Botero a Verona

Botero e la moglie all’inaugurazione della mostra a Verona

Continuano le grandi mostre ad AMO-Palazzo Forti di Verona.

Dopo i successi di Tamara de Lempicka, di Picasso e di Toulouse Lautrec, che hanno attirato un pubblico nazionale ed internazionale nella prestigiosa sede espositiva veronese, ora è protagonista il grande Fernando Botero, un artista vivente ma già entrato nella schiera dei grandi classici.

Fernando Botero ha scelto di concludere i festeggiamenti per il suo 85esimo compleanno e per i suoi 50 anni di carriera proprio ad AMO-Palazzo Forti, dove verranno ospitate oltre 50 opere di grandi dimensioni che ripercorrono tutta la sua carriera.

I corpi smisurati, le atmosfere fiabesche e fantastiche dell’America Latina, l’esuberanza delle forme e dei colori, l’ironia e la nostalgia, tutto questo è riassunto nell’emozionante carrellata delle opere esposte fino al 25 febbraio 2018 a Verona.

Tra i tanti capolavori in mostra Coniugi Arnolfini (2006), Fornrina, aprés Raffaello (2009) e Cristo crocifisso (2000).

I protagonisti dei suoi dipinti sono sempre privi di stati d’animo riconoscibili, non provano né gioia, né dolore. Di fronte ai giocatori di carte, alla gente del circo, ai vescovi, ai matador, ai nudi femminili Botero non esprime alcun giudizio. Nei suoi dipinti scompare la dimensione morale e psicologica: il popolo, in tutta la sua varietà, semplicemente vive la propria quotidianità,

assurgendo a protagonista di situazioni atipiche nella loro apparente ovvietà. Per Botero dipingere è una necessità interiore, ma anche un’esplorazione continua verso il quadro ideale che non si raggiunge mai. Apolide, eppure legato alla cultura della sua terra, Botero ha anticipato di diversi decenni l’attuale visione globale di un’arte senza più steccati, né confini: lo si può leggere e apprezzare in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo, se ne apprezza il continuo richiamo alla classicità in una visione assolutamente contemporanea che include nella riflessione la politica e la società. La sua pittura non sta dentro un genere, pur esprimendosi attraverso la figurazione, ma inventa un genere proprio e autonomo attorno al quale il pittore colombiano ha sviluppato la propria poetica in oltre mezzo secolo di carriera.

Prima sezione – Gli Esordi

L’arte di Botero si rivela un universo più complesso di quanto può apparire ad una prima visione superficiale, concepito come risultanza di un ricercato equilibrio tra maestria esecutiva e valori espressivi. La sua pittura parte da lontano ed è tesa al conseguimento di un’immagine ricca e complessa, strutturata su più livelli. Un’immagine che porta in se tutta la storia, tutta la memoria, il peso e il sapore della terra natale.

Botero fin dagli esordi ha avuto come riferimento la grande arte precolombiana e il barocco coloniale, oltre ovviamente alla pittura muralista messicana assai nota anche in Colombia. Molti artisti come lui si sono ispirati a quest’ultimo movimento che per la prima volta prendeva assumeva la vita latino-americana come soggetto nell’arte, risvegliando un forte sentimento identitario.

I pittori messicani hanno raffigurato gli indigeni e i lavoratori da un punto di vista politico. Io mi sono interessato molto a Orozco, Rivera e Siqueiros e a tutti gli artisti che facevano un discorso simile. Il mio obiettivo era ridestare lo spirito delle mie origini, della mia storia, della storia della gente latino-americana”.

In dipinti come Apoteosi di Ramon Hoyos Botero perviene ad una grande abilità narrativa, espressa attraverso un segno vigoroso e una pennellata nervosa derivata dall’espressionismo astratto, pur senza mai venir meno alla figurazione, per quanto esasperata e convulsa.

