Modigliani e l’avventura di Montparnasse

Amedeo Modigliani, Fillette en bleu, 1918, olio su tela, 116 x 73 cm, collezione Jonas Netter

Il 22 gennaio 1920 Amedeo Modigliani è ricoverato, incosciente, all’ospedale della Carità di Parigi dove muore, due giorni dopo, all’età di 36 anni, colpito da meningite tubercolare, malattia incurabile al tempo, che era riuscito, miracolosamente, a sconfiggere vent’anni prima.  Il giorno della sua morte Parigi e il mondo intero perdono uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. Con il suo stile inconfondibile era riuscito a rendere immortali i suoi amici, le sue compagne e amanti, i collezionisti e i volti ‘eroici’ dei figli della notte parigina.

Nei quartieri di Montparnasse e di Montmartre, Modigliani aveva stretto amicizia con Guillaume Apollinaire, Chaïm Soutine, Paul Guillaume, Blaise Cendrars, Andrè Derain e Maurice Utrillo ed era da tutti ammirato per sua cultura il suo fascino e il suo carisma. Egli incantava per il suo talento geniale e l’approccio intransigente all’arte, per la sua bellezza e per la sua passionalità mediterranea. La sua vita era però anche prigioniera dell’alcol e delle droghe, Modigliani non si risparmiava e sfidava ogni giorno la morte cercando nell’arte una via di fuga al suo tragico destino.

Grande rivale di Modì, così era conosciuto Amedeo a Parigi, era Pablo Picasso che il pittore di Livorno ammirava e odiava. Picasso era però affascinato dal giovane artista italiano, e dalle sue opere in cui si rispecchiava tutta la bellezza dell’arte rinascimentale espressa con un linguaggio assolutamente moderno.

Moïse Kisling, Portrait d’homme (Jonas Netter), 1920, olio su tela, 116 x 81 cm, collezione Jonas Netter

Nonostante la vita “sopra le righe”, le tanti amanti, tra le quali le poetesse Anna Akhmatova e Beatrice Hastings, la sua energia e giovinezza, Modigliani non può sfuggire alla morte. Una tragedia che provocò forte turbamento nell’intera avanguardia parigina. E se tutto ciò non bastasse, anche la sua giovane compagna, Jeanne Hébuterne, artista di talento che tutti adoravano, decide di accompagnarlo nella morte, nonostante aspettasse il secondo figlio da Amedeo. Con una conseguenza immediata: la nascita di una leggenda che trasformerà Modigliani in un personaggio leggendario, in una emanazione evanescente e scandalosa di un mondo bohémien, che nei suoi ritratti e nei suoi nudi riconoscerà il senso della propria estrema vitalità mista a tedio e profonda fatale malinconia.

L’esposizione “Modigliani e l’avventura di Montparnasse. Capolavori dalle collezioni Netter e Alexandre” organizzata da oggi, 7 novembre, al 16 febbraio 2020 al Museo della Città di Livorno, è organizzata dal Comune di Livorno insieme all’Istituto Restellini di Parigi con la partecipazione della Fondazione Livorno, curata da Marc Restellini con il coordinamento di Sergio Risaliti; offre al pubblico l’occasione di ammirare ben 14 dipinti e 12 disegni di Modigliani raramente esposti al pubblico.

