Il deposito librario di Verona salvaguardato come bene comune

Il deposito librario di Verona

Un deposito librario di 5 piani con 800 mila opere da preservare. Palazzo Nervi si rifà gli impianti, per un miglioramento strutturale antisismico e l’adeguamento antincendio. Quasi un milione e mezzo di euro stanziati per salvaguardare il patrimonio della Biblioteca Civica di Verona.

Volumi, ma anche piccoli tesori cartografici, custoditi nella sezione chiusa al pubblico. Da un grande cassetto emergono anche una mappa del mondo del geografo veneziano Giovanni Leardo, datata 1442 e quindi antecedente la scoperta dell’America, e una piantina del lago di Garda dei primi anni del ‘300, in piena epoca dantesca.

Mappa del mondo di Leardo

Due le fasi di lavoro. Prima verranno fatti gli interventi antisismici, finanziati dalla Regione Veneto con 491 mila euro, e poi gli impianti e l’antincendio, coperto dal Comune con 1 milione e 100 mila euro, grazie allo sblocco dei 17 milioni di euro dell’avanzo di Amministrazione 2017.

Il primo stralcio di lavori partirà a breve. L’intervento di rafforzamento strutturale antisismico del secondo e quarto piano di Palazzo Nervi prenderà il via a febbraio e durerà circa 4 mesi. L’opera prevede il consolidamento dei pilastri in cemento armato con la cerchiatura in fibre di carbonio.

Approvato in questi giorni, invece, dalla giunta comunale lo stanziamento di 1 milione e 100 mila euro per l’adeguamento degli impianti tecnologici e del sistema antincendio per i 5 piani di Palazzo Nervi. I lavori prevedono il rifacimento dell’impianto elettrico, dell’illuminazione, del sistema di emergenza. Per adeguare il deposito alle norme antincendio, invece, i piani saranno dotati di aerazione forzata e di un sistema di protezione tramite spegnimento automatico a gas inerte.

“Abbiamo dovuto procedere per scaglioni – ha detto Zanotto, assessore all’Edilizia monumentale –, in modo da rendere possibile prima l’esecuzione dei lavori più impattanti, come il rivestimento delle colonne di cemento armato, per poi passare a quelli impiantistici. La prima fase di lavori, infatti, partirà a febbraio, mentre per quanto riguarda il secondo lotto di interventi, procederemo nelle prossime settimane con le procedure di affidamento dell’incarico; contiamo di chiudere la parte progettuale entro il 2019, per poi dare il via nel 2020 ai lavori veri e propri”.

 

Roberto Bolis (anche per le foto)

 

Perugino, “L’adorazione dei Magi” a Milano

Pietro Vannucci, detto Perugino: Adorazione dei Magi (part.), circa 1473, olio su tavola, 242 x 180 cm

Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria

Giunto alla sua undicesima edizione, il tradizionale appuntamento natalizio con l’arte di Palazzo Marino torna in Sala Alessi con un nuovo capolavoro, questa volta realizzato da Pietro Cristoforo Vannucci meglio noto come il Perugino (Città della Pieve, circa 1450 – Fontignano, 1523).

L’opera, concessa eccezionalmente in prestito dalla Galleria Nazionale dell’Umbria, è l’Adorazione dei Magi, realizzata dall’artista intorno al 1475.

“Anche quest’anno a Palazzo Marino – dichiara il Sindaco di Milano, Giuseppe Sala – il Natale sarà pieno di bellezza e d’incanto. Esporremo in Sala Alessi l’Adorazione dei Magi del Perugino dataci in prestito dalla città di Perugia per il periodo natalizio. Siamo grati agli amici umbri per questo dono che condivideremo con tutti i visitatori, milanesi e turisti, che vorranno ammirarlo. Da ormai un decennio l’arte è di casa a Palazzo Marino con opere uniche che contribuiscono a rendere il tempo del Natale ancora più bello e festoso. Ringrazio quindi i partner pubblici e privati che hanno contribuito alla realizzazione di questo nuovo appuntamento e in modo particolare il Sindaco di Perugia, Andrea Romizi. Sono certo che le nostre due città, unite oggi da questa iniziativa, collaboreranno ancora in futuro”. 

