Annullata la XI edizione del festival Pistoia – Dialoghi sull’uomo

La XI edizione del festival di antropologia del contemporaneo Pistoia – Dialoghi sull’uomo, che era in programma dal 22 al 24 maggio 2020, è stata annullata.

L’organizzazione, a fronte della situazione di emergenza sanitaria nazionale e internazionale, ritiene che sia un dovere pensare prima di tutto alla salute e alla sicurezza delle persone.

«La decisione di annullare la XI edizione dei Dialoghi è estremamente triste e difficile, ma la drammatica situazione in cui il nostro Paese si trova non lascia alternative. Dopo il successo dell’edizione 2019, che ha chiuso il primo decennio dei Dialoghi sull’uomo con circa 200.000 presenze, torneremo nel 2021 con un festival ancora più ricco e che ci aiuterà a condividere e rielaborare quanto sta succedendo, perché i Dialoghi credono che la cultura ci renda essere umani migliori, perché convivere significa che tutti ci prendiamo cura di tutti» dichiarano Giulia Cogoli, ideatrice e direttrice del festival, Luca Iozzelli, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia.

Ma i Dialoghi non si fermano, infatti sin dal primo giorno hanno aderito alla campagna #iorestoacasa, nella convinzione che la convivenza civile passi anche attraverso la scelta di un isolamento responsabile per sé, per i propri cari e per tutta la società a cui apparteniamo.

Sui canali social, su YouTube e sul sito del festival vengono pubblicati da 4 settimane brevi contributi video di relatori della manifestazione – tra i quali gli antropologi Marco Aime e Adriano Favole, il genetista Guido Barbujani, l’attore Ascanio Celestini, lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini, lo psichiatra e psicoanalista Vittorio Lingiardi, la psicoterapeuta infantile Manuela Trinci – che riflettono sui dubbi, le paure e soprattutto le idee per superare le difficoltà assieme. Le visualizzazioni sono state oltre 50.000.

Inoltre sul canale YouTube dei Dialoghi, sono disponibili 320 fra conferenze e interviste sui temi che la manifestazione ha trattato negli anni, tra i quali: la convivenza, il dono, la condivisione, l’identità, il gioco, la creatività, le regole, il viaggio.

Pistoia – Dialoghi sull’uomo dà appuntamento a tutti nel 2021!

 

Paola Nobile

“Dire e fare il mondo: tra antropologia e linguistica”. Favole a Pistoia

Adriano Favole

Adriano Favole, antropologo e consulente al programma del festival di Pistoia Dialoghi sull’uomo, martedì 4 febbraio alle ore 11 al Teatro Manzoni di Pistoia rifletterà su: “Dire e fare il mondo: tra antropologia e linguistica”.

Che relazione c’è tra la lingua e la cultura di una società? È la lingua oppure il contesto socio-culturale a determinare la nostra visione e, insieme, la costruzione del mondo? Favole si concentrerà principalmente sul rapporto tra società, lingua e cultura e sulla diversità linguistica e culturale tra gli esseri umani, fornendo diversi spunti etnografici.

In antropologia si sono alternati due principali modelli teorici per spiegare il rapporto tra lingua e cultura. Da un lato la teoria che sostiene che la lingua che usiamo influenza pesantemente la nostra costruzione del mondo; dall’altro, un secondo modello teorico dà molta importanza al contesto sociale e culturale nel quale la lingua prende forma.

Per lo più, gli antropologi ritengono che si possa fare ricorso a entrambi i modelli: le lingue condizionano il pensiero e l’agire sociale e, viceversa, il contesto sociale modella le lingue. Attraverso la lingua si veicolano rapporti gerarchici e di potere. La lingua trasmette diseguaglianze, oltre che informazioni e sapere.

«Come abbiamo constatato anche negli ultimi tempi – afferma Favole – la lingua può esprimere odio in senso profondo, ma è anche uno dei pochi strumenti di condivisione tra gli esseri umani».

Gli antropologi hanno lavorato molto sul modo in cui il contatto culturale cambia i sistemi linguistici. Perché alcune lingue divengono egemoniche? Perché in alcuni contesti si sono formate lingue creole? Esistono lingue globali? I nuovi media sono un pericolo per la diversità linguistica, oppure possono favorire l’uso scritto di alcune lingue a tradizione orale? Come possiamo costruire insieme il mondo del futuro senza perdere l’incredibile ricchezza della diversità linguistica?

