Festival Un organo per Roma

 

la Banda dei Carabinieri

Da oggi, 16 febbraio, al10 maggio sei gli appuntamenti a Roma nella Sala Accademica del Conservatorio Santa Cecilia (via dei Greci 18) e nella Basilica dei Santi Cosma e Damiano (via dei Fori Imperiali 1) – tutti a ingresso gratuito – per la sesta edizione del Festival “Un Organo per Roma” ideato da Giorgio Carnini e promosso dalla Camerata Italica in collaborazione con l’Accademia Filarmonica Romana, il Conservatorio Santa Cecilia, l’Istituzione Universitaria dei Concerti, e da quest’anno l’Associazione Nuova Consonanza (anche in virtù delle numerose prime esecuzioni in programma) e con il patrocinio della Dante Alighieri e dell’Accademia Tedesca Roma Villa Massimo.

Il progetto Un organo per Roma non è solo un festival ma anche e soprattutto un movimento di opinione a cui da diversi anni gli artisti che gratuitamente prestano la loro opera, ed il pubblico stesso, partecipano per sollevare il problema della mancanza nella Capitale di un vero organo nel suo principale sito concertistico, l’Auditorium del Parco della Musica.

L’inaugurazione sabato 16 febbraio (ore 19, Conservatorio) sarà affidata alla Banda Musicale dell’Arma dei Carabinieri diretta dal Magg. Massimiliano Ciafrei, che torna al Festival, questa volta con alcuni “esperimenti” che potrebbero sembrare azzardati, come l’esecuzione del Concerto in sol minore di Poulenc, in cui l’organo dialoga non con gli archi, ma con flauti, clarinetti, ottoni, con tutta una banda!

La rassegna di quest’anno presenta, accanto ai programmi più innovativi, come l’insolito abbinamento di due contrabbassi con l’organo (2 marzo, Conservatorio)‒ in cui saranno rivisitati due celebri e divertenti brani del Maestro per eccellenza del contrabbasso, Giovanni Bottesini, vissuto nel XIX secolo ‒, anche un classico, l’integrale delle Sonate di Mendelssohn, che ascolteremo assieme ad alcune sue composizioni per soli e coro.I due appuntamenti dedicati a Mendelssohn (il 6 aprile e il 10 maggio) si terranno, anziché nella sede storica della Sala Accademica del Conservatorio Santa Cecilia, nell’antica Basilica dei Santi Cosma e Damiano, che ha un’eccezionale acustica e ormai da qualche anno ospita alcuni degli eventi del festival.

Alla fine dell’Ottocento la musica d’organo nelle chiese ‒ soprattutto in Italia ‒ era contaminata dal melodramma a tal punto che persino nel momento dell’Elevazione non era inusuale ascoltare marcette e arie d’opera. Fu dunque necessario procedere ad una pulitura, una “purificazione” del repertorio liturgico. Così nacque la riforma ceciliana, qui testimoniata dal concerto (13 aprile, Conservatorio) dedicato all’organo in Italia, in cui si ascolteranno brani “riformati” accanto a composizioni contemporanee.

Il 4 maggio il Conservatorio ospiterà Mi Buenos Aires perdido: la doppia nostalgia, un omaggio alla memoria di Luis Bacalov, in cui l’organo, assieme ad un vero complesso tipico, si cimenterà con stilemi propri del tango. Oltre alla Suite Baires 1 di Bacalov ascolteremo in prima esecuzione assoluta il melologo che dà il titolo alla serata, recitato da Andrea Giordana su testo di Cesare Mazzonis, musica di Giorgio Carnini.

In sintesi: un organo che non segue i soliti percorsi, ma che si apre ad un fare musicale più universale. Non strumento misterioso per un ascolto riservato a pochi eletti, ma veicolo di “affetti” comuni al grande pubblico. Una voce che speriamo presto possa essere ascoltata anche nel santuario cittadino della musica, che dovrebbe esserle naturale alloggio: l’Auditorium Parco della Musica.

