“Qualcuno volò sul nido del cuculo” a Brescia

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(foto di Francesco Squeglia)

La Fondazione Teatro di Napoli ha portato in scena al Teatro Sociale di Brescia il lavoro di Dale Wasserman tratto dal romanzo di Ken Kesey “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, tradotto da Giovanni Lombardo Radice, adattato da Maurizio de Giovanni. Pubblicato nel 1962, il romanzo racconta l’esperienza dell’autore in un ospedale psichiatrico dove ha lavorato come volontario. Siamo in California e Randle McMurphy, delinquente condannato al carcere, riesce a farsi ricoverare in quel manicomio per sfuggire ad una dura pena. Si finge “matto”, si agita, attira l’attenzione, è pieno d’idee e iniziative e si diverte un sacco con i matterelli che girano per i reparti. Le scene convincono, in questo bello spettacolo di Alessandro Gassmann con Daniele Russo, Elisabetta Valgoi e con Mauro Marino, Giacomo Rosselli, Alfredo Angelici, Emanuele Maria Basso, Davide Dolores, Daniele Marino, Gilberto Gliozzi, Antimo Casertano, Gabriele Granito, Giulia Merelli. Convincono perché gli attori sembrano matti per davvero: uno con la camminata sincopata, i gesti plateali, la voglia di vita e di evasione; l’altro con i capelli in piedi e la faccia da scienziato pazzo, che gira per le sale dell’ospedale con una scatola di sua invenzione che crede una bomba pronta ad esplodere, ed ogni tanto lo fa, mettendosi, la sveglia che contiene, a suonare; l’altro ancora sordo e muto che però sente e parla e, forse, è ridotto così per le cure a cui è stato sottoposto. Ognuno è là per sua volontà, per farsi curare e sottostare a regole societarie che altrimenti non era in grado di seguire. E grazie a quei volti, Kesey racconta le coercizioni, l’uso e abuso di farmaci, l’uso dell’elettrochoc per fare in modo che le persone stiano tranquille e le cose possano essere comodamente gestite. Bravissima nel ruolo della suora direttrice del reparto Elisabetta Valgoi, intransigente e incapace di accettare altri modi oltre al suo di concepire la vita. Almeno tra quelle mura. L’adattamento del romanzo ambienta la storia ad Aversa, nell’ospedale psichiatrico, nel 1982.

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La forza narrativa dell’autore rimane, e forse prende respiro, grazie a de Giovanni e Gassmann che, ancora oggi, indagano la follia, la prigionia e la libertà, ma anche la solitudine, la malattia, la paura che qualsivoglia avvenimento ci tramuti in quel pazzo, in quel Randle. E che qualcuno ci impedisca di capire, di sentire, di esprimerci. Paure ataviche che vengono fermate, nella trama, da una lobotomia, cioè da qualsivoglia modo di bloccarci le ali e impedirci il nostro volo libero. Da parte di tutti coloro che non vogliono vedere, non hanno tempo per capire, non sono interessati a conoscere e a sentire se non loro stessi. Un lavoro bellissimo, che ha fatto molto ridere il pubblico in sala, quel ridere che soltanto può davvero penetrare ogni sorta di animo umano e arrivare alla riflessione profonda, vera. Tutto aiutato anche dalle videografie di Marco Schiavoni, molto interessanti e capaci di sottolineare la scena ancor più. Efficaci le scene di Gianluca Amodio, con costumi di Chiara Aversano e disegni luci di Marco Palmieri.

Belle le musiche originali di Pivio & Aldo De Scalzi.

Nessun rimpianto per l’adattamento cinematografico di Milos Forman con Jack Nicholson come interprete. Ancora un ottimo spettacolo inserito nella stagione del Sociale di Brescia.

 

Alessia Biasiolo

 

 

Giuseppe Albanese interpreta Beethoven, Schubert e Schumann

albanese-giuseppeLa stagione concertistica organizzata da Roma Sinfonietta presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” avrà uno dei suoi momenti culminanti mercoledì 22 febbraio alle 18.00 con il concerto di Giuseppe Albanese, uno dei pianisti della giovane generazione più richiesti dalle grandi istituzioni musicali di tutto il mondo (Auditorium “Ennio Morricone” della Macroarea di Lettere e Filosofia in via Columbia 1).

