I Dialoghi sull’uomo compiono dieci anni

 

Dialoghi sull’uomo si prepara a festeggiare un compleanno importante: la decima edizione del festival di antropologia del contemporaneo, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia, ideato e diretto fin dalla prima edizione da Giulia Cogoli, è in programma dal 24 al 26 maggio 2019.

Nati nel 2010 come progetto di condivisione e approfondimento di taglio antropologico, i Dialoghi – che nell’ultima edizione hanno registrato oltre 30.000 presenze – sono stati animati fin da subito da un forte impegno culturale e civile e dalla volontà di offrire un nuovo modo di fare approfondimento culturale, con contenuti inediti e nuovi sguardi sulle società umane. Un percorso lungo e intenso, premiato da numeri in continua crescita: nelle prime nove edizioni le presenze sono state circa 167.000 (più che triplicate dalla prima edizione); i relatori – italiani e internazionali – 250; gli eventi 249; i volontari più di 3.000; i follower sui social circa 43.000.

Negli anni, al festival si sono affiancate una serie di importanti iniziative di produzione e documentazione culturale: i 13 volumi editi da UTET nella serie Dialoghi sull’uomo, con 19 edizioni e una tiratura di 65.000 copie; un vasto archivio di 252 registrazioni audio e video disponibili sul sito della manifestazione; un canale YouTube dedicato che ha avuto oltre un milione di visualizzazioni; un progetto di divulgazione antropologica per le scuole che ha visto la partecipazione di circa 25.000 giovani; il Premio Internazionale Dialoghi sull’uomo, oggi alla sua terza edizione; 5 mostre con grandi maestri della fotografia che ogni anno completano il percorso del festival.

Inoltre, nel 2018, il festival ha valicato i confini nazionali, organizzando una serie di incontri all’Istituto Italiano di Cultura di Londra e portando all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi la mostra fotografica di Gianni Berengo Gardin ideata appositamente per la manifestazione.

Il tema scelto per il decennale è: Il mestiere di con-vivere: intrecciare vite, storie e destini.

Con-vivere significa “vivere con”, “vivere assieme” rispettandoci e rispettando la Terra su cui ci è dato vivere. Con-vivere è un “mestiere”, nel senso che la società è un luogo di costruzione. In un mondo ogni giorno più segnato da un’accelerazione generale, in cui i rapporti sono sempre più mediati dal digitale e i legami si indeboliscono a causa del venire meno di quelle narrazioni che stanno alla base di ogni comunità, diventa sempre più difficile stabilire un rapporto reciproco, profondo ed egualitario. Un percorso, dunque, di tematiche che si tengono assieme e che compongono, anche grazie ai contributi di alcuni fra i più importanti intellettuali contemporanei, un grande mosaico culturale, fatto di tante tessere, pensieri, approfondimenti, con una forte visione e valenza unitaria. Questo è forse il punto di forza dei Dialoghi: produrre cultura – una cultura della convivenza – e farlo in un percorso ideato e costruito appositamente, sia all’interno del singolo programma di ogni anno, sia nella visione più ampia del decennale.

«Dieci anni fa è sembrato molto innovativo dedicare un festival all’antropologia contemporanea. – commenta Giulia Cogoli – Ma il mondo sta cambiando sotto i nostri occhi, e forse oggi cercare di capire la realtà che ci circonda dall’angolatura antropologica è quanto di più utile si possa proporre. Perché significa rilanciare l’interesse per gli altri, per le altre culture, a cui non ci deve legare solo il rispetto e il dialogo, ma la consapevolezza di essere su un’imbarcazione comune, in un viaggio attorno all’umanità, liberi da quelle zavorre del razzismo e dell’indifferenza che tanto pesano sulla vita quotidiana».

