Ruggero Savinio. Opere 1959-2022

La mostra Ruggero Savinio. Opere 1959-2022, promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e Silvana Editoriale, curata da Luca Pietro Nicoletti, è allestita nelle stanze dell’Appartamento dei Principi di Palazzo Reale fino al 4 settembre 2022.

Ruggero Savinio (Torino 1934) torna così a Milano con un’esposizione antologica che presenta al pubblico alcune opere in parte inedite, o che non si vedevano da molto tempo, provenienti da collezioni pubbliche e private, ma anche dai depositi del Museo del Novecento, e che ripercorrono per intero la sua vicenda artistica e biografica. Sono passati ventitré anni dal 1999, quando Milano ospitò nella Sala Viscontea del Castello Sforzesco una grande mostra dell’artista.

L’esposizione, che raduna dipinti, disegni e opere su carta, prende avvio dagli anni di formazione di Savinio avvenuti fra Roma, Parigi e soprattutto Milano: la città è teatro di una delle sue stagioni più intense e tormentate, quando l’artista era in cerca di un luogo dove radicarsi e trovare una propria identità umana ed artistica. La storia raccontata in questa mostra – affidata a un gruppo di studiosi coordinato da Luca Pietro Nicoletti – non è quella del figlio di Alberto Savinio e del nipote di Giorgio de Chirico, numi tutelari mai rinnegati ma tutto sommato lontani, eco sullo sfondo di questa esposizione: è, invece, il racconto autonomo di un uomo che ha fatto della pittura, come scrisse lui stesso nel 2008, la «melodia interna» della sua vita. Dei tre de Chirico, infatti, Ruggero è sicuramente quello più “pittore”, che pur amando la letteratura e portandone le care e grandi ombre nel proprio immaginario visivo, ha capito che la via, per lui nato negli anni Trenta del Novecento, era di recuperare quel valore retinico della pittura che si disfa sulla tela, che è tutta colore e materia, attraverso cui raggiungere le vette di un’immaginazione arcadica, di panica adesione alla natura; salire il picco del sublime nel silenzio maestoso delle rovine antiche, e calarsi infine  nella quiete domestica di anni maturi, finalmente sereni. Savinio punta, come ha scritto nel 2019 ne Il senso della pittura, a un “assoluto” pittorico scevro da possibili altre implicazioni, capace di guardare ai maestri del passato con la freschezza di una scoperta declinata al presente. Non un’arte che descrive, la sua, ma «una sorta di abbandono alla vitalità della pittura».

Per questo motivo è stato scelto di presentare Savinio come se i suoi quadri fossero nati per le dieci sale dell’appartamento neoclassico, fra modanature, specchiere e velluti, per ricordare come la sua ricerca abbia fatto continuamente i conti con il Museo ideale della pittura e con le grandi quadrerie antiche. La scoperta di quei maestri, e in particolare quelli del secondo Ottocento, era avvenuta nelle grandi collezioni europee, ma anche grazie alle opere visibili nelle raccolte pubbliche milanesi, dove nacque quell’amore sensuale per il colore che si posa sulla tela con un fremito di piacere.

È un Novecento “altro”, quello a cui appartiene, in cui soffia un vento nordico placato dalle luci del Mediterraneo, fedele alle proprie ragioni interne e indifferente alle mode più chiassose e mondane dell’arte del secondo Novecento. Ai ritmi del consumo dell’arte contemporanea, infatti, Savinio ha opposto una composta e imperturbabile visione del mondo, che abbraccia il crepuscolo dei poeti. Sotto l’epidermide sensibile di una pittura fatta di piccoli tocchi, che l’artista stesso nel 1996 ha definito una «peripezia luminosa», e che conduce in luoghi ameni e idilliaci, c’è infatti un velo di malinconia e di inquietudine: nostalgia, forse, di una perduta “età dell’oro”.

La mostra di Palazzo Reale propone, in cinque sezioni, dipinti, disegni e opere su carta dall’inizio degli anni Sessanta al secondo decennio degli anni Duemila, mettendo in evidenza il rapporto fra ricerca pittorica, cultura letteraria e memoria  autobiografica.

La vita e l’immaginario di Savinio, infatti, sono costellati di luoghi fisici e letterari: Milano, teatro dei suoi esordi giovanili e dei suoi sodalizi con galleristi e altri artisti; le case di villeggiatura al Poveromo, a Capalbio e a Cetona, luoghi privilegiati dell’intimità familiare; Roma con i suoi parchi al tramonto e le sue rovine archeologiche; paesaggi montani visionari e onirici pronti a ospitare l’apparizione emblematica di fiori o altre presenze, scenario per Hölderlin in viaggio.

Per questa via la mostra, aperta da una sala di autoritratti proprio per sottolineare questo rapporto fra pittura e biografia, intende far emergere la mitologia privata dell’artista – autonoma rispetto alla storia artistica familiare di cui ha raccolto l’eredità – per calarlo nel proprio tempo e, soprattutto, sottolineare la sensualità che caratterizza il suo rapporto con la pittura, di cui danno riscontro numerose pagine dei suoi libri, delle sue dichiarazioni di poetica e dei testi dedicati ad amici pittori e maestri del passato.

La mostra ricopre inoltre particolare interesse nella scia della recente riscoperta storiografica degli anni Ottanta e del cosiddetto “ritorno alla pittura”, che per Savinio, da sempre fedele agli strumenti di quel linguaggio espressivo, segna un momento di rinnovata vitalità creativa.

RUGGERO SAVINIO. Opere 1959-2022, Palazzo Reale – Appartamento dei Principi

Piazza Duomo 12, Milano

E.C.

