Matisse ai Diamanti

Il genio di Matisse ha cambiato il corso dell’arte del Novecento, imprimendo la sua visione nuova ad ogni genere artistico. Nessuno di questi, però, l’ha affascinato quanto la rappresentazione della figura, soprattutto femminile, al punto da impegnarlo per l’intero arco della sua carriera in una ricerca incessante attraverso tutte le tecniche. È questo il tema attorno a cui è incentrata la mostra che Palazzo dei Diamanti, a Ferrara, dedica ad un gigante della storia dell’arte moderna, evocando il suo percorso creativo e, al tempo stesso, mettendo in luce le strette relazioni tra la sua produzione pittorica, scultorea e disegnativa.

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Con questa rassegna, curata da Isabelle Monod-Fontaine, già vicedirettrice del Centre Pompidou studiosa di Matisse riconosciuta in ambito internazionale, la Fondazione Ferrara Arte intende proporre un ritratto a tutto tondo e non scontato del maestro francese, che mette in risalto le sue doti di alchimista del colore, ma anche il suo grande talento grafico e scultoreo.

Una selezione di opere provenienti da musei e collezioni private di ogni parte del mondo, racconterà l’avventura attraverso la quale Matisse, al pari di Picasso, si è ispirato al più classico dei temi, quello della figura, e ne ha sovvertito la rappresentazione tradizionale.

Ad accogliere il visitatore sarà il magnetico “Autoritratto” del 1900 (Parigi, Centre Pompidou) assieme a giovanili e potenti prove di studio sul modello. La gioiosa vitalità della stagione fauve verrà poi rievocata da un dipinto raggiante di colori puri, quale il “Ritratto di André Derain” (1905, Londra, Tate), e dalle creazioni nate sotto la suggestione della pittura di Cézanne e della scultura africana.

La mostra metterà quindi il visitatore di fronte a tre pietre miliari del 1909: il bronzo “La serpentina”, la tela “Nudo con sciarpa bianca”, provenienti dallo Statens Miseum for Kunst di Copenaghen, e la “Bagnante” del MoMA, opere che costituiscono uno dei più alti raggiungimenti matissiani.

Negli anni della prima guerra mondiale, la figura è al centro di un lavoro di forte ricerca artistica di Matisse, come si vede ne “Le due sorelle” del 1917, Denvert Art Museum.

Una svolta radicale è segnata dalle opere del dopoguerra che riflettono l’incantesimo della Costa Azzurra e la riscoperta di Ingres e Renoir (“Ragazze in giardino”, 1919, La Chaux-de-Fonds, Musée des Beaux-Arts). Matisse si lascia ora sedurre dai riflessi di luce sulla figura della modella e sugli arredi esotici di cui la circonda, come mostrano due opere straordinarie del 1922-29, del Philadelphia Museum of Art e del 1926-27 del Musée de l’Orangerie di Parigi, in cui appare immersa in un sontuoso mosaico di motivi decorativi.

A chiudere la mostra saranno le testimonianze della stupefacente vitalità e dell’inesauribile forza d’immaginazione dell’anziano maestro: gli interni d’atelier pulsanti di toni vivi (“Giovane donna in bianco sfondo rosso”, 1946, Lione, Musée des Beaux-Arts; “Interno blu con due ragazze”, 1947, University of Iowa Museum of Art) o ancora opere rivoluzionarie come il celebre libro “Jazz” (1947, Biblioteca Nazionale di Firenze) e la serie degli Acrobati (1952, Centre Pompidou). Queste creazioni incarnano l’essenza dell’arte di Matisse, capace con pochi segni di toccare le corde più profonde dell’animo e di infondere un senso di perfetta armonia, esercitando una straordinaria influenza sugli artisti del suo tempo e delle generazioni a venire.

Matisse, la figura. La forza della linea, l’emozione del colore, Ferrara, Palazzo dei Diamanti, fino al 15 giugno 2014. Tutti i giorni dalle 9.00 alle 19.00; aperto anche Pasqua, Lunedì dell’Angelo, 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno.

