La serva padrona. Trouble in Tahiti

Debuttano in dittico al Teatro Carlo Felice di Genova venerdì 28 gennaio 2022 alle ore 20.00 Genova (con repliche il 29, 30 gennaio e 4, 5, 6 febbraio 2022) La serva padrona, intermezzo musicale in due parti di Giovanni Battista Pergolesi, su libretto di Gennarantonio Federico e Trouble in Tahiti, “one act opera in seven scenes” su musica e libretto di Leonard Bernstein. Le due brevi opere saranno rappresentate per la prima volta in assoluto sul palcoscenico del nuovo Teatro Carlo Felice di Genova. L’allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice, in prima rappresentazione teatrale, vede Alessandro Cadario alla testa dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice, per la regia di Luca Micheletti, con le scene di Leila Fteita, le luci di Luciano Novelli. Il cast de La serva padrona si compone dello stesso Luca Micheletti (Uberto), Elisa Balbo (Serpina) e Giorgio Bongiovanni (Vespone), quello di Trouble in Tahiti di Luca Micheletti (Sam), Elisa Balbo (Dinah) e del Trio jazz formato da Melania Maggiore, Manuel Pierattelli, Andrea Porta.

«La programmazione del Teatro Carlo Felice prosegue con due brevi opere che, per la prima volta, arrivano sul palcoscenico del Teatro – commenta l’assessore alle Politiche culturali Barbara Grosso – l’opera buffa settecentesca La serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi, andrà in scena in abbinamento con Trouble in Tahiti, opera di Leonard Bernstein che risale agli anni ’50 del secolo scorso: un accostamento tra generi differenti, che risulta quanto mai azzeccato e gradito a un pubblico vasto».

Il Sovrintendente Claudio Orazi spiega: «La serva padrona, gioiello di Giovanni Battista Pergolesi, è l’opera che segna la nascita del genere dell’opera buffa nel Settecento. In occasione della sua prima rappresentazione al nuovo Teatro Carlo Felice è significativamente stata abbinata, per la stessa mano registica di Luca Micheletti, acclamato sole poche settimane fa su questo stesso palco nella sua Vedova allegra, a Trouble in Tahiti, opera “dolceamara” di Leonard Bernstein, straordinario interprete e compositore che ha riportato il genere operistico a nuove vette di popolarità sul volgere degli anni ’50 del Novecento. I due titoli narrano di due storie d’amore dagli opposti destini, un happy ending, segnato dall’ascesa sociale della protagonista, nel primo caso e la caduta del velo di Maya sull’ipocrisia di un matrimonio borghese, nel secondo; ed è a maggior ragione per questo trovano una felice collocazione l’uno accanto all’altro. Il loro accostamento risulta vincente, in particolare in virtù di alcuni ingredienti comuni, iscritti nel patrimonio genetico dell’opera lirica d’ogni tempo: drammaturgie coinvolgenti, efficacissime, in grado di sollevare temi di grande attualità e interesse sociale, musica accattivante, l’alleanza tra il linguaggio della musica colta e una pronunciata vis melodica. I due capolavori dimostrano così quanto il passato, il presente e il futuro dell’opera siano tra loro vicini e contemporanei, alla portata di un pubblico quanto più eterogeneo possibile».

«Questi due atti unici, racconta Alessandro Cadario, pur esprimendosi con linguaggi  molto differenti, affondano le radici nello stesso terreno e si nutrono degli stessi archetipi musicali. La chiave di lettura è quindi la sensibilità alla parola cantata/recitata e alle sfumature psicologiche dei personaggi che la musica evoca e restituisce in maniera viva e toccante. Un teatro musicale che non è né moderno né antico e riesce a comunicare al di fuori delle categorie temporali. Per questo motivo ritengo importante, come cifra interpretativa, la massima attenzione alla proprietà stilistica al fine di lasciar vivere ogni linguaggio della sua propria natura espressiva e mi trovo particolarmente a mio agio nel lavorare in questa direzione perché le due partiture mi permettono di esprimere al meglio le diverse sfaccettature della mia personalità musicale».

Luca Micheletti ed Elisa Balbo

«Si tratta di un bel gioco di specchi, racconta Luca Micheletti, sia per la natura “giocosa” delle opere sia perché in questo spettacolo che affianca due coppie lontane nel tempo ma vicine nello spirito abbiamo per protagonista una terza coppia che si presta a rappresentarle entrambe. Essere in scena con mia moglie, Elisa Balbo – e aver ideato il progetto insieme a lei in tempo di lockdown – è sicuramente un valore aggiunto di questa operazione che finalmente incontra il pubblico dal vivo. L’idea alla base della mia regia è quella di assistere ad un viaggio nel tempo. E la macchina che lo consente è il teatro stesso. Dopo le schermaglie con apparente lieto fine nella Serva padrona, i due protagonisti si ritrovano nell’America di due secoli dopo, nel pieno di un’ennesima crisi di coppia. Una vicenda che Bernstein racconta da par suo, ispirandosi alla sua storia familiare. In Trouble in Tahiti, anche se Bernstein allude al genere dell’intermezzo, ne fa una citazione ironica e di fatto se ne distacca, soprattutto per il doppio fondo amaro che ci mette. Niente di troppo serio, diciamo uno spolvero di malinconia. Due capolavori che messi al fianco l’uno dell’altro brillano di una luce inedita: tante le somiglianze, ma anche le preziose differenze, che in questo allestimento vengono valorizzate dalla continua metamorfosi degli spazi, ma anche attraverso l’affiancamento di due diverse modalità di fruire del fatto musicale».

Ispirato alla commedia La serva padrona di Iacopo Angelo Nelli, del 1731, La serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi fu rappresentato per la prima volta al teatro S. Bartolomeo di Napoli nel 1733 tra gli atti dell’opera Il prigioniero superbo. Universalmente riconosciuto come il capolavoro pergolesiano, l’intermezzo fu destinato a rivoluzionare l’intera tradizione del teatro in musica diventando ben presto un simbolo stesso dell’opera comica italiana, il cui potere deflagrò sull’intera tradizione lirica europea con la celebre Querelles des bouffons. La sua composizione risale al periodo dell’ingaggio di Pergolesi quale maestro di cappella (1732-34) del principe Ferdinando Colonna di Stigliano, a seguito della composizione della commedia musicale in dialetto napoletano, Lo frate ‘nnammorato (1732), che non raggiunse mai lo stesso livello di popolarità. Ne La serva padrona, la delicata e briosa struttura del disegno melodico, con motivi brevi ed immediati, la sorprendente varietà ritmica in mirabile equilibrio tra musica e parola, di apparente semplicità, sostiene il gioco sentimentale dei personaggi inseriti in una cornice quanto lieve e sottilmente delineata, e rappresentati dall’autore con una caratterizzazione psicologica di ineguagliata varietà di espressione, chiaramente ispirata alle maschere della Commedia dell’arte.

Stanco dei capricci e delle prepotenze di Serpina,  Uberto decide di ripristinare i giusti ruoli all’interno della casa fingendo di volersi sposare. La ragazza, ingelosita, annuncia a sua volta, con la complicità del servo Vespone, il suo matrimonio con il fantomatico capitan Tempesta, che minaccia il padrone: se non fornirà la dote dovuta, gli toccherà di sposarla lui stesso. Spinto un po’ dalla paura e un po’ dall’amore per Serpina, Uberto si lascia estorcere la promessa di matrimonio. La burla è poi svelata, ma ormai è tardi: e Serpina da serva diventa padrona.

Leonard Bernstein era in luna di miele nel 1951 quando iniziò a comporre Trouble in Tahiti, candido ritratto del travagliato matrimonio di una giovane coppia di periferia. Scritto tra i suoi più grandi successi di Broadway, On the Town del 1944, e Candide e West Side Story rispettivamente del 1956 e 1957, dal suo debutto nel 1952 al Festival of the Creative Arts della Brandeis University Trouble in Tahiti ha raggiunto le migliaia di rappresentazioni in tutto il mondo, tra cui 238 soltanto in occasione del centenario di Bernstein. La vicenda drammaturgica al centro dell’opera si ispira all’infelice vita coniugale dei genitori del compositore, ed è presaga del fallimento del matrimonio del compositore stesso, diviso tra le proprie inclinazioni omossessuali, i sentimenti e i doveri nei confronti della moglie e dei tre figli nati, il controllo sociale imperanti in quegli anni. Sul piano musicale l’opera attinge alla tradizione delle canzoni popolari americane del dopoguerra per offrire una critica senza compromessi del materialismo imperante. Dietro la discordia coniugale della coppia c’è un profondo desiderio di amore e intimità, assieme a un vuoto spirituale, in contrasto l’esibita patina di felicità. Il cuore del dramma  è enfatizzato da improvvisi cambiamenti stilistici nella musica, sottolineati in particolare dall’intervento del trio vocale jazz che, come una sorta di coro greco contemporaneo, contrappunta con i suoi commenti dissacranti l’idillio borghese in corso. L’opera, della durata di 45 minuti, porta la dedica all’amico Marc Blitzstein, che aveva guidato Bernstein alla scoperta del teatro musicale.

