“Cena con eclissi” a favore della Fondazione Ado

Uno spettacolo teatrale divertente ma anche benefico, perché gli incassi verranno devoluti a favore delle attività della Fondazione Ado di Ferrara, che si occupa di assistenza domiciliare oncologica. È la commedia con inserti di musica e danza che si intitola “Cena con eclissi”, in programma sul palco della Sala Estense nelle serate di venerdì 18 e sabato 19 novembre (ore 21) e nel pomeriggio di domenica 20 novembre 2022 (ore 15.30). Protagonista in scena sarà la compagnia Teatro Studio, che ha organizzato lo spettacolo a favore della Fondazione Ado. È prevista la partecipazione del Teatro Danza di Anna Lolli con un intervento esterno del danzatore Federico Carturan e la partecipazione straordinaria di don Stefano Zanella.

“L’evento – ha sottolineato l’assessore Coletti – fa parte di una delle molteplici attività di Ado che l’amministrazione ha il piacere di sostenere e supportare attraverso il suo patrocino. L’intero ricavato sarà devoluto a favore della Fondazione Ado, per continuare a sostenere le encomiabili attività di assistenza, garantite gratuitamente a cittadini malati a domicilio, in ambulatorio e negli hospice. Con il patrocinio a questa iniziativa, l’Amministrazione comunale vuole ribadire ancora una volta la propria vicinanza e la propria riconoscenza a una realtà come quella della Fondazione Ado che, con la professionalità e la competenza di tutto il proprio personale, da sempre svolge, nel nostro territorio, un impareggiabile ruolo di supporto e accompagnamento per i malati e le loro famiglie”.

La consigliera della Fondazione Ado Mirabella ha quindi ricordato che “Questo spettacolo è dedicato alla memoria di tre nostri amici e membri della compagnia che purtroppo non sono più con noi: Adele Barone, Luca ‘Ciccio’ Montanari e Rita Buoso, che ci ha lasciati da poco”.

“La nostra è una compagnia amatoriale – ha infine raccontato il regista e coordinatore della serata Tebaldi – formata da un gruppo di amici che da ormai vent’anni organizza spettacoli a scopo benefico. Nel corso degli hanno fatto parte della compagni un centinaio di persone fra attori, ballerini e cantanti. Lo spettacolo sarà una commedia in cui ci sarà anche un balletto iniziale, dedicato ai nostri compagni venuti a mancare, con le coreografie di Benedetta Mantovani e Elisa Ardizzoni del gruppo Teatro Danza di Anna Lolli”.

Per info e prevendite dei biglietti: Fondazione Ado onlus, via Veneziani 54, Ferrara, tel. 0532 977531.

Alessandro Zangara

Al Camploy la nuova stagione degli amatoriali

Sei mesi di teatro amatoriale. Prende il via il 29 ottobre la nuova stagione ‘Verona passione teatro’ organizzata dal Comune di Verona con le compagnie amatoriali del territorio. Al Camploy, fino a fine aprile, il sipario si alza per 19 spettacoli, in orario sia pomeridiano che serale. Un ricco programma all’insegna del divertimento e della comicità.Il teatro amatoriale veronese è una significativa proposta che caratterizza l’offerta culturale cittadina – afferma l’assessora alla Cultura Marta Ugolini- . Lo anima infatti una grande passione e la volontà di offrire al pubblico spettacoli di alta qualità. Ringrazio gli uffici dello Spettacolo che rendono possibile una rassegna così vasta, sia per numero di rappresentazioni che varietà di generi proposti”.Fa da apripista la Compagnia Gino Franzi (29-30 ottobre) con la commedia musicale Cuore matto – Cronaca semiseria dietro le quinte, un viaggio dietro le quinte di una piccola compagnia di provincia che deve affrontare una grande impresa. Le donne e le loro mille sfaccettature sono al centro della commedia Andrà tutto bene messa in scena da La Tiraca (12-13 novembre). L’Odissea infinita è il titolo proposto da TrixTragos, un viaggio lungo 3000 anni che segue la rotta dello spingersi oltre il limite mediante la forza e il coraggio (19-20 novembre). Chiude il mese di novembre La Pocostabile, con Tutti in campagna! (26-27 novembre), commedia che racconta i rapporti tra alcuni personaggi della Venezia post-unitaria durante una gita fuori porta. L’unico appuntamento di dicembre è quello con GTV Niù (10-11 dicembre), che porta in scena In Panne, una commedia il cui umorismo si lega a grandi temi quali giustizia, coscienza, destino e individualità.A gennaio vanno in scena 3 spettacoli: Gianburrasca, a cura di Zeropuntoit (14-15 gennaio); La Dieta, messa in scena da Artefatto Teatro (21-22 gennaio), una commedia ambientata in una palestra molto esclusiva e particolare, che vedrà parte dei sui clienti ribellarsi ad alcune angherie; e infine la compagnia GAD Renato Simoni APS in Sogni sull’Adese… e dintorni (28-29 gennaio), un viaggio con la fantasia lungo il fiume della nostra città.4 sono gli spettacoli in programma a febbraio: si inizia con La nonna, messa in scena dal Teatro Armathan (4-5 febbraio), una delle commedie più conosciute del teatro argentino; segue il giallo 8 donne e un mistero proposto dal G.T. Einaudi – Gallilei (11-12 febbraio); Duparùn la rivisitazione proposta da Estravagario Teatro del testo “Il servitore di due padroni” di Goldoni; e per finire la Compagnia Giorgio Totola (25-26 febbraio)porta sul palco I pettegolezzi delle donne, altra brillante commedia dell’autore veneziano.Altrettanto ricco di appuntamenti è il mese di marzo. Si inizia con l’originale commedia Prima della prima. Il mondo fuori squadra della Compagnia dell’Arca (4-5 marzo), che vede un improbabile gruppo di attori cercare di mettere in scena l’Amleto di Shakespeare. Seguono La Maschera con Il cornuto immaginario (11-12 marzo), commedia che ci trasporta nella Francia di Luigi XIV e la compagnia ACT Tabula Rasa con un altro classico goldoniano: La Locandiera (18-19 marzo). Chiude il mese lo spettacolo Chi è di scena: il nostro 8 ½ de La Bugia APS, che racconta che cosa accade ad un gruppo di attori quando viene negato loro di andare in scena a commedia pronta.Chiudono la rassegna: Il matrimonio era ieri di Micromega, che ci mostra cosa succede se lo sposo salta il giorno delle proprie nozze (1-2 aprile); l’unico musical della rassegna è Bacialo Kate – Una Bisbetica in Scena del CMT Musical Theatre Company, dove finzione e realtà sono molto difficili da distinguere (15-16 aprile); e Delitto sul Nilo, il classico di Agatha Christie portato in scena dalla compagnia Verbavolant (22-23 aprile).Il calendario è stato presentato oggi in municipio. In rappresentanza delle compagnie amatoriali veronesi erano presenti Fabrizio Piccinato di ArteFatto Teatro e Marco Cantieri di Teatro Armathan.Ringrazio il Comune per la preziosa collaborazione, l’auspicio è che si possa lavorare tutti insieme per far crescere questa rassegna, tra le più importanti nel panorama nazionale” ha detto Piccinato.Ci contraddistingue la volontà di fare ricerca e sperimentare – ha aggiunto Cantieri-. Crediamo fortemente nella qualità della rassegna e lavoriamo per migliorarla sempre di più”.Il programma completo e tutte le informazioni sono disponibili sul sito del Comune.Mail teatrocamploy@comune.verona.it, tel. 045 800 95 49, orari spettacoli, sabato ore 21 e domenica ore 16.30.Roberto Bolis

