Denuncia di Amnesty International sulla Somalia

In Somalia, le donne e le bambine che vivono nei campi improvvisati per le persone sfollate rischiano fortemente di subire stupri e altre forme di violenza sessuale: e’ quanto ha dichiarato Amnesty International, di ritorno da una missione di ricerca nel paese.

I ricercatori di Amnesty International hanno incontrato decine di donne e ragazze, alcune delle quali – una di soli 13 anni – erano state recentemente stuprate. La maggior parte di loro non ha presentato denuncia alla polizia temendo di essere stigmatizzata e nutrendo poca fiducia nella capacita’ o nella volonta’ delle autorita’ di svolgere indagini.

‘Molte delle donne che abbiamo incontrato vivono in rifugi fatti di pezzi di stoffa e di plastica, che non offrono alcuna sicurezza; nel contesto dell’assenza di legge che prevale nel paese e della mancanza di sicurezza all’interno di questi campi, non stupisce affatto che si verifichino questi orribili abusi’ – ha dichiarato Donatella Rovera, Alta consulente di Amnesty International sulle crisi.

Nella seconda parte di agosto, una ragazza di 14 anni che vive in un campo di Mogadisicio e’ stata stuprata nella sua tenda e si sta appena riprendendo da un attacco di epilessia. Ha raccontato ad Amnesty International:

‘Ho aperto gli occhi e c’era un uomo che mi stava togliendo i vestiti. Ho cercato di urlare ma lui mi ha stretto le mani alla gola. Mia cugina di 4 anni si e’ svegliata e l’uomo le ha detto di stare zitta. Ha fatto quello che voleva fare e se n’e’ andato’.

La nonna della ragazza ha dichiarato ad Amnesty International che i vicini, svegliati dalle urla della ragazza, hanno visto un uomo di 30 anni, con indosso un kikoi (un abito tradizionale) e con un bakor (un bastone da passeggio), allontanarsi dalla tenda e correre via.

Un’altra donna, madre di cinque figli, ha raccontato ad Amnesty International di essere riuscita ad allontanare un uomo armato che era entrato nella sua tenda per stuprarla, agli inizi di agosto. Durante la lotta, l’uomo le ha sparato su entrambe le mani. A seguito di questo episodio, la donna ha perso il figlio di cui era incinta di tre mesi.

Sebbene l’aggressione sia stata segnalata alla polizia, questa non ha aperto alcuna indagine.

Le indagini, i processi e le condanne per stupro e altre forme di violenza sessuale sono un fatto raro in Somalia e pertanto le sopravvissute sono poco incentivate a presentare denuncia alla polizia. Alcune donne hanno subito ulteriori abusi e stigma.

Le procedure eseguite dalla polizia, tra cui interrogatori privi di tatto e invadenti, acuiscono spesso lo stigma nei confronti di chi e’ sopravvissuta alla violenza sessuale. Nonostante l’alto numero di aggressioni sessuali, le poliziotte in servizio sono poche.

Secondo le Nazioni Unite, nel 2012 in Somalia vi sono stati almeno 1700 casi di stupro nei campi per i profughi interni, il 70 per cento dei quali ad opera di uomini armati che indossavano uniformi governative. Quasi un terzo delle sopravvissute aveva meno di 18 anni.

‘L’incapacita’ e la mancanza di volonta’, da parte delle autorita’ somale, d’indagare su questi crimini e portare i responsabili di fronte alla giustizia, rende le sopravvissute allo stupro ancora piu’ sole e contribuisce al clima d’impunita’ che rende certi gli aggressori che riusciranno a farla franca’ – ha sottolineato Rovera. ‘Occorrono azioni concrete per assicurare giustizia alle vittime e inviare il segnale chiaro e inequivocabile che la violenza sessuale non puo’ essere e non sara’ tollerata’.

Due decenni di conflitto e di carestie periodiche hanno costretto centinaia di migliaia di somali a lasciare le loro case per rifugiarsi in campi sempre piu’ grandi e affollati, nei quali la sicurezza e’ assente e le condizioni umanitarie agghiaccianti. Sebbene le condizioni di sicurezza nel paese siano migliorate, in Somalia c’e’ ancora oltre un milione di sfollati.

Articolo di Amnesty International Italia

Rapporto di Amnesty International sulla Russia

Amnesty International ha pubblicato un rapporto sul primo anno del terzo mandato del presidente russo Vladimir Putin, evidenziando come questo periodo sia stato caratterizzato da sistematiche limitazioni e violazioni della liberta’ d’espressione, riunione e associazione.

L’ondata di proteste scaturita dalle elezioni parlamentari del dicembre 2011 e dal passaggio di consegne tra Medveded e Putin del maggio 2012 ha determinato una serie di restrizioni. Due nuove leggi sono state introdotte e altre 11 emendate nel contesto di un ampio giro di vite sul dissenso, sulle critiche e sulle proteste.

Il rapporto di Amnesty International, intitolato ‘Liberta’ minacciata: repressione della liberta’ d’espressione, riunione e associazione in Russia’, analizza gli sviluppi legislativi e i casi in cui questi sono stati applicati, in violazione degli obblighi internazionali del paese.

‘Queste recenti iniziative legali hanno lo scopo dichiarato di garantire l’ordine pubblico e proteggere i diritti dei cittadini. Il loro effetto e’ stato l’opposto: persone note per le loro posizioni critiche, esponenti dell’opposizione, organismi di monitoraggio e singoli cittadini che avevano preso la parola su una serie di questioni si sono visti, nel corso dell’ultimo anno, limitare i loro diritti’ – ha dichiarato John Dalhuisen, direttore del Programma Europa e Asia centrale di Amnesty International.