L’opera inizia con un trio vocale, una sorta di coro greco contemporaneo che fornisce commenti satirici al dramma, qui impegnato a decantare l’idilliaca vita borghese nei sobborghi degli anni ’50. Le loro strette armonie, i ritmi jazz e la rappresentazione idealizzata della vita americana evocano gli spot radiofonici dell’epoca. Il plot si concentra quindi sul conflitto domestico di Sam e Dinah, una giovane coppia che, in contrasto con l’immagine perfetta della vita suburbana dipinta dal Trio, è disperatamente infelice. La loro quotidianità è impietosamente descritta: Sam è un uomo d’affari di successo e Dinah è una casalinga frustrata. Discutono del figlio Junior, che non viene mai visto né sentito. Mentre la giornata continua, il competitivo e sicuro Sam mostra la sua abilità in ufficio e in palestra. Dinah visita il suo psichiatra e racconta un sogno di un bellissimo giardino irraggiungibile, poi trascorre il pomeriggio immersa in un film di evasione intitolato Trouble in Tahiti. Alla fine della giornata, profondamente consapevoli della loro infelicità, Sam e Dinah cercano di avere una discussione franca sulla loro relazione. Incapace di comunicare senza incolpare e discutere, Sam suggerisce di andare a vedere un nuovo film: Trouble in Tahiti

Teatro Carlo Felice di Genova

Venerdì 28 gennaio 2022 ore 20.00 Abb. Opera A

Sabato 29 gennaio 2022 ore 15.00 Abb. Opera F

Domenica 30 gennaio 2022 ore 15.00 Abb. Opera C

Venerdì 4 febbraio2022 ore 20.00 Abb. Opera B

Sabato 5 febbraio 2022 ore 20.00 Abb. Opera L

Domenica 6 Febbraio2022 ore 15.00 Abb. Opera R

La serva padrona

La serva padrona di Giovanni Battista Pergolesi. Intermezzo buffo in due parti su libretto di Gennarantonio Federico

Trouble in Tahiti di Leonard Bernstein. One-Act Opera in seven scenes

Nuovo allestimento in dittico della Fondazione Teatro Carlo Felice

Direttore musicale di palcoscenico Cristiano Del Monte, direttore allestimenti scenici Luciano Novelli, direttore di scena Alessandro Pastorino, vice direttore di scena Giorgio Agostini, maestri di sala Sirio Restani, Antonella Poli, altro maestro del coro Patrizia Priarone, maestri di palcoscenico Andrea Gastaldo, Anna Maria Pascarella, responsabile movimentazione consolle Andrea Musenich, caporeparto macchinisti Gianni Cois, caporeparto attrezzisti Tiziano Baradel, caporeparto audiovideo Valter Ivaldi, assistenti alla regia Francesco Martucci, Maria Grazia Stante, caporeparto sartoria, calzoleria, trucco e parrucche Elena Pirino, scene FM Scenografie e Teatro Carlo Felice, attrezzeria Rancati e Teatro Carlo Felice, costumi Compagnia Italiana della Moda e del Costume e Repertorio del Teatro Carlo Felice, parrucche Mario Audello (Torino), maschere Sartori, soprattitoli Prescott Studio.

Nicoletta Tassan Solet (anche per la fotografia)

Una bellissima “Vedova allegra” saluta il nuovo anno

Oltre alla replica di oggi, saranno altre tre le possibilità di ammirare la nuova messa in scena de “La Vedova allegra” di Franz Lehár al Carlo Felice di Genova. Domani alle ore 16, domenica alle ore 15 e mercoledì prossimo, 5 gennaio, ancora alle 20.

Un debutto in prima assoluta salutato da scroscianti applausi in un teatro quasi esaurito, con pubblico attento e paziente, curioso di capire se ancora una volta la magia del teatro poteva fare rivivere la storia e le arie famose di quest’opera così datata.

Valencienne (Francesca Benitez)

Ne è risultato un lavoro corale di tutto rispetto, premiato con applausi lunghi e generosi, per una serie di motivi. L’orchestra, diretta da Asher Fisch ha interpretato perfettamente la partitura, e il coro è stato all’altezza del compito di sottolineatura di un battibecco amoroso che assume risvolti politici e da commedia degli equivoci, chiudendo con un sorriso questo 2021 che sta per lasciarci.

La regia del baritono Luca Micheletti, anche in scena nei panni di Danilo Danilowitsch, è stata convincente e ha saputo ben amalgamare le diatribe di una serie di personaggi che, a loro volta, sono stati altrettanto convincenti nelle loro parti.

Una menzione speciale va all’attore Ciro Masella per la sua perfetta e intrigante interpretazione di Njegus, il cancelliere dell’ambasciata del Regno di Pontevedro a Parigi, dagli interventi spassosi e rivelatori di una mente acuta, capace di risolvere parecchie questioni, anche amorose, dell’ambasciatore barone Mirko Zeta (il basso-baritono Filippo Morace), senza perdere il suo atteggiamento remissivo e servizievole.

Gli attori sono credibili anche grazie ai bei costumi di Leila Fteita che, con abiti sontuosi, sottolinea cene, balli, la vita dell’alta società che ama mettersi in mostra, soprattutto agli occhi dei ricchi e dei potenti. Tanto come si appare al banchetto dato dall’ambasciatore, o da Chez Maxim’s, dove tutto è realtà e finzione, dove tutto può essere concesso. Anche se i soldi si prendono in prestito e se serve il denaro depositato nelle casse della banca di Pontevedro da una vedova per non mandare il Paese in bancarotta.

Gli intrecci sono divertenti come previsto, ma resi molto bene in scena. È convincente, per recitazione e soprattutto voce, Hanna Glawari, la Vedova allegra, impersonata dalla soprano Elisa Balbo, anche collaboratrice alla nuova traduzione in italiano del libretto nella versione ritmica assieme a Luca Micheletti. Ottima la voce del tenore Pietro Adaini nel ruolo di Camille de Rossillon, l’innamorato della moglie del barone Zeta Valencienne, la soprano Francesca Benitez.

Valencienne (Francesca Benitez) e Camille de Rossillon (Pietro Adaini)

Il rimando continuo del testo, con “Tace il labbro” o “È scabroso le donne studiar”, ad amori e problemi soprattutto economici da risolvere, dà un tocco di leggerezza al tempo presente, carico di problemi che per un momento si possono dimenticare, guardando una mongolfiera calarsi adagio sul palcoscenico sul quale poi si ritrova un continuo giro di valzer per un ingegnoso sistema scenico.

Quindi il tavolo girevole, la quinta che porta a Chez Maxim’s e ai suoi camerini, l’automobile diplomatica, la giostra che ben rappresenta la vita: il continuo ritornare di situazioni e giorni, vizi e virtù che si rincorrono, gag divertenti dei personaggi in scena che la usano per dare un estro gioioso all’insieme ben concertato.

Hanna Glawari (Elisa Balbo)

Un ottimo lavoro, che rinnova un classico dei primi del Novecento e lo fa diventare un po’ più italiano, quella chiave latina che aveva incantato i viennesi e che testimonia non soltanto il cambiamento d’epoca, di gusto, di stile, ma come le epoche possono ritornare occhieggiando, come da una giostra, verso il tempo presente. Ad indicare che non tutto è cambiato in meglio e che, dove si può, si dovrebbe riacciuffare un po’ di passato per migliorare il presente e il futuro. In questo caso, il lavoro portato in scena è riuscito nell’intento di dare vita ancora ad un’opera che ci piace chiamare operetta perché così ci sembra più familiare.

