Al Teatro Camploy “Le baruffe in famegia”

Una buona dose di ironia per rappresentare i dissapori, le invidie, gli equivoci e le litigate che scandiscono la vita di una famiglia medio borghese di Venezia. ‘Le baruffe in famegia’ di Giacinto Gallina è lo spettacolo che andrà in scena domenica 22 maggio, alle 21, al Teatro Camploy.

La serata, organizzata dalla Prima Circoscrizione, vedrà sul palcoscenico la Compagnia Teatrale Verbavolant. E le risate non mancheranno. La trama, infatti, ruota attorno all’eterno conflitto tra suocera e nuora, due donne continuamente divise tra puntigli e litigi alimentati dalle maldicenze di una serva, di due zie e da un promesso sposo.

Con la regia di Laura Mistero, sul palco ci saranno Stefania Zordan, Laura Mistero, Michael Romio, Roberta Bacilieri, Miriam Fresco, Elena Zocca, Luigi Arreghini e Matteo Bortolami.

“Un’occasione simpatica per tornare a teatro e per vivere una serata all’insegna della socialità e del divertimento” ha dichiarato il presidente della Prima Circoscrizione.

La partecipazione è libera, prenotazioni al numero 3482483259 o tramite mail all’indirizzo verbavolant_2002@yahoo.it.

Roberto Bolis

Madre Maria Domenica Mantovani è santa

Nell’attuale ridente cittadina benacense di Castelletto di Brenzone (Verona), nasceva il 12 novembre 1862 Domenica Mantovani, figlia primogenita di Gian Battista e di Prudenza Zamperini. Due famiglie, la Zamperini e la Mantovani, native del posto almeno dal Settecento e risultanti dagli archivi come possidenti villici, pertanto proprietarie di qualche appezzamento di terreno che le rendeva benestanti per i tempi, potendoci coltivare ulivi, foraggiare o allevare il bestiame. Dati i cognomi simili, quella di Domenica veniva soprannominata famiglia Barinelli.

Profondamente cattolici, i vari discendenti erano sacerdoti, insegnanti di Filologia o di Storia, segretari della Cassa Rurale, benefattori della Casa del Clero di Verona, membri di associazioni cattoliche. In casa venne insegnata a Domenica la dottrina cattolica, soprattutto la preghiera che era sempre assidua, mentre per il catechismo frequentava la parrocchia dove, con altre ragazzine, apparteneva alla Pia Unione dell’Oratorio che diverrà l’Associazione Figlie di Maria, che riuniva le giovinette intorno ad un modello di casa governata dal focolare materno; lì imparava l’accudimento (ben presto per Domenica anche dei fratellini) e il rispetto dell’ordine patriarcale, mentre intorno infuriavano le pestilenze, le malattie e spesso anche la guerra.

La chiesa parrocchiale di Castelletto di Brenzone con l’immagine di santa Maria Mantovani delle Piccole Suore della Sacra Famiglia

Domenica a Castelletto frequentò la scuola femminile che mise in risalto la sua intelligenza, la sua propensione per gli studi e la capacità di educatrice che fu evidente sin dalla più giovane età, e soprattutto alla morte del padre a causa di un’otite fulminea, quando il suo alacre lavoro in casa e in parrocchia divenne preciso e costante. Poca la cura di sé, non adatta ad una ragazza in età da marito, ma forte il legame con l’ambiente e forti le amicizie, soprattutto con Antonia Gaioni. Il 2 novembre 1877 giunge come curato a Castelletto don Giuseppe Nascimbeni, accompagnato dalla mamma. Era un uomo che conosceva bene il territorio, essendo di Torri del Benaco, e che viveva la sua vocazione come anche impegno sociale. Per Castelletto voleva l’ufficio postale, la strada, lavoro, una rinnovata chiesa parrocchiale; voleva la spiritualità dei gruppi parrocchiali, opere di carità e incontri di preghiera, fonte di rinnovamento della fede personale e comunitaria.

