“Margherita Hack, una stella infinita” al Teatro Sociale di Brescia

Laura Curino

Nella sua lunga vita Margherita Hack ha riempito auditorium e teatri, diretto un osservatorio, difeso la libertà della scienza, la laicità dello stato e combattuto per la parità dei diritti. Una donna che ha conquistato per i modi schietti, spesso taglienti, ma sempre contraddistinti dalla grande umanità e gentilezza che ne hanno fatto un’icona d’intelligenza. Cogliendo il tema “Brescia, la luna e tu” della Notte della cultura promossa dal Comune di Brescia, il Centro Teatrale Bresciano partecipa al programma della serata con lo spettacolo “Margherita Hack, una stella infinita” che vedrà Laura Curino, una delle più grandi interpreti del teatro di narrazione in ltalia – protagonista in primavera della Stagione del CTB con lo spettacolo “Il rumore del silenzio”–, dare voce a quello che vuole essere un omaggio e un ricordo di una grande donna.

Lo spettacolo avrà luogo sabato 5 ottobre 2019, alle ore 20.30, al Teatro Sociale di Brescia (via F. Cavallotti, 20), con biglietti al costo di 3 euro.

Scritto e diretto da Ivana Ferrari e prodotto da Tangram Teatro Torino, lo spettacolo vedrà Laura Curino muoversi tra fatti, pensieri, ricordi di una scienziata che seppe essere divulgatrice in quel modo intelligente che conquistò il pubblico. Raccontando la sua passione per la scienza e per la cultura, ma anche impegnandosi in prima persona per i diritti civili, Margherita Hack trascorse buona parte della sua vita a Trieste, città in cui diresse per oltre 20 anni l’Osservatorio astronomico raggiungendo risultati che portarono il centro a livelli di rilievo internazionale. Nata a Firenze nel 1922, fu docente universitaria dal 1964, collaboratrice e direttrice di numerose riviste e periodici, e ricoprì ruoli di primo piano nell’ambito universitario internazionale in qualità di ricercatrice. In una Notte dedicata alla luna, alla straordinaria capacità narrativa ed empatica di Laura Curino il compito di far brillare il ricordo di una personalità grande e luminosa.

 

Veronica Verzeletti (anche per la fotografia)

 

Marco Polo: un’opera epica, per celebrare la “Nuova via della Seta”

Foto di scena dal Marco Polo, Kublai seduto

Il Teatro Carlo Felice riapre le porte, dopo la pausa estiva, con una novità assoluta di grande rilievo artistico e culturale: Marco Polo, opera in tre atti, un prologo e un epilogo, di Enjott Schneider, con integrazioni compositive di Shaosheng Li, su libretto di Wei Jin. L’opera è stata commissionata dal Governo della Repubblica Popolare Cinese per celebrare la “Nuova via della seta”, annunciata nel 2013 dal Presidente Xi Jinping, ed è frutto di una imponente cooperazione produttiva tra China Arts & Entertainment Group Ltd., Guangzhou Publicity Office, Guangzhou Municipal Culture, Radio, Television and Tourism Bureau, CPAA Theatres e Silk Road International League of Theatres, China Arts & Entertainment Group, We Opera Studio Holding Ltd., per la Guangzhou Opera House, dove ha debuttato con grande successo il 4 maggio 2018 dopo due mesi di prove.

La rappresentazione al Teatro Carlo Felice, il 29 settembre e il 1 ottobre, è la prima esecuzione europea (preceduta da un’anteprima in forma di concerto al Teatro Dal Verme di Milano il 22 e il 24 settembre). L’evento è possibile grazie alla stretta collaborazione tra l’ente lirico-sinfonico genovese e l’Opera di Guangzhou: il Teatro Carlo Felice, infatti, mette a disposizione della produzione cinese il palcoscenico, l’Orchestra, il Coro e la sua macchina scenica all’avanguardia per un’opera-kolossal che richiede risorse tecniche non comuni. Marco Polo, infatti, è una sorta di grand-opéra del nostro tempo, con grandi scene di massa e balletti spettacolari. Un ruolo decisivo, dunque, per una resa teatrale adeguata alle intenzioni monumentali e cinematografiche di Marco Polo, hanno la regia di Jingfu Shi, le scene e i video di Luke Halls (un’impostazione scenografica con elementi “virtuali” che il Teatro Carlo Felice ha già sperimentato nella fortunata Aida della stagione scorsa)  e le coreografie di Hongxia Yan e Luisa Baldinetti.

