Le onde marine di Susanna Montagna al concerto di Antonija Pacek

L’acqua rappresenta genuinità e purezza, ingredienti necessari per esprimere le emozioni: esattamente come l’atmosfera suscitata dalle melodie della compositrice e pianista Antonija Pacek, la pittrice di onde Susanna Montagna esprime nelle sue opere un subconscio che si rispecchia perfettamente nel movimento sussultorio del mare.

Le proiezioni delle sue opere, accostate ai nuovi brani dell’album IL MARE dell’artista musicale neoclassica, già definita in Germania “Einauda” per il suo stile minimalista e introspettivo, saranno, insieme alle poesie ispirate a tali composizioni, scritte e sussurrate fuori campo negli intermezzi musicali dall’attrice Daniela Cavallini, il perfetto connubio artistico “al femminile” che avrà luogo nel concerto-evento in programma venerdì 10 maggio alle ore 19,30 al Teatro Dal Verme di Milano. Nel corso della serata saranno proiettati alcuni dei suoi lavori in movie-motion sul fondale (effetti di Claudio Ammendola), mentre la pianista interpreterà composizioni tratti dal suo recente disco ed altri selezionati dai precedenti lavori “Soul colours” e “Life Stories”. Questa la set list in programma: Strong, The Sea,  Before the Storm, Forgive, Aloft, Floating, We Were Meant to Meet, Ecstasy, Expecting Nina, Late Fall, Waiting, Female Divinity, Viva Life, Magic Forest, Back to Faith e Worth Living For.

Brani romantici, minimalisti, emozionali, adatti all’ascolto di un pubblico emozionale, in un itinerario sonoro che concettualmente, tocca l’eterno conflitto tra il dolore e la felicità, percorrendo i grandi interrogativi della vita, del sogno e dell’introspezione interiore, ora accompagnati da parole in poesia ed immagini fluttuanti di una pittura naturalistica ma allo stesso tempo onirica.

La montagna arriva al mare, come la pittura alla musica: in questo caso l’espressione non potrebbe essere più indicata!

Venerdì 10 maggio 2019 – ore 19,30
Teatro Dal Verme

Via San Giovanni sul Muro 2,  20121 Milano

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

Waking Dream

Waking Dream è una mostra sperimentale a cura di Maria Abramenko che avrà luogo durante la settimana di MiArt a Milano dal 5 aprile al 9 aprile presso 308 Nulla è perduto (via Sartirana 3).

Waking Dream riunisce 7 artisti e 2 collettivi con talenti altamente individualistici sotto il tema del sogno lucido: i meme subconsci, i simboli e le figure antropomorfe presenti nel nostro paesaggio onirico, e il loro impatto sulla mente al risveglio. L’ispirazione per questo tema è tratto dagli scritti di Carl Gustav Jung e dalla sua convinzione che la creatività della mente nello stato di veglia è una sintesi di pensieri che turbinano attraverso l’inconscio durante le ore di sonno.

Questa mostra, partendo dalla dimensione onirica del soggetto come un’eclissi totale dei cinque sensi, si interroga sui dualismi esperienza-percezione. La veglia e il sonno sono due stati di coscienza opposti. Il collegamento tra questi due mondi è the Waking. Durante il sonno il sistema neuronale inibisce la vividezza dei ricordi evocati dall’inconscio. In contrasto con il mondo contemporaneo, dove ogni giorno sperimentiamo i nostri avatar, degli alter ego più o meno consapevoli, di linguaggi algoritmici e una realtà parallela creata da bitcon questa mostra il sogno torna ad essere la facoltà più umana di simbolizzazione, una delle ultime vie organiche e spirituali che apre a infinite strade.

I sette artisti e due collettivi interpretano Waking Dream attraverso diverse sfaccettature che vanno a toccare tutti e cinque i sensi. La mostra porta lo spettatore a riflettere su come la vita subconscia influenzi il suo rapporto di percezione dell’opera d’arte.

Matteo Castiglioni presenta un’installazione audiovisiva che offre una riflessione esperienziale sulla realtà digitale.

Tadao Cern valicando la barriera tra opera, ambiente e spettatore esplora giocosamente il sogno lucido attraverso la leggerezza e la pesantezza, l’attrazione e la repulsione, la corporeità e l’immaterialità dei suoi Black Baloons.