La terza edizione del Premio Internazionale Dialoghi sull’uomo, conferito a una figura del mondo culturale che testimonia la centralità del dialogo per lo sviluppo delle relazioni umane, dopo David Grossman e Wole Soyinka, quest’anno andrà a Vandana Shiva, fisica ed economista indiana, tra i massimi esperti mondiali di ecologia sociale, già premiata con il Right Livelihood Award, premio Nobel alternativo per la Pace, per le sue battaglie a difesa dell’ambiente. Sabato 25 maggio alle 21.15, in piazza del Duomo, Vandana Shiva terrà una lectio dal titolo: Impariamo a condividere il nostro pianeta: è di tutti! Il dialogo permette di imparare a riconoscerci come membri della comunità della Terra, che ha strabilianti capacità e il potenziale per rigenerarsi, nonostante ci si trovi sull’orlo del baratro. Si deve coltivare la speranza, fondata sulla filosofia della Terra intesa come un’unica famiglia, sostiene Vandana Shiva: ce la faremo solo credendo nella capacità di trascendere le divisioni, di pensare, agire e vivere come un’umanità unita, impegnandoci a partecipare in ogni momento alla difesa e alla rigenerazione del tessuto naturale e sociale della vita.

 

Delos

Incontro con il genetista Guido Barbujani

 

“Tutti parenti tutti differenti. Contro la tentazione del razzismo” è il titolo del secondo appuntamento del ciclo di incontri dedicato alle scuole in preparazione alla X edizione del festival Pistoia – Dialoghi sull’uomo, ideato da Giulia Cogoli e promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia.

Anche questo secondo appuntamento sarà aperto a tutti ad ingresso libero previa prenotazione.

Martedì 26 febbraio, alle ore 11, sul palco del Teatro Manzoni di Pistoia il genetista Guido Barbujani spiegherà al pubblico come il fenomeno delle migrazioni caratterizzi la natura dell’essere umano fin dalle sue origini.

Noi umani siamo sempre stati molto mobili, a partire più o meno da sei milioni di anni fa, quando i nostri antenati sono scesi dagli alberi, segnando un distacco netto con gli altri primati, cioè le altre scimmie. La stazione eretta, lo sviluppo del cervello e tanti prodotti della sua attività fra cui il linguaggio, sono conseguenze di questa prima migrazione, in senso verticale.

Tante altre migrazioni sono seguite, in senso orizzontale nello spazio geografico, documentate nei fossili, nei reperti archeologici e nel DNA.

La nostra specie, Homo sapiens – caratterizzata da uno sviluppo unico della corteccia frontale, la regione del cervello che si attiva quando vengono apprese nuove regole ed esperienze –, compare in Africa 190mila anni fa e da qui parte, forse 100mila anni fa, per diffondersi in tutti i continenti. «Raggiunge l’Australia 45mila anni fa» spiega Guido Barbujani «l’Europa poco dopo; si spinge nelle Americhe 20mila anni fa (e ci arriva a piedi, perché all’epoca il livello del mare era più basso), mentre per colonizzare l’Oceania bisognerà aspettare che si sviluppi l’arte di andar per mare, e ci vorrà qualche millennio.»

Durante gran parte della sua storia, la nostra specie è stata nomade. Abbiamo imparato a coltivare i campi solo 10mila anni fa, e solo allora abbiamo cominciato a costruire villaggi e poi città, e a risiedere stabilmente in un posto. Prima, l’umanità era in continuo movimento, inseguendo gli animali per la caccia, raccogliendo i frutti spontanei della terra, e scappando quando qualche evento naturale rendeva difficile la vita.

È sempre stato così, ed è ancora così: si migra perché si deve o perché si vuole. Via dalla miseria e dal sottosviluppo (ieri gli europei verso le Americhe, oggi tanti verso l’Europa e il nord America, per non parlare degli enormi fenomeni di migrazione interna che interessano l’Africa e la Cina), oppure via in cerca di migliori opportunità (studenti e docenti di tutto il mondo fin dal medioevo).

