“Harry Potter e il calice di fuoco” in concerto con l’Orchestra Italiana del Cinema

Dopo il successo di Titanic Live in concerto e un lungo tour di cine-concerti in Cina, l’Orchestra italiana del Cinema torna a grande richiesta a Milano il 27 e 28 dicembre 2019 al Teatro degli Arcimboldi (Viale dell’Innovazione, 20, Milano), nella stessa prestigiosa cornice che ha registrato nelle edizioni precedenti il sold out dei primi tre episodi di Harry Potter.

Sul palco una straordinaria formazione di oltre 80 musicisti che sotto la direzione del M° Timothy Henty, eseguirà la magica partitura di Patrick Doyle dal vivo in perfetto sincrono con la proiezione dell’intero film “Harry Potter e il Calice di Fuoco”, con dialoghi in italiano, in alta definizione su uno schermo di oltre 12 metri. Il tour mondiale della Harry Potter Film Concert Series è stato lanciato nel 2016 da CineConcerts e Warner Bros. Consumer Products per celebrare i film di Harry Potter. Dalla prima mondiale di Harry Potter e la Pietra Filosofale in concerto a giugno 2016, oltre 1,3 milioni di persone hanno apprezzato questa magica esperienza da JK Rowling’s Wizarding World, con oltre novecento spettacoli in più di 48 paesi del Mondo. Le date italiane sono prodotte da Marco Patrignani e Forum Music Village, i concerti in programma a Milano hanno ricevuto il patrocinio del Consolato Britannico.

In Harry Potter e il Calice di Fuoco, Harry entra misteriosamente nel Torneo Tremaghi, una gara estenuante tra diverse scuole di magia in cui affronta un drago, demoni d’acqua e un labirinto incantato che lo porterà nella stretta morsa di Lord Voldemort. Harry, Ron ed Hermione lasciano l’infanzia per sempre e affrontano sfide oltre la loro immaginazione.

L’originale partitura di Patrick Doyle vincitrice dell’ International Film Music Critics AWARD (IFMCA) e dell’ ASCAP Film and Television Music Award, rappresenta un nuovo incredibile affresco musicale delle nuove avventure di Harry e i suoi amici.

Fondata da Marco Patrignani, l’Orchestra Italiana del Cinema (O.I.C.) è il primo ensemble sinfonico italiano ad essersi dedicato esclusivamente all’interpretazione di colonne sonore.

L’Orchestra è nata nell’ambito del Forum Music Village, lo storico studio di registrazione fondato alla fine degli anni Sessanta da quattro pietre miliari della musica da film: Ennio Morricone, Piero Piccioni, Armando Trovajoli, Luis Bacalov. Suo obiettivo è quello di promuovere in tutto il mondo la straordinaria eredità musicale delle colonne sonore di film sia italiani che internazionali.

Impegnata su un vasto programma di colonne sonore, l’Orchestra presta una particolare attenzione al repertorio storico italiano, e grazie alla collaborazione di esperti del settore ha recuperato partiture di capolavori non pubblicati e/o mai registrati, con il sostegno di numerose associazioni, fondazioni e archivi pubblici e privati. Nel corso della sua attività, l’OIC ha avuto riconoscimenti da prestigiose istituzioni italiane e internazionali.

 

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

 

17 graffi. Piazza Fontana 50°

Diciassette fotografie e diciassette poesie in ricordo e memoria di ognuna delle diciassette vittime della Strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 alla Banca Nazionale dell’Agricoltura a Milano.

Antonio Grassi

Nel cinquantesimo anniversario di quella che fu una delle pagine più drammatiche della storia della Repubblica Italiana, la Casa della Memoria di via Confalonieri 14, a Milano, ha inaugurato la mostra “17 Graffi. Piazza Fontana 50°”.

Stefano Porfirio

Ideata e curata da Stefano Porfirio, realizzata da photoSHOWall in collaborazione con l’Associazione Piazza Fontana 12 dicembre 1969, il Comune di Milano e la Casa della Memoria, la mostra presenta 18 fotografie, ognuna delle quali corredata da una poesia, per onorare le vittime e ricordare che i parenti non hanno smesso di contare e dimenticare i 18.262 giorni trascorsi da quel tragico pomeriggio del 1969.