Don Nascimbeni, poi parroco dal 1885, riconosce subito le attitudini di Domenica che nelle sue mani emise il voto di castità nel 1886. Don Nascimbeni avrebbe voluto delle suore in paese, colte e capaci, impossibili da assicurare da parte di alcun Istituto, tanto che il Vescovo di Verona gli propose di “farsele” da solo. E così fu che il buon prete fondò un Istituto religioso, le Piccole Suore della Sacra Famiglia di cui cofondatrice divenne proprio Domenica Mantovani, suora con il nome di Maria. Domenica, infatti, con altre ragazze, dopo la formazione religiosa, proferì i voti e divenne suora, con caratteristiche adatte a mediare la forza e la tenacia del parroco: divenne Madre di tante ragazze e della sua parrocchia, riconosciuta per la sua dedizione, il suo amore, la sua profonda fede. Madre Maria Domenica Mantovani, spentasi in odore di santità il 2 febbraio 1934, già beatificata da papa Giovanni Paolo II, è stata proclamata santa da papa Francesco, con una cerimonia in Piazza San Pietro, in Vaticano, il 15 maggio scorso. Il suo amore di madre non è finito con la sua morte, ma è stato accanto a persone che avevano bisogno di una Madre speciale e che da lei hanno ricevuto un miracolo.

Alessia Biasiolo

Le Piazze dei Sapori festeggiano 20 anni

La grande festa della tradizione enogastronomica taglia l’importante traguardo dei vent’anni. E, per l’occasione, dopo l’edizione straordinaria realizzata lo scorso anno a settembre a causa del Covid, la manifestazione ‘Le Piazza dei Sapori’ torna ad animare la città nella prima settimana di maggio, dal 5 all’8, con un lungo weekend di eventi in piazza Bra e via Roma.

Oltre 50 le aziende della gastronomia tricolore coinvolte, per una edizione tutta dedicata al made in Italy. Gli espositori presenti, selezionati tra centinaia di imprese del settore, promuoveranno in piazza Bra il meglio delle loro produzioni attraverso le tradizionali bancarelle. Via Roma, per il primo anno, entra a far parte delle location dell’evento, ospitando l’area degustazione. Piazza Bra sarà dedicata solo all’ampia esposizione dei prodotti.

L’iniziativa è promossa da Confesercenti Verona con il patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, dell’Ente Nazionale del Turismo italiano ENIT, dalla Regione Veneto e dal Comune e dalla Provincia di Verona.

Le Piazza dei Sapori. Vent’anni di successi, che hanno visto 2.360.000 presenze, 1.606 aziende coinvolte 1.000 studenti coinvolti nel progetto Teatro Ghiotto, 750 laboratori del gusto, 2 sfilate di moda, 700 spettacoli musicali e culturali, 19 progetti sviluppati a promozione turistica, produttiva, culturale.

Edizione 2022. Oltre agli allestimenti realizzati in piazza Bra e via Roma, una speciale area tematica di promozione del territorio, con l’esposizione di prodotti e laboratori, sarà realizzata dalle aziende di Coldiretti all’interno del Mercato Coperto all’Ex Macello nel quartiere Filippini.

Le aziende agricole aderenti proporranno dei workshop di birra e vino accompagnati da salumi e formaggi locali, alle ore 12 e 13, per la birra e alle 14 e 15, per il vino.

Per la promozione della veronesità, inoltre, è stato inserito uno stand dedicato ai vini veronesi e alla ristorazione tipica locale. Per quest’ultima, nella brochure ufficiale della manifestazione è stata inserita anche una sezione contenente l’indicazione dei ristoranti che sono insigniti della targa Ristorante Tipico di Verona.

Altri eventi

Venerdì 6 maggio alle ore 17.30 al Liston12, con il partner La Feltrinelli, vi sarà la presentazione del libro “Cucina Essenziale” di Francesca Giovannini ideatrice di The Bluebird Kitchen.

Sabato 7 maggio alle ore 16, premiazione del Guardiano del Gusto 2022.

Domenica 8 maggio la città sarà invasa dai Cosplay, le mascotte di Prezzemolo, Tunk, Baldo e Pradabella, che saranno a disposizione dei visitatori per farsi una foto e alle 15 ci sarà il taglio della torta per festeggiare i vent’anni.

