Alexander Romanovsky alla IUC

Sabato 6 aprile alle 17.30 nell’Aula Magna dell’Università “La Sapienza”, la IUC (Istituzione Universitaria dei Concerti) presenta il pianista Alexander Romanovsky, che dedica questo concerto interamente al suo compositore preferito, Fryderyk Chopin, di cui esegue alcuni Notturni e Mazurche e le due raccolte di Studi, pagine di difficoltà tecnica pari all’intensità espressiva.

Alexander Romanovsky è nato in Ucraina nel 1984 e si è trasferito in Italia all’età di tredici anni, prendendo la cittadinanza italiana e compiendo gli studi all’Accademia Pianistica di Imola. Ha studiato anche al Royal College of Music di Londra. Di lui si è cominciato a parlare quando è stato nominato membro dell’Accademia Filarmonica a soli quindici anni, un onore concesso a quella età soltanto a Mozart prima di lui. A diciassette anni ha vinto il severissimo Concorso “Ferruccio Busoni” di Bolzano, uno dei più prestigiosi a livello mondiale, e da allora sono iniziate le sue tournée internazionali. Nel 2007 ha avuto il privilegio di suonare davanti a papa Benedetto XVI. Ora è nell’età magica che unisce la giovinezza alla maturità artistica e miete successi sia in recital solistici che insieme alle più importanti orchestre quali Royal Philharmonic di Londra, Filarmonica della Scala, Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, Orchestra Nazionale Russa, NHK Symphony Orchestra di Tokyo e New York Philharmonic, con direttori come Antonio Pappano e Valery Gergiev.

Di lui il New York Times ha scritto che è “speciale, non solo possiede tecnica straordinaria e creatività nei colori e nella fantasia, ma è anche un musicista sensibile e un lucido interprete”. Il grande direttore d’orchestra Carlo Maria Giulini l’ha definito, col suo consueto stile laconico, “un pianista di grande talento”. Ha inciso per Warner e più recentemente ha pubblicato cinque cd per Decca, acclamati da pubblico e critica.

Entrambe le parti del suo concerto romano si concluderanno con l’esecuzione di una delle due raccolte di Studi di Chopin, prima i dodici dell’op. 10, poi gli altri dodici dell’op. 25, che crearono una tecnica pianistica rivoluzionaria e aprirono al pianoforte possibilità allora inesplorate. Ma in questi ventiquattro brevi studi oltre alla tecnica c’è anche una profonda poesia, che ne fa alcuni dei pezzi più stimolanti ed evocativi di tutto il repertorio pianistico.

Completano il concerto altri capolavori di Chopin. Per i tre Notturni op. 9 Chopin si ispirò all’arte del belcanto italiano, come indicano le lunghe e sinuose melodie, arricchite da fioriture finemente cesellate, e l’eloquio dolce, tenero e carezzevole. Le Mazurke op. 24 si ispirano invece a una danza popolare polacca, che Chopin conosceva fin dalla sua infanzia: quando era a Parigi, lontano dalla sua patria, il ritmo e le melodie di quella danza gli ispirarono delle rielaborazioni che trasformarono quella semplice musica popolare in qualcosa di assolutamente originale.

In occasione del concerto alla IUC, nei giorni 8, 9 e 19 aprile Alexander Romanovsky terrà una masterclass presso il Conservatorio “L. Refice” di Frosinone, riservata ad allievi interni ed esterni (info: tel. 0775 840060).

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

Dante e Bach, letture e musica

Massimo Venturiello

Mercoledì 13 marzo alle 18.00 per i concerti di Roma Sinfonietta presso l’Università di Roma “Tor Vergata” (Auditorium “Ennio Morricone”, Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1) la grande poesia e la grande musica si incontrano. Massimo Venturiello legge tre canti della Divina Commedia di Dante Alighieri, precisamente il decimo dell’Inferno, il trentesimo del Purgatorio e l’undicesimo del Paradiso, con l’incontro tra il poeta e San Francesco. Il violinista Leonardo Spinedi suona la Terza Partita BWV 1006 di Johann Sebastian Bach. I sette movimenti di uno dei massimi capolavori di Bach si alternano ai versi di Dante e scattano le segrete e misteriose affinità tra due dei massimi artisti della civiltà occidentale, che a quasi cinque secoli di distanza intessono un dialogo profondo.

