“Cambia il tempo! Cambiamenti climatici ed evoluzione”

Sarà dedicata al tema “Cambia il tempo! Cambiamenti climatici ed evoluzione” la quindicesima edizione del ‘Darwin Day Ferrara’, ciclo di conferenze annuali promosse dal Museo di Storia Naturale di Ferrara in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Vita e Biotecnologie dell’Università di Ferrara, con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Musei Scientifici (ANMS) e della Società Italiana di Biologia Evoluzionistica (SIBE).

Fino al 18 marzo gli appuntamenti saranno trasmessi ogni giovedì in diretta streaming sul canale YouTube del Museo di Storia Naturale di Ferrara al link: https://bit.ly/2MQdDUM

Il tema conduttore di quest’anno riprenderà in parte quello del 2020 che a causa della pandemia è stato interrotto dopo il secondo appuntamento. Ragione per cui si è voluto continuare il percorso della relazione tra cambiamenti climatici ed evoluzione biologica e recuperare le conferenze già programmate. La storia della vita sulla terra e della sua diversità di specie e adattamenti è strettamente legata al clima. Le sue variazioni possono causare catastrofiche estinzioni di massa ma anche favorire l’evoluzione di nuove forme, nuove varianti geniche, e nuove specie. L’argomento è chiaramente molto attuale: come cambia il clima? Come sta cambiando la biodiversità in seguito ai mutamenti climatici indotti dall’uomo? Solo estinzioni o anche evoluzione?

Giovedi 25 febbraio, ore 17 – Museo di Storia Naturale “A qualcuno non piace caldo” Con Emiliano Trucchi (Università Politecnica delle Marche)

Anche se il cambiamento climatico in atto si manifesta principalmente con l’aumento delle temperature, non è scontato aspettarsi che le specie adattate ai climi freddi siano necessariamente quelle più a rischio. Spesso le reazioni di animali e piante non sono così semplici da interpretare né, ancor più importante, da prevedere. Questo perché la nicchia ecologica di ogni specie è un sistema estremamente complesso che interagisce con quella di tutte le altre specie nel bilancio generale di ogni ecosistema. Queste saranno quindi storie di reazioni inattese ai cambiamenti climatici ma, soprattutto, storie di pinguini.

Giovedi 4 marzo, ore 17 – Museo di Storia Naturale “La distribuzione geografica delle specie: dalla compren-sione della vita sulla Terra ai cambiamenti globali” Con Luca Santini (Dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Charles Darwin”, Sapienza Università di Roma)

La biogeografia, ovvero lo studio della distribuzione geografica delle specie, ci permette di comprendere i processi naturali che hanno portato alla biodiversità che osserviamo, ed ha contribuito in maniera sostanziale allo sviluppo della teoria dell’evoluzione. Ma da cosa dipende la distribuzione di una specie? Perché i lemuri sono presenti solo in Madagascar mentre il lupo è presente in Asia, Europa e Nord America? La risposta va cercata in una moltitudine di fattori, come gli adattamenti delle specie alle condizioni climatiche, le interazioni con altre specie, e le barriere fisiche che impediscono la dispersione delle specie, tutti fattori che sono oggi fortemente alterati dall’uomo. Le distribuzioni stanno quindi cambiando molto rapidamente, molto più in fretta di quanto abbiano fatto in passato. Questi cambiamenti innescano reazioni a catena negli ecosistemi, e stanno portando a una riduzione della diversità. Stiamo andando verso un mondo abitato da specie sempre più simili fra loro?

Giovedi 11 marzo, ore 17 – Museo di Storia Naturale “Cambiamenti climatici: la silenziosa lezione degli alberi” Con Giorgio Vacchiano (Università di Milano, Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali)

Nella prima parte l’intervento si farà il punto sulla crisi climatica in corso – numeri, cause ed effetti – e sugli scenari relativi a ciò che ci aspetta nell’immediato futuro. Tra gli strumenti per limitare le emissioni, la tutale e la gestione sostenibile delle foreste e degli altri ecosistemi naturali è l’opzione più efficace. Conosceremo lo stato delle foreste del mondo, commenteremo le dinamiche in atto (dalla deforestazione amazzonica all’espansione naturale delle foreste italiane) e il potenziale offerto dalle foreste, esistenti o da ricreare, per assorbire anidride carbonica in eccesso. La seconda parte dell’intervento descriverà i modi in cui gli alberi e le foreste hanno imparato nel corso del tempo a reagire alle avversità e a elaborare le più fantasiose strategie di adattamento. Un viaggio dalle montagne italiane alle paludi della Louisiana, dalle savane africane alle foreste vergini del pacifico, alla scoperta di ciò che gli alberi possono insegnarci a proposito di strategia di adattamento – e di come le foreste e il legno siano la chiave per la lotta alla crisi climatica che incombe.