Sono in programma tre dei capolavori più famosi non solo dei primi anni dell’Ottocento ma di tutta la letteratura pianistica: la Fantasia in do maggiore op. 17 di Robert Schumann, la Sonata quasi una fantasia op. 27 n. 2 “Al chiaro di luna” di Ludwig van Beethoven e la Fantasia “Wanderer” di Franz Schubert.

Per questo suo concerto Giuseppe Albanese ha scelto il titolo “Fantasia”, come il disco dallo stesso titolo e con lo stesso programma che nel 2014 ha segnato l’inizio della sua collaborazione con Deutsche Grammophon, l’etichetta più prestigiosa nel campo della musica classica. A questo primo cd è seguito nel 2015 l’album “Après une lecture de Liszt”, interamente dedicato al compositore ungherese. Nel marzo 2016 Decca Classics ha inserito nel box con l’opera omnia di Bartók la sua registrazione in prima mondiale del brano “Valtozatok”.

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Giuseppe Albanese, che ha ora trentasei anni, è nato a Reggio Calabria, ha studiato pianoforte al Conservatorio di Pesaro e all’Accademia Pianistica Internazionale di Imola e si è laureato anche in filosofia. Ha vinto nel 1997  il Premio Venezia e nel 2003 il primo premio al Concorso Internazionale “Vendome Prize”, definito da Le Figaro “il concorso più prestigioso del mondo attuale”. È invitato a dare recital e concerti con orchestra sulle più prestigiose ribalte internazionali e ha suonato in tutta l’Europa, nelle due Americhe ed in estremo oriente.

 

Mauro Mariani

A Sol d’Oro, in corso la sfida tra i migliori extravergine da 10 Paesi

Sfida aperta alla Fiera di Verona tra 300 oli extravergine di oliva provenienti da Italia, Spagna, Croazia, Slovenia, Turchia, Portogallo, Germania, Francia, Cile e per la prima volta Giappone, in gara a Sol d’Oro Emisfero Nord, il più prestigioso concorso internazionale dedicato alle produzioni di qualità.

Cinque le categorie in concorso: fruttato leggero, fruttato medio, fruttato intenso, monovarietale e biologico; tre i premi per ogni categoria: Sol d’oro; Sol d’argento e Sol di bronzo.

Gli oli extravergine, dopo essere stati resi anonimi, vengono giudicati in modalità “blind tasting” da una     commissione di 13 giudici internazionali provenienti quest’anno da Italia, Spagna, Turchia, Tunisia, Grecia, Slovenia. Sol d’Oro è l’unica competizione internazionale ad adottare la degustazione alla cieca; questa scelta operativa e la decisione di avere sempre il medesimo capo panel fin dalla prima edizione del 2002 per mantenere l’uniformità di giudizio rendono il premio particolarmente ambito da chi produce altissima qualità.

Proclamazione degli oli extravergine vincitori e, su invito, degustazione en primeur il 20 febbraio, nel corso della prima edizione degli EVOO Days, il nuovo progetto di Veronafiere-Sol&Agrifood per la formazione e il networking della filiera oleicola. Il forum, patrocinato dall’Accademia dei Georgofili e dall’Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio, è realizzato in collaborazione con Teatro Naturale ed è rivolto agli operatori di tutta la filiera. Due i giorni di lavoro (Veronafiere, 20 e 21 febbraio 2017), quattro le sessioni con focus su: tecniche per aumentare la produzione nazionale, qualità degli oli, conoscenza dei mercati esteri e relazione con i buyer internazionali, marketing e comunicazione. Programma e iscrizioni su www.solagrifood.com.

