I “Fiori d’inverno a New York” di Francesco Clemente

Francesco Clemente_RidottaPresso il complesso museale Santa Maria della Scala di Siena, è aperta la mostra Francesco Clemente. Fiori d’inverno a New York curata da Max Seidel con la collaborazione di Carlotta Castellani.

Con questa mostra Francesco Clemente rende omaggio a Siena, città che già nel 2012 ha dimostrato un vivo interesse per la sua arte con la prestigiosa nomina per l’esecuzione del drappellone del Palio. In seguito a tale collaborazione l’artista ha realizzato dieci opere inedite, suddivise in due cicli distinti, da esporre nella città su invito di Max Seidel. Si tratta di dieci tele di grande formato realizzate dal pittore napoletano a New York a partire dal 2010 ed esposte per la prima volta a Siena. La serie dei “Fiori d’inverno a New York” è costituita da cinque opere che hanno impegnato l’artista per più di cinque anni (2010-2016). Questo ciclo nasce in collaborazione con la moglie dell’artista, Alba Primiceri, nota attrice e coreografa, la quale ha scelto alcuni fiori presenti a New York nei mesi invernali che hanno costituito la base per una rielaborazione pittorica da parte di Francesco Clemente, contraddistinta dall’accurata selezione dei pigmenti di origine vegetale utilizzati per ciascun lavoro.

Come afferma Daniele Pittèri, direttore del complesso museale Santa Maria della Scala di Siena: “Quando penso a Francesco Clemente penso alla pelle. Le sue opere mi hanno sempre rimandato l’idea di poggiare su superfici sensibili. Segni leggeri eppure simbolicamente densi, anche quando autoritraggono l’artista, piccoli graffi sull’epidermide, tracce che entrano dentro invadendo un poco alla volta il corpo. Quando mi è stata proposta “Fiori d’inverno a New York”, senza ancora vedere le opere, ho provato nuovamente questa sensazione di pervasione sensibile e mi è piaciuta l’idea di ospitarle al Santa Maria della Scala, che è un luogo sì di memoria, ma anche un luogo vivo e pulsante, un grande organismo che informa con il suo solo esistere un intero territorio“.

Sono presenti in mostra anche le opere della serie – intitolata “l’Albero della vita” – che rappresenta la summa del linguaggio adottato dall’artista fin dai suoi esordi, con riferimenti ad alcuni motivi presenti nella sua produzione e collegati al tema del ciclo della vita. L’iconografia di Clemente attinge liberamente dalle fonti più svariate come la mitologia classica, il buddhismo, la storia e la letteratura orientali e l’immaginario contemporaneo, ma in essa è particolarmente evidente l’interesse per le tradizioni contemplative dell’India, paese dove l’artista ha vissuto per lunghi periodi fin dai primi anni Settanta e dove continua a soggiornare per molti mesi l’anno.

La mostra, promossa e organizzata dal Comune di Siena, è realizzata in collaborazione con Opera Gruppo-Civita. Il catalogo, curato dall’editore Sillabe s.r.l., è accompagnato da una presentazione di Daniele Pittèri, da una intervista di Max Seidel all’artista e da un testo di Carlotta Castellani.

BIOGRAFIA

L’attività artistica di Francesco Clemente (Napoli, 1952) attraversa quattro decadi con importanti riconoscimenti a livello nazionale ed internazionale. Fin dai primi anni Settanta hanno inizio i suoi viaggi in India, dove entra in contatto con la cultura locale che rappresenta un serbatoio di immagini per la sua produzione successiva. Tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, espone con il gruppo della Transavanguardia italiana, il movimento di ritorno alla figurazione promosso da Achille Bonito Oliva. Dal 1981 Clemente si trasferisce a New York con la moglie Alba, città in cui partecipa a numerosi progetti di collaborazione, insieme ad artisti come Jean-Michel Basquiat, Keith Haring e Andy Warhol, e dove realizza libri d’artista con Robert Creeley, Allen Ginsberg, John Wieners e Rene Ricard. I suoi dipinti, i disegni, le incisioni e i libri illustrati sono stati esposti in prestigiose sedi internazionali, tra le quali si possono menzionare la Whitechapel Art Gallery di Londra, la Nationalgalerie di Berlino, il Metropolitan Museum of Art di New York, l’Art Institute di Chicago e il Dia Center for the Arts di New York. Durante gli anni Novanta opere dell’artista sono state in mostra presso il Philadelphia Museum of Art, la Royal Academy of the Arts di Londra, il Pompidou Center di Parigi e il Sezon Museum di Tokyo. Nel 1999/2000 la più importante retrospettiva dedicata ai lavori di Clemente è stata organizzata dal Solomon R. Guggenheim Museum di New York e dal Museo Guggenheim di Bilbao. Recentemente le sue opere sono state esposte presso l’Irish Museum of Modern Art di Dublino (2004), il Rose Art Museum in Massachusetts (2004), il Museo MAXXI di Roma (2006), il Museo MADRE di Napoli (2009), la Schirn Kunsthalle a Francoforte (2011), il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi (2011), Rubin Museum of Art, New York (2014), Tan Guobin Contemporary Art Museum, Changsha (Cina, 2015) e il MASS MoCA, North Adams, MA (2015).

