Simon Boccanegra al Teatro Carlo Felice fino al 19 febbraio 2019

“Simon Boccanegra”, foto di  Marcello Orselli –  ed. 2015 

Stasera, venerdì 15 febbraio, alle ore 20.00, al Teatro Carlo Felice di Genova, va in scena il Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi (libretto di Francesco Maria Piave, con aggiunte e modifiche di Arrigo Boito, tratto dal dramma Simón Bocanegra di Antonio García Gutiérrez). L’opera, andata in scena nel 2015 in occasione   dell’ inaugurazione della stagione quale omaggio al capoluogo ligure e alla sua storia, è ambientata, come è noto, nell’epoca in cui nel ‘300 Genova era Repubblica Marinara, tra lotte per il potere, amori contrastati e conflitti tra etica e politica. La versione è quella definitiva in un Prologo e tre Atti approntata da Verdi ventiquattro anni dopo l’originaria versione veneziana e andata in scena per la prima volta al Teatro alla Scala il 24 marzo 1881.

Sul podio, a dirigere l’Orchestra del Teatro Carlo Felice, Andriy Yurkevich, ucraino, Direttore musicale del Teatro Nazionale di Chisinau (Moldavia), musicista che vanta un repertorio che spazia da Mozart ai capolavori del belcanto e verdiani, con una naturale predisposizione verso i maggiori compositori russi, recentemente applaudito a Genova il 18 gennaio in occasione del Gala Jessica Pratt-Michael Spyres.

“Simon Boccanegra”, foto di  Marcello Orselli –  ed. 2015 

L’opera andrà in scena nell’allestimento del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo (prodotto nel 2016 dal Teatro Carlo Felice e dal Teatro La Fenice di Venezia) mentre la regia e le scene di Andrea De Rosa sono riprese da Luca Baracchini. “Sono rimasto fedele al testo – scrive De Rosa – cercando di esaltare quello che secondo me può esserne considerato l’elemento chiave: il mare. Per un uomo di mare come Simone è importante avere sempre un orizzonte visibile, ma il dolore e i palazzi del potere gli precludono la vista di questo orizzonte. Al mare ho attribuito un’importanza primaria rendendolo presente, in forme sempre diverse, per tutta la durata dello spettacolo.“

La messa in scena si avvale delle preziose collaborazioni di Alessandro Lai (Costumi) e di Pasquale Mari (Luci e Video Designer), che, per le sue proiezioni, ha utilizzato riprese di scorci realizzate in Liguria.

“Simon Boccanegra”, foto di  Marcello Orselli –  ed. 2015 

Sul palcoscenico si alterneranno due cast prestigiosi: il baritono Ludovic Tézier e Alberto Gazale nel ruolo di Simone, il soprano Vittoria Yeo e Angela Nisi (Amelia), il genovese Francesco Meli, Matteo Desole (Gabriele Adorno), Giorgio Giuseppini, Roman Lyulkin (Fiesco), Leon Kim (Paolo Albiati), Luciano Leoni (Pietro); Simona Marcello e Alla Gorobchenko (l’Ancella di Amelia) mentre Luisa Baldinetti mimerà il personaggio del fantasma di Maria.

In collaborazione con l’ Associazione Culturale A Cumpagna è stata attivata un’attività promozionale per la divulgazione storica dell’opera finalizzata alla visione della produzione che andrà in scena.

Sinergia con Palazzo Ducale: a partire dal 12 febbraio apertura straordinaria della Torre Grimaldina per visite guidate esclusive e riservate al pubblico dell’opera (sarà necessario esibire il titolo di accesso all’opera).

Intervento musicale con cantanti solisti del Teatro Carlo Felice su arie celebri dell’opera, data e sede da definire

Reciprocità per biglietti ridotti alle mostre “Paganini Rockstar” e Monet e viceversa Simon Boccanegra

Esposizione di un costume di scena nello scalone di Palazzo Ducale

Proiezione su maxi schermo nell’atrio di Palazzo Ducale del manifesto monografico

Per maggiori informazioni consultare il sito http://www.carlofelice.it

Sinergia con Museo di Sant’Agostino: possibilità reciproca di visitare il Museo per gli spettatori dell’opera e assistere alle recite dell’opera per i visitatori del Museo a prezzo ridotto e promozionale.