«Oggi le gigantesche disuguaglianze economiche e sociali hanno solo amplificato un fenomeno, la migrazione, che esiste da sempre» afferma Guido Barbujani «È un fenomeno che non si può sperare di interrompere finché resterà così grande la sproporzione fra le condizioni di vita del nord sviluppato e del sud del mondo. Ma è un fenomeno che si può e si deve gestire, come si è sempre cercato di fare, trovando la maniera di far convivere gente che porta culture e abitudini diverse, e naturalmente pregiudizi diversi sugli altri, duri a morire.»

Il percorso di avvicinamento al tema scelto per il decennale dei Dialoghi, “Il mestiere di con-vivere: intrecciare vite, storie e destini”, aperto il 30 gennaio dall’antropologo Marco Aime, si concluderà martedì 2 aprile con lo storico Carlo Greppi, che terrà la lezione: “La frontiera come luogo di incontro”.

Guido Barbujani è nato nel 1955. Attualmente è professore di Genetica all’Università di Ferrara dove si occupa di genetica delle popolazioni e di biologia evoluzionistica. Collabora con il Sole24ore.

Fra i suoi libri ricordiamo: Dilettanti (Marsilio, 1994; Sironi, 2004); Questione di razza (Mondadori, 2003); L’invenzione delle razze (Bompiani, 2006); Europei senza se e senza ma (Bompiani, 2008); Sono razzista, ma sto cercando di smettere (con Pietro Cheli, Laterza, 2008); Lascia stare i santi. Una storia di reliquie e di scienziati (Einaudi, 2014); Contro il razzismo (con Marco Aime, Federico Faloppa e Clelia Bartoli, Einaudi, 2016); Gli africani siamo noi (Laterza, 2016), Il giro del mondo in sei milioni di anni (con Andrea Brunelli, Il Mulino, 2018) e Tutto il resto è provvisorio (Bompiani, 2018).

 

Delos (anche per la fotografia)

I Dialoghi tagliano il traguardo dei dieci anni, a Pistoia dal 24 al 26 maggio

ph Laura Pietra

Dopo il successo della scorsa edizione con oltre 30.000 presenze, il festival di antropologia del contemporaneo Pistoia – Dialoghi sull’uomo, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia, si prepara a festeggiare un compleanno importante: la decima edizione, che si terrà a Pistoia dal 24 al 26 maggio 2019.

La direttrice Giulia Cogoli, che firma il programma sin dalla prima edizione, ha scelto per il 2019 il tema: “Il mestiere di con-vivere: intrecciare vite, storie e destini”.

Con-vivere significa “vivere con”, vivere assieme nel rispetto dell’altro. Come e perché noi umani stiamo insieme? Come ci rapportiamo con gli altri esseri viventi e, più in generale, con il mondo in cui ci è dato vivere, con gli animali e la natura?

Proporre il tema convivenza significa evocare la questione dell’essere umano nella sua completezza e nell’accezione aristotelica di animale politico. Significa riflettere su come si forma il legame sociale e sul rapporto tra convivenza e conflitto, analizzare come altre società e altre epoche hanno organizzato e realizzato la convivenza. Significa inoltre parlare della famiglia, nucleo basilare della società, dei suoi modelli e della sua evoluzione.

Con-vivere è un “mestiere”, nel senso che la società è un ambito di costruzione, non un approdo naturale dell’essere umano. In una società ogni giorno più segnata da un’accelerazione generale, in cui i rapporti sono costantemente mediati dal digitale, diventa sempre più difficile dialogare in modo profondo ed egualitario.

«Riflettere sui linguaggi e sulle pratiche del vivere insieme, vuole essere anche un modo per valorizzare e riprendere il percorso decennale che i Dialoghi hanno compiuto – afferma Giulia Cogoli – Un percorso di tematiche che si tengono assieme e che compongo, anche grazie ai contributi di alcuni fra i più importanti intellettuali contemporanei, un grande mosaico culturale, fatto di tante tessere, pensieri, approfondimenti, con una forte visione e valenza unitaria. Questo è forse il punto di eccellenza e di forza dei Dialoghi: produrre cultura – una cultura della convivenza – e farlo in un percorso ideato e costruito appositamente, sia all’interno del singolo programma di ogni anno, sia nella visione più ampia del decennale».