Perlasca, il coraggio di dire no” a Monza

La Cappella Espiatoria di Monza (via Matteo da Campione, 7) accoglie martedì 6 settembre, con inizio alle ore 20.30, il sesto e penultimo appuntamento del nuovo Festival Voci Umane. Musei e teatro di narrazione, organizzato dalla Direzione regionale Musei Lombardia, diretta da Emanuela Daffra, e affidato alla direzione artistica di Maria Grazia Panigada.

Ad essere messo in scena alla Cappella Espiatoria di Monza è Perlasca, il coraggio di dire no di e con Alessandro Albertin, regia Michela Ottolini, produzione Gli Incamminati, Teatro di Roma, Overlord Teatro. 

In un luogo che rappresenta uno dei grandi conflitti del “secolo breve”, dove un anarchico venuto dall’America, dopo le violentissime repressioni del generale Bava Beccaris, sparò al re d’Italia dando alla sua azione il valore astratto di un teorema (Non ho ucciso Umberto, ho ucciso un re, ho ucciso un principio) ascolteremo una storia di quieta rivolta fattiva. 

Siamo a Budapest, nel 1944. Giorgio Perlasca, un commerciante di carni italiano, è ricercato dalle SS. La sua colpa è quella di non aver aderito alla Repubblica di Salò. Per i tedeschi è un traditore e la deve pagare. In una tasca della sua giacca c’è una lettera firmata dal generale spagnolo Francisco Franco che lo invita, in caso di bisogno, a presentarsi presso una qualunque ambasciata spagnola. In pochi minuti diventa Jorge Perlasca e si mette al servizio dell’ambasciatore Sanz Briz per salvare dalla deportazione quanti più ebrei possibile. Quando Sanz Briz, per questioni politiche, è costretto a lasciare Budapest, Perlasca assume indebitamente il ruolo di ambasciatore di Spagna. In soli 45 giorni, sfruttando straordinarie doti diplomatiche e un coraggio da eroe, evita la morte ad almeno 5.200 persone. A guerra conclusa torna in Italia e conduce una vita normalissima, non sentendo mai la necessità di raccontare la sua storia, se non a pochi intimi. Vive nell’ombra fino al 1988, quando viene rintracciato da una coppia di ebrei ungheresi che gli devono la vita.

Voluta da Vittorio Emanuele III per commemorare il luogo in cui il padre Umberto I venne ucciso dall’anarchico Gaetano Bresci il 29 luglio 1900, la Cappella Espiatoria di Monza è un monumento alto ben 35 metri. Sovrastata da una stele con una croce in alabastro, ospita al suo interno una cripta – ricca di mosaici e di preziosi marmi – e una cappella, anch’essa interamente coperta da decorazioni musive. Realizzata su progetto dell’architetto Giuseppe Sacconi, sorge all’interno di un parco chiuso all’ingresso da una cancellata artistica (opera di Alessandro Mazzucotelli) e sul fondo da un’esedra di imponenti dimensioni, rivestita da un mosaico in ciottoli bicromi.

