Sotto il cielo d’Egitto

In occasione della mostra dedicata al “Riposo durante la fuga in Egitto” di Francesco Hayez, il museo del Buonconsiglio di Trento propone quattro speciali appuntamenti, condotti da storici dell’arte che presentano temi appassionanti e conversano con il pubblico. Ingresso libero.

Programma

martedì 15 gennaio 2019 I ore 17.00

Simone Consolati, collezionista di antichi e di contemporanei

Committente del capolavoro ritrovato di Francesco Hayez, il nobiluomo Simone Consolati era un raffinato cultore delle belle arti, che si rivela solo ora nelle sue molte sfaccettature di conoscitore, collezionista, bibliofilo e mecenate, nonché di custode delle antiche memorie culturali della sua città.

Emanuela Rollandini

martedì 22 gennaio 2019 I ore 17.00

Francesco Hayez nella collezione di Andrea Maffei

Nel suo palazzo a Riva del Garda Andrea Maffei si era circondato di una collezione di opere d’arte, che comprendeva capolavori di Francesco Hayez. Il sodalizio intellettuale e l’amicizia fra poeta e pittore intreccia temi storici, allegorie e ritrattistica negli anni in cui maturano a Milano le istanze risorgimentali.

Marina Botteri

martedì 29 gennaio 2019 I ore 17.00

Venere che scherza con due colombe: il capolavoro di Hayez tra mito e realtà storica

Ideale figura mitologica o “schifosa donna del volgo”? Il più celebre pittore dell’epoca, una seducente ballerina e un collezionista trentino innamorato? A questi ed altri interrogativi rispondono, in un dialogo coinvolgente, le voci esperte dei due relatori.

Alessandra Tiddia e Roberto Pancheri

martedì 5 febbraio 2019 I ore 17.00

Magistrati e pittori: i trentini a Milano in età romantica 

I giovani pittori trentini che frequentano l’Accademia di Brera negli anni della dominazione austriaca, trovano nella pittura di Francesco Hayez impareggiabili modelli di studio e nel circolo dei funzionari trentini l’indispensabile sostegno di mecenati colti e sensibili.

Salvatore Ferrari

Info

Servizi educativi del Museo | tel.0461492811 I education@buonconsiglio.it

 

 

Castello del Buonconsiglio di Trento. Attività per famiglie

Oggi pomeriggio, alle ore 15.00, presso il Castello del Buonconsiglio si terrà “Favole di carta”. Astute volpi e rane invidiose, ingegnose cicogne e corvi vanitosi, lupi beffardi e placidi buoi sono solo alcuni degli animali protagonisti delle favole affrescate nelle lunette della Stua Della Famea, il luogo in cui la corte vescovile un tempo si riuniva per mangiare e…imparare! L’ascolto delle favole di Fedro e Esopo fornisce tuttora utili consigli di comportamento a grandi e piccini, da tenere a mente durante il laboratorio che permetterà a ognuno di realizzare la propria favola di carta.

Tariffa euro 8,00 a nucleo familiare.

Domenica 25 febbraio, alle ore 15.00, sempre al Buonconsiglio, “Dietro i volti, tante storie”. Quali erano i volti dei signori che animavano le corti e le antiche sale? Eccoli! Ci guardano dai ritratti appesi alle pareti… scrutando con attenzione  i loro visi e i preziosi dettagli che li circondano, si possono raccogliere interessanti indizi per conoscere e immaginare le loro storie. Dopo averli osservati attentamente con occhi d’artista, sarà divertente realizzare speciali ritratti o autoritratti prendendo spunto ed ispirazione dalle opere esposte. Un’occasione per giocare con l’identità e con la propria immagine trasformata, con i particolari del proprio volto e di quello degli altri.

Tariffa euro 8,00 a nucleo familiare.

