Giovanni Boldini. La stagione della Falconiera

In occasione di Pistoia Capitale Italiana della Cultura, presso il Museo dell’Antico Palazzo dei Vescovi gestito da Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, fino al 6 gennaio 2018 sarà allestita la mostra “GIOVANNI BOLDINI. La Stagione della Falconiera”. L’esposizione, voluta dalla banca del Gruppo Intesa Sanpaolo come evento culturale di spicco tra quelli attivati nel corso del 2017, è stata curata da Francesca Dini con la collaborazione di Andrea Baldinotti e Vincenzo Farinella e rappresenta una delle esposizioni più importanti dell’anno programmate dal Museo ed una delle più interessanti nel cartellone delle iniziative di Pistoia Capitale. Il titolo della mostra prende ispirazione da un ciclo di pitture murali a tempera che Giovanni Boldini ha eseguito durante il suo periodo toscano, sul finire degli anni sessanta dell’Ottocento, presso la Villa La Falconiera, che apparteneva allora alla mecenate inglese Isabella Falconer.

Questo ciclo di pitture murali di cui per diverse vicissitudini dopo l’esecuzione  nel 1868 si perse subito la memoria, rappresenta un unicum in Europa, non solo per quanto riguarda la produzione artistica del grande pittore ferrarese, ma in generale della corrente macchiaiola, alla quale il Boldini aderì, in modo personalissimo, prima del suo trasferimento a Parigi (1871), dove era destinato a diventare il più importante ritrattista internazionale e icona stessa della Belle Époque.

Il ciclo di pitture murali oggi è interamente custodito all’interno dei Musei dell’Antico Palazzo dei Vescovi. La riscoperta delle pitture si deve a Emilia Cardona Boldini, giovane vedova nonché prima biografa del maestro. Alla fine degli anni Trenta del Novecento, la Cardona vagava per la Toscana per ritrovare un ciclo di pitture murali al quale Giovanni Boldini aveva lavorato in epoca giovanile, in una città di cui il ferrarese non ricordava il nome, ma che iniziava sicuramente con la lettera “P”. Emilia giunse, sulla scia di vaghe voci raccolte strada facendo, a Villa La Falconiera e dopo averla ispezionata, in procinto di andarsene venne attratta da una rimessa di attrezzi agricoli che altro non era che l’antica, ormai irriconoscibile, sala da pranzo della mecenate inglese Isabella Falconer, proprietaria della dimora negli anni Sessanta dell’Ottocento e interamente decorata dal giovane Boldini all’età di 25 anni. La vedova decise di acquistare la proprietà nel 1938 e a seguire vi trasferì da Parigi tutte le cose appartenute a Boldini, dalle suppellettili ai dipinti, ivi stabilendo la propria dimora. La conoscenza di questo  importante ciclo pittorico è  stata tuttavia  graduale, solo dopo il distacco  dai muri della villa (1974), il restauro e la collocazione nel Palazzo dei Vescovi a Pistoia è divenuto oggetto di studi ma è tuttora poco conosciuto al grande pubblico.

La mostra “GIOVANNI BOLDINI. La stagione della Falconiera” si propone di riportare in luce lo straordinario momento creativo vissuto del maestro ferrarese in epoca giovanile, quando muovendosi tra Pistoia, Firenze e Castiglioncello, si trovò al centro di una rete di importanti relazioni amicali e professionali che ne segnarono positivamente l’inarrestabile ascesa artistica. Il ciclo pittorico sarà oggetto di nuove riflessioni alla luce di documentazione anche inedita che permetterà di sondare il mistero intorno alle origini della signora Falconer, al suo ruolo di mecenate nei confronti dell’irrequieto ma geniale Boldini e all’influenza che ella ebbe nella scelta iconografica del ciclo pittorico che rimane impresa unica, nel suo genere, nell’entourage dei Macchiaioli.