Il costo del biglietto è di euro 5.00.

Nella location i posti a sedere sono limitati; si consiglia pertanto di portare con sé un telo o un cuscino per sedersi a terra e anche una torcia per illuminare il percorso.

In caso di pioggia l’iniziativa si terrà nella Sala Picasso – Binario7 a Monza. 

S.E.

OperaInCanto

Il Festival quest’anno è intitolato Bestiaire: Le Coq, Babar et une méduse ed è dedicato a Erik Satie, musicista stravagante, esoterico, ironico, osannato da alcuni come un genio che non si accodava alle mode e al conformismo mentre altri lo denigravano come personaggio bizzarro ed eccentrico ma di poca sostanza. Oltre che a Satie il festival è dedicato più in generale alla scuola musicale francese del primo Novecento e ai poeti che l’hanno ispirata, in particolare Mallarmé, Apollinaire e Cocteau, negli anni geniali, favolosi ed irripetibili in cui Parigi era la capitale mondiale dell’arte.

Nel Chiostro di San Francesco di San Gemini stasera musiche di Poulenc, De Severac, Debussy e Ravel saranno eseguite dal duo pianistico Antonio Ballista-Bruno Canino, noto letteralmente in ogni angolo della terra. Si può ben dire che ha fatto la storia della musica negli ultimi cinquant’anni, perché è stato il primo a far conoscere innumerevoli nuove musiche, spesso scritte proprio per loro dai più importanti compositori di questo periodo. Il giorno dopo saranno ancora loro a dare inizio a una maratona pianistica che si svolgerà sempre a San Gemini ma al Teatro Comunale dalle 8 di mattina alle 21 di sera(!). Ballista e Canino lanceranno letteralmente la monetina per decidere chi inizierà a suonare una sterminata composizione del 1893, a cui Satie ha dato il titolo piuttosto sadico di Vexations. Consiste in ottocentoquaranta ripetizioni dello stesso breve brano, che creano un effetto che si potrebbe definire allucinogeno, per cui si perde quasi il senso del tempo e dello spazio. Ballista e Canino daranno il via e poi continueranno tanti altri pianisti, sia noti che giovani. Naturalmente si può scegliere di ascoltare solo una parte di questa maratona.

Alle 21, subito dopo queste Vexations, si svolgerà il concerto finale del festival. Con un netto cambio di registro i sette ottimi strumentisti dell’Accademia Erard eseguiranno brevi e gradevolissime musiche da camera di Mozart e Rossini, capolavori di concisione e sublime leggerezza, e di Antonio Rolla, contemporaneo di Rossini, meno famoso ma meritevole di essere riscoperto.

Infine dopo un mese di pausa il festival riprenderà ad ottobre con tre spettacoli di teatro musicale: Queste le anticipazioni sul progrmma: La storia di Babar l’elefantino e altre fiabe l’1 a San Gemini, Die schöne Magelone il 4 a Terni (entrambi questi spettacoli sono dedicati al progetto Operascuola) e la prima assoluta dell’opera Sogno (o forse no) di Matteo D’Amico e Sandro Cappelletto l’8 a Terni con due recite, una per Operascuola e una per il pubblico adulto.
Mauro Mariani

“La lista. Salvare l’arte: il Capolavoro di Pasquale Rotondi” a Cividate Camuno

Sarà il Parco Archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro di Cividate Camuno ad accogliere, sabato 27 agosto con inizio alle ore 20.30, il secondo appuntamento del nuovo Festival Voci Umane. Musei e teatro di narrazione, organizzato dalla Direzione regionale Musei Lombardia, diretta da Emanuela Daffra, e affidato alla direzione artistica di Maria Grazia Panigada.

Nel contesto del Teatro e dell’Anfiteatro romano del Parco Archeologico, Laura Curino farà conoscere la vicenda di un uomo ordinariamente straordinario, Pasquale Rotondi, cui il mondo dell’arte e della cultura dovrebbe rendere quotidianamente omaggio.

La lista. Salvare l’arte: il Capolavoro di Pasquale Rotondi è il titolo dello spettacolo con di e con Laura Curino, che si avvale della collaborazione alla messa in scena di Gabriele Vacis, di Alessandro Bigatti (scelta musicale e tecnico di scena). La locandina della serata cita anche, per le ricerche storiche e l’assistenza alla drammaturgia, Beatrice Marzorati e, per le ricerche storiche e l’organizzazione, Federico Negro. Ideazione, produzione e distribuzione: Silvia Brecciaroli e Paola Cimatti – Formula Servizi per la Cultura.

Pasquale Rotondi, un uomo “Corretto. Scrupoloso. Una bella famiglia, cui cerca far ritorno ogni sera. Una moglie bellissima cui regala sempre – tra tanti gesti gentili – un mazzo di violette il primo giorno di primavera. Due bimbe che non devono sentir parlare di lavoro, ma essere allegre e diligenti”. Sotto questo quadretto di normalità quotidiana si nasconde l’uomo che ha salvato quasi 10.000 preziosissime opere d’arte italiane dalla rapacità nazista e dalla distruzione bellica. Il tutto nel più grande segreto.

