Il duo italo-russo Nordio-Lidskin in tre Sonate stasera alla IUC di Roma

Domenico Nordio, violinista italiano acclamato in tutto il mondo, e il pianista russo Mikhail Lidsky sono i protagonisti del concerto di stasera, sabato 9 novembre, alle 17.30 nell’Aula Magna della Sapienza per la stagione della IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti. In programma musiche di Mendelssohn, Beethoven e Prokof’ev.

Domenico Nordio è stato un bambino prodigio, ha dato il suo primo concerto a dieci anni, a sedici ha vinto il prestigioso Concorso Internazionale “Viotti” e a diciassette il Gran Premio dell’Eurovisione, che lo ha lanciato a livello internazionale. Ora è un artista maturo che si esibisce nelle più importanti sale del mondo, come Carnegie Hall di New York, Salle Pleyel di Parigi, Teatro alla Scala di Milano, Barbican Center di Londra, Suntory Hall di Tokyo, Concertgebouw di Amsterdam, Teatro Colon di Buenos Aires e ancora a Mosca, San Pietroburgo, Istanbul, Mumbai, São Paulo, Melbourne e Shanghai. Incide per Sony Classical.

Anche Mikhail Lidsky è stato molto precoce, esibendosi per la prima volta come solista con un’orchestra tredici anni. A ventuno anni ha vinto il primo premio all’ All-Russia Piano Competition, iniziando da allora una carriera internazionale che lo ha portato­ – oltre che in Russia – in Belgio, Germania, Italia, Francia, Finlandia, Turchia, Taiwan, Giappone e altri paesi ancora, spesso in duo con celebri strumentisti.

Sarà forse perché sono stati entrambi così precoci che iniziano il loro recital con la Sonata in fa maggiore composta nel 1820 dall’undicenne Felix Mendelssohn, che fu un fanciullo prodigio non meno straordinario di Mozart. È veramente difficile immaginare che questa Sonata in tre movimenti, dalla solida forma classica e dalla felice invenzione melodica, sia stata composta a soli undici anni!

Nordio e Lidsky passano poi a un brano composto nel 1812 daLudwig van Beethoven nel pieno della sua maturità artistica, la Sonata in sol maggiore op. 96, decima e ultima delle sue Sonate per questo duo strumentale. Messa in ombra dalla famosissima Sonata “a Kreutzer”, la cui celebrità è dovuta anche a fattori extramusicali, come il romanzo di Tolstoj dallo stesso titolo, questa Sonata è in realtà il capolavoro di Beethoven in questo genere musicale: qui i due strumenti sono messi sullo stesso piano e valorizzati al massimo delle loro possibilità, dando vita a un dialogo serrato e apparentemente libero, ma governato dalle regole di chiarezza ed equilibrio proprie dello stile classico.

La seconda parte è interamente dedicata a Sergej Prokof’ev, russo come Lidsky. Si ascolteranno due dei brani più rappresentativi della sua musica per violino e pianoforte. Le Cinque Melodie op. 35 bis sono il suo primo importante lavoro per violino e pianoforte, composto nel 1925: in realtà non si tratta di pezzi originali, ma di trascrizioni delle sue Cinque Melodie senza parole eseguite per la prima volte nel 1921 New York dalla cantante Nina Kochitz e da Prokof’ev stesso al pianoforte. Sono cinque brevi brani in forma libera e di umore sempre mutevole, ora meditativo, ora malinconico, ora misterioso, ora appassionato, ora scherzoso. Segue la Sonata n. 2 in re maggiore op. 94 bis: è anch’essa una trascrizione di un precedente lavoro, la Sonata per flauto e pianoforte del 1943, ma è profondamente diversa dalle Cinque melodie per la sua ampia architettura in quattro movimenti, che si rifà allo stile classico. Questa trascrizione fu fatta da Prokof’ev su richiesta del grande violinista David Oistrach, in piena seconda guerra mondiale, quando il compositore ebbe a dichiarare: “Quello che ora occorre fare è della grande musica, cioè della musica che tanto nella forma quanto nel contenuto risponda alla grandezza dell’epoca: non è facile trovare il linguaggio giusto, ma è certo che esso dovrà essere espresso con una melodia chiara e semplice”.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