SIMON BOCCANEGRA

Melodramma in un prologo e tre atti di Francesco Maria Piave

con aggiunte e modifiche di Arrigo Boito

dal dramma Simón Bocanegra di Antonio García Gutiérrez

Musica di Giuseppe Verdi

Direttore Andriy Yurkevich

Regia e scene Andrea De Rosa, ripresa da Luca Baracchini

Costumi Alessandro Lai

Light e video designer Pasquale Mari

Personaggi e interpreti principali:

Simon Boccanegra

Ludovic Tézier (15-17)

Alberto Gazale

Amelia

Vittoria Yeo (15-17)

Angela Nisi

Gabriele Adorno

Francesco Meli (15-17)

Matteo Desole

Fiesco

Giorgio Giuseppini(15-17-19)

Roman Lyulkin

Paolo Albiati

Leon Kim

Pietro

Luciano Leoni

Un’ancella di Amelia

Simona Marcello (15-16)

Alla Gorobchenko

Fantasma di Maria

Luisa Baldinetti

Allestimento

Teatro Mariinskij di San Pietroburgo

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice. Maestro del Coro Francesco Aliberti

Repliche: Sabato 16 febbraio – (F) 15.30; Domenica 17 febbraio – (C) 15.30; Martedì 19 febbraio – (B) 20.00

Marina Chiappa (anche per le fotografie)

La bella addormentata. Balletto sul ghiaccio di San Pietroburgo a Genova

 Giovedì 31 gennaio, alle ore 20.00, al Teatro Carlo Felice di Genova, va in scena il celebre balletto La bella addormentata, il terzo titolo del ciclo Čajkovskij realizzato con il sostegno di Crédit Agricole.

Protagonista, il Balletto sul ghiaccio di San Pietroburgo, fondato nel 1967 e oggi diretto da Kostantin Rassadin. Una Compagnia di danza unica al mondo, che unisce due grandi tradizioni russe, il balletto e il pattinaggio sul ghiaccio, realizzando il miracolo di trasformare uno sport spettacolare in un’arte espressiva. La bella addormentata presentata quest’anno dal Teatro Carlo Felice non è infatti un tradizionale balletto danzato sulle punte, ma bensì una versione speciale danzata sulle lame.

Secondo Rudolf Nureyev La bella addormentata è il «balletto dei balletti», la rappresentazione più pura di quello stile sublime di danza nato dall’approdo, nell’800, della scuola franco-italiana alla corte degli Zar.

E in effetti, basta pensare alla scena del secondo atto in cu la Principessa Aurora danza a turno con quattro pretendenti (il famoso “Adagio della rosa”), considerata una delle prove tecnicamente più difficili, per una étoile, di tutto il repertorio ballettistico. Quanto alla musica di Čajkovskij, molti ritengono che quella per La bella addormentata sia la sua più suggestiva composta per balletto; come ha scritto Vittoria Ottolenghi, è una musica «che, pur nella sua molteplicità, esprime come in un poema sinfonico la storia di una vita: la nascita, la crescita, la magica sospensione del sonno – echi mitici di morte e resurrezione stagionale – e poi il risveglio all’amore, alla vita.»

La direzione dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice è affidata ad un artista di rilievo, Arkady Shteynlucht, direttore dalla lunga esperienza di collaborazione con la compagnia pietroburghese.

La regia è firmata da Oleg Stepanov, mentre scene e costumi sono state realizzati da Olga Osikovskaia e Tatiana Zaikina, Lighting Designer Anatolii Gensirovskii.