Lo si deve a lui se i nazisti non sono riusciti a mettere le mani sui Giorgione, Tintoretto, Piero della Francesca, Lotto, Mantegna, Donatello, Correggio, Caravaggio, Tiepolo e tanti altri capolavori delle Marche, del Veneto e della Lombardia, di Roma e di Napoli. È un racconto di avventura, di luoghi preziosi (Palazzo Ducale di Urbino, Rocca di Sassocorvaro, Residenza del Principe di Carpegna), di opere di immenso valore portate in salvo da un pugno di persone senza denaro e senza strumenti. Solo l’intelligenza e la capacità organizzativa di un uomo come Rotondi poteva farcela, contro tutto e contro tutti. È una storia che dà coraggio, fa riflettere sul significato della parola “responsabilità”.

Riascoltare questa vicenda in un luogo che negli ultimi decenni ha visto il proprio volto e la propria identità riplasmata grazie alle scoperte dell’archeologia ne svela tutta la potente attualità.

Palcoscenico della messa in scena è un Parco Archeologico tra i più interessanti a nord del Po. Il Parco Archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro di Cividate Camuno è collocato nel cuore dell’antico centro romano di Civitas Camunnorum. Il sito offre un eccezionale spaccato della città antica vantando i resti di un anfiteatro, riportato interamente alla luce nelle strutture perimetrali, e di un teatro, oggi visibile per un terzo del totale. Appartiene al complesso anche una serie di strutture e di ambienti di servizio, tra i quali un sacello e delle piccole terme. La posizione degli edifici è splendida, sia dal punto paesaggistico che funzionale: addossati al colle del Barberino, teatro e anfiteatro si appoggiano al pendio naturale.

Parco Archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro – Via Mosè Tovini, 1 – Cividate Camuno (BS). Il costo del biglietto è di euro 5.00. In caso di pioggia l’iniziativa si terrà nell’Auditorium parrocchiale di Cividate Camuno.

Il museo sarà visitabile gratuitamente, secondo gli orari di apertura previsti, presentando il biglietto dello spettacolo il giorno stesso della rappresentazione o entro la settimana successiva.

Info e contatti: Tel. 02 80294405/ +39 340 60 64 866

federicamaria.pennisi@cultura.gov.it

S.E.

Voci umane. Musei e teatro di narrazione

Marco Paolini, Laura Curino, Marco Baliani, Silvia Giulia Mendola, Lucilla Giagnoni, Alessandro Albertin, Antonio Catalano… protagonisti, da oggi, 24 agosto, al 7 settembre, della prima edizione di Voci Umane. Musei e Teatro di Narrazione, il nuovo festival del teatro di narrazione promosso dalla Direzione regionale Musei Lombardia (Ministero alla Cultura) per volontà della direttrice Emanuela Daffra.

Ad accogliere e proporre le sette serate di questa importante edizione d’esordio sono altrettante sedi museali statali della Lombardia.

Il debutto è avvenuto in Valle Camonica oggi, al Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri (Naquane) con Antenati.

Il 27 agosto, protagonista al Parco Archeologico del Teatro e dell’Anfiteatro di Cividate Camuno è Laura Curino con La lista. Salvare l’arte: il Capolavoro di Pasquale Rotondi.

L’indomani, il 28 agosto, Palazzo Besta a Teglio ospita Marco Baliani in Kolhaas.

La Villa Romana di Desenzano del Garda propone, nella serata del 3 settembre, La casa degli spiriti di Isabelle Allende, con Silvia Giulia Mendola.

Al Parco Archeologico di Castelseprio, davanti alla suggestiva chiesa di Santa Maria foris portas, Vergine Madre con Lucilla Giagnoni (4 settembre).

Il 6 settembre, a Monza, la Cappella Espiatoria fa da sfondo alla rievocazione della vicenda di Giorgio Perlasca proposta da Alessandro Albertin con Perlasca, il coraggio di dire no.

Chiude infine la rassegna Il Vangelo raccontato da un asino patentato, con Antonio Catalano, il 7 settembre al Museo Archeologico Nazionale della Lomellina a Vigevano.

“Questo – afferma la direttrice Daffra – è il numero zero, peraltro molto denso e di altissimo livello – di un progetto destinato a connotare la proposta culturale estiva dei nostri Musei. È un festival riservato al “teatro di narrazione”, ambito – almeno sino ad ora – non presente nel pur amplissimo panorama dei festival italiani. La scelta degli spettacoli si sposa con i luoghi, che si legano agli spettacoli pur senza esserne “raccontati”. Cito il caso di Cividate Camuno, località che, a causa di notevolissime scoperte archeologiche, ha letteralmente cambiato volto. Tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute hanno valorizzato queste scoperte come elemento identitario del luogo, da preservare e valorizzare. Qui dunque si è scelto di raccontare l’epopea di Pasquale Rotondi, l’uomo che durante la seconda guerra mondiale ha messo in salvo decina di migliaia di opere d’arte.

Punto di partenza è la naturale capacità di racconto dei musei, soprattutto i piccoli musei di territorio, che questa prima edizione ha scelto di privilegiare.”