Diciassette delle fotografie, una per ogni vittima realizzate appositamente per la mostra da altrettanti fotografi, sono una rappresentazione e interpretazione di chi allora perse la vita tramite i dati raccolti sul luogo dell’attentato e, a fine mostra, verranno consegnate come memoria storica all’Associazione Piazza Fontana 12 dicembre 1969 stampate in fineart da CILAB.

Francesco Cito

La diciottesima immagine invece, realizzata da Stefano Porfilio e anch’essa accompagnata da una poesia, è stata concepita come immagine simbolica dell’intero percorso espositivo.

A ognuna delle diciotto opere in mostra sono state abbinate altrettante poesie che saranno lette il giorno dell’inaugurazione: sedici scritte appositamente per la mostra da altrettanti poeti e uomini di cultura, mentre due sono state tratte dalla poesia di Pier Paolo Pasolini “Patmos”, composta nei giorni immediatamente successivi alla strage, e dal libro di Matteo Dendena “Ora che ricordo ancora”. L’ingresso alla mostra è libero.

Emanuela Viaro

I 18 i fotografi che espongono sono: Adolfo Violini, Andrea Rossato, Angelo Raffaele Turetta, Antonio Grassi, Emanuela Viaro, Francesco Cito, Gianni Berengo Gardin, Gianni Macheda, Graziano Perotti, Marina Alessi, Massimo Lagorio, Mauro Pinotti, Paola Rizzi, Paolo Scarano, Raoul Iacometti, Silvio Canini, Stefania Mantelli, Stefano Porfirio.

I 19 gli autori che partecipano sono: Agnese Coppola, Benedetta Tobagi, Erica Regalin, Federica Giuliani, Federico Balzarini, Federico Klauser, Frediano Tavano, Gianni Bombaci, Giuseppe Langella, Matteo Dendena, Mauro Toffetti, Melina Scalise, Pier Paolo Pasolini, Roberto Mutti, Roberto Uggeri, Rossana Bachella, Sandro Iovine, Silvestro Serra, Susan Moore.

All’interno della Casa della Memoria, complementare alla mostra, è il progetto speciale photoSHOWall “I Giganti” a cura di Roberto Mutti: sei delle foto in mostra (rispettivamente di: Angelo Raffaele Turetta, Antonio Grassi, Francesco Cito, Graziano Perotti, Paolo Scarano, Gianni Berengo Gardin) verranno scomposte grazie a un sistema espositivo non convenzionale con sei installazioni di grandi dimensioni disposte in cerchio a formare una piazza ideale, secondo il progetto di Davide Tremolada Intraversato.

Il progetto speciale “I Giganti” vuole essere un richiamo al dovere della memoria e la scomposizione di sei fotografie in strutture giganti dal grande impatto visivo permette un livello di lettura più profondo dell’opera fotografica stessa.

 

De Angelis (anche per le fotografie)

 

“Letizia Battaglia. Storie di strada”

Dal 5 dicembre 2019 al 19 gennaio 2020, negli spazi espositivi di Palazzo Reale a Milano, sarà aperta al pubblico la grande mostra “Storie di strada”, una grande retrospettiva con oltre 300 fotografie che riscostruiscono per tappe e temi la straordinaria vita professionale di Letizia Battaglia.

Letizia Battaglia, Lunedì di Pasquetta a Piano Battaglia, 1974

Promossa da Comune di Milano|Cultura, Palazzo Reale e Civita Mostre e Musei, la mostra anticipa con la sua apertura il palinsesto “I talenti delle donne”, promosso e coordinato dall’Assessorato alla Cultura, che durante tutto il 2020 proporrà iniziative multidisciplinari – dalle arti visive alle varie forme di spettacolo dal vivo, dalle lettere ai media, dalla moda alle scienze– dedicate alle donne protagoniste nella culturae nel pensiero creativo.