“Bestemmia d’amore”, concerto-spettacolo di Pippo Delbono e Enzo Avitabile

I quattro interpreti del concerto-spettacolo

Pippo Delbono ed Enzo Avitabile protagonisti martedì 5 novembre 2019 alle 20.30 all’Aula Magna della Sapienza per la stagione della IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti.

Questo concerto-spettacolo del regista e attore ligure e del cantante e polistrumentista napoletano, intitolato “Bestemmia d’amore”, sfugge ad ogni definizione: “È un canto un concerto – così lo descrive Pippo Delbono – dove le parole diventano musica. Per parlare di questo tempo volgare e sacro, nero e luminoso, duro e dolce. Per parlare ancora dell’amore. Dell’ amore bestemmiato, ferito, affogato, ucciso, rinato, ucciso ancora, ancora vivo”.

Musica e parole che si fondono per dare vita e corpo alle infinite contraddizioni del nostro tempo, della vita, degli uomini, dell’amore. Proprio nella dicotomia si anima l’interazione dei due artisti che – partendo dalle radici più profonde della nostra cultura, anche quelle cattoliche, sebbene Delbono sia buddista da venticinque anni – esplorano temi apparentemente contrastanti, che trovano una perfetta armonia nel suono e nelle parole. Ed ecco che è messo in scena l’equilibrio degli opposti: amore e odio, volgare e sacro, nero e luminoso, duro e dolce. Ciò che sembra antitetico diventa complementare e inscindibile.

È un’altra tappa del viaggio artistico che da diverso tempo Delbono sta facendo insieme ad Avitabile, un musicista unico nella sua capacità di coniugare la tradizione del blues, del jazz, del funky, del rock con il classico e il barocco, fino ad abbracciare l’antica tradizione popolare e napoletana, per arrivare però ad una musica sua, originale e unica.

Con la sua “musica del mondo” Avitabile affronta temi etici e sociali, scavando nelle miserie del mondo con la precisa volontà di diffondere un messaggio: ogni essere umano è degno di abitare lo spazio terrestre, senza distinzioni, senza razze, senza barriere.

Tutto questo si sposa alla perfezione con il percorso artistico di Delbono, che vi aggiunge il suo desiderio di portare in scena la vita reale per renderla qualcosa d’altro, farla diventare arte. Tale messaggio viene veicolato scegliendo testi del mistico spagnolo Juan de La Cruz, di Rimbaud, di Pasolini – immancabile nel lavoro del regista – e di altri ancora.

Insieme alla voce di Pippo Delbono, che recita e canta, e al canto di Enzo Avitabile, che suona anche l’arpina, il tamburo e il sax sopranino, saranno la chitarra napoletana di Gianluigi Di Fenza e i tamburi di Carlo Avitabile.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

“Dentro le note” con Roberto Prosseda

Nell’ambito della stagione della IUC il pianista Roberto Prosseda è il protagonista di un piccolo, ma importante ciclo di due concerti intitolato “Dentro le note”.

Stasera, martedì 29 ottobre, alle 20.30, nell’Aula Magna della Sapienza (P.le Aldo Moro 5 a Roma) dedicherà la prima puntata a Wolfgang Amadeus Mozart, di cui ha appena inciso tutte le Sonate per Decca, dandone un’interpretazione molto radicale, che rompe con una certa tradizione interpretativa basata sulla morbidezza di fraseggio e sulla ricerca di un bel suono fine a se stesso: “Filologia e fantasia restituiscono un Mozart dinamico, pieno di contrasti, imprevedibile”, ha scritto Repubblica.

