Business e glamour: a Host l’ospitalità di tendenza conquista operatori e trend-setter internazionali

Dopo cinque giorni di serrato networking tra tendenze e business, si conclude a fieramilano HostMilano, la manifestazione leader nel mondo per l’ospitalità nelle sue diverse declinazioni. A sottolineare l’esito della 40° edizione sono i numeri: i visitatori professionali sono stati in totale 187.602 (+24,3% rispetto al 2015),dei quali il 38,8% internazionali da 177 Nazioni (pari a 72.699, +20,4% rispetto al 2015). I Paesi più rappresentati tra i visitatori sono stati oltre a quelli europei la Cina, gli USA, quelli dell’area russa e Medio-Oriente, oltre a importanti presenze da Paesi particolarmente distanti o inconsueti, come Australia, Nuova Zelanda, Cambogia, Polinesia e Paesi africani (Botswana, Burundi, Eritrea, Ruanda, Zimbabwe).

Un parterre costituito in grandissima maggioranza da responsabili acquisti e decisori aziendali, tra i quali si segnalano gli oltre 1.500 hosted buyer profilati da tutto il mondo, individuati anche grazie alla stretta collaborazione con ITA-ICE Agenzia.

“Host è un caso di successo –commenta Fabrizio Curci, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fiera Milano Spa –; con un incremento del 24,3% del numero di visitatori professionali, Host si conferma punto di riferimento per l’industria dell’ospitalità, il luogo dove le sue filiere si incontrano per plasmare le tendenze di domani, oltre che per fare business e networking. In particolare crescono a due cifre le presenze estere +20,4%: decisori e buyer arrivano anche dai Paesi più lontani per non mancare a questo appuntamento.”

“Abbiamo particolarmente apprezzato –prosegue Curci– il sempre maggiore impegno degli espositori a contestualizzare il loro prodotto con veri e propri storytelling, spesso di grande fascino. Una capacità che viene riconosciuta internazionalmente all’Italia e rafforza il valore del Made in Italy come asset fondamentale, in un settore in cui la nostra industria è spesso leader”.

Oltre 500 gli eventi in calendario, inoltre, tra i quali spiccano i Campionati Mondiali di Pasticceria FIPGC che quest’anno, circondata da un tifo da stadio, hanno visto trionfare l’Italia su 20 squadre di tutto il mondo, davanti a Cina (seconda) e Giappone (terzo).

Il ruolo di HostMilano è confermato anche dalla crescente attenzione delle istituzioni internazionali. Business Beyond Borders, progetto internazionale promosso dalla Commissione Europea, ha coinvolto 240 aziende di 53 Paesi in oltre 200 incontri, mentre partecipava per la prima volta il Grupo Consular de América Latina y el Caribe N.I., che raggruppa le rappresentanze consolari di Bolivia, Colombia, El Salvador, Ecuador, Messico, Nicaragua, Panama, Uruguay e Venezuela. Anche questa edizione ha inoltre ottenuto la prestigiosa certificazione dello US Commercial Service, rilasciata dallo US Department of Commerce solo a un ristretto numero di fiere internazionali che si distinguono per la capacità di creare effettivo business.

L’appuntamento con la prossima edizione di HostMilano è a fieramilano dal 18 al 22 ottobre 2019.

Flaviana Facchini

 

Botero a Verona

Botero e la moglie all’inaugurazione della mostra a Verona

Continuano le grandi mostre ad AMO-Palazzo Forti di Verona.

Dopo i successi di Tamara de Lempicka, di Picasso e di Toulouse Lautrec, che hanno attirato un pubblico nazionale ed internazionale nella prestigiosa sede espositiva veronese, ora è protagonista il grande Fernando Botero, un artista vivente ma già entrato nella schiera dei grandi classici.

Fernando Botero ha scelto di concludere i festeggiamenti per il suo 85esimo compleanno e per i suoi 50 anni di carriera proprio ad AMO-Palazzo Forti, dove verranno ospitate oltre 50 opere di grandi dimensioni che ripercorrono tutta la sua carriera.

I corpi smisurati, le atmosfere fiabesche e fantastiche dell’America Latina, l’esuberanza delle forme e dei colori, l’ironia e la nostalgia, tutto questo è riassunto nell’emozionante carrellata delle opere esposte fino al 25 febbraio 2018 a Verona.

Tra i tanti capolavori in mostra Coniugi Arnolfini (2006), Fornrina, aprés Raffaello (2009) e Cristo crocifisso (2000).

I protagonisti dei suoi dipinti sono sempre privi di stati d’animo riconoscibili, non provano né gioia, né dolore. Di fronte ai giocatori di carte, alla gente del circo, ai vescovi, ai matador, ai nudi femminili Botero non esprime alcun giudizio. Nei suoi dipinti scompare la dimensione morale e psicologica: il popolo, in tutta la sua varietà, semplicemente vive la propria quotidianità,

assurgendo a protagonista di situazioni atipiche nella loro apparente ovvietà. Per Botero dipingere è una necessità interiore, ma anche un’esplorazione continua verso il quadro ideale che non si raggiunge mai. Apolide, eppure legato alla cultura della sua terra, Botero ha anticipato di diversi decenni l’attuale visione globale di un’arte senza più steccati, né confini: lo si può leggere e apprezzare in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo, se ne apprezza il continuo richiamo alla classicità in una visione assolutamente contemporanea che include nella riflessione la politica e la società. La sua pittura non sta dentro un genere, pur esprimendosi attraverso la figurazione, ma inventa un genere proprio e autonomo attorno al quale il pittore colombiano ha sviluppato la propria poetica in oltre mezzo secolo di carriera.