Ogni giorno all’Infopoint sarà presente il personale dell’Associazione 800 sorrisi che presenterà il progetto condiviso con Confesercenti Verona a favore dei bambini ospiti delle pediatrie oncologiche. I volontari saranno a disposizione per il truccabimbi e lo zucchero filato, attività per raccolta fondi a favore del progetto. Informazioni sulla manifestazione sul sito www.lepiazzedeisapori.com.

“Un’edizione speciale per molti punti di vista – sottolinea l’assessore –, che oltre a festeggiare l’importante traguardo raggiunto, i vent’anni di manifestazione, riconferma, dopo le difficoltà organizzative attraversate a causa del Covid, il grande ritorno di un degli eventi più attesi e apprezzati da cittadini e turisti. Una vetrina straordinaria per l’enogastronomia, che valorizzare l’ampia offerta di prodotti del nostro territorio e non solo. Vi è una grande necessità di promozione per una filiera produttiva che negli ultimi due anni è stata duramente colpita dalle diverse difficoltà gestionali collegate alla pandemia. Il prossimo fine settimana sarà davvero una grande festa per tutti, per ricominciare finalmente a pieno regime”.

“L’appuntamento – spiegato Torluccio – è molto atteso e abbiamo da mesi messo in moto la macchina organizzativa per prepararlo in tutta sicurezza, anche grazie al supporto dell’amministrazione comunale, in un momento importante di ripresa come questo. Pensiamo che il rilancio del turismo, partendo da quello di prossimità, possa e debba partire proprio da eventi come questo. Siamo fortemente convinti che fare squadra con gli altri attori della città creando iniziative di qualità sia la chiave di volta per rendere Verona ancora più attrattiva nel settore turistico, le cui ricadute positive interessano trasversalmente tutti gli altri comparti”.

“Creiamo iniziative che facciano vivere il tessuto economico e sociale scaligero – dichiara il presidente Bissoli –, ecco perché sono moltissimi gli eventi collaterali che vedono la collaborazione di molteplici soggetti e non si parla di semplice evento di mostra-mercato, conferma di questo ne sono anche i patrocini nazionali ricevuti”.

“Amia sarà “green partner” della manifestazione – sottolinea il presidente Tacchella –. Una collaborazione all’insegna del rispetto dell’ecosistema, di un corretto riciclo dei materiali, dello sviluppo sostenibile. Saremo presenti con un nostro stand, dove sarà distribuito materiale informativo, gadgets a tema, tra i quali l’utile portacenere tascabile in plastica, locandine e brochure. Sia durante, che alla fine dell’evento, sarà inoltre potenziato il servizio e verranno posizionati contenitori aggiuntivi per rifiuti, in previsione della massiccia affluenza di turisti e visitatori”.

Roberto Bolis

Una start-up per genitori… e figli

Sei un genitore?

Hai figli adolescenti di età compresa tra i dodici e i diciassette anni?

I tuoi figli rimangono in casa da soli nel pomeriggio?

Sono autonomi nei compiti e nella gestione del loro tempo?

Trascorrono troppo tempo utilizzando telefono, computer, consolle? Stanno troppo tempo sui social?

Trascurano lo studio, lo sport, la vita reale per quella virtuale?

Sei soddisfatto/a dei loro risultati scolastici?

Quante sono le domande di un genitore. Soprattutto se non ha qualcuno che lo aiuta, per motivi di lavoro, di tempo, di organizzazione familiare…

Allora, ti interessa un servizio per aiutarti in questo?

Lo compreresti?

Invia un tuo commento che condivideremo con i creatori di una start-up tutta dedicata ai genitori e ai figli.

Nel tuo testo puoi aggiungere le esigenze che senti più impellenti, ma anche quelle che i tuoi figli suggerirebbero.

La Redazione

Food&Book 2022

Un Festival con ospiti internazionali quello che si preannuncia per la ottava edizione di Food&Book, la Cultura del cibo, il cibo nella cultura. Così saranno la chef ucraina Olia Hercules e la chef russa Alissa Timoskina le ospiti d’onore della Cena di gala del Festival Food&Book, in programma il 13 maggio a Montecatini Terme al Castello la Querceta sede dell’istituto alberghiero di Montecatini Terme. In loro onore i piatti verranno preparati da altre due  chef femminili, Silvia Baracchi del ristorante stellato “Il Falconiere” di Cortona e Federica Continanza dell’ Home Restaurant “Casa Grazia” di San Gimignano.