29 edizioni per il Verbier Festival di luglio

Il Verbier Festival è uno dei più importanti eventi dedicati alla musica dell’estate europea, l’unico che si svolge in alta quota, a Verbier in Svizzera (a poco più di 2 ore da Milano). Fondato da Martin T:son Engstroem, ex manager di Deutsche Grammophon, quasi 30 anni fa (nel 23 ricorrerà  il trentennale) quando, a seguito di una vacanza con la famiglia, decise che questo incantevole villaggio incastonato tra le montagne del vallese potesse essere il luogo ideale per organizzare un Festival musicale chiamando a raccolta i grandi della musica, musicisti e direttori d’orchestra in un’atmosfera rilassata e di grande condivisione artistica.

Dal 15 al 31 luglio, per 17 intensi giorni, a Verbier si danno appuntamento i grandi protagonisti dei palcoscenici internazionali ma anche le stelle in ascesa, e non sono poche le “scoperte” fatte dal direttore Engtroem nel corso degli anni. 

Forte di ben tre orchestre (Verbier Festival Orchestra; Verbier Chamber Orchestra; Verbier Festival Junior Orchestra) il Verbier Festival offre un programma eccezionale che segna il ritorno di alcuni dei suoi artisti più affezionati come Martha Argerich, Gautier Capuçon, András Schiff, Alexandre Kantorow, Evgeny Kissin, Yuja Wang, Stanislas de Barbeyrac, Lucas Debargue, Daniil Trifonov, Martin Fröst, Gianandrea Noseda oltre ad altri 250 artisti ed ensemble.

Tra i punti salienti, il concerto di apertura del direttore Gianandrea Noseda alla testa della Verbier Festival Orchestra (VFO), con i compositori Rodion Shchedrin e Dmitri Shostakovich. Il VFO avrà anche l’opportunità di collaborare con il Maestro Noseda – nell’opera di Verdi Un ballo in maschera – così come con rinomati direttori d’orchestra come Charles Dutoit e Klaus Mäkelä.

Gábor Takács-Nagy dirigerà il leggendario Don Giovanni di Mozart in compagnia delle voci eccezionali di Peter Mattei, Olga Peretyatko, Magdalena Kožená, Mikhail Petrenko e Fatma Saïd per citarne solo alcune. La seconda serata del Direttore Musicale della Verbier Chamber Orchestra proporrà il Concerto n. 1 di Beethoven, eseguito da Martha Argerich, e dalla magistrale Sinfonia n. 9, arricchita dal Münchener Bach-Chor. Il VFCO si esibirà successivamente con András Schiff, Reinhard Goebel, Klaus Mäkelä e Claudio Vandelli.

Noti tradizionalmente per i grandi recital solistici alla Salle des Combins, Evgeny Kissin, Daniil Trifonov e Yuja Wang avranno la loro serata, a cui si aggiungeranno altre collaborazioni artistiche di musica da camera e concerti con i loro amici e partner András Schiff, Leonidas Kavakos, Gautier Capuçon, l’Ebony Quartet e Thomas Hampson.

Ogni anno, il Festival ospita eventi e artisti al di fuori della musica classica, che si tratti degli imperdibili “Rencontres Inédites” (tre nel 2022), dei concerti del mandolinista Avi Avital, del chitarrista MILOŠ o del flautista Stathis Karapanos, o ancora dagli accenti jazz delle due serate proposte da Brad Mehldau e dallo spettacolo “For you” dello stupefacente Thomas Quasthoff, con il quale elettrizzerà la Salle des Combins.

Per chiudere la 29° edizione, Charles Dutoit e Martha Argerich, duo iconico della scena musicale del Festival, proporranno un programma moderno attorno a Kodály, Prokofiev e Stravinsky.

Oltre alle leggende, il pubblico avrà l’opportunità di incontrare i giovani talenti quali Alexandre Kantorow, Nobuyuki Tsujii, Zlatomir Fung, Alexander Malofeev, Jakub Józef Orliński oltre a Daniel Lozakovich, Mao Fujita, Timothy Chooi, tutti e tre ex allievi dell’Accademia di Verbier. Quest’anno il Festival accoglie anche Tsotne Zedgninidze, giovane prodigio di soli 12 anni, che terrà un recital in cui presenterà una sua composizione. Laboratorio dove si coltivano i talenti di domani, l’Accademia metterà in risalto la crème de la crème dei musicisti; la Verbier Festival Junior Orchestra terrà tre concerti, sotto la direzione di Roberto González-Monjas, Christoph Eschenbach e Stanislav Kochanovsky, che chiuderanno il ciclo di opere a Verbier con Hänsel e Gretel di Humperdinck. Solisti, cantanti e ensemble dell’Accademia si esibiranno per tutto il Festival nelle ormai tradizionali e tanto amate Showcase.

Accanto agli eventi cosiddetti mainstage c’è Unlimited, quest’anno ulteriormente arricchito con attività ed eventi sempre più accessibili, tra cui concerti “segreti”, escursioni musicali, conferenze, laboratori per bambini, Philanthropy Forum.

Mentre la Verbier Accademy continua a crescere con masterclass ancora una volta aperte al pubblico, recital e concerti, oltre a un’esecuzione di Hänsel und Gretel di Humperdinck in collaborazione con la Verbier Festival Junior Orchestra.

Nel ritrovare i suoi prestigiosi sponsor principali, il Verbier Festival è orgoglioso di annunciare che SICPA diviene Sponsor principale della 29° edizione. SICPA è un fornitore globale di inchiostri di sicurezza e soluzioni di identificazione, tracciabilità e autenticazione di sicurezza. Major Sponsor nel 2021, anche SICPA si è impegnata per la sicurezza dell’evento. Il Festival di Verbier desidera esprimere la sua gratitudine per questo rinnovato sostegno per il futuro.