Con circa 300 fotografie, molte delle quali inedite, “Storie di strada” attraversa l’intera vita professionale della fotografa siciliana, e si sviluppa lungo un articolato percorso narrativo costruito su diversi capitoli e tematiche. I ritratti di donne, di uomini o di animali, o di bimbi, sono solo alcuni capitoli che compongono la rassegna; a questi si aggiungono quelli sulle città come Palermo, e quindi sulla politica, sulla vita, sulla morte e sull’amore, e due filmati che approfondiscono la sua vicenda umana e artistica. Il percorso espositivo si focalizza sugli argomenti che hanno costruito la cifra espressiva più caratteristica dell’artista, che l’ha portata a fare una profonda e continua critica sociale, evitando i luoghi comuni e mettendo in discussione i presupposti visivi della cultura contemporanea. Quello che ne risulta è un vero ritratto, quello di un’intellettuale controcorrente, ma anche una fotografa poetica e politica, una donna che si interessa di ciò che la circonda e di quello che, lontano da lei, la incuriosisce.

Come ha avuto modo di ricordare la stessa Battaglia, “La fotografia l’ho vissuta come documento, come interpretazione e come altro ancora […]. L’ho vissuta come salvezza e come verità”. “Io sono una persona – afferma ancora – non sono una fotografa. Sono una persona che fotografa.”.

Quelle che il progetto della mostra si propone di esporre – ricorda Francesca Alfano Miglietti curatrice della mostra – del percorso di Letizia Battaglia, sono ‘forme d’attenzione’: qualcosa che viene prima ancora delle sue fotografie, perché Letizia Battaglia si è interrogata su tutto ciò che cadeva sotto al suo sguardo, fosse un omicidio o un bambino, uno scorcio o un raduno, una persona oppure un cielo. Guardare è stata la sua attività principale, che si è ‘materializzata’ in straordinarie immagini”.

Non ha bisogno di presentazioni Letizia Battaglia (Palermo, 1935). Non solo in Italia, ma anche all’estero: nel 2017 il New York Times l’ha infatti citata come una delle undici donne straordinarie dell’anno.

Letizia Battaglia ha raccontato da insider tutta Palermo, per non parlare del contributo dato al teatro, all’editoria e alla promozione della fotografia come disciplina. È riconosciuta come una delle figure più importanti della fotografia contemporanea non solo per i suoi scatti saldamente presenti nell’immaginario collettivo, ma anche per il valore civile ed etico da lei attribuito al fare fotografia.

Nel corso della sua vita Letizia Battaglia ha raccontato anche i volti dei poveri e le rivolte delle piazze, tenendo sempre la città come spazio privilegiato per l’osservazione della realtà, oltre che del suo paesaggio urbano. Letizia Battaglia ‘tratta’ il suo lavoro come un manifesto, esponendo le sue convinzioni in maniera diretta, vera, poetica e colta, rivoluzionando così il ruolo della fotografia di cronaca. Impara la tecnica direttamente ‘in strada’, e le sue immagini si distinguono da subito per il tentativo di catturare una potente emozione e quasi sempre un sentimento di ‘pietas’.

I soggetti di Letizia, scelti non affatto casualmente, hanno tracciato un percorso finalizzato a rafforzare le proprie ideologie e convinzioni in merito alla società, all’impegno politico, alle realtà emarginate, alla violenza provocata dalle guerre di potere, all’emancipazione della donna.

Molti sono i documentari che hanno indagato la sua figura di donna e di artista, il più recente dei quali è stato presentato all’edizione 2019 del Sundance Film Festival. Il film Shooting The mafia, per la regia di Kim Longinotto, racconta Letizia Battaglia giornalista e artista, che con la sua macchina fotografica e la propria movimentata vita è testimone in prima persona di un periodo storico fondamentale per la Sicilia e per l’Italia tutta, quello culminato con le barbare uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Accompagna la mostra un catalogo Marsilio Editori, con testi di Francesca Alfano Miglietti, Leoluca Orlando, Maria Chiara Di Trapani, Filippo La Mantia, Paolo Ventura.

Molte sono le iniziative inserite all’interno del programma di attività collaterali legate a “Storie di strada”. Un ricco calendario di proiezioni cinematografiche in collaborazione con il MIC – Museo Interattivo del Cinema: sette incontri dal 10 dicembre al 21 dicembre 2020.