I luoghi del Festival:

Conservatorio Santa Cecilia (via dei Greci 18) concerti alle ore 19

Basilica dei Santi Cosma e Damiano (via dei Fori Imperiali 1) concerti alle ore 18, ingresso gratuito

 

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

 

Andrea Calabresi “Sun, and Close Landscapes”

Dark Embraces dal ciclo Close Landscapes

Giovedì 21 febbraio 2019, alle ore 18, si inaugura a Roma alla MAC Maja Arte Contemporanea (via di Monserrato 30) la personale del fotografo italiano Andrea Calabresi. In mostra una selezione di quindici fotografie in bianco e nero appartenenti alle serie Close Landscapes e The Upper Half; due progetti di lunga durata, aventi per tema il paesaggio, la Luna e il Sole, in cui la tecnica fotografica analogica viene utilizzata per ottenere la massima ricchezza espressiva delle immagini.

Di Close Landscapes (2001-2009) si espongono sei stampe vintage (formato cm 60×120) alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata, stampate dall’autore stesso. La semplice composizione delle fotografie (due bande orizzontali: terra/cielo) e l’accurata attenzione alla resa della luce naturale spingono lo spettatore ad un’intimità contemplativa che restituisce sulla pelle la suggestione del caldo o del freddo, dell’umido o della secchezza della terra e dell’aria che la sovrasta.

La serie debutta nell’autunno del 2006 a New York presso la MV Gallery di Tribeca e l’anno successivo viene presentata a Roma accompagnata da un prezioso volume con la prefazione di Arno Rafael Minkkinen il quale, a proposito di questo lavoro, osserva: “Calabresi dedica un occhio alla perpetua presenza del cielo, l’altro alla palpabile superficie della terra. Tuttavia nessuna gerarchia è mostrata o voluta. Le sue immagini sembrano invece suggerire che ciò che accade nel cielo e ciò che accade sulla terra sia egualmente affascinante. […] Le immagini parlano di eventi naturali, delle armonie e disarmonie del rapporto tra il nostro corpo terreno e la nostra mente fluttuante. […] partecipano dell’eterno dramma del desiderio di portare il paradiso sulla terra e di innalzare il nostro essere terreno verso la sacralità dell’infinito.”

“Il progetto ha due fonti di ispirazione letteraria,” – sottolinea Calabresi – “i primi versi de L’infinito di Giacomo Leopardi e il concetto del verosimile di Alessandro Manzoni. L’intento del mio lavoro è di ridurre, con un’attenta ricerca tecnica, sia l’enfasi estetica che la carica di artificiosità che il mezzo fotografico porta con sé essendo ancora legato al pittorialismo. Cerco di portare l’oggetto alla sua essenza spogliandolo delle sovrastrutture. I miei paesaggi diventano così l’opposto di una ‘veduta’, ne negano proprio la possibilità (come la famosa ‘siepe’). Questo lavoro di sottrazione consente di spostare l’attenzione dal referente alla rappresentazione rendendo le immagini evocative e consentendo agli effetti di luce, alle trame e ai toni di acquisire un valore espressivo dominante.”

Dopo il successo nel 2014 della mostra Moon, la MAC Maja Arte Contemporanea presenta in questa occasione per la prima volta al pubblico, Sun, la seconda parte del progetto The Upper Half (2006-2018), esponendo otto fotografie alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata (cm 50×50) e una stampa ai pigmenti di grande formato (cm 150×190), quest’ultima in edizione unica.

In The Upper Half Andrea Calabresi rende omaggio alle sorgenti luminose per eccellenza: il Sole e la Luna; un’esplorazione dei limiti della stessa visibilità, da una parte la fonte di luce più potente che conosciamo, dall’altra il suo pallido riflesso proiettato sulla Terra dal suo satellite.

Nei grandi cieli diurni, dove il Sole illumina prepotentemente la spettacolare casualità degli eventi atmosferici, Calabresi ricerca la fusione tra la purezza di una visione infantile e la complessità del guardare propria dell’età adulta.

Con una tecnica complessa, che cerca di farsi invisibile per ricreare la semplicità del guardare con i nostri occhi, il fotografo insegue una forma di realismo percettivo dell’immagine, rifiutando qualsiasi deriva pittorica o spettacolarizzazione della visione, senza alterare la prospettiva ed esasperare i toni, proseguendo così l’intento estetico di Close Landscapes.

Andrea Calabresi nasce a Roma nel 1967. Comincia a scattare fotografie e a lavorare in camera oscura fin da bambino. Inizialmente autodidatta deve la formazione successiva a James Megargee e ad Arno Rafael Minkkinen.