La grande pala d’altare (olio su tavola, 242 x 180 cm) è attribuita al periodo giovanile del Vannucci e rappresenta il primo significativo impegno dell’artista a Perugia. Il dipinto fu realizzato per la chiesa perugina di Santa Maria dei Servi e costituisce una delle opere più emblematiche per comprendere gli sviluppi dell’arte italiana nell’ultimo quarto del XV secolo.

Ricordata per la prima volta nell’edizione giuntina delle Vite (1568) dal Vasari, la sua attribuzione è stata a lungo dibattuta tra la seconda metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, a causa della complessità dei riferimenti culturali presenti nella tavola.

Cavalcaselle (1866) la ritenne infatti opera matura del perugino Fiorenzo di Lorenzo, proposta di grande fortuna accolta, fra le altre, dalle autorevoli voci di Giovanni Morelli (1886) e Bernard Berenson (1897). Sarà Jean Carlyle Graham (1903), autrice di una monografia su Fiorenzo di Lorenzo, a riportare in campo il nome del Vannucci, interpretando l’Adorazione come un lavoro iniziato da questi nei primi anni della carriera, lasciato incompiuto e completato solo diverso tempo dopo da Fiorenzo e dai suoi collaboratori.

La definitiva risoluzione della questione attributiva si deve solo ad Adolfo Venturi (1911), il quale – sposando l’opinione del Vasari – assegna l’opera al Perugino giovane, riconoscendovi molti riferimenti eterogenei, tutti ugualmente importanti nella fase formativa del pittore: l’influsso di Verrocchio nei tipi fisionomici e nelle vesti quasi di lamina metallica, scandite in pieghe dai sottosquadri nettissimi; la conoscenza della pittura dei fratelli Pollaiolo nell’evidenza del rilievo e nella profusione di ornamenti rifulgenti; il ricordo di Piero della Francesca – suo probabile maestro – nell’albero collocato sullo sfondo in base ai canoni della sezione aurea, come nel Battesimo di Cristo già a Sansepolcro e ora alla National Gallery di Londra.

Il nome di Perugino, in seguito, non è stato messo in discussione e sono stati anzi individuati nessi sempre più stringenti con la produzione matura dell’artista: il paesaggio che si fa via via ceruleo verso l’orizzonte, secondo quanto teorizzato da Leonardo sulla prospettiva aerea; i volti giovanili e femminili cesellati, di diafana purezza; la capacità di dosare la luce e di scaldare con essa il colore.

Questi ultimi effetti si devono certamente ad una fondamentale innovazione di carattere tecnico che interessa la tavola, interamente a dipinta a olio.

Il riconoscimento nell’Adorazione dei Magi di un cripto-ritratto del Perugino si deve invece al Von Ruhmor (1827), che confronta l’effige del giovane in berretta rossa all’estrema sinistra della composizione con quella – invecchiata e appesantita, ma certamente corrispondente nei lineamenti – del certo autoritratto affrescato dal maestro ormai cinquantenne nel 1500 circa sulle pareti del Collegio del Cambio a Perugia. Un Perugino giovane ma già perfettamente consapevole del suo talento, che guarda l’osservatore con aria risoluta, quasi sfrontata.

Si tratta di un particolare importante, che ha agevolato sia l’attribuzione, che la datazione della tavola. L’età del pittore, stimata tra i 25 e i 30 anni, ha indotto infatti gli studiosi a collocare l’esecuzione dell’opera intorno al 1475.

