In restauro il monumento a Dante di Verona


Per la prima volta dalla sua collocazione in piazza dei Signori, avvenuta nel maggio del 1865, la statua di Dante sarà oggetto di un complessivo intervento di restauro. I lavori, che avranno una durata di circa due mesi, rientrano fra i progetti realizzati nel 2021 in occasione delle celebrazioni per il 700° anniversario della morte del sommo poeta.

L’intervento conservativo è a cura del Comune di Verona – Edilizia Monumentale e Direzione dei Musei Civici, ed è realizzato grazie al generoso contributo dello sponsor Zalando, che ha sostenuto interamente il costo dell’opera. Per tutta la durata dei lavori la piazza resterà accessibile. In fase di valutazione la realizzazione di una sorta di percorso di visita al cantiere, che consentirà di mostrare al pubblico le diverse e particolari fasi dell’intervento.

L’ultimazione è prevista per la metà di aprile, in concomitanza con l’avvio della grande esposizione “Tra Dante e Shakespeare: il mito di Verona”, in programma alla GAM dal 23 aprile al 3 ottobre 2021. Il restaurato monumento rappresenta infatti il simbolo delle celebrazioni dantesche e il punto di partenza dell’ampia programmazione di eventi previsti nel corso di quest’anno nella città scaligera. Tra questi l’articolato progetto artistico di ‘mostra diffusa’, i cui fulcri espositivi sono collocati alla Galleria d’Arte Moderna – GAM Achille Forti di Palazzo della Ragione e al Museo di Castelvecchio.

Monumento a Dante. Realizzato nel 1865 dal giovane scultore Ugo Zannoni, che vinse il concorso indetto dalla Società di Belle Arti dell’Accademia di Agricoltura e Scienze in occasione delle celebrazioni del sesto centenario della nascita di Dante Alighieri. La statua fu inaugurata alle quattro del mattino, nella notte tra il 13 e il 14 maggio del 1865, per scongiurare la reazione degli Austriaci, allora al governo della città scaligera, che vedevano in questo monumento il valore simbolico di italianità e di agognata libertà dallo straniero. Il monumento è realizzato in marmo di Carrara su basamento di “marmo rosso di Verona”. L’altezza totale dell’opera è di circa 6,80 m., mentre la sola scultura è di circa 3 m. Il bozzetto in bronzo della scultura è attualmente esposto alla GAM nella mostra “La mano che crea. La galleria pubblica di Ugo Zannoni (1836-1919) scultore, collezionista e mecenate”. Il bozzetto originale in gesso, invece, è ancora oggi conservato nell’Accademia di Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona.

Fra i simboli della nostra città – spiega il sindaco – la statua necessitava da tempo di un completo intervento di restauro conservativo. Un’opera molto attesa dalla cittadinanza, che si colloca fra i progetti simbolo dell’ampio programma di eventi realizzato a Verona in occasione del 700° anniversario della morte del sommo poeta. Una statua storica, che rappresenta simbolicamente l’identità nazionale e veronese della città scaligera, posta in una delle nostre piazze più belle. Per questo ringraziamo Zalando, per la sensibilità dimostrata nei confronti della nostra città”.

Si tratta di lavori di particolare rilevanza – dichiara l’assessore Zanotto –, che andranno a risistemare complessivamente la statua, oggi in uno stato conservativo alterato, con fenomeni erosivi e di cambiamento del colore, visibili su tutta la superficie marmorea del monumento. L’intervento avrà una durata complessiva di circa 90 giorni, con un fine lavori programmato per la metà del prossimo mese di aprile”.

L’intervento vuole essere un momento simbolico di apertura delle celebrazioni – precisa l’assessore Briani –. Puntiamo, compatibilmente con le necessarie limitazioni dovute all’area di cantiere, di rendere visibile al pubblico le diverse fasi dell’intervento. Una sorta di evento nell’evento che, già in altre occasioni di restauro, si è dimostrato un’opportunità apprezzata dal pubblico. I lavori sono il frutto della generosa donazione del gruppo internazionale Zalando, che ne ha interamente finanziato i lavori. Una preziosa partnership, che consente al Comune di effettuare un’opera conservativa su un monumento simbolo della città”.

Riccardo Vola, Director Southern Europe & Gift Cards, commenta: “siamo felici di essere lo sponsor ufficiale per il restauro della statua di Dante Alighieri a Verona e ridare vita ad un’opera unica della cultura italiana. Con ‘Zalando celebra Dante, uno stile senza tempo’ per la città di Verona, abbiamo pensato a come trasformare i pannelli coprenti in un mezzo di comunicazione che invece di scoprire, svela”. Riccardo Vola, aggiunge: “Questa attività permette inoltre alle persone di ripensare al lavoro di Dante e scoprirlo sotto una nuova luce, utilizzando dei soggetti della nostra campagna ‘Torneremo ad abbracciarci’, che vengono per l’occasione arricchiti con i versi tratti dalle principali opere del Poeta fiorentino. Infatti, i suoi versi di 700 anni fa sono sempre contemporanei e si adattano alla difficile situazione che stiamo vivendo, diffondendo positività, speranza e amore”.