Prosseda parte dall’intuizione che ogni musica scritta è in realtà infinite musiche e l’interprete ce ne restituisce una: la sua o, meglio, quella che sente sua in un determinato momento del proprio percorso artistico. Obiettivo di questo ciclo “Dentro le note” è guidare l’ascoltatore a scoprire come un interprete, a partire dall’analisi del testo musicale e dalla sua contestualizzazione storica e stilistica, arriva a costruire la propria interpretazione. Generalmente un pianista entra, si siede, suona, si alza, si inchina, se ne va. Questi concerti sono diversi. Prevedono una prima parte di circa 40 minuti, in cui il pianista illustrerà i brani in programma, con particolare attenzione alle soluzioni interpretative che scaturiscono dal testo musicale, e una seconda parte, dopo l’intervallo, nella quale esegue per intero i brani precedentemente illustrati, che saranno la Fantasia in do minore K 475 e la Sonata in do minore K 457 di Mozart.

Ascoltare la musica è sempre un’emozione, ma entrare dentro la musica, guidati da un interprete che prima di suonarla ne spiega i segreti con le parole e gli esempi musicali, è un’esperienza molto più profonda e coinvolgente. Tanto più se si è accompagnati da un pianista come Prosseda, che prima di mettere le dita sul pianoforte si pone il problema di capire ciò che suona, andando oltre quel che si crede di sapere su un autore e che spesso non è che una serie di pigri luoghi comuni depositatisi come uno strato di polvere sullo spartito.

Roberto Prosseda è andato a consultare i manoscritti originali delle Sonate di Mozart e – come racconta egli stesso – ha potuto osservare la grande quantità di indicazioni di Mozart spesso disattese dagli interpreti e ha deciso di seguirle attentamente, anche se la tradizione ci ha abituati a sonorità più morbide e a contorni più smussati.

Conoscendo l’acume e la chiarezza di cui Prosseda è capace non solo quando suona ma anche quando parla, si può essere sicuri che questo viaggio “dentro la musica” di Mozart sarà una rivelazione.

Roberto Prosseda suona regolarmente con alcune delle più importanti orchestre del mondo, tra cui London Philharmonic, New Japan Philharmonic,  Moscow State Philharmonic, Santa Cecilia, Filarmonica della Scala, Gewandhaus di Lipsia. Ha guadagnato una vasta notorietà internazionale anche in seguito alle incisioni Decca dedicate alle integrali della musica di Mendelssohn (10 cd) e delle Sonate di Mozart (6 cd).

Domani, mercoledì 30 ottobre, alle ore 11.00, sempre nell’Aula Magna della Sapienza, Prosseda inaugura il ciclo “Musica pouparler” dedicato principalmente agli studenti delle scuole medie e superiori. Il concerto si svolge con la stessa formula del giorno precedente, prima un’introduzione e poi l’ascolto: questa volta l’autore eseguito è Ludwig van Beethoven, con la Sonata op. 27 n. 2 “Al chiaro di luna” e la Sonata op. 90.

La seconda puntata di “Dentro le note” si svolgerà il 10 marzo 2020 e sarà dedicata a Chopin.

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

Arpa e violoncello a “Classica al tramonto” della IUC

Augusta Giraldi

I concerti all’aria aperta “Classica al tramonto” organizzati dalla IUC in collaborazione con Arte2o nel giardino dell’associazione “Largo Venue” in Via Biordo Michelotti 2 (Roma, zona Prenestina) iniziano stasera, martedì 16 luglio alle 20.30 (ingresso a partire dalle 19.30 per chi vuole godersi il fresco sorseggiando un aperitivo) con un insolito abbinamento tra arpa e violoncello, affidato a due giovani e bravissime musiciste, Augusta Giraldi (arpa) e Chiara Burattini (violoncello).