E non solo. Dal 5 dicembre al 21 febbraio 2020 sarà possibile partecipare a due fotocontest: “Letizia Battaglia – Progetti”, “Letizia Battaglia – Persone” che inviteranno a scendere in strada per fotografare il vivere quotidiano. La giuria è composta da Letizia Battaglia, Francesca Alfano Miglietti e Denis Curti. Tra i premi previsti una lettura portfolio e pubblicazioni su testate di settore. La partecipazione al concorso è gratuita ed aperta a tutti, professionisti ed appassionati. Le foto saranno raccolte secondo le modalità previste dal regolamento. Per ulteriori informazioni http://www.mostraletiziabattaglia.it

Infine, “Intorno a Letizia” visite speciali tra le quali quella di Francesca Alfano Miglietti, di Antonio Marras e di Vincenzo Argentieri, permetteranno al visitatore di conoscere Letizia Battaglia a 360 gradi.

Orari: lunedì 14.30 – 19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica: 9.30 – 19.30; giovedì e sabato: 9.30 – 22.30. La biglietteria chiude un’ora prima

 

Ombretta Roverselli (anche per la fotografia)

 

 

L’Annunciazione di Filippino Lippi a Palazzo Marino, Milano

L’Annunciazione di Filippino Lippi: l’angelo annunziante

È “L’Annunciazione” di Filippino Lippi il capolavoro protagonista della mostra di Natale in Sala Alessia Palazzo Marino con ingresso libero, dal 29 novembre 2019 al 12 gennaio 2020.

Si rinnova anche quest’anno l’appuntamento natalizio con l’arte: le porte di Palazzo Marino si aprono dal 29 novembre 2019 al 12 gennaio 2020 per consentire ai milanesi e sempre più numerosi turisti di ammirare un grande capolavoro di Filippino Lippi, una Annunciazione che il maestro toscano ha dipinto in due grandi tondi: uno raffigurante “L’Angelo annunziante”, l’altro “L’Annunziata”.

“Quest’anno il tema del Natale viene celebrato con un’opera straordinaria, proveniente dalle collezioni civiche di San Gimignano, che ringraziamo per aver voluto condividere con la nostra città un capolavoro che le appartiene da oltre cinque secoli – dichiara l’assessore alla Cultura Filippo Del Corno -. Ancora una volta, i Municipi partecipano alle celebrazioni natalizie proponendo un’iniziativa d’arte che segue lo stesso modello di Palazzo Marino, e cioè con l’esposizione, sempre gratuita, di altre due importanti opere provenienti dalle collezioni civiche milanesi e, in particolare, dal Castello Sforzesco”.

L’Annunciazione di Filippino Lippi: la Vergine annunziata

Proprietario dell’opera esposta a Palazzo Marino è da sempre il Comune di San Gimignano, che la commissionò nel 1482 proprio per ornare la sede del Municipio. Una committenza laica, dei Priori e dei Capitani di Parte Guelfa, di cui l’Archivio Storico Comunale conserva una completa documentazione.

Pur essendo ormai lontana la potenza che la città aveva espresso nel Trecento, San Gimignano restava un centro importante, frequentato da Benozzo Gozzoli e Pinturicchio, Benedetto da Maiano e Antonio del Pollaiolo, il Ghirlandaio e Pier Francesco Fiorentino. Proprio una tavola di quest’ultimo artista sarà restaurata nell’occasione, grazie alla collaborazione tra le due amministrazioni.

Conservati nella Pinacoteca Civica di San Gimignano, i due grandi tondi vennero realizzati tra il 1483 e il 1484, quando Filippino, allievo di Sandro Botticelli, aveva 26 anni ed era già impegnato in importanti committenze tra cui la Cappella Brancacci a Firenze.

Il soggetto dell’Annunciazione era molto importante per la città di San Gimignano, dove, come a Firenze, la celebrazione della Santissima Annunziata, il 25 marzo, rappresentava il primo giorno dell’anno secondo il calendario fiorentino.

La mostra è curata da Alessandro Cecchi, uno dei maggiori studiosi dell’arte toscana tra Quattro e Cinquecento, e sarà presentata nella Sala Alessi di Palazzo Marino con un allestimento dedicato, un ampio apparato didattico e la proiezione di un video.