Buon Anno!

Alessia Biasiolo (foto di scena del Teatro Carlo Felice)

La Vedova allegra debutta al Carlo Felice di Genova

Giovedì 30 dicembre 2021, con repliche il 31 dicembre e l’1, 2, 5 gennaio 2022 il Teatro Carlo Felice di Genova si prepara all’arrivo del 2022 con un nuovo allestimento della Fondazione Teatro Carlo Felice de La vedova allegra di Franz Lehár. Asher Fisch dirige l’Orchestra e il Coro del Teatro Carlo Felice, preparato da Francesco Aliberti. Luca Micheletti, oltre a curare la regia dell’allestimento e a essere tra i protagonisti in scena, presenta la sua nuova traduzione in italiano del libretto nella versione ritmica realizzata assieme a Elisa Balbo. Le scene e i costumi sono di Leila Fteita, il progetto luci è di Luciano Novelli nella realizzazione di Fabrizio Ballini, le coreografie sono firmate da Fabrizio Angelini.

Foto di scena de La Vedova allegra: Hanna Glawari (Elisa Balbo)

Al fianco di Luca Micheletti/Michele Patti nella parte del Conte Danilo Danilowitsch  e di Elisa Balbo/Valentina Mastrangelo in quella di Hanna Glawari, Francesca Benitez/Luisa Kurtz (Valencienne), Pietro Adaini/Emanuele D’Aguanno (Camille de Rossillon), Filippo Morace (Barone Mirko Zeta), Ciro Masella (Njegus), Claudio Ottino (Visconte de Cascada), Manuel Pierattelli (Raoul de St. Brioche), Giuseppe Palasciano (Kromow), Francesca Zaira Tripaldi (Olga), Luigi Maria Barilone (Bogdanowitsch), Kamelia Kader  (Sylviane), Alessandro Busi (Pritschitsch), Letizia Bertoldi (Praskowia), Valter Schiavone (Maître Chez Maxim), Federica Sardella (Zozo). Completano il cast Les Grisettes Michela Delle Chiaie, Ginevra Grossi, Erika Marinello, Marta Melchiorre, Matilde Pellegri, Monica Ruggeri e i danzatori Samuel Moretti, Giovanni Ernani Di Tizio, Tiziano Edini, Robert Ediogu, Matteo Francia, Andrea Spata.

«A sei anni dalla sua ultima rappresentazione al Teatro Carlo Felice, torna in teatro La vedova allegra ad accompagnare il pubblico verso il 2022 – commenta l’assessore alle Politiche culturali Barbara Grosso – Sulle note dell’operetta più amata e conosciuta al mondo, che andrà in scena in una sala finalmente a piena capienza, salutiamo il nuovo anno con il sorriso che la Vedova allegra sa regalare ai suoi spettatori».

«Per celebrare l’arrivo del nuovo anno assieme al nostro pubblico, dichiara il Sovrintendente Claudio Orazi, che dopo l’inizio di una campagna abbonamenti per il 2022 partita a ritmi sostenuti ritroviamo sempre più numeroso in sala, il Teatro Carlo Felice ha scelto La vedova allegra, l’operetta in assoluto più amata e rappresentata nel mondo, che torna a Genova a circa 113 anni dalla sua prima esecuzione in città, e a 6 anni dalla sua ultima rappresentazione in Teatro. Sin dal suo debutto, il 30 dicembre del 1905 al Theater an der Wien di Vienna con la direzione dello stesso Lehár, cui seguiranno ben 400 repliche, La vedova allegra si profilava quale titolo destinato a garantire al suo autore una gloria immortale. Il suo irresistibile mix di elementi teatrali e musicali, incardinati in un meccanismo a orologeria dal tempismo perfetto, riuscì a sedurre persino i palati più raffinati, come quelli di Alma e Gustav Mahler. La nuova versione ritmica del suo libretto realizzata in italiano da Luca Micheletti, assieme ad Elisa Balbo che debutta in prima assoluta al Teatro Carlo Felice regalerà al pubblico il piacere dei giochi di parole, dei calembour e dei doppi sensi originali in italiano. »

Foto di scena de La Vedova allegra

«La vedova allegra è un titolo che, con il suo fascino “d’altri tempi”, mi ha accompagnato ovunque nel mondo, dal Teatro alla Scala di Milano al Metropolitan di New York, racconta il direttore Asher Fisch. La morbidezza del suono, una certa rilassatezza tipicamente viennese è quanto, dai miei anni alla Volksoper di Vienna, porto nel cuore e cerco di trasmettere ogni qual volta la dirigo, per poter ricreare quello che doveva essere il suono originale del lavoro. Uno spirito sornione, che faccia “da pendant” alla comicità irresistibile del suo testo: è questo il lato che amo sfoderare per contribuire a fare affiorare il sorriso sul volto del pubblico che, immancabilmente, la Vedova allegra sa regalare».

Nelle sue note di regia Luca Micheletti anticipa: «Lo spettacolo si impernia su due assi portanti dalle molteplici declinazioni: da un lato, il “giro di valzer” come simbolo di un’epoca; dall’altro, il tema del teatro come scintillante rifugio fuori dal mondo. Siamo in un universo in cui, innanzitutto, ogni cosa gira costantemente: una società-carillon che celebra se stessa nel rituale girotondo che Schnitzler elevò a simbolo dell’intero secolo dando alle stampe il suo Reigen proprio nel 1900. Non ci si può fermare: c’è una legge che condanna alla leggerezza. Allo stesso modo, non si può far sul serio: ed ecco il tema del teatro, del continuo mutare e scambiarsi ruolo, maschera, status, opinione.»  

«L’operetta più in generale, prosegue l’artista, e la Vedova allegra in particolare, creano un ponte tra due mondi, dove  il teatro d’opera e il teatro di prosa si incontrano. La Vedova allegra, disse Bergman, è come una sorta di antico meccanismo, una lampada a olio, di cui bisogna rispettare il funzionamento: deve rilucere della sua luce speciale. La mia sarà perciò una Vedova allegra attenta allo spirito profondo che ha mosso i suoi primi creatori. D’altra parte, un approccio “filologico” credo sia adeguato solo fino a un certo punto di fronte ad una tale quantità di varianti, avallate dallo stesso Lehár e fin dapprincipio (in particolare sui dialoghi parlati, che qui ho tradotto e adattato liberamente incrociando diverse soluzioni drammaturgiche). Sulla tradizionale versione italiana delle parti musicali, poi, si erano accumulate e stratificate nel tempo molte inesattezze e incongruenze: abbiamo così pensato, com’è costume che ciclicamente avvenga per le operette, ad una nuova versione ritmica italiana, firmata da me e da Elisa Balbo. In essa conserviamo alcune traduzioni celebri di numeri ormai entrati nell’inconscio collettivo (da “tace il labbro” a “è scabroso le donne studiar…”), ma ritraduciamo ex novo tutto il resto, ricostruendo nella nostra lingua il sistema metrico e rimico dell’originale, restaurando spesso anche il testo musicale corrottosi nel tempo con l’adattarvi parole forzate. Ogni grande classico, del resto, si perpetua attraverso la somma delle sue varianti: e lo spettacolo ne terrà conto non solo dal punto di vista drammaturgico, ma anche teatrale, omaggiando e citando, con ironia e levità, più d’un secolo di rappresentazioni. Perché La Vedova allegra non è solo un’operetta, ma un sistema teatrale a sé stante, scintillante, autoironico e appena venato d’una sublime malinconia».