Massimo Venturiello prosegue dunque questi incontri tra Dante e Bach, iniziati nelle scorse stagioni di Roma Sinfonietta e sicuramente si ripeterà anche questa volta il fascino di quest’incontro tra poesia e musica.

L’introduzione critica di Rino Caputo, professore dell’Università di Roma2 “Tor Vergata”, faciliterà un’approfondita comprensione del testo dantesco.

Massimo Venturiello ha lavorato per il cinema, il teatro e la televisione, diretto da grandi registi quali Ettore Scola, i fratelli Taviani, Giuseppe Bertolucci, Gabriele Salvatores, Carlo Lizzani, Carlo Vanzina, Gabriele Lavia, Maurizio Scaparro, Sandro Bolchi e tanti altri.

Leonardo Spinedi ha vinto nel 2014 il Premio Salieri di Legnago, ha collaborato come primo violino solista con numerose orchestre ed è il primo violino del Quartetto Orfeo, con cui ha realizzato il cd “ElOtroAstor”, una monografia su Astor Piazzolla per la Brillant Classics. Si esibisce anche in ambito jazzistico, sia come violinista che come chitarrista.

 

Mauro Mariani (anche per la foto)

Gomalan Brass Quintet oggi alla IUC

“È un grande gruppo: virtuosismo e musicalità fuori dal comune”, ha detto di loro Zubin Mehta, uno dei più grandi direttori d’orchestra della nostra epoca. Roger Bobo, grande virtuoso della tuba, e reputatissimo didatta, un mito per tutti gli ottoni, ha dichiarato:. “Il quintetto d’ottoni più affascinante che io abbia mai incontrato. Un concerto di questo gruppo straordinario è un’esperienza indimenticabile”. E il grande Vince Di Martino, una delle migliori trombe del jazz e della classica: “Susciteranno in voi ogni emozione che siate in grado di provare”.

Così questi grandi maestri parlano di un gruppo italiano, il Gomalan Brass Quintet, che martedì 5 marzo alle 20.30 suona per la IUC nell’Aula Magna della Sapienza (Città Universitaria, Piazzale Aldo Moro 5). “Italy in Brass” è il titolo del loro concerto, perché questi cinque musicisti vengono da tutta Italia e sono prime parti di alcunedelle migliori orchestre della penisola.

Hanno fondato il Gomalan Brass Quintet nel 1999 e già nel 2001 si sono aggiudicati il primo premio al Concorso Internazionale “Città di Passau” in Germania, uno dei più prestigiosi riconoscimenti a livello mondiale nel campo della musica per ottoni. Oggi questo gruppo ha all’attivo più di quattrocento concerti, è regolarmente presente nelle più importanti sale da concerto e festival italiani, tra cui Accademia di Santa Cecilia, Unione Musicale Torino e Festival Internazionale di Stresa, ed europei. Si è esibito anche negli Stati Uniti, Canada, Taiwan e Giappone. Ha inciso cinque cd, due dei quali pubblicati dalla Summit Records – da molti considerata la più autorevole etichetta al mondo per quanto riguarda gli ottoni – ed uno dalla prestigiosa Naxos.