Gli emendamenti apportati nel giugno 2012 alla legge federale sulle riunioni hanno introdotto procedure d’approvazione eccessivamente gravose, hanno profondamente aumentato le sanzioni per i reati amministrativi, hanno imposto ulteriori doveri a carico degli organizzatori e accresciuto le loro responsabilita’ rispetto alle azioni dei partecipanti. Manifestazioni sono state regolarmente vietate o disperse in modo illegale.

L’uso eccessivo della forza da parte della polizia e gli arresti arbitrari hanno contraddistinto proteste come quelle di piazza Pushkinskaya e di piazza Lubianskaya nel marzo 2012, quella di maggio di piazza Bolotnaya e quelle organizzate dal movimento Strategia 31 o le passeggiate dei cittadini, sempre nel maggio scorso.

‘Gli stati hanno l’obbligo di autorizzare e proteggere le riunioni pacifiche, mentre la posizione delle autorita’ russe e’ che le dimostrazioni che non approvano non devono aver luogo. Le eccezioni, di volta in volta, confermano la regola’ – ha sottolineato Dalhuisen.

In un linguaggio che richiama volutamente quello della guerra fredda, una legge del 2012 richiede alle organizzazioni che ricevono fondi dall’estero di registrarsi come ‘agenti stranieri’, qualora si ritenga che siano coinvolte in non meglio specificate ‘attivita’ politiche’. Questa legge, cosi’ come la cosiddetta legge Dima Yakovlev limitano i finanziamenti provenienti dagli Usa e la possibilita’ dei cittadini statunitensi di lavorare per organizzazioni che operano in Russia, attraverso l’imposizione di limitazioni alla liberta’ di associazione che non trovano riscontro negli standard internazionali sui diritti umani.

Un’ondata di ispezioni nelle sedi delle Organizzazioni non governative (Ong) – oltre 200 dall’inizio del 2013 in 50 regioni del paese – ha preso di mira i piu’ importanti gruppi per i diritti umani della Russia dando l’idea di essere l’inizio dell’applicazione della nuova legislazione.

La prima Ong ad andare incontro a un procedimento legale per una presunta violazione della legge sugli ‘agenti stranieri’ e’ stata l’Associazione in difesa dei diritti degli elettori Golos (Voce), che ha svolto un ruolo importante nell’organizzazione del monitoraggio delle elezioni e nel denunciare presunti brogli nelle elezioni parlamentari del 2011 e in quelle presidenziali del 2012.

Un’altra serie di nuove leggi e di emendamenti a quelle in vigore ha messo a rischio la liberta’ d’espressione. L’ampio ambito di applicazione e la formulazione generica della legge federale sul tradimento e lo spionaggio puo’ ora consentire facilmente l’incriminazione di difensori dei diritti umani e attivisti della societa’ civile che collaborano con organizzazioni internazionali.

‘Questo ventaglio di nuove restrizioni, che intende limitare le donazioni e l’influenza dall’estero sulle Ong russe, e’ stato ripetutamente giustificato con la necessita’ di salvaguardare la stabilita’ del paese e proteggerlo da interessi stranieri ostili. Questa retorica e’ familiare a quella dei regimi repressivi. Non e’ nuova in Russia. Ma mentre il tema della stabilita’ poteva avere un senso nei primi anni di Putin, ora appare sempre di piu’ un escamotage per promuovere gli interessi di pochi a danno dei diritti di molti’ – ha commentato Dalhuisen.
Il ritorno del reato penale di diffamazione inibisce critiche legittime nei confronti del governo e dei pubblici ufficiali mentre una proposta di legge sulla ‘blasfemia’ (una risposta alla vicenda delle Pussy Riot), se adottata, rischierebbe d’imporre limitazioni incompatibili con la liberta’ d’espressione.

‘Poco dopo l’inizio del suo mandato, il presidente Putin aveva parlato in favore di una maggiore partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. La sua presidenza, pero’, assomiglia molto a una caccia alle streghe contro chi dissente e chi critica, mentre la societa’ civile rischia di essere soffocata e isolata, non dietro una cortina di ferro ma dietro una cortina di leggi’ – ha aggiunto Dalhuisen.

‘Il coinvolgimento dei cittadini e’ un prezioso capitale sociale ed e’ interesse della Russia investire su di esso. Invece, l’attuale governo lo sta riducendo al silenzio attraverso un’ampia gamma di violazioni dei diritti alla liberta’ d’espressione, associazione e riunione. Questa tendenza dev’essere urgentemente invertita’ – ha concluso Dalhuisen.

Articolo di Amnesty International Italia

“Verso Monet. Storia del paesaggio dal Seicento al Novecento”

Verso Monet. Storia del paesaggio dal Seicento al Novecento”, la grande esposizione in Gran Guardia a Verona e poi in Basilica Palladiana a Vicenza, avrà la sua prima sede nel palazzo della Gran Guardia a Verona dal 26 ottobre 2013 al 9 febbraio 2014, e poi sarà accolta a Vicenza dal 22 febbraio al 4 maggio 2014. È dedicata alla storia del paesaggio in Europa e in America dal Seicento al primo Novecento.