E’ fotografo professionista dal 1990, lavorando in vari campi, ma soprattutto in fotografia d’architettura. Nel 1996 apre a Roma un laboratorio di stampa fine art in bianco e nero e si concentra sullo studio della tecnica, i progetti artistici, la ricerca storico critica e l’insegnamento. Insegnamento che tutt’oggi svolge presso Corsi Foto Analogica, Spazio Labò, il Toscana Photographic Workshops (TPW) dal 2003 e la Syracuse University (New York) dove è visiting professor dal 2004.

Il suo lavoro artistico si incentra su progetti di lunga durata, come le vedute urbane di Domande sul senso dello spazio (1995-2002), i paesaggi di Close Landscapes (2001- 2008) e The Upper Half (2006-2018).

La mostra è nel programma della manifestazione MFR19

Mese della Fotografia a Roma, 1-31 marzo 2019

organizzata dall’associazione FARO

MACMaja (anche per l’immagine)

Simon Boccanegra al Teatro Carlo Felice fino al 19 febbraio 2019

“Simon Boccanegra”, foto di  Marcello Orselli –  ed. 2015 

Stasera, venerdì 15 febbraio, alle ore 20.00, al Teatro Carlo Felice di Genova, va in scena il Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi (libretto di Francesco Maria Piave, con aggiunte e modifiche di Arrigo Boito, tratto dal dramma Simón Bocanegra di Antonio García Gutiérrez). L’opera, andata in scena nel 2015 in occasione   dell’ inaugurazione della stagione quale omaggio al capoluogo ligure e alla sua storia, è ambientata, come è noto, nell’epoca in cui nel ‘300 Genova era Repubblica Marinara, tra lotte per il potere, amori contrastati e conflitti tra etica e politica. La versione è quella definitiva in un Prologo e tre Atti approntata da Verdi ventiquattro anni dopo l’originaria versione veneziana e andata in scena per la prima volta al Teatro alla Scala il 24 marzo 1881.

Sul podio, a dirigere l’Orchestra del Teatro Carlo Felice, Andriy Yurkevich, ucraino, Direttore musicale del Teatro Nazionale di Chisinau (Moldavia), musicista che vanta un repertorio che spazia da Mozart ai capolavori del belcanto e verdiani, con una naturale predisposizione verso i maggiori compositori russi, recentemente applaudito a Genova il 18 gennaio in occasione del Gala Jessica Pratt-Michael Spyres.

“Simon Boccanegra”, foto di  Marcello Orselli –  ed. 2015 

L’opera andrà in scena nell’allestimento del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo (prodotto nel 2016 dal Teatro Carlo Felice e dal Teatro La Fenice di Venezia) mentre la regia e le scene di Andrea De Rosa sono riprese da Luca Baracchini. “Sono rimasto fedele al testo – scrive De Rosa – cercando di esaltare quello che secondo me può esserne considerato l’elemento chiave: il mare. Per un uomo di mare come Simone è importante avere sempre un orizzonte visibile, ma il dolore e i palazzi del potere gli precludono la vista di questo orizzonte. Al mare ho attribuito un’importanza primaria rendendolo presente, in forme sempre diverse, per tutta la durata dello spettacolo.“

La messa in scena si avvale delle preziose collaborazioni di Alessandro Lai (Costumi) e di Pasquale Mari (Luci e Video Designer), che, per le sue proiezioni, ha utilizzato riprese di scorci realizzate in Liguria.

“Simon Boccanegra”, foto di  Marcello Orselli –  ed. 2015 

Sul palcoscenico si alterneranno due cast prestigiosi: il baritono Ludovic Tézier e Alberto Gazale nel ruolo di Simone, il soprano Vittoria Yeo e Angela Nisi (Amelia), il genovese Francesco Meli, Matteo Desole (Gabriele Adorno), Giorgio Giuseppini, Roman Lyulkin (Fiesco), Leon Kim (Paolo Albiati), Luciano Leoni (Pietro); Simona Marcello e Alla Gorobchenko (l’Ancella di Amelia) mentre Luisa Baldinetti mimerà il personaggio del fantasma di Maria.

In collaborazione con l’ Associazione Culturale A Cumpagna è stata attivata un’attività promozionale per la divulgazione storica dell’opera finalizzata alla visione della produzione che andrà in scena.

