Pena di morte: voto ONU a favore dell’abolizione

Un numero record di stati membri delle Nazioni Unite ha votato, il 17 dicembre, a favore della risoluzione che chiede una moratoria sulle esecuzioni in vista dell’abolizione della pena di morte.
Dei 193 stati membri delle Nazioni Unite, 121 hanno votato a favore della settima risoluzione presentata dal Brasile e sponsorizzata da 83 stati alla sessione plenaria dell’Assemblea generale a New York; 35 hanno votato contro e 32 si sono astenuti.
Nel dicembre 2016 i voti a favore erano stati 117. Per la prima volta Dominica, Libia, Malaysia e Pakistan hanno votato a favore, mentre Antigua e Barbuda, Guyana e Sud Sudan sono passati dal voto contrario all’astensione.
Guinea Equatoriale, Gambia, Mauritius, Niger e Ruanda hanno ripreso la loro posizione abolizionista, a differenza di quanto fatto nel 2016. Nauru è passata dal voto favorevole al voto contrario, Bahrein e Zimbabwe dall’astensione al voto contrario e Congo e Guinea dal voto a favore all’astensione.
“Il fatto che un numero record abbia votato in favore della fine delle esecuzioni mostra che l’abolizione globale della pena di morte sta diventando un’inevitabile realtà. Un mondo libero dalla pena di morte è più vicino che mai”, ha dichiarato Chiara Sangiorgio, esperta sulla pena di morte di Amnesty International.
“Questo voto significa che un numero sempre maggiore di paesi vuole intraprendere passi per porre fine una volta per tutte a questa punizione crudele, inumana e degradante”, ha aggiunto Sangiorgio.
“Il voto mostra anche il crescente isolamento dei 35 stati che hanno votato contro la risoluzione. Gli stati che ancora mantengono in vigore la pena capitale dovrebbero istituire immediatamente una moratoria sulle esecuzioni, quale primo passo verso l’abolizione”, ha concluso Sangiorgio.
Nel 1945, anno di fondazione delle Nazioni Unite, solo otto degli allora 51 stati membri avevano abolito la pena di morte. Nel 2017 le esecuzioni hanno avuto luogo in soli 22 stati membri, l’11 per cento del totale.

Amnesty International Italia

 

Secondo A.I. legislazione antistupro inadatta in molti Paesi europei

Un rapporto di Amnesty International ha rivelato che le leggi della maggior parte degli stati europei non riconoscono che un rapporto sessuale privo di consenso sia uno stupro. Si tratta di legislazioni inadeguate che, insieme alla pericolosa cultura della colpevolizzazione della vittima, perpetuano l’impunità in tutta Europa. Amnesty International ha esaminato le leggi sullo stupro in 31 stati europei scoprendo che solo in otto casi la definizione di stupro contempla il mancato consenso. Nella vasta maggioranza dei casi lo stupro è riconosciuto tale solo in presenza di violenza fisica, minaccia o coercizione.

“Sebbene movimenti come #MeToo abbiano ispirato molte donne a raccontare le loro esperienze, rimane la triste constatazione che in Europa lo stupro è ampiamente sotto-denunciato a causa del continuo timore di non essere credute, mentre spesso coloro che si rivolgono alla giustizia vengono tradite da leggi antiquate e dannose e comportamenti sprezzanti da parte delle autorità giudiziarie”, ha dichiarato Anna Błuś, ricercatrice di Amnesty International sull’Europa occidentale e sui diritti delle donne.

“Le leggi hanno il potere di rafforzare la giustizia e influenzare i comportamenti. Ma un sondaggio dopo l’altro mostra che le persone ancora pensano che se la vittima è ubriaca, indossa abiti succinti o non si ribella fisicamente, allora non si tratta di stupro. E invece un rapporto sessuale senza consenso è uno stupro, punto e basta. Fino a quando i governi non adegueranno le loro leggi a questa elementare realtà, gli stupratori continueranno a rimanere impuniti”, ha aggiunto Anna Błuś.

Secondo l’ultimo sondaggio dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, una donna su 20 in Europa è stata stuprata a partire dall’età di 15 anni: nove milioni. Nonostante questi dati scioccanti, pochi stati europei considerano seriamente questo reato nelle leggi, come invece dovrebbe essere. Dei 31 stati su cui si è basata la ricerca di Amnesty International solo Belgio, Cipro, Germania, Irlanda, Islanda, Lussemburgo, Regno Unito e Svezia definiscono lo stupro come un rapporto sessuale privo di consenso. La Svezia ha modificato la legge solo negli ultimi mesi, a seguito di una campagna durata anni di Amnesty International e altre organizzazioni per i diritti umani. Gli altri stati monitorati da Amnesty International sono Austria, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Norvegia, Olanda, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svizzera e Ungheria.

In tutti questi stati la definizione legale di stupro prevede la violenza fisica, la minaccia di usare la forza, la coercizione o l’incapacità della vittima di difendersi. Quel che è peggio, alcuni stati considerano il rapporto sessuale senza consenso un reato distinto e meno grave, lasciando così intendere alla gente che il “vero stupro” si verifica solo quando c’è violenza fisica. Ad esempio, in Croazia la “relazione sessuale senza consenso” comporta una pena massima di cinque anni di carcere, la metà di quella prevista per lo stupro. In alcuni stati le leggi sullo stupro e la violenza sessuale sono ancora concepite in termini riferiti all’onore o alla morale, come a dire che la società ha il diritto di controllare il corpo delle donne. A Malta, i reati sessuali sono inseriti tra quelli che “colpiscono il buon andamento delle famiglie”.

Definizioni di stupro basate sull’assenza del consenso e riforme legislative non sono certo la soluzione definitiva per affrontare e prevenire questo reato così tanto diffuso ma possono costituire un significativo punto di partenza.