Il progetto a suo tempo comunicato ha avuto un eccezionale, ulteriore arricchimento. Ai capolavori già previsti se ne sono aggiunti altri, di assoluto rilievo. In mostra si potranno così ammirare ben 94 dipinti e 10 preziosi disegni provenienti come sempre da alcuni tra i maggiori musei del mondo, e da alcune collezioni private. A completare i prestiti, una camera oscura del secondo Settecento, che sarà posta al centro della sala dedicata alla veduta veneziana del XVIII secolo.

L’esposizione si sviluppa in cinque sezioni (Il Seicento. Il vero e il falso della natura; Il Settecento. L’età della veduta; Romanticismi e Realismi; L’impressionismo e il paesaggio; Monet e la nuova idea di natura), che descriveranno i momenti fondamentali legati alla narrazione della natura come fatto autonomo e indipendente rispetto all’inserimento delle figure. Insomma, quella sorta di emancipazione dell’immagine quando il paesaggio non è più visto come semplice fondale scenografico, ma campeggia quale divinità assoluta e dominante.
È al 1865, momento centrale dell’esperienza di Monet a Fontainebleau, che data “Il sentiero di Chailly nella foresta di Fontainebleau”, dal museo Ordrupgaard di Copenaghen, capolavoro assoluto del maestro e uno dei nuovi prestiti. Come questa opera perfettamente evidenzia, Monet trapassa dal senso pur nobile della realtà, che a Corot prima di lui giungeva da una tradizione secolare evidenziata in questa mostra, e si spinge con le ninfee finali, ma già con le serie dell’ultimo decennio dell’Ottocento, verso il campo aperto di un paesaggio che non dimenticando appunto la realtà si appoggia quasi totalmente ormai sull’esperienza interiore. Aprendo così ad alcune delle manifestazioni più belle e nuove della natura dipinta nel corso del Novecento. Monet dunque quale paradigma del nuovo paesaggio, il punto di attraversamento tra un prima e un poi. Per questo motivo, la sua presenza coprirà una parte ampia dell’intera esposizione, con venticinque dipinti. Una vera e propria mostra nella mostra.

La mostra, con un’altra innovazione dell’ultima ora, grazie alla disponibilità della Pinacoteca nazionale di Bologna, trascorrerà dalle esperienze introduttive di Annibale Carracci e Domenichino, tra fine XVI e inizio XVII secolo, con due quadri importanti prestati dall’istituzione bolognese, fino a quelle, dai primi due derivate e fondamentali, di Lorrain, Poussin e Salvator Rosa (altro nuovo inserimento, con due grandi tele che per la prima volta giungono in Italia dal Ringling Museum of Art di Sarasota, in Florida) nel XVII secolo. Per documentare il passaggio dal falso al vero della natura, per andare poi nell’Olanda sempre seicentesca di Van Ruisdael, Seghers, Van Goyen, Cuyp e Hobbema tra gli altri, quando la verità del vedere fonda il paesaggio moderno. E una decina di disegni, ulteriore, recentissima addizione, da Lorrain a Rembrandt, da Koninck a Van Ruisdael, segneranno l’importanza di questa tecnica nell’esplorazione diretta della natura. Grazie alla generosità immediata di due tra i musei che posseggono alcune tra le migliori collezioni di disegni al mondo, il Boijmans Museum di Rotterdam e lo Szépmuveszéti Museum di Budapest. Il primo porterà i suoi fogli a Verona e il secondo li porterà a Vicenza, per preservare il tempo massimo di esposizione di carte così preziose e delicate, che saranno inserite in una grande vetrina opportunamente climatizzata e illuminata.
Vi sarà poi l’incontro con alcuni artisti che sono stati pietre miliari per la nuova immagine del paesaggio. Come diranno bene talune vicende successive, nel Settecento e ancora nell’Ottocento. Per il Settecento si è scelta, altra novità dell’ultima ora, grazie alla pronta generosità di Banca Intesa che lo custodisce in collezione, prima la sosta su Van Wittel nei suoi anni romani con una meravigliosa veduta di piazza del Popolo del 1719, per la nascita del concetto appunto di veduta, e poi un suggestivo, e importante, affondo veneziano tra Canaletto, Bellotto e Guardi. A sintetizzare invece la meravigliosa età della veduta veneziana, con una quindicina di opere, alcune provenienti da musei americani e per questo esposte raramente o mai in Italia. Per entrare poi nel XIX secolo, con le figure imprescindibili di Turner, Constable e Friedrich, coloro che ridisegnano l’idea della natura entro il nuovo spirito romantico. I vari realismi porteranno quindi la mostra tra la Francia di Barbizon, la Scandinavia, l’Est Europa e l’America della Hudson River School. Fino a che giunge appunto Monet a rovesciare, utilizzando dapprima gli elementi proprio del realismo, il concetto di paesaggio dipinto. E lasciandosi affiancare dai compagni impressionisti e post impressionisti, da Renoir a Sisley, da Pissarro a Caillebotte, da Degas a Manet. Per giungere alle esperienze fondamentali di Van Gogh, Gauguin e Cézanne. Anche di Van Gogh e Cézanne due nuovi capolavori in mostra, con prestiti confermati negli ultimi giorni dallo Stedelijk Museum di Amsterdam: il magnifico “Orti a Montmartre” di Van Gogh, il più grande quadro da lui mai dipinto, e una versione delle Sainte-Victoire di Cézanne. Tutti presenti, questi e altri autori, con nuclei di opere selezionate, a cominciare dalle sette di Vincent van Gogh, grazie alla usuale, preziosa collaborazione del Van Gogh Museum di Amsterdam e del Kröller-Müller Museum di Otterlo. Per dire solo di due dei musei prestatori, oltre a quelli già citati, e che poi vanno dalla National Gallery di Washington al Museum of Fine Arts di Boston, dal Philadelphia Museum of Art al National Museum of Wales di Cardiff, dal Wadsworth Atheneum di Hartford, alla Hamburger Kunsthalle di Amburgo, solo per dire di alcuni tra i tanti.