Intorno a La bella addormentata:

Lunedì 28 gennaio 2019 – ore 17.30

Auditorium E. Montale

Conferenza illustrativa “La bella addormentata”

in collaborazione con l’Associazione Teatro Carlo Felice

Relatore Elisa Guzzo Vaccarino

Ingresso libero

 

La bella addormentata

Balletto in due atti

Musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij

Coreografie Konstantin Rassadin

Regia Oleg Stepanov

Scene e Costumi  Olga Osikovskaia/Tatiana Zaikina

Direttore d’Orchestra Arkady Shteynlucht

Primi ballerini

Il Re Aleksandr Zavatskov

La Regina Inga Ragosina, Anastasiia Trifonova

La Principessa Aurora  Ekaterina Kostromina, Vera Osipenko

Il Principe Désiré Oleg Iagubkov, Maksim Kudriavtcev

La fata dei Lillà   Ekaterina Kostromina, Aleksandra Igolkina, Evgeniia Cherpakova

Carabosse Viacheslav Vodopianov, Iurii Pototckii, Daniil Pushkarev

La fata Tenerezza Aleksandra Igolkina, Evgeniia Cherpakova

La fata Allegria Mariia Stepanova

La fata Generosità  Ekaterina Filatova

La fata Canarino  Vera Osipenko, Anastasiia Gusarova, Iuliia Bespalova

Catalabutte    Sergei Golodnev, Oleg Kim

Pretendenti   Oleg Iagubkov, Maksim Kudriavtcev, Aleksandr Zavatckov, Oleg Kim, Igor Shelopaev

La fata Diamante Kseniia Lavda

La fata Zaffiro   Ekaterina Filatova, Mariia Berezovskaia

La fata Oro Nataliia Ivanova

La fata Argento   Iuliia Bespalova

La Gatta bianca   Aleksandra Igolkina, Evgeniia Cherpakova

Il Gatto con gli stivali  Iurii Pototckii, Sergei Golodnev

Cappuccetto Rosso Mariia Stapanova

Il Lupo     Georgii Baranov

L’Uccello azzurro Vera Osipenko, Oleg Kim, Oleg Iagubkov, Kostromina Ekaterina

Cortigiani, seguito di Carabosse, cacciatori, danzatori del Balletto

Repliche

Venerdì 1 febbraio – 15.30 (G) – 20.00 (B)

Sabato 2 febbraio – 15.30 (F) – 20:00 (L)

Domenica 3 febbraio – 15.30 (C)

 

 

Marina Chiappa (anche per le fotografie)

Il lago dei cigni al Teatro Carlo Felice di Genova

 Venerdì 11 gennaio, alle ore 15.30 (G) e alle ore 20.00 (A), al Teatro Carlo Felice, va in scena il celebre balletto Il lago dei cigni, il secondo titolo del ciclo Čajkovskij realizzato con il sostegno di Crédit Agricole, al quale seguirà il 31 gennaio 2019, La bella addormentata – balletto sul ghiaccio di San Pietroburgo.

Protagonista, nuovamente il Balletto del Teatro Astana Opera, con la Direzione Artistica di Altynai Asylmuratova, ex prima ballerina del Balletto Kirov del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, grandissima étoile che è stata massima interprete di tutti i principali titoli del balletto classico.

Il lago dei cigni non è semplicemente un balletto classico: è il balletto classico per antonomasia. Incompreso al debutto (Teatro Bolshoi, 1877), è diventato, col tempo, l’emblema della danza sulle punte in tutù bianco. Al punto che la donna-cigno, con i suoi movimenti eleganti, flessuosi ed eterei è ormai l’icona stessa della ballerina classica.

Le origini della vicenda risalgono ad antichi racconti popolari russi e tedeschi incentrati sul mito della donna-animale, un genere molto amato nel romanticismo; e l’intreccio è ricco di risvolti psicoanalitici ancora attuali, come il conflitto tra Odette e Odile, il cigno bianco e il cigno nero, due metà della stessa figura “doppia”. Čajkovskij, uomo lacerato, non meno della principessa protagonista, nella musica del Lago mise tutto se stesso, trasfigurando in note i propri tormenti interiori, a cominciare dal famoso Leitmotiv, pieno di pathos, tragico e fatale.