Giovedi 18 marzo, ore 17 – Museo di Storia Naturale “Darwin Day Junior – Caccia alla traccia e CSI dinosauri” Con Giulia Realdon (Associazione Scienza Under 18) e Associazione Didattica Didò

Darwin Day 2020 Ferrara dedicato anche ai giovanissimi con un programma intrigante e coinvolgente: Caccia alla traccia. Attività di animazione sull’interpretazione di tracce di dinosauri. I ragazzi saranno invitati a scoprire quanti erano, come camminavano, quanto erano grandi ed a scoprire cos’è successo, anche impersonando i protagonisti dell’evento. Per i ragazzi fino alla terza classe della scuola primaria. CSI dinosauri: sulla scena di un crimine del Mesozoico. Attività di animazione sull’interpretazione di (finte) tracce di dinosauri. I ragazzi saranno invitati a osservare una “scena del delitto” con impronte di dinosauri e segni di lotta. Dovranno poi fare delle misure e, utilizzando delle formule di Alexander (semplificate), potranno calcolare le dimensioni e la velocità dei dinosauri che hanno lasciato le impronte per ricostruire cos’è successo sulla scena del crimine. Per ragazzi dalla quarta classe della primaria in su.

FERRARA Museo Civico di Storia Naturale Largo Florestano Vancini, 2

per informazioni: tel. 0532.203381 fax 0532.210508 museo.storianaturale@comune.fe.it www.comune.fe.it/storianaturale

Alessandro Zangara (anche per l’immagine)

Borse di studio “Premio Città di Verona”

Sono sei le borse di studio di mille euro ciascuna destinate agli studenti più meritevoli, che abbiano discusso una tesi di laurea magistrale sulle peculiarità della città di Verona e del suo territorio provinciale.

C’è tempo fino al 16 aprile per iscriversi alla nuova edizione del “Premio Città di Verona”. Il bando, promosso dall’assessorato alle Politiche giovanili del Comune di Verona, è riservato ai neolaureati che abbiano discusso la tesi nel corso del 2019 e 2020.

Nello specifico, le tesi ammesse al concorso dovranno riguardare studi su aspetti generali o particolari della città di Verona, della vita veronese o del suo territorio provinciale e potranno avere carattere letterario, storico, artistico (architettura e ingegneria), giuridico, sociopolitico ed economico, psico-pedagogico o scientifico (scienze naturali, biologiche e mediche).

Per l’ammissione alla selezione il candidato autore della tesi dovrà aver ottenuto una votazione di laurea non inferiore a 100/110 o punteggio equivalente. Nel caso di tesi elaborate da più soggetti, potranno partecipare al concorso, presentando ciascuno distinta domanda, solo gli autori che abbiano raggiunto questo punteggio. Le domande dovranno pervenire al Comune di Verona entro le 13 del 16 aprile.

L’iniziativa – spiega l’assessore alle Politiche giovanili Francesca Briani – si propone di contribuire alla diffusione di una cultura del merito, attraverso il concreto riconoscimento dell’impegno profuso nell’attività di studio, quale premessa per la costruzione di competenze che permettano la piena realizzazione individuale e sociale dell’individuo”.

Il bando ed il modulo per la partecipazione sono scaricabili dal sito web del Comune di Verona al link www.politichegiovanili.comune.verona.it.

Roberto Bolis

“Cinema Samuele” di Bersani il miglior disco del 2020

È “Cinema Samuele” di Samuele Bersani il più bel disco italiano dello scorso anno per gli oltre cento giornalisti e critici musicali che hanno votato per il “Top 2020”, il referendum sui migliori album promosso dal “Forum del giornalismo musicale” (che si svolge da cinque anni nell’ambito del Mei – Meeting etichette indipendenti di Faenza).

A prevalere nella sezione riservata ai dischi d’esordio è stato invece Tutti fenomeni con “Merce funebre”.

L’iniziativa, a cura di Enrico Deregibus, è stata realizzata in collaborazione con l’Agimp (la neonata Associazione dei Giornalisti e critici Italiani di Musica legata ai linguaggi Popolari) e sotto l’egida del Mei. Fra i dischi assoluti, dopo Bersani si è classificato Diodato con “Che vita meravigliosa”. Poi, a seguire, Lucio Corsi con “Cosa faremo da grandi”, Brunori Sas con “Cip!” e Paolo Benvegnù con “Dell’odio dell’innocenza”. Negli album d’esordio dopo Tutti fenomeni troviamo Emma Nolde con “Toccaterra”. Al terzo posto Speranza con “L’ultimo a morire”, al quarto Buva con “Quarantena” e, a pari merito al quinto, Ariete con “Spazio” e Elasi con “Campi Elasi.

Nella categoria disco assoluto, per il 2017 c’era stato un pari merito fra Brunori Sas con “A casa tutto bene” e Caparezza con “Prisoner 709”, per il 2018 aveva vinto Riccardo Sinigallia con “Ciao cuore”, per il 2019 Vinicio Capossela con “Ballate per uomini e bestie”.