Il tondo con l’Angelo Annunziante presenta l’Angelo inginocchiato su un pavimento in prospettiva centrale, mentre il tondo con l’Annunziata appare più arioso e luminoso grazie alla luce riflessa in diagonale. Le cornici in legno intagliato, dipinto, dorato e argentato furono realizzate sei anni più tardi probabilmente da Antonio da Colle, attivo a San Gimignano nella seconda metà del Quattrocento.

“Un onore poter inviare come ambasciatori della nostra città i tondi di Filippino Lippi commissionati dalla città di San Gimignano nel 1482 e conservati presso la nostra Pinacoteca. Con la città di Milano ci lega un rapporto di stima e la volontà di intensificare il dialogo e la collaborazione fra Enti del nostro paese Italia. Se guardiamo alla nostra storia troviamo ancora connessioni preziose con la città di Milano: l’architetto Piero Bottoni che negli anni 50 ha redatto il nostro piano regolatore di San Gimignano proteggendo e valorizzando il nostro centro storico con le sue torri. Non ultimo lo zafferano, la spezia che noi coltiviamo fin dal Medioevo, ancora oggi preziosa DOP di San Gimignano, e ingrediente rinomato della cucina milanese”, afferma Carolina Taddei, Assessore alla Cultura del Comune di San Gimignano.

Si conferma quindi anche quest’anno la volontà del Comune di Milano di valorizzare il patrimonio culturale diffuso nei centri di un “Italia minore” che è in realtà uno scrigno di tesori straordinari e mai abbastanza conosciuti. Un percorso che finora ha dato risalto a città come Fermo, Sansepolcro, Ancona e Perugia che conservano opere di grandi maestri come Rubens, Piero della Francesca, Tiziano e Perugino.

Patrocinata dal MIBACT – Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, promossa dal Comune di Milano e Intesa Sanpaolo (partner istituzionale), con il sostegno di Rinascente, la mostra è coordinata da Palazzo Reale e realizzata insieme alla Pinacoteca Civica di San Gimignano, con il supporto del Comune di San Gimignano, in collaborazione con le Gallerie d’Italia di Piazza Scala. L’organizzazione è affidata a Civita.

Si uniscono all’iniziativa natalizia di Palazzo Marino anche i Municipi 2, 3, 7 e 8 del Comune di Milano, con un doppio dono alla collettività, per la più ampia conoscenza del patrimonio culturale cittadino.

Dal 30 novembre al 12 gennaio sarà possibile infatti ammirare due importanti opere provenienti dalle collezioni civiche del Castello Sforzesco: “L’Adorazione dei pastori” di Paolo Caliari (bottega del Veronese), che potrà essere ammirata prima presso villa Scheibler (Municipio 8) dal 30 novembre al 20 dicembre, e poi presso l’Emeroteca di via Cimarosa (Municipio 7) dal 21 dicembre al 12 gennaio; e “L’Annunciazione” di Carlo Francesco Nuvolone, che sarà allestita prima presso Cascina Turro (Municipio 2) e a seguire presso l’Auditorium Cerri (Municipio 3), con date in corso di definizione.

Le iniziative sono promosse da Comune di Milano, i Municipi 2, 3, 7 e 8, coordinata da Palazzo Reale, e realizzata insieme alla Pinacoteca Civica del Castello Sforzesco con l’organizzazione di Civita.

Orari di apertura al pubblico: tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 20.00 (ultimo ingresso alle ore 19.30). Giovedì dalle ore 9.30 alle ore 22.30

(ultimo ingresso alle ore 22.00). Chiusure anticipate: 7 dicembre chiusura ore 12.00 (ultimo ingresso alle ore 11.30), 24 e 31 dicembre 2019 chiusura ore 18.00 (ultimo ingresso alle ore 17.30). Festività: 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio aperti dalle ore 9.30 alle ore 20.00 (ultimo ingresso alle ore 19.30).