Prima sezione – Gli Esordi

L’arte di Botero si rivela un universo più complesso di quanto può apparire ad una prima visione superficiale, concepito come risultanza di un ricercato equilibrio tra maestria esecutiva e valori espressivi. La sua pittura parte da lontano ed è tesa al conseguimento di un’immagine ricca e complessa, strutturata su più livelli. Un’immagine che porta in se tutta la storia, tutta la memoria, il peso e il sapore della terra natale.

Botero fin dagli esordi ha avuto come riferimento la grande arte precolombiana e il barocco coloniale, oltre ovviamente alla pittura muralista messicana assai nota anche in Colombia. Molti artisti come lui si sono ispirati a quest’ultimo movimento che per la prima volta prendeva assumeva la vita latino-americana come soggetto nell’arte, risvegliando un forte sentimento identitario.

I pittori messicani hanno raffigurato gli indigeni e i lavoratori da un punto di vista politico. Io mi sono interessato molto a Orozco, Rivera e Siqueiros e a tutti gli artisti che facevano un discorso simile. Il mio obiettivo era ridestare lo spirito delle mie origini, della mia storia, della storia della gente latino-americana”.

In dipinti come Apoteosi di Ramon Hoyos Botero perviene ad una grande abilità narrativa, espressa attraverso un segno vigoroso e una pennellata nervosa derivata dall’espressionismo astratto, pur senza mai venir meno alla figurazione, per quanto esasperata e convulsa.

Seconda sezione – Versioni da antichi maestri

Uno degli elementi caratterizzanti la pittura di Fernando Botero consiste nella sua capacità di coniugare mirabilmente la cultura latino-americana delle sue origini, alimentata dall’iperbole e dal gusto del fantastico, a quella occidentale. Il riferimento all’Europa va ovviamente ascritto soprattutto alla cultura pittorica incontrata e amata attraverso Giotto, Piero della Francesca,

Leonardo, Mantegna, Velázquez, Goya, importanti punti di riferimento durante i suoi viaggi in Italia e Spagna nei primi anni Cinquanta. A costoro si aggiungeranno in seguito Dürer e Rubens, Manet e Cézanne, a testimonianza della curiosità intellettuale di Botero e della sua volontà di stabilire un rapporto ideale con la grande arte europea del passato e della modernità, con i cui capolavori si è confrontato fin dai suoi esordi.

La storia dell’arte è un grande, pressoché infinito magazzino d’immagini, saccheggiabile ma non imitabile. Botero non imita mai, infatti. Egli ricrea alla sua maniera, dando vita a immagini che ambiscono a una loro autonomia.

Siamo di fronte a vere e proprie re-interpretazioni con le quali Botero vuole rendere omaggio, anche attraverso una certa benevola ironia, a dipinti celeberrimi, cercando, a secoli di distanza, di ricrearne lo spirito, attualizzato e fatto proprio attraverso la sua idea originale del volume e dello spazio, del segno e del colore.

Botero rivisita il genio dei grandi maestri per tradurlo in un’espressione tipica del suo fare, per instillare la propria idea armonica nello spirito decantato in un tempo magico. L’artista colombiano ha sempre perseguito con abilità e perspicacia la deriva poetica delle sue composizioni che, oltre a essere caratterizzate da una perizia pittorica degna dei talenti menzionati, gli ha permesso di coltivare il gusto del bello. Lo si vede, ad esempio, in Après Goya (2006) che mantiene inalterata l’atmosfera intimista, corroborata dalla sinuosa impronta boteriana; nella monumentale presenza de L’infanta Margherita Teresa (2006), doveroso omaggio a Velasquez e nel delicato reinterpretazione, sinuosa e sensuale di Raffaello nel dipinto de La Fornarina (2009).

Terza Sezione – Nature morte

Le nature morte rivestono un ruolo di primaria importanza all’interno dell’opera di Botero e, a partire dalla fine degli anni Sessanta, alimentano con regolare continuità la seduzione di un’immagine che va ben al di là della semplice composizione di frutta e oggetti su un tavolo, per rivelarsi a volte un vero e proprio mondo a sé, ricco e diversificato, governato da regole ben

precise.

Quando dipingo una mela o un’arancia, so che si potrà riconoscere che è mia e che sono io che l’ho dipinta, perché quello che io cerco è di dare a ogni elemento dipinto, anche al più semplice, una personalità che viene da una convinzione profonda”.

Ecco, per Botero il problema della forma è conferire un’immagine autentica anche agli oggetti inanimati.

Nelle sue nature morte le forme di tutti gli elementi, assimilabili talora a figure solide geometriche, propongono un impatto narrativo e spaziale che vanifica ogni possibile contestazione di tipo realistico. Le arance o le mele appaiono veramente come tali, al pari delle caraffe o dei tavoli, al di là di una dilatazione volumetrica che qui risulta necessaria per rispondere a quelle dichiarate esigenze che rendono Botero l’inimitabile artista conosciuto in tutto il mondo. In un simile contesto il colore interviene come opportuno elemento di ulteriore, raffinato equilibrio.