Sinergia con Palazzo Ducale: a partire dal 12 febbraio apertura straordinaria della Torre Grimaldina per visite guidate esclusive e riservate al pubblico dell’opera (sarà necessario esibire il titolo di accesso all’opera).

Intervento musicale con cantanti solisti del Teatro Carlo Felice su arie celebri dell’opera, data e sede da definire

Reciprocità per biglietti ridotti alle mostre “Paganini Rockstar” e Monet e viceversa Simon Boccanegra

Esposizione di un costume di scena nello scalone di Palazzo Ducale

Proiezione su maxi schermo nell’atrio di Palazzo Ducale del manifesto monografico

Per maggiori informazioni consultare il sito http://www.carlofelice.it

Sinergia con Museo di Sant’Agostino: possibilità reciproca di visitare il Museo per gli spettatori dell’opera e assistere alle recite dell’opera per i visitatori del Museo a prezzo ridotto e promozionale.

SIMON BOCCANEGRA

Melodramma in un prologo e tre atti di Francesco Maria Piave

con aggiunte e modifiche di Arrigo Boito

dal dramma Simón Bocanegra di Antonio García Gutiérrez

Musica di Giuseppe Verdi

Direttore Andriy Yurkevich

Regia e scene Andrea De Rosa, ripresa da Luca Baracchini

Costumi Alessandro Lai

Light e video designer Pasquale Mari

Personaggi e interpreti principali:

Simon Boccanegra

Ludovic Tézier (15-17)

Alberto Gazale

Amelia

Vittoria Yeo (15-17)

Angela Nisi

Gabriele Adorno

Francesco Meli (15-17)

Matteo Desole

Fiesco

Giorgio Giuseppini(15-17-19)

Roman Lyulkin

Paolo Albiati

Leon Kim

Pietro

Luciano Leoni

Un’ancella di Amelia

Simona Marcello (15-16)

Alla Gorobchenko

Fantasma di Maria

Luisa Baldinetti

Allestimento

Teatro Mariinskij di San Pietroburgo

Orchestra e Coro del Teatro Carlo Felice. Maestro del Coro Francesco Aliberti

Repliche: Sabato 16 febbraio – (F) 15.30; Domenica 17 febbraio – (C) 15.30; Martedì 19 febbraio – (B) 20.00

Marina Chiappa (anche per le fotografie)

Gli Ottoni Sistina in concerto

 

 

Mercoledì 13 febbraio 2019 alle 18.00 la stagione di Roma Sinfonietta presso l’Università di Roma “Tor Vergata” (Auditorium “Ennio Morricone”, Macroarea di Lettere e Filosofia, via Columbia 1) propone un concerto degli Ottoni Sistina, il gruppo di strumenti che completa l’organico musicale della Cappella Pontificia Sistina, dove affianca il famoso e plurisecolare coro che da cinque secoli accompagna le funzioni religiose celebrate dal papa stesso.

Sono dodici musicisti di grande talento, ognuno dei quali ha anni di collaborazionicon le più importanti orchestre italiane. In occasione del Giubileo del 2000 iniziano la loro collaborazione con il prestigioso coro della Sistina e nel 2010 sono stati scelti come gruppo di ottoni per riportare in Vaticano la tradizione delle “Trombe d’Argento”, l’inno che nei secoli passati veniva suonato durante le solenni celebrazioni presiedute dal Papa in San Pietro. Svolgono anche un’intensa attività concertistica, ottenendo ampi consensi dalla critica. Hanno inciso per la “Libreria Editrice Vaticana” e alcune loro esecuzioni dal vivo durante le celebrazioni nella Basilica di S. Pietro sono state inserite in tre cd della prestigiosa casa discografica Deutsche Grammophon, che nel 2018 ha pubblicato “The Silver Trumpets”,un cd interamente dedicato a loro, contenente la musica per ottoni eseguita durante le celebrazioni presiedute dal Santo Padre. Questo cd contiene musiche di Gabrieli, Bach, Silveri, Gounod, Longhi e Buonamente.

Proprio alcuni di questi compositori– Giovanni Gabrieli, Johann Sebastian Bach e Giovanni Battista Buonamente – saranno eseguiti nella prima parte di questo concerto, che prosegue con brani di ben diverso carattere, come la Marcia trionfale dell’Aida diVerdi, Unamericano a Parigi diGershwin e unomaggio a NinoRota, ricavato dalle sue musiche per i film di Fellini e altri grandi registi. Inoltre MrJums e Kraken, due brani di ChrisHazell, compositore inglese contemporaneo che ha ottenutograndi successi con la sua musica dedicata agli ottoni.

