L’elisir d’amore al Carlo Felice di Genova

La produzione de L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti conclude la Stagione 2020-2021 del Teatro Carlo Felice di Genova con un omaggio nel centenario della nascita a Emanuele Luzzati, di cui propone una delle scenografie più celebri, realizzata nel 1994 per l’allora “Teatro dell’Opera di Genova”, con gli storici costumi di Santuzza Calì.

L’allestimento, per la nuova regia di Davide Garattini vede Alessandro Cadario, maestro concertatore e direttore salire sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Carlo Felice, preparato da Francesco Aliberti, protagonisti in scena i solisti dell’Accademia di alto perfezionamento per cantanti lirici del Teatro Carlo Felice, con la direzione artistica di Francesco Meli.

Melodramma giocoso in due atti scritto da Gaetano Donizetti nel 1832 su libretto del genovese Felice Romani L’elisir d’amore si ispira alla vicenda de Le Philtre di Daniel Auber, su libretto di Eugène Scribe, in voga a Parigi in quegli stessi anni. Nei due soli atti di una vicenda di ispirazione agreste – il semplice Nemorino, innamorato della bella e scaltra Adina, si fa raggirare dal ciarlatano Dulcamare che gli propone un magico filtro d’amore – Donizetti riesce musicalmente condensare gli affetti propri del genere comico e del semiserio. A questi amalgama la dimensione metateatrale, in una commedia degli equivoci e degli intrighi a lieto fine, di grande vitalità melodica, la cui trama, pronta a “scattare” come una trappola, si riavvolge ironicamente attorno al destino dei personaggi.

La vicenda, piena di fantasia, di freschezza, viene esaltata dalla scelta di Luzzati di ambientare l’intera vicenda a cielo aperto, nel quadro di un’ambientazione classica: le quinte, il boccascena, un albero richiamano un’iconografia tipicamente ottocentesca, utilizzando semplici dispositivi (siparietti, al più) per ricreare le ambientazioni intimistiche, e sgombrano il terreno all’arrivo dirompente del carro-armadio di Dulcamara, che assolve al compito di dispiegare “telescopicamente” i diversi interni, in una contemporaneità di spazio e tempo che riporta alle fondamenta illusionistiche e favolistiche del linguaggio dell’opera.

“L’elisir d’amore, nel suo genere è una delle opera più perfette, scriveva Emanuele Luzzati nelle sue note sull’allestimento dello stesso titolo al Carlo Felice nel 2004: una musica leggera, ma senza mai cadute; un libretto spiritoso, frasi orecchiabili e poi punti di forza: uno nel primo atto con la cavatina di Dulcamara e l’altro nella celebre romanza, cavallo di battaglia di tutti i tenori leggeri “una furtiva lagrima”. Ed è con leggerezza e semplice efficacia che Luzzati risolve una mise en scène nata strutturata in una serie di tableaux vivants caleidoscopici, tra cui si insinuano riferimenti alla dimensione meta-teatrale, come attraverso la presenza in scena di una poltrona: quella su cui sedeva il nonno dello stesso Luzzati, per narrargli la storia di Nemorino e Adina, quella su cui si siederanno gli innamorati per condividere, oggi, i loro progetti e, un domani, i loro racconti e ricordi.

Note di regia di Davide Garattini

I cent’anni dalla nascita di Emanuele Luzzati sono un anniversario che non può passare inosservato, soprattutto da parte della città che l’ha visto nascere e morire, lui stesso ha da sempre mostrato un forte attaccamento verso la città di Genova come sua grande ispiratrice : “ Genova, dove si entra dai tetti delle case e si esce giù per le strade ripide, labirintica come un bosco, è la mia migliore musa. Tutte le volte che esco dall’ascensore del quartiere di Castelletto e guardo fuori mi stupisco, perché vedo sempre qualcosa di nuovo.”. Proprio da queste parole ho iniziato il mio viaggio in questo bellissimo Elisir d’amore firmato Luzzati-Calì. Ci si ritrova magicamente immersi in un caleidoscopio di colori che inebria e come in un labirinto ci si perde piacevolmente in una visione fantastica.

