Il programma del 96° Opera Festival all’Arena di Verona

Carmen, bozzetto di Hugo de Ana, 2018

L’Arena di Verona Opera Festival 2018 inaugura con una nuova produzione di Carmen di Georges Bizet, opera tra le più rappresentate al mondo, accanto ad altri veri e propri cavalli di battaglia del “tempio della lirica”, da sempre acclamati dal pubblico: Aida di Giuseppe Verdi, Turandot di Giacomo Puccini, Nabucco di Giuseppe Verdi e Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini.

A completamento della proposta operistica, arricchiscono il cartellone l’immancabile appuntamento con la danza Roberto Bolle and Friends e la serata-evento Verdi Opera Night dedicata al celebre compositore di Busseto, che da oltre un secolo domina le estati areniane.

Invita a partecipare al Festival 2018 il Sindaco di Verona e Presidente di Fondazione Arena Federico Sboarina, che esprime apprezzamento per il cartellone ricco e di indiscusso interesse, all’altezza di un Festival storico e prestigioso che da più di un secolo testimonia l’eccellenza culturale della città di Verona e del nostro Paese: «Grazie ad un importante lavoro di squadra e alla professionalità della Sovrintendente Gasdia, è stato possibile dar vita ad un cartellone davvero unico. Sul palcoscenico arriveranno artisti e registi internazionali di altissimo livello, che valorizzeranno il festival areniano, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Allo stesso tempo sarà dato spazio ad alcuni giovani talenti che si sono già contraddistinti nel panorama della lirica e che saranno al loro esordio in Arena. La programmazione dell’opera sarà inoltre arricchita da due grandi eventi, e permeata da concerti e spettacoli. Lirica ed extra lirica devono essere un valore aggiunto l’uno per l’altro, due anime della Fondazione, che concorrono allo stesso obiettivo: fare dell’Arena il tempio per eccellenza della lirica e della musica a livello mondiale».

Il Sovrintendente e Direttore Artistico Cecilia Gasdia è orgogliosa di presentare, protagonisti di questa stagione, cast artistici di rilievo frutto di un lavoro svolto in prima persona: «Ogni anno l’Arena di Verona si impegna a realizzare spettacoli sempre più unici e ricercati, e i cast ingaggiati quest’anno saranno il fiore all’occhiello dell’eccellenza areniana. Ho voluto grandi artisti accanto a giovani talenti da valorizzare. L’Arena, infatti, storicamente ha dato origine ad innumerevoli grandi carriere ed io intendo riprendere e rafforzare questa tradizione, così che il nostro Teatro possa essere una vera e propria fucina di nuove voci. Come avevo annunciato, ho chiamato quindi grandi star internazionali e giovani artisti, molti dei quali – e questa è la grande novità – canteranno per la prima volta in Arena. Il decano della stagione ha 76 anni e la mascotte ne ha 21».

Presentazione del cartellone, Foto Ennevi

 

IL PROGRAMMA

L’Opera Festival 2018 inaugura venerdì 22 giugno con Carmen, capolavoro di Georges Bizet che trasporta il pubblico in un’arena dentro l’Arena per vivere il dramma di amore e morte della bella sigaraia spagnola. L’opera è in scena per 13 serate fino al 31 agosto nel nuovo allestimento a firma del famoso regista argentino Hugo de Ana, che cura regia, scene e costumi. Completano la messa in scena le coreografie di Leda Lojodice e il lighting design dell’areniano Paolo Mazzon. La nuova produzione intende offrire una nuova lettura dell’opera, consapevole dell’importante eredità lasciata nella storia dell’anfiteatro veronese dalla memorabile produzione di Franco Zeffirelli, replicata in numerosi Festival a partire dal 1995. De Ana traspone la sua Carmen un secolo dopo rispetto al libretto, negli anni Trenta del Novecento, periodo storico significativo per sottolineare la ricerca incessante della protagonista verso la sua indipendenza e libertà, che la porterà come un torero nella Plaza de Toros ad affrontare fino alla morte la prepotenza maschile e una società ostile al suo essere zingara quindi diversa.

Arena di Verona Opera Festival 2018, Foto Ennevi

Sul podio areniano vedremo per la prima volta il giovane direttore Francesco Ivan Ciampa, dopo gli ottimi riscontri di critica e pubblico delle ultime performance con Fondazione Arena al Teatro Filarmonico. Tre voci importanti daranno quindi corpo all’eroina del titolo: Anna Goryachova, che con l’inaugurazione del Festival farà il suo debutto in Arena, Anita Rachvelishvili, vera e propria specialista del ruolo, e Carmen Topciu, apprezzata Fenena lo scorso anno in Nabucco, ruolo che sosterrà anche per questa stagione oltre ad Amneris in Aida. Accanto a loro, il passionale Don José sarà interpretato da quattro tenori di rilievo internazionale: Brian Jagde, al suo primo confronto con l’anfiteatro come Marcelo Puente e Luciano Ganci, oltre al ritorno di Francesco Meli. Nei panni del bell’Escamillo quindi Alexander Vinogradov, Erwin Schrott e Alberto Gazale e per la prima volta in Arena interpreterà la dolce e risoluta Micaela Mariangela Sicilia, alternandosi con Ruth Iniesta, Eleonora Buratto e Serena Gamberoni.

Repliche: 29 giugno ore 21.00 – 6, 11, 17, 21 luglio ore 21.00 – 3, 9, 12, 22, 25, 28, 31 agosto

ore 20.45.

Come tradizione vuole la sera successiva, sabato 23 giugno, è la volta dell’opera simbolo della stagione estiva: Aida di Giuseppe Verdi. L’opera è proposta per 16 date, fino a concludere il Festival il 1° settembre, nell’imponente messa in scena ideata nel 2002 dal genio di Franco Zeffirelli, impreziosita dagli iconici costumi di Anna Anni e dalle coreografie di Vladimir Vasiliev che, insignito dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine della stella d’Italia, nel 2018 celebra i 60 anni di attività artistica di cui 50 legati all’Italia, dove opera dal 1968.