 

Veronafiere

“Guardami oltre…”. I risultati

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In concomitanza con il Festival di Sanremo ed in collaborazione con il Comune di Sanremo e il Comune di Napoli e con Rai Responsabilità Sociale, si è conclusa la rassegna “Guardami oltre…!” (Sanremo per il sociale) che, giunta al suo terzo anno consecutivo, ha registrato un assoluto consenso di pubblico ed operatori del settore. La prestigiosa location del Teatro del Casinò di Sanremo ha infatti ospitato, nei pomeriggi dal 7 all’11 febbraio, oltre 100 persone per 20 progetti artistico-sociali relativi a sette regioni d’Italia: Liguria, Piemonte, Lombardia, Marche, Lazio, Campania, Emilia Romagna.

La manifestazione ideata da Gino Aveta e Patrizia del Vasco e presentata da quest’ultima insieme a Maurizio Ferrini nasce senza alcuna finalità di lucro, ma esclusivamente dal desiderio di sostenere e dare visibilità a quanti in Italia si adoperano a favore di categorie sociali fragili. Accanto a loro hanno sfilato sul palco artisti del calibro di Peppe Vessicchio che, con Il Sesto Armonico, ha presentato il nuovo Cd “Parenti latini” e il libro “La musica fa crescere i pomodori”; Vittorio De Scalzi, che ha ripercorso brevemente in un emozionante live musicale i suoi 50 anni di carriera; Don Backy, con la presentazione in anteprima del suo nuovo album “Pianeta donna” e fautore di un dibattito sul tema del disagio mentale che affrontò proprio in occasione di un festival di Sanremo qualche decennio fa con il brano “Sognando”; Roberta Alloisio e Armando Corsi nell’esibizione del loro nuovo CD dedicato a Luigi Tenco a 50 anni dalla morte; Anna Bischi Graziani vedova di Ivan che, oltre a presentare il nuovo triplo Cd dedicato al grande cantautore teramano, ha testimoniato la causa di un popolo dimenticato, il popolo Saharawi; Zibba, già presente al festival di quest’anno come compositore con due brani, ha presentato il suo nuovo singolo “Universo”; il grande chitarrista Antonio Onorato; oltre a giovani artisti come B and B&B, Jole Cannelli e Leonardo Marcucci,  e Susy Barbato, artista diversamente abile che ha presentato un suo brano inedito in cui denuncia il trattamento delle persone non normali: “L’Universo dei diversi”.

Abbiamo concepito questo progetto – afferma Patrizia del Vasco – all’insegna della solidarietà, dell’impegno civile, nella consapevolezza che nessuno può vivere solo per sé stesso, che si vince e si è felici solo insieme, che incoraggiare e sostenere la vita degli altri è un dovere morale che consente alla nostra stessa vita, di manifestare un’immensa condizione di felicità. L’incremento dei consensi e dell’affluenza di questa edizione, che ha raggiunto importantissimi dati di affluenza anche sul web con le dirette streaming di Radio LDR, ci consente di continuare e rafforzare i legami non solo istituzionali, ma tra le varie associazioni sociali che hanno storie particolari da raccontare.

L’iniziativa è stata infatti un volano di interessanti appuntamenti pubblici atti a sviluppare un vero e proprio network finalizzato ad approfondire – anche fuori del contesto sanremese – una serie di collaborazioni a fini solidali e umanitari. Sono veramente felice – aggiunge Ferrini – di aver avuto questa opportunità di co-conduzione che mi ha permesso di conoscere meglio certe realtà e di quanto e di come molte persone ed associazioni stiano facendo per sostenere e migliorare le condizioni di vita di persone meno fortunate.  Il ricco programma ha visto esibire, tra gli altri, il coro di voci bianche dell’ I.C. Giovanni Pascoli di Aprilia a rappresentanza del progetto Lapiazzaincantata (Il più grande coro del mondo), progetto finalizzato ad introdurre la musica nelle scuole e a far suonare insieme i ragazzi delle scuole medie-superiori provenienti da tutta Italia (presenti da Napoli

l’Assessore alla Cultura del Comune Nino Daniele, l’On. Luigi Berlinguer e la coordinatrice MIUR Annalisa Spadolini).