Nati nel 2010, i Dialoghi sono stati animati fin da subito dalla volontà di offrire un nuovo modo di fare approfondimento culturale, con contenuti inediti e nuovi sguardi sulle società umane. Un percorso lungo e intenso, premiato da numeri in continua crescita: nelle prime nove edizioni le presenze sono state 167.000; i relatori – italiani e internazionali – 250; i volontari più di 3.000.

Negli anni, al festival si sono affiancate una serie di iniziative di produzione e documentazione culturale: dai volumi editi da UTET nella serie Dialoghi sull’uomo (dodici titoli già pubblicati e due in arrivo nel 2019), a un vasto archivio di registrazioni audio e video che sul canale YouTube dedicato ha raggiunto le 800.000 visualizzazioni; dal Premio Internazionale Dialoghi sull’uomo a mostre con grandi nomi della fotografia che ogni anno completano il percorso del festival.

Nel 2018, il festival ha valicato i confini nazionali, organizzando un ciclo di incontri all’Istituto Italiano di Cultura di Londra e portando all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi la mostra di Gianni Berengo Gardin ideata appositamente per i Dialoghi.

I Dialoghi hanno sempre dedicato grande attenzione ai giovani e fin dalla prima edizione, per avvicinare gli studenti al tema del festival, organizzano un ciclo di incontri per le scuole: un vero e proprio mini corso di antropologia culturale, che in nove anni ha coinvolto circa 20.000 giovani di tutt’Italia.

Dopo la lezione di oggi, ancora due le lezioni in programma, al Teatro Manzoni di Pistoia, fruibili anche in diretta streaming:

il 26 febbraio il genetista Guido Barbujani parlerà di: “Tutti parenti tutti differenti. Contro la tentazione del razzismo, la verità spiegata dalla scienza”;

il 2 aprile lo storico Carlo Greppi terrà la lezione: “La frontiera come luogo di incontro”.

Delos

 

Dialoghi sull’uomo

Si terrà da venerdì 25 a domenica 27 maggio la nona edizione di Pistoia – Dialoghi sull’uomo, festival di antropologia del contemporaneo promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia, ideato e diretto da Giulia Cogoli.

“Rompere le regole: creatività e cambiamento” è il tema del 2018, sul quale verteranno i 26 incontri con antropologi, filosofi, storici, scrittori e pensatori italiani e internazionali, chiamati a riflettere su cosa abbia fatto evolvere la civiltà umana, quale sia il motore che spinge costantemente l’essere umano al cambiamento e quanto sia importante rompere le regole per rinnovarsi. La creolitudine, il meticciato, gli incroci e le ibridazioni culturali sono stati da sempre occasione di forte impulso creativo: in un momento storico caratterizzato da imponenti flussi migratori e da una globalizzazione pervasiva, l’antropologia può offrire una diversa angolatura dalla quale riflettere su cosa sia oggi la creatività e quali siano le sue leve, per sopravvivere o semplicemente per vivere meglio.

Il festival è animato, fin dalla sua prima edizione, da un forte impegno culturale e civile e dalla volontà di offrire un nuovo modo di fare approfondimento culturale, con contenuti inediti e nuovi sguardi sulle società umane. I dialoghi sono quelli tra i relatori, quelli con il pubblico e quelli tra le diverse discipline, perché dialogare è fondamentale per meglio capire, conoscere e confrontarsi. Sono stati anni di grande riconoscimento e attenzione da parte del pubblico – di tutte le età e proveniente da tutt’Italia – che è triplicato dalla prima edizione e che nel solo 2017 è cresciuto del 38%.

In nove anni il centro storico di Pistoia ha accolto circa 250 appuntamenti culturali tra conferenze, spettacoli, incontri con relatori italiani e internazionali.