Il Verbier Festival è un festival di musica classica che sviluppa incontri e scambi tra i grandi maestri e i giovani musicisti di tutto il mondo. Attraverso i suoi vari programmi educativi, si impegna in un processo di eccellenza per l’educazione musicale. La 29a edizione del Verbier Festival si svolgerà dal 15 al 31 luglio 2022 a Verbier (Svizzera) ed è reso possibile grazie al sostegno di numerosi filantropi, aziende e autorità pubbliche, in particolare Madame AlineForiel-Destezet, Les Amis Festival de Verbier Festival, i principali donatori del Festival, tra cui il Chairman’s Circle, il Comune di Val de Bagnes, Loterie Romande, il Canton Vallese e i suoi sponsor principali banca Julius Baer e SICPA.

S.E.

Una grande stagione per i tre Musei Statali sul lago di Garda

Il sistema museale statale sul Garda affronta al meglio l’imminente stagione turistica che confermerà certamente il Lago come uno dei punti di riferimento per il turismo culturale nazionale e internazionale.

Va detto che restauri, adeguamenti, aggiornamenti dei percorsi ecc. sono nella consuetudine di buona gestione del Castello Scaligero di Sirmione, così come delle vicine Grotte di Catullo, sia della Villa Romana di Desenzano sul Garda.

Sono tre musei, meglio complessi monumentali, che in tempi non di pandemia venivano ammirati da più di mezzo milione di visitatori ogni anno. “Da sempre Castello, Grotte e Villa vengono considerati come punti di eccellenza non solo per il sistema dei tredici musei statali della Direzione della Lombardia del Ministero della Cultura, ma anche a livello italiano. I due siti di Sirmione da tempo sono stabilmente nella top 30 dei musei italiani in termini di visitatori”, evidenzia Emanuela Daffra, che dei Musei Statali della Lombardia è la direttrice.

Per presentarsi al meglio ai visitatori e farli appassionare, i tre complessi monumentali del Basso Garda Lombardo sono stati, e continueranno ad esserlo anche nei prossimi mesi, oggetto di importanti interventi per renderli sempre più curati, interessanti, sicuri e godibili per tutti.

Partendo dalla Villa Romana di Desenzano, la direttrice Daffra annuncia che si sta progettando un nuovo unitario sistema di copertura per i resti che racchiudono i sontuosi pavimenti in mosaico della Villa. Quelle attuali sono state realizzate in tempi diversi, sono perciò disomogenee e svolgono il loro compito di difesa in modo non ottimale. Adesso, in accordo con la Soprintendenza di territorio, e con lo studio Tortelli e Frassoni si sta mettendo a punto un progetto complessivo di ridisegno, che coinvolgerà anche i percorsi e l’Antiquarium.

Da Desenzano a Sirmione, dove la Direzione regionale gestisce il Castello Scaligero e le Grotte di Catullo. In Castello si sta completando il restauro delle murature esterne della darsena, che va a proseguire il restauro di tutti i paramenti murari del fortilizio sul lago. “Non si può certo dire che con questo intervento i restauri siano conclusi, chiarisce la direttrice Daffra: monumenti come questo, per antichità, preziosità e per le complesse condizioni ambientali, richiedono costantemente cure e attenzioni, pena un subitaneo decadimento.” E a custodire questo straordinario monumento non è sufficiente la salvaguardia popolarmente affidata all’immancabile fantasma la cui vicenda è stata narrata, da par suo, da un fumetto di Altan.

Non ci saranno, per quanto è dato sapere, fantasmi nelle Grotte di Catullo, ma un affascinante progetto artistico, multimediale e immersivo: “Stravaganze Imperiali”, la mostra-evento che nei mesi di giugno e luglio vedrà dialogare la bellezza dell’antico e del contemporaneo in una cornice storica e paesaggistica unica.

Meraviglioso lo spettacolo, ma la Direzione regionale punta altrettanto e più sulla salvaguardia e valorizzazione del grandioso complesso archeologico. Proseguono quindi i già programmati interventi di restauro, pulizia e consolidamento dei resti romani. Cui si affianca il recupero dell’antico oliveto, ricco di esemplari plurisecolari. Anche questo è da considerarsi un Patrimonio paesaggistico e naturalistico, oltre che contesto perfetto per il bene monumentale. Lo stato di salute delle preziose piante comporta lavori attenti e per questo tecnici specializzati stanno prendendosene cura. In autunno le antiche piante daranno le olive da cui sarà tratto un olio che ci piace considerare unico, almeno per il contesto da cui è tratto. Le drupe che non potranno essere raccolte saranno rese disponibili per la pubblica spigolatura, come avveniva nei secoli passati.

Il promontorio delle Grotte offre anche un’altra eccellenza: la Spiaggia conosciuta come “La Giamaica”. Si tratta del “Lido delle Grotte”, che circonda il promontorio sul quale si ergono le Grotte di Catullo. È un angolo di paradiso, dove il giallo delle rocce che affiorano dal cobalto del Garda offre un miraggio caraibico. Non a caso il Guardian lo ha inserito tra le dieci più belle spiagge del pianeta. Questo lido unico al mondo è stato affidato ad un gestore che, entro limiti ben definiti, consentirà l’accesso e, perché no, un aperitivo al tramonto sul Lago.

S.E.

Un percorso turistico-culturale inseguendo carta e libri

Il nostro viaggio (in automobile, in bicicletta, con i mezzi pubblici) che prende come spunto il volume “Il diverso tra passato e futuro. La giudeofobia nella nostra società”, edizioni Nuova Cultura, parte da Brescia, dalla Biblioteca Queriniana, istituita nel 1747 dal vescovo di Brescia, il cardinale Angelo Maria Querini che, oltre a stabilire la destinazione ad uso pubblico delle raccolte librarie e a dotare la biblioteca di fonti di rendita, provvide anche alla costruzione del palazzo che ancora oggi ne è la sede.

