“Bambini nel tempo” a Torino

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Visitabile fino al prossimo 8 gennaio, la bella mostra “Bambini nel tempo”, allestita nella Galleria Sabauda dei Musei Reali di Torino, presso il Palazzo Reale, permette di confrontare l’arte di fissare l’infanzia su tela di Anton Van Dych e Giovanni Boldini. L’uno celebre ritrattista soprattutto delle case regnanti secentesche, l’altro ritrattista mondano della Belle Epoque parigina alla fine dell’Ottocento.

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Vediamo i principini inglesi, “I figli di Carlo I d’Inghilterra” (olio su tela, 1635) ritratti da Anton Van Dych come dono al parentado di Casa Savoia per fare conoscere i bambini, in posa elegante e seria, tra trine e cani di lusso. E dall’altra parte il “Ritratto del piccolo Subercaseaux” del 1891, sempre un olio su tela, bellissimo quadro di Giovanni Boldini. In questo caso il piccolo è ritratto in modo più naturale, quasi da monello. Entrambi gli artisti si erano messi in gioco davanti ai bambini, impossibili da tenere fermi in posa per il tempo di realizzazione del ritratto, tant’è che si dice che la regina Enrichetta avesse fatto ritoccare ripetutamente la figura di Maria perché la piccola non stava ferma e Van Dych non poteva finire bene il suo lavoro. Boldini, del resto, rincorreva per lo studio il piccolo Subercaseaux, ambientato su stoffe cangianti di una bellezza superba, a ingentilire il volto e la figura del soggetto ritratto con la solita eleganza che caratterizza le opere di Boldini.

sam_4243ritratto-del-piccolo-subercaseaux-giovanni-boldiniL’artista italiano si ispirava molto alla ritrattistica secentesca fiamminga, scuola alla quale Anton apparteneva, grazie agli studi condotti durante i soggiorni in Olanda e in Inghilterra dal nostro ferrarese. Nella bellissima Galleria Sabauda è possibile ammirare altre opere fiamminghe, tra le quali, sempre di Anton Van Dych, la “Sacra Famiglia e i santi Elisabetta e Giovannino”, dipinto dall’artista durante il suo soggiorno genovese tra il 1621 e il 1625. Nella tela, l’interazione dei personaggi denota l’abilità dell’artista e l’ispirazione a modelli italiani nella sua pittura. Sembra che il dipinto sia entrato nel testamento di Gerolamo Durazzo, a Genova, nel 1664. Proprio a seguito dell’acquisto di Palazzo Durazzo da parte dei Savoia, il dipinto confluì nella quadreria sabauda nel 1824. Il confronto Van Dych-Boldini è un’occasione per visitare le superbe collezioni dei Musei Reali di Torino in questi giorni di feste.

 Alessia Biasiolo

 

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