I Magnifici intrecci a Cremona

Arazzi a Cremona

Il celebre ciclo di arazzi dedicato alle Storie di Sansone del Duomo di Cremona, torna finalmente alla luce dopo oltre sessant’anni. Sette dei dodici arazzi sono stati restaurati ed esposti fino ad agosto al Padiglione Andrea Amati presso il Museo del Violino cremonese. Una mostra esposizione imponente e stupefacente. Imponente per dimensioni, basti dire che ciascuno di questi sontuosi “tessuti” misura almeno venti metri quadri di superficie. Alcuni superano i trenta e raggiungono i quaranta metri quadrati. In totale sono esposti oltre quattrocento metri quadrati di tessuti finemente intrecciati. Stupefacente, per la bellezza dei tessili realizzati dalla manifattura Raes di Bruxelles ai primi del Seicento, e per la singolarità della loro storia.

Le Fatiche di Sansone vennero concepite in piena Controriforma, per l’’esigenza di addobbare il Duomo, nelle grandi solennità, con apparati che raccontassero storie bibliche e dessero valore agli spazi interni del tempio.
Il 27 aprile 1629, con un’’azione culturale che ad oggi può essere definita la più importante commissione artistica avvenuta a Cremona nei primi anni del Seicento, i prefetti della Fabbriceria decidono di avviare le pratiche per provvedere la Cattedrale di dodici arazzi, rappresentanti le Storie di Sansone. Questi si sarebbero aggiunti ai precedenti rappresentanti le Storie della vita di Cristo, in origine sedici pezzi, oggi rimasti solo due, che nel 1601 il vescovo cremonese Cesare Speciano, al momento della sua morte, aveva lasciato in dono alla più importante chiesa cittadina.
Il soggetto – le storie di Sansone – è casuale. Allorché i Fabbricieri della Cattedrale cremonese sguinzagliarono i loro agenti per verificare se sul mercato internazionale esistessero arazzi che potessero, con un ciclo unitario, arricchire gli spazi del Tempio, vennero a conoscenza di questo ciclo prodotto e commercializzato dalla celebre manifattura del pittore e tapezziere Jan Raes in Bruxelles.
Secondo la tradizione e un antico documento del settimo decennio del Seicento attribuito a Giovannni Battista Natali, “ingegnere” e pittore della Cattedrale di Cremona, il ciclo dedicato a Sansone si diceva partisse da cartoni del grande Pieter Paul Rubens di cui l’arazzeria di Raes si forniva. Documenti rinvenuti recentemente indicano l’’autore come Michiel Coxcie, pittore di Malines, allievo di Giorgio Vasari e a contatto con Michelangelo e Raffaello nonché influenzato da Giulio Romano.
Si sa che di questa serie completa vennero tirati, o meglio tessuti, tre soli esemplari. Uno destinato al Cardinale Scipione Borghese, il secondo al Re Enrico II, entrambi sono dispersi, mentre il terzo fu quello, appunto, commissionato per la Cattedrale di Cremona.

L’’impresa all’’epoca non risultò affatto semplice, innanzitutto per la colossale spesa (9240 fiorini) necessaria a far fronte all’’acquisto, poi perché il momento era tra i più tragici: erano gli anni della Grande Peste di manzoniana memoria. Ma l’’entusiasmo e il desiderio di abbellire il Duomo erano tali da far superare ogni difficoltà. Così, nella primavera del 1630, grandi carri trainati da buoi mossero il prezioso carico dalla capitale delle Fiandre verso l’Italia e, dopo due mesi di cammino, lo condussero a Milano e da qui a Cremona.
I tesori così conquistati venero esposti per l’’Ascensione di quell’’anno, provocando un immenso stupore. L’’ammirazione per le opere tessili trovava a Cremona grande seguito.
Anche le mode cambiarono e gli arazzi risultarono decisamente ingombranti. Per un secolo vennero malamente esposti, nelle gradi festività religiose o in occasione di visite importanti, arrotolandoli sui pilastri della chiesa, senza particolare cura.
Il loro stato appariva così malconcio da spingere, nel 1885, i Fabricieri a cercare sul mercato europeo e nord americano qualcuno, museo o altro, che volesse acquistarli in blocco. La ricerca di acquirenti risultò infruttuosa, anche per l’’esorbitante prezzo richiesto, 600 mila lire dell’’epoca. Così gli ingombranti “tessili”, sempre più mal ridotti, finirono arrotolati in grandi cilindri pieni di naftalina e quasi dimenticati.

