“Le civiltà e il Mediterraneo” a Cagliari

È visitabile fino al 16 giugno, presso il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari e il Palazzo di Città, la mostra “Le civiltà e il Mediterraneo” promossa da Regione Autonoma della Sardegna, MiBAC, Polo Museale della Sardegna, Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, Musei Civici Cagliari, Fondazione di Sardegna e The State Hermitage Museum.

Si tratta di una spettacolare mostra per guardare dalla Sardegna alle Civiltà del Mediterraneo all’alba della storia attraverso intrecci, confronti e dialoghi dal bacino del Mare Nostrum alle montagne del Caucaso.

Un complesso di oltre 550 reperti è il fulcro del progetto espositivo “Le Civiltà e il Mediterraneo”, curato da Yuri Piotrovsky del Museo Statale Ermitage, Manfred Nawroth del Pre and Early History-National di Berlino, in collaborazione con Carlo Lugliè, docente all’Università di Cagliari e il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Il nucleo centrale dell’esposizione è dedicato all’archeologia preistorica sarda – circa 120 opere rappresentative dell’evoluzione delle culture dal Neolitico alla metà del primo millennio a.C. – mentre gli altri reperti, sono chiamati a rappresentare diverse culture e aree del Mediterraneo e del Caucaso, nel medesimo arco temporale e provengono da grandi musei archeologici afferenti per geografia o collezioni: il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo del Bardo di Tunisi, il Museo Archeologico di Salonicco, il Museo di Berlino e ovviamente il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo, a documentare come il bacino del Mediterraneo non sia stato un luogo chiuso ma contaminante e in continua evoluzione.

Un corpus espositivo di grande significato e fascino; un evento culturale internazionale unico e fondamentale per la valorizzazione della storia, della cultura e dell’arte della Sardegna, organizzato da Villaggio Globale International con un allestimento contemporaneo, scenografico e visionario firmato da Angelo Figus.

Un viaggio nel tempo, nello spazio, nella storia delle civiltà che si sono intessute in quel Mare Nostrum che appare matrice primigenia, luogo permeabile di culture, arti e saperi.

Chiuso il lunedì. Orari dal martedì alla domenica dalle 9 alle 20 Museo Archeologico Nazionale di Cagliari; dal martedì alla domenica dalle 10 alle 18 Palazzo di Città.

 

Le Civiltà e il Mediterraneo

Un’interessante mostra aperta a Cagliari, presso il Palazzo di Città e il Museo Archeologico Nazionale fino al prossimo 16 giugno, permette di osservare da vicino 550 reperti sardi e di altre culture del Mediterraneo e del Caucaso, provenienti dal Polo Museale della Sardegna e dai musei di Napoli, Tunisi, Salonicco, Berlino e San Pietroburgo. Una mostra curata da Yuri Piotrovsky del Museo Statale Ermitage e da Manfred Nawroth del Pre and Early History National di Berlino, con Carlo Lugliè dell’Università di Cagliari e Roberto Concas direttore del Museo Archeologico di Cagliari. La mostra è promossa dalla Regione Autonoma Sardegna con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Comune di Cagliari, musei e fondazioni.

Esposti monili, ceramiche, armi, vasellame, ornamenti, idoli, oggetti di culto, attrezzi da lavoro, soprattutto 120 opere dell’archeologia preistorica sarda, dal Neolitico al primo millenni avanti Cristo, specialmente dell’Età del Bronzo, tra i quali figure della dea madre, terrecotte a disegno geometrico che venivano utilizzate come stampi (pintadere), ciotole e miniature di nuraghi. È possibile quindi verificare gli scambi di materie prime, soprattutto rame e stagno, nel bacino mediterraneo, soprattutto tra la Sardegna e Cipro, Creta, Troia; manufatti che si diffondono dal Mar Nero alla Francia, lavorati da popolazioni nuragiche che commerciano fino all’Oriente e alla Spagna. La mostra permette di conoscere lo sviluppo della civiltà nuragica sarda fino al post-nuragico e di sapere quanto la Sardegna fosse centrale nel sistema di scambio di materiali e prodotti finiti nell’area mediterranea. Pochi sanno, ad esempio, che i sardi nuragici erano abili combattenti, probabilmente i guerrieri Shardana che nessuno riusciva a battere, con lance, scudi ed elmi rotondi. Il periodo di massima espansione nuragica lo si ebbe circa 7500 anni fa, con la presenza di 4500 fortificazioni, 311 insediamenti e 182 villaggi.

L’area Su Nuraxi, del XV secolo a.C., costituita da un imponente nuraghe e da un villaggio di capanne, è patrimonio UNESCO dal 1997, unico sito sardo ad avere il prestigioso riconoscimento. I siti archeologici sull’isola sono ben 54 e tutti possono diventare un gioiello da visitare, producendo economia. Da quando è stata creata la Fondazione Barumini Sistema Cultura il numero di visitatori dei nuraghi è in costante aumento, valorizzando un’area che merita attenzione e creando un indotto per la splendida Sardegna che merita molta più attenzione e cura da parte di tutta Italia. Un’organizzazione che è stata premiata per la cura del patrimonio culturale e, soprattutto, per la sua gestione. Interesse suscitano anche i launeddas, strumenti tipici sardi, che si affiancano ai nuraghi e ai museo archeologico ed etnografico, ai parchi archeologici e alle aree archeologiche ricche di resti di natura fossile e di manufatti preistorici o dell’età antica. Interessante è che molti giovani si dedicano alla valorizzazione dell’isola, recuperando anche siti trascurati come Noddule e, su esempio della Fondazione, creando motivo di interesse per i visitatori e lavoro. La mostra di Cagliari sarà senz’altro un modo per attirare l’attenzione sulla Sardegna non soltanto per i bei mari presi d’assalto d’estate.

 

Alessia Biasiolo