 

FRANCESCO CLEMENTE. FIORI D’INVERNO A NEW YORK, Siena, complesso museale Santa Maria della Scala. Fino al 2 ottobre 2016. Tutti i giorni ore 10.30-18.30.

Il costo del biglietto della mostra è compreso in quello d’ingresso al complesso museale Santa Maria della Scala;

biglietto intero: € 9,00

biglietto ridotto: € 8,00

(ragazzi da 12 a 19, over 65, studenti universitari non iscritti ad istituzioni universitarie senesi, militari, categorie convenzionate)

biglietto famiglia: € 22,00 (2 adulti + 2 minori superiori ad anni 11)

biglietto gruppi e istituzioni formative: € 5,00 (gruppi di minimo 10 persone)

biglietto gratuito:

bambini fino a 11 anni, residenti del comune di Siena, scuole pubbliche ed universitarie senesi, docenti accompagnatori, accompagnatori gruppi (1 ogni 10 persone), portatori di handicap e accompagnatore, giornalisti

INFORMAZIONI

complesso museale Santa Maria della Scala

piazza Duomo, 2

53100 Siena

Biglietteria del museo: tel. 0577 534571

PRENOTAZIONI

centro Servizi del Comune di Siena

tel. 0577 292615

 

Salvatore La Spina

 

 

Maya. Il linguaggio della bellezza in mostra a Verona in autunno

I Maya sono una delle civiltà più ricche di storia e di mistero.

Tra il 2000 a.C. e il 1542 d.C. essi inventarono e svilupparono sistemi matematici, calendari, spirito artistico, misurazioni del tempo e molto altro ancora: tra le civiltà più ricche di storia e colme di misteri mai svelati, nonostante gli sforzi dei grandi storici e dei maggiori esperti, la loro cultura resta ancora colma di enigmi che affascinano l’intero genere umano.

La mostra I Maya. Il linguaggio della bellezza di Verona, una delle più grandi ed esaustive che siano mai state prodotte a livello internazionale, approda a Palazzo della Gran Guardia con oltre 300 opere provenienti dai principali musei del Messico, a partire dall’8 ottobre 2016 fino al 5 marzo 2017.

Resa possibile grazie al generoso e fondamentale intervento dell’Istituto Nazionale di Antropologia e Storia del Messico (INAH), la mostra è promossa dal Comune di Verona con il supporto di Arena Museo Opera (AMO), ed è prodotta e organizzata da Arthemisia Group e Kornice.

Siamo orgogliosi di poter presentare a Verona questo tributo a una delle civiltà più misteriose e affascinanti della storia del genere umano. Grazie a uno straordinario concorso di forze – dichiara Flavio Tosi, Sindaco di Verona, che ha visto unirsi il nostro Paese con i più prestigiosi istituti culturali del Messico, Verona avrà la possibilità di godere di questa opportunità irripetibile, che certamente saprà attrarre nella nostra città migliaia di visitatori. Un particolare ringraziamento a tutti coloro che, a diverso titolo, hanno reso possibile questa memorabile occasione”.

La mostra di Verona curata da Antonio Aimi e Karina Romero Blanco affronta per la prima volta il tema della cultura di questo antico popolo attraverso le parole e i testi degli stessi Maya, utilizzando – come mai è avvenuto in passato – la più grande rivoluzione antropologica dell’ultimo secolo: la decifrazione della loro scrittura.

Parallelamente, l’esposizione offre uno sguardo nuovo, innovativo e sorprendentemente attuale sull’arte maya a partire dall’individuazione dei maestri, delle scuole e degli stili: finalmente si ha la possibilità di rapportarsi alle opere attraverso una lettura storico-artistica e non solo archeologica.