Ogni persona, a prescindere dal suo genere, può essere vittima di uno stupro ma si tratta di un reato che colpisce in modo sproporzionato le donne e le ragazze. Come chiarisce il rapporto di Amnesty International, le donne che si rivolgono alla giustizia non sono ostacolate solo da leggi antiquate: spesso subiscono pregiudizi, colpevolizzazioni, stereotipi negativi e sovente proprio da quei funzionari che dovrebbero dare loro sostegno e indagare e punire i reati di violenza sessuale.

Nell’ultimo anno, in molti stati le donne si sono unite per protestare in occasione di casi di stupro che hanno raggiunto le cronache nazionali e per chiedere migliore protezione da parte dei loro governi.

Questo è avvenuto ad aprile in Spagna, dopo che cinque uomini accusati dello stupro di gruppo di una donna sono stati giudicati colpevoli del reato meno grave di abuso sessuale, proprio grazie a una legislazione antiquata e nonostante il tribunale avesse rilevato che non c’era stato consenso. In Irlanda molte donne hanno postato immagini dei loro indumenti intimi su Twitter unitamente all’hashtag #ThisIsNotConsent per esprimere solidarietà nei confronti di una ragazza di 17 anni il cui tanga era stato esibito in tribunale dalla difesa di colui che l’aveva stuprata e che poi è stato assolto dal reato di stupro. I prossimi stati a cambiare legislazione potrebbero essere Spagna, Portogallo e la Danimarca, i cui governi hanno affermato pubblicamente di essere aperti alla discussione sulle modifiche alla definizione legale di stupro. “Lo stupro è una grave violazione dei diritti umani che dovrebbe essere sempre riconosciuta a live llo legislativo come un reato grave”, ha sottolineato Anna Błuś.

“Modificando le leggi e ponendo fine alla colpevolizzazione delle vittime e agli stereotipi di genere nei procedimenti giudiziari, i governi europei potranno assicurare che la prossima generazione di donne non debba mai domandarsi se la colpa dello stupro sia stata sua e non debba mai dubitare che i responsabili verranno puniti. Soprattutto, potranno garantire alle donne maggiore protezione dallo stupro”, ha concluso Anna Błuś.

 

Amnesty International Italia

 

Russia: multe ai media indipendenti, ONG e attivisti

Amnesty International ha denunciato l’ultimo assalto ai diritti umani in Russia attraverso un’ondata di multe ingiuste, eccessive e dall’effetto soffocante nei confronti dei media indipendenti, delle Ong e dei difensori dei diritti umani.
“Ancora una volta le autorità russe prendono di mira organizzazioni e individui indipendenti, in questo caso colpendole con multe soffocanti. Utilizzando tutta una serie di leggi repressive, le autorità di Mosca elevano multe esorbitanti una dopo l’altra in quello che appare un attacco coordinato per porre fine alle attività di coloro che le criticano”, ha dichiarato Natalia Zviagina, direttrice dell’ufficio moscovita di Amnesty International.
L’ultimo destinatario di questi attacchi mirati è il settimanale “Tempi nuovi”, uno degli organi di stampa più critici della Russia: il 26 ottobre la rivista è stata multata di 22.250.000 rubli (circa 290.000 euro) per “non avere fornito informazioni sui fondi ricevuti”. Si tratta della multa più alta finora emessa nei confronti dei media in Russia.
Nel 2017 “Tempi nuovi” era stato costretto a interrompere la diffusione dell’edizione cartacea per il crollo delle inserzioni pubblicitarie, dopo che la rivista era stata definita sleale nei confronti del governo. Ora, con questa multa, il settimanale è vicino alla bancarotta.
Sempre il 26 ottobre la Fondazione Andrey Rylkov, un noto organismo che chiede riforme nelle politiche di contrasto alla droga, è stato multato di 800.000 rubli (circa 10.400 euro) per aver “fatto propaganda a sostanze narcotiche” in una pubblicazione che si occupa di accesso ai servizi sanitari per le persone che usano droghe.
“La stessa strategia viene contemporaneamente usata nei confronti di coloro che esprimono opinioni dissidenti su una vasta gamma di temi politici”, ha aggiunto Zviagina.
Pochi giorni fa un tribunale ha imposto una multa insolitamente alta (un milione di rubli, equivalenti a 13.000 euro) a Transparency International Russia, giudicata colpevole di aver diffamato una persona molto vicina al presidente Putin.
Al contempo, i tribunali russi evitano ampiamente di proteggere i difensori dei diritti umani dagli attacchi alla loro reputazione portati avanti dai mezzi d’informazione controllati dallo stato.
Nel mese di ottobre Sergei Zykov, difensore dei diritti umani di Yekaterinburg (nella regione degli Urali) e Aleksandr Kunilovsky, un attivista dell’opposizione di Tyumen (nella Siberia settentrionale) sono stati multati rispettivamente di 300.000 e 290.000 rubli (circa 3900 euro e circa 3800 euro) per aver violato le norme, ingiustamente restrittive, sulle manifestazioni pubbliche.
“Chiediamo alle autorità russe di porre immediatamente fine a questo feroce assalto alle organizzazioni della società civile e di cessare di usare leggi repressive per elevare multe esorbitanti”, ha concluso Zviagina.
Ulteriori informazioni
“Tempi nuovi”, la Fondazione Andrey Rylkov e Transparency International Russia stanno subendo crescenti pressioni da parte delle autorità russe, soprattutto perché ricevono fondi dall’estero.

L’articolo 13.15.1 del codice dei reati amministrativi, usato contro “Tempi nuovi”, è entrato in vigore nel 2015 nel contesto di una campagna contro gli organi d’informazione indipendenti, costretti a ricorrere a fondi esteri a causa dell’insufficienza dei finanziamenti nazionali disponibili in loro favore.
La Fondazione Andrey Rylkov è stata inserita nel 2016, da parte del ministero della Giustizia, nell’elenco degli “agenti stranieri”. Da allora, il suo bilancio si è fortemente ridotto a causa dell’insufficienza delle fonti di finanziamento interne.

