Censura digitale in Egitto secondo A.I.

Un tentativo di eliminare gli ultimi spazi rimasti a disposizione per le voci critiche e la libertà d’espressione: così Amnesty International ha definito l’assalto alla libertà digitale in corso dal 24 maggio in Egitto. Da quel giorno, secondo l’Associazione per la libertà di pensiero e di espressione, sono stati bloccati almeno 63 siti, 48 dei quali dedicati all’informazione. Tra i primi a essere censurati è stato Mada Masr, portale indipendente di qualità noto per le sue analisi profondamente critiche nei confronti del governo egiziano. Il 10 giugno è stato bloccato l’accesso alla piattaforma globale Medium. L’11 giugno è stata la volta del siti Albedaiah, diretto dal giornalista indipendente Khaled al Balshy, Elbadiland Bawabit e Yanair.   “L’attuale giro di vite nei confronti dei media digitali è un’ulteriore dimostrazione che le vecchie tattiche poliziesche dello stato egiziano sono ancora attuali. Persino nei peggiori momenti della repressione ai tempi di Mubarak le autorità non avevano impedito l’accesso a tutti i portali informativi indipendenti”, ha dichiarato Najia Bounaim, direttrice delle campagne sull’Africa del Nord di Amnesty International. “Le autorità egiziane sembrano avere nel mirino gli ultimi spazi rimasti a disposizione per la libera espressione. Con quest’ulteriore mossa stanno dimostrando fino a che punto sono pronti ad arrivare per impedire ai cittadini egiziani di accedere a notizie, analisi e opinioni indipendenti sul loro paese. Chiediamo che il blocco sia annullato immediatamente”, ha proseguito Bounaim. Il 24 maggio, oltre a Mada Masr, sono stati bloccati anche Daily News Egypt, Elborsa e Masr al Arabia. Le autorità non hanno chiarito quali attività illegali stessero svolgendo e non hanno fornito dettagli sulla base legale del provvedimento. In alcune interviste, funzionari del governo hanno fatto generico riferimento al “sostegno al terrorismo” e alla “pubblicazione di notizie false”. Il giorno dopo, la stampa egiziana ha citato una “agenzia sovrana” (termine col quale s’indica l’intelligence egiziana) che aveva giustificato i provvedimenti invocando il “contrasto al terrorismo” e accusando – senza fornire alcuna prova – il Qatar di sostenere alcuni dei portali bloccati. La maggior parte dei blocchi riguarda portali d’informazione ma sono compresi anche siti da cui possono essere scaricati programmi come VPN e TOR. Amnesty International è stata in grado di verificare che solo uno dei siti bloccati era collegato a gruppi che usano o promuovono la violenza. Molti dei portali bloccati erano diventati un rifugio per quelle voci critiche egiziane che non potevano più andare in televisione o scrivere sui giornali, l’una e le altre finite sotto il rigido controllo statale da quando il presidente Abdel Fattah al-Sisi è salito al potere. Il portale Mada Masr è stato indomito nel denunciare costantemente le violazioni dei diritti umani, come le detenzioni arbitrarie, i processi iniqui, la repressione contro le Ong, le esecuzioni extragiudiziali e la pena di morte. La sua direttrice, Lina Attallah, ha detto ad Amnesty International di ritenere che il sito sia stato bloccato perché pubblica notizie basate su ricerche approfondite e fonti verificate: “Pubblichiamo quello che le autorità non vogliono che la gente legga”, ha detto. “Il governo egiziano pare voler sfruttare i recenti attentati compiuti dai gruppi armati per chiudere gli ultimi spazi di libertà e ridurre al silenzio le voci critiche. Ancora una volta, le autorità usano la sicurezza nazionale per praticare una totale repressione”, ha commentato Bounaim. “Invece di attaccare le voci critiche e indipendenti, l’Egitto dovrebbe rispettare la sua Costituzione e il diritto internazionale che lo obbligano a non imporre limitazioni arbitrarie alla libertà d’espressione e a proteggere il diritto di ogni persona a cercare, ricevere e condividere informazioni”, ha sottolineato Bounaim. La Costituzione egiziana vieta la censura dei mezzi d’informazione, salvo che in tempo di guerra e di mobilitazione militare, protegge la libertà d’espressione e di stampa tanto in forma cartacea quanto digitale e riconosce il diritto di tutti i cittadini a utilizzare i mezzi e gli strumenti di telecomunicazione. Le ragioni legali e i poteri sulla base dei quali il governo egiziano ha bloccato i siti sono ambigui e non è chiaro se siano state applicate le leggi ordinarie – che già prevedono la censura per motivi di sicurezza nazionale – o le disposizioni dello stato d’emergenza, dichiarato per tre mesi il 9 aprile a seguito degli attentati contro due chiese a Tanta ed Alessandria. Un’ora dopo gli attentati, le autorità avevano confiscato le copie del quotidiano Albawaba, che aveva chiesto le dimissioni del ministro dell’Interno per non aver saputo impedirli. Lo stato d’emergenza conferisce al governo ampi poteri di sorveglianza e di censura. Il 10 aprile il presidente del parlamento, Ali Albel’al, ha annunciato che questi poteri avrebbero riguardato anche Twitter, Facebook e YouTube, piattaforme usate a suo dire dai “terroristi” per comunicare tra loro e ha minacciato di procedimenti giudiziari gli autori di reati informatici. Le vaghe disposizioni della legge anti-terrorismo prevedono condanne fino a 15 anni per i responsabili di siti usati per promuovere “idee terroristiche” e consentono alle autorità di bloccare siti sospettati di promuovere il “terrorismo”. Due dei siti bloccati, Daily News Egypt ed Elborsa, appartengono alla Business News Company, già munita di licenza governativa. Nel novembre 2016, tuttavia, il governo ha congelato i suoi patrimoni accusandola di legami con la Fratellanza musulmana, senza fornire alcuna prova. Da allora i 230 dipendenti non ricevono lo stipendio. I rappresentanti di molti dei siti bloccati hanno presentato esposti al Sindacato dei giornalisti, al Consiglio nazionale della stampa, al ministro delle Comunicazioni e alla procura generale senza ricevere finora alcuna risposta. Mada Masr si è rivolto a un tribunale amministrativo ma il suo appello non è stato ancora preso in esame.

