“Ottocento” online a “Il posto delle fragole”

Il posto delle fragole programmato dal CTB di Brescia prosegue questa settimana con uno spettacolo molto amato dal pubblico di Brescia, prodotto dal CTB nella Stagione 2017-2018. Dalle ore 10 alle 24 di domani, venerdì 29 maggio e, in replica, sabato 30, sarà disponibile gratuitamente sul sito del Centro Teatrale Bresciano la registrazione di Ottocento che vede il progetto, l’elaborazione drammaturgica, la regia e l’interpretazione di Elena Bucci e Marco Sgrosso; il disegno luci è di Loredana Oddone, la drammaturgia del suono di Raffaele Bassetti.

 

Cosa suggerisce all’immaginario di oggi la parola Ottocento e quanto invece si può scoprire di nuovo, viaggiando con la macchina del tempo del Teatro, di un periodo che seppe raccontare con incredibile lucidità gli esseri umani e il mondo? Da Anna Karenina a Madame Bovary, da Dostoevskij a Mary Shelley, dalle sorelle Bronte a Dumas e Mann… Elena Bucci e Marco Sgrosso rendono un omaggio appassionato e inquieto alla letteratura e alle arti di un secolo le cui ricchezze e contraddizioni emanano un fascino talmente forte da nutrire ancora il nostro presente.

 

 

 

 

L’anima buona del Sezuan. Il Bene esiste?

In scena al Teatro Sociale di Brescia, la nuova coproduzione del CTB che rinnova la collaborazione con Elena Bucci e Marco Sgrosso. Stavolta è in scena un non facile lavoro di Bertold Brecht che indaga ancora una volta l’animo umano e, prodotto nel 1938, si chiede se e dove il Bene esiste nell’umanità. Se almeno una persona buona esista ancora, in una provincia cinese, così come in un luogo qualsiasi nel quale la si può cercare. E se esiste, è in grado di rimanere buona malgrado tutto? Nel caso in cui dovesse essere messa alla prova dalla vita, ad esempio nel caso in cui dovesse prendere piede una dittatura, come quella nazista che l’Autore ha vissuto in prima persona? E se l’anima buona c’è, saremmo noi tutti in grado di riconoscerla? E difenderla? Si finisce di assistere alla rappresentazione teatrale con tutte queste domande addosso, portate come gli attori portano una maschera, lezione antica del teatro classico e poi della Commedia dell’Arte. Su tutto aleggiano tre dei che, venuti sulla terra per le continue lamentele per una situazione impossibile, vagano alla ricerca di un’anima che possa garantire il bene, insegnarlo, mantenerlo, malgrado tutto. Malgrado la vita e le cattiverie degli altri. Gli dei sono osservatori, non si intromettono nelle vite umane, ma ad un certo punto, adducendo una banale scusa come pagare il pernottamento in casa della protagonista, elargiscono dei soldi, indispensabili per aiutare la povera Shen-Tè, l’anima buona della provincia che si sforza di fare del bene e di essere, inconsapevolmente, il Bene, pur dovendo prostituirsi per racimolare soldi in un momento di profonda crisi economica e sociale. Quegli dei che ricordano tanto il Dio più volte interrogato dall’uomo sulla sua presenza, e apparente indifferenza, di fronte alle persecuzioni naziste, al Male che si era impossessato dell’umanità europea. La ragazza, impegnata a distribuire una ciotola di riso ai poveri quotidianamente, con i soldi ricevuti compera una tabaccheria e, quando pensa di poter stare tranquilla nella sua bontà, si rende conto di come il suo cambiamento generi una serie di cambiamenti anche nel prossimo. Gli amici che si erano dimenticati di lei, appaiono per chiederle aiuto, rimproverandole l’indifferenza ai loro mali e lei, pur comprendendo che sono solo dei parassiti, alcuni ladri, che vogliono solo vivere di rendita, li aiuta proprio perché buona. Ma bontà e affari non possono andare di pari passo. È necessario che Shen-Tè si difenda dagli altri e da se stessa, ma per farlo deve necessariamente assumere una maschera che non è lei, deve imporsi, tirare fuori il carattere capace e imprenditoriale. Diventa suo “cugino”, Shui-Ta, vestito di nero, inflessibile e giusto, che caccia gli approfittatori e mette giustizia. Le cose ancora non girano bene, Shen-Tè si innamora e, naturalmente come spesso accade per le anime buone, di una persona più attirata dalle sue conoscenze e possibilità economiche che per amore di lei come donna. Fortunatamente le nozze non vengono celebrate, ma Shen-Tè, che sta perdendo tutto, sentendosi derisa e calunniata addirittura per la sua bontà, riceve un altro aiuto inaspettato. E stavolta, chiamando ancora in causa il suo alter ego Shui-Ta, riesce ad aprire una fabbrica di produzione di sigari. Si impone a se stessa e agli altri, dirige con fermezza, offrendo a tutti i parassiti che aveva intorno un lavoro onesto e rispettabile, grazie al quale cambiare in meglio la propria situazione. E tutto si aggiusta. Shen-Tè offre ancora il riso, ma tristemente, perché si rende conto che bisogna nascondersi per essere, dimostrarsi a volte quello che non si è, vestire, insomma, una vera e propria maschera. Indubbia la riflessione di Brecht sul suo tempo: coloro che erano buoni, che avevano taciuto l’avvento della dittatura nazista, limitandosi ad essere caritatevoli, dovevano dimostrarsi capaci di vestire i panni di Shui-Ta per mettere a posto le cose. Nella vita non si può essere spettatori, anche se al Teatro Sociale di Brescia si è stati spettatori di un ottimo lavoro, ben recitato e interpretato anche a livello di copione riadattato, con eccellenti scene, luci e abiti di scena, recitazione e ideazione eccelse. Un lavoro davvero da non perdere. In cartellone anche nei prossimi giorni.