La categoria per il disco d’esordio è stata introdotta per il 2018, quando aveva vinto Giuseppe Anastasi con “Canzoni ravvicinate del vecchio tipo”, mentre per il 2019 si è affermato Fulminacci con “La vita veramente”.

Quest’anno il Forum ha voluto di nuovo andare alla ricerca delle migliori produzioni italiane dell’anno da poco trascorso, coinvolgendo giornalisti di ogni provenienza ed età, da quelli delle grandi testate cartacee alle webzine, dalle tv alle radio. Un così ampio e rappresentativo ventaglio di votanti ha permesso di avere un quadro attendibile delle preferenze del giornalismo e della critica musicale italiana più attenta sulla musica del nostro Paese.

Monferr’Autore

Il Bacanal del Gnoco in un album di figurine

Maschere, carri e majorette quest’anno sfilano tra le pagine del primo album delle figurine dedicato al Carnevale di Verona. Arriva ‘Veronesi tuti mati’, una collezione di 507 adesivi sulla storia e le curiosità del Bacanal del Gnoco. Domani, nel giorno del Venerdì gnocolar, la città sarà invasa da 25 mila album, copie che si potranno trovare in tutte le edicole e nei supermercati Migross. Così come i 45 mila pacchetti da 5 figurine, acquistabili al costo di 80 centesimi l’uno. In questi giorni migliaia di ‘book’ sono in distribuzione gratuitamente nelle classi di quarta e quinta elementare di Verona. Ed è già collezione mania. Un modo divertente e alternativo per vivere il carnevale, visto che al momento le restrizioni anti Covid non consentono sfilate e feste, appuntamenti rimandati solo di qualche mese. Ma anche un’occasione per far conoscere ai più piccoli le maschere della città, la loro storia e i fatti salienti. Compresa quella partita di calcio in Arena del 1949, tra ‘Macaroni’ e ‘Pignatari’, finita in rissa per colpa di un rigore.

E le novità non terminano qui. Il primo che completerà l’album e lo porterà in visione al sindaco avrà un posto d’onore alla prossima sfilata dei carri. Tra le vie della città si godrà il carnevale a fianco di Papà del Gnoco e alla sua corte. Nei prossimi mesi, invece, verrà organizzata una giornata di scambio delle ‘doppie’, per consentire a tutti di concludere il ‘book’ e completare la storia del Bacanal.

La realizzazione dell’album, ad opera di Donato Cicogna e Alverio Merlo, è durata diversi mesi. Sono servite infatti 680 ore per la stesura e la cura grafica dei contenuti, 66 per l’impaginazione, 15 i giorni per la stampa del materiale, interamente ecologico. Tutte le 64 pagine che compongono l’album sono su carta pasta di legno senza additivi chimici aggiunti, e quindi riciclabili. Immortalati per l’occasione i 27 comitati cittadini, con le loro maschere tradizionali, i 17 carri allegorici di borghi e rioni e 5 tra bande musicali e majorettes.
Alla presentazione in anteprima dell’album c’erano tutte le maschere cittadine, oltre al sindaco Federico Sboarina, all’assessore al Turismo e alle Tradizioni veronesi Francesca Toffali e al presidente del Bacanal Valerio Corradi. In prima fila, ovviamente, il sire del Carnevale scaligero, il Papà del Gnoco con tanto di mascherina tra barba e cappello.

Una bellissima novità per far conoscere il nostro carnevale, una delle più belle, longeve e sentite tradizioni veronesi – ha detto il sindaco -. Un modo appassionante per scoprire tante curiosità e fatti che hanno reso grande il Bacanal. Sono certo che questa iniziativa piacerà tantissimo ai bambini, ma anche agli adulti. Grandi e piccoli potranno divertirsi insieme collezionando tutte le figurine e cercando di terminare quanto prima l’album. Il primo che lo completerà e verrà a mostrarmelo, infatti, potrà garantirsi un posto d’onore e sfilare assieme al Papà del Gnoco”.

Il carnevale fa parte della nostra identità, della cultura popolare, è nel dna dei veronesi, che non si lasceranno scappare quest’occasione – ha detto Toffali -. In un anno dove le tradizionali sfilate e feste sono rimandate, l’album e la collezione delle figurine è un bel modo per portare lo stesso allegria e gioia nelle case. E’ questa da sempre la missione del nostro Bacanal, regalare un sorriso in più, oltre a raccontare una storia lunga secoli”.

“Siamo felici e orgogliosi di questa iniziativa, in questo modo il carnevale non si ferma, nonostante le restrizioni anti Covid – ha concluso Corradi -. La sfilata è solo rimandata di qualche mese. Nel frattempo, oltre a collezionare le figurine a completare l’album, i ragazzi potranno partecipare al concorso fotografico ‘Magico carnevale’. In palio una giornata a Gardaland assieme alla propria classe”.

Tutti i dettagli relativi al concorso sono disponibili all’interno dell’album.