“Sarà un po’ come collocarsi nelle pieghe del mondo per ascoltarne il cuore – afferma il direttore artistico Maria Grazia Panigada – avremo il privilegio di dare tempo all’antico rito del narrare in luoghi in cui la mano dell’uomo ha lasciato la sua impronta profonda. Sul finire del giorno o al calare della notte, avverrà un incontro che, ogni volta, sarà unico ed irripetibile, un tempo sospeso in cui stare vicini ad ascoltare una storia. I protagonisti sono stati chiamati non solo perché grandi narratori e narratrici, ma per la profondità del loro sguardo che, con uno stile unico, ci condurrà in sentieri leggendari o in storie reali. Incontreremo Michele Kohlhaas, allevatore di cavalli, e Giorgio Perlasca, salvatore di uomini, Francesca da Rimini con la sua passione e Clara, moglie di Esteban Trueba, con la sua forza…

Assumere la direzione artistica di questa rassegna è per me una gioia ed una emozione, il desiderio è che ciascuno possa assaporare il gusto di questo narrare e portarsi a casa il profumo e il ricordo di questi luoghi di bellezza.”

Il costo del biglietto per ciascuno spettacolo è di € 5.00. È inoltre prevista la possibilità di acquistare un abbonamento all’intera rassegna (€ 20.00). Ai titolari dell’abbonamento è richiesto di confermare la propria partecipazione agli spettacoli inviando una mail avente come oggetto il titolo dello spettacolo al seguente indirizzo mail: federicamaria.pennisi@cultura.gov.it.

Le prenotazioni saranno aperte a partire dalla fine di luglio sul sito www.vivaticket.com.

I musei che ospiteranno di volta in volta i vari appuntamenti saranno visitabili gratuitamente, secondo gli orari di apertura previsti, presentando il biglietto dello spettacolo il giorno stesso della rappresentazione o entro la settimana successiva.

In caso di pioggia gli spettacoli avranno una sede alternativa che sarà comunicata successivamente sui canali ufficiali della Direzione.

S.E.

Al Teatro Camploy “Le baruffe in famegia”

Una buona dose di ironia per rappresentare i dissapori, le invidie, gli equivoci e le litigate che scandiscono la vita di una famiglia medio borghese di Venezia. ‘Le baruffe in famegia’ di Giacinto Gallina è lo spettacolo che andrà in scena domenica 22 maggio, alle 21, al Teatro Camploy.

La serata, organizzata dalla Prima Circoscrizione, vedrà sul palcoscenico la Compagnia Teatrale Verbavolant. E le risate non mancheranno. La trama, infatti, ruota attorno all’eterno conflitto tra suocera e nuora, due donne continuamente divise tra puntigli e litigi alimentati dalle maldicenze di una serva, di due zie e da un promesso sposo.

Con la regia di Laura Mistero, sul palco ci saranno Stefania Zordan, Laura Mistero, Michael Romio, Roberta Bacilieri, Miriam Fresco, Elena Zocca, Luigi Arreghini e Matteo Bortolami.

“Un’occasione simpatica per tornare a teatro e per vivere una serata all’insegna della socialità e del divertimento” ha dichiarato il presidente della Prima Circoscrizione.

La partecipazione è libera, prenotazioni al numero 3482483259 o tramite mail all’indirizzo verbavolant_2002@yahoo.it.

Roberto Bolis

“Vita di Mario. Storia d’amore e di amicizia”

Domenica 24 aprile 2022 alle 16 alla sala Estense (piazza del Municipio a Ferrara), si terrà la rappresentazione teatrale “Vita di Mario. Storia d’amore e di amicizia“, tratta dall’omonimo volume di Andrea Tugnoli (Editrice Tresogni, Ferrara). L’appuntamento, ad ingresso gratuito, è inserito nell’ambito del calendario messo in campo dal ‘Comitato Celebrazioni 25 aprile‘, con il coordinamento dell’Istituto di Storia Contemporanea del Comune di Ferrara, per ricordare il 77° anniversario della Liberazione.

Il progetto vede protagonista l’ANPI di Bondeno in collaborazione con il Museo del Risorgimento e della Resistenza del Comune di Ferrara e porta in scena una storia d’amore esemplare di un giovane ferrarese che, partito dalla nostra provincia sarà costretto ad affrontare Auschwitz. Il testo tocca tutte le tematiche più importanti della vita degli esseri umani come odio, guerra, ma anche amicizia ed amore. Sono soprattutto queste ultime ad essere capaci di sorreggere gli esseri umani, anche nella tragedia della deportazione. «Quella non è un’industria, bensì un campo di prigionia molto più grande di Auschwitz, può contenere più di centomila internati. Non ci sono mai stato, ma so di certo che in quel luogo succedono cose terribili; è il campo di Birkenau… Quello che succede qui è una storia che non potrà mai essere dimenticata, il tempo non basterà».

Accesso consentito con Green Pass rafforzato e mascherina ffp2.

Alessandro Zangara

Peppe Servillo protagonista dell’Histoire du soldat di Stravinskij a Terni, Perugia, Orvieto, Foligno e Amelia

Peppe Servillo sarà il protagonista de L’Histoire du soldat (La storia del soldato) di Igor Stravinskij,un capolavoro del teatro musicale del Novecento, che l’Associazione In Canto porterà in alcuni centri dell’Umbria dal 21 al 26 marzo 2022: precisamente il 21 a Orvieto (Teatro del Carmine, ore 21.00), il 22 a Foligno (Auditorium San Domenico, ore 21.00), il 23 a Perugia (Auditorium Santa Cecilia, ore 21.00) e il 26 a Terni (Teatro Secci, ore 18.00). Nell’ultima recita a Terni il programma sarà arricchito dal Septet, capolavoro di Stravinskij nell’ambito della musica da camera.

