Toiletpaper & Martin Parr

La mostra aperta fino al 31 ottobre prossimo all’Accademia di Francia a Roma (Viale della Trinità dei Monti, 1 – Roma) riunisce per la prima volta il fotografo britannico Martin Parr e i due ideatori del magazine TOILETPAPER, Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, per un itinerario ipnotico nel cuore di un repertorio visivo stracolmo di colori. Il percorso espositivo si presenta sotto forma di un’installazione di oltre quaranta fotografie che occupa una parte dei giardini rinascimentali di Villa Medici e offre uno spazio per muoversi errando in autonomia secondo l’allestimento progettato da Alice Grégoire e Clément Périssé, architetti e borsisti dell’Accademia di Francia a Roma.

L’esposizione trae origine dalla collaborazione tra Martin Parr, Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari per il libro ToiletMartin PaperParr pubblicato nel 2020 da Damiani che raccoglie e accosta, le une accanto alle altre, le immagini più iconiche degli archivi prolifici di questi tre artisti. Il corpo umano, il cibo, gli animali sono i motivi ricorrenti di questo progetto fotografico che interroga la nostra ossessione contemporanea per le immagini.

Dal piccolo formato alle stampe monumentali, le fotografie esposte a Villa Medici sposano il paesaggio in un gioco di rapporti che sottolinea lo spirito graffiante e impertinente dei loro autori. Quale migliore cornice dei giardini di un palazzo rinascimentale per rinnovare l’esercizio di deliziosi contrasti? Immagini composte meticolosamente e scene catturate dalla vita quotidiana dialogano per dar vita ad una narrazione fotografica in cui il vernacolare e la finzione surrealista si (con)fondono.

Elisabetta Castiglioni

Il “Cuore di Lucia” compie quindici anni

Il 14 luglio del 2006 volava in cielo Lucia Fiocchetti, una bambina di Schio, in provincia di Vicenza, classe 1997. Con i fratelli e i genitori frequentava il lago di Garda, Padenghe, dove avvenne un tragico incidente nella piscina di un residence: pur essendo una nuotatrice, Lucia rimase impigliata nella griglia di protezione di un pozzetto sul fondo della vasca, senza più riuscire a risalire, malgrado i soccorsi. Uno dei purtroppo tanti incidenti nelle piscine, soprattutto nei mesi estivi, com’è più probabile. Lucia lasciava affranti i genitori e tre fratelli e la storia sarebbe una, ahimè, delle tante, se non avesse generato una delle, per fortuna, tante storie di solidarietà e di aiuto. Come Lucia si è “tuffata tra le braccia del Padre”, così la ONLUS voluta dai suoi genitori porta acqua dove si muore di sete, dove non si può nuotare per divertimento e refrigerio nelle calde giornate estive. L’immenso dolore che ancora si legge negli occhi di mamma Pia e di papà Fabio è diventato un sorriso che si rinnova ogni anno proprio a Padenghe, in estate, poi a Schio e poi il giorno di Santa Lucia, con varie attività di raccolta fondi. Nei giorni scorsi, presso l’abbazia di Maguzzano, gioiello di spiritualità incastonato nelle colline moreniche del Garda, è stata celebrata una santa messa in suffragio di Lucia.

Quindi è stato possibile ascoltare le parole di alcuni dei protagonisti dei progetti nati dalla disgrazia che ha colpito la famiglia, in particolar modo comprendere come portare l’acqua in un villaggio africano consente di lavarsi le mani ai medici che entrano ed escono dalla sala parto di un ospedale, piuttosto che risparmiare 1.600 metri a piedi, in salita, verso il pozzo governativo per poter avere acqua potabile da bere. La canalizzazione dell’acqua verso l’ospedale e verso la scuola di una cittadina, permette di non avere sete e di poter migliorare l’igiene e la salute. L’impegno di frati e suore, di varie congregazioni religiose operanti in loco, consente soprattutto alle bambine di avere un futuro: le scuole che vengono seguite con progetti italiani sono particolarmente per loro, infatti, le più sfortunate e abbandonate in zone difficili del mondo. Ad esempio, partendo diciotto anni fa da una scuola elementare per bambine in Africa seguita da operanti veronesi, si è proseguito con le scuole medie e poi con le superiori ed oggi ci sono delle ragazze universitarie, sia in Economia che in Scienze infermieristiche, che contribuiscono al benessere locale. L’acqua in alcune zone ha consentito di iniziare progetti di orti per la propria sussistenza alimentare, migliorando lo stato di zone a rischio.

Tornando alla famiglia Fiocchetti, due mesi dopo la scomparsa della bimba, la mamma trovò un suo appunto: “Un senso di vita per tutti che è dentro i nostri cuori”. Quel messaggio portò alla riflessione di tramutare il dolore in ricchezza solidale e venne fondata un’associazione destinata a fare ricordare per sempre la piccola Lucia. “Cuore di Lucia” ONLUS segue progetti concreti, piccoli ma fondamentali, che permettono anche il confronto con chi li segue direttamente. A volte arrivano richieste di aiuto per comperare un rubinetto, oppure per poter avere un pezzo di tubo e, appunto, canalizzare l’acqua potabile. Altre volte bastano poche decine di euro al mese per assicurare che un bambino o una bambina vadano a scuola con profitto.