Attuale stato conservativo del monumento. Le due diverse tipologie di pietra utilizzata presentano i danni tipici che si riscontrano sui manufatti esposti all’aperto. Tra questi, fenomeni di erosione derivanti dall’acqua piovana combinata con i gas inquinanti dell’atmosfera; piccole crepe dovute a sollecitazioni fisiche conseguenti le escursioni termiche, con perdita macroscopica di materiale e aumento della porosità superficiale; formazione di incrostazioni carboniose nei sottosquadri. Il colore appare oggi fortemente alterato, quasi bianco mentre originariamente poteva assumere toni di rosso anche molto intenso. Il marmo di Carrara invece manifesta la propria vulnerabilità allo scorrimento dell’acqua, con l’opacizzazione delle superfici maggiormente esposte, che acquisiscono il tipico aspetto “saccaroide”, dato dall’esposizione dei cristalli di calcite.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Riapre il Castello del Buonconsiglio!

A partire da oggi,19 gennaio, il museo sarà nuovamente pronto ad accogliere i visitatori nelle sue sale! Il Castello sarà aperto dal martedì al venerdì dalle 9.30 alle 17.00 (chiuso lunedì, sabato e domenica). Restano temporaneamente chiusi Castel Thun, Castel Beseno, Castel Stenico e Castel Caldes. Per far sì che l’esperienza in museo sia un’occasione di conoscenza, di crescita e di benessere per tutti, l’accesso al museo è garantito a un numero definito di visitatori per fascia oraria, pertanto è necessario prenotare l’ingresso ON LINE oppure telefonando al numero 0461 492811, dal lunedì al venerdì, 9.00 – 13.00.

Cosa c’è di nuovo al Castello del Buonconsiglio?
Gli apostoli ritrovati. Capolavori dall’antica residenza dei Principi vescovi. E’ questo il titolo della mostra, curata da Giuseppe Sava, che fino al 5 aprile 2021 sarà protagonista nella sala del Torrion da Basso al Castello del Buonconsiglio. La rassegna, organizzata dal museo con l’aiuto della Soprintendenza per i Beni culturali, racconta l’affascinante storia di un fortunato ritrovamento di due magnifiche sculture seicentesche in bronzo dorato molto probabilmente commissionate dal principe vescovo e fino al 1803 conservate nella dimora del principe vescovo al Castello del Buonconsiglio. Disperse poi sul mercato antiquario agli inizi del Novecento le due magnifiche sculture seicentesche sono ritornate nelle collezioni museali del Castello del Buonconsiglio ed esposte nella mostra a loro dedicate.

Per tutti coloro che ancora non possono venire di persona ad ammirare queste straordinarie opere, proseguiremo con gli appuntamenti digitali “ A tu per tu“: brevi video in cui i curatori raccontano la storia e le curiosità delle preziose statutette. Continuate a seguirci sui canali social del museo!

Il “Cristo benedicente” donato dalla famiglia Mezzelani

Da Alessandria d’Egitto all’Etiopia, passando da Capo di Buona Speranza per tornare in Italia, prima a Viareggio, poi a Genova e infine a Verona. Tra una guerra mondiale e l’altra. Il ‘Cristo Benedicente coronato di spine’, opera attribuita a Francesco di Bosio Zaganelli, ha un’incredibile storia da raccontare. Quella della famiglia Mezzelani che l’ha acquistato a fine ‘800, portandolo con sé di viaggio in viaggio. E non appena i musei riapriranno tutti potranno vederla, perché la tavola ora ha trovato dimora a Castelvecchio. I fratelli Paolo, Margherita ed Eleonora l’hanno donata alla città. “Verona ci accolse con la sua bellezza tanti anni fa, dopo lungo peregrinare. Ora vogliamo lasciare questo capolavoro della nostra famiglia al Museo di Castelvecchio, uno degli spazi espositivi più belli d’Italia”. L’opera su tavola databile tra il XV e il XVI era stata acquistata dal nonno materno, medico di bordo nel Mediterraneo. Ereditata dalla madre e, infine, dai tre fratelli cresciuti assieme al dipinto che, fino a qualche giorno fa, troneggiava nella sala da pranzo della casa di famiglia. E ora, impreziosisce la sala del Bellini.

Il dipinto, dalle contenute dimensioni, raffigura il Cristo con la mano destra alzata nel gesto benedicente, mentre la sinistra è elegantemente appoggiata al busto. Il volto giovanile è contornato da lunghi capelli ondulati e da un’impalpabile barba. L’alta fronte è rigata da gocce di sangue provocate dalle ferite inferte dalla corona di spine che cinge il capo, ma l’espressione del Cristo, dal sereno sguardo e dalle labbra dischiuse, non lascia trasparire emozioni di dolore. Sullo sfondo costruzioni turrite e agglomerati urbani sono immersi in un paesaggio naturale che sfuma in lontananza in una cerulea tonalità.

Un dono meraviglioso alla città – ha detto Sboarina -. Ricevere un Cristo Benedicente in questo momento complicato e incerto ha un valore simbolico inestimabile, oltre che artistico e culturale. Il nostro Museo si arricchisce di un’opera che porta con sé una storia incredibile, quella della famiglia Mezzelani. Ringrazio per questo tutti i fratelli che, separandosi da questo dipinto, l’hanno voluto regalare per sempre alla città e a tutti i visitatori che, speriamo quanto prima, torneranno numerosi. Si tratta dell’ennesima donazione che riceviamo, gesti di grande generosità perché lasciano dei veri e propri capolavori in eredità al patrimonio culturale dell’umanità”.