La loro resurrezione, lentissima e ancora incompleta, iniziò negli anni Venti del Novecento, quando tre di essi vennero affidati alle cure delle suore ricamatrici di un convento del territorio. Le stesse suore si occuparono, nei decenni successivi, di altri tre arazzi.
L’’impresa di trovare i finanziamento per restaurare l’’altra metà dei 12 pezzi, appariva ad Antonio Paolucci degna di “sconsolata impotenza” per l’’esborso necessario per recuperare capolavori così compromessi.
Muffe, fumi, sporcizia, imbarcature, grinze, rammendi avevano trasformato le lisce superfici di sete e lane pregiate in grinzose e spente, vecchie pezze. Il colorante utilizzato per creare le sfumature marroni sui fili di lana aveva finito con l’avere una azione disgregante. Insomma gli arazzi non restaurati apparivano come larve di una meraviglia scomparsa.

Poi, grazie all’’impegno di privati, di associazioni locali e della Fondazione Comunitaria, è iniziata la rinascita. Con un impegno professionale ed economico enorme (per il restauro di un solo arazzo sono quasi 2500 ore di lavoro) altri due arazzi sono stati stesi, rinforzati, lavati e restaurati. Si è trattato di un intervento certosino che ha utilizzato tecniche e materiali i più vicini possibile agli originali e che non solo ha visivamente ricondotto le antiche pezze al loro antico, rutilante aspetto, ma che ha riportato i preziosi tessuti a ph neutri, tali da evitare future perdite per eccesso di acidità.
Oggi il recupero è completo su 7 dei 12 pezzi, due terzi di un percorso che porterà alla resurrezione dell’’intero ciclo. E’ la “fatica di Sansone” cui si applica la città di Cremona.

La mostra-esposizione al Museo del Violino, negli auspici degli organizzatori, è occasione per mostrare ai cremonesi e agli amanti dell’’arte un tesoro sino ad oggi escluso all’’ammirazione. Ma anche per sensibilizzare fattivamente tutti all’’urgenza di prendersene cura prima di perderlo. I

Magnifici Intrecci
La Forza di Sansone negli arazzi della Cattedrale di Cremona
Cremona, Padiglione Andrea Amati, Museo del Violino (Piazza Marconi 5),
fino al 30 agosto 2015.
Apertura: Dal martedì alla domenica, dalle 10,00 alle 19,00. Lunedì chiuso

S. E.

L’Europa in guerra. Tracce del secolo breve

Al Castello del Buonconsiglio di Trento, la mostra sulla Grande Guerra dal titolo “L’Europa in guerra. Tracce del secolo breve” propone oltre 200 opere d’arte che raccontano le vicende del primo conflitto mondiale.  In mostra dipinti, disegni, incisioni, diari, lettere e documenti

La mostra – realizzata nell’ambito delle iniziative nazionali per il Centenario – grazie al supporto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, la Provincia Autonoma di Trento e la Provincia di Trieste, in collaborazione con la Fondazione Museo Storico del Trentino, il Castello del Buonconsiglio di Trento e la cooperativa La Collina – indaga le cause e gli interessi che hanno scatenato il conflitto e sulle condizioni di assoggettamento di contadini e operai morti a milioni nella prima guerra mondiale. La ricerca critica e la scelta delle opere selezionate – tra cui Otto Dix, George Grosz, Mario Sironi, Giacomo Balla, Giulio Aristide Sartorio Italico Brass, Aldo Lugli, Arcangelo Salvarani, Giacomo Federico Quarenghi fino a Fortunato Depero, Giuseppe Scalarini (tra gli unici, veri oppositori della guerra con i suoi disegni sulle pagine dell’Avanti!, pubblicate sino all’intervento italiano e alla censura), Alberto Helios Gagliard o, Massimiliano Guala, Giovanni Antioco Mura e decine di altre presenze artistiche tra tele, tempere, disegni, acque-forti – indagano nello “shock” che questa guerra determina nell’arte accademica e “alta”, così come nei furori interventisti: al fronte, sotto lo choc della morte di massa e della guerra, i cosiddetti “pittori-soldato” cambiano radicalmente atteggiamento e pittura. È evidente la lacerazione, il taglio di coltello (di baionetta) che attraversa l’arte di quei decenni, il trauma subìto, la rottura che gli anni della guerra determinano nella coniugazione estetica.