Del periodo macchiaiolo del Boldini sono in esposizione sedici capolavori realizzati durante gli anni toscani (1864-1871), provenienti da collezioni private e da pubblici musei. Tra questi la Marina (1870) custodita a Milano, che ha una trasposizione a tempera in una scena nel ciclo della Falconiera; i ritratti di Telemaco Signorini (1870) e di Cristiano Banti (1866), custoditi presso la Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti a Firenze, artisti, legatissimi al Boldini, tanto da averlo sostenuto e promosso non solo durante il suo soggiorno toscano; l’innovativo, per posa e colori, Giovane paggio che gioca con un levriero 1869;  il raffinato ritratto di Alaide Banti in abito bianco (1866) e il superbo ritratto del Generale Spagnolo, eseguito durante l’inverno trascorso in Costa Azzurra con la signora Falconer, tra novembre 1867 e marzo 1868 e considerato il capolavoro che ha proiettato il giovane Boldini nell’emisfero dei più grandi ritrattisti di tutti i tempi.

“La mostra su Boldini consegue due obiettivi essenziali”, spiega Alessio Colomeiciuc, presidente di Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia, promotrice del progetto espositivo: “non solo arricchisce il ventaglio delle iniziative di valorizzazione del patrimonio artistico pistoiese proponendo il nome di un pittore di sicuro successo, ma garantisce anche la migliore celebrazione di un episodio unico nella storia dell’arte dell’Ottocento italiano, rappresentato dalle suggestive Tempere murarie eseguite da Boldini all’interno della villa Falconiera. Sono lieto che la nostra banca abbia saputo, anche in questa occasione, coniugare l’attività creditizia con la promozione culturale del territorio, rendendo possibile un progetto di grande qualità e bellezza come questa mostra inedita”.

Il catalogo, a cura di Francesca Dini come la mostra, è edito da Sillabe.

 

Salvatore La Spina

“Bambini nel tempo” a Torino

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Visitabile fino al prossimo 8 gennaio, la bella mostra “Bambini nel tempo”, allestita nella Galleria Sabauda dei Musei Reali di Torino, presso il Palazzo Reale, permette di confrontare l’arte di fissare l’infanzia su tela di Anton Van Dych e Giovanni Boldini. L’uno celebre ritrattista soprattutto delle case regnanti secentesche, l’altro ritrattista mondano della Belle Epoque parigina alla fine dell’Ottocento.

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Vediamo i principini inglesi, “I figli di Carlo I d’Inghilterra” (olio su tela, 1635) ritratti da Anton Van Dych come dono al parentado di Casa Savoia per fare conoscere i bambini, in posa elegante e seria, tra trine e cani di lusso. E dall’altra parte il “Ritratto del piccolo Subercaseaux” del 1891, sempre un olio su tela, bellissimo quadro di Giovanni Boldini. In questo caso il piccolo è ritratto in modo più naturale, quasi da monello. Entrambi gli artisti si erano messi in gioco davanti ai bambini, impossibili da tenere fermi in posa per il tempo di realizzazione del ritratto, tant’è che si dice che la regina Enrichetta avesse fatto ritoccare ripetutamente la figura di Maria perché la piccola non stava ferma e Van Dych non poteva finire bene il suo lavoro. Boldini, del resto, rincorreva per lo studio il piccolo Subercaseaux, ambientato su stoffe cangianti di una bellezza superba, a ingentilire il volto e la figura del soggetto ritratto con la solita eleganza che caratterizza le opere di Boldini.

sam_4243ritratto-del-piccolo-subercaseaux-giovanni-boldiniL’artista italiano si ispirava molto alla ritrattistica secentesca fiamminga, scuola alla quale Anton apparteneva, grazie agli studi condotti durante i soggiorni in Olanda e in Inghilterra dal nostro ferrarese. Nella bellissima Galleria Sabauda è possibile ammirare altre opere fiamminghe, tra le quali, sempre di Anton Van Dych, la “Sacra Famiglia e i santi Elisabetta e Giovannino”, dipinto dall’artista durante il suo soggiorno genovese tra il 1621 e il 1625. Nella tela, l’interazione dei personaggi denota l’abilità dell’artista e l’ispirazione a modelli italiani nella sua pittura. Sembra che il dipinto sia entrato nel testamento di Gerolamo Durazzo, a Genova, nel 1664. Proprio a seguito dell’acquisto di Palazzo Durazzo da parte dei Savoia, il dipinto confluì nella quadreria sabauda nel 1824. Il confronto Van Dych-Boldini è un’occasione per visitare le superbe collezioni dei Musei Reali di Torino in questi giorni di feste.