Domenica 4 marzo “Col naso all’insù”, al Buonconsiglio alle ore 15.00, alla stessa tariffa. Tra i cieli affrescati nei rinascimentali ambienti del Magno Palazzo, s’incontrano le raffigurazioni di numerose divinità olimpiche. L’osservazione dei loro simboli e l’ascolto delle loro avventurose vicende, come la sfrenata corsa tra terra e cielo di Fetonte, costituiranno lo spunto per la realizzazione di un libretto multimaterico in cui ripercorrere le rocambolesche tappe del suo “mitico” viaggio, rappresentato sulla volta della Loggia del Romanino.

Per info e prenotazioni contattare i Servizi educativi del museo allo 0461 492811 dal lunedì al venerdì dall 9 alle 13.

 

Buonconsiglio (anche per le immagini)

Tempi della storia, tempi dell’arte. Cesare Battisti tra Vienna e Roma

“Cesare Battisti, chi era costui?” Nonostante gran parte degli italiani abbiano sentito pronunciare almeno una volta il nome di Cesare Battisti, pochi ne conoscono la vita, la storia umana, le battaglie politiche, la passione per la storia, la geografia, la scrittura. La maggior parte delle persone associa Cesare Battisti alla sua tragica fine nella cosiddetta Fossa dei Martiri del Castello del Buonconsiglio, il 12 luglio 1916. Emblematica la frase con la quale lo storico Mario Isnenghi definisce Battisti come “una delle personalità più citate ma meno conosciute del Novecento.” Nell’ambito delle iniziative sulla prima guerra mondiale e in occasione del centenario della sua morte, la mostra intende, attraverso una selezione di preziose opere d’arte dell’epoca e di rare testimonianze storiche, illustrare al grande pubblico una personalità di grande spessore umano e culturale che ha avuto un ruolo importante nella storia recente non solo del Trentino ma anche dell’Italia e merita di essere conosciuto nella sua complessità e modernità.

La prima sezione traccia un quadro della vivace situazione culturale del Trentino nel contesto austro-ungarico prima del 1914, con dipinti di Giovanni Segantini, Eugenio Prati, Bartolomeo Bezzi, Alcide Davide Campestrini, Umberto Moggioli, ma anche Franz von Defregger, Albin Egger-Lienz. I paesaggi di Guglielmo Ciardi e le fotografie di illustrazione di un Trentino ancora prevalentemente rurale accanto ai dipinti di Felice Carena introducono nella seconda sezione il crescente impegno di Battisti, ormai rientrato a Trento dopo la laurea a Firenze, nelle questioni sociali, politiche e culturali della sua terra, dalla militanza socialista all’elezione a deputato a Vienna, che egli conduce assieme all’esperienza di giovane geografo sul campo con le sue innovative ricerche sui laghi del Trentino. Al periodo immediatamente precedente all’entrata in guerra dell’Italia, durante il quale la gente trentina venne invece coinvolta subito nell’impegno bellico austro-ungarico, è dedicata la terza sezione, che vede Battisti impegnato nella campagna interventista nelle città italiane, la chiamata alle armi, i profughi di Katzenau, e, in parallelo, le opere di Depero, di Balla, di Bonazza, ma anche di Kriegsmaler, come Alfons Walde, Albin Egger-Lienz, Hans Josef Weber-Tyrol, Hans Bertle, quest’ultimo testimone della cattura di Battisti sul Monte Corno. Altre testimonianze storiche e figurative – quelle di Beltrame, Pogliaghi, Sartorio, Sottssas, D’Andrea, Guala, Viani, Mantelli, Morando – raccontano gli anni cruciali della guerra, le immane fatiche condotte sulle cime alpine e la macchina militare austro-ungarica, acquartierata nelle sale cinquecentesche del Castello del Buonconsiglio. Alla creazione del mito di Battisti è infine dedicata l’ultima parte, con fondamentali opere che ne costruiscono l’iconografia, come i dipinti di Carrà e di Barbieri. La mostra è stata inserita nelle iniziative per la commemorazione del Centenario della prima guerra mondiale voluto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

TEMPI DELLA STORIA, TEMPI DELL’ARTE. CESARE BATTISTI TRA VIENNA E ROMA

Castello del Buonconsiglio, fino al 6 novembre 2016

Orari di apertura: 10 – 18 chiuso il lunedì (dal 18 luglio al 30 agosto aperto anche il lunedì)

Biglietti: 10,00 euro intero, 8,00 euro ridotto

Info e prenotazioni: tel. 0461 492811 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13).