Adriano Favole insegna Antropologia culturale e Cultura e Potere all’Università di Torino. L’incontro è visibile in diretta streaming sul sito http://www.dialoghisulluomo.it. Le classi collegate in streaming potranno inoltre dialogare o porre domande attraverso Twitter usando l’hashtag #DialoghiPistoia.

 

Delos (anche per la fotografia)

 

“I linguaggi creano il mondo” per Dialoghi sull’uomo

Dopo il successo della X edizione, che ha chiuso il primo decennio di vita del festival con circa 200.000 presenze, torna dal 22 al 24 maggio 2020 il festival di antropologia del contemporaneo Pistoia – Dialoghi sull’uomo, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia, ideato e diretto da Giulia Cogoli.

Tema della XI edizione è: “I linguaggi creano il mondo: voci, suoni e segni per una nuova umanità”.

In programma tre giornate con circa 30 appuntamenti nel centro storico di Pistoia: incontri, dialoghi, letture, proposti con un linguaggio accessibile a tutti e rivolti a un pubblico interessato all’approfondimento e alla ricerca di nuovi strumenti e stimoli per comprendere la realtà di oggi. Antropologi, filosofi, storici, scrittori e pensatori italiani e internazionali saranno chiamati a riflettere sul tema dei linguaggi. La comunicazione, verbale e non solo, è infatti alla base delle società umane, è indispensabile alla loro creazione, è funzionale al loro mantenimento, ne determina i cambiamenti e ne segna profondamente la specificità.

Attraverso la lingua noi definiamo il mondo che ci circonda, lo classifichiamo, lo descriviamo, diamo voce alla nostra fantasia, affermiamo la nostra identità. Il vocabolario che ognuno di noi utilizza è anche l’inventario degli elementi che la propria cultura ha categorizzato per dare senso al mondo in cui vive. Interrogarsi sul rapporto che esiste tra lingua e cultura, significa capire lo sguardo con cui ogni società umana guarda il mondo. A volte le lingue scompaiono, a volte ne nascono di nuove.

«C’è una lingua per comunicare» afferma Giulia Cogoli «Quella che tutti usiamo quotidianamente, c’è la lingua privata – quella dei sentimenti e degli affetti – e la lingua del pubblico, con le sue responsabilità, ma quella stessa lingua può essere modellata, forgiata da abili artigiani come i grandi scrittori e gli artisti hanno saputo e sanno fare, trasformando parole e segni in opere d’arte.

Ci sono le parole dell’odio e le parole dell’amore, perché i linguaggi uniscono o dividono, possono essere tradotti, ma a volte sembrano intraducibili, resta il fatto che non potremmo fare a meno di comunicare, pena la fine della nostra specie».

L’undicesima edizione dei Dialoghi si propone, con la consueta pluralità di voci, di compiere sia un viaggio nella Babele delle lingue, che nelle nuove forme di comunicazione, dalle lingue classiche al linguaggio dei social: come vogliamo e dobbiamo scambiarci idee e sensazioni per continuare a esistere?

Fin dalla prima edizione, Pistoia – Dialoghi sull’uomo ha riservato grande attenzione ai giovani e alle scuole, organizzando incontri per avvicinare i ragazzi al tema della manifestazione.

I cicli di conferenze per le scuole hanno riscosso un successo tale che l’organizzazione ha deciso di aprirli anche al pubblico adulto (con accesso libero previa prenotazione) e di renderli disponibili in streaming.

Il primo incontro del 2020 è in programma martedì 4 febbraio alle ore 11 al Teatro Manzoni, con l’antropologo Adriano Favole, consulente al programma del festival.

La conferenza, dal titolo “Dire e fare il mondo: tra antropologia e linguistica”, verterà principalmente sul rapporto tra società, lingua e cultura e sulla diversità linguistica e culturale tra gli esseri umani.

La lingua trasmette diseguaglianze oltre che informazioni e sapere. Come abbiamo constatato anche negli ultimi tempi, la lingua può esprimere odio in senso profondo, ma è anche uno dei pochi strumenti di condivisione tra gli esseri umani. Gli antropologi hanno lavorato molto sul modo in cui il contatto culturale cambia i sistemi linguistici. L’intervento di Favole fornirà spunti etnografici rispondendo a domande importanti: perché alcune lingue divengono egemoniche? Cosa ha voluto dire nel contesto coloniale l’imposizione di lingue metropolitane a società locali? Esistono lingue globali? I nuovi media sono un pericolo per la diversità linguistica, oppure possono favorire l’uso scritto di alcune lingue a tradizione orale? Come possiamo costruire insieme il mondo del futuro senza perdere l’incredibile ricchezza della diversità linguistica?