Dal podio i direttori Jordi Bernàcer, Daniel Oren e Andrea Battistoni guideranno una compagnia di protagonisti segnata dall’apprezzato ritorno di Anna Pirozzi, Kristin Lewis, Maria José Siri, Susanna Branchini e Hui He nel personaggio del titolo, accanto all’Amneris di Violeta Urmana, Carmen Topciu, Anita Rachvelishvili e Judit Kutasi al suo debutto areniano. Il ruolo del tenore Radamès vedrà alternarsi Yusif Eyvazov, Marco Berti, Carlo Ventre, Gregory Kunde e Walter Fraccaro, mentre quello del baritono Amonasro Luca Salsi, Sebastian Catana, Ambrogio Maestri, Amartuvshin Enkhbat, Federico Longhi e Gocha Abuladze, altra nuova voce del cast 2018.

Repliche: 28 giugno ore 21.00 – 8, 10, 14, 19, 22, 27 luglio ore 21.00 – 2, 5, 7, 11, 19, 23, 29 agosto ore 20.45 – 1 settembre ore 20.45.

Da sabato 30 giugno per 5 recite fino al 26 luglio, si aggiunge al cartellone un’altra opera colossal: Turandot di Giacomo Puccini, proposta ancora una volta nella scenografica produzione del 2010 firmata per regia e scene da Franco Zeffirelli, con i ricercatissimi e preziosi costumi del premio Oscar Emi Wada. A completare l’atmosfera della Cina imperiale i posati movimenti coreografici di Maria Grazia Garofoli e le luci disegnate da Paolo Mazzon.

Impegnati con la direzione d’orchestra troviamo nuovamente Daniel Oren e Francesco Ivan Ciampa e nei panni dei protagonisti Anna Pirozzi, che si dà il cambio con Rebeka Lokar per la gelida principessa di ghiaccio, accanto al Calaf di Gregory Kunde e Murat Karahan. Nei panni di Liù debuttano in Arena le giovani stelle Vittoria Yeo, Ruth Iniesta ed Eleonora Buratto.

Repliche: 5, 13, 18, 26 luglio ore 21.00.

Per 6 appuntamenti, da sabato 7 luglio fino al 18 agosto, il quarto titolo monumentale di questa stagione estiva, Nabucco di Giuseppe Verdi, è riproposto nell’allestimento che ha inaugurato con successo il Festival lirico 2017, per regia e costumi di Arnaud Bernard, scene di Alessandro Camera e luci di Paolo Mazzon. Jordi Bernàcer torna a dirigere questo dramma verdiano, che ha felicemente contraddistinto il suo esordio a Verona lo scorso anno. Interpretano il protagonista due baritoni dalle solide carriere internazionali: Amartuvshin Enkhbat e Luca Salsi, impegnati durante tutto il Festival anche in altri importanti ruoli, come abbiamo già visto con i primi titoli annunciati. Nella figliastra Abigaille potremo apprezzare ancora Susanna Branchini e Rebeka Lokar, applauditissime l’anno scorso nel medesimo ruolo, accanto alla Fenena di Géraldine Chauvet e Carmen Topciu. Completano i ruoli principali le nuove voci di Luciano Ganci e Vincenzo Costanzo come Ismaele, accanto ai conosciuti Rafał Siwek e Riccardo Zanellato per Zaccaria.

Repliche: 12, 20, 28 luglio ore 21.00 – 10, 18 agosto ore 20.45.

Roberto Bolle all’Arena di Verona, foto di Andrej Uspenski

Mercoledì 25 luglio alle 21.00 ritroviamo, per il quinto anno consecutivo all’interno del cartellone areniano, l’attesissimo e ormai immancabile appuntamento con la grande danza internazionale: Roberto Bolle and Friends, studiato e voluto personalmente dal ballerino simbolo di quest’arte nel mondo, Étoile del Teatro alla Scala di Milano e Principal Dancer dell’American Ballet Theatre di New York.

E nell’anno che ricorda i 150 anni dalla scomparsa di Gioachino Rossini, non poteva mancare Il Barbiere di Siviglia proposto da sabato 4 agosto nel riuscito allestimento che, per 5 serate fino al 30 agosto, trasforma l’anfiteatro nel favolistico giardino delle meraviglie creato nel 2007 ancora una volta da Hugo de Ana, con le divertenti coreografie di Leda Lojodice. Per l’occasione Daniel Oren e Andrea Battistoni guideranno un cast d’eccezione, che vede due leggende del repertorio operistico impegnate per la prima volta insieme a scrivere una pagina di storia areniana: il Figaro di Leo Nucci, a cui si alterna Mario Cassi, con il Basilio di Ferruccio Furlanetto, a cui dà il cambio Roberto Tagliavini, con la Rosina di Nino Machaidze, il Conte d’Almaviva di Dmitry Korchak e Leonardo Ferrando, entrambi debuttanti in Arena, e il Bartolo di Ambrogio Maestri e Luca Dall’Amico.

Repliche: 8, 17, 24, 30 agosto ore 20.45.

Infine, Verdi Opera Night coronerà la 96ma edizione del Festival domenica 26 agosto alle ore 21.30. La magica serata-evento dedicata al cigno di Busseto omaggia la grande lirica con una vera e propria “parata di stelle” diretta da Andrea Battistoni, con regia e scene curate da Stefano Trespidi e luci di Paolo Mazzon. Lisette Oropesa, Maria Mudryak, Serena Gamberoni, Violeta Urmana, Rame Lahaj, Francesco Meli, Luciano Ganci, Luca Salsi e Simone Piazzola, con l’Orchestra, il Coro, il Ballo e i Tecnici areniani, porteranno in scena tra suggestive ambientazioni scenografiche e ricercati costumi gli atti più significativi della celebre trilogia popolare verdiana – Rigoletto, Il Trovatore e La Traviata – introdotta dalla Sinfonia de La Forza del destino interpretata dai danzatori del Festival sulla creazione coreografica di Gheorghe Iancu, per una vera e propria “festa dell’Opera”.