Recentemente è stato proposto (Teza, 1997) di riconoscere nei Magi alcuni membri della famiglia Baglioni, sul modello di una consuetudine fiorentina di cui sono notissimi esempi gli affreschi eseguiti da Benozzo Gozzoli nella cappella di Palazzo Medici Riccardi, o la tavola di Sandro Botticelli per Gaspare del Lama oggi agli Uffizi, opere nelle quali i tre re giunti dall’Oriente assumono le fattezze di esponenti di casa Medici. Nella tavola perugina, in particolare, il Mago più anziano Gaspare corrisponderebbe al capostipite Malatesta Baglioni; Baldassarre raffigurerebbe Braccio, guida della casata all’epoca in cui il dipinto fu realizzato; il giovane Melchiorre avrebbe infine il volto del figlio di Braccio, Grifone, destinato a succedergli al potere.

Del tutto probabile, in ogni modo, è il coinvolgimento dei cripto-signori di Perugia nella commissione del dipinto. La chiesa di Santa Maria dei Servi era infatti prossima alle residenze dei Baglioni sul Colle Landone, anch’esse abbattute per permettere l’erezione della Rocca Paolina, e ospitava nelle sue cappelle le sepolture di alcuni membri della famiglia. Nel 1471, tra l’altro, il citato Braccio aveva fatto erigere nell’edificio un sacello dedicato alla Vergine Maria, ultimato nel 1478.

L’Adorazione dei Magi è in conclusione un’opera complessa e affascinante, che riassume tutte le suggestioni di cui Pietro poté nutrirsi durante gli anni di formazione trascorsi a Firenze nella bottega del Verrocchio, fianco a fianco con quelli che sarebbero stati, insieme a lui, fra i più grandi protagonisti dell’arte del Rinascimento, da Domenico Ghirlandaio a Sandro Botticelli, da Lorenzo di Credi a Leonardo da Vinci.

L’esposizione a Palazzo Marino è curata da Marco Pierini, Direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria, che grazie a questa iniziativa ha potuto procedere al restauro dell’opera prima del suo trasporto a Milano.

L’Adorazione dei Magi del Perugino potrà essere ammirata in Sala Alessi, come sempre con ingresso libero, dall’ 1 dicembre 2018 al 13 gennaio 2019.

Promossa da Comune di Milano e Intesa Sanpaolo – partner istituzionale – con il sostegno di Rinascente, la mostra patrocinata dal MIBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è coordinata da Palazzo Reale e realizzata insieme alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, con il supporto del Comune di Perugia e della Regione Umbria, in collaborazione con le Gallerie d’Italia di Piazza Scala. L’organizzazione è affidata a Civita.

L’ingresso alla Sala Alessi sarà libero, tutti i giorni fino al 13 gennaio 2019. I visitatori saranno ammessi in mostra in gruppi e accolti da storici dell’arte, coordinati da Civita, che faranno da guida nel percorso espositivo.

Il catalogo della mostra, a cura di Marco Pierini è pubblicato da Silvana Editoriale.

Nel quadro della collaborazione con la Regione Umbria, anche quest’anno il Comune di Milano ospiterà a Natale, come sempre nel cortile di Palazzo Marino, il presepe della tradizione umbra.

Si uniscono alle iniziative anche i municipi 7 e 8 con un altro dono alla collettività, un’ulteriore iniziativa per la più ampia conoscenza del patrimonio culturale cittadino. Fino al 6 gennaio 2019, prima presso Villa Scheibler e successivamente presso l’Emeroteca di via Cimarosa, sarà infatti possibile visitare, sempre con ingresso gratuito, l’esposizione di un importante dipinto, la “Madonna con Bambino” di Carlo Francesco Nuvolone, di proprietà della Pinacoteca del Castello Sforzesco.

L’opera è uno dei punti alti dell’apertura barocca di Carlo Francesco Nuvolone. La dolcezza degli incarnati, la morbida resa dei contorni sfumati, il sapiente e calibrato accordo cromatico mostrano con quale felicità l’artista abbia saputo fondere nella tradizione lombarda le suggestioni delle culture adiacenti, genovese e veneta, con la lezione emiliana di Guido Reni e quelle antiche ma ben più vicine negli affetti del Correggio e del Parmigianino. In quest’opera è evidente come egli abbia guardato oltre l’orizzonte padano registrando quanto di moderno si andava svolgendo a Roma e nella Spagna che con Milano avevano un legame stretto e privilegiato. Sono opere come questa che hanno valso al Nuvolone la denominazione di “Murillo di Lombardia”, anche se si tratta di una pura affinità elettiva con il maestro di Siviglia.