Articolo di S. E.

Giorgio Barbarotta in concerto a Spinea

Mercoledì 26 febbraio Giorgio Barbarotta sarà in concerto con la sua band sul palco del Barone Rosso a Spinea (VE), bel jazz club pizzeria con inizio concerto alle ore 21:00. Barbarotta si esibirà con Nicola “Accio” Ghedin batteria, Stefano Andreatta basso, Angelo Michieletto chitarra acustica. Barbarotta, artista trevigiano classe ’72, che per i prossimi mesi ha in programma la pubblicazione di un nuovo album, proporrà il suo vasto repertorio rock-folk con testi in italiano che l’ha visto attivo in più di 500 concerti con tour anche in Cina, Austria e Balcani. Quattro i cd pubblicati a suo nome: “Schegge (di vita propria)” del 2005, “In centro al labirinto” 2008, “Verso Est” 2009, “Snodo” 2011. Numerosi i riconoscimenti ricevuti tra cui il Premio Della Critica “Voci Per La Libertà” Amnesty International nel 2010 a Rovigo, il Primo Premio Musicalbox Alessandro Antonelli a Urbino nel 2006, il Premio Miglior Musica al Festival Della Canzone D’Autore Due Carrare a Padova nel 2007 e il Primo Premio “Espressione Giovani” a Vicenza nel 2012.

La nuova stagione di Roma Sinfonietta

Presentata dal Rettore dell’Università Tor Vergata Giuseppe Novelli e dal direttore artistico di Roma Sinfonietta Luigi Lanzillotta la stagione dei concerti 2014, che si svolgerà fino al 21 maggio nell’Auditorium “Ennio Morricone” della Facoltà di Lettere e Filosofia. Il rettore Giuseppe Novelli, dimostrando di credere nell’importanza della musica per la completa formazione intellettuale degli studenti e per il consolidamento del senso di appartenenza di studenti, professori e personale tutto alla comunità universitaria, ha voluto rinnovare e rafforzare la collaborazione tra queste due prestigiose istituzioni della capitale, che si concretizza in una ricca serie di appuntamenti. Fino al 21 maggio 2014 sono in programma 10 concerti in abbonamento, un concerto straordinario per la pace e alcuni incontri speciali con popolari cantanti e musicisti.

Il programma ideato dal direttore artistico Luigi Lanzillotta propone un’offerta musicale molto articolata, che abbraccia un ampio ventaglio di esperienze musicali, dal Settecento ai nostri giorni, dalla musica sinfonica alla cameristica, dall’opera al jazz. In sintesi, i dieci concerti in abbonamento si possono suddividere in quattro concerti sinfonici, due concerti cameristici, un concerto lirico e tre concerti jazz: ma questo non dà pienamente conto della varietà delle proposte.

I concerti, tranne un paio di eccezioni, si svolgeranno il mercoledì, e l’orario di inizio è sempre le 18.00.

Il 5 marzo, primo appuntamento con la musica da camera. Si ascolteranno musiche di Mozrt, Reinecke e Debussy affidate al flauto di Mario Ancillotti, uno dei musicisti italiani più rappresentativi nell’ambito del suo strumento, oltre che direttore d’orchestra e organizzatore. A Roma molti lo ricordano perché divideva con Severino Gazzelloni l’incarico di primo flauto dell’Orchestra della Rai, prima di dedicarsi interamente all’attività solistica. Con lui suona il pianista Alessandro Marangoni. Aggiunge ulteriore interesse al concerto la partecipazione di una grande attrice come Milena Vukotic, che interpolerà alla musica la lettura di testi di Mozart stesso, di Pierre Louys e di Friedrich de La Motte Fouqué.