 

Prezzi da € 16,00 a € 226,00

 

Foto di proprietà di Fondazione Arena di Verona

 

ARENA DI VERONA

96° OPERA FESTIVAL 2018

dal 22 giugno al 1° settembre 

22, 29 giugno ore 21.00

6, 11, 17, 21 luglio ore 21.00
3, 9, 12, 22, 25, 28, 31 agosto ore 20.45

CARMEN

di Georges Bizet

Direttore: Francesco Ivan Ciampa

Regia: Hugo de Ana

Nuovo allestimento

23, 28 giugno ore 21.00

8, 10, 14, 19, 22, 27 luglio ore 21.00

2, 5, 7, 11, 19, 23, 29 agosto ore 20.45

1 settembre ore 20.45

AIDA

di Giuseppe Verdi

Direttori: Jordi Bernàcer, Daniel Oren
e Andrea Battistoni

Regia: Franco Zeffirelli

30 giugno ore 21.00

5, 13, 18, 26 luglio ore 21.00

TURANDOT

di Giacomo Puccini

Direttori: Daniel Oren
e Francesco Ivan Ciampa

Regia: Franco Zeffirelli

 

7, 12, 20, 28 luglio ore 21.00

10, 18 agosto ore 20.45

NABUCCO

di Giuseppe Verdi

Direttore: Jordi Bernàcer

Regia: Arnaud Bernard

 

25 luglio ore 21.00

ROBERTO BOLLE AND FRIENDS

 

4, 8, 17, 24, 30 agosto ore 20.45

IL BARBIERE DI SIVIGLIA

di Gioachino Rossini

Direttori: Daniel Oren e Andrea Battistoni

Regia: Hugo de Ana

 

26 agosto ore 21.30

VERDI OPERA NIGHT

Direttore: Andrea Battistoni

Regia: Stefano Trespidi

 

In caso di necessità la Fondazione Arena di Verona si riserva il diritto di modificare il presente programma.


 

 

 

CVTà Street Fest

Si svolgerà dal 7 al 10 giugno a Civitacampomarano (CB), la terza edizione di “CVTà Street Fest”, l’iniziativa ideata e diretta da Alice Pasquini tesa a valorizzare e far rinascere l’antico borgo di Civitacampomarano, nel molisano. Era infatti il 2014 quando Alice, acclamata street-artist con oltre 2000 opere all’attivo in tutto il mondo, ricevette una lettera dalla proloco di questo Paesino con sole 400 anime che stava vedendo diminuire, se non sparire del tutto, la popolazione autoctona e in cui si chiedeva aiuto all’arte per rivitalizzare il territorio. Da allora, attraverso l’opera corale di giovani creativi provenienti da tutto il mondo e chiamati gratuitamente a fornire il proprio contributo artistico, sono stati aperti nuovi esercizi commerciali, si sono insediati alcuni nuovi nuclei familiari e decine e decine di visitatori si apprestano ogni anno a cogliere “in diretta” la fantasia grafica degli artisti e della stessa Alice, insieme alla complicità degli stessi abitanti.

“Un Festival di street art può nascere solo dalla partecipazione e dalla condivisione del progetto da parte di un’intera comunità – spiega Pasquini – In quest’ottica, sono stati gli stessi abitanti di Civitacampomarano a fare a gara per mettere a disposizione degli artisti il muro più bello, lo scorcio più suggestivo, il panorama più prezioso, oltre ad offrire ai convenuti il meglio della propria tradizione culinaria”.

Anche quest’anno, ciascuno degli artisti – i cui nomi saranno annunciati a breve – sarà invitato ad eseguire il proprio intervento nell’arco dei quattro giorni in cui si svolgerà la manifestazione, lavorando a stretto contatto con gli abitanti del luogo: in passato hanno dato il proprio contributo artistico oltre ad Alice Pasquini, Biancoshock, David de la Mano, Pablo S. Herrero, Hitnes, ICKS e UNO (prima edizione) e Gola Hundun, Francisco Bosoletti, Alex Senna, Maria Pia Picozza e Nespoon (seconda edizione).

Oltre agli interventi “live” di arte permanente che verranno realizzati sui muri del paese, il programma di “CVTà” prevede una serie di iniziative ed eventi collaterali – offerti alla cittadinanza e ai turisti – che vanno dalle visite guidate al dialogo con i bambini delle scuole, dalla musica alla gastronomia: presente in tale ambito anche quest’anno lo Chef Rubio.

Una festa di colori, suoni e sapori nei suggestivi vicoli del borgo dove visse Vincenzo Cuoco e che ispirò per il suo particolare Castello angioino Alessandro Manzoni e i luoghi dell’Innominato, ma anche un progetto di riqualificazione fortemente voluto e sostenuto dalla comunità locale e dagli abitanti del paese, che hanno scelto di mettere a disposizione della street art più rivoluzionaria i muri e gli angoli più ammalianti del loro comune, perché rendere l’arte viva e colorare con essa i muri e gli spazi condivisi può essere una strategia vincente per contrastare l’abbandono e il degrado di un’Italia troppo spesso dimenticata e svilita.

Elisabetta Castiglioni

Roberto Bolle and Friends a Genova in luglio

Giovedì 14 luglio alle ore 20.30 al Teatro Carlo Felice, Roberto Bolle torna a Genova, con il suo ROBERTO BOLLE and FRIENDS, Gala di cui non è solo interprete, ma anche direttore artistico.

Un appuntamento speciale pensato per una città che da sempre ama molto la “Étoile dei due mondi”, reduce da un anno di clamorosi successi nei teatri di tutto il mondo e in televisione dove ha aperto l’anno con lo show evento “Danza con Me”, trionfo di critica e pubblico.

C’è ancora riserbo sul cast e il programma che lo stesso Roberto Bolle sta preparando, ma come sempre l’Étoile della Scala – che è anche Principal Dancer dell’ABT di NY – non mancherà di coinvolgere alcuni tra i nomi più importanti del panorama tersicoreo internazionale per offrire al pubblico una serata di danza al suo massimo livello.