Il dipinto è giunto alle Collezioni Civiche nel 1885 per dono di Giovanni Spech.

Nel 2017 il dipinto è stato restaurato nello Studio di Carlotta Beccaria grazie alla generosità di Enrico Rovelli che ha voluto dedicare l’intervento alla scomparsa moglie Biancamaria Patuzzo.

La mostra promossa da Comune di Milano – Municipio 7 e Municipio 8 è coordinata da Palazzo Reale e realizzata insieme alla Pinacoteca del Castello Sforzesco con l’organizzazione di Civita.
L’Adorazione dei Magi

Sede

Milano, Palazzo Marino, Sala Alessi
Piazza della Scala 2

Ingresso libero

Orari di apertura al pubblico

Tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 20.00

(ultimo ingresso alle ore 19.30)

Giovedì dalle ore 9.30 alle ore 22.30

(ultimo ingresso alle ore 22.00)

Chiusure anticipate                   

7 dicembre chiusura ore 12.00(ultimo ingresso alle ore 11.30)

24 e 31 dicembre 2016 chiusura ore 18.00

(ultimo ingresso alle ore 17.30)

Festività                                      

8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio aperti dalle ore 9.30 alle ore 20.00 (ultimo ingresso alle ore 19.30)

 

Madonna con Bambino

Fino al 16 dicembre 2018

Milano, Villa Scheibler
Via Felice Orsini 21

17 dicembre 2018 – 6 gennaio 2019

Milano, Emeroteca
Via Cimarosa 10

Ingresso libero

Orari di apertura al pubblico

Tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 18.00 (ultimo ingresso alle ore 17.30)

 

Ombretta Roverselli

I manoscritti datati di Ferrara descritti in un volume di Gilda P. Mantovani e Silvia Rizzi

Contiene la descrizione di 63 documenti storici conservati a Ferrara il volume ‘I manoscritti datati di Ferrara’ curato da Gilda P. Mantovani e Silvia Rizzi, con il contributo di Elena Bonatti e Mirna Bonazza, che lunedì 12 novembre 2018 alle 17 sarà presentato nella sala Agnelli della biblioteca comunale Ariostea (via delle Scienze 17, Ferrara). Nel corso dell’incontro, organizzato dall’Associazione Italiana Manoscritti Datati, dall’Università di Padova, dall’Università di Ferrara e dal Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara, interverranno Angelo Andreotti (Biblioteca Comunale Ariostea), Nicoletta Giovè (Università degli Studi di Padova – AIMD. Associazione Italiana Manoscritti Datati), Fabrizio Lollini (Università degli Studi di Bologna),e Carlo Federici (Università Ca’ Foscari Venezia). Coordinerà Sandro Bertelli (Università degli Studi di Ferrara – AIMD Associazione Italiana Manoscritti Datati).

Il volume contiene la descrizione di 63 manoscritti datati conservati a Ferrara tra la biblioteca comunale Ariostea, i Musei civici di Arte Antica e il Museo della Cattedrale. Il catalogo è introdotto dalla storia delle biblioteche e dei fondi ed è corredato dagli indici, dalla bibliografia e da 64 tavole in bianco e nero.

 

Antonio Zangara

Pamela Villoresi invita a un viaggio nel mondo di Shakespeare

 

 Villoresi con Musica antiqua latina

La stagione musicale realizzata da Roma Sinfonietta presso l’Università di Roma “Tor Vergata” presenta mercoledì 7 novembre alle 18 nell’Auditorium Ennio Morricone (Macroarea Lettere e Filosofia, via Columbia 1) un originale concerto shakespeariano, che unisce musica e poesia.