 

Alessia Biasiolo

 

 

 

 

Ottocento, il nuovo spettacolo messo in scena dal CTB di Brescia

 ph Aleksandra Pawloff 

Tornano a calcare il palcoscenico della Leonessa d’Italia Elena Bucci e Marco Sgrosso con un’intelligente lavoro che cavalca le gesta culturali italiane del secolo d’oro della nostra recente cultura, l’Ottocento che dà il titolo alla piece. Nel piccolo e accogliente teatro Santa Chiara-Mina Mezzadri di Brescia, prende così forma l’atterraggio di Mary Poppins di cui si vede la figura nera su un velo di memoria e di ricordo; quel velo che troppo spesso ci offusca, in un’era che guarda sempre all’introito che la cultura può dare, ma senza conoscerla. E,quel che è peggio, disconoscendola addirittura.

Così, arriva in teatro una coppia, che ravvia il ricordo percorrendo trame e spartiti, rapendo il pubblico di fiabesco e di nostalgia. Ripetuti gli applausi conclusivi e molte le chiamate dei due attori, meritatamente premiati per questa drammaturgia originale di cui sono autori e registi, nonché interpreti. Un lavoro colto, adatto a chi ha letto Poe, ammirato Van Gogh, è un po’ inorridito con Baudelaire, ma godibile anche per coloro che non sanno nulla di tutto ciò e ascoltano la narrazione di un periodo spumeggiante di balli, fruscianti vestiti, caffè, musica e avventurose scoperte, dentro e fuori dell’essere umano. Ecco comparire Emily Dickinson con la sua triste storia e i suoi inimitabili poemi, sullo sfondo della Parigi di Toulouse Lautrec o di Boldini, mentre Dumas e Verdi si contendono “Traviata” osservati da Cechov, Hugo, Dostoevskij e altri. Passato e presente si incrociano e si allontanano, rendendo lo spettacolo vivace, accattivante e da non perdere.