Per informazioni: Teatro Carlo Felice Tel. +39.010.5381.226

 

 

Pamela Maffioli, Giada Giordano

 

 

 

 

 

 

Verbier Festival 25esima edizione

Per il 25° anniversario del Verbier Festival, che si svolgerà dal 19 luglio al 5 agosto 2018, Martin Engstroem ha concepito un programma sfavillante che riunirà i più grandi nomi che hanno marcato la storia del Festival e le speranze dei prossimi 25 anni.

Per quest’edizione, non potevano mancare all’appello del Verbier Festival i solisti più rinomati: Martha Argerich, Sergei Babayan, Kristóf Baráti, Yuri Bashmet, Lisa Batiashvili, Renaud e Gautier Capuçon, Amanda Forsyth, Vilde Frang, Martin Fröst, Valery Gergiev, Ilya Gringolts, Andrei Ionita, Janine Jansen, Leonidas Kavakos, Evgeny Kissin, Daniel Lozakovich, Mischa Maisky, Denis Matsuev, Mikhaïl Pletnev, Thomas Quasthoff, Julien Quentin, Vadim Repin, András Schiff, Dmitry Sitkovetsky, Gábor Takács-Nagy, Blythe Teh Engstroem, Daniil Trifonov, Maxim Vengerov e, non ultima, Yuja Wang.

Il Verbier Festival ha inoltre l’onore di annunciare la nomina di Valery Gergiev a direttore musicale della Verbier Festival Orchestra e non poteva augurarsi regalo di compleanno più gradito!

Riconosciuto a livello mondiale per l’eccellenza dei suoi programmi di formazione, messi in campo attraverso l’Academy, la Verbier Festival Orchestra e la Junior Orchestra, il Verbier Festival propone altresì un ampio ventaglio di laboratori Discovery per comprendere meglio l’universo della musica classica, oltre a una nutrita serie di eventi Fest’Off.

Per il programma si rimanda ai siti dell’organizzazione. Pubblichiamo quello previsto ad oggi.

GIOVEDÌ 19 LUGLIO / CONCERTO D’APERTURA
ore 19 Salle des Combins
Scedrin, Saint-Saëns, Mendelssohn, Bernstein, Rimsky-Korsakov
VERBIER FESTIVAL ORCHESTRA
Valery Gergiev direttore
Daniel Lozakovich violino
George Li pianoforte
Pretty Yende soprano

MERCOLEDÌ 25 LUGLIO / SERATA DI GALA
ore 18 Salle des Combins
Concerto di Gala per il Venticinquennale
con
Martha Argerich, Sergei Babayan, Kristóf Baráti, Yuri Bashmet, Lisa Batiashvili, Gautier Capuçon, Renaud Capuçon, Gérard Caussé, Alexandra Conunova, Amanda Forsyth, Vilde Frang, Martin Fröst, Valery Gergiev, Ilya Gringolts, Nobuko Imai, Andrei Ionita, Janine Jansen, Leonidas Kavakos, Evgeny Kissin, Daniel Lozakovich, Mischa Maisky, Denis Matsuev, Mikhaïl Pletnev, Thomas Quasthoff, Julien Quentin, Vadim Repin, RIAS Kammerchor, András Schiff, Dmitry Sitkovetsky, Gábor Takács-Nagy, Blythe Teh Engstroem, Daniil Trifonov, Kirill Troussov, Maxim Vengerov, Yuja Wang, Tabea Zimmermann, Pinchas Zukerman e la Verbier Festival Chamber Orchestra

GIOVEDÌ 26 LUGLIO / SERATA OPERA
ore 18 Salle des Combins
Adriana Lecouvreur, Francesco Ciléa
VERBIER FESTIVAL ORCHESTRA
Valery Gergiev
direttore
Tatiana Serjan Adriana Lecouvreur
Marcelo Puente
Maurizio
Ekaterina Semenchuk La Principessa di Bouillon
Zeljko Lucic Michonnet
Milan Siljanov Il Principe di Bouillon
Coro del Teatro Mariinskij

S. E.

Spirits&More a Roma

Dal 19 al 21 maggio 2018, Roma diventa capitale mondiale degli Spirits! Nei padiglioni di Fiera Roma si svolgerà infatti per la prima volta un evento di respiro internazionale rivolto a professionisti, estimatori, curiosi, amanti della night life, che coinvolgerà i grandi player della distillazione e i produttori di nicchia. SPIRITS & MORE, questo il nome del progetto ideato dalla stessa Fiera Roma, vuole offrire un ampio panorama sul mondo del beverage selezionando i migliori prodotti in campo. “Mix & Taste” sarà lo slogan adottato per soddisfare ogni tipo di curiosità, partecipando in maniera interattiva ad incontri, degustazioni, competizioni nei quali storia ed innovazione, cultura e didattica, stimoleranno un apprendimento cognitivo e sensoriale unico nel suo genere.

Aperta sabato e domenica anche al pubblico e lunedì esclusivamente agli addetti al settore, la manifestazione sarà strutturata in molteplici aree in cui dialogheranno business, entertainment ed educational, con esposizioni di attrezzature professionali, cornici di arredo a tema, servizi per l’ambiente bar e le proposte più innovative nel mondo snack & food. Alcuni spazi monotematici – dedicati rispettivamente tanto ai principali distillati – gin, rum, vodka e whisky – quanto ai prodotti italiani di maggior diffusione internazionale – amari, grappe, liquori –  con approfondimenti “verticali” su nascita, segreti della produzione, tendenze e curiosità, consentiranno anche ai neofiti di apprendere i segreti della degustazione e miscelatura, al fine di apprezzare e distinguere i singoli prodotti. Anche l’universo birra avrà una sezione dedicata con un’imponente area espositiva che spazierà dalle lager italiane alle speciali belghe, dalle birre artigianali alle non alcooliche, proponendo una scelta vastissima per soddisfare tutti i palati. Non mancheranno corsi di spillatura con esperti per sperimentare le tecniche da fusto o da bottiglia che oramai rappresentano una vera e propria arte, all’interno di un fenomeno sociale che non si finisce mai di apprezzare, neanche dopo 4000 anni, in considerazione anche di un utilizzo sempre più rilevante della birra nel mondo della mixology.