Il collettivo DUSKMANN si ripresenta dopo l’installazione Preludio, tenutasi per Manifesta12. In questa occasione il gruppo artistico, dall’animo minimal post-atomico porterà una serie di sculture le cui geometrie infinite esprimono la potente energia espressiva del sogno come simbolo.

Ignazio Mortellaro decifra con il suo lavoro il sogno come orizzonte dell’intelletto, un luogo interiorizzato di libertà.

Scerbo indaga il rapporto tra l’essere umano e la sua esistenza attraverso il medium della luce e della trasparenza.

Con la sua opera Veronica Smirnoff mostra all’osservatore la delicatezza della dimensione onirica rappresentata tramite l’utilizzo delle tecniche dei maestri antichi.

Il collettivo olandese Graphic Surgery (Gysbert Zijlstra e Erris Huigens) scardina la percezione dell’ambiente attraverso il rigore geometrico di un intervento site-specif.

Le opere di Jonathan Vivacqua distorcono e deformano lo spazio fisico, tramutandolo in uno spazio del subconscio.

Infine, Giulio Alvigini, creatore di Make Italian Art Great Again, con le sue opere randomicamente disposte, propone un’ironica oggettivazione del sistema dell’arte contemporanea italiana.

Il 6 aprile alle 8:30 Waking Dream presenta un audio performance di Edoardo Dionea Cicconi, le quali vibrazioni sonore trasporteranno il pubblico in un momento lisergico a percepire l’esperienza di un sogno lucido.

 

Carmen Caggese

 

“I Quadri Dell’Orbo” in mostra a Milano

 

 Giancarlo Cerri, Sequenza plurima a memoria, 2017, acrilico su tela, cm. 100×80

 “Quadri dipinti senza vedere i colori, ma solo ricordandone la forza e l’intensità…”

Con queste parole il pittore milanese classe 1938 Giancarlo Cerri, da oltre dieci anni ipovedente, presenta fino al 6 aprile 2019, al Centro Culturale di Milano, in Largo Corsia dei Servi 4, la sua nuova mostra dal titolo più che mai evocativo: “I quadri dell’orbo”.

Curata da Stefano de Angelis, la mostra è statarealizzata in collaborazione con CBM Italia Onlus, l’organizzazione umanitaria impegnata nella cura e prevenzione della cecità evitabile nei Paesi del Sud del mondo.

Da tempo, infatti, CBM Italia Onlus racconta attraverso la bellezza dell’arte ciò che solitamente non è considerato bellezza: il buio della cecità e della disabilità. Dapprima con il “Blind Date”, il concerto al buio di Cesare Picco; dallo scorso anno con la collana editoriale edita con #logosedizioni, e ora con la nuova mostra di Giancarlo Cerri.

Le opere espostesaranno messe in vendita tutte allo stesso prezzo (1.000 euro), e il ricavato andrà a sostegno del programma di cura e prevenzione della retinopatia del prematuro in America Latina, dove CBM è presente in diversi Paesi come Bolivia, Paraguay e, dal 2019, in Guatemala, formando personale medico locale e fornendo strumenti per l’identificazione precoce e il trattamento della malattia. La cura della retinopatia è infatti una lotta contro il tempo: è necessario trattare tempestivamente con laserterapia i neonati malati per evitare che diventino ciechi per sempre.

La retinopatia del prematuro è la prima causa di cecità infantile evitabile in America Latina. Su 10 bambini ciechi, 4 lo sono proprio a causa di questa terribile malattia causata dalla prolungata esposizione all’ossigeno dell’incubatrice nei neonati pretermine. L’incontro con Giancarlo Cerri, padre di Giovanni, anch’egli pittore e con il quale abbiamo già collaborato, rappresentaancora una volta per CBM la possibilità di avvicinare il pubblico alla nostra mission attraverso uno strumentoin cui crediamo particolarmente, l’arte, e tracciare così un ponte di solidarietà tra il Nord e il Sud del mondo” ha dichiarato Massimo Maggio, Direttore di CBM Italia Onlus.

Nata da un’idea di Stefano de Angelis e Massimo Maggio, direttore di CBM Italia Onlus, la mostra presenta 21 opere, tutte delle stesse dimensioni (100×80), realizzate nel 2017, quando l’artista è tornato a dipingere nonostante la grave maculopatia che lo affligge dal 2004 e che poco alla volta ha spento i suoi occhi, rendendolo quasi completamente cieco.