La prima rappresentazione europea di Marco Polo al Teatro Carlo Felice è anche l’occasione per festeggiare due importanti ricorrenze: il 50° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cina e il 70°7 anniversario della proclamazione della Repubblica Popolare Cinese.

L’opera verrà cantata in cinese, con sovratitoli in italiano: una sfida avvincente per il tenore Giuseppe Talamo, protagonista nel ruolo del titolo, e per il Coro del Teatro Carlo Felice, il cui lavoro di preparazione, sotto la guida del Maestro del Coro Francesco Aliberti, è iniziato molti mesi fa. Sul podio, uno dei più importanti direttori d’orchestra cinesi, il maestro Muhai Tang, che ha iniziato la sua carriera internazionale nel 1983, quando Herbert von Karajan lo invitò a dirigere la Filarmonica di Berlino.

La vicenda dell’opera è ispirata al celeberrimo Milione, in cui lo stesso Marco raccontò, nel 1298, le sue incredibili avventure in Oriente. Il librettista Wei Jin ha aggiunto un elemento di fiction immaginando una complicata storia d’amore tra Marco e l’affascinante Chuan Yun, interpretata da Xiaotong Cao, sullo sfondo delle lotte tra la dinastia Song e il regno di Mongolia. C’è anche Genova, in questa vicenda, come storicamente è giusto: l’opera, infatti, inizia e finisce nelle carceri di Palazzo S. Giorgio, dove Marco, prigioniero in seguito alla rivalità tra la Repubblica di Genova e quella di Venezia, dettò Il Milione allo scrittore Rustichello da Pisa, suo compagno di prigionia.

Il compositore tedesco Enjott Schneider, famoso per le sue colonne sonore (ne ha composto più di mille), ha musicato la storia di Marco Polo servendosi di un’infinità di tecniche compositive, padroneggiate con maestria: dalla musica per il cinema più “epica” alla scala pentatonica orientale, dalle atmosfere sonore alla Turandot a effetti sperimentali di forte suggestione evocativa. Il risultato è una musica coinvolgente, originale, ma accessibile a tutti, che il direttore Tang definisce quella di “un moderno Wagner”.

Un ringraziamento speciale va al Liceo Internazionale Deledda, al Liceo Statale Piero Gobetti e a Changcheng Associazione Culturale per l’aiuto fornito.

 

Pastorelli (anche per la fotografia)

 

“Sante bambole puttane”. Dieci donne in musica d’autore

Grazia Di Michele e Maria Rosaria Omaggio di nuovo insieme in scena con il Teatro-Canzone, dopo il grande successo di “Chiamalavita” tratto dalle opere di Italo Calvino. Domenica 22 settembre, alle ore 19:00 sarà il Teatro Studio Gianni Borgna dell’Auditorium Parco della Musica di Roma ad ospitare il loro nuovo progetto tutto al femminile.
Sante Bambole Puttane”, che è anche il titolo del nuovo album di Grazia Di Michele (Egea Music), scritto a quattro mani con la sorella Joanna, è uno spettacolo incentrato su storie, narrate e cantate, di “donne che attraversano il mondo come ombre cui è negato ogni diritto di esistere davvero. Donne su cui gli uomini a volte proiettano le proprie fantasie, ignorando e negando la loro essenza”. Donne comuni, dunque, non celebri o straordinarie, ma con storie che meritano di essere raccontate perché anche in quelle vite fioriscono sentimenti e emozioni in cui è possibile riconoscersi.