Per celebrare il centenario della morte del pittore, saranno eccezionalmente riuniti nelle sale del Museo della Città, i dipinti e disegni appartenuti ai due collezionisti più importanti che lo hanno accompagnato e sostenuto nella sua vita. Paul Alexandre, primo fra tutti, che era al centro di un legame tra Livorno e Parigi, che lo ha sostenuto al suo arrivo a Parigi e che lo ha aiutato nel progetto scultoreo delle Cariatidi oltre che durante i suoi ritorni a Livorno nel 1909 e 1913. Ma anche e soprattutto Jonas Netter che ha riunito, come un esperto e geniale collezionista, i più bei capolavori del giovane livornese. Tra le opere in mostra sarà visibile il ritratto Fillette en Bleu del 1918, opera di grandi dimensioni che raffigura una bambina di circa 8-10 anni il cui vestitino e il muro retrostante sono dipinti di un delicato colore azzurro, in un ambiente ricolmo di dolcezza e innocenza; il ritratto di Chaïm Soutine del 1916, suo caro amico durante gli anni parigini più difficili, seduto con le mani appoggiate sulle ginocchia, dove si percepisce la grande sintonia tra i due e la stima che Soutine provava per  Modigliani; il ritratto Elvire au col blanc (Elvire à la collerette) dipinto tra il ’18 e il ’19 raffigurante la giovane Elvira, ritratta da Modigliani ben quattro volte, due da vestita e due nuda, conosciuta ed ammirata a Parigi per la sua folgorante bellezza e per il suo caldo temperamento italiano; il ritratto Jeune fille rousse (Jeanne Hébuterne) del 1919, che ritrae la bella Jeanne Hébuterne di tre quarti mentre si rivolge allo spettatore in un atteggiamento pieno di naturalezza ed eleganza e capace di catture l’attenzione con suoi profondi occhi azzurri. Dei disegni si possono ammirare alcune Cariaditi tra i quali la Cariatide (bleue) del 1913. Il disegno appartiene al secondo ciclo che, a differenza del primo – costituito da studi per sculture ispirate all’arte primitiva – non è uno schizzo preparatorio, ma un’opera a sé stante dove la figura femminile è più rotonda e voluttuosa con contorni più sfumati e colorati.

Maurice Utrillo, Rue Marcadet à Paris, 1911, olio su tela,54 x 81 cm, collezione Jonas Netter

Insieme alle opere di Modigliani saranno esposti, inoltre, un centinaio di altri capolavori, anch’essi collezionati da Jonas Netter a partire dal 1915, opere rappresentative della grande École de Paris. Tra queste si potranno ammirare i dipinti di Chaïm Soutine come L’Escalier rouge à Cagnes, La Folle, L’Homme au chapeau e Autoportrait au rideau, eseguite dal 1917 al 1920, che ben rappresentano la poetica dell’artista e la sua maniera di rappresentare la realtà in modo atemporale e come espressione di tragedia interiore. Nell’Autoritratto, in particolare, Soutine si mette alla prova nel ritrarsi come i grandi artisti del passato, che tanto ammirava, in una posa quasi anonima e con lo sguardo senza rughe ma preoccupato, con le mani fuori dal campo, la cui faccia, con i piani irregolari, emerge da una sciarpa verde; opere di Maurice Utrillo come Place de l’église à Montmagny, Rue Marcadet à Paris, Paysage de Corse, dipinti dove gli spazi sono sereni e dove tutto è calmo e silenzioso, dove nulla traspare dei suoi soggiorni negli ospedali psichiatrici per tentati suicidi legati alla dipendenza dall’alcol; opere di Suzanne Valadon come le Trois nus à la campagne, con donne nude in aperta campagna, tema molto caro a Renoir e a Cézanne oltre che ad Andrè Derain che con Le Grand Bagneuses ha realizzato un’opera considerata uno dei capisaldi dell’arte moderna e dipinti come St.tropez e Portrait d’homme (Jonas Netter) di Moïse Kisling, artista polacco che ci ha lasciato uno dei ritratti più emblematici del collezionista Jonas Netter.

Livorno attendeva da un secolo questa mostra.

Qui, Amedeo, si era formato artisticamente studiando i macchiaioli, qui si era ammalato per la prima volta gravemente ed era riuscito miracolosamente a guarire fino alla partenza per Parigi, centro nevralgico della scena e del mercato artistico, dove ebbe modo di esprimere il suo straordinario talento.  Nella Ville Lumière, immergendosi nell’avanguardia artistica di allora, Amedeo aveva trovato l’energia necessaria per essere invincibile, come artista, come demiurgo e come detentore di verità e di conoscenza, alla pari dei più grandi del suo tempo. Era quasi riuscito a nascondere a sé stesso la malattia, la dipendenza, l’inesorabile destino. La sua cultura, la sua erudizione, il suo talento, il suo fascino e il suo carisma fecero il resto. Ma a Livorno Modigliani restò sempre legato, tanto da tornarci più volte nel corso della sua breve vita.