La musica da camera torna il 12 marzo con un altro grande solista di strumento a fiato, Alessandro Carbonare, che è stato primo clarinetto dell’Orchestre National de France e ora lo è dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia. Ha suonato come solista con grandi direttori, tra cui Claudio Abbado, che l’ha voluto anche per l’incisione del Concerto K. 622 di Mozart. Con il pianista Monaldo Braconi e la violinista Elisa Papandrea ha impaginato un programma che esplora diversi aspetti della musica dei primi decenni del ‘900: Stravinsky, Poulenc, Gershwin arrangiato da Russell Bennett e Weill rivisitato da Priolo. Accanto a questi classici del Novecento, due autori contemporanei, il salentino Francesco Maggio, compositore di grande talento naturale e spontaneamente portato a valorizzare l’aspetto comunicativo della musica, e il clarinettista, sassofonista e compositore tedesco Reiner Kuttenberger, di cui sarà eseguito un pezzo di forte carica teatrale.

Il 26 marzo entra in scena il jazz con il duo Fabrizio Bosso – Luciano Biondini. Le doti d’improvvisatore e la tecnica virtuosistica fanno di Bosso uno dei piu’ grandi trombettisti di jazz al mondo, mentre Luciano Biondini e’ uno dei maggiori fisarmonicisti italiani e un vero maestro e virtuoso del suo strumento. I due si conoscono e si ammirano da molto tempo e da qualche anno si esibiscono spesso in duo. In questo concerto spaziano da pezzi di loro ideazione a Brahms, a Rota e a The Shadow of Your Smile di Johnny Mandel e Paul Francis Webster, portato al successo dalla cantante brasiliana Astrud Gilberto e vincitore nel 1965 di un Academy Award e un Grammy.

Il 2 aprile secondo appuntamento con l’Orchestra Roma Sinfonietta, che questa volta presenta due capolavori della musica barocca. Lo Stabat Mater è l’ultima composizione di Giovan Battista Pergolesi, portata a termine pochi giorni prima della sua precocissima morte a soli ventisei anni: era la prima volta che la musica sacra si animava di un calore e una carica emotiva nuovi, che dopo quasi trecento anni non si sono ancora attenuati. A Pergolesi segue  Georg Friedrich Haendel con la sfavillante Suite in re maggiore per trombino e archi. I solisti sono Paola Sanguinetti  e Renata Lamanda in Pergolesi e Andrea Di Mario in Haendel. Sul podio Carlo Rizzari, che al ruolo di assistente di Antonio Pappano all’Accademia di Santa Cecilia affianca una carriera internazionale sempre più intensa e ricca di soddisfazioni.

Il 9 aprile ritorna il jazz con Natalio Mangalavite, pianista argentino di origini italiane e tornato da più di vent’anni in Italia, dove una brillante attività di solista, collaborando canche on Fabio Concato, Peppe Servillo, Fabrizio Bosso e e altri musicisti del mondo pop, jazz e etnico. Il titolo del suo concerto, “Musica dalla fine del mondo”, si riallaccia a una frase di papa Francesco I, quando ha detto di venire dalla fine del mondo, l’Argentina. Sono infatti in programma autori argentini e  di altri paesi sudamericani, tra cui non può mancare Astor Piazzolla.

Venerdì 11 aprile, fuori abbonamento, un concerto per la pace con l’Ensemble Musica d’Oggi e la partecipazione di Anna Oxa. Musiche di Ennio Morricone, Donatella Caramia, Matteo D’Amico e dei giovanissimi Alessandra Ravera e Domenico Turi.

Un’occasione da non perdere è il concerto del 30 aprile con Mariella Devia, accompagnata dal pianista Antonello Maio. Questa grande signora del bel canto riserva al pubblico di Tor Vergata un prezioso recital verdiano, in cui eseguirà alcune romanze da camera e tre arie tratte dalle opere I Lombardi alla prima crociata, Il Corsaro e I Vespri siciliani, mettendo al servizio di Verdi la sua tecnica squisita e infallibile, che oggi probabilmente non ha eguali al mondo.