Un segno di grande attenzione alla città che ha accolto la famiglia Mezzelani tanti anni fa e di riconoscimento al valore inestimabile del nostro patrimonio museale – ha detto Briani -. In questo momento i musei sono chiusi ma stiamo lavorando incessantemente per far pulsare il loro cuore e mantenerli vivi e attivi, pronti a riaprire non appena sarà possibile. La cultura non si ferma e Verona oggi si arricchisce di un capolavoro”.

Un’opera ancora da studiare – ha concluso Rossi -, sarà infatti interessante approfondire la ricerca sull’autore e sulla tavola, che potrebbe far parte di una composizione. Affianco al dipinto racconteremo la sua storia, in modo che tutti la conoscano e ne apprezzino il valore non solo artistico, ma anche di vita vissuta nel corso dei secoli”.

L’opera viene attribuita a Francesco di Bosio Zaganelli (Cotignola, 1460 – Ravenna 1532), sulla base di confronti tra il piccolo olio su tavola e altre opere dell’artista, in cui si possono riscontrare simili stilemi e ductus pittorico, in particolare negli sfumati e nella resa dei volti. Attivo nella nativa Cotignola, Zaganelli inizia la sua produzione in stretta collaborazione con il fratello Bernardino, con cui conduce una bottega fino ai primi anni Dieci del Cinquecento, periodo in cui Francesco risulta risiedere a Ravenna. Mentre Bernardino si mantiene entro i binari di un’educazione ferrarese-bolognese, Francesco fu spirito inquieto, sollecitato dalle più disparate tendenze pittoriche del tempo, dal venetismo romagnolo divulgato da Palmezzano, Carrari e Rondinelli ai primi esperimenti grafici di origine nordica, elaborando le sue composizioni in una promiscuità di scuole e stili diversi.
L’opera è stata collocata al secondo piano della Reggia scaligera, accanto ad altri capolavori della seconda metà del Quattrocento di scuola veneta come quelli di Giovanni Bellini e a dipinti di pittori attivi agli esordi del Cinquecento in area padana, come Girolamo da Cotignola e Cristoforo Canozi da Lendinara.


Roberto Bolis (anche per la fotografia)

La Divina Commedia in podcast

Nel mezzo del cammin di nostra vita”, inizia così il primo canto dell’Inferno. E anche il primo podcast del progetto ‘Dante’s Box’, una sorta di jukebox della Divina Commedia con 21 puntate radiofoniche in pillole da 15, 20 minuti al massimo. Le prime tracce sono online sul sito http://www.rocketradiolive.com, sui canali social del Comune di Verona e dell’Altro Teatro, oltre che sui canali Spreaker e Spotify di Arteven, che collabora alla realizzazione del progetto, e sul portale myarteven.it.

Non una semplice lettura. Ma una ricetta in grado di accendere la fantasia e l’immaginazione. La voce intensa e penetrante di Marco Morellini di Ippogrifo Produzioni. La musica e l’ambientazione originale di Giulio Ragno Favero. Il ritmo scandito dagli strumenti. Un’esperienza sonora quasi d’altri tempi, con Filippo Nigro, volto del grande e piccolo schermo, a creare la magia dell’introduzione e del finale.

Dante’s Box’ rientra nel progetto Dante a Verona 1321-2021, le celebrazioni per i 700 anni dalla morte del Sommo Poeta. Il programma degli eventi è realizzato dal Comune di Verona, assessorato alla Cultura, insieme a istituzioni, associazioni culturali e realtà teatrali veronesi.

Questo fino a fine gennaio, poi le puntate raddoppieranno, due a settimana. I canti saranno interpretati da 20 attori di 7 compagnie professionali veronesi, dirette da Fabrizio Arcuri: Ippogrifo Produzioni, Teatro Scientifico-Teatro Laboratorio, Casa Shakespeare, Mitmacher, Modus Produzioni, Punto in movimento e Cantieri Invisibili. Ad anticipare ogni canto una piccola introduzione che vedrà coinvolti anche altri artisti della scena nazionale quali Isabella Ragonese, Lino Guanciale, Vinicio Marchioni e Leo Gullotta.

Roberto Bolis

Il Polittico di San Luca a Castelvecchio

Il Polittico di San Luca

Un’opera dal valore storico-artistico inestimabile, acquisita quest’estate dal Mibact e arrivata a Castelvecchio. Si tratta dello straordinario polittico rinascimentale detto di S. Luca, opera attribuita ad un intagliatore veronese che, da oggi, entra a far parte della collezione dei Musei Civici di Verona, in esposizione permanente al museo scaligero. Gli studi recenti collocano l’opera tra gli anni ‘70 e ‘80 del Quattrocento, con richiami artistici all’ambito veronese come trait d’union tra la bottega dei Giolfino e l’attività di Giovanni Zebellana. Proprio per la sua appartenenza alla storia culturale della nostra città, il polittico è stato destinato al museo veronese mentre la titolarità è in capo alla Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro di Venezia. In attesa della riapertura dei Musei, il polittico potrà essere ammirato attraverso alcuni video di presentazione che, nelle prossime settimane, saranno resi disponibili sul sito e sui canali social dei Musei Civici.

Il Polittico, a tre scomparti e due registri, nella parte alta raffigura la Madonna con il Bambino in trono, attorniata da San Bernardino da Siena e San Vincenzo Ferrer. Nel registro inferiore, San Luca evangelista seduto allo scrittoio con San Rocco e San Sebastiano ai lati.