Due recite saranno realizzate per il pubblico scolastico, nell’ambito del progetto OperaScuola che l’Associazione porta avanti con successo dal 2003: il 18 ad Amelia (Sala Boccarini, ore 11.00) e il 26 a Terni (Teatro Secci, ore 11.00).

L’histoire du Soldat è uno dei massimi capolavori del teatro musicale del Novecento. Stravinskij la compose nel 1918 in Svizzera, dove si era rifugiato durante la prima guerra mondiale. A causa delle ristrettezze di quegli anni di guerra, ideò uno spettacolo che utilizzasse soltanto una voce recitante, sette strumenti e un apparato scenico minimalista, che fosse facilmente trasportabile di città in città su un camioncino per essere rappresentato non soltanto nei teatri ma anche nelle piazze. La storia, ricavata da una fiaba russa inserita nella famosa raccolta ottocentesca di Afanas’ev, racconta di un soldato che, tornando al suo paese in licenza, incontra il diavolo e fa un patto con lui, barattando il suo violino con un libro magico che potrà procurargli la ricchezza; ma resterà ingannato e il diavolo si porterà via la sua anima. Per questa fiaba Stravinskij ha scritto una serie di pezzi brevi e brevissimi, per lo più di carattere brillante, come marce, valzer, tango e ragtime. Sette strumenti sono bastati al compositore russo per ottenere una timbrica asciutta ma varia e contrastata.

Questo piccolo grande capolavoro di Stravinskij sarà allestito in una particolare versione scenica, basata sulla rilettura del testo originale francese di Charles-Ferdinand Ramuz operata da Peppe Servillo, che vi ha inserito anche qualche spunto in dialetto napoletano. Oltre che della voce di Peppe Servillo, lo spettacolo si avvarrà della regia di Graziano Sirci e della partecipazione dell’artista Paola Saracini, che, utilizzando varie tecniche e in particolare immagini create con l’animazione della sabbia (sand art), ha già realizzato vari video e spettacoli dal vivo: sarà una lettura nuova, particolarmente adatta all’idea di teatro povero che è alla base del celebre lavoro stravinskijano. Fabio Maestri dirigerà l’Ensemble In Canto, di cui fanno parte alcuni dei migliori strumentisti italiani.

Cantante e attore, Peppe Servillo ha debuttato nel 1980 con gli Avion Travel, di cui è da allora cantante e frontman e con cui, nel 2000, ha vinto il Festival di Sanremo con la canzone Sentimento. Oltre ad aver scritto canzoni interpretate, oltre che da lui stesso e dal suo gruppo, da cantanti dalla forte personalità come Fiorella Mannoia e Patty Pravo, è autore di colonne sonore, attore cinematografico e teatrale. Ha collaborato con alcuni dei più grandi jazzisti italiani, come Rea, Di Castri, Marcotulli, Bosso, Girotto, Petrella e Gatto. Ha recitato in vari film, tra cui Indivisibili (2016) Song’e Napule (2013), Paura 3D (2012) Into Paradiso (2011), Passione (2010), Mannaggia alla miseria (2009),

Lascia perdere, Johnny! (2007), Quijote (2006), La felicità non costa niente (2003), diretti da registi quali Lina Wertmüller, John Turturro, Fabrizio Bentivoglio, Manetti Bros e Mimmo Calopresti. Importanti anche i suoi incontri con la musica classica, che includono prestigiose collaborazioni, come quelle con con Ensemble Berlin dei Filarmonici di Berlino, Roma Sinfonietta e Ensemble In Canto.

Il direttore Fabio Maestri è attivo nelle più prestigiose istituzioni musicali in Italia (tra cui Maggio Musicale Fiorentino, Opera di Roma, Teatro San Carlo di Napoli, Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, Accademia Filarmonica Romana, Teatro Comunale di Bologna, Teatro Massimo di Palermo, Roma Sinfonietta) e all’estero (Opéra de Nice, festival di Tourcoing, Dordrecht Festival…).

Come attore, mimo e regista Gaetano Sirci ha collaborato intensamente con il Teatro Lirico di Spoleto e inoltra ha lavorato nei teatri di Bordeaux, Tokyo, Kyoto, Osaka, Hiroshima, Nagoya, Doha, Perth, Salisburgo.

L’intervento è stato realizzato con il sostegno dei fondi POR FERS Umbria 2015-2020 AZ 3.2.1 Bando per il sostegno agli investimenti nel settore culturale, creativo e dello spettacolo, e con il patrocinio dei comuni di Amelia, Foligno, Orvieto, Perugia, Terni.

Mauro Mariani (anche per la fotografia di Damiano Rosa)

Manon Lescaut a Genova

Ritorna in scena al Teatro Carlo Felice di Genova dopo 14 anni di assenza, in un nuovo allestimento realizzato in coproduzione tra Fondazione Teatro Carlo Felice, Teatro San Carlo Napoli, Teatro Liceu Barcellona, Palau de les Arts Reina Sofía Valencia il dramma lirico in quattro atti Manon Lescaut di Giacomo Puccini, su libretto di Domenico Oliva e Luigi Illica. La produzione che debutta venerdì 25 marzo 2022 alle ore 20.00 (repliche il sabato 26, domenica 27 marzo e venerdì 1, sabato 2, domenica 3 aprile) è dedicata alla memoria del grande soprano pesarese Renata Tebaldi, nel 1961 protagonista di una Manon Lescaut al Teatro Margherita di Genova entrata nella leggenda, in occasione del centenario della sua nascita.