“Sono sofferenze, e perfino tenerezze – raccontano le due interpreti – che salgono da un’umanità emarginata, speranze che si alimentano di sogni, alla disperata ricerca del bello e del giusto in un mondo che sembra offrire pochi spiragli soprattutto a chi è più debole… e le donne sempre più spesso, purtroppo, si ritrovano in questa condizione”.

Lora, Amina, Irina, Sonia, Dorina, Helen, Habi, Apollonia, Zelda, Raya, protagoniste di questi racconti in musica e prosa, rappresentano nell’immaginario di tanti le “Sante bambole puttane”, benché nella realtà siano donne con un personalissimo patrimonio di sentimenti vissuti, liberati, sognati, fraintesi, repressi, immaginati.

Auditorium Parco della Musica, Sala Teatro Gianni Borgna, Via Pietro de Coubertin, 00196 – Roma

Ingresso: euro 23, ridotto euro 18

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

Bilancio Festival lirico all’Arena. Numeri oltre le aspettative

I numeri raccontano un successo che va oltre le aspettative, un risultato frutto di un grande lavoro di squadra e che incentiva a proseguire il percorso iniziato.

Sabato 7 settembre, con l’ultima rappresentazione dell’Aida, il festival lirico ha chiuso la 97esima stagione. Significativo, rispetto al 2018, l’aumento percentuale sia di pubblico che di incassi che, in entrambi i casi, rappresenta il miglioramento più importante degli ultimi sei anni.

“Questa stagione è figlia di quel progetto che avevo in mente per la nostra Fondazione quando sono diventato sindaco, e che ho condiviso con istituzioni e partner cittadini che ci hanno creduto – ha detto il sindaco -. Un successo di squadra, dove i veri protagonisti sono i lavoratori della Fondazione Arena, una macchina che non si ferma mai e che, calato il sipario di un’opera, è già al lavoro per un nuovo allestimento. Questo, però, non va inteso come un traguardo, bensì come una tappa di un percorso ancora lungo. Certo sono numeri che parlano da soli, tanto più se si considera la situazione in cui versava la Fondazione quando si è insediato il nuovo Consiglio di indirizzo, l’8 gennaio 2018, sull’orlo del fallimento e in regime di commissariamento. Ed è anche la dimostrazione che, aver messo professionisti competenti alla guida di Fondazione e aver scelto di alzare l’asticella della qualità, sono state carte vincenti. L’ente lirico è un gioiello nel gioiello, non solo perché dà lavoro a centinaia di famiglie, ma perchè produce quella cultura che ci rende unici al mondo, con un indotto economico a vantaggio di tutto il territorio. Ora ci aspetta la sfida di rendere strutturale questa stabilità e migliorare ancora di piùla qualità degli spettacoli”.

“Il festival areniano è come una falange macedone, un piccolo paese che lavora dentro l’anfiteatro” ha detto Cecilia Gasdia sovrintendente della Fondazione Arena, alludendo al numero di lavoratori che in estate arriva a 1500. Per il sovrintendente il successo dell’ultimo festival è dovuto soprattutto all’elevata qualità artistica che ha caratterizzato tutti i 51 spettacoli andati in scena, dal primo all’ultimo.

“Oltre agli artisti di fama mondiale che hanno solcato il palco quest’estate, ad ogni spettacolo vi era un cast di altissimo livello, che è stato sicuramente apprezzato dal pubblico appassionato e conoscitore dell’opera. Siamo partiti con il botto, con la prima in mondovisione in ricordo di Zeffirelli, ma tutta la stagione ha registrato numeri da record, compresa l’ultima Aida che è stata vista da 11 mila spettatori. Questi risultati ci ripagano del lavoro svolto e ci danno entusiasmo per i traguardi che ci aspettano i prossimi anni, primo tra tutte la centesima edizione del festival nel 2022”.

Al direttore generale De Cesaris il compito di spiegare i numeri del 97esimo festival. In 51 serate ci sono state 426.649 presenze, pari all’8,56 per cento in più rispetto all’anno scorso. Segno più anche per l’incasso, che ammonta 26 milioni 674 mila euro (+11,13% rispetto al 2018), per una media di 523 mila euro a serata.