Roberto Bolis (anche per le fotografie)

Accademia di Francia a Roma e l’Anno del Fumetto

Il Fondo Fumetti a Villa Medici

In occasione dell’Anno del Fumetto, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici è felice di annunciare l’acquisizione di 276 fumetti in lingua francese, che preludono alla creazione di un fondo dedicato che riunirà quasi 200 autori e autrici internazionali.

Nell’ambito di questa operazione, l’Accademia di Francia a Roma si è avvalsa della consulenza della Cité internationale de la bande dessinée et de l’image d’Angoulême (CIBDI) per la selezione dei titoli, e della Librairie française de Rome Stendhal per la fornitura delle opere.

In questa occasione, l’Accademia desidera riaffermare il suo sostegno agli autori, alle autrici e a tutti gli attori che operano nel settore del libro e contribuire alla diffusione della nona arte in tutta la ricchezza delle sue espressioni narrative e grafiche. L’Accademia continua  così il suo impegno a favore della creazione contemporanea, in un processo di convergenza e apertura verso ogni forma artistica, di cui il linguaggio della “bande dessinée” non fa eccezione. Il fumetto, la letteratura e le arti visive continuano anzi a mantenere un fecondo dialogo reciproco e a comporre nuove estetiche che luoghi pionieristici come le residenze d’artista vogliono incoraggiare.

 La selezione pilota di questo nuovo fondo porta in primo piano autori e autrici, illustratori e illustratrici di diversa provenienza e disciplina, facendo dialogare i grandi nomi del fumetto con artisti più di nicchia. Fra questi, gli ex borsisti di Villa Medici François Olislaeger (autore e disegnatore di fumetti, 2019-2020), Lancelot Hamelin (scrittore, 2016-2017), Anne-Margot Ramstein (illustratrice, 2015-2016) e Mathias Énard (scrittore, 2005-2006), ma anche gli ex residenti Catherine Meurisse (autrice e disegnatrice di fumetti, 2015), Isabelle Boinot (artista e illustratrice, 2020), Matthias Lehmann (autore di fumetti, 2020), Régis Lejonc (illustratore, 2019) e Carole Chaix (illustratrice e disegnatrice, 2018).

Questo nuovo fondo integrerà le collezioni della biblioteca dell’Accademia, già ricca di 37.300 volumi tra cui alcuni fumetti (con opere di ex residenti ed ex borsisti come per esempio Jul, Eugène Riousse, Lisa Bresner…), ed ambisce ad essere progressivamente completato con i progetti dei borsisti, dei residenti, degli artisti ospiti, dei ricercatori e ricercatrici che soggiornano alla Villa, con opere provenienti dalla rete francese a Roma (École française de Rome, Institut français Italia) e dal pubblico esterno di lettori della biblioteca.

Tale iniziativa si pone in continuità con le azioni già intraprese dall’Accademia di Francia a Roma per sostenere la creazione di fumetti: nell’ottobre 2019, l’Accademia e la Cité internationale de la bande dessinée et de l’image di Angoulême hanno dato vita ad una residenza di creazione volta ad accompagnare progetti innovativi di autori e autrici di fumetti. Questo programma di residenza, realizzato in collaborazione con la Société des Auteurs dans les Arts graphiques et plastiques (ADAGP), ha permesso di accogliere a Villa Medici nel 2020 Isabelle Boinot e Matthias Lehmann. Quest’ultimo ha potuto lavorare al suo progetto intitolato Chumbo, la storia di una cronaca familiare durante gli anni di piombo della dittatura in Brasile, tra il 1968 e il 1973 (di prossima pubblicazione per Casterman). Da parte sua, Isabelle Boinot ha perseguito il suo progetto intitolato Toshiyori, un saggio grafico che racconta le sue esperienze e le sue osservazioni sulla società giapponese sotto forma di repertorio etnografico.

A proposito dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
Fondata nel 1666 da Luigi XIV, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici è un’istituzione culturale francese avente sede dal 1803 a Villa Medici, villa del XVI secolo circondata da un parco di sette ettari e situata sulla collina del Pincio, nel cuore di Roma.

Ente pubblico dipendente dal ministero della Cultura francese, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici svolge tre missioni complementari: ospitare artisti e artiste, creatori e creatrici, storici e storiche dell’arte di alto livello in residenza annuale o per soggiorni più brevi; realizzare un programma culturale ed artistico che interessa tutti i campi dell’arte e della creazione e che si rivolge ad un vasto pubblico; conservare, restaurare, studiare e far conoscere al pubblico il proprio patrimonio architettonico e paesaggistico e le proprie collezioni.

L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici è diretta da Sam Stourdzé.

Biblioteca dell’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici
Catalogo online:
http://www.farnese.efrome.it/. Per maggiori informazioni e prenotazioni in biblioteca: 06 67 61 263 o per e-mail all’indirizzo raffaella.carchesio@villamedici.it

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia)

Le escursioni di Genus Bononiae 

Palazzo Pepoli

Non solo musei. I Servizi Educativi di Genus Bononiae organizzano delle visite guidate in giro per la città per conoscere meglio le tante anime di Bologna.