Tra i progetti in corso “L’acqua è vita” per la costruzione di 50 pozzi a Tulear, in modo da garantire l’accesso gratuito all’acqua a circa centomila persone; il progetto è stato avviato nel 2018 e i primi dieci pozzi sono già attivi. Ogni progetto è aperto a tutti e non è confessionale.

Progetti sono stati conclusi in Tanzania, Guinea, Sierra Leone, Ghana, Guinea-Bissau, Etiopia, Costa d’Avorio, Congo, Camerun, Repubblica Centrafricana, Burundi, Angola, Burkina Faso, ad esempio, ma vengono aiutati anche i Fratelli dell’abbazia di Maguzzano, impegnati in un lavoro di miglioramento del sistema idraulico di un edificio che vanta una storia quasi millenaria.

Alessia Biasiolo

Lo Ialsax Quartet di Gianni Oddi al Parco Milvio

Musica jazz e dintorni stasera, martedì 13 luglio alle 21.00, al Parco Milvio di Roma in via Capoprati (banchina della riva destra del Tevere, nel tratto tra piazzale Ponte Milvio e ponte Duca d’Aosta) con lo Ialsax Quartet, fondato nel 1991 da Gianni Oddi, che per molti anni è stato 1° Sax Alto dell’Orchestra della RAI di Roma e poi della PMJ: ne fanno parte lo stesso Gianni Oddi al sax soprano, Filiberto Palermini al sax alto, Marco Giudolotti al sax tenore e Alessandro Tomei al sax baritono. Si ascolteranno la musica intramontabili di compositori ormai classici come George Gershwin e Astor Piazzolla e di compositori contemporanei ma ormai anche loro entrati a far parte del Gotha del jazz, come Dizzy Gillespie, Paquito D’Rivera e Bob Mintzler: praticamente un viaggio nel jazz dagli Anni Venti ai nostri giorni, con alcune gradite divagazioni, come i Tanghi di Piazzolla.

Gianni Oddi

Gianni Oddi è stato per anni Sax Alto dell’Orchestra di Musica Leggera della Rai di Roma e ha collaborato con i più grandi musicisti e direttori d’orchestra quali Gianni Ferrio, Bruno Canfora, Nicola Piovani, Franco Piersanti, Bruno Tommaso, Luis Bacalov, Dizzy Gillespie, Gil Evans, George Russell, Bill Holman, Maria Schneider, Liza Minnelli, Jerry Lewis, Ray Charles, Ella Fitzgerald, Sammy Davis Jr, Uri Caine, Paolo Fresu, Fabrizio Bosso e tanti altri. Nel 1991 ha fondato il quartetto di sassofoni Ialsax Quartet e poi la Ials Jazz Big Band, il cui repertorio spazia dalla musica swing, alla musica latina, al rhythm and blues fino ai giorni nostri.

Ialsax Quartet

Con i due gruppi da lui fondati Oddi ha suonato in tante importanti sale e partecipato a moltissimi festival in Italia ed all’estero, tra i quali Umbria Jazz, Ravello Festival, Roccella Jazz Festival, “X e XII Festival Mondiale del Sassofono” (Pesaro e Montreal), il “Millenium Stage” al Kennedy Center (Washington), Jazz Jamboree (Varsavia), Ascona Jazz Festival (Svizzera), Radenci Jazz Festival (Yugolslavia), Avrupa Jazz Festivali (Ankara), Manly Jazz Festival (Sydney), Ottawa Jazz Festival (Canada), Tabarka Jazz Festival (Tunisia), Euro Jazz Festival Tomar (Portogallo), North See Jazz Festival (Olanda), Nantes Jazz Festival (Francia), Buenos Ayres Italian Jazz Festival (Argentina). E ancora in Olanda, Colombia, Guatemala, Turchia, Tunisia, Siria, Libano, Egitto e una lunga tournée in Africa (Etiopia, Kenya, Mozambico, Zimbabwe, Sudafrica e Angola).

La rassegna è sostenuta dalla Regione Lazio con il Fondo Unico 2021 sullo Spettacolo dal Vivo. Biglietti: 10 euro; ridotti over 65 e under 26: 8,00 euro. Acquistabili on line presso punti di vendita Ticketone e presso Parco Milvio infopoint. Informazioni: tel. 06 3236104

Mauro Mariani (anche per le fotografie)

Il sorriso di San Zeno

La vita di San Zeno diventa un film. Una pellicola che racconta la storia del Patrono di Verona, ma soprattutto il Patrono nella storia, quella scaligera. Un’ora e 32 minuti alla riscoperta di miracoli, sermoni e del suo messaggio ancora così attuale. Insieme a tante curiosità sulla città. ‘Il sorriso di San Zeno’ è il titolo del docu-film ideato, scritto e diretto da Mauro Vittorio Quattrina che giovedì 8 luglio è stato presentato in prima nazionale al cinema K2. Un primo appuntamento perché in poche ore la sala è già stata riempita con le prenotazioni. Sono arrivate, infatti, 5 mila richieste anche da Austria e Germania, dove il santo è conosciuto. A breve la Gran Guardia potrebbe spalancare le sue porte e ospitare una seconda proiezione del film. Una serata dedicata ai veronesi e alla riscoperta del patrimonio spirituale e simbolico lasciato dall’8° Vescovo di Verona, impersonato dall’attore Diego Carli.

