Ottocento, il nuovo spettacolo messo in scena dal CTB di Brescia

 ph Aleksandra Pawloff 

Tornano a calcare il palcoscenico della Leonessa d’Italia Elena Bucci e Marco Sgrosso con un’intelligente lavoro che cavalca le gesta culturali italiane del secolo d’oro della nostra recente cultura, l’Ottocento che dà il titolo alla piece. Nel piccolo e accogliente teatro Santa Chiara-Mina Mezzadri di Brescia, prende così forma l’atterraggio di Mary Poppins di cui si vede la figura nera su un velo di memoria e di ricordo; quel velo che troppo spesso ci offusca, in un’era che guarda sempre all’introito che la cultura può dare, ma senza conoscerla. E,quel che è peggio, disconoscendola addirittura.

Così, arriva in teatro una coppia, che ravvia il ricordo percorrendo trame e spartiti, rapendo il pubblico di fiabesco e di nostalgia. Ripetuti gli applausi conclusivi e molte le chiamate dei due attori, meritatamente premiati per questa drammaturgia originale di cui sono autori e registi, nonché interpreti. Un lavoro colto, adatto a chi ha letto Poe, ammirato Van Gogh, è un po’ inorridito con Baudelaire, ma godibile anche per coloro che non sanno nulla di tutto ciò e ascoltano la narrazione di un periodo spumeggiante di balli, fruscianti vestiti, caffè, musica e avventurose scoperte, dentro e fuori dell’essere umano. Ecco comparire Emily Dickinson con la sua triste storia e i suoi inimitabili poemi, sullo sfondo della Parigi di Toulouse Lautrec o di Boldini, mentre Dumas e Verdi si contendono “Traviata” osservati da Cechov, Hugo, Dostoevskij e altri. Passato e presente si incrociano e si allontanano, rendendo lo spettacolo vivace, accattivante e da non perdere.

Eccellente la recitazione di Bucci e Sgrosso, capaci di non cadere nel ridondante, di interessante lo spettatore e di stimolarlo nella fantasia e nella curiosità per tutta la durata dello spettacolo.

 

Alessia Biasiolo

le due foto di scena sono di Umberto Favretto

 

“La rondine”

 

Ricordiamo che mercoledì 21 marzo 2018 alle ore 20.30, andrà in scena,  per la prima volta a Genova, la seconda versione  de La rondine, opera in tre atti di Giuseppe Adami su musica di Giacomo Puccini.

Sul podio, a dirigere l’Orchestra ed il Coro del Teatro Carlo Felice, Giuseppe Acquaviva, esperto pucciniano che, oltre ad essere il Direttore Artistico, questa volta ricopre per il Teatro Carlo Felice anche il ruolo di Direttore d’Orchestra (il Maestro Acquaviva si alternerà con Alvise Casellati nelle recite del 23 e 24/3). Un nuovo Allestimento del Teatro Carlo Felice, con repliche fino al 25 marzo.

Marina Chiappa (anche per la foto)

 

 

“La rondine” al Teatro Carlo Felice di Genova dal 21 al 25 marzo 2018

Mercoledì 21 marzo 2018 alle ore 20.30, andrà in scena, per la prima volta a Genova, la seconda versione  de La rondine, opera in tre atti di Giuseppe Adami su musica di Giacomo Puccini.

Sul podio, a dirigere l’Orchestra ed il Coro del Teatro Carlo Felice, Giuseppe Acquaviva, esperto pucciniano che, oltre ad essere il Direttore Artistico, questa volta ricopre per il Teatro Carlo Felice anche il ruolo di Direttore d’Orchestra (il Maestro Acquaviva si alternerà con Alvise Casellati nelle recite del 23 e 24/3). Un nuovo Allestimento del Teatro Carlo Felice, con repliche fino al 25 marzo.