Per il curatore, Marc Restellini: “La mostra è un ritorno a casa, sono felice di questa occasione e ringrazio e mi complimento con tutta l’Amministrazione per il coraggio e la rapidità delle scelte. Non poteva esserci decisione migliore di portare la mostra di Modigliani nella sua città nell’anniversario del centenario della morte. Qui a Livorno Amedeo Modigliani ha sviluppato la sua capacità creativa e lo spiritualismo ebraico e qui a Livorno mi auguro che la storia, e non solo il mercato, possano approfittare di questa meravigliosa opportunità per dargli la giusta posizione nella storia dell’arte occidentale”.

Anche per il Sindaco Luca Salvetti la mostra è un’occasione unica e irripetibile: “Un evento che per Livorno ha una valenza eccezionale. Amedeo Modigliani torna nella sua Livorno, dove è nato e si è formato artisticamente. Avrebbe voluto farlo in quel lontano 1920, in cui la vita lo ha lasciato, avrebbe voluto tornare a vivere a Livorno con la sua Jeanne. Lo aveva detto agli amici pittori, a Parigi in molti sapevano. Ma la sorte ha avuto altre mire per lui. A 100 anni dalla morte siamo riusciti, con grande coraggio, a far tornare l’anima di Dedo nella sua città. Anima rappresentata dalle sue opere, le più belle, che per quattro mesi troveranno dimora nelle sale del Museo della Città”.

Come afferma, inoltre, Simone Lenzi, Assessore alla cultura del Comune di Livorno: “Questa mostra ha per la città di Livorno un valore storico. L’aggettivo non sembri eccessivo, perché la storia funziona così: stabilisce degli appuntamenti a cui dobbiamo avere il coraggio di presentarci. Il Centenario della morte di Modigliani è uno di questi. O meglio, è l’appuntamento a cui, finalmente, non possiamo più mancare. Il valore di questa mostra è allora quello di una celebrazione importante, ma non solo. Serve a dare il bentornato a Amedeo Modigliani, o meglio, a “Dedo”, nella città in cui è nato e cresciuto. Ma serve anche a mettere fine a quel lungo fraintendimento, generato dai cascami di un romanticismo d’accatto e da leggende posticce, che ha distorto, fino a renderlo irriconoscibile, il profondo rapporto di filiazione fra Livorno e questo suo figlio che era destinato a diventare il pittore più straordinario del Novecento. Crediamo infatti che la città che era rimasta negli occhi e nel cuore di Modigliani fosse fatta di una luce precisa. Di alcuni scorci di strada, di amici di gioventù, di compagni di scuola. Di una specifica spiritualità ebraico-sefardita, di vividi ricordi familiari. Di tante cose che, a partire da questa mostra, andranno finalmente raccontate come parte di un’unica storia, per quanto ancora si riverbera nel presente. Intanto mi piace ricordare che, proprio negli anni in cui Modigliani lasciava un segno indelebile nella storia della pittura, il poeta Reiner Maria Rilke, con una impressionante precisione, descriveva l’infanzia come il tempo in cui “eravamo fino all’orlo colmi di figure”. A spiegarci, insomma, che quelle figure sono precisamente ciò in cui duriamo per tutta la vita. Sia dunque che si resti a vivere in una città di provincia, che ha però, sin nelle origini, una storia di straordinaria modernità cosmopolita, sia che si parta per stupire il mondo in uno studiolo d’artista a Montparnasse, quella pienezza di immagini in cui siamo nati e cresciuti è destinata a determinare per sempre il nostro sguardo.  E quello sguardo, che qui originava, qui oggi ritorna”.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo, curato da Marc Restellini, pubblicato da Sillabe.