La cornice è integra ed originale con montanti costituiti da lesene traforate e piccole porzioni di colonnine foliate. I trafori sono applicati su fondi in carta rossi o blu, a imitazioni di smalti, secondo una tradizione presente in area veneta. La finitura policroma è raffinatissima nella resa degli incarnati e nei dettagli preziosi che ornano le vesti. L’impianto architettonico della cornice e la concezione delle statue sono la testimonianza del clima di ricezione presente a Verona in quegli anni e del rinnovamento portato da Andrea Mantegna. Prima dell’esposizione, l’opera è stata sottoposta ad un intervento conservativo e, per la sua collocazione, è stato studiato il riallestimento completo della sala del Mantegna destinata ad accoglierla, presente negli spazi espositivi al secondo piano del Museo.

Dall’ultimo Dpcm che ha imposto la chiusura dei musei – spiega il sindaco – è stato avviato un importante percorso di arricchimento delle collezioni dei Musei Civici veronesi che oggi, con questo Polittico in esposizione permanente a Castelvecchio, raggiunge indubbiamente uno dei suoi momenti più alti. Ringrazio il Mibact per l’opportunità offerta e per la stima riconosciuta al sistema museale civico di Verona, scelto per accogliere questo straordinaria opera”.

Un risultato importante – dichiara l’assessore Briani –, frutto della lungimiranza gestionale del direttore Rossi che, quest’estate, con formale richiesta al Mibact, ha concretizzato l’assegnazione ai Musei Civici veronesi di questa stupenda opera quattrocentesca. Un capolavoro dal valore storico-artistico inestimabile, da oggi in mostra permanente negli spazi del Museo scaligero. In questo tempo di chiusura, per offrire al pubblico un’anteprima di questo capolavoro, saranno effettuati dei girati che saranno resi poi visibili sul sito e su social dei Musei”.

Per le collezioni veronesi si tratta di una forma di valorizzazione senza precedenti nella storia dei Musei Civici di Verona – sottolinea il direttore Rossi –. Espressione concreta della sintonia esistente tra il Ministero e i musei civici italiani, volta a sostenere lo sviluppo del sistema Museale Nazionale. Il Polittico è ora collocato a confronto con dipinti di Mantegna, Francesco Bonsignori, Carlo Crivelli e, in particolare, in rapporto con opere di Francesco Benaglio e Domenico Morone, che rivelano evidenti affinità stilistiche, con l’ambito culturale dell’intagliatore e mostrano analoghi riferimenti figurativi a modelli mantegneschi”.

Roberto Bolis (anche per la fotografia)

Ancona nella shortlist delle città candidate a Capitale Italiana della Cultura 2022

Ancona è tra le dieci città finaliste per il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2022.

Delle 28 città che si sono proposte per ottenere l’ambito riconoscimento, la Giuria incaricata dal MiBACT ha decretato la rosa dei 10 progetti di candidatura migliori: Ancona; Bari; Cerveteri (Roma); L’Aquila; Pieve di Soligo (Treviso); Procida (Napoli); Taranto; Trapani; Verbania; Volterra (Pisa).

Una di queste città, entro il 18 gennaio 2021, si vedrà attribuire il titolo.

L’articolato progetto che ha portato Ancona a distinguersi tra le finaliste ha come tema La cultura Tra l’Altro.

Il gruppo di lavoro che ha partecipato al Dossier di Candidatura è composto da chi negli ultimi anni ha contribuito a tracciare i percorsi culturali della città: aziende, enti, associazioni pubbliche e private, istituzioni del territorio che, assieme a un team di giovani, hanno sviluppato 84 progetti originali, cui si aggiungono iniziative di artisti e pensatori della cultura nazionale che hanno deciso di scommettere sulla città dorica. Un percorso di collaborazione corale e sinergico con l’intento di avviare un progetto per il territorio, nel quale la cultura ha un ruolo da protagonista nella metamorfosi della città e delle zone limitrofe. La candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2022 significa, per Ancona, la costruzione di una grande rete partecipata, pubblica e privata, destinata a crescere nel tempo e che affida alla leva culturale le grandi trasformazioni sociali, economiche ed urbanistiche in atto.

Il gruppo ha individuato nell’incontro, nel rapporto con l’Altro, il tema della candidatura.

«Essere finaliste è un onore e una responsabilità, nei confronti soprattutto del territorio regionale» dichiara Valeria Mancinelli, sindaco di Ancona «Vogliamo essere al servizio di tutta la comunità, come è giusto che sia. Tre cose sono certe: il fatto che la nostra corsa è una corsa di tutto il territorio; il fatto che abbiamo lavorato con concretezza, senza fare il passo più lungo della gamba, e siamo pronti a realizzare tutto quello che abbiamo scritto nel dossier; e infine, il fatto che il lavoro svolto sino ad oggi per la candidatura ha accelerato tante dinamiche e tanti processi culturali da fornire un grande slancio per il domani, comunque vada».

«Per candidarci abbiamo scelto il tema dell’Altro» commenta Paolo Marasca, assessore alla cultura del comune di Ancona «Un tema che è fondamentale per la cultura di ogni tempo, ed è vitale per una città come Ancona, nata, cresciuta e quasi distrutta per mano dell’Altro. Un tema, anche, che oggi assume una valenza ulteriore, e con il quale ci mettiamo a disposizione del Paese per trovare risposte nell’universo complesso delle relazioni, dei legami, degli incontri, ma anche della diffidenza e della distanza. La città ha partecipato con grande impegno e creatività, sviluppando progetti unici e originali, generativi. Sappiamo quanto ve ne sia bisogno».