Inoltre, negli anni, al festival si sono affiancate una serie di importanti iniziative di produzione e documentazione culturale: una collana di volumi editi da UTET, un vasto archivio di registrazioni audio e video (che sul canale Youtube dei Dialoghi ha raggiunto il mezzo milione di visualizzazioni), un progetto di divulgazione antropologica per le scuole che ha visto la partecipazione di circa 20.000 giovani, e una serie di mostre con grandi firme della fotografia che ogni anno completano il percorso del festival.

Torna con la seconda edizione il Premio Internazionale Dialoghi sull’uomo, conferito a una figura del mondo culturale che con il proprio pensiero e la propria opera abbia testimoniato la centralità del dialogo per lo sviluppo delle relazioni umane. Quest’anno vede vincitore lo scrittore africano Wole Soyinka, Premio Nobel per la Letteratura 1986. Soyinka – che nell’intera sua opera ha spiegato come la vitalità e la spiritualità africane potrebbero aiutarci ad affrontare un presente sempre più difficile – è la guida perfetta per accompagnarci verso un incontro che deve avvenire, per la salvezza della nostra specie e per fronteggiare il flusso migratorio a cui assistiamo oggi. Sabato 26 maggio in piazza del Duomo una serata sulla grande letteratura: Wole Soyinka, in un dialogo con l’antropologo Marco Aime, indicherà come recuperare valori forti attraverso il riconoscimento reciproco, conoscersi e dialogare è necessario: occorre abbandonare vecchi pregiudizi e guardarsi negli occhi. Come diceva Plinio Il Vecchio: ex Africa semper aliquid novi, dall’Africa ci arriva sempre qualcosa di nuovo.

 

Delors (fotografia di Laura Pietra)

 

 

 

Pistoia – Dialoghi sull’uomo. Ottava edizione

Dopo il successo della scorsa edizione con 20.000 presenze, si terrà da venerdì 26 a domenica 28 maggio l’ottava edizione di Pistoia – Dialoghi sull’uomo, festival di antropologia del contemporaneo promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia, ideato e diretto da Giulia Cogoli.

“La cultura ci rende umani. Movimenti, diversità e scambi” è il tema del 2017, che richiama la nomina della città toscana a Capitale Italiana della Cultura: un anno speciale, che il festival festeggia con 25 incontri di profilo internazionale, rivolti a un pubblico intergenerazionale, sempre alla ricerca di nuovi strumenti per comprendere la realtà di oggi.

“La declinazione plurale del concetto di cultura rappresenta non solo la principale acquisizione teorica dell’antropologia culturale, ma anche una delle grandi rivoluzioni conoscitive del Novecento”, dichiara Giulia Cogoli. “La messa a fuoco del concetto antropologico di cultura ha di fatto aperto la strada alla decostruzione della nozione di razza, permettendoci di guardare all’intera umanità da una prospettiva unitaria”.

I Dialoghi offrono da otto anni un nuovo modo di fare approfondimento culturale, sia per il taglio antropologico che per primi hanno adottato, sia per la produzione di contenuti culturali. L’impegno costante ha permesso di offrire al pubblico in questi oltre 200 appuntamenti culturali con 215 relatori italiani e internazionali, un progetto di divulgazione antropologica per le scuole che ha raggiunto circa 15.000 studenti, quattro grandi mostre fotografiche, una serie di libri edita da UTET, un vasto archivio di registrazioni audio e video disponibili sul sito del festival – da quest’anno mobile friendly e totalmente rinnovato nella veste grafica.

Novità di questa edizione è la nascita del Premio Internazionale Dialoghi sull’uomo, conferito a una figura del mondo culturale che con il proprio pensiero e la propria opera abbia testimoniato la centralità del dialogo per lo sviluppo delle relazioni umane. Vincitore di questa prima edizione è l’autore israeliano David Grossman. Sabato 27 in piazza del Duomo Grossman, in un dialogo con lo scrittore Paolo Di Paolo, racconta del suo lavoro letterario e del suo costante impegno nella ricerca di una soluzione pacifica della questione mediorientale. “La voglia di distruzione è grande. C’è una tentazione di intensificare lo scontro, ma io so che solo il dialogo ha la capacità di cambiare la gente”, afferma Grossman. “E il libro è dialogo, è il potere del dialogo”.