 

Salvatore La Spina (anche per le immagini)

 

“Interminati spazi”: mostra fotografica sui paesaggi della Bassa

Una mostra fotografica dedicata ai paesaggi “defilati” della Bassa ferrarese quella intitolata “Interminati spazi di là da quella. Oltre le mura della città”. Trenta fotografie in bianco e nero realizzate da Enrico Baglioni che saranno esposte a Casa Ariosto (via Ariosto 67, Ferrara). La mostra, a cura di Paola Roncarati per il Garden Club Ferrara, rientra nel filone di recupero dei luoghi cari a Bacchelli e legati al suo romanzo “Il Mulino del Po”. Inaugurazione venerdì 8 novembre alle 16.30. L’esposizione rimarrà visitabile fino al 20 dicembre 2019 negli orari di apertura del museo, dal martedì alla domenica ore 10-12.30 e 16-18. Ingresso libero.
Per info: Casa Ariosto, tel. 0532 244949.

Oggi s’impone un altro modo di fare ‘paesaggio’ in pianura: la mostra è mossa da questa suggestione. L’estetica dello sguardo su un territorio fluviale e agricolo, fotografato in banco e nero dall’artista, è adattata a un nuovo rapporto tra mappa dei luoghi – cura e racconto – eutopia; che sembra essenziale in epoca di sconvolgimenti climatici e sociali. La mostra è in linea con il tema portante che nel 2019 ha perseguito il Garden Club: il recupero di luoghi cari a Bacchelli, riscoprendo le parole del romanzo Il mulino del Po e, con esse, l’antica civiltà fluviale, le radici che il mondo globalizzato rende ormai non riconoscibili, facendo rischiare la conseguente perdita di ‘nomi e cognomi’ (Giorgio Bassani). L’assegnazione del Premio Nazionale del Paesaggio 2019 (istituito dal MIBAC) al Consorzio Uomini di Massenzatica, ovvero ad un territorio agricolo ben condotto e tutelato, muove in direzione del recupero e della rigenerazione di ‘luoghi’; ‘luoghi’ non necessariamente d’eccellenza estetica.

L’esibizione nella mostra – curata da Paola Roncarati – di 30 fotografie in bianco e nero vuol essere un appello a superare la logica della com/prensione, intesa come ‘includere conquistando’ (presupposto di ogni malinteso ‘esteticamente fruibile’ del turismo di massa), per favorire un nuovo modo di ‘connivenza’ con la natura da rispettare e proteggere insieme al senso dell’abitare; nella previsione di un incerto futuro per generazioni senza memorie.
Una sezione fotografica richiama scritti ambientali di Giorgio Bassani, tratti da “Italia da salvare”, raccolta recentemente riedita: le fotografie di Enrico Baglioni erano amate dallo scrittore che ne utilizzò immagini di ‘luoghi ferraresi’ per sue pubblicazioni.

 

Alessandro Zangara (anche per la fotografia)

Da novembre ad aprile “Un’ora di musica”con il quartetto Maffei

Al via la nuova stagione concertistica “Un’ora di musica”, dal 9 novembre al 4 aprile all’Hotel Due Torri e a Palazzo Camozzini. Sono dieci gli appuntamenti con il Quartetto Maffei di Verona, la formazione cameristica che, da qui a primavera, proporrà un ampio repertorio di musica classica nei suoi diversi stili.

Vent’anni di attività e oltre cinquecento concerti. Per festeggiare l’importante  traguardo, quest’anno il quartetto veronese ha deciso di realizzare in prima persona tutti gli spettacoli in cartellone.

Per l’appuntamento inaugurale il gruppo propone le melodie di Mozart, Shostakovic e Villa Lobos. Seguono i concerti del 23 novembre con la musica di Brahms e di Shostakovic, del 14 dicembre con Haydn e Tchaicovski e dell’11 gennaio con Schubert e ancora Mozart.

La rassegna continua il 25 gennaio con le note di Mozart e Beethoven, il 15 febbraio con Dvorak e Ravel e il 29 febbraio con Haydn e Debussy.

La stagione si concluderà in primavera con tre appuntamenti: il 14 dedicato a Schumann e Brahms, il 28 marzo sulle musiche di Mozart e Schumann e infine il 4 aprile con Haydn e Beethoven.

L’iniziativa è organizzata da Doc Live, con la direzione artistica del Quartetto Maffei, con il patrocinio del Comune di Verona e il sostegno di Agsm.