I canoni della sua “classicità”, da assommarsi al profumo ineguagliabile di una memoria nostalgica che dilata certe emozioni e atmosfere, si possono assaporare in Natura morta con frutta e bottiglia (2000), il cui particolare clima di complicità discende dalle equivalenti composizioni concepite nel Seicento dallo spagnolo Francisco de Zurbarán per toccare quindi Paul Cézanne, capace di infondere una spiccata personalità, se così si può dire, anche a una mela che conquista la scena.

Lo stesso ragionamento vale per il violino e per il trombone, proiettati decisamente verso l’osservatore in Natura morta con strumenti musicali (2004). Di contro il paesaggio che si spalanca in Natura morta davanti al balcone (2000) tende ad assorbire compiutamente il tavolo con le arance creando un amalgama di desideri in fuga consentiti solo allo sguardo.

Quarta Sezione – Circo

Botero si è innamorato del circo in Messico, dove spesso trascorre i mesi invernali, rimanendo attratto dai suoi personaggi, dai colori, dal movimento, dalla vita e dalle molteplici storie legate a uno spettacolo antico e moderno al tempo stesso, già immortalato da artisti come Picasso, Léger, Chagall e tanti altri.

“Un soggetto bellissimo e senza tempo” ha dichiarato in più di un’occasione l’artista. Egli mette in scena, racconta e illustra la vita del circo nella sua pienezza, soffermandosi sul lavoro degli addetti impegnati nei preparativi e indugiando sui momenti di pausa prima o dopo lo spettacolo, nei quali i membri di questa grande famiglia si ritrovano per condividere la loro quotidianità, per riposarsi dalle fatiche e per godere di occasioni conviviali. Ma soprattutto Botero ci consegna una carrellata di ritratti di grande bellezza, da Pierrot ad Arlecchino, dalla cavallerizza impegnata nel suo numero ai clown sui loro improbabili trampoli, dall’elefante ai cavalli: un universo variopinto e un caleidoscopio di colori che innalzano la meraviglia a principio essenziale di comprensione. Infatti se il circo è il luogo fisico e mentale in cui lo stupore è la regola indispensabile al funzionamento del suo articolato meccanismo, il particolare atteggiamento creativo di Botero con le sue invenzioni ne favorisce il conseguente approdo sulla tela.

Basta soffermarsi su alcune opere per rendersi conto della validità di tale constatazione. In Gente del circo con elefante (2007) gli interpreti si comportano secondo la consuetudine del loro ambiente: il saltimbanco compie i ricorrenti esercizi ginnici, il clown si propone in maschera inforcando lunghi trampoli, la donna dalle grandi forme si mette in posa tenendo sulle ginocchia una scimmia vestita da bambino sotto il placido ingombro del pachiderma. Questo è il quotidiano che attira il gesto di Botero perché appartiene di diritto al suo modo di ricostruire l’universo e di riconsegnarlo alla nostra ammirata attenzione.

Quinta sezione – Vita latino-americana

Si ritrova nella mia pittura un mondo che ho conosciuto quando ero molto giovane, nella mia terra.

Si tratta di una specie di nostalgia e io ne ho fatto l’aspetto centrale del mio lavoro. […] Io ho vissuto quindici anni a New York e molti anni in Europa, ma questo non ha cambiato nulla nella mia disposizione, nella mia natura e nel mio spirito latino-americano. La comunione con il mio paese è totale”.

Per il giovane Botero i punti di riferimento non potevano che essere le tavole e le sculture policrome dell’arte coloniale, il linguaggio diretto ed essenziale dell’arte popolare e, per quanto concerne la purezza della forma, l’arte precolombiana. Elementi presenti ancor oggi nella sua pittura e che caratterizzano una poetica raffinatasi col passare dei decenni, ma che di quel

retaggio culturale porta in sé la stessa immediatezza e la stessa forza narrativa.

Il tessuto narrativo di Botero proviene dai racconti e dai climi della terra natale in cui egli continua a specchiarsi e da cui trae alimento.

Nelle scene di vita quotidiana ricondotte sulla tela le persone raffigurate sono profondamente comprese nel loro ruolo di dispensatrici di immagini così lontane dal nostro vivere attuale: ci osservano dal loro paesaggio incantato esibendo una compunta impassibilità. Le azioni godono di una lenta armonia e di una espansione osmotica capace di coinvolgere gesti, atteggiamenti,

ambientazioni e oggetti.

In tal modo si può assaporare Famiglia con animali (1998) percorsa da un morbido equilibrio di incontri e di situazioni private di ogni urgenza: i movimenti rimangono sospesi nell’aria. Parimenti Atelier di Sartoria (2000) propone interpreti da inserirsi nel grande gioco della memoria e depositari

di una soavità comportamentale e contemplativa che coinvolge per empatia anche Le sorelle (1969-2005) in pingue e compunta posa fotografica, senza dimenticare i gaudenti partecipi che si ritrovano ne La casa di Marta Pintuco (2001) dove ogni malizia appare bandita come si conviene a un mondo dove tutto è concesso e possibile in nome di un estatico sogno a occhi aperti.