Amnesty International Italia

XX Edizione Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty

Torna da giovedì 20 luglio a domenica 23 luglio, a Rosolina Mare (RO), “Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty”, la manifestazione sostenuta da Amnesty International che collega musica e diritti umani. La quattro giorni di suoni e diritti “Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty” riesce a mettere in scena proposte artistiche in grado di fare riflettere e divertire, lasciando che siano bellezza ed emozione a lavorare al fianco di Amnesty International nella promozione dei diritti umani. Si tratta di una tappa importante nella storia della manifestazione: questa edizione è la 20esima ed è entrata a far parte di una rassegna più ampia, “Arte per la Libertà”. Arte per la Libertà è un grande contenitore, nato in collaborazione con DeltArte, che unisce creatività e diritti umani coinvolgendo location uniche della Provincia di Rovigo, per dare vita ad un calendario ricco di eventi, fra musica, arte, cinema e teatro. Il clou di Arte per la Libertà è come sempre Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty, la quattro giorni di Rosolina Mare: grandi ospiti si alternano sul palco insieme a band emergenti da tutta Italia in concorso per il “Premio Amnesty International Italia Emergenti”, dedicato ai migliori brani legati alla Dichiarazione universale dei diritti umani. Un evento fortemente sostenuto da Amnesty International in grado di fare riflettere e divertire, dove creatività ed emozione riescono a toccare il cuore delle persone su temi importanti quali uguaglianza e rispetto. Durante i giorni del Festival verrà promossa la nuova campagna “CORAGGIO“, per fermare l’ondata di attacchi contro i difensori e le difensore dei diritti umani. La campagna, che sarà portata avanti da tutte le sezioni di Amnesty International nel mondo, chiede il riconoscimento e la protezione di coloro che difendono i diritti umani, così come la possibilità che possano operare in un ambiente sicuro. Chi difende i diritti umani sta subendo un assalto globale senza precedenti a causa della repressione contro la società civile e del crescente impiego della sorveglianza. Tutti gli eventi sono ad ingresso libero Presentano: Savino Zaba (Rai1, Radio2) e Carmen Formenton (Voci per la Libertà)

PROGRAMMA

GIOVEDÌ 20 LUGLIO Ore 21.00 Arena Piazzale Europa

Inaugurazioni installazioni: “INALIENABILE” del collettivo PianoB Progetto di immagini e riflessioni a cura di PianoB realizzato per il Festival “Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty”. Inalienabile è un percorso di riflessione sul rapporto tra musica e diritti umani, che vede alternarsi fotografie, voci e video, con la testimonianza di musicisti come Francesco Guccini, Fiorella Mannoia, Carmen Consoli, Edoardo Bennato, Piotta, Modena City Ramblers, Roy Paci, Simone Cristicchi. Una condivisione di temi da cui scaturisce terreno fertile per una più ampia presa di coscienza. “SOS – SAVE OUR SOULS” di Achilleas Souras Lavoro del giovane Achilleas Souras, “SOS” -Save Our Souls, è un’installazione dalla forte valenza sociale, costruita e assemblata con centinaia di giubbotti salvagente recuperati da quelle migliaia abbandonate sulle coste dell’Isola di Lesbo dai migranti al loro arrivo. “Ogni eco si crea dalla propagazione di un sussurro che viene ripetuto, la mia installazione ha diversi significati e mi rendo conto che ognuno la interpreta a modo proprio. Alla fine dipende da te, puoi scegliere di fare qualcosa oppure di non fare niente. Il mio è un invito a fare qualcosa, se uno se la sente”. “IL PESO DELLE PAROLE” di Andrea Dodicianni Video installazione realizzata per il festival “Arte per la Libertà” da Andrea Dodicianni. Performance che ha fatto discutere la città di Rovigo per un’intera giornata, dodici corpi coperti da lenzuoli in piazza Garibaldi, con altrettante targhette che recitavano luoghi comuni sull’immigrazione. Frasi vere, quelle riportate davanti ai teli bianchi disposti ordinatamente in piazza, frasi raccolte tra le persone per strada dal team di Dodiciannni con una serie di interviste alla popolazione locale. Il video racconta il risveglio della città con l’opera e la sorpresa delle persone che, ignare, ne entravano in contatto, ponendo l’accento su come si sia ormai perso il contatto con la violenza di certe parole. Cosa succederebbe se queste frasi diventassero realtà? Saremo pronti ad accettarle o lo facciamo solo quando capita a migliaia di chilometri di distanza? LIVE: PSYCODRUMMERS Gli strumenti musicali che usano sono autocostruiti e il loro intento primario è quello di creare un forte impatto emotivo nel pubblico. Il gruppo degli Psycodrummers nasce a Rovigo e fin da subito si propone in grandi spazi, caratterizzandosi per il forte coinvolgimento che si crea con i partecipanti alle loro performan-ce, grazie ad una potente ispirazione che va dal funk alla samba, dall’hip hop alla cultura giapponese fino alle ritmiche africane. Hanno recentemente partecipato al tour di Giorgia. THE BASTARD SONS OF DIONISO Il gruppo trentino raggiunge nel 2009 la finale di X-Factor, ed è indubbiamente la firma del contratto con la Sony Music e i successivi tour in giro per l’Italia che li fa conoscere al grande pubblico grazie a centinaia di concerti. “Sulla cresta dell’ombra” è il settimo album di “The bastard sons of Dioniso”, un lavoro essenziale in cui il suono elettrico viene messo da parte a favore di suoni acustici, più morbidi ma non meno incisivi. Dodici tracce, tra le quali due inediti e nuovi arrangiamenti di brani del passato.Open act: GIOVI e CONTROTEMPO, due giovanissimi progetti musicali di Rovigo che fuori concorso presenteranno rispettivamente “Occhio non vede cuore non duole” e “Secreti Night”.