Articolo di S. E.

Ultimi giorni per il sogno di Lyu Ji a Venezia

Dura un po’ più di una sola notte d’estate il Sogno della Principessa Lyu Ji al Florian di Venezia. Fino al 30 settembre gli storici arredi della Sala Cinese del più antico e famoso Caffè veneziano saranno arricchiti dalla sua meravigliosa presenza.
Al posto delle esotiche e sensuali figure femminili dipinte dal Pascutti ci sarà solo Lei, evocata da una immagine doppia, anzi siamese. E tutto intorno, dal pavimento al soffitto, tavolini, divanetti e sedie comprese, una pioggia di simboli, il regno di una Principessa da sogno: fiori, libri, pergamene, strumenti musicali, carte di un regno di terra e di acque, insieme all’occorrente per rendere ancora più affascinate una bellezza che è già assoluta perfezione.

A creare questa magia è Omar Galliani, artista scelto per l’esposizione “Temporanea – Le realtà possibili del Caffè Florian”, il raffinato appuntamento con un grande interprete dell’arte contemporanea internazionale che il Caffè Florian propone ad ogni cadenza di Biennale.

Un legame, quello tra il Florian e la Biennale, davvero profondo dato che è proprio sui divanetti di questo Caffè che alla fine dell’800 Riccardo Selvatico e i suoi amici maturarono l’idea di organizzare a Venezia un’esposizione d’arte biennale come omaggio al Re Umberto e alla Regina Margherita. Idea che portò, nel 1895, alla prima Esposizione Internazionale d’Arte, divenuta poi famosa nel mondo come La Biennale di Venezia.

L’istallazione dedicata a Lyu Ji è un vero atto d’amore da parte dell’artista. Ecco come lo stesso Galliani descrive questo suo Omaggio alla meravigliosa Principessa d”Oriente: “nell’ultima notte delle nove rose bianche i tuoi capelli d’ebano si sono intrecciati alle mie cento matite che ho consumato sulle quattro pareti e un soffitto nella sala ad oriente dell’ unica città d’acqua d’occidente.
Il tuo volto si specchia tra cristalli e stucchi di un tempo che galleggia su stesso nell’attesa del the verde del pomeriggio o nell’ultimo calice di cristallo della notte.

Nel riflesso dei tuoi occhi si specchiano gli oggetti di una geografia senza nome, alle latitudini si accendono e sovrappongono i riti dell’ ospitalità tra il tuo soffitto dei sogni e la tua cosmesi nascosta.

Su piccoli tavoli di marmo ho inciso il tuo nome dove i calici di mille cristalli hanno baciato le tue labbra di porpora pallida treccia d’oriente.

La mia matita ha cercato nella notte dei tuoi sogni il contorno del tuo profilo dimora d’eleganza e fragranza tra oriente e occidente il Florian custodirà il tuo respiro. muta bellezza senza nome”.

In Lyu Ji Omar Galliani focalizza i suoi ricorrenti personaggi femminili e, insieme, la sua passione per l’Oriente. L’istallazione al Florian è un sublime, intenso omaggio alla femminilità, alla magia di uno sguardo dagli occhi color della notte, all’immagine reale e a quella evocata, potremmo dire all’aura, di ogni donna. Un atto d’amore sensualissimo, pregnante e insieme etereo di ogni uomo innamorato per la sua donna. E insieme un omaggio all’Oriente e alla Cina, territorio dove l’artista è da anni protagonista con mostre nei grandi musei dei diversi Paesi.

Niente meglio di Venezia e dell’unico Caffè che negli anni di Casanova e Goldoni ammetteva anche le donne, per dar conto di questo profondo innamoramento, del legame tra l’artista e il femminino, tra l’uomo e quel meraviglioso, eterno mistero che è la donna. Ogni donna, “muta bellezza senza nome”, al di là dell’anagrafe, archetipo di un sentimento assoluto. Per lo meno finché dura il sogno.

La magica stanza “disegnata” avrà come destino il viaggio in quanto si sposterà poi negli altri Florian del mondo. Lyu Ji continuerà il suo viaggio quale ambasciatrice tra oriente e occidente.

In posizione privilegiata sotto i portici delle Procuratie Nuove in Piazza San Marco a Venezia, il Caffè Florian fu aperto il 29 dicembre 1720 da Floriano Francesconi con il nome di “Alla Venezia Trionfante”, ma ben presto la clientela prese l’abitudine di chiamarlo “Florian”. Da allora il locale rappresenta un ritrovo per artisti, intellettuali, politici e personaggi illustri nonché punto di incontro di svariate realtà.