Una malattia tremenda, vero e proprio calvario per chiunque, ancor più per un pittore che da sempre si affida allo sguardo e ai colori per interpretare e raccontare la vita.

Dodici anni fa, esattamente nel 2006, Giancarlo Cerri aveva dovuto smettere di dipingere, non riuscendo più a distinguere i colori… Oggi, invece, si è rimesso davanti a una tela, escogitando una modalità che ha trasformato la sua pittura, a cominciare dal passaggio dai colori ad olio agli acrilici, di più rapida essicazione e maggiormente malleabili.

È stata una rivoluzione “copernicana” imposta dalla vita e fortemente voluta dall’artista: “La verità è che non mi sono mai arreso alla malattia, trovando alla fine una mia particolare tecnica che mi consente di tornare a dipingere, sia pure saltuariamente e limitatamente. Uso gli unici colori che in qualche modo ancora distinguo e che ricordo maggiormente, come il rosso, il giallo e il nero, oltre il bianco della tela”.

I nuovi lavori di Giancarlo Cerri, realizzati per lo più d’estate quando la luce del giorno è molto forte e aiuta a vedere meglio le tonalità, sono stati “costruiti”con una tecnica molto particolare, posizionando sulla tela alcune carte di varie misure, a creare spazi geometrici all’interno dei quali dipingere. Si tratta dunque di opere che, prima di essere create sulla tela, vengono dipinte per “immaginazione compositiva”, attraverso una vera e propria “architettura” del quadro stesso, con colori acrilici usati in maniera cromaticamente timbrica, così come era solito fare quando lavorava unicamente con i colori a olio.

Il risultato sono dipinti astratti di grandissimo impatto visivo, ma che mantengono intattele peculiaritàdel “fare pittura” di Giancarlo Cerri, da lui stesso definita “astrattismo concreto”: sottrazioni alla ricerca dell’essenziale, contrasti di forze contrapposte che reclamano il proprio spazio.

Decisamente non più una pittura istintuale e di movimento, ma una pittura prevalentemente di composizione, ugualmente potente e intensa.

Opere costruite prima nella mente, capaci di evidenziare come Giancarlo Cerri sia semprein grado di leggere la società e le vibrazioni che quest’ultima trasmette, grazie a una straordinaria capacità, anche nel passaggio da vedente a disabile, di utilizzare il linguaggio espressivo che ha accompagnato la sua vita per oltre cinquant’anni: la pittura.

Il catalogo della mostra presenta un contributo critico di Stefano Crespi.

CBM è la più grande organizzazione umanitaria internazionale impegnata nella cura e prevenzione della cecità e disabilità evitabile nei Paesi del Sud del mondo. CBM Italia fa parte di CBM, organizzazione attiva dal 1908 composta da 10 associazioni nazionali (Australia, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Kenya, Nuova Zelanda, USA, Sud Africa e Svizzera) e che insieme sostengono progetti e interventi di tipo medico-sanitario, di sviluppo ed educativo. Dal 1989 CBM è partner dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nella lotta contro la cecità prevenibile e la sordità. CBM opera nei Paesi nel Sud del mondo in sinergia con i partner locali in un’ottica di crescita e sviluppo locale. Lo scorso anno CBM ha raggiunto oltre 35 milioni di persone attraverso 530 progetti in 54 Paesi di tutto il mondo.

Centro Culturale di Milano

Largo Corsia dei Servi 4 fino al 6 aprile 2019. Orari di apertura: lun-ven 10.00-13.00, 14.00-18.00; sab-dom 15-19

Ingresso libero

De Angelis (anche per la foto del quadro)

 

Ulderico Tramacere, “Nylon”, a Milano

Dieci immagini in bianco e nero per raccontare la sofferenza di una natura secolare, simbolo di pace e saggezza, che all’improvviso viene modificata per far spazio a un discusso intervento dell’uomo.

Red Lab Gallery/Miele, di via Solari 46 a Milano, presenta a ingresso libero, fino al 2 aprile 2019, la mostra fotografica di Ulderico Tramacere Nylon, a cura di Gigliola Foschi.

Nylon, seconda di quattro esposizioni personali unite dal tema “Ascoltare la Terra”, è l’intenso e delicato racconto della fase che precede l’espianto degli ulivi nel Salento per far posto al TAP, il Gasdotto Trans Adriatico che, collegando il Gasdotto Anatolico alla zona di confine tra la Grecia e la Turchia, si snoda per 845 km prima di attraversare il territorio italiano per altri 33 km.