 Alessia Biasiolo

 

Protagonista Boldini

Giovanni Boldini sarà al centro di due importanti eventi in Emilia-Romagna: la grande esposizione monografica che a lui dedicano i Musei San Domenico di Forlì e il riallestimento, con opere sue e di Filippo de Pisis, del Castello Estense di Ferrara. Intorno al nome di Boldini, le città di Ferrara e Forlì hanno voluto instaurare una collaborazione culturale e di promozione turistica. A cominciare, naturalmente, dalla reciproca scontistica sui biglietti di ingresso. Chi si recherà, nell’una o nell’altra sede museale, con il biglietto di ingresso dell’altra, godrà del vantaggio dell’ingresso ridotto. Al Castello Estense, inoltre, i visitatori troveranno materiale informativo sulla grande monografica di Forlì, così come al San Domenico i visitatori di “Boldini” troveranno l’indicazione e il materiale promozionale del nuovo allestimento del Castello Estense con alcune delle icone dello stesso Boldini e di De Pisis. Anche i siti delle due istituzioni rinvieranno all’iniziativa “parallela”. E’ la prima volta che i due capoluoghi emiliano-romagnoli, entrambi sede di mostre importanti, trovano una sinergia. A renderla possibile, anzi quasi d’obbligo, è l’arte di Giovanni Boldini. Al ferrarese, infatti, i Musei di San Domenico dedicano – dal primo febbraio al 14 giugno – Boldini. Lo spettacolo della modernità, retrospettiva che, per numero e qualità delle opere riunite (circa 240), si prefigura come la maggiore mai dedicata all’artista. A questa amplissima, straordinaria panoramica boldiniana concorrono anche i prestiti ferraresi: 8 dipinti, 2 pastelli, 4 acquerelli, 20 opere su carta. Ferrara, a sua volta, mette a disposizione del pubblico l’abbinata dei suoi due “figli”: lo stesso Boldini e Filippo de Pisis. E lo fa proponendoli in un sontuoso “contenitore”, il Castello Estense, che già di per sé merita una visita. Sono le sale fastosamente decorate dell’appartamento di rappresentanza al piano nobile del Castello e i celebri “Camerini di Alfonso I” (abitualmente non aperti alle visite) a fare da cornice a due percorsi monografici che esplorano l’intera parabola creativa di Boldini e De Pisis presentando una sequenza di autentici capolavori delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara. L’arte per l’arte. Il Castello Estense ospita Giovanni Boldini e Filippo de Pisis intende riconsegnare al pubblico un incredibile patrimonio rimasto celato in seguito al terremoto del 2012 e sottolineare il rilievo della pittura moderna ferrarese attraverso due figure di statura internazionale. Un altro fondamentale apporto alla conoscenza di Boldini verrà offerto dalla pubblicazione dell’edizione critica della corrispondenza boldiniana conservata presso il Museo Giovanni Boldini a cura di una delle conservatrici, Barbara Guidi, che rappresenta un prezioso strumento scientifico per l’evoluzione degli studi sul pittore ferrarese. Il volume sarà disponibile al pubblico anche nel book shop della grande mostra al San Domenico di Forlì.

E. S.

 

Boldini. Lo spettacolo della modernità dai Macchiaioli a Parigi

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“C’est un classique!”. È questo il riconoscimento dato a Giovanni Boldini (Ferrara 1842-Parigi 1931), fin dalla prima esposizione postuma che si tenne a Parigi a pochi mesi dalla morte. “Il classico di un genere di pittura”, ribadì in quella occasione Filippo de Pisis.