 

Buonconsiglio

Arte e persuasione a Trento

Fino al prossimo 29 settembre, è aperta presso il Museo Diocesano Tridentino la mostra Arte e persuasione. La strategia delle immagini dopo il concilio di Trento. Per la prima volta una mostra focalizza l’attenzione sugli esiti che le decisioni assunte dal concilio di Trento in materia di immagini sacre ebbero nella produzione artistica di uno specifico contesto territoriale, quello del principato vescovile di Trento, dove fu attuata una ben precisa politica di disciplinamento culturale e sociale attraverso la strategia delle immagini. Un dato che emerge con evidenza in questo territorio di frontiera, posto a stretto contatto con le aree della Riforma protestante, diversamente da diocesi geograficamente e culturalmente più lontane. E’ in una delle ultime sessioni dell’assise tridentina, la XXV del 3 dicembre 1563, che venne promulgato il decreto Della invocazione, della venerazione e delle reliquie dei santi e delle sacre immagini, con il quale la Chiesa assolveva l’uso delle immagini sacre, la cui legittimità era stata aspramente criticata dalla Riforma protestante. La norma esaltava la funzione didattica delle immagini e forniva alcune ‘linee guida’ da seguire per la realizzazione delle immagini da collocare negli edifici di culto, demandandone ai vescovi il controllo. Nei decenni successivi furono pubblicati numerosi trattati dedicati alle arti figurative a soggetto sacro, all’architettura dei luoghi di culto e alla suppellettile liturgica, testi che tradiscono la forte preoccupazione della gerarchia ecclesiastica nei confronti dell’attività artistica, da riportare entro parametri codificati da una superiore autorità religiosa. Gli studi, avviati in occasione del 450° anniversario della chiusura del concilio (1563-2013), prendono in esame le decisioni assunte dalla gerarchia ecclesiastica nella diocesi tridentina; i rapporti che si instaurarono a livello locale tra la nuova liturgia, spiritualità, pietà, devozione popolare e il fenomeno artistico; l’interpretazioni dei trattatisti postconciliari. La mostra, curata da Domizio Cattoi e Domenica Primerano, è promossa dal Museo Diocesano Tridentino in collaborazione con la Soprintendenza per i beni storici, artistici, librari e archivistici della Provincia autonoma di Trento e con il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Trento. Presenta una settantina di opere, molte delle quali mai esposte prima, provenienti da numerose chiese del Trentino, da importanti musei del territorio e da altre istituzioni pubbliche italiane. Un’ulteriore novità è data dal fatto che la selezione delle opere è stata operata sulla base della ricca documentazione raccolta durante l’attività di inventariazione informatizzata dei beni artistici e storici dell’Arcidiocesi di Trento, promossa a livello nazionale dalla Conferenza Episcopale Italiana, circostanza che ha permesso di evidenziare le innumerevoli potenzialità di un innovativo strumento finalizzato alla ricerca e alla tutela dei beni culturali. In questo senso, si tratta di un ‘progetto pilota’, che l’Associazione Musei Ecclesiastici Italiani propone di estendere ad altre realtà territoriali. Il percorso espositivo, si apre con una sezione introduttiva di carattere storico documentario. Vi sono esposte alcune edizioni a stampa della Sacra Scrittura, a partire dalla prima Bibbia corredata di illustrazioni pubblicata in Italia nel 1489 fino alla celebre Bibbia Sisto-clementina del 1592. Una sequenza di Bibbie in lingua latina, italiana e tedesca, stampate sia in ambito cattolico sia protestante, propone al visitatore il tema della traduzione del testo sacro nel volgare in uso presso le varie nazioni, fatto percepito come necessario da Martin Lutero per consentire l’accesso diretto dei fedeli al Verbum divino, senza la secolare mediazione della Chiesa e della tradizione. Si entra poi nel merito delle problematiche discusse al concilio con l’edizione a stampa dei decreti (1564) e con esemplari dei principali trattati dedicati alle