 

Ombretta Roverselli (anche per le immagini)

 

Un tempo per ogni cosa

È vero che c’è un tempo per ogni cosa? Oppure dobbiamo trovarcelo, quel tempo per noi e per le nostre riflessioni? Le parole che non troviamo per i nostri pensieri sono scritte in questo prezioso manuale scritto da Magliano che, a partire da frasi celebri, riflette sul presente, sull’uomo e sul suo significato nella storia universale. Al 26 ottobre troviamo: “I libri servono a capire e a capirsi, e a creare un universo comune anche in persone lontanissime”, come scrisse Susanna Tamaro, e Magliano ne approfitta per ricordare anche Francesco Petrarca, per il quale i libri cantavano e parlavano. Pochi giorni dopo, gli fa eco Pablo Neruda con “Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità”, mentre l’argomento ecologico che sembra così solo attuale, viene ricordato da Willa Silbert Cather che afferma di amare gli alberi perché sembrano più rassegnati di ogni altro essere o cosa al mondo al posto e al modo in cui devono vivere. E se questo può sembrare “un senso generale di perdita”, secondo Linus Mundy, con Erry Hillesum è facile affermare: “Mai rassegnarsi, mai scappare. meglio affrontare tutto, e soffrire”, al 3 novembre. Ogni giorno si possono leggere massime come quelle citate, sulle quali trovarsi e riflettere, pensare che anche ad altri sono venuti in mente gli stessi ricordi, ma anche le stesse immagini, con la possibilità di sperare e di rigenerarsi anche quando ci si sente più una pianta decidua in autunno che un virgulto primaverile di maggio. Soffrire è anche lo stare fermi a leggere qualcosa di più spesso che un messaggio di saluti sui moderni mezzi di comunicazione, per dare maggiore spessore alla nostra anima, dare alimento al pensiero che sempre più si vuole assottigliare per strumentalizzarlo più facilmente. Le letture sono brevi e giorno per giorno ci possono dare elementi per conoscerci meglio, capire che possiamo pensare e avere un parere, oltre che sapere leggere, dato che risultiamo sempre più in fondo alle classifiche culturali anche di base.

E spesso si tramutano i dati generali in sfide e gare alle quali le persone si dicono disinteressate, perché non serve gareggiare in comprensione di testo con inglesi o tedeschi. In realtà la fotografia dei dati è la nostra e non ci rendiamo conto che non siamo quelle bellissime persone migliorate con tecniche digital, ma siamo appassite bucce vuote sempre con più emergenza da riempire, prima che siano avvizzite inutilmente.

Un libro da avere tra le mani o sul comodino sempre, per riempirsi di amore, ricordi, pensieri.

 

Biancarosa Magliano: “C’è un tempo per ogni cosa”, Paoline, Milano, 2018; pagg. 416; euro 15,00

 

Alessia Biasiolo

 

 

“Nell’interno” di Pio Tarantini alla Red Lab Gallery di Milano

PIO TARANTINI Casa rossa, Salento 2008

La casa come specchio della cultura di chi la abita, della sua interiorità, del suo sentire, ma al contempo luogo di intense pulsioni, di incontri amicali e di affetti, del prendersi cura di sé e di chi si ama.

Red Lab Gallery/Miele di via Solari 46 a Milano inaugura la nuova stagione espositiva in uno spazio completamente rinnovato con la mostra dell’autore salentinoPio Tarantini, Nellinterno.

L’esposizione, a cura di Gigliola Foschi, apre il ciclo espositivo “Habitami” e pone l’accento sul concetto dell’abitare, dove l’uomo da sempre si definisce e si racconta.

Pio Tarantini, fotografo pensatore raffinato e sapiente, presenta una decina di opere fra cui alcuni polittici, svelando sin dal titolo il suo personale racconto romanticosul senso del nostro esistere tra le cose, tra l’interno dello spazio abitativo e l’interiorità di chi lo vive e lo anima con la sua presenza.

Intento che si palesa mettendo “in collisione” costante lo spazio e le figure/immagini che vi si muovono fra reale e immaginario: quasi un’espediente,o un incantesimo, da parte dell’autore per ricordare che l’abitare porta con sé costantemente frammenti di memoria, fili invisibili che anche nel fluire del tempo mantengono vive esistenze, ricordi, verità.