Il processo partecipato della candidatura di Ancona prende il via dalla consapevolezza che oggi più che mai la cultura ha un ruolo sociale: l’identità, l’inclusione, l’uguaglianza, la coesione sociale, la difficoltà insita in ogni forma di relazione sono i temi delle arti e del pensiero contemporaneo e la cultura è la membrana attraverso cui i cambiamenti, gli avvenimenti e le risposte fornite dalla tecnica sono filtrati e guadagnano così un senso, per migliorare l’individuo e la collettività. Il tema dell’Altro è il sistema di legami, relazioni, conflitti, traumi che si compiono tra uomo e uomo, tra uomo e pianeta, tra uomo e tecnica.

Ad Ancona, città di mare, ciò è quanto mai evidente: partenza e approdo, scambio e mercato, viaggio ed esplorazione sono nel DNA di Ancona, che è profondamente segnata, in positivo e in negativo, dal rapporto con le altre genti. La città sorge sul mare, su un promontorio a forma di gomito: da qui viene il suo nome, attribuitole dai Greci di Siracusa, che la fondarono nel 387 a.C. Il promontorio protegge naturalmente il più ampio porto naturale dell’Adriatico centrale, segnando il destino della città: sede di un grande porto romano; rivale di Venezia e Ragusa in Adriatico; Repubblica marinara, assediata, controllata da imperatori, papi, eserciti e mercanti; roccaforte militare dopo il Risorgimento; focolaio anarchico; repubblica indipendente.

Ma l’incontro con l’Altro è stato anche, più volte, ingovernabile: nei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, nel disastroso terremoto del 1972 e nella frana del 1982.

Il tema dell’Altro è declinato in tre grandi sezioni nel Dossier: Altro come Incontro, Altro come Trauma, Altro come Cura.

L’Altro come Incontro racchiude progetti che mettono al centro la relazione e la scoperta dell’altro nell’esistenza individuale e collettiva: mostre, occasioni sociali, concerti, spettacoli con grande interazione con il pubblico, pensati da grandi personaggi della cultura italiana, tra i quali Marco Baliani, Manuel Agnelli e Mauro Ermanno Giovanardi.

L’Altro come Trauma riflette sulle cicatrici, i conflitti, le complessità, le intrusioni che, sempre, derivano dall’incontro con l’Altro. Trauma è conflitto, ma anche gestione del conflitto, confronto che permette a una comunità di crescere, nella coscienza della differenza: tra i pensatori che porteranno i loro contributi, il filosofo Federico Leoni.

L’Altro come Cura comprende i progetti animati da un forte spirito sociale, che si impegnano per la riqualificazione di spazi e che cercano di ricucire un tessuto sociale sfibrato, animati da personalità come lo psicoanalista Massimo Recalcati. Prendersi cura – dell’Altro, della comunità, della propria città, del Pianeta – è ciò che determina una civiltà.

Ancona si immagina Capitale della Cultura progettando non solo una città, ma un sistema culturale nuovo. Questo impianto progettuale si lega al Piano strategico pluriennale, ideato nel 2013 per aiutare la città a uscire dalla crisi, attualizzato per monitorare la sostenibilità in modo coerente con l’Agenda ONU 2030, e articolato attorno a tre punti focali: Città-Mare, che valorizza la sua posizione nell’Adriatico e l’elemento naturale che le è proprio; Città-Mole perché ad Ancona si trova uno dei più affascinanti complessi monumentali del Paese, la Mole Vanvitelliana, dell’architetto Vanvitelli; Città-Capoluogo, per rivendicare un ruolo centrale nel territorio.

La crisi del 2020 colpisce, dunque, un’Ancona in trasformazione, impegnata in un cambiamento a livello sociale, economico e urbanistico, che affida alla cultura la costruzione di significati nuovi nel tessuto sociale.

Una Capitale di cultura deve interrogarsi sui tre grandi temi emersi con la pandemia: il ruolo della Città oggi, in un’epoca di radicale trasformazione delle relazioni sociali e personali; il ruolo del Corpo e dell’incontro tra corpi, oltre la mera prospettiva tecnico-scientifica; il ruolo della Cultura. Per rispondere a questi interrogativi, Ancona ospita già dal 2021 un processo di formazione biennale a Palazzo Camerata, nel cuore del centro storico: enti di formazione, festival, soggetti scientifici e culturali danno vita ad un centro estemporaneo di formazione per giovani, con incontri, workshop, percorsi didattici e laboratoriali di filosofia, scienza, tecnologia digitale, scienze sociali, arte, per dare un senso e un’intensità al percorso di candidatura e alle iniziative in programma per il 2022.

E, assieme alle persone, anche la città prosegue il suo cammino di preparazione, con importanti interventi di rigenerazione urbana: si concluderà il restauro della Mole Vanvitelliana, con l’apertura di una nuova ala di 6.000 mq, che porta il complesso monumentale a raggiungere i 22.000 mq totali.