Molti e di diversa tipologia i contest che si terranno nella tre giorni romana: tra questi quello guidato dal “gustosofo” Michele Di Carlo,  orientato alla preparazione del cocktail più originale, che vedrà premiati da una giuria di esperti i primi tre drink di ogni categoria. Saranno infine due gli spazi dedicati alla formazione e business: The Main Stage, con interventi e speech finalizzati a valutare l’andamento del mercato, individuare i principali trend in atto, delineare i possibili scenari futuri, studiare i casi più significativi e i locali di eccellenza; il  Trade Bar, locale espressamente “lounge” dove le aziende potranno organizzare esclusivamente per i propri invitati dimostrazioni, esibizioni e dibattiti.

A confermare la vocazione internazionale dell’appuntamento non solo la presenza di tanti bartender, giornalisti, bar manager di assoluto prestigio da tutto il mondo, ma anche le serate organizzate in alcune tra le location più prestigiose della Capitale, che faranno da suggestivo sfondo a tutta l’iniziativa. Appuntamento a primavera nella Capitale, per conoscere ed apprezzare l’inconfondibile “True Roman Spirit”!

Elisabetta Castiglioni

 

Voglia d’Italia. Il collezionismo internazionale nella Roma del Vittoriano

(Luca Della Robbia, Ritratto di giovinetto, 1445ca, Terracotta invetriata, cm 28 x 20 x 18, Napoli, Museo Civico Gaetano Filangieri)

Il 7 dicembre 2017 si apre a Roma la mostra Voglia d’Italia. Il collezionismo internazionale nella Roma del Vittoriano. Articolata in due sedi, Palazzo Venezia e Gallerie Sacconi nel complesso del Vittoriano, rimarrà aperta fino al 4 marzo 2018.

L’iniziativa, promossa e organizzata dal Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli, nell’ambito del programma di valorizzazione dei propri musei e luoghi di cultura, sottolinea la cura rivolta in particolare verso Palazzo Venezia e il Vittoriano, tornati ormai alla ribalta del grande pubblico. Nella circostanza il visitatore può fruire di un biglietto unico per le due sedi, che gli consente fra l’altro di accedere alla spettacolare terrazza panoramica del Vittoriano.

Curata dallo storico dell’arte Emanuele Pellegrini, professore all’IMT – School for Advanced Studies di Lucca, la mostra si avvale di un comitato scientifico di alto profilo, del quale fanno parte Francesca Baldry, Roberto Balzani, Flavio Fergonzi, Annamaria Giusti, Donata Levi e Carl Brandon Strehlke.

La mostra presenta al pubblico – per la prima volta in modo organico – la raccolta vasta e sorprendente che i coniugi statunitensi George Washington Wurts ed Henriette Tower misero insieme a cavallo fra XIX e XX secolo e donarono poi allo Stato italiano, per l’esattezza al museo di Palazzo Venezia, dove tuttora è conservata. Alla base della mostra vi è comunque anche l’idea di restituire il contesto della raccolta Wurts, ovvero quella particolare forma di collezionismo che tra Ottocento e Novecento si legò così intimamente all’Italia, fino a concretizzarsi spesso nella donazione allo Stato di singole opere o di intere raccolte. La mostra illustra le dinamiche del collezionismo, soprattutto anglo-americano, e del mercato internazionale, sullo sfondo dei radicali cambiamenti vissuti in quegli anni dalla giovane nazione italiana e dalla sua nuova capitale, Roma. La costruzione del Vittoriano, iniziato nel 1885 e inaugurato nel 1911 nell’occasione dell’Esposizione che celebrava il cinquantenario dell’Unità d’Italia, diviene l’emblema che caratterizza la città all’alba del Novecento.

Ai Wurts è dedicata la sezione allestita a Palazzo Venezia , con l’esposizione delle opere più significative della raccolta, molte delle quali sono state portate fuori dai depositi, studiate e restaurate per l’occasione.

Il contesto entro cui fiorì la passione dei Wurts per il collezionismo trova invece la sua collocazione ideale nelle Gallerie Sacconi del Vittoriano. Un congruo numero di opere, provenienti da prestigiosi musei e collezioni private italiane ed estere, racconta un intero mondo fatto di aste, di mercanti e di mercato, nazionali come internazionali, oltre all’affermazione di un artigianato di qualità portavoce di una rilettura “in stile” dell’arte del passato. L’inedito percorso espositivo si sviluppa anche in ambienti di solito non accessibili al pubblico e appena restaurati, fra cui le Gallerie Sacconi appunto, restituendo visibilità all’architettura interna del monumento. Da semplice teatro, o ‘contenitore’, il Vittoriano diviene così parte integrante e partecipe della mostra. “La mostra – afferma la direttrice del Polo Edith Gabrielli – si pone come un momento chiave nella strategia del Polo Museale del Lazio. Rigorosamente site-specific e contraddistinta da un rimarchevole impegno culturale, essa sottolinea il rientro nel circuito del grande pubblico di Palazzo Venezia e del Vittoriano”.

La comunicazione è curata da Civita Mostre. Il catalogo è edito da Arte’m. In occasione dell’esposizione la Sala Regia di Palazzo Venezia ospiterà una rassegna sulla musica di quegli anni curata da Ernesto Assante.

ROMA, Palazzo Venezia, Ingresso da Piazza Venezia

Martedì/Domenica 8.30 – 19.30 (chiuso il lunedì). La biglietteria chiude un’ora prima

Gallerie Sacconi al Vittoriano, Ingresso da Piazza Venezia e da Via del Teatro di Marcello (lato Aracoeli)

Tutti i giorni 9.30 – 19.30. La biglietteria chiude un’ora prima

La mostra è allestita in due sedi, a Palazzo Venezia e nelle Gallerie Sacconi al Vittoriano. Durante la sua apertura al pubblico è istituito un biglietto unico, valido 7 giorni: il biglietto consente di visitare le due sezioni della mostra, Palazzo Venezia e di accedere agli ascensori panoramici del Vittoriano.