A parlare di SLA c’era invece Carla Miro (Presidente Ass. Radio LDR), impegnata  su temi importanti, come quello delle Malattie Rare.  Presenti invece, con un’interessante progetto rivolto ai giovani, le rappresentanze delle rassegne  “Mitreofilmfestival” e “Fire Music Festival” di Santa Maria Capua Vetere: #5minutidivita – questo il titolo – che si pone come obiettivo di aiutare e dare visibilità ai giovani film-makers italiani, a promuovere e divulgare l’audiovisivo e sostenere i giovani cantautori italiani. Se le tematiche ambientalistiche erano presenti con Greenpeace e il progetto “Elegia per l’artico” (Musica contro i cambiamenti climatici) – sul palco c’era Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo Greenpeace Onlus – numerose sono state le iniziative introdotte a favore del lavoro ed espressioni artistiche nell’ambito della disabilità; a partire dal progetto “Vendemmiaterapia”, a cura di O.D.V. La bottega dei semplici pensieri di Quarto  (NA), nato per permettere a ragazzi diversamente abili di poter interagire con le aziende agricole, per raccogliere prodotti della terra in base al ciclo delle stagioni, al “Cantiere di sogni”, esperienza di teatro, nel contesto della Lega del Filo d’Oro, che trova la sua ragion d’essere in un’ottica di intervento riabilitativo globale. L’arte dei carcerati della Casa di Reclusione di Sanremo – progetto a cura dell’avvocato penalista e pittrice Antonella Cotta, tenta di scoprire quanto di positivo e creativo ci sia anche in persone che hanno compiuto atti non consoni alla vita sociale e, sempre ai fini di un processo di integrazione tra la creatività e il diverso, Fratel Marco Rizzonato (recentemente premiato dal Presidente della Repubblica come Cavaliere di onore al merito “per lo spirito di solidarietà e umanità mostrato nelle sue molteplici e innovative iniziative a favore di detenuti, poveri e disabili”) ha illustrato nei particolari i percorsi con i detenuti del Cottolengo e i singoli progetti legati a teatro (“Polvere”), arti figurative (“Skydream”) e musica (“Drum Theatre”), anticipando sul palco alcune performance uniche nel loro genere.

Si é dato spazio anche alla salute e igiene vocale (argomento di estrema attualità durante il festival) con l’iniziativa “Canta come mangi” dell’ Ass. Musicale Frequenze; alla medicina eco-sostenibile, scienza medica sostenuta dal Dott. Pasquale Aiese all’insegna del Codice Deontologico; ai non vedenti, con la presentazione di una bottiglia di spumante – il celebre “Crudoo” dell’Azienda vinicola Giorgi S.R.L. di Canneto Pavese  (PV) – la cui etichetta è stata realizzata in braille; alla prevenzione dell’AIDS, con l’ Associazione di volontari ospedalieri V.O.L.A, e, infine, alla triste e attuale tematica del terremoto, con la testimonianza  dell’ Ass. Naz. Vigili del fuoco (sez.Forlì-Cesena), Ass. di Protezione Civile, volontariato e con l’anticipazione del progetto a favore della ricostruzione di una scuola materna-elementare a Visso. Toccante il brano composto ad hoc per i bambini e tutte le vittime del sisma eseguito dal vivo, sul finale della manifestazione dall’ Ass. Naz. Bersaglieri in congedo di Lonate Pozzolo (Va).

Sul palco, a spezzare il ritmo degli interventi sono state inoltre proiettate delle pillole video a favore della manifestazione realizzate da noti personaggi dello spettacolo quali Gianni Morandi, Tullio De Piscopo, Peppe Vessicchio, Vittorio De Scalzi, Patti Pravo, Eugenio Finardi, Jocelyn, Andrea Mirò, Giovanni Caccamo, Franco Mussida, Adriano Pennino, Gigi e Ross, Maurizio Casagrande, Fabrizio Frizzi e Tiberio Timperi.