Gigliola Foschi: “Lontano da una logica puramente descrittiva l’autore trasforma le sue opere in un racconto poetico attraversato da una“rêverie” malinconica e vibrante. La realtà su cui egli posa lo sguardo si anima creando una tensione tra la precisione cristallina degli interni da lui raffigurati e l’emergere e lo svanire di figure femminili rese fluide, inquiete e sfuggenti grazie a un “mosso” che pare dotarle di un’intensità interna e misteriosa”.

Dissolvenze che permettono alle immagini di espandersi tra spazio e tempo, per racconti che sembrano rimanere costantemente in sospensione: una donna quasi evanescente appare fugace davanti a una vecchia casa con il tradizionale intonaco rosso del Salento, mentre altre, conturbanti e sensuali, ma sempre visivamente sfuggenti, ci contemplano davanti ad antiche specchiere che ricordano quelle dei boudoir, sostano davanti a un comò aperto, a un letto di ferro battuto come quelli che si usavano un tempo nelle case per bene del Salento.

“Nel contrasto tra il mutamento e ciò che sembra eterno” – racconta Tarantini –“si trova la sostanza di queste apparizioni. Sembrano durare un secondo e invece rimangono lì, intrappolate per sempre”.

Allusive, frammentarie, dilatate, simili a cenni aperti verso altri possibili racconti interiori, nell’operato di Tarantini le immagini vengono trattate con estrema cura e sensibilità, s’inoltrano in un tempo dilatato, capace di estendersi inquieto dal passato al futuro. Esse ci rivelano come la realtà non sia solo uno scenario nel quale ben apparire, ma sia anche composto di oscurità, di storie profonde e inconoscibili, latenze e fugacità.

I racconti fotografici di Pio Tarantini verranno affiancatidalle suggestive installazioni luminose di Nino Alfieri come la scultura “Light Sphere”dove “Nell’interno” la luce satura dei led si trasforma visivamente in un cosmo.

Durante il vernissage l’artista, che da anni ormai si dedica alla realizzazione di opere fondate sullo studio della riflessione della luce e della fluorescenza,coinvolgerà lo spettatore in una esperienza sensoriale totale denominata “Matrix Forms”,avvalendosi dell’esperienza artistica del fotografo Antonio Delluzio.

Red Lab Gallery/Miele è un laboratorio di sperimentazione, pensato per promuovere innanzitutto la cultura delle immagini ma aperto a contaminazioni e narrazioni di diverso tipo. Un luogo dove vengono individuati nuovi modi di esporre, raccontare, far vivere l’arte visiva, intesa come partecipazione interattiva e bidirezionale.

Tante le mostre, i workshop, i talk che confluiscono in Red Lab Gallery/Miele coinvolgono protagonisti del panorama contemporaneo e diverse realtà culturali.

Pio Tarantini, nato nel 1950 nel Salento, vive e lavora a Milano.Esponente della fotografia contemporanea italiana, inizia ad esporre nei primi anni Ottanta e ad oggi i suoi lavori sono stati presentati in gallerie private e sedi pubbliche in Italia e all’estero. Nel 1985 apre a Milano la galleria La Camera Chiara e comincia a scrivere di fotografia per diverse testate. Dal 1995 al 2017 tieneil corso di Fenomenologia degli Stili presso l’Istituto Europeo di Design di Milano edalla sua esperienza didattica nasce il volume Fotografia. Elementi fondamentali di linguaggio, storia, stile, pubblicato nel 2010da Edizioni Favia (Bari).

Ha partecipato al progetto sui beni architettonici e ambientali Archivio delloSpazio della Provincia di Milano e al progetto di Sociologia Visuale Photometropolis presso la Facoltà di Sociologia dell’Università Milano Bicocca.

È stato un esponente di punta della Galleria Fotografia Italiana Arte Contemporanea di Milano in quanto autore e caporedattore della pubblicazionetrimestralePagine di Fotografia Italiana.

Nel 2014 pubblica Fotografia araba fenice(Edizioni Quinlan, Bologna), una selezione dei suoi articoli e saggi più recenti. Attualmente scrive articoli, tiene conferenze, workshop e seminari su vari aspetti del Linguaggio Fotografico. Dirige la rivista FC-.