Articolo di Stefania Bertelli

 

Sangue di drago squame di serpente. Animali fantastici al Buonconsiglio

Sarà un enorme drago realizzato dallo scenografo-scultore Gigi Giovanazzi a dare il benvenuto al visitatore nella prima sala della spettacolare mostra estiva “Sangue di drago, Squame di serpente”, ospitata fino al 6 gennaio 2014 al Castello del Buonconsiglio di Trento. La rassegna, organizzata in collaborazione con il Museo Nazionale Svizzero,  permetterà a coloro che attraverseranno le magnifiche sale del Castello del Buonconsiglio di scoprire e conoscere attraverso  affreschi, dipinti,  sculture, arazzi e  preziosi oggetti d’arte   un mondo  fatto di unicorni, draghi, centauri, grifoni, basilischi, sfingi, serpenti e animali fantastici e inconsueti che ricorrono costantemente nella mitologia e anche nella iconografia castellana. Colpiscono infatti i numerosi animali raffigurati negli affreschi che decorano il castello del Buonconsiglio eseguiti da Dosso Dossi nella Stua della Famea con le favole di Fedro, o la dama con unicorno, la scimmia, il serpente che morde l’ Invidia dipinte da Girolamo Romanino o ancora  il bestiario realizzato dal maestro Venceslao nel celebre ciclo dei Mesi in Torre Aquila o il prezioso erbario medievale conservato in castello. Scultura, pittura, architettura e disegno, raccontano il mondo animale, frutto delle fantasie e delle  paure dell’uomo. Si potranno ammirare dipinti, con capolavori di Tiziano e Tintoretto, sculture rinascimentali, magnifici arazzi con scene marine provenienti dagli Uffizi e da Palazzo Pitti, preziosi monili d’ oro, oggetti archeologici, oltre a filmati e  scenografie emozionanti, grazie anche all’innovativo  ausilio della realtà aumentata,  che stupiranno e conquisteranno  il più vasto pubblico. In una sala il visitatore sarà immerso in un atmosfera fantastica dove draghi tridimensionali gli si materializzeranno davanti provocando forti emozioni.  La mostra sarà l’occasione per ammirare anche sfingi e centauri dipinti sia sui vasi a figure rosse e nere greci, sia nelle tele dei maestri bolognesi del Seicento, il gatto mummificato egiziano, la fontanella rinascimentale in bronzo con il mito di Atteone,  il Laooconte proveniente dal Museo del Bargello di Firenze, un prezioso falco in bronzo, una rarissima casula (veste del prete) decorata, sculture di San Giorgio e il drago. Dagli animali sacri della tradizione cristiana  alla mitologia con Diana cacciatrice  a quelle care agli dei: il cigno, il toro e l’aquila per Giove, il leone per Sansone ed Ercole. E ancora i veri mostri delle leggende: draghi, chimere, unicorni, sfingi, mostri marini, centauri e sirene. La rassegna ospiterà anche alcune opere vitree (prestate da Vetroricerca Glas&Modern – centro sperimentale di lavorazione del vetro di Bolzano) realizzate da famosi artisti contemporanei: tra queste le incredibili sculture in vetro di Silvia Levenson, artista argentina famosa in tutto il mondo per le sue opere eleganti ma provocatorie raffiguranti bambine con la testa di cervo e pecora e il Giardino Fantastico composto  dagli animali in vetro di Alberto Gambale  dove  zebre, tori, cammelli, tartarughe, api e camaleonti stupiranno per originalità e fantasia.

Nemico, preda, cibo, forza lavoro e mezzo di trasporto, l’animale è anche interprete della forza della natura primigenia e dell’immaginario nella sfera magico-religiosa ed eroica. Le eterne questioni della ferinità presente nell’uomo e dell’antropomorfismo ravvisato nel mondo animale, emergono attraverso le opere in mostra. Il percorso è dedicato sia ad alcuni animali reali che nel tempo hanno assunto, spesso anche in termini transculturali, complessi significati simbolici, sia ad animali fantastici interpreti di miti, leggende e credenze condivisi o peculiari di diversi popoli e civiltà. Aquila, leone, serpente, cervo, cavallo e pesci sono alcuni degli animali reali che danno origine ad esseri che, in più forme di ibridazione, variabili a seconda di tempi e luoghi, sono interpreti delle riflessioni, paure, speranze e immaginazione dell’uomo. Si potranno ammirare le tele del ciclo di Ercole con il drago a più teste, dipinto  magistralmente da Paolo de Matteis, il famoso drago con due ali serpentine attaccate allo stesso tronco. Questi draghi nacquero dall’unione tra il multiteste Tifone e la donna-serpente Echidna. I figli dei due furono Chimera, dalla testa di leone e dal corpo di serpente-capra, Cerbero il cane a tre teste e l’Idra di Lerna, rettile con molte teste che verrà poi ucciso da Ercole, il quale sconfisse anche Ladone dalle cento teste e Scilla, dai tentacoli di piovra. Magnifico il dipinto conservato a Castel Thun eseguito a fine Seicento dal pittore tedesco Dietterlin che raffigura le Tentazioni di S. Antonio Abate dove draghi lanciano fuoco,  un mostro alato regge uno spiedo con un pollo e serpenti infilzati e  serpi fuoriescono dai capelli di una dama ignuda. La mostra avrà una sezione a Riva del dal titolo «Mostri smisurati» e creature fantastiche tra i flutti, che intende esporre un ristretto ma importante nucleo di opere prevalentemente cinquecentesche aventi per tema creature fantastiche e animali mitici che, nell’immaginario antico, abitavano le acque dei laghi e dei mari. Il precipuo taglio dato all’esposizione rivana, rispetto a quella ospitata nelle sale del Castello di Trento, deriva non solo dalla peculiarità della sede espositiva – la Rocca – circondata dalle acque del Garda, ma anche dalla presenza nelle prime sale della Pinacoteca, che ospiteranno la mostra, di un affresco che risale agli anni trenta del Cinquecento raffigurante Ercole, intento ad uccidere l’Idra, un mostruoso essere che viveva nel lago di Lerna nella regione greca dell’Argolide.  Info: http://www.buonconsiglio.it

Articolo de Castello del Buonconsiglio

Festival Valentiniano, XXVIII edizione

La ventottesima edizione del Festival Valentiniano – dichiarato “festival d’interesse internazionale” dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri l’11 luglio 1995 – si svolgerà a Roma e Orvieto fino al 6 ottobre 2013.