Il loro concerto inizia con Canzon a 5 di Giovanni Gabrieli, il maggior compositore veneziano tra Cinquecento e Seicento, prosegue con Grande Entrée e Marche di Jean Baptiste Lully, a sua volta il maggior compositore francese (ma italiano di nascita) dell’epoca di Luigi XIV, e rapidamente approda all’epoca moderna. In Nights in Broadway di Raffaele Bellafronte si respira aria di jazz. Di Mauro Ottolini, trombonista e compositore, sono in programma Lisa e Buster Keaton Blues. Call è “una breve cerimonia musicale, un appello rivolto al pubblico, un invito all’ascolto prima che cominci la festa”, come ha detto l’autore stesso, Luciano Berio, uno dei grandi della seconda metà del Novecento. I remember Igor è un omaggio a Stravinskij da parte di David Short, compositore e trombettista, americano per nascita e italiano per scelta. È una prima esecuzione mondiale quella di Essenze, un brano dedicato al Gomalan da Donato Semeraro, che così presenta questa sua descrizione dei profumi attraverso i suoni: “Nasce dalla passione per gli oli essenziali, le spezie, i colori, le piante, i fiori e i per i loro abbinamenti e le loro mescolanze magiche. Ripercorre il tempo, la storia e le origini delle essenze; la contaminazione di terre così lontane […] e alterna ritmi dal sapore speziato, melodie dal profumo dolciastro e contrasti di colori”. E per finire ancora David Short con Tango.

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

 

Pieranunzi, Leardini, Maio alla IUC

Mercoledì 27 febbraio alle 18 per i concerti di Roma Sinfonietta nell’Auditorium Ennio Morricone dell’Università di Roma “Tor Vergata” (Macroarea Lettere e Filosofia, via Columbia 1) suona il trio formato da Gabriele Pieranunzi, violino, Alessandra Leardini, violoncello, e Antonello Maio, pianoforte. In programma musiche di Galante, Cilea e Mendelssohn.

Di Carlo Galante sarà eseguito il recentissimo “Terzo libro di kenning” (2018), che fa parte di una serie di brani per vari organici ispirati all’arte del kenning praticata dagli antichi bardi del nord, che consisteva nel sostituire con perifrasi spesso oscure una parola concreta. In tempi moderni è stata ripresa da Tolkien e dalla Rowling nei loro romanzi e ora il compositore trentino, di cui si ricorda il “Diesirae” del Requiem per le vittime della mafia, eseguito nel 1993 nella cattedrale di Palermo, l’ha trasferta anche in ambito musicale. Segue il Trio in Re Maggiore di Francesco Cilea, autore di opere famose come “Adriana Lecouvreur” ma anche di un piccolo numero di raffinate composizioni strumentali del massimo interesse, come questo brano del 1886. Il concerto si conclude col Trio n. 1 in re minore, op. 49di Felix Mendelssohn, un capolavoro del romanticismo tedesco, che dopo la prima esecuzionefu paragonato da Schumann alle composizioni di Beethoven e Schubert per questo stesso organico.Lo stesso Schumann affermò che “Mendelssohn è il Mozart del nostro momento storico”.

Il violinista Gabriele Pieranunzi si è imposto giovanisismo all’attenzione del pubblico e della critica, ottenendo una lunga serie di premi in importanti concorsi internazionali. La sua attività lo ha portato ad esibirsi nei principali centri musicali in Italia ed all’estero, tra cui Accademia di Santa Cecilia di Roma, Wigmore Hall di Londra, Herculessaal di Monaco di Baviera, Coliseum di Buenos Aires, Opera City Hall di Tokyo. Nel 2004 gli è stato conferito per chiara fama il posto di Primo violino di spalla presso il Teatro San Carlo di Napoli. Suona un violino Ferdinando Gagliano del 1762, appartenuto alla grande violinista Gioconda De Vito e gentilmente prestatogli dalla Fondazione “Pro Canale”.

La violoncellista Alessandra Leardini svolge la sua attività nel campo del solismo, della musica da camera e dell’orchestra. Numerose le sue collaborazioni con l’Orchestra Sinfonica della Rai e l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, sotto la direzione di illustri musicisti quali Prêtre, Gatti, Sinopoli, Morricone eNyman. Come solista ha eseguito numerosi concerti in Italia e all’estero.

Il pianista Antonello Maio è vincitore di numerosi primi premi in concorsi nazionali e internazionali. Collabora con diversi gruppi strumentalie ha tenuto concerti in Austria, Spagna, Svizzera, Israele, Messico, Turchia, Giappone, affrontando un vasto repertorio che va da Bach fino ai contemporanei.