Biglietto unico valido 7 giorni per le due sezioni della mostra, Palazzo Venezia e ascensore panoramico del Vittoriano:

  • Intero € 10,00
  • Ridotto € 5,00
  • Gratuito: riservato alle categorie previste dalla legge e consultabili sulla pagina ufficiale del MiBACT http://www.beniculturali.it

Ingresso gratuito la prima domenica di ogni mese.

È disponibile un’audioguida gratuita della mostra sia a Palazzo Venezia che al Vittoriano.

 

Barbara Izzo

 

Istituzione Universitaria dei Concerti. La stagione dell’Aula Magna

Dicembre si apre con un concerto dedicato al compositore georgiano Giya Kancheli, uno dei più noti e interessanti rappresentanti della straordinaria primavera musicale fiorita nelle repubbliche indipendenti nate dalla dissoluzione dell’Urss. Sono celebri le sue raccolte di Miniature: ne saranno eseguite due serie, quella per pianoforte solo sarà affidata ad Alessandro Stella – la cui incisione è stata entusiasticamente accolta dalla critica internazionale e molto lodata da Kancheli stesso – e quella per voce e pianoforte al grande mezzosoprano georgiano Nino Surguladze, dedicataria di questo ciclo vocale. Nel concerto successivo l’Orchestra Sinfonica Abruzzese diretta da Ulrich Windfuhr esegue la Sinfonia n. 4 di Brahms, in ideale collegamento con Spira Mirabilis per l’impiego di un organico contenuto, simile a quello dell’orchestra di corte di Meiningen, per cui Brahms aveva scritto questo capolavoro. Tale recente tendenza sta cambiando il modo di proporre la musica del compositore amburghese, di cui verrà eseguito anche il Doppio Concerto, con due magnifici giovani solisti: la violinista Chloë Hanslip ha vinto vari premi discografici ed è regolarmente ospite col suo Guarneri del Gesù di importanti orchestre internazionali come Philharmonia di Londra e Tokyo Philharmonic; il violoncellista Umberto Clerici ha suonato in tutto il mondo in sale prestigiose quali la Carnegie Hall di New York e il Musikverein di Vienna e da tre anni il suo spirito sempre alla ricerca di nuove esperienze lo ha portato a Sydney, come primo violoncello della locale orchestra sinfonica e professore all’università.

Il 2017 si conclude con il debutto a Roma di un astro nascente del violoncello, il francese Edgar Moreau, premiato ai concorsi “Ciajkovskij” di Mosca e “Rostropovich” di Parigi. Ad appena ventitre anni ha già nel suo carnet collaborazioni con l’Orchestre National de France, la Filarmonica di San Pietroburgo e la Hong Kong Sinfonietta e con direttori e solisti del calibro di Valery Gergiev, Nikolai Znaider e Renaud Capuçon. Il programma del suo concerto con Il Pomo d’Oro – uno dei più apprezzati gruppi specializzati nella musica del barocco e del preclassicismo – presenta un ampio ventaglio di compositori del Settecento, da Vivaldi e Boccherini ai rari Hasse, Durante, Platti e a Telemann, di cui ricorrono i duecentocinquanta anni dalla morte.

La IUC dedica il primo concerto del 2018 a Claude Debussy nel centenario della morte. La pianista coreana Ilia Kim offrirà un ricco e vario panorama delle sue opere, che farà riflettere sui sempre discussi rapporti del compositore francese con le correnti pittoriche preraffaellite, impressioniste, simboliste e  astrattiste. Precede il concerto un “Salotto Debussy” in cui storici dell’arte e della musica dialogheranno proprio sulle relazioni fra il musicista e le arti figurative. Sono presenti in stagione altri pianisti, che hanno in comune la particolarità di essere delle voci fuori dal coro, perché non mettono al centro della loro visione musicale quel virtuosismo meccanico che oggi sta dilagando. Il pianista finlandese Olli Mustonen si presenta in duo col violoncellista inglese Steven Isserlis, che è regolarmente ospite delle principali orchestre ma si dedica soprattutto alla musica da camera, sempre con partner del massimo livello. È dunque in piena sintonia con Mustonen, che, pur suonando regolarmente con le maggiori orchestra come le Filarmoniche di Berlino e  New York, ha un’inclinazione speciale per la musica da camera. In più Mustonen è anche un affermato compositore e in questo concerto presenterà una sua Sonata accanto a musiche di Schumann, Prokofiev e Kabalevskij. Anche altri dei più interessanti pianisti odierni si dedicano alla composizione, come il turco Fazil Say, che esprime sempre liberamente le sue idee, non solo in campo musicale, tanto che per le sue opinioni ha avuto non pochi problemi col governo del suo paese. È un interprete sempre originale e trascinante, che tocca l’animo degli ascoltatori in un modo divenuto ormai raro nel mondo sempre più materialista e rigidamente programmato della musica classica. Dopo Chopin e l’“Appassionata” di Beethoven – assolutamente travolgente nella sua interpretazionepresenterà due sue recenti composizioni, che sono un ponte gettato tra musica occidentale e orientale.

Approdano alla IUC altri due pianisti da non perdere. Debutta a Roma Steven Osborne, considerato uno dei principali musicisti britannici attuali, particolarmente apprezzato per la coerenza e l’interesse dei programmi dei suoi concerti. Per il suo primo recital all’Aula Magna ha scelto Berg, Ravel e Prokofiev, tre compositori della prima metà del Novecento che sono ormai dei classici. È invece un ritorno alla IUC quello del grande virtuoso russo Alexei Volodin, che presenta un programma iperromantico, il cui filo rosso sono le dediche che Schumann, Chopin e Liszt si sono scambiate tra di loro.