Seconda sezione – Versioni da antichi maestri

Uno degli elementi caratterizzanti la pittura di Fernando Botero consiste nella sua capacità di coniugare mirabilmente la cultura latino-americana delle sue origini, alimentata dall’iperbole e dal gusto del fantastico, a quella occidentale. Il riferimento all’Europa va ovviamente ascritto soprattutto alla cultura pittorica incontrata e amata attraverso Giotto, Piero della Francesca,

Leonardo, Mantegna, Velázquez, Goya, importanti punti di riferimento durante i suoi viaggi in Italia e Spagna nei primi anni Cinquanta. A costoro si aggiungeranno in seguito Dürer e Rubens, Manet e Cézanne, a testimonianza della curiosità intellettuale di Botero e della sua volontà di stabilire un rapporto ideale con la grande arte europea del passato e della modernità, con i cui capolavori si è confrontato fin dai suoi esordi.

La storia dell’arte è un grande, pressoché infinito magazzino d’immagini, saccheggiabile ma non imitabile. Botero non imita mai, infatti. Egli ricrea alla sua maniera, dando vita a immagini che ambiscono a una loro autonomia.

Siamo di fronte a vere e proprie re-interpretazioni con le quali Botero vuole rendere omaggio, anche attraverso una certa benevola ironia, a dipinti celeberrimi, cercando, a secoli di distanza, di ricrearne lo spirito, attualizzato e fatto proprio attraverso la sua idea originale del volume e dello spazio, del segno e del colore.

Botero rivisita il genio dei grandi maestri per tradurlo in un’espressione tipica del suo fare, per instillare la propria idea armonica nello spirito decantato in un tempo magico. L’artista colombiano ha sempre perseguito con abilità e perspicacia la deriva poetica delle sue composizioni che, oltre a essere caratterizzate da una perizia pittorica degna dei talenti menzionati, gli ha permesso di coltivare il gusto del bello. Lo si vede, ad esempio, in Après Goya (2006) che mantiene inalterata l’atmosfera intimista, corroborata dalla sinuosa impronta boteriana; nella monumentale presenza de L’infanta Margherita Teresa (2006), doveroso omaggio a Velasquez e nel delicato reinterpretazione, sinuosa e sensuale di Raffaello nel dipinto de La Fornarina (2009).

Terza Sezione – Nature morte

Le nature morte rivestono un ruolo di primaria importanza all’interno dell’opera di Botero e, a partire dalla fine degli anni Sessanta, alimentano con regolare continuità la seduzione di un’immagine che va ben al di là della semplice composizione di frutta e oggetti su un tavolo, per rivelarsi a volte un vero e proprio mondo a sé, ricco e diversificato, governato da regole ben

precise.

Quando dipingo una mela o un’arancia, so che si potrà riconoscere che è mia e che sono io che l’ho dipinta, perché quello che io cerco è di dare a ogni elemento dipinto, anche al più semplice, una personalità che viene da una convinzione profonda”.

Ecco, per Botero il problema della forma è conferire un’immagine autentica anche agli oggetti inanimati.

Nelle sue nature morte le forme di tutti gli elementi, assimilabili talora a figure solide geometriche, propongono un impatto narrativo e spaziale che vanifica ogni possibile contestazione di tipo realistico. Le arance o le mele appaiono veramente come tali, al pari delle caraffe o dei tavoli, al di là di una dilatazione volumetrica che qui risulta necessaria per rispondere a quelle dichiarate esigenze che rendono Botero l’inimitabile artista conosciuto in tutto il mondo. In un simile contesto il colore interviene come opportuno elemento di ulteriore, raffinato equilibrio.

I canoni della sua “classicità”, da assommarsi al profumo ineguagliabile di una memoria nostalgica che dilata certe emozioni e atmosfere, si possono assaporare in Natura morta con frutta e bottiglia (2000), il cui particolare clima di complicità discende dalle equivalenti composizioni concepite nel Seicento dallo spagnolo Francisco de Zurbarán per toccare quindi Paul Cézanne, capace di infondere una spiccata personalità, se così si può dire, anche a una mela che conquista la scena.

Lo stesso ragionamento vale per il violino e per il trombone, proiettati decisamente verso l’osservatore in Natura morta con strumenti musicali (2004). Di contro il paesaggio che si spalanca in Natura morta davanti al balcone (2000) tende ad assorbire compiutamente il tavolo con le arance creando un amalgama di desideri in fuga consentiti solo allo sguardo.