Ulderico Tramacere, autore salentino nato a Lecce nel 1975 e intimamente legato alla sua terra, parte da un fatto di cronaca, che ha messo in discussione millenni di cultura e civiltà contadina, per invitare a riflettere su quello che le azioni umane possono provocare a livello ambientale, culturale e sociale.

Distanti da una fotografia di racconto giornalistico o documentario, le sue immagini empatiche comunicano il sentimento di un’identità minacciata eppure potente.

U. Tramacere, “Danza macabra 7”, 2018, stampa giclée, cm 90×65

Nylon non vuole essere una denuncia o un giudizio di valore sul gasdotto, ma un atto di pietas, un gesto d’amore nei confronti degli ulivi del Salento: la ripetitività ritmica degli alberi incappucciati, sculture lignee dalle fattezze umane, e la scelta da parte dell’artista della stampa in bianco e nero, evidenziano il dramma in atto senza enfasi e in modo interrogativo.

Insieme ai progetti del 2016 Cellophane (sul dramma dei migranti alla frontiera greco-macedone) e Pluriball (sulle devastazioni del terremoto nell’Italia centrale), Nylon rappresenta il terzo atto della trilogia “Film plastici”, nata con precisi obiettivi etici e con l’intento di riflettere sull’opacità dell’informazione

Gigliola Foschi: “Le sue immagini s’impongono per la loro essenzialità poetica, per la loro capacità metaforica di comunicare il dramma di questi alberi, eradicati dalla terra che li nutriva e trasformati in malati in attesa di spostamento.   Basate sulla vicinanza e sulla capacità di “vedere-sentire” tali ulivi come presenze ferite e potenti, le fotografie di Tramacere compongono una sorta di inquietante e affascinante danza macabra; ci fanno avvertire il grido di dolore di una natura sempre più dominata dall’uomo ma, al contempo, ne fanno emergere la forza arcaica”.

I racconti fotografici all’interno dell’avvolgente spazio della Red Lab Gallery vengono ulteriormente esaltati grazie a una innovativa modalità di allestimento, il sistema photoSHOWall: moduli-cornice che possono ospitare foto singole originali in tiratura limitata o scomposizioni inedite.

In dialogo con le fotografie di Ulderico Tramacere l’artista Daniele Papuli presenta la sua opera Panta Rei realizzata con materiali plastici per imballaggi.

Il progetto “Ascoltare la Terra”, dopo le mostre di Bruna Rotunno e Ulderico Tramacere continuerà con Nel buio si cela la luce di Erminio Annunzi (aprile/maggio 2019), e Atlas di Alessandra Baldoni (giugno/luglio 2019).

Ulderico Tramacere (Lecce, 1975). Nel 2018 ha partecipato a MIA Photo Fair, nella sezione “Proposta MIA” con Nylon, progetto che ha ricevuto il “Premio MIA Photo Fair / RAM Sarteano” ed è stato esposto nel 2018 nella mostra Verso il cielo (Rocca Manenti, Sarteano, SI). Nel 2017 ha esposto a MIA Photo Fair e ha vinto il premio “Piaceri d’Italia” con l’opera Pecora Nera.  Nel maggio 2017 la fotografia Gatto Nero è stata pubblicata all’interno del volume a tiratura limitata, edito da Henry Beyle, Gatti di Maggio di Vasco Pratolini. Tra i suoi precedenti lavori: Film plastici (2016-in corso), riflessione sul linguaggio documentaristico attraverso l’osservazione di eventi come il terremoto in Centro Italia e il dramma dei migranti in territorio greco-macedone; Arneo (Ed. Grifo, 2015, prefazione di Ferdinando Scianna), libro fotografico sulla storia e l’evoluzione di una porzione di territorio salentino, presentato ed esposto a Lecce (Cantine Moros), Roma (Galleria Gallerati), Milano (Photofestival), Siracusa e Modica (Med Photo Fest) e Bibbiena (CIFA); Lente di Fresnel (2004-in progress), il quale oggi funge da “firma” dell’autore e della sua personale ricerca sul ritratto fotografico, esposto per la prima volta al “Festival Internazionale della Fotografia di Roma” nel 2009; Liber Monstrorum de diversis generibus (2012), bestiario contemporaneo esposto al Centro Italiano della Fotografia d’Autore e presso Art Vilnius (Lituania, 2014).