Lo sdoppiamento tra Orvieto – sede storica del festival da molti anni, dopo le prime edizioni ospitate a Terni – e Roma è una novità.

L’inaugurazione avvenuta domenica 22 settembre alle 18.30 nell’Auditorium Conciliazione di Roma ha celebrato solennemente la ricorrenza del secondo centenario della nascita di Giuseppe Verdi con l’esecuzione della sua Messa di Requiem. Questo grande affresco sonoro fu dedicato da Verdi alla memoria di Alessandro Manzoni e fu eseguito per la prima volta il 22 maggio 1874, nel primo anniversario della morte del grande scrittore. La Messa di Requiem – probabilmente la più importante espressione del sacro in musica nel diciannovesimo secolo – è l’unica grande composizione di Verdi non destinata al palcoscenico ed è anche una delle sue creazioni più impressionanti e drammatiche, in cui si manifesta potentemente la costante ispirazione teatrale della sua musica di Verdi, che rappresenta il testo sacro come un possente dramma umano.

A dirigere l’Orchestra Roma Sinfonietta e il Nuovo Coro Lirico Sinfonico Romano (Maestro del coro Stefano Cucci) è stato Carlo Frajese, fondatore e direttore artistico del festival, che ha all’attivo una lunga e prestigiosa carriera, durante la quale è salito sul podio dei teatri d’opera e delle orchestre sinfoniche più importanti d’Italia (Scala di Milano, Opera di Roma, San Carlo di Napoli, Accademia Nazionale di Santa Cecilia) e di molte grandi istituzioni musicali internazionali, dalla Russia al Giappone. Personalità tra le più note del panorama musicale italiano, ha ricevuto nel 2009 insieme a Roman Vlad il premio “Una vita da Maestro”.

Carlo Frajese è sempre stato molto attento alla formazione dei giovani musicisti: per anni ha diretto con grande passione il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto e ora al Festival Valentiniano dà la possibilità concreta di esibirsi ed esprimersi a numerosi giovani musicisti italiani e stranieri, scelti tra quelli che si sono affermati in accreditati concorsi internazionali. Anche in questo concerto tre dei quattro solisti di canto sono giovani talenti. Il soprano sudcoreano Joo Cho si è diplomata col massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano e si è già fatta ammirare in Italia, Austria e Corea. Il mezzosoprano Renata Lamanda è spesso ospite dell’Opera di Roma e ha cantato anche in altri prestigiosi teatri italiani e stranieri, dalla Scala al San Carlo; va almeno citato, tra i suoi impegni più recenti, l’Andrea Chénier alla Carnegie Hall di New York accanto a Roberto Alagna. Il tenore romano Luciano Gangi ad appena quattro anni dal suo debutto ha già mietuto lusinghieri successi in Italia e all’estero, da Firenze a Montréal, da Palermo a Pechino, da Trieste ad Abu Dhabi. Invece il basso Armando Caforio ha già alle spalle una lunga carriera, che l’ha portato a cantare nei principali teatri italiani.

Il Maestro ha scelto di eseguire l’edizione critica pubblicata dalla University of Chicago, che libera il testo verdiano dai molti arbitri e travisamenti che vi si sono sovrapposti negli anni.

Dal 26 settembre all’1 ottobre il festival si trasferisce nella sua sede storica, Orvieto, con concerti ma anche conferenze e proiezioni cinematografiche di film muti accompagnati dalla musica, al ritmo di uno o più appuntamenti al giorno.

Giovedì 26 settembre alle ore 11.00, nella Sala Eufonica della Biblioteca comunale di Orvieto, sarà proiettata La via senza gioia (1919) capolavoro di un maestro del cinema muto, il regista tedesco Wilhelm Pabst. Vi compare una giovane attrice svedese al suo debutto, Grete Rumford, poi diventata Greta Garbo. Questa pellicola e le altre due che saranno proiettate nel corso del festival fanno parte di un ciclo di capolavori del cinema muto, voluto dalla Rai e curato da Francesco Savio (alias Chicco Pavolini) con la collaborazione di Emidio Greco, che andò in onda nel 1970. Su richiesta della Rai stessa, la musica per questi film è stata scritta da Carlo Frajese, che ha composto delle partiture per pianoforte solo, come si usava all’epoca del muto. La trasmissione di questi film ebbe in quegli anni ampia risonanza e anche oggi la riproposta attuale di tali pietre miliari della storia del cinema riveste un enorme interesse ed esercita una grande attrattiva sul pubblico, che può riscoprire capolavori oggi noti solo ai cinefili.