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

Sabine Meyer insieme ai sax e al piano dell’Alliage Quintett alla IUC

Alliage Quintett, foto di Ira Weinrauch

Sabine Meyer, uno dei più celebri clarinetti di oggi, suona con i sassofoni e il pianoforte dell’Alliage Quintett ai concerti IUC nell’Aula Magna della Sapienza (Città Universitaria, Piazzale Aldo Moro 5) sabato 23 febbraio alle 17.30.

Herbert von Karajan voleva assolutamente Sabine Meyer come primo clarinetto dei suoi Berliner Philharmoniker, ma l’orchestra non era d’accordo, perché per secolare tradizione le donne non erano ammesse nei suoi ranghi: si giunse a un passo dalla rottura, ma alla fine Karajan la spuntò. A sorpresa, dopo appena un anno, la Meyer lasciò i Berliner per intraprendere una strepitosa carriera di solista, suonando con più di trecento orchestre, tra cui praticamente tutte le più prestigiose del mondo. È particolarmente interessata alla musica da camera e in questo campo ha collaborato con celebrati musicisti, come i pianisti Heinrich Schiff, Leif Ove Andsnes e Fazil Say, il violinista Gidon Kremer, i Quartetti Tokyo, Hagen e Modigliani. Ha inciso numerosi dischi per EMI, Deutsche Grammophon, Sony e Avi-music, con un repertorio che va dal periodo preclassico all’epoca contemporanea e include tutte le più importanti composizioni per clarinetto. Ha vinto numerosi premi tra cui per otto volte l’Echo Classic. Nel 2010 è stata nominata “Chevalier des Arts et des Lettres” dal governo francese. Si deve in gran parte a lei la rinnovata attenzione data al clarinetto, strumento spesso sottovalutato in ambito solistico.

L’Alliage Quintett – basato in Germania e formato da musicisti che vengono dalla stessa Germania, Canada, Corea e Armenia – coltiva sonorità quasi sinfoniche, inusuali per appena cinque strumenti. Il suo repertorio consiste di arrangiamenti di musiche di tutte le epoche, realizzati appositamente per questo gruppo. Già col suo primo disco, nel 2005, ha vinto l’Echo Klassik, cui ne è seguito un altro nel 2014. È ospite delle più grandi sale e dei principali festival d’Europa, America e Asia.

In questo loro concerto la Meyer e l’Alliage Quintet propongono un programma di trascrizioni uniche, spettacolari e popolarissime, dalle Danze polovesiane del “Principe Igor” di Borodin all’Apprendista Stregone di Dukas e all’Uccello di Fuoco di Stravinskij, passando per il barocco di Purcell, i sapori brasiliani di Milhaud e per cinque brevi pezzi di Šostakovič, stranamente leggeri e disimpegnati per un autore solitamente così complesso e cupo. Un’occasione davvero speciale per godere di questo incredibile impasto timbrico, allo stesso tempo raffinato e tagliente, elegante e tzigano, brillante e malinconico. Da questo progetto straordinario è nato anche un cd, acclamatissimo, ci cui la stampa ha scritto che la Meyer e questo quintetto “creano la straordinaria illusione del suono di una grande orchestra e danno vita a una musica magica come alcune storie fatate che ci incantano” (Classic FM). Da non perdere.

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Sabato 23 febbraio 2019 . ore 17.30

Sabine Meyer clarinetto

Alliage Quintett sassofoni e pianoforte

 

Purcell The Fairy Queen suite

Dukas L’apprendista stregone

Šostakovič Preludio e Gavotta

Milhaud Scaramouche op. 165b

Stravinskij L’uccello di fuoco

Šostakovič Elegia, Walzer e Polka

Borodin Danze Polovesiane (da Il Principe Igor)

Trascrizioni di Daniel Gauthier, Rainer Schottstädt, Levon Atovmian, Sebastian Pottmeier, Sebastian Gottschick, Stephane Gassot/Camille Pépin