Sabato 20 febbraio ore 16.00 Bologna via del gusto

Quando dici Bologna pensi alla sua grande cultura culinaria: dal Mercato delle Erbe alle botteghe del quadrilatero fino alle osterie storiche. Partendo da Palazzo Pepoli, il percorso ci porterà alla conoscenza dei prodotti tipici e delle pietanze del passato.

Sabato 27 febbraio ore 16.00 Palazzi signorili e senatori

Un mini-tour tra via Castiglione, via Zamboni e Strada Maggiore alla scoperta dei palazzi senatori. Un viaggio architettonico tra il Rinascimento e il Barocco partendo dal Museo della Storia di Bologna: da Palazzo Pepoli Campogrande a Palazzo Magnani, da Palazzo Malvezzi fino a Palazzo Davia-Bargellini.

Prenota il tuo posto scrivendo a didattica@genusbononiae.it oppure chiama lo 051 19936329 (lun-ven 11 – 16)

G.B. (anche per la fotografia)

La mostra “I peccati” di Johan Creten prorogata fino a maggio

L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici è lieta di annunciare la riapertura e la proroga fino al 23 maggio 2021 della mostra I Peccati dello scultore Johan Creten.

Inaugurata il 15 ottobre 2020, la mostra è curata da Noëlle Tissier ed è organizzata dall’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici con il sostegno delle gallerie Almine Rech e Perrotin. Dopo tre mesi di chiusura, la mostra che inizialmente doveva concludersi a fine gennaio viene invece prorogata fino alla primavera.

La riapertura al pubblico dell’esposizione “I Peccati” è accompagnata dalla pubblicazione del catalogo in tre lingue (italiano, francese e inglese). Questo volume di riferimento offre un’immersione nell’opera di Johan Creten e include dei testi inediti degli storici dell’arte Colin Lemoine, Nicolas Bourriaud e le fotografie di Gerrit Schreurs.

Precursore, inclassificabile e controcorrente, Johan Creten (nato nel 1963) è un artista che si è distinto nel panorama artistico degli ultimi anni in quanto figura forte, enigmatica e intrigante. Dotato di una visione estremamente attuale della nostra società, egli ha saputo ritagliarsi uno spazio specifico all’interno della scena internazionale della creazione contemporanea. Johan Creten si è distinto fin dagli anni Ottanta per l’uso innovativo della ceramica. Oggi è considerato una figura di spicco del rilancio di questo materiale nel campo dell’arte contemporanea.

Un altro aspetto della sua opera è l’uso virtuoso del bronzo nella realizzazione di sculture monumentali, di cui un importante esempio, “De Vleermuis – Il pipistrello”, è presentato sul piazzale di Villa Medici.

La mostra “I Peccati” raccoglie, per la prima volta in Italia e su tale scala, un insieme di cinquantacinque opere in bronzo, ceramica e resina, affiancate ad alcune opere storiche di Lucas Van Leyden (1494-1533), Hans Baldung (1484-1545), Jacques Callot (1592-1635), Barthel Beham (1502- 1540) e Paul van Vianen (1570-1614).

La prima sala si apre con una serie di creazioni e ri-creazioni di opere concettuali del  1986. Accanto  a  “The  Garden”  (realizzato  nel  1996-97  durante  la  residenza dell’artista a Villa Medici) e a opere più significative come “Présentoir d’Orange” (1989-2017) e “Plantstok” (1989-2012), questa sala mette in discussione il nostro rapporto con l’introspezione e la consapevolezza di noi stessi, evocando il concetto di paradiso perduto e di tentazione.

Nella seconda sala, una nuova monumentale opera in resina “Muses et Méduses”, iniziata nel 2005 e completata nel 2019, dialoga con brani della famosa serie metonimica “Odore di Femmina” (iniziata nel 1998) sulla seduzione, l’ambiguità dei sentimenti e le relazioni umane.

Una terza sezione riunisce opere altamente politiche tra cui il bronzo “Il prezzo della libertà” (2015), “Couch Potatoes” (1997) e una nuova serie di ceramiche “Wargames” (2019).

Lungo la scalinata, si affaccia un gruppo di enigmatici bronzi a sollevare la questione della coscienza morale in una società coinvolta in un continuo movimento, in profonda mutazione. La scultura monumentale “The Herring” domina l’ultima sezione con i suoi 5 metri di altezza.

Una nuova scultura, realizzata in collaborazione con gli storici laboratori della Porzellanmanufaktur Augarten, rivisita una porcellana di Doccia ed è presentata al pubblico per la prima volta.

Diffusa in tutto lo spazio, una nuova serie di “Bolders” in gres smaltato invita il pubblico a sedersi, prendere tempo, osservare le opere per scoprirne le connessioni e immergersi in magnifici dettagli: superfici di vetro scintillanti, significati nascosti e metafore.