Anche lo spazio esterno della settecentesca Mole si trasforma, per l’anno della cultura: i vecchi binari in disuso saranno coperti dal prato e da allestimenti e il mare e le barche ormeggiate nello specchio d’acqua che circonda il monumento diverranno scene per attività ed eventi e per la comunità. Si riallaccia così il legame tra Ancona e il Porto Antico, che diventerà la grande arena per spettacoli all’aperto. La linea della costa torna ad essere unita, in un paesaggio che parla di arte, di archeologia, di lavoro, di scambio e confine: una realtà unica, pedonale e ciclabile, collegata attraverso mezzi pubblici sostenibili, protesa nel mare eppure allacciata senza soluzione di continuità al centro cittadino.

Accanto a questo grande centro di cultura lungo il mare, si lavora in parallelo per rivitalizzare, attraverso la cultura, le periferie: le istituzioni, i festival, le associazioni e i grandi progetti urbanistici ricostruiscono le identità e gli spazi di incontro, riconnettendo le periferie al centro città.

E ancora: il progetto di Ancona si estende oltre i suoi confini. Sono stati rafforzati legami virtuosi e sviluppate idee con altre città marchigiane, a sostegno della candidatura del capoluogo: Loreto con la Santa Casa; Macerata, città del celebre Sferisterio; Recanati, città di Leopardi; Senigallia; Camerano e anche Fano, candidata anch’essa a Capitale della Cultura e pronta ora a lavorare con Ancona per il territorio marchigiano.

Delos (anche per le fotografie)

La storia e i segreti di piazza Ariostea di Ferrara online

Piazza Ariostea agli inizi del ‘900, cartolina

Ripercorrono la storia di piazza Ariostea, con curiosità, notizie inedite e tanti richiami cinematografici, i dieci filmati online sul canale youtube del Comune di Ferrara. A parlare sono gli storici, esperti e amministratori ferraresi che nei mesi scorsi avrebbero dovuto partecipare a una giornata di alti studi interamente dedicata proprio a piazza Ariostea, ideata dal Comune di Ferrara (con il proprio ufficio Ricerche Storiche) e dall’associazione De Humanitate Sanctae Annae, poi annullata a causa dell’emergenza sanitaria. Tutti gli interventi in programma per quell’occasione, sono ora visibili, grazie alla disponibilità professionale di Carlo Magri, sulla pagina https://www.youtube.com/user/comuneferrara, nella playlist dedicata alla giornata di studi (https://bit.ly/PiazzaAriosteaPL).

Piazza Ariostea oggi

Ad aprire gli interventi è l’assessore ai Lavori Pubblici e Urbanistica del Comune di Ferrara Andrea Maggi con una introduzione sul tema “Piazza Ariostea: storia, restauri e lavori pubblici”. L’assessore definisce la piazza come il luogo del cuore per tanti ferraresi, legato ai tanti ricordi che ciascuno si porta dentro, uno spazio rinascimentale che il Comune ha recentemente riqualificato, guardando anche al suo valore storico e urbanistico. I vari aspetti legati alla piazza sono poi sviluppati dai vari relatori, tra cui illustri docenti, tecnici ed esperti come Francesco Scafuri (responsabile Ricerche Storiche presso il Servizio Beni Monumentali del Comune), autore di un intervento sulle vicende storiche che hanno caratterizzato la piazza dalla fine del Quattrocento ai giorni nostri. L’architetto Benedetta Caglioti, progettista e direttrice dei lavori di restauro della colonna e della statua dell’Ariosto, si sofferma invece sulle fasi che hanno portato al recupero dell’intero monumento. A seguire, il dirigente del Settore Opere Pubbliche del Comune Luca Capozzi illustra alcuni aspetti significativi del progetto “Ducato Estense”, che ha consentito la realizzazione di diverse opere di riqualificazione e restauro, tra le quali quelle di Piazza Ariostea, i cui complessi lavori, promossi dal Comune e ultimati nel febbraio scorso, sono analizzati dall’architetto Angela Ghiglione. Le conclusioni di questa prima sessione sono affidate al professor Alessandro Ippoliti, che mette in relazione gli interventi di restauro e valorizzazione del sito con lo straordinario contesto urbano. Arricchiscono gli interventi tante suggestive immagini, oltre a curiosità, notizie poco conosciute o inedite.

Nell’introduzione alla seconda sessione, l’assessore alla Cultura del Comune di Ferrara Marco Gulinelli, grande appassionato di cinema, parla del ruolo di Piazza Ariostea nel mondo delle immagini come set cinematografico all’aperto, che Carlo Magri ha saputo abilmente sintetizzare grazie alle due proiezioni che vengono presentate nell’ambito di questa iniziativa, ulteriore testimonianza dell’impegno dell’Amministrazione nel campo della valorizzazione di Ferrara come città del cinema. Il presidente di De Humanitate Santae Annae OdV Riccardo Modestino ricorda, poi, i numerosi eventi realizzati negli ultimi anni dal Comune e dall’associazione culturale sulla storia e la cinematografia legate alla città, come quelli su Corso Ercole I d’Este e sul Castello Estense, con uno sguardo alla pittura metafisica di Giorgio de Chirico, legata anche alla nostra piazza.

Seguono, in conclusione, i due filmati di Carlo Magri, della lunghezza di venti minuti ciascuno, con i quali viene delineato un itinerario per una valorizzazione cineturistica del luogo: il primo video propone la piazza nei documentari e nelle cronache televisive, mentre il secondo la vede scenario ideale nella cinematografia e nei grandi film. Il pubblico potrà assistere così alla visione di piccoli brani, tratti da numerose opere cinematografiche, pazientemente selezionate, tagliate e rimontate da Magri per le parti girate in piazza Ariostea, il quale, grazie al suo vasto archivio audiovisivo, ha realizzato proiezioni particolarmente ricche di citazioni: non solo da opere di grandi registi che hanno fatto la storia del cinema italiano, ma anche da singolari documentari su Ferrara ed altre sequenze, tra cui due rarissimi commenti filmati che vedono come protagonisti Giorgio de Chirico e Folco Quilici.