Sesta sezione – Politica

L’insopprimibile rapporto con la sua terra non fa di Botero un artista etnico, folcloristico, ma costituisce il presupposto obbligato di un transito, di una meditazione, del raggiungimento della consapevolezza di poter creare e dar vita a un’arte originale e autentica connaturata al temperamento latino-americano. Nella sua pittura c’è una radicata dimensione popolare, un profondo attaccamento alla propria cultura, alla memoria mai venuta meno della quotidianità di Medellín. Queste caratteristiche si evidenziano anche nei dipinti dedicati al potere, ai politici e ai militari. Opere nelle quali l’artista non intende esprimere giudizi di merito sui personaggi ritratti: presidenti, ministri, ambasciatori. Ad attrarlo è l’eleganza multicolore degli abiti sgargianti dei

rappresentanti del potere e delle first lady, lo sfarzo barocco degli ambienti. Questi dipinti, immersi in un clima di sospensione, inducono al sorriso, conquistano lo sguardo incuriosito, come nell’improbabile ritratto de Il Presidente e i suoi ministri (2011), coloratissima parata di generali nelle loro divise sfarzose, di alti prelati e di politici professionisti, tutti indaffarati e impegnati con importanti dossier al servizio del presidente che giganteggia al centro della scena. Il tono di Botero è quello di un narratore indipendente, di un affabulatore dall’accento libertario la cui caratteristica risiede nella saggezza temperata dal sorriso e da un innato senso dell’ironia.

Settima sezione – Corrida

Ho osato dipingere la corrida poiché conoscevo assai bene questo tema. Non si può dipingere se non esiste una forte relazione tra un soggetto e il proprio animo. Questa relazione è assolutamente necessaria in quanto ti dà una sorta di autorità morale. Io l’avevo. Il tema mi usciva dal “sangre” (sangue) e dalla mia stessa vita”.

Non poteva certo mancare all’interno dell’opera di Botero il confronto con il tema suggestivo e affascinante della corrida, profondamente connaturato alla sua cultura e alla tradizione del suo popolo.

A interessarlo non è soltanto il combattimento dell’uomo con il toro ma tutto quanto fa da cornice a questo rito laico. Dalla vestizione dei protagonisti celebrati nella fastosa eleganza dei loro costumi e visti come moderni eroi alla scesa nell’arena dei matadores a cavallo, al pubblico assiepato sugli

spalti per applaudire i propri idoli, tutto sembra far parte di una straordinaria rappresentazione popolare nella quale la violenza insita nella corrida sembra essere vissuta in modo naturale, anche nelle scene più crude. Gli abiti sontuosi di sete damascate, di ori e di fregi servono agli officianti per fornire un senso magico e sacro alla complessità dei comportamenti e dei gesti che conducono alla stoccata finale ovvero al sacrificio del toro, che nelle tele di Botero assume un atteggiamento rassegnato e consapevole come in El Arrastre. L’attenzione dell’artista è incentrata sulla spettacolarità della coreografia più che sulla tensione del momento, sul sangue che bagna l’arena.

Ottava sezione – Religione

La religione occupa un ruolo importante nell’impegno pittorico di Botero perché il clima favolistico in cui vengono immersi i vari personaggi chiamati in causa riflette perfettamente l’immagine percettiva di un mondo dove la realtà deve fare sempre i conti con lo sconfinamento in una fantasia che determina compiutamente i pensieri e i gesti della gente. In un simile contesto la religione si pone come un esempio di pratica del soprannaturale che permea la quotidianità da tradursi in sorpresa, in contemplazione estatica, in forma adattata a un pensiero pronto a plasmare uniformemente le cose e le persone.

Sotto tale profilo gli interpreti de Il seminario (2004) si comportano alla stregua di innocenti depositari di un sentimento che si dipana dal placido riposo del lettore, elegantemente sdraiato a terra in primo piano, per rimbalzare nell’accorata preghiera del prelato al suo fianco e pervadere quindi l’attonita, rapita compostezza dei restanti effigiati. D’altro canto Il Nunzio (2004) è una variegata macchia di colore che entra a far parte del paesaggio secondo la logica delle apparizioni capaci di trasformare l’evento, per noi inatteso, in rimarcata consuetudine. Tale approccio percettivo e creativo riesce quindi a rendere plausibile anche il compiaciuto interprete della Passeggiata sulla collina (1977), un monsignore che recita il rosario muovendosi nel verde con la gonfia leggerezza di una nuvola e con la maestosa compostezza che l’abito gli impone.

Nona sezione – Sante

Osservando la storia dell’arte ho mi sono reso conto che il tema dei santi era scomparso dalla pittura dopo la Rivoluzione francese, dopo essere stato un soggetto preferito tra il XIII e il XV secolo. Ho ritenuto che un tema così affascinante meritava di essere ripreso”.

Nel passato queste umili figure di sante sono state rappresentate da artisti come Rubens, Van Eyck, El Greco, Zurbaran come personaggi nobili e eleganti per rendere loro omaggio. Botero intende riallacciarsi a questa tradizione presentando le sue Sante in abiti eleganti, di “haute couture”, ma attualizzando le figure e interpretandole con una vena di ironia come donne mondane della società odierna: ingioiellate, con guanti lunghi e scollature generose, mostrando gambe e tacchi alti. Senza per questo perdere la loro aura di sacralità. L’artista ha studiato ciascuna delle sante raffigurate, la loro storia e il loro martirio per offrircene una sua versione. Santa Barbara, per esempio, molto venerata dalla Chiesa, viene ritratta con un seno nudo e lacerato, e con una Bibbia in mano: rappresentazione della sofferenza per fustigazione subita come punizione per la sua fede incrollabile.

Ogni santa ha la sua storia e il suo martirio. Quando viene dipinta con una palma in mano significa che è stata torturata, se tiene un fiore è significa che è morta vergine e se appare con una spada è che era un guerriero.