Amnesty International Italia

 

Rapporto di A.I. sulla Polonia

In un nuovo rapporto intitolato “Il potere della piazza: proteggere il diritto di protesta pacifica”, Amnesty International ha dichiarato che nonostante le leggi repressive, la mano dura delle forze di polizia, le misure di sorveglianza, le intimidazioni e i procedimenti giudiziari, in Polonia tante persone continuano a scendere in piazza con coraggio per manifestare in favore dei loro diritti e contro le minacce allo stato di diritto.
“Il rifiuto dei manifestanti di rimanere in silenzio è una prova di resistenza. Le autorità polacche li minacciano di arresti e condanne, gli agenti di polizia a volte li picchiano e li maltrattano. Molte persone sono poste sotto sorveglianza e le proteste pacifiche sono criminalizzate in modo crescente”, ha dichiarato Gauri van Gulik, direttrice per l’Europa di Amnesty International.
“Continuando a riempire le piazze, le persone sfidano le politiche di demonizzazione e leggi sempre più repressive che intendono ridurle al silenzio”, ha aggiunto van Gulik.
Dal 2016 decine di migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro leggi repressive nei confronti dei diritti delle donne e pericolose per l’indipendenza del potere giudiziario. Si sono trovate di fronte un’esibizione di forza e misure restrittive contro il loro diritto di essere visti e ascoltati. In centinaia sono finiti in carcere per poi affrontare lenti procedimenti giudiziari.
Nell’aprile 2017 è entrato in vigore un emendamento alla Legge sulle manifestazioni che di fatto vieta di sfilare nel centro di Varsavia quando nei pressi siano in corso raduni in favore del governo. L’emendamento è stato applicato col pugno di ferro. Tra aprile 2017 e marzo 2018 il governatore della provincia di Mazovia ha vietato 36 manifestazioni in programma a Varsavia. Nel 2017 il tribunale di Varsavia Centro ha ricevuto 632 atti relativi a contro-manifestanti che avevano violato la legge, mentre l’anno prima non ne aveva ricevuto alcuno.
Le autorità spesso garantiscono un trattamento preferenziale alle manifestazioni in favore del governo e a quelle nazionaliste. Questa priorità è confermata dal modo in si comportano le forze di polizia, che tollerano regolarmente le violenze e le intimidazioni dei gruppi di estrema destra e nazionalisti ai danni dei contro-manifestanti. Al contrario, le manifestazioni pacifiche contro il governo sono affrontate con la mano dura e con incriminazioni.
Amnesty International ha documentato casi di uso eccessivo della forza da parte della polizia, su cui poco è stato fatto per accertare le responsabilità.
Una donna di 60 anni che aveva partecipato alla “Protesta in nero” contro il pressoché totale divieto d’aborto, è intervenuta per fermare un poliziotto che stava picchiando un uomo a terra ed è stata a sua volta colpita alla testa da un altro agente.

“Sono svenuta e quando ho ripreso conoscenza, mi sono ritrovata in una pozza d’acqua. Qualcuno era seduto sopra di me e sentivo la gente urlare ‘Lasciatela andare!’. Poi sono svenuta di nuovo”, ha raccontato ad Amnesty International.
Nonostante avesse presentato denuncia per lievi lesioni al cranio, il caso è stato archiviato per mancanza di prove.
Oltre ad aver inasprito le leggi sull’esercizio della libertà di manifestare, il governo ha esteso i poteri di sorveglianza. Un emendamento alla Legge sulla polizia approvato nel 2016 ha ampliato detti poteri in assenza di adeguate salvaguardie, fino a estenderli a casi estranei a indagini penali. Vi sono prove che i poteri di sorveglianza siano stati usati nei confronti di persone coinvolte nell’organizzazione e nella partecipazione a manifestazioni pacifiche.
I tribunali finora hanno ampiamente tutelato il diritto alla libertà di manifestazione pacifica e di espressione, ma la situazione potrebbe cambiare presto a seguito delle riforme apportate nel 2017 al sistema giudiziario che ne hanno gravemente compromesso l’indipendenza sottoponendolo al controllo e all’influenza della politica.
Tra coloro che potrebbero subire le conseguenze c’è uno studente di 19 anni arrestato dopo aver chiesto a un agente di polizia nome, grado e ragioni per cui stava eseguendo identificazioni durante una protesta in corso a Varsavia nel marzo 2018. Il ragazzo è stato accusato di aggressione a un funzionario di polizia e teme un procedimento iniquo. “Non so come andrà a finire: questi sono gli ultimi giorni dell’indipendenza del potere giudiziario”, ha dichiarato ad Amnesty International.
I giudici sono fortemente sotto pressione. Chi ha protestato contro la sottomissione al potere politico ha già subito rappresaglie come ad esempio procedimenti disciplinari.
Il giudice Dominik Czeszkiewicz, sottoposto a un procedimento del genere per aver difeso il diritto di manifestazione pacifica, ha detto ad Amnesty International: “È veramente difficile lavorare in queste condizioni. Non posso battermi contro l’intero sistema. So che mi colpiranno. Non so chi, dove e quando”.
“Manifestare pacificamente è un diritto che in Polonia è minacciato gravemente. Il potere della piazza è uno strumento fondamentale di controllo del potere dello stato. Il governo polacco deve proteggere il diritto di tutti coloro che vogliono manifestare per difendere i loro diritti”, ha commentato van Gulik.
“Le autorità polacche devono cessare di criminalizzare le proteste, annullare le limitazioni sproporzionate alla libertà di manifestazione e di espressione e garantire l’indipendenza del potere giudiziario in modo da assicurare la protezione di tutti i diritti umani”, ha concluso van Gulik.
Il rapporto “Il potere della piazza: proteggere il diritto di protesta pacifica” è disponibile online all’indirizzo: https://www.amnesty.org/en/documents/EUR37/8525/2018/en/