Il 7 maggio torna l’Orchestra Roma Sinfonietta per un concerto dedicato ai due grandi rappresentanti dello stile classico, Haydn e Mozart, con Luigi Piovano come direttore e solista. Piovano è primo violoncello dell’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia e primo violoncello ospite della Tokyo Philharmonic Orchestra e della Seoul Philharmonic Orchestra e svolge contemporaneamente un’intensa attività di solista, che l’ha portato a suonare con illustri partner come Wolfgang Sawallisch, Myung-Whun Chung e soprattutto Antonio Pappano, con cui collabora regolarmente dal 2007. Dal 2002 svolge inoltre un’attività di direttore d’orchestra, che è in grande espansione e lo vede spesso sul podio dei Musici Aurei, con cui ha inciso vari cd.

L’ultimo concerto di jazz, il 14 maggio, è un appuntamento da non perdere con un quartetto d’eccezione, formato dalla voce di Maria Pia De Vito, dal pianoforte di Rita Marcotulli, dal contrabbasso di Ares Tavolazzi e dalla batteria di Roberto Gatto, cioè da quattro dei migliori musicisti jazz italiani. In programma musica della stessa Marcotulli e di Duke Ellington.

Come aveva inaugurato la stagione, così l’Orchestra Roma Sinfonietta la chiude, il 21 maggio. Fabio Maestri dirige un programma che vede Vincenzo Bolognese, primo violino di spalla dell’Opera di Roma, impegnato in ben tre brani: il Concerto in re minore per violino, pianoforte e archi di Mendelssohn (con Michelangelo Carbonara al pianoforte), il Valse-Scherzo op. 34  di Ciajkovskij e il Poème op. 25 di Chausson. Maestri dirige inoltre le Danze rumene di Bartok.

Affiancheranno i concerti incontri, che si svolgeranno alle ore 12.00: con Amedeo Minghi il 5 marzo, con il giovane cantautore calabrese emergente Dario Brunori Sas il 9 aprile e con altri musicisti e cantanti da determinare.

Mauro Mariani

 

Julio Larraz. Del mare, dell’aria e di altre storie

Nato nel 1944 a L’Havana (Cuba), Julio Larraz è considerato uno dei pittori più poliedrici nel contesto internazionale. I suoi dipinti, con i quali si è imposto all’attenzione della critica fin dai primi anni ’70 dopo un’intensa attività di illustratore e disegnatore, raccontano un mondo ricco di sensazioni e di atmosfere. Narrativo senza mai essere letterario, Larraz attinge dalla realtà ma la trasfigura in immagini simbolo non sempre di immediata decifrabilità, nonostante il piacere della figura lo renda, contemporaneamente, un artista di assoluto gradimento per il pubblico.

Julio Larraz ama assumersi dei rischi e raramente ripete gli stessi temi e soggetti; allo stesso tempo, però, sembra procedere per cicli visivi e concettuali in cui affronta argomenti a lui cari, che vanno dall’allegoria del potere alla bellezza femminile, da un erotismo languido e suadente alla citazione cinematografica, dalla politica all’umorismo, dal ritratto al dominio del mare, motivo per lui dominante in un arcipelago pittorico fondato su mille isole che parlano di viaggi e ritorni, addii e ritrovamenti. Insomma, un artista dal gusto romantico, dove l’elemento autobiografico si incontra con l’ambizione di parlare una lingua universale e globale.

Larraz Julio

La personale di Julio Larraz, ospitata dalla Fondazione Puglisi Cosentino di Catania Catania, dall’8 marzo all’8 giugno 2014, è promossa e curata dalla Fondazione Roma – Mediterraneo e organizzata da Civita Sicilia in collaborazione con la Galleria Contini di Venezia e Cortina d’Ampezzo. Presenta un centinaio di opere del maestro, in un itinerario temporale che parte dal 1975 – dipinti come “The Giant” e “Finisterre” – seguendone gli sviluppi per i vari decenni – gli anni ’80 (“El padre de la Patria Nueva”, “Cushing Maine”), gli anni ’90 (“Hunter in the Snow”, “Cape Laplace”) – fino ai tempi più recenti con una serie di dipinti inediti realizzati appositamente per la mostra (“Grandpa”, “I could have been a contender”, “Landing Party” e “A rendez vous with Homer”, ispirato all’idea di pittura come narrazione visiva legata sia alla tradizione orale che alla parola scritta).