Il Balletto del Teatro Astana Opera, nel proporre Il lago dei cigni al Teatro Carlo Felice, ha scelto la versione di Marius Petipa e Lev Ivanov del 1895, rivisitata da Altynai Asylmuratova: tra le tante che si sono succedute dall’800 a oggi, quella storicamente più importante, nonché la più durevole.

La direzione dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice è affidata ad un artista di rilievo, Arman Urasgaliyev, che si alternerà con Abzal Mukhitdinov, entrambi applauditi recentemente nella direzione de Lo schiaccianoci.

Le scene sono state realizzate da Ezio Frigerio, i costumi creati da Franca Squarciapino e le luci sono firmate da Virginio Cheli.

 

Marina Chiappa (anche per la foto)

Fabrizio Sinisi vince il Premio Testori 2018 con “Guerra Santa”

 

Fabrizio Sinisi

Guerra Santa è un testo coinvolgente che non può lasciare indifferente chi legge ed ascolta”: con queste parole si chiude la motivazione per cui Fabrizio Sinisi drammaturgo residente del Centro Teatrale Bresciano per il triennio artistico 2018-2020 –vince il prestigioso Premio Giovanni Testori 2018 per la sezione “Letteratura”.

Esito di un progetto iniziato più di due anni fa che ha richiesto un approfondito lavoro di documentazione e scavo storico, il testo “Guerra Santa” è una riflessione inedita e spiazzante su terrorismo islamista e nichilismo europeo, un dramma generazionale che mette in scena uno scontro durissimo fra padri e figli.

Il testo di Fabrizio Sinisi verrà allestito dal Centro Teatrale Bresciano e vedrà il debutto nazionale sul palco del Teatro Mina Mezzadri Santa Chiara di Brescia il prossimo 5 marzo, con la regia di Gabriele Russo e l’interpretazione di Federica Rosellini e Andrea Di Casa. Il testo è in corso di traduzione per successivi allestimenti in Austria, Germania e Romania.

Sono molto felice ed emozionato per questo premio – commenta Fabrizio Sinisi –ancor più prezioso proprio per il ruolo che Testori ha avuto nella mia formazione: un autore fondamentale da cui ho appreso l’idea di teatro come rito, come offerta di sé alla comunità.

Il mio ringraziamento più sincero va al direttore del CTB Gian Mario Bandera, che ha incoraggiato e sostenuto il progetto di “Guerra Santa” fin da prima che venisse scritto”.

Motivazione del Premio Giovanni Testori 2018 – sezione “Letteratura”

Il testo è una tragedia che affonda nel contemporaneo della nostra storia e utilizza il dualismo tra due posizioni diverse, ma specchio della stessa moneta: Padre Lorenzo, un prete cristiano e Laila, una giovane convertita alla religione musulmana. Altro personaggio è Daniele, angelo dello sterminio , grande assente ma motore delle vite che animano la storia. Qui vale l’assunto biblico che gli angeli del male ( gli angeli dello sterminio ) sono fatti della stessa materia di quelli del bene. Dio c’è, ma è terribile perché si comporta come se non esistesse: giunge alle posizioni estreme del nostro vivere, sanguina ma non lo da a vedere, si ricompone infine con una grazia maledetta, di sapore testoriano. Politico e privato si intrecciano in un groviglio di ragioni e passioni che non può che finire in tragedia, individuale e collettiva. Il registro è alto, non aulico ma sostenuto da cadenze che riecheggiano la poesia.

Guerra Santa è un testo coinvolgente che non può lasciare indifferente chi legge ed ascolta.