VENERDÌ 21 LUGLIO Ore 18.30 Bar ristorante Oasi – Viale dei Pini

Presentazione del Rapporto 2016 – 2017 sui diritti umani nel mondo di Amnesty International, un documento significativo sulla situazione dei diritti umani in 159 paesi, una lettura fondamentale per chi prende decisioni politiche, per gli attivisti e per chiunque sia interessato ai diritti umani. Con il portavoce di Amnesty International Italia Riccardo Noury, il giornalista Ivan Grozny ed Elena Guerra di “Verità e giustizia per Mauro Guerra” Ore 21.00 Arena Piazzale Europa LIVE: Semifinali concorso:   MASSIMO FRANCESCON BAND con “Sognando la rivoluzione”– Treviso – Folk-Rock Cantautorale La band nasce nel 2013 con il progetto di arrangiare e proporre dal vivo le canzoni di Massimo Francescon. Nel 2013 produce il video e singolo “Sognando la rivoluzione” che racconta i fatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. Nel 2014 poi si aggiudica il premio “Voci Nuove”, mentre a settembre del 2015 esce il primo lavoro del gruppo (e secondo del cantautore): “Cuore Nero”. La Massimo Francescon Band si è già aggiudicata il Premio Web Social 2017, grazie ai voti raccolti sul sito e sui profili Facebook e Youtube di Voci per la libertà. ELISA ERIN BONOMO con “Scampo” – Venezia – Alternative rock Cantautrice e chitarrista, comincia a comporre dai 12 anni prevalentemente in lingua inglese per poi passare anche all’italiano verso i 20. Ha fra l’altro scritto uno spettacolo teatrale assieme all’attrice Grazia Raimondo, “BlackOut!”, incentrato sul tema del precariato e dell’immigrazione. Recentemente ha pubblicato, dopo alcuni ep da sola o con La Cantina dei Bardi, “Antifragile”, il suo primo album da solista, un concept album all’inglese (ma cantato in italiano) che parla di cambiamenti, di traslochi, di resilienza. NEVRUZ con “L’immigrato” – Modena – Pop-rock Conosciuto ai più per la sua partecipazione, nel 2010, a X Factor, aveva già all’epoca esperienze di vario tipo in importanti festival. Dopo il talent televisivo ha pubblicato gli album “Tra l’amore e il male” nel 2010 e “La casa e gli spiriti perduti” nel 2012, quest’ultimo prodotto da Elio e le storie tese. Quell’anno il sisma della bassa modenese gli porta via tutto. Si trasforma così in “menestrello delle tende” girando i paesi colpiti con la sua chitarra per cantare canzoni ai terremotati. Nell’autunno 2017 uscirà il suo nuovo disco, intitolato “Il mio nome è nessuno”. CARLO VALENTE con “Crociera Maraviglia” – Rieti – Cantautore “Fisarmonicista per tradizione, pianista per curiosità, chitarrista per sbaglio e cantautore per caso”: così si definisce. Ha aperto concerti della Bandabardò, Tricarico, Max Manfredi ed ha vinto, nel 2015, il Premio DUEL (Cantautori a confronto) e il premio per il miglior testo al Premio Bindi. Il 2 marzo 2017 è uscito il suo primo LP dal titolo “Tra l’altro…”, prodotto e arrangiato da Piergiorgio Faraglia e Francesco Saverio Capo. È finalista delle Targhe Tenco 2017 nella sezione Opera Prima. Frequenta la scuola di alta formazione “Officina Pier Paolo Pasolini” a Roma con la direzione artistica di Tosca. Ospite: DIODATO Torna finalmente con un nuovo progetto discografico uno dei più talentuosi giovani cantautori italiani, è infatti da poco uscito il secondo disco di inediti dal titolo “Cosa siamo diventati”. Sono stati tre anni intensi quelli che dal 2013, anno di uscita del cd di esordio “E forse sono pazzo”, hanno segnato la vita del cantautore. Dalla partecipazione al Festival di Sanremo nel 2014 (categoria “Nuove proposte”) con il bellissimo brano “Babilonia”, alla vittoria del premio “Best New Genera-tion” di Mtv, alle dodici puntate consecutive a “Che tempo che fa” che ha ispirato il disco “A ritrovar Bellezza” del 2014 – personale tributo dell’artista ai grandi della musica italiana – come Sergio Endrigo, Domenico Modugno, Mina, Luigi Tenco, Bruno Lauzi dove ha proposto alcune delle più belle canzoni di sempre. Diodato è pronto ora per una nuova straordinaria avventura.

SABATO 22 LUGLIO

Ore 18.30 Chiosco Bagni Bellarosa Serenella – Lungomare

Presentazione del libro di Savino Zaba “Parole parole…alla radio”, uno squarcio del mondo radiofonico, coniugando in modo singolare l’excursus storico del linguaggio nel nostro Paese alle più preziose testimonianze a riguardo. Con Savino Zaba (Rai1, Radio2), Enrico Deregibus (giornalista) e Michele Grossato. Ore 21.00 Arena Piazzale Europa Live: Semifinali concorso:   TUKURÙ con “Musango” – Bari – Musica afromediterranea È un progetto musicale nato nel 2016. Williams Sassene, già voce nei Negrissim’, con all’attivo vari dischi e tourneè in Africa e in Europa, nato a Parigi, cresciuto a Yaounde’ (Camerun), è autore dei testi e cantante del gruppo. Il suo “hip-hop della foresta” si adagia sui riff di chitarra di Giovanni Ceresoli, che suona anche cavaquinho e percussioni. Con l’ausilio di una loop-station nascono suoni che vanno dal desert-blues all’afrobeat, al funky su cui entrano il violoncello di Nika D’Auria e le tastiere di Domenico Monaco, coppia consolidata in vari progetti di musica elettronica. REGIONE TRUCCO con “Mama don’t cry” – Torino – Indie La band nasce dalla volontà del cantautore Umberto d’Alessandro e dell’etichetta discografica Vollmer Industries di creare un progetto condiviso con i musicisti che da anni lo accompagnano nei suoi concerti. La formazione è composta, oltre che da d’Alessandro, da Andrea Re e Arianna Abate. È imminente, a inizio estate, l’uscita del loro primo album, che vanta la produzione di Cosmo, album anticipato proprio dal video del brano in concorso. A loro è andato il Premio Under 35 di Voci per la libertà, organizzato in collaborazione con Mescalina. ERICA BOSCHIERO con “La memoria dell’acqua” – Treviso – Cantautrice È stata vincitrice del Premio d’Aponte 2008, del Premio Botteghe d’Autore 2009, del Premio Corde Libere 2013, del Premio Lunezia – Future Stelle 2015, ha ricevuto il premio per il Miglior Testo a Musicultura e al Premio Parodi nel 2012. Ha attualmente all’attivo ben cinque diversi spettacoli nati da altrettante collaborazioni. Dopo il suo primo disco, “Dietro ogni crepa di muro”, ad aprile 2015 esce il suo secondo album “Caravanbolero”, che vede la partecipazione tra gli altri di Fausto Mesolella (Avion Travel), Debora Petrina e di un’intera banda di paese. AMARCORD con “I nostri discorsi” – Firenze – Elettro Pop-Rock Nascono dalla convinzione che “niente si ricordi meglio dell’affermazione ‘mi ricordo’ stessa.” Nel 2016 esce l’album di esordio “Vittoria”, promosso con un intenso tour estivo. Hanno vinto il Premio Ernesto de Pascale per la miglior canzone italiana all’interno del Rock Contest Controradio 2015; tale premio permetterà agli Amarcord di registrare il secondo album presso lo ZooStudio di Ligabue, che li ha premiati. Nel 2017 vengono selezionati per le finali di Musicultura e partecipano come vincitori del contest 1MNext al “Concertone” del Primo Maggio a Roma. Ospite: LELE Una storia musicale che inizia studiando il pianoforte all’età di 12 anni al Conservatorio di San Pietro a Majella di Napoli e che arriva fino a Sanremo 2017. I primi impegni che lo vedono protagonista anche in tv sono nel 2015, quando Lele partecipa alla terza edizione di “The Voice of Italy” e nell’anno seguente alla quindicesima edizione di “Amici” di Maria De Filippi, entrando al serale nella squadra bianca di Emma ed Elisa. Il 27 maggio 2016 pubblica il suo primo album “Costruire”, che ha dato inizio al suo percorso di musicista, sostenuto anche dall’affetto dei suoi fan (più di 150.000 su Facebook e quasi 500.000 su Instagram). La svolta recente della sua promettente carriera artistica è la partecipazione al festival di Sanremo 2017, che vince nella categoria “Nuove Proposte” con il brano “Ora mai”. É attualmente in radio con il singolo “Così com’è”.