Red Lab Gallery/MieleVia Solari 46, Milano. Fino al 2 aprile 2019.

Ingresso libero

Orari di apertura: da lunedì a venerdì 15.00-19.00; sabato 10.00-12.30; 15.00-19.00.

De Angelis

 

Angelo Morbelli. Luce e colore a Milano

In occasione del centenario dalla morte dell’artista, Galleria Bottegantica di Milano propone, dal 25 gennaio al 16 marzo 2019, una attenta monografica di Angelo Morbelli (Alessandria, 1853 – Milano, 1919), protagonista della pittura italiana del secondo Ottocento e del Divisionismo, in modo peculiare.

L’esposizione, curata da Stefano Bosi e Enzo Savoia, presenta una selezione di opere fondamentali, alcune mai prima esposte, atte a documentare l’evoluzione del percorso artistico di Morbelli e le sue tematiche di elezione.

“Nell’opera di Morbelli – affermano i Curatori – dimensione realistica e dimensione simbolica parallelamente coesistono. La minuziosa insistenza realistica, mentre ci immerge in una precisa realtà, la esaspera, fa sì che ci appaia in una diversa luce, che le toglie credibilità nella dimensione del reale, la immobilizza, la fissa in emblema”.

Il realismo sociale, che egli interpreta con profonda sensibilità e capacità di analisi, si trasmuta in positività le volte in cui egli si approccia al variegato tema del paesaggio. I suoi paesaggi dominati dall’assenza di figure e di azione, dove l’emozione del pittore trova pieno appagamento nell’aprirsi, in religioso silenzio, alla natura, che è il regno delle cose che si rinnovano da sole, l’ente che possiede e dona la vita.

Ne sono un esempio gli ariosi paesaggi dei ghiacciai valtellinesi o delle montagne piemontesi, le ampie vedute della marina ligure, gli scorci della laguna veneta, colti perlopiù al tramonto, e quelli assolati dell’amato giardino della residenza campestre a La Colma, presso Rosignano, sulle colline del Monferrato. Monti, mare, boschi sono cantati come lezione di vita vera e autentica, nei quali l’animo dell’artista sembra quietarsi.

In Morbelli, la ricerca del Vero e quella del Bello e di immagini idonee a esprimerlo, vanno di pari passo. Come risulta evidente nei dipinti dedicati al lavoro delle mondine, al nudo femminile e all’universo adolescenziale delle ballerine. Quest’ultima produzione, in particolare, è caratterizzata da una raffinatezza formale tale da distinguersi come uno dei momenti più alti raggiunti in pittura dall’artista, dove la visione si piega al sentimento, grazie anche a un uso sapiente e controllato dell’illuminazione e all’elegante messa in posa delle giovani creature, colte nella fugacità di un attimo. La bellezza e la perfezione delle loro forme fuggono dagli eccessi di un realismo troppo esibito. Più che a una rappresentazione realistica ci troviamo di fronte all’esaltazione di una nuova intensità espressiva, occasionata dall’aver conferito alla figura il potere di espansione della propria luminosità interna, in stretta relazione con la qualità della luce-ambiente, in cui essa è calata.

Angelo Morbelli: Luce e colore approfondisce anche, con il contributo di esperti nel settore, il tema della tecnica, specie quella divisionista, che lui ritiene essere la pittura del futuro: “L’affare dei puntini è per me” – scrisse in una lettera del 1895 all’amico Virgilio Colombo “un esercizio pratico, come le scale del pianoforte. Il ridicolo cui i colleghi affettano schiacciare i puntini, mi assomiglia un po’ quello dei padroni dei velieri contro i primi tentativi delle barche a vapore, parendo loro impossibile che un tubo potesse far tanto! La cosa è da noi prevista; ma non farà deviare un ette dal cammino prescelto chi ha la schiena forte! Intanto si vengono ad avere dei risultati maggiori: aria, luce, illusione dei piani e dei toni!”.

ANGELO MORBELLI. Luci e colori.

Milano, Galleria Bottegantica, via Manzoni 45

dal 25 gennaio al 16 marzo 2019, dal martedì al sabato 10-13; 15-19. Ingresso libero.

S. E.

“Another Earth” di Bruna Rotunno

 

Red Lab Gallery/Miele presenta la mostra di Bruna Rotunno, Another Earth, a cura di Gigliola Foschi. L’esposizione è la prima di un ciclo di 4 mostre personali unite dal tema “Ascoltare la Terra”.