La trama: bella ed elegante, Magda de Civry è una protagonista della vita mondana della Parigi del Secondo Impero e ha un ricco protettore, Rambaldo. Ma una sera conosce Ruggero, giovane aristocratico di provincia, ed è subito amore. Magda, per paura che la sua fama di donna frivola allontani Ruggero, si finge di umili origini (una grisette, una Mimì). Abbandona il lusso dei salotti parigini e si rifugia con l’amato in un angolo remoto della Costa Azzurra. Ma quando Ruggero ottiene dalla famiglia il permesso di sposarla, Magda non ha il coraggio di ingannarlo e gli rivela la verità sul proprio passato. E per non costringerlo a un matrimonio sconveniente, lo lascia, pur soffrendone, tornando alla vita di prima.

Un’opera, La rondine, scandita dal ritmo del valzer, come un’operetta, dai balli americani allora di moda (fox-trot, one-step), come un musical, e con un profumo sonoro “francese” degno di Ravel.

La regia di Giorgio Gallione utilizza parte delle stesse scene disegnate da Guido Fiorato per Traviata, che firma anche i nuovi costumi, a sottolineare il gioco di specchi tra la trama de La rodine e quella del capolavoro verdiano. Le luci sono state realizzate da Luciano Novelli e le coreografie sono di Giovanni Di Cicco.

L’ampio cast è composto dalla protagonista Elena Rossi che si alternerà con Maria Teresa Leva (22,24), Lisette sarà Giuliana Gianfaldoni Francesca Tassinari (22,24), Arturo Chacón-Cruz e Roberto Iuliano (22,24) vestiranno i panni dell’amato Ruggero, Prunier sarà interpretato da Marius Brenciu Alessandro Fantoni (24), Rambaldo Stefano Antonucci Sergio Bologna (22,24), Périchaud Giuseppe De Luca, Gobin Didier Pieri, Crébillon Davide Mura, Yvette/Georgette Francesca Benitez, Bianca/Gabriella Marta Leung, Suzy/Lolette Marina Ogii, Un maggiordomo Roberto Conti Loris Purpura (23,24,25), Un cantore Francesca Benitez, Mimi e danzatori Deos.

Manifestazioni, eventi, incontri e approfondimenti organizzati e promossi dalla Fondazione Teatro Carlo Felice in preparazione all’andata in scena dell’opera:

Lunedì 12 marzo – ore 17.30

Libreria Feltrinelli: “Un pomeriggio all’opera” – incontro con il cast impegnato ne La Rondine.

Ospiti : M° Giuseppe Acquaviva (Direttore) Giorgio Gallione (Regista) Elena Rossi (Magda) e Arturo Chacón-Cruz (Ruggero).

Moderatore: Massimo Pastorelli.

Martedì 13 marzo – ore 17.30

Sala Paganini: “Libri all’opera” – Presentazione del libro Musica Proibita di Marco Jacoviello.

Presenta l’autore. Moderatore: Massimiliano Damerini

Sabato 17 marzo – ore 16.00

Auditorium Eugenio Montale: Conferenza illustrativa I voli della Rondine, a cura di Danilo Prefumo. In collaborazione con l’Associazione Amici del Carlo Felice e del Conservatorio N. Paganini

Domenica 18 marzo

Open Day

Ore 14.00 – Visite guidate agli allestimenti

Ore 15.00, I Foyer – Presentazione del libro Il mio mistero è chiuso in me. Vita e opere di Giacomo Puccini. Presenta l’autore Emiliano Sarti. Modera: Stefano Mecenate (editore)

A seguire – Tè con dolcetti offerti al pubblico

Ore 17.00, Sala – Assaggio musicale del III atto de La Rondine

Corner dedicato nel Foyer: Associazione Lipu per informazioni e curiosità sulla vita delle rondini.

Lunedì 19 marzo – dalle ore 9.00 alle ore 13.00

Visite guidate agli allestimenti dell’opera e lezioni didattiche di introduzione all’opera. Riservate agli studenti organizzati in sede scolastica.