Venne aperta al pubblico nel 1750 e, per alcuni decenni successivi, svolse anche una funzione museale e di sede di accademie cittadine.

A partire dal secondo Settecento, e per tutto l’Ottocento e i primi del Novecento, confluirono in biblioteca numerosi legati privati, per la maggior parte smembrati e fusi con il patrimonio librario generale. Nel 1797 il Governo Provvisorio cittadino trasformò la Queriniana in “Libraria Nazionale”, destinandola a sede delle biblioteche di enti ecclesiastici e religiosi che nel frattempo erano stati soppressi.

Il patrimonio della Queriniana è di circa 600.000 volumi a stampa, tra antichi e moderni (150.000 circa costituiscono il fondo antico, di cui 1158 incunaboli e 8386 cinquecentine) e oltre 10.000 manoscritti, tra codici, documenti sciolti e materiali epistolari.

Attualmente la Queriniana è biblioteca centro-sistema del Sistema Bibliotecario Urbano di Brescia, che comprende anche l’Emeroteca scientifica con oltre 6.000 testate di periodici storici e correnti, l’Emeroteca d’attualità, otto biblioteche decentrate, una biblioteca specialistica, la Mediateca e una sala di lettura esterna.

Particolare dell’interno della Torre Civica di Lonato del Garda

Giungiamo quindi a Lonato del Garda dove, accanto alla bellissima torre civica (aperta in questa stagione il giovedì, il sabato e la domenica dalle 10 alle 17, ma meglio verificare), alla basilica dedicata a San Giovanni Battista, alla bellissima chiesa di Santa Maria del Corlo o alla chiesa di Sant’Antonio Abate, troviamo la Rocca e la Casa del Podestà.

La Rocca di Lonato, una delle prima fortificazioni in pietra della zona, fatta risalire a prima del Mille, si trova in una magnifica posizione, su una collina morenica che domina il lago di Garda e la pianura Padana, permettendo di essere un punto di osservazione unico. La Rocca dalla merlatura guelfa frutto di restauri eseguiti nel corso del tempo, è stata di proprietà viscontea e scaligera; è visitabile e, prima di arrivarci, si passa dalla bellissima Casa del Podestà, sorta verso la metà del Quattrocento come sede del podestà appunto, il rappresentante della Repubblica di Venezia che dominava il territorio.

Anche Lonato, come dimostra il Leone di San Marco posto in piazza, era sottoposta alla dominazione veneta dal 1441 e lo rimase per 350 anni, fatto salvo il periodo dal 1509 al 1516, quando dominò Francesco Gonzaga.

Con l’arrivo di Napoleone Bonaparte e la cessione di Venezia all’Austria, la Casa divenne caserma austriaca e poi passò al Comune lonatese.

Caduta in disuso, venne acquistata all’asta dall’avvocato Ugo Da Como (poi senatore del Regno) nel 1906; egli la fece restaurare, la abitò fino al 1941 quando morì, quindi venne lasciata alla Fondazione alla morte della moglie Maria Glisenti avvenuta nel 1944.

Oltre alla casa museo, la Casa del Podestà ospita una meravigliosa biblioteca ricca di 50mila volumi, tra le più importanti biblioteche private d’Italia. Ne fanno parte 400 incunaboli e 500 codici manoscritti dal XII al XIX secolo. Tra i tanti gioielli ricordiamo la copia de “I Promessi Sposi” con le correzioni di Manzoni e le lettere di Ugo Foscolo.

Il nostro viaggio prosegue verso Salò dove gli ebrei, argomento del volume, vivevano già dal Quattrocento, in una sorta di ghetto chiamato La Grola, occupandosi soprattutto di prestare denaro, e da lì allontanati a ondate. Salò, dal bellissimo lungolago e con prestigiosi musei e raccolte, sarà argomento di ulteriori approfondimenti.

Proseguiamo verso Toscolano Maderno, dove troviamo la Fondazione Valle delle Cartiere, costituita dal Comune, dalla Società Burgo Group e dall’Associazione Lavoratori Anziani Cartiera di Toscolano con lo scopo di promuovere la cultura della carta.

La fabbricazione della carta nel territorio di Toscolano Maderno risale al tardo Medioevo e fu favorita dalla presenza del torrente Toscolano. Se l’uso delle acque del fiume mediante seriole è attestato già alla fine del Duecento, bisogna attendere il secolo successivo per ritrovare nei documenti il riferimento esplicito alle cartiere. È datato 17 ottobre 1381 il primo documento che attesta in maniera certa la presenza di una cartiera lungo il fiume Toscolano.

Nel corso del Quattrocento la manifattura della carta si diffuse a tutta la Valle e furono costruiti insediamenti produttivi lungo il tratto del fiume che da Promontorio arriva fino a località Camerate. La vera affermazione delle cartiere della Valle si avrà a partire dalla fine del Quattrocento, quando alla domanda di carta da scrivere si aggiunse, in maniera sempre più crescente, quella di carta da stampa. Tra il XV e il XVI secolo la Valle delle Cartiere, con il suo incomparabile addensamento di fabbriche, divenne il polo produttivo principale della Repubblica di Venezia. Sarà solo la peste del 1630 a fermare la consolidata produzione manifatturiera di Toscolano Maderno.

Tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento però le cartiere che erano rimaste inattive o abbandonate furono ripristinate, gli impianti potenziati e l’attività produttiva riprese più vigorosa di prima.