Alessandro Zangara
(anche per le fotografie)

‘Scrigni di Natale a sorpresa’ per le letture di fine anno

Alla biblioteca comunale Bassani di Barco (Ferrara) è tempo di ‘appuntamenti al buio’ con la lettura. Per tutto il mese di dicembre 2020 i lettori di tutte le età potranno infatti partecipare all’iniziativa ‘Scrigni di Natale a sorpresa!’, scegliendo fra i tanti diversi pacchetti tematici, per bambini o per adulti, messi a disposizione per il prestito ed esposti nella vetrina della biblioteca. Ogni pacco a sorpresa contiene libri, film, musica e audiolibri su innumerevoli argomenti, per soddisfare le curiosità e le passioni più diverse. Tra i tanti temi fra cui scegliere: ‘Famiglie sotto l’albero’, ‘Avventure miracolose di Natale’, ‘Letture per quando si ha il raffreddore’, ‘Letture per sembrare colti’ e ‘Libri per bambini che non vogliono andare a dormire’ (l’elenco completo degli argomenti sul sito https://archibiblio.comune.fe.it).

Per scegliere e ritirare il proprio pacchetto a sorpresa sarà sufficiente prendere appuntamento telefonicamente (0532 797418 e 797419) o via mail (info.bassani@comune.fe.it) per accedere alla biblioteca, in via Grosoli 42 a Barco, negli orari di apertura per prestiti e restituzioni: dal martedì al sabato dalle 9 alle 13; e il martedì, mercoledì e giovedì anche dalle15 alle18,30.

 

Alessandro Zangara

“L’Arte della Cura”, un viaggio alla scoperta del legame tra Parma, le cure officinali e la farmaceutica

Chiesi, laboratori di ricerca via XX Settembre

Chiesi Farmaceutici, gruppo farmaceutico internazionale focalizzato sulla ricerca, annuncia il lancio del sito www.artedellacura.com. Un racconto storico-culturale fatto di tre percorsi virtuali alla scoperta di alcuni dei luoghi simbolo del legame tra Parma e il mondo delle cure officinali e della salute.

“L’Arte della Cura” è lospin-off del Gruppo Chiesi promosso nell’ambito del macro-progetto “Pharmacopea” lanciato insieme a Davines, azienda leader nel campo della cosmetica, per celebrare “Parma Capitale Italiana della Cultura” tramite un viaggio di riscoperta dell’identità chimico-farmaceutica della città.

«L’Arte della Cura nasce da un fortunato incontro fra il progetto Chiesi Heritage, nato per valorizzareil grande archivio storico della nostra azienda, e Pharmacopea” – ha commentato Andrea Chiesi, Head of Special Projects del Gruppo Chiesi -. “L’intreccio fra la storia di Chiesi e quella della città di Parma è naturale, così come lo sono i tre percorsi che si è deciso di sviluppare. Il legame fra chimica farmaceutica e natura esiste da sempre e, ancora oggi, la gran parte delle terapie deriva proprio dalla rielaborazione di sostanze o principi attivi prodotti dalle piante. La scienza della cura nasce, quindi, dalla natura ed è sempre stata presente nella storia di Chiesi tanto che il nostro fondatore, il dottor Giacomo Chiesi, mandava i suoi collaboratori e i suoi figli a raccogliere l’edera per farne uno sciroppo utile per la cura dell’asma».

Chiesi, veduta notturna uffici via Palermo

Tre, infatti, ipercorsi macro-tematici alla base del progetto: Botanica, Farmacia e Valore Condiviso. Ognuno, parte da un luogo simbolo da raccontare. Un viaggio alla scoperta di dedizione e passione, le stesse che, con medesima intensità, animeranno il futuro.

La Botanica tratta questa antica arte, alla scoperta dell’Orto Botanico di Parma: la radice per lo sviluppo della moderna farmacopea che si pone tra magia, osservazione della natura e scienza.

Il percorso dedicato alla Farmacia, vede protagonista l’Antica Farmacia San Filippo Neri e racconta il percorso storico che ha portato dal concetto di antico speziale a quello di moderno farmacista: una professione fatta di empirismo, esperienza e “segreti” trasformatasi poi in una scienza complessa e strutturata.

Il terzo, Valore Condiviso, è dedicato alla storia di Chiesi, strettamente legata alla città di Parma. Una storia iniziata nel 1935 che oggi, grazie a “L’Arte della Cura” e al progetto Chiesi Heritage, è stato possibile raccontare tramite fonti storiche, arrivate fino a oggi. L’identità dell’azienda, raccogliendo gli insegnamenti del passato, è un valore contemporaneo che racconta come la creazione di valore condiviso sia un pilastro portante per Chiesi, oggi e nel futuro.

“L’Arte della Cura”, per la cui realizzazione si ringrazia Promemoria Group, sarà ora protagonista anche di un’esposizione fisica, grazie a dei Totem interattivi presenti nelle sedi del Gruppo Chiesi a Parma e presso l’Orto Botanico e l’Antica Farmacia San Filippo Neri.