DOMENICA 23 LUGLIO Ore 18.30 Centro Congressi Piazzale Europa

Incontro pubblico Premio Amnesty International Italia con NADA e RICCARDO NOURY Il Premio Amnesty International Italia nasce dalla volontà dell’Associazione Voci per la Libertà e di Amnesty International Italia con lo scopo di coinvolgere artisti affermati a livello nazionale che abbiano pubblicato una canzone per sensibilizzare il pubblico alla difesa dei diritti umani. Nada, con la sua “Ballata triste”, una canzone che ci parla del terribile problema del femminicidio, è la vincitrice del Premio Amnesty International Italia2017 come miglior brano sui diritti umani dell’anno precedente. Le parole di Nada: “Non sono molto abituata a ricevere premi e le volte che mi è capitato ho sempre cercato di non esserci, ma il premio di Amnesty International mi fa davvero felice, soprattutto per questa mia canzone così tremendamente attuale. Da donna cerco di intuire, ma non trovo niente da capire in quello che succede troppo spesso alle donne, che purtroppo, e quasi sempre tra le mura domestiche, vengono distrutte da chi dice di amarle. “Ballata Triste” racconta di una giornata apparentemente normale che finisce in tragedia. L’ho scritta un giorno di getto dopo avere sentito per l’ennesima volta l’orrenda storia di un femminicidio. All’inizio non sapevo se registrarla, mi faceva male, ma poi ho pensato che anche in una canzone si possono raccontare sentimenti di ribellione verso situazioni così drammati-che, con la speranza che una voce fra le tante possa suscitare un po’ più di attenzione. Sono convinta che ci dobbiamo educare fin da bambini a superare nella vita le difficoltà del vivere insieme, e imparare che se finisce un amore si deve riuscire ad avere riguardo per l’altro e per il dolore”.

Ore 21.00 Arena Piazzale Europa Live: Finali concorso con i migliori 5 artisti Premio Amnesty International Italia: NADA Nada ritira il PREMIO AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA per “BALLATA TRISTE”, migliore brano sui diritti umani del 2016, sul femminicidio.

EXTRAFESTIVAL SABATO 29 LUGLIO ore 19.00 Gorino Ferrarese – Crociera musicale sul fiume Po e il suo Delta con concerto acustico di Davidel Fleurs des Maladives – Prenotazione obbligatoria Dall’imbarco di Gorino Ferrarese una crociera sul Po di Goro, durante la quale si vedranno la Sacca di Goro, le valli di Gorino, l’isola del Mezzanino, l’isola del Bacucco, (denominata isola dei Gabbiani), Scannone di Goro (denominato isola dell’ Amore) e la foce del Po di Goro. Non mancherà, come sempre un ottimo accompagnamento musicale: Il frontman Davide di Les Fleures Des Maldives reinterpreterà in chiave acustica i brani del gruppo e alcune cover. Il gruppo è noto per la sua cruda vena cantautorale, un rock italico d’autore già ampiamente riconosciuto dalla critica e premiato dal pubblico. Nel 2014 sono stati finalisti a Voci per la Libertà – Una Canzone per Amnesty. Il loro più recente e secondo album “Il rock è morto” è uscito a marzo di quest’anno. A bordo ci saranno inoltre il servizio bar e cucina gestiti dallo staff della motonave. Il servizio cucina comprende le pizze del nostro sponsor ITALPIZZA, insalata di riso e insalatona, torte dolci e salate.

 

Amnesty International Italia

Terzo anniversario del rapimento delle studentesse in Nigeria. Lo ricorda Amnesty International

In occasione del terzo anniversario del rapimento delle 276 studentesse della scuola di Chibok, Amnesty International ha sollecitato le autorità della Nigeria a raddoppiare gli sforzi per ottenere il rilascio delle ragazze ancora sotto sequestro e di centinaia di altre che sono state rapite dal gruppo armato Boko haram nel nord-est del paese.

“Boko haram continua a rapire donne, ragazze e ragazzi che vengono spesso sottoposti a terribili violenze, tra cui stupri e pestaggi, e costretti a compiere attentati suicidi. Purtroppo, molti di questi rapimenti vengono ignorati dai mezzi d’informazione e questo fa sì che le famiglie perdano ogni speranza di riabbracciare i loro cari”, ha dichiarato Makmid Kamara, direttore ad interim di Amnesty International Nigeria.

“Boko haram compie questi terribili rapimenti e altri attacchi, alcuni dei quali costituiscono crimini di guerra su scala quasi quotidiana. Occorre fermarli. Oggi ricordiamo le ragazze di Chibok e siamo solidali con le loro famiglie così come le migliaia di altre persone rapite, uccise o rese profughe dal gruppo armato”, ha proseguito Kamara.

Amnesty International continua a partecipare alla campagna #BringBackOurGirls e sollecita il governo nigeriano ad assicurare il massimo impegno per tutte le persone rapite e a fornire adeguato sostegno alle famiglie. Dall’inizio del 2014, Amnesty International ha documentato almeno altri 41 casi di rapimenti di massa da parte di Boko haram. Se da un lato il governo nigeriano sta facendo notevoli sforzi per liberare le 195 ragazze ancora nelle mani del gruppo armato, le vittime di sequestri di massa meno noti non beneficiano di altrettanto sostegno. “Il governo nigeriano sta facendo passi avanti nel recupero di zone precedentemente controllate da Boko haram ma molto di più dev’essere fatto per impedire ulteriori rapimenti e attentati e per fornire sostegno adeguato a tutte le persone liberate o fuggite dalla prigionia”, ha sottolineato Kamara. “La sanguinosa insurrezione di Boko haram e l’offensiva delle forze di sicurezza per fermarla hanno causato la fuga di oltre due milioni di persone nel nord-est della Nigeria e condotto moltissime persone sull’orlo della fame. È fondamentale, per il bene della popolazione nigeriana, che i responsabili di queste atrocità siano portati di fronte alla giustizia”, ha concluso Kamara.

Dal 2009 Boko haram sta portando avanti una violenta campagna di uccisioni, attentati, rapimenti e saccheggi su scala quasi quotidiana contro la popolazione civile del nord-est della Nigeria. Città e villaggi sono stati devastati. Scuole, chiese, moschee e altri edifici pubblici sono stati attaccati e distrutti. Boko haram si sta accanendo contro i civili intrappolati nelle aree sotto il suo controllo e ha interrotto la fornitura di numerosi servizi pubblici, tra cui soprattutto la sanità e l’istruzione.