A corollario ed integrazione del senso di questa iniziativa, che ha visto l’importante collaborazione con l’associazione culturale Matteo Bolla di Sanremo, la presenza degli alunni degli Istituti superiori delle scuole di Sanremo, che sono stati protagonisti e parte integrante della manifestazione stessa, interagenti in un processo di sensibilizzazione dei giovani sui vari argomenti trattati.

Non da ultimo, è stata presentata in anteprima una esposizione proveniente dagli archivi Bovio e De Mura del Comune di Napoli dedicata alla canzone napoletana che, proprio attraverso una manifestazione legata alle varie arti e alle tradizione artistiche svoltasi nel teatro del Casino in tempi “non sospetti” (1932), getto’ le basi di quello che sarebbe diventato il rinomato Festival della Canzone Italiana: proiettati in loop filmati inediti dell’epoca e, nelle vetrine e nei pannelli disposti a raggiera nel foyer della struttura, una serie di partiture, ritratti, dischi, manifesti d’epoca, fotografie e testimonianze – non da ultimo un grammofono del 1925 – curiose e molte delle quali inedite.

Appuntamento all’anno prossimo con nuove iniziative solidali e artistiche sempre nel segno del “guardare Oltre”.

 

Elisabetta Castiglioni

Omaggio a Gershwin a ottant’anni dalla morte

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Sabato 18 febbraio 2017 alle 17.30, nell’Aula Magna della Sapienza, la IUC presenta “Serata Gershwin”, con il trio formato da Enrico Pieranunzi al pianoforte, Gabriele Pieranunzi al violino e Gabriele Mirabassi al clarinetto.

È un omaggio a un musicista che è stato una figura fondamentale nella storia della musica americana, a ottant’anni dalla sua precoce morte. Gershwin fu insieme songwriter dalla vena inesauribile, pianista brillantissimo, compositore di fervida immaginazione e soprattutto portatore di una visione straordinariamente profetica, al cui centro si trovava l’accostamento jazz/classica di cui egli era convinto assertore. Fu il primo ad avere l’idea di unire quelle due tradizioni musicali fino allora inconciliabili, e con lavori come il Concerto in fa e la Rhapsody in Blue inventò il jazz sinfonico. La storia del jazz deve molto a questo ebreo di origine russa nato a Brooklyn, che fu uno dei primissimi musicisti non afro-americani a coltivare con successo quel genere musicale allora rivoluzionario.

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“Serata Gershwin” intende rendere omaggio a quella sua intuizione geniale, coraggiosa e sempre attuale, presentando una selezione di alcuni dei suoi più celebri capolavori. Il concerto inizia con le Variazioni su un tema di Gershwin di Enrico Pieranunzi, cui seguono una serie di brani di Gershwin stesso, alcuni dei quali saranno eseguiti nelle trascrizoni/elaborazioni di Enrico Pieranunzi e di Jasha Haifetz. Brani di ampie dimensioni – quali An American in Paris e Rhapsody in Blue – si alternano a composizioni brevi ma non meno geniali e fascinose, quali i Songs (tra cui i celeberrimi “The man I love”, “I got rhythm” e “It ain’t necessarily so” tratto da Porgy and Bess) e i Preludi.

Cresciuti all’intersezione tra jazz e classica, Enrico e Gabriele Pieranunzi e Gabriele Mirabassi sono idealmente vicini a Gershwin e ripropongono con totale adesione la musica di colui che per primo ha unito jazz e classica – oggi parleremmo di ibridazione – e che proclamò che “se ci sono idee e feeling, tutto è possibile in musica”: quest’affermazione era allora tutt’altro che scontata, ma la storia gli ha dato ragione. Sicuramente sono tre dei migliori interpreti di Gershwin. È perfino superfluo ricordare i loro meriti. Enrico Pieranunzi è da anni ambasciatore del jazz italiano nel mondo. Gabriele Pieranunzi è uno di migliori violinisti classici italiani – è “spalla” del Teatro San Carlo di Napoli – ma  il fratello gli ha trasmesso anche la passione per il jazz. Gabriele Mirabassi è un fantastico virtuoso del clarinetto, che si muove con uguale disinvoltura sia nella musica classica che nel jazz, suonando spesso – oltre che con i fratelli Pieranunzi – insieme a Richard Galliano, John Taylor, Roberto Gatto e Mario Brunello.