L’incontro è visibile in diretta streaming sul sito www.dialoghisulluomo.it. Le classi collegate in streaming potranno inoltre dialogare o porre domande attraverso twitter usando l’hashtag #DialoghiPistoia.

Per prenotazioni personali o di classi: Martina Meloni – dialoghi@comune.pistoia.it – tel. 0573 371 611

 

Delos

I Dialoghi sull’uomo compiono dieci anni

 

Dialoghi sull’uomo si prepara a festeggiare un compleanno importante: la decima edizione del festival di antropologia del contemporaneo, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia, ideato e diretto fin dalla prima edizione da Giulia Cogoli, è in programma dal 24 al 26 maggio 2019.

Nati nel 2010 come progetto di condivisione e approfondimento di taglio antropologico, i Dialoghi – che nell’ultima edizione hanno registrato oltre 30.000 presenze – sono stati animati fin da subito da un forte impegno culturale e civile e dalla volontà di offrire un nuovo modo di fare approfondimento culturale, con contenuti inediti e nuovi sguardi sulle società umane. Un percorso lungo e intenso, premiato da numeri in continua crescita: nelle prime nove edizioni le presenze sono state circa 167.000 (più che triplicate dalla prima edizione); i relatori – italiani e internazionali – 250; gli eventi 249; i volontari più di 3.000; i follower sui social circa 43.000.

Negli anni, al festival si sono affiancate una serie di importanti iniziative di produzione e documentazione culturale: i 13 volumi editi da UTET nella serie Dialoghi sull’uomo, con 19 edizioni e una tiratura di 65.000 copie; un vasto archivio di 252 registrazioni audio e video disponibili sul sito della manifestazione; un canale YouTube dedicato che ha avuto oltre un milione di visualizzazioni; un progetto di divulgazione antropologica per le scuole che ha visto la partecipazione di circa 25.000 giovani; il Premio Internazionale Dialoghi sull’uomo, oggi alla sua terza edizione; 5 mostre con grandi maestri della fotografia che ogni anno completano il percorso del festival.

Inoltre, nel 2018, il festival ha valicato i confini nazionali, organizzando una serie di incontri all’Istituto Italiano di Cultura di Londra e portando all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi la mostra fotografica di Gianni Berengo Gardin ideata appositamente per la manifestazione.

Il tema scelto per il decennale è: Il mestiere di con-vivere: intrecciare vite, storie e destini.

Con-vivere significa “vivere con”, “vivere assieme” rispettandoci e rispettando la Terra su cui ci è dato vivere. Con-vivere è un “mestiere”, nel senso che la società è un luogo di costruzione. In un mondo ogni giorno più segnato da un’accelerazione generale, in cui i rapporti sono sempre più mediati dal digitale e i legami si indeboliscono a causa del venire meno di quelle narrazioni che stanno alla base di ogni comunità, diventa sempre più difficile stabilire un rapporto reciproco, profondo ed egualitario. Un percorso, dunque, di tematiche che si tengono assieme e che compongono, anche grazie ai contributi di alcuni fra i più importanti intellettuali contemporanei, un grande mosaico culturale, fatto di tante tessere, pensieri, approfondimenti, con una forte visione e valenza unitaria. Questo è forse il punto di forza dei Dialoghi: produrre cultura – una cultura della convivenza – e farlo in un percorso ideato e costruito appositamente, sia all’interno del singolo programma di ogni anno, sia nella visione più ampia del decennale.

«Dieci anni fa è sembrato molto innovativo dedicare un festival all’antropologia contemporanea. – commenta Giulia Cogoli – Ma il mondo sta cambiando sotto i nostri occhi, e forse oggi cercare di capire la realtà che ci circonda dall’angolatura antropologica è quanto di più utile si possa proporre. Perché significa rilanciare l’interesse per gli altri, per le altre culture, a cui non ci deve legare solo il rispetto e il dialogo, ma la consapevolezza di essere su un’imbarcazione comune, in un viaggio attorno all’umanità, liberi da quelle zavorre del razzismo e dell’indifferenza che tanto pesano sulla vita quotidiana».