È un viaggio nel mondo di William Shakespeare, con il contributo di musiche e canzoni che il grande autore usò nelle sue opere. Le musiche di scena dei suoi spettacoli sono eseguite con strumenti antichidall’ensemble rinascimentale Musica Antiqua Latina diretto da Giordano Antonelli, i suoi testi saranno letti e interpretati da una grande protagonista delle italiane qualePamela Villoresi, con la drammaturgia di Michele Di Martino e la regia di Francesco Sala. I costumi sono a cura di Susanna Proietti. Il tenore è Andrès Montilla Acurero. Gli strumenti suonati dal vivo in scena sono: ribeca, liuto, chitarra rinascimentale, viola da gamba, salterio e percussioni rinascimentali.

Si susseguiranno i testi più belli, le commedie più famose, le tragedie più rinomate come Amleto, Macbeth, Romeo e Giulietta, Otello, Re Lear, Sogno d’una notte di mezza estate, La dodicesima notte, La Tempesta, Antonio e Cleopatra, fino ai sonetti e alla Didone di Christopher Marlowe. Tra vita e sogno, amore e memoria, poesia e musica, un narratore/direttore accompagnerà il pubblico alla comprensione dei testi e al dispiegamento della loro trama.

Questo spettacolo offre al pubblico una fruizione e un contatto più compiuto e intenso con Shakespeare attraverso il contributo di canzoni e componimenti musicali che il grande drammaturgo usò per le sue opere. Uno dei compositori che scrissero certamente per il Bardo le musiche di scena fu Robert e poi William Byrd, Thomas Morley, John Wilson. Ecco una recensione di Langham di queste leggendarie arie elisabettiane: “linee melodiche con voce così soave e abili musicisti; ogni linea era resa dallo strumento adatto, suonato con perfezione e pulizia; ogni strumento produceva un insuperabile armonia; tutto ciò al calar della sera. Quale gioia, quale acutezza di concetto, con quale vivo piacere questa musica trafigge il cuore degli spettatori. Vi prego di immaginarla”.

Musica Antiqua Latina, ensemble fondato nel 2000 da Giordano Antonelli,  è stata ospite di numerosi Festival in tutta Europa.

Questo il programma musicale dettagliato:

Brossard Rendance – Basse Danse

Thomas Morley O Mistress Mine

John Dowland Fortune – Farewell dear heart – a piece without title

Michele del Biado Fuggi Fuggi dai lieti amanti

Anon. The willow song

King Henry VIII Past times with good company

John Dowland Flow my tears

Thomas Morley It was a Lover and His Lass

Henry Purcell Ciaccona

Anon. Greensleeves

John Wilson Take Those Lips Away

Robert Johnson Full Fathom Five – Where the bee sucks

Tobias Hume Captaine Humes Galliard

William Byrd Pavana Lacrymae – Galliard

Duke of Norfolk Paul’s Steple dance

John Wilson Lawn as White as Driven Snow

Info per il pubblico: 06 3236104, 06 32111712, 339 8693226

 

Mauro Mariani (anche per la foto)

 

Avventure di nonni e nipoti riaprono gli incontri per bambini tra i libri

Martedì 6 novembre 2018 alle 17 alla biblioteca comunale Dino Tebaldi di San Giorgio (via Ferrariola 12) ricomincerà il ciclo di incontri per i bambini dai 3 ai 10 anni “Io leggo a te e tu leggi a me” che – per il mese di novembre – sarà tutto dedicato ad ‘Arrivano i nonni!’.

In programma per l’appuntamento di questa settimana c’è la lettura ad alta voce di due libri dedicati al legame con il proprio passato che la presenza dei nonni riesce spesso a fare percepire in maniera intensa e duratura: “Un giorno mio nonno mi ha donato un ruscello” (la foto è della copertina) con testo di Gaëlle Perret e illustrazioni di Aurélia Fronty (Donzelli, 2011) e “La barca del nonno” di André Dahan (Aer, 2003).