Fino al 6 Settembre 2015. Orario: 9.30 – 17. Dal 5 maggio 10-18.

Castello del Buonconsiglio

Festa dell’Aria in Calabria

In Calabria l’edizione 2015 della Festa dell’Aria è alle porte.
Dall’1 al 3 maggio ritorna l’appuntamento per gli amanti del
volo in
parapendio, il volo libero, ecologico, senza motore, il volo che sfrutta
l’energia del sole, il volo che dona emozioni impareggiabili.
L’evento è organizzato da Parapendio Pizzo, club di piloti che
prende il
nome da Pizzo Calabro (Vibo Valentia), borgo arroccato su un
promontorio al
centro del Golfo di Sant’Eufemia. Sotto la frastagliata Costa
degli Dei,
contraddistinta a nord-est dalla pineta mediterranea fino alla foce del
fiume Angitola e da nove chilometri di ampie spiagge sabbiose. Più a
sud,
dove si innalza il masso di tufo sul quale si sviluppa Pizzo, numerose
calette, grotte e zone ricche di scogli naturali. Suggestivo il panorama
dall’alto con le isole Eolie sullo sfondo. Mete turistiche in zona
sono
Tropea, il Castello Murat e la Chiesetta di Piedigrotta. Ma visitare i
vicoli di Pizzo o immergersi nelle sue acque cristalline non regalerà
pari
spettacolo di quello provato dagli uccelli in volo, cioè come la si vede
volando con un parapendio o con un deltaplano.
All’organizzazione di questa tre giorni di emozioni, festa ed
allegria
collaborano anche i club Fly Maratea ed Etna Fly, quest’ultimo in
trasferta
dalle pendici del vulcano siciliano. Il programma di massima prevede
voli
liberi durante le mattine, prove di precisione in atterraggio nei
pomeriggi
e cene sociali la sera, programma che potrebbe subire variazioni
secondo le
condizioni meteorologiche che vincolano fortemente la pratica del volo
libero. Chi tra il pubblico vorrà provare l’ebbrezza del volo potrà
farlo
grazie a piloti abilitati ed equipaggiati con parapendio biposto, cioè
vele
idonee al trasporto del pilota più il passeggero.
I piloti più ambiziosi potranno cimentarsi in voli di distanza, perché
con
il parapendio è possibile volare per molti chilometri. Basta pensare
che il
record del mondo maschile si attesta in ben 478 km e quello femminile
in 376
km. Entrambi i record sono stati stabiliti in Brasile da Donizete
Baldessar
Lemos e dalla nostra Nicole Fedele.

Gustavo Vitali

Doni preziosi a Trento fino al 3 maggio

Aperta fino al 3 maggio prossimo, la bella mostra al Castello del Buonconsiglio di Trento.

