Prendila come viene. Al cinema

 Per chi si aspetta di andare al cinema e vedere la stessa verve comicissima e, allo stesso tempo, profonda e commovente di “Quasi amici”, il nuovo film dei registi francesi Eric Toledano e Olivier Nakache è decisamente diverso. Infatti, le risate non sono proprio così catastroficamente travolgenti e il film non racconta nulla di nuovo.

Un matrimonio. Di quelli che sembrano su misura per la maggior parte delle persone, se non tutte, sia dal vivo che nei sogni. Una sposina sognante che, anche se si trova al ricevimento nuziale, forse ripensa al collega insegnante di liceo di cui aveva perso le tracce tempo prima, ma che ora è cameriere improvvisato proprio al suo ricevimento e solo perché il wedding planner è suo cognato, altrimenti figurati se si sarebbe scomodato a levarsi il pigiama e ad uscire, magari per cercare un lavoro.

Uno sposo che, perdutamente innamorato della mamma, non ha pensieri e occhi che per lei e, mentre immagina la perfezione del suo matrimonio, la pensa da solo, senza contare che esiste anche la sposa. La quale interviene nella questione organizzativa soltanto alla fine, salvando il salvabile di una situazione davvero impossibile.

Fantasia? Ma a chi non è capitato di trovarsi ad un pranzo nuziale con qualche scroccone che trangugia il buffet come se fosse il suo ultimo pasto (in questo caso, non un imbucato, ma addirittura il fotografo ufficiale dell’evento, personaggio quasi polverizzato dalle decine di telefoni cellulari con camera che, ormai, tendono a rendere i fotografi professionisti degli elementi archeologici). A chi non è capitato almeno uno dei due della neo coppia scoppiato? Qui, inutile sottolinearlo, è lo sposo al quale non va bene nulla, se non il suo chilometrico, inutile, pesantissimo discorso che tutti ascoltano (anche la madre sognante per il suo “bambino”) soltanto perché costretti. Per poi ritrovarselo uomo volante in un orribile, ma allo stesso tempo romantico, sogno sulle teste degli astanti.

E per chi si occupa di ristorazione, può non essere successo che tutta la carne sia andata a male? Che non ci sia da mangiare per il personale? Che il personale litighi furiosamente e che ci siano degli incompetenti, concentrati solo sull’arrotondamento dello stipendio? Possibile che gli extra di un catering siano tutti in regola? E altrettanto possibile che arrivi un fantomatico controllo fiscale/sanitario?

Non è davvero possibile ritrovarsi in un bellissima villa settecentesca dove, però, l’impianto elettrico non regge il sovraccarico e, se si cucinano i cibi, non si può ascoltare la musica? E non è possibile che il musicista dia forfait e che debba essere sostituito con un “fuori programma”?

Qui, in “C’est la vie-Prendila come viene” succede tutto insieme.

E non resta che “adattarsi”, mantra che Max, il wedding planner (Jean-Pierre Bacri) non fa altro che ripetere, come per convincere se stesso. Quel sé che, mentre organizza la festa meravigliosa per gli altri, vede in rovina il suo stesso matrimonio, ma forse anche la sua storia d’amore con l’amante-collega di sempre. I telefonini la fanno da padrone, ma non per le fotografie o i selfie, invece per cercare di comunicare con la propria donna, cercare di farsi capire, oppure cercare di modernizzarsi e utilizzarli come geolocalizzatori per trovare l’amore di nuovo, oppure una “boccata d’aria fresca”.

Vizi e virtù della piccolo-media borghesia, ridicolizzazione dell’apparenza della quale vengono sottolineati i risvolti dolci-amari.

E la sottolineatura di come persone di altri luoghi e di altre abitudini si integrino facendosi un’idea degli abitanti del Paese ospite che, forse, non corrisponde proprio a quello che si vorrebbe, ma che può essere un punto di partenza per comprendere e comprendersi meglio, finendo per aiutarsi l’un l’altro, come ciascuno sa fare e può insegnare a fare.

Un film ben fatto, che si fa vedere come commedia degli errori e, come al solito, delicato modo di ridersi addosso perché, come Toledano e Nakache hanno già avuto modo di insegnarci, la vita è molto più complessa di come la vediamo, ma non resta che prenderla poco sul serio.

Da vedere.

 

Alessia Biasiolo

 

 

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