Le ricerche condotte da Amnesty International dimostrano che Boko haram si è reso responsabile di crimini di guerra e crimini contro l’umanità rimasti impuniti. Nell’aprile 2014 Boko haram ha rapito 276 studentesse della scuola secondaria pubblica di Chibok. Questi rapimenti sono un elemento costante della strategia di Boko haram. Il 14 aprile 2015 Amnesty International ha pubblicato un ampio rapporto in cui ha documentato 38 casi del genere. Dall’aprile 2015 migliaia di donne, uomini, ragazzi e ragazze rapiti da Boko haram sono stati liberati o sono riusciti a fuggire dalla prigionia, ma altre migliaia di civili rimangono tuttora nelle mani del gruppo armato.

Amnesty International Italia

Ad Alicia Keys il Premio Amnesty

La celebre musicista di fama mondiale e attivista Alicia Keys e il movimento che lotta per i diritti dei popoli nativi del Canada sono stati insigniti da Amnesty International con il Premio Ambasciatore della Coscienza 2017, che verrà conferito ufficialmente con una cerimonia a Montréal, in Canada, il 27 maggio. A ritirare il premio che onora il movimento per i diritti dei nativi del Canada saranno sei persone che rappresentano la forza e la diversità del movimento che ha coraggiosamente combattuto per porre fine alla discriminazione e per garantire la sicurezza e il benessere delle famiglie e delle comunità native: Cindy Blackstock, Delilah Saunders, Melanie Morrison, il senatore Murray Sinclair, Melissa Mollen Dupuis e Widia Larivière. “Il premio Ambasciatore della Coscienza è la più alta onorificenza di Amnesty International, che celebra coloro che hanno mostrato eccezionale leadership e coraggio nella difesa dei diritti umani”, ha dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International. “Sia Alicia Keys che il movimento per i diritti dei nativi canadesi hanno a loro modo contribuito all’ispirazione e sono stati significativi per la promozione dei diritti umani e assicurare opportunità alle generazioni future. Fondamentalmente, ci ricordano di non sottovalutare mai quanto lontano la passione e la creatività ci possano portare nella lotta contro l’ingiustizia”.

Alicia Keys: dalla musica all’attivismo Alicia Keys ha utilizzato la sua carriera e i suoi 15 Grammy come ispirazione per una campagna rivolta al cambiamento. “Ricevere questo grande onore ed essere insieme al movimento per i diritti degli indigeni è emozionante”, ha detto Alicia Keys. “Mi incoraggia a continuare a denunciare contro l’ingiustizia e a richiamare l’attenzione sulle questioni che sono importanti per me.” Spesso denominata “regina del rythm & blues”, Alicia Keys ha sempre intessuto il suo attivismo con la sua arte. Nella sua vasta attività filantropica ha co-fondato Keep A Child Alive (KCA), un’organizzazione non profit che fornisce trattamenti e cure per i bambini e le famiglie colpite dall’Hiv in Africa e in India. KCA collabora con le organizzazioni di base per progettare, attuare e condividere soluzioni innovative per alcune delle sfide più urgenti in materia di lotta all’Aids. KCA ha raccolto più di 60 milioni di dollari per fornire assistenza a centinaia di migliaia di bambini e alle loro famiglie e per sollecitare maggiore comprensione e sostegno. Nel 2014, ha co-fondato il Movimento Siamo qui per incoraggiare i giovani a mobilitarsi per il cambiamento, ponendo la domanda “Perché sei qui?”, come un invito all’azione. Attraverso questo movimento ha cercato di stimolare il suo pubblico a intervenire su questioni come la riforma della giustizia penale e porre fine alla violenza pistola. Sconvolta dal fatto che ora ci sono più rifugiati nel mondo oggi che in qualsiasi altro momento della storia, nel 2016 la musicista ha contribuito a ideare, e anche a prendervi parte, un cortometraggio dal titolo “Let Me In” in occasione della Giornata mondiale del rifugiato. Con la sua canzone “Hallelujah” al centro, il film pone la questione della crisi dei rifugiati agli spettatori raccontando la potente storia di una giovane famiglia americana costretta a fuggire verso il confine con il Messico. “La nostra coscienza è qualcosa di cui siamo tutti dotati al momento della nascita, non importa chi siamo”, ha detto Alicia Keys. “Quella piccola voce che ti parla e ti dice quando qualcosa non è giusto, la uso sempre come la mia guida. Fin da quando ero una bambina la mia voce interiore mi urlava! Ora dico: dunque, cosa posso fare? Questa è una domanda che possiamo porci e poi agire”.

Una luce splendente per i diritti dei popoli nativi del Canada Nonostante vivano in uno dei paesi più ricchi del mondo le donne, gli uomini e i bambini nativi sono costantemente tra le persone più emarginate della società in Canada. Ora, dopo decenni di silenzio pubblico e apatia, un movimento vivace e diversificato di attivisti ha catturato l’attenzione del pubblico. Quest’anno il premio Ambasciatore della coscienza verrà condiviso tra dirigenti e militanti del movimento che hanno mostrato notevole coraggio nel condurre importanti battaglie per i diritti all’uguaglianza, difendendo il diritto alla terra e mobilitando all’azione nativi e non nativi. Dal dicembre 2012, il movimento di base “Idle No More” ha contribuito a far luce sulla lotta in corso dei nativi per poter decidere autonomamente circa le loro terre, risorse e ambiente. In prima linea in questa protesta sono stati Melissa Mollen Dupuis e Widia Larivière, i co-fondatori del movimento in Québec. Principalmente guidato da donne, il movimento rappresenta una nuova ondata di mobilitazione nativa che dà una piattaforma agli attivisti di base, favorisce l’orgoglio culturale dei giovani nativi e porta nativi e non nativi del Canada a condividere i problemi comuni come l’ambiente e l’economia. Dopo aver appreso la notizia del premio, Melissa Mollen Dupuis e Widia Larivière hanno affermato: “Ricevere un tale prestigioso attestato internazionale è un riconoscimento del lavoro svolto da migliaia di persone che, a modo loro, si impegnano ogni giorno per i diritti dei popoli nativi in un movimento spontaneo e pacifico di cittadini.” “In una società che incoraggia la ricerca del potere e del profitto a scapito del benessere della comunità nel suo insieme, le parole e le azioni della comunità – e di chi al suo interno è più a rischio di subire l’ingiustizia sociale e la discriminazione – sono uno degli strumenti più efficaci di cui disponiamo nella lotta contro gli effetti della colonizzazione in Canada”. Cindy Blackstock spera che il premio contribuirà a focalizzare l’attenzione mondiale sulle ingiustizie ancora prevalenti in Canada. Come leader della Società per la cura dei bambini e delle famiglie delle Prime nazioni, Cindy Blackstock ha condotto una battaglia legale decennale contro il taglio dei finanziamenti dei servizi sociali per i bambini delle Prime nazioni. Nel 2016, la corte per i diritti umani del Canada ha emesso una sentenza che invita il governo federale a prendere misure immediate per porre fine alle sue pratiche discriminatorie. Tuttavia, il governo canadese ha continuato a ritardare la piena attuazione della sentenza, con la conseguenza che i bambini delle Prime nazioni stanno ancora soffrendo per la discriminazione. “La coscienza della gente si sta svegliando di fronte alla discriminazione razziale del governo canadese nei confronti dei bambini e delle famiglie delle Prime nazioni”, ha detto Cindy Blackstock. “Ora la domanda è: Che cosa abbiamo intenzione di fare al riguardo? Stiamo permettendo al Canada di celebrare il suo 150° compleanno mentre si bea nel suo razzismo o vogliamo prendere la parola e chiedere di fermare la discriminazione?”