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

Ivan Krpan debutta a Roma con Beethoven e Liszt

Ivan Krpan (foto di Michele Lonardi)

Ivan Krpan è un giovanissimo pianista premiato in vari concorsi in Croazia, la sua patria, e in Belgio, Paesi Bassi, Germania, Russia e Italia. È stato proprio il nostro paese a consacrarlo tra i grandi, assegnandogli nel 2017 il primo premio del Concorso “Ferruccio Busoni” di Bolzano, uno dei più prestigiosi, severi e ambiti al mondo, da cui sono usciti vincitori alcuni dei più famosi pianisti di questi anni, come Martha Argerich. Sarà la IUC a farlo debuttare a Roma, martedì 12 febbraio alle 20.30 con un concerto all’Aula Magna della Sapienza (Città Universitaria, Piazzale Aldo Moro 5).

Nel 2018 e in questo primo scorcio del 2019 Ivan Krpan, che ha appena ventuno anni, ha avuto scritture in Italia, Corea del Sud, Giappone, Germania, Austria, Francia e Sudamerica. Lo scorso anno ha registrato in esclusiva per la piattaforma online Idagio il suo primo album, con brani di Schumann e Chopin, disponibile in streaming presso il sito IDAGIO.

Di Krpan la stampa italiana ha scritto: “Ha impressionato subito la maturità, la disinvoltura e l’autorevolezza con cui ha proposto un programma interpretativamente – più ancora che tecnicamente – difficile […] ha regalato un’interpretazione carica di ardore acceso, timbro controllato con rigore, cantabilità sorretta da un colore fluente e scorrevole”. E anche: “È tutt’uno con lo strumento. Immerso in esso. Senza alcun contatto col mondo esterno che non sia musica. La sua interpretazione emana dallo strumento”, “ha rivelato una personalità musicale assolutamente ben definita, rinuncia quasi programmaticamente al grande gesto romantico, all’enfasi, alla teatralità”, “un pianismo raffinato, mai superficiale”.

Quanto a lui, non è di molte parole. Ecco un florilegio di sue sintetiche dichiarazioni: “Penso che per me, come pianista, la cosa più naturale sia suonare il piano e suonarlo davanti al pubblico”. “Quando viaggi molto capisci una grande verità: non è importante in quale parte del pianeta sei, la musica è universale”. “La più grande sfida nella vita di ogni artista è realizzare e sviluppare ogni giorno di più le proprie idee”.

Per il suo debutto romano ha scelto un programma che permetterà di rendersi conto di tutte le sue doti di interprete e di virtuoso. Comincerà con la Sonata n. 27 in mi minore op. 90 e la Sonata n. 30 in mi maggiore op. 109, due opere del terzo periodo di Ludwig van Beethoven, l’autore che è stato determinante per la sua vittoria al Concorso Busoni grazie alla sua esecuzione del Concerto “Imperatore”, che ha fatto una grande impressione tanto sulla giuria che sul pubblico.

Poi renderà omaggio a Ferruccio Busoni, il musicista cui è intitolato il concorso che l’ha lanciato: eseguirà la Sonatina seconda (1912), il brano più straordinario che Busoni abbia scritto, “un lavoro di un genere veramente utopico; uno sguardo visionario”, un viaggio in regioni sonore che fino ad allora pochi compositori avevano esplorato. Concluderà il concerto con Franz Liszt, come a voler ribadire una nota affermazione di Busoni, secondo cui se Bach è l’alfa della composizione pianistica, Liszt ne è l’omega. Di quello che è stato probabilmente il più grande virtuoso del pianoforte di tutti i tempi, Krpan eseguirà Pensée des morts dalla raccolta “Armonie poetiche e religiose” e la Fantasia quasi Sonata “Après une lecture du Dante” dal secondo volume degli “Anni di pellegrinaggio”, in cui Liszt riunì le impressioni che poeti e pittori italiani avevano suscitato in lui durante i suoi viaggi nel nostro paese.