Dopo la narrazione come consuetudine verrà data la possibilità ai bambini presenti di esprimersi a loro volta in veste di narratori in erba portando le proprie proposte, idee e suggerimenti di lettura. La partecipazione è libera e gratuita.

Per info: Biblioteca comunale Tebaldi del quartiere di San Giorgio, via Ferrariola 12 a Ferrara, email bibl.sangiorgio@comune.fe.it, tel. 0532 64215.

 

Alessandro Zangara

“La Madonna della Melagrana di Jacopo della Quercia” e “Misteri antichi” in conferenza a Ferrara

Sarà dedicata a “La Madonna della melagrana e Jacopo della Quercia” la conferenza di Laura Cavazzini in programma domani, lunedì 22 ottobre alle 17.30, a Palazzo Bonacossi, via Cisterna del Follo 5, a Ferrara. L’appuntamento rientra nell’ambito del ciclo di conferenze “Anatomia di un capolavoro. Storia, stile e iconografia nelle opere del Museo della Cattedrale”. L’ingresso è libero.

Capolavoro assoluto della storia dell’arte italiana, la grandiosa Madonna del Museo della Cattedrale rappresenta una delle poche testimonianze del Rinascimento sopravvissute alle spoliazioni cui Ferrara fu oggetto nel corso dei secoli. Un’opera in passato molto amata dai ferraresi che coniarono per lei nel Sei e Settecento gli affettuosi soprannomi di “Madonna bianca” o di “Madonna del pane”, quest’ultimo a causa del cartiglio arrotolato nella mano sinistra del Bambino così simile alla “coppia” ferrarese. Scolpita tra il 1403 e il 1406 per adempiere alle volontà testamentarie di Virgilio Silvestri, camerlengo di Niccolò III, la scultura fu percepita sin dal suo apparire come un’opera fuori dall’ordinario a causa delle sue notevoli dimensioni e della sua straordinaria qualità. Guidato da Laura Cavazzini, professore associato di Storia dell’Arte Medievale all’Università di Trento, il pubblico potrà così riscoprire questo capolavoro di possente grazia e al contempo inquadrare l’arte di Jacopo della Quercia (Siena, 1374 circa – 1438) che, proprio per le doti espresse nell’opera ferrarese, sarà poi apprezzata a Siena, Lucca e Bologna.

Sempre domani, sarà lo studioso Stefano Arcella, con il suo libro ‘Misteri antichi e pensiero vivente’, il protagonista, alle 17, del nuovo appuntamento ‘Rassegna di incontri con la spiritualità applicata’ nella sala Agnelli della biblioteca comunale Ariostea (via delle Scienze 17, a Ferrara). La conferenza sarà introdotta da Marcello Girone Daloli.

Aristotele spiegava che nei Misteri non si trattava di apprendere, ma di provare un intenso stato interiore. Per gli Antichi il Sapere era davvero tale solo se investiva la totalità della vita e della natura dell’uomo e lo trasformava completamente. Era appunto questo il fine dei Misteri: che l’uomo, per effetto della Conoscenza, divenisse completamente diverso da ciò che era prima, quando ne era privo. Questa istanza di nobilitazione e di elevazione era il filo d’oro che univa le varie spiritualità misteriche del mondo antico, al di là delle forme rituali e delle vie praticate per conseguire l’unione col divino. Nel capitolo finale viene affrontato il tema della possibile attualizzazione del retaggio misterico in forme adatte alla mutata costituzione interiore e mentale dell’uomo occidentale contemporaneo, richiamandosi all’insegnamento di Rudolf Steiner e alla Via del Pensiero Vivente.

Stefano Arcella è saggista, studioso delle “religioni” misteriche nel mondo greco-romano, con particolare attenzione ai Misteri di Mithra e, in generale, ai culti solari in età imperiale romana, oltre che del Neoplatonismo rinascimentale e del pensiero esoterico del Novecento europeo.