Amnesty International Italia

Voci per la Libertà 2018

Saranno quattro giorni pieni di musica di qualità e di attenzione ai temi dei diritti umani quelli dal 19 al 22 luglio a Rosolina Mare, in provincia di Rovigo, con la 21a edizione di “Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty”. Brunori sas, vincitore del Premio Amnesty Italia, sezione Big, sarà uno dei protagonisti di un programma ricco di eventi, che comprende il sostegno alla campagna di Amnesty International “La solidarietà non è reato” e ospiti come Enrico Ruggeri, Mirkoeilcane e la Med Free Orkestra.
Grandi artisti che si alterneranno sul palco di Piazzale Europa con otto band e cantautori provenienti da tutta Italia, da Bergamo a Pantelleria, da Venezia a Napoli, in concorso per il Premio Amnesty Italia, sezione Emergenti, dedicato ai migliori brani legati alla Dichiarazione universale dei diritti umani. Il contest proporrà le semifinali il 20 e 21 luglio e la finale fra i cinque migliori il 22 luglio.
Il 20 luglio si fronteggeranno: Storie Storte da Venezia con “Mare nostro” (folk), Giulia Ventisette da Firenze con “Tutti zitti” (pop d’autore), La Malaleche da Monza/Bergamo con “Siamo migranti” (patchanka), Iza&Sara da Forlì/Faenza con “Favola” (pop).
Il 21 luglio toccherà a: Pupi di Surfaro dalla Sicilia con “’Gnanzou” (nu kombat folk), Danilo Ruggero da Pantelleria con “Agghiri ddrà” (folk / canzone d’autore), Mujeres Creando da Napoli con “E je parlo ‘e te” (world music), Eleonora Betti da Arezzo con “Libera” (folk / canzone d’autore).
Voci per la libertà è un evento sostenuto da Amnesty International Italia in cui la creatività  tocca le persone su temi importanti quali uguaglianza e rispetto. Quest’anno il festival promuoverà la campagna “La solidarietà non è reato” con cui Amnesty International vuole sfidare la criminalizzazione della solidarietà nelle sue varie forme: il lavoro umanitario e dei diritti umani non dovrebbe mai essere criminalizzato perché aiutare le persone ad attraversare i confini in modo irregolare, senza alcun vantaggio personale, non è contrabbando e non dovrebbe essere considerato un reato. Individui e organizzazioni che aiutano rifugiati e migranti sono l’esempio più visibile dell’impegno per costruire comunità più accoglienti in Europa: testimoniano le violazioni dei diritti umani e gli abusi; rispettano l’imperativo umanitario, anteponendo le persone ai confini.
Sui temi dei diritti umani saranno due le installazioni presenti quest’anno a Voci per la libertà e visitabili al Centro Congressi a fianco al palco: “Inalienabile” di Silva Rotelli, progetto multimediale sul rapporto tra musica e diritti umani e “Ciokorà” progetto fotografico di Valentina Tamborra che testimonia la condizione delle migliaia di bambini di strada in Kenia. Verranno inaugurate nella serata di apertura, quella del 19, che vedrà l’esibizione del caleidoscopico e multietnico ensemble musicale della romana Med Free Orkestra, preceduta da quella di BO.RO.FRA, che alle 18.30 sarà anche protagonista dell’aperitivo in spiaggia.
Il giorno dopo, l’aperitivo sarà affidato al live di Carlo Valente, il vincitore del Premio Amnesty sezione Emergenti lo scorso anno. Ospite della serata, dopo l’esibizione dei semifinalisti, sarà Mirkoeilcane, giovane cantautore romano noto per aver presentato a Sanremo 2018 un brano intenso sui migranti come “Stiamo tutti bene”.
Sabato 21 luglio si aprirà alle 18.30 con un Dj set interculturale, per proseguire la sera con la seconda semifinale e con il live di Enrico Ruggeri, artista dalla lunga carriera, spesso costellata da brani sui temi dei diritti umani (da “Nessuno tocchi Caino” alla stessa “Si può dare di più”).
La giornata di chiusura inizierà all’alba alle 5.00 con una performance di musica e danza contemporanea a cura dei Cantieri Culturali Creativi. Nel pomeriggio ci sarà un incontro alle 18.30 con il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury e con Dario Brunori, che la sera salirà sul palco per eseguire la canzone vincitrice del Premio Amnesty Italia Big, la sua “L’uomo nero”, insieme ad altri brani del suo repertorio. Durante la serata verrà anche assegnato, fra i cinque finalisti, il Premio Amnesty Italia, sezione Emergenti, il Premio della Critica e il Premio Giuria Popolare.
Durante tutte le serate del festival ci saranno laboratori didattici per bambini sui diritti umani a cura di Cooperativa Porto Alegre, Cooperativa Peter Pan e Libreria Ricarello.
Tutti gli eventi sono ad ingresso libero.
Presentano: Savino Zaba (Rai1, Radio2) e Carmen Formenton (Voci per la Libertà).
Il festival dallo scorso anno fa parte di una rassegna più ampia, “Arte per la libertà, il festival della creatività per i diritti umani” realizzata con il sostegno di MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”. L’iniziativa, iniziata già dal mese di aprile e che tocca le province di Rovigo, Padova e Ferrara, propone, oltre alla musica, arte contemporanea, cinema, fotografia, teatro, libri e danza. Un intenso viaggio nell’arte giovanile a favore dei diritti umani.

Amnesty International Italia

Censura digitale in Egitto secondo A.I.