Viaggiando nella pittura di Larraz ci si accorge che l’artista non crede nel concetto di evoluzione, e spesso a distanza di tempo, sceglie di riprendere dei soggetti già affrontati in passato modificandoli con uno sguardo nuovo, talora più acuto e ironico, in altri casi più nostalgico e drammatico. Né va dimenticata la scultura in bronzo, tecnica “scoperta” e portata avanti dal 2007.

“Abbiamo scelto di portare un artista come il cubano Julio Larraz a Catania perché le sue opere, a volte realistiche, a volte di sapore onirico, mostrano in gran parte il suo legame con il mare, che non è, in questo caso, il Mediterraneo, bensì l’Oceano Atlantico da una parte e il Mar dei Caraibi dall’altra, ma è comunque un bacino aperto che ispira il viaggio, l’apertura verso l’ignoto, il mistero dell’immenso e dell’inafferrabile, l’immaginazione”, spiega il Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, Presidente della Fondazione Roma-Mediterraneo. “Isolano come il sottoscritto, Larraz ha iniziato la sua carriera a metà degli anni ‘60 realizzando caricature di uomini politici per le maggiori testate giornalistiche statunitensi, fino a convertirsi completamente alla pittura a fine decennio. La sua arte ha coniugato dunque una tendenza dissacratoria del potere temporale, molto attuale, con l’innato gusto romantico e un po’ rétro della rappresentazione di realtà e fantasia, di paesaggio e sogno. Il tutto con un tratto pulito e un uso carezzevole del colore che lo rende, a mio avviso, immediatamente attraente per il pubblico”.

Attualmente Larraz vive a Miami, in Florida. È rappresentato in Europa dalla Galleria Contini. Tra le sue ultime mostre si segnala l’antologica del 2012 presso il Complesso Monumentale del Vittoriano a Roma.

Il catalogo della mostra è edito da Peruzzo Editore  con il testo critico di Luca Beatrice.

8 marzo – 8 giugno 2014

Catania, Fondazione Puglisi Cosentino

Via Vittorio Emanuele, 122

Orario: 10:00 – 13:00 / 16:00 – 20:00 Chiuso il lunedì. Ingresso gratuito

Raffaella Salato

 

“La cambiale di matrimonio” al Regio di Parma

La cambiale di matrimonio, opera d’esordio di Gioachino Rossini, andata in scena per la prima volta al Teatro Regio di Parma venerdì 21 febbraio 2014 alle ore 20.00, replicherà ancora domani 25 e il 28 febbraio. La nuova produzione, firmata da Andrea Cigni, con le scene di Dario Gessati, i costumi di Valeria Donata Bettella e le luci di Fiammetta Baldiserri, è realizzata in collaborazione con il Conservatorio di Musica “Arrigo Boito”, il Liceo Artistico Statale “Paolo Toschi” e l’Istituto Professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato “Primo Levi” di Parma, in coproduzione con la Fondazione iTeatri di Reggio Emilia.

Protagonisti al loro debutto gli interpreti della Scuola di Canto del Conservatorio di Musica “A. Boito” di Parma, coordinati da Lelio Capilupi e Donatella Saccardi: Marco Granata, Nao Yokomae, Lorenzo Caltagirone, Fumitoshi Miyamoto, Andrea Pellegrini, Federica Cacciatore, e, nella recita del 25 febbraio, Kanae Fujitani, Yasushi Watanabe, Hideya Masuhara, Adriano Gramigni, Nozomi Kato. Sul podio il Maestro Alberto Martelli, che dirigerà l’Orchestra del Conservatorio di Musica “A. Boito” di Parma.