Mercoledì 20 marzo – Ore 20.30

Prova generale de La rondine. Aperta agli Istituti scolastici di ogni ordine e grado, organizzati in sede scolastica.

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero, fino ad esaurimenti dei posti disponibili, salvo gli appuntamenti del 19 e del 20 marzo, a prenotazione obbligatoria.

Il Teatro Carlo Felice prosegue per il terzo anno consecutivo  la collaborazione con l’Università di Genova – Facoltà di Lettere – Dipartimento di Italianistica con gli studenti  dei corsi  di filosofia, storia e lettere.

Si tratta di un progetto denominato “Percorsi di prova”: ovvero viene stabilito un calendario di frequenze per gli studenti a tutte le prove che costituiscono l’andata in scena di un’opera. Dalle prove lettura in cui i professori d’orchestra incontrano il Direttore per iniziare a leggere la partitura musicale alle prove regia, in cui il Regista incontra il cast, per arrivare alle prove d’assieme, in cui le varie parti si incontrano sino alla prova antepiano, ante – generale e generale.

Grande attenzione da parte degli studenti coinvolti nel percorso per l’opera di Puccini che per l’argomento risulta di forte attualità.

Il Civ Sestiere Carlo Felice sarà presente per questo titolo d’opera con iniziative che verranno a breve comunicate.

Confetteria Romanengo presente durante l’Open Day e le recite di rondine per rendere più “dolce” l’ascolto.

 

Marina Chiappa

Il “Temporale” di Brescia

Il CTB di Brescia ha messo in scena, tra le nuove produzioni, un’opera dello svedese August Strindberg, vissuto a cavallo tra Ottocento e Novecento e morto prima della Grande Guerra che ha sconvolto gli assetti geopolitici europei. La scelta è caduta su “Temporale”, una della commedie appartenenti al “teatro moderno” e ai drammi definiti “da camera”, come se fossero composizioni musicali e per un teatro piccolo, intimo, com’è il Teatro Santa Chiara Mina Mezzadri di Brescia dove il lavoro ha debuttato. La pièce di Strindberg aveva risvolti travolgenti nel clima del tempo, condizionato dai coevi lavori di Freud e da un cambiamento nelle coscienze civili rispetto al ruolo della donna, del divorzio, delle libertà dai tabù. Pertanto, la modernità di “Temporale” non sta tanto nell’averlo riscoperto adesso, quanto nella modernità del lavoro in se stesso, visto che ciò che oggi è diventato all’ordine del giorno, purtroppo spesso caso di cronaca, allora era di certo uno stravolgimento della società tradizionale e tradizionalista.

La riflessione posta dalla commedia, quindi, è insita nel testo; si pone agli spettatori come punto di incontro tra i fatti e ciò che significano, sui quali il teatro pone l’accento e, di conseguenza, la riflessione personale.

Diretti da Monica Corti, anche in scena nel ruolo della Postina, Vittorio Franceschi, Mauro Marino, Melania Giglio, Monica Ceccardi, Sergio Mascherpa. Belli le scene e i costumi di Roberta Monopoli.

Il protagonista è un Signore (Franceschi) che incarna l’arrivo della vecchiaia e l’accettazione del termine del proprio cammino di vita. Tutto scorre tranquillamente in un palazzo chiamato casa del silenzio, sconvolta però dal daffare di un pasticcere (Mascherpa) e di sua moglie che lo sprona a lavorare in un’afosa estate, intenti com’erano alla preparazione della conserve di frutta al pianterreno. I due hanno una figlia, Agnese (Giglio), che non resta nel ruolo di “brava ragazza” diciottenne a lungo, ma si lascia fuorviare da un uomo che cerca la giovinezza e la circuisce, desiderosa di andarsene di lì per una vita migliore. Infatti, scapperà con un uomo misterioso, Fischer (Mascherpa), che con l’altrettanto misteriosa famiglia composta dalla moglie Gerda (Ceccardi) e da una bambina, è appena andato a vivere al primo piano dello stabile. Fischer è uno sfruttatore violento e quando Gerda cerca di scappare da lui, si imbatte nell’ex marito, padre di sua figlia, il Signore. Questi, sempre solo, ragiona sulla sua vita con il Fratello che gli va a far visita di tanto in tanto (Marino) e che convince Gerda a parlargli per cercare di sistemare le cose, magari tornare insieme per il bene della piccola.