Un tentativo di eliminare gli ultimi spazi rimasti a disposizione per le voci critiche e la libertà d’espressione: così Amnesty International ha definito l’assalto alla libertà digitale in corso dal 24 maggio in Egitto. Da quel giorno, secondo l’Associazione per la libertà di pensiero e di espressione, sono stati bloccati almeno 63 siti, 48 dei quali dedicati all’informazione. Tra i primi a essere censurati è stato Mada Masr, portale indipendente di qualità noto per le sue analisi profondamente critiche nei confronti del governo egiziano. Il 10 giugno è stato bloccato l’accesso alla piattaforma globale Medium. L’11 giugno è stata la volta del siti Albedaiah, diretto dal giornalista indipendente Khaled al Balshy, Elbadiland Bawabit e Yanair.   “L’attuale giro di vite nei confronti dei media digitali è un’ulteriore dimostrazione che le vecchie tattiche poliziesche dello stato egiziano sono ancora attuali. Persino nei peggiori momenti della repressione ai tempi di Mubarak le autorità non avevano impedito l’accesso a tutti i portali informativi indipendenti”, ha dichiarato Najia Bounaim, direttrice delle campagne sull’Africa del Nord di Amnesty International. “Le autorità egiziane sembrano avere nel mirino gli ultimi spazi rimasti a disposizione per la libera espressione. Con quest’ulteriore mossa stanno dimostrando fino a che punto sono pronti ad arrivare per impedire ai cittadini egiziani di accedere a notizie, analisi e opinioni indipendenti sul loro paese. Chiediamo che il blocco sia annullato immediatamente”, ha proseguito Bounaim. Il 24 maggio, oltre a Mada Masr, sono stati bloccati anche Daily News Egypt, Elborsa e Masr al Arabia. Le autorità non hanno chiarito quali attività illegali stessero svolgendo e non hanno fornito dettagli sulla base legale del provvedimento. In alcune interviste, funzionari del governo hanno fatto generico riferimento al “sostegno al terrorismo” e alla “pubblicazione di notizie false”. Il giorno dopo, la stampa egiziana ha citato una “agenzia sovrana” (termine col quale s’indica l’intelligence egiziana) che aveva giustificato i provvedimenti invocando il “contrasto al terrorismo” e accusando – senza fornire alcuna prova – il Qatar di sostenere alcuni dei portali bloccati. La maggior parte dei blocchi riguarda portali d’informazione ma sono compresi anche siti da cui possono essere scaricati programmi come VPN e TOR. Amnesty International è stata in grado di verificare che solo uno dei siti bloccati era collegato a gruppi che usano o promuovono la violenza. Molti dei portali bloccati erano diventati un rifugio per quelle voci critiche egiziane che non potevano più andare in televisione o scrivere sui giornali, l’una e le altre finite sotto il rigido controllo statale da quando il presidente Abdel Fattah al-Sisi è salito al potere. Il portale Mada Masr è stato indomito nel denunciare costantemente le violazioni dei diritti umani, come le detenzioni arbitrarie, i processi iniqui, la repressione contro le Ong, le esecuzioni extragiudiziali e la pena di morte. La sua direttrice, Lina Attallah, ha detto ad Amnesty International di ritenere che il sito sia stato bloccato perché pubblica notizie basate su ricerche approfondite e fonti verificate: “Pubblichiamo quello che le autorità non vogliono che la gente legga”, ha detto. “Il governo egiziano pare voler sfruttare i recenti attentati compiuti dai gruppi armati per chiudere gli ultimi spazi di libertà e ridurre al silenzio le voci critiche. Ancora una volta, le autorità usano la sicurezza nazionale per praticare una totale repressione”, ha commentato Bounaim. “Invece di attaccare le voci critiche e indipendenti, l’Egitto dovrebbe rispettare la sua Costituzione e il diritto internazionale che lo obbligano a non imporre limitazioni arbitrarie alla libertà d’espressione e a proteggere il diritto di ogni persona a cercare, ricevere e condividere informazioni”, ha sottolineato Bounaim. La Costituzione egiziana vieta la censura dei mezzi d’informazione, salvo che in tempo di guerra e di mobilitazione militare, protegge la libertà d’espressione e di stampa tanto in forma cartacea quanto digitale e riconosce il diritto di tutti i cittadini a utilizzare i mezzi e gli strumenti di telecomunicazione. Le ragioni legali e i poteri sulla base dei quali il governo egiziano ha bloccato i siti sono ambigui e non è chiaro se siano state applicate le leggi ordinarie – che già prevedono la censura per motivi di sicurezza nazionale – o le disposizioni dello stato d’emergenza, dichiarato per tre mesi il 9 aprile a seguito degli attentati contro due chiese a Tanta ed Alessandria. Un’ora dopo gli attentati, le autorità avevano confiscato le copie del quotidiano Albawaba, che aveva chiesto le dimissioni del ministro dell’Interno per non aver saputo impedirli. Lo stato d’emergenza conferisce al governo ampi poteri di sorveglianza e di censura. Il 10 aprile il presidente del parlamento, Ali Albel’al, ha annunciato che questi poteri avrebbero riguardato anche Twitter, Facebook e YouTube, piattaforme usate a suo dire dai “terroristi” per comunicare tra loro e ha minacciato di procedimenti giudiziari gli autori di reati informatici. Le vaghe disposizioni della legge anti-terrorismo prevedono condanne fino a 15 anni per i responsabili di siti usati per promuovere “idee terroristiche” e consentono alle autorità di bloccare siti sospettati di promuovere il “terrorismo”. Due dei siti bloccati, Daily News Egypt ed Elborsa, appartengono alla Business News Company, già munita di licenza governativa. Nel novembre 2016, tuttavia, il governo ha congelato i suoi patrimoni accusandola di legami con la Fratellanza musulmana, senza fornire alcuna prova. Da allora i 230 dipendenti non ricevono lo stipendio. I rappresentanti di molti dei siti bloccati hanno presentato esposti al Sindacato dei giornalisti, al Consiglio nazionale della stampa, al ministro delle Comunicazioni e alla procura generale senza ricevere finora alcuna risposta. Mada Masr si è rivolto a un tribunale amministrativo ma il suo appello non è stato ancora preso in esame.