Il programma di incontri

venerdì 26

Apre il festival la lezione inaugurale “Cieli d’Europa. Cultura, creatività, uguaglianza” di Salvatore Settis. Le distruzioni intenzionali di opere d’arte, l’incuria che affligge monumenti e paesaggi, il declino delle città storiche e il diffondersi dei ghetti urbani sono segnali di una crisi che non è solo economica e politica, ma culturale. L’esercizio creativo del pensiero critico è la sola cosa che può consentirci di comprendere i processi in corso oggi nel mondo: questa è la tesi proposta da Settis anche nel volume Cieli d’Europa, edito da UTET per la serie dei libri Dialoghi sull’uomo a fine maggio.

Il fisico del CERN Guido Tonelli, uno dei protagonisti della scoperta del bosone di Higgs, ci parla dell’importanza della cultura e ricerca scientifica e delle nuove sfide che la scienza sta affrontando a

partire dallo studio dalle nostre origini. Fare un viaggio all’indietro nel tempo verso il “non-luogo” da cui è nato il tutto è utile per cercare di capire quella singolarità che ha dato origine alla meraviglia che ci circonda e per raccogliere indizi sulla sua fine.

Partendo dalla sua personale esperienza di allievo del poeta Biagio Marin e poi di insegnante, lo scrittore Claudio Magris affronta il tema dello speciale rapporto che intercorre tra maestro e allievo e che fin dall’antichità – come dimostrano i grandi esempi della letteratura – ha permesso la trasmissione di conoscenza e il riconoscimento tra le due figure.

sabato 27

A tavola siamo tutti mescolati almeno da qualche millennio: lo dimostra la storia delle culture e delle colture mediterranee, alimentata da continui scambi. La gastronomia è frutto di migrazioni, mescolanze e prestiti, osservano gli antropologi Elisabetta Moro e Marino Niola. In questo scenario la dieta mediterranea rappresenta una ricetta per vivere e mangiare insieme, fatta soprattutto di valori etici e sociali: una prova generale dell’umanità di domani.

Lo scrittore Edoardo Albinati, che da oltre vent’anni insegna nel penitenziario di Rebibbia, è testimone di come la cultura possa intervenire in situazioni di degrado sociale, creando una diversa consapevolezza e l’apertura di nuove possibilità. Questo è il senso del fare lezione in una situazione di emergenza, che poi è quella dell’intera scuola italiana.

A cosa serve la cultura oggi? Risponde a questo interrogativo la filosofa Michela Marzano: la cultura è il solo antidoto quando si affievolisce la capacità critica e ci si appiattisce sulle ideologie dominanti. Avere capacità critica significa anche avere il coraggio di pensare in maniera autonoma, senza cedere ai processi globali che “producono cultura”, esattamente come si producono le merci.

L’epoca digitale nella quale viviamo sembra stia sostituendo alla fotografia l’immagine, più superficiale e meno necessaria. Gianni Berengo Gardin, maestro della fotografia italiana, riflette su quale sia il senso del lavoro del fotografo oggi, in un dialogo con l’editore e curatore Roberto Koch: si avverte più che mai la necessità di un tempo lento, approfondito, diverso da quello tumultuoso che porta a realizzare scatti a valanga, a riempire i social di selfie, a guardare e dimenticare immediatamente migliaia di immagini.

Secondo lo storico francese Serge Gruzinski è la storia, più che la cultura, a renderci umani. Ma quale storia? Quella globale, delle migrazioni e spostamenti fra i continenti, la storia dei meticciati e delle contaminazioni di idee, di cose, di tecnologie e di religioni: una storia in grado di far dialogare criticamente passato e presente.