Il costo dell’ingresso è di 10 euro, il ridotto 8 euro e per i ragazzi fino ai 12 anni è gratuito. È possibile acquistare i biglietti il giorno del concerto a partire dalle 16.45.

Per ulteriori informazioni contattare il numero 045 8230796 o mandare un’e-mail a info@docservizi.it.

 

Roberto Bolis

XX festa dell’olio e del vino novello a Vignanello

Far conoscere storie, tradizioni e luoghi storici della comunità: questi gli obiettivi della celebre Festa dell’Olio e Vino Novello che quest’anno compie 20 anni di vita: una ricorrenza che si dipanerà in due lunghi fine settimana – 8/9/10 e 15/16/17 novembre – tra visite guidate, degustazioni e itinerari folkloristici alla ricerca della storia e della condivisione dei piaceri del gusto.

La terra falisca dove svetta Vignanello è immersa in un’atmosfera fiabesca tra vicoli e cantine scavate nel tufo e il castello Ruspoli con il suo suggestivo giardino all’Italiana che aprirà in questa occasione le porte al pubblico per visite guidate alle sale, e pranzi e cene nelle sue segrete. Ma si potrà anche visitare i “Connutti” sotterranei del paese, ammirare gli affreschi all’interno del museo della Chiesa Collegiata e partecipare a percorsi guidati da esperti, su vino e olio, organizzati nell’Aula consiliare. Tra le prelibatezze culinarie del posto, immancabili, nei menu organizzati dai ristoranti aderenti, piatti tradizionali come gli gnocchi con la grattacacio, le bertolacce e i crucchi, accompagnati dal pamparito, entrato nell’albo nazionale dei pani storici italiani e nell’Arca del Gusto, e le nocciole, tra i prodotti che maggiormente si identificano con il prestigio gastronomico laziale.

Vino e Olio, protagonisti della festa, trovano proprio nel terreno tufaceo adiacente stimolo per sviluppare la propria qualità organolettica intrisa di sapori e profumi particolari.

Immancabili gli itinerari nel cuore delle botteghe artigianali e gli spettacoli, contenuti e cornici dell’esperienza di questa festa, che vedranno alternarsi giocolieri medievali con gruppi storici di spadaccini e sbandieratori accompagnati da musici. Due le rievocazioni in costume del passato: sabato 9 novembre “La nascita della contea di Julianello”, con la vicenda della “signora e padrona di Vignanello” Ortensia Farnese, sospettata della morte dei suoi tre mariti tanto che si meritò l’appellativo di Lucrezia Borgia di Parrano; sabato 16 novembre “La rivolta del 1553” che narra l’assassinio di Ranuccio Baglioni, ultimo marito di Ortensia, della congiura dei vassalli contro di lui e del processo che coinvolse centinaia di cittadini, fino al sacrificio dell’olmo. Da segnalare infine, domenica 17 novembre alle ore 16,00 la conferenza sulla Madonne Vestite della Tuscia e la Madonna del Rosario di Vignanello presso la chiesa Collegiata.

L’aperitivo in piazza con caldarroste e novello concluderà la sei giorni di iniziative che prevede anche un raduno nazionale dei camperisti da tutta Italia.

La “Festa dell’Olio e del Vino Novello” è organizzata dalla Pro Loco e dalla Compagnia del Novello in collaborazione col Comune di Vignanello.

 

Elisabetta Castiglioni

Al via ‘Movember’, campagna per la prevenzione maschile contro i tumori

Per tutto novembre via libera ai baffi.  È questo il must del mese dedicato alla prevenzione maschile contro i tumori, con una serie di iniziative di sensibilizzazione e raccolta fondi promosse da Fondazione ANT, la più importante realtà italiana no profit per l’assistenza ai malati di tumore.

Movember, così viene chiamato il mese della prevenzione, sollecitando il taglio della barba, e che propone numerose iniziative in città e in provincia, con location particolari come i Club House delle squadre di Rugby veronesi.

Un cambiamento non da poco, per i maschi che amano coprire il mento, ma che vale la pena attuare vista la posta in gioco, ovvero la propria salute e la consapevolezza di quanto sia importante la prevenzione, non solo per la donna.