Purtroppo non ho mai conosciuto Lele Luzzati, ammetto che mi sarebbe piaciuto molto fare una conversazione con lui perché avrei mille domande da fargli a cui sicuramente risponderebbe mostrandomi tutte le sue immagini. Sono stato da sempre affascinato dalla sua arte, mi divertiva e mi incuriosiva; ho da sempre osservato i suoi lavori e ho sempre accolto con entusiasmo le sue proposte artistiche, soprattutto quando affrontava i classici più conosciuti. Mi lascio graffiare, con molto piacere, dalle sue immagini così vibranti dove, a ogni sguardo, veniamo catturati da nuovi dettagli, esattamente come accade con la città di Genova, un labirinto di diverse possibilità e molteplici sfaccettature.

La felicità è sicuramente stata la mia prima reazione quando ho ricevuto la proposta di firmare una nuova regia dell’opera con le scene di Luzzati, poi lentamente l’entusiasmo si è placato e si è trasformato in uno sguardo più guardingo. Ho da subito cercato di esaltare la forma estetica, ma sicuramente, entrare in un progetto come questo con una nuova regia, non è cosa facile, ci vuole molto rispetto e attenzione. Anche in questo caso una frase di Luzzati mi è venuta in aiuto: “La memoria è una cosa fredda, il racconto invece è caldo: è tutta la vita che racconto, io che sono così avaro di parole.” Per cui inutile pensare alla memoria, dovevo mettermi a raccontare; così che ho cominciato a farmi guidare in questo caleidoscopio di colori cercando un modo nuovo: vivo e caldo e al tempo stesso di rispettare il lavoro esistente.

Siamo in un periodo storico molto particolare, che ci condiziona notevolmente sulle scelte da portare in scena, con regole e distanze di sicurezza che indicano “nuove strade, diverse”, non voglio chiamarli “limiti”; ma, senza dubbio, sono percorsi nuovi da affrontare. L’elisir d’amore sarà la prima opera del Teatro Carlo Felice di Genova a pieno organico. Un’impresa notevole che oggi i teatri italiani sono chiamati ad affrontare per dimostrare, ancora una volta, la loro professionalità e serietà. Noi artisti fermi da più di un anno accettiamo questa chiamata alle armi con determinazione e felicità, in qualunque situazione, ci si rimbocca le maniche, si mettono da parte vecchi metodi e si ricomincia tutto da capo per andare in scena.

Ho cercato di proporre fin da subito una regia dinamica e divertente, frizzante e attiva come la grafica dell’allestimento suggerisce, la freschezza dei giovani interpreti dell’Accademia di Canto del Teatro Carlo Felice ha sicuramente aiutato. Affrontare un’opera come questo capolavoro donizettiano può trarre in inganno; a prima vista può apparire facile ma non lo è affatto. Si tratta di un’opera buffa ma non minore, anzi esattamente il contrario, è il titolo perfetto per la crescita di un giovane cantante, per sviluppare la sua parte artistica e interpretativa. I cantanti sono portati a mettere in scena personaggi con molte sfaccettature, risvolti psicologici e di sentimenti; così l’artista deve misurarsi e raccontare sul palco ogni momento. Una bella sfida per il suo percorso. Fortunatamente la musica aiuta moltissimo, favorisce anche dei simpatici “a parte” che ricordano le pagine più divertenti del teatro goldoniano. In questi momenti il pubblico ascolta quello che il personaggio nasconde agli altri, come una confessione all’audience rendendola parte attiva della storia. La musica di Gaetano Donizetti poi, magistralmente, conduce e sviluppa la trama!

A colpire la mia fantasia registica, più di tutto, è stato il Carro di Dulcamara. Un capolavoro! Potrei fare quest’opera solo con questo elemento e togliere tutto il resto, purtroppo a causa delle restrizioni anto Covid, posso usarlo limitatamente; ma mi piacerebbe molto fare un Elisir d’amore usando, unicamente, tutte le diverse sfaccettature di questo carro. Il carro di Dulcamara, per me, è senza dubbio l’espressione perfetta di Luzzati e la mia idea di questo Elisir, un grande carro colorato, tipico dell’arte dell’artista genovese, pieno di immagini vive e sorridenti, di profili e pennellate veloci. Un affresco intimo e grazioso che si apre piano piano fino a mostrarsi nella sua totalità, così è il mio Elisir, si sviluppa in modo da poter raccontare la storia e infine mostrare una conclusione piena d’amore e musica.