Con sede a Parma, in Italia, Chiesi Farmaceutici è un gruppo internazionale orientato alla ricerca, con 85 anni di esperienza nel settore farmaceutico, presente in 29 Paesi. Ricerca, sviluppa e commercializza farmaci innovativi nelle terapie respiratorie, nella medicina specialistica e nelle malattie rare. La Ricerca e Sviluppo del Gruppo ha sede a Parma (Italia) e si è integrata con altri 5 importanti centri di ricerca e sviluppo in Francia, Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Svezia, per promuovere i propri programmi preclinici, clinici e regolatori. Il Gruppo impiega circa 6000 persone. Chiesi è un’azienda certificata B Corp dal 2019: ovvero è tenuta per legge a tenere conto dell’impatto delle sue decisioni su dipendenti, clienti, fornitori, comunità e ambiente. Si tratta di un movimento globale che vede il business come una forza di impatto positivo. L’azienda, inoltre, è impegnata per raggiungere la neutralità carbonica, ovvero l’impatto zero sull’ambiente, entro il 2035.

Per maggiori informazioni www.chiesi.com

 

Alessio Pappagallo (anche per la fotografia)

 

La bellezza del vento prorogata

Alla luce delle recenti misure restrittive anti-Covid, è stata prorogata al prossimo 27 novembre la scadenza del concorso per fotografia e brevi video La bellezza del vento. Eolico e paesaggio nella sfida della transizione energetica” promosso da ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento) e Associazione Civita con il supporto di ERG, primario operatore Europeo delle rinnovabili e primo produttore eolico in Italia.

I giovani fotografi e videomaker professionisti e amatoriali cui si rivolge il concorso avranno così la possibilità di presentare i loro contributi per ulteriori tre settimane.

Obiettivo dell’iniziativa, lanciata lo scorso 5 ottobre, è raccontare attraverso immagini e video come l’eolico sia diventato progressivamente parte integrante del nostro territorio, del paesaggio e della sua evoluzione, facendosi portatore di importanti messaggi legati alla tutela e alla salvaguardia dell’ambiente. Eolico dunque come elemento caratteristico del paesaggio e simbolo di transizione energetica legata ad obiettivi di decarbonizzazione dell’economia in contrasto ai cambiamenti climatici.

L’energia eolica è oggi elemento costitutivo del paesaggio di alcune aree del nostro Paese e porta benefici tangibili, quali: la possibilità di non trivellare il terreno; zero emissioni di CO2 e altri gas a effetto serra; zero combustibili fossili; riduzione della dipendenza energetica dall’estero e dell’importazione di materie prime; creazione di nuovi posti di lavoro e miglioramento della bilancia commerciale; riduzione del prezzo dell’energia elettrica.

Il Concorso ha come oggetto l’identificazione di canoni ed esempi in cui il connubio tra tecnologia eolica e natura è in grado di esprimere armonia e bellezza; in particolare le immagini fotografiche e i brevi video dovranno raccontare i casi in cui i parchi eolici e le installazioni di turbine sul suolo nazionale trovano una propria integrazione ambientale e paesaggistica, valorizzando i territori che li ospitano, anche nella loro vocazione attrattiva e turistica (impianto eolico e sentieri trekking ovvero mountain bike; impianto eolico e coltivazione dei terreni agricoli; impianto eolico e valorizzazione del patrimonio archeologico).

La partecipazione al Concorso è libera e gratuita, ed è rivolta a fotografi e videomaker professionisti ed amatoriali, di età compresa tra i 18 e i 35 anni (compiuti). Una Giuria qualificata di esperti – composta da Antonella Clerici, conduttrice televisiva, Cristina Tullio, Presidente AIAPP-Associazione Italiana Architettura del Paesaggio, Denis Curti, Direttore artistico Casa dei TRE OCI di Venezia, Fabrizio Ardito, giornalista e fotografo e Lucia Pappalardo, Vice Presidente dell’Associazione Nazionale Filmaker e Videomaker Italiani – valuterà il materiale pervenuto e selezionerà le 3 fotografie e i 3 brevi video vincitori.

In palio, per ciascuna delle due categorie, una bicicletta elettrica (1° Premio), un monopattino elettrico (2° Premio) ed un Solar Backpack (3° Premio).

I contributi vincitori inoltre, insieme ad una selezione dei migliori tra quelli partecipanti, saranno poi oggetto di una pubblicazione digitale edita da Marsilio Editori.

Ciascun concorrente potrà candidarsi solo ad una delle due categorie previste dal Concorso, inviando una fotografia (a colori o in b/n, in formato jpg 300 dpi, in risoluzione massima di 2MB) oppure un breve video (durata max 3 min., in formato MP4) via email a bellezzadelvento@civita.it fino al prossimo 27 novembre incluso, indicando nell’oggetto la dicitura “Concorso ‘La bellezza del vento’ ” e verificando che dati anagrafici e caratteristiche tecniche del contributo rispettino quanto richiesto dal Bando di Concorso.

In linea con le nuove sfide che, anche nell’evoluzione del nostro paesaggio, la transizione verso un’economia decarbonizzata ci spinge ad affrontare, l’iniziativa sostiene l’importanza di rafforzare quel legame sinergico tra ambiente, energia e territorio ad oggi indispensabile per una crescita sostenibile, nella consapevolezza che il paesaggio va sempre tutelato e valorizzato a beneficio delle comunità e dei cittadini.

Rachele Mannocchi