immagini, in particolare quelli più noti di Giovanni Andrea Gilio, Carlo Borromeo, Gabriele Paleotti e Jan van der Meulen o Vermeulen, conosciuto come Molanus. Il focus si concentra inoltre sui temi della censura e della proscrizione del nudo attraverso gli esempi celeberrimi del Giudizio universale di Michelangelo e della Cena in casa di Levi di Paolo Veronese, richiamati in mostra attraverso due grandi stampe dell’epoca. Questi semplici esempi daranno l’idea del clima di grande dibattito culturale che sorse attorno alle immagini e del loro potere comunicativo anche in termini di diffusione di dottrine eretiche. Vengono quindi indagati i riflessi sulla produzione artistica del territorio trentino in un’epoca compresa tra la fine del Cinquecento e la metà del Seicento, un periodo in cui dalle elaborazioni del tardo Manierismo si passò progressivamente all’affermazione del Barocco. Dopo aver illustrato attraverso audaci confronti l’evoluzione del dipinto a tema religioso dal Rinascimento all’epoca postconciliare, la mostra indaga le iconografie più diffuse nel contesto locale: il culto del Crocifisso, l’esaltazione della figura della Madonna nelle varie declinazioni, la rivalutazione delle figure dei santi. In questo periodo, le nuove raffigurazioni dovevano commuovere lo spettatore per incrementarne la devozione, esaltando al contempo il ‘trionfo’ della Chiesa nella lotta al Protestantesimo. Particolarmente indicate a questo scopo, erano le raffigurazioni del martirio dei santi, che assumevano talvolta toni molto cruenti e patetici, oppure le immagini che catturavano i paladini della fede cattolica nei momenti dell’estasi mistica. Accanto alla produzione di carattere più spiccatamente devozionale, vengono esposte opere dal contenuto dottrinale più complesso, interpretabili quali risposte polemiche alle contestazioni della Riforma in merito ai temi più dibattuti della dottrina, tra gli altri quelli dell’Eucaristia e del Purgatorio. La mostra espone opere realizzate da artisti di rilievo che transitarono in Trentino tra la fine dell’evento conciliare e la metà del XVII secolo, tra gli altri Paolo e Orazio Farinati, Felice Brusasorci, Jacopo Palma il Giovane, Martino Teofilo Polacco, Francesco Frigimelica, Fra Semplice da Verona, Donato Mascagni e Pietro Ricchi. Accanto agli artisti forestieri, che supplivano all’assenza di una vera e propria scuola pittorica locale, sono presentati dipinti di personalità più modeste sotto il profilo stilistico, ma non per questo meno interessanti nella capacità di elaborare immagini efficaci dal punto di vista iconografico e indurre sentimenti di pietà e devozione nei fedeli. La visita alla mostra permetterà inoltre di conoscere le microstorie legate al variegato mondo della committenza, sia essa di rango altolocato, sia scaturita da personalità di provincia, confraternite, prelati. Nel contesto dell’esposizione sarà valorizzato anche il patrimonio artistico dislocato sul territorio: specifici percorsi legati ai temi della mostra porteranno alla scoperta di emergenze monumentali e cicli figurativi di particolare interesse, tra gli altri le cappelle di San Ruperto a Villa Lagarina, dell’Annunziata a Sacco, del Rosario di Cavalese e i santuari dell’Inviolata a Riva del Garda e della Madonna Lauretana a Castel Madruzzo e Villazzano. Infine, la mostra si pone come capofila di un progetto lanciato a livello nazionale da AMEI, Associazione Musei Ecclesiastici Italiani, che invita gli enti associati a svolgere analoghe indagini sui propri territori attraverso la banca dati dell’Inventario diocesano elaborando proposte espositive o approfondimenti tematici. Orari fino al 31 maggio: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato: 9.30-12.30 / 14.00-17.30; domenica: 10.00-13.00 / 14.00-18.00. Dall’1 giugno al 29 settembre: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì: 9.30-12.30/14.30-18.00; sabato e domenica: 10.00-13.00 / 14.00-18.00. Giorni di chiusura: ogni martedì, 26 giugno, 15 agosto. Biglietti: 5 euro intero, 3 euro ridotto.