Credo che sia davvero bello ri-iniziare la vita sul palco da questo spettacolo, raccontiamo di un Elisir che fa innamorare; ma io vedo la metafora della musica e dell’arte come “balsamico liquore” che fa innamorare dell’arte e fa dimenticare il tempo delle restrizioni e della lontananza dalle scene. Auguro a tutti di bere questo Elisir fino all’ultima goccia di musica.

L’Accademia di alto perfezionamento e inserimento professionale per cantanti lirici del Teatro Carlo Felice nasce nel 2021. Il teatro ne ha affidato la direzione artistica al tenore genovese Francesco Meli, tra le massime personalità del panorama lirico internazionale.

L’Accademia ha lo scopo di offrire un ciclo formativo completo, così da valorizzare le nuove generazioni di cantanti anche attraverso il debutto nelle stagioni liriche genovesi. Il Teatro Carlo Felice, i docenti dell’Accademia e il direttore artistico credono fermamente nel progetto di dare concrete opportunità professionali alle nuove leve e credono nel futuro dell’Opera. I docenti dell’Accademia sono Vittorio Terranova, Elizabeth Norberg-Schulz, Giulio Zappa, Roberto De Candia, Antonella D’Amico, Serena Gamberoni, Silvia Paoli, Daniele Callegari, Antonella Giusti, Francesco Meli.

Nicoletta Tassan Solet (anche per la fotografia di un modellino di Luzzati de L’Elisir D’Amore)

A luglio, per la prima volta, “Titus” al Museo Lapidario di Verona

Shakespeare entra al Museo Lapidario Maffeiano con la tragedia romana di Tito Andronico. Per la prima volta l’Estate Teatrale Veronese va in scena all’interno di uno dei più suggestivi cortili museali scaligeri. Sarà la prima nazionale di ‘Titus’, diretta da Piermario Vescovo e coprodotta da Festival Shakespeariano e Teatro Stabile di Verona, a varcare il cancello sotto l’orologio della Bra, dove troneggia il busto del Bardo. Dal 22 al 25 luglio, l’attore Bob Marchese evocherà una storia antica, piena di crudeltà e orrore. Assieme a lui sul palcoscenico un gruppo di attrici-manovratrici con i loro burattini. Capovolgendo le regole del teatro elisabettiano che prevedeva solamente interpreti maschili, Linda Bobbo, Silvia Brotto, Ludovica Castellani, Maddalena Donà, Michela Degano, Manuela Muffatto, Marika Tesser, Antonella Zaggia daranno vita al teatro di figura. Quattro repliche per soli 70 spettatori a serata, nel rispetto delle misure anti contagio così come degli spazi storici e architettonici del museo.
A dare l’anticipazione di una delle novità assolute dell’Estate Teatrale Veronese, l’assessore alla Cultura Francesca Briani e il direttore artistico del festival Carlo Mangolini.
“Un nuovo capitolo nella storia del nostro festival. Un teatro che esce dai tradizionali palcoscenici per dialogare con la città e, allo stesso tempo, un museo che diventa luogo aperto di sperimentazione – ha detto Briani -. Una prima volta che abbiamo fortemente voluto anche per intercettare quel pubblico che non è abituato a frequentare i teatri ma può essere attratto da location inconsuete. In questo modo creiamo un dialogo tra i diversi spazi culturali della città, attraverso la prosa di cui Verona è protagonista a livello nazionale e internazionale”.
“Una bellissima opportunità anche per rinsaldare l’importante collaborazione con il Teatro Stabile di Verona, un altro tassello che si aggiunge alle numerose sinergie strette con le realtà culturali del territorio – ha spiegato Mangolini -. Un percorso che l’Amministrazione comunale ha fortemente voluto, soprattutto dopo questo anno difficile e complesso per il settore degli spettacoli. Per la prima volta l’Estate Teatrale Veronese entrerà in questo cortile, una delle meraviglie della città. Un’ambientazione davvero affascinante per riscoprire uno dei testi di Shakespeare meno noti. L’uso dei burattini, poi, consentirà di affrontare tematiche anche molto forti con un tono un po’ più sognante”.

“Uno spettacolo complicatissimo, uno dei testi meno praticati di Shakespeare ma che siamo orgogliosi di portare in scena in questo luogo bellissimo – ha aggiunto Vescovo, direttore del Teatro Stabile -. La location di stampo romano è perfetta per questa dolorosissima tragedia. Sul palcoscenico vedremo un narratore e 8 donne, invertendo la regola shakespeariana del teatro elisabettiano. E poi i burattini, per un teatro di figura che si intersecherà con quello in presenza. Il distanziamento limiterà il coinvolgimento del pubblico ma utilizzeremo questo spazio meraviglioso al meglio delle possibilità”.

“È uno dei testi più difficili di Shakespeare, per la sua complessità, per come l’autore scarica in questa tragedia il bene e il male portandoli all’eccesso – ha concluso Marchese -. La cosa più ardua, ma allo stesso tempo più affascinante, sarà proprio trasmettere questa complessità. Siamo di fronte ad una montagna da scalare”.

Roberto Bolis

Aperte le visite guidate al Regio di Parma

Il Teatro Regio di Parma riapre alle visite guidate. Il pubblico potrà così ritornare a scoprire le meraviglie di questo luogo che porta in sé 200 anni di storia, arte, musica.

I visitatori potranno scoprire la sala del Teatro ancora sgombra dalle poltrone, smontate per far posto all’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini in occasione del recente debutto di Pelléas et Mélisande (trasmesso da Rai Cultura su Rai5 e ancora disponibile alla libera visione su Raiplay), e con l’imponente astrolampo illuminato e calato al centro della platea, che offre i suoi scintillii e i suoi dorati putti musicanti allo stupore di ogni sguardo ravvicinato.

Le visite guidate, della durata di circa 30 minuti, sono aperte dal martedì alla domenica nei consueti orari 9.30 – 12.30 / 14.30 – 17.30, vengono effettuate a intervalli di ogni ora e sono riservate a un numero massimo di 10 visitatori per ogni turno. Come da ordinanza del nuovo decreto, sabato e domenica il servizio è assicurato su prenotazione, via mail o telefono, ai seguenti recapiti: tel. 0521 203995 visitareilregio@teatroregioparma.it

Il bookshop, che offre i preziosi, esclusivi manufatti appositamente ideati e realizzati per portare con sé la memoria di questo luogo unico, segue gli stessi orari di apertura delle visite guidate.

Paolo Maier (anche per le fotografie di Luca Fregoso -sopra- e di Stefano Zoni-sotto)

Gli spettacoli teatrali a Brescia

Il Centro Teatrale Bresciano è pronto a ricominciare dal vivo con il pubblico in sala. Dopo mesi di contenuti forzatamente digitali, il CTB è lieto di presentare oggi la nuova programmazione della Stagione di prosa 2020-2021 Gli infiniti mondi che, compatibilmente con gli sviluppi dell’emergenza sanitaria e in accordo con le disposizioni di legge, si svolgerà nei mesi di maggio e giugno al Teatro Sociale di Brescia.

È martedì 4 maggio la data in cui le porte del teatro di prosa della città torneranno ad aprirsi. In scena la produzione CTB The children, testo di Lucy Kirkwood già presentato – con grandissimo successo – in forma di lettura scenica nella scorsa edizione della rassegna di drammaturgia contemporanea Teatro Aperto e che trova oggi, grazie alla bravura di Elisabetta Pozzi, Giovanni Crippa e Francesca Ciocchetti, diretti da Andrea Chiodi, un avvincente compimento. Il titolo sostituisce lo spettacolo Pigmalione, progetto immaginato da artisti e CTB prima della pandemia. La decisione di sostituire lo spettacolo si richiama alla necessità degli artisti coinvolti di lavorare su una tematica strettamente connessa alla situazione attuale. È stato quindi deciso di selezionare a un testo che, allo stesso modo di Pigmalione, mantenesse un carattere di commedia, ma che parallelamente sapesse parlare al pubblico con leggerezza di temi urgenti connessi alla situazione che il mondo intero, da oltre un anno, sta vivendo. Con la sua trama incentrata sulle imprevedibili conseguenze di un incidente in una centrale nucleare, il pluripremiato The children è sembrato il modo più efficace di dare forma a questa significativa esigenza artistica. Lo spettacolo sarà in scena al Teatro Sociale dal 4 al 16 maggio 2021.

Il Centro Teatrale Bresciano sceglie di proseguire la nuova programmazione con la proposta dell’iconico spettacolo La vedova Socrate di Franca Valeri, con Lella Costa, regia di Stefania Bonfadelli, che sarà in scena al Teatro Sociale dal 18 al 23 maggio 2021. La produzione CTB avrebbe dovuto inaugurare la Stagione 2020-2021; sfortunatamente, la chiusura delle sale teatrali ha impedito il realizzarsi della tappa bresciana dello spettacolo che aveva felicemente debuttato nella Stagione estiva del Piccolo Teatro di Milano. Il CTB lo ripropone ora con lo stesso entusiasmo di vedere sulla scena una fuoriclasse come Lella Costa interpretare l’irriverente testo dell’indimenticata Franca Valeri.

Chiude la proposta del CTB, la produzione Ritter, Dene, Voss di Thomas Bernhard, regia di Elena Sbardella, con Ludovica Modugno, Franca Penone, Gianluca Ferrato che andrà in scena al Teatro Sociale dall’8 al 13 giugno. Lo spettacolo, originariamente calendarizzato tra aprile e maggio al Teatro Mina Mezzadri, verrà allestito come ultimo titolo prima degli eventi estivi del Centro Teatrale Bresciano.

Si informa, infine, che per ragioni organizzative sono annullate le recite degli spettacoli Mnemosine, La fine del mondo e Dove sono le donne, inizialmente programmate a maggio 2021.

L’orario d’inizio degli spettacoli, nei giorni feriali, è previsto per le ore 19:30, così da consentire il rientro degli spettatori entro le ore 22. La domenica, invece, l’orario d’inizio degli spettacoli è confermato per le ore 15:30.

I dettagli sulle modalità di conversione di spettacolo (nel caso di Pigmalione) e di data (nel caso di Ritter, Dene, Voss) riguardanti i titoli già in possesso degli spettatori e le indicazioni per l’acquisto dei biglietti per gli spettacoli in calendario sono rimandate a successiva comunicazione.

Per informazioni è possibile contattare la biglietteria del Centro Teatrale Bresciano dal lunedì al venerdì (escluso i festivi) dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.00, ai seguenti recapiti:

T. 030 2808600; biglietteria@centroteatralebresciano.it

Nel rispetto della normativa in vigore, il punto vendita del CTB di Piazza della Loggia e il botteghino del Teatro Sociale sono chiusi fino a nuova comunicazione.

V.V.

Giulio Scarpati e Paolo Calabresi in scena con le Compagnie Scaligere

Il sipario si alza sulle compagnie locali. Anche quest’anno l’Estate Teatrale Veronese ripropone la sezione ‘Professione Spettacolo Verona’, a sostegno delle realtà scaligere. Facendo però un salto di livello. Saranno due le produzioni originali che andranno in scena, selezionate tra le 5 proposte arrivate al Comune, organizzatore del festival. Criteri essenziali per partecipare erano la realizzazione di una prima nazionale in linea con la programmazione 2021. E quindi con le scelte artistiche legate a Shakespeare, Goldoni e il Teatro Classico. Coprodotta con altre realtà del territorio e in grado di coinvolgere attori o professionisti di fama, noti al grande pubblico.

Ad ‘aggiudicarsi’ le due date di agosto, Teatro Scientifico- Teatro Laboratorio con ‘Il teatro comico’ di Carlo Goldoni e Mitmacher Teatro con ‘Gli uccelli’ di Aristofane.

Il primo spettacolo andrà in scena il 24 agosto e vedrà sul palcoscenico anche Giulio Scarpati, indimenticabile protagonista della serie ‘Il medico in famiglia’, con la regia di Eugenio Allegri. Ben sei le realtà produttive professionali venete che collaborano a questa produzione, Ensemble, Pantakin, Tam, Theama e Tib, oltre alla partecipazione del Teatro Stabile del Veneto.

Il 27 agosto, invece, sul palcoscenico del Teatro Romano, gli attori di Mitmacher porteranno in scena una riscrittura di Giovanna Scardoni, con la partecipazione straordinaria di Paolo Calabresi. Lo spettacolo è coprodotto dal Teatro del Carretto di Lucca, con il supporto di Ippogrifo Produzioni per la realizzazione video e di Fucina Culturale Machiavel i per la residenza prove.

A presentare i due titoli ‘made in Verona’, questa mattina in diretta streaming, l’assessore alla Cultura Francesca Briani, il direttore artistico dell’Estate Teatrale Veronese Carlo Mangolini e alcuni componenti delle compagnie. Per Teatro Scientifico erano presenti Isabella Caserta e Roberto Vandelli, per Mitmacher Giovanna Scardoni e Stefano Scherini.

“Un’idea nuova, in linea con la sezione ideata lo scorso anno, per sostenere i lavoratori e i professionisti dello spettacolo – ha detto Briani -, un settore che sta soffrendo da più di un anno, a Verona e nel resto d’Italia. Un modo anche per stimolare nuove produzioni di grande qualità, in sinergia con le altre realtà culturali del territorio. Guardiamo con ottimismo alla ripresa. Per le risorse disponibili, l’impegno è massimo al fine di mettere in campo azioni concrete per essere pronti alla ripartenza. Anticipare progetti e programmi, nonostante l’incertezza che ci accompagna ancora oggi, vuole essere un concreto segnale di speranza che vogliamo dare agli artisti e ai tanti spettatori che attendono con trepidazione la riapertura dei teatri. Le variabili sono ancora molte, e rischiano di impattare pesantemente sulla sostenibilità economica delle riaperture. Ciò nonostante ci troveremo sempre in prima linea per garantire la ripresa delle attività appena ci sarà permesso di riaccendere i riflettori”.

“Sono molto contento di tutte le proposte presentate e dell’alto livello artistico espresso dalle compagnie veronesi – ha spiegato Mangolini –. Ringrazio tutte le realtà che con professionalità e impegno si sono messe in gioco, dimostrando anche un’evoluzione sul piano della proposta artistica e una crescita nel percorso professionale. Da subito abbiamo avviato un percorso di affiancamento alle realtà del territorio, aperto a diverse ipotesi e soluzioni. Questo sostegno produttivo è un importante punto di snodo per andare ad approfondire linee culturali qualificanti e condivise. In un periodo complesso come quello che stiamo attraversando, accogliere i professionisti del territorio al Teatro Romano, con progetti pensati appositamente per questa prestigiosa sede, è un chiaro segno di investimento sul futuro dei nostri artisti”.

Roberto Bolis (anche per la foto)

Bayadere del nuovo balletto di Toscana aprirà l’Estate Teatrale Veronese

La danza tornerà protagonista indiscussa dell’Estate Teatrale Veronese. Non più in versione Covid, e quindi con assoli o gruppi ristretti di ballerini, ma con il ritorno sul palcoscenico di intere compagnie di danza.

Il prossimo 5 agosto, sul palcoscenico del Teatro Romano, i 12 danzatori del Nuovo Balletto di Toscana, diretti da Cristina Bozzolini, porteranno in scena una versione contemporanea della ‘Bayadere – Il regno delle ombre’. E apriranno così la sezione danza del 73° Festival, rassegna organizzata dal Comune di Verona.

Uno spettacolo carico di suggestioni, grazie alla musica di Ludwing Minkus, alle coreografie di Michele Di Stefano, alle musiche originali di Lorenzo Bianchi Hoesch e ai costumi di Santi Rinciari.

Bayadere – come spiega il coreografo Michele Di Stefano -, è un balletto intriso di esotismo idealizzato, sia nella trama melodrammatica che nell’estetica dell’insieme. Nella tradizione la sua scena più celebre, ‘Il regno delle ombre’, si presenta borderline al limite tra il reale e l’aldilà, dove le ombre che appaiono sono come congelate nella loro tragica condizione e i movimenti che compiono sono rituali. L’atto esprime una visione che esula dal contesto e che apre a un passaggio di puro movimento, astratto e lucido nella sua semplicità formale. Pensato per un ensemble di talenti giovanissimi, questo nuovo ‘regno delle ombre’ così misteriosamente carico di suggestioni, appartiene ai tempi eccezionali che stiamo vivendo, perché fa riferimento a qualcosa di perduto e a qualcosa di possibile allo stesso tempo, qualcosa che riguarda la presenza dei corpi e l’intreccio delle loro traiettorie, in uno spazio che non è più soltanto un aldilà ma è un presente che desidera essere reinventato con delicatezza e passione”.

Dopo la stagione 2020, segnata dalle forti restrizioni antiCovid, inserire nel cartellone estivo spettacoli che vanno nella direzione della normalità vuole essere un segno di speranza – afferma l’assessore alla Cultura Francesca Briani -. Ovviamente staremo alle disposizioni, per cui oggi è ancora difficile dare i dettagli di una programmazione che rischia di subire i cambiamenti dettati dall’andamento della pandemia. Ma vogliamo essere pronti per offrire alla città il meglio di quello che potrà essere messo in scena”.
“Il settore degli spettacoli dal vivo freme per tornare sul palcoscenico, dopo un anno estremamente difficile – conclude il direttore artistico dell’Estate Teatrale Veronese Carlo Mangolini -, e noi vogliamo che proprio da Verona si riaccendano i riflettori del teatro, della musica e della danza. L’anno scorso abbiamo proposto tutti assoli o coreografie con un numero limitato di ballerini, quest’anno speriamo davvero di riportare al Romano le grandi compagnie nazionali. La programmazione c’è, ora l’auspicio è che la pandemia ci permetta la messa in scena”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Streaming Drama di Casa Shakespeare sul web

Si alza il sipario ai Filippini, ma si va in scena sul web. “Abbiamo rapito William Shakespeare. Sta bene, è in buone mani. Solo, avevamo altri programmi per lui”. Così Casa Shakespeare dà il via alla sua terza stagione, mescolando le carte in tavola. E, viste le limitazioni e i teatri ancora chiusi al pubblico, trasformando il Bardo in una star virtuale, con spettacoli studiati e prodotti appositamente per il web. Riscrittura, quindi, ma anche innovazione nella drammaturgia, sceneggiatura e scenografia. Fino all’11 marzo sarà la piattaforma Zoom ad ospitare ‘Romeo & Juliet’, ‘Midsummer – Il sogno del Teatro’ e ‘Othello’, il giovedì alle ore 10 per le scuole e alle 19 per il resto del pubblico. Produzioni in inglese originale e italiano di accompagnamento. Dopodichè il Bardo lascerà il posto a Dante, per 3 giornate dedicate al 700° anniversario della sua morte. Sempre agli stessi orari, il 24 marzo verrà proposto l’Inferno e nei giorni a seguire Purgatorio e Paradiso. I biglietti sono già in vendita sul sito http://www.casashakespeare.it. Per lo spettacolo di Romeo e Giulietta, visto l’avvicinarsi di San Valentino, è previsto un ticket di coppia.

Streaming drama’, ovvero parole e codici contemporanei per mettere in scena una delle arti più antiche del mondo, il teatro, ha il patrocinio di Comune di Verona, Provincia di Verona e Regione Veneto, oltre al sostegno di Fondazione Zanotto e Fondazione Cariverona.
Il calendario della rassegna è stato presentato dall’assessore alla Cultura Francesca Briani insieme al direttore generale di Casa Shakespeare Solimano Pontarollo e al nuovo direttore artistico, Andrea De Manincor. Un sodalizio che si è stretto per cogliere le nuove opportunità.
“Anche in questo momento, per niente felice per la cultura, il teatro e gli spettacoli dal vivo – ha detto Briani -, Casa Shakespeare non smette di stupire e di creare opportunità, con un nuovo sodalizio e una programmazione completamente inedita. Al centro del lavoro non solo Shakespeare ma anche Dante e l’importante anniversario che stiamo festeggiando. Per i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta il territorio ha risposto in maniera entusiasta e multidisciplinare. Una promozione e una programmazione che vogliamo diventino permanenti perché Verona è una delle tre città dantesche. Nell’ultimo anno è stato fatto un grande lavoro di coinvolgimento delle compagnie e degli artisti veronesi, che hanno partecipato all’Estate Teatrale e al Dante’s Box, una vicinanza e un supporto che vogliamo continuare a dare per continuare a costruire insieme”.
“Crediamo nelle potenzialità e nella ricchezza culturale del nostro territorio – ha spiegato Pontarollo -, ecco perché siamo sempre alla ricerca di nuove sfide. Anche in periodi difficili come questo nascono le opportunità. E, infatti, nel 2020 abbiamo assunto due nuove persone a tempo indeterminato, raddoppiando i posti fissi e creando nuove collaborazioni artistiche. La sofferenza di questo momento è anche una grande responsabilità ad essere propositivi. Gli spettacoli dal vivo in streaming sono un frutto che manterremo anche quando si tornerà in presenza”.

Questa nuova formula che abbiamo studiato non ha precedenti – ha concluso De Manincor -. Tanta innovazione, riscritture e lingua originale, proprio come succedeva una volta quando gli attori avevano a disposizione uno scrittore. L’italiano farà da accompagnamento, almeno uno dei protagonisti infatti parlerà nella nostra lingua per condurre il pubblico durante l’intero spettacolo”.

Roberto Bolis

Al Contrario!

Un nuovo appuntamento conclude il palinsesto di Resistenze TEATRALI, la Rassegna virtuale promossa dal Centro Teatrale Bresciano che ha raccolto e portato in evidenza vari segmenti del lavoro artistico e produttivo in corso di realizzazione, nonostante i teatri chiusi al pubblico.

Il Centro Teatrale Bresciano offre al pubblico un ulteriore contributo online del percorso dedicato alla drammaturgia contemporanea.

Sabato 9 gennaio 2021, dalle ore 15:30, sarà infatti disponibile la registrazione della lettura scenica di Al Contrario!, testo di straordinaria forza di cui il Centro Teatrale Bresciano, con questa iniziativa, presenta il debutto non solo nazionale ma internazionale, non avendo avuto il testo, fino a oggi, allestimenti o letture pubbliche.

Già previsto nel programma di Teatro Aperto di questa Stagione, Al Contrario! della pluripremiata autrice catalana Lluïsa Cunillé, tra le maggiori autrici per il teatro europee, nella traduzione di Davide Carnevali, vedrà l’interpretazione di Elisabetta Pozzi – direttrice artistica della rassegna –, Fabrizio Martorelli, Eva Cambiale e Francesca Ciocchetti. Un testo di sorprendente attualità, scritto nel 2013, il cui sfondo è rappresentato da un teatro chiuso per debiti e poi dato alle fiamme. Tra gli eccentrici protagonisti della storia, la direttrice del teatro, lo scenografo suo marito, l’amante di lui, la sindaca e, per un sorprendente finale, Ibsen in persona

Girato all’interno del Teatro Sociale di Brescia, il video sarà arricchito da una clip di presentazione dell’autrice a cura di Davide Carnevali, tra i più importanti drammaturghi italiani ed europei e traduttore del testo.

La videoregistrazione sarà disponibile gratuitamente e senza obblighi di registrazione dal sito http://www.centroteatralebresciano.it, sulla pagina Facebook e sul canale YouTube del Centro Teatrale Bresciano, e rimarrà fruibile in seguito per 30 giorni.

Con questo nuovo tassello che si aggiunge all’articolato programma virtuale messo in campo, il Centro Teatrale Bresciano vuole offrire un’ulteriore occasione al proprio pubblico di continuare a trovare spunti di speranza e resistenza umana e civile grazie all’arte teatrale, in attesa di ritornare presto nei Teatri, per emozionarsi insieme.

V.V.

“Le creature di Prometeo/Le creature di Capucci” per Italia-Cina

Come annunciato a novembre, il concerto in forma scenica Le creature di Prometeo/Le creature di Capucci, prodotto dal Teatro Carlo Felice-Festival Internazionale della Musica e del Balletto/Nervi 2020 e dal Festival dei Due Mondi di Spoleto, dove ha trionfato il 28 agosto scorso, ha avuto l’onore di essere scelto tra le eccellenze artistiche italiane che hanno partecipato alla manifestazione on line per le celebrazioni del 50° Anniversario dell’Instaurazione delle Relazioni Diplomatiche tra l’Italia e la Cina.

Ora l’Ambasciata Cinese in Italia ha reso noti i dati di visualizzazione dello spettacolo, organizzato dal Ministero della Cultura e del Turismo Cinese e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo della Repubblica Italiana, in collaborazione con il Forum Culturale Italia-Cina: oltre 3,3 milioni di visualizzazioni, accompagnate da commenti entusiastici del pubblico.

Per vedere lo spettacolo, seguire questo link:

https://www.youtube.com/watch?v=gZf4bMU_TYQ&feature=youtu.be

Massimo Pastorelli (anche per le fotografie)

L’opera Pagliacci al Teatro Carlo Felice rimandata a data da destinarsi

Alla luce del DPCM del 24 ottobre 2020, art. 1, comma 9, lettera m, concernente “la sospensione degli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto”, e dei successivi DPCM del 3 novembre e del 3 dicembre 2020, il Teatro Carlo Felice di Genova rinvia a data da destinarsi la messa in scena dell’opera Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, prevista in cartellone dal 22 dicembre 2020 al 3 gennaio 2021, e annulla il Concerto sinfonico del 1 gennaio 2021.

Per ulteriori informazioni scrivere a: voucher.biglietteria@carlofelice.it

Massimo Pastorelli