In realtà, una volta re-incontrati, i due non fanno altro che tornare alla solita vita coniugale fatta di tormenti, gelosie soprattutto di Gerda per altre donne più giovani, come Louise la cameriera del Signore (Ceccardi), oppure del Signore che rivanga come Gerda lo abbia lasciato per un uomo più giovane e di come lui, invece, avesse dimostrato di essere ancora virile abbastanza per avere un figlio. Il dibattito è tra generazioni, tra uomini e donne che non trovano altro equilibrio che quello della sfida e del litigio, mentre qualcuno riesce sempre e solo a farsi gli affari propri. Il fato, la vita per quel che è, con il suo incedere indifferente e allo stesso tempo determinante per gli esseri umani, si personifica in un temporale estivo che, come una novella “Molto rumore per nulla” sistema tutto. Agnese torna a casa, il Signore ritorna nella sua tranquillità che lo porterà ad andarsene definitivamente dal palazzo una volta arrivato l’autunno; Gerda troverà un po’ di pace in campagna, dove andrà a vivere con la bambina e il Fratello, avvocato, continuerà a svolgere il suo lavoro, così come il pasticcere, la postina e tutto il resto del mondo che ruota intorno, sempre, alle singole vite di ciascuno di noi.

August Strindberg mette in scena la vita come se la fotografasse e riuscisse a focalizzarla al punto da non giudicarla, criticarla, sottolinearla, ma presentarla agli spettatori perché siano loro a immedesimarsi, a diventare attori tanto quanto gli attori si sono messi in gioco e, dunque, il teatro diventa corale, senza più spazi vuoti o incolmabili tra platea e palcoscenico. L’adattamento e la regia di Corti hanno mantenuto l’equilibrio dell’autore, rendendo l’opera viva ancora.

 

Alessia Biasiolo

(fotografie della Compagnia e di scena di Umberto Favretto)

 

 

 

 

 

 

“Rigoletto” al Teatro Carlo Felice fino al 29 dicembre 2017

Fino al prossimo 29 dicembre, al Teatro Carlo Felice di Genova va in scena “Rigoletto”, una delle più note e amate opere verdiane che il Teatro Carlo Felice propone all’inizio della Stagione 2017-2018.

Il melodramma in tre atti di Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave, capolavoro drammaturgico rappresentato per la prima volta l’11 marzo 1851 al Teatro la Fenice di Venezia, trae il soggetto dal dramma in cinque atti Le roi s’amuse di Victor Hugo, ed è talmente originale e innovativo, per i tempi, che non fu compreso subito da tutta la critica. Il pubblico, invece, si dimostrò più lungimirante e decretò all’opera un immediato, grande successo.

Francesco Ivan Ciampa si alternerà con Dorian Wilson (22, 23, 27 e 29), a dirigere l’Orchestra e il Coro del Teatro Carlo Felice. I tre cast che si alterneranno sono di tale rilievo da poter essere considerati tutti un primo cast.