Amnesty International Italia

XX Edizione Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty

Torna da giovedì 20 luglio a domenica 23 luglio, a Rosolina Mare (RO), “Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty”, la manifestazione sostenuta da Amnesty International che collega musica e diritti umani. La quattro giorni di suoni e diritti “Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty” riesce a mettere in scena proposte artistiche in grado di fare riflettere e divertire, lasciando che siano bellezza ed emozione a lavorare al fianco di Amnesty International nella promozione dei diritti umani. Si tratta di una tappa importante nella storia della manifestazione: questa edizione è la 20esima ed è entrata a far parte di una rassegna più ampia, “Arte per la Libertà”. Arte per la Libertà è un grande contenitore, nato in collaborazione con DeltArte, che unisce creatività e diritti umani coinvolgendo location uniche della Provincia di Rovigo, per dare vita ad un calendario ricco di eventi, fra musica, arte, cinema e teatro. Il clou di Arte per la Libertà è come sempre Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty, la quattro giorni di Rosolina Mare: grandi ospiti si alternano sul palco insieme a band emergenti da tutta Italia in concorso per il “Premio Amnesty International Italia Emergenti”, dedicato ai migliori brani legati alla Dichiarazione universale dei diritti umani. Un evento fortemente sostenuto da Amnesty International in grado di fare riflettere e divertire, dove creatività ed emozione riescono a toccare il cuore delle persone su temi importanti quali uguaglianza e rispetto. Durante i giorni del Festival verrà promossa la nuova campagna “CORAGGIO“, per fermare l’ondata di attacchi contro i difensori e le difensore dei diritti umani. La campagna, che sarà portata avanti da tutte le sezioni di Amnesty International nel mondo, chiede il riconoscimento e la protezione di coloro che difendono i diritti umani, così come la possibilità che possano operare in un ambiente sicuro. Chi difende i diritti umani sta subendo un assalto globale senza precedenti a causa della repressione contro la società civile e del crescente impiego della sorveglianza. Tutti gli eventi sono ad ingresso libero Presentano: Savino Zaba (Rai1, Radio2) e Carmen Formenton (Voci per la Libertà)

PROGRAMMA

GIOVEDÌ 20 LUGLIO Ore 21.00 Arena Piazzale Europa

Inaugurazioni installazioni: “INALIENABILE” del collettivo PianoB Progetto di immagini e riflessioni a cura di PianoB realizzato per il Festival “Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty”. Inalienabile è un percorso di riflessione sul rapporto tra musica e diritti umani, che vede alternarsi fotografie, voci e video, con la testimonianza di musicisti come Francesco Guccini, Fiorella Mannoia, Carmen Consoli, Edoardo Bennato, Piotta, Modena City Ramblers, Roy Paci, Simone Cristicchi. Una condivisione di temi da cui scaturisce terreno fertile per una più ampia presa di coscienza. “SOS – SAVE OUR SOULS” di Achilleas Souras Lavoro del giovane Achilleas Souras, “SOS” -Save Our Souls, è un’installazione dalla forte valenza sociale, costruita e assemblata con centinaia di giubbotti salvagente recuperati da quelle migliaia abbandonate sulle coste dell’Isola di Lesbo dai migranti al loro arrivo. “Ogni eco si crea dalla propagazione di un sussurro che viene ripetuto, la mia installazione ha diversi significati e mi rendo conto che ognuno la interpreta a modo proprio. Alla fine dipende da te, puoi scegliere di fare qualcosa oppure di non fare niente. Il mio è un invito a fare qualcosa, se uno se la sente”. “IL PESO DELLE PAROLE” di Andrea Dodicianni Video installazione realizzata per il festival “Arte per la Libertà” da Andrea Dodicianni. Performance che ha fatto discutere la città di Rovigo per un’intera giornata, dodici corpi coperti da lenzuoli in piazza Garibaldi, con altrettante targhette che recitavano luoghi comuni sull’immigrazione. Frasi vere, quelle riportate davanti ai teli bianchi disposti ordinatamente in piazza, frasi raccolte tra le persone per strada dal team di Dodiciannni con una serie di interviste alla popolazione locale. Il video racconta il risveglio della città con l’opera e la sorpresa delle persone che, ignare, ne entravano in contatto, ponendo l’accento su come si sia ormai perso il contatto con la violenza di certe parole. Cosa succederebbe se queste frasi diventassero realtà? Saremo pronti ad accettarle o lo facciamo solo quando capita a migliaia di chilometri di distanza? LIVE: PSYCODRUMMERS Gli strumenti musicali che usano sono autocostruiti e il loro intento primario è quello di creare un forte impatto emotivo nel pubblico. Il gruppo degli Psycodrummers nasce a Rovigo e fin da subito si propone in grandi spazi, caratterizzandosi per il forte coinvolgimento che si crea con i partecipanti alle loro performan-ce, grazie ad una potente ispirazione che va dal funk alla samba, dall’hip hop alla cultura giapponese fino alle ritmiche africane. Hanno recentemente partecipato al tour di Giorgia. THE BASTARD SONS OF DIONISO Il gruppo trentino raggiunge nel 2009 la finale di X-Factor, ed è indubbiamente la firma del contratto con la Sony Music e i successivi tour in giro per l’Italia che li fa conoscere al grande pubblico grazie a centinaia di concerti. “Sulla cresta dell’ombra” è il settimo album di “The bastard sons of Dioniso”, un lavoro essenziale in cui il suono elettrico viene messo da parte a favore di suoni acustici, più morbidi ma non meno incisivi. Dodici tracce, tra le quali due inediti e nuovi arrangiamenti di brani del passato.Open act: GIOVI e CONTROTEMPO, due giovanissimi progetti musicali di Rovigo che fuori concorso presenteranno rispettivamente “Occhio non vede cuore non duole” e “Secreti Night”.

