con la loro “The Final Countdown” hanno segnato un’epoca, così come dei Gazebo, star della disco con brani come “I Like Chopin” e “Masterpiece” e poi ancora Loredana Bertè e Patty Pravo, Umberto Tozzi e Raf.
Ma le vere protagoniste saranno le canzoni, quelle iconiche, che hanno segnato trent’anni di musica indimenticabile. I biglietti sono in prevendita da oggi sul circuito Ticketone. Radio ufficiale delle due serate sarà Radio 2.
“Diverse generazioni potranno cantare e ballare assieme, racconteremo un pezzo di storia della musica italiana – ha spiegato Sboarina -. E la conduzione non poteva che essere affidata ad Amadeus, siamo orgogliosi del nostro concittadino e per questo accoglierlo in Arena come presentatore è una grande occasione per la nostra città. Ricordo l’anno scorso, in pieno lockdown, il messaggio positivo che aveva indirizzato a tutti i veronesi, abbiamo affrontato un periodo duro e ora ci ritroviamo tutti insieme e con Amadeus sarà la musica a darci la carica di cui abbiamo bisogno”.
“Amadeus è uno di noi, siamo felici che torni nella sua città per la prima volta da presentatore – ha detto Mazzi direttore artistico di Verona Srl-. Saranno serate iconiche, la musica sarà una specie di macchina del tempo che ci riporterà a rivivere tanti bei momenti. Due serate che verranno trasmesse in tv ma che saranno imperdibili dal vivo”.
“Sono cresciuto a Verona e la mia avventura è partita proprio da questa città, dove vivono ancora i miei genitori, sarà un’emozione incredibile salire sul palcoscenico dell’Arena da presentatore, un sogno che si avvera – ha concluso Amadeus -. Ho iniziato in una radio di Borgo Venezia, che non si sentiva nemmeno negli altri quartieri della città tanto era piccola. Non perdevo una data di Festivalbar. Quando ho conosciuto Salvetti e poi Cecchetto, raccontai per mesi di avere una casa a Milano per poter lavorare a Radio Deejay, mentre facevo avanti e indietro da Verona tutti i giorni. Il mio autografo l’ho firmato proprio qui in piazza. Tutto il mondo ci invidia questo monumento, durante gli spettacoli la forza che arriva dal pubblico in Arena è unica, sarà bellissimo”.
“Attraverso la memoria musicale possiamo ritrovarci come Paese – ha aggiunto Coletta, direttore di RAI 1 -. Spettacoli come questi rappresentano la vita dopo un anno e mezzo drammatico. Rievochiamo i ricordi del passato per regalare leggerezza ma anche identità”.
“Sarà una festa, siamo felici di essere nuovamente all’Arena di Verona, ormai da qualche anno punto di riferimento dei grandi successi Rai – ha concluso Fasulo, vicedirettore di RAI 1 -. Più che un Amaday sarà una AmArena, la ciliegina sulla torta”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

“Riaperture” tornerà in versione post estiva con 18 mostre e un Circuito off

“Ideale” è il tema della quinta edizione di “Riaperture PhotoFestival Ferrara 2021“, che animerà la città di Ferrara con 18 mostre in otto spazi diversi da venerdì 10 settembre fino a domenica 3 ottobre 2021.

“Passiamo da un festival della durata di due fine settimana lunghi – ha detto il presidente dell’associazione Brini – a una durata di quattro weekend, con le mostre che rimarranno aperte dal venerdì alla domenica. Oltre alle mostre della manifestazione ufficiale, dislocate in otto location che riveleremo tra fine agosto e l’inizio di settembre, ci sarà questo Circuito off che darà anche l’opportunità di scoprire posti e spazi di attività cittadine che non si conoscono”. 
“Sono molto felice che Riaperture si faccia – ha sottolineato l’ass. Gulinelli – abbiamo bisogno tutti di ripartire e rimettere in pista iniziative culturali come questa, che coinvolge un’associazione e tante persone animate da passione e impegno. C’è tutta una filiera e un indotto che devono essere tutelati e salvaguardati e il nostro impegno è indirizzato ad aiutarvi a superare tutte le difficoltà. Ho molta attesa per la presenza di Franco Fontana, che è uno dei fotografi con i quali siamo cresciuti tutti, e sono al vostro fianco per aiutarvi a realizzare il proposito di farlo venire a Ferrara anche di persona, oltre che con il suo lavoro”.