Con la caduta della Serenissima nel 1797 iniziò una fase d’inesorabile declino per la Valle delle Cartiere.

Da Toscolano Maderno proseguiamo fino al punto estremo del lago, in territorio trentino, e arriviamo a Riva del Garda.

Un’importante stamperia ebraica prese avvio anche a Riva del Garda nel 1557.

La fondò un medico, Jacob Marcaria, che arrivò a Riva da Cremona a seguito della Bolla papale Cum nimis absurdum di Paolo IV, che vietava ai medici ebrei di curare pazienti cristiani.

Jacob si industriò per trovare per prima cosa la carta, fatto semplice in zona di cartiere come quella che caratterizzava il lago di Garda; quindi diede inizio ad un’attività che ebbe sede nella casa di Antonio Broini in quadra di Mezzo (tenendo conto che a Riva del Garda gli ebrei non vivevano in un ghetto, ma avevano case contigue tra la Piazza Granda, la Contrada Lata, detta poi Via Larga e poi Via Fiume, e Vicolo delle Larve che viene comunque indicato come Vicolo degli Ebrei; accanto a Casa Olivieri, in Vicolo del Ferro, Vicolo del Fabbro, Vicolo della Lucertola).

La tipografia fiorì anche grazie alla stampa delle opere in latino per il Concilio di Trento nell’ultima fase del 1563.

Gli ebrei rivani godevano della protezione di Cristoforo Madruzzo e gli stampatori, in modo particolare, godevano anche di privilegi; questo consentì la stampa di libri ebraici, compreso il Talmud, malgrado la proibizione imposta dallo stesso Paolo IV.

Cristoforo Madruzzo era il successore, dal 1539, di Bernardo Clesio, principe vescovo di Trento con giurisdizione su Riva; Madruzzo (di famiglia imparentata con la grande aristocrazia italiana ed europea) era di posizione erasmiana, considerato protettore dei più seri riformatori.

Riva del Garda

Partecipò a sei conclavi parteggiando per i candidati degli Asburgo e promuovendo a Trento il Concilio. Concilio che segnò un alto momento per la zona, dal momento che vi conversero alte personalità ed eminenti studiosi da tutto il mondo.

Madruzzo abolì il segno distintivo per gli ebrei e agevolò la loro vita pubblica, tanto che la comunità ebraica aumentò a Riva, causando le rimostranze della cittadinanza.

Il vescovo rimase comunque favorevole agli ebrei, cosa che non venne seguita dal nipote Ludovico che gli successe nel 1567, quando Cristoforo gli cedette la carica essendo stabilmente impegnato a Roma.

Ludovico iniziò a rendere operative a Riva le decisioni del Concilio, imponendo restrizioni alla comunità ebraica rivana che, per esempio, era sottoposta al pagamento di una tassa più alta rispetto agli altri cittadini. Venne ripreso l’obbligo di segno distintivo per uomini e donne ebrei, compreso un segno bianco sulla spalla per le prostitute, e furono severamente proibiti tutti i tipi di rapporti tra ebrei e cristiani, pena la scomunica di questi ultimi.

Vennero poi emessi bandi per la cacciata degli ebrei che si conclusero con quello definitivo del 1776.

Cristoforo Madruzzo volle che le edizioni dei libri stampati a Riva del Garda riportassero il suo nome e che in tre di esse fosse impresso il pregevole stemma del suo governo; edizioni che sono l’orgoglio delle più prestigiose biblioteche del mondo.

I testi stampati erano prevalentemente di carattere religioso, come le cinque megillot cioè il Pentateuco, il Cantico dei Cantici, le Lamentazioni, l’Ecclesiaste, il Libro di Ester e il Libro di Ruth, poi la Mishnah, tra gli altri; si aggiungono un testo satirico, alcuni testi filosofici, testi di belle lettere e due testi dedicati alla Qabbalah.

Dell’attività della stamperia ebraica di Riva, soprattutto per quanto riguarda le pubblicazioni del Concilio, non se ne seppe nulla per molto tempo, visto che non si doveva pubblicizzare troppo il fatto di utilizzare una tipografia ebraica per stampare opere cattoliche, che prevedevano elementi di lotta contro gli eretici, anche ebrei.

Anche Riva ha la sua torre, che campeggia su Piazza III Novembre con i suoi 34 metri d’altezza, mantenendo la sua antica funzione di sorveglianza a partire dal XIII secolo. È una torre visitabile salendo 165 gradini che permettono di avere un bellissimo panorama sul lago e i territori limitrofi di entrambe le Gardesane.

L’argomento è stato esposto, in forma sintetica, nella trasmissione “BrixiaChannel Cultura” che andrà in onda su Brixia Channel domani sera.

Alessia Biasiolo

Deltaplano e parapendio riprendono il volo!

L’Italian Paragliding Open 2022, ovvero il campionato italiano di volo in parapendio, terrà banco dal 6 all’11 giugno nei cieli del Monte Avena sopra Feltre (Belluno).

Una volta al giorno i piloti affronteranno percorsi di gara lungo la vallata del Piave tra Feltre e Belluno, in Valsugana fino a Levico Terme e anche nella zona della pedemontana tra Bassano del Grappa e Vittorio Veneto. Tutto dipenderà dalla meteo alla quale il volo libero, cioè senza motore, sia in parapendio come in deltaplano è fortemente ancorato.

Il sito prescelto ha già ospitato i mondiali del 2017, un successo passato alla storia per record di nazioni presenti, pubblico numeroso e organizzazione efficiente, il Para&Delta Club Feltre e l’Aeroclub Feltre, la stessa che si occuperà di questo nuovo evento. La competizione è aperta anche ai piloti stranieri che voleranno solo per la conquista del 37° Trofeo Internazionale Guarnieri, quelli nostrani soprattutto per il titolo di campione d’Italia maschile e femminile.