Collegio dei giurati: Giovanni Agosti, Anna Bernardini, Mauro Bersani, Claudio Ciociola, Davide Colussi, Angelo Curti, Davide Dall’Ombra, Polo Di Stefano, Francesco Frangi, Giovanni Frangi, Maria Grazia Gregori, Silvia Isella, Sandro Lombardi, Valter Malosti, Clelia Martignoni, Remo Melloni, Renato Palazzi, Oliviero Ponte di Pino, Maurizio Porro, Francesco Porzio, Niccolò Reverdini, Alberto Rollo, Roberto Stringa, Claudio Vela, Federico Tiezzi

Fabrizio Sinisi è nato a Barletta nel 1987. Drammaturgo, poeta e scrittore, nel 2012 ha debuttato come autore teatrale con La grande passeggiata, per la regia di Federico Tiezzi. In poesia ha pubblicato La fame e il Contrasto dell’uomo e della donna, con cui ha ottenuto la menzione del Premio Carducci 2015. Nel 2017 il suo La valigia di Ravel viene inserito nel programma del Maggio Musicale Fiorentino, facendone uno tra i più giovani autori rappresentati nella storia della manifestazione toscana. I suoi testi hanno già ottenuto la segnalazione dei più importanti premi di scrittura teatrale in Italia, tra cui il Premio Riccione Tondelli, il Premio Platea e il Premio Testori. Nel 2017 pubblica Tre drammi di poesia, con cui viene selezionato tra i dieci autori italiani del progetto internazionale Fabulamundi. Dal 2010, appena ventitreenne, è dramaturg della Compagnia Lombardi-Tiezzi di Firenze e del Teatro Laboratorio della Toscana, nonché docente di Drammaturgia presso la Scuola di Scrittura Flannery O’Connor di Milano. Dal 2017 è artista residente presso il CTB – Teatro Stabile di Brescia. Nel 2018 vince il Premio Testori per la Letteratura. Da anni collabora con i maggiori registi e teatri italiani. Suoi lavori sono stati tradotti e rappresentati anche in Austria, Croazia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Romania, Svizzera e Stati Uniti.

 

Véronica Verzeletti (anche per la fotografia)

 

 

West Side Story al Teatro Carlo Felice di Genova

 

Dopo il grande successo dello scorso anno, martedì 1 gennaio 2019 alle ore 16.00, al Teatro Carlo Felice torna West Side Story.

Il capolavoro di Leonard Bernstein, Jerome Robbins, Arthur Laurents e Stephen Sondheim che ha rivoluzionato la storia della musica, nel quale si fonde il giusto connubio tra linguaggio popolare e stile colto, un’opera che travalica i generi e le generazioni, il più famoso musical di Broadway in scena in un’edizione rinnovata ma fedele all’originale proposta in lingua originale con dialoghi in italiano.

Questo grande allestimento, vedrà la regia di Federico Bellone (Viale del Tramonto, A qualcuno piace caldo, Mary Poppins della Disney, Flashdance) ripresa da Chiara Vecchi con le coreografie originali di Jerome Robbins riprodotte da Fabrizio Angelini.

A dirigere l’Orchestra e il Coro del Teatro Carlo Felice, sarà il giovanissimo quanto talentuoso Alpesh Chauhan, direttore inglese, dotato di ampia sicurezza e disinvoltura con una capacità introspettiva e un’espressività fuori dal comune che, fin dalle sue prime apparizioni in pubblico, ha confermato un’autorevolezza musicale indiscutibile per il modo di entrare nel cuore di una partitura ottenendo un pieno coinvolgimento da parte dell’orchestra.

Il cast che interpreteranno le indimenticabili melodie e i coinvolgenti ritmi della partitura di Bernstein comprende numerosi artisti di altissimo livello tra i quali spiccano Luca Giacomelli Ferrarini (Tony), Caterina Gabrieli (Maria), Simona Di Stefano (Anita), Giuseppe Verzicco (Riff) e Mark Biocca (Bernardo).

Una storia d’amore ma anche un action thriller, West Side Story è tutto questo, un amore sfortunato tra due giovani, Tony e Maria, la cui felicità è distrutta dall’odio tra le due bande rivali alle quali appartengono: i Jets e gli Sharks, il tutto ambientato nella giungla urbana della New York degli anni Cinquanta. Il musical conobbe un ulteriore successo anche nella sua versione per il grande schermo: l’omonimo film con Natalie Wood vinse 10 premi Oscar, 3 Golden Globe e il Grammy Award per la colonna sonora. Adattamento del celebre Romeo e Giulietta di Shakespeare, il capolavoro di Bernstein unisce ritmi travolgenti di mambo e samba con melodie affascinanti che sono rimaste nella memoria collettiva quali “Maria”, “America”, “I Feel Pretty” e “Tonight”.