Quarta Sezione – Circo

Botero si è innamorato del circo in Messico, dove spesso trascorre i mesi invernali, rimanendo attratto dai suoi personaggi, dai colori, dal movimento, dalla vita e dalle molteplici storie legate a uno spettacolo antico e moderno al tempo stesso, già immortalato da artisti come Picasso, Léger, Chagall e tanti altri.

“Un soggetto bellissimo e senza tempo” ha dichiarato in più di un’occasione l’artista. Egli mette in scena, racconta e illustra la vita del circo nella sua pienezza, soffermandosi sul lavoro degli addetti impegnati nei preparativi e indugiando sui momenti di pausa prima o dopo lo spettacolo, nei quali i membri di questa grande famiglia si ritrovano per condividere la loro quotidianità, per riposarsi dalle fatiche e per godere di occasioni conviviali. Ma soprattutto Botero ci consegna una carrellata di ritratti di grande bellezza, da Pierrot ad Arlecchino, dalla cavallerizza impegnata nel suo numero ai clown sui loro improbabili trampoli, dall’elefante ai cavalli: un universo variopinto e un caleidoscopio di colori che innalzano la meraviglia a principio essenziale di comprensione. Infatti se il circo è il luogo fisico e mentale in cui lo stupore è la regola indispensabile al funzionamento del suo articolato meccanismo, il particolare atteggiamento creativo di Botero con le sue invenzioni ne favorisce il conseguente approdo sulla tela.

Basta soffermarsi su alcune opere per rendersi conto della validità di tale constatazione. In Gente del circo con elefante (2007) gli interpreti si comportano secondo la consuetudine del loro ambiente: il saltimbanco compie i ricorrenti esercizi ginnici, il clown si propone in maschera inforcando lunghi trampoli, la donna dalle grandi forme si mette in posa tenendo sulle ginocchia una scimmia vestita da bambino sotto il placido ingombro del pachiderma. Questo è il quotidiano che attira il gesto di Botero perché appartiene di diritto al suo modo di ricostruire l’universo e di riconsegnarlo alla nostra ammirata attenzione.

Quinta sezione – Vita latino-americana

Si ritrova nella mia pittura un mondo che ho conosciuto quando ero molto giovane, nella mia terra.

Si tratta di una specie di nostalgia e io ne ho fatto l’aspetto centrale del mio lavoro. […] Io ho vissuto quindici anni a New York e molti anni in Europa, ma questo non ha cambiato nulla nella mia disposizione, nella mia natura e nel mio spirito latino-americano. La comunione con il mio paese è totale”.

Per il giovane Botero i punti di riferimento non potevano che essere le tavole e le sculture policrome dell’arte coloniale, il linguaggio diretto ed essenziale dell’arte popolare e, per quanto concerne la purezza della forma, l’arte precolombiana. Elementi presenti ancor oggi nella sua pittura e che caratterizzano una poetica raffinatasi col passare dei decenni, ma che di quel

retaggio culturale porta in sé la stessa immediatezza e la stessa forza narrativa.

Il tessuto narrativo di Botero proviene dai racconti e dai climi della terra natale in cui egli continua a specchiarsi e da cui trae alimento.

Nelle scene di vita quotidiana ricondotte sulla tela le persone raffigurate sono profondamente comprese nel loro ruolo di dispensatrici di immagini così lontane dal nostro vivere attuale: ci osservano dal loro paesaggio incantato esibendo una compunta impassibilità. Le azioni godono di una lenta armonia e di una espansione osmotica capace di coinvolgere gesti, atteggiamenti,

ambientazioni e oggetti.

In tal modo si può assaporare Famiglia con animali (1998) percorsa da un morbido equilibrio di incontri e di situazioni private di ogni urgenza: i movimenti rimangono sospesi nell’aria. Parimenti Atelier di Sartoria (2000) propone interpreti da inserirsi nel grande gioco della memoria e depositari

di una soavità comportamentale e contemplativa che coinvolge per empatia anche Le sorelle (1969-2005) in pingue e compunta posa fotografica, senza dimenticare i gaudenti partecipi che si ritrovano ne La casa di Marta Pintuco (2001) dove ogni malizia appare bandita come si conviene a un mondo dove tutto è concesso e possibile in nome di un estatico sogno a occhi aperti.