I tre grandi periodi – preclassico, classico e postclassico – che dal 2000 a.C. al 1542 d.C. hanno visto fiorire questo popolo, sono spiegati attraverso straordinari capolavori dell’arte maya come il Portastendardi, pregiata scultura risalente all’XI secolo realizzata da un maestro di Chichen Itza (complesso archeologico a nord della penisola dello Yucatan, inserito nel 2007 fra le sette meraviglie del mondo moderno) che senza dubbio rappresenta la migliore opera di una tipologia tipica di molte città del Periodo Postclassico; la Testa raffigurante Pakal il Grande che visse dal 603 al 683 dopo Cristo e fu il più importante re di Palenque (oggi tra i più importanti siti archeologici maya situato nello stato messicano del Chiapas); la Maschera a mosaico di giada raffigurante un re divinizzato tipico esempio di maschera funeraria, fondamentale per il defunto per raggiungere il mondo sotterraneo; e infine come l’Adolescente di Cumpich, imponente scultura risalente al periodo tardo classico ritrovata nel sito archeologico di Cumpich.

La civiltà maya è spiegata anche attraverso la ricostruzione di antiche architetture, utensili della vita di tutti i giorni che hanno cavalcato millenni come collane, orecchini, strumenti musicali, vasi e incensieri, tutti provenienti dai più importanti musei messicani quali il Museo Nacional de Antropología (Città del Messico) che coi suoi due milioni di visitatori è il primo museo di antropologia del mondo, il Museo Regional de Antropología Palacio Cantón (Mérida, Yucatán), il Museo Arqueológico del Camino Real de Hecelchakán (Hecelchakán, Campeche) e dai tanti siti archeologici delle più importanti città maya come Calakmul, Chichen Itza, Palenque e Uxmal.

A 18 anni di distanza dalla mostra del 1998 sui Maya di Venezia, torna in Italia il racconto della storia di un popolo che non cessa di affascinarci per le sue conoscenze matematiche, per i suoi raffinatissimi sistemi calendariali e per le sue realizzazioni artistiche.

Inoltre la tappa italiana della mostra svela i risultati delle ultime ricerche scientifiche sui Maya e consente ai lettori di leggere direttamente i loro testi, senza sfuggire a temi intriganti come le profezie, la fine del tredicesimo baktun (caduta il 21 dicembre 2012) e i segreti del Conto Lungo, un ciclo di 5125,3661 anni che aveva cominciato a “girare”, il giorno della creazione, che per questo popolo era avvenuta il 6 settembre del 3114 a.C.

Sculture dalle forme umane e animali, oggetti d’uso comune, maschere e urne funerarie, fregi e architravi che ricostruiscono antichi ambienti, frammenti di testi, mappe, simboli di potere e molto altro ripercorrono duemila anni di storia attraverso le sei sezioni tematiche della mostra che racconteranno la cultura maya, la decorazione dei corpi (i Maya erano molto attenti alla bellezza e per questo ornavano il corpo con interventi temporanei o permanenti come pitture corporali, elaborate pettinature, tatuaggi e decorazioni dentali); gli abiti e gli ornamenti utilizzati per indicare lo stato sociale, il loro rapporto con gli animali simbolo delle forze naturali, dei livelli del cosmo, degli eventi dei miti cosmogonici; le diverse divinità ed entità sacre adorate da questo popolo, i sacerdoti che le rappresentavano, i paraphernalia dei rituali; l’arte a partire dalla tematica delle attribuzioni e dalla gerarchia delle opere: per la prima volta si presenta l’arte maya a partire da rigorose e specifiche analisi storico-artistiche che sviluppano la tematica  delle attribuzioni e arrivano a individuare i grandi artisti della pittura e della scultura.

Palazzo della Gran Guardia, Verona

Dall’8 ottobre 2016 al 5 marzo 2017

 

Adele Della Sala

 

 