Augusta Giraldi, romana, è la nuova star dell’arpa, premiata in diversi concorsi nazionali ed internazionali. Richiesta dalle orchestre d’Italia e d’Europa, ha suonato sotto la guida di molti importanti direttori, tra cui Pappano, Gergiev, Maazel, Mehta e Barenboim. È stata scelta da Ennio Morricone, sotto la cui direzione ha suonato in Italia, Europa, Asia e Americhe e ha registrato le sue musiche da film. Ma non basta, ha collaborato anche con star della musica rock e del jazz come Dee Dee Bridgewater e Dianne Reeves.

Chiara Burattini è nata ad Ancona nel 1989 ed ha iniziato lo studio della musica all’età di cinque anni. E’ vincitrice di diversi premi nazionali e svolge una notevole attività concertistica in formazioni cameristiche ed orchestrali presso i più importanti teatri e sale da concerto in Italia (Scala di Milano, Teatro Olimpico di Vicenza, Teatro Argentina di Roma) e in Germania (Philharmonie e Konzerthaus di Berlino), Austria, Slovenia, Francia, Spagna e Palestina. Ha suonato sotto la direzione di Muti, Gatti, Oren e altri grandi maestri.

Il loro concerto inizia con un Notturno di Bellini, non però Vincenzo, l’autore della Norma, ma il meno noto Fermo, per proseguire con i romantici Schubert e Schumann. In programma anche due grandi del Novecento storico, Bloch con Preghiera e Villa-Lobos con Canto do Cysne Negro. Non manca un salto nella contemporaneità con Igiul di Giovanni Sollima, virtuoso del violoncello e compositore che conquista ogni ascoltatore, dagli estimatori della classica ai giovani “metallari” e agli appassionati del rock.

“Classica al tramonto” prosegue il 23 luglio con l’ensemble I Bassifondi, il 25 con The Sound Pills e il 30 con Ialsax Quartet.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

Concerto per organo di Finotti, Chiesa Evangelica Luterana, Roma

La serie di concerti di organo della IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti nelle chiese di Roma prosegue martedì 11 giugno 2019 alle 21.00 presso la Chiesa Evangelica Luterana di via Sicilia 70. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

L’organista Francesco Finotti suonerà l’organo realizzato nel 1930 dalla casa tedesca Steinmeyer, collocato nella cantoria sulla controfacciata della chiesa. È uno strumento moderno a trasmissione elettrica, con due tastiere e pedaliera, ottimo anche per la musica del passato. Il concerto si apre e si chiude nel nome di Johann Sebastian Bach, il più grande autore di musica per organo di tutti i tempi, di cui Finotti eseguirà la Toccata, adagio e fuga in do maggiore BWV 564 e il Concerto n. 2 in la minore BWV 593, che è la rielaborazione fatta da Bach di un Concerto di Vivaldi. Inoltre l’Andante in fa maggiore K 616 di Wolfgang Amadeus Mozart, uno dei suoi pochi brani per organo: è un breve pezzo d’occasione destinato ad un organo meccanico ma Mozart lo scrisse al culmine della sua maturità ed è un piccolo capolavoro. Seguono due delle cinquecentocinquantacinque Sonate di Domenico Scarlatti, quella in re minore K 516 e quella in sol maggiore K 125, scritte originariamente per clavicembalo, ma adatte a tutti gli strumenti a tastiera: due piccoli, scintillanti gioielli. A questi tre autori del Settecento Finotti accosta il Preludio, fuga e variazione in si minore op. 18 di César Franck, un caposaldo della letteratura organistica dell’Ottocento.

Francesco Finotti ha vinto nel 1978 il Concorso Internazionale d’Organo “Franz Liszt” di Budapest e svolge una brillante carriera di concertista che lo porta a suonare nei più importanti festival d’organo internazionali. La sua discografia comprende musiche di Schumann, Liszt, Franck, J. S. Bach, Mozart, Messiaen, Dupré, Langlais e Satie.