Insieme a Fondazione ANT, partecipano alla campagna numerose realtà del territorio comunale, a cominciare dalla due società di rugby veronese, Rugby Club Valpolicella e West Verona Rugby. Ma anche il Lions Club Valpolicella, alcuni saloni di barbiere e due locali in cui si svolgeranno eventi aperti a tutti i cittadini.

Il programma delle iniziative è stato presentato in Comune a Verona dall’assessore allo Sport Filippo Rando.

“Se ottobre è il mese dedicato alla prevenzione in rosa, novembre diventa a tutti gli effetti quello rivolto ai maschi – ha detto Rando -. Il tumore non conosce differenze di sesso, ecco perché la prevenzione, insieme ad un corretto stile di vita, deve entrare nella routine di tutti. Un’iniziativa che vede in prima linea i giovani rugbisti veronesi, a conferma dello sport come strumento di sensibilizzazione in grado di raggiungere moltissime persone”.

Durante le iniziative, sarà possibile contribuire alla raccolta fondi ANT con una donazione volontaria oppure acquistando la t-shirt ‘MO 19’. I saloni aderenti (Comb Salon in via Mameli e Bull Cut Barber Shop in via Nizza) devolveranno parte del prezzo di listino per ogni taglio di barba effettuato.

Si parte giovedì 7 novembre con il Movember Opening Party al Bar Amaro in via Stradone San Fermo, dalle 19; aperitivo e taglio dei baffi in collaborazione con Comb Salon e Bull Cut.

Domenica 24, dalle 17, il classico terzo tempo del rugby si svolge alla Club House West Verona Rugby Union (in via San Quirico a Sona), con l’aperitivo post partita.

Lunedì 25, dalle 20, cena alla Club House del Valpolicella Rugby (in via Tofane a San Pietro in Cariano), per una serata dedicata al connubio tra sana alimentazione e prevenzione.

Venerdì 29 novembre, infine, alle 20.30, il Celtic Pub Verona in via Santa Chiara ospiterà il party conclusivo dell’iniziativa.

Fondazione ANT Italia Onlus, attiva dal 1978, è impegnata nell’assistenza specialistica domiciliare ai malati di tumore e la prevenzione gratuita. Tra le varie attività, anche le campagne di sensibilizzazione per la prevenzione.

Roberto Bolis

 

I 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino celebrati a Verona

Anche Verona celebra i 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino, con una mostra fotografica e proiezioni cinematografiche. Fino all’8 dicembre, nell’atrio di Palazzo Barbieri sarà possibile ammirare gli scatti di Vittorio Rossi. L’esposizione “Mr. Gorbachev, tear down this wall!” è composta da settanta stampe in bianco e nero realizzate dal fotografo veronese tra l’ottobre 1989 e il marzo 1990, mentre si trovava proprio a Berlino.

Curata da Noy Jessica Laufer, la mostra è accompagnata da installazioni visive, spezzoni di telegiornali d’epoca, dichiarazioni dei protagonisti di quella stagione politica, di film che affrontano il tema della caduta del Muro.

Gli scatti sono raccontati dalle spiegazioni storiche di Pietro Giovanni Trincanato, dottore in ricerca storica contemporanea, e saranno al centro di un progetto didattico che coinvolgerà le classi quinte di 5 scuole superiori veronesi.

La mostra, ad ingresso libero, rimarrà aperta da martedì a sabato, dalle 11 alle 18. Domenica e festivi dalle 9.30 alle 12. Chiusa il lunedì. L’esposizione è realizzata dall’Associazione culturale RiVer – Primavere Urbane, in collaborazione con gli Amici dei Musei Civici e il Comune di Verona, con il sostegno della Comunità Ebraica di Verona, dei Rotary Club di Verona e Provincia, della Società Letteraria, di Diplomart e di Scripta editore.