Alissa e Olia hanno recentemente ottenuto, dalla guida “The World Best 50 Restaurants”, il prestigioso riconoscimento “Chiampions of Change” assegnato ogni anno ai protagonisti della gastronomia che guidano il cambiamento positivo della società. A pochi giorni dallo scoppio della guerra in Ucraina, hanno inoltre dato vita a “CookforUkraine“, lanciando un appello a tutto il mondo della ristorazione per unirsi ad invocare la fine della guerra. Sempre nella giornata del 13 maggio, Alissa e Olia interverranno nello stabilimento termale liberty “Le Tamerici”,  in occasione dell’apertura del festival, esattamente dopo la “Lectio Magistralis” inaugurale tenuta dallo storico inglese Donald Sassoon e dedicata a “La cultura che unisce”, Sassoon, autore di saggi di successo quali La Cultura degli Europei e il recentissimo Il trionfo ansioso. Storia globale del Capitalismo, è tra i numerosi illustri ospiti attesi alle antiche Terme Tettuccio di Montecatini. Il tema scelto per la Lectio Magistralis è di particolare attualità in questo momento storico in cui rullano i tamburi della guerra che soverchiano le voci dei poeti, degli scrittori e degli artisti.

Tantissimi gli appuntamenti in programma nel week end con scrittori, chef, attori che daranno vita a presentazione di libri, performance gastronomiche, “Cene con lo scrittore” e “Piatto con lo Chef” nei migliori ristoranti e hotel di Montecatini; da non perdere nel week end Bererosa la più grande degustazione con centinaia di etichette di vini rosati. Spazio anche per i più piccoli con animazioni da parte della Libreria Quattro Zecchini nel bel parco delle Terme Tettuccio.

“Con queste partecipazioni – ha dichiarato Sergio Auricchio, organizzatore del Festival, puntiamo quest’anno a dare un taglio internazionale alla manifestazione in una delle capitali del Liberty; al contempo abbiamo deciso in questa particolare edizione, che torna dopo due anni di assenza per cause pandemiche, di valorizzare il mestiere delle chef femminili, con questo speciale doppio omaggio nella cena di gala”.

“Dopo Chicco Cerea, Aimo e Nadia Moroni, Gualtiero Marchesi, Ezio Santin e Gennaro Esposito – continua Luigi Franchi, direttore del festival – si arricchisce l’Albo d’Oro di Food&Book con le due chef Hercules e Timoskina, simbolo di come anche la cucina sia una cultura che unisce.”

“La presenza di queste due gradite ospiti che verranno da Londra nella nostra città oltre a dare un tocco di internazionalità   all’evento – conclude Alessandro Sartoni,  Assessore alla Cultura del Comune di Montecatini Terme – porterà attenzione in positivo sul drammatico tema che da oltre due mesi è sotto gli occhi di tutti e che speriamo presto venga superato da una nuova stagione di pace in Europa”.

Tra le tante partecipazioni alla rassegna, si segnalano gli scrittori Gaetano Savatteri, Marco Vichi, Leonardo Gori, Veit Heinichen, Raffaele Nigro, Roberta Deiana, Franco Faggiani, Roberta D’Ancona, Sandra Ianni, Franco Poggianti, Bruno Damini, il poeta Claudio Damiani, gli chef Renato Bernardi, Stefano CallegaroMarcello Leoni Claudia Fraschini.

Tra le ultime novità si segnala anche la partecipazione dello chef e scrittore Andy Luotto, che oltre a presentare il suo ultimo libro Cotto in Coccio, l’astronauta e il contadino, si esibirà in uno showcase culinario a tema.

Si ricorda infine che l’ingresso per partecipare agli incontri in programma nella Sala Portoghesi è gratuito e che le Terme sono ubicate a poca distanza dalle strutture alberghiere. Grazie alle convenzioni del festival con gli hotel di Montecatini Terme è possibile soggiornare in duplex in hotel 4 stelle a 38 euro a persona.

Montecatini Terme è facilmente raggiungibile in treno da Firenze e da Viareggio. Per chi parte da Roma, sono stati organizzati due pullman, in partenza rispettivamente venerdì 13 e sabato 14 mattina, con ritorno domenica 15.