Dopo la rassegna dedicata nel 2012 a Wildt (che sarà protagonista nel 2015 di una mostra realizzata dal Musée d’Orsay all’Orangerie di Parigi in collaborazione con la Città di Forlì e la Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì), e le due successive sul Novecento ed il Liberty, la Fondazione e i Musei di San Domenico di Forlì proseguono nella esplorazione, attraverso nuovi studi e la riscoperta di opere poco note, della cultura figurativa tra Otto e Novecento, proponendo per la stagione espositiva del 2015 una approfondita rivisitazione della vicenda di Giovanni Boldini certamente il più grande e prolifico tra gli artisti italiani residenti a Parigi. È in questo ideale spazio di rapporto tra Forlì e Parigi che si colloca la nuova iniziativa.

Nella sua lunghissima carriera, caratterizzata da periodi tra loro diversi a testimonianza di un indiscutibile genio creativo e di un continuo slancio sperimentale che si andrà esaurendo alla vigilia della prima Guerra Mondiale, il pittore ferrarese ha goduto di una straordinaria fortuna, pur suscitando spesso accese polemiche, tra la critica ed il pubblico. Amato e discusso dai suoi primi veri interlocutori, come Telemaco Signorini e Diego Martelli, fu poi compreso e adottato negli anni del maggiore successo dalla Parigi più sofisticata, quella dei fratelli Goncourt e di Proust, di Degas e di Helleu, dell’esteta Montesquiou e della eccentrica Colette. Rispetto alle recenti mostre sull’artista, questa rassegna si differenzia per una visione più articolata e approfondita della sua multiforme attività creativa, intendendo valorizzare non solo i dipinti, ma anche la straordinaria produzione grafica, tra disegni, acquerelli e incisioni. Le ricerche più recenti di Francesca Dini (curatrice della mostra insieme a Fernando Mazzocca), consentono di arricchire il percorso con la presentazione di nuove opere, sia sul versante pittorico che, in particolare, su quello della grafica.

Uno dei punti di maggior forza, se non quello decisivo, della mostra sarà la riconsiderazione della prima stagione di Boldini negli anni che vanno dal 1864 al 1870, trascorsi prevalentemente a Firenze a stretto contatto con i Macchiaioli. Questa fase é caratterizzata da una produzione di piccoli dipinti, soprattutto ritratti, davvero straordinari per qualità e originalità.

Le prime sezioni, nelle sequenza delle sale al piano terra, saranno dedicate alla immagine dell’artista rievocata attraverso autoritratti e ritratti; alla biografia per immagini (persone e luoghi frequentati); all’atelier; alla grafica così rivelatrice della sua incessante creatività.

Le sezioni successive, al primo piano, ripercorreranno attraverso i ritratti di amici e collezionisti la grande stagione macchiaiola.

Seguirà la prima fase successiva al definitivo trasferimento a Parigi, caratterizzata dalla produzione degli splendidi paesaggi e di dipinti di piccolo formato con scene di genere, legata al rapporto privilegiato con il celebre e potente mercante Goupil.

Avranno subito dopo un grande rilievo, anche per la possibilità di proporre confronti con gli altri italiani attivi a Parigi, come De Nittis, Corcos, De Tivoli e Zandomenenghi, le scene di vita moderna, esterni ed interni, dove Boldini si afferma come uno dei maggiori interpreti della metropoli francese negli anni della sua inarrestabile ascesa come capitale mondiale dell’ arte, della cultura e della mondanità. Seguiranno infine le sezioni dedicate alla grande ritrattistica che lo vedono diventare il protagonista in un genere, quello del ritratto mondano, destinato ad una straordinaria fortuna internazionale. A questo proposito costituirà una novità la possibilità di accostare per la prima volta ai suoi dipinti le sculture di Paolo Troubetzkoy che si confrontano con quelli di Boldini sia sul piano iconografico che formale.

BOLDINI. Lo spettacolo della modernità dai Macchiaioli a Parigi

Forlì, Musei San Domenico, piazza Guido da Montefeltro 12, dall’1 febbraio al 14 giugno 2015.

S.E.