L’esposizione presenta un’articolata selezione di preziose opere d’arte provenienti dalle collezioni museali del Castello del Buonconsiglio, accomunate da un unico filo conduttore: il dono nell’arte. Partendo dall’emblematica immagine delle Tre Grazie, antico simbolo del “dare, ricevere e ricambiare”, oggetti in vetro, ceramica, porcellana, avorio, argento, ma anche tessuti, incisioni e dipinti, sono letti e presentati come chiave di lettura della società che ne ha fatto espressione di affetti privati, strumento dei più delicati rapporti diplomatici tra dinastie regnanti e casate aristocratiche, manifestazione individuale di ospitalità e di valori cristiani. Un viaggio nel tempo e nelle consuetudini più significative, dunque, dai doni nuziali, come il preziosissimo calice in vetro lattimo di Murano del 1400, i cassoni dotali intagliati, i delicati ventagli, le raffinate medaglie, a quelli per il battesimo del primogenito, a quelli che nuove abitudini suggerivano, come le lussuose tabacchiere e le piccole ma deliziose raspe da tabacco. Oggetti belli e talvolta curiosi per il nostro tempo che ha lasciato dietro di sé una ‘civiltà del dono’ dalle insospettabili articolazioni, sono inoltre posti in collegamento con dipinti raffiguranti i Re Magi o gli umili pastori nell’atto porgere i loro simbolici omaggi al piccolo Gesù, mentre san Martino divide il proprio mantello per aiutare il povero. Sono solo alcune opere che si potranno ammirare fino al 3 maggio 2015, occasione altrettanto ‘preziosa’ per vedere opere d’arte solitamente non esposte nel percorso del museo, e quindi riscoprire il ricco patrimonio del Castello del Buonconsiglio.

 