Martedì 11 giugno 2019, ore 21.00

Chiesa Evangelica Luterana (Via Sicilia 70)

Francesco Finotti organo

Programma:

Bach Toccata, adagio e fuga in do maggiore BWV 564

Mozart Andante in fa maggiore K 616

Scarlatti Sonata in re minore K 516

Scarlatti Sonata in sol maggiore K 125

Franck Preludio, fuga e variazione in si minore op. 18

Bach Concerto n. 2 in la minore BWV 593 da Vivaldi

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

Uto Ughi festeggia i sessant’anni dal suo debutto alla IUC

Sessanta anni fa, il 2 aprile 1959, Uto Ughi debuttava alla IUC: aveva quindici anni e portava ancora i calzoni corti ma era già una celebrità. Il suo concerto di sabato 18 maggio 2019 alle 17.30 nell’Aula Magna della Sapienza festeggia questa ricorrenza e Ughi per questa occasione speciale suonerà alcuni dei suoi cavalli di battaglia. Insieme a lui Michail Lifits, non un semplice “accompagnatore” ma un pianista di primo piano, vincitore nel 2011 del “Ferruccio Busoni” di Bolzano, uno dei più selettivi e prestigiosi concorsi pianistici in campo internazionale.

Ughi apre il concerto con la Ciaccona in sol minore di Tommaso Antonio Vitali, vissuto tra Seicento e Settecento e oggi noto per quest’unica ma celeberrima composizione, che è nel repertorio dei più grandi virtuosi e viene preferibilmente eseguita nella revisione ottocentesca di Ferdinand David. Si passa dal Barocco al pieno romanticismo con la Sonata n. 3 in re minore op. 108 di Johannes Brahms. La dimensione della musica da camera è tra le più congeniali a Brahms e occupa nel suo catalogo uno spazio superiore a quello dei lavori sinfonici; alla musica da camera il compositore si rivolse particolarmente nella sua età matura, componendo alcuni dei suoi maggiori capolavori, tra cui questa Sonata, che mostra un’estrema attenzione alla rifinitura e all’equilibrio formale e ha spesso un tono di meditazione intima, quasi di confessione.

La seconda parte del concerto è dedicata a tre celebri e brillanti pezzi di bravura della fine dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento che flirtano con i colori e i ritmi della musica spagnola. È di Manuel De Falla, il maggior rappresentante della scuola nazionale iberica, la Suite Popular Española, fortunata versione per violino e pianoforte delle sue Canciones Populares Españolas del 1914. Dedicato al violinista spagnolo Pablo De Sarasate, il Rondò capriccioso op. 28 di Camille Saint-Saëns era fatto per mettere in mostra la prodigiosa bravura di quel celebre virtuoso e nel contempo era un omaggio alla sua patria, perché vi compaiono melodie e ritmi dall’inconfondibile colore spagnolo. Questo brano divenne talmente celebre che due grandi compositori come Bizet e Debussy ne hanno fatto delle proprie versioni. Il concerto si conclude con la pirotecnica Tzigane di Maurice Ravel, una musica dal virtuosismo satanico e smagliante, un vero tour de force con cui solo i più grandi violinisti possono cimentarsi.

Non è certamente necessario tessere ancora una volta le lodi di Uto Ughi, uno dei massimi esponenti della tradizione violinistica italiana e più grandi violinisti in assoluto dei nostri giorni. Quando era appena dodicenne, la critica già scriveva di lui: “Uto Ughi deve considerarsi un concertista artisticamente e tecnicamente maturo”. Ha suonato in tutto il mondo, nei principali festival, con le più rinomate orchestre sinfoniche, sotto la direzione dei più importanti direttori d’orchestra tra cui Celibidache, Gatti, Gergiev, Giulini, Maazel, Mehta, Pretre, Rostropovich, Sawallisch, Sinopoli, Temirkanov. Ha inciso le più importanti opere del repertorio violinistico e pubblicato il libro “Quel Diavolo di un Trillo – note della mia vita”. Suona un Guarneri del Gesù del 1744 dal suono caldo e dal timbro scuro, forse uno dei più bei “Guarneri” esistenti, e uno Stradivari del 1701 denominato “Kreutzer” perché appartenuto all’omonimo violinista a cui Beethoven aveva dedicato la famosa Sonata.