Donato Renzetti dirige l’Orchestra e del Coro del Teatro Carlo Felice, preparato da Francesco Aliberti, la regia è di Davide Livermore, ripresa da Alessandra Premoli, con le scene di Giò Forma e Davide Livermore, i costumi di Giusi Giustino, le luci di Nicolas Bovey e il videodesign di D – Wok. Il cast si compone di Maria Josè Siri/Monica Zanettin (26/3 – 2/4) nella parte di Manon Lescaut, Marcelo Álvarez/Riccardo Massi (27/3 – 3/4)/Francesco Pio Galasso (26/3 – 2/4) nella parte di Renato Des Grieux, Stefano Antonucci/Enrico Marabelli (26/3 – 2/4) nella parte di Lescaut,  Matteo Peirone nella parte di Geronte di Ravoir, Giuseppe Infantino nella parte di Edmondo e di Claudio Ottino (L’oste), Didier Pieri (Il maestro di ballo e Il lampionaio), Sandra Pastrana (Il musico), Matteo Armanino (Il sergente degli arcieri), Loris Purpura (Un Comandante di marina).

Il debutto dell’opera è preceduto da due conferenza illustrative a ingresso libero, in programma sabato 19 marzo alle ore 16.00 all’Auditorium Montale, Manon Lescaut. Opera di passione e melodia,  a cura di Roberto Iovino, realizzata in collaborazione con Amici del Teatro Carlo Felice e del Conservatorio Niccolò Paganini e mercoledì 23 marzo, alle ore 17.45, nel I Foyer del Teatro Mi chiamano Manon. Il primo, grande personaggio pucciniano, a cura di Ida Merello, docente di Letteratura e cultura francese e Davide Mingozzi, dottore di ricerca in Arti visive, performative e mediali, realizzata in collaborazione con la Scuola di Scienze Umanistiche presieduta da Raffaele Mellace dell’Università degli Studi di Genova.

Al Teatro Regio di Torino, il 1 febbraio 1893, otto giorni prima del debutto di Falstaff alla Scala, Puccini raggiungeva il suo primo successo con Manon Lescaut. La scelta del tema era un rischio, dato che il fortunato romanzo dell’abate Prévost era già stato trasformato in opera da Massenet, con successo, nove anni prima. Ma il trentacinquenne Puccini era già pienamente consapevole del suo talento e non temeva il confronto: «Massenet lo sente da francese – disse a proposito del soggetto –, con la cipria e i minuetti, io lo sento da italiano, con passione disperata». E i fatti gli diedero ragione. L’anno dopo Manon trionfò anche al Covent Garden di Londra e, recensendola, George Bernard Shaw scrisse, con giudizio profetico: «Puccini mi sembra che, più di qualsiasi altro suo rivale, sia il più probabile erede di Verdi». Questa Manon, per la regia di Davide Livermore, parlerà soprattutto al pubblico di oggi, spingendoci a pensare e a riflettere sulla contemporaneità: qui Manon infatti, è un’emarginata, una migrante tra tanti emigranti europei faticosamente approdati nel Nuovo Mondo, che non ce la farà. Avvolta in un gigantesco flash back, l’opera inizia con la rievocazione di Des Grieux, anziano, nel 1954,  dell’appassionata e al tempo stesso maledetta storia d’amore che l’ha condotto a fuggire in America, a seguito dell’amata deportata, là dove la storia di Manon finisce, “in una landa desolata ai confini con New Orleans”, che con Livermore diventa il reparto quarantene di Ellis Island, alle porte di New York, nel centro di smistamento degli immigrati in arrivo dall’Europa.

«Dopo 14 anni di assenza, il primo grande successo di Puccini torna al Teatro Carlo Felice e dedica il suo debutto alla memoria del grande soprano Renata Tebaldi protagonista, nel 1961 al Teatro Margherita, di una leggendaria Manon Lescaut – commenta l’assessore alle Politiche culturali del Comune di Genova Barbara Grosso – Un’altra grande opera va ad aggiungersi a questa stagione del Teatro Carlo Felice, che si rivolge alla città con un cartellone diversificato, di grande impatto e di sicuro successo tra un pubblico vasto».