Rapporto di Amnesty International su Boko Haram

In occasione del primo anniversario del rapimento delle ragazze della scuola di Chibok, Amnesty International ha pubblicato un rapporto nel quale denuncia che molte delle almeno 2000 donne e bambine rapite da Boko haram dal 2014 sono state ridotte in schiavitù sessuale e addestrate a combattere.
Basato su quasi 200 testimonianze oculari, tra cui quelle di 28 donne e bambine riuscite a fuggire ai loro sequestratori, il rapporto di 90 pagine intitolato “Il regno del terrore di Boko haram”, denuncia molteplici crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi dal gruppo armato, tra cui l’uccisione di almeno 5500 civili nel nord-est della Nigeria a partire dal 2014.
Il rapporto di Amnesty International rivela nuovi particolari sui metodi brutali usati da Boko haram: uomini e bambini regolarmente arruolati a forza o sistematicamente uccisi; donne e bambine rapite, imprigionate e in alcuni casi stuprate, costrette a sposarsi o a partecipare alle azioni armate, a volte contro i loro villaggi e le loro città.
“Le prove contenute in questo raccapricciante rapporto, un anno dopo l’orribile rapimento delle ragazze della scuola di Chibok, mettono in evidenza la dimensione e la depravazione dei metodi di Boko haram” – ha dichiarato Salil Shetty.
“Uomini e donne, bambini e bambine, cristiani e musulmani, sono stati uccisi, sequestrati e brutalizzati sotto il regno del terrore di Boko haram, che ha investito milioni di persone. I recenti successi militari possono anche essere l’inizio della fine per il gruppo armato, ma c’è ancora tantissimo da fare per proteggere i civili, risolvere la crisi umanitaria e rimarginare le ferite” – ha aggiunto Shetty.
Il rapporto di Amnesty International contiene immagini, anche dal satellite, della devastazione che gli attacchi di Boko haram si sono lasciati alle spalle.
Rapimenti
La vicenda delle 276 studentesse rapite a Chibok nell’aprile 2014 ha avuto risonanza mondiale grazie anche alla campagna #BringBackOurGirls. Ma si tratta solo di una piccola parte delle donne, delle bambine, degli uomini e dei bambini rapiti da Boko haram.
Di solito, Boko haram porta le donne e le bambine rapite nei suoi campi collocati in zone remote o in centri improvvisati di transito come quello istituito nella prigione di Ngoshe. Da qui, le vittime vengono spostate in città e villaggi e indottrinate sulla versione dell’Islam seguita dal gruppo armato, in vista del matrimonio.
Aisha, 19 anni, ha raccontato ad Amnesty International di essere stata rapita nel settembre 2014 durante una festa di matrimonio. Con lei sono state portate via sua sorella, la sposa e la sorella di quest’ultima. Boko haram ha portato le quattro rapite in un campo a Gullak, nello stato di Adamawa, dove si trovava un altro centinaio di donne e bambine rapite. Una settimana dopo, la sposa e la sorella della sposa sono state costrette a sposare due combattenti. Aisha e le altre donne rapite sono state anche addestrate a combattere.
“Spiegano come usare le armi. A me hanno insegnato a sparare, a usare le bombe e ad attaccare i villaggi. L’addestramento è durato tre settimane, poi hanno iniziato a mandarci in azione. Io ho preso parte a un attacco contro il mio villaggio” – ha raccontato Aisha.
Durante i tre mesi di prigionia, Aisha è stata stuprata ripetutamente, talvolta da gruppi di sei combattenti. Ha visto uccidere oltre 50 persone, tra cui sua sorella:
“Alcune avevano rifiutato di convertirsi, altre di imparare a uccidere. Sono state sepolte in una fossa comune nella boscaglia. Hanno preso i loro corpi e li hanno gettati in una larga buca, però poco profonda. Io non la vedevo ma potevo sentire l’odore dei corpi in putrefazione” – ha ricordato Aisha.
Uccisioni di massa
Dall’inizio del 2014, Amnesty International ha documentato almeno 300 raid e attacchi compiuti da Boko haram contro i civili. Durante questi attacchi, dapprima i combattenti hanno dato l’assalto alle basi militari e alle stazioni di polizia saccheggiando armi e munizioni, poi si sono rivolti contro la popolazione civile uccidendo chiunque tentasse di fuggire, radunando ed eliminando tutti gli uomini in età da combattimento.
Il 14 dicembre 2014 Ahmed e Alhaji, 20 e 18 anni, erano seduti a terra con altri uomini in attesa di essere sgozzati. Boko haram aveva appena preso la città di Madagali. Ahmed ha raccontato ad Amnesty International che l’istinto era quello di alzarsi e fuggire ma non poteva farlo. Si è salvato solo perché uno dei due boia ha dovuto fermarsi per affilare la lama del coltello:
“Erano in due a sgozzare coi coltelli. Eravamo seduti a terra aspettando il nostro turno. Prima di passare al nostro gruppo, avevano già ucciso 27 persone. Li contavo uno per uno per capire quando sarebbe stato il mio turno”.
Secondo la testimonianza di Ahmed, quel giorno Boko haram ha ucciso almeno 100 uomini che avevano rifiutato di arruolarsi.
A Gwoza, il 6 agosto 2014, Boko haram ha ucciso almeno 600 persone. I testimoni hanno riferito ad Amnesty International che chiunque cercasse di fuggire non aveva scampo:
“Con le moto avevano circondato ogni isolato, ogni angolo di strada. Aspettavano lì e uccidevano. Colpivano solo gli uomini”.
Migliaia di persone hanno cercato di fuggire sulle montagne ma i combattenti di Boko haram li hanno inseguiti e stanati fuori dalle grotte coi gas lacrimogeni. Le donne sono state rapite, gli uomini uccisi.
Incendi e saccheggi: le nuove immagini satellitari della distruzione di Bama
Le immagini diffuse dal rapporto di Amnesty International mostrano almeno 5900 strutture danneggiate o distrutte a Bama (circa il 70 per cento della città) da Boko haram nella sua ritirata prima che l’esercito riprendesse, nel marzo di quest’anno, il controllo della città.
Testimoni intervistati da Amnesty International hanno riferito di strade piene di cadaveri e di persone arse vive nell’incendio delle abitazioni. Una donna ha raccontato:
“I militari si sono avvicinati all’accampamento di Bama, stavano quasi per riprenderlo quando sono arretrati. Allora gli insorti hanno iniziato a uccidere la gente e a incendiare le case”.
La vita sotto Boko haram
Il rapporto di Amnesty International descrive il regno del terrore imposto da Boko haram. Appena conquistato un centro, il gruppo armato raduna la popolazione per annunciare le nuove regole sulla limitazione dei movimenti, in particolare delle donne. Molte famiglie si trovano così a dipendere dai bambini, che escono per cercare cibo, o dalle visite dei membri di Boko haram che passano a offrire cibo precedentemente saccheggiato altrove.
Boko haram fa rispettare le sue regole con punizioni feroci. Chi non prende parte alle preghiere quotidiane rischia le frustate in pubblico. Una donna di Gamborou che ha trascorso cinque mesi sotto il controllo di Boko haram ha dichiarato ad Amnesty International di aver visto una donna subire 30 frustate per aver venduto i vestiti dei suoi figli e una coppia messa a morte in pubblico per adulterio.
Un quindicenne di Bama, graziato da Boko haram a causa della sua disabilità, ha riferito ad Amnesty International di aver assistito a 10 lapidazioni:
“Li lapidano a morte il venerdì. Radunano tutti i bambini chiedendogli di portare delle pietre. Ho partecipato alle lapidazioni. Scavano una fossa, obbligano la persona a infilarcisi dentro e poi la colpiscono alla testa con le pietre. Quando muore, lasciano lì le pietre fino a quando il corpo non va in putrefazione”.
Il rapporto di Amnesty International descrive inoltre la crescente tensione tra i cristiani e i musulmani. Molti cristiani intervistati da Amnesty International ritengono che i musulmani passino informazioni su di loro a Boko haram o non condividano le notizie sugli attacchi imminenti. È così subentrato un clima di sospetto tra alcune comunità che in precedenza vivevano fianco a fianco in piena armonia. Boko haram ha distrutto chiese e ucciso cristiani che rifiutavano di convertirsi all’Islam ma ha anche preso di mira musulmani moderati.
Amnesty International continua a chiedere a Boko haram di porre fine alle uccisioni dei civili e al governo nigeriano di prendere tutte le misure di legge per garantire la loro protezione e ripristinare la sicurezza nel nord-est del paese. La comunità internazionale, a sua volta, dovrebbe continuare ad assistere il nuovo governo nell’affrontare la minaccia costituita da Boko haram.
“Il cambio di potere in Nigeria è l’occasione per un nuovo approccio in tema di sicurezza dopo i clamorosi fallimenti degli ultimi anni” – ha sottolineato Shetty.
“Le persone rapite devono essere liberate e occorrono indagini sui crimini di guerra e contro l’umanità. È necessario riesumare i corpi dalle fosse comuni, impedire nuove uccisioni e portare di fronte alla giustizia i responsabili di queste indicibili sofferenze” – ha concluso Shetty.
Le informazioni raccolte da Amnesty International su Boko haram dovrebbero essere prese in considerazione dalla Corte penale internazionale nell’ambito dell’esame preliminare che sta compiendo sulla situazione nel nord-est della Nigeria.