Un’altra America. In viaggio con Giuffrè

Adattissimo alle giornate estive il bel libro di Alberto Giuffrè che traccia un percorso tra alcune cittadine americane che si chiamano come le ben più note e importanti (almeno in Europa) città italiane. Un viaggio per conoscere gli Stati Uniti di oggi, come aveva fatto un’altra italiana viaggiatrice e giornalista come Giuffrè, Oriana Fallaci. E non solo lei. Scopriamo allora come sono gli States attraverso italoamericani di prima o successiva generazione, come si dice anche se in modo impreciso per chi nasce in un nuovo Paese da genitori che vi si sono trasferiti; ma anche grazie a italiani andati ad abitare là per motivi di lavoro o per altre insondabili vie in tempi recenti. Scopriamo Venice (Venezia) in California, Genoa (Genova) in Nevada, Palermo in North Dakota, Florence (Firenze) in Alabama, Rome (Roma) in Georgia, Naples (Napoli) in Florida, Milan (Milano) in Ohio e Verona in New Jersey. Storie di cittadine fantasma, che anche le mappe di Google si rifiutano di trovare, oppure città rinate grazie alla scoperta di greggio per almeno altri venticinque anni; città ricche e tranquille e personaggi apparentemente quotidiani che sono famosissimi o ricchissimi. C’è la storia del nipote di Thomas Edison o del Culinary Vegetable Institute, sorto dopo un’apparente disfatta. La saggezza di chi augura l’eterna insoddisfazione, perché solo così si rimane in auge e si cercano sempre nuove strade, e l’idea che si possa viaggiare da uno Stato all’altro, da un continente all’altro, senza per forza pensare di perder qualcosa di se stessi. Sono tante le storie, raccontate nel libro, di gente che ha cambiato vita anche più volte, cercando o trovando la propria vocazione, ma anche cambiandola, non essendo l’esistenza sempre uguale a se stessa. Un essere americani che ha anche molto di italiano, ma che spiega come questo grande Paese possa rinnovarsi sempre, non essendo legato a quei vincoli che troppo spesso, ad esempio, in Italia sono vangelo. L’America degli obesi che già sta trovando sempre più mercato nella ricerca del prodotto genuino, biologico, salutare, ma anche l’America della musica, dei templi del rock o dei mostri sacri delle grandi imprese musicali scopritrici di talenti. A proposito di Edison, bellissimo ricordare che quando gli facevano presente che aveva fallito diecimila volte nel tentativo di mettere a punto la pila alcalina, aveva risposto che, in realtà, non aveva fallito, ma aveva conosciuto diecimila modi non funzionanti. E continuando così avrebbe scoperto qualcosa di nuovo, che avrebbe funzionato. Successe proprio in quel modo, dopo cinquantamila esperimenti in dieci anni. Riporta Giuffrè nel suo lavoro la lezione del nipote del grande inventore: “le cose non accadono perché le vuoi, devi farle accadere”. Un Paese in cui devi guadagnarti tutto quello che hai, ma dove tutto è possibile, è reso possibile da una mentalità aperta al nuovo, all’aiuto al cambiamento senza il quale migliaia di persone non avrebbe trovato fortuna e libertà trasferendosi nel Nuovo Continente. E che pure tiene i cimeli come segno della storia che lì è recente o manca del tutto. Sono tanti i ricordi delle fabbriche automobilistiche che hanno lasciato il posto a innovazione o della fabbrica di bandiere più famosa d’America chiusa, mentre qualcuno ha l’idea di insegnare ai figli a sparare, in alcuni angoli vige il divieto di bere alcolici in pubblico, esistono sindaci rieletti per decenni. Uno stile narrativo agile, ricco di approfondimenti che aggraziano la frase e rendono spigliata e leggera la lettura, accattivandosi il lettore che si sente trascinato per chilometri di Route su un catorcio, letteralmente. Un viaggio dal sapore di altri tempi e che pure è così bello, ricco e nuovo, in un momento storico in cui l’informatica sembra spazzare via la vita reale, così come non c’è più il giornalista di nera che va sul luogo del delitto. Giuffrè usa la tecnologia (e come si potrebbe andando a spasso per la patria del “silicone”?) per aiutarsi a viaggiare, per informarsi (tanti sono i siti citati grazie ai quali si è documentato, visionando soprattutto gli archivi dei giornali locali), eppure si è catapultato nella realtà dei motel fantasma, nell’incomprensibile mancanza di benzinai per miglia e miglia, testando vari modi di mangiare e calandosi nei luoghi comuni e nella realtà di nostri connazionali o di personaggi interessanti dei luoghi visitati. Alcuni con un’indicibile nostalgia per la città “vera” in Italia, altri non spiegandosi nemmeno come il nome italiano sia arrivato fin là. Talvolta il battesimo delle cittadine era puramente casuale, dettato dalla volontà di altisonanza per posti piccoli e sperduti, oppure per motivi storici che si perdono nelle dispute degli storici locali. Insomma, un libro da leggere se non si va in vacanza, perché sembra di viaggiare davvero scorrendo le pagine; oppure per farsi ispirare un viaggio. O anche solo per curiosità e per farsi qualche risata, dato che i motivi per sorridere ci sono tra le righe. Un autore da scoprire, magari andando a leggere i suoi lavori precedenti e aspettando il prossimo.

Alberto Giuffrè: “Un’altra America”, Marsilio, Venezia, 2016, pagg. 126, euro 15,00.

 

Alessia Biasiolo

 

L’estate del Teatro Carlo Felice con gli appuntamenti fuori sede

Anche quest’anno riprende l’attività di decentramento del Teatro Carlo Felice dal 20 luglio al 7 agosto che vedrà l’Orchestra del Teatro impegnata in alcuni concerti fuori sede in diversi Comuni liguri.