Il premio Ambasciatore della Coscienza celebra individui e gruppi che hanno dimostrato eccezionale coraggio contro le ingiustizie, usato il loro talento per ispirare gli altri e hanno promosso la causa dei diritti umani. Mira inoltre a creare dibattito, incoraggiare l’azione pubblica e sensibilizzare storie di ispirazione e le questioni dei diritti umani. Il premio è stato ispirato dal poema “Dalla Repubblica di coscienza” scritto per Amnesty International dal compianto poeta irlandese Seamus Heaney. I vincitori delle passate edizioni sono musicisti di fama mondiale e artisti del calibro di Harry Belafonte, Joan Baez e Ai Weiwei, nonché figure ispiratrici tra cui Malala Yousafzai e Nelson Mandela.

Amnesty International Italia

Ministro egiziano per il petrolio a Ravenna

 Sono passati da pochi giorni 14 mesi dalla scomparsa di Giulio Regeni al Cairo, e il Ministro del petrolio e delle risorse minerarie dell’Egitto, Tarek El Molla, interverrà alla sessione plenaria di apertura dell’Offshore Mediterranean Conference, in programma da domani 29 al 31 marzo a Ravenna. A quella che è considerata la più prestigiosa vetrina internazionale dell’oil&gas prenderà parte anche il direttore dell’Italian Egyptian Oil Company, Fabio Cavanna. L’intervento del ministro El Molla riguarderà il tema della transizione verso un mix energetico sostenibile. Il ministro El Molla parteciperà inoltre a una delle sessioni speciali dedicate al Mediterraneo, nuovo hub del gas per l’Europa anche alla luce delle importanti scoperte effettuate e dei futuri programmi di esplorazione. “Come peraltro più volte confermato da rappresentanti di Eni, i rapporti tra Italia ed Egitto per ciò che riguarda il settore petrolifero vanno avanti senza problemi. Vanno invece avanti faticosamente e con molti problemi le indagini per accertare le responsabilità, in Egitto, della sparizione, della tortura e dell’uccisione di Giulio Regeni” ha dichiarato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia. “Non vorremmo che qualcuno dei partecipanti alla Conferenza di Ravenna pensasse che quest’ultimo obiettivo possa essere sacrificato all’esigenza di non compromettere un clima favorevole agli scambi commerciali” ha aggiunto Marchesi. “Per questo, chiediamo ai rappresentanti dell’industria italiana e alle autorità eventualmente presenti di ribadire ancora una volta al ministro El Molla la richiesta al governo egiziano di collaborare in pieno alle indagini della procura di Roma”.

Per maggiori informazioni: appello da firmare per chiedere “Verità per Giulio Regeni” https://www.amnesty.it/appelli/corri-con-giulio/

capitolo relativo all’Egitto tratto dal Rapporto 2016-2017 di Amnesty International https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-annuale-2016-2017/medio-oriente-africa-del-nord/egitto/

Amnesty International Italia

In Egitto, secondo Amnesty International, misure cautelari punitive

Amnesty International ha denunciato lo scorso 6 marzo, che le autorità egiziane stanno ricorrendo sempre di più a misure cautelari arbitrarie ed eccessive per perseguitare gli attivisti rilasciati dal carcere, come ad esempio trascorrere fino a 12 ore al giorno nelle stazioni di polizia.

Secondo la normativa vigente in Egitto sulle misure cautelari da eseguire prima del processo o come pena accessoria alla condanna, le persone rilasciate devono trascorrere un certo numero di ore al giorno o alla settimana presso una stazione di polizia.

Amnesty International ha documentato almeno 13 casi in cui nei confronti di attivisti scarcerati sono state imposte misure arbitrarie ed eccessive, addirittura tali da facilitare un ulteriore arresto.

“Le autorità egiziane stanno punendo gli attivisti con misure cautelari eccessive e in alcuni casi addirit tura ridicole, che limitano i loro diritti fondamentali e talvolta costituiscono una vera e propria privazione della libertà. Molte di queste persone erano state accusate o condannate per il loro attivismo pacifico e non avrebbero mai dovuto essere arrestate”, ha dichiarato Najia Bounaim, vicedirettrice per le campagne presso l’ufficio regionale di Amnesty International di Tunisi.

“L’abuso delle misure cautelari è la più recente tattica cui le autorità stanno ricorrendo per stroncare il dissenso. Queste condizioni arbitrarie devono essere abolite e gli attivisti in carcere solo per aver esercitato i loro diritti alla libertà d’espressione o di manifestazione devono essere posti in libertà immediatamente e senza alcuna condizione”, ha aggiunto Bounaim.

Le misure cautelari vengono decise dai giudici ma il numero di ore da trascorrere presso le stazioni di polizia è lasciato alla discrezionalità delle autorità di polizia.

Gli ex detenuti, anziché presentarsi a una stazione di polizia per firmare il registro e poi andar via, hanno l’obbligo di rimanervi anche per 12 ore al giorno, durante le quali non possono ricevere visite né comunicare, se non con agenti di polizia.

Ahmed Maher e Mohamed Adel, due attivisti rilasciati dopo tre anni di carcere per manifestazione non autorizzata, sono sottoposti a tale misura e per questo motivo non possono lavorare, studiare o esprimere liberamente le loro opinioni.

In almeno quattro casi documentati da Amnesty International, attivisti in libertà condizionata sono stati nuovamente arrestati anche se non avevano violato le misure cautelari loro imposte.

Sebbene la legge 99 del 1945 preveda che una persona rilasciata con misura cautelare a suo carico possa trascorrere le ore assegnate a casa, in modo che sia reperibile in caso di ispezioni, la polizia ha ampi poteri di obbligarla a passarle presso una stazione di polizia se risulti complicato effettuare l’ispezione presso il suo domicilio. La legge prevede un anno di carcere per chi viola le misure cautelari imposte, senza specificare in cosa possa consistere la violazione. Gli standard internazionali richiedono alle autorità di illustrare, in forma orale o scritta, le caratteristiche delle misure cautelari non detentive, compresi gli obblighi e i diritti del destinatario di tali misure.

Gli ampi poteri discrezionali, privi di supervisione giudiziaria, affidati alla polizia trasformano di fatto le misure cautelari non detentive in un’altra forma di detenzione.

Queste misure facilitano ulteriori violazioni dei diritti umani ai danni di attivisti già perseguitati dalle autorità, come le detenzioni arbitrarie, i maltrattamenti, le restrizioni arbitrarie alla libertà di movimento e di espressione; possono inoltre interferire nel godimento di altri diritti, come quello al lavoro, allo studio e a un adeguato standard di vita.