Teatro Carlo Felice di Genova

Giovedì 30 dicembre 2021

Venerdì 31 dicembre 2021

Sabato  1 gennaio 2022 ore 16.00

Domenica 2 gennaio 2022 ore 15.00

Mercoledì 5 gennaio2022 ore 20.00

Per info di biglietteria e promozioni, http://www.teatrocarlofelice.com

Personaggi e interpreti

Hanna Glawari Elisa Balbo, Valentina Mastrangelo (1.01)
Conte Danilo Danilowitsch Luca Micheletti/Michele Patti (1.01)
Valencienne Francesca Benitez/Luisa Kurtz (1.01)
Camille de Rossillon Pietro Adaìni/Emanuele D’Aguanno (1.01)
Barone Mirko Zeta Filippo Morace
Njegus Ciro Masella
Visconte de Cascada Claudio Ottino
Raoul de St. Brioche Manuel Pierattelli
Kromow Giuseppe Palasciano
Olga Francesca Zaira Tripaldi
Bogdanowitsch Luigi Maria Barilone
Sylviane Kamelia Kader
Pritschitsch Alessandro Busi
Praskowia Letizia Bertoldi
Maître Chez Maxim Valter Schiavone
Zozo Federica Sardella

Les Grisettes: Michela Delle Chiaie, Ginevra Grossi, Erika Marinello, Marta Melchiorre, Matilde Pellegri, Monica Ruggeri.  Danzatori:  Samuel Moretti, Giovanni Ernani Di Tizio, Tiziano Edini, Robert Ediogu, Matteo Francia, Andrea Spata

Nicoletta Tassan Solet (anche per le fotografie)

Monica Guerritore chiude l’anno dantesco

Monica Guerritore a chiude l’anno dantesco al Nuovo. Il Grande Teatro, storica rassegna del Comune di Verona organizzata in collaborazione con il Teatro Stabile, propone, per l’ultimo appuntamento del 2021, ‘Dall’inferno all’infinito’. Lo spettacolo, su testi di Dante Alighieri, Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Patrizia Valduga, Gustave Flaubert, Victor Hugo, Giacomo Leopardi e Cesare Pavese, rientra negli eventi di “Dante a Verona 1321-2021”. La prima dello spettacolo è stata ieri. In occasione del debutto, è stato consegnato il premio Renato Simoni 2020/2021 a Isa Danieli. Dopo chiusure e incertezze dettate dalla pandemia, il mosaico della ripartenza si completa con il ritorno dello storico riconoscimento, giunto alla 63esima edizione. Una versione straordinaria su due annualità. La giuria, presieduta dal sindaco Federico Sboarina, e composta dai critici di teatro Claudia Cannella, Roberto Canziani, Masolino D’Amico, Rodolfo Di Giammarco e Katia Ippaso, ha scelto di accendere i riflettori su una grande donna di teatro.

Monica Guerritore

Isa Danieli, in palcoscenico a 14 anni, ha affrontato un po’ tutti i generi del mondo dello spettacolo, ha ricevuto la prima accoglienza teatrale da Eduardo De Filippo (andando poi in scena una quindicina di volta con sue commedie), ma è stata anche esemplare per intraprendenti cambi di ribalte, di compagnie, di modalità recitative, di drammaturgie, di scelte culturali e popolari, di energiche riletture del classico e di impagabili nuovi rischi. Un’attrice generosa e solida. Artista di cui viene ora teatralmente premiato l’intuito, la tenacia, la forza, il lirismo, la bellezza d’animo, e la conquistante interpretazione della vita.

“Abbiamo spostato eccezionalmente la premiazione al Teatro Nuovo – precisa l’assessore alla Cultura Francesca Briani – perché la forte incertezza e le riaperture a singhiozzo che hanno attraversato il biennio 2020/21 non hanno permesso di svolgere, prima della scorsa estate, un lavoro sistematico e accorto come quello che richiede l’organizzazione del Premio. Oggi finalmente siamo in grado di annunciarlo e la cosa mi rende doppiamente felice perché la scelta è ricaduta su una donna di grande temperamento, che per oltre 60 anni ininterrotti ha continuato a salire sul palcoscenico, regalando al pubblico la sua forza e la sua sensibilità”.

Isa Danieli

“Tra gli obiettivi che mi sono posto in questi anni – sottolinea il direttore artistico degli Spettacoli del Comune di Verona Carlo Mangolini –, c’è anche la necessità di aprire una riflessione sul senso di un premio alla carriera oggi. Un riconoscimento nato per omaggiare un grande artista e intellettuale come Renato Simoni, all’avanguardia per il suo tempo, capace di visioni e slanci che appoggiavano saldamente sulle radici ma aprivano al futuro. Penso che ai giorni nostri debba essere arricchito da un confronto tra artisti, critici, operatori e intellettuali, che abbia anche un valore intergenerazionale, per un passaggio dei saperi. Portare alla ribalta personalità a tutto tondo, capaci di definire pezzi di storia del teatro, impone che la loro testimonianza non resti lettera morta, ma diventi patrimonio condiviso dal pubblico e dalle nuove generazioni di artisti”.

Dopo la prima del 14 dicembre, lo spettacolo, prodotto dalla Compagnia Orsini, replica dal 15 al 19 dicembre. Giovedì 16 dicembre, alle 18, al Teatro Nuovo, Monica Guerritore incontra il pubblico e gli studenti. L’appuntamento, organizzato con l’Università di Verona, è intitolato Il viaggio della poesia, tra inferno ed infinito. Interverranno all’incontro la giornalista Alessandra Galetto, il docente Nicola Pasqualicchio e il direttore artistico Carlo Mangolini. Sei i canti dell’Inferno alla base dello spettacolo: I e II (Incontro con Virgilio/Beatrice), III (Ingresso nell’Inferno), V (Paolo e Francesca), XXXIII (Conte Ugolino) e XXXIV (uscita dall’Inferno). Nello spettacolo anche testi di Pier Paolo Pasolini (“Supplica a mia madre”), Elsa Morante (“Menzogna e sortilegio”), Patrizia Valduga (“Cento quartine” e “La tentazione”), Gustave Flaubert (“Madame Bovary”), Victor Hugo (“Pathmo”), Giacomo Leopardi (“L’infinito”) e Cesare Pavese (“Ultimo scritto”).

“La potente forza creativa dell’immaginazione delle pagine di Hillmann e Citati – dice Monica Guerritore – accompagnano e forse spiegano la discesa nel nero, nell’intima natura umana, che Dante mette in versi nei canti iniziali dell’Inferno: la sua ricerca e il suo incontro con le parti del sé. Nelle bellissime parole di Wagner, la forza della musica (che accompagna tutta la performance) diventa motore emotivo e precede, accompagna e amplifica il tormento delle passioni amorose (Paolo e Francesca), di abbandono (“La tentazione” di Patrizia Valduga), di ferocia come nel canto del conte Ugolino. Di abissi naturali che portano in scena anche figure materne e paterne: Pasolini e Morante. Tutto rende la ricerca e il racconto interiore e poetico di Maestri lontani tra loro per epoca, un’unica grande anima che racconta le infinite vie della testimonianza del Sé. Le parole di Umberto Eco e del grande psicanalista Galimberti accompagnano, noi uomini di oggi, nella comprensione del nostro Inferno interiore e dell’Infinito intuito. Nella mia intenzione c’è il desiderio forte di sradicare parole, testi, versi altissimi dalla loro collocazione “conosciuta” per restituirgli un “senso” originario e potente”.

Roberto Bolis (anche per le fotografie)

“Oratorio San Giovanni Battista” di Alessandro Stradella al Carlo Felice

Il Teatro Carlo Felice di Genova si addentra nel progetto d’esecuzione integrale dell’opera di Alessandro Stradella presentando, dopo l’allestimento in prima esecuzione moderna de Il Trespolo Tutore nel 2020, l’Oratorio San Giovanni Battista, in programma al Teatro Carlo Felice martedì 7 dicembre, alle ore 20.00. Andrea De Carlo dirige l’Orchestra del Teatro Carlo Felice, cui si unisce per l’occasione l’Ensemble Mare Nostrum, solisti Max Emanuel Cencic (S. Giovanni Battista), Topi Lehtippu (Consigliere), Dorota Szczepańska (Erodiade la madre), Silvia Frigato (Erodiade la figlia), Masashi Tomosugi (Erode).

«Con l’esecuzione dell’Oratorio San Giovanni Battista da parte di un grande specialista stradelliano, Andrea De Carlo, afferma il Sovrintendente Claudio Orazi, il Teatro Carlo Felice si addentra nel percorso di ricostruzione della Civiltà musicale genovese volgendo lo sguardo, dopo la prima opera comica di Stradella, a un capolavoro sacro del compositore, tra i maggiori del genere.