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

Aperta la Pista degli Innamorati

Dopo le abbondanti nevicate, un’altra grande sorpresa aspetta gli sciatori questo weekend nella Ski Area San Pellegrino: da ieri infatti, è aperta la famosa Pista degli Innamorati, lunga quasi 11 km, che dalla stazione a monte della funivia Col Margherita (2.514 m) scende fino a Falcade (1.100 m).
Simbolo per eccellenza dello slow ski, è la pista ideale per gli amanti dello sci in assoluto relax tra meravigliosi panorami e gustosissime soste intermedie. Il tracciato inizia in cima al Col Margherita, uno fra i balconi più belli delle Dolomiti, scendendo dolcemente verso Passo Valles con lo sguardo rivolto verso le Pale di San Martino e il Gruppo del Focobon.

Prima tappa allo storico rifugio Capanna Passo Valles, vera garanzia per chi ama la montagna e la buona cucina. Una volta rimessi gli sci ai piedi, la pista prosegue attraverso un nucleo di caratteristici Tabià e un fantastico bosco di larici, arrivando presto a incrociare, a quota 1.560 m, lo ski bar Caverson dell’Hotel Dolomiti.

Terminato il secondo piacevole break si scivola giù lungo un facile pendio che porta all’altezza di Falcade Alto e al tratto più impegnativo di tutta la Pista degli Innamorati: niente paura però, si tratta di un segmento piuttosto largo e anche gli sciatori meno esperti possono superarlo agevolmente. Dopo la fatica si entra nuovamente nel bosco con un suggestivo ski weg che consente di raggiungere in pochi minuti Falcade e la cabinovia Falcade-Le Buse.
Un tracciato ideale quindi per tutti gli “innamorati” della neve che desiderano trascorrere qualche piacevole ora in totale relax sugli sci. E se siete alla ricerca di un modo originale per festeggiare San Valentino, cosa c’è di meglio di trascorre qualche ora completamenti immersi nella natura assieme alla vostra anima gemella?

 

ATC (anche per le fotografie)

Ivan Krpan debutta a Roma con Beethoven e Liszt

Ivan Krpan (foto di Michele Lonardi)

Ivan Krpan è un giovanissimo pianista premiato in vari concorsi in Croazia, la sua patria, e in Belgio, Paesi Bassi, Germania, Russia e Italia. È stato proprio il nostro paese a consacrarlo tra i grandi, assegnandogli nel 2017 il primo premio del Concorso “Ferruccio Busoni” di Bolzano, uno dei più prestigiosi, severi e ambiti al mondo, da cui sono usciti vincitori alcuni dei più famosi pianisti di questi anni, come Martha Argerich. Sarà la IUC a farlo debuttare a Roma, martedì 12 febbraio alle 20.30 con un concerto all’Aula Magna della Sapienza (Città Universitaria, Piazzale Aldo Moro 5).

Nel 2018 e in questo primo scorcio del 2019 Ivan Krpan, che ha appena ventuno anni, ha avuto scritture in Italia, Corea del Sud, Giappone, Germania, Austria, Francia e Sudamerica. Lo scorso anno ha registrato in esclusiva per la piattaforma online Idagio il suo primo album, con brani di Schumann e Chopin, disponibile in streaming presso il sito IDAGIO.

Di Krpan la stampa italiana ha scritto: “Ha impressionato subito la maturità, la disinvoltura e l’autorevolezza con cui ha proposto un programma interpretativamente – più ancora che tecnicamente – difficile […] ha regalato un’interpretazione carica di ardore acceso, timbro controllato con rigore, cantabilità sorretta da un colore fluente e scorrevole”. E anche: “È tutt’uno con lo strumento. Immerso in esso. Senza alcun contatto col mondo esterno che non sia musica. La sua interpretazione emana dallo strumento”, “ha rivelato una personalità musicale assolutamente ben definita, rinuncia quasi programmaticamente al grande gesto romantico, all’enfasi, alla teatralità”, “un pianismo raffinato, mai superficiale”.