Il docu-film è prodotto dall’associazione culturale Storia Viva ed è realizzato con il contributo di Cattolica e Fondazione Cattolica, main sponsor, Acque Veronesi, Comune di Verona e SER.I.T, con il patrocinio di Regione Veneto, Provincia di Verona, Diocesi, Comuni di Sant’Ambrogio di Valpolicella, Roverè Veronese e Galeata-Forlì.

“San Zeno è nei cuori di tutti i veronesi, credenti o meno, che si riconoscono in questa figura – ha detto Sboarina -. Un personaggio forte della storia e dell’identità scaligera. Con il suo sorriso porta speranza e la città da sempre si affida alla sua protezione. Il Patrono, infatti, non fa parte solamente delle vicende e della simbologia cristiana ma anche di quella veronese. Ringrazio il regista per questo lavoro che recupera il messaggio e il pensiero del nostro grande Santo. Stiamo organizzando una proiezione in Gran Guardia per consentire a più veronesi possibili di vedere il film”.

“Un Santo che veniva dal nord Africa, quando era fortemente cristiana, e che a Verona trovò una situazione di arianesimo – ha spiegato il Vescovo Zenti -. Un contemporaneo di Sant’Agostino di cui conserviamo ancora miracolosamente l’intero scheletro, integro e completo. Ossa che sono state fatte studiare sia a Firenze che a Londra dove è stata confermata l’attendibilità. Ora siamo tutti curiosi di vedere questo film”.

“Una grande opportunità per l’intera città, non potevamo non sostenere la realizzazione di quest’opera – ha aggiunto Bedoni, presidente di Fondazione Cattolica -. San Zeno ha segnato la storia scaligera dal punto di vista sociale e spirituale. La vita della città è impregnata del suo messaggio. È stato protagonista del nostro territorio e della sua identità, ecco perché ancora oggi è un Patrono vero e non simbolico”.

A chiudere il regista che ha descritto il lavoro fatto per arrivare alla realizzazione del film. “Abbiamo recuperato scritti e sermoni, riscoperto un messaggio moderno e attuale, che merita di essere conosciuto – ha detto Quattrina -. È stato un lavoro davvero impegnativo, interrotto anche dal Covid. Ma finalmente il film è pronto e la curiosità che ha suscitato è davvero tanta. Il nostro Patrono è infatti noto non solo in Italia ma in tantissimi altri Paesi d’Europa. È un Santo che va oltre al suo stato di santità e che nel tessuto sociale della Verona antica ha lasciato un solco profondo attraverso i suoi 92 sermoni. La nostra città è nota per Shakespeare e Dante, ma San Zeno non è da meno”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

‘Tra Dante e Shakespeare. Il mito di Verona’

L’esposizione, a cura di Francesca Rossi, Tiziana Franco e Fausta Piccoli, resterà visibile fino al 3 ottobre alla Galleria d’Arte Moderna Achille Forti di Verona, ed è uno dei fulcri dell’articolata mostra diffusa appositamente ideata per la celebrazione dei 700 anni dalla morte del Sommo Poeta e che vede il Comune di Verona partecipare, insieme alle città di Firenze e Ravenna, alle attività del “Comitato Nazionale per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri.

La mostra costituisce un omaggio all’esilio veronese di Dante e al legame con Verona che, nel corso dei secoli, continuò ad alimentarsi dando origine a una ricca produzione artistica.
Il progetto prevede una selezione di oltre 100 opere tra dipinti, sculture, realizzazioni artistiche su carta, tessuti e testimonianze materiali dell’epoca scaligera, codici manoscritti, incunaboli e volumi a stampa in originale e in formato digitale provenienti dalle collezioni civiche, dalle biblioteche cittadine, da biblioteche e musei italiani ed esteri.

Tra le opere in mostra, da non perdere i tre disegni di Botticelli, prestigioso prestito del Kupferstichkabinett, Berlino. In particolare, ‘Dante e Beatrice. Paradiso II’, è stato scelto come immagine coordinata della mostra diffusa, che sviluppa graficamente il tema dell’itinerario dantesco nel Paradiso e lo traduce nel cammino del Poeta, guidato da Beatrice, lungo le strade di Verona, alla scoperta dei luoghi legati alla sua memoria.

La mostra copre un arco cronologico compreso tra Trecento e Ottocento e si sviluppa in due nuclei tematici principali. Il primo intende ricostruire il rapporto tra Dante, Verona e il territorio veneto nel primo Trecento. Il secondo si concentra sul revival ottocentesco di un medioevo ideale tra Verona e il Veneto.

Se in apertura la mostra rievoca il leggendario e presunto incontro tra Giotto e Dante a Padova e consente di ripercorrere la cultura artistica scaligera nel grande snodo della rivoluzione giottesca, il percorso espositivo prosegue nell’affascinante racconto del profondo legame che unì Dante e Cangrande della Scala.

Le ricche testimonianze legate alla figura dello Scaligero delineano il contesto in cui Dante trascorse gli anni dell’esilio fino alla creazione del suo Poema. Testi decorati della Commedia, manoscritti e a stampa, accompagnano i visitatori dall’epoca di Dante alla fine del Settecento, attestando la costante attenzione che Verona e il Veneto rivolsero al Poeta e alla sua Opera.