“Si nasce o si diventa? Come orientarsi tra generi e identità” è il titolo dell’incontro dello psichiatra e psicanalista Vittorio Lingiardi. L’orientamento sessuale è figlio dell’educazione e delle interazioni sociali, il risultato di peculiari relazioni primarie, conseguenza di un’esperienza traumatica, o dipende da geni e ormoni? È una domanda sbagliata secondo Lingiardi, perché determinata da pregiudizi che fanno dimenticare come la vita sia, in realtà, fatta di sfumature.

La tendenza della natura umana al fanatismo scatena il contrarsi del sapere sul passato in un credo univoco e trasforma i dati relativi della storia in assoluti ideologici, in un’ansia di purificazione della loro molteplicità, ambiguità, ibridità. La verità è che l’Occidente sembra non avere più passato, afferma Silvia Ronchey, ma come scriveva George Orwell, chi controlla il passato, controlla il presente.

La cultura si è rivelata nella storia dell’uomo uno straordinario strumento di evoluzione, ma quali sono i suoi limiti? Fino a che punto è lecito per l’essere umano trasformare la biologia e l’ambiente in cui è immerso? L’antropologo Adriano Favole rammenta come il mito di Prometeo metteva in guardia sui rischi della hybris, dell’arroganza delle tecniche: si tratta di un tema oggi molto attuale, per esempio nel campo delle leggi che regolano la vita del nostro pianeta, al punto da trasformare il suo clima, o delle tecnologie genetiche.

L’antropologo Marco Aime e il genetista Guido Barbujani dialogano sui processi dell’evoluzione umana. Il lungo cammino degli umani, i loro continui spostamenti, gli incontri, gli scambi hanno portato a una mescolanza genetica e culturale tale che non esistono più razze o culture pure, contrariamente a quanto vogliono far credere costruzioni identitarie che rievocano il mito della purezza.

domenica 28

“Cultura e scuola: sinonimi o contrari?” è il titolo dell’incontro della scrittrice Paola Mastrocola, che si interroga sulle parole della “nuova scuola” – percorsi formativi, piano per la scuola digitale, certificazione delle competenze, alternanza scuola-lavoro… – chiedendosi se esse hanno ancora a che fare con l’idea classica di “cultura”. Che cosa vogliamo salvare o buttare, e in nome di quale modernità?

L’antropologo francese Jean-Loup Amselle indaga il destino del format “museo” come forma di narrazione culturale, partendo dal Louvre di Abu Dhabi di prossima apertura. Il primo museo universale del XXI secolo nel mondo arabo, concepito come prodotto artistico secondo il modello occidentale, dovrà dialogare con le opere che vi saranno esposte. Questo nuovo rapporto che si viene a creare tra “contenitore” e “contenuto”, appartenenti a due culture differenti, è un inedito problema dell’epoca contemporanea.

La cultura è intrattenimento, istruzione, strumento di promozione personale e sociale, ma è anche un business. Donald Sassoon, massimo storico dei processi culturali, guida il pubblico in un viaggio attraverso i velocissimi cambiamenti dei consumi culturali degli ultimi due secoli, in cui il sapere è diventato prodotto di massa.

Una delle massime esperte di antropologia culturale, Amalia Signorelli, declina il concetto di “cultura popolare” nelle sue espressioni più attuali: la cultura televisiva, la cultura di massa, la cultura che nasce dalle esperienze dei mondi virtuali, la cultura delle reti e dei social, per arrivare a comprendere qual è oggi e quale ruolo occupa nella nostra società la cultura popolare.

L’etno-antropologo Stefano Allovio ripercorre la nostra storia evolutiva, evidenziando come vi si possa ritrovare la forza della cultura nel costruire umanità. Come scriveva Pico della Mirandola nel XV secolo, l’essere umano è uno straordinario plasmatore e scultore di se stesso.