Non solo fotografie ma anche cinema. Mercoledì 20 novembre, al Teatro Ristori, saranno proiettate le pellicole “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders, alle ore 17, e “Uno, due, tre!” di Billy Wilder, alle 21. Le due proiezioni, organizzate dal Verona Film Festival, sono ad ingresso gratuito. Al centro Audiovisivi della Biblioteca Civica, invece, tutti i lunedì di novembre, alle ore 15, sarà possibile vedere un film sul periodo storico che portò alla caduta del Muro.

“Un anniversario importante e sentito da tutti – ha detto l’assessore alla Cultura Francesca Briani -, che deve essere adeguatamente celebrato. Ecco perché abbiamo deciso di sostenere queste iniziative, che permetteranno anche ai più giovani di conoscere, con materiale e opere dell’epoca, un periodo importante della storia contemporanea. Fatti che risalgono solamente a trent’anni fa ma che hanno segnato il nostro continente, permettendo la nascita dell’Europa unita che conosciamo oggi”.

Roberto Bolis

 

 

Moncalieri Jazz Festival 2019

Ventiduesima edizione per il Moncalieri Jazz Festival, che quest’anno si svolgerà fino al 16 novembre tra Moncalieri e Torino. La storica rassegna, che si pregia di far parte della neonata Federazione Nazionale “Il Jazz Italiano” attraverso l’Associazione “I-Jazz”, che raggruppa i più importanti Festival di Jazz in Italia, dedicherà i suoi appuntamenti musicali del 2019 al genio di Leonardo da Vinci, in occasione del cinquecentenario. Come di consueto, la manifestazione si svilupperà su due filoni principali: Aspettando Il Festival con la Notte Nera del Jazz – che quest’anno sarà “La Notte di Leonardo” – e darà il via ufficiale agli appuntamenti musicali; e il Festival vero e proprio, che nelle serate conclusive vedrà avvicendarsi grandi nomi del jazz nazionale ed internazionale.

Lunedì 4 novembre avrà luogo il secondo concerto dedicato al genio vinciano: Leonardo e il foglio perduto, un’opera jazz, presentata in prima assoluta, composta e diretta da Stefano Fonzi e ispirata a due grandi opere di Leonardo conservate nei Musei Reali di Torino, “Il Codice del Volo” e “L’Autoritratto”. L’opera racconta il grande sogno (mai realizzato) di Leonardo, il volo, che per tutta la vita ha accompagnato i suoi studi: la macchina per volare che, completa, non compare nel Codice del Volo ma è disseminata tra gli appunti, i calcoli, gli schizzi.

Un racconto di fantasia avvincente dentro una cornice storica rigorosa. Il concerto, scritto in esclusiva per il Moncalieri Jazz Festival, si avvale anche di tecnologie all’avanguardia, che vedranno la proiezione di immagini, ottenute grazie alla concessione dei Musei Reali di Torino, rappresentanti l’Autoritratto e Il Codice del Volo, messi in relazione con altrettante foto e video del Pop.Up Next (Drone come mezzo di trasporto volante senza conducente) e la nuova auto gran turismo elettrica disegnata e realizzata nel 2019 con il nome “Da Vinci” in occasione del Cinquecentenario di “Leonardo da Vinci” disegnati e realizzati dall’Italdesign. Il prototipo è stato ideato, disegnato, progettato e costruito negli stabilimenti di Moncalieri. Per l’ingegneristica del genio italiano, la “Da Vinci” viene realizzata con una particolare apertura delle portiere ad “ali di gabbiano” collegandola ancora una volta al sogno del volo leonardesco. Gli interpreti d’eccezione, coinvolti in questo meraviglioso progetto, sono il solista jazz Paolo Fresu alla tromba e il vocalist Albert Hera, accompagnati e sostenuti da la Filarmonica Teatro Regio Torino e dalla Torino Jazz Orchestra. I testi dell’opera, scritti da Giommaria Monti, saranno letti ed interpretati da Pino Insegno.