Nato nel 1982 a Tashkent (Uzbekistan) e trasferitosi in Germania all’età di 16 anni, Michail Lifits svolge una notevolissima carriera da solista nelle più importanti sale da concerto d’Europa e d’America ed è anche un appassionato e ricercato musicista da camera. Incide in esclusiva per Decca ed è attualmente impegnato nell’incisione integrale della musica per pianoforte di Schubert.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

Alexander Romanovsky alla IUC

Sabato 6 aprile alle 17.30 nell’Aula Magna dell’Università “La Sapienza”, la IUC (Istituzione Universitaria dei Concerti) presenta il pianista Alexander Romanovsky, che dedica questo concerto interamente al suo compositore preferito, Fryderyk Chopin, di cui esegue alcuni Notturni e Mazurche e le due raccolte di Studi, pagine di difficoltà tecnica pari all’intensità espressiva.

Alexander Romanovsky è nato in Ucraina nel 1984 e si è trasferito in Italia all’età di tredici anni, prendendo la cittadinanza italiana e compiendo gli studi all’Accademia Pianistica di Imola. Ha studiato anche al Royal College of Music di Londra. Di lui si è cominciato a parlare quando è stato nominato membro dell’Accademia Filarmonica a soli quindici anni, un onore concesso a quella età soltanto a Mozart prima di lui. A diciassette anni ha vinto il severissimo Concorso “Ferruccio Busoni” di Bolzano, uno dei più prestigiosi a livello mondiale, e da allora sono iniziate le sue tournée internazionali. Nel 2007 ha avuto il privilegio di suonare davanti a papa Benedetto XVI. Ora è nell’età magica che unisce la giovinezza alla maturità artistica e miete successi sia in recital solistici che insieme alle più importanti orchestre quali Royal Philharmonic di Londra, Filarmonica della Scala, Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, Orchestra Nazionale Russa, NHK Symphony Orchestra di Tokyo e New York Philharmonic, con direttori come Antonio Pappano e Valery Gergiev.

Di lui il New York Times ha scritto che è “speciale, non solo possiede tecnica straordinaria e creatività nei colori e nella fantasia, ma è anche un musicista sensibile e un lucido interprete”. Il grande direttore d’orchestra Carlo Maria Giulini l’ha definito, col suo consueto stile laconico, “un pianista di grande talento”. Ha inciso per Warner e più recentemente ha pubblicato cinque cd per Decca, acclamati da pubblico e critica.

Entrambe le parti del suo concerto romano si concluderanno con l’esecuzione di una delle due raccolte di Studi di Chopin, prima i dodici dell’op. 10, poi gli altri dodici dell’op. 25, che crearono una tecnica pianistica rivoluzionaria e aprirono al pianoforte possibilità allora inesplorate. Ma in questi ventiquattro brevi studi oltre alla tecnica c’è anche una profonda poesia, che ne fa alcuni dei pezzi più stimolanti ed evocativi di tutto il repertorio pianistico.

Completano il concerto altri capolavori di Chopin. Per i tre Notturni op. 9 Chopin si ispirò all’arte del belcanto italiano, come indicano le lunghe e sinuose melodie, arricchite da fioriture finemente cesellate, e l’eloquio dolce, tenero e carezzevole. Le Mazurke op. 24 si ispirano invece a una danza popolare polacca, che Chopin conosceva fin dalla sua infanzia: quando era a Parigi, lontano dalla sua patria, il ritmo e le melodie di quella danza gli ispirarono delle rielaborazioni che trasformarono quella semplice musica popolare in qualcosa di assolutamente originale.

In occasione del concerto alla IUC, nei giorni 8, 9 e 19 aprile Alexander Romanovsky terrà una masterclass presso il Conservatorio “L. Refice” di Frosinone, riservata ad allievi interni ed esterni (info: tel. 0775 840060).

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)