Tutto questo nel rispetto della tradizione storica, ma naturalmente usando una grande quantità di immaginazione e una notevole libertà interpretativa, sempre alla ricerca di “ciò che è diverso, ciò che nessuno dipinge”, conferendo a queste sante l’inconfondibile e variopinta impronta della cultura latinoamericana.

Decima Sezione – Nudi

Le opere di Botero si avvalgono di un perfetto equilibrio tra le forme, i concetti e le nostalgie. Le forme devono conquistare armonicamente gli spazi; i concetti trovano l’opportuna traduzione nei risultati espressi sulla tela; la nostalgia costituisce un mirabile valore aggiunto perché trasferisce il clima favolistico delle vicende narrate nel sogno perduto dell’infanzia e perché costituisce il magico recupero di un paesaggio smarrito con il disconoscimento dell’innocenza. I nudi dell’artista colombiano sono un esempio chiarificatore di tali propositi. In primis si specchiano in volumi ammantati della straordinaria grazia muliebre nonostante l’abbondanza rubensiana dei corpi; le storie sembrano immerse in una sorta di eden primordiale che non contempla la malizia e il peccato; di conseguenza i comportamenti si giovano di una naturalezza che ci fa accogliere come ovvio il clima in cui si svolgono le scene. E questa è una delle prerogative di Botero: far sentire l’osservatore in sintonia emozionale con le immagini scaturite dalla sua immaginazione.

Si rimane pertanto colpiti dalla naturale sensualità di Donna seduta (1997) che si presente in tutta la sua elegante opulenza e dalla protagonista de Il bagno (2002) le cui matronali fattezze riempiono di luce carnale lo spazio angusto. Due modi per affrontare la narrazione con la consapevolezza dei ritmi e delle misure: un incontro di rotondi gesti e di poetica digressione nel

primo caso; un rapporto di tensioni volumetriche nel secondo.

La mostra vede come sponsor AGSM, sponsor tecnico Trenitalia, media partner L’Arena, hospitality partner Due Torri Hotel Verona.

L’evento è consigliato da Sky Arte HD.

Il catalogo è edito da Skira/Arthemisia.

AMO Arena Museo Opera, Palazzo Forti, Verona

Fino al 25 febbraio 2018. Lunedì dalle 14.30 alle 19.30. Dal martedì a domenica dalle 9.30 alle 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)

Biglietti

Intero € 14,00 Audioguida inclusa

Ridotto € 12,00 Audioguida inclusa

 

Salvatore Macaluso

 

Al restauro il balcone di Giulietta a Verona

Si concluderà entro il 15 novembre, il restauro del Balcone della Casa di Giulietta, a Verona.

I lavori, commissionati dal Comune e vagliati dalla Soprintendenza, sono eseguiti gratuitamente dalla ditta veronese Tecnored, specializzata nella produzione di sistemi per la deumidificazione e il consolidamento di edilizia civile e monumentale.

Dopo una prima fese di indagine statica del manufatto, effettuata nel mesi estivi, l’intervento di restauro entra ora nella fase operativa, con l’analisi dei materiali e l’utilizzo delle più moderne tecniche.

Nello specifico, i lavori riguardano la pulitura di tutto il balcone; la stillatura delle lesioni presenti; il consolidamento delle pietre tufacee, più sensibili ad usura e inquinamento; l’applicazione di materiale protettivo impermeabile su tutta la superficie del balcone, compreso il piano di calpestio.

Durante i lavori non sarà possibile accedere al Balcone, che sarà protetto da un’area transennata per consentire le operazioni di restauro e per garantire la sicurezza del cantiere. Sarà invece consentito come di consueto visitare sia museo all’interno della Casa di Giulietta sia la statua di Giulietta nel cortile esterno.

 

Roberto Bolis (che ha fornito anche la fotografia)

Seconda Festa dell’Astronomia a Verona

Fine settimana dedicato al firmamento con la Seconda Festa dell’Astronomia, in programma sabato 28 e domenica 29 ottobre, in Gran Guardia, a Verona. La manifestazione, aperta ad ingresso gratuito sabato, dalle 14.30 alle 18, e domenica, dalle 9 alle 20, propone mostre fotografiche, conferenze esperimenti, osservazioni con telescopio e laboratori dedicati a tutte le età.
L’iniziativa, promossa dall’assessorato alle Politiche giovanili in collaborazione con il Circolo Astrofili Veronesi e l’Osservatorio Astronomico Monte Baldo “A. Gelodi”, è stata presentata dall’assessore delegato Filippo Rando. Presenti il presidente del Circolo Astrofili Veronesi Natalino Fiorio, il segretario del Circolo Raffaele Belligoli e l’astronomo Vittorio Riezzo.
“Un evento suggestivo – spiega Rando –, che si propone come punto di osservazione astronomica nel cuore della città. L’iniziativa, finalizzata a coinvolgere tutta la cittadinanza, costituisce un’importante occasione di confronto sia per gli appassionati della materia che per chi desidera avvicinarsi a questa affascinante scienza per la prima volta”.
Nel corso della manifestazione si potranno visitare mostre fotografiche, tra cui le suggestive gigantografie dell’esposizione realizzata dal Circolo Astrofili Veronesi per i 40 anni di attività “Il cielo non è mai stato così vicino”; osservare modelli di robotica applicata all’astronomia per determinare le zone abitabili e osservare esopianeti; partecipare ai laboratori sulle leggi fisiche, salire su particolari bilance tarate per il calcolo del proprio peso sui vari pianeti del Sistema Solare, conoscere l’alimentazione degli astronauti nello spazio. In esposizione anche il pendolo di Foucault (alto 6 metri), il piano inclinato di Galileo, un missile di 4 metri usato per i lanci nello spazio e un frammento di meteorite lunare per “toccare la luna con un dito”. Tra le iniziative promosse anche attività rivolte a persone non vedenti, per cercare di spiegare loro le meraviglie del cielo.
Domenica, nella sala polifunzionale, verrà allestito un planetario gonfiabile per osservare il cielo stellato a 360°, con proiezioni gratuite ogni ora. Dalle 9 in Auditorium, si terranno incontri e conferenze con docenti universitari, ricercatori e astronomi italiani e stranieri e, alle 18, un Galà Astro-musicale con i Musici di Santa Cecilia, per coniugare la bellezza dell’astronomia con la potenza suggestiva della musica. Sabato e domenica dalle 19 alle 22 e domenica dalle 13 alle 15, in piazza Bra, si potranno osservare la Luna e il Sole con telescopi.