Il Festival Food&Book (www.foodandbook.it) è organizzato da Agra Editrice Srl in collaborazione con il mensile “Leggere:tutti” (www.leggeretutti.it) con il patrocinio del Comune di Montecatini Terme e la collaborazione della Istituto Alberghiero Martini e Terme di Montecatini.

Elisabetta Castiglioni

Etiopia. Conquista e conoscenza

Roberto Matarazzo nasce a Roma nel 1909 e nel 1929 viene arruolato come soldato di leva nel Primo Reggimento Radiotelegrafisti, grazie al diploma di perito radioelettrico conseguito presso il “Galileo Galilei” della capitale. Congedato l’anno seguente, verrà assunto dall’EIAR di Firenze. Appassionato di fotografia, acquisterà una Kodak a soffietto con la quale scatterà fotografie un po’ a tutti e a tutto. Nel 1935 viene richiamato nell’esercito per la Campagna di Etiopia; imbarcatosi a Napoli nel gennaio 1936, aggregato al Quarto Battaglione Radiotelegrafisti, Seconda Compagnia Telegrafisti del Quarto Corpo d’Armata, visiterà e soggiornerà a Massaua, Asmara, Adua, Macallè, Addis Abeba, tra gli altri luoghi di conquista. Scatterà molte fotografie anche laggiù, il suo miglior passatempo, fino al suo rientro in Italia nel 1937, dove ritroverà il suo lavoro alla EIAR. Sarà proprio grazie a quello che potrà essere dichiarato indisponibile per l’arruolamento durante la seconda guerra mondiale. Sposatosi con Livia, con la quale aveva costantemente intrattenuto rapporti epistolari anche durante la sua permanenza in Africa, nel 1942, si trasferirà a Roma, presso il centro trasmittente dell’EIAR. Nel dopoguerra mantenne il suo lavoro in quella che diverrà RAI, per la quale lavorò fino al 1974, morendo poi nel 1982. Il ricco archivio fotografico “Roberto Matarazzo” è stato digitalizzato dal Centro Documentazione Memorie Coloniali, che da anni si occupa di archivi privati del periodo coloniale italiano, su proposta dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico AAMOD. Il Centro Documentazione Memorie Coloniali (CDMC) viene sostenuto ed è stato istituito, dall’Associazione “Modena per gli altri”, che si occupa di cooperazione internazionale in Etiopia, e quindi si è trovata a confrontarsi con il passato coloniale del Paese. Ha promosso pertanto la raccolta di materiale coloniale, soprattutto iconografico, che ha dato origine a due mostre e a pubblicazioni, portate poi anche in Etiopia, fino alla digitalizzazione della notevole mole di fonti storiche, catalogate da un apposito comitato scientifico. Lo stesso è avvenuto per il fondo Matarazzo di cui ha organizzato non soltanto gli apporti fotografici, ma anche i dati appuntati dal radiotelegrafista e le lettere che inviava a casa. Il fotografo è stato testimone della battaglia dello Scirè dal 23 febbraio al 12 marzo 1936, ad esempio, che lo aveva profondamente colpito e di cui annota l’elenco delle tappe, dattiloscrivendo l’occupazione di Amba Alagi, le battaglie di Tembien e dello Scirè appunto. Matarazzo apparteneva al Genio e ai reparti speciali radiotelegrafisti, quindi non torna a casa come sperava dopo la presa di Addis Abeba. Intanto continua a fotografare con la sua Kodak, ma anche con altre macchine fotografiche; sviluppa i negativi sul posto e stampa le foto, probabilmente usando la luce del sole o lampade elettriche della stazione radiotelegrafica, che forse vendeva anche agli altri militari, spesso oggetto dei suoi ritratti fotografici. Anche Matarazzo, come altri soldati, aveva iniziato a scrivere un diario per fissare i ricordi di guerra, ma dedicava più volentieri il tempo alla memoria per fotografie, tanto che il diario smise di scriverlo e andò perduto. La curiosità per il continente africano era tanta, infatti, che era necessario fissare i dati per mantenerli nella memoria e riportarli a casa, dove di certo sarebbero stati raccontati. L’Africa misteriosa dei romanzi era finalmente lì, davanti agli occhi, e diventava impresa coloniale, parte dell’Italia, dove molti avrebbero voluto realizzare i propri sogni di terra, casa, futuro. Pertanto le fotografie ritraggono soldati sulla nave che li portava in terra di conquista, lungo il Canale di Suez, fino alle distese etiopiche dove si stagliavano le linee telegrafiche; varie le immagini di Matarazzo al radiotelegrafo da campo, o con bambini locali, o con le sue fotografie sparse sulla branda. Curioso l’orto militare, ci sono ritratti gli ascari o vengono immortalati oggetti ricordo in bella posa per la fotografia. Si vedono i soldati italiani, oppure gli ascari, mentre lavano i propri panni al fiume, o impegnati nella costruzione di un ponte in muratura al posto di quello di legno, o addetti ai lavori stradali, o ancora su una teleferica. Non mancano momenti di “caccia grossa”, con l’uccisione di un ippopotamo, di un coccodrillo, di un enorme serpente, di un avvoltoio testabianca, di un leopardo. Tra le panoramiche, quelle dei monti Semien, mentre sono molte le fotografie ritratto di ragazze, donne, bambini e uomini indigeni, sia in posa che nelle faccende quotidiane. Tra le foto dei centri urbani, Adua, Gondar con il castello del negus Fasilide, Axum con le steli (di cui una venne trasportata a Roma), per esempio. Grande attenzione da parte dei soldati italiani la ottenne la Festa del Maskal del settembre 1936 ad Adua, una delle più importanti feste della religione ortodossa etiope. Il mese del Maskaram è l’inizio dell’anno etiope e commemora il ritrovamento della Croce di Cristo. Durante le celebrazioni si accende un grande falò che produce molto fumo, ricordando il fumo che guidò Sant’Elena alla ricerca della Croce. La religione cristiana sostituì i riti tribali di cui rimane memoria nella celebrazione, che funge da divinazione per la fine della stagione delle piogge e di buon auspicio per buoni raccolti. Matarazzo documenta la festa, e poi anche la celebrazione del Natale italiano del 1936, con la Messa al campo, un ottimo pranzo comprendente anche il panettone Motta, il ricordo della preghiera. Un racconto per immagini racchiuso in un prezioso libro, dall’ottima veste grafica, che permette di avere tra le mani un pezzo di storia poco raccontata nel nostro Paese. Da leggere.