La composizione dell’Oratorio San Giovanni Battista, su testo dell’Abbate Ansaldi, avviene a Roma, durante il periodo di chiusura dei Teatri, nell’anno sacro 1675 e la sua prima esecuzione, al termine dell’anno giubilare il 31 marzo a S. Giovanni dei Fiorentini, con il giovane Corelli tra gli strumentisti in organico. L’ultima fase romana di Stradella è parte di un antefatto che prelude alla nuova dipartita del compositore da Roma, alla volta di Venezia e quindi dal 1678 di Genova. Qui il compositore passerà il restante dei suoi giorni, con l’incarico di organizzare i cartelloni del Teatro Falcone che, dopo il San Cassiano di Venezia, è il secondo teatro pubblico d’Italia. Sarà di nuovo una vicenda amorosa, e quindi un agguato a determinare la sua fine, in Piazza dei Banchi. Sarà sepolto a pochi passi da lì, nella Basilica di Santa Maria delle Vigne. »

«Il San Giovanni Battista di Alessandro Stradella – commenta Andrea De Carlo –  è un’opera straordinaria, moderna e originalissima, che unisce passato e futuro in un abbraccio poetico e visionario pieno di emozione e umanità.  Stradella stesso la riteneva la sua composizione migliore, e lo scrittore Philippe Beaussant de l’Académie Française soleva dire che se avesse dovuto salvare solo un’opera dalla distruzione tra tutta la musica avrebbe scelto l’Oratorio S. Giovanni Battista. L’incontro dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice con i musicisti barocchi dell’Ensemble Mare Nostrum rappresenta meravigliosamente questo slancio, e proietta il Battista interpretato da Max Emanuel Cenčić  verso orizzonti musicali a venire ».

Alessandro Stradella (Bologna 1643, Genova 1682). Oratorio San Giovanni Battista (1675)

S. Giovanni Battista, Max Emanuel Cencic (controtenore)

Consigliere,Topi Lehtippu (tenore)

Erodiade la madre, Dorota Szczepańska (soprano)

Erodiade la figlia, Silvia Frigato (soprano)

Erode, Masashi Tomosugi (basso)

Maestro concertatore e direttore Andrea De Carlo

Orchestra del Teatro Carlo Felice in collaborazione con Ensemble Mare Nostrum

N.T.S.

“Regalo di Natale” a teatro

Al Teatro Nuovo di Verona va in scena ‘Regalo di Natale’, spettacolo che Sergio Pierattini ha tratto dal pluripremiato film di Pupi Avati del 1986. La prima dello spettacolo sarà martedì 2 novembre, alle ore 20.45. Alla regia Marcello Cotugno e sul palcoscenico Gigio Alberti, Pierluigi Corallo, Giovanni Esposito, Valerio Santoro e Gennaro Di Biase. Repliche fino a domenica 7 novembre. Si tratta del secondo appuntamento di ‘Verona Grande Teatro’, storica rassegna del Comune di Verona organizzata in collaborazione con il Teatro Stabile. Giovedì 4 novembre, alle 18, gli interpreti dello spettacolo prodotto da La Pirandelliana, incontreranno il pubblico in teatro. A condurre l’appuntamento Carlo Mangolini, direttore artistico degli spettacoli del Comune di Verona, e Alessandra Galetto, giornalista veronese.

La storia racconta di quattro amici di vecchia data che s’incontrano per giocare a poker con un avvocato. La partita, in origine amichevole, finirà per mettere in campo il bilancio della vita di ognuno dei personaggi tra fallimenti, sconfitte, tradimenti, inganni e menzogne. E diventerà un autentico regolamento di conti. Le scene sono di Luigi Ferrigno, i costumi di Alessandro Lai e le luci di Pasquale Mari.

Nella nota di regia Marcello Cotugno spiega che “Il poker è un nobilissimo gioco tra gentiluomini, un rito moderno in cui mostrarsi per quello che non si è, proprio come in una rappresentazione teatrale: quanto più la maschera è forte e impenetrabile, tanto più sarà difficile comprendere i nostri punti. Ci troviamo in una villa, la notte di Natale. Quattro amici, Franco, Ugo, Lele e Stefano, che non si vedono da dieci anni, incontrano quello che è designato ad essere il “pollo” da spennare: l’avvocato Sant’Elia, un uomo sulla sessantina, ricco e ingenuo, che sembra addirittura trovare consolazione nel perdere. In realtà è il presunto “pollo” a trovarsi di fronte quattro uomini che nella vita hanno giocato col destino e che, in un modo o nell’altro, hanno perso. Originariamente ambientato negli anni ‘80, il testo è stato trasposto ai giorni nostri, in cui la crisi economica globale si è abbattuta sull’Europa segnando profondamente la società italiana. In risposta a recessione e precariato, il gioco d’azzardo vive una stagione di fulminante ascesa, e – dalle slot che affollano i bar al boom del poker texano – si moltiplicano i luoghi e le modalità in cui viene praticato. I soldi facili sono la chimera inseguita anche dai nostri protagonisti, in un crescendo di tensione che ci rivela mano dopo mano come, al tavolo verde, questi uomini si stiano giocando ben più di una manciata di fiches. Cinque attori di grande livello, Gigio Alberti, Giovanni Esposito, Valerio Santoro, Gennaro Di Biase e Fulvio Pepe, si calano in una partita che probabilmente lascerà i loro personaggi tutti sconfitti, a dimostrazione di come alcuni valori fondamentali delle relazioni umane – amicizia, lealtà e consapevolezza di sé – stiano dolorosamente tramontando dal nostro orizzonte. La parabola di “Regalo di Natale” è allora il trionfo del singolo sul collettivo, è la metafora del successo di uno conquistato a spese di tutti, è il simbolo di una teatralità doppia e meschina, è un’amara una riflessione su come stiamo diventando. O su come forse siamo già diventati. Se il poker è lo specchio della vita, il teatro è il luogo dove attori e spettatori si possono rispecchiare gli uni negli altri. E due specchi messi uno di fronte all’altro generano immagini. Infinite”.

Si ricorda che in ottemperanza ai protocolli di sicurezza, è obbligatorio il Green Pass e l’utilizzo della mascherina per tutta la permanenza a teatro, anche seduti al proprio posto. L’impianto di aerazione è stato dotato di sistemi di sanificazione che sfruttano l’azione combinata di lampade germicide ad alta efficienza (UVC) e di pacchi filtranti in materiale fotocatalitico. Questa sinergia consente di mantenere un elevato grado di salubrità dell’aria e delle superfici rendendo sicura la presenza in sala.

I biglietti possono essere acquistati in prevendita al BoxOffice di via Pallone oppure online su www.boxol.it/boxofficelive/it. Così come a Teatro Nuovo, dal lunedì al sabato, dalle 15.30 alle 19.30, e fino alle 21 nei giorni di spettacolo serale.

Roberto Bolis (anche per le fotografie)

OperaInCanto presenta in prima mondiale “Le ossa di Cartesio”

L’Associazione InCanto presenta un evento di risonanza nazionale sabato 9 ottobre al Teatro Comunale Sergio Secci di Terni in viale Luigi Campofregoso 98: la prima esecuzione assoluta dell’opera Le ossa di Cartesio, commissionata dall’associazione stessa e nata dalla collaborazione tra Mauro Cardi, uno dei compositori di maggior rilievo oggi in Italia, e Guido Barbieri, scrittore e musicologo, voce storica di Rai Radio3. Sono previste due recite, quella delle 11.00 riservata ad Opera Scuola, quella delle 18.00 aperta il pubblico. Prima della recita pomeridiana, alle 17.30, si svolgerà un incontro con gli autori.

Fabio Maestri

Al centro di quest’opera è l’incredibile vicenda del cranio di Cartesio. Il grande filosofo e matematico francese morì a Stoccolma nel 1650, forse per avvelenamento. Alcuni anni dopo il suo cranio venne rubato e da allora cominciò un lungo e surreale viaggio durato quasi due secoli. Il cranio venne infatti più volte comprato e venduto da una schiera piuttosto varia di personaggi, ognuno dei quali si sentì in diritto di incidervi la propria firma, un motto, un pensiero. “Nell’opera si immagina – spiega Guido Barbieri, autore del libretto – che lo stesso Cartesio, da morto, ricostruisca queste vicende e che incontri le ombre dei personaggi già da lui incontrati durante la sua vita: la regina Cristina di Svezia, il suo presunto avvelenatore abate Viogué, Helèna madre della sua unica figlia, il suo medico personale e infine il capitano svedese che rubò il suo teschio. Questi sono gli sono ingredienti ideali per una sorta di giallo seicentesco di forte impatto drammaturgico”.