«Ospitare nei più importanti titoli della storia dell’opera, come in questa drammaticamente attuale Manon Lescaut, i più grandi interpreti vocali della scena internazionale –  afferma il Sovrintendente Claudio Orazi –  tra cui Maria José Siri e Marcelo Álvarez, con la direzione di Donato Renzetti, direttore emerito del Teatro Carlo Felice, per la regia di Davide Livermore ripresa da Alessandra Premoli, è una parte fondamentale della mission della Fondazione in particolar modo quest’anno, in questa fase di progressivo ritorno alla normalità. Il Teatro Carlo Felice ha riaperto le sue porte alla città con un cartellone che accosta capolavori di Donizetti, Puccini, Verdi ad alcune perle nascoste nelle pieghe della storia, dal Settecento di Pergolesi al Novecento di Bernstein, e della Civiltà musicale genovese, rivolgendosi in particolare alle nuove generazioni di spettatori che, grazie all’iniziativa Studenti all’Opera, realizzata con il sostegno di Iren, possono beneficiare gratuitamente di un abbonamento alla nostra stagione. È doveroso che l’educazione al bello, in un paese come il nostro, passi dalla trasmissione e quindi dall’appropriazione da parte dei giovani del linguaggio dell’opera lirica, una forma d’arte dal vivo unica, in cui si compie una summa della tradizione poetica classica e della tradizione musicale italiana ed europea in particolare, ed è compito del Teatri d’opera agevolare tale forma di conoscenza assieme alla consapevolezza dell’importanza di questo genere nel Patrimonio culturale dell’umanità ».

«Manon Lescaut è il primo grande successo di Puccini. È l’opera in cui, dopo l’iniziale prevalenza delle dimensioni del denaro e del potere, l’amore prevale e trionfa, anche se finisce tragicamente, racconta il direttore Donato Renzetti. È un’opera attualissima, perché in effetti non è cambiato molto dall’epoca della vicenda: oggi come allora chi ha il potere domina e lo usa il più delle volte per esaltare il proprio ego. E col potere vi è il denaro, con cui si pensa di poter comprare tutto, di risolvere tutto. Sul piano drammaturgico, Manon Lescaut differisce in particolare per la definizione del ruolo di uno dei protagonisti, Des Grieux, sia dal romanzo di Prévost, che ne L’histoire du Chevalier des Grieux et de Manon Lescaut è un uomo tormentato, corrotto, sia dall’opera di Massenet, Manon, dov’è un timido ragazzo innamorato. In Puccini, è un uomo adulto e passionale. Sul piano musicale, Puccini modificò la partitura a più riprese, tanto è vero che per trent’anni dopo il debutto dell’opera fino a poco prima della morte, l’editore Ricordi ne pubblicò otto diverse versioni per canto e pianoforte. I tempi lunghi della composizione dell’opera sono frutto dello studio del romanzo intrapreso da Puccini, oltre che delle numerose revisioni cui fu sottoposto il libretto, che condussero Puccini alla conclusione di dover eliminare del tutto il suo secondo atto (ritraente l’idillio di coppia di Manon e Des Grieux): quindi in fondo, il vero librettista di Manon Lescaut, dopo gli interventi di Ruggero Leoncavallo, Marco Praga, Domenico Oliva, Luigi Illica, Giuseppe Giacosa, Giulio Ricordi è lo stesso Puccini. La musica di Manon Lescaut è caratterizzata da un’orchestrazione densa ma raffinata, dall’utilizzo di tecniche antiche, come nel caso del madrigale nel secondo atto, a evocare la società aristocratica settecentesca. Manon chiude così l’epoca del melodramma verdiano, ma allo stesso tempo il filo diretto che la unisce a Tosca lascia presagire l’ingresso del dramma lirico nel Novecento storico».

«Come tutte le partiture di Puccini, spiega il regista Davide Livermore, Manon Lescaut è difficilissima da ricondurre a un altro momento storico o ad un’altra geografia. Cionondimeno, ho sentito l’esigenza di rendere contemporanea una materia che a suo tempo lo era per come era stata scritta; ed è stata la partitura stessa in un certo senso a richiederlo e a suggerirlo. In Manon Lescaut, Puccini ambienta la morte della protagonista in un deserto in Louisiana che nella realtà non esiste. Mi piace pensare, data la conoscenza che Puccini aveva di quella terra, che in realtà questo sia stato il suo modo di invitarci ad una lettura più approfondita di questa scena, dove Manon muore “sola, perduta e abbandonata”, in uno stato di prostrazione morale che quella “landa desolata” vuole evocare. Di indurci a partire da questa pista per approfondirla, come se si trattasse di uno story board cinematografico. La storia di Manon è ambientata nel 1893, a pochi giorni dall’apertura della struttura di accoglienza per gli immigranti dello stato di New York: l’anno in cui l’opera di Puccini è stata scritta, quindi non nell’ambientazione settecentesca originaria. Ma l’inizio dell’opera avviene, come in un prologo, prima della musica, nell’ambientazione di un ipotetico sequel dell’opera, in un futuro possibile dove Des Grieux vive una delle vite che certamente avrebbe potuto vivere: siamo nel 1954 nella sala della quarantena di Ellis Island, Des Grieux è diventato americano, è ormai un uomo anziano, e nell’anno della chiusura del centro torna là dove Manon è morta, tra migliaia di altri emigranti europei –giovani e vecchi, uomini e donne, italiani, polacchi, irlandesi, ebrei: in una parola, noi – tra scene di disperazione meravigliosamente ricreate da Alessandra Premoli su di un mio disegno registico originale».

Mercoledì 23 marzo 2022, ore 17.45, I Foyer

Presentazione dell’Opera

In collaborazione con l’Università degli Studi di Genova, Scuola di Scienze Umanistiche

Mi chiamano Manon. Il primo, grande personaggio pucciniano

Relatori: Ida Merello, docente di Letteratura e cultura francese

Davide Mingozzi, dottore di ricerca in Arti visive, performative e mediali

Ingresso libero


Nicoletta Tassan S.