Il secondo nucleo tematico sviluppa la riscoperta del mito di Dante nella grande stagione ottocentesca, come incarnazione dei nascenti ideali risorgimentali e allo stesso tempo esempio del tormento creativo del Poeta esiliato. È a questo punto del percorso espositivo che il visitatore potrà ammirare le iconografie dei personaggi danteschi, a partire da Beatrice e Gaddo, ma anche di altre figure femminili e delle tragiche vicende, legate al tema dell’amore e degli amanti sfortunati, di Pia de’ Tolomei e Paolo e Francesca. Proprio quest’ultimo tema introduce il mito di Giulietta e Romeo, giovani innamorati nati dalla penna di Luigi da Porto nel Cinquecento e resi celebri da William Shakespeare in tutto il mondo.

Attraverso questo percorso si potrà cogliere il costituirsi dell’identità della Verona ottocentesca, che da un lato si alimenta della presenza storica e reale di Dante alla corte di Cangrande, dall’altro di quella immaginaria di Romeo e Giulietta, creati anch’essi nella cornice di un Trecento scaligero. I due percorsi tematici, reale quello dantesco e immaginario quello shakespeariano, entrambi sullo sfondo – ancora reale e immaginario – di un medioevo scaligero, definiscono un tratto saliente della fisionomia urbana e culturale di Verona, ancor oggi ben riconoscibile: per questa ragione l’esposizione si lega in modo imprescindibile alla “mostra diffusa” che è la città stessa, nei monumenti e nelle testimonianze urbanistiche e architettoniche legate alla memoria di Dante e di Romeo e Giulietta.

“È un grande onore per il Comune di Verona partecipare, insieme alle città di Firenze e Ravenna, alle attività del “Comitato Nazionale per la celebrazione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri – sottolinea il sindaco –. Oggi si completa un progetto espositivo di ampio respiro, la cui realizzazione è iniziata quando ancora nulla si immaginava e sapeva della pandemia attraversata nell’ultimo anno e mezzo. Per questo il risultato raggiunto ha una forza incredibile ed è la dimostrazione dell’impegno di un’intera città che ha scelto di respirare insieme, adoperandosi al meglio per generare un progetto culturale di grande rilevanza. L’obiettivo è di ritrovare la perduta normalità, anche attraverso eventi di caratura nazionale ed internazionale, che riaccendono i riflettori su Verona e le sue straordinarie potenzialità artistiche, culturali e storiche. Ringrazio il Ministro Franceschini per averci raggiunto con il suo messaggio, le sue parole di apprezzamento confermano la bontà del lavoro svolto e sono motivo di ulteriore orgoglio”.

“Verona – spiega l’assessore alla Cultura Briani – è stata particolarmente lieta di attivare una rete di collaborazioni tra realtà pubbliche e private cittadine e del territorio veneto, nazionale e internazionale. Un impegno volto a promuovere un ampio Protocollo di Intesa istituzionale dedicato a Dante, allo scopo di dare vita, durante tutto il 2021, anno dantesco, ad un programma di celebrazioni il più possibile partecipato e rivolto al pubblico più ampio. Per la città scaligera questa mostra rappresenta uno dei fulcri più importanti dell’ampia mostra diffusa ideata per far scoprire al pubblico, in una sorta di esposizione a cielo aperto, i 21 luoghi veronesi direttamente legati al Poeta e alla sua presenza, durante l’esilio, a Verona. Insieme a Firenze e Ravenna, infatti, è stato sviluppato un percorso di ritrovata identità dantesca, che mette in risalto questa straordinaria figura e che, anche al termine dell’anno celebrativo, puntiamo a mantenere vivo e accessibile al pubblico”.

La città scaligera non è semplicemente lo sfondo della vicenda dantesca, ma ne diventa essa stessa protagonista. Questa specificità, che la caratterizza rispetto alle altre città dantesche, viene valorizzata attraverso un itinerario cittadino che, tramite l’ausilio di una mappa cartacea appositamente realizzata, porta il visitatore alla riscoperta di 21 luoghi – tra piazze, palazzi, chiese, emergenze monumentali in città e nel territorio – direttamente legati alla presenza del Poeta, dei suoi figli ed eredi, e a quelli di tradizione dantesca.

S.E. (anche per la fotografia)

Dante. Gli occhi e la mente. Un’Epopea POP

Un’Epopea POP, dal 25 settembre 2021 al 9 gennaio 2022 al MAR di Ravenna, è curata da Giuseppe Antonelli, docente di linguistica italiana all’Università di Pavia, nota firma del Corriere della sera, conduttore e ospite di trasmissioni radiofoniche e televisive, prima ispiratore, col suo Il museo della lingua italiana pubblicato nel 2018 da Mondadori, e ora coordinatore del progetto MULTI. Museo multimediale della lingua italiana, finanziato dal MIUR. Intersecato alla mostra un percorso d’arte contemporanea a cura di Giorgia Salerno, responsabile del coordinamento culturale e conservatrice del MAR.

Dopo Inclusa est flamma e Le Arti al tempo dell’esilio, Un’Epopea POP conclude il ciclo espositivo “Dante. Gli occhi e la mente”, promosso dal Comune di Ravenna – Assessorato alla Cultura, organizzato dal MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna e realizzato con il prezioso sostegno e patrocinio della Regione Emilia-Romagna, Dante 2021, del Comitato Nazionale per la Celebrazione dei 700 anni – Ministero della Cultura, con il fondamentale contributo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e della Camera di Commercio di Ravenna e con il patrocinio della Società Dantesca Italiana.