Un punto di forza di questa stagione della IUC è la presenza di alcuni dei più illustri virtuosi di oggi in rappresentanza di una grande varietà di strumenti. Dopo lo Stradivari della già citata Isabelle Faust si potrà ascoltare il Guarneri del Gesù dell’israeliano di origine russa Shlomo Mintz, che da quasi mezzo secolo è una leggenda del violino, avendo iniziato a soli dieci anni una carriera a livello mondiale, il che significa aver potuto suonare con grandi artisti come Bernstein, Giulini e Rostropovich. Torna a Roma dopo anni di assenza, nel duplice ruolo di violinista e direttore, insieme a I Solisti Aquilani.

Giovanni Sollima è un fantastico violoncellista, che non fa del virtuosismo un fine ma un mezzo per comunicare attraverso la musica con il pubblico più vario, spaziando dalla classica al rock. Insieme al pianista Giuseppe Andaloro propone un programma vario ed eclettico, partendo dall’inglese elisabettiano John Dowland per arrivare a brani originali composti da lui stesso – mai eseguiti prima a Roma – e a trascinanti rivisitazioni di pezzi rock. Quest’anno sono protagoniste anche le percussioni, con il concerto del gruppo Tetraktis, che spazia da Cherubini a Cage e a due prime romane, una del noto jazzista Ramberto Ciammarughi, l’altra di Riccardo Panfili, uno dei più interessanti compositori della giovane generazione. Questi brani propongono un inedito incontro delle percussioni con il corno di Alessio Allegrini, che è il coprotagonista di questo concerto e che dal suo strumento, considerato indomabile e “scorbutico”, sa ricavare colori di leggerezza e fascino inimmaginabili.

Non può mancare la chitarra: è in cartellone il principe di questo strumento, Manuel Barrueco, che torna spesso all’Aula Magna, affascinando sempre il pubblico. Le composizioni di Milan, Bach, Sor e Albèniz da lui scelte sono una lussuosa vetrina della più bella musica per chitarra, in originale o in trascrizione.

Al sassofono è dedicato il concerto del Signum Saxophone Quartet: formato da due tedeschi e due sloveni, questo gruppo si è distinto subito per il suo estro e per la grande perizia tecnica e ben presto gli si sono aperte le porte delle più prestigiose sale da concerto, come Barbican di Londra, Carnegie Hall di New York, Konzerthaus di Vienna, Concertgebouw di Amsterdam e Palais des Beaux-Arts di Brussels. L’eclettismo loro e del loro strumento è l’anima di un programma che spazia da Bach e Haydn ai moderni Ligeti e Ginastera, Piazzolla e Chick Corea. Un quartetto speciale è quello formato da quattro grandi solisti italiani – il pianista Pietro De Maria, il violinista Marco Rizzi, il violoncellista Enrico Dindo e il clarinettista Alessandro Carbonare – che si sono riuniti per eseguire una delle composizioni più rappresentative del Novecento, il Quatuor pour la fin du Temps di Messiaen, scritto durante la guerra nel campo di prigionia di Görlitz. Inoltre ognuno di loro eseguirà un pezzo scritto da Debussy per il proprio strumento, come ulteriore omaggio all’anniversario del grande compositore francese.

Ma il quartetto per antonomasia è quello per archi, immancabile in ogni stagione cameristica. Il leggendario Quartetto Borodin appartiene da oltre settanta anni all’aristocrazia di questa formazione strumentale, essendosi costituito nel 1945. Uno dei suoi fondatori fu Mstislav Rostropovich, ma naturalmente negli anni i suoi membri sono cambiati, conservando però sempre l’altissima qualità di quello che è unanimemente considerato il miglior quartetto russo e uno dei migliori a livello mondiale. In programma Borodin Ciajkovskij e Schubert. Se il Quartetto Borodin è già entrato nella storia, il giovane Quartetto Guadagnini è agli inizi di una brillante carriera. Fondato nel 2012, già due anni dopo ha vinto il Premio Farulli, attribuito dalla giuria del Premio Abbiati, il più prestigioso in Italia. Ha dato concerti in mezza Europa e si è spinto fino in Cina. Il programma è dedicato a Haydn, Brahms e Webern, ovvero a tre secoli di musica tedesca, dal Sette al Novecento.

Speciale attenzione è data alla musica barocca. Ai già citati concerti della Antonacci e di Moreau va aggiunto quello dell’Ensemble Barocco di Napoli, intitolato I viaggi del barocco, dedicato a quattro città portuali, che furono importanti centri di scambi non solo commerciali ma anche culturali: queste quattro “capitali del mare” sono Venezia con Vivaldi, Napoli con Nicola Fiorenza, Londra con Giuseppe Sammartini (non sembri strano, perché la capitale inglese era la città più cosmopolita del tempo e accoglieva musicisti provenienti da tutta l’Europa) e Amburgo con Telemann. Ancora barocco (Tartini e Locatelli) ma anche musica di altre epoche, fino a John Williams, nel concerto di Guido Rimonda e della Camerata Ducale. Il titolo è Le violon noir perché Rimonda suona lo Stradivari appartenuto al compositore francese Leclair, ucciso nel 1764 con una pugnalata alla schiena: quando fu ritrovato, alcuni mesi dopo, stringeva ancora il suo violino, sul cui legno le sue mani avevano lasciato un’indelebile impronta nera. “Il Trillo del diavolo” di Tartini, “Le Streghe” di Paganini e gli altri brani in programma sono stati scelti in sintonia con questa leggenda.

Se la riscoperta della musica barocca è iniziata alcuni decenni fa, ora si sta assistendo alla nascita di un profondo interesse per altre culture musicali, diverse da quella europea, in particolare per le musiche del Mediterraneo, collegate tra loro da una fittissima rete di scambi reciproci. Uno dei più grandi “barocchisti” dei nostri tempi, il carismatico Jordi Savall, è stato il primo musicista “colto” a sviluppare già da vari anni un appassionato interesse per le musiche dell’altra sponda del Mediterraneo. Col suo gruppo Hespérion XXI ci farà scoprire ora la musica ottomana dei secoli d’oro, facendola dialogare con le musiche greche, armene e sefardite. In un concerto intitolato “Voci sacre: tre fedi un solo Dio” Patrizia Bovi e un selezionato gruppo di cantori e strumentisti accostano le tradizioni musicali cristiana, ebraica ed islamica, facendo ascoltare musiche maronite, sufi e giudaico-provenzali, ma anche uno Stabat Mater corso e un canto pugliese per la Passione.