“Il Carlo Felice, che rappresenta la fabbrica della musica di Genova e della Liguria”, dice il Sovrintendente Maurizio Roi, “non poteva mancare a questo appuntamento, che offre la possibilità di portare l’eccellenza musicale nelle location più esclusive della Liguria e far apprezzare attraverso il nostro impegno, la passione e l’entusiasmo, l’ascolto di meravigliose pagine liriche e sinfoniche, pietre miliari dei più celebri operisti ”.

Tutti gli appuntamenti avranno inizio tra le 21.00 e le 21.30 a cominciare dal primo prossimo del 2 agosto ad Ospedaletti con “Distillato d’opera”, nel quale si eseguiranno fantasie tratte dal Rigoletto e Il trovatore di Verdi, da La bohème e Tosca di Puccini con repliche il 4 agosto a Montoggio ed il 5 agosto a Noli. Mercoledì 3 agosto, nell’ambito del 53° Festival internazionale di musica da camera di Cervo, si esibirà il Quintetto di Fiati Teatro Carlo Felice, il 6 agosto ad Ameglia con il “Distillato d’opera” (fantasie tratte da Rigoletto e La Traviata di Verdi e da La bohème di Puccini), con la partecipazione del soprano Benedetta Torre e del tenore Rino Matafù. Il ciclo si concluderà il 7 agosto a Genova nel nobile giardino di Palazzo Bianco con “Distillato d’opera”.

Martedì 2 agosto 2016 Ospedaletti (IM) ore 21.15

“DISTILLATO D’OPERA”

Direttore

GIORGIO BRUZZONE

Giuseppe Verdi /Emile Tavan

Fantasia da Rigoletto

Giuseppe Verdi /Emile Tavan

Fantasia da Il trovatore

Giacomo Puccini /Emile Tavan

Fantasia da La bohème

Giacomo Puccini /Emile Tavan

Fantasia da Tosca

ORCHESTRA DEL TEATRO CARLO FELICE

 

Mercoledì  3 agosto 2016 Cervo (IM) ore 21.30

 53° Festival internazionale di musica da camera di Cervo  

QUINTETTO DI FIATI TEATRO CARLO FELICE

Flavio Alziati flauto

Guido Ghetti oboe

Valeria Serangeli clarinetto

Luigi Tedone fagotto

Carlo Durando corno

Giuseppe Maria Cambini     

Quintetto n. 1 in  Si bemolle maggiore

Ferenc Farkas                                  

Antiche danze ungheresi del sec. XVII

Luciano Berio                                    

Opus number zoo

Claude Debussy                                 

Petite suite

Jacques Ibert                                     

Trois pièce brèves

 

Venerdì 4 agosto 2016 Montoggio (GE) Chiesa di S.Giovanni Decollato ore 21.00

“DISTILLATO D’OPERA”

Direttore

GIORGIO BRUZZONE

Giuseppe Verdi /Emile Tavan

Fantasia da Rigoletto

Giuseppe Verdi /Emile Tavan

Fantasia da Il trovatore

Giacomo Puccini /Emile Tavan

Fantasia da La bohème

Giacomo Puccini /Emile Tavan

Fantasia da Tosca

ORCHESTRA DEL TEATRO CARLO FELICE

 

Giovedì 5 agosto 2016 Noli (SV) Piazza Chiappella ore 21.00

“DISTILLATO D’OPERA”

Direttore

GIORGIO BRUZZONE

Giuseppe Verdi /Emile Tavan

Fantasia da Rigoletto

Giuseppe Verdi /Emile Tavan

Fantasia da Il trovatore

Giacomo Puccini /Emile Tavan

Fantasia da La bohème

Giacomo Puccini /Emile Tavan

Fantasia da Tosca

ORCHESTRA DEL TEATRO CARLO FELICE

 

Sabato 6 agosto 2016 Ameglia (SP) Bocca di Magra Villa romana ore 21.15

“DISTILLATO D’OPERA”

Direttore

GIORGIO BRUZZONE

Soprano Benedetta Torre

Tenore Rino Matafù

Giuseppe Verdi /Emile Tavan

Fantasia da Rigoletto

Giuseppe Verdi /Emile Tavan

Fantasia da La traviata

Giacomo Puccini /Emile Tavan

Fantasia da La bohème

ORCHESTRA DEL TEATRO CARLO FELICE

 

Domenica 7 agosto 2016 Genova – Palazzo Bianco ore 21.00

“DISTILLATO D’OPERA”