“Si tratta di misure arbitrarie ed eccessive, in sintesi un’altra forma di detenzione mascherata. Alcuni attivisti non possono esercitare i lo ro diritti alla libertà di espressione, associazione e movimento anche dopo la fine della pena. Ecco un altro modo con cui il sistema giudiziario egiziano riduce al silenzio e intimidisce le voci critiche”, ha commentato Bounaim.

Secondo la legge egiziana, le misure cautelari possono essere applicate rispetto a un’ampia serie di reati e criminalizzano il diritto di manifestazione pacifica e quello alla libertà di espressione. Le persone condannate ai sensi dell’articolo 375 bis del codice penale per “minaccia alla salute pubblica” o per aver “instillato terrore nella popolazione” possono trascorrere in carcere da 12 mesi a cinque anni seguiti da un analogo periodo di misure cautelari.

Nel caso in cui le misure cautelari siano disposte prima del processo, con la determinazione delle ore da trascorrere presso le stazioni di polizia, è lo stesso giudice a stabilire se e come tali misure siano violate e a ordinare un nuovo arresto. Poiché la legge non specifica in cosa consista la violazione, la polizia ne approfitta per segnalare che la persona oggetto delle misure non si è presentata. In generale, queste misure scoraggiano fortemente gli attivisti dal prendere parte a iniziative pubbliche.

Alcuni casi

Nel dicembre 2013 Ahmed Maher, noto attivista politico e leader del movimento giovanile 6 aprile, è stato condannato per manifestazione non autorizzata a tre anni di carcere e a una multa di circa 7000 euro insieme ad altri due attivisti, Mohamed Adel e Ahmed Douma. Come pena accessoria, sono stati disposti tre anni di misura cautelare.

Il 5 gennaio 2017 si è presentato alla stazione di polizia di al-Tagamu’ al-Khamis per l’avvio della misura cautelare. Lì ha appreso che avrebbe dovuto trascorrervi 12 ore al giorno, dalle 6 di sera alle 6 di mattina: in altre parole, un altro anno e mezzo di detenzione.

Secondo il suo avvocato, Maher si sente come se fosse di nuovo in carcere, limitato nei suoi movimenti e impedito dal prendere parte a ogni attività politica e a esprimere le sue idee. Non può prendersi cura della madre malata, non trova un lavoro e non può proseguire a praticare la sua professione di ingegnere civile.

Poiché nella condanna del dicembre 2013 non era specificato in cosa sarebbe consistita la misura cautelare accessoria alla pena, l’avvocato ritiene che sia stata l’Agenzia per la sicurezza nazionale a indicare alla polizia di tenere sotto controllo Maher per 12 ore al giorno.

Nei primi quattro giorni, Maher è stato costretto a rimanere seduto in un corridoio buio, di fronte a una cella. In seguito, è stato posto in una piccola stanza di un metro e mezzo per due in un sottoscala. Nelle 12 ore che è costretto a trascorrere nella stazione di polizia gli è vietato usare dispositivi elettronici e non può incontrare familiari. A seconda dei turni degli agenti, gli viene negato anche l’uso dei servizi igienici. Ha chiesto un colloquio con la direzione della stazione di polizia, che gli è stato finora negato.

Mohamed Adel (vedi sopra) ha iniziato il periodo di misura cautelare il 22 gennaio 2017. A sua volta, è obbligato a trascorrere 12 ore, dalle 6 di sera alle 6 di mattina, presso la stazione di polizia di Aga, nel governatorato di Dakahlia. Non può usare il telefono cellulare e altri dispositivi elettronici e gli è vietato guardare la televisione. Ha chiesto un giorno alla settimana di annullamento della misura, per poter proseguire gli studi universitari al Cairo, ma la richiesta è stata respinta.

Adel ha dovuto rinviare il matrimonio. Sente di non poter avere la libertà di esprimere le sue idee per il timore che questo potrebbe violare la misura cautelare e comportare un nuovo processo.

Abd el-Azim Ahmed Fahmy, conosciuto come Zizo Abdo, è stato arrestato nel maggio 2016 con l’accusa di istigazione a prendere parte a una manifestazione non autorizzata. Dopo cinque mesi di detenzione preventiva, è stato sottoposto a una misura cautelare consistente nel trascorrere due ore tre volte alla settimana nella stazione di polizia di Bolak al-Dakrour, al Cairo. Il 14 febbraio 2017 un tribunale ha ordinato la fine della misura cautelare e 45 giorni di carcere perché l’8 febbraio non si era presentato alla stazione di polizia. Il motivo: era stato arrestato dalla polizia in un bar e trattenuto per cinque ore in un’altra stazione di polizia…

Il 26 febbraio un tribunale ha accolto l’appello di Fahmy ripristinando l’originale misura cautelare. Fahmy si sente intrappolato tra libertà e prigione, non può lavorare né viaggiare. Evita in tutti i modi ogni coinvolgimento in attività politiche per il timore che ciò comporti una violazione della misura cautelare e dunque il ritorno in carcere.

Khaled el-AnsarySaid Fatallah Ahmed Kamal hanno trascorso sette mesi in detenzione preventiva, per appartenenza a un gruppo illegale chiamato “Giovani del 25 gennaio”, dal 30 dicembre 2015 al 1° agosto 2016. Poi sono stati rilasciati con la misura cautelare di trascorrere quattro ore, dalle 20 alle 24, in tre distinte stazioni di polizia per tre volte alla settimana. Il 7 settembre il periodo è stato ridotto a due ore una volta alla settimana. Due giorni dopo, la procura ha fatto appello e il tribunale ha disposto un nuovo arresto per 45 giorni, nonostante non avessero in alcun modo violato la misura cautelare. Da allora, i 45 giorni di carcere sono stati via via rinnovati, l’ultima volta il 25 febbraio.

El-Ansary e Fatallah hanno intrapreso uno sciopero della fame per protestare contro il loro trattamento. Secondo la madre di el-Ansary, la misura cautelare e il carcere stanno avendo un effetto assai negativo sugli studi universitari e il lavoro del figlio e sulla vita e la situazione economica della famiglia.