Il concerto sarà registrato da Radio Vaticana per successive trasmissioni della stessa Radio Vaticana e di altre emittenti aderenti all’ Unione Europea di Radiodiffusione.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

Michele Campanella festeggia i 50 anni dal suo debutto

Michele Campanella foto di Salvatore Scialò

Michele Campanella, oggi uno dei più famosi pianisti a livello internazionale, era un giovanissimo e già molto promettente pianista quando suonò per la prima volta alla IUC, cinquant’anni fa. Da allora è tornato alla IUC moltissime volte e ora, proprio per festeggiare i cinquant’anni del suo primo concerto all’Aula Magna, vi torna ancora una volta martedì 29 gennaio 2019 alle 20.30 (Aula Magna della Sapienza, Città Universitaria, Piazzale Aldo Moro 5).

Nato a Napoli e allievo del grande maestro Vincenzo Vitale, Michele Campanella è il maggior erede attuale della illustre tradizione pianistica napoletana. Ai suoi esordi, grazie alla sua tecnica fenomenale, era considerato soprattutto uno straordinario virtuoso e uno dei maggiori interpreti di Franz Liszt ma in seguito ha gradualmente esteso il suo repertorio a tutti i grandi autori di musica pianistica. Ma dice: “Non chiamatemi pianista, preferisco il termine musicista: con il primo si pensa alle mani, con il secondo al cuore e al cervello”. Oggi ha settantuno anni, ma sia lo spirito che le dita sono ancora quelle di un giovane: “Non intendo considerare la mia carriera terminata – afferma –, credo invece che il meglio debba ancora arrivare e lavoro affinché ciò avvenga”.

Si è esibito in concerto con le principali orchestre europee e statunitensi, collaborando con grandi direttori quali Claudio Abbado, Riccardo Muti, Zubin Mehta, Wolfgang Sawallisch, Georges Prêtre, Thomas Schippers, Christian Thielemann e molti altri. Da oltre vent’anni è titolare della cattedra di pianoforte all’Accademia Chigiana di Siena, una delle più prestigiose istituzioni musicali del mondo.

Michele Campanella, foto di Damiano Rosa

Questo suo concerto romano è un’occasione speciale, che va festeggiata in modo speciale, per questo Campanella ha scelto di offrire agli ascoltatori tre capolavori assoluti della musica per pianoforte di ogni tempo. Diversissimi tra loro, questi tre capolavori sono però accomunati dall’aver segnato segnato una trasformazione radicale della musica pianistica e in particolare della Sonata per pianoforte: sono la Sonata “Patetica” di Ludwig van Beethoven, la Fantasia “Wanderer” di Franz Schubert e la prima Sonata di Robert Schumann.

La Sonata in do minore op. 13 “Patetica”, scritta tra il 1798 e il 1799 da un Beethoven non ancora trentenne, costituisce una vera pietra miliare nella storia della musica, perché dischiuse inedite e profonde prospettive all’arte di questo gigantesco musicista. Schubert non aveva che venticinque anni quando nel 1822 compose la Fantasia “Wanderer”, che è in realtà una grande Sonata per pianoforte in quattro movimenti, con la particolarità che essi sono interdipendenti e collegati idealmente: questa novità rispetto alle regole tradizionali indusse l’autore a usare il titolo più libero di “Fantasia” per non attirarsi le critiche di accademici e conservatori. Schumann era ancora più giovane – aveva infatti ventitré anni quando – quando nel 1833 iniziò a comporre la sua Grande Sonata in fa diesis minore op. 11, cui lavorò accanitamente per oltre due anni, per raggiungere la fusione tra la logica della Sonata classica e l’immediatezza espressiva e il libero fantasticare dei giovani artisti romantici.

Martedì 29 gennaio 2019 ore 20.30

Michele Campanella pianoforte

50 anni con la IUC

Beethoven Sonata n. 8 in do minore op. 13 “Patetica”

Schubert Fantasia in do maggiore “Wanderer-Fantasie” op. 15 D. 760

Schumann Sonata n. 1 in fa diesis minore op. 11

 

Mauro Mariani (anche per le fotografie)