Paesaggi lontani e meravigliosi

Un paese favoloso era la Russia immaginata dal resto d’Europa nel corso dell’Ottocento. L’infinita distanza, i territori sconfinati, il clima estremo delle pianure ghiacciate e delle notti senza tramonto, i molti popoli dai costumi sconosciuti ne facevano un miraggio, tinteggiato dalle  suggestioni dell’Oriente. Meta avventurosa di un Grand Tour per pochi eletti, era per i più un nebuloso mistero. In una cultura come la nostra, in cui le immagini virtuali raggiungono tutti e largamente sostituiscono la realtà, è difficile comprendere come, nel corso di una storia millenaria, sia stato impossibile alla  maggior parte delle persone non solo costruirsi una visione sufficientemente credibile di luoghi lontani, ma anche semplicemente di sognarli.

Fu dunque un fenomeno di portata straordinaria quello costituito dalla circolazione delle immagini a stampa, la cui vasta produzione travolse a partire dal Settecento la civiltà occidentale, raggiungendo ampi strati della popolazione, per la quale divenne il maggior veicolo di conoscenza e il più accessibile strumento di meraviglia.

Lo capì perfettamente Giuseppe Daziaro, commerciante trentino originario della valle del Tesino, che si trasferì in Russia alla fine degli anni Venti dell’Ottocento, aprendo grandi negozi di stampe a Mosca e a San Pietroburgo. Attorno al 1840 divenne editore e iniziò a produrre decine di immagini per illustrare l’impero del nord, con la moderna tecnica della litografia, seducente ed economico sostituto della pittura. I fastosi palazzi dello zar, i giardini, i viali maestosi e le immense piazze, ma anche le usanze dei molti popoli del grande paese, ritratti fra satira e realtà, furono diffusi in tutta Europa,  incontrando i desideri di un vastissimo pubblico.

Proprio da Mosca, dal prestigioso Museo Puškin , giunge ora in Italia un prezioso  gruppo di stampe, dai soggetti affascinanti e curiosi, facendo a ritroso la strada un tempo percorsa  dalla caparbia e intraprendente famiglia Daziaro, tanto avventurosa quanto legata alla sua terra d’origine.

La mostra “Paesaggi  lontani  e  meravigliosi”, organizzata dal museo del Castello del Buonconsiglio in collaborazione con il museo russo e con il Centro Tesino di Cultura, illustra così una singolare pagina di storia, esponendo una selezione delle immagini che contribuirono a diffondere la conoscenza di un mondo irraggiungibile.

La mostra si svolge nelle sale espositive del terzo piano di Castelvecchio, la parte più antica del Castello del Buonconsiglio, e comprende oltre cento stampe di particolare interesse, scelte tra quelle presenti nel museo Puskin di Mosca e nelle collezioni del Buonconsiglio. Si tratta di vedute delle principali città dell’impero zarista, affiancate da un interessante nucleo di illustrazioni di costumi russi, che, da un mondo ancora irraggiungibile e misterioso, posto al confine tra l’Europa e l’Oriente, portarono in Occidente, alla metà dell’Ottocento,  immagini nitide e seducenti, che univano la certezza della veduta prospettica al fascino di architetture ed usanze sconosciute.

Paesaggi  lontani  e  meravigliosi. L’antica  Russia nelle stampe tesine del Museo Puškin  di Mosca.

Trento, Castello del Buonconsiglio, dal 20 dicembre 2013 al 4 maggio 2014.

Articolo de Castello del Buonconsiglio