La fortuna popolare di Dante comincia già nel Trecento e arriva fino a quell’universo culturale che chiamiamo genericamente «pop». I suoi versi più celebri, entrati nel linguaggio comune degli italiani, sono stati riprodotti in tutto il mondo negli almanacchi e nei calendari, nei poster e nelle magliette; li vediamo scritti nei muri; li riconosciamo nelle pubblicità e nelle canzoni.

L’immagine del poeta è divenuta un’icona internazionale, dai monumenti nelle piazze, alla miriade di oggetti che la riproducono. Le storie e i personaggi del poema, soprattutto le atmosfere infernali, hanno generato le più svariate manifestazioni creative.

La Commedia, tradotta in un centinaio di lingue, si è diffusa attraverso migliaia di edizioni popolari illustrate, commenti e riassunti, riduzioni cinematografiche e parodie televisive, album di figurine, giochi da tavolo, storie a fumetti e cartoni animati.

C’è il Dante simbolo dell’identità culturale italiana ed europea, la cui effigie passa dalle lire agli euro. C’è l’immagine di Dante usata – già da tempo – come marchio commerciale e in chiave pubblicitaria come la celebre affiche di Olivetti, scelta come immagine della mostra. C’è il Dante personaggio che ritorna nelle trame di libri, film, giochi e videogiochi, fino alla “fortuna mnemonica” dei versi della Commedia, ripercorsa attraverso alcuni episodi chiave che vanno dal Trecento ad oggi.  

La mostra si articola in diverse sezioni, individuate da Giuseppe Antonelli e dai suoi collaboratori, Giovanni Battista Boccardo e Federico Milone (assegnisti di ricerca presso l’Università di Pavia): La memoria di Dante, Dante e l’immagine, Dante e la pubblicità, La divina parodia, Dante personaggio, Dante e Beatrice, con più di un centinaio di opere e oggetti tra i più disparati. Numerosissimi i contributi audio e video, anche interattivi. Una mostra dal carattere multimediale, in larga parte accompagnata dalla voce dei grandi interpreti che si sono cimentati nella lectura Dantis.

Intrecciato all’intero progetto espositivo, si snoda un percorso d’arte contemporanea a cura di Giorgia Salerno. Una voce fuori campo che vedrà il dialogo fra le opere di artisti internazionali scelte per reinterpretare idealmente alcuni temi danteschi che faranno da guida al pubblico. 

Per ogni tema scelto- le anime, le figure femminili, il sogno, il viaggio e la luce – sono stati individuati uno o più artisti e, ad aprire il percorso, con il tema delle anime, si troverà nel chiostro cinquecentesco del MAR una grande architettura di Edoardo Tresoldi che rileggerà idealmente il Nobile Castello o Castello degli Spiriti Magni, luogo emblematico che Dante cita nel quarto canto dell’Inferno.

All’interno della sezione dedicata alle figure femminili saranno Letizia Battaglia, Tomaso Binga, Irma Blank, Rä di Martino, Maria Adele Del Vecchio, Giosetta Fioroni, Elisa Montessori e Kiki Smith a reinterpretare, attraverso le loro opere, le donne di Dante.

Il percorso espositivo proseguirà con il tema del sogno e a rappresentarlo non potevano mancare le 34 tavole dell’Inferno di Robert Rauschenberg, artista fra i principali esponenti della pop art americana, e a raccontare il viaggio saranno, invece, le opere del padre della Land Art, Richard Long.

La mostra si chiuderà con un’opera delle collezioni del MAR, Stella-acidi di Gilberto Zorio, come rimando al tema della luce e alle stelle, tanto care a Dante e alle quali lascia il compito di concludere ogni cantica e tutta la Commedia.

 “Questa mostra, come l’intero complesso delle celebrazioni dantesche a Ravenna – commenta il Sindaco di Ravenna Michele de Pascale – incarna perfettamente il fatto che Dante sia di tutti e per tutti, ‘pop’ nel senso che appartiene all’intera comunità, ravennate, nazionale e internazionale. È stato sempre così, fin da quando era in vita. E il passare degli anni non fa che accrescere la popolarità di Dante, perché con le nuove tecnologie aumentano esponenzialmente le modalità di fruizione e approccio a tutto quanto è legato alla sua figura e al suo lascito. Nelle forme più diverse, Dante è nella nostra vita ogni giorno. E che tali forme assumano i contorni più disparati è solo un motivo di arricchimento; perché è talmente grande la potenza del suo messaggio che nessuna reinterpretazione, nemmeno quella più leggera o irriverente, può neanche lontanamente scalfirla, ma solo amplificarla. Ecco perché non poteva mancare, nell’ambito delle celebrazioni, un evento espositivo dedicato a Dante in quanto icona, impreziosito da un percorso di arte contemporanea di riferimento concettuale dantesco, che si lega a tutti gli altri appuntamenti passati e futuri di questo settimo centenario nel segno della fortissima empatia e della grandissima emozione che Dante suscita sempre in ciascuno di noi.”