 

PROGRAMMA SERATA GERSHWIN

G.Gershwin (1898 – 1937)     An American in Paris*

  1. Gershwin                             3 Preludi*

G.Gershwin                              6 Songs

The man I love

(E.Pieranunzi, piano solo)

But not for me        (G.Mirabassi/E.Pieranunzi)

Love walked in       

(E.Pieranunzi piano solo)

I got rhythm  

(G.Mirabassi /E.Pieranunzi)                                                                              G. Gershwin-J. Heifetz             da “Porgy and Bess”:

My man’s gone now

                                               – It ain’t necessarily so

(G.Pieranunzi/E.Pieranunzi)

                                                                                                 

E.Pieranunzi (1949 – )      Variazioni su un tema di Gershwin

G.Gershwin                        Rhapsody in Blue*

 

Gabriele Pieranunzi, violino

Gabriele Mirabassi, clarinetto

Enrico Pieranunzi, pianoforte

 

* Trascrizioni/elaborazioni originali  di Enrico Pieranunzi

Mauro Mariani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Imparare di Distillati. Un corso a Brescia

Bere bene sembra una frase fatta, semplice e scontata. In realtà nel mondo massmediatico odierno, anche il bere è diventato una moda e, purtroppo, una moda pericolosa. Soprattutto per i giovani, che pensano alcune marche siano di nuova invenzione, mentre hanno soltanto adeguato il contenuto alcolico, riducendolo, per permettere una divulgazione maggiore, appunto soprattutto tra i giovani e giovanissimi. Le campagne di informazione asseriscono varie certezze sul bere, ma un’associazione bresciana, che pur non essendo ancora maggiorenne si difende bene sullo scenario nazionale avendo divulgato i propri canoni anche fuori regione, preferisce dire che l’alcol fa male. E siccome non viene metabolizzato, se si vuole bere meglio poco e buono. Ecco allora che organizza corsi per conseguire la “Patente di Degustatore di Distillati”, insegnando le nozioni basilari sulla distillazione, le caratteristiche dei principali distillati (grappa, cognac, armagnac, gin, tequila, rum, whisky, distillati di frutta, eccetera) e i principali concetti di abbinamento cibo-distillato.

Il prossimo corso inizierà a Brescia il 20 febbraio. Info disponibili contattando l’Associazione A.D.I.D. all’indirizzo adidbrescia@virgilio.it

La fotografia di Elliott Erwitt a Genova

USA. Reno, Nevada. 1960. 'The Misfits'.

USA. Reno, Nevada. 1960. ‘The Misfits’.

Palazzo Ducale di Genova presenta la prima grande retrospettiva di immagini a colori del celebre fotografo Elliott Erwitt.

Un evento unico e straordinario. Se i lavori in bianco e nero del grande maestro sono stati esposti in numerose mostre di grande successo all’estero e in Italia, la sua produzione a colori, invece, è completamente inedita.

Solo in tempi molto recenti Erwitt ha infatti deciso di affrontare, come un vero e proprio viaggio durato lunghi mesi, il suo immenso archivio a colori; una tecnica che aveva scelto di dedicare solo ai suoi lavori editoriali, istituzionali e pubblicitari: dalla politica al sociale, dall’architettura al cinema e alla moda. Immagini dunque sostanzialmente diverse, immagini sulle quali ha posato uno sguardo critico e contemporaneo a distanza di decenni, che ci fanno conoscere un mondo parallelo altrettanto straordinario.

E’ nato così un percorso sorprendente per l’eleganza compositiva, l’uso del colore, l’ironia, talvolta  la comicità e gli altri poliedrici aspetti che rendono Erwitt un autore amatissimo e inimitabile.

La mostra comprende circa 135 scatti, che Elliott Erwitt ha selezionato personalmente, traendoli dai suoi due grandi progetti a colori, Kolor e The Art of André S. Solidor.