Letizia Cortini, Elisabetta Frascaroli, Anna Storchi (a cura di): “Etiopia. Conquista e conoscenza. Rappresentazioni per immagini di Roberto Matarazzo (1936-1937)”, AAMOD, Roma, 2022, pagg. 192, euro 20,00.

Alessia Biasiolo

Il sesso degli angeli diventa film

Scritto a quattro mani con Filippo Bologna, diretto e interpretato da Leonardo Pieraccioni, il nuovo film “Il sesso degli angeli” riporta alla riflessione sulla necessità per il clero di sposarsi. È ciò che si domanda nel suo tormento di vita sacerdotale, don Simone di una parrocchia di Firenze su cui la fotografia apre ampie panoramiche di incomparabile bellezza. Don Simone è giovane, dinamico, fa ascoltare le canzoni di Lady Gaga durante i battesimi, ma è destinato ad una parrocchia con pochi introiti, poco frequentata, con la chiesa che fa acqua da tutte le parti e ogni tanto è protagonista di qualche crollo. Insomma, parroco in crisi, parrocchia in crisi. Fino a quando lo zio miscredente muore a Lugano lasciando al nipote una lauta eredità: un milione e oltre ottocentomila franchi svizzeri. Don Simone, convocato dal laconico notaio, è libero di accettare l’eredità o meno. Così don Simone (Pieraccioni) va subito nella bella Lugano e conosce Lena (Sabrina Ferilli), la tenutaria del bordello che di fatto lo zio burlone gli ha lasciato. Con la solita commedia degli equivoci, sarà il sacrista Giacinto (Marcello Fonte) accompagnatore a svelare l’arcano, mentre un sempre più confuso prete si domanda se deve dare retta alle tentazioni in sogno del defunto zio Waldemaro (Massimo Ceccherini), oppure rimanere fedele ai suoi voti. La sempre brava Ferilli conduce un gioco sottile di seduzione, pur se da vent’anni non lavora diversamente che da gestore del posto, e rivela il suo lato sensibile quando pensa al figlio che non può vedere molto spesso. Conduce anche il prete a passeggio per le montagne svizzere, a guardare un superbo panorama, tanto bello quanto le ragazze che lavorano di fatto per il prete, e spesso anche con preti che pagano le loro performance. Don Simone vuole conoscere meglio il mondo delle prostitute di alto bordo e non si capacita di come possa essersi ritrovato in una situazione simile. Fino a quando non si trova la giusta soluzione che, come vogliono le fiabe belle, salvi capra e cavoli. Spretarsi? Dare ragione al libertino zio che non lo voleva affatto vedere prete? Lasciare l’eredità al cugino farfallone Antonello (Vincenzo Salemme), salvare le ragazze perché non siano più costrette a vendersi? Insomma, tra risate divertite, il pubblico si ritrova a considerare come ai sacerdoti basti il proprio Dio (che è donna, secondo Mimì “la muta” interpretata da Giulia Perulli) e la cura delle anime, mentre alle altre anime serve la cura di un prete che sappia davvero fare bene il suo lavoro… o meglio, la sua missione.