Per lo stesso ciclo venerdì 27 settembre, ancora alle 11.00 nella Sala Eufonica della Biblioteca comunale di Orvieto, sarà proiettato Il tesoro d’Arne (1919), uno dei migliori film del prolifico regista finlandese Mauritz Stiller, un altro grande del cinema muto. Le splendide immagini della scena finale, con gli uomini in bianco e le donne in nero che giungono a cercare la salma della protagonista sul battello imprigionato dai ghiacci, influenzarono Ejzenstein e Fritz Lang. Anche questa pellicola ha le musiche di Carlo Frajese.

Ancora il 27, ma alle ore 18.00, il Teatro Mancinelli ospita una conferenza del sociologo Franco Ferrarotti sul tema “Giuseppe Verdi interprete delle nuove realtà sociali”.

Sabato 28 alle ore 18.00 avrà luogo nel Teatro Mancinelli il primo dei concerti previsti ad Orvieto, che sarà affidato a Francesca Dego, astro nascente del concertismo internazionale. A soli ventiquattro anni si è già esibita in Italia, Stati Uniti, Messico, Argentina, Uruguay, Israele, Inghilterra, Irlanda, Francia, Belgio, Austria, Germania, Svizzera. È considerata dal pubblico e dalla critica tra i migliori interpreti in assoluto della nuova generazione e di lei Salvatore Accardo ha detto: “È uno dei talenti più straordinari che io abbia incontrato. Possiede una tecnica infallibile e brillante, un suono bello, caldo e affascinante, la sua musicalità è al tempo stesso fantasiosa e molto rispettosa del testo”. Recentemente ha iniziato una collaborazione con la prestigiosa casa discografica Deutsche Grammophon, per cui ha inciso il 24 Capricci di Paganini. Il grande violinista e compositore genovese – e in particolare questi brevi pezzi, compendio del virtuosismo più funambolico – è stato determinante per l’affermazione della Dego, sia perché ha vinto il premio riservato al più giovane finalista del Concorso Internazionale “Niccolò Paganini” di Genova, sia perché è considerata l’erede diretta di un grandissimo interprete di Paganini, Salvatore Accardo, con il quale si è perfezionata per 9 anni presso la Fondazione Stauffer di Cremona. Prima di dodici dei Capricci paganiniani, eseguirà uno dei massimi capolavori della musica di tutti i tempi, la Partita n. 2 in re minore di Joahnn Sebastian Bach, che si conclude con la celebre, monumentale Ciaccona. Prossimamente uscirà per Deutsche Grammophon il primo disco del nuovo progetto dedicato all’integrale delle Sonate di Beethoven.

Domenica 29 alle 18.00 suona al Teatro Mancinelli il chitarrista Giulio Tampalini, vincitore di alcuni dei maggiori concorsi di nazionale e internazionali, a cominciare dal primo premio al Concorso Internazionale “Narciso Yepes” di Sanremo (presidente della giuria Narciso Yepes stesso), proseguendo col T.I.M. di Roma nel 1996 e nel 2000 e col “Fernando Sor” di Roma, fino alle affermazioni al prestigioso “Andrès Segovia” di Granada. Tiene concerti in tutta Italia, Europa, Asia ed America, figurando in importanti rassegne concertistiche e festival musicali. Nel 2001 ha partecipato al Concerto di Natale in Vaticano in onore di Giovanni Paolo II. Il suo concerto inizia con Aguado, Castelnuovo Tedesco e Liobet, importanti compositori per chitarra dei secoli diciannovesimo e ventesimo, e prosegue con un’antologia di brevi brani di autori italiani, tra cui si segnala Frate Cassio da Velletri, col cui nome La Biblioteca del Chitarrista dell’editore Vizzari di Milano pubblicò negli anni Trenta del secolo scorso alcuni pezzi brevi per chitarra sola: sotto questo pseudonimo un po’ goliardico si nasconde un raffinato compositore che non si è mai riusciti a identificare. Dopo i colori sudamericani di Montaña, il concerto si conclude con Koyunbaba, composto dall’italiano Domeniconi, che per qesto brano si è ispirato al folklore turco.

Lunedì 30, sempre alle 11.00 nella Sala Eufonica della Biblioteca comunale, ha luogo la terza proiezione di un film muto, anche qesta volta con le musiche composte da Carlo Frajese. Si tratta del leggendario Gabinetto del Dottor Caligari, diretto nel 1920 da Robert Wiene, considerato il simbolo più rappresentativo del cinema espressionista, basato sul tema della difficile distinzione tra allucinazione e realtà.

Ancora il 30 settembre, alle 18.00 nel Teatro Mancinelli, concerto del Quintetto di fiati “Prestige”, nato nel 1999 e composto da membri dell’Orchestra del Teatro Regio di Torino, tra cui il primo flauto Federico Giarbella, vincitore della prima edizione del concorso A.T.E.M. Briccialdi. Nella filosofia di questo gruppo si evidenzia un grande interesse per un mondo musicale ampio e variegato, con percorsi che esulano dal puro repertorio per quintetto di fiati: presta dunque particolare attenzione alla divulgazione del grande repertorio sinfonico e operistico in trascrizioni dell’epoca o moderne, come nel caso de La clemenza di Tito e Ascanio in Alba di Mozart, de L’Italiana in Algeri di Rossini e delle Variazioni su un tema di Haydn di Brahms. Invece è stata scritta fin dall’origine per quintetto di fiati la Humoresque di Zemlinsky, un protagonista della ricchissima vita musicale viennese dei primi del secolo scorso, che fu profondamente ammirato e stimato da Mahler e Schoenberg.