Le giornate del 4 e del 5 sono destinate ai voli di prova, mentre il 3 giugno si terrà la conferenza stampa di presentazione presso il centro operativo nel comune di Pedavena, località Boscherai.

A seguire dal 25 luglio al 6 agosto la nazionale di parapendio, già campione del mondo nel 2019 a squadre e individuale, sarà impegnata a Nis in Serbia per il campionato europeo. Lo ha già vinto nel 2004 e nel 2010.

La nazionale italiana di deltaplano, attuale campione del mondo ed europeo in carica, affronterà avversari di tutto rispetto nei cieli del Monte Cucco sopra Sigillo (Perugia) dal 10 al 23 luglio. In condizioni di meteo favorevoli i percorsi di gara dall’Umbria lambiranno anche la Toscana e le Marche. Il sito, che ha già ospitato diverse edizioni di campionati mondiali ed europei, è considerato la culla del volo in deltaplano, tra i più generosi in un paese come l’Italia che conta dorsali montuose dove si generano condizioni ottimali per il volo libero come da nessuna altra parte.

Invece Il campionato italiano di deltaplano sarà congiunto alla manifestazione Spring Meeting – Trofeo Friuli Venezia Giulia che si svolgerà a Travesio (Udine) dal 23 al 28 agosto. Come da tradizione la formula open consente l’accesso anche ai piloti stranieri per la conquista del trofeo.

Grande partecipazione ai campionati regionali a partire dal Campionato Triveneto, giunto quest’anno alla 28.a edizione. Dopo l’annullamento dei primi due appuntamenti di aprile causa il maltempo, ben 99 piloti di deltaplano e parapendio si sono ritrovati a Gemona (Udine). Nelle diverse categorie hanno vinto Federico Boschiero, Valter Zigante, Walter Scherlin, Stefano Giongo e Valentino Bau, già pilota della nazionale italiana di deltaplano.

Per il CRO (Campionato Regioni Occidentali) a Santa Elisabetta (Torino) si sono ritrovati 80 piloti di parapendio. Nelle varie categorie sono risultati vincitori Michela Brudaglia, Amanda Koch, Igor Mangili, Ionut Ulici e Diego Ardissone. Una seconda tappa prevista a Cavallaria ha dovuto essere rinviata a metà giugno causa maltempo.

Il CA.R.T.ER., Campionato Regionale Toscana ed Emilia Romagna dopo il primo appuntamento del 28 maggio al Monte Pizzo sopra Bologna, seguirà con quelli di Sestola (Modena) e Monte Caio in provincia di Parma.

Gustavo Vitali (anche per la fotografia)

Filippi ai Dialoghi di Pistoia

Lo storico della mentalità Francesco Filippi, domenica 29 maggio alle 15.30 a Palazzo dei Vescovi, terrà l’incontro La Storia: narrazioni e contro-narrazioni, in occasione della XIII edizione di Dialoghi di Pistoia, festival di antropologia ideato e diretto da Giulia Cogoli e promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia, che si svolgerà dal 27 al 29 maggio.

Collaboratore della Fondazione Museo Storico del Trentino, in particolare del progetto Trentino History Lab nato nel 2011, Filippi si occupa del rapporto tra i fatti storici e la loro percezione nella memoria collettiva e pubblica, con particolare riferimento al Novecento italiano ed europeo e ha all’attivo diverse pubblicazioni sul rapporto tra passato e presente. Nell’incontro accompagnerà il pubblico in un percorso ricco di esempi su come la Storia possa essere fatta di narrazioni e contro-narrazioni. Guardando al fenomeno del “racconto pubblico industriale” del ventesimo secolo che ha favorito la nascita dell’opinione pubblica, Filippi spiega come grazie all’avvento delle nuove tecnologie sia stato permesso a gran parte della popolazione di partecipare alle grandi narrazioni nazionali. In questo contesto la Storia diventa a tutti gli effetti scienza e si incarica di raccontare a intere generazioni di esseri umani non solo chi sono e da dove vengono ma anche dove devono andare, trasformando il passato in una vera e propria bussola per conoscere il futuro.

Filippi è anche co-fondatore dell’Associazione di Promozione Sociale Deina, con cui collabora alla programmazione e alla realizzazione di viaggi di memoria e percorsi formativi in tutta Europa. È consulente per la formazione e la didattica della memoria di ARCI nazionale, dove partecipa alla formazione storica dell’associazione per i progetti sulla storia delle organizzazioni criminali. Collabora con Rizzoli come lettore esperto di saggi in lingua inglese e tedesca per la pubblicazione sul mercato italiano. Tra i suoi libri più recenti: Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo (2019), Ma perché siamo ancora fascisti? Un conto rimasto aperto (2020), Noi però gli abbiamo fatto le strade. Le colonie italiane tra bugie, razzismi e amnesie (2021) per Bollati Boringhieri; Prima gli italiani! (sì, ma quali?) (Laterza, 2021).

Delos

Al Teatro Camploy “Le baruffe in famegia”

Una buona dose di ironia per rappresentare i dissapori, le invidie, gli equivoci e le litigate che scandiscono la vita di una famiglia medio borghese di Venezia. ‘Le baruffe in famegia’ di Giacinto Gallina è lo spettacolo che andrà in scena domenica 22 maggio, alle 21, al Teatro Camploy.

La serata, organizzata dalla Prima Circoscrizione, vedrà sul palcoscenico la Compagnia Teatrale Verbavolant. E le risate non mancheranno. La trama, infatti, ruota attorno all’eterno conflitto tra suocera e nuora, due donne continuamente divise tra puntigli e litigi alimentati dalle maldicenze di una serva, di due zie e da un promesso sposo.