In numerose occasioni, Amnesty International ha espresso preoccupazione per il fatto che le forze di sicurezza non stiano facendo abbastanza per proteggere i civili dagli attacchi di Boko haram. Vi sono state pochissime indagini e incriminazioni nei confronti di membri del gruppo armato per crimini di diritto internazionale.
Il rapporto di Amnesty International si basa su 377 interviste, tra cui 189 con vittime e testimoni oculari degli attacchi di Boko haram, 22 con autorità locali, altre 22 con fonti dell’esercito e 102 con difensori dei diritti umani. Le testimonianze provengono da uomini e donne, cristiani e musulmani.
Quasi tutte le persone intervistate hanno chiesto di non essere identificate per ragioni di sicurezza, pertanto quasi tutti i nomi usati nel rapporto sono pseudonimi.
Le informazioni contenute nel rapporto sono state ottenute nel corso di quattro missioni di ricerca condotte da Amnesty International nel 2014 e nel 2015 a Maiduguri, nei campi per i profughi interni del nord-est della Nigeria e in un campo per rifugiati in Camerun. Numerose altre interviste sono state svolte via telefono da Londra.
Amnesty International ha documentato 38 casi di rapimento da parte di Boko haram. Su questi, ha raccolto 77 testimonianze, tra cui 31 di testimoni oculari e 28 di donne e ragazze fuggite ai loro sequestratori.

Amnesty International Italia

Pangea. Il giro del mondo in bicicletta

Partirà da Città del Capo, il primo maggio e terminerà nell’autunno del 2017, la più grande avventura umana e sportiva mai realizzata. Un viaggio in bicicletta di oltre 50.000 chilometri lungo due anni che interesserà anche l’area dei due Poli, un’esplorazione che nasce con l’ambizione di lasciare traccia di sé nella storia dell’umanità.