“Questo festival, al di là dei numeri importanti, lo ricorderò per la positività che ho percepito nei confronti della Fondazione Arena e della stagione lirica- spiega De Cesaris -, come se finalmente la città sentisse il senso di appartenenza verso l’ente lirico e il lavoro che viene svolto per il bene della comunità. In questa direzione va anche il progetto per fare di Verona la capitale dell’opera, con le scenografie areniane disseminate in tutta la città. Nei cittadini così come nei turisti deve essere immediata la percezione che questa è la città della lirica e che la Fondazione ha un ruolo centrale nella città”.

 

Roberto Bolis

Ti Porto all’Opera. La traviata

 Arena del Mare

Dopo il grande successo della prima edizione dello scorso anno, il Teatro Carlo Felice di Genova ripropone l’iniziativa estivaTi Porto all’Opera, che quest’anno prevede il capolavoro verdiano La traviata”, in scena stasera, 28 luglio, alle ore 21.15, con repliche fino al 1° agosto, nella suggestiva cornice dell’Arena del MarePorto Antico di Genova.

Il melodramma in tre atti di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave, tratto dal dramma La dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio, sarà diretta dalla giovane e talentuosa bacchetta di Jacopo Rivani, mentre la regia sarà firmata da Lorenzo Giossi.

L’ampio cast è composto dalla protagonista Angela Nisi nel ruolo di Violetta Valéry, che si alternerà con Isabella Lee (30,1) , Marta Leung sarà Flora, Laura Esposito Annina, il ruolo di Alfredo Germont sarà affidato a Giulio Pelligra e Alessandro Fantoni (30, 1) mentre Giorgio Germont sarà interpretato da Stefano Antonucci e Sergio Bologna (30,1). Completano il cast Youdae Jude Won (Gastone), Claudio Ottino (Barone Douphol), Federico Benetti (Marchese), John Paul Huckle (Dottor Grenvil).

In caso di maltempo lo spettacolo non viene mai annullato prima dell’orario di inizio previsto.

Qualora le condizioni meteo non consentano il regolare svolgimento dello spettacolo, il Teatro Carlo Felice può posticipare fino a 60 minuti l’orario di inizio della rappresentazione. Trascorsi i 60 minuti, permanendo le condizioni di maltempo, lo spettacolo si ritiene annullato dando così diritto al rimborso del biglietto.

A spettacolo iniziato verrà meno ogni diritto al rimborso, anche in caso di successiva sospensione. In caso di sospensione entro i 30 minuti dall’inizio, lo spettatore potrà usufruire di un biglietto omaggio per una delle serate successive di “Ti Porto all’Opera”, ove previste in calendario.

Qualora ciò non fosse possibile lo spettatore potrà usufruire di una riduzione del 50% su un titolo di opera o di balletto della stagione 2019/20 del Teatro Carlo Felice a presentazione del biglietto dell’Arena del Mare.

Repliche

LUGLIO: Martedì 30 – ore 21.15, Mercoledì 31 – ore 21.15

AGOSTO:  Giovedì 1 – ore 21.15.

Marina Chiappa (anche per la fotografia)

Estate Teatrale Veronese al Teatro Camploy

Lo spazio alternativo del Teatro Camploy accoglierà quest’anno, da 2 al 28 settembre, altre proposte di prosa e di danza. Ad inaugurare la sezione prosa il 2 settembre sarà Fondazione Aida che presenterà Leo inventa tutto con testo e regia di Matteo Mirandola. Seguirà, il 3 settembre, proposto sempre da Fondazione Aida Cipì, tratto dal romanzo di Mario Lodi, con regia di Maria Selene Farinelli. Il 4 e 5 settembre Fondazione Aida proporrà invece Ma perché tutti mi chiamano Frankenstein? con testo e regia di Pino Costalunga. Il 10, 11 e 12 settembre sarà la volta del Teatro Scientifico/ Teatro Laboratorio con Il Serpente di Luigi Malerba, regia di Isabella Caserta e Francesco Laruffa. Il 17, 18 e 19 settembre Punto in Movimento / Shiftingpoint porterà in scena Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare con regia di Roberto Totola. Chiuderà la sezione di prosa lo spettacolo di Cantieri Invisibili Padre, figlio e Spirito Stanco di Francesca Mignemi, in scena il 24, 25 e 26 settembre.