“Ma questa – aggiunge il compositore Mauro Cardi – è anche un’opera sulla bellezza del ragionamento speculativo, del ‘metodo’ e delle simmetrie, un’opera che si dipana, anche visivamente, lungo le traiettorie e le intersezioni tra le passioni – proprio Passioni dell’anima è intitolata una delle ultime opere del filosofo – inscritte nel piano cartesiano. I sei ‘capitoli’ dell’opera sono scanditi da citazioni di musiche di Haendel, Sigismondo D’India, Claudio Monteverdi, Barbara Strozzi e Domenico Mazzocchi, che intessono un gioco di dissolvenze e trasfigurazioni con la mia musica”.

A interpretare Cartesio sarà l’attore Franco Mazzi. Sono invece affidati a tre cantanti gli altri personaggi: Valeria Matrosova è la regina Cristina di Svezia, Patrizia Polia interpreta due personaggi (la cantante di corte e Helèna) mentre Federico Benetti ne interpreta tre (l’abate Vioguè, sospettato di aver avvelenato Cartesio, il capitano Planstrom e il medico van Wullen, che hanno giocato ruoli importanti in questa vicenda romanzesca). Il regista Enrico Frattaroli cura la “mise en espace”. Sul podio dell’Ensemble In Canto uno specialista quale Fabio Maestri, che dedica particolare attenzione alla musica contemporanea e ha diretto quasi tutte le principali orchestre italiane (Teatro dell’Opera di Roma, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Teatro San Carlo di Napoli, Teatro Comunale di Bologna, Teatro Massimo di Palermo, Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai di Torino, Orchestra Regionale della Toscana, Orchestra Sinfonica Siciliana) e spesso anche all’estero.

Dopo Terni lo spettacolo sarà replicato anche a Roma il 7 novembre al Teatro Palladium, nell’ambito del festival di Nuova Consonanza.

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

Il cartellone del Teatro Carlo Felice di Genova

Il Teatro Carlo Felice di Genova guarda al futuro con fiducia e annuncia il cartellone di Opere, Balletto, Concerti dei mesi di settembre-dicembre 2021, dedicato alla ricorrenza del trentennale dell’apertura del nuovo Teatro (18 ottobre 1991 – 18 ottobre 2021).

Dall’11 settembre 2021 fino al 5 gennaio 2022tre nuovi allestimenti operistici, un balletto in prima rappresentazione assoluta e quattordici concerti sinfonico corali: in tutto 30 appuntamenti musicali nella città di Genova e sul territorio nazionale, dalla Liguria, al Piemonte, fino a Milano.

A Genova, il Teatro Carlo Felice punta a confermare l’affiatamento con il suo tradizionale pubblico, e a dialogare con quello nuovo all’insegna dello slancio sociale che, Teatro e Musica declinando, portano nell’anima ed nel cuore il respiro rigeneratore della Cultura.

Il cartellone di Opere e Balletto presenta un nuovo allestimento di Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, al suo debutto l’8 ottobre, per la regia, le scene e le luci di Christian Taraborrelli e la direzione musicale di Andriy Yurkevych, in una  prima realizzazione assoluta in realtà aumentata, a cura del Teatro Carlo Felice in collaborazione con Rai Cultura. L’opera è presentata in dittico con la nuova creazione per la regia, la coreografia, le scene, i costumi e le luci di Virgilio Sieni sulla composizione Sull’esser angeli di Francesco Filidei, in prima esecuzione assoluta nella nuova versione di balletto. Debutta il 19 novembre Bianca e Fernando di Vincenzo Bellini, per la regia, le scene e i costumi di Hugo de Ana e con la direzione musicale di Donato Renzetti, nella prima esecuzione moderna della versione realizzata per l’inaugurazione del Teatro Carlo Felice, il 7 aprile 1828, con il libretto revisionato da Felice Romani, e gli ampi passaggi musicali composti per l’occasione da Vincenzo Bellini, finalmente riportati alla luce. Il 30 dicembre debutta il nuovo allestimento de La vedova allegradi Franz Lehár su libretto di Victor Léon e Leo Stein nella nuova traduzione in italiano e nella nuova versione ritmica di Luca Micheletti, regista e interprete vocale in scena, con la direzione musicale di Asher Fisch.

Concerti sinfonici vedono l’Orchestra del Teatro Carlo Felice impegnata in progetti ispirati ad altrettanti filoni programmatici che indagano il repertorio sinfonico e di arie d’opera da concerto europeo, dal Barocco ai nostri giorni, alla scoperta di Mozart l’italiano, con l’esecuzione integrale delle Sinfonie di Mozart messe in relazione con l’opera degli autori suoi predecessori e contemporanei italiani che hanno influenzato il suo stile e con interpreti specializzati nel repertorio pre classico, della Civiltà musicale genovese e ligure, con il secondo capitolo dell’esecuzione integrale dell’opera di Stradella – dopo l’allestimento in prima esecuzione moderna de Il Trespolo Tutore nel 2020  – dedicato all’Oratorio San Giovanni Battista, e delle radici della nostra contemporaneità musicale, con la valorizzazione del repertorio della generazione dei compositori italiani “dell’Ottanta” e del Novecento italiano. Direttori ospiti sono Federico Maria Sardelli (16 settembre), Andrea De Carlo (7 dicembre), Alessandro Cadario (30 ottobre), Marco Angius (14 ottobre) e inoltre Dmitry Matvienko (11 settembre), vincitore del Malko Competition 2021, oltre a Sergey KrylovMarcello Rota, in occasione delle finali, rispettivamente, del Premio Paganini e del Concorso G.B. Viotti, e Pietro Borgonovo, nel concerto inaugurale della Stagione della GOG, di cui è anche Direttore artistico, che presenta assieme al Teatro Carlo Felice una prima esecuzione assoluta: Tagli di luce(Omaggio a Lucio Fontana), per orchestra, di Adriano Guarnieri. « La musica di Guarnieri è ricca di fascino sonoro, anticipa Pietro Borgonovo. Questa composizione in particolare s’ispira al concetto di “taglio” nell’arte di Lucio Fontana, che in musica avviene attraverso formule di interruzione brusca dei momenti di grande sonorità, affidati agli ottoni. Ed è proprio in questo che si annida la bellezza del brano: il taglio permette di vedere qualcosa, di molto intimo e prezioso: il lirismo, reso da pochi strumenti solisti, che – come nel concertino di un concerto grosso barocco – dialogheranno con l’orchestra. »

Quattro sono i concerti corali tematici in programma, tre dei quali si inseriscono nel filone Viaggio in Europa esplorato dal Coro del Teatro Carlo Felice diretto da Francesco Aliberti negli ultimi due anni, che spaziano dal Quattrocento ai nostri giorni, nel repertorio corale argentino, con musiche di Domenico Zipoli, Carlos Guastavino, Ariel Ramirez (13 ottobre), tedesco, con Johann Sebastian Bach e Johannes Brahms (27 ottobre), fiammingo e francese, da Jean Mouton a Francis Poulenc (3 dicembre), oltre al concerto del Coro di Voci Bianche del Teatro Carlo Felice diretto da Gino Tanasini, Tempo di Natale (6 dicembre).

Osserva il Sindaco di Genova, Marco Bucci, Presidente della Fondazione Carlo Felice: «Siamo di fronte all’inizio di una nuova stagione, con un cartellone internazionale di altissimo livello, capace di portare a teatro non solo i genovesi, ma anche spettatori dalle vicine regioni. Essere in grado di poter fornire un intrattenimento culturale di eccellenza, permette alla nostra città di qualificarsi come una delle più attrattive da questo punto di vista nel panorama nazionale.

Tornare al Carlo Felice, dopo gli spettacoli dal vivo ai Parchi di Nervi, ci riempie di orgoglio e soddisfazione: un teatro che, nonostante tutto, non si è mai fermato, ma ha lavorato con attenzione e impegno per arrivare, oggi, alla presentazione di un calendario entusiasmante.»