VENERDÌ 21 LUGLIO Ore 18.30 Bar ristorante Oasi – Viale dei Pini

Presentazione del Rapporto 2016 – 2017 sui diritti umani nel mondo di Amnesty International, un documento significativo sulla situazione dei diritti umani in 159 paesi, una lettura fondamentale per chi prende decisioni politiche, per gli attivisti e per chiunque sia interessato ai diritti umani. Con il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury, il giornalista Ivan Grozny ed Elena Guerra di “Verità e giustizia per Mauro Guerra” Ore 21.00 Arena Piazzale Europa LIVE: Semifinali concorso:   MASSIMO FRANCESCON BAND con “Sognando la rivoluzione”– Treviso – Folk-Rock Cantautorale La band nasce nel 2013 con il progetto di arrangiare e proporre dal vivo le canzoni di Massimo Francescon. Nel 2013 produce il video e singolo “Sognando la rivoluzione” che racconta i fatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. Nel 2014 poi si aggiudica il premio “Voci Nuove”, mentre a settembre del 2015 esce il primo lavoro del gruppo (e secondo del cantautore): “Cuore Nero”. La Massimo Francescon Band si è già aggiudicata il Premio Web Social 2017, grazie ai voti raccolti sul sito e sui profili Facebook e Youtube di Voci per la libertà. ELISA ERIN BONOMO con “Scampo” – Venezia – Alternative rock Cantautrice e chitarrista, comincia a comporre dai 12 anni prevalentemente in lingua inglese per poi passare anche all’italiano verso i 20. Ha fra l’altro scritto uno spettacolo teatrale assieme all’attrice Grazia Raimondo, “BlackOut!”, incentrato sul tema del precariato e dell’immigrazione. Recentemente ha pubblicato, dopo alcuni ep da sola o con La Cantina dei Bardi, “Antifragile”, il suo primo album da solista, un concept album all’inglese (ma cantato in italiano) che parla di cambiamenti, di traslochi, di resilienza. NEVRUZ con “L’immigrato” – Modena – Pop-rock Conosciuto ai più per la sua partecipazione, nel 2010, a X Factor, aveva già all’epoca esperienze di vario tipo in importanti festival. Dopo il talent televisivo ha pubblicato gli album “Tra l’amore e il male” nel 2010 e “La casa e gli spiriti perduti” nel 2012, quest’ultimo prodotto da Elio e le storie tese. Quell’anno il sisma della bassa modenese gli porta via tutto. Si trasforma così in “menestrello delle tende” girando i paesi colpiti con la sua chitarra per cantare canzoni ai terremotati. Nell’autunno 2017 uscirà il suo nuovo disco, intitolato “Il mio nome è nessuno”. CARLO VALENTE con “Crociera Maraviglia” – Rieti – Cantautore “Fisarmonicista per tradizione, pianista per curiosità, chitarrista per sbaglio e cantautore per caso”: così si definisce. Ha aperto concerti della Bandabardò, Tricarico, Max Manfredi ed ha vinto, nel 2015, il Premio DUEL (Cantautori a confronto) e il premio per il miglior testo al Premio Bindi. Il 2 marzo 2017 è uscito il suo primo LP dal titolo “Tra l’altro…”, prodotto e arrangiato da Piergiorgio Faraglia e Francesco Saverio Capo. È finalista delle Targhe Tenco 2017 nella sezione Opera Prima. Frequenta la scuola di alta formazione “Officina Pier Paolo Pasolini” a Roma con la direzione artistica di Tosca. Ospite: DIODATO Torna finalmente con un nuovo progetto discografico uno dei più talentuosi giovani cantautori italiani, è infatti da poco uscito il secondo disco di inediti dal titolo “Cosa siamo diventati”. Sono stati tre anni intensi quelli che dal 2013, anno di uscita del cd di esordio “E forse sono pazzo”, hanno segnato la vita del cantautore. Dalla partecipazione al Festival di Sanremo nel 2014 (categoria “Nuove proposte”) con il bellissimo brano “Babilonia”, alla vittoria del premio “Best New Genera-tion” di Mtv, alle dodici puntate consecutive a “Che tempo che fa” che ha ispirato il disco “A ritrovar Bellezza” del 2014 – personale tributo dell’artista ai grandi della musica italiana – come Sergio Endrigo, Domenico Modugno, Mina, Luigi Tenco, Bruno Lauzi dove ha proposto alcune delle più belle canzoni di sempre. Diodato è pronto ora per una nuova straordinaria avventura.