Another Earth è una nuova ricerca, creata da Bruna Rotunno durante numerosi viaggi in molti luoghi del nostro pianeta. Ciò che emerge da queste immagini non è però una documentazione geografica o paesaggistica: l’autrice anzi nega qualsiasi visione d’insieme.

Lo sguardo corre vicino alle rocce o sulla superficie scintillante e cangiante del mare, poi entra nel tronco vuoto di un ulivo contorto, quasi volesse immedesimarsi con la sua sofferenza e il suo slancio verso il cielo. Quella di Bruna Rotunno è una fotografia essenziale e vibrante, che si lascia assorbire dalla natura e che, proprio per questo, non la descrive. È una fotografia nata da un incontro intimo e appassionato con la Madre Terra, con la sua energia primigenia, i suoi colori che si accendono di una cromia magica. Queste immagini, pervase da un senso di ineffabile mistero, sono la risposta al richiamo di una natura vista e sentita come un mondo potente, ancora capace di stupire e di offrire esperienze profonde, nelle quali immergersi e rigenerarsi. L’approccio visivo di Bruna Rotunno è infatti magico-rivelatorio, proteso a evocare l’intensità di un legame emozionale e quasi corporeo, tanto da far emergere la forza potente di un universo naturale non piegato ai voleri dell’uomo.

Lo spazio avvolgente e innovativo della Red Lab Gallery / Miele (che presenta il sistema photoShoWall, composto da moduli-cornice che possono ospitare immagini intere o scomposizioni inedite) ha offerto inoltre all’autrice l’opportunità di progettare uno spazio immersivo, dove i visitatori possano entrare nella sua opera e “sentire” l’energia della natura: quella potenza oltreumana – a volte incantata, a volte addirittura “stregata” – che le sue fotografie riescono a comunicare. Non più appese ai muri, come avviene nelle gallerie tradizionali, le sue opere (fotografie e video) divengono spazio ed esperienza.

Il progetto “Ascoltare la Terra”, dopo la mostra di Bruna Rotunno, vedrà esporre: Ulderico Tramacere con Nylon (7 marzo – 1 aprile 2019), Erminio Annunzi con Nel buio si cela la luce (aprile/maggio 2019), Alessandra Baldoni con Atlas (giugno/luglio 2019).

Bruna Rotunno, nata a Matera, vive e lavora tra Milano e Parigi. Ha collaborato per anni con la Condè Nast e con le maggiori agenzie di advertising firmando campagne per clienti come Bmw, Alitalia, American Express, Audi, Loro Piana, Zegna, etc. Autrice che lavora con fotografie e video ha esposto in numerose gallerie sia in Italia che all’estero. Ha avuto una personale alla Triennale di Milano (Shangai 24h, 2010) e ha partecipato alla Biennale di Venezia del 2005 con il cortometraggio Sultans Dream. Il suo lavoro Women in Bali è stato esposto presso la Visual Arts di New Delhi, il Museo d’Arte Orientale di Torino (MAO) e la Sacred Gallery di Hong Kong. In Francia è rappresentata dalla galleria Molin Corvo di Parigi. Ha pubblicato sei libri e vinto due volte il Prix de la Photographie Paris.

Mostra a cura di Gigliola Foschi

Red Lab Gallery/Miele

Via Solari 4, Milano

25 gennaio – 27 febbraio 2019

Orari di apertura

Da lunedì a venerdì 15.00-19.00

Sabato 10.00-12.30; 15.00-19.00

 

De Angelis (anche per la fotografia)

Capodanno allo Zelig

 

Si rinnova il tradizionale appuntamento di Capodanno dello Zelig Cabaret di Milano: lo storico locale comico proporrà una serata di grande spettacolo, con protagonisti alcuni dei migliori comici della squadra dello Zelig televisivo.

Il comico pugliese VINCENZO ALBANO torna sul palco dello storico locale milanese (in Viale Monza al 140) nei panni di capocomico per una serata unica, tra sana ironia e leggerezza e tanto divertimento.

Sul palco dalle ore 23.00, insieme a Vincenzo Albano si alterneranno alcuni dei comici di Zelig più amati come GIANCARLO BARBARA, SILVIO CAVALLO, FEDERICA FERRERO, SIMONETTA GUARINO e GIGI ROCK.