La regia è nuovamente affidata, come nel Rigoletto del 2013, al baritono Rolando Panerai, leggenda vivente dell’opera italiana, proprio come era accaduto nel novembre 2011 con il dittico Campanello (Donizetti) e Gianni Schicchi (Puccini), opera in cui spiccava anche come interprete principale. Panerai in questa edizione firma anche le scene, realizzando per il Carlo Felice,  un nuovo allestimento. I costumi sono disegnati da Regina Schrecker, stilista affermatissima nel campo della moda italiana e da oltre una decina d’anni approdata al teatro, che abilmente ha adattato il profilo dei costumi a questo particolare nuovo Rigoletto. Le luci sono di Luciano Novelli e la coreografia è curata da  Giovanni Di Cicco.

Anche quest’anno Crédit Agricole Carispezia, memore del successo riscosso dall’evento dello scorso 15 dicembre 2016 in occasione della prima dell’opera “Traviata”, ha deciso di sostenere l’opera “Rigoletto”, primo titolo lirico nel cartellone 2017/2018.

 

 

Rigoletto

Melodramma in tre atti di Francesco Maria Piave

Musica di Giuseppe Verdi

Direttore

Francesco Ivan Ciampa

Dorian Wilson (22, 23, 27 e 29)

Regia e scene

Rolando Panerai

Costumi

Regina Schrecker

Coreografia

Giovanni Di Cicco

Luci

Luciano Novelli

Personaggi e interpreti:

Duca di Mantova

Massimiliano Pisapia (22)

Celso Albelo (23,27,29)

Rigoletto

Amartuvshin Enkhbat (22)

Carlos Álvarez (23,27,29)

Gilda

Leonor Bonilla (22)

Serena Gamberoni (23,27,29)

Sparafucile

Mihailo Šljivić (22,23,27,29)

Maddalena

Kamelia Kader (22,23,27,29)

Orchestra del Teatro Carlo Felice

Coro del Teatro Carlo Felice

Maestro Franco Sebastiani

Repliche

Venerdì 22 (20.30F.A.), Sabato 23 (20.30 L), Mercoledì 27 (20.30 F.A), Sabato 29 (13.30F.A.).

 

Marina Chiappa

 

 

 

Il CTB mette in scena il dramma armeno

 

 

 

 (tutte le foto sono di Umberto Favretto)

Tra le nuove produzioni del CTB di Brescia, la bella commedia “Una bestia sulla luna”, in co-produzione con Fondazione Teatro Due di Parma. In scena fino al prossimo 11 dicembre al Teatro Santa Chiara “Mina Mezzadri” di Brescia, dove lo spettacolo ha debuttato in prima nazionale lo scorso 21 novembre, “Una bestia sulla luna” tratta il dramma armeno prima e dopo la prima guerra mondiale, quando il governo turco, ancora oggi restio ad ammetterlo, ha ordinato a centinaia di persone di lasciare la propria casa e la propria terra per andare lontano, trovando la morte sia per stenti e fatica, sia per uccisione da parte delle forze armate e di polizia turche. Molto è stato fatto e ancora si sta mettendo in atto affinché quella tragedia, ispirazione nazista per l’eliminazione successiva del “problema ebraico”, non rimanga soltanto una testimonianza considerata di parte o addirittura fittizia. Andrea Chiodi, regista del lavoro su testo di Richard Kalinoski, con una leggerezza che unica porta alla vera riflessione, è riuscito nell’intento di alzare il velo su persone dimenticate. Di origini turche e di tradizione ebraica, Chiodi ha vissuto profondamente il testo teatrale e lo ha fatto suo come solo si può con una vera partecipazione umana, oltre che professionale. I protagonisti sono Elisabetta Pozzi nel ruolo di Seta e Fulvio Pepe nel ruolo di Aram Tomasian.