Con la regia di Laura Mistero, sul palco ci saranno Stefania Zordan, Laura Mistero, Michael Romio, Roberta Bacilieri, Miriam Fresco, Elena Zocca, Luigi Arreghini e Matteo Bortolami.

“Un’occasione simpatica per tornare a teatro e per vivere una serata all’insegna della socialità e del divertimento” ha dichiarato il presidente della Prima Circoscrizione.

La partecipazione è libera, prenotazioni al numero 3482483259 o tramite mail all’indirizzo verbavolant_2002@yahoo.it.

Roberto Bolis

Madre Maria Domenica Mantovani è santa

Nell’attuale ridente cittadina benacense di Castelletto di Brenzone (Verona), nasceva il 12 novembre 1862 Domenica Mantovani, figlia primogenita di Gian Battista e di Prudenza Zamperini. Due famiglie, la Zamperini e la Mantovani, native del posto almeno dal Settecento e risultanti dagli archivi come possidenti villici, pertanto proprietarie di qualche appezzamento di terreno che le rendeva benestanti per i tempi, potendoci coltivare ulivi, foraggiare o allevare il bestiame. Dati i cognomi simili, quella di Domenica veniva soprannominata famiglia Barinelli.

Profondamente cattolici, i vari discendenti erano sacerdoti, insegnanti di Filologia o di Storia, segretari della Cassa Rurale, benefattori della Casa del Clero di Verona, membri di associazioni cattoliche. In casa venne insegnata a Domenica la dottrina cattolica, soprattutto la preghiera che era sempre assidua, mentre per il catechismo frequentava la parrocchia dove, con altre ragazzine, apparteneva alla Pia Unione dell’Oratorio che diverrà l’Associazione Figlie di Maria, che riuniva le giovinette intorno ad un modello di casa governata dal focolare materno; lì imparava l’accudimento (ben presto per Domenica anche dei fratellini) e il rispetto dell’ordine patriarcale, mentre intorno infuriavano le pestilenze, le malattie e spesso anche la guerra.

La chiesa parrocchiale di Castelletto di Brenzone con l’immagine di santa Maria Mantovani delle Piccole Suore della Sacra Famiglia

Domenica a Castelletto frequentò la scuola femminile che mise in risalto la sua intelligenza, la sua propensione per gli studi e la capacità di educatrice che fu evidente sin dalla più giovane età, e soprattutto alla morte del padre a causa di un’otite fulminea, quando il suo alacre lavoro in casa e in parrocchia divenne preciso e costante. Poca la cura di sé, non adatta ad una ragazza in età da marito, ma forte il legame con l’ambiente e forti le amicizie, soprattutto con Antonia Gaioni. Il 2 novembre 1877 giunge come curato a Castelletto don Giuseppe Nascimbeni, accompagnato dalla mamma. Era un uomo che conosceva bene il territorio, essendo di Torri del Benaco, e che viveva la sua vocazione come anche impegno sociale. Per Castelletto voleva l’ufficio postale, la strada, lavoro, una rinnovata chiesa parrocchiale; voleva la spiritualità dei gruppi parrocchiali, opere di carità e incontri di preghiera, fonte di rinnovamento della fede personale e comunitaria.

Don Nascimbeni, poi parroco dal 1885, riconosce subito le attitudini di Domenica che nelle sue mani emise il voto di castità nel 1886. Don Nascimbeni avrebbe voluto delle suore in paese, colte e capaci, impossibili da assicurare da parte di alcun Istituto, tanto che il Vescovo di Verona gli propose di “farsele” da solo. E così fu che il buon prete fondò un Istituto religioso, le Piccole Suore della Sacra Famiglia di cui cofondatrice divenne proprio Domenica Mantovani, suora con il nome di Maria. Domenica, infatti, con altre ragazze, dopo la formazione religiosa, proferì i voti e divenne suora, con caratteristiche adatte a mediare la forza e la tenacia del parroco: divenne Madre di tante ragazze e della sua parrocchia, riconosciuta per la sua dedizione, il suo amore, la sua profonda fede. Madre Maria Domenica Mantovani, spentasi in odore di santità il 2 febbraio 1934, già beatificata da papa Giovanni Paolo II, è stata proclamata santa da papa Francesco, con una cerimonia in Piazza San Pietro, in Vaticano, il 15 maggio scorso. Il suo amore di madre non è finito con la sua morte, ma è stato accanto a persone che avevano bisogno di una Madre speciale e che da lei hanno ricevuto un miracolo.

Alessia Biasiolo

Le Piazze dei Sapori festeggiano 20 anni

La grande festa della tradizione enogastronomica taglia l’importante traguardo dei vent’anni. E, per l’occasione, dopo l’edizione straordinaria realizzata lo scorso anno a settembre a causa del Covid, la manifestazione ‘Le Piazza dei Sapori’ torna ad animare la città nella prima settimana di maggio, dal 5 all’8, con un lungo weekend di eventi in piazza Bra e via Roma.

Oltre 50 le aziende della gastronomia tricolore coinvolte, per una edizione tutta dedicata al made in Italy. Gli espositori presenti, selezionati tra centinaia di imprese del settore, promuoveranno in piazza Bra il meglio delle loro produzioni attraverso le tradizionali bancarelle. Via Roma, per il primo anno, entra a far parte delle location dell’evento, ospitando l’area degustazione. Piazza Bra sarà dedicata solo all’ampia esposizione dei prodotti.