Johan Creten parla di “Slow art” e della necessità di un ritorno all’introspezione. Un movimento, che va dalla miniatura alle figure monumentali, che ci permette di appropriarci del nostro tempo e di immergerci in un’esplorazione del mondo con i suoi tormenti individuali e sociali, per un viaggio pieno di sorprese ed emozioni.

Le  sculture  di  Johan  Creten,  realizzate  tra  il  2019  e  il  2020   appositamente  per  la  mostra  attualmente  in   corso   a  Villa   Medici,   si   aggiungono  alle  opere  che  scandiscono  la  sua  carriera  dagli  anni  Ottanta  a  oggi,  e sono qui abbinate a stampe, arazzi e bassorilievi del XVIe XVIIe secolo appartenenti alla sua collezione personale. Queste opere storiche scelte dall’artista sono veri e propri riferimenti nel suo processo creativo, che rivelano le sue preoccupazioni dal punto di vista artistico, storico, politico e filosofico.

L’intreccio di queste opere all’interno dell’esposizione stravolge la nostra percezione da molteplici punti di vista, che dal passato mettono in discussione il futuro della nostra umanità.

Académie de France à Rome — Villa Médicis. Viale Trinità dei Monti, 1 – Roma

Infoline: +39 06 67611. Visite  guidate  tutti i pomeriggi esclusi il martedì, il sabato e la domenica. Prenotazione online consigliata. Per maggiori informazioni sulle fasce orarie di visita e sulle regole in materia sanitaria: villamedici.it

Elisabetta Castiglioni (anche per la fotografia di Gerrit Schreurs)

 

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A Ferrara il ‘Giorno del Ricordo 2021. Istria, Fiume e Dalmazia’

Fino a martedì 16 febbraio sono in programma a Ferrara le iniziative cittadine per celebrare il ‘Giorno del Ricordo 2021. Istria, Fiume e Dalmazia – ricordo di un esodo‘. La ricorrenza del 10 febbraio è stata istituita dalla Repubblica italiana (art. 1 Legge n. 92 del 30 marzo 2004) al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

Il calendario di appuntamenti nasce a cura dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia insieme a Prefettura di Ferrara-Ufficio Territoriale del Governo, Comune di Ferrara-Museo del Risorgimento e della Resistenza, Associazione Nazionale Partigiani Cristiani-sezione di Ferrara e Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara con il patrocinio del Comune di Ferrara.

DOMENICA 14 FEBBRAIO 2021- ORE 10,30 – Ferrara – Basilica di San Francesco via Terranuova – angolo via Savonarola

Alla Santa Messa domenicale, celebrata da Sua Eccellenza Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara/Comacchio, saranno ricordate le genti dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, costrette ad abbandonare la loro terra, ove da secoli erano presenti, nel secondo dopoguerra. Lettura finale della “Preghiera per l’Infoibato”, scritta da Sua Eccellenza Mons. Antonio Santin, Vescovo della Diocesi di Trieste e Capodistria dal 1938 al 1975.

MARTEDI’ 16 FEBBRAIO – ORE 10,15 – Incontro in video compresenza – Istituto comprensivo F. De Pisis di Ferrara

Tema dell’incontro “Le foibe e l’esodo degli istriani, fiumani e dalmati”. Ne parlano Flavio Rabar, esule da Fiume e Presidente del Comitato di Ferrara dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e la Dott. ssa Antonella Guarnieri, storica e Responsabile del Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara.

A fianco delle iniziative del programma ufficiale, listituto di Storia Contemporanea esporrà sui propri social (YouTube: istituto di storia contemporanea di Ferrara, Instagram:@isco.fe, e condiviso come link su Facebook: Iscoferrara e Twitter:@iscoferrara) la mostra “Le tragedie del confine orientale. Fascismo – Foibe – Esodo“, realizzata da Bruno Enriotti, direttore della Fondazione Memoria della Deportazione.


Alessandro Zangara

Regio People

Il Teatro Regio di Parma nel 1960

230 scatti, dal 1909 a oggi, per disegnare, in 260 pagine, il ritratto di una delle componenti più importanti di uno spettacolo dal vivo, il pubblico: RegioPeople è il nuovo volume fotografico realizzato dal Teatro Regio di Parma, per il progetto speciale 2019 dell’associazione Reggio Parma Festival, che immortala gli sguardi e le emozioni di chi, al di là della quarta parete, ha partecipato e partecipa alla creazione degli spettacoli del Teatro Regio e del Festival Verdi, catturando assieme a questi la magica, unica atmosfera che pervade gli spazi e regna da sempre nel pubblico di uno dei più bei teatri del mondo.