Tredici tra i migliori studenti delle sezioni Discipline dello Spettacolo, Arti Figurative e Architettura del Liceo Artistico Statale “Paolo Toschi”, coordinati dal prof. Marco Bennicelli, e della specializzazione moda e abbigliamento dell’Istituto Professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato “Primo Levi” di Parma, coordinati dalla prof.ssa Lucia Pomelli, hanno partecipato alla realizzazione delle scene e dei costumi dell’opera, lavorando, nell’ambito di un progetto scuola-lavoro, nei Laboratori di scenotecnica, attrezzeria e sartoria del Teatro Regio e in palcoscenico.

Paolo Maier

Degustazioni consigliate: i bianchi

Proseguiamo con le degustazioni consigliate in vista di Vinitaly 2014.

Vermentino DOC 2012 = Bianco secco – Vino prestigioso, tipico della Sardegna, di grande classe, dalle caratteristiche uniche per fragranza e completezza.

Il colore è giallo paglierino, il profumo delicato e di ottima persistenza, il sapore fresco ed intenso.

Si abbina splendidamente con tutti i tipi di pesce, dai crostacei ai frutti di mare, ottimo anche come aperitivo o nei momenti di relax.

Gradi 12,5% – Consumo 10-12 °C

 

Chardonnay DOC 2012 Piemonte = Bianco secco fruttato – Vino prestigioso proveniente dal vitigno Chardonnay. Colore paglierino intenso e lucente;

profumi tipici di frutti esotici e pesca gialla; sapore armonico, fruttato, elegante e persistente con note di mela gialla.

Si abbina con antipasti, pesce e carni bianche.

Gradi 12,5% – Consumo  12 °C

 

Chardonnay 2012 Terre siciliane = Bianco secco – Bianco di grande stoffa, oggi assai noto ed apprezzato sia in Italia che all’estero.

Colore giallo paglierino con riflessi dorati; profumo floreale e fruttato, intenso, con sentori spiccati di frutti esotici, banana e ananas.

Sapore equilibrato con retrogusto di mandorla. Ottimo con antipasti freddi e piatti di pesce, consigliato come vino da relax.

Gradi 13% – Consumo 12-14 °C

 

Malvasia Pinot Bianco 2013 = Bianco secco – Da uve di Malvasia Bianca del Chianti e Pinot Bianco, colore giallo paglierino scarico con riflessi verdolini,

profumo floreale intenso con sentori di uva e note fruttate di pesca ed albicocca, sapore armonico.

Si abbina con gli antipasti freddi ed il pesce, ideale anche come aperitivo.

Gradi 12% – Consumo 12 °C

 

Bianco Etichetta Oro = Secco – Ottenuto dalla tradizionale vinificazione di vitigni di uve bianche coltivate nelle zone più vocate, di un colore bianco

verdolino con riflessi giallognoli; profumo intenso floreale e fruttato, con sentori di frutta esotica; sapore morbido ed equilibrato, di buona struttura e facile beva.

Ottimo da tutto pasto, si abbina al pesce, agli antipasti ed alle carni bianche.

Gradi 13% – Consumo 8-10 °C

 

Bianco Frizzante : = Nasce da uve bianche selezionate, dalla caratteristica nota aromatica.

Piace per il profumo dei fiori di tiglio e per il sapore brioso. Equilibrato con un retrogusto fresco che ne fa un ottimo compagno sia per l’aperitivo

che per il pesce e persino per il dessert.

Gradi 11% – Consumo 8-10 °C

 

Bianco dell’Italia centrale = Bianco secco – Colore bianco brillante limpido con riflessi giallognoli, profumo raffinato con note di gelsomino,

magnolia e sentori di pesca bianca, albicocca e pera. Sapore equilibrato con persistente retrogusto di frutta esotica.