All’iniziativa, patrocinata della Società Astronomica Italiana, dall’Istituto Nazionale Astro Fisica e dall’Unione Astrofili Italiani e sostenuta dal Comune di Ferrara di Monte Baldo, da AGSM, Vetreria De Guidi e Astrottica, collaborano le seguenti associazioni: Astrofili Legnago “G.Silva”, Gruppo Astrofili Polesani, Gruppo Gastrofili Val d’Alpone, Astrofili VaIdillasi, Gruppo Astrofili Vicentini “G. Abetti”, Associazione Astrofili Mantovani, Unione Astrofili Bresciani, Associazione Astrofili Valle di Cembra, Osservatorio Monte Baldo “Angelo Gelodi”, Osservatorio Lumezzane Serafino Zaini, Osservatorio Bassano Bresciano, ANS Collaboration, ISSP Italian Supernova Search Program, Veneto Stellato, Reinventore, Meridiane Paolo Moratello, Massimo Bubani Sciences, IC Caldiero-Scuola Media Belfiore, Cooperativa Centro di Lavoro S. Giovanni Calabria, Biblioteca Civica di Verona, Parco Naturalistico di Novezzina e Astrottica.

 

Roberto Bolis

Sabato 28 e domenica 29 ottobre a Ferrara visitabili gratuitamente chiese e palazzi del ‘600

Sabato 28 ottobre, alle 10 nella chiesa di San Carlo (corso Giovecca 19 a Ferrara), avrà luogo la cerimonia inaugurale della prima edizione di Ferrara Monumenti Aperti. Interverranno il vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Ferrara Massimo Maisto, la dirigente del Servizio Manifestazione Culturali e Turismo del Comune di Ferrara Maria Teresa Pinna, la direttrice di Palazzo dei Diamanti Maria Luisa Pacelli, la presidente dell’Associazione Imago Mundi onlus Fabrizio Frongia e Marco Sgarbi dell’associazione Ferrara Off.

La manifestazione, che si terrà sabato 28 e domenica 29 ottobre 2017, arriva a Ferrara in occasione della mostra “Carlo Bononi. L’ultimo sognatore dell’Officina ferrarese” (Palazzo dei Diamanti, fino al 7 gennaio 2018), nell’ambito del progetto didattico ‘La fabbrica della meraviglia’ realizzato grazie al sostegno di Eni.
Cogliendo l’opportunità offerta dall’esposizione dedicata a Bononi, Monumenti Aperti ruoterà attorno all’arte e all’architettura del Seicento a Ferrara, per far riscoprire un periodo poco conosciuto della storia della città tramite una nuova modalità di valorizzazione del patrimonio culturale cittadino.
Particolare attenzione avrà proprio l’opera di Bononi e dei suoi contemporanei, accanto a episodi della genesi e della maturazione dell’arte e dell’architettura barocca, in un itinerario che si snoda attraverso vari monumenti: Palazzo dei Diamanti, il Castello Estense (Via Coperta e Torre dei Leoni), le chiese di San Francesco, di Santa Francesca Romana, Palazzo Bonacossi, l’Oratorio dell’Annunziata, la Basilica di Santa Maria in Vado e la Basilica di San Giorgio a cui vanno aggiunti due luoghi di culto abitualmente chiusi al pubblico, San Giuliano e San Carlo.
Durante i due giorni della manifestazione, i monumenti scelti saranno aperti e illustrati al pubblico grazie a visite animate condotte da oltre 900 studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado che nei mesi scorsi hanno partecipato a un articolato percorso formativo. Questo percorso è stato curato dallo scrittore Luigi Dal Cin per Imago Mundi onlus, in collaborazione con Ferrara Off. In particolare le classi seconde e terze delle scuole primarie presenteranno i risultati dell’attività didattica ‘Lo sguardo che crea’, realizzata negli spazi del Castello Estense, dell’Oratorio dell’Annunziata e della chiesa di San Giorgio. Le classi quarte e quinte delle scuole primarie e le prime e seconde delle secondarie di primo grado, attraverso il progetto ‘Le parole della bellezza’ – progetto di scrittura e narrazione – presenteranno al pubblico tutti i monumenti, utilizzando come filo conduttore la storia Carlo, l’angelo e il Seicento, appositamente scritta dallo stesso Dal Cin.
I luoghi saranno visitabili gratuitamente il sabato e la domenica secondo gli orari stabiliti per ciascun monumento. Nella sola giornata di sabato la mostra “Carlo Bononi. L’ultimo sognatore dell’Officina ferrarese” entrerà a far parte del percorso di Monumenti Aperti con un’apertura straordinaria con ingresso gratuito dalle 19 alle 22 (ultimo ingresso alle 21.30).
Nel Castello Estense sarà possibile visitare gratuitamente la Torre dei Leoni (ultimo ingresso alle 17) e la Via Coperta, mentre il resto del museo rispetterà le regolari tariffe di ingresso. Nelle chiese le visite saranno sospese durante le funzioni religiose. Hanno partecipato alla prima edizione di Ferrara Monumenti Aperti gli alunni e le insegnanti di numerose classi delle scuole: Istituto Comprensivo n. 3 Filippo De Pisis; Istituto comprensivo Alberto Manzi; Istituto Comprensivo n. 5 Dante Alighieri; Istituto comprensivo Giorgio Perlasca; Istituto comprensivo n. 6 Cosmè Tura; Istituto comprensivo Don Milani; Istituto Comprensivo Alda Costa; Istituto Comprensivo Corrado Govoni; Scuola secondaria di primo grado paritaria San Vincenzo.
La prima edizione ferrarese di Monumenti Aperti, patrocinata dal Comune di Ferrara, è coordinata da Imago Mundi Onlus e Fondazione Ferrara Arte, con la collaborazione dell’associazione Ferrara Off, e conta l’adesione di numerose istituzioni pubbliche e soggetti cittadini.
LA MANIFESTAZIONE – Nata nel 1997 a Cagliari dalla passione e l’impegno civile di un gruppo di studenti universitari, la manifestazione, organizzata dalla Onlus Imago Mundi, coinvolge ogni anno quasi sessanta amministrazioni comunali e oltre 17mila studenti di tutte le età che per due giorni, nei fine settimana tra aprile e maggio, diventano appassionate guide dei propri territori e degli 800 monumenti aperti al pubblico, visitati da oltre 300mila persone. Dal 2014 la manifestazione è sbarcata nelle Langhe piemontesi, nelle terre raccontate da Cesare Pavese e Beppe Fenoglio.
Alessandro Zangara