SABATO 22 LUGLIO

Ore 18.30 Chiosco Bagni Bellarosa Serenella – Lungomare

Presentazione del libro di Savino Zaba “Parole parole…alla radio”, uno squarcio del mondo radiofonico, coniugando in modo singolare l’excursus storico del linguaggio nel nostro Paese alle più preziose testimonianze a riguardo. Con Savino Zaba (Rai1, Radio2), Enrico Deregibus (giornalista) e Michele Grossato. Ore 21.00 Arena Piazzale Europa Live: Semifinali concorso:   TUKURÙ con “Musango” – Bari – Musica afromediterranea È un progetto musicale nato nel 2016. Williams Sassene, già voce nei Negrissim’, con all’attivo vari dischi e tourneè in Africa e in Europa, nato a Parigi, cresciuto a Yaounde’ (Camerun), è autore dei testi e cantante del gruppo. Il suo “hip-hop della foresta” si adagia sui riff di chitarra di Giovanni Ceresoli, che suona anche cavaquinho e percussioni. Con l’ausilio di una loop-station nascono suoni che vanno dal desert-blues all’afrobeat, al funky su cui entrano il violoncello di Nika D’Auria e le tastiere di Domenico Monaco, coppia consolidata in vari progetti di musica elettronica. REGIONE TRUCCO con “Mama don’t cry” – Torino – Indie La band nasce dalla volontà del cantautore Umberto d’Alessandro e dell’etichetta discografica Vollmer Industries di creare un progetto condiviso con i musicisti che da anni lo accompagnano nei suoi concerti. La formazione è composta, oltre che da d’Alessandro, da Andrea Re e Arianna Abate. È imminente, a inizio estate, l’uscita del loro primo album, che vanta la produzione di Cosmo, album anticipato proprio dal video del brano in concorso. A loro è andato il Premio Under 35 di Voci per la libertà, organizzato in collaborazione con Mescalina. ERICA BOSCHIERO con “La memoria dell’acqua” – Treviso – Cantautrice È stata vincitrice del Premio d’Aponte 2008, del Premio Botteghe d’Autore 2009, del Premio Corde Libere 2013, del Premio Lunezia – Future Stelle 2015, ha ricevuto il premio per il Miglior Testo a Musicultura e al Premio Parodi nel 2012. Ha attualmente all’attivo ben cinque diversi spettacoli nati da altrettante collaborazioni. Dopo il suo primo disco, “Dietro ogni crepa di muro”, ad aprile 2015 esce il suo secondo album “Caravanbolero”, che vede la partecipazione tra gli altri di Fausto Mesolella (Avion Travel), Debora Petrina e di un’intera banda di paese. AMARCORD con “I nostri discorsi” – Firenze – Elettro Pop-Rock Nascono dalla convinzione che “niente si ricordi meglio dell’affermazione ‘mi ricordo’ stessa.” Nel 2016 esce l’album di esordio “Vittoria”, promosso con un intenso tour estivo. Hanno vinto il Premio Ernesto de Pascale per la miglior canzone italiana all’interno del Rock Contest Controradio 2015; tale premio permetterà agli Amarcord di registrare il secondo album presso lo ZooStudio di Ligabue, che li ha premiati. Nel 2017 vengono selezionati per le finali di Musicultura e partecipano come vincitori del contest 1MNext al “Concertone” del Primo Maggio a Roma. Ospite: LELE Una storia musicale che inizia studiando il pianoforte all’età di 12 anni al Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli e che arriva fino a Sanremo 2017. I primi impegni che lo vedono protagonista anche in tv sono nel 2015, quando Lele partecipa alla terza edizione di “The Voice of Italy” e nell’anno seguente alla quindicesima edizione di “Amici” di Maria De Filippi, entrando al serale nella squadra bianca di Emma ed Elisa. Il 27 maggio 2016 pubblica il suo primo album “Costruire”, che ha dato inizio al suo percorso di musicista, sostenuto anche dall’affetto dei suoi fan (più di 150.000 su Facebook e quasi 500.000 su Instagram). La svolta recente della sua promettente carriera artistica è la partecipazione al festival di Sanremo 2017, che vince nella categoria “Nuove Proposte” con il brano “Ora mai”. É attualmente in radio con il singolo “Così com’è”.

DOMENICA 23 LUGLIO Ore 18.30 Centro Congressi Piazzale Europa

Incontro pubblico Premio Amnesty International Italia con NADA e RICCARDO NOURY Il Premio Amnesty International Italia nasce dalla volontà dell’Associazione Voci per la Libertà e di Amnesty International Italia con lo scopo di coinvolgere artisti affermati a livello nazionale che abbiano pubblicato una canzone per sensibilizzare il pubblico alla difesa dei diritti umani. Nada, con la sua “Ballata triste”, una canzone che ci parla del terribile problema del femminicidio, è la vincitrice del Premio Amnesty International Italia2017 come miglior brano sui diritti umani dell’anno precedente. Le parole di Nada: “Non sono molto abituata a ricevere premi e le volte che mi è capitato ho sempre cercato di non esserci, ma il premio di Amnesty International mi fa davvero felice, soprattutto per questa mia canzone così tremendamente attuale. Da donna cerco di intuire, ma non trovo niente da capire in quello che succede troppo spesso alle donne, che purtroppo, e quasi sempre tra le mura domestiche, vengono distrutte da chi dice di amarle. “Ballata Triste” racconta di una giornata apparentemente normale che finisce in tragedia. L’ho scritta un giorno di getto dopo avere sentito per l’ennesima volta l’orrenda storia di un femminicidio. All’inizio non sapevo se registrarla, mi faceva male, ma poi ho pensato che anche in una canzone si possono raccontare sentimenti di ribellione verso situazioni così drammati-che, con la speranza che una voce fra le tante possa suscitare un po’ più di attenzione. Sono convinta che ci dobbiamo educare fin da bambini a superare nella vita le difficoltà del vivere insieme, e imparare che se finisce un amore si deve riuscire ad avere riguardo per l’altro e per il dolore”.

Ore 21.00 Arena Piazzale Europa Live: Finali concorso con i migliori 5 artisti Premio Amnesty International Italia: NADA Nada ritira il PREMIO AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA per “BALLATA TRISTE”, migliore brano sui diritti umani del 2016, sul femminicidio.

EXTRAFESTIVAL SABATO 29 LUGLIO ore 19.00 Gorino Ferrarese – Crociera musicale sul fiume Po e il suo Delta con concerto acustico di Davidel Fleurs des Maladives – Prenotazione obbligatoria Dall’imbarco di Gorino Ferrarese una crociera sul Po di Goro, durante la quale si vedranno la Sacca di Goro, le valli di Gorino, l’isola del Mezzanino, l’isola del Bacucco, (denominata isola dei Gabbiani), Scannone di Goro (denominato isola dell’ Amore) e la foce del Po di Goro. Non mancherà, come sempre un ottimo accompagnamento musicale: Il frontman Davide di Les Fleures Des Maldives reinterpreterà in chiave acustica i brani del gruppo e alcune cover. Il gruppo è noto per la sua cruda vena cantautorale, un rock italico d’autore già ampiamente riconosciuto dalla critica e premiato dal pubblico. Nel 2014 sono stati finalisti a Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty. Il loro più recente e secondo album “Il rock è morto” è uscito a marzo di quest’anno. A bordo ci saranno inoltre il servizio bar e cucina gestiti dallo staff della motonave. Il servizio cucina comprende le pizze del nostro sponsor ITALPIZZA, insalata di riso e insalatona, torte dolci e salate.

 

Amnesty International Italia