Ottimo come aperitivo, si abbina agli antipasti, alle insalate miste, ai piatti di carni bianche ed a formaggi teneri.

Gradi12% – Consumo 12-14 °C

 Renato Hagman

 

 

“Le immagini della fantasia” da ottobre a Sarmede

Saranno
le fiabe e le tradizioni scozzesi ad essere protagoniste della prossima
edizione di “Le immagini della fantasia”, Mostra Internazionale d’illustrazione
per l’Infanzia (Sarmede, ottobre 2014 – gennaio 2015). Loo rende noto Leo
Pizzol, Presidente della Fondazione Mostra di Sarmede.

La scelta della Scozia, territorio circoscritto rispetto ai grandi ambiti sino
ad ora indagati, nasce dall’eccezionale ricchezza della tradizione popolare
delle terre del nord della Gran Bretagna “Highlands, Lowlands e Isole – e dai
significativi contatti con l’Edinburg College of Art e con lo Storytelling
Center di Edimburgo, nati nel corso del 2014 grazie al sostegno della Regione
del Veneto e dell’Istituto Italiano di Cultura di Edimburgo.

“Tramandate oralmente in gaelico e scots e raccolte alla fine dell’Ottocento da
J. F. Campbell e poi da molti altri, tra cui Sir Walter Scott, le fiabe
scozzesi scaturiscono dalla ricca sorgente della cultura celtica e offrono al
nostro immaginario incontri soprannaturali con creature dei boschi, dei mari e
dei laghi”, afferma Monica Monachesi. “Sono elfi, folletti, fate, cavalli d’acqua
(il terribile Each-Uisge), goblin, brownie (il folletto buono) e tanti
altri ancora, comprese sirene, donne-foca ed elfi d’acqua (Kelpie).
Questi antichi racconti sono ambientati nei glen (valli), nei loch
(laghi) e nei kyle (fiordi), e sullo sfondo hanno l’antica
organizzazione sociale dei clan e la bellezza di scenari dominati dalle forze
elementari della natura. Cercheremo di farvi cavalcare le colline scozzesi come
fieri Highlanders, danzare il ceilidh (il ballo scozzese in cui i
ballerini piroettano e saltano in un vortice di tartan) al suono della clarsach
(l’arpa celtica) o della cornamusa, mentre sotto il pelo dell’acqua forse un
mostro strizza l’occhio”.
Le fiabe
hanno, a buon diritto, un grande posto nella letteratura scozzese che, a sua
volta, ha una notevole evidenza nel pantheon della letteratura mondiale. Basti
citare i nomi di Robert Burns, James Hogg, Sir Walter Scott, Robert Louis
Stevenson, JM Barrie, Kenneth Grahame, Sir Arthur Conan Doyle, RM Ballantyne,
John Buchan, Muriel Spark o JK Rowling cui si debbono personaggi che hanno
accompagnato centinaia di milioni di lettori nel mondo, da Peter Pan alla serie
del “maghetto” Harry Potter, per non citare i popolari romanzi di Scott o di
Stevenson o l’icona della letteratura gialla, Sherlok Holmes.

Storie che, proprio per l’ambientazione e la fantasia che esprimono, sono state
trasferite dalla Disney e da altre Major in film o serie televisive di successo
planetario. Condivisa la scelta della nazione ospite, la Fondazione è ora al
lavoro per mettere a punto gli ulteriori tasselli della 32ma edizione di Le
immagini della fantasia
:il nome
dell’illustratore cui riservare la monografica, l’individuazione degli
illustratori che saranno invitati a rappresentare il meglio delle recenti
proposte dell’editoria mondiale per l’infanzia e l’argomento dell’omaggio
annuale a Stepán Zavrel, il fondatore della rassegna di Sarmede. Il tutto per
poter annunciare in modo completo i contenuti della prossima edizione della
Mostra in occasione della Fiera del Libro per Ragazzi che si terrà a marzo a
Bologna.

Articolo di S. E.