Il novembre più gustoso è sotto i colli di Brisighella

Annoverato fra i Borghi più belli d’Italia, Brisighella (sulle colline di Ravenna) gode di una posizione particolarmente favorevole nel cuore della verde vallata del Lamone e del Parco Regionale della Vena dei Gessi Romagnola. Il borgo medioevale è “sovrastato” da 3 colli di gesso su ognuno dei quali trova dimora l’imponente Rocca Veneziana, la Torre dell’Orologio e il Santuario della Madonna del Monticino. Brisighella è oltresì conosciuta e apprezzata da tutti i buongustai d’Italia per le prelibatezze gastronomiche che la caratterizzano. Ad alcune di esse, nel corso di un intensissimo mese di novembre, sono dedicati eventi ad hoc che compongono una gustosa rassegna dal titolo “4 sagre x 3 colli”: Le delizie del porcello il 5 novembre, Sagra della pera volpina e del formaggio stagionato il 12, Sagra del tartufo il 19 e Sagra dell’Ulivo e dell’Olio il 26. Durante le sagre, il sabato sera e la domenica a pranzo lo stand gastronomico e i ristoranti del paese proporranno menù a tema con il prodotto cui è dedicata la sagra. Inoltre, tutte e quattro le domeniche le vie del centro storico saranno percorse da un trenino turistico che farà il giro dei tre colli per ammirare splendidi panorami.

Domenica 05 Novembre – SAGRA LE DELIZIE DEL PORCELLO

“Vieni a fare il porco” a Brisighella! In questa prima domenica di novembre il rito di un tempo si ripete fin dal mattino, nello stand gastronomico, offrendo al pubblico l’opportunità di vedere all’opera gli esperti norcini brisighellesi, in particolar modo nella preparazione dei saporiti “ciccioli” (pezzetti di carne di maiale cotti nel grasso e venduti caldi). L’appuntamento offre la possibilità di assaggiare gustose specialità, oltre ai ciccioli: la profumata coppa di testa, i rosei prosciutti, salsicce e salami di Mora Romagnola (pregiatissima razza suina autoctona) e il dolce “migliaccio” (realizzato in origine utilizzando il sangue cotto del maiale). Lungo le vie del borgo sarà inoltre possibile acquistare e degustare tutti gli altri prodotti tipici dell’Appennino romagnolo.

Domenica 12 Novembre – SAGRA DELLA PERA VOLPINA E DEL FORMAGGIO STAGIONATO

La seconda sagra è un originale mercato dei frutti autunnali e dei prodotti tipici della collina, dove la regina e il re della giornata saranno la pera volpina, che si abbina perfettamente con il formaggio stagionato.

Le pere volpine, piccole, tonde e dure erano un prodotto tipico della valle del Lamone. La sagra ha contribuito nel corso degli anni alla riscoperta delle proprietà di questo frutto dimenticato, offrendo la possibilità di riassaporarlo. In piazza Carducci si potrà ammirare come vengono utilizzati questi frutti. Le pere vengono consumate bollite, cotte in acqua o vino, oppure al forno. La ricetta tipica della Romagna vuole che le pere volpine vengano cotte in un buon vino rosso, meglio se Sangiovese, aromatizzato con chiodi di garofano e cannella. La cottura in forno ammorbidisce il frutto e il vino si trasforma in un delizioso sciroppo nel quale inzuppare la polpa dolce e fibrosa. Abbinando il tutto con il formaggio stagionato di Brisighella, un pecorino invecchiato in grotte di gesso con procedimento di antica tradizione locale.