«Dopo il grande successo del Nervi Music Ballet Festival, Genova prosegue con la programmazione del Teatro Carlo Felice che, da settembre a dicembre, celebra il trentennale della sua riapertura con un cartellone di opere, balletto, concerti – commenta l’assessore alle Politiche culturali Barbara Grosso – valorizzando il grande repertorio lirico e sinfonico con tre nuovi allestimenti e con un balletto proposto in prima assoluta. Un cartellone degno di grande nota, che sicuramente riscuoterà un grande successo di pubblico e di critica, confermando il Teatro Carlo Felice come una tra le principali realtà teatrali nazionali. »

«Il Teatro Carlo Felice rappresenta da sempre per la nostra Regione una grande eccellenza culturale, commenta il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Da settembre a dicembre il Teatro ha organizzato una programmazione nuova per coinvolgere il suo tradizionale pubblico e non solo, espandendosi anche sul territorio nazionale, un impulso forte per permettere ai teatri e ai concerti di ripartire dopo la pandemia. Il rilancio della Liguria passa anche dalla cultura. »

«Il cartellone propone un ventaglio molto ampio di proposte – dichiara l’assessore alla cultura e allo spettacolo di Regione Liguria Ilaria Cavo – Si toccano repertori diversi, si va dal Barocco di Vivaldi fino al Contemporaneo di Filidei, dal titolo conosciuto, come Pagliacci che punta sulla realtà aumentata a Bianca e Fernando, opera di Bellini presentata con un allestimento di Hugo de Ana. Non mancano il balletto e il coro delle voci bianche. I 30 appuntamenti musicali a Genova e sul territorio nazionale sono, dopo la magica esperienza estiva al Nervi Music Ballet Festival, un segno continuativo di rinascita ma anche di una fondazione lirica al servizio del territorio. L’idea di un hub culturale, condivisa con il Sovrintendente, è strategica. L’inaugurazione della stagione della Gog, che vedrà l’Orchestra del Teatro Carlo Felice diretta da Pietro Borgonovo direttore artistico della Gog, è il primo passaggio di questa visione. Questo è il segnale forte: un Teatro in continuo dialogo e contaminazione con il territorio. »

Dichiara il Sovrintendente Claudio Orazi: «Dopo un’intensa stagione estiva che ha visto protagonista il Nervi Music Ballet Festival 2021, con indici di successo confermati dal gran numero di “ tutto esaurito”- con le sublimi performance di Svetlana Zakharova e Vadim Repin, del Ballet Igor Moiseev, con la prima assoluta del progetto Stravinsky’s Love e delle serate di gala dello Youth America Grand Prix – ma anche dal qualificato lavoro professionale dell’Orchestra e del Coro del Teatro Carlo Felice, quest’ultimo impegnato in otto concerti sia in Teatro a Genova sia in tutto il territorio ligure fino al basso Piemonte, oggi, insieme a tutti i comparti artistici, tecnici ed amministrativi, ci apprestiamo ad affrontare una nuova sfida: quella di valorizzare l’immensa tradizione lirica, italiana e internazionale, con musiche, trame e allestimenti che mantengano intatta la capacità di suscitare meraviglia ed entusiasmo. Penso a Pagliacci, Bianca e Fernando, La vedova allegra, ma anche alla riscoperta di veri gioielli della Civiltà musicale genovese e ligure, con l’opera di artisti liguri di nascita come Emanuele Luzzati, di cui ricorre il centenario della nascita  e anche di adozione come Alessandro Stradella, e in parte anche di quel gran genio di Giuseppe Verdi. Gli intenti si confermano anche nella stagione sinfonica con l’ approfondimento del repertorio europeo le cui radici si intrecciano saldamente alla storia musicale italiana, come nel caso di Mozart, “l’italiano” e del Barocco fino alla “generazione dell’Ottanta” proiettandoci verso l’ascolto condiviso in una grande Sala.

Alla ricerca della qualità artistica capace di attestare la programmazione ad architrave della promozione turistica e identitaria della Liguria. corrisponde, da parte della Fondazione del Teatro Carlo Felice, l’impegno ad investirsi sempre più nel ruolo sociale che definirei ancestrale dell’attività teatrale, attraverso un’azione articolata su due spazi principali:  la dimensione territoriale, con un forte radicamento fino a costituire un hub culturale creativo, di diffusione della musica in collaborazione con le migliori realtà culturali della Regione e delle Regioni adiacenti, come il Piemonte (dove l’Orchestra si esibirà, il 14 ottobre, al Perosi Festival di Tortona) e la Lombardia (dove l’Orchestra si esibirà, il 30 ottobre, al Teatro Dal Verme di Milano) e la dimensione comunicativa che congiunga la Liguria all’Italia e al mondo attraverso  l’intensificarsi delle nostre media relation, sia con le emittenti locali, sia con Rai, Classica HD, Unitel e altri network internazionali. Il Teatro Carlo Felice desidera, infine, rafforzare il proprio contributo concreto alla crescita specifica delle professioni legate alla musica,  soprattutto dei più giovani, grazie ai protocolli d’intesa istituzionali ed allo sviluppo di alleanze culturali e produttive che generino opportunità di formazione specifica e lavoro, come nel caso del network istituito dall’Accademia di perfezionamento e inserimento professionale del Teatro Carlo Felice diretta da Francesco Meli, fino alla diffusione generale di una sempre maggiore consapevolezza del valore culturale ed economico del Teatro e della professionalità dei musicisti, come nel caso della promozione dell’inserzione nel Repertorio regionale delle professioni della scheda relativa alla figura del cantante lirico.

Desidero esprimere gratitudine al Consiglio di Indirizzo della Fondazione Teatro Carlo Felice, ai Soci Pubblici e Privati oltre che a tutti i Partner Privati e Sponsor che, in questa prospettiva, stanno sostenendo la rinascita del Teatro, dopo i mesi di incertezza sanitaria che, seppur non così lontani, confermano lo sguardo al percorso futuro condiviso e che deve diventare la piattaforma di un itinerario comune e di collaborazione a vantaggio della collettività.

Un ringraziamento particolare ed affettuoso a tutto il pubblico, ritrovato con grande piacere nell’arena estiva di Nervi, e che ha dimostrato quanta energia siano in grado di restituire le performances artistiche dal vivo. Un encomio a tutti i lavoratori del Teatro, orchestra, coro, tecnici e personale amministrativo: dimostrano ogni giorno alta professionalità ed un attaccamento morale ed etico alla Fondazione conseguenza del desiderio di partecipare attivamente a un progetto di rinnovamento artistico e organizzativo di grande impatto.»

Nicoletta Tassan Solet

Il grande teatro a Verona

Michele Placido, Laura Morante, Monica Guerritore e Maria Amelia Monti sono solo alcuni dei protagonisti della prossima stagione del ‘Grande Teatro’. La rassegna invernale, organizzata dal Comune di Verona in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto, dopo un anno di stop forzato, è pronta a riportare in città 6 spettacoli di altissimo livello, per un totale di 48 rappresentazioni. E riaprire così le porte del teatro al chiuso.

Ad inaugurare il programma 2021, dal 19 al 24 ottobre, ‘La bottega del caffè’ di Carlo Goldoni con la regia di Paolo Valerio. Nei panni dell’ “antieroe” don Marzio, c’è Michele Placido. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, da Goldenart Production e dalla Fondazione Teatro della Toscana. Segue ‘Regalo di Natale’ di Sergio Pierattini con la regia di Marcello Cotugno, spettacolo tratto dal pluripremiato film di Pupi Avati del 1986 e prodotto da Pirandelliana. Gigio Alberti, Pierluigi Corallo, Giovanni Esposito, Valerio Santoro e Gennaro Di Biase gli interpreti. Il terzo spettacolo in cartellone, ‘Il marito invisibile’ di Edoardo Erba, che ne cura anche la regia, è in programma dal 16 al 21 novembre. Protagoniste Maria Amelia Monti e Marina Massironi. Lo spettacolo è una produzione “Gli Ipocriti”. La quarta opera è ‘Alla stessa ora il prossimo’ del drammaturgo canadese Bernard Slade. In programma dal 30 novembre al 5 dicembre, si avvale della regia di Antonio Zavatteri e ha per protagonisti Alberto Giusta e Alessia Giuliani. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile di Verona. Dal 14 al 19 dicembre, va in scena ‘Dall’inferno all’infinito’ di e con Monica Guerritore. Lo spettacolo, che celebra il settecentesimo della morte di Dante Alighieri, è prodotto dalla Compagnia Orsini. Il sesto appuntamento è ‘Io Sarah, Io Tosca’ di e con Laura Morante. In scena, accanto a lei, con la regia di Daniele Costantini, anche Mimosa Campironi (voce e pianoforte). Lo spettacolo è una coproduzione Nuovo Teatro e Fondazione Teatro della Toscana.