L’1 ottobre – ultimo giorno a Orvieto del Festival Valentiniano – alle ore 11.00 nella sala Eufonica della Biblioteca Comunale verrà proiettata la Messa di Requiem di Verdi registrata a Roma il 22 settembre in occasione dell’inaugrazione del festival. Alle 18.00 il Teatro Mancinelli la composizione elettronica Reise – il viaggio del suono di Carlo Franci – celebre direttore d’orchestra che da qualche anno ha lasciato il podio per dedicarsi alla composizione – inviterà il pubblico a partecipare direttamente a una nuova, originale e stimolante esperienza d’ascolto.

Il 6 ottobre il Festival Valentiniano torna a Roma per il solenne concerto di chiusura. Alle 19.00 nella chiesa di Sant’Ignazio l’organista Giandomenico Piermarini eseguirà musiche di Bach, Mozart e Mendelssohn al maestoso organo costruito dalla Pontificia Fabbrica d’Organi Tamburini di Crema nel 1935, che è stato recentemente restaurato e ha recuperato tutto il suo splendore sonoro. Vincitore di concorsi di interpretazione organistica, Piermarini ha al suo attivo svariate centinaia di concerti d’organo: di particolare rilievo l’integrale delle composizioni organistiche di Bach in quattordici concerti, proprio nella chiesa di S. Ignazio. È primo organista nella Arcibasilica Papale di S. Giovanni in Laterano di Roma.

Articolo di Mauro Mariani

 

A 40 anni dal golpe di Pinochet l’impunità in Cile deve finire

Alla vigilia del quarantesimo anniversario del colpo di stato del generale Augusto Pinochet in Cile, Amnesty International ha dichiarato che a migliaia di sopravvissuti alla tortura e di familiari delle persone scomparse durante il brutale regime militare vengono ancora negate verita’, giustizia e riparazione.
Attraverso una petizione che ha raggiunto oltre 25.000 firme, l’organizzazione ha chiesto alle autorita’ cilene di eliminare tutti gli ostacoli che proteggono i responsabili di violazioni dei diritti umani.
‘E’ inaccettabile che, 40 anni dopo il golpe, la ricerca della verita’, della giustizia e della riparazione sia ancora intralciata. La legge d’amnistia continua a tenere al riparo dai procedimenti giudiziari gli autori di violazioni dei diritti umani, quelli avviati vanno avanti con grande ritardo e le sentenze non sono pari alla gravita’ dei crimini commessi’ – ha dichiarato Guadalupe Marengo, vicedirettrice del Programma Americhe di Amnesty International.
In Cile, secondo dati ufficiali, tra il 1973 e il 1990 vennero detenute illegalmente o torturate 38.254 persone, mentre 3216 furono uccise o fatte sparire.
Il decreto legge sull’amnistia approvato nel 1978 esclude dalla responsabilita’ penale tutte le persone che commisero violazioni dei diritti umani tra l’11 settembre 1973 e il 10 marzo 1978.
Sebbene alcune sentenze giudiziarie abbiano aggirato la legge d’amnistia, il fatto che continui a essere in vigore e’ incompatibile con gli obblighi internazionale del Cile in materia di diritti umani.
‘Le autorita’ cilene devono affrontare un’eredita’ fatta di gravi e diffuse violazioni dei diritti umani, abolire immediatamente la legge d’amnistia, la cui semplice esistenza e’ uno schiaffo in faccia alle migliaia di vittime del regime di Pinochet e ai loro familiari, e assicurare che tutte le violazioni dei diritti umani siano portate in giudizio nei tribunali civili’ – ha dichiarato Ana Piquer, direttrice di Amnesty International Cile.
A oggi, almeno 262 persone sono state giudicate per violazioni dei diritti umani mentre sono in corso oltre 1100 procedimenti giudiziari.
E’ soprattutto grazie alla continua lotta di molte delle vittime e dei loro familiari e a pochi coraggiosi giudici e magistrati, che alcuni dei responsabili delle violazioni dei diritti umani sono stati processati. E’ giunto il momento che le autorita’ cilene introducano tutte le riforme necessarie per garantire che cio’ non si ripeta mai piu’’ – ha concluso Marengo.
Le richieste di Amnesty International alle autorita’ del Cile:
– abolire decreto legge 2191 (conosciuto come legge d’amnistia) approvato durante il regime di Pinochet e che si estende dall’11 settembre 1973 al 10 marzo 1978, tuttora in vigore. Negli ultimi anni sentenze su sparizioni forzate ne hanno escluso l’applicazione, ma il provvedimento ancora getta un’ombra pericolosa su futuri procedimenti legali riguardanti le violazioni del passato;

– riformare il codice di giustizia militare affinche’ i crimini commessi da esercito e polizia siano indagati dalla magistratura civile e sottoposti a processo nei tribunali ordinari, anziche’ in corte marziale. Il sistema di giustizia militare ha privato le vittime della giustizia, alimentando il clima d’impunita’. Le modifiche del 2010, escludendo gli imputati civili dall’applicazione della giustizia militare, sono state un passo avanti ma insufficiente. Le proposte di riforma all’esame del parlamento devono assicurare che le violazioni dei diritti umani commesse dalle forze di sicurezza siano processate nei tribunali civili, in modo da garantire i principi d’imparzialita’ e del giusto processo.
– sostenere con misure adeguate e durature le iniziative per conservare la memoria storica e i programmi di educazione ai diritti umani;
– porre i diritti umani al centro di ogni politica e programma di governo.

Articolo di Amnesty International Italia