Sarà lesploratore italiano Alessandro Da Lio, il protagonista della straordinaria avventura che avrà inizio a Città del Capo il primo maggio. Unesplorazione eco-sostenibile, una testimonianza sui pedali della vita sul pianeta. Chiunque potrà aderire alliniziativa, come ciclista, o da semplice spettatore, seguendo in tempo reale notizie e immagini con le quali lequipe itinerante documenterà il viaggio.

Capitanando la spedizione dei Bikers, Alessandro Da Lio realizzerà il primo Giro del Mondo eco-sostenibile (sui pedali).

Il suo sarà un vero e proprio Museo Itinerante, un Reality antropologico e culturale, una testimonianza vivente, nella più moderna accezione del termine, della ricchezza di questo mondo, ma anche della sua povertà e delle differenze tra i vari paesi.

Una delle tematiche “forti” che Pangea toccherà, sarà quella dell’alimentazione, dello sfruttamento delle risorse. Per questo, sarà all’EXPO con un totem interattivo che consentirà di dar forza alle proposte che l’esposizione mondiale proporrà al pubblico, grazie al collegamento in tempo reale con le varie località del mondo.

Giulia Lucchi

 

Mario Biondi gira il suo video al Vittoriale degli Italiani

Mario Biondi al VittorialeÈ online il video di “Love is a temple” (http://vevo.ly/HW7Ioh), il primo singolo del nuovo album di Mario Biondi girato interamente al Vittoriale degli Italiani. Le riprese sono state effettuate il 2 aprile, in una luminosissima giornata di primavera. Due ore di sopralluogo al mattino e 8 ore per girare, un’intensa giornata di lavoro spesa tra i nove ettari del parco. Soddisfatto della collaborazione con Biondi, il Presidente del Vittoriale Giordano Bruno Guerri dichiara «Mario Biondi, ama il Vittoriale, al pari di altri grandi artisti e intellettuali, e il Vittoriale ama lui. Felice di averlo ospitato non soltanto sul palco del Festival Tener-a-mente.» Gaetano Morbioli, regista del video di Biondi (e di alcuni dei più grandi artisti italiani, come Biagio Antonacci, Laura Pausini, Gianna Nannini, Giorgia e Pino Daniele), a proposito dell’esperienza al Vittoriale racconta: «Girare un videoclip, per la prima volta, all’interno di un posto magnifico come il Vittoriale è stato meraviglioso, mi ha ricordato la mia infanzia, quando andavo a visitarlo e ne rimanevo ogni volta affascinato. E’ un luogo magico, intriso della storia del nostro paese, di una bellissima Italia. L’unione della musica internazionale di Mario Biondi cantata tra le mura e i giardini di un luogo così storicamente italiano rappresenta un perfetto mix artistico».

«Il tempio dell’amore, ha ospitato “L’amore è un tempio” – dichiara Mario Biondi, già ospite di Tener-a-mente nel 2013 – Il Vittoriale Degli Italiani è una location suggestiva, in quelle stanze si respirano ancora passioni, arte e cultura. Sono contento di aver girato proprio in quei luoghi il video di “Love is a temple”, un brano che mi accompagna da un po’ di anni, ma come dico spesso, le canzoni sono come figli, ti dicono loro quando sono pronti a volare da soli, e ora lo è».

Entusiasta la direttrice artistica di Tener-a-mente Viola Costa: «Per il Festival è una grande soddisfazione riscontrare finalmente il giusto apprezzamento di questo luogo meraviglioso anche da parte degli artisti. Il Vittoriale è una miniera pressoché inesauribile: stiamo lavorando perché quelli di Biondi e di Morgan, che ha scritto per il Vittoriale un inedito, siano solo i primi casi di artisti che si lasciano suggestionare da questo ‘libro di pietre vive’ per costruire qui i loro progetti più originali».

L’artista, reduce dal doppio disco di platino per l’album natalizio “Mario Christmas”, calcherà il palco del Festival il 12 luglio con l’atteso tour teatrale, in cui presenterà i brani del nuovo album “Beyond” e i suoi più grandi successi in un viaggio tra sonorità soul e funky.

Bianca S. Villa