In scena una carrellata di personaggi, di gag, battute, pezzi comici nuovi e di repertorio che divertiranno il pubblico.Tra un numero comico e l’altro via libera alla sensualità di Marlene ClouseaueBig Bottom Berenicee le loro performance di burlesque.

Uno spettacolo di cabaret a 360 gradi,composto da una scaletta di grande intensità ritmica e comica, Vincenzo Albano e il cast di comici convocati assicurano infatti un susseguirsi di situazioni che non lasciano respiro allo spettatore per le numerose risate e che riscalderà l’atmosfera in attesa della mezzanotte e poi… spumante e panettone per tutti! Fino all’alba per fare colazione insieme.

Il programma prevede numerosi interventi dei comici in cast a partire dal presentatore della serata, Vincenzo Albano, che il pubblico televisivo conosce soprattutto per la partecipazione a Zelig e Zelig Time, come “uomo dei tutorial” e per il suo personaggio, il manager Enzo Ratti, ma anche per essere l’intervistatore del programma “People from… Milano” (Zelig TV).

La serata sarà ricca di gag comiche, monologhi, personaggi surreali, numeri comici musicali.

Giancarlo Barbara in scena ripercorrerà alcuni notissimi film e canzoni di successo ponendo degli interrogativi, per poi sorprendere tutti con le sue risposte. Sul palco è solito a interagire con il pubblico coinvolgendolo nel racconto delle sue storie improbabili, cambiando mille espressioni grazie alla sua mimica straordinaria. Con i suoi interventi comici durante la serata di Capodanno, si potrà assistere a una miscela di monologhi e gag sul mondo del cinema, della musica e del kung fu in un comico e sorprendente susseguirsi di citazioni. A tutto questo si aggiungono le esibizioni musicali di Silvio Cavallo che porterà sul palco la sua straordinaria energia eclettica, riversandola in canzoni dalle incantevoli melodie e dalle liriche soavi… e di Gigi Rock, figura di gentile ed estroverso «rocker metropolitano» caratterizzato da una spiccata vena surreale, capace di attirare un pubblico variegato e per questo apparso in trasmissioni televisive come «Paperissima sprint» o «Quelli che il calcio» ed ovviamente «Zelig». Durante la serata di San Silvestro Gigi Rock diventerà Gigi Love con le sue improbabili canzoni d’amore, il poeta Gigi Pulp o il travolgente ballerino Gigi Dance. La notte di San Silvestro a Zelig Cabaret si tinge di rosa con Federica Ferrero, conosciuta soprattutto per il personaggio della Dottoressa Ferrero, una improbabile brevettatrice di oggetti alquanto insoliti e di dubbia utilità e di Simonetta Guarino, che porterà in scena il meglio del suo spettacolo “50 sfumature di Gigio. (Gigio è mio marito)” in cui interpreta Gaia, la stravagante casalinga che, per affrontare le ristrettezze e le difficoltà della vita familiare, si aiuta con calmanti colorati e fughe nel fatato mondo dei saldi dei grandi magazzini. Non mancheranno incursioni dell’ultimo personaggio creato da Simonetta Guarino, Leonarda, rampante manager di ultima generazione dal cinismo dissacrante.

“Da sempre – dichiara Giancarlo Bozzo, direttore artistico di Zelig Cabaret – la formula magica del successo dello Zelig Cabaret non si basa su caviale e paillettes, ma su un’accurata scelta degli artisti e dei testi che propongono, qualcosa che si ripete ogni giorno dell’anno, dal 1 gennaio al 31 dicembre. Ecco perché i migliori comici degli ultimi trentadue anni sono tutti passati di qui, una tappa fondamentale per tutti loro.

E allora, come da tradizione, anche questa volta lo Zelig Cabaret si prepara per offrire una notte di fine anno memorabile per tutti gli amanti del teatro e del cabaret, una serata fra amici semplice, divertente, panacea per il cuore e per la mente, nel suo genere assolutamente unica, da stra-consigliare a tutte le persone cui vogliamo bene. Per ridere e sorridere ancora una volta insieme.”

Vincenzo Albano, alla sua prima volta come conduttore del capodanno comico milanese per antonomasia, risponde: “Vi faremo ridere, divertirvi ed emozionarvi in questa serata che, nonostante durerà 2 anni, volerà come se fossero poche ore! Volete un’anticipazione dello spettacolo? Ok: ad un certo punto faremo un conto alla rovescia, ma non vi dico quando.”

 

Claudia Bianchi