Sesta sezione – Politica

L’insopprimibile rapporto con la sua terra non fa di Botero un artista etnico, folcloristico, ma costituisce il presupposto obbligato di un transito, di una meditazione, del raggiungimento della consapevolezza di poter creare e dar vita a un’arte originale e autentica connaturata al temperamento latino-americano. Nella sua pittura c’è una radicata dimensione popolare, un profondo attaccamento alla propria cultura, alla memoria mai venuta meno della quotidianità di Medellín. Queste caratteristiche si evidenziano anche nei dipinti dedicati al potere, ai politici e ai militari. Opere nelle quali l’artista non intende esprimere giudizi di merito sui personaggi ritratti: presidenti, ministri, ambasciatori. Ad attrarlo è l’eleganza multicolore degli abiti sgargianti dei

rappresentanti del potere e delle first lady, lo sfarzo barocco degli ambienti. Questi dipinti, immersi in un clima di sospensione, inducono al sorriso, conquistano lo sguardo incuriosito, come nell’improbabile ritratto de Il Presidente e i suoi ministri (2011), coloratissima parata di generali nelle loro divise sfarzose, di alti prelati e di politici professionisti, tutti indaffarati e impegnati con importanti dossier al servizio del presidente che giganteggia al centro della scena. Il tono di Botero è quello di un narratore indipendente, di un affabulatore dall’accento libertario la cui caratteristica risiede nella saggezza temperata dal sorriso e da un innato senso dell’ironia.

Settima sezione – Corrida

Ho osato dipingere la corrida poiché conoscevo assai bene questo tema. Non si può dipingere se non esiste una forte relazione tra un soggetto e il proprio animo. Questa relazione è assolutamente necessaria in quanto ti dà una sorta di autorità morale. Io l’avevo. Il tema mi usciva dal “sangre” (sangue) e dalla mia stessa vita”.

Non poteva certo mancare all’interno dell’opera di Botero il confronto con il tema suggestivo e affascinante della corrida, profondamente connaturato alla sua cultura e alla tradizione del suo popolo.

A interessarlo non è soltanto il combattimento dell’uomo con il toro ma tutto quanto fa da cornice a questo rito laico. Dalla vestizione dei protagonisti celebrati nella fastosa eleganza dei loro costumi e visti come moderni eroi alla scesa nell’arena dei matadores a cavallo, al pubblico assiepato sugli

spalti per applaudire i propri idoli, tutto sembra far parte di una straordinaria rappresentazione popolare nella quale la violenza insita nella corrida sembra essere vissuta in modo naturale, anche nelle scene più crude. Gli abiti sontuosi di sete damascate, di ori e di fregi servono agli officianti per fornire un senso magico e sacro alla complessità dei comportamenti e dei gesti che conducono alla stoccata finale ovvero al sacrificio del toro, che nelle tele di Botero assume un atteggiamento rassegnato e consapevole come in El Arrastre. L’attenzione dell’artista è incentrata sulla spettacolarità della coreografia più che sulla tensione del momento, sul sangue che bagna l’arena.

Ottava sezione – Religione

La religione occupa un ruolo importante nell’impegno pittorico di Botero perché il clima favolistico in cui vengono immersi i vari personaggi chiamati in causa riflette perfettamente l’immagine percettiva di un mondo dove la realtà deve fare sempre i conti con lo sconfinamento in una fantasia che determina compiutamente i pensieri e i gesti della gente. In un simile contesto la religione si pone come un esempio di pratica del soprannaturale che permea la quotidianità da tradursi in sorpresa, in contemplazione estatica, in forma adattata a un pensiero pronto a plasmare uniformemente le cose e le persone.

Sotto tale profilo gli interpreti de Il seminario (2004) si comportano alla stregua di innocenti depositari di un sentimento che si dipana dal placido riposo del lettore, elegantemente sdraiato a terra in primo piano, per rimbalzare nell’accorata preghiera del prelato al suo fianco e pervadere quindi l’attonita, rapita compostezza dei restanti effigiati. D’altro canto Il Nunzio (2004) è una variegata macchia di colore che entra a far parte del paesaggio secondo la logica delle apparizioni capaci di trasformare l’evento, per noi inatteso, in rimarcata consuetudine. Tale approccio percettivo e creativo riesce quindi a rendere plausibile anche il compiaciuto interprete della Passeggiata sulla collina (1977), un monsignore che recita il rosario muovendosi nel verde con la gonfia leggerezza di una nuvola e con la maestosa compostezza che l’abito gli impone.