Ricordiamo che sabato 29 dicembre – ore 16.00 – presso l’Auditorium E. Montale, si svolgerà la Conferenza illustrativa a cura di Lorenzo Costa in collaborazione con l’Associazione Amici del Carlo Felice e del Conservatorio N. Paganini – ingresso gratuito.

 

Marina Chiappa (anche per le fotografie)

Sindrome italiana

La Sindrome italiana è una patologia psichica che colpisce soprattutto le badanti, molto spesso originarie dei Paesi dell’Est europeo, che vivendo a lungo nel nostro Paese, adattandosi ai nostri stili di vita grazie ai quali hanno un lavoro sicuro che, spesso, è vitale per loro stesse e per i familiari rimasti in patria, non sono più in grado di adattarsi allo stile di vita proprio tornando a casa. Là trovano cambiati figli, mariti, genitori; si sono appropriate della vita italiana e non ne hanno più una loro. Spesso costrette (per necessità, per voler fuggire da una situazione non libera per mille ragioni) a lavorare 24 ore su 24 accudendo bambini o anziani e svolgendo pulizie di casa e uffici, dimenticano se stesse, la loro dignità di donne e si snaturano diventando l’alter-ego di chi, qui, ha bisogno di loro. Pertanto non sono più loro stesse e, viceversa, quando tornano a casa, non sono più, o non sono abbastanza, italiane. Gli psichiatri diagnosticano per queste donne una depressione che è particolare, è “italiana”, Paese dove più che in altri esse trovano lavoro. Tornando in Patria diventano silenziose, introverse, si sentono e sono sole, non mangiano, hanno istinti e manie suicide. Insomma, vivono un forte coinvolgimento emotivo che ha zone di luce e molte di ombra. Il teatro ha già indagato colf e badanti, proprio a Brescia con il capolavoro “La badante” di alcuni anni fa. Ed oggi ci troviamo di fronte ad un’opera teatrale ben congegnata, ben fatta, bella da vedere e da vivere.

Ottima l’idea che porta in scena tre donne italiane che, per necessità, trovano lavoro come badanti. La situazione personale delle tre è talmente drammatica che porta a ridere. Intanto partendo dall’idea, dallo svisceramento di un bisogno che si fa azione e scelta, per poi accedere al famoso ufficio di collocamento in cui essere italiana e cercare lavoro come badante è improponibile. Per cercare di farsi considerare per il collocamento, le tre amiche si inventano ogni capacità: infermiera, pedagogista; capaci di pulire, lavare, stirare, riordinare, cucinare, accudire. Tutto ininterrottamente, perché non c’è tempo da perdere: sono disposte a non dormire, a non mangiare, a non avere ore libere, a non avere nemmeno una camera da letto. Comicità e dramma vanno sapientemente a braccetto, anche grazie alla perfetta mimica facciale e al generale non verbale delle tre: Manuela Mandracchia, Sandra Toffolatti, Mariàngeles Torres, con la straordinaria Monica Bianchi, dirette da Lucia Calamaro che ha anche scritto il testo. La produzione è CTB in collaborazione con Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia e TeatroDue di Parma, su progetto MitiPretese. Belle le scene e i costumi di Roberta Monopoli.