“Praga 1967”, di Franco Fontana

Il tema della V Edizione di Riaperture Photofestival Ferrara si pone come un esercizio di fantasia, una proiezione immaginifica in tensione verso l’assoluto senza mai raggiungerlo, ma capace di cambiare i passi in un vero e proprio percorso. Nella sua apparente inconsistenza, ogni ideale è in grado di trasformare tanto la società quanto l’esistenza di ogni singolo individuo; ed è proprio su questo grande trasporto che tanti fotografi di calibro internazionale si sono interrogati e confrontati. Luoghi particolarmente suggestivi e normalmente non accessibili al pubblico si trasformeranno in veri e propri spazi espositivi temporanei a partire dal 10 settembre e fino al 03 ottobre, tutti i venerdì, sabato e domenica. I siti dismessi ospiteranno i progetti ideali firmati dai grandi nomi della fotografia e dai nuovi talenti. Si viaggerà per il travagliato Est Europa, e più precisamente per le Donbass stories, con gli scatti del fotoreporter Giorgio Bianchi, in compagnia dei protagonisti Spartaco e Liza. Si farà anche tappa in Corea con Korean Dream, immortalati dal fotografo documentarista Filippo Venturi. Con Alessandro Cinque, si attraverserà il focoso Cile con Chile Despertò, mentre con il progetto Chas Chas di Luis Cobelo, ci si immergerà in un’atmosfera magica che omaggia Buenos Aires grazie a un particolare quartiere poetico conosciuto come Parque Chas. Ci si salverà rifugiandosi nei chiaroscuri firmati da Francesco Comello de “L’isola della salvezza”, per poi immergersi nel progetto Drowning World project – SUBMERGED PORTRAITS di Gideon Mendel, fino a incontrare tutto il mondo al Jova Beach Party di Francesco Faraci. Si rifletterà sui tanti cambiamenti avuti con l’arrivo del famigerato Covid-19 con When Everything Changed Covid-19: The European Epicenter di Fabio Bucciarelli, e si racconteranno i tanti colori dell’amore con il progetto Rainbow Families firmato da Eleonora Calvelli.

L’amore è un tema che ritorna anche nel film di Serena Vittorini dal titolo “En ce moment”, dove due giovani donne si incontrano e si innamorano durante il ferreo lockdown imposto dal Covid-19. Della stessa autrice sarà presente anche il progetto “Through you”, un lavoro audiovisivo che raccoglie una serie di conversazioni che la Vittorini ha avuto con persone conosciute tramite una comune app di incontri dopo la rottura con la sua compagna. Oltre che sull’uomo è giusto acuire lo sguardo anche sulla natura e alle sue intrinseche potenzialità, e a farlo è Marco Buratti con “Bio Minds”: dalla natura per la natura. Dalla natura si passa ai “Fiori Nudi”, femminili e profondi, di Arianna Genghini per poi perdersi nei marcati contrasti della fotografa Lea Meienberg di “È Così la Vita – An Ode to Standstill” e, successivamente far albergare lo sguardo nelle “Cento case popolari” di Fabio Mantovani.

Ad animare la V edizione – IDEALE di Riaperture PhotoFestival ci sarà anche un progetto firmato da Franco Fontana, come anche quello dell’artista visiva Christy Lee Rogers, “Christy Lee Rogers for Water Day Photo Contes”t, che si compone di due collezioni ben distinte: MUSE e HUMAN. Il progetto si inserisce all’interno del concorso fotografico internazionale, World Water Day Photo Contest, indetto ogni anno dal Lions Club Seregno AID che organizza mostre ed eventi con l’intento di sensibilizzare le coscienze sull’importanza dell’acqua come diritto fondamentale dell’umanità. La mission del concorso è anche quella di raccogliere fondi per favorire i sistemi di potabilizzazione dell’acqua nei paesi dalle risorse limitate, tant’è che risulta in fase di ultimazione il progetto Koom la viim per la realizzazione di un pozzo e di sistemi di irrigazione in Burkina Faso, co-finanziato proprio dal World Water Day Photo Contest. Il tema della quinta edizione del contest, concluso il 22/03/2021 Giornata Mondiale dell’Acqua, e della mostra itinerante è Valuing Water – Il valore dell’acqua.

Per la prima volta, all’interno di Riaperture PhotoFestival Ferrara, arriva il CIRCUITO OFF, ovvero un percorso parallelo alla manifestazione ferrarese che comprende 30 progetti fotografici selezionati tramite open call. I lavori dei vincitori verranno ospitati all’interno di attività ricettive e commerciali del centro storico di Ferrara, consolidando ancor di più il legame con la città e i suoi attori principali. A prescindere dalle innumerevoli novità di questa V Edizione, Riaperture PhotoFestival Ferrara non può prescindere dal suo consueto concorso fotografico cui è stato possibile partecipare inviando sia un solo scatto, che un intero progetto. A salire sul podio, quest’anno, sono: Francesco Andreoli, Gianmarco Caroti, Karina Castro, Francesca De Chirico, Camilla Milani, Barbara Pau. I vincitori non solo saranno presenti con i propri lavori nel percorso ufficiale del Festival, ma saranno ospiti del Programma Off 2021 della Biennale della Fotografia Femminile a Mantova.

Per info: Riaperture associazione di promozione sociale, via Ortigara 13, Ferrara, http://www.riaperture.com.

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)

Il giovane Boccioni

Numerose sono le mostre che negli ultimi decenni hanno indagato la figura e l’opera di Umberto Boccioni. Poche, tuttavia, sono quelle che hanno ripercorso con rigore scientifico la fase giovanile e formativa dell’artista, in cui lo studio del passato si lega alla volontà irrefrenabile di conoscere il presente e di sperimentare il futuro. A questo periodo – ricco di suggestioni – è dedicata la mostra Il giovane Boccioni, con la quale Galleria Bottegantica inaugura la stagione espositiva 2021.