Eccellente la recitazione di Bucci e Sgrosso, capaci di non cadere nel ridondante, di interessante lo spettatore e di stimolarlo nella fantasia e nella curiosità per tutta la durata dello spettacolo.

 

Alessia Biasiolo

le due foto di scena sono di Umberto Favretto

 

“Le relazioni pericolose” al Santa Chiara di Brescia

Sarà possibile approfondire “Le relazioni pericolose” al Teatro Santa Chiara di Brescia fino al prossimo 14 maggio. Affascinano ancora gli intrallazzi amorosi, perfidi e a tratti sadici della marchesa di Merteuil e del visconte di Valmont, come raccontate nel romanzo di Choderlos de Laclos e messe in scena da Elena Bucci e Marco Sgrosso, con Gaetano Colella, per la produzione del CTB Teatro Stabile di Brescia con la collaborazione artistica de Le Belle Bandiere. Ne risulta un altro lavoro bellissimo dello stabile bresciano, in cui emergono i tre interpreti, tra cui Elena Bucci nel doppio ruolo della Marchesa di Merteuil e della Presidentessa di Tourvel, e Gaetano Colella perfetto nell’interpretazione di Pierre Ambroise Choderlos de Laclos che dà voce a Cécile de Volanges, al Cavaliere Danceny, a M.me de Volanges e a M.me de Rosemonde. Sgrosso conferma la sua verve e il suo charme, impersonando il visconte combattuto accanto a donne caste e pure o a vere megere, innamorato dell’impossibile, ma anche del gioco della seduzione, del possesso, novello Casanova succube dell’altrettanto e forse ben più stratega Marchesa. Il risultato è intenso, divertente, coinvolgente e destinato a premi. Bellissime le scene e l’allestimento (collaborazione alle scene Carluccio Rossi; assistenza all’allestimento Nicoletta Fabbri, Sara Biasin; sarta Marta Benini di abiti davvero molto belli e perfettamente calzanti non solo per i tempi, ma soprattutto per i personaggi; consulenza ai costumi Ursula Patzak; parrucche Denia Donati; luci Loredana Oddone; drammaturgia del suono Raffaele Bassetti, con musiche che rendevano il clima generale sul palcoscenico ancora più accattivante).

Le relazioni pericolose, conto aperto tra la marchesa di Merteuil e il visconte di Valmont ovvero lettere raccolte tra un gruppo di persone e pubblicate a scopo d’istruirne alcune altre”, titolo completo del romanzo di Choderlos de Laclos, diventano un progetto drammaturgico di Bucci e Sgrosso che ancora conquista il pubblico, non tanto solo per gli intrighi, da sempre capaci di far vendere libri, giornali e quant’altro, ma grazie alla bravura dei tre attori in scena. Un’ora e quaranta di intensi battibecchi amorosi, con tradimenti e colpi di scena, ricatti e duello finale. Per educare il pubblico su costumi di allora, siamo nella seconda metà del Settecento, che assomigliano ad alcuni di oggi.

Uno spaccato dell’aristocrazia francese a pochi anni dalla rivoluzione, a voler sottolineare i molti vizi e le poche virtù che verranno apparentemente spazzate via da un vento nuovo, per lo meno capace di innovare quella classe dirigente che era spesso impegnata ad architettare passatempi propri, più che ad occuparsi del bene comune.

Eppure, sembra quasi che il racconto calzante di Choderlos de Laclos stia ritraendo anche il futuro di quegli anni ben presto bui, infarciti di terrore e di novità talvolta già viste, e poi dirompenti per tutta Europa, a cambiare tutto per lasciare tutto uguale. Un passaggio delle battute tra la marchesa di Merteuil e Pierre Ambroise Choderlos de Laclos, infatti, sembra richiamare le parole lette ne “Il Gattopardo”: anche nel capolavoro italiano si discute di dover cambiare tutto per lasciare tutto uguale.

Da vedere.

 

Alessia Biasiolo