L’originalità sta proprio nel non volere raccontare la vita degli altri, ma di calarvisi dentro senza perdere di vista la vita che è proprio tragica, drammatica e, pertanto, divertente. Almeno per gli spettatori che si vedono scappare via davanti uno spaccato di vita leggero e capace di fare profondamente riflettere. Su cosa? Sulla donna sola che proprio perché sola è perfetta per un lavoro accanto ad una persona anziana da accudire ma che non parla, che la lascia nel vuoto e nel silenzio, nella disperazione di vedere morire chi è nelle sue mani e che è la ragione del suo organizzare la propria vita. Il vecchio, o la vecchia, in modo intercambiabile, è su un letto d’ospedale, sulla sedia a rotelle, in poltrona. È da imboccare, cambiare, lavare; bisogna dargli o darle amore, comprensione. E qualche attimo di gioia, come per il suo compleanno. Se la badante ha figli li deve abbandonare e non basta inviare un giocattolo per fare capire che la mamma c’è, è vicina, lo fa per te, per permetterti tutto quello che hai. Perché ogni figlio risponde, o rispenderebbe, che avrebbe preferito avere vicino la mamma che un nuovo peluche per Natale. Si accudiscono vecchi e si lasciano soli i propri, nel disgregamento dei rapporti familiari e sociali che non possono essere sostituiti dai social. Ecco dunque che il malato, anziano, uomo o donna che sia, danza nella sua mente persa nella demenza senile e crea un gioco di luci e ombre, immagini che si stemperano sulle pareti di una stanza che non sono mai quelle dei muri, ma quelle della nostra vita. Un lavoro molto ben costruito, reso leggero e bello da vedere, consigliabile sempre, per chi ha il problema e chi no, perché trasmette anche l’empatia per il malato e per il male che può colpire chiunque in ogni momento. Sperando di trovare qualcuno che poi si occupi anche di noi.

Da non perdere.

 

Alessia Biasiolo

(foto di scena di Umberto Favretto)

 

 

 

 

Duecento anni fa nasceva Antonio Bazzini, virtuoso del violino

A conclusione del “Festival Antonio Bazzini. Brescia e l’Europa. 1818-2018”, iniziativa del Conservatorio “Luca Marenzio” di Brescia in collaborazione con il CTB, in scena un lavoro per approfondire la figura di un illustre musicista bresciano praticamente dimenticato. In occasione del bicentenario dalla nascita, la sua città natale si è ricordata di Antonio che l’ha resa famosa in mezza Europa: violinista d’eccezione, capace di recupero dei musicisti del passato, premiato e ammirato in molti Paesi, non era profeta in patria, come spesso succede. Considerato da Schumann, Mendelssohn, Rossini, amato dal pubblico, paragonato a Paganini e al suo estro diabolico, compositore insignito dalle corti europee, critico del verdismo imperante e incapace di accettare il semplicismo per continuare a sperimentare innovazioni, anche grazie alle sue notevoli competenze acquisite viaggiando, purtroppo una di quelle persone che dice la verità, a Brescia non veniva considerato per le sue alte doti. Il lavoro teatrale messo in scena al Teatro Santa Chiara-Mina Mezzadri di Brescia il 16 e 17 scorsi, ha ripercorso la biografia del virtuoso, sottolineando le sue innumerevoli qualità. Eppure non gli ha troppo reso onore. Il lavoro prevedeva la lettura dei testi e non la recitazione. Chi impersonava lo stesso Bazzini, dall’abito stropicciato, leggeva la propria storia, senza essere capace di raccontarla e raccontarsi nemmeno per le battute dialogiche. Lo stesso per le tre attrici spalla. Troppe le allusioni e poco il detto per la biografia privata, resa maliziosa senza dare allo spettatore la veridicità dei fatti, con toni da pettegolezzo poco adatti al rispetto di una figura evidentemente troppo grande per i tempi e, forse, anche per l’oggi. Indubbiamente Antonio Bazzini aveva pregi e difetti, ma era un personaggio capace di vivere ad alto livello, lavorando assiduamente, per metà delle corti europee, meritandosi il tributo dei grandi della musica e dei mecenati; sarà stato inviso ai concittadini, forse incapace di dirigere il Conservatorio milanese, ma certo troppo colto e bravo per poter essere al livello comune. L’industria culturale del tempo, Ricordi in testa, non avrà saputo sfruttare la sua capacità e forse lui era troppo poco propenso alle doti salottiere all’infuori del proprio sapere musicale, ma di certo anche oggi non gli si è dato tutto l’onore che, finalmente, meriterebbe.

 

 

 

Alessia Biasiolo