John Eskenazi, uno dei maggiori studiosi dell’arte dell’Asia meridionale, mette a confronto le figure del Buddha e di Alessandro Magno. Questo fortunoso incrocio sarà l’inizio di un innesto riuscitissimo di civiltà, religione, cultura, arte e commerci. Una straordinaria commistione di idee e stili, raccontata attraverso le immagini dell’arte Gandhara, che nasce dall’arte ellenistico-romana, assorbe influenze medio orientali e centro asiatiche, e finisce per determinare l’immagine del Buddha alla guisa di un imperatore romano.

Il festival, che si è aperto con una conferenza sulla centralità della memoria culturale “plurale”, si chiude con uno sguardo sul futuro che ci attende. In una conferenza-lezione speciale Marco Paolini ci parla del futuro prossimo e del ruolo sempre maggiore della tecnologia. “Non sono un esperto di Internet, non sono un utente dei social. Non conosco la meccanica quantistica, né le neuroscienze e la fisica, né la robotica e le intelligenze artificiali” dice l’attore “Ma tutto questo mi riguarda e mi interessa. So che la mia vita sta cambiando grazie o per colpa delle tecnologie che da queste innovazioni derivano e di cui faccio uso anch’io come i miei simili”.

Gli spettacoli

L’ottava edizione dei Dialoghi è festeggiata da una straordinaria esecuzione della Nona Sinfonia di Beethoven, venerdì 26 al teatro Manzoni, alle 21. Il messaggio di fratellanza universale della Nona Sinfonia, adottato nel 1972 come inno europeo, è portato in scena, con la direzione del maestro Daniele

Giorgi, dall’Orchestra Leonore, un progetto di eccellenza culturale pistoiese, che dal 2014 riunisce

musicisti di prestigiosi ambiti cameristici e di orchestre internazionali.

A trent’anni dalla morte di Primo Levi, Toni Servillo rende omaggio a una delle voci più alte della letteratura del Novecento, sabato 27 al teatro Manzoni alle 21.30, con letture tratte da Il sistema periodico e Se questo è un uomo, che restituiscono – come ne Il canto di Ulisse – il senso e il ruolo fondamentale della cultura nella vita di un uomo.

Ogni giornata sarà conclusa al teatro Bolognini da una proiezione cinematografica, una mini-rassegna di film di François Truffaut legati al tema di questa edizione. Tre antropologi spiegano e introducono tre celebri film: venerdì Il ragazzo selvaggio (ore 22.30, con Adriano Favole); sabato Fahrenheit 451 (ore 22.30, con Stefano Allovio); domenica L’ultimo metrò (ore 20, con Marco Aime).

La mostra

Anche quest’anno i Dialoghi propongono una mostra fotografica, a cura di Giulia Cogoli: “In festa. Viaggio nella cultura popolare italiana” realizzata appositamente per il festival dal grande maestro della fotografia contemporanea Gianni Berengo Gardin. Sessanta fotografie in bianco e nero realizzate fra 1957 e il 2009, che – con uno sguardo dal taglio etnografico – raccontano la società italiana, i suoi riti e mutamenti, le feste popolari, i costumi e le tradizioni antiche e meticce di tutte le regioni.

Dal 26 maggio al 2 luglio nelle Sale Affrescate del Palazzo Comunale di Pistoia, con ingresso libero (catalogo Contrasto).

I volontari

Fondamentale, come ogni anno, sarà il contributo degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado di Pistoia e della provincia e degli studenti universitari, la cui partecipazione negli anni è stata sempre crescente e appassionata. A loro si uniscono i giovani volontari del festival di Cagliari Leggendo metropolitano e del festival di Livorno Il senso del ridicolo grazie al progetto di scambio culturale Gulliver.

Ospite del festival, inoltre, il vincitore della Borsa di ricerca Dialoghi sull’uomo 2017, premiato per il miglior saggio scritto sul tema di questa edizione della manifestazione. Il testo vincitore entrerà a far parte dei libri della serie Dialoghi sull’uomo edita da UTET.

Biglietti in vendita dal 28 aprile (€ 3,00 – € 7,00) presso La Torre, via Tomba di Catilina, 5/7, Pistoia, o sul sito http://www.dialoghisulluomo.it.

 

Delos