Quanto a lui, non è di molte parole. Ecco un florilegio di sue sintetiche dichiarazioni: “Penso che per me, come pianista, la cosa più naturale sia suonare il piano e suonarlo davanti al pubblico”. “Quando viaggi molto capisci una grande verità: non è importante in quale parte del pianeta sei, la musica è universale”. “La più grande sfida nella vita di ogni artista è realizzare e sviluppare ogni giorno di più le proprie idee”.

Per il suo debutto romano ha scelto un programma che permetterà di rendersi conto di tutte le sue doti di interprete e di virtuoso. Comincerà con la Sonata n. 27 in mi minore op. 90 e la Sonata n. 30 in mi maggiore op. 109, due opere del terzo periodo di Ludwig van Beethoven, l’autore che è stato determinante per la sua vittoria al Concorso Busoni grazie alla sua esecuzione del Concerto “Imperatore”, che ha fatto una grande impressione tanto sulla giuria che sul pubblico.

Poi renderà omaggio a Ferruccio Busoni, il musicista cui è intitolato il concorso che l’ha lanciato: eseguirà la Sonatina seconda (1912), il brano più straordinario che Busoni abbia scritto, “un lavoro di un genere veramente utopico; uno sguardo visionario”, un viaggio in regioni sonore che fino ad allora pochi compositori avevano esplorato. Concluderà il concerto con Franz Liszt, come a voler ribadire una nota affermazione di Busoni, secondo cui se Bach è l’alfa della composizione pianistica, Liszt ne è l’omega. Di quello che è stato probabilmente il più grande virtuoso del pianoforte di tutti i tempi, Krpan eseguirà Pensée des morts dalla raccolta “Armonie poetiche e religiose” e la Fantasia quasi Sonata “Après une lecture du Dante” dal secondo volume degli “Anni di pellegrinaggio”, in cui Liszt riunì le impressioni che poeti e pittori italiani avevano suscitato in lui durante i suoi viaggi nel nostro paese.

Il concerto sarà registrato da Radio Vaticana per successive trasmissioni della stessa Radio Vaticana e di altre emittenti aderenti all’ Unione Europea di Radiodiffusione.

 

Mauro Mariani (anche per la fotografia)

 

Celebrazione del ‘Giorno del Ricordo 2019’ a Ferrara

Con la messa di domenica 10 febbraio alle 10.30 in Duomo, celebrata dall’arcivescovo Gian Carlo Perego, prendono il via a Ferrara gli appuntamenti legati alla celebrazione del “Giorno del ricordo 2019“, istituito il 10 febbraio con legge del 2004 in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati e della più complessa vicenda del confine orientale. Le iniziative sono promosse dalla sezione ferrarese dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia coordinata da Fulvio Rabar e si avvalgono del patrocinio di Comune e Prefettura di Ferrara e della collaborazione di Museo del Risorgimento e della Resistenza, Associazione Nazionale Partigiani Cristiani – Sezione di Ferrara, Istituto di Storia Contemporanea.

Nel corso della cerimonia in cattedrale, dopo il ricordo delle genti di Istria, Fiume e Dalmazia costrette nel secondo dopoguerra ad abbandonare la loro terra, è prevista una lettura finale della “Preghiera per l’infoibato”, scritta dal vescovo della Diocesi di Trieste e Capodistria dal 1938 al 1975 Antonio Santin.

Ancora domenica 10 febbraio alle 15, al cinema Santo Spirito, si terrà la proiezione del film “Red land – rosso Istria” di Maximiliano Hernando Bruno, a cura dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e del circolo culturale Massimiliano Kolbe. Ingresso libero. Seguirà dibattito.

Lunedì 11 febbraio alle 12, alla rotonda alla confluenza di corso Isonzo – corso Piave – via Ripagrande – via Piangipane, si svolgerà una cerimonia con deposizione di una corona di alloro in omaggio ai Martiri delle Foibe, ai quali è intitolata la rotonda. Oltre al vicesindaco del Comune di Ferrara Massimo Maisto interverranno cittadini, associazioni e rappresentanze di Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati di Ferrara.