Domenica 19 Novembre – SAGRA DEL TARTUFO

La terza domenica è dedicata a Sua Maestà il tartufo, uno dei prodotti più ricercati della collina faentina. I tartufai della zona sono abili nel ricercare questo prezioso prodotto del sottosuolo. Durante la sagra, le tipiche bancarelle poste nella piazza di fronte alla suggestiva “Via degli Asini” esporranno la varietà del “bianco autunnale”, che emana un profumo particolarmente intenso, e del tartufo nero. La manifestazione sarà allietata da complessi di musica folk e attrazioni varie.

Inoltre, per questa occasione da Bologna e Imola partirà il treno a vapore per Brisighella (info e prenotazioni tel. 05736367158).

Domenica 26 Novembre – SAGRA DELL’ULIVO E DELL’OLIO (58^ edizione)

Nell’ultima domenica del mese di novembre si celebra il preziosissimo olio extra vergine d’oliva “Brisighello” DOP, il prodotto enogastronomico principale della Terra di Brisighella. L’Olio extravergine di Oliva di Brisighella è stato il primo ad aver ottenuto, era il 1996, il riconoscimento DOP (Denominazione di Origine Protetta). Un riconoscimento che ha premiato la passione, la cultura, la qualità con la quale è sempre stato ottenuto il prezioso prodotto, poiché la coltivazione dell’ulivo in terra brisighellese risale a tempi antichissimi: già in epoca romana l’ulivo e i suoi prodotti erano conosciuti e apprezzati.

Quella di Brisighella è una delle realtà olivicole più interessanti del Nord Italia. Il 90% del prodotto della zona viene conferito per la trasformazione al frantoio sociale della C.A.B. Qui le olive, raccolte con brucatura a mano, vengono lavorate tramite perforamento a freddo da macine e macchinari di ultima generazione in regola con il disciplinare dell’UE.

 

Pierluigi Papi (che ha fornito anche le immagini)

Laboratori e percorsi formativi per ventiquattro giovani in cerca di lavoro

Il Servizio Giovani del Comune di Ferrara indice una selezione pubblica per la partecipazione al progetto “Futuro possibile” finalizzato alla creazione di laboratori di ricerca attiva di lavoro e rivolto a 24 giovani disoccupati.
La scadenza per la presentazione delle domande è il 17 novembre 2017.

Il progetto è articolato in due fasi: la prima prevede la creazione di 2 laboratori per l’orientamento e l’attivazione alla ricerca di lavoro (job club) e la seconda l’attivazione di percorsi formativi in azienda della durata di 2 mesi che facilitino l’approccio al mercato del lavoro.

FASE 1 – Job club

La prima fase si articola in 5 incontri che mirano a costruire un percorso sia motivazionale che informativo che porti all’auto attivazione dei ragazzi nella ricerca del lavoro. Ogni incontro settimanale della durata di 3 ore svilupperà tematiche diverse, complessivamente tese alla definizione di sé, alla costruzione di una propria possibile identità lavorativa ed alla acquisizione delle informazioni di base necessarie per attivarsi nella ricerca di lavoro. I temi che tratteremo sono: motivazione e orientamento alla ricerca del lavoro, acquisizione della consapevolezza di abilità e potenzialità personali, miglioramento della risoluzione dei problemi e del senso critico, percezione di sé nel mondo del lavoro, ricerca attiva e conoscenza del sistema lavorativo e formativo; curriculum, lettera di presentazione e colloquio di lavoro.

FASE 2  – Percorsi formativi in azienda

Ai partecipanti che porteranno a termine il percorso orientativo (fase 1), verranno proposte delle esperienze di formazione in azienda di 2 mesi, dal lunedì al venerdì per un totale di 30 ore settimanali, presso associazioni, enti e aziende partner. Le mansioni varieranno a seconda della realtà ospitante e verranno attentamente illustrate ai giovani partecipanti.

Ai partecipanti verrà corrisposto un compenso totale di 900 euro.

La partecipazione è riservata a 24 giovani disoccupati abbiano compiuto il ventesimo e non compiuto il ventinovesimo anno di età (28 anni e 364 giorni), residenti nei comuni di Ferrara, Voghiera e Masi Torello.

I laboratori verranno svolti presso l’Informagiovani di Ferrara.

Il progetto è promosso dal Servizio Giovani del Comune di Ferrara in collaborazione con i Servizi per l’Impiego ed il Centro Studi Opera don Calabria “Città del ragazzo” di Ferrara ed è finanziato dal Fondo Sociale Locale del Piano del Benessere Sociale e Sanitario del Distretto Centro Nord.

Il bando ed il modulo per la domanda sono scaricabili a fondo pagina e nei seguenti siti:

www.informagiovani.fe.it
www.occhiaperti.net
www.comune.fe.it
o ritirabili presso l’Agenzia Informagiovani di Ferrara (piazza Municipale, 23) a cui ci si può rivolgere anche per ulteriori informazioni: informagiovani@comune.fe.it

 

Informagiovani Ferrara