“Verso Monet. Storia del paesaggio dal Seicento al Novecento”

Verso Monet. Storia del paesaggio dal Seicento al Novecento”, la grande esposizione in Gran Guardia a Verona e poi in Basilica Palladiana a Vicenza, avrà la sua prima sede nel palazzo della Gran Guardia a Verona dal 26 ottobre 2013 al 9 febbraio 2014, e poi sarà accolta a Vicenza dal 22 febbraio al 4 maggio 2014. È dedicata alla storia del paesaggio in Europa e in America dal Seicento al primo Novecento.

Il progetto a suo tempo comunicato ha avuto un eccezionale, ulteriore arricchimento. Ai capolavori già previsti se ne sono aggiunti altri, di assoluto rilievo. In mostra si potranno così ammirare ben 94 dipinti e 10 preziosi disegni provenienti come sempre da alcuni tra i maggiori musei del mondo, e da alcune collezioni private. A completare i prestiti, una camera oscura del secondo Settecento, che sarà posta al centro della sala dedicata alla veduta veneziana del XVIII secolo.

L’esposizione si sviluppa in cinque sezioni (Il Seicento. Il vero e il falso della natura; Il Settecento. L’età della veduta; Romanticismi e Realismi; L’impressionismo e il paesaggio; Monet e la nuova idea di natura), che descriveranno i momenti fondamentali legati alla narrazione della natura come fatto autonomo e indipendente rispetto all’inserimento delle figure. Insomma, quella sorta di emancipazione dell’immagine quando il paesaggio non è più visto come semplice fondale scenografico, ma campeggia quale divinità assoluta e dominante.
È al 1865, momento centrale dell’esperienza di Monet a Fontainebleau, che data “Il sentiero di Chailly nella foresta di Fontainebleau”, dal museo Ordrupgaard di Copenaghen, capolavoro assoluto del maestro e uno dei nuovi prestiti. Come questa opera perfettamente evidenzia, Monet trapassa dal senso pur nobile della realtà, che a Corot prima di lui giungeva da una tradizione secolare evidenziata in questa mostra, e si spinge con le ninfee finali, ma già con le serie dell’ultimo decennio dell’Ottocento, verso il campo aperto di un paesaggio che non dimenticando appunto la realtà si appoggia quasi totalmente ormai sull’esperienza interiore. Aprendo così ad alcune delle manifestazioni più belle e nuove della natura dipinta nel corso del Novecento. Monet dunque quale paradigma del nuovo paesaggio, il punto di attraversamento tra un prima e un poi. Per questo motivo, la sua presenza coprirà una parte ampia dell’intera esposizione, con venticinque dipinti. Una vera e propria mostra nella mostra.

La mostra, con un’altra innovazione dell’ultima ora, grazie alla disponibilità della Pinacoteca nazionale di Bologna, trascorrerà dalle esperienze introduttive di Annibale Carracci e Domenichino, tra fine XVI e inizio XVII secolo, con due quadri importanti prestati dall’istituzione bolognese, fino a quelle, dai primi due derivate e fondamentali, di Lorrain, Poussin e Salvator Rosa (altro nuovo inserimento, con due grandi tele che per la prima volta giungono in Italia dal Ringling Museum of Art di Sarasota, in Florida) nel XVII secolo. Per documentare il passaggio dal falso al vero della natura, per andare poi nell’Olanda sempre seicentesca di Van Ruisdael, Seghers, Van Goyen, Cuyp e Hobbema tra gli altri, quando la verità del vedere fonda il paesaggio moderno. E una decina di disegni, ulteriore, recentissima addizione, da Lorrain a Rembrandt, da Koninck a Van Ruisdael, segneranno l’importanza di questa tecnica nell’esplorazione diretta della natura. Grazie alla generosità immediata di due tra i musei che posseggono alcune tra le migliori collezioni di disegni al mondo, il Boijmans Museum di Rotterdam e lo Szépmuveszéti Museum di Budapest. Il primo porterà i suoi fogli a Verona e il secondo li porterà a Vicenza, per preservare il tempo massimo di esposizione di carte così preziose e delicate, che saranno inserite in una grande vetrina opportunamente climatizzata e illuminata.
Vi sarà poi l’incontro con alcuni artisti che sono stati pietre miliari per la nuova immagine del paesaggio. Come diranno bene talune vicende successive, nel Settecento e ancora nell’Ottocento. Per il Settecento si è scelta, altra novità dell’ultima ora, grazie alla pronta generosità di Banca Intesa che lo custodisce in collezione, prima la sosta su Van Wittel nei suoi anni romani con una meravigliosa veduta di piazza del Popolo del 1719, per la nascita del concetto appunto di veduta, e poi un suggestivo, e importante, affondo veneziano tra Canaletto, Bellotto e Guardi. A sintetizzare invece la meravigliosa età della veduta veneziana, con una quindicina di opere, alcune provenienti da musei americani e per questo esposte raramente o mai in Italia. Per entrare poi nel XIX secolo, con le figure imprescindibili di Turner, Constable e Friedrich, coloro che ridisegnano l’idea della natura entro il nuovo spirito romantico. I vari realismi porteranno quindi la mostra tra la Francia di Barbizon, la Scandinavia, l’Est Europa e l’America della Hudson River School. Fino a che giunge appunto Monet a rovesciare, utilizzando dapprima gli elementi proprio del realismo, il concetto di paesaggio dipinto. E lasciandosi affiancare dai compagni impressionisti e post impressionisti, da Renoir a Sisley, da Pissarro a Caillebotte, da Degas a Manet. Per giungere alle esperienze fondamentali di Van Gogh, Gauguin e Cézanne. Anche di Van Gogh e Cézanne due nuovi capolavori in mostra, con prestiti confermati negli ultimi giorni dallo Stedelijk Museum di Amsterdam: il magnifico “Orti a Montmartre” di Van Gogh, il più grande quadro da lui mai dipinto, e una versione delle Sainte-Victoire di Cézanne. Tutti presenti, questi e altri autori, con nuclei di opere selezionate, a cominciare dalle sette di Vincent van Gogh, grazie alla usuale, preziosa collaborazione del Van Gogh Museum di Amsterdam e del Kröller-Müller Museum di Otterlo. Per dire solo di due dei musei prestatori, oltre a quelli già citati, e che poi vanno dalla National Gallery di Washington al Museum of Fine Arts di Boston, dal Philadelphia Museum of Art al National Museum of Wales di Cardiff, dal Wadsworth Atheneum di Hartford, alla Hamburger Kunsthalle di Amburgo, solo per dire di alcuni tra i tanti.

Articolo di S. E.

One thought on ““Verso Monet. Storia del paesaggio dal Seicento al Novecento”

  1. renato ha detto:

    Ben scritto…

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