Mentre l’Assessora alla Cultura del Comune di Ravenna Elsa Signorino dichiara: “Malgrado le numerose difficoltà di programmazione causate dalla pandemia, l’anno dantesco, che ha preso avvio a Ravenna alla presenza del Presidente Mattarella, è stato ricco di eventi espositivi. Abbiamo inaugurato il ciclo “Dante. Gli occhi e la mente” nel settembre 2020 con Inclusa est flamma. la prima mostra dedicata al VI centenario della morte di Dante, tra Croce e D’Annunzio, col fascismo alle porte. Lo scorso maggio, dopo la chiusura prolungata dei luoghi di cultura, abbiamo aperto la seconda mostra del ciclo, Le Arti al tempo dell’esilio, quelle che Dante vide e conobbe e che furono di ispirazione per la sua Commedia. Il prossimo settembre concluderemo il percorso con Un’Epopea Pop. In questo centenario il tema della fortuna popolare di Dante è stato variamente ma spesso superficialmente trattato. La mostra curata da Giuseppe Antonelli, con il suo ricco catalogo, ha l’ambizione di mettere ordine in una materia vasta e sfuggente, accettando con rigore la sfida della sua irritualità. Centinaia di oggetti, immagini e parole, a volte immediatamente riconoscibili, ma spesso anche sorprendenti, racconteranno la loro storia, ampliando, come dovrebbe fare ogni mostra, le conoscenze di tutti, con un’attenzione speciale a giovani e giovanissimi.”

La mostra è realizzata con la preziosa collaborazione della Biblioteca Classense e di numerosi prestatori istituzionali e privati come la Biblioteca Nazionale Centrale (Firenze), la Biblioteca Nazionale Marciana (Venezia), la Biblioteca Apostolica Vaticana, la Fondazione Biblioteca Benedetto Croce (Napoli), il Museo del Precinema (Padova), la Civica Raccolta delle Stampe A. Bertarelli (Milano), delle gallerie d’arte contemporanea Monica De Cardenas (Milano), Tiziana Di Caro (Napoli), Lorcan O’Neill (Roma), P420 (Bologna) e di tutti gli artisti coinvolti. 

Francesca Boschetti – Daniele Carnoli

Premio Bianca d’Aponte ad Aversa

Ritorna il Premio Bianca d’Aponte per una due giorni all’insegna della musica di qualità. Si terrà infatti il 14 e 15 luglio ad Aversa il recupero della finale della 16a edizione dell’unico contest italiano riservato a cantautrici, inizialmente prevista per ottobre 2020 e poi rinviata per le disposizioni legate all’emergenza sanitaria.

In gara ci saranno Bambi da Napoli, Simona Boo da Termoli, Ebbanesis da Napoli, Lamante da Piovene Rocchette, La Zero da Piano di Sorrento, Lucrezia da Bologna, Elena Romano da Firenze, Sara Romano da Monreale, Veronica da Aversa, Chiara White da Firenze.

Madrina di questa edizione è Arisa, che nella serata finale interpreterà “Cantico dei matti” di Bianca d’Aponte (la cantautrice a cui la manifestazione è dedicata), insieme ad alcuni suoi brani. A lei anche il compito di presiedere la giuria.

Le serate saranno ospitate negli spazi esterni del Liceo Scientifico Enrico Fermi, con inizio alle ore 20.30. Sarà possibile seguirle anche in streaming sulla pagine Facebook del Premio Bianca d’Aponte e di Rai Radio 1, media partner ufficiale dell’evento.

Ad aprire le due serate sarà Cristiana Verardo, vincitrice del concorso nell’ultima edizione, mentre il 14 luglio salirà sul palco anche la Nuova Compagnia di Canto Popolare, che riceverà un Premio alla carriera dalla Città di Aversa. Insieme a loro si esibiranno Giuseppe Anastasi, Bungaro, Alfina Scorza e Brunella Selo.

Il 15 luglio alle 16.30 all’Auditorium Bianca d’Aponte ci sarà spazio per un incontro con le finaliste, condotto da Timisoara Pinto. In serata, oltre ad Arisa, saliranno sul palco in veste di ospiti gli A’67, Patrizia Laquidara e i Têtes de Bois.

La conduzione delle due serate è affidata a Carlotta Scarlatto e Ottavio Nieddu, mentre ad accompagnare alcune delle finaliste sarà la band coordinata e diretta da Alessandro Crescenzo. Il tutto con la direzione artistica di Ferruccio Spinetti.

Molti i riconoscimenti in palio. Alla vincitrice assoluta andrà il Premio Bianca d’Aponte, con borsa di studio di € 1.000, la partecipazione come ospite alla prossima edizione del Premio e tre concerti di presentazione prodotti da Doc Live. Per chi si aggiudicherà il Premio della Critica “Fausto Mesolella” è prevista una borsa di studio di € 800. Verranno inoltre assegnate menzioni per miglior testo, migliore musica e migliore interpretazione.

Il contest darà anche diritto a un contributo di € 10.000 per un tour di sei date all’artista vincitrice (o, in mancanza dei requisiti richiesti, a una delle altre finaliste), contributo che sarà riconosciuto dal Nuovo Imaie ai sensi del regolamento e del bando art. 7 L. 93/92, settore audio Premi e Concorsi anno 2020.