La terza edizione del Premio Internazionale Dialoghi sull’uomo, conferito a una figura del mondo culturale che testimonia la centralità del dialogo per lo sviluppo delle relazioni umane, dopo David Grossman e Wole Soyinka, quest’anno andrà a Vandana Shiva, fisica ed economista indiana, tra i massimi esperti mondiali di ecologia sociale, già premiata con il Right Livelihood Award, premio Nobel alternativo per la Pace, per le sue battaglie a difesa dell’ambiente. Sabato 25 maggio alle 21.15, in piazza del Duomo, Vandana Shiva terrà una lectio dal titolo: Impariamo a condividere il nostro pianeta: è di tutti! Il dialogo permette di imparare a riconoscerci come membri della comunità della Terra, che ha strabilianti capacità e il potenziale per rigenerarsi, nonostante ci si trovi sull’orlo del baratro. Si deve coltivare la speranza, fondata sulla filosofia della Terra intesa come un’unica famiglia, sostiene Vandana Shiva: ce la faremo solo credendo nella capacità di trascendere le divisioni, di pensare, agire e vivere come un’umanità unita, impegnandoci a partecipare in ogni momento alla difesa e alla rigenerazione del tessuto naturale e sociale della vita.

 

Delos

Incontro con il genetista Guido Barbujani

 

“Tutti parenti tutti differenti. Contro la tentazione del razzismo” è il titolo del secondo appuntamento del ciclo di incontri dedicato alle scuole in preparazione alla X edizione del festival Pistoia – Dialoghi sull’uomo, ideato da Giulia Cogoli e promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

Anche questo secondo appuntamento sarà aperto a tutti ad ingresso libero previa prenotazione.

Martedì 26 febbraio, alle ore 11, sul palco del Teatro Manzoni di Pistoia il genetista Guido Barbujani spiegherà al pubblico come il fenomeno delle migrazioni caratterizzi la natura dell’essere umano fin dalle sue origini.

Noi umani siamo sempre stati molto mobili, a partire più o meno da sei milioni di anni fa, quando i nostri antenati sono scesi dagli alberi, segnando un distacco netto con gli altri primati, cioè le altre scimmie. La stazione eretta, lo sviluppo del cervello e tanti prodotti della sua attività fra cui il linguaggio, sono conseguenze di questa prima migrazione, in senso verticale.

Tante altre migrazioni sono seguite, in senso orizzontale nello spazio geografico, documentate nei fossili, nei reperti archeologici e nel DNA.

La nostra specie, Homo sapiens – caratterizzata da uno sviluppo unico della corteccia frontale, la regione del cervello che si attiva quando vengono apprese nuove regole ed esperienze –, compare in Africa 190mila anni fa e da qui parte, forse 100mila anni fa, per diffondersi in tutti i continenti. «Raggiunge l’Australia 45mila anni fa» spiega Guido Barbujani «l’Europa poco dopo; si spinge nelle Americhe 20mila anni fa (e ci arriva a piedi, perché all’epoca il livello del mare era più basso), mentre per colonizzare l’Oceania bisognerà aspettare che si sviluppi l’arte di andar per mare, e ci vorrà qualche millennio.»

Durante gran parte della sua storia, la nostra specie è stata nomade. Abbiamo imparato a coltivare i campi solo 10mila anni fa, e solo allora abbiamo cominciato a costruire villaggi e poi città, e a risiedere stabilmente in un posto. Prima, l’umanità era in continuo movimento, inseguendo gli animali per la caccia, raccogliendo i frutti spontanei della terra, e scappando quando qualche evento naturale rendeva difficile la vita.

È sempre stato così, ed è ancora così: si migra perché si deve o perché si vuole. Via dalla miseria e dal sottosviluppo (ieri gli europei verso le Americhe, oggi tanti verso l’Europa e il nord America, per non parlare degli enormi fenomeni di migrazione interna che interessano l’Africa e la Cina), oppure via in cerca di migliori opportunità (studenti e docenti di tutto il mondo fin dal medioevo).

«Oggi le gigantesche disuguaglianze economiche e sociali hanno solo amplificato un fenomeno, la migrazione, che esiste da sempre» afferma Guido Barbujani «È un fenomeno che non si può sperare di interrompere finché resterà così grande la sproporzione fra le condizioni di vita del nord sviluppato e del sud del mondo. Ma è un fenomeno che si può e si deve gestire, come si è sempre cercato di fare, trovando la maniera di far convivere gente che porta culture e abitudini diverse, e naturalmente pregiudizi diversi sugli altri, duri a morire.»

Il percorso di avvicinamento al tema scelto per il decennale dei Dialoghi, “Il mestiere di con-vivere: intrecciare vite, storie e destini”, aperto il 30 gennaio dall’antropologo Marco Aime, si concluderà martedì 2 aprile con lo storico Carlo Greppi, che terrà la lezione: “La frontiera come luogo di incontro”.