Nel pomeriggio di lunedì 11 febbraio alle 16, nella sala dell’Arengo della residenza municipale di Ferrara (piazza Municipale 2), si svolgerà il tradizionale incontro degli Esuli istriani, fiumani e dalmati con il prefetto di Ferrara Michele Campanaro e il sindaco Tiziano Tagliani, le autorità e la cittadinanza. Nel corso dell’iniziativa verrà presentato il libro “Antonio Farinatti. L’Eroe di Parenzo” a cura del maggiore Gerardo Severino e dell’appuntato scelto Federico Sancimino, del Comitato di Studi Storici del Museo Nazionale della Guardia di Finanza.

Antonio Farinatti, nativo di Migliaio (Ferrara), maresciallo capo della Guardia di Finanza e comandante della Brigata di Parenzo, venne infoibato, insieme ad altri 80 cittadini, nell’ottobre 1943.

SABATO 16 FEBBRAIO 2019 – ORE 16 Ferrara – Palazzo Bonacossi – Via Cisterna del Follo, 5 Tradizionale concerto del Conservatorio Musicale di Ferrara “Girolamo Frescobaldi”, in occasione del ‘Giorno del Ricordo 2019′.

GIOVEDI’ 21 FEBBRAIO 2019 – ORE 10,30 Ferrara – Istituto ‘Vergani Navarra’- Via Sogari, 3 Incontro con studenti dell’Istituto – che dal 1905 al 1949 fu adibito campo profughi – aperto alla partecipazione della cittadinanza. Antonella Guarnieri, Direttrice del Museo del Risorgimento e della Resistenza del comune di Ferrara illustrerà il quadro storico delle vicende in Istria, Fiume e Dalmazia durante e dopo il secondo conflitto mondiale mentre Flavio Rabar, Presidente del Comitato Provinciale di Ferrara dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, tratterà dell’esodo della popolazione italiana, dell’accoglienza ricevuta e dei campi profughi.

MERCOLEDI’ 6 MARZO 2019 – ore 21 – Ferrara – Casa della Patria “Pico Cavalieri” – corso Giovecca , 165. In collaborazione con l’Associazione Culturale di Ricerche Storiche “Pico Cavalieri” serata dedicata all’Istria, Fiume e Dalmazia. Il Prof. Giovanni Stelli, Presidente della Società di Studi Fiumani di Roma, illustrerà la Storia di Fiume.

Certamente complesse e controverse le vicende del confine orientale, già iniziate alla fine della prima guerra mondiale, con la fissazione dei confini fra l’Italia ed il Regno dei Serbi, Croati e Sloveni (dal 1928 Regno di Jugoslavia), che lasciava minoranze slovene e croate in Istria, Fiume e Zara e minoranze italiane nella Dalmazia. Pur prevedendo il trattato di Rapallo del novembre 1920 una tutela delle minoranze, tale aspetto non venne rispettato da entrambe le parti contraenti determinando: in Dalmazia un ridimensionamento della minoranza italiana ed in Istria, Fiume e Zara un tentativo, peraltro maldestro e non riuscito, di assimilazione di sloveni e croati. Con la seconda guerra mondiale e l’aggressione alla Jugoslavia il 6 aprile 1941, da parte di tedeschi, italiani, ungheresi e bulgari, a cui si affiancarono un significativo numero di collaborazionisti, iniziò una dura ed a volte feroce guerra partigiana, che ebbe in Tito la sua figura più rappresentativa. Dopo l’8 settembre 1943 i partigiani di Tito presero possesso di tutta l’Istria (ad eccezione delle città di Trieste, Fiume e Pola) e si ebbero momenti di grande violenza nei confronti degli italiani. In centinaia finirono nelle foibe. Ai primo di ottobre 1943 i tedeschi costrinsero i partigiani a ritirarsi e proseguire la lotta nella clandestinità. Il 1 maggio 1945 l’esercito di Tito (perché tale era ormai diventato) prese possesso di Trieste e via via delle altre località dell’Istria e del Quarnaro (da Zara i tedeschi si erano ritirati il 30 ottobre 1944). Si ebbero delle vendette (come del resto accade in tutti gli stati d’Europa occupati dai nazisti) ma anche la volontà di allontanare gli italiani e vennero uccisi anche membri dei Comitati di Liberazione, esponenti di partiti antifascisti che non volevano l’annessione della Venezia Giulia alla Jugoslavia ed una serie di persone come commercianti, possidenti ed altri etichettati come “nemici del popolo”. Migliaia furono le vittime e la popolazione italiana cercò la salvezza nella penisola, cosa che si accentuò dopo il trattato di pace.

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)