Direttore

GIORGIO BRUZZONE

Giuseppe Verdi /Emile Tavan

Fantasia da Rigoletto

Giuseppe Verdi /Emile Tavan

Fantasia da Il trovatore

Giacomo Puccini /Emile Tavan

Fantasia da La bohème

Giacomo Puccini /Emile Tavan

Fantasia da Tosca

ORCHESTRA DEL TEATRO CARLO FELICE

 

Marina Chiappa

 

Campionati europei di volo libero e il Trofeo Guarnieri

La squadra nazionale italiana di deltaplano ha spiccato il volo –
mai espressione fu più appropriata! – verso Krushevo in Macedonia, sede dei
campionati d’Europa che si terranno fino al 30 luglio.

La cittadina si erge nella parte centrale del paese a 1.250 metri
d’altezza, la località più alta di tutta la Macedonia, e dista 160 km dalla
capitale Skopje. Qui, con classifiche separate, si confronteranno circa 80
piloti di 20 nazioni a bordo di deltaplani ad ala flessibile ed ala rigida. Come
decollo è previsto l’uso di un pendio montano a circa 1.400 metri,
atterrando poi nella valle sottostante a circa 600 metri. Tra decollo ed
atterraggio questi mezzi, che si reggono in aria sfruttando le masse
d’aria ascensionali, potranno gareggiare su percorsi predeterminati per decine di km,
ben oltre i 100 nelle giornate migliori. Tutto dipenderà dal meteo.
Sommando le due categorie gli azzurri si presentano con un palmare
complessivo di otto titoli mondiali, gli ultimi quattro consecutivi,
compreso quello del marzo 2015 in Messico, e tre europei. Nessuno al
mondo ha vinto di più.

La squadra schiera in testa il campione del mondo in carica Christian
Ciech, trentino trapiantato nel varesotto, seguito da Alessandro Ploner di San
Cassiano (Bolzano), Filippo Oppici di Parma, Davide Guiducci di Villa
Minozzo (Reggio Emilia), Tullio Gervasoni di Brescia, Suan Selenati di
Sutrio (Udine) e Michele Perlo di Torino. Le sorti nella categoria ala
rigida sono affidate alle ali di Franco La verdino, torinese, e di Luca
Comino di Mondovì (Cuneo).

Invece, fino ad oggi, 23 luglio, il comprensorio del Monte Avena presso
Feltre (Belluno) ospiterà il più antico appuntamento agonistico di volo libero
al mondo, il Trofeo Guarnieri, edizione numero 33.

Organizzata dal Para&Delta Club Feltre e dell’Aeroclub Feltre,
la competizione si volgerà tra le vette delle Dolomiti ed è intitolata ad
Adriano Guarnieri, che a metà degli anni ’70 introdusse il volo in
deltaplano in Valbelluna. Oggi la disputa sarà tra piloti di parapendio,
l’altro mezzo per il volo libero che ai tempi del pioniere ancora
non esisteva.

Si decollerà dai vasti prati a quota 1.400 metri nei pressi della Malga
Camper, facilmente raggiungibili grazie ad una strada in parte sterrata.
Atterraggio ufficiale nella nuova zona sportiva di Boscherai presso
Pedavena.
Hanno confermato la presenza 108 piloti provenienti da una ventina di
paesi.
L’evento è inserito nel calendario della Federazione Aeronautica
Internazionale come Pre-World Championship, cioè premondiali, visto che
i campionati del mondo saranno ospitati qui il prossimo anno, prima volta
in Italia.

Chiuso l’appuntamento italiano, dal 6 al 20 agosto i piloti della
nazionale di parapendio sostituiranno i colleghi di deltaplano a Krushevo per i
campionati europei.



Gustavo Vitali

 

Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty

Domenica 17 luglio scorso s’è chiusa con un grandissimo successo la 19ma edizione di Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty, lo storico festival promosso da Amnesty International Italia e dall’Associazione Voci per la Libertà, per la prima volta quest’anno ideato come manifestazione diffusa sul territorio: oltre un mese di eventi, principalmente in provincia di Rovigo, che negli ultimi quattro giorni si sono concentrati a Rosolina Mare con spettacoli musicali e il concorso per assegnare il Premio Amnesty International Italia Emergenti.  Artisti quali Il geometra Mengoni, Adolfo Durante, Bussoletti, Piotta e The Sun hanno attirato in modo trasversale giovanissimi, famiglie e adulti che così hanno potuto essere aggiornati sui temi caldi riguardanti i diritti umani e sulle campagne di Amnesty International attualmente in corso. Alla tradizionale conferenza stampa del Premio Amnesty International Italia era presente Edoardo Bennato, che con la sua Pronti a salpare ha messo a fuoco la questione legata ai migranti. Presenti il direttore artistico di Voci per la Libertà Michele Lionello che ha moderato l’incontro con, tra i relatori, oltre al cantautore napoletano, il vice sindaco di Rosolina Daniele Grossato e il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury. Ecco alcune dichiarazioni:

Daniele Grossato, vice sindaco di Rosolina Sono emozionato nell’avere qui Edoardo Bennato ed è un vero onore ospitarlo. Come molti anch’io sono stato accompagnato in varie fasi della mia vita dalle sue canzoni che hanno avuto il potere di farmi vedere, attraverso gli occhi di un importante artista, il mondo che avevo attorno, fornendomi una lettura e facendomi riflettere su quanto accadeva nella società, durante l’anno e negli anni trascorsi.

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia Questa 19ma edizione è legata a due campagne di Amnesty International: Mai più spose bambine, che vuole fermare i matrimoni forzati e precoci che coinvolgono ogni anno oltre migliaia e migliaia di bambine, rese così schiave e vittime di violenze da parte di uomini molto più anziani di loro e, dopo la prima notte di nozze, che è di fatto una notte di stupri, esposte ad una altissima mortalità materna. L’altra campagna è Verità per Giulio Regeni, il ricercatore torturato e ucciso in Egitto, la cui storia tutti conosciamo. Non vogliamo che si aggiunga alla lista di tutti i nomi per i quali la giustizia non arriva mai, lista che vede in elenco, ad esempio anche Ilaria Alpi. E sullo sfondo di tutto questo c’è la crisi globale dei rifugiati, persone che non possono più vivere nel loro paese, persone obbligate ad essere pronte a salpare…

Edoardo Bennato, Premio Amnesty International Italia 2016 Sono felice di questo premio. Mi sento uno strumento della musica, che mi permette di parlare e dire quello che vedo. Nelle mie canzonette ho sempre dato voce a problemi geopolitici e alle questioni legate alle relazioni tra i membri della famiglia umana. Credo, infatti, che facciamo tutti parte di un’unica famiglia, a dispetto della colorazione della pelle. Ritengo che chi ha già raggiunto un buon livello di rispetto dei diritti umani debba dare gli strumenti a chi, purtroppo è rimasto indietro in questo fondamentale cammino, per fare sì che la dignità umana sia salvaguardata ovunque. I problemi del mondo ci riguardano, anche se sono lontani. Dobbiamo fare in modo che il dislivello del rispetto dei diritti umani vanga sanato nei tempi più rapidi possibili. Lo spettacolo serale, condotto da Savino Zaba (Raiuno e Radio 2) e Carmen Formenton (Voci per la Libertà), è proseguito con le finali del Premio Amnesty International Italia Emergenti, dedicato agli esordienti: cinque gruppi provenienti da tutta Italia esibitisi con due brani a testa, uno dei quali in concorso.

La giuria specializzata composta da Giò Alajmo (giornalista), Alessandro Besselva Averame (Rumore), Bussoletti (artista), Marco Cavalieri (Trs 102.3), Enrico Deregibus (Premio Tenco), Aldo Foschini (Musica nelle aie), Michele Lionello (Voci per la Libertà), Gianluca Mura (Radio41), Riccardo Noury (Amnesty International Italia), Elisa Orlandotti (FunnyVegan), Riccardo Pozzato (Voci per la Libertà) e Giovanni Stefani (Amnesty International Rovigo) ha premiato le proposte più interessanti: Premio Amnesty International Italia Emergenti 2016 Do’storieski con Tuto a contrari I Do’Storieski sono un duo nato nel 2011 con all’attivo tre album: “Osteria” (2013), “Descanto” (2014) e “Disintegrati” (2015). Il folk d’autore di Alberto Cendron e Leo Miglioranza, fortemente radicato nel Veneto anche per la scelta del dialetto, guarda alla realtà per raccontare le proprie storie in musica, con sagacia e ironia. Il pezzo folk in concorso è antirazzista, incentrato sulla complessa – e a tratti paradossale – situazione dei migranti approdati in una terra promessa e inospitale.  Premio della Critica Tea With Alice con Colore canzone che sfrutta l’elettronica per narrare una delle troppe stragi di migranti che tentano la traversata Premio della Giuria Popolare  (assegnato dal numerosissimo pubblico presente) Cloud con Cruel Farewell brano in duo (chitarra acustica e voce femminile) sulle sensazioni, sulle speranze, sulle paure di chi attraversa il mare in cerca di una vita nuova Tra i finalisti anche  Statale 107 bis e Il quarto imprevisto che ritroveremo con le loro composizioni nella compilation dedicata al festival. La vasta platea di Piazzale Europa era particolarmente gremita di pubblico, che ha seguito dal primo all’ultimo momento il live, compreso quello riservato al set acustico di Edoardo Bennato.  Ricordiamo anche i premi andati a: Cicciuzzi’s Unable Band, che ritira il Premio Web Social per la canzone più votata on line nel contest al quale partecipano i primi iscritti al festival (a lei il pacchetto promozionale del Meeting degli Indipendenti), e il gruppo Statale 107 bis, riconosciuto dall’Università di Cusano come il più bravo nel diffondere in modo virale la propria musica in Rete (cui vanno, oltre alla targa consegnata dal cantautore e dj radiofonico Bussoletti, l’ingresso in heavy rotation su Radio Cusano Campus e la possibilità di farsi conoscere sulla stessa con una lunga intervista).