 

Siamo nel 1921, negli Stati Uniti, a Milwaukee precisamente. Aram ha appena visto la sua sposa. È Seta, ragazzina quindicenne conosciuta in fotografia e sposata tre mesi prima per procura. Fuggito dal genocidio armeno, ora vuole sposare una persona del suo popolo, come lui scampata miracolosamente alla morte. Vissuta in orfanotrofio, Seta è grata per essere stata salvata dalla morte e dalle pulci, dalla fame e dal terrore di vedere ancora il carceriere al quale sua sorella si era concessa per salvarla dalla violenza. L’incontro tra i due è buffo, tra una bambola di pezza, unico ricordo della madre, e un quadro di famiglia dove, però, i personaggi ritratti sono senza testa. L’uomo, per introdurre la ragazza nel suo nuovo ruolo di moglie, le legge la Bibbia, con solennità e convinzione, mentre la ragazzina si chiede perché, dato che lei capisce benissimo la situazione e lei la Bibbia la sapeva leggere anche da sola, come faceva al nonno per conciliargli il sonno. Quindi la situazione è tragicomica, con la giovane che si nasconde sotto il tavolo e vuole scappare e Aram che non si capacita di avere un impiastro simile tra i piedi, proprio lui che aveva speso un sacco di soldi in mazzette per permetterle di arrivare in America.

Aram vuole rifarsi una vita ma, evidentemente, la vita non ne vuole sapere di rendergli le cose facili solo perché lui è un sopravvissuto, un armeno ingiustamente perseguitato e che ora cerca di essere americano, quindi nuovo, scevro di quei problemi lasciati un Europa. Quindi, nel racconto di una tragedia che si dipana sotto gli occhi degli spettatori con la leggerezza della situazione spesso comica, ecco che la verità emerge con la sua drammatica pesantezza, con la sua drammatica e lucida voglia di continuare ad esistere, ma senza rinunciare al ricordo. Alla bambola di pezza, sempre di pezza e sempre sdrucita anche se con i vestitini nuovi; al quadro di famiglia, anche se ogni tanto è meglio coprirlo e non farlo vedere nella sua sconvolgente e allo stesso tempo ridicola mutilazione, tanto simile a quella delle persone vere. Il racconto è in prima persona da parte di Vincenzo, Vincent (Alberto Mancioppi), nel 1995. La coppia, infatti, non poteva avere figli, così un giorno Seta accoglie in casa un giovane italiano povero e nelle stesse condizioni in cui si era trovata lei. Aram è fotografo di professione, vivono in una bella casa dignitosamente e, quindi, è normale volere aiutare l’orfanello (il bravissimo attore Luigi Bignone), sbandato da quando la madre è ricoverata in un ospedale psichiatrico. Il dramma si ripropone, dunque, sotto altra forma e in altri anni, tanto come ora, oggi, quando non tutti vedono nello stesso modo il dramma di un tempo sulla faccia di persone nuove. Il ricordo dell’Armenia e delle tradizioni di un popolo, di un popolo che non c’era più, viene quindi raccontato su vari piani narrativi di passato e presente, di vita e di memoria, di oggi e di ieri, di necessità di vivere e di continuare a farlo, malgrado tutto. Le nuove opportunità della vita non possono lasciare il passo alla melanconia, alla disperazione, e la testardaggine che dimostra Aram è la sofferenza fatta riscatto, prepotentemente, sempre, anche quando il cuore è a pezzi.

Ne risulta un lavoro interessante, coinvolgente e bello, come solo la bellezza della verità di cui ci si fa carico può essere.

In scena a Brescia fino all’11 dicembre, da non perdere.

 

Alessia Biasiolo

 

I due gentiluomini di Verona a Brescia

Continua la bella rassegna del CTB di Brescia con la commedia “Una bestia sulla luna”, in scena al Teatro Santa Chiara cittadino, ma pubblichiamo nuovamente l’articolo su “I due gentiluomini di Verona” che non risulta sul sito per problemi tecnici.

La stagione del CTB, Centro Teatrale Bresciano, riapre con la messa in scena della commedia “I due gentiluomini di Verona”, opera giovanile di William Shakespeare assolutamente contemporanea e adatta al nostro tempo. La scelta del regista Giorgio Sangati è stata quella di studiare il Bardo e di attualizzarlo con giovanotti che sono ora come un tempo carichi di voglia di nuovo, di un pizzico di romanticismo, di “stupidera” come comunemente si chiama e di tanto di nuovo che li fa sembrare assolutamente uguali a quelli di un tempo.