Questo speciale racconto, a cura dello storico della musica Giuseppe Martini, presenta per la prima volta riunite, selezionate e restaurate, immagini preziose custodite dall’Archivio Storico del Teatro Regio di Parma e negli archivi privati dei fotografi Alberto e Gianluca Montacchini e di Giovanni Ferraguti, che hanno documentato la vita del Regio a cavallo del XX secolo, e di Roberto Ricci, fotografo del Teatro dal 2003.

Il volume è stato distribuito in edicola in esclusiva con la Gazzetta di Parma, al prezzo di 18 euro più il costo del quotidiano.

La copertina del volume

Cuore pulsante della “Città del Melodramma”, il Teatro Regio di Parma sin dalla sua costruzione rappresenta uno dei più importanti luoghi della vita della città, parte integrante del suo tessuto culturale, sociale ed economico, luogo di condivisione e occasione di arricchimento, discussione e dibattito, e da sempre specchio fedele dei suoi mutamenti, particolarmente in occasione dei più cruciali momenti della storia di Parma. In Regio People ritroveremo, dipinta sul volto dei suoi spettatori, la passione e la tenacia con cui da sempre il Regio allestisce i suoi spettacoli.

La storia familiare di ciascun parmigiano racchiude sicuramente uno o più ricordi legati al Teatro Regio, commenta Federico Pizzarotti, in veste di Presidente della Fondazione Teatro Regio di Parma. Per i parmigiani, infatti, il Regio è molto di più di un semplice teatro, sin dalla sua fondazione, voluta quasi 200 anni fa da Maria Luigia, che lo intese come luogo di diffusione culturale aperto a tutti. Sarà quindi interessante sfogliare questo spaccato della città di Parma assieme ad alcuni tra coloro che hanno contribuito a darvi vita, e sapere che sui volti ritratti da quattro grandi fotografi italiani brillano un fuoco e una passione che possiamo ritrovare ancora oggi tra i frequentatori del nostro Teatro”.

Incontrare oggi sulla pagina i volti, gli sguardi, le emozioni del nostro pubblico, ripercorrendo il corso della storia, ci farà nuovamente sentire parte di una vasta e gloriosa comunità – afferma Anna Maria Meo, Direttore Generale del Teatro Regio di Parma, ci fa prendere ancora una volta coscienza dell’importanza del patrimonio custodito dal Teatro, anche in termini di vissuto sociale e ricordare, nel delicato momento storico in cui questo volume va in stampa, quanto noi stessi abbiamo vissuto, nella certezza che ritorneremo presto a vivere il nostro amato Teatro, insieme”.

Franco Maria Ricci e Ornella Vanoni al Regio nel 1976

Promuovere l’attività e la storia delle realtà che compongono il Reggio Parma Festival è lo scopo istituzionale della nostra Associazione, spiega Andrea Gambetta, Presidente dell’Associazione Reggio Parma Festival. In occasione di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020 abbiamo scelto di raccontare il Teatro Regio in un progetto speciale che, attraverso le immagini raccolte e selezionate, ripercorre il racconto del “luogo del melodramma” della città, con le foto dei protagonisti delle sue serate – spettatori, loggionisti, appassionati – nella cornice ideale del tempio dell’opera di Parma.

Immagini recenti e del passato che recuperano una magica atmosfera, svelando un legame ed un dialogo di note e parole fra il principale teatro di Parma ed i suoi abitanti, fra la passione per la lirica ed il palcoscenico che la contiene. Le fotografie riportano alla memoria la “viva” cultura musicale del Teatro Regio e la tradizione musicale che questo luogo esprime, con il suo potenziale di rappresentazione e identificazione con l’anima stessa della città”.

Giuseppe Martini, segretario scientifico dell’Istituto nazionale di studi verdiani di Parma, e da anni consulente editoriale e musicale del Teatro Regio e Roberto Ricci hanno seguito la selezione, il restauro e la pulitura dei negativi e la delicata fase della digitalizzazione delle immagini. “Le immagini raccolte, spiega Martini, sono tutta l’altra metà del Teatro Regio, vista attraverso gli occhi diversi e complementari di quattro fotografi, con i cambiamenti del gusto e della moda e persino delle facce, i deliqui e le intemperanze, lo sprezzo e l’entusiasmo, i gesti e le macchiette, quella metà del Teatro che sta di fronte al palcoscenico, e se ne compiace. Un lavoro difficile, quello della selezione perché le foto del pubblico del Regio sono davvero tantissime e sceglierne solo 230 è stata sfida, tanto che è già in cantiere un secondo volume”.

Paolo Maier (anche per le fotografie)

In live streaming “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” di Michael Nyman, dal famoso testo di Oliver Sacks

Michael Nyman

La pandemia e la susseguente chiusura dei luoghi della musica dal vivo non fermano tre importanti istituzioni musicali come OperaInCanto, Istituzione Universitaria dei Concerti e Nuova Consonanza che, pur di continuare la loro “mission”, uniscono le forze per recuperare, in live streaming, un titolo della programmazione autunnale. Non a caso, in quest’ottica di bella collaborazione, coraggio e visione per il futuro, il progetto musicale scelto parla, attraverso la musica di Michael Nyman, del potere taumaturgico della musica.