Amnesty International Italia

 

 

 

Una ricerca di Amnesty International sulle App che proteggono la privacy

In una propria ricerca, Amnesty International ha dichiarato che aziende quali Snapchat e Microsoft, proprietaria di Skype, non adottano le protezioni minime in materia di privacy nei loro servizi di messaggistica istantanea, mettendo così a rischio i diritti umani degli utenti. La “Classifica della privacy dei messaggi” realizzata dall’organizzazione per i diritti umani valuta in che modo le 11 aziende produttrici delle più popolari applicazioni di messaggistica usano la crittografia per proteggere la privacy degli utenti e la libertà d’espressione. “Chi pensa che i servizi di messaggistica istantanea siano privati, si sbaglia di grosso: le nostre comunicazioni sono sotto la costante minaccia della cyber-criminalità e dello spionaggio di stato. Sono soprattutto i giovani, i più inclini a condividere fotografie e informazioni personali su app come Snapchat, quelli più a rischio” – ha dichiarato Sherif Elsayed-Ali, direttore del programma Tecnologia e diritti umani di Amnesty International. Secondo Amnesty International, la crittografia end-to-end, grazie alla quale i dati condivisi possono essere visti solo da chi li invia e da chi li riceve, è il requisito minimo che le aziende dovrebbero prevedere per garantire che le informazioni private inviate attraverso le app di messaggistica istantanea rimangano private. Le aziende in fondo alla classifica mancano di un livello adeguato di crittografia. “Spetterebbe proprio alle aziende rispondere alle minacce assai conosciute nei confronti della privacy e della libertà d’espressione dei loro utenti, eppure molte di esse perdono il confronto già a questo primo stadio. Milioni di persone stanno usando app di messaggistica che negano persino la minima protezione della privacy” – ha denunciato Elsayed-Ali. La “Classifica della privacy nei messaggi” di Amnesty International valuta le aziende su una scala di punteggio da 1 a 100 rispetto a questi cinque parametri: – riconoscere le minacce online alla privacy e alla libertà d’espressione dei loro utenti; – prevedere di default la crittografia end-to-end; – informare gli utenti sulle minacce ai loro diritti e sul livello di crittografia impiegato; – rendere noti i dettagli sulle richieste ricevute dai governi di conoscere i dati degli utenti e su come esse hanno risposto; – pubblicare informazioni tecniche sui sistemi di crittografia impiegati.

Tencent, Blackberry e Snapchat rimangono sotto i 30 punti L’azienda cinese Tencent si colloca all’ultimo posto della classifica con zero punti su 100, risultando quella che fa di meno per proteggere la privacy nella messaggistica e anche quella meno trasparente. È seguita da Blackberry e Snapchat, rispettivamente con 20 e 26 punti. Nonostante il suo dichiarato forte impegno in favore dei diritti umani, Microsoft si ferma a 40 punti a causa di un debole sistema di crittografia. Nessuna di queste quattro aziende mette a disposizione un servizio di crittografia end-to-end per le comunicazioni degli utenti. Anche Snapchat, l’azienda statunitense che ha oltre 100 milioni di utenti quotidiani, raggiunge un punteggio basso. Pur avendo dichiarato un forte impegno per la privacy, non protegge abbastanza quella dei suoi utenti. Non ha un sistema di crittografia end-to-end e non è trasparente nell’informare i suoi utenti sulle minacce ai loro diritti umani o sull’uso della crittografia.

Facebook e Apple in testa alla classifica Nessun’azienda garantisce una privacy impenetrabile, ma Facebook – le cui applicazioni Messenger e WhatsApp raggiungono insieme due miliardi di utenti – ottiene il punteggio più alto, 73 su 100. Delle 11 aziende valutate, è quella che usa maggiormente la crittografia per rispondere alle minacce ai diritti umani ed è la più trasparente riguardo alle azioni intraprese. Tuttavia, nonostante preveda l’opzione della crittografia end-to-end nella modalità “conversazione segreta”, l’applicazione Messenger di Facebook utilizza una forma più blanda di crittografia, col risultato che Facebook ha accesso a tutti i dati. WhatsApp prevede la crittografia end-to-end di default e spicca per la chiarezza delle informazioni sulla privacy fornite ai suoi utenti. Apple si colloca a 67 punti su 100. Utilizza la crittografia end-to-end in tutte le comunicazioni delle sue app iMessage e Facetime ma dovrebbe fare di più per informare gli utenti che i loro messaggi via sms sono meno sicuri di quelli inviati tramite iMessage e dovrebbe adottare un protocollo di crittografia più aperto per consentire complete verifiche indipendenti.

La crittografia end-to-end: una protezione basilare prevista da poche aziende Servizi di messaggistica istantanea come WhatsApp, Skype e Viber sono usati quotidianamente da centinaia di milioni di persone, compresi attivisti per i diritti umani, oppositori politici e giornalisti che vivono in paesi nei quali potrebbero trovarsi in grave pericolo per via del loro lavoro. A causa delle grandi fughe di dati che si verificano fin troppo spesso e delle operazioni di sorveglianza di massa dei governi che proseguono incontrastate, il massimo livello di crittografia e la trasparenza su chi può accedere alle informazioni contenute nei messaggi sono fondamentali per la loro protezione. Eppure solo tre aziende – Apple, Line e Viber – hanno raggiunto il massimo punteggio rispetto alla fornitura di default della crittografia end-to-end in tutte le loro applicazioni di messaggistica. “La maggior parte delle aziende non rispetta gli standard sulla protezione della privacy degli utenti. Gli attivisti di ogni parte del mondo fanno affidamento sulla crittografia per proteggersi dallo spionaggio delle autorità ed è inaccettabile che le aziende li mettano in pericolo non affrontando adeguatamente le minacce ai diritti umani” – ha commentato Elsayed-Ali. “Il futuro della privacy e della libertà d’espressione online dipende in larga misura dalle aziende, se forniranno servizi in grado di proteggere le nostre comunicazioni o se invece le serviranno su un piatto a occhi indiscreti” – ha concluso Elsayed-Ali. Amnesty International pertanto sta chiedendo a tutte le aziende di prevedere la crittografia end-to-end di default su tutte le loro applicazioni di messaggistica. In questo modo, potrebbero proteggere i diritti delle persone comuni così come degli attivisti pacifici e delle minoranze perseguitate in ogni parte del mondo, consentendo loro di esercitare la libertà d’espressione. L’organizzazione per i diritti umani chiede inoltre alle aziende di rendere pubblici tutti i dettagli relativi alle politiche e alle prassi che hanno adottato per adempiere alla loro responsabilità di rispettare il diritto alla privacy e alla libertà d’espressione.

Ulteriori informazioni La “Classifica della privacy dei messaggi” non valuta la sicurezza delle applicazioni e non va considerata come suggerimento a giornalisti, attivisti, difensori dei diritti umani e altre persone che rischiano di subire violazioni di usare un’applicazione piuttosto che un’altra. Inoltre, non valuta il comportamento complessivo delle aziende nel campo dei diritti umani o il livello di privacy in tutti i servizi da loro forniti. Amnesty International ha scritto alle 11 aziende valutate, richiedendo informazioni sugli standard di crittografia in vigore e sulle politiche e le prassi adottate per assicurare l’adempimento alle responsabilità sui diritti umani in relazione ai servizi di messaggeria istantanea. Blackberry, Google e Tencent non hanno risposto.

Il rapporto “For your eyes only? Ranking 11 technology companies on encryption and human rights” è online all’indirizzo: http://www.amnesty.it/snapchat-e-skype-tra-le-app-che-non-proteggono-la-privacy-degli-utenti

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