Kolor è il titolo del grande volume retrospettivo per realizzare il quale Erwitt ha rivisitato tutto il suo archivio, con un impegno imponente che attraversa tutta la sua produzione a colori. The Art of André S. Solidor è invece l’esilarante e sottile parodia del mondo dell’arte contemporanea con i suoi controsensi e con le sue assurdità.

Mentre il primo progetto vive di scoperte dei vecchi negativi Kodak, in cui si ritrova il tipico linguaggio di Erwitt, dai ritratti di personaggi famosi alle immagini più ironiche e talvolta irriverenti, nella sezione di André S. Solidor, invece, egli crea un vero e proprio alter ego del maestro, con tanto di autoritratti, che si esprime in una produzione che non lascia più niente al caso o all’intuizione, come emerge anche in un breve ed esilarante filmato.

André S. Solidor ama il digitale e il photoshop, la nudità gratuita e l’eccentricità fine a se stessa, ma somiglia ad Elliott Erwitt più di quanto appaia: ironia, metafora e puro divertimento surreale sottendono una seria riflessione sui meccanismi e le assurdità dell’arte contemporanea e del suo mercato.

Membro dal 1953 della storica agenzia Magnum, fondata tra gli altri da Henri Cartier-Bresson e Robert Capa, Erwitt ha raccontato con piglio giornalistico gli ultimi sessant’anni di storia e di civiltà contemporanea, cogliendo gli aspetti più drammatici ma anche quelli più divertenti della vita che è passata di fronte al suo obiettivo.  “Nei momenti più tristi e invernali della vita, quando una nube ti avvolge da settimane, improvvisamente la visione di qualcosa di meraviglioso può cambiare l’aspetto delle cose, il tuo stato d’animo. Il tipo di fotografia che piace a me, quella in cui viene colto l’istante, è molto simile a questo squarcio nelle nuvole. In un lampo, una foto meravigliosa sembra uscire fuori dal nulla”. Non a caso è considerato il fotografo della commedia umana.

Marilyn Monroe, Fidel Castro, Che Guevara, Sophia Loren, Arnold Schwarzenegger, sono solo alcune delle numerose celebrità colte dal suo obiettivo ed esposte in mostra. Su tutte Erwitt posa uno sguardo tagliente e al tempo stesso pieno di empatia, dal quale emerge non soltanto l’ironia del vivere quotidiano, ma anche la sua complessità.

Con lo stesso atteggiamento d’altra parte Erwitt riserva la sua attenzione a qualsiasi altro soggetto, portando all’estremo la qualità democratica che è tipica del suo mezzo. Il suo immaginario è infatti popolato in prevalenza da persone comuni, uomini e donne, colte nel mezzo della normalità delle loro vite.

Nato a Parigi nel 1928 da una famiglia russa di origini ebraiche, Elliott Erwitt trascorse l’infanzia in Italia e si trasferì definitivamente negli Stati Uniti nel 1939, prima a New York e poi a Los Angeles. Ebbe a dire, a proposito delle leggi razziali: “Grazie a Benito Mussolini sono Americano”.

Il percorso espositivo si conclude con una sezione multimediale  che comprende la proiezione di due filmati che documentano la sua lunga carriera di autore e regista televisivo e una video collezione di alcune delle sue più significative fotografie in bianco e nero.

La visita è corredata da una audioguida inclusa nel biglietto, che fornisce al visitatore il racconto di quanto accade nelle immagini di Erwitt. Un testo prezioso, frutto di una documentazione ricostruita dalla curatrice con l’autore, e mai pubblicato in precedenza.

La mostra è curata da Biba Giacchetti, con il progetto grafico e di allestimento di Fabrizio Confalonieri. Promossa dal Comune di Genova e dalla Fondazione di Palazzo Ducale, la rassegna è prodotta da Civita Mostre con la collaborazione di SudEst57.

Genova, Sottoporticato di Palazzo Ducale, fino al 16 luglio 2017

 

Barbara Izzo e Arianna Diana