Tra i premi in palio da parte di enti e associazioni esterne all’organizzazione ci sono: quello dell’etichetta Suoni dall’Italia di Mariella Nava, con la proposta di una possibile collaborazione artistica; quello di Soundinside Basement Records, con la realizzazione di un video live in studio; quello del Virus Studio, “Premio ’Na stella” (titolo di una canzone di Mesolella), con l’incisione di un brano con la produzione artistica di Ferruccio Spinetti; quello dell’etichetta femminile “Maieutica Dischi” di Veronica Marchi (vincitrice della prima edizione del Premio) per la produzione e pubblicazione di un brano. Inoltre, ci sarà una proposta per un anno di assistenza legale e manageriale per l’artista vincitrice o altra finalista da parte di Siedas.

La giuria, come ogni anno, sarà costituita da affermate cantautrici, cantautori, autori, compositori, giornalisti del settore, addetti ai lavori e operatori culturali, suddivisi in due giurie: quella per il premio assoluto e quella per il premio della critica, intitolato a Fausto Mesolella, storico direttore artistico della manifestazione.

Nel corso delle serate sarà disponibile la compilation della 16^ edizione del Premio, che il pubblico potrà ricevere in cambio di un’offerta presso il banco di Emergency, cui sarà devoluto l’intero ricavato.

È intanto in atto la selezione delle finaliste della 17a edizione, le cui finali sono in programma il 22 e 23 ottobre. L’ingresso è solo su prenotazione. Per maggiori info: 335 7665665 – 335 5383937, oppure alla mail info@biancadaponte.it

Monferr’Autore (anche per la fotografia)

Janáček: Piano Works

Leoš Janáček (1854-1928) è stato definito un compositore che ha fatto da tramite tra il mondo del romanticismo e quello dell’avanguardia: a lui Aulicus Classics dedica la pubblicazione di alcune opere che occupano un posto di diritto tra i tesori del repertorio pianistico del XX secolo, racchiuse in un album interpretato dalla pianista Galya Kolarova.

Il primo brano è la Sonata per pianoforte di Janáček 1.X.1905 “Dalla strada”, composizione concepita come reazione alla morte di František Pavlík (1885-1905), che il 1 ° ottobre 1905 fu ucciso con la baionetta durante le manifestazioni a sostegno di un’università ceca a Brno; la Sonata comprendeva originariamente tre movimenti, ma Janáček bruciò il terzo poco prima della prima esecuzione pubblica del brano, nel 1906. Non fu soddisfatto nemmeno del resto della composizione e in seguito gettò il manoscritto dei due movimenti rimanenti nel fiume Moldava. La composizione rimase perduta fino al 1924.

Il secondo brano riguarda i piccoli pezzi del ciclo “Su un sentiero incolto” che contengono reminiscenze lontane: all’inizio concepita, per richiesta scritta di Josef Vavra, come una raccolta di sei pezzi di harmonium (“Slovanske Melodie”), crebbe successivamente fino a nove pezzi, successivamente destinata al pianoforte. Dello stesso ciclo il compositore iniziò, senza mai completare, un secondo libro.

Fu nella primavera del 1912 che Janáček completò invece il ciclo per pianoforte “Nelle nebbie”, terza opera selezionata nell’album, le cui quattro parti furono scritte in gran parte in tonalità “nebbiose”, con cinque o sei bemolli. Questo ciclo non solo rappresenta una delle opere più notevoli della letteratura pianistica del XX secolo, ma testimonia anche un periodo di grande difficoltà e disperazione nella vita di Janáček, un periodo segnato dalla morte di sua figlia Olga e dalla mancanza di riconoscimento professionale e artistico.

Il tema e le variazioni “Zdenka“, infine, ultima proposta del disco, è un’opera composta nel 1880, mentre Janáček era iscritto come studente al Conservatorio di Lipsia, che abbraccia il tradizionale stile tonale e romantico, ma utilizza anche elementi folk e tratti armonici che anticipano le composizioni successive di Janáček.

La pianista di origine bulgara Galya Kolarova ha ricevuto la sua educazione musicale in Bulgaria, Danimarca, Italia e Austria sotto la guida di Zdravka Nikolaeva, Atanas Kurtev, José Ribera, Konstantin Bogino, Bohumila Jedlickova e Gerhard Schulz. È stata premiata in numerosi concorsi internazionali – tra gli altri: 1 ° premio per solista con orchestra al Festival Musica in Laguna in Italia per la sua interpretazione del Concerto per pianoforte n. 2 di Chopin, op.21; 2 ° premio al Nordic Piano Forum di Copenhagen, Danimarca; vincitore del concorso MODO per un progetto educativo per bambini in Bulgaria.
Nel 2006 la Sig.ra Kolarova è stata selezionata per partecipare a un film documentario sul prof. Pnina Salzman, una rinomata pianista israeliana e insegnante di pianoforte che ha avuto una grande influenza sul punto di vista della signora Kolarova sulla musica e l’interpretazione di Chopin.

Vanta una carriera internazionale di successo e si è esibita sia come solista che come musicista da camera in prestigiose sale da concerto in Europa, Asia e Medio Oriente. È stata invitata ad esibirsi in festival come: “Festival Turina” a Siviglia, Spagna; “Aurora Chamber Music Festival”, “Piano Festival in Helsingborg” – in Svezia; “Eilat Chamber Music Festival” in Israele; “Le X Giornate Festival”, “Lucca Estate Festival”, “Musica in Laguna Festival”, “Grumo Festival” – in Italia; “Kuhmo Chamber Music Festival” in Finlandia; “8. Internationalen Kammermusikfestival Schloss Wonfurt ”,“ 30 Tage Kunst ”,“ Klassik in Moabit ”- in Germania; “Vendssyssel Festival”, “Sorø International Festival”, “Bornholm Summer Classics”, “Suså Festival” in Danimarca; “Concordia Festival” per la musica e l’arte contemporanea in Bulgaria.