Guido Barbujani è nato nel 1955. Attualmente è professore di Genetica all’Università di Ferrara dove si occupa di genetica delle popolazioni e di biologia evoluzionistica. Collabora con il Sole24ore.

Fra i suoi libri ricordiamo: Dilettanti (Marsilio, 1994; Sironi, 2004); Questione di razza (Mondadori, 2003); L’invenzione delle razze (Bompiani, 2006); Europei senza se e senza ma (Bompiani, 2008); Sono razzista, ma sto cercando di smettere (con Pietro Cheli, Laterza, 2008); Lascia stare i santi. Una storia di reliquie e di scienziati (Einaudi, 2014); Contro il razzismo (con Marco Aime, Federico Faloppa e Clelia Bartoli, Einaudi, 2016); Gli africani siamo noi (Laterza, 2016), Il giro del mondo in sei milioni di anni (con Andrea Brunelli, Il Mulino, 2018) e Tutto il resto è provvisorio (Bompiani, 2018).

 

Delos (anche per la fotografia)

I Dialoghi tagliano il traguardo dei dieci anni, a Pistoia dal 24 al 26 maggio

ph Laura Pietra

Dopo il successo della scorsa edizione con oltre 30.000 presenze, il festival di antropologia del contemporaneo Pistoia – Dialoghi sull’uomo, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia, si prepara a festeggiare un compleanno importante: la decima edizione, che si terrà a Pistoia dal 24 al 26 maggio 2019.

La direttrice Giulia Cogoli, che firma il programma sin dalla prima edizione, ha scelto per il 2019 il tema: “Il mestiere di con-vivere: intrecciare vite, storie e destini”.

Con-vivere significa “vivere con”, vivere assieme nel rispetto dell’altro. Come e perché noi umani stiamo insieme? Come ci rapportiamo con gli altri esseri viventi e, più in generale, con il mondo in cui ci è dato vivere, con gli animali e la natura?

Proporre il tema convivenza significa evocare la questione dell’essere umano nella sua completezza e nell’accezione aristotelica di animale politico. Significa riflettere su come si forma il legame sociale e sul rapporto tra convivenza e conflitto, analizzare come altre società e altre epoche hanno organizzato e realizzato la convivenza. Significa inoltre parlare della famiglia, nucleo basilare della società, dei suoi modelli e della sua evoluzione.

Con-vivere è un “mestiere”, nel senso che la società è un ambito di costruzione, non un approdo naturale dell’essere umano. In una società ogni giorno più segnata da un’accelerazione generale, in cui i rapporti sono costantemente mediati dal digitale, diventa sempre più difficile dialogare in modo profondo ed egualitario.

«Riflettere sui linguaggi e sulle pratiche del vivere insieme, vuole essere anche un modo per valorizzare e riprendere il percorso decennale che i Dialoghi hanno compiuto – afferma Giulia Cogoli – Un percorso di tematiche che si tengono assieme e che compongo, anche grazie ai contributi di alcuni fra i più importanti intellettuali contemporanei, un grande mosaico culturale, fatto di tante tessere, pensieri, approfondimenti, con una forte visione e valenza unitaria. Questo è forse il punto di eccellenza e di forza dei Dialoghi: produrre cultura – una cultura della convivenza – e farlo in un percorso ideato e costruito appositamente, sia all’interno del singolo programma di ogni anno, sia nella visione più ampia del decennale».

Nati nel 2010, i Dialoghi sono stati animati fin da subito dalla volontà di offrire un nuovo modo di fare approfondimento culturale, con contenuti inediti e nuovi sguardi sulle società umane. Un percorso lungo e intenso, premiato da numeri in continua crescita: nelle prime nove edizioni le presenze sono state 167.000; i relatori – italiani e internazionali – 250; i volontari più di 3.000.

Negli anni, al festival si sono affiancate una serie di iniziative di produzione e documentazione culturale: dai volumi editi da UTET nella serie Dialoghi sull’uomo (dodici titoli già pubblicati e due in arrivo nel 2019), a un vasto archivio di registrazioni audio e video che sul canale YouTube dedicato ha raggiunto le 800.000 visualizzazioni; dal Premio Internazionale Dialoghi sull’uomo a mostre con grandi nomi della fotografia che ogni anno completano il percorso del festival.