Anche per questa edizione verranno toccati dei punti “sensibili” per la città, organizzando degli eventi con fini di divulgazione musicale per categorie deboli, nei quali verranno coinvolti in forma attiva gli stessi disabili. Sarà appunto il circuito “Il Jazz che Cura” a coinvolgere 4 strutture della città: R.S.A. Casa di Cura e di Riposo per Anziani Ville Roddolo”, il Centro di recupero psichiatrico e dipendenze, “Il Porto” e la “ Casa Famiglia Piergiorgio Frassati” una struttura moncalierese che ospita 10 utenti disabili fisici in cui viene offerta anche l’assistenza nelle esigenze quotidiane rispetto ai bisogni di cura, sostegno, relazione, mantenimento e recupero abilità. Grazie al patrocinio dell’Assessorato dei Servizi Sociali e attraverso l’Unione dei Comuni di: Moncalieri – Trofarello e La Loggia il circuito si allargherà anche al Centro Diurno Colombetto di Moncalieri con il progetto “Jazz & Ben-Essere” e le sue Circle Activities nei quali l’attività corale, ha il compito di dare forza alla relazione e all’attenzione del rispetto dell’essere.

Si conferma anche il progetto “Il Jazz va a Scuola”, con Lezioni/Concerto dedicate ai “Cartoons in Jazz” e ai protagonisti del Grande Jazz dalla nascita ad oggi. Quest’anno in particolar modo grazie al patrocinio dell’Assessorato all’Istruzione di Moncalieri e dell’Associazione Nazionale verrà organizzato anche un Work Shop per la Scuola Media ad Indirizzo Musicale “P. Canonica di Moncalieri” e il Liceo Classico ad indirizzo Musicale “Cavour di Torino”, che, per una giornata intera, vedrà gli studenti interagire con un Quintetto Jazz di Professionisti ed esibirsi insieme in un concerto.

Il Festival sempre attento alla valorizzazione delle bellezze architettoniche e culturali della città proporrà un grande doppio concerto nella sala della Regina, all’interno del Castello Reale di Moncalieri. Nella prima parte si esibirà un quartetto di giovani talenti di cui fanno parte due musicisti italiani ma che risiedono e frequentano il Jazz Campus di Basilea in Svizzera: si tratta del gruppo “Ibraelia 4et”: Giovanni Vicari chitarra e voce, Francesca Gaza al pianoforte e voce, Naday Erlick al contrabbasso ed Jordi Pallares alla batteria. Saranno loro a rappresentare il grande valore jazzistico dei nostri connazionali residente all’Estero attraverso il Patrocinio del Consolato d’Italia in Basilea e del Comites di Basilea (Svizzera). Il secondo “Emanuele Cisi 4et”, grande saxofonista torinese di nascita, che invece rappresenterà il nostro jazz italiano. Lo stesso Cisi è un musicista apprezzato a livello internazionale da tutto il mondo jazzistico e non. Porterà al MJF 2019 il progetto dedicato a Lester Young “NO EYES – Looking at Lester Young” per il quale quest’anno ricorreranno i 60 anni della sua morte e i 110 della nascita. In tale occasione, Cisi, sarà accompagnato da un trio d’eccezione riconosciuto da tutto il pubblico del mondo jazzistico: Dino Rubino al pianoforte e flicorno, Marco Micheli al contrabbasso ed Adam Pache alla batteria.

Le tre serate finali della XXII edizione del Moncalieri Jazz Festival 2019, intitolate “Dal Jazz Rock al Progressive” partiranno giovedì 14 novembre con “AREA ARTI&MESTIERI”, un doppio concerto per due grandi gruppi che vedrà esibirsi gli Arti&Mestieri in Essentia e gli Area in Open Project.

La serata di venerdì 15 novembre sarà invece divisa in due parti: la prima dedicata al cinquantesimo anniversario della Pro Loco di Moncalieri, che sarà anche l’occasione per dare un Premio Speciale alla carriera ad un ospite speciale nel genere musicale del Progressive, Vittorio Nocenzi, fondatore del Banco del Mutuo Soccorso; la seconda parte vederà protagonisti in concerto i Quintorigo.

Sabato 16 novembre il festival si concluderà con il concerto di James Senese Napoli Centrale, musicista che, in 50 anni di carriera, ha attraversato trasversalmente la canzone italiana, passando per i seminali Showmen, i Napoli Centrale e collaborazioni con l’amico indimenticabile Pino Daniele.

 

Elisabetta Castiglioni