Elisa Orlandotti, Paola Nigrelli

Turchia e Diritti Umani: allarme di Amnesty International

Amnesty International ha lanciato l’allarme sul pericolo per la situazione dei diritti umani all’indomani del sanguinoso tentativo di colpo di stato del 15 luglio, a seguito del quale sono morte almeno 208 persone e sono stati eseguiti quasi 8000 arresti. Inoltre, diversi esponenti governativi hanno proposto la reintroduzione della pena di morte per punire i responsabili del fallito colpo di stato.
Amnesty International sta indagando sulle notizie di detenuti sottoposti a maltrattamenti ad Ankara e Istanbul e ai quali verrebbe negato l’accesso agli avvocati.
“L’elevato numero di arresti e di rimozioni dall’incarico è allarmante e stiamo monitorando attentamente la situazione. Il tentativo di colpo di stato ha scatenato un impressionante livello di violenza. I responsabili di uccisioni illegali e di altre violazioni dei diritti umani devono essere portati di fronte alla giustizia, ma la repressione contro il dissenso e la minaccia di ripristinare la pena di morte sono un’altra cosa rispetto alla giustizia” – ha dichiarato John Dalhuisen, direttore per l’Europa e l’Asia centrale di Amnesty International.
“Sollecitiamo le autorità turche a esercitare moderazione e a rispettare lo stato di diritto nello svolgimento delle necessarie indagini, a garantire processi equi a tutti i detenuti e a rilasciare tutti coloro contro i quali non vi sono prove concrete di aver preso parte ad azioni criminali. Un arretramento nel campo dei diritti umani è l’ultima cosa di cui la Turchia ha bisogno” – ha aggiunto Dalhuisen.
In assenza di numeri esatti, le autorità turche hanno riferito che venerdì notte 208 persone sono state uccise e oltre 1400 ferite a Istanbul e Ankara. Tra le persone uccise figurano 24 “complottisti”, alcuni dei quali sarebbero stati linciati dopo che avevano cercato di arrendersi. Tra le vittime, figurano anche civili scesi in strada a fronteggiare carri armati ed elicotteri in risposta all’appello a protestare rivolto dal presidente Erdogan.
Nei giorni successivi al fallito colpo di stato, le autorità turche hanno avviato rapide purghe all’interno dell’esercito, del potere giudiziario e dell’amministrazione civile del ministero dell’Interno: 7543 “complottisti” arrestati, 318 dei quali posti in detenzione preventiva; 7000 poliziotti sospesi, 2700 giudici e procuratori rimossi dall’incarico (appena meno di un quinto del personale della magistratura), 450 dei quali arrestati.
Le dichiarazioni del presidente Erdogan e di rappresentanti del governo circa il ripristino della pena di morte e il suo uso retroattivo per punire i responsabili del tentato colpo di stato sono particolarmente inquietanti: un passo del genere violerebbe le convenzioni sui diritti umani di cui la Turchia è parte, oltre che le stesse garanzie costituzionali del paese.
“Gli arresti di massa e le rimozioni dall’incarico costituiscono sviluppi preoccupanti in un contesto di crescente intolleranza verso il dissenso pacifico da parte del governo turco. Il rischio è che il giro di vite si estenda ai giornalisti e agli attivisti della società civile. Negli ultimi mesi attivisti politici, giornalisti e altre voci critiche sono stati frequentemente presi di mira e mezzi d’informazione sono stati chiusi” – ha commentato Dalhuisen.
“Ora è più importante che mai che il governo turco rispetti i diritti umani e lo stato di diritto, esattamente come i promotori del colpo di stato non hanno fatto” – ha concluso Dalhuisen.

Amnesty International Italia