Un film divertente, da vedere.

Alessia Biasiolo

“Radici”, una mostra a Verona

“La vecchiaia non è un male incurabile, ma senza aiuto può essere molto dura”. Con questo slogan nasce nel 2004 il Fondo Monsignor Giuseppe Ciccarelli finalizzato a dare risposte d’urgenza e di carattere temporaneo a persone anziane, in situazioni di necessità sociosanitaria ed in precarie condizioni economiche, al fine di migliorare la loro qualità di vita. Per contribuire ad incrementare il Fondo, che negli ultimi cinque anni ha incassato oltre 400 mila euro di donazioni, dal 26 aprile al 10 maggio nella sala Polifunzionale della Gran Guardia si terrà la mostra “Radici” dell’artista architetto Paolo Zoppi. L’inaugurazione è fissata per martedì 26 aprile alle ore 18. L’esposizione resterà poi aperta ad ingresso gratuito tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18.30.

L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’Assessorato ai Servizi Sociali del Comune e la Fondazione Pia Opera Ciccarelli Onlus, presenta venti tele dipinte ad olio dall’architetto Zoppi, legate da un tema evocativo, quello delle radici, a significare i legami familiari, culturali, umani che ci uniscono.

Il ricavato della vendita delle tele esposte, che verrà devoluto dall’artista al Fondo Monsignor Giuseppe Ciccarelli, servirà a potenziare l’iniziativa “Abbasso la Solitudine” rivolta alle persone anziane in difficoltà per realizzare percorsi di vicinanza concreta, come la consegna di pasti a domicilio o pacchi alimentari o l’accoglienza temporanea in RSA per motivi di emergenza sanitaria o abitativa improvvisa, con l’obiettivo di scongiurare situazioni di isolamento e disagio, accelerate anche dalla pandemia da Covid, che li spingerebbero sempre più verso una condizione di povertà assoluta. Attività già strutturate e messe in campo grazie al Fondo Monsignor Ciccarelli, attraverso una organizzazione consolidata che parte dalla segnalazione e dalla presa in carico degli anziani da parte dei Servizi Sociali del Comune per arrivare agli operatori della Fondazione Pia Opera Ciccarelli Onlus che li raggiungono a domicilio garantendo loro un pasto o una sistemazione e, con essi, un sorriso e una attenzione che scalda il cuore.

L’iniziativa è stata presentata in municipio dall’assessore ai Servizi sociali Maria Daniela Maellare. Presenti il direttore dei Servizi istituzionali Fondazione Pia Opera Ciccarelli Domenico Marte e l’artista Paolo Zoppi.

“Un progetto che unisce l’arte e il sociale, per un obiettivo davvero importante – ha detto l’assessore Maellare-Fondazione Pia Opera Ciccarelli è un sopporto insostituibile per il Comune, davvero preziosa l’attività svolta a favore degli anziani durante la pandemia, garantendo tutti i servizi e attivandone di nuovi. Il ricavato della mostra andrà a sostenere il Fondo e quindi i numerosi aiuti per gli anziani, sia quelli che vivono nelle loro case sia quelli ospiti negli istituti di assistenza”.