Si esibisce regolarmente in concerti di musica da camera con musicisti della Royal Concertgebouw Orchestra, della Filarmonica di Berlino, DRSO, Det Klg. Kapel, Cph Phil e altri. 

Ha collaborato con direttori come Dmitri Kitajenko, Andras Schiff, Barbara Hannigan, Fabio Luisi, Henrik Vagn Christensen, Maria Badstue, Thomas Søndergård. La Sig.ra Kolarova è stata pianista collaborativa per concorsi comeARD International Competition 2017 in Germania; Carl Nielsen Violin Competition 2019 in Danimarca; Pancho Vladigerov Violin Competition 2019 in Bulgaria; Tchaikovsky XVI International Competition 2019 in Russia.

Ha registrato CD per Claudio Records e Brilliant Classics. Alcune delle principali fondazioni in Danimarca supportano i progetti e le attività artistiche di Kolarova: tra questi Augustinus Fonden, Tytte og Lillemor Faurschous Mindelegat, Aage og Johanne Louis-Hansens Fond, Pianistinde Esther Vagnings Fond, Hertha Duus’s Mindefond, Ellen og Valdemar Jensens Musiklegat.

Elisabetta Castiglioni (anche per l’immagine)

Il libro “De Gregori. I testi. La storia delle canzoni” ancora in tour

Ha preso il via il 21 giugno, nel giorno della Festa della musica, il tour di presentazione del volume “Francesco De Gregori. I testi. La storia delle canzoni” (Giunti), curato da Enrico Deregibus. Il giornalista piemontese in questo libro si sofferma sulle canzoni, più di 200, che De Gregori ha inserito nei suoi dischi, con ampie e dettagliate schede che riservano molte sorprese anche a chi conosce bene l’artista romano, uno dei più importanti protagonisti della storia della musica in Italia. Ad accompagnare le schede, i testi delle canzoni controllati e certificati direttamente da De Gregori, che ha dato così il suo avallo al volume. Un libro di oltre 700 pagine che è una sorta di seconda parte di “Francesco De Gregori. Mi puoi leggere fino a tardi”, biografia del cantautore pubblicata da Deregibus nel 2015 sempre per Giunti.

A Rosolina Mare (Rovigo), il 24 luglio alle ore 18.30 il libro sarà presentato in un incontro durante “Voci per la libertà”, il festival legato ad Amnesty International, con la conduzione di Duccio Pasqua e l’accompagnamento musicale dei Marmaja.

Puntata in Sardegna il 3 agosto, a Sassari in Piazza Moretti alle ore 20, con una presentazione del libro nell’ambito del festival Abbabula. Enrico Deregibus è giornalista, saggista, nonchè consulente o direttore artistico di svariati festival ed eventi musicali. È considerato il maggior esperto di Francesco De Gregori.

È, tra l’altro, ideatore e curatore del “Dizionario completo della canzone italiana” (Giunti, 2006) e, con Enrico de Angelis e Sergio Secondiano Sacchi, di “Il mio posto nel mondo. Luigi Tenco, cantautore. Ricordi, appunti, frammenti” (BUR, 2007). Del 2013 è “Chi se ne frega della musica?”, una raccolta antologica di suoi scritti usciti su varie testate (NdAPress).

Monferr’Autore (anche per la fotografia)

Bambini al Museo a Bologna

Continuano i pomeriggi al museo, ricchi di percorsi didattici dedicati ai bambini e ragazzi dai 6 ai 10 anni, alla scoperta dei palazzi e delle mostre di Genus Bononiae. Musei nella Città.

Tutti i giorni fino al 30 luglio 2021, dal lunedì al venerdì, dalle ore 15.00 alle ore 18.00, sono previste visite animate, giochi al museo e laboratori tematici all’insegna del divertimento e della cultura: arte, storia, inglese, scienze, musica e interculturalità. A conclusione di ogni percorso didattico, la seconda parte del pomeriggio sarà dedicata ai compiti delle vacanze, ad approfondimenti di varie materie scolastiche e ai giochi da tavola.

Per andare incontro alle esigenze di tutte le famiglie, Genus Bononiae ha previsto due modalità di partecipazione: l’iscrizione al singolo pomeriggio (€17,00 a bambino) oppure l’abbonamento settimanale (€75,00 a bambino). Per poter usufruire dell’abbonamento settimanale è richiesto alle famiglie di formare il proprio gruppo di minimo 4 bambini.

Tutte le attività si svolgeranno in totale sicurezza e in piena conformità con i protocolli stabiliti dai DPCM: è quindi obbligatoria la prenotazione, poiché i gruppi saranno a numero limitato (massimo 10 bambini ad attività).

Per avere maggiori informazioni o per prenotare è possibile contattare il call center di Genus Bononiae chiamando il numero 051 19936343 (lun.-ven., 11.00-16.00) oppure scrivendo una mail a esposizioni@genusbononiae.it.

G. B.