Non sono dunque i telefoni cellulari e i pc che fanno la differenza. Gli adolescenti sono sempre alla ricerca di sé, di un punto di riferimento, di scoprire la vita, di trovare l’anima gemella. Andavano dietro alle donzelle con libri di poesie alla mano nella Verona un po’ provinciale, per trovarsi catapultati d’improvviso a Milano, alla corte del Duca, per volontà paterna di farne degli uomini. Verona dalle alte mura austere, pronte a difenderli e a proteggerli come le gonne della madre o i timori del padre di smarrirli, è tanto diversa dalla Milano dalle luci sfolgoranti, dove alla corte del Duca c’è la bella Silvia di cui non si può fare altro che innamorarsene. I principi inculcati dalla migliore educazione di corte e di credo, si piega ai voleri della carne e della politica e, allora, alla donna bella e fiera, colta e disinvoltamente disinibita si sacrificano l’amor cortese e l’amore fraterno per il migliore amico.

 

Lo scontro non può che essere nella vita, nella ricerca di un perché e di un motivo che faccia uscire dal circolo vizioso delle scelte altrui che, apparentemente, sono i propri sentori; scelte anche poggianti sul tradimento, sull’abbandono dei principi fondanti dell’essere uomo. Dunque ecco che sulla scena compaiono i giullari, quelle comparse che Shakespeare saprà rendere magistrali mano a mano che scriverà commedie e che ora rappresentano quanto di più convincente c’è in teatro a parte… il cane. Secondo Sangati il cane è la vera star, ma tanto la giudica da subito anche il pubblico, perché alla sua apparizione si alza un mormorio inconfondibile di approvazione. Il cane è assolutamente indifferente a quanto accade agli uomini, ai loro giri tortuosi di parole e di sentimenti. È indifferente alla povera Giulia, la fidanzata di uno dei due gentiluomini, Proteo, che raggiungerà a Milano l’amato sotto le mentite spoglie di un ragazzo, unico modo per poter viaggiare sola e poter controllare le gesta di lui. È indifferente agli stessi protagonisti, Proteo e Valentino, legati da profonda amicizia che sfiora il rapporto sentimentale e che sono pronti a uccidersi per Silvia. Il cane porta la vita in teatro anche dal punto di vista stretto del termine, dato che si comporta come se niente e nessuno lo toccasse minimamente: si gratta, si accuccia, osserva indifferente il pubblico e rimane altrettanto immobile durante lo scroscio di applausi a lui rivolti. Immobile come la scelta di fare restare uno dei protagonisti in scena durante l’intervallo, a significare anche con quella performance tanto semplice quanto complessa, che la vita non si ferma mentre tutti vanno a prendersi una pausa caffè.

 

(la compagnia, foto di Umberto Favretto)

La vita continua e prosegue il suo percorso di silenzi, di non detti, di parole e di grida, di sofferenza più o meno silente fino a quando non ci si rende conto di quanto si è perso senza l’amico migliore, senza l’amata, senza l’apporto di chi sembra inferiore o viene trattato come tale: Svelto, Lancillotto, i banditi a cui si lega Valentino. La commedia sperimentale del genio di Stratford-upon-Avon diventa un’ottima produzione del CTB con il Teatro Stabile del Veneto-Teatro Nazione, con un finale tutto meno che scontato. In scena ottimo il cast, anche se alcuni dialoghi avrebbero dovuto essere più snelli, lasciando il lirismo alle movenze. Ottimi i secondi ruoli, soprattutto per la capacità di ciascuno di impersonare un carattere, più che un ruolo.

Da vedere.

(foto di scena fornite dal CTB)

 

Alessia Biasiolo