Red Lab Gallery/Miele, Via Solari 46, Milano

Dal 29 ottobre al 26 novembre 2019; da lunedì a venerdì 15.00-19.00; sabato 10.00-12.30; 15.00-19.00. Ingresso libero

 

De Angelis (anche per la fotografia)

 

Arman in mostra a Milano

Arman “Sans titre”, 1971 ca, fisarmonica frammentata nel plexiglas cm 120x120x20

La Tornabuoni Arte dedica la mostra d’autunno, dal 5 ottobre al 6 dicembre 2019, nella sua sede milanese ad Arman, uno degli esponenti più noti e apprezzati del Nouveau Réalisme, le cui opere, connotate da una forte valenza ambientale, sono forse più attuali ora di quanto non lo fossero all’epoca della loro creazione. Un’esposizione monografica, che sceglie di seguire tutta la produzione dell’artista, dai primi anni ’50 in poi.
Le opere selezionate puntano a dare un’idea a tutto tondo della poetica di Arman, il quale osservava la realtà dal suo lato industriale e urbano, mettendone in evidenza tutte le contraddizioni possibili.
Punto di partenza sono le Accumulations del 1953 per arrivare agli Strumenti musicali sezionati, in un percorso che si pone in perfetta sintonia con la società contemporanea. Arman credeva fermamente nel principio di accumulazione, e le sue scatole di vetro riempite con immondizia (polvere, fili, scatole di formaggio etc.) riportano i visitatori ai problemi ambientali di tutti i giorni, in primis l’emergenza rifiuti.
Con un intento irriverente e provocatorio, gli accumuli di Arman possono sembrare confusionari, ma a una visione più attenta mostrano di essere un insieme perfettamente controllato, frutto della costruzione dello sguardo. “Nell’accumulo Arman cerca di cogliere l’essenza e dare una misura a quanto lo circonda” evidenzia la storica dell’arte Rachele Ferrario nel testo introduttivo al catalogo.

Arman “Sans titre”, 2002, violini sezionati tubetti di vernice e acrilico su tela nera cm 102×81

In Arman l’idea di accumulazione si fa tanto più controllata quanto più si assiste alla sua crescita artistica. Da insiemi di oggetti di varia natura egli passa, successivamente, ad accatastare oggetti tra loro identici, differenziati solo da un minimo particolare. “I telefoni, i tappi, i tubetti di colore si differenziano uno dall’altro per una variazione, un dettaglio o inclinazione minimi e per questo le suppellettili, amate, e gli elenchi sono condannati a restare eterogenei e mai dati una volta per tutte” continua Rachele Ferrario. E aggiunge: “Pensare di razionalizzare il mondo in una lista ‘di bellezze diverse’ ha qualcosa di folle, ha a che fare con il desiderio di alterazione della materia. Ma è una caratteristica insita nello spirito della società del secolo scorso da cui nasceranno i mass media, con le vetrine che hanno ispirato poeti, filosofi e artisti da de Chirico ai surrealisti, al Neo-Dada e alla Pop”.

La poetica di Arman ha quindi uno sviluppo binario nel tempo. Se da una parte troviamo le Accumulations, dall’altra troviamo esposto in mostra anche l’altro suo cavallo di battaglia: le frammentazioni. Una scelta azzardata, che va a porsi un po’ in contrapposizione con l’idea di accumulo. Sarà lo stesso Arman a dare però una spiegazione in merito, dicendo: “Credo che nel desiderio di accumulare sia insito un bisogno di sicurezza, mentre nel distruggere e tagliare vi sia la volontà di fermare il tempo”.

Un’idea di materialismo e cristallizzazione, quindi, che si sviluppa in binari paralleli all’interno della stessa mostra. Un aspetto non esclude l’altro, e anzi possono essere considerati complementari nella vita di tutti i giorni. Due facce della stessa medaglia, che permettono allo spettatore di aprire gli occhi sulla società contemporanea, in un percorso di riflessione e di presa di coscienza.

Tornabuoni Arte, Via Fatebenefratelli 34/36, Milano – 20121
tel. e fax +39 02.6554841
orari di apertura: lunedì 15.00-19.00; martedì – sabato 10.00-13.00/15.00-19.00. Fino al 6 dicembre 2019

 

Elena Di Stasio