Paolo Zoppi è nato il 31 agosto 1947 a Verona dove vive e svolge la professione di architetto. Oltre alla libera professione tra gli anni Settanta ed Ottanta si è interessato anche di pittura, fotografia e cinema a passo ridotto, esponendo le sue opere in alcune personali, partecipando a rassegne nazionali ed internazionali e conseguendo numerosi riconoscimenti.

Roberto Bolis

“Il Palio per la pace” attorno alla comunità ucraina

“Il Palio per la pace” è in programma oggi a Ferrara, in piazza Castello, dalle 16 alle 18.

L’evento ricorda “La Ventura” che era una vicenda che nel Rinascimento vedeva il Duca e la sua Corte uscire dalla dimora del Casato in abiti più dimessi di quelli che si fosse soliti indossare nella quotidianità e percorrere le strade della nostra città, sollecitando dalle attività del commercio, delle arti e dei mestieri, la donazione di beni e quant’altro possibile che poi lo stesso Duca Estense faceva distribuire ai più poveri dei poveri.

Oggi, questa memoria si concretizza con la consegna da parte dell’Ente Palio di beni necessari alle popolazioni dell’Ucraina sconvolte dalla guerra, doni che verranno portati direttamente in quei luoghi dall’Organizzazione di Padre Vasyl Verbitskyy, con la collaborazione di Andrea Firrincieli, che è stato anche Vicepresidente dell’Ente Palio.

Sulla falsa riga dell’evento di allora, l’Ente Palio dalle 16 di oggi allestisce alcuni carretti di legno storici posizionati in Piazza Castello, che presentano quanto preparato per la donazione, con l’accompagnamento di un Corteo proveniente dal Castello Estense.

Un’esibizione di musicisti del Conservatorio cittadino “Frescobaldi” saluta il Duca circondato dalla guardia armata che assiste alla lettura dell’editto di donazione da parte dell’Araldo Ducale.

A seguire un’esibizione del Gruppo “Armati” dell’Ente Palio che rappresenta le gesta dei Cavalieri della nostra città che fu culla dell’arte della scherma rinascimentale.

Il Corteo, accompagnato dai tamburi e dalle chiarine delle Contrade, annuncia alla città l’evento che si conclude con la donazione e i balli dei gruppi di danza storica della Corte Ducale e delle Contrade.

Alessandro Zangara

“Vita di Mario. Storia d’amore e di amicizia”

Domenica 24 aprile 2022 alle 16 alla sala Estense (piazza del Municipio a Ferrara), si terrà la rappresentazione teatrale “Vita di Mario. Storia d’amore e di amicizia“, tratta dall’omonimo volume di Andrea Tugnoli (Editrice Tresogni, Ferrara). L’appuntamento, ad ingresso gratuito, è inserito nell’ambito del calendario messo in campo dal ‘Comitato Celebrazioni 25 aprile‘, con il coordinamento dell’Istituto di Storia Contemporanea del Comune di Ferrara, per ricordare il 77° anniversario della Liberazione.

Il progetto vede protagonista l’ANPI di Bondeno in collaborazione con il Museo del Risorgimento e della Resistenza del Comune di Ferrara e porta in scena una storia d’amore esemplare di un giovane ferrarese che, partito dalla nostra provincia sarà costretto ad affrontare Auschwitz. Il testo tocca tutte le tematiche più importanti della vita degli esseri umani come odio, guerra, ma anche amicizia ed amore. Sono soprattutto queste ultime ad essere capaci di sorreggere gli esseri umani, anche nella tragedia della deportazione. «Quella non è un’industria, bensì un campo di prigionia molto più grande di Auschwitz, può contenere più di centomila internati. Non ci sono mai stato, ma so di certo che in quel luogo succedono cose terribili; è il campo di Birkenau… Quello che succede qui è una storia che non potrà mai essere dimenticata, il tempo non basterà».

Accesso consentito con Green Pass rafforzato e mascherina ffp2.

Alessandro Zangara