Nel 2018, il festival ha valicato i confini nazionali, organizzando un ciclo di incontri all’Istituto Italiano di Cultura di Londra e portando all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi la mostra di Gianni Berengo Gardin ideata appositamente per i Dialoghi.

I Dialoghi hanno sempre dedicato grande attenzione ai giovani e fin dalla prima edizione, per avvicinare gli studenti al tema del festival, organizzano un ciclo di incontri per le scuole: un vero e proprio mini corso di antropologia culturale, che in nove anni ha coinvolto circa 20.000 giovani di tutt’Italia.

Dopo la lezione di oggi, ancora due le lezioni in programma, al Teatro Manzoni di Pistoia, fruibili anche in diretta streaming:

il 26 febbraio il genetista Guido Barbujani parlerà di: “Tutti parenti tutti differenti. Contro la tentazione del razzismo, la verità spiegata dalla scienza”;

il 2 aprile lo storico Carlo Greppi terrà la lezione: “La frontiera come luogo di incontro”.

Delos

 

Dialoghi sull’uomo

Si terrà da venerdì 25 a domenica 27 maggio la nona edizione di Pistoia – Dialoghi sull’uomo, festival di antropologia del contemporaneo promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia, ideato e diretto da Giulia Cogoli.

“Rompere le regole: creatività e cambiamento” è il tema del 2018, sul quale verteranno i 26 incontri con antropologi, filosofi, storici, scrittori e pensatori italiani e internazionali, chiamati a riflettere su cosa abbia fatto evolvere la civiltà umana, quale sia il motore che spinge costantemente l’essere umano al cambiamento e quanto sia importante rompere le regole per rinnovarsi. La creolitudine, il meticciato, gli incroci e le ibridazioni culturali sono stati da sempre occasione di forte impulso creativo: in un momento storico caratterizzato da imponenti flussi migratori e da una globalizzazione pervasiva, l’antropologia può offrire una diversa angolatura dalla quale riflettere su cosa sia oggi la creatività e quali siano le sue leve, per sopravvivere o semplicemente per vivere meglio.

Il festival è animato, fin dalla sua prima edizione, da un forte impegno culturale e civile e dalla volontà di offrire un nuovo modo di fare approfondimento culturale, con contenuti inediti e nuovi sguardi sulle società umane. I dialoghi sono quelli tra i relatori, quelli con il pubblico e quelli tra le diverse discipline, perché dialogare è fondamentale per meglio capire, conoscere e confrontarsi. Sono stati anni di grande riconoscimento e attenzione da parte del pubblico – di tutte le età e proveniente da tutt’Italia – che è triplicato dalla prima edizione e che nel solo 2017 è cresciuto del 38%.

In nove anni il centro storico di Pistoia ha accolto circa 250 appuntamenti culturali tra conferenze, spettacoli, incontri con relatori italiani e internazionali.

Inoltre, negli anni, al festival si sono affiancate una serie di importanti iniziative di produzione e documentazione culturale: una collana di volumi editi da UTET, un vasto archivio di registrazioni audio e video (che sul canale Youtube dei Dialoghi ha raggiunto il mezzo milione di visualizzazioni), un progetto di divulgazione antropologica per le scuole che ha visto la partecipazione di circa 20.000 giovani, e una serie di mostre con grandi firme della fotografia che ogni anno completano il percorso del festival.

Torna con la seconda edizione il Premio Internazionale Dialoghi sull’uomo, conferito a una figura del mondo culturale che con il proprio pensiero e la propria opera abbia testimoniato la centralità del dialogo per lo sviluppo delle relazioni umane. Quest’anno vede vincitore lo scrittore africano Wole Soyinka, Premio Nobel per la Letteratura 1986. Soyinka – che nell’intera sua opera ha spiegato come la vitalità e la spiritualità africane potrebbero aiutarci ad affrontare un presente sempre più difficile – è la guida perfetta per accompagnarci verso un incontro che deve avvenire, per la salvezza della nostra specie e per fronteggiare il flusso migratorio a cui assistiamo oggi. Sabato 26 maggio in piazza del Duomo una serata sulla grande letteratura: Wole Soyinka, in un dialogo con l’antropologo Marco Aime, indicherà come recuperare valori forti attraverso il riconoscimento reciproco, conoscersi e dialogare è necessario: occorre abbandonare vecchi pregiudizi e guardarsi negli occhi. Come diceva Plinio Il Vecchio: ex Africa semper aliquid novi, dall’Africa ci arriva sempre qualcosa di nuovo.

 

Delors (fotografia di Laura Pietra)