Un’altra grande e antica tradizione musicale del Mediterraneo è quella partenopea. Ed è proprio nel segno di Napoli che la stagione si chiude con Peppe Barra, autentico custode del patrimonio culturale della sua città, le cui canzoni intrise di magia e di folclore sono espressione di una napoletanità dal sapore passato e dalle sonorità contemporanee. Il titolo di questo spettacolo, E cammina cammina, riprende quello del suo più recente disco e offre un panorama dell’intero percorso artistico di Barra, iniziato più di cinquant’anni fa: è un viaggio attraverso un vasto paesaggio culturale, con canzoni vecchie e nuove di autori diversi (Raffele Viviani, Salvatore Di Giacomo, Enzo Gragnaniello) e anche con un omaggio a Pino Daniele, in un crescendo di emozioni e musica.

MusicaPourParler

La IUC rivolge sempre grande attenzione ai giovani e dedica specificamente agli studenti gli incontri della serie MusicaPourParler, che si svolgono nell’Aula Magna alle 11.00 e sono aperti anche al pubblico adulto. Molto spesso l’Aula Magna è esaurita e questa accoglienza così favorevole ha suggerito quest’anno di aumentarne il numero da tre a quattro. Gli interpreti sono gli stessi che suonano nella stagione, ma questi incontri si svolgono in modo più informale e il programma è adattato alle esigenze di un pubblico spontaneo e curioso, lasciando anche spazio ad un dialogo diretto e alla pari tra gli ascoltatori e gli esecutori, che, rispondendo alle domande che vengono loro poste, hanno modo di parlare di sé stessi, dei loro strumenti e della musica da loro amata e eseguita.

Il divertimento è assicurato con Elio, che nel primo incontro proporrà, a modo suo, un’esilarante ma sostanzialmente versione de Il Flauto Magico di Mozart, le cui musiche saranno eseguite dall’Ensemble Berlin in una trascrizione per un piccolo gruppo strumentale. Il secondo appuntamento è intitolato “Bravo Gioacchino!”: l’Orchestra Sinfonica Abruzzese diretta da Giordano Ferranti eseguirà musiche di Rossini in occasione dei 150 anni dalla morte, ma non sarà certo un momento triste, anzi sarà reso vivace e allegro dalle percussioni “turche” e dal famoso “crescendo rossiniano”.

In “Dialogo fra un violoncello e un pianoforte” il violoncellista Giovanni Sollima e il pianista Giuseppe Andaloro propongono un concerto che è come un work in progress che nasce e si sviluppa sul momento, in base al pubblico presente e all’energia che questo trasmette. Dotato di una straordinaria capacità comunicativa, Sollima conquisterà sicuramente tutti i giovani ascoltatori, spaziando dalla classica al rock con totale naturalezza. Tetraktis Percussioni nella sua ventennale esperienza artistica e didattica ha realizzato progetti che mettono in relazione linguaggi e culture diversi. L’obiettivo di questa lezione-concerto, intitolata “PercuoTiAmo” è raccontare la più numerosa tra le famiglie degli strumenti musicali, quella delle percussioni, mettendo a confronto le percussione della nostra tradizione con gli strumenti di altri continenti. Anche quest’anno gli studenti potranno scrivere una recensione dei concerti di MusicaPourParler e gli autori dei lavori migliori saranno premiati con un abbonamento per tutta la famiglia alla successiva stagione della IUC.

Note in Biblioteca

Sono giunti alla terza edizione i concerti di Note in Biblioteca, che si svolgono ad ingresso gratuito nelle biblioteche di Roma. Quest’iniziativa, le cui precedenti edizioni sono state accolte con grande favore, è realizzata in collaborazione con il Sistema Biblioteche Centri Culturali del Comune di Roma, il Conservatorio “Santa Cecilia” e la Facoltà di Musicologia dell’Università “La Sapienza”. Protagonisti di questi incontri sono alcuni dei migliori diplomati e allievi del conservatorio romano e le musiche eseguite spaziano dalla classica al jazz. Alcuni dei giovani esecutori sono i pianisti João Tavares Filho e Manuel Caruso, il violinista Francisco Cóser e il Dispari Sax Quartet. Tutti i concerti sono preceduti da introduzioni all’ascolto, che, anche in considerazione del luogo dove tali incontri si svolgono, danno particolare risalto ai rapporti tra musica e libri. A curare tali introduzioni sono gli specializzandi di Musicologia della Sapienza sono coordinati dal prof. Antonio Rostagno.

Concerti nelle scuole

L’attività didattico-musicale della IUC è itinerante. Oltre ai concerti in Aula Magna, la IUC porta concerti e guide all’ascolto in molti istituti scolastici romani, soprattutto scuole medie. La finalità di questa iniziativa è la diffusione della musica presso gli studenti, in stretto rapporto con i docenti di riferimento. È un passaggio essenziale per iniziare alla musica i giovanissimi, per far loro conoscere generi musicali con cui spesso non hanno avuto nessun contatto e per abituarli all’ascolto della musica dal vivo, che è cosa ben diversa dall’ascolto attraverso le cuffie e gli altri strumenti elettronici, sola modalità conosciuta da molti di loro.

Proseguono inoltre i Laboratori d’arte sonora, nelle scuole, a cura dell’ensemble di percussioni Ars Ludi e in collaborazione con la IUC. L’obiettivo è formare e avvicinare gli studenti al mondo della ritmica e della creatività sonora, facendo loro scoprire il piacere di fare musica insieme.

 

Mauro Mariani