 

Alessandro Zangara e organizzatori (anche per le foto)

“Quel giorno a Gerusalemme. Da Paolo VI a Francesco”

In vista della canonizzazione di Paolo VI (14 ottobre), il direttore di Rai Vaticano Massimo Enrico Milone traccia in un libro il fil rouge che lega i due storici viaggi in Terra Santa di papa Montini a papa Francesco.

  1. 1964. Paolo VI decolla da Roma per la Terra Santa. Torna dove tutto ha avuto inizio duemila anni fa, facendo entrare il pontificato nella  modernità. Da allora cambia la comunicazione dei Papi. Mille giornalisti al seguito del Pontefice. Paolo VI,  scrisse, in Terra Santa, la prima pagina di quella primavera dell’ecumenismo che arriverà fino a Papa Francesco. Da grande timoniere condurrà in porto il Concilio Vaticano II.
  2. 2014. Il volo papale porta in Terra Santa Papa Bergoglio, Francesco. Il Papa Social, guida spirituale, ma anche indiscusso leader mondiale. Il Pontefice argentino su Facebook raggiunge tre milioni di followers e un account privato Twitter supera i quaranta milioni di utenti. È comunicazione globale del Pontificato.

Quel giorno a Gerusalemme. Da Paolo VI a Papa Francesco (Paoline 2018 – pp. 144 – € 15), a firma di Massimo Enrico Milone, responsabile di Rai Vaticano, ripropone e analizza i due storici viaggi. Con una testimonianza di Francesco Patton OFM, Custode di Terra Santa. Il volume ci immette in un’epoca “eccezionale”. La Chiesa del Vaticano II s’indirizza alle “sorgenti della fede”, si muove verso le nazioni e le loro periferie. Paolo VI, novello santo, vanta alcuni primati, fra cui l’essere stato il primo Papa a viaggiare su un aereo internazionale, il primo a lasciare il Vaticano per recarsi in Terra Santa e, dopo novecento anni di scisma d’Oriente, il primo a incontrare Atenagora I, patriarca di Costantinopoli. In clima conciliare, “quel pellegrinaggio” aprì in modo irreversibile la Chiesa al dialogo ecumenico e interreligioso.

Sui suoi passi, cinquant’anni dopo, Papa Francesco, che a Gerusalemme abbraccerà Bartolomeo I, va verso tutte le periferie umane del mondo. Con i suoi piedi nel Vangelo dirige mente e cuore a imbattersi in Gesù Cristo, facendone conoscere il volto più veritiero, che è Amore, Perdono e Misericordia.

Massimo Enrico Milone dirige Rai Vaticano, la Struttura per la Santa Sede dell’Amministratore delegato RAI. E’ fra l’altro Autore del programma “Viaggio nella Chiesa di Francesco”, in onda su Raiuno. Napoletano, laureato in giurisprudenza, è stato capo della redazione Rai per la Campania dal 2003 al 2013. Dal 2002 al 2008 è stato Presidente nazionale dell’Unione Cattolica Stampa Italiana. Per otre trent’anni ha scritto per il quotidiano cattolico Avvenire. Fra gli ultimi libri pubblicati: Pronto sono Francesco! (2014); Lettera a Francesco (2015); The American Pope (2016); A Sud per l’Italia (2017).  Due volte insignito del Premio Capri San Michele, è stato Premio Dorso per il Giornalismo e Premio San Gennaio – Città di Napoli.

Il libro sarà presentato a ottobre a Napoli, Roma e Pordenone:

Lunedì 8 ottobre, ore 17.30, a Napoli, sede del Commissariato di Terra Santa, presso l’Arciconfraternita dei Pellegrini, con il Commissario Generale di Terra Santa Fra Sergio Galdi d’Aragona;

Mercoledì 10 ottobre, ore 17,30, a Roma, all’Ambasciata Italiana presso la Santa Sede, con la testimonianza, tra gli altri, del Cardinale Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

Sabato 27 ottobre, ore 11, a Pordenone, nell’ambito della rassegna di editoria religiosa “Ascoltare Leggere Crescere”.

 

Romano Cappelletto