Aprirà la sezione di danza il 7 settembre la compagnia GDO Dance Company con Hopera 2 con coreografia di Patrizia Salvatori. A seguire, il 14 e 15 settembre, la compagnia Ersiliadanza proporrà in prima nazionale Callas con coreografia di Laura Corradi. Il 21 settembre la compagnia Susanna Beltrami proporrà Io sono il bianco del nero con coreografia di Susanna Beltrami e, il 22 settembre, Focus Dancehauspiù.

Chiuderà la sezione danza, il 28 settembre, la compagnia Arte3 con Parole senza età con coreografia di Marcella Galbusera.

 

Silvia Vantini, Giulia Calligaro

 

 

Appuntamenti Estate Teatrale Veronese

Franco Branciaroli (foto di Andrea Angelucci)

L’adattamento di Franco Branciaroli del Moby Dick di Herman Melville, con regia di Luca Lazzareschi, vede l’ultima replica stasera, 6 luglio. Una prima nazionale assoluta con la Compagnia del Teatro de Gli Incamminati e Franco Branciaroli nel ruolo del capitano Achab. Numerosi sono i riferimenti, le ispirazioni e i richiami letterari che è possibile ritrovare nel romanzo di Melville: dalla Bibbia a Dante, fino a Shakespeare per quanto riguarda i monologhi, le riflessioni morali, le caratterizzazioni, la costruzione drammatica di scene e dialoghi. “Racconto della spasmodica caccia alla balena bianca, creatura delle profondità marine, simbolo polisemico e ineffabile, incarnazione del male, caos a cui dare un ordine, proiezione esterna dell’Io del capitano Achab, la cui lotta contro Moby Dick è sete di vendetta e allo stesso tempo volontà di annientamento di se stesso e ribellione contro Dio – spiega il regista Lazzareschi – Achab, figlio degenere di Prometeo, di Faust e di Edipo, eroe tragico plasmato dalla follia, dal dolore e da incontenibile hybris, assume in sé molte delle caratteristiche di alcuni dei più grandi personaggi shakespeariani: Prospero, Macbeth, Riccardo III, Amleto, Lear.” “Branciaroli nel suo adattamento teatrale – continua Lazzareschi – estrae dal Moby Dick un nesso drammaturgico tra Melville e Shakespeare, restituendo appieno la potenza simbolica, evocativa ed insieme realistica del romanzo. Con lui dieci attori interpretano i tanti personaggi del dramma, affidandosi alla forza della parola di Melville e, attraverso l’epico racconto di Ismaele – unico superstite del naufragio – rivivono il viaggio iniziatico dell’equipaggio del Pequod il cui destino è segnato dall’ossessiva lotta di un uomo contro l’incarnazione di tutte quelle forze malvagie da cui alcuni uomini profondi si sentono divorati

Sempre in prima nazionale è l’originale versione di Romeo & Giulietta, nati sotto contraria stella (17, 18, 19 e 20 luglio) con drammaturgia e regia di Leo Muscato ed il noto duo Ale e Franz, a recitare all’interno di una compagnia di vecchi comici girovaghi (interpretati da Eugenio Allegri, Teodosio Barresi, Marco Gobetti e Marco Zannoni) impegnati a ricoprire più ruoli, compresi quelli femminili, nell’autentico spirito elisabettiano. Il gruppo si presenta al pubblico per interpretare ‘La dolorosa storia di Giulietta e del suo Romeo’, sapendo bene che già tutti la conoscono. Rivali e complici allo stesso tempo, da un lato si rubano le battute, dall’altro si aiutano come meglio possono. Convinti di essere bravi attori, non si rendono conto che, quando sono sul palcoscenico, non riescono nemmeno a dissimulare i loro rapporti personali fatti di invidie, ripicche, alleanze, rappacificazioni. Presi singolarmente, sembrano avanzi di teatro; messi insieme formano una compagnia tragica, involontariamente comica e per questo doppiamente tragica. Succede un miracolo però: nonostante tutto la storia di Romeo e Giulietta vince su ogni cosa e, in un modo o nell’altro, questi comici riescono a raccontare la storia dei due giovani amanti. E riescono anche a commuovere, lasciando nel pubblico il dubbio che in questa storia, più di chiunque altro, sono proprio loro quelli …nati sotto contraria stella.