Curata da Virginia Baradel, in collaborazione con Ester Coen e Niccolò D’Agati, la rassegna propone un’accurata selezione di opere eseguite da Boccioni tra il 1901 e il 1909. Anni nei quali il giovane Boccioni rafforza la sua vocazione artistica attraverso esperienze di studio condotte a Roma, Padova, Venezia e Milano, intervallate dall’importante soggiorno parigino del 1906 e dal successivo viaggio in Russia.

L’influenza delle diverse correnti figurative europee e l’interesse per la tradizione classica e rinascimentale, affiorano ripetutamente nelle opere del periodo e trovano, soprattutto nella produzione grafica, un valido laboratorio di analisi sperimentale, di invenzione e di verifica stilistica che Boccioni conduce in parallelo rispetto alla pittura. Il segno, di volta in volta intrecciato in un fitto reticolo chiaroscurale, o perentorio e deformante, o sfrangiato e polverizzato accompagna le fasi dell’evoluzione pittorica boccioniana: dall’impronta di Giacomo Balla alla smaterializzazione luminosa seguita alla ‘scoperta’ delle opere divisioniste di Giovanni Segantini e Gaetano Previati.

Proprio al lavoro su carta la mostra dedica particolare interesse attraverso una selezione di disegni che coprono gli anni dell’apprendistato del giovane Boccioni. A un primo nucleo di opere d’impronta scolastica risalente al periodo in cui fu allievo di Giacomo Balla e frequentò le scuole di disegno pittorico e di nudo a Roma, se ne affianca un altro – più copioso e diversificato – riconducibile agli anni immediatamente successivi, nei quali il tratto acquista sicurezza nel restituirci precise visioni architettoniche, ritratti curiosi – alcuni dei quali rasentano la caricatura – e figure umane di estrema sintesi formale. Nel loro insieme, questi fogli documentano un tirocinio di studio insistito e articolato, il cui fine è quello di acquisire una padronanza nella resa prospettica dei volumi, ma anche di fisionomie e di movenze – studiate o colte al volo – del corpo umano nello spazio: aspetti comuni allora a molti artisti della modernità. Anche le copie da museo appartengono a questo periodo di apprendistato.

Altro aspetto su cui la mostra focalizza l’attenzione riguarda le tempere commerciali che Boccioni dipinge in questi anni per ragioni perlopiù economiche, ma che sono comunque da ritenersi palestra importante nel suo percorso di maturazione artistica e di scandaglio della modernità, tanto per i temi affrontati quanto per le soluzioni compositive e cromatiche adottate.

La foga di apprendere e di affinare le proprie capacità artistiche caratterizza anche il periodo veneziano dell’artista, durante il quale sperimenta – sotto la guida del pittore Alessandro Zezzos – la tecnica incisoria.

Il percorso espositivo della mostra si conclude – come del resto quello formativo dell’artista – con il trasferimento di Boccioni a Milano, nel settembre del 1907. L’interesse per le opere di Giovanni Segantini e di Gaetano Previati – ammirate pochi mesi prima alla Biennale di Venezia e a Parigi a Ottobre – orientano il giovane verso la ricerca di uno stile capace di conciliare la modernità positivista con l’idealismo, sebbene problemi economici lo costringono ad accettare commissioni meno qualificate nell’ambito dell’illustrazione e della cartellonistica.

Pur aspirando alla sublimità di Previati, la coeva produzione pittorica trova espressione in piccole vedute di paesaggi lombardi che dimostrano tuttavia un superamento della trama impressionista ancora presente nelle tele di periodo veneziano. Decisamente più sperimentali sono gli esiti condotti nel versante del ritratto, dove il pennello diventa febbrile nella sua urgenza di restituire sulla tela la singolarità di un volto, di una espressione o di un carattere come in Ritratto di scultore e ne Il cavalier Tramello del 1907.

In mostra questi temi sono testimoniati da opere di pregio a partire da La madre malata del 1908 per terminare con La Madre della collezione Ricci Oddi. Altre documentano invece la parentesi simbolista del 1908-1910, che trova ne Il lutto il suo esito più straziante ed esoterico. Altrettanto interessanti sono i bozzetti per il manifesto dell’Esposizione di pittura e scultura promossa dalla Famiglia Artistica a Brunate (maggio-giugno 1909): sintesi perfetta delle diverse cifre stilistiche fin qui acquisite da Boccioni, dal Divisionismo, alla pennellata larga e sintetica di matrice post-impressionista, al Simbolismo.

Accompagna la mostra un catalogo, edito da Bottegantica edizioni, con contributi di Virginia Baradel, Ester Coen e Niccolò D’Agati, regesto dei disegni e delle tempere a cura di Niccolò D’Agati

IL GIOVANE BOCCIONI. Dall’8 ottobre al 4 dicembre 2021. Milano, Galleria Bottegantica. Milano, Via Manzoni 45. Orari: da martedì al sabato 10-13; 15-19. Ingresso libero. Info: (+39) 02 62695489 – (+39) 02 35953308. www.bottegantica.com

S.E. (anche per la fotografia)