Nona sezione – Sante

Osservando la storia dell’arte ho mi sono reso conto che il tema dei santi era scomparso dalla pittura dopo la Rivoluzione francese, dopo essere stato un soggetto preferito tra il XIII e il XV secolo. Ho ritenuto che un tema così affascinante meritava di essere ripreso”.

Nel passato queste umili figure di sante sono state rappresentate da artisti come Rubens, Van Eyck, El Greco, Zurbaran come personaggi nobili e eleganti per rendere loro omaggio. Botero intende riallacciarsi a questa tradizione presentando le sue Sante in abiti eleganti, di “haute couture”, ma attualizzando le figure e interpretandole con una vena di ironia come donne mondane della società odierna: ingioiellate, con guanti lunghi e scollature generose, mostrando gambe e tacchi alti. Senza per questo perdere la loro aura di sacralità. L’artista ha studiato ciascuna delle sante raffigurate, la loro storia e il loro martirio per offrircene una sua versione. Santa Barbara, per esempio, molto venerata dalla Chiesa, viene ritratta con un seno nudo e lacerato, e con una Bibbia in mano: rappresentazione della sofferenza per fustigazione subita come punizione per la sua fede incrollabile.

Ogni santa ha la sua storia e il suo martirio. Quando viene dipinta con una palma in mano significa che è stata torturata, se tiene un fiore è significa che è morta vergine e se appare con una spada è che era un guerriero.

Tutto questo nel rispetto della tradizione storica, ma naturalmente usando una grande quantità di immaginazione e una notevole libertà interpretativa, sempre alla ricerca di “ciò che è diverso, ciò che nessuno dipinge”, conferendo a queste sante l’inconfondibile e variopinta impronta della cultura latinoamericana.

Decima Sezione – Nudi

Le opere di Botero si avvalgono di un perfetto equilibrio tra le forme, i concetti e le nostalgie. Le forme devono conquistare armonicamente gli spazi; i concetti trovano l’opportuna traduzione nei risultati espressi sulla tela; la nostalgia costituisce un mirabile valore aggiunto perché trasferisce il clima favolistico delle vicende narrate nel sogno perduto dell’infanzia e perché costituisce il magico recupero di un paesaggio smarrito con il disconoscimento dell’innocenza. I nudi dell’artista colombiano sono un esempio chiarificatore di tali propositi. In primis si specchiano in volumi ammantati della straordinaria grazia muliebre nonostante l’abbondanza rubensiana dei corpi; le storie sembrano immerse in una sorta di eden primordiale che non contempla la malizia e il peccato; di conseguenza i comportamenti si giovano di una naturalezza che ci fa accogliere come ovvio il clima in cui si svolgono le scene. E questa è una delle prerogative di Botero: far sentire l’osservatore in sintonia emozionale con le immagini scaturite dalla sua immaginazione.

Si rimane pertanto colpiti dalla naturale sensualità di Donna seduta (1997) che si presente in tutta la sua elegante opulenza e dalla protagonista de Il bagno (2002) le cui matronali fattezze riempiono di luce carnale lo spazio angusto. Due modi per affrontare la narrazione con la consapevolezza dei ritmi e delle misure: un incontro di rotondi gesti e di poetica digressione nel

primo caso; un rapporto di tensioni volumetriche nel secondo.

La mostra vede come sponsor AGSM, sponsor tecnico Trenitalia, media partner L’Arena, hospitality partner Due Torri Hotel Verona.

L’evento è consigliato da Sky Arte HD.

Il catalogo è edito da Skira/Arthemisia.

AMO Arena Museo Opera, Palazzo Forti, Verona

Fino al 25 febbraio 2018. Lunedì dalle 14.30 alle 19.30. Dal martedì a domenica dalle 9.30 alle 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)

Biglietti

Intero € 14,00 Audioguida inclusa

Ridotto € 12,00 Audioguida inclusa

 

Salvatore Macaluso

 

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