L’iniziativa è promossa da Confesercenti Verona con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, dell’Ente Nazionale del Turismo italiano ENIT, dalla Regione Veneto e dal Comune e dalla Provincia di Verona.

Le Piazza dei Sapori. Vent’anni di successi, che hanno visto 2.360.000 presenze, 1.606 aziende coinvolte 1.000 studenti coinvolti nel progetto Teatro Ghiotto, 750 laboratori del gusto, 2 sfilate di moda, 700 spettacoli musicali e culturali, 19 progetti sviluppati a promozione turistica, produttiva, culturale.

Edizione 2022. Oltre agli allestimenti realizzati in piazza Bra e via Roma, una speciale area tematica di promozione del territorio, con l’esposizione di prodotti e laboratori, sarà realizzata dalle aziende di Coldiretti all’interno del Mercato Coperto all’Ex Macello nel quartiere Filippini.

Le aziende agricole aderenti proporranno dei workshop di birra e vino accompagnati da salumi e formaggi locali, alle ore 12 e 13, per la birra e alle 14 e 15, per il vino.

Per la promozione della veronesità, inoltre, è stato inserito uno stand dedicato ai vini veronesi e alla ristorazione tipica locale. Per quest’ultima, nella brochure ufficiale della manifestazione è stata inserita anche una sezione contenente l’indicazione dei ristoranti che sono insigniti della targa Ristorante Tipico di Verona.

Altri eventi

Venerdì 6 maggio alle ore 17.30 al Liston12, con il partner La Feltrinelli, vi sarà la presentazione del libro “Cucina Essenziale” di Francesca Giovannini ideatrice di The Bluebird Kitchen.

Sabato 7 maggio alle ore 16, premiazione del Guardiano del Gusto 2022.

Domenica 8 maggio la città sarà invasa dai Cosplay, le mascotte di Prezzemolo, Tunk, Baldo e Pradabella, che saranno a disposizione dei visitatori per farsi una foto e alle 15 ci sarà il taglio della torta per festeggiare i vent’anni.

Ogni giorno all’Infopoint sarà presente il personale dell’Associazione 800 sorrisi che presenterà il progetto condiviso con Confesercenti Verona a favore dei bambini ospiti delle pediatrie oncologiche. I volontari saranno a disposizione per il truccabimbi e lo zucchero filato, attività per raccolta fondi a favore del progetto. Informazioni sulla manifestazione sul sito www.lepiazzedeisapori.com.

“Un’edizione speciale per molti punti di vista – sottolinea l’assessore –, che oltre a festeggiare l’importante traguardo raggiunto, i vent’anni di manifestazione, riconferma, dopo le difficoltà organizzative attraversate a causa del Covid, il grande ritorno di un degli eventi più attesi e apprezzati da cittadini e turisti. Una vetrina straordinaria per l’enogastronomia, che valorizzare l’ampia offerta di prodotti del nostro territorio e non solo. Vi è una grande necessità di promozione per una filiera produttiva che negli ultimi due anni è stata duramente colpita dalle diverse difficoltà gestionali collegate alla pandemia. Il prossimo fine settimana sarà davvero una grande festa per tutti, per ricominciare finalmente a pieno regime”.

“L’appuntamento – spiegato Torluccio – è molto atteso e abbiamo da mesi messo in moto la macchina organizzativa per prepararlo in tutta sicurezza, anche grazie al supporto dell’amministrazione comunale, in un momento importante di ripresa come questo. Pensiamo che il rilancio del turismo, partendo da quello di prossimità, possa e debba partire proprio da eventi come questo. Siamo fortemente convinti che fare squadra con gli altri attori della città creando iniziative di qualità sia la chiave di volta per rendere Verona ancora più attrattiva nel settore turistico, le cui ricadute positive interessano trasversalmente tutti gli altri comparti”.

“Creiamo iniziative che facciano vivere il tessuto economico e sociale scaligero – dichiara il presidente Bissoli –, ecco perché sono moltissimi gli eventi collaterali che vedono la collaborazione di molteplici soggetti e non si parla di semplice evento di mostra-mercato, conferma di questo ne sono anche i patrocini nazionali ricevuti”.

“Amia sarà “green partner” della manifestazione – sottolinea il presidente Tacchella –. Una collaborazione all’insegna del rispetto dell’ecosistema, di un corretto riciclo dei materiali, dello sviluppo sostenibile. Saremo presenti con un nostro stand, dove sarà distribuito materiale informativo, gadgets a tema, tra i quali l’utile portacenere tascabile in plastica, locandine e brochure. Sia durante, che alla fine dell’evento, sarà inoltre potenziato il servizio e verranno posizionati contenitori aggiuntivi per rifiuti, in previsione della massiccia affluenza di turisti e visitatori”.

Roberto Bolis

Una start-up per genitori… e figli

Sei un genitore?

Hai figli adolescenti di età compresa tra i dodici e i diciassette anni?

I tuoi figli rimangono in casa da soli nel pomeriggio?

Sono autonomi nei compiti e nella gestione del loro tempo?

Trascorrono troppo tempo utilizzando telefono, computer, consolle? Stanno troppo tempo sui social?

Trascurano lo studio, lo sport, la vita reale per quella virtuale?

Sei soddisfatto/a dei loro risultati scolastici?

Quante sono le domande di un genitore. Soprattutto se non ha qualcuno che lo aiuta, per motivi di lavoro, di tempo, di organizzazione familiare…

Allora, ti interessa un servizio per aiutarti in questo?

Lo compreresti?

Invia un tuo commento che condivideremo con i creatori di una start-up tutta dedicata ai genitori e ai figli.

Nel tuo testo puoi aggiungere le esigenze che senti più impellenti, ma anche quelle che i tuoi figli suggerirebbero.

La Redazione