A interpretare i tre soli personaggi di questo atto unico, il soprano Elisa Cenni, il tenore Roberto Jachini Virgili e il basso Federico Benetti.

Fabio Maestri

Fabio Maestri dirige l’Ensemble In Canto, regia e impianto scenico sono di Carlo Fiorini.

Noto al grande pubblico per la collaborazione ai film di Peter Greenaway e per la fortunata colonna sonora del film Lezioni di piano di Jane Campion, Michael Nyman è anche un apprezzato autore di musica da concerto e per il teatro. Composta nel 1986, l’opera The Man who mistook his Wife for a Hat (L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello) è tratta dall’omonimo testo del neurologo Oliver Sacks (Risvegli, Musicofilia) che firma anche il libretto insieme a Christopher Rawlence e Michael Morris. Strutturata in un unico atto, l’opera associa la musica minimalista di Nyman al mondo della psicologia cognitiva e delle neuroscienze, a cui Sacks ha dedicato i suoi studi, attraverso la curiosa vicenda del Dr. P, un musicista affetto da un raro disturbo, la “agnosia visiva”, che gli causava gravi difficoltà nel riconoscere le persone e gli oggetti su cui posava lo sguardo.

«L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello investiga il mondo di una persona (Dr. P) con agnosia visiva (o cecità mentale) -scrive il celebre neurologo-. Tali pazienti “vedono e non vedono”. Vedono colori, immagini, linee, oggetti, movimento, ma sono incapaci di riconoscerli. Non riconoscono persone, luoghi o oggetti comuni: il loro mondo visivo ha perso senso e familiarità».

Così ne parla il compositore: «La prima cosa che mi interessò fu il fatto che Sacks non descrive il problema neurologico del Dr. P, ma conduce il lettore passo per passo attraverso la scoperta della condizione del paziente: un processo narrativo che richiede un processo musicale parallelo». Nell’opera il Dr. S, come in un’indagine poliziesca, cerca di scoprire le cause del disagio del suo paziente e individua nella musica la sua unica possibile via di salvezza: l’uomo scambia sua moglie per un cappello, non sa riconoscere un guanto o il suo piede sinistro, ma continua a cantare, trova nella musica dei punti di riferimento e l’unica possibile cura per superare almeno in parte il suo problema. Un apologo, quindi, sul potere terapeutico della musica.

L’opera viene presentata in forma scenica, con una regia che gioca sulla sovrapposizione di diversi piani di ripresa, realizzati con tecnologie all’avanguardia, a voler metaforicamente alludere alla agnosia visiva di cui è affetto il protagonista.

I protagonisti dell’opera, che viene eseguita nella versione originale inglese (con sottotitoli in italiano), sono tre cantanti già apprezzati in importanti enti lirici e festival italiani e all’estero: il soprano Elisa Cenni (Mrs. P), il tenore Roberto Jachini Virgili (Dr. S) e il basso Federico Benetti (Dr. P). L’Ensemble In Canto (Anna Chulkina e Andrea Cortesi violini, Gianfranco Borrelli viola, Michele Chiapperino e Mattia Geracitano violoncelli, Marzia Castronovo arpa, Silvia Paparelli pianoforte) tra le formazioni ormai storiche del panorama della musica del Novecento e di oggi è diretto da Fabio Maestri, particolarmente apprezzato nel repertorio moderno e contemporaneo (ha al suo attivo una lunga serie di prime nei più importanti cartelloni del settore), che di Nyman ha già diretto con successo nel 2013 The Piano Concerto (solista Gilda Buttà) al Teatro Petruzzelli. La regia e l’impianto scenico sono di Carlo Fiorini.

Dello spettacolo erano previste rappresentazioni lo scorso novembre e dicembre ad Amelia e Terni per il festival OperaInCanto, e poi a Roma per la stagione della IUC – Istituzione Universitaria dei Concerti e per il 57° Festival di Nuova Consonanza. In seguito alla chiusura dei teatri causata dall’emergenza Covid-19 l’opera sarà trasmessa in live streaming sabato 13 febbraio 2021 alle ore 21:00 e resterà fruibile fino al 20 febbraio. La si potrà vedere sui vari canali YouTube, pagine Facebook e siti internet delle tre istituzioni coinvolte.

Link da cui si può vedere l’opera

Canali Youtube

IUC: https://www.youtube.com/user/iucsapienza2011

Nuova Consonanza: https://www.youtube.com/c/nuovaconsonanzalive

OperaInCanto Terni: https://www.youtube.com/channel/UCzeSfdOdWW6IY9z7mBGAdQQ

Pagine Facebook

https://www.facebook.com/Associazione-InCanto-1412885585601023/

https://it-it.facebook.com/Istituzione.Universitaria.dei.Concerti/

https://www.facebook.com/nuova.consonanza

Mauro Mariani (anche per le fotografie)