Nelle prossime settimane saranno date tutte le informazioni sulle modalità di rinnovo degli abbonamenti e sull’acquisto dei biglietti.

“In un anno del tutto inaspettato, come si è rivelato essere quello tra il 2020 e il 2021 – sottolinea Briani – abbiamo capovolto numeri e programmazioni infinite volte. Abbiamo dovuto dimostrare di saper essere elastici e creativi, di cambiare continuamente i nostri orizzonti e i modelli culturali consolidati nel tempo. Ma in questa nuova realtà, costantemente mobile e imprevedibile, quello che non abbiamo fatto mai è stato arrenderci. Tutti insieme abbiamo saputo resistere e reinventarci. Nel 2021, di fronte a nuove difficoltà nell’immaginare degli scenari certi, abbiamo continuato a pensare nuovi programmi e progetti culturali. Così oggi, dopo la grande quantità di proposte all’aperto che hanno caratterizzato l’estate, accogliamo l’autunno riaprendo i teatri al chiuso, nel segno di una vera rinascita per tutti. Proseguendo anche nei festeggiamenti per Dante”.

“È con grande gioia – dichiara Mangolini – che riapriamo le porte del Teatro Nuovo con la stagione 2021/22 del Grande Teatro. Grazie alla collaborazione con il Teatro Stabile di Verona abbiamo costruito un programma che non farà rimpiangere il passato. Sul palco troveremo grandi attori come Michele Placido e Monica Guerritore, alle prese con l’immancabile Goldoni, e con Dante nell’anno delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte. Spazio anche alla drammaturgia contemporanea con autori come Sergio Pierattini (che adatta per il teatro il film capolavoro di Pupi Avati Regalo di Natale), Edoardo Erba e Bernard Slade. Tre riflessioni sulla solitudine contemporanea interpretate da Gigio Alberti, da Maria Amelia Monti con Marina Massironi e da Alberto Giusta. Infine una beniamina del pubblico come Laura Morante si confronterà con il mito di Sarah Bernhardt che ha ispirato il personaggio di Tosca. Passato e presente si sovrappongono in un programma capace di dosare allegria, emozione e commozione”.

“Sono contentissimo, dopo lo streaming e gli atti simbolici, in un’estate teatrale comunque bellissima in cui finalmente il teatro a Verona ha ripreso i suoi spazi e il suo pubblico, nonostante le regole severe e i condizionamenti – aggiunge Vescovo – questa riapertura del sipario sul Grande Teatro è un orgoglio. Siamo pronti a ritornare insieme a una consuetudine di lunghissima data condivisa e realizzata grazie al Comune di Verona. Il teatro, come pensava Charles Dickens, è una trasparenza luminosa attraverso cui vedere muoversi la vita. E possiamo aggiungere: quella trascorsa e quella che aspettiamo riprenda, insieme al nostro affezionato pubblico che in tutto questo periodo non ha smesso di sostenerci”. 

Roberto Bolis

Teatro Spritz a Verona

Fino al 16 settembre, nell’ora dell’aperitivo, mini spettacoli teatrali on the road, animeranno vie e piazze del centro storico di Verona per favorire il flusso di visitatori. Si tratta del ‘Teatro Spritz’ tra le 18.30 e le 20, in corso Santa Anastasia e via Stella, con le rappresentazioni delle compagnie veronesi Casa Shakespeare e Modus.

L’iniziativa è ideata dall’assessore al Bilancio e Turismo Francesca Toffali, per riempire la città di eventi nell’estate della ripartenza. L’impegno era stato preso in aprile con la destinazione dell’avanzo di bilancio 2020 per destinare risorse a sostegno della ripresa di vari settori: dalle attività commerciali al comparto teatrale dei professionisti di Verona, entrambi fortemente colpiti e penalizzati dalla pandemia.

Cinque compagnie teatrali professioniste veronesi hanno aderito al progetto, che si svolgerà nei giorni di martedì, mercoledì e giovedì. Ad esibirsi saranno Teatro Scientifico, Modus, Casa Shakespeare, Fondazione Aida e Ippogrifo produzioni, con performance in varie luoghi, dal Liston a Veronetta, da Sottoriva a San Zeno per intrattenere gli avventori dei locali, i veronesi e i turisti.

“Gli attori – spiega l’assessore al Turismo Francesca Toffali – reciteranno in spazi pedonali, nei luoghi dove ci sono bar e locali frequentati per l’aperitivo serale, senza scena e senza impianti. Portiamo il teatro gratuitamente fra la gente, una novità popolare per incuriosire le persone. La città, fino al 16 settembre, sarà animata da oltre 70 mini spettacoli on the road, proposti dalle cinque compagnie teatrali professioniste della città, in collaborazione con il Comune. Proseguono così le tante iniziative volute dall’Amministrazione per rendere ancora più attrattiva Verona e agevolare il rilancio economico della città”.

Ecco i Programmi delle singole compagnie.

Casa Shakespeare, spettacolo ‘SHAKE SPRITZ – Shakespeare ad alto tasso alcolico’. Appuntamenti: 3 agosto, via Nizza; 4 agosto, piazzetta Pescheria; 5 agosto, Arche Scaligere; 11 agosto, via Filippini; 12 agosto, via Roma; 17 agosto, Liston di piazza Bra; 18 agosto, via Valverde; 19 agosto, Sottoriva; 7 settembre, piazza Santa Toscana; 9 settembre, davanti alla Biblioteca Frinzi; 14 settembre, corte Sgarzarie; 15 settembre, Porta Borsari; 16 settembre, via Stella.

Modus, spettacolo ‘AH!’. Appuntamenti: 27 luglio, Porta Borsari; 3 agosto, corso Santa Anastasia; 17 agosto, corte Sgarzarie; 18 agosto, piazza San Zeno; 19 agosto, piazza Santa Toscana; 24 agosto, piazza Corrubio; 26 agosto, piazzetta Pescheria; 7 settembre, via IV novembre; 8 settembre, piazza Erbe; 14 settembre, piazza Isolo.

Teatro scientifico/Teatro laboratorio. Spettacolo ‘Vida’. Appuntenti: 28 luglio, piazza Isolo; 11 agosto, corso Santa Anastasia; 12 agosto, via Leoni; 17 agosto, via Stella; 18 agosto, via Roma; 19 agosto, piazza Corrubbio; 31 agosto, Sottoriva; 1 settembre, via Arche Scaligere; 8 settembre, piazza Santa Toscana; 9 settembre, piazzetta Pescheria; 14 settembre, davanti la Biblioteca Frinzi; 15 settembre, Liston di piazza Bra; 16 settembre, via Marconi.

Fondazione Aida, spettacolo ‘Bukowski da marciapiede’. Appuntamenti: 27 luglio, piazza Erbe; 28 luglio, via Stella; 3 agosto, corso Portoni Borsari; 4 agosto, Corte Sgarzerie; 10 agosto, San Zeno; 11 agosto, piazza Corrubio; 17 agosto, via Leoni; 18 agosto, piazzetta Santa Toscana; 31 agosto, via Nizza; 1 settembre, piazzetta Pescheria; 7 settembre, piazza Isolo; 8 settembre, via Arche Scaligere; 14 settembre, via San Fermo, via Filippini; 15 settembre, Sottoriva.

Ippogrifo Produzioni. Appuntamenti: 31 agosto, piazza San Zeno, ore 18.30, spettacolo ‘Olè’; 31 agosto, piazza Corrubio, ore 19.15, spettacolo ‘El Bechin’; 1 settembre, Santa Anastasia, ore 18.30, ‘El Bechin’; 1 settembre, Ponte Pietra, ore 19.15 ‘Olè’; 2 settembre, Liston di piazza Bra, ore 18.30, ‘Olè’; 2 settembre, Portoni Borsari, ore 19.15, ‘El Bechin’; 7 settembre, piazza Erbe, ore 18.30, ‘Gushi’; 8 settembre, via Cappello c/o Biblioteca Civica, ore 18.30, ‘Gushi’; 9 settembre, via Stella ore 18.30, ‘Gushi’; 14 settembre, via Roma, ore 18.30, ‘Mr. Ping Pong’; 15 settembre, Porta Leoni, ore 18.30, ‘Mr. Ping Pong’. 

Roberto Bolis