Ancora in prima nazionale la terza proposta shakespeariana: Il Mercante di Venezia (25, 26 e 27 luglio). Si tratta di uno dei testi al tempo stesso più popolari e controversi del Bardo, che in questa occasione vede come protagonista Mariano Rigillo, nella parte di Shylock, affiancato da Romina Mondello, nei panni della principessa ‘terrestre’ Porzia, Fabio Sartor a dar voce ad Antonio e Francesco Maccarinelli ad interpretare Bassanio. L’adattamento e la regia sono di Giancarlo Marinelli, che diresse Giorgio Albertazzi nello stesso spettacolo prima della sua morte tre anni fa, e proprio all’ultimo imperatore del teatro italiano questo Mercante di Venezia vuole essere un omaggio. Nella riduzione elaborata e scritta proprio da Albertazzi (che ha riempito tutti i teatri per oltre 200 repliche in un anno solare) i temi affrontati sono quelli da sempre cari a Shakespeare, ma anche al compianto mattatore toscano: il conflitto tra generazioni; la bellezza che muore e che si riscatta ad un tempo; la giovinezza che deve fare i conti con le trasformazioni del tempo e della società. “Se devi riprenderlo, fai una cosa: dimenticami. Dimenticati che l’ho fatto io” disse Giorgio Albertazzi a Giancarlo Marinelli in una delle ultime repliche. “Ma Giorgio – spiega Marinelli – diceva anche che ‘il teatro è dire la verità facendo finta; è una bugia sotto giuramento’. Ed allora sì, te lo giuro: ti dimenticherò”.

Da Shakespeare alla grecità classica con Elena di Euripide (13 e 14 settembre). Ritorna anche quest’anno, dopo la positiva esperienza delle due precedenti edizioni, la collaborazione con l’Istituto Italiano del Dramma Antico. Sul palco Laura Marinoni sarà diretta dal regista di fama internazionale Davide Livermore, che ha inaugurato la stagione operistica del Teatro Alla Scala di Milano con ‘Attila’ di Verdi. Livermore ama Elena perché “è tragedia atipica dai contorni che sfumano in un gioco ironico; il finale poi, sembra irridere coloro che cercano di fare dell’arte un elenco di categorie, che debbano pedantemente rispondere a regole fisse. In Elena non si muore. E si sorride come nelle tragedie elisabettiane, che in fondo ci risultano sempre un po’ lontane, nonostante i nostri sforzi intellettuali, perché capaci di lasciare convivere le componenti del tragico e del comico, capaci di non vivisezionare la vita e le sue componenti in un modo un po’ troppo laico, libero..inglese. Forse anche per questo Elena non viene rappresentata da oltre quattro decenni, perché non risponde a nessuna aspettativa della critica che etichetta, ma chiede a chi critica di essere libero da attese, aperto ad accettare un altro livello, forse semplicemente moderno”. Quello che vedremo sarà “uno spazio dove affiorano i tanti naufragi di un’esistenza, e vedremo Elena vecchia, alla fine della sua vita, che dispone dei suoi ricordi e crea questa immagine fatta di cielo che respira con le sue fattezze per cambiare almeno un po’ la memoria, per giocare con essa, per immaginare un’altra possibilità, per sognarla, per un altro finale, come per tutti noi il desiderio di un happy ending”.

Il cartellone della danza prevede al Teatro Romano due attesi spettacoli internazionali. Il primo appuntamento è con il nuovissimo Alice dei Momix (dal 29 luglio al 10 agosto) con il quale il direttore artistico Moses Pendleton porterà gli spettatori giù nella tana del coniglio. L’opera più recente di Moses è infatti ispirata ad Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, una favola grazie alla quale da oltre 150 anni molti bambini – ed adulti – conoscono Alice e le sue avventure, proprio come se le avessero sognate loro stessi. La storia di questa bimba curiosa in un universo assurdo è un mondo pieno di fantasia e divertimento e non c’è quindi da stupirsi che sia l’ispirazione per la più recente creazione Momix. Anche Moses Pendleton è infatti artefice di mondi simili ai sogni, popolati da creature strane e stravaganti. Il corpo di Alice cresce, si restringe e cresce di nuovo; quello dei ballerini muta per mezzo di oggetti, corde e corpi di altri ballerini. “Non intendo raccontare l’intera storia di Alice – dice Pendleton – ma usarla come punto di partenza per dare libero sfogo all’invenzione. Sono curioso di vedere cosa succederà e sto diventando sempre più curioso quanto più conosco Lewis Carroll che, come me, era un appassionato fotografo.” “Alice – continua Pendleton – sarà un’opportunità di scoprire fin dove arriva la nostra fantasia. Con questo spettacolo voglio raggiungere sentieri ancora inesplorati nella fusione di danza, luci, musica, costumi e proiezioni”. Di certo il pubblico sarà coinvolto in un viaggio magico, misterioso e divertente.

È un ritorno al Teatro Romano dopo quattordici anni quello di Nederlands Dans Theater 2 (11 e 12 luglio), una delle compagnie di danza contemporanea più prestigiose a livello internazionale. Manca, infatti, dal palco del Teatro Romano dal 2005 il Nederlands Dans Theater 2, la seconda compagnia del Nederlands Dans Theater fondata nel 1978 per supportare la compagnia principale (del 1959) con nuovi talenti. Il NDT2, in un lasso di tempo di 3 anni, prepara 16 ballerini di scuola classica provenienti da tutto il mondo al passaggio al Nederlands Dans Theater. Mentre la compagnia principale offre ai ballerini la possibilità di sviluppare ulteriormente la loro personalità artistica, il NDT2 offre un vasto e composito repertorio formato da lavori di coreografi famosi come gli astri nascenti della danza Jiří Pokorný, Edward Clug, Imre van Opstal e Marne van Opstal. Una compagnia anticonformista, anticipatrice di inedite espressioni della danza contemporanea, che vuole formare i ballerini attraverso i diversi linguaggi della danza. Nel loro quartier generale a L’Aia tutto questo avviene quotidianamente in un ambiente che è terreno fertile e produttore di energia nuova per la danza contemporanea in Olanda e nel mondo. Energia che arriverà fino al palco del Teatro Romano, dove la compagnia olandese proporrà Wir Sagen uns Dunkles di Marco Goecke, Simple Things di Hans Van Manen e Sad Case di Sol León & Paul Lightfoot. In Wir Sagen uns Dunkles le musiche di Schubert e Schnittke si incontrano con quelle dei Placebo. “I ballerini mi capiscono immediatamente – dice Goecke – si muovono veloci, assumono movenze inedite, quasi inconsciamente ma con assoluta padronanza”. In Simple Things Hans Van Manem complica ed arricchisce il passo a due, la sua cifra coreografica che apre e chiude il balletto con duetti maschili, aggiungendovi al centro, in varie combinazioni, due donne su musiche di Guy Klucevsek & Alan Bern, Joseph Haydn e Peteris Vasks. In Sad Case di León&Lightfoot movimenti sorprendenti e primitivi prendono forma sulla musica di un mambo messicano, trasmettendo una tensione continua tra momenti lirici e satirici. Musiche di Pérez Prado, Alberto Dominguez, Ernesto Lecuona, Ray Barretto, Trio